INVERARE IL VUOTO

di Luca Rudra Vincenzini

“Śūnya-bhāvanāt parayā śūnyayā śaktyā”,”attraverso la suprema energia del vuoto (parayā śūnyayā śaktyā) si invera il vuoto (śūnya-bhāvanāt)”, Vijñānabhairavatantram.

Quando scendi profondamente in meditazione, nel retro della coscienza, dietro i pensieri passeggeri che ballano sul palcoscenico, passa lenta la nuvola del vuoto: timida, calma, delicata, sottile. Se la fai passare potrebbe non tornare in quella sessione. Tu, allora senza troppo sforzo, agganciala con il rampino dell’attenzione. Facendo attenzione a non dare nell’occhio, senza che il chiacchiericcio mentale se ne accorga. Poi, piano piano, ad ogni respiro, accorcia quella corda ed avvolgiti con la morbida nuvola del vuoto. Appena sei stato/a ricoperto interamente, i suoni si ovattano ed il chiacchiericcio si fa sempre più lontano. Non rimane che stare lì e rigenerare le fibre, finché non ci sia più nessuno da cui parta il fuoco dell’attenzione. Solo coscienza che osserva il silenzio.

INVERARE IL VUOTO
INVERARE IL VUOTO

ACCOGLIERE DIO IN NOI

a cura di Eduardo Ciampi

“Non possiamo raggiungere Dio attraverso la psiche, attraverso l’esperienza; l’essenza della Via Spirituale è quella di porci dinnanzi alla presenza di Dio, e lasciare che ‘Lui’ raggiunga ‘noi’. Potrà farlo attraverso esperienze, eventi, o un’azione segreta all’interno dell’anima di cui non siamo consapevoli. La funzione delle esperienze o degli stati spirituali non è quella di “arricchire l’anima”, con affascinanti impressioni del Divino, quanto quella di consumare specifici aspetti dell’ego, specifici attaccamenti e identificazioni; ecco perché il sufi realizzato, il quale trascende se stesso, è morto a se stesso, diventa oggettivo rispetto a se stesso – o meglio rispetto al Testimone Assoluto all’interno di lui – è completamente al di là degli stati spirituali. ”

ACCOGLIERE DIO IN NOI
ACCOGLIERE DIO IN NOI

ESSERE RELIGIOSO

a cura di Ottava di Bingen

“Sei religioso solo quando la Verità è arrivata a te. Allora non ti attacchi più a nulla, e invece tutte le scritture si attaccano a te. Non segui più nessuno, e invece tutte le scritture ti seguono, diventano la tua ombra. Tutte le scritture parlano della stessa cosa. Le metafore e il linguaggio naturalmente sono diversi, ma parlano della stessa esperienza.”

ESSERE RELIGIOSO
ESSERE RELIGIOSO

Gli Stati Uniti dietro i disordini in Bangladesh

a cura della Redazione

17-08-2024

Il primo ministro deposto del Bangladesh Sheikh Hasina, che attualmente si sta rifugiando in India, ha accusato gli Stati Uniti di aver avuto un ruolo nella sua rimozione dal potere, mentre prometteva un rapido ritorno a Dhaka.

Hasina è stata costretta a dimettersi ed è fuggita nella vicina India il 5 agosto, dopo settimane di manifestazioni a livello nazionale e una repressione mortale dei manifestanti, che hanno incoraggiato un movimento guidato dagli studenti a estromettere il suo regime dopo 15 anni di governo ininterrotto.

La 76enne ha dichiarato, in un messaggio rilasciato ai sostenitori del suo partito Awami League, che la colpa della sua estromissione era di Washington. “Mi sono dimessa, così non ho dovuto vedere la processione di cadaveri. Volevano arrivare al potere sui cadaveri degli studenti, ma non l’ho permesso. Mi sono dimessa dalla carica di primo ministro. Avrei potuto restare al potere se avessi rinunciato alla sovranità di Saint Martin Island e avessi permesso all’America di dominare la Baia del Bengala”, ha affermato in una dichiarazione, riportata per la prima volta dal quotidiano indiano The Economic Times.

Le mani degli Stati Uniti sull’unica isola corallina del Bangladesh

Hasina si riferiva a St. Martin’s Island, l’unica isola corallina del Bangladesh situata nella parte nord-orientale della Baia del Bengala, alludendo a un rapporto risalente ad anni fa secondo cui gli Stati Uniti stavano cercando di prendere il controllo dell’isola per trasformarla in una base aerea militare.

Hasina è stata una delle leader donne più longeve al mondo e ha svolto un ruolo fondamentale nella politica del Bangladesh, una nazione di circa 170 milioni di persone che ha dichiarato la sua indipendenza nel 1971. È la figlia dello sceicco Mujibur Rahman, il carismatico leader fondatore del Paese, ucciso nel 1975 in un colpo di stato militare quando Hasina aveva 28 anni. Ha servito come primo ministro dal 1996 al 2001 e ha ripreso il potere nel 2009.

Sotto la sua guida, il Bangladesh è diventato una delle economie in più rapida crescita nella regione, con stime della Banca Mondiale che mostrano che negli ultimi due decenni, più di 25 milioni di persone nel Paese sono state sollevate dalla povertà.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gli Stati Uniti dietro i disordini in Bangladesh
Gli Stati Uniti dietro i disordini in Bangladesh

ESSERE PRONTI A SCENDERE DAVVERO DAL TRONO DELL’EGO

a cura di Giuseppe Aiello

Un re andò da un murshid col desiderio di imparare da lui.

Disse: “Mi vuoi accettare come uno dei tuoi discepoli? Mi piacerebbe così tanto essere annoverato tra i tuoi umili servi piuttosto che restare più a lungo sul mio trono”.

Il murshid acconsenti a prenderlo in prova dicendo: “Si, e il tuo primo compito sarà di prendere la spazzatura dalla casa e di buttarla in un certo posto fuori dalla città”.

Ebbene, ognuno dei discepoli sapeva che era un re che aveva spontaneamente rinunciato al suo regno; non era stato esiliato, non era fuggito dal trono, lo aveva lasciato volontariamente.

Essi provarono compassione per lui che si era messo alla prova in questo modo e un giorno tutti insieme decisero di dire al murshid: “Ti preghiamo, non pretendere ancora questa prova da lui. L’ha fatta per così tanto tempo!”.

Ma la risposta fu: “Non è ancora pronto per l’iniziazione”.

A un allievo che discuteva su questa cosa disse: “Bene, puoi metterlo alla prova in qualunque modo tu ritenga

giusto”.

E così, un giorno, mentre il re stava portando il cesto, uno dei giovani andò accanto a lui e urtandolo rovesciò il contenuto sul pavimento.

Il re guardò verso di lui e poi gli disse: “Se fossi stato ancora un re, avrei dovuto comportarmi verso di te come farebbe un re. Ma ora ovviamente, non lo sono, e non devo mostrare il mio carattere”.

Con ciò raccolse tutti i rifiuti, li ributtò di nuovo nel cesto e portò via tutto.

Questo venne riferito al murshid, ma egli disse: “Non vi ho detto che non è ancora pronto?”.

Nonostante ciò, uno degli allievi andò ancora dal maestro e gli chiese di essere gentile con lui e di affidargli un altro compito.

Ma lui rispose: “Mettilo ancora alla prova”.

E così il re dovette affrontare la stessa esperienza.

Questa volta il re non disse una parola, guardò soltanto chi lo aveva offeso per un istante e di nuovo raccolse i

rifiuti, li ributtò nel cesto e se ne andò per la sua strada.

Quando anche questo venne riferito al murshid, di nuovo disse: “Non è pronto, non è pronto”.

Quindi la stessa cosa venne fatta una terza volta.

Questa volta il re non solo rimase in silenzio, ma raccolse la spazzatura senza neanche guardare la persona che l’aveva rovesciata.

E quando il murshid lo venne a sapere rispose: “Ora è pronto; ora il momento è arrivato…”.

ESSERE PRONTI A SCENDERE DAVVERO DAL TRONO DELL’EGO
ESSERE PRONTI A SCENDERE DAVVERO DAL TRONO DELL’EGO

COS’È LA RIVOLUZIONE?

di Vincenzo Di Maio

Diceva Marx a ragione, che la Rivoluzione o è mondiale o non è, a cui va aggiunto che oggi se non è una Rivoluzione Conservativa, Non violenta e Interculturale è solo caos al servizio delle élites dell’alta finanza di questo sistema-mondo.

La Tradizione Primordiale va difesa a partire dalla considerazione del contesto sociale e geografico in cui si dipanano le situazioni convergenti e sinergiche di questa vibrazione culturale e spirituale, laddove chi ne fa le spese in primis sono sempre tutte le specie viventi del pianeta Urantia, da cui dipende la sopravvivenza della specie umana.

La Rivoluzione è quindi un ritorno alle origini, attraverso un atto di volontà finalizzato alla completa presa di coscienza della situazione attuale, per agire su noi stessi come uomini nuovi e come donne nuove che si approcciano alla realtà in condizione di allineamento, in quanto sinergia centripeta che converge allo stesso fine definito dal disegno divino di fondare nuovamente l’Antico Ordine Planetario mediante l’attuazione di un Sacro Ordine Imperiale.

Pertanto la conservazione delle tradizioni dei popoli, da contrapporre alla imposizione delle derive ‘woke’ progressiste globali, la pratica della nonviolenza attiva e guerriera, da contrapporre alla imposizione delle forme di nonviolenza passiva e subordinata, nonché la diffusione dell’interculturalità nelle relazioni della diversità del continentalismo, da contrapporre alla imposizione della fenomenologia del melting-pot di derivazione angloamericana, sono il terreno su cui si gioca questa sfida planetaria di guerra totale tra i popoli e l’egemonia culturale di queste élites dell’alta finanza mondiale, che cercano costantemente di manipolare l’opinione pubblica confusa da una tempesta di informazioni deviate.

La Rivoluzione pertanto, o è Conservativa, Non-violenta e Interculturale o non è.

Questa è la visione del PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale.

COS'È LA RIVOLUZIONE?
COS’È LA RIVOLUZIONE?

LE PIANTE NELL’ISLAM

di Giuseppe Aiello

Nel periodo estivo, in cui migliaia di ettari di boschi bruciano, nella maggior parte dei casi per perversa e cattiva volontà dell’uomo, ricordiamo che la tradizione islamica è ricca di riferimenti alla nostra responsabilità come musulmani di agire come custodi dell’ambiente. Il Corano ha anche numerosi passaggi che descrivono i rigogliosi giardini e gli alberi del cielo, sottolineandone il valore non solo in questo mondo ma anche nell’aldilà.

Ci sono diversi detti del Profeta Muhammad (SAW) che mettono in relazione l’importanza degli alberi e delle piante nell’Islam.

1. Piantare alberi è considerato un atto di carità (sadaqa) e il piantatore riceve benedizioni da tutti coloro che ne beneficiano:

Il Messaggero di Allah (ﷺ) disse: “Non c’è nessuno tra i musulmani che pianti un albero o interri dei semi, da cui un uccello, o una persona o un animale trarranno cibo e altri benefici, che non riceva per ciascuno di essi delle benedizioni”.

2. Gli alberi devono essere trattati con rispetto e non essere danneggiati inutilmente:

“Stavo lanciando pietre contro una palma da datteri appartenente ad alcuni Ansar. Mi hanno portato con loro al Profeta (ﷺ), che disse: “O Rafi’! Perché stavi lanciando pietre contro la loro palma da datteri?'” Ho detto: ‘Per fame, o Messaggero di Allah!”. Disse: ‘Non lanciate loro delle pietre, ma mangiate ciò che cade o che potete raccogliere con mano.”.

Dunque anche la raccolta dei frutti deve essere compiuta nel rispetto dell’albero (pensiamp oggi ad esempio all’azione degli scuotitori per le olive che in alcuni casi causano dolore alla pianta…).

3. Il Profeta aveva anche un profondo legame spirituale con gli alberi:

Il Profeta (ﷺ) era solito stare in piedi accanto a un albero o a una palma da datteri il venerdì. Poi disse uno degli Ansari. “O Messaggero di Allah (ﷺ)! Facciamo un pulpito per te?” Lui rispose: “Se lo desiderate”. Allora gli fecero un pulpito, e quando fu venerdì, si diresse verso il pulpito (per pronunciare il sermone). Il dattero cominciò a piangere (trasudare), quindi Il Profeta (ﷺ) discese (dal pulpito) e lo abbracciò. Il Profeta (ﷺ) disse: “Piangeva per la mancanza di ciò che sentiva della conoscenza religiosa che gli veniva data vicino”.

4. Il Profeta usò gli alberi anche come metafora per descrivere i musulmani credenti:

Eravamo con il Profeta (ﷺ) e gli furono portati datteri freschi di una palma. A quel punto disse: “Tra gli alberi c’è un albero che somiglia a un musulmano”. Avrei voluto dire che era la palma da datteri, ma poiché ero la più giovane di tutti (di loro) sono rimasta zitta. E poi il Profeta (ﷺ) disse: “È la palma da datteri”.

5. Ci sono anche diversi riferimenti agli alberi nell’aldilà in contesti sia positivi che negativi:

Il Profeta disse: “Per chiunque dica: ‘La gloria è ad Allah, il Magnifico, e con la Sua lode (Subhan Allahil-Azim, Wa Bihamdih)’, viene piantata una palma da dattero in Paradiso”.

Riguardo a 17.60 –

[Ricorda] quando dicemmo: «In verità il tuo Signore ti protegge­rà dagli uomini. E la visione che ti abbiamo dato, altro non è che una tentazione per le genti – come del resto l’albero maledetto nel Cora­no». Noi minacciamo, ma [ciò] non serve che ad accrescere la loro ribellione”.

L’Albero maledetto di Az-Zaqqum, è un albero amaro pungente che cresce nel fondo dell’Inferno di cui si parla spesso nel Corano (XXXVII, 62-68; XLIV, 43; LVI, 52). I disgustosi frutti di quest’albero saranno infatti cibo dei dannati e tormento dei loro visceri. I pagani schernivano la Parola di Allah affermando che in mezzo ad un fuoco che fonde pietre e metalli nessun albero potrebbe crescere.

Tanto ci sarebbe poi da dire sul ricco simbolismo dell’albero.

A ogni modo, in generale ció che possiamo imparare da questi Hadith è che piantare e mantenere gli alberi è un atto di fede molto meritorio. Come tutta la creazione, gli alberi dovrebbero essere rispettati e rappresentare i segni di Allah.

Nella Surat Al-Hajj, Allah dice: “Non vedi che ad Allah si prostra chiunque sia nei cieli e chiunque sia sulla terra e il sole, la luna, le stelle, le montagne, gli alberi, le creature che si muovono e molti altri? (Corano 22,18). Agli alberi viene data una menzione speciale poiché Allah li ha creati come uno dei tanti segni della Sua esistenza.

Quando ci troviamo in un parco o in un bosco, prendiamoci qualche minuto per riflettere sulla bellezza della loro statura, sulla complessità del loro ciclo di vita e sulle benedizioni che conferiscono a noi e agli altri animali.

LE PIANTE NELL’ISLAM
LE PIANTE NELL’ISLAM