LE VARIE SUB-TRADIZIONI

di Chiara Rovigatti

Io credo che ognuno dovrebbe seguire la Tradizione che gli è più consona secondo la propria origine anche geografica perchè, anche se non lo si crede, le caratteristiche proprie alla presente metempsicosomatosi, hanno il loro peso e ragione d’essere: uno non si reincarna mai per caso in un determinato paese e con certe proprietà animiche, per cui è mia convinzione personale che le esperienze con sostanze psicotrope (ayahuasca, ecc.) – e lo dico però con rispetto verso le persone che vi si avvicinano in purezza e sincera spinta – debbano essere lasciate a coloro che sono indigeni e originari dei luoghi dove vengono utilizzate.

Mi reputo una sincretista: il che significa seguire il fil rouge che unisce il Sapere e tutte le Rivelazioni.

Ma, tutto ciò che altera artificialmente l’ottenimento di questo processo non reputo che ne faccia parte.

O la Coscienza si apre da sè secondo i giusti tempi e modalità che le sono propri ab initio, altrimenti meglio lasciar stare: l'”Illuminazione” sollecitata in questo modo non porta mai a saltare i giusti passaggi e somiglia piuttosto ad uno svicolare di cui prima o poi si può pagare il carico.

LE VARIE SUB-TRADIZIONI
LE VARIE SUB-TRADIZIONI

L’acqua non è un pozzo senza fondo

a cura della Redazione

14-08-2024

L’acqua – Nella società liquida in cui siamo immersi, tendiamo spesso a confondere il reale con il virtuale. L’espressione navigare in rete è curiosa ed emblematica. Nel World Wide Web ci si muove facendo surfing, usando la nostra tastiera come una tavola, capace di scivolare veloce tra le correnti di un mare che è fatto di impulsi e dati ma privo d’acqua, un mare virtuale per l’appunto. Ed è curioso sapere che esiste un tipo di acqua, comunissima acqua, che viene anch’essa definita virtuale, nonostante non lo sia. Semplicemente è nascosta e quindi invisibile.

Acqua virtuale e di impronta idrica

I concetti di acqua virtuale e di impronta idrica indicano il volume totale di acqua dolce utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati da un individuo, da una comunità o da un’impresa. Si tratta di una quantità impressionante di acqua che si cela negli alimenti e nei prodotti di cui ci circondiamo.

Alcuni esempi ci restituiranno la dimensione delle cose. Una tazzina di caffè necessita di 140 litri d’acqua per essere prodotta, un chilo di Parmigiano Reggiano ha bisogno di diecimila litri d’acqua, mentre per produrre un chilo di carne si devono impiegare 15400 litri. Ma come vengono calcolate queste quantità? Prendiamo il caso di un chilo di carne di manzo. Il manzo ha bisogno di tre anni per arrivare alla macellazione. In questi tre anni consumerà mangimi e fibre, per produrre i quali si impiegano 3.060mila litri d’acqua, ai quali si devono aggiungere 24mila litri per dissetare l’animale e i settemila litri per la pulizia e la macellazione. In totale servono 3.091mila litri d’acqua per ottenere 200 chili di carne.

Dal momento che sono cifre talmente grandi che finiscono per non essere comprese, per capire di cosa stiamo parlando, possiamo cercare di visualizzare un muro fatto con bottiglie da un litro appoggiate le une sopra le altre su una linea di 14 metri di lunghezza. Alla fine otterremmo un muro alto 23 metri. Ecco quanta acqua s’impiega per produrre un solo chilo di carne di manzo.

L’acqua virtuale che si nasconde dietro a centinaia di alimenti

Gli studi condotti dai ricercatori hanno permesso di calcolare l’acqua virtuale che si nasconde dietro a centinaia di alimenti. Le quantità sono maggiori per le carni rosse, e diminuiscono notevolmente quando si parla di frutta e verdura. Occorrerebbe avere un consumo un po’ più critico degli alimenti di cui ci nutriamo, cercando di diminuire la quantità di acqua necessari per produrli. Le carni preferibili sono quelle degli animali che si sono nutriti al pascolo e che hanno ingerito una grande quantità di acqua già presente sul terreno sotto forma d’erba.

Ma un altro accorgimento si rende necessario: evitare gli sprechi. Il 30% del cibo che compriamo viene buttato, per non parlare degli alimenti che deperiscono nei magazzini e tra gli ingranaggi della grande distribuzione.

Non è un bene infinito

Oppure possiamo continuare a pensare che l’acqua è presente in grande quantità sul nostro pianeta, dall’atmosfera agli oceani, dai ghiacciai a quella che si insinua tra le falde del terreno. Ma la verità è che non stiamo parlando di un bene infinito che si crea dal nulla. Solo il 2,5% di tutta l’acqua terrestre è acqua dolce e una minima parte, solo lo 0,1%, è direttamente accessibile per il consumo umano. L’acqua non si crea dal nulla, tanto che tutta l’acqua oggi presente sulla terra è la stessa che esisteva quando il pianeta si è originariamente formato.

In una danza perenne alimentata dal sole che va sotto il nome di ciclo idrologico, l’acqua si muove in continuazione, cambiando il suo stato e facendo lei il surfing in giro per il mondo. L’acqua è dunque una quantità finita, a fronte di un aumento considerevole della popolazione umana, che è incrementata di 4 miliardi negli ultimi sessant’anni. Le proiezioni per il futuro non sono rincuoranti. Eravamo 1,6 miliardi attorno al 1900, siamo ora 7,3 e le stime ci attestano a 8,5 entro il 2030, 9,7 entro il 2050 e oltre 11,2 miliardi entro il 2100.

Il ritmo col quale consumiamo le riserve idriche è talmente alto che supera già adesso la velocità con la quale la natura ci restituisce acqua “nuova” attraverso il ciclo idrologico. Ignorare il problema e rimandare a domani la ricerca di possibili soluzioni non farà altro che peggiorare un quadro già critico. Procedendo avanti di questo passo, finiremo per riconoscere il valore dell’acqua solo quando il pozzo sarà asciutto.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

L’acqua non è un pozzo senza fondo
L’acqua non è un pozzo senza fondo

IL GOVERNO DEL SAGGIO

a cura di Francesco Dal Pino

不尚賢,使民不爭;不貴難得之貨,使民不為盜;不見可欲,使心不亂。是以聖人之治,虛其心,實其腹,弱其志,強其骨。常使民無知無欲。使夫知者不敢為也。為無為,則無不治。

道德經 Dao De Jing III 03

Non esaltare l’eccellenza
fa sì che la gente non competa.

Non dar valore ai beni difficili da ottenere
fa sì che la gente non diventi ladra

Non ostentare ciò che può eccitare il desiderio
fa sì che i cuori della gente non siano turbati

per questo il governo del saggio
vuota i cuori e riempie i ventri
indebolisce le ambizioni e rafforza le ossa

Sempre fa sì che la gente sia senza sapere e senza desideri
e che coloro che sanno non osino agire

pratica il non agire, perciò non vi è nulla che non sia ben governato.

Traduzione di  Augusto Shantena Sabbadini  Tao Te Ching.

altre varianti tra le tante

Non esaltare i più capaci
fa sì che il popolo non contenda,
non pregiare i beni che con difficoltà s’ottengono
fa sì che il popolo non diventi ladro,
non ostentare ciò che può desiderarsi
fa sì che il cuore del popolo non si turbi.
Per questo il governo del santo
svuota il cuore al popolo
e ne riempie il ventre,
ne infiacchisce il volere
e ne rafforza le ossa
sempre fa sì che non abbia scienza né brama
e che colui che sa non osi agire.
Poiché egli pratica il non agire
nulla v’è che non sia governato.

interpretazione tra le possibili e varie

心 xin

Nel pensiero Cinese antico 心 xin non è solo il centro delle emozioni ma anche sede del pensiero dell’intelletto, della riflessione , attenzione, volontà, intenzione, coscienza.

是以聖人之治,虛其心,實其腹

per questo il governo del saggio
vuota i cuori e riempie i ventri

oppure

perciò quando il saggio governa,  svuota il proprio cuore  e riempie il proprio interno (ventre)

Il ”cuore vuoto” è una rappresentazione simbolica, metaforica di tranquillità, di contemplazione distaccata, di non identificazione con il pensiero ordinario, uno stato di meditazione.

Riempire i ventri può significare che il governo incoraggia la gente a nutrire l’interiorità il benessere non solo fisico , evitando di essere preda dei condizionamenti della sola materialità.

腹 fu

ventre addome interno

Il ventre è anche rappresentato dal Dan tian cinese: Dāntián 丹田; giapponese: Tanden 丹田 letteralmente significa “campo tian di cinabro dan”,Hara
(carattere comune a cinese egiapponese 腹  addome ) nella cultura yogica svadhisthana

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tanden

E’ un elemento rilevante nell’Alchimia Interiore  del taoismo, nelle tecniche meditative interne di origine cinesi, nelle arti marziali orientali.

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Nella Medicina tradizionale cinese, si suppone sia il luogo nel corpo dove il chi /qi, 氣viene conservato, accumulato e dal quale poi si irradia nei diversi meridiani del corpo.
Molte discipline utilizzano il respiro e la concentrazione in questo punto del corpo.

 ” Sempre fa sì che la gente sia senza sapere e senza desideri e che coloro che sanno non osino agire

常使民無知無欲  使夫知者不敢為也

o il maestro aiuta le persone a perdere tutto ciò che sanno, tutto ciò che desiderano, e crea confusione con quelli che credono di sapere …

I seguaci del dao 道 non consideravano di valore il sapere, sia nella sua accezione di conoscenza tecnica, come manipolazione della NATURA,  sia in senso culturale, come erudizione, conoscenza dei classici e della ritualità, in contrasto con la visione confuciana, come manipolazione dell’individuo.

Le consideravano distrazioni dalla natura essenziale, fonte di equilibrio e benessere. 

Il ”non-sapere”, in termini socratici,  evidenzia quanto i seguaci del dao道 e il loro maestro laozi老子 fossero scettici nei confronti delle teorie di ogni sistema , di ogni modello della realtà, che si ponga come assoluto, il pretendere che esista una visione unica è considerata l’ignoranza più pericolosa con conseguenze catastrofiche sugli umani e sulla stessa natura.

”e che coloro che sanno non osino agire” un’esortazione  a tenere sotto controllo  coloro che detengono  presuntuosamente la conoscenza, manipolatori, o invasati di qualche teoria assolutistica.

Tratto da: Francesco Dal Pino

IL GOVERNO DEL SAGGIO
IL GOVERNO DEL SAGGIO

TORNARE ALLA FONTE

a cura di Talon Abraxas

“Mentre guardi la tua mente, scopri te stesso come l’osservatore. Quando stai immobile, solo a guardare, scopri te stesso come la luce dietro chi guarda. La sorgente della luce è oscura, sconosciuta è la fonte della conoscenza. Quella fonte da sola lo è. Torna a quella fonte e resta lì. “

Nisargadatta Maharaj

TORNARE ALLA FONTE
TORNARE ALLA FONTE

EQUILIBRIO TRA VITA SPIRITUALE E MATERIALE

a cura di Ralù Raluca Antohie

“Ognuno rivela il suo grado di evoluzione con il modo in cui regola i due aspetti della vita, materiale e spirituale, e niente è più difficile. Gli uni sono tentati di sprofondare nella vita materiale dimenticando la vita dello spirito, gli altri di occuparsi solo della vita dello spirito trascurando la vita materiale. Ma esiste una terza soluzione che è quella che ognuno deve trovare per sé, poiché ogni caso è diverso. In fondo, certo, tutti gli esseri umani possiedono la stessa natura, hanno gli stessi bisogni, ma il loro grado di evoluzione non è lo stesso, il loro temperamento non è lo stesso, la loro vocazione in questa esistenza non è la stessa e ognuno deve trovare individualmente il proprio equilibrio senza voler imitare il vicino. Colui che si sente spinto a metter su famiglia non può risolvere la questione come quello che vuole rimanere celibe. Colui che ha bisogno di molta attività fisica non può fare la stessa vita di chi ha un temperamento meditativo, contemplativo. L’essenziale è che ognuno sia capace di analizzarsi bene per conoscere le proprie tendenze profonde; in seguito, una volta che le conosce, si sforzerà di equilibrare nella sua vita il lato materiale e il lato spirituale.”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

EQUILIBRIO TRA VITA SPIRITUALE E MATERIALE
EQUILIBRIO TRA VITA SPIRITUALE E MATERIALE

LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO

di Francesco Petrone

Quando Fëdor Dostoevskij fa dire ad uno dei suoi personaggi più riusciti, il Principe Miskyn, protagonista del romanzo “L’idiota”, la famosa frase che “La bellezza salverà il mondo”, ciò vuol dire innanzitutto che già all’epoca dell’autore de “I dèmoni”, c’era sentore che il mondo dovesse esserne salvato e che fosse sull’orlo di un baratro. Questo baratro non sono stati i totalitarismi del Novecento. Sarebbe comodo crederlo in quanto sono stati fenomeni ormai passati e la teoria è certo rassicurante in quanto sarebbe un pericolo sventato e ormai alle spalle. Il pericolo di cui parlano Dostoevskij, Solov’ev, Rozanov ed altri autori, anche occidentali, sono ben altri e più inquietanti. Sono accadimenti che avvengono nelle anime delle persone. È una vista dell’anima che si annebbia, sensibilità che vengono meno. Sono l’avvento di una modernità mal gestita, malcompresa e fraintesa. Infatti sembra proprio che il mondo stia andando nella direzione opposta a quella indicata dal Principe Miskin, incompreso nel romanzo, destinato a rimanere incompreso nella realtà. La società che stiamo edificando o decostruendo, disattiene i consigli del personaggio in modo consapevole e deliberatamente. Cosa voleva veramente comunicare Dostoevskij per bocca del suo personaggio apparentemente fuori della realtà? Lo scrittore russo ci ha avvertito con un discorso apparentemente invertito. Infatti non sarà la bellezza a salvare noi ma al contrario dovremmo essere noi ad essere tenuti a salvaguardare la bellezza nel mondo e solo così facendo salveremo una società attualmente senza più un Oriente di riferimento. Per bellezza si intende un concetto molto più vasto di quello inteso comunemente. La bellezza di cui si parla non è né la bellezza interiore né quella esteriore. Un mondo edificato nella bellezza anche esteriore è un mondo in cui l’uomo che lo abita informa ciò che è al suo esterno col medesimo equilibrio che ogni uomo possiede internamente. Un mondo armonioso è il riflesso di anime ricche di armonia ed equilibrio. Questo vorrebbe dire che i sensi dell’uomo saprebbero di nuovo percepire la magia di una natura e che l’uomo deve solo imparare a comprenderne di nuovo il senso. La bellezza non esiste nella realtà, è un ideale astratto, quasi metafisico di cui la natura è lo specchio ed il simbolo. È un miraggio che l’uomo usa come direzione esistenziale, come modello di riferimento per dissetare un’arsione spirituale che oggettivamente è una reale esigenza troppe volte ignorata.

LA BELLEZZA SALVERA' IL MONDO
LA BELLEZZA SALVERA’ IL MONDO

LA VOLONTÀ DI POTENZA

di Gianluca Reale

Friedrich Nietzsche, nella Genealogia della morale, sosteneva che il superuomo avrebbe approfittato delle debolezze intrinseche dell’ordine democratico per affermare la sua volontà di potenza, utilizzando le degenerazioni della democrazia come terreno per l’emersione del superuomo. Secondo Nietzsche, il cosmo è un campo di battaglia per la volontà di potenza, dove le forze si scontrano per prevalere l’una sull’altra (In fisica subatomica, si parla di “interferenza quantistica”). In modo analogo, Eraclito di Efeso concepiva il Logos come il principio ordinatore del cosmo, un fuoco che pervade ogni cosa e rappresenta l’essenza stessa del conflitto e della potenza. Inoltre, sia per Eraclito che per Nietzsche, l’ordine del cosmo dipende dal confronto tra opposti, che si affrontano per stabilire nuove gerarchie e valori.

È proprio in questo conflitto che la “bestia bionda predatrice” può imporsi, sfruttando le debolezze dei sistemi democratici per instaurare un nuovo ordine di valori. Similmente, le ideologie progressiste (come il “woke” e simili) rappresentano il terreno fertile in cui il superuomo può affermare il proprio dominio su ciò che ritiene debole, a patto che a una debolezza si contrapponga una forza.

LA VOLONTÀ DI POTENZA
LA VOLONTÀ DI POTENZA

Buddha e le tentazioni : thangka e mandala

di Annalisa Ippolito

Tra verità, leggenda, mito e storia il buddha Sakyamuni, il Buddha storico, nel suo percorso verso l’illuminazione si è trovato al cospetto delle tentazioni inviategli dal suo nemico Mara che vuole distoglierlo dal compimento del suo viaggio spirituale di Liberazione dal Samsara.

La rappresentazione della scena di questo tangka qui segue la descrizione del Lalitavistara Sutra , un testo antico seguito dalla tradizione Mahayana. Le tentazioni (piacere sensuale; frustrazione; fame e sete; desiderio; pigrizia; terrore; dubbio; presunzione o ingratitudine; guadagno, ricompensa, onori, e fama ingiustamente ricevuti, esaltazione di sé stessi e denigrazione del prossimo) assumono nel thangka le sembianze di animali feroci e fantastici, allegorie dei sentimenti e delle loro aberrazioni, o di donne, in questo caso si tratta delle tre figlie di Mara, il tentatore, Rati, Arati et Trishnâ, che si presentano con età differenti e sono collocate in basso a destra del trono del buddha. Sakyamuni resiste e vince ogni tentazione e Mara, riconoscendosi sconfitto, si ritira.

Tratto da: Mandala.click

Buddha e le tentazioni : thangka e mandala
Buddha e le tentazioni : thangka e mandala

CAPIRE L’AMORE ATTRAVERSO LE PAROLE ARABE

a cura di Giuseppe Aiello

La parola più comune per indicare l’amore in arabo, “hubb”, deriva dalla stessa radice della parola “seme”, ciò che ha il potenziale per crescere e trasformarsi in qualcosa di bello che un giorno darà dei frutti.

Le fasi, o stadi, dell’amore

1. Hawa

La parola descrive l’attrazione iniziale o l’inclinazione dell’anima o della mente verso un’altra persona. Il termine deriva dalla radice “hw-a”, un vento transitorio che può salire e scendere. Questa fase è quando l’amore è ancora solo una nozione fugace. La radice della parola significa “soffiare”, suggerendo che i sentimenti sono ancora suscettibili di cambiare rapidamente con il vento. L’amore può crescere o morire rapidamente.

2. Al-Sabwah

La seconda fase è quando c’è un reciproco e amichevole godimento della reciproca compagnia. Questa parola ha la connotazione di volere qualcuno, sebbene ancora con la moderazione dell’incontro leggero e giocoso. Riguarda più l’attrazione fisica e non implica una relazione.

3. al-Alaaqa’,

deriva dalla radice (‘alq) che significa ‘aggrapparsi a’ e descrive la fase successiva in cui il cuore inizia ad attaccarsi all’amato, prima di evolversi in un desiderio cieco ‘ishq’ e in un amore totalizzante ‘shaghaf’. C’è un attaccamento all’altro dal profondo del cuore; ciò che esiste tra le due parti può ora essere considerato una relazione effettiva. L’ “attaccarsi a” o l’aaggrapparsi a” implica che la connessione tra la coppia ha raggiunto la dipendenza.

4-Al-Kalaf – Affetto profondo

La quarta fase è quando l’amore inizia a far male o a causare certi livelli di sofferenza. Questa quantità di amore ora provoca reazioni fisiche, ed è simile al detto inglese “Ti amo così tanto che fa male”. Molti associano questa parola a sentimenti di infatuazione.

5- al-Isqh

descrive la sensazione quando l’infatuazione prende piede, diffondendosi completamente in tutto il cuore. Le radici di questa parola contengono connotazioni come “annidarsi in”, “essere coperti in” e persino “diventare ciechi a”. Questo è lo stadio più alto della passione piacevole prima che l’amore diventi più oscuro, più significativo. L’amore ora è totalizzante. La parola deriva tradizionalmente dalla radice verbale ʿašaq “attaccarsi, attaccarsi a” e collegata al sostantivo ʿašaqah , che denota un tipo di edera, perché si avvolge e si attacca agli alberi. Nella sua interpretazione classica più comune, ishq si riferisce al desiderio irresistibile di ottenere il possesso dell’amato ( ma’shuq ), esprimendo una carenza a cui l’amante ( ‘āshiq ) deve rimediare per raggiungere la perfezione ( kamāl ).

6-Al-Najwa – Crepacuore

Questa fase porta con sé una certa dose di tristezza per essere troppo innamorati. Questa parola deriva originariamente dall’arabo e significa “salvezza”, il che significa che i sentimenti sono così disperati e dolorosi che gli amanti hanno bisogno di essere salvati. Raggiungere questa fase, tuttavia, può consentire a entrambi di aprirsi completamente e impegnarsi in conversazioni profonde sulla loro vulnerabilità.

7-Al-Wodd – Cordialità

La settima fase è quando, dopo aver esposto il loro dolore e la loro vulnerabilità, entrambe le parti sono in grado di esprimere la forma più pura di amore e di mostrare sincera compagnia reciproca dopo tutta la sofferenza e il dolore che hanno attraversato. Gli amanti sono ora anche i migliori amici. Questa fase ha anche connotazioni di delicatezza e gentilezza, poiché ciascuna parte ha imparato a proteggere e ad amare i difetti vulnerabili dell’altro.

Al-Huyum – Follia

La fase finale e più completa dell’amore è quando c’è una completa libertà nella follia e nei sentimenti folli dopo aver attraversato insieme il lungo viaggio dell’amore. Questa fase indica che gli amanti hanno perso ogni ragione e ora lasceranno che le loro passioni ed emozioni si scatenino. Il verbo dalle lettere radice di questa parola può anche significare “perire”, il che significa che gli amanti alla fine periranno nella felicità e nella beatitudine dopo aver finalmente trovato qualcuno per cui vale la pena attraversare tutte queste fasi.

Infine, la parola per cuore, ‘qalb’, deriva dalla radice (qlb), che significa capovolgere o rivoltare qualcosa. Sebbene la parola si riferisca al cuore fisico, spiritualmente la radice diventa appropriata quando pensiamo ai nostri cuori come a qualcosa che capovolge costantemente emozioni, decisioni e opinioni.

Curiosamente, bisogna fare attenzione a pronunciare correttamente la prima lettera poiché la parola ‘kalb’ si traduce come ‘cane’, ed è molto offensiva…

(Testo di un musulmano anonimo)

CAPIRE L’AMORE ATTRAVERSO LE PAROLE ARABE
CAPIRE L’AMORE ATTRAVERSO LE PAROLE ARABE