Il concetto di “Medioceano”

di Luca Fiore Veneziano

Mediterraneo vuol dire “in mezzo alle terre”: e difatti, il Mar Mediterraneo è un enorme mare che bagna le terre d’Africa, d’Europa e d’Asia, trovandosi in mezzo a questi tre continenti. Il Mediterraneo è un bacino idrico che comprende tanti mari più piccoli.

I nostri Padri Romani lo chiamavano Mare Nostrum, ‘il nostro mare’, a sottolineare l’estensione della loro egemonia. Ancora oggi rappresenta la fonte di risorse più importante per i Paesi che vi si affacciano. Italia in primis!

La nostra Penisola, con le sue isole, rispetto al Mediterraneo si trova in una posizione strategica, proprio al centro di esso.

Questo è il motivo per cui, per secoli, svariati barbari, francesi, spagnoli, e infine, inglesi e americani, vi hanno sempre guardato con grande interesse.

Dominare il nostro Paese significa avere un controllo diretto sulle rotte strategiche che vanno da Gibilterra e Suez, passando per il canale di Sicilia.

Di più! La nostra Italia è una portaerei naturale che da sbocco e affaccio verso tutti i lati di quello che un tempo fu “il Mare Nostro”.

Questo è il motivo per cui la VI flotta americana (il Pentagono divide il mondo in Flotte appartenenti alla sua Marina), ha sede a Napoli (Naval Support Activity Naples), e una base strategica NATO a Gaeta. Insieme, costituiscono il comando logistico e operativo della marina americana per l’Europa, il Mediterraneo e l’Africa.

Sempre a Napoli, a fianco dell’aeroporto di Napoli-Capodichino, risiede il Comando di tutta la flotta americana per l’Europa, lo “US Naval Forces Europe”.

Una zona scelta affatto casualmente. Basti pensare che 2000 anni fa anche i nostri Patres latini scelsero una località simile dove far risiedere la propria Flotta imperiale, sempre nel napoletano, a Miseno.

Sancita l’importanza strategica del Mediterraneo, scopriamo più a fondo perché molti analisti non lo vedono come un semplice mare, bensì come un “Medioceano”.

Il Nostro Mare non è più solo un bacino incastonato tra Europa, Africa e Medio Oriente, ma piuttosto una via acquatica di collegamento tra due diverse sezioni dell’Oceano Mondo. Si trasforma così in un corridoio inaggirabile lungo la rotta più breve tra l’Indo-Pacifico e l’Atlantico.

Washington e Pechino stanno considerando la situazione in modo sistemico e si stanno confrontando su un complesso scenario marittimo di dimensioni molto più ampie, che si estende dalle estremità eurasiatiche di Gibilterra fino a Tsushima.

In questa partita, il Mediterraneo non è più considerato semplicemente un mare tradizionale, ma viene invece elevato al ruolo di stretto strategico, compresso tra gli oceani. Ora è un’area da controllare e mantenere aperta per gli Stati Uniti, che lo utilizzano per esercitare potere e influenza sulle terre circostanti e per muoversi liberamente attraverso gli oceani. Allo stesso tempo, è un’area da minacciare e, potenzialmente, da conquistare, se considerata dalla prospettiva della Cina, il cui impatto nel bacino mediterraneo sta crescendo notevolmente con l’espansione delle nuove vie della seta.

Si tratta di una competizione che coinvolge direttamente il nostro paese, che, come già detto, gode di una posizione geografica eccezionale, al centro del Mediterraneo, rappresentando un pilastro della postura strategica degli Stati Uniti nella regione. Questo è dimostrato dal passato accordo sulle nuove rotte della seta firmato con la Cina nel 2019 e dalla reazione immediata degli Stati Uniti, mirata a evitare che ci allontaniamo dalla loro sfera d’influenza. Il governo Meloni, una volta insediato a Palazzo Chigi, ha infatti immediatamente stracciato l’accordo con Pechino, per tornare alla sua postura filo-americana ed atlantista.

Medioceano” più che Mediterraneo dunque; insenatura tra due sezioni dell’Oceano Mondo, più che mare semichiuso incastonato tra tre continenti.

In un mondo in cui la maggior parte dei beni continua a viaggiare via mare, la rinnovata importanza geopolitica dell’ex Mare Nostrum risiede proprio nel suo essere connettore di un sistema binario su scala planetaria, mare di mezzo tra due oceani: l’Atlantico, simbolo del predominio decadente americano, e l’Indo-Pacifico, principale arena della sfida futura tra i pesi massimi USA e Cina.

Le sorti delle nazioni si misurano nelle acque salate, come dimostra la storia degli imperi occidentali, dall’egemonia britannica alla supremazia americana (da una PAX all’altra), che si sono affermati dominando i mari.

Attualmente, sia le grandi potenze che quelle in ascesa, si affidano alla strategia marittima per consolidare la loro presenza sullo scenario mondiale; dalla Cina alla Turchia, passando per l’India e la Nigeria, riconoscendo l’importanza cruciale delle rotte commerciali marittime per ampliare la loro influenza.

I mari, dunque, diventano scenari di rivalità geopolitica, ove la lotta per stabilire zone economiche esclusive riflette sulle dinamiche della geopolitica tradizionale, nonostante la flessibilità delle norme del diritto internazionale. L’Italia, centrale nel suo ‘Medioceano’ Mediterraneo, gode di una posizione strategicamente vantaggiosa, di cui però non sembra esserne pienamente consapevole, ignorando le opportunità e mettendo a rischio la propria sicurezza. Guardare al Continente europeo ignorando i propri mari risulta pura follia strategica.

In particolare, l’attenzione si dovrebbe concentrare sulla frontiera marittima meridionale dell’Italia, teatro di contese e interessi stranieri, come dimostrato dalla presenza di Turchia e Russia in ciò che era un tempo la Libia (ex quarta sponda italica).

Il Mediterraneo si rivela un teatro di importanza geopolitica, al centro della competizione tra Stati Uniti e Cina per il controllo delle principali rotte oceaniche, situazione aggravata dal ritorno della Russia sulle scene internazionali. L’Italia, grazie alla sua posizione marittima, assume un ruolo cruciale in questo scacchiere internazionale, anche alla luce della questione migratoria.

Dal punto di vista economico, il mare rappresenta per l’Italia una risorsa da oltre 50 miliardi di euro all’anno, inserendosi in un quadro di crescente importanza geo-economica. Tuttavia, il nostro paese mostra ritardi in ambito sia logistico che portuale, limitati anche dalla mancanza di coordinamento e rivalità locali. L’avvento di un Ministero del Mare e l’istituzione di una Zona economica esclusiva nazionale sarebbero segnali incoraggianti, sebbene molto resti solamente un punto di partenza per affrontare le sfide attuali, inclusa la gestione delle rivendicazioni territoriali nel Mediterraneo.

Tratto da: Civico 20

Il concetto di “Medioceano”
Il concetto di “Medioceano”

DIVENTARE UN MONDO

a cura di Daniele Paradise Zuccaro

”Dio, l’essere supremo, non è né circoscritto dallo spazio, né toccato dal tempo; non può essere trovato in una direzione particolare, e la sua essenza non può cambiare. La conversazione segreta è così interamente spirituale; è un incontro diretto tra Dio e l’anima, astratto da tutti i vincoli materiali.” (Avicenna)

“In un istante, sollevati da tempo e spazio. Metti il mondo da parte e diventa un mondo dentro te stesso.” (Mahmud Shabistari)

Un uomo dormiva in una caverna. Ma un Sufi andò a svegliarlo, esortandolo a tornare tra i suoi simili. “Non ti vergogni di sprecare tempo a oziare? Perchè sei così negligente?”, domandò il Sufi. Il solitario rispose: “Cos’altro dovrei fare? Non c’è nulla al mondo che possa lusingarmi. Gloria, successo e ricchezza non hanno più senso per me! Lascio tutto volentieri a chi non è ancora sazio di apparenza. Preferisco indugiare nell’oscurità con la luce del mio spirito”. Poi, dopo una breve pausa, aggiunse: “Dammi un unico motivo per tornare alla sfera materiale e lo farò!” Allora il Sufi ne capì lo stato d’animo e ammise: “Da te ho molto da imparare!”. (Detto Sufi)

DIVENTARE UN MONDO
DIVENTARE UN MONDO

LA MEDITAZIONE PROFONDA

di Luca Rudra Vincenzini

Come facevano nel passato mistici ed iniziati d’alto rango ad attrarre praticanti per la meditazione profonda?

Il metodo è molto “semplice”, conosciuto come śakti-nipāta (discesa della potenza) nel tantraśaiva e come trasmissione della mente o mente specchio (pratibimba-manaḥ) nel Buddhismo Mahāyāna, soprattutto Chan e Zen. L’iniziato d’alto rango portava l’allievo, con buona approssimazione attraverso l’uso spontaneo dei neuroni specchio e per un tempo più o meno lungo, nello stato naturale della meditazione profonda: intima natura (svabhāva), mente di Buddha (tathāgatagarbha), chiara luce (prabasvāra). Una volta lì, il discepolo si sentiva uno con l’essenza della realtà (samarasa o ekarasa), praticamente arrivato alla meta. Lo stato indotto però non era definitivo, i karma irrisolti del neofita lo rendevano transitorio, a quel punto il maestro interrompeva la trasmissione della mente e l’allievo ripiombava nell’ordinario. Alla faccia basita di esso/a, come a dire:”e adesso, cosa succede?”. Probabilmente il maestro rideva con una luce particolare negli occhi come a dire:”e adesso buona pratica…”.

LA MEDITAZIONE PROFONDA
LA MEDITAZIONE PROFONDA

L’AMORE NON E’ SOFFERENZA

di Roberto Potocniak

ATTENZIONE A INNAMORARSI PERCHE’ SI SOFFRE

Ah sì? Tu mi stai dicendo che provare Amore, una delle qualità più pure e meravigliose di un Essere Umano fa soffrire?

C’è qualcosa che non quadra.

L’Amore è l’opposto della Paura.
L’Amore è l’opposto della Sofferenza.

Quindi se soffro vuol dire che non sto amando?

Si esatto.

Esiste l’Amore egoico che scambiamo per Amore e l’Amore vero, puro, che è uno stato di coscienza.

E sono due cose ben differenti…

Infatti, quando, finalmente, ritrovi il secondo, te ne accorgi eccome.

Tutto ha un sapore e un colore diverso.

La domanda è: “posso amare senza soffrire? O l’amore porta sempre sofferenza?”

L’idea che ci siamo fatti ormai dell’Amore è che faccia soffrire. Aprirsi all’altro, aprire il proprio cuore è pericoloso. In un modo o nell’altro, quando entro in una relazione, quando abbasso le difese, io sto male. E’ sicuro che mi faranno del male.

Perché si pensa questo? E’ molto semplice.

La verità è che non si conosce l’Amore.

Non si sa minimamente cosa sia l’Amore. Lo si scambia per altre cose.

Lo si scambia per le relazioni, per le emozioni, per l’infatuazione, per l’attrazione fisica, per le sensazioni, per i sentimenti, per l’attaccamento, per la paura della solitudine e dell’abbandono…

Questo è quello che ci insegnano sia l’amore, ma non è affatto questo.

Fermati un attimo e rifletti…

Quando dici di stare male per “amore” stai davvero male per amore o stai male perché ti senti solo, abbandonato, rifiutato, non amato, non accettato…? Perché c’è differenza.

Amore e sofferenza non possono oggettivamente coesistere, come la luce e il buio…

Dunque:

Non esiste il soffrire per amore.
Si soffre a causa dell’attaccamento, del bisogno di possedere e di essere posseduti.
Si soffre a causa del bisogno di controllare l’altro e si soffre quando non ci si riesce, appunto.
Si soffre a causa della gelosia e dell’invidia.
Si soffre perché si fanno sempre confronti con gli altri… ci si paragona, si giudica e ci si giudica.
Si soffre per senso di inadeguatezza, per un senso di non essere all’altezza.
Si soffre per paura di dover soffrire.
Si soffre per la paura di essere traditi o abbandonati.
Si soffre a causa delle innumerevoli aspettative chiamate sempre in causa nelle relazioni.
Si soffre sempre a causa del nostro ego e della sua immaginazione negativa.
Si soffre a causa dell’orgoglio e della vanità.
Si soffre per l’egocentrismo.

Insomma, si soffre per mille cose, ma mai per amore.
Non si soffre mai per amore.

Chi ama, non soffre.

Mai…

E’ troppo occupato ad amare e a godersi questo meraviglioso stato di coscienza.

Quindi la maggior parte dei cosiddetti problemi “d’amore” di cui ti lamenti non sono affatto dei problemi ”d’amore“. Sono altro.

L'AMORE NON E' SOFFERENZA
L’AMORE NON E’ SOFFERENZA

LA VITA PITAGORICA

di Angelo Tonelli

“Tutta la vita pitagorica era una coltivazione dell’armonia e dell’equilibrio e coincideva con la realizzazione della felicità, che non va confusa con i piccoli piaceri e le piccole gioie, ma è una felicità stabile, che consiste nell’essere radicati e centrati nel nous (νοῦς), nel nostro sé profondo, che è l’assoluto che ci abita, la parte divina che è in noi. Una concezione che è molto vicina alla tradizione orientale”.

LA VITA PITAGORICA
LA VITA PITAGORICA

LA MACCHINA DI MAJORANA

di Mariano De Pardi

Sulla vicenda dello scienziato Ettore Majorana, sono state fatte molte illazioni, ma la sua improvvisa scomparsa nel nulla nel 1938, rimane a tutt’oggi avvolta da un inquietante mistero.

Qualche anno fa dall’emittente radiofonica Gamma5, il dottor Alfredo Ravelli (autore di libri dedicati a Majorana e in possesso di alcune sue lettere inedite) raccontò la storia dell’imprenditore e inventore bresciano Rolando Pelizza il quale affermava di aver conosciuto Majorana negli anni 60, cioè oltre vent’anni dopo la sua scomparsa ufficiale. Pelizza avrebbe collaborato attivamente con lo scienziato siculo realizzando in segreto una macchina in grado di viaggiare avanti e indietro nel Tempo e perfino nelle dimensioni parallele. Però Majorana temeva che i servizi segreti di vari paesi volessero impadronirsene, così avrebbe usato la macchina per sparire dalla circolazione andando a finire in qualche epoca remota o in un universo parallelo. Un ulteriore effetto della macchina di Majorana sarebbe quello di far ringiovanire chi la usa. Sempre secondo il dr.Pelizza, lo scienziato Majorana sarebbe tornato a trovarlo per l’ultima volta nel 2006: in quella data avrebbe dovuto avere cent’anni, ma ne dimostrava meno della metà.

L’esoterista Paolo Franceschetti è tornato di recente sull’argomento, mettendo in relazione la Macchina di Majorana e le vicende ad essa collegate, col misterioso “Re del Mondo”. Sarebbe costui un essere superiore che vive nella inaccessibile e sotterranea città di Agarti. Egli sovraintende ai destini dell’umanità e impedisce che vengano oltrepassati certi limiti, sia nel bene e sia nel male. Ad esempio impedisce l’invenzione di macchine prodigiose (come quella di Majorana) che possano rivoluzionare in meglio la condizione umana. Ma altresì impedisce che i governi di qualche potenza possano scatenare una guerra mondiale con ordigni nucleari. Il Re del Mondo agisce in modo che le vicende dell’umanità scorrano entro i limiti posti dalle Gerarchie Superiori.

LA MACCHINA DI MAJORANA
LA MACCHINA DI MAJORANA
LA MACCHINA DI MAJORANA

L’AFFINITA’ SPIRITUALE DELL’AMORE

a cura di Ottava di Bingen

“È sbagliato pensare che l’amore sia frutto di una lunga conoscenza e di un tenace corteggiamento.

L’amore è la sorgente dell’affinità spirituale e se tale affinità non nasce all’istante, non potrà svilupparsi nel corso degli anni e neanche delle generazioni…”

(Khalil Gibran)

L'AFFINITA' SPIRITUALE DELL'AMORE
L’AFFINITA’ SPIRITUALE DELL’AMORE

SULL’ESISTENZA DI DIO

a cura di Fratellanza Bianca

Finché esisti tu e Dio esiste. La tua esistenza è la prima prova dell’esistenza di Dio. Chi conosce Dio ha ottenuto la vita eterna. Per conoscere Dio, devi amarlo. Chi lo conosce abbastanza bene, nel momento più difficile, per affrontare subito i guai pensa solo a Dio. Quando ti chiedono cosa pensi di Dio, rispondi che non pensi ancora niente e che hai lasciato questo ultima domanda: ora ti stai occupando di questioni minori. Molti vogliono sapere cos’è Dio. Come lo capirai? È illimitato. Riempie l’intero essere. Comprende in sé tutti i mondi e gli universi. Come lo afferrerai e lo proverai con la tua piccola mente? Come puoi vedere ciò che è invisibile. La luce del sole non proviene dal sole stesso, ma dallo spirito divino. La luce è il pensiero che Dio dona a tutti gli esseri viventi. Senza questa stessa luce non c’è vita, nessun pensiero, nessuna conoscenza.

Dio è l’essenza delle cose.

Sacre parole del Maestro. pagina 2812.

SULL'ESISTENZA DI DIO
SULL’ESISTENZA DI DIO