L’ANTICRISTO INTERIORE

di Mike Plato

Dal frontespizio di un antico libro di Joseph Salmon ( 1647 )

“ANTI-CRISTO è nell’uomo, ovvero una scoperta della Grande Bagascia che siede su molte Acque, in cui viene dichiarato cosa sia quella Bagascia o Mistero interiore; insieme con la sua distruzione, mediante la potente apparizione di Cristo in noi”.

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SIAMO NEL ‘600 e un uomo che non aveva internet come voi aveva capito cosa fosse l’anti-cristo…

Sentir blaterare molti su presunti ANTICRISTO UMANI tipo NERONE, NAPOLEONE, HITLER, SADDAM HUSSEIN, PUTIN, NATO, UE (a seconda di chi vanno simpatie e antipatie se non interessi di parte)…mi fa venire uno strizzamento di budella

Leggere che RUSSIA è KATECHON che trattiene anticristo significa non aver capito proprio la questione alla base:

CHE l’INTERO MONDO è L’ANTICRISTO, CHE QUELL’ANTICRISTO è IN NOI., CHE QUELL’ANTICRISTO SIAMO NOI.

L'ANTICRISTO INTERIORE
L’ANTICRISTO INTERIORE

I SEGNI DEL RISVEGLIO

a cura di Gabriela Candini

“Una persona risvegliata non cerca di cambiare nessuno.
Diventa tranquilla.
È in pace.
Lavora su se stessa.
Osserva i suoi pensieri, osserva le sue azioni e guarda sè stessa quando si arrabbia, si guarda quando si deprime, si guarda quando si sente gelosa e invidiosa, e tutto il resto, perché anche se è sveglia, non ha mai smesso di essere 𝙐𝙢𝙖𝙣𝙖.A poco a poco arriva a riconoscere: “Questa non sono io.
Questa è un’illusione, questo non è quello che voglio.”
Poi capisce e trasforma sè stessa per cambiare l’energia di ciò che vuole attrarre.
Poi diventa libera e non le importa più di ciò che gli altri pensano, sentono o dicono di lei.
Non è paragonabile a nessuno.
Non compete con nessuno.
Si limita a osservare se stessa.
Non va in giro urlando: “Io sono la realtà assoluta. Io sono Dio. Io sono la Coscienza.”
Non fa parlare le sue parole più forti del suo esempio, anzi il contrario!
Perché sa da dove viene e lascia in pace gli altri.
Una persona risvegliata sa che la chiave di tutto è ricongiungersi al Tutto dentro di sé.
E allora la Mente riposa nel Cuore.
E così non esce più fuori per cercare di identificarsi con il mondo, poiché ora interiormente si identifica con l’Universo.”

– Thierry Braye –

I SEGNI DEL RISVEGLIO
I SEGNI DEL RISVEGLIO

IL POTERE DEL SILENZIO

“Ti ho detto che non esiste un modo per parlare dello spirito,” proseguì “perchè lo spirito si può solo sperimentare. Gli stregoni cercano di spiegare questa condizione quando affermano che lo spirito non si può vedere o sentire, ma è sempre presente e aleggia su di noi. Talvolta si presenta a qualcuno di noi, ma per lo più sembra indifferente.”

Me ne stetti zitto e lui continuò nella spiegazione. Disse che per molti lo spirito era una sorta di animale selvaggio. Teneva le distanze fino a quando qualcosa non lo attirava allo scoperto. Allora lo spirito si manifestava.

Sollevai l’obiezione che lo spirito non era un’entità o una presenza e quindi, non essendo concreto, come si faceva ad attiralo?

“E’ il tuo problema” rispose “perchè tu consideri solo la tua idea di ciò che è astratto. Per esempio, l’essenza interiore dell’uomo, o il principio fondamentale, per te sono cose astratte. O forse qualcosa un po’ meno vago come il carattere, la volontà, il coraggio, la dignità, l’onore. Lo spirito, naturalmente, si può descrivere con ognuno di questi termini. Ed ecco quel che crea la confusione: lo spirito è insieme tutti questi termini e nessuno.”

Aggiunse che quelle che io consideravo astrazioni erano o gli opposti di tutte le cose pratiche cui riuscivo a pensare, oppure cose che secondo me non avevano esistenza concreta.

“Mentre per uno stregone un astratto è qualcosa che non ha paralleli con la condizione umana.”

“Ma sono la stessa cosa!” urlai io “Non vedi che stiamo parlando tutti e due della stessa cosa?”

“No” insistè lui “Per uno stregone, lo spirito è un astratto semplicemente perchè egli conosce senza parole e anche senza pensiero. E’ un astratto perchè egli non riesce a concepire quello che è lo spirito. Eppure, senza la benchè minima possibilità o voglia di capirlo, uno stregone manipola lo spirito. Lo riconosce, lo alletta, gli fa cenno di avvicinarsi, impara a conoscerlo, lo esprime con i propri atti.”

(Carlos Castaneda – Il potere del silenzio)

IL POTERE DEL SILENZIO
IL POTERE DEL SILENZIO

L’ESSENZA DI DIO

a cura di Fratellanza Bianca

“Cristo non è disceso sulla Terra per redimere i peccati, perché ognuno li redime personalmente. È sceso per mostrare la Via verso la Conoscenza di Sé e la Via Pura verso Dio. Cristo è una rivelazione del Significato che esiste al di fuori del mondo e dell’universo – e questa è la conoscenza dell’Amore, che è l’Essenza di Dio.”

Eleazar Harash

L'ESSENZA DI DIO
L’ESSENZA DI DIO

L’IMMAGINE DI DIO

a cura di Fratellanza Bianca

“Chi porta l’amore nella sua anima porta l’immagine di Dio.
Per amare il tuo nemico, devi amare il Dio che è in lui.
Amate Dio sia nel piccolo che nel grande essere e non abbiate paura.
Amore per Dio, amore per il prossimo e amore per se stessi: queste sono tre formule potenti con le quali puoi risolvere tutti i compiti dolorosi.”

L’INSEGNANTE – Beinsa Duno

L'IMMAGINE DI DIO
L’IMMAGINE DI DIO

MIZAN: L’ISLAM È EQUILIBRIO

di Giuseppe Aiello

Il Digiuno

Per le prime autorità sufi, anche quando la fame e il digiuno vengono perseguiti adeguatamente, non vi è ancora alcuna garanzia che non diventino ostacoli alla vita mistica, e ciò è dovuto al mancato riconoscimento del loro valore relativo, cioè per dire, abituandosi a tal punto al digiuno (ṣaw) e alla fame (jū’) da rimanere inconsapevoli della loro funzione di essere solo un mezzo per raggiungere un fine.

Per essere più precisi, il pericolo sta nell’attaccarsi al digiuno al punto che mangiare e bere diventino più difficili per l’anima dell’astensione stessa. La logica del mukhālafat al-nafs o “opposizione all’ego”, così centrale nell’Islam, in questa luce a volte richiederebbe il consumo di cibo e bevande quando l’anima diventava avversa ad essi, proprio come richiedeva di privarla di cibo e bevande. quando si attaccava eccessivamente ad essi, in modo da consentire al viandante spirituale di elevarsi del tutto al di sopra del potere del desiderio e dell’abitudine. Ed è per questo che Sahl disse: “quando sei sazio, cerca la fame in Colui che ti ha provato con sazietà. E quando avrai fame, cerca sazietà in Colui che ti ha provato con la fame”. In altre parole, non essere attaccato a nessuno dei due stati, perché l’attaccamento stesso potrebbe impedirti di liberarti dalle catene dell’ego.

Fu per questo stesso motivo che Ibn Sālim disapprovava la pratica di un certo shaykh di Bassora che digiunava tutto l’anno (sawm al-dahr) con una dieta a base di pane una volta alla settimana, il venerdì. «Non lo saluterò», rimproverò l’uomo, «finché non avrà rotto il digiuno con il pane», perché si era troppo attaccato al digiuno e al suo regime ascetico.

Un esempio degli inconvenienti inerenti a un approccio così sbilanciato può essere trovato anche nel racconto di un altro shaykh che digiunava continuamente, indipendentemente dal fatto che fosse in viaggio o meno. Una volta i suoi compagni gli fecero pressioni affinché si prendesse una pausa dalla sua routine di abnegazione. Dopo aver acconsentito, si ammalò così tanto per aver deviato dalle sue consuete abitudini che non poteva più eseguire i suoi riti religiosi più rudimentali. La lezione, per quanto riguarda Sarrāj, è che quando l’anima si abitua eccessivamente a un’attività pia, la gioia che deriva attraverso il consolidamento della pratica può deformarsi nel suo motivo sottostante, sostituendo quello che una volta era solo un desiderio di soddisfazione divina, un’intenzione la cui sincerità può essere misurata dalle difficoltà da essa imposte. Ed è per questo che i primi Sufi erano praticamente unanimi nel loro punto di vista secondo cui la ragione per cui il Profeta (ﷺ) considerava il digiuno alternato di Davide il migliore dei digiuni era perché impediva all’anima di sperimentare il piacere nato dall’abitudine.

MIZAN: L’ISLAM È EQUILIBRIO
MIZAN: L’ISLAM È EQUILIBRIO

NIRVANA E SAMSARA SONO LA STESSA COSA

di Luca Rudra Vincenzini

Quando si ha a che fare con i cammini sapienziali gli insegnamenti sono detti e ridetti, visti e rivisti, letti e riletti, poi all’improvviso irrompe una scintilla, un’immersione (samāveśa):”in un’ottica non-duale, nirvāṇa e saṃsāra sono la stessa cosa”. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase?

“Nirvāṇa e saṃsāra non esistono separatamente. Il nirvāṇa può essere definito come la perfetta conoscenza del saṃsāra”, Raniero Gnoli nel suo commento a Nāropā.

Se conosco un qualcosa e lo comprendo nella sua intima natura, quel qualcosa smette di innescare potenzialmente sempre una reazione tossica, ergo il nirvāṇa è il non vivere il saṃsāra come un veleno. Se si accettano le regole di un gioco, allora, si deve giocare, ma se si comprendono sino in fondo, si realizza che il gioco siamo noi…

NIRVANA E SAMSARA SONO LA STESSA COSA
NIRVANA E SAMSARA SONO LA STESSA COSA