Gaza e i suoi fronti di guerra

a cura della Redazione

26/03/2024

Nel 172° giorno di guerra a Gaza si intensifica il sostegno verso Hamas, il che esercita una pressione crescente su Israele e sugli Stati Uniti. Questa pressione si riflette nelle perdite umane e materiali subite da Israele a causa della guerra di Gaza. Questi fronti influenzano sia il livello tattico che quello strategico.

L’ex primo ministro israeliano, Yair Lapid, ha recentemente affermato di essere coinvolti in una battaglia su cinque fronti, compreso il confine siriano e gli attacchi dallo Yemen, affermando che questa situazione di sicurezza è inaccettabile.

Asse della Resistenza al fianco di Gaza

Questi vari fronti (Cisgiordania, Libano, Iraq, Yemen e Gaza) sono riusciti a causare perdite significative a Israele, come non se ne vedevano dalla sua fondazione nel 1948. Di conseguenza, le autorità israeliane incaricate di denunciare queste perdite, in particolare le vittime umane, mirano a nascondere i dati reali per proteggere la loro stabilità interna.

Tuttavia, alcune cifre degne di nota, ammissioni e stime delle perdite israeliane sul campo sono state rivelate e confermate da fonti attendibili. Di seguito sono riportati alcuni esempi di tali informative.

Fronte Gaza

Più di 2723 i morti. La quasi totale maggioranza riguarda militari israeliani che hanno parteciparono alla guerra.

7a divisione: 24 vittime tra soldati e ufficiali. 188a Brigata Corazzata: 10 soldati e un ufficiale. Brigata Corazzata 401: 17 soldati e ufficiali. Brigata Fanteria Gifati: 42 tra soldati e ufficiali. Brigata Fanteria Golani: 82 tra soldati e ufficiali. Brigata di fanteria Nahal: 32 soldati e ufficiali. Brigata Paracadutisti: 32 soldati e ufficiali. Brigata Oz: 26 soldati. Reserve Commando Brigade 551: 17 tra soldati e ufficiali. Il numero dei feriti è di oltre 9.046, di cui un terzo disabili.

Nell’operazione di terra sono rimasti feriti 1540 tra soldati e ufficiali, di cui 365 in gravi condizioni. Distrutti o danneggiati oltre 1238 mezzi militari tra cui carri armati, bulldozer e blindati. Più di mille unità abitative distrutte.

Il costo della guerra militare è più di sei volte superiore a quello della guerra del luglio 2006 e ammonta a oltre 16,1 miliardi di dollari (250 milioni di dollari al giorno).

Fronte Cisgiordania

Più di 24 persone uccise. Il numero dei feriti supera i 262.

Fronte libanese

Più di 158 israeliani uccisi tra soldati e ufficiali. Il numero dei feriti è superiore a 636. Almeno 42 veicoli militari, inclusi carri armati e veicoli blindati, sono stati distrutti.

Fronte Yemen

Le forze yemenite hanno attaccato un totale di 75 navi e chiatte israeliane o straniere come parte del loro sostegno alla Resistenza palestinese. Queste navi erano destinate a Israele o appartenevano all’esercito americano o ai suoi alleati che difendono Israele. Queste operazioni hanno avuto luogo nel Mar Rosso, nel Golfo Arabico e nel Golfo di Aden. 

La Resistenza yemenita ha preso di mira anche il territorio israeliano utilizzando missili balistici, missili da crociera e droni. Una delle ultime operazioni è avvenuta il 19/03/2024, quando un missile da crociera yemenita ha colpito la città di Umm al-Rasharsh “Eilat”, attacco riconosciuto da Israele.

Gaza e i suoi fronti di guerra
Gaza e i suoi fronti di guerra

Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora

a cura della Redazione

26/03/2024

Ci sono eventi e racconti che confermano come il conflitto a Gaza abbia raggiunto livelli di disumanità tali, da avere pochi precedenti nella storia dell’uomo. Gli attivisti palestinesi di Watan hanno riportato le dichiarazioni strazianti di un marito, la cui moglie incinta è stata picchiata, stuprata e uccisa dai soldati israeliani all’ospedale Al-Shifa di Gaza.

I soldati israeliani hanno ordinato alla donna di togliersi i vestiti e hanno iniziato a picchiarla. La donna ha supplicato i soldati di non picchiarla perché era incinta di cinque mesi, ma hanno continuato a picchiarla. L’hanno violentata davanti al marito, ai parenti e ai figli. Hanno ordinato agli uomini di non chiudere gli occhi altrimenti avrebbero sparato loro. Alla fine della barbaria, la donna è stata uccisa dai quei demoni travestiti da soldati.

Jamila Al-Hisi, una testimone oculare anche lei assediata nel complesso medico Al-Shifa, ha dichiarato sabato che: “Le donne assediate nel complesso sono state sottoposte a stupro, tortura ed esecuzioni extragiudiziali, aggiungendo che il Comitato internazionale della Croce Rossa non sta facendo nulla”.

Di queste atrocità non arriva traccia in Occidente, i nostri politicanti preferiscono affidarsi a un’ipocrita propaganda e soprattutto, inchinarsi ancora una volta alle disumane barbarie di un “padrone” criminale.

Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora
Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora

PROMETEO: L’UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE

di Peretto Mario

Il significato del nome Prometeo (colui che riflette prima) si contrappone a quello del fratello Epimeteo (colui che riflette dopo). Uno rappresenta la riflessività e l’astuzia, l’altro l’impulsività e l’istinto.

Ai primordi dell’umanità il titano Prometeo rubò il fuoco agli Dei per consegnarlo al genere umano. Il gesto che è all’origine della condizione umana.

“Con acqua e terra Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco che celò in una ferula, di nascosto da Zeus” (Apollodoro. I miti greci l,7,1).

Zeus aveva affidato a Prometeo il compito di forgiare gli esseri umani. Successivamente Atena e gli altri dei avevano messo a disposizione un numero limitato di “buone qualità” da attribuire agli esseri viventi. Epimeteo cominciò la distribuzione senza aver cura di pianificarla tanto che nessuna qualità restò disponibile per il genere umano. Prometeo rubò così ad Atena uno scrigno contenente l’intelligenza e la memoria che donò agli umani.

Zeus, che aveva nel frattempo deciso di distruggerli, non ne fu contento. Il re degli dei riteneva pericolosi quei doni che avrebbero reso gli umani sempre più potenti e capaci.

Durante un banchetto Prometeo ingannò Zeus facendo in modo che agli umani fossero riservate le parti migliori di un bue mentre agli dei spettarono le ossa. Zeus lanciò allora la sua maledizione sugli uomini, tolse loro il fuoco condannandoli a morire sulla terra, esiliati dall’Olimpo.

Prometeo rubò il fuoco e lo portò agli umani. Subì per questo la punizione di essere incatenato nudo su una rupe. Un’aquila mangiava il suo fegato che ogni notte ricresceva.

Secondo il mito l’umanità come la conosciamo nasce dalla trasgressione, dalla ribellione a un’autorità superiore. L’elemento sovversivo è la conoscenza, la conquista del fuoco come simbolo di potere dell’intelletto. La punizione divina pone un argine all’ambizione di onnipotenza degli esseri umani. Il loro destino sarà quello di dover conciliare l’ardore di sfidare i propri limiti con l’umiltà di accettare la propria finitezza.

Nel mito di Prometeo possono essere riconosciute interessanti analogie con la Genesi come quella tra il furto del fuoco e il morso al frutto dell’albero della conoscenza, tra la cacciata dall’Olimpo e quella dal Giardino dell’Eden.

PROMETEO: L'UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE
PROMETEO: L’UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE

LA VERA TRINITA’

di Mike Plato

Matteo 13 :32
Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.

Questo passo distrugge totalmente le farneticazioni trinitarie, perché se DIO FOSSE TRINO, come imposero i vescovi, mi spiegate come sarebbe possibile che una persona divina sa e l’altra no? Come è possibile che una persona ha predestinato tutto e quindi conosce tutto e l’altra ignora perché non ha predestinato alcunché?

Non esiste la trinità paritaria di cui parlavano i padri della Chiesa pistica. Il Credo recita :

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Come si fa a dire che le tre persone sono tre aspetti di uno se il figlio procede dal Padre e lo spirito dal Figlio? E cosa è questo se non ciò che viene narrato in genesi 2 in cui Adam procede dal Padre e la Isha dal Figlio?

In una trinità i tre dovrebbero essere UNO SOLO, invece qui abbiamo una pseudo trinità in cui addirittura uno dei tre non sa cosa ha deciso l’altro dei tre. E in cui in ogni caso dal Padre viene creato il Figlio, che resta creazione

La vera trinità PADRE – MADRE – FIGLIO la comprende chi scruta e intuisce la trinità egizia.

OSIRIDE – ISIDE – HORUS.

Infine, seguendo il Dogma niceano, come è possibile dire che il figlio non è il padre e nessuno di loro è l’altro ma tutti sono ELOHIM? tutto l’equivoco, il malinteso o la menzogna nascono sempre e comunque dalla totale incapacità di collocare ADAM nella sua giusta dimensione e di non riuscire a capire che CRISTO È ADAM, come chiaramente riportato nella genealogia di Luca 3,38:

… figlio di Enos, a sua volta figlio di Set, a sua volta figlio di Adamo, a sua volta figlio di Dio.

LA VERA TRINITA'
LA VERA TRINITA’

LA MARGINALITÀ DEL VERO

di Domenico Rosaci

Molti sono convinti che sia utile, o addirittura necessario, possedere una “verità” di qualche tipo.

Per “verità” costoro intendono una serie di convincimenti sul modo “giusto” di vivere, su come raggiungere la felicità, sulle persone e su come interagire con esse, e spesso anche su qualche entità metafisica come un “Dio” capace di assicurargli tale felicità.

Così costoro dicono “Io so queste cose”, con l’intendo di significare che essi possiederebbero tale “verità”.

Raramente ne trovi alcuni che ammettono che tali convincimenti vadano considerati come semplici “opinioni” che essi si sono fermati su qualche base, ad esempio sulla propria personale esperienza.

La maggior parte sono persone convinte che queste loro “verità” siano “oggettive”, cioè non varrebbero solo per loro come soggetti, ma varrebbero universalmente, e chi non le riconosce secondo loro sarebbe semplicemente “ignorante” o “in errore”.

Molti di costoro si accontentano di passare quel certo numero di decenni della propria esistenza credendo in queste “verità”, difficilmente mettendole in discussione, e quando la realtà della propria esistenza li mette davanti all’evidenza della sofferenza, delle cose che non procedono come si vorrebbe, essi invece di mettere in dubbio la “bontà” delle verità in cui credono elaborano degli accorgimenti per fare “quadrare i conti” in ogni caso.

Per esempio, se hanno creduto fermamente in un Dio misericordioso che li avrebbe sempre aiutati, davanti all’evidenza di qualcosa di tragico che gli capiti come una malattia o un grave lutto che evidentemente il Dio misericordioso non ha provveduto ad evitare, si inventano qualche “aggiustamento” della teoria, del tipo “La misericordia di Dio ha vie imperscrutabili che non possiamo capire.

Altri invece, non si limitano solo a credere alle proprie “verità” senza mai discuterle, ma pretendono di indottrinare il prossimo, di auto-affermare tali verità che li dovrebbero configurare (sempre secondo loro stessi) come dei Sapienti, dei “Maestri”.

Alcuni, per conferire autorevolezza alle proprie “verità”, si appoggiano a “testi sacri”, religioni, filosofie, e molto spesso alla “scienza” presentata anch’essa come una fonte di autorità in grado di avvalorare qualunque teoria.

Personalmente, non saprei dire quanti di costoro abbiano trovato una effettiva utilità da queste loro “verità”. Probabilmente una buona parte di loro ne avrà magari trovato conforto, ma dalla mia personale esperienza di semplice ascoltatore e osservatore dei miei simili, in tanti casi credo che non abbiano trovato nemmeno quella, ma piuttosto sensi di frustrazione e delusione, anche se non ammessi a sé stessi.

Sempre per esperienza, noto che invece tanti personaggi che usano le proprie presunte “verità” per indottrinare il prossimo, ne ricavano spesso buoni vantaggi materiali, “vendendo” tali verità a chi se ne senta sprovvisto e affamato. Credo che siano proprio questi presunti “guru” e “maestri”, che passano la propria vita ad ammaestrare elettori, dipendenti, pazienti, studenti e altre categorie di adepti, siano le principali vittime di questa “presunzione di verità”, perché alla fine di quei decenni di esistenza di cui parlavo sopra, non sarà a loro rimasto altro che aridità.

Cosa c’è infatti di più arido di chi non ascolta mai perché pensa di avere tutto già ascoltato?

Ci sono invece altre persone, poche rispetto a coloro di cui ho appena finito di parlare, ma non credo tanto poche in senso assoluto, che tutte queste certezze non pensano di possederle.

Non sono né stupidi, né scettici su tutto, né “relativisti” né “manichei”, nel senso che non credono che tutti i convincimenti siano parimenti buoni e neppure che la vita sia nettamente distinta in “buono” e “cattivo.

Si tratta invece di gente che pensa con la propria mente e non con quella degli altri, di gente che legge o studia i testi e gli autori del passato solo per cercare di comprendere ciò che quelle fonti intendessero significare, e non per dare forza a qualche propria “verità” da vendere.

Si tratta soprattutto di gente che ha coscienza che la vita acquista un senso solo nel momento in cui viene vissuta, e non in funzione di qualche “verità” che si possiederebbe, e quindi questa gente la vita la beve ogni momento, gustandola quando è dolce e mandandola giù quando è un calice amaro.

Queste persone, sempre dalla mia personale esperienza, danno valore alle relazioni, e non tanto a sé stessi visti come singoletti, e quindi le proprie convinzioni preferiscono condividerle piuttosto che imporle agli altri, così come sono disponibili a ricevere condivisioni da parte degli altri.

Nell’animo di tali persone non si agita quel demone che i greci chiamavano “Polemos”, che spinge le persone a competere per affermare il proprio ego su quello altrui.

Sono persone solitamente semplici, che non significa di minor valore, ma all’opposto significa che “hanno” in minore misura perché “sono” in maggior qualità.

Quando tu senti in te l’Essere della Natura, cioè sperimenti la connessione col Tutto, non avverti il bisogni di avere, nel senso di accumulare ciò che non ti serve, visto che sei già Tutto. Ti mantieni semplice proprio perché non accumuli schemi non necessari, filtri della realtà, teorie immaginifiche.

Questi convincimenti che ho appena esposto sono solo il frutto della mia personale esperienza di vita e di incontri, non li considero affatto universalmente validi e anzi non vedo perché dovrebbero risultare validi per altri individui che abbiano fatto esperienze diverse dalle mie.

Non le considero neanche “verità” definitive nemmeno per me stesso, visto che ogni nuovo giorno che vivo mi presenta nuove esperienze che possono farmi modificare, o anche del tutto mutare, i miei presenti convincimenti.

L’unica cosa che “so”, e quindi se volete ciò che considero la mia univa Verità, è che il mio Bene-Essere, cioè il mio stare bene qui ed ora, non dipende affatto dai miei attuali convincimenti e da ciò che ritengo valido con riferimento al mio passato.

Il mio Bene-Essere dipende solo e soltanto da come riesco a vivere questo mio qui ed ora, indipendentemente dal mio “conosciuto” che credo possa solo e soltanto aiutarmi ad affrontare qualche situazione pratica materiale, ma che non abbia nulla a che fare con ciò che io, personalmente, considero “pienezza della vita”.

Io so che riesco a vivere pienamente solo se mi lascio andare adesso a questo attimo presente, senza alcun condizionamento da parte del conosciuto e senza alcuna aspettativa per quanto riguarda il domani.

Al di là di questo attimo, che per me è vita piena, ci stanno altre cose chiamate “ieri”, “domani”, “ricordi”, “aspettative”, “desideri”, che hanno un impatto sul mio corpo fisico, sulle cose che possiedo e che possiederò, forse anche sul numero di giorni che vivrò, ma su niente altro che questo, che per me ha un’importanza molto marginale.

Io so bene, fin da quando sono nato, che tutte queste “cose” materiali, compreso il mio corpo fisico, sono solo cose a termine, che le perderò per cui affezionarmi ad esse sarebbe solo assicurazione di sofferenza.

Il mio “attimo presente” invece, non lo perderò mai. Si tratta di emozioni, sentimenti, relazioni, folgorazioni. Lo vivo ora, qui, quindi è immortale. Non lo conservo, non lo metto da parte nemmeno come ricordo, non lo voglio “possedere”. Lo voglio solo vivere.

Tutto il resto, quello che metto da parte, dai soldi sul conto in banca, ai ricordi nella mia memoria, è utile per mantenere funzionante questo corpo fisico che mi dà l’occasione di vivere questi “attimi presenti”.

Ma ripeto, per quanto passare più giorni possibili ad esistere sia certamente importante, questa importanza è marginale. Non è la quantità dei giorni a contare, ma la loro qualità.

E la pienezza del mio vivere dipende solo dal mio mettermi ad ascoltare, ad osservare la Vita e a “com-prenderla”, che è voce verbale molto diversa da “prenderla”.

Comprendere significa letteralmente “abbracciare”, “abbracciarsi”, identificare l’oggetto col soggetto, vedersi nell’altro e non nel polo isolato.

Celan diceva che la poesia non è che una stretta di mano.

Ecco, l’unica cosa che davvero so è che la vita è poesia. Di ciò, e solo di ciò sono certo oltre ogni dubbio.

Eppure, per quanto io almeno questo pensi di saperlo, nemmeno questo penso di poterlo “spiegare”, perché questa poesia io la vedo come un’essenza dell’esistere che ha il suo Essere proprio nell'”avvolgimento” e non nello “spiegamento”.

Meno che meno posso pensare che questa mia conoscenza io possa “insegnarla” a qualcuno, rimane solo un’esperienza personale da condividere.

Di fatto la Verità è quindi soltanto esperienza diretta, proprio come si fa esperienza di Dio.

Così, cosa si può fare di altro, con una stretta di mano?

LA MARGINALITÀ DEL VERO
LA MARGINALITÀ DEL VERO

ESSERE MAESTRI DI SE’ STESSI

di Giada Aghi

Affidati al messaggio del maestro, non alla sua personalità.

Affidati al senso, non alle parole.

Affidati al senso reale, non a quello temporaneo.

Affidati alla tua mente di saggezza, non a quella ordinaria che giudica.

Molti di noi si riconoscono come anime antiche, canalizzano messaggi, sono persone sensibili e maestri spirituali…

Tutti noi siamo maestri di noi stessi, ma molte volte abbiamo bisogno di una spinta e un aiuto esterno per compiere un passetto nella nostra vita…

Se avete a cuore la vostra crescita ed evoluzione, cercate sempre di cogliere il senso del messaggio che vi arriva, senza aspettarvi la perfezione totale di chi vi porta il messaggio.

La perfezione non è umana. L’amore e l’energia si. È dentro a tutti noi.

©on amore sempre

Dott.ssa Giada Aghi

ESSERE MAESTRI DI SE' STESSI
ESSERE MAESTRI DI SE’ STESSI

LODARE DIO CREATORE

a cura di Ottava di Bingen

“Io spererò del continuo,

e a tutte le tue lodi ne aggiungerò delle altre.

La mia bocca racconterà tuttodì la tua giustizia e le tue liberazioni,

perché non ne conosco il numero.

Io mi farò innanzi a dir de’ potenti atti del Signore, dell’Eterno;

ricorderò la tua giustizia,

la tua soltanto.

Dio,

tu m’hai ammaestrato dalla mia fanciullezza,

ed io, fino ad ora,

ho annunziato le tue maraviglie.

Ed anche quando sia giunto alla vecchiaia ed alla canizie,

o Dio, non abbandonarmi,

finché non abbia fatto conoscere il tuo braccio a questa generazione,

e la tua potenza a quelli che verranno.”

(Dal Salmo 71)

LODARE DIO CREATORE
LODARE DIO CREATORE

SUFISMO E SCIISMO

di Giuseppe Aiello

Secondo la Tradizione, l’esoterismo – così come l’essoterismo – procede direttamente dall’insegnamento stesso del Profeta. Nell’ Islam sunnita, per indicare l’insieme delle dottrine e delle pratiche esoteriche, si usa il termine tasawwuf (lett. “divenire un Sufi”), che non si trova né nel Corano né nella letteratura degli ahadith (le fonti primarie dell’Islam), e la cui effettiva origine rimane incerta ed è ancora oggi oggetto di dibattito. Secondo la visione più diffusa, esso avrebbe fatto riferimento a quelle persone che indossavano vestiti di lana. In sé non ci dice nulla riguardo al suo contenuto, ossia non c’è alcun riferimento diretto alla conoscenza o alla saggezza nel significato del termine, ma sembra indicare solo uno stile di vita ascetico e sobrio.

Questa parola fece la sua comparsa nella lingua dell’Islam verso la fine del II secolo dell’Egira, come testimoniato anche dallo storico Ibn Khaldun, secondo cui a partire dal II secolo «le persone dedite alla preghiera cominciarono a essere chiamati Sufiyya o Gente del Tasawwuf».

Il termine sufi, ossia la persona che pratica il tasawwuf, sembra es-sere etimologicamente anteriore a quest’ultimo, dal momento che la prima menzione del termine si deve ad Hassan al-Basri (642-728), che morì 110 anni dopo l’Egira. Secondo Abd al-Karim al-Qushayri, la parola sufi entrò nell’uso comune per la prima volta poco prima della fine del II secolo dell’Egira, dunque nell’VIII secolo d.C., mentre secondo Maulana Jami, la prima persona ad assumere il titolo di sufi fu Abu Hasham Kufi (morto nel 150 dell’Egira, ca 770 d.C.).

A ogni modo, come precisa Guénon, «nessuno può mai dichiararsi sufi, se non per pura ignoranza; così facendo dimostrerebbe infatti di non esserlo realmente, poiché tale qualità è necessariamente un “segreto” (sirr) fra il vero sufi e Allah; ci si può solamente definire mutasawwif, termine che si applica a chiunque sia entrato nella “via” iniziatica, a prescindere dal grado raggiunto; ma il sufi, nel vero senso della parola, è solamente colui che ha raggiunto il gradino più alto».

Storicamente i Sufi si sono raggruppati abbastanza tardivamente (verso il XII secolo) in organizzazioni chiamate ṭawaif (pl. di ṭaifa) o anche, con un termine più conosciuto, ṭuruq (pl. di ṭarīqa, “via”), dunque diversi secoli dopo il Profeta Muhammad, per cui non possono essere considerate come le uniche o più autentiche Vie alla realizzazione. Si tratta evidentemente di scuole che possono presentare metodi diversi (senza però alcuna divergenza dottrinale di fondo), venutesi a creare in virtù di determinate condizioni spazio-temporali, verosimilmente di natura politica e sociale, che hanno reso necessaria tale differenziazione, e financo distacco, rispetto al resto della comunità (ummah).

La loro nascita potrebbe essere stata una reazione all’esteriorismo e alla mondanizzazione della religione legata alle dinastie sunnite, nel tentativo di preservare e praticare – in maniera sistematica e organizzata – il vero Islam come conservato nella Rivelazione di Muhammad e tramandato ai suoi Compagni più stretti.

In breve, l’«interiorizzazione e intensificazione della fede e della pratica islamica» (Chittick) non erano originariamente indicate con il termine tasawwuf, né colui che segue la Via era originariamente chiamato sufi, né il ricollegamento iniziatico e la trasmissione dell’influenza spirituale (a cui consegue il lavoro su di sé che ognuno deve compiere nella maniera che più gli si addice, per rendere effettivo ciò che ancora è soltanto virtuale) erano (o possono tuttora essere) necessariamente limitati all’appartenenza a un Ordine (tariqa) sufi.

[estratto da: Giuseppe Aiello, “La Repubblica islamica dell’Iran alla luce della Tradizione” – Capitolo “Ordini sufi e Massoneria”, Irfan Edizioni]

SUFISMO E SCIISMO
SUFISMO E SCIISMO

Israele: cortina fumogena per nascondere fallimento militare

a cura della Redazione

25/03/2024

Sono trascorsi circa 170 giorni da quando Israele ha lanciato la sua guerra genocida sulla Striscia di Gaza, che ha causato la morte di 32mila persone e il ferimento di altre decine di migliaia.

Secondo le Nazioni Unite, Gaza è a un passo dalla carestia poiché Israele continua a bloccare l’ingresso di beni di prima necessità come cibo e medicinali. Le forze israeliane hanno anche perpetrato massacri prendendo di mira le persone affamate in attesa di aiuti alimentari. 

Dall’inizio dell’attacco israeliano il 7 ottobre, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso di continuare la guerra fino alla “vittoria totale” su Hamas. Finora l’esercito israeliano non è riuscito a mettere in ginocchio Hamas, il che evidenzia l’invincibilità del movimento di Resistenza. Circa 300 soldati israeliani, secondo stime israeliane, sono stati uccisi nell’offensiva di terra a Gaza. 

Il fallimento del regime israeliano

Il fallimento di Israele nello sconfiggere Hamas ha recentemente sollevato profonde preoccupazioni negli Stati Uniti, spingendo la Whtie House a raddoppiare le richieste per raggiungere un cessate il fuoco a Gaza. 

Stati Uniti, Qatar ed Egitto mediano i negoziati di tregua al Cairo. I rapporti suggeriscono che i colloqui volti a raggiungere un cessate il fuoco temporaneo si sono interrotti senza alcun risultato. Hamas ha presentato ai mediatori la sua proposta per un accordo di cessate il fuoco. Ha chiesto un cessate il fuoco globale, il ritiro delle truppe israeliane da Gaza, il ritorno degli sfollati al nord e l’ingresso di aiuti umanitari. Bassem Naim, alto funzionario di Hamas, ha dichiarato che Netanyahu non vuole raggiungere un accordo. “La palla ora è nel campo degli americani per spingerlo ad un accordo”, ha aggiunto.

Il 7 ottobre Hamas ha effettuato un attacco nel sud di Israele, seguito dall’assalto israeliano. Più di 1.100 persone sono state uccise nell’operazione militare di Hamas. Circa 250 le persone imprigionate. Hamas ne ha rilasciati oltre cento nell’ambito di un accordo di scambio di prigionieri con Israele a novembre. Attualmente a Gaza rimangono 130 prigionieri, di cui circa 30 presumibilmente morti. Alcuni dei prigionieri sono stati uccisi negli attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza.

Usa al servizio di Israele

Gli Stati Uniti hanno sostenuto pienamente Israele politicamente e militarmente da quando il regime ha lanciato la guerra a Gaza. Ma funzionari dell’amministrazione americana si sono recentemente pronunciati contro il crescente numero di vittime a Gaza e contro la sofferenza dei palestinesi. 

La vicepresidente Kamala Harris ha chiesto un cessate il fuoco immediato citando “l’immensa portata della sofferenza” a Gaza. Attualmente, le crescenti richieste alla Casa Bianca per un cessate il fuoco a Gaza sono legate a una serie di ragioni. Innanzitutto, cresce il numero di americani che disapprovano la gestione della guerra di Gaza da parte del presidente Biden, il che potrebbe costargli le elezioni presidenziali di quest’anno. 

In secondo luogo, i gruppi della Resistenza hanno inferto gravi colpi alle forze israeliane nella Striscia di Gaza. Hanno messo in luce il fallimento di Israele nell’eliminare Hamas sul campo di battaglia. Il mese scorso, un documento redatto dall’intelligence militare israeliana ha rivelato che il regime di Netanyahu non sarà in grado di distruggere Hamas. 

Mentre cresce il sostegno verso la Resistenza palestinese, un’ulteriore escalation nel mese sacro potrebbe portare a una terza Intifada (rivolta). Di conseguenza, la guerra di Gaza potrebbe estendersi all’intera regione dell’Asia occidentale. 

Negli ultimi mesi è cresciuto il sentimento anti-americano per il sostegno di Washington alla guerra di Israele a Gaza. In caso di escalation, le forze americane nella regione pagherebbero un prezzo molto alto.

Israele: cortina fumogena per nascondere fallimento militare
Israele: cortina fumogena per nascondere fallimento militare