LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE

di Luca Rudra Vincenzini

“Il principio vitale (prāṇa) dev’essere fuso con la ruota delle Dee (Śrī Śakti Cakra), attraverso la meditazione (bhavana), nel luogo ove fuoco (agni-suṣumṇā), sole (sūrya-piṅgalā) e luna (candra-iḍā) si incontrano nel centro (madhya, nel cuore-hṛdaya)”, Tantrāloka, Abhinavagupta.

Quando il soffio entra nella ruota delle potenze (emozioni, plesso solare) questa comincia a ruotare; il vortice sacrifica l’individuazione di ciascuna emozione in favore di un’energia vitale indifferenziata.

La permanenza in tale stato sovraemotivo, fa accedere alla cava del cuore e porta alla espansione del centro (madhya-vikāsa). Ciò dona la sensazione netta di essere entrati in una bolla di consapevolezza che avvolge interamente il corpo in un utero protettivo.

L’espansione, infine, condurrà gradualmente all’evaporazione della percezione del corpo fisico, lasciando attiva la sola testimonianza del silenzio come una scintilla in un oceano di luce.

Se non impari a verticalizzare questo processo, rimani imprigionato/a negli alti e bassi delle emozioni.

sarvamaṅgala

LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE
LA RUOTA DELLE DEE NEL CUORE

IL SEGRETO DI HERMES

a cura di La Via Iniziatica

Nessun uomo con pregiudizi potrà essere il re della Natura o il maestro della trasmutazione. La Pietra filosofale è quindi necessariamente la prima cosa da ricercare. Trovare l’assoluto nell’infinito, e l’indefinito nel finito; così è la Grande Opera dei saggi, così è il segreto di Hermes e così è la Pietra dei filosofi.

Eliphas Lévi, dal libro “La Scienza di Hermes: La Rivelazione dei Supremi Segreti”

IL SEGRETO DI HERMES
IL SEGRETO DI HERMES

LA SAGGEZZA DELL’AQUILA

a cura di Madhurya Kali Prakash

L’aquila non sceglie il compagno per istinto emotivo, ma per legge di sopravvivenza superiore.

Prima di unirsi, lo mette alla prova.

Non cerca seduzione, cerca struttura.

Non cerca promesse, cerca affidabilità energetica.

Il ramo che lascia cadere nel vuoto non è un gioco, è un rituale di selezione.

Chi lo recupera non sta dimostrando agilità, ma presenza, chi non lo perde mai, dimostra continuità, perché un giorno, quel ramo sarà un figlio, e chi cade nell’istinto non è adatto a guidare una vita.

Dopo l’unione, costruisce un nido insieme al compagno, duro fuori, accogliente dentro: questo è il simbolo dell’unione sacra, maschile protettivo e femminile generativo, in equilibrio.

Ma l’aquila conosce la legge della crescita, nessuno evolve nel comfort: quando è tempo, il maschio distrugge il nido, non per crudeltà, ma per spingere la vita a prendere le ali.

Il giovane non impara a volare finché ha protezione.

Il volo nasce sempre nella soglia tra caduta e forza e quando il piccolo precipita, il padre lo afferra, non lo abbandona, lo allena.

Non lo salva sempre, lo prepara, perché l’amore non è trattenere, è abilitare.

Questo non è un racconto sugli animali. È dottrina evolutiva.

La lezione è semplice:

se scegli senza mettere alla prova, fallisci.

Se costruisci senza disciplina, crolli.

Se proteggi senza responsabilità, distruggi.

Se ami senza elevare, ti condanni alla dipendenza.

Non scegliere mai chi ti promette, scegli chi regge.

Non guardare parole, osserva intenzioni, condotta ed energia.

Non cercare un nido, cerca un compagno di ascesa.

Perché la vera unione non è stare insieme: è volare più in alto insieme, senza cadere nelle vecchie ombre.

La madre aquila non è romantica.

È saggia.

E la saggezza, nella vita come nel cammino spirituale, è semplice: non unire il tuo destino con chi non può sostenere la tua evoluzione.

LA SAGGEZZA DELL'AQUILA
LA SAGGEZZA DELL’AQUILA

IL FULMINE

a cura di Carlo Weiblingen

In quanto strumento divino, il vajra (fulmine) corrisponde al Verbo, all’Intelletto ed è l’attributo del dio vedico Indra, potenza divina , infinita, giustiziera e benefica. Il vajra è anche diamante: il lampo nasce spesso nelle leggende da un diamante. Talvolta, come nel buddismo tantrico, è l’immagine del mondo adamantino o della conoscenza, opposto al mondo delle apparenze. Occorre anche notare che il fulmine, sotto l’aspetto del doppio tridente, non è peculiare dell’India; lo si trova parimenti raffigurato nel mondo greco-romano con il significato evidente del doppio potere, creatore e distruttore.

Se il fulmine è il simbolo dell’intervento improvviso e brutale del cielo, il suo simbolismo, a questo riguardo, si distingue da quelli della stella e dell’ascia. Se il fulmine è scarica violenta di energia, la stella è energia accumulata e ha il valore di un fulmine fissato. Il fulmine è anche accostato alla scure, al meteorite. Tuttavia anche la scure è simbolicamente un fulmine accumulato. Il fulmine sarebbe una energia esplosiva non accumulata, mentre la scure rappresenta al contrario l’energia strutturata, strumento della creazione ragionata del mondo-alchimia, cui è tradizionalmente associato il colpo d’ascia, da cui nasce Pallade Atena. Il fulmine è la creazione che sorge dal nulla allo stato ancora caotico o che si annulla in un incendio apocalittico.

J.Chevalier, A.Gheerbrant,

Il Dizionario dei Simboli

IL FULMINE
IL FULMINE

CONTRO LA RIFORMA DELLE FORZE ARMATE ITALIANE

di Fabio Filomeni

Quando leggo notizie del genere mi preoccupo perché non si può avere fiducia nelle scelte politiche di una classe dirigente che è asservita agli interessi stranieri. Sotto la NATO gli Stati hanno obbedito all’ordine del buzzurro americano di elevare le spese militari al 5% del PIL con un duplice beneficio per gli Stati Uniti: garantirsi i miliardi di dollari in commesse di armamenti da vendere agli eserciti europei (si stima che circa il 60% del “Rearm Europe Plan” vada ad ingrassare le aziende d’oltre Oceano); potenziare la NATO a guida americana nelle future guerre per il possesso delle materie prime. Venezuela? Iran? Russia? Sotto a chi tocca…

Ecco perché, quando parlano di riforme delle Forze Armate, non mi fido dei reali intendimenti di questi politici che prendono ordini da Washington e dal Pentagono. Le Forze Armate di una Nazione non si devono riformare in base agli interessi strategici stranieri. Si chiariscano e si dichiarino prima gli obiettivi e gli interessi strategici dell’Italia che NON SONO QUELLI DI FARE LA GUERRA CONTRO LA RUSSIA! Solo in un secondo tempo si potrà mettere mano allo strumento militare..

CONTRO LA RIFORMA DELLE FORZE ARMATE ITALIANE
CONTRO LA RIFORMA DELLE FORZE ARMATE ITALIANE

La tragedia del Sudan e il ruolo di Israele ed Emirati

di Mostafa Milani Amin

Il Sudan è travolto da una nuova guerra civile, tra le forze armate guidate da Burhan e le Forze di Supporto Rapido di Hemedti. La caduta di al‑Fashir e il massacro dei civili hanno rivelato un intreccio più ampio: Israele ed Emirati sostengono direttamente le forze ribelli e costruiscono basi nel Mar Rosso. Una crisi locale che si è già trasformata in una minaccia regionale.

Agenzia Hawzah News – Dal 2023 il Sudan è teatro di una nuova guerra civile tra le forze armate guidate dal generale Abdel Fattah al‑Burhan e le Forze di Supporto Rapido (RSF) sotto il comando di Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemedti. Uno scontro interno che, con l’ingerenza di attori esterni, ha assunto dimensioni regionali e geopolitiche di grande rilievo.

La caduta della città di al‑Fashir, accompagnata da massacri di civili, ha messo in piena evidenza il ruolo degli Emirati Arabi Uniti, che sostengono le RSF. In sede ONU, il rappresentante sudanese ha denunciato con forza l’ingerenza di Abu Dhabi, presentando documenti che dimostrano il sostegno militare e logistico ai ribelli.

Il ruolo di Israele è altrettanto centrale e destabilizzante. Tel Aviv ha mantenuto contatti sia con Burhan sia con Hemedti, ma negli ultimi mesi ha scelto di sostenere apertamente il leader delle RSF. Israele ha fornito tecnologie di sorveglianza avanzate e ha collaborato con gli Emirati nella costruzione di basi nel Mar Rosso e in Somalia, con l’obiettivo di consolidare la propria influenza e di estendere la propria presenza militare nella regione.

La guerra sudanese preoccupa profondamente l’Egitto, che teme ripercussioni dirette sulla propria sicurezza nazionale. Analisti egiziani hanno ipotizzato persino un possibile intervento militare del Cairo qualora il conflitto minacciasse la stabilità dei confini o l’equilibrio regionale.

Il Sudan, ricco di risorse naturali e collocato in una posizione strategica tra Nord Africa e Mar Rosso, è divenuto terreno di saccheggio e manipolazione da parte di potenze regionali. La tragedia di al‑Fashir mostra come la guerra interna si intrecci con una guerra cognitiva e di civiltà, in cui i regimi di Tel Aviv e di Abu Dhabi non solo interferiscono, ma giocano un ruolo attivo e distruttivo, alimentando il conflitto e destabilizzando l’intera regione.

La tragedia sudanese non è un episodio isolato, ma si inserisce in una più ampia strategia di dominio dei regimi occidentali e del regime di Tel Aviv, che da decenni cercano di piegare le società della regione attraverso guerre, destabilizzazioni e manipolazioni cognitive. Il Sudan diventa così un laboratorio di ingerenza, dove la guerra interna viene alimentata e sfruttata per consolidare interessi esterni.

Questi regimi, che proclamano valori di democrazia e diritti umani, in realtà sostengono e coprono le operazioni dei loro alleati regionali. Tel Aviv, con la sua agenda espansionista, e Abu Dhabi, ridotta a vassallo obbediente, agiscono come strumenti di una stessa strategia: penetrare nel Mar Rosso, controllare le rotte commerciali e trasformare i conflitti locali in leve di potere geopolitico.

Questa dinamica mostra come la guerra del Sudan sia parte di una guerra cognitiva e di civiltà, in cui la propaganda occidentale maschera la realtà e giustifica l’intervento dei regimi complici. La tragedia di al‑Fashir diventa così simbolo di un disegno più ampio: non solo la distruzione di una città, ma l’attacco sistematico alla stabilità e alla dignità dei popoli.

La via d’uscita da questa spirale di dominio e tirannia non può certamente venire dai regimi complici, ma dai popoli stessi. Il popolo iraniano, insorto contro i programmi globali di oppressione, ha mostrato che la resistenza è possibile anche di fronte a pressioni inaudite di ogni tipo. I popoli ne seguano dunque l’esempio: uniti, lucidi e coscienti, si facciano portatori di dignità, libertà e indipendenza, seguendo il luminoso esempio della Rivoluzione Islamica, ispirata all’estremo sacrificio di Fatima, che continua a irradiare forza, coraggio e speranza a ogni vero nemico dell’oppressione e della tirannia.

Tratto da: Hawzahnews

La tragedia del Sudan e il ruolo di Israele ed Emirati
La tragedia del Sudan e il ruolo di Israele ed Emirati

IL GENOCIDA SIONISTA BLOCCA GLI AIUTI PER GAZA

a cura di Resistenza Popolare

Al genocida sionista della tregua non frega assolutamente niente, lo hanno dimostrato le oltre 100 vittime (tra cui donne e bambini) delle settimane scorse e adesso lo dimostra l’ennesimo blocco degli aiuti umanitari al popolo Palestinese. Alcuni giornalisti sono riusciti a girare un video di enormi magazzini in Giordania pieni di merci il cui ingresso è stato severamente vietato dalle autorità sioniste.

Secondo alcune fonti un magazzino conterrebbe 4000 tonnellate di aiuti umanitari e quelli bloccati dai sionisti sarebbero molti, solamente il Programma Alimentare Mondiale e l’UNICEF hanno diversi magazzini simili. Inoltre, l’organizzazione benefica “Hashemita Giordania” gestisce 36 magazzini pieni di rifornimenti. Le organizzazioni umanitarie affermano di avere abbastanza aiuti per 150 camion al giorno, cinque giorni alla settimana. Questa quantità basterebbe per tre mesi, ma le forniture a Gaza non arrivano: “gli aiuti sono bloccati in Giordania”, inoltre altre 10.000 tonnellate sono pronte per la spedizione, ma non c’è spazio perché Israele rifiuta di far passare le merci.

Il popolo Palestinese continua a morire, nel mentre il genocida continua a tenere bloccati gli aiuti con il supporto degli USA. Mentono su tutto, mentono sul genocidio, mentono sulla tregua, mentono persino sugli aiuti umanitari.

USA e Israele sono il cancro del Mondo e vanno debellati!

IL GENOCIDA SIONISTA BLOCCA GLI AIUTI PER GAZA
IL GENOCIDA SIONISTA BLOCCA GLI AIUTI PER GAZA

FILO SPINATO IN UNIONE EUROPEA

Videoconferenza del canale YouTube LA CASA DEL SOLE TV, trasmesso in diretta online in live streaming il giorno 6 Novembre 2025.

Politico riporta che la commissione UE starebbe lavorando per escludere ulteriormente i cittadini russi dalla concessione dei visti Schengen. Nel frattempo sale la tensione tra Russia e USA, con i test nucleari che potrebbero tornare a svolgersi. Attenzione anche sul medio oriente, dove l’UE sembrerebbe voltarsi dall’altra parte. Ne parliamo con i nostri ospiti Valentina Ferranti, Vincenzo Lorusso e Federico Povoleri. In studio Andrea Lucidi.

FILO SPINATO IN UNIONE EUROPEA

LA STREGONERIA DELLA PIOGGIA

a cura di Tania Perfetti

Nel Medioevo italiano la pioggia non era soltanto un fenomeno naturale, ma una risorsa vitale che determinava la sopravvivenza delle comunità agricole. L’abbondanza o la carestia, la fertilità dei campi o la loro sterilità dipendevano da un equilibrio climatico fragile, interpretato alla luce di una cosmologia religiosa. La Chiesa insisteva sul fatto che la pioggia fosse dono o castigo divino, e che le siccità potessero essere vinte attraverso processioni, digiuni e preghiere collettive. Tuttavia, accanto alla liturgia ufficiale, sopravvivevano credenze e pratiche popolari che attribuivano a individui particolari il potere di “legare” o “sciogliere” le nubi.

Le fonti giudiziarie e cronachistiche italiane tra il XIII e il XV secolo attestano la presenza di figure accusate di manipolare il clima, talvolta chiamate tempestarii o malefici. A loro veniva imputata la capacità di provocare grandinate, nubifragi o al contrario siccità, per danneggiare i raccolti o estorcere denaro ai contadini che li temevano. Più che “stregoni della pioggia” nel senso positivo di mediatori, queste figure venivano percepite come responsabili di una forma di “magia meteorologica” ambivalente, sospesa tra il sospetto demonologico e la necessità concreta di affrontare le emergenze agricole.

Un esempio precoce lo troviamo in un atto del sinodo di Braga, citato e recepito anche in Italia, che condannava coloro che “credunt posse homines tempestatem facere vel grandinem de caelo demittere” (“credono che gli uomini possano fare tempeste o far cadere grandine dal cielo”). Nel contesto italiano, una testimonianza è contenuta nel Liber Augustalis di Federico II (1231), dove si proibisce ogni pratica superstiziosa che pretenda di controllare i fenomeni atmosferici, equiparandola a forme di eresia.

Le cronache comunali offrono ulteriori squarci. Giovanni Villani, nella sua Cronica (XIV secolo), parlando di una grave siccità che colpì Firenze, annota: “E fu tanto il bisogno che alcuni ricorrevano a fattucchiere e stregoni, per fare venire l’acqua dal cielo, con gran scandalo de’ buoni cristiani”. Qui emerge chiaramente la tensione tra il bisogno popolare e la condanna morale.

Gli atti inquisitoriali, conservati in varie sedi italiane, contengono accuse più precise. In un processo tenutosi a Modena nel 1455, una donna fu accusata di aver “portato in campo una catinella d’acqua e, versandola con parole strane, prometteva di trarre le nuvole e la pioggia”. Un altro atto piemontese del 1471 riporta che un certo Pietro da Saluzzo “insegnava ai villani a battere tre volte la terra con un ramo di salice e a invocare lo spirito dell’acqua, affinché mandasse pioggia o tempesta”.

Questi episodi mostrano che, al di là dell’elaborazione teologica, esisteva una cultura contadina che affidava a rituali concreti – gesti simbolici, oggetti quotidiani, invocazioni miste di sacro e profano, la speranza di controllare il cielo.

La condanna di tali pratiche da parte della Chiesa medievale si spiega non solo con il timore dell’eresia o dell’alleanza col demonio, ma anche con la volontà di preservare il monopolio sulla spiegazione teologica del clima. Nel Canon Episcopi, testo circolante anche in Italia e citato spesso dai vescovi, si legge che i fedeli non devono “credere che certe donne, sedotte dal demonio, possano alterare le tempeste, o che possano mutare la condizione dell’aria”.

APPROFONDIMENTO: SANTI, RITI LITURGICI E MAGIA METEREOLOGICA

Accanto alla condanna delle pratiche magiche, il mondo cristiano medievale elaborò rituali approvati per ottenere la pioggia. Processioni con reliquie, messe votive “ad petendam pluviam” e preghiere comunitarie erano strumenti istituzionalizzati per fronteggiare la siccità. In molte città italiane si ricorreva ai santi protettori locali: san Donato in Toscana, san Giovanni Battista in Liguria, san Gennaro a Napoli erano invocati come garanti della pioggia o della protezione contro le tempeste.

La sovrapposizione tra devozione e superstizione era inevitabile. In area emiliana, ad esempio, è attestata la pratica di immergere reliquie in corsi d’acqua per “sollecitare” le nubi. Nelle campagne lombarde, le confraternite organizzavano processioni portando croci e immagini sacre nei campi assetati, spesso accompagnandole con formule che si discostavano poco dalle “parole strane” dei villani accusati di magia.

Questa ambiguità fu sfruttata dalla nascente demonologia quattrocentesca: il Malleus Maleficarum (1487), pur non italiano, circolò ampiamente anche nella penisola e sancì l’idea che chi pretendesse di controllare le piogge non fosse più solo un ingenuo contadino superstizioso, ma un adepto del demonio. Così, il sospetto contro i “maghi della pioggia” si trasformò in persecuzione sistematica.

INTERPRETAZIONE

Lo “stregone della pioggia” dell’Italia medievale non può essere ridotto a una figura marginale. Era piuttosto l’emblema di un conflitto tra due sistemi di legittimazione del potere: da un lato l’istituzione ecclesiastica, che voleva monopolizzare il rapporto con Dio; dall’altro la cultura popolare contadina, che non poteva rinunciare a rituali immediati per affrontare la precarietà climatica.

Dal punto di vista antropologico, questi riti riflettevano un bisogno di controllo simbolico: versare acqua, battere la terra, rovesciare recipienti erano gesti che rendevano tangibile l’atto di “chiamare” le nubi. Anche se inefficaci sul piano meteorologico, essi svolgevano una funzione sociale: ridurre l’ansia, rafforzare la coesione del villaggio, dare l’impressione che la comunità non fosse del tutto impotente.

CONCLUSIONI

Nel più ampio panorama della cultura medievale italiana, la credenza negli stregoni della pioggia mette in luce la continua interazione tra religione ufficiale e pratiche popolari. Essa testimonia il bisogno profondo delle comunità rurali di controllare un elemento essenziale della vita agricola, affidandosi tanto alla liturgia ecclesiastica quanto alla magia locale. È in questa tensione, tra cielo e terra, tra chiesa e villaggio, che si colloca la figura dello stregone della pioggia, sospesa tra paura e speranza, repressione e necessità.

BIBLIOGRAFIA

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• Ginzburg, C. (1989), Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Torino: Einaudi.

• Kieckhefer, R. (1976), European Witch Trials: Their Foundations in Popular and Learned Culture, 1300–1500, Berkeley: University of California Press.

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• Muraro, L. (1976), La signora del gioco. Episodi della caccia alle streghe, Milano: Feltrinelli.

• Schmitt, J.-C. (1983), La raison des gestes dans l’Occident médiéval, Paris: Gallimard.

• Schmitt, J.-C. (2002), Streghe, sciamani, visionari. Studi di storia delle religioni, Torino: Einaudi.

• Tedeschi, J. (1991), The Prosecution of Heresy: Collected Studies on the Inquisition in Early Modern Italy, Binghamton: Medieval & Renaissance Texts.

LA STREGONERIA DELLA PIOGGIA

I FIGLI SONO UN’EREDITA’ CHE VIENE DA IDDIO ALTISSIMO

di Marco Nassisi

La gente dice che i bambini sono troppo costosi.
Ma questo lo dice chi misura la vita con la calcolatrice, non con il cuore.
La Bibbia dice che i figli sono una benedizione.
“I figli sono un’eredità che viene dal Signore” (Salmo 127:3).
Non prosciugano la tua ricchezza — la ridefiniscono.
Ti obbligano a diventare più forte, più saggio, più generoso.
Ti costringono a guardare oltre te stesso.
La vera povertà non è mancare di denaro,
ma vivere senza eredità da lasciare.
Ogni figlio è un investimento eterno:
in lui lasci il tuo nome, la tua fede, la tua visione del mondo.
La vera ricchezza non è ciò che accumuli sul conto,
ma ciò che costruisci nel cuore della prossima generazione.

I FIGLI SONO UN'EREDITA' CHE VIENE DA IDDIO ALTISSIMO
I FIGLI SONO UN’EREDITA’ CHE VIENE DA IDDIO ALTISSIMO