IL CERVELLO UMANO

di Adam Luz

“Il nostro cervello è formato da due emisferi con caratteristiche e funzioni diverse.

Emisfero sinistro: Comanda la parte destra del corpo, le funzioni linguistiche, l’analisi, il pensiero razionale, matematico e logico.

È considerato l’emisfero Maschile e simboleggiato dalla spada, poiché legato alla mente razionale che divide, seziona e “penetra” la realtà.

Emisfero destro: Comanda la parte sinistra del corpo, le funzione spaziali, l’intuizione, la creatività e le emozioni.

È considerato l’emisfero Femminile e simboleggiato dalla coppa poiché capace di riunire in sé diversi elementi accogliendo la realtà in maniera olistica.

Ognuno di noi utilizza entrambi gli emisferi, ma ce n’è sempre uno che predomina. Al giorno d’oggi la maggior parte delle persone usa di più l’emisfero sinistro, mentre le persone che hanno la parte femminile predominante sono molto creative e fantasiose. Anche per questo motivo tra gli artisti si trovano molti mancini.”

Tratto da Il Segreto della Pineale di Adam Luz

IL CERVELLO UMANO
IL CERVELLO UMANO

LA GRANDEZZA DI DIO

di Monaco Guerriero

Se dunque non ti fai simile a Dio, non potrai capire Dio; poiché il simile non è intellegibile se non al simile.
Innalzati a una grandezza al di là d’ogni misura, con un balzo liberati dal tuo corpo;
sollevati al di sopra d’ogni tempo, divieni l’Eternità: allora capirai Dio.
Convinciti che niente ti è impossibile, pensati immortale e in grado di comprendere tutto,
tutte le arti, tutte le scienze, la natura d’ogni essere vivente.
Sali più in alto della più alta altezza; discendi più in basso della più abissale profondità.
Richiama in te tutte le sensazioni di ciò ch’è creato,
del fuoco e dell’acqua, dell’umido e del secco,
immaginando d’esser dovunque,
sulla terra, nel mare, in cielo; di non essere ancora nato,
poi di trovarti nel grembo materno,
d’esser ordunque adolescente, vecchio, morto, al di là della morte.
Se riesci ad abbracciare nel tuo pensiero tutte le cose insieme,
tempi, spazi, sostanze, qualità, quantità,
potrai comprendere Dio.
Ermete Trismegisto – Corpus Hermeticum

LA GRANDEZZA DI DIO
LA GRANDEZZA DI DIO

LA VOLONTA’ DEL VERO

a cura di Crimini Dem

“Parliamoci chiaro: tutto quello che il genere umano ha fatto di meglio lo deve all’alchimia di una volontà ordinata e amica del vero più che dell’opportunismo. Alla tensione all’ordine, alla perfezione, che è il cardine del pensiero di una “destra” illuminata e luminosa. Alla selezione severa, implacabile, del bello contro il brutto. Tutto quanto. Le colonne doriche, gli esametri di Virgilio (puro ritmo: cioè ordine, cioè rito). Gli endecasillabi di Dante, i boccoli biondi della Venere di Botticelli. […] Entrare nell’agone politico imbracciando questa massima perfetta: “la politica dovrebbe essere la scienza che definisce le condizioni sociali più propizie alla percezione del valore e alla realizzazione di esso”. Questo è il vero compito, la vera maieutica, la vera ragion d’essere della cosiddetta “destra”: capire che cosa abbia valore, quindi che cosa sia il valore, capire come aprirgli la strada per la sua vittoria sul mondo.”

Franco Freda

LA VOLONTA' DEL VERO
LA VOLONTA’ DEL VERO

Chi era Shakespeare? “Si chiamava John Florio ed era italiano”

Videointervista di Radio Radio

“La propaganda: la madre di tutte le bugie”

L’identità di William Shakespeare è stata a lungo dibattuta da studiosi provenienti da ogni parte del globo e i primi dubbi sono sorti intorno al 1800.

Il regista Stefano Reali presenta il libro “SHAKESPEARE ÆNIGMA, La Prima Incarnazione di John Florio“ in diretta a Lavori in Corso con Stefano Molinari. Le ricerche del regista sull’identità del drammaturgo cominciano 12 anni fa e rivelano una verità celata per secoli dai poteri più forti, tra cui ovviamente, la monarchia inglese.

“A Londra fra il 1560 e il 1590, nasce la propaganda: la bugia su Shakespeare cosi come l’inglese moderno, è frutto del lavoro di un gruppo di italiani, che erano fuggiti dall’inquisizione e soggiornavano a Londra” dice Stefano Reali “dove c’era una comunità di 2000 italiani: l’eccellenza dei migliori giuristi, musicisti, letterati, poeti, avvocati e commercianti. Hanno costruito una cellula di cultura che creava reddito, molto reddito”.

Stefano Reali ci racconta di una menzogna durata per ben 4 secoli e di un lavoro di seppellimento e oscuramento della verità, magistrale, che è durato fino ad oggi. “I fatti, i personaggi e i dati su chi ha scritto le opere, sono tutti autentici” dice il regista “la propaganda è stata la madre di tutte le bugie e ha preso potere nell’unico paese che era libero dal Vaticano e dove si rifugiarono elitè e lobby, che hanno costruito un sistema di menzogna pubblica. Perchè? Per creare un poeta nazionale e soprattutto una lingua poetica che l’Inghilterra non aveva”.

Nel suo libro Reali rivela che il suo professore di filosofia all’Università di Oxford era niente di meno che Giordano Bruno. Il filosofo italiano venne bruciato vivo al rogo nella Piazza di Campo de Fiori a Roma, per opera dell’Inquisizione. Bruno venne condannato per non aver rinnegato le sue teorie filosofiche (tra cui quella degli universi paralleli) e venne giustiziato come eretico. “Fu proprio Bruno a dire a Florio di investire sul teatro, perché a quel tempo era il lavoro che creava più soldi: ma servivano delle trame”.

Non è infatti una coincidenza che ben 21 opere su 39 di Shakespeare o per meglio dire Florio, fossero storie italiane e ambientate in Italia. I drammi italiani redatti da Florio sono infatti ricchi di dettagli, toponomastiche “per esempio su come sono fatte le vie, che distanza c’è tra la casa di Giulietta e la chiesa dove si sono sposati” dice Reali “che apparentemente sembrano irrilevanti ma erano un modo con cui l’autore ha fatto capire che nessuno che non fosse stato sul posto poteva conoscere quei dettagli”.

Quei dettagli, che non erano altro che dei segni che Florio aveva lasciato per rivendicare la legittimità delle proprie opere, frutto di un’arte e di un’eccellenza tutta italiana. Le impronte che l’autore lasciò nei suoi testi vennero riconfermate anni dopo dagli studiosi del tempo, che attraverso i loro viaggi in Italia, constatarono che le indicazioni topografiche e geografiche corrispondevano tutte.

“A Londra fra il 1560 e il 1590, nasce la propaganda: la bugia su Shakespeare cosi come l’inglese moderno, è frutto del lavoro di un gruppo di italiani, che erano fuggiti dall’inquisizione e soggiornavano a Londra” dice Stefano Reali “dove c’era una comunità di 2000 italiani: l’eccellenza dei migliori giuristi, musicisti, letterati, poeti, avvocati e commercianti. Hanno costruito una cellula di cultura che creava reddito, molto reddito”.

Stefano Reali ci racconta di una menzogna durata per ben 4 secoli e di un lavoro di seppellimento e oscuramento della verità, magistrale, che è durato fino ad oggi. “I fatti, i personaggi e i dati su chi ha scritto le opere, sono tutti autentici” dice il regista “la propaganda è stata la madre di tutte le bugie e ha preso potere nell’unico paese che era libero dal Vaticano e dove si rifugiarono elitè e lobby, che hanno costruito un sistema di menzogna pubblica. Perchè? Per creare un poeta nazionale e soprattutto una lingua poetica che l’Inghilterra non aveva”.

Nel suo libro Reali rivela che il suo professore di filosofia all’Università di Oxford era niente di meno che Giordano Bruno. Il filosofo italiano venne bruciato vivo al rogo nella Piazza di Campo de Fiori Roma, per opera dell’Inquisizione. Bruno venne condannato per non aver rinnegato le sue teorie filosofiche (tra cui quella degli universi paralleli) e venne giustiziato come eretico. “Fu proprio Bruno a dire a Florio di investire sul teatro, perché a quel tempo era il lavoro che creava più soldi: ma servivano delle trame”.

Non è infatti una coincidenza che ben 21 opere su 39 di Shakespeare o per meglio dire Florio, fossero storie italiane e ambientate in Italia. I drammi italiani redatti da Florio sono infatti ricchi di dettagli, toponomastiche “per esempio su come sono fatte le vie, che distanza c’è tra la casa di Giulietta e la chiesa dove si sono sposati” dice Reali “che apparentemente sembrano irrilevanti ma erano un modo con cui l’autore ha fatto capire che nessuno che non fosse stato sul posto poteva conoscere quei dettagli”.

Quei dettagli, che non erano altro che dei segni che Florio aveva lasciato per rivendicare la legittimità delle proprie opere, frutto di un’arte e di un’eccellenza tutta italiana. Le impronte che l’autore lasciò nei suoi testi vennero riconfermate anni dopo dagli studiosi del tempo, che attraverso i loro viaggi in Italia, constatarono che le indicazioni topografiche geografiche corrispondevano tutte.

“Florio non poteva firmare i suoi testi, perché era un immigrato e si sarebbe dovuto scontrare con l’ostilità dei drammaturghi inglesi, in più era figlio di un ricercato dell’inquisizione” dice Reali “affidò quindi i copioni a un ragazzo analfabeta di nome Shakespeare, il quale non aveva nemmeno la terza media. Non si sarebbe mai aspettato che avrebbe costruito ciò che ha costruito”.

Quindi se il vero drammaturgo e autore delle opere si chiamava John Florio, chi era Shakespeare? “Un imprenditore teatrale, un presta soldi” conferma Reali “quando Florio cominciò a pubblicare i suoi drammi con il nome di Shakespeare, tutti gli altri drammaturghi erano arrabbiatissimi: perché lui stava dando fama e ricchezza a qualcuno che in realtà li strozzava, perché era un imprenditore”.

“Di tutti gli autori elisabettiani e anche quelli meno conosciuti, abbiamo tutti gli autografi e lettere di auguri: di Shakespeare non abbiamo nulla, solo sei firme tremolanti e tutte scritte su contratti commerciali come vendite o affitto di case” dice Reali “nel suo testamento non fa neanche cenno di lasciare dei libri. Mentre nel testamento di Florio ci sono 340 libri non inglesi e poi anche quelli inglesi: una biblioteca più ricca di quella di Oxford“.

Chi era Shakespeare? “Si chiamava John Florio ed era italiano”
Chi era Shakespeare? “Si chiamava John Florio ed era italiano”
Chi era Shakespeare? “Si chiamava John Florio ed era italiano”

LA NARRAZIONE DEI FATTI DEL 7 OTTOBRE NELLA VERSIONE DI HAMAS

a cura di Diego Siragusa

IL NOSTRO INDOMITO POPOLO PALESTINESE

Le nazioni arabe e islamiche;


I popoli liberi del mondo e coloro che difendono la libertà, la giustizia e la dignità umana.
Alla luce dell’aggressione israeliana in corso nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, e mentre il nostro popolo continua la sua battaglia per l’indipendenza, la dignità e la liberazione dall’occupazione più lunga di sempre, durante la quale ha dato le migliori dimostrazioni di coraggio ed eroismo in affrontare
la macchina omicida e l’aggressione israeliana.
Vorremmo chiarire al nostro popolo e ai popoli liberi del mondo la realtà di ciò che è accaduto il 7 ottobre, le motivazioni dietro, il contesto generale legato alla causa palestinese, così come una confutazione delle accuse israeliane e mettere i fatti in prospettiva.


Nel nome di Dio, il Misericordioso, il Compassionevole


1. La battaglia del popolo palestinese contro l’occupazione e il colonialismo non è iniziata il 7 ottobre, ma è iniziata 105 anni fa, compresi 30 anni di colonialismo britannico e 75 anni di occupazione sionista. Nel 1918, il popolo palestinese possedeva il 98,5% del territorio palestinese e rappresentava il 92% della popolazione sul territorio palestinese. Mentre gli ebrei, che furono portati in Palestina in campagne di immigrazione di massa in coordinamento tra le autorità coloniali britanniche e il movimento sionista, riuscirono a prendere il controllo di non più del 6% delle terre palestinesi e a costituire il 31% della popolazione prima della guerra. 1948 quando l’entità sionista fu annunciata nella storica terra di Palestina. A quel tempo, al popolo palestinese era negato il diritto all’autodeterminazione e le bande sioniste si impegnarono in una campagna di pulizia etnica contro il popolo palestinese volta ad espellerlo dalle sue terre e aree. Di conseguenza, le bande sioniste presero il controllo con la forza del 77% del territorio della Palestina, dove espulsero il 57% del popolo palestinese e distrussero oltre 500 villaggi e città palestinesi, e commisero dozzine di massacri contro i palestinesi, tutti culminati in la fondazione dell’entità sionista nel 1948. Inoltre, continuando l’aggressione, le forze israeliane nel 1967 occuparono il resto della Palestina, compresa la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme, oltre ai territori arabi attorno alla Palestina.


2. Nel corso di questi lunghi decenni, il popolo palestinese ha sofferto ogni forma di oppressione, ingiustizia, espropriazione dei suoi diritti fondamentali e politiche di apartheid. La Striscia di Gaza, ad esempio, ha sofferto dal 2007 un blocco soffocante durato 17 anni che l’ha trasformata nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. Anche il popolo palestinese di Gaza ha sofferto di cinque guerre/aggressioni distruttive, tutte di cui “Israele” è stata la parte colpevole. La popolazione di Gaza nel 2018 ha anche avviato le manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno per protestare pacificamente contro il blocco israeliano, le loro misere condizioni umanitarie e per rivendicare il loro diritto al ritorno. Tuttavia, le forze di occupazione israeliane hanno risposto a queste proteste con la forza brutale, uccidendo 360 palestinesi e ferendone altri 19.000, tra cui oltre 5.000 bambini, nel giro di pochi mesi.


3. Secondo dati ufficiali, nel periodo compreso tra gennaio 2000 e settembre 2023, l’occupazione israeliana ha ucciso 11.299 palestinesi e ne ha feriti altri 156.768, la grande maggioranza dei quali erano civili. Sfortunatamente, negli ultimi anni l’amministrazione americana e i suoi alleati non hanno prestato attenzione alle sofferenze del popolo palestinese, ma hanno fornito copertura all’aggressione israeliana. Si sono limitati a lamentarsi dei soldati israeliani uccisi il 7 ottobre, anche senza cercare la verità su quanto accaduto, e hanno ingiustamente seguito la narrativa israeliana condannando un presunto attacco contro civili israeliani. L’amministrazione statunitense ha fornito il sostegno finanziario e militare ai massacri dell’occupazione israeliana contro i civili palestinesi e alla brutale aggressione sulla Striscia di Gaza, e ancora i funzionari statunitensi continuano a ignorare ciò che le forze di occupazione israeliane commettono a Gaza in termini di uccisioni di massa.


4. Le violazioni e le brutalità israeliane sono state documentate da molte organizzazioni delle Nazioni Unite e gruppi internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, e persino documentate da gruppi israeliani per i diritti umani.
Tuttavia, questi rapporti e testimonianze sono stati ignorati e l’occupazione israeliana deve ancora essere ritenuta responsabile. Ad esempio, il 29 ottobre 2021, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite Gilad Erdan ha insultato il sistema delle Nazioni Unite stracciando un rapporto per il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite durante un discorso all’Assemblea generale e gettandolo in un cestino della spazzatura prima di lasciare il podio. . Tuttavia, l’anno successivo – 2022 – è stato nominato vicepresidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.


5. L’amministrazione americana e i suoi alleati occidentali hanno sempre trattato Israele come uno stato al di sopra della legge; gli forniscono la copertura necessaria per continuare a prolungare l’occupazione e a reprimere il popolo palestinese, e permettono anche a “Israele” di sfruttare tale situazione per espropriare ulteriori terre palestinesi e per giudaizzare i loro luoghi sacri e luoghi santi. Nonostante il fatto che le Nazioni Unite abbiano emesso più di 900 risoluzioni negli ultimi 75 anni a favore del popolo palestinese, “Israele” ha rifiutato di attenersi a qualsiasi di queste risoluzioni, e il veto statunitense è sempre stato presente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per impedire qualsiasi condanna alle politiche e alle violazioni di “Israele”. Ecco perché vediamo complici gli Stati Uniti e altri paesi occidentali e partner dell’occupazione israeliana nei suoi crimini e nella continua sofferenza del popolo palestinese.


6. Per quanto riguarda “il processo di risoluzione pacifica”. Nonostante gli accordi di Oslo firmati nel 1993 con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) prevedessero la creazione di uno stato palestinese indipendente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza; “Israele” ha sistematicamente distrutto ogni possibilità di fondare uno Stato palestinese attraverso un’ampia campagna di costruzione di insediamenti e di giudaizzazione delle terre palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme. I sostenitori del processo di pace dopo 30 anni si sono resi conto di essere arrivati ​ad un punto morto e che tale processo aveva conseguenze catastrofiche per il popolo palestinese.
I funzionari israeliani hanno confermato in più occasioni il loro rifiuto assoluto alla creazione di uno Stato palestinese. Appena un mese prima dell’operazione Al-Aqsa Flood, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una mappa del cosiddetto “Nuovo Medio Oriente”, raffigurante “Israele” che si estende dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo, compresa la Cisgiordania e Gaza. Il mondo intero, per giunta-l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite- dal podio sono rimasti in silenzio davanti al suo discorso pieno di arroganza e ignoranza nei confronti dei diritti del popolo palestinese.


7. Dopo 75 anni di incessante occupazione e sofferenza, e dopo aver fallito tutte le iniziative per la liberazione e il ritorno al nostro popolo, e anche dopo i disastrosi risultati del cosiddetto processo di pace, cosa si aspettava il mondo dal popolo palestinese in risposta alla crisi? il seguente:


♦  I piani di giudaizzazione israeliana della benedetta Moschea di Al-Aqsa, i suoi tentativi di divisione temporale e spaziale, nonché l’intensificazione delle incursioni dei coloni israeliani nella sacra moschea.
♦  Le pratiche del governo israeliano estremista e di destra che sta praticamente facendo passi verso l’annessione dell’intera Cisgiordania e Gerusalemme nella cosiddetta “sovranità di Israele” tra i piani sul tavolo ufficiale israeliano di espellere i palestinesi dalle loro case e aree.
♦  Le migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane che subiscono la privazione dei loro diritti fondamentali così come aggressioni e umiliazioni sotto la diretta supervisione del ministro fascista israeliano Itamar Ben-Gvir.
♦  L’ingiusto blocco aereo, marittimo e terrestre imposto alla Striscia di Gaza da oltre 17 anni.
♦ L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania a un livello senza precedenti, così come la violenza quotidiana perpetrata dai coloni contro i palestinesi e le loro proprietà.
♦ I sette milioni di palestinesi che vivono in condizioni estreme nei campi profughi e in altre aree e che desiderano ritornare nelle loro terre, e che furono espulsi 75 anni fa.
♦ Il fallimento della comunità internazionale e la complicità delle superpotenze nell’impedire la creazione di uno Stato palestinese.

Cosa ci si aspettava dal popolo palestinese dopo tutto ciò? Continuare ad aspettare e continuare a contare sull’ONU impotente! Oppure prendere l’iniziativa nella difesa del popolo, delle terre, dei diritti e dei luoghi sacri palestinesi; sapendo che l’atto di difesa è un diritto sancito dalle leggi, norme e convenzioni internazionali.
Sulla base di quanto sopra, l’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre è stata un passo necessario e una risposta normale per affrontare tutte le cospirazioni israeliane contro il popolo palestinese e la sua causa. È stato un atto difensivo nel quadro della liberazione dall’occupazione israeliana, della rivendicazione dei diritti dei palestinesi e del cammino verso la liberazione e l’indipendenza, come hanno fatto tutti i popoli del mondo.

Gli eventi dell’Operazione Al-Aqsa Flood e le risposte alle accuse israeliane

Alla luce delle accuse inventate da Israele sull’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre e sulle sue ripercussioni, noi del Movimento di resistenza islamica – Hamas, chiariamo quanto segue: 

1. L’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre ha preso di mira i siti militari israeliani e ha cercato di arrestare i soldati del nemico per fare pressione sulle autorità israeliane affinché rilasciassero le migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane attraverso un accordo di scambio di prigionieri. Pertanto, l’operazione si è concentrata sulla distruzione della Divisione Gaza dell’esercito israeliano, i siti militari israeliani di stanza vicino agli insediamenti israeliani intorno a Gaza.


2. Evitare danni ai civili, in particolare bambini, donne e anziani, è un impegno religioso e morale di tutti i combattenti delle Brigate Al-Qassam. Ribadiamo che la resistenza palestinese è stata pienamente disciplinata e impegnata nei valori islamici durante l’operazione e che i combattenti palestinesi hanno preso di mira solo i soldati di occupazione e coloro che portavano armi contro il nostro popolo. Nel frattempo, i combattenti palestinesi hanno voluto evitare di nuocere ai civili, nonostante il fatto che la resistenza non disponga di armi precise. Inoltre, se ci fosse qualche caso di prendere di mira i civili; è successo accidentalmente e nel corso dello scontro con le forze di occupazione.
Fin dalla sua fondazione nel 1987, il movimento Hamas si è impegnato a evitare danni ai civili. Dopo che nel 1994 il criminale sionista Baruch Goldstein commise un massacro contro i fedeli palestinesi nella moschea Al-Ibrahimi nella città
occupata di Hebron, il movimento Hamas annunciò un’iniziativa per evitare che i civili subissero il peso dei combattimenti di tutte le parti, ma l’occupazione israeliana la respinse e addirittura fece non dare alcun commento in merito.
Anche il movimento Hamas ha ripetuto più volte tali appelli, ma ha ricevuto orecchie da mercante da parte dell’occupazione israeliana che ha continuato a prendere di mira e uccidere deliberatamente civili palestinesi.


3. Forse si sono verificati alcuni errori durante l’attuazione dell’operazione Al-Aqsa Flood a causa del rapido collasso del sistema militare e di sicurezza israeliano e del caos causato lungo le aree di confine con Gaza.
Come attestato da molti, il movimento Hamas si è comportato in modo positivo e gentile con tutti i civili trattenuti a Gaza, e ha cercato fin dai primi giorni dell’aggressione di liberarli, ed è quello che è successo durante la tregua umanitaria durata una settimana in cui quei civili sono stati rilasciati in cambio del rilascio di donne e bambini palestinesi dalle carceri israeliane.


♦ Ciò che l’occupazione israeliana ha promosso con le accuse secondo cui le Brigate Al-Qassam il 7 ottobre avrebbero preso di mira i civili israeliani non sono altro che menzogne ​e invenzioni complete. La fonte di queste accuse è la narrazione ufficiale israeliana e nessuna fonte indipendente ne ha dimostrato alcuna. È un fatto ben noto che la narrativa ufficiale israeliana ha sempre cercato di demonizzare la resistenza palestinese, legalizzando allo stesso tempo la sua brutale aggressione a Gaza. Ecco alcuni dettagli che vanno contro le accuse israeliane:


♦ I video girati quel giorno – 7 ottobre – insieme alle testimonianze degli stessi israeliani rilasciate in seguito mostravano che i combattenti delle Brigate Al-Qassam non avevano preso di mira i civili, e che molti israeliani furono uccisi dall’esercito e dalla polizia israeliani a causa alla loro confusione.


♦ È stata fermamente smentita anche la menzogna dei “40 bambini decapitati” dai combattenti palestinesi, e anche fonti israeliane hanno smentito questa menzogna. Molte agenzie di stampa occidentali purtroppo hanno adottato questa accusa e l’hanno promossa.


♦ L’ipotesi che i combattenti palestinesi abbiano commesso stupri contro le donne israeliane è stata completamente smentita, anche dal movimento Hamas. Un rapporto del sito di notizie Mondoweiss del 1° dicembre 2023, tra gli altri, afferma che non vi è alcuna prova di “stupro di massa” presumibilmente perpetrato dai membri di Hamas il 7 ottobre e che Israele ha utilizzato tale accusa “per alimentare il genocidio in Israele”. Gaza”.

♦ Secondo due rapporti del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth del 10 ottobre e del quotidiano Haaretz del 18 novembre, molti civili israeliani sono stati uccisi da un elicottero militare israeliano, soprattutto quelli che erano presenti al festival musicale Nova vicino a Gaza, dove erano presenti 364 civili israeliani. ucciso. I due rapporti affermano che i combattenti di Hamas hanno raggiunto l’area del festival senza alcuna conoscenza anticipata del festival, dove l’elicottero israeliano ha aperto il fuoco sia sui combattenti di Hamas che sui partecipanti al festival. Lo Yedioth Ahronoth afferma inoltre che l’esercito israeliano, per impedire ulteriori infiltrazioni da Gaza e per evitare che eventuali israeliani vengano arrestati dai combattenti palestinesi, ha colpito oltre 300 obiettivi nelle aree circostanti la Striscia di Gaza.


♦ Altre testimonianze israeliane hanno confermato che le incursioni dell’esercito israeliano e le operazioni dei soldati hanno ucciso molti prigionieri israeliani e i loro sequestratori. L’esercito di occupazione israeliano ha bombardato le case negli insediamenti israeliani dove si trovavano combattenti palestinesi e israeliani in una chiara applicazione della famigerata “Direttiva Annibale” dell’esercito israeliano che dice chiaramente che “meglio un ostaggio civile o un soldato morto che preso vivo” per evitare di impegnarsi in uno scambio di prigionieri con la resistenza palestinese.


♦ Inoltre, le autorità di occupazione hanno rivisto il numero dei soldati e dei civili uccisi da 1.400 a 1.200, dopo aver scoperto che 200 cadaveri bruciati appartenevano a combattenti palestinesi uccisi e mescolati con cadaveri israeliani. Ciò significa che chi ha ucciso i combattenti è lo stesso che ha ucciso gli israeliani, sapendo che solo l’esercito israeliano possiede gli aerei militari che hanno ucciso, bruciato e distrutto le aree israeliane il 7 ottobre.


♦ I pesanti raid aerei israeliani su Gaza che hanno portato alla morte di quasi 60 prigionieri israeliani dimostrano anche che l’occupazione israeliana non si preoccupa della vita dei suoi prigionieri a Gaza.


5. È anche un dato di fatto che un certo numero di coloni israeliani negli insediamenti intorno a Gaza erano armati e si sono scontrati con combattenti palestinesi il 7 ottobre. Quei coloni sono stati registrati come civili mentre il fatto è che erano uomini armati che combattevano a fianco degli israeliani. esercito.


6. Quando si parla di civili israeliani, si deve sapere che la coscrizione si applica a tutti gli israeliani di età superiore ai 18 anni – maschi che hanno prestato servizio militare per 32 mesi e donne che hanno prestato servizio militare per 24 mesi – dove tutti possono portare e usare armi. Ciò si basa sulla teoria della sicurezza israeliana di un “popolo armato” che ha trasformato l’entità israeliana in “un esercito con un paese annesso”.

7. L’uccisione brutale di civili è un approccio sistematico dell’entità israeliana e uno dei mezzi per umiliare il popolo palestinese. L’uccisione di massa dei palestinesi a Gaza è una chiara prova di tale approccio.


8. Il canale di notizie Al Jazeera ha affermato in un documentario che in un mese di aggressione israeliana a Gaza, la media giornaliera di bambini palestinesi uccisi a Gaza è stata di 136, mentre la media di bambini uccisi in Ucraina – nel corso della guerra russa- Guerra in Ucraina: avevo un bambino ogni giorno.


9. Coloro che difendono l’aggressione israeliana non guardano gli eventi in modo obiettivo ma piuttosto giustificano l’uccisione di massa di palestinesi da parte di Israele dicendo che ci sarebbero vittime tra i civili se si attaccassero i combattenti di Hamas. Tuttavia, non utilizzerebbero tale ipotesi quando si tratta dell’alluvione di Al-Aqsa del 7 ottobre.


10. Siamo fiduciosi che qualsiasi indagine equa e indipendente dimostrerà la verità della nostra narrazione e dimostrerà la portata delle bugie e delle informazioni fuorvianti da parte israeliana. Ciò include anche le accuse israeliane riguardanti gli ospedali di Gaza secondo cui la resistenza palestinese li avrebbe utilizzati come centri di comando; un’accusa che non è stata provata ed è stata smentita dai resoconti di molte agenzie di stampa occidentali.

Verso un’indagine internazionale trasparente

1. La Palestina è uno Stato membro della Corte Penale Internazionale (CPI) e ha aderito al suo Statuto di Roma nel 2015. Quando la Palestina ha chiesto che venissero avviate indagini sui crimini di guerra israeliani commessi nei suoi territori, si è trovata di fronte all’intransigenza e al rifiuto israeliano, e alle minacce di punire i palestinesi per la richiesta alla CPI.
È anche un peccato menzionare che ci sono state grandi potenze, che affermano di sostenere valori di giustizia, si sono completamente schierate con la narrativa dell’occupazione e si sono opposte alle mosse palestinesi nel sistema giudiziario internazionale. Queste potenze vogliono mantenere
“Israele” come uno stato al di sopra della legge e garantire che sfugga alla responsabilità e alla responsabilità.


2. Esortiamo questi paesi, in particolare  l’amministrazione statunitense, la Germania, il Canada e il Regno Unito, se vogliono che la giustizia prevalga come sostengono, che dovrebbero annunciare il loro sostegno al corso delle indagini su tutti i crimini commessi nella Palestina occupata e dare pieno sostegno affinché i tribunali internazionali svolgano efficacemente il loro lavoro.


3. Nonostante i dubbi di questi paesi nel sostenere la giustizia, esortiamo comunque il procuratore della Corte penale internazionale e la sua squadra a recarsi immediatamente e urgentemente nella Palestina occupata per esaminare i crimini e le violazioni commesse lì, piuttosto che limitarsi a osservare la situazione da remoto o essere soggetti al controllo della giustizia. Restrizioni israeliane.

4. Nel dicembre 2022, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiedeva il parere della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sulle conseguenze legali dell’occupazione illegale dei territori palestinesi da parte di “Israele”, quei (pochi) paesi che sostengono “Israele” hanno annunciato la loro rifiuto alla mossa che è stata approvata da quasi 100 paesi. E quando il nostro popolo – e i suoi gruppi legali e per i diritti – hanno cercato di perseguire i criminali di guerra israeliani davanti ai tribunali dei paesi europei – attraverso il sistema della giurisdizione universale – i regimi europei hanno ostacolato le mosse a favore dei criminali di guerra israeliani verso rimanere in libertà.


5. Gli eventi del 7 ottobre devono essere inseriti nel loro contesto più ampio e devono essere evocati tutti i casi di lotta contro il colonialismo e l’occupazione nel nostro tempo contemporaneo. Queste esperienze di lotta dimostrano che, allo stesso livello di oppressione commesso dall’occupante; ci sarebbe una risposta equivalente da parte delle persone sotto occupazione.


6. Il popolo palestinese e i popoli di tutto il mondo si rendono conto della portata delle bugie e degli inganni di questi governi che sostengono la pratica narrativa israeliana nei loro tentativi di giustificare i loro ciechi pregiudizi e di coprire i crimini israeliani. Questi paesi conoscono le cause profonde del conflitto, ovvero l’occupazione e la negazione del diritto del popolo palestinese a vivere con dignità nelle proprie terre. Questi paesi non mostrano alcun interesse verso la continuazione dell’ingiusto blocco contro milioni di palestinesi a Gaza, e non mostrano alcun interesse nemmeno verso le migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, detenuti in condizioni in cui i loro diritti fondamentali sono per lo più negati.


7. Salutiamo le persone libere del mondo, di ogni religione, etnia e provenienza, che si radunano in tutte le capitali e città del mondo per esprimere il loro rifiuto ai crimini e ai massacri israeliani e per mostrare il loro sostegno ai diritti del popolo palestinese e alla sua giusta causa. 

Un promemoria per il mondo: chi è Hamas?


1. Il Movimento di Resistenza Islamica “Hamas” è un movimento di liberazione e resistenza nazionale islamico palestinese. Il suo obiettivo è liberare la Palestina e contrastare il progetto sionista. Il suo quadro di riferimento è l’Islam, che ne determina i principi, gli obiettivi e i mezzi. Hamas rifiuta la persecuzione di qualsiasi essere umano o la violazione dei suoi diritti per motivi nazionalisti, religiosi o settari.


2. Hamas afferma che il suo conflitto è con il progetto sionista
e non con gli ebrei a causa della loro religione. Hamas non conduce una lotta contro gli ebrei perché sono ebrei, ma conduce una lotta contro i sionisti che occupano la Palestina. Eppure, sono i sionisti che identificano costantemente il giudaismo e gli ebrei con il loro progetto coloniale e con la loro entità illegale.


3. Il popolo palestinese si è sempre opposto all’oppressione, all’ingiustizia e alla commissione di massacri contro i civili, indipendentemente da chi li commette. E sulla base dei nostri valori religiosi e morali, abbiamo chiaramente affermato il nostro rifiuto di ciò a cui gli ebrei furono esposti dalla Germania nazista. Qui ricordiamo che il problema ebraico era essenzialmente un problema europeo, mentre l’ambiente arabo e islamico lo era– nel corso della storia – un rifugio sicuro per il popolo ebraico e per altri popoli di altre credenze ed etnie. L’ambiente arabo e islamico è stato un esempio di convivenza, interazione culturale e libertà religiosa. L’attuale conflitto è causato dal comportamento aggressivo del sionismo e dalla sua alleanza con le potenze coloniali occidentali; pertanto, rifiutiamo lo sfruttamento della sofferenza ebraica in Europa per giustificare l’oppressione contro il nostro popolo in Palestina.


4. ll Movimento Hamas secondo le leggi e le norme internazionali è un movimento di liberazione nazionale che ha obiettivi e missione chiari. La sua legittimità nel resistere all’occupazione deriva dal diritto palestinese all’autodifesa, alla liberazione e all’autodeterminazione. Hamas è sempre stato desideroso di limitare la sua lotta e resistenza contro l’occupazione israeliana nei territori palestinesi occupati, tuttavia, l’occupazione israeliana non si è attenuta a ciò e ha commesso massacri e uccisioni contro i palestinesi fuori dalla Palestina.


5. Sottolineiamo che resistere all’occupazione con tutti i mezzi, inclusa la resistenza armata, è un diritto legittimato da tutte le norme, religioni divine, leggi internazionali comprese le Convenzioni di Ginevra e il suo primo protocollo aggiuntivo e le relative risoluzioni delle Nazioni Unite, ad es. La Risoluzione 3236 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite,
adottata dalla 29a sessione dell’Assemblea Generale il 22 novembre 1974, che affermava i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina, compreso il diritto all’autodeterminazione e il diritto al ritorno alle “loro case”. e proprietà da dove sono stati espulsi, sfollati e sradicati”.


6. Il nostro tenace popolo palestinese e la sua resistenza stanno conducendo una battaglia eroica per difendere la propria terra e i diritti nazionali contro la più lunga e brutale occupazione coloniale. Il popolo palestinese si trova ad affrontare un’aggressione israeliana senza precedenti che ha commesso atroci massacri contro i civili palestinesi, la maggior parte dei quali erano bambini e donne. Nel corso dell’aggressione a Gaza, l’occupazione israeliana ha privato la nostra popolazione di Gaza di cibo, acqua, medicine e carburante, semplicemente privandola di ogni mezzo di sussistenza. Nel frattempo, gli aerei da guerra israeliani hanno colpito selvaggiamente tutte le infrastrutture e gli edifici pubblici di Gaza, comprese scuole, università, moschee, chiese e ospedali, in un chiaro segno di pulizia etnica volta ad espellere il popolo palestinese da Gaza. Tuttavia, i sostenitori dell’occupazione israeliana non hanno fatto altro che portare avanti il ​ genocidio contro il nostro popolo.


7. L’uso da parte dell’occupazione israeliana del pretesto dell’“autodifesa” per giustificare la sua oppressione contro il popolo palestinese è un processo di menzogna, inganno e ribaltamento dei fatti. L’entità israeliana non ha il diritto di difendere i propri crimini e la propria occupazione, ma è il popolo palestinese che ha tale diritto a obbligare l’occupante a porre fine all’occupazione. Nel 2004, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha espresso un parere consultivo nel caso riguardante le “Conseguenze legali della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati” in cui ha affermato che
“Israele”– la brutale forza occupante – non può fare affidamento sul diritto di autodifesa per costruire un simile muro sul territorio palestinese. Inoltre, Gaza secondo il diritto
internazionale è ancora una terra occupata, quindi le giustificazioni per intraprendere l’aggressione contro Gaza sono infondate e prive di capacità giuridica, così come mancano dell’essenza dell’idea di autodifesa.

Che fare?

L’occupazione è occupazione, non importa come la si descriva o si chiami, e rimane uno strumento per spezzare la volontà dei popoli e continuare a opprimerli. D’altro canto, le esperienze dei popoli/nazioni nel corso della storia su come staccarsi dall’occupazione e dal colonialismo confermano che la resistenza è l’approccio strategico e l’unico modo per liberarsi e porre fine all’occupazione. Qualche nazione è stata liberata dall’occupazione senza lotta, resistenza o sacrificio?
Gli imperativi umanitari, etici e legali impongono a tutti i paesi del mondo di sostenere la resistenza del popolo palestinese e di non colludere contro di esso. Dovrebbero affrontare i crimini e le aggressioni dell’occupazione, nonché sostenere la lotta del popolo palestinese per liberare le proprie terre e praticare il proprio diritto all’autodeterminazione come tutti i popoli del mondo. Sulla base di ciò chiediamo quanto segue:

1. La cessazione immediata dell’aggressione israeliana a Gaza, dei crimini e della pulizia  etnica commessi contro l’intera popolazione di Gaza, per aprire i valichi e consentire l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, compresi gli strumenti per la ricostruzione.

2. Ritenere l’occupazione israeliana legalmente responsabile per ciò che ha causato in termini di sofferenze umane nei confronti del popolo palestinese, e di accusarlo dei crimini contro i civili, le infrastrutture, gli ospedali, le strutture educative, le moschee e le chiese.


3. Il sostegno della resistenza palestinese di fronte all’occupazione israeliana con tutti i mezzi possibili come diritto legittimato dalle leggi e dalle norme internazionali.


4. Chiediamo ai popoli liberi di tutto il mondo, in particolare quelle nazioni che sono state colonizzate e che si rendono conto della sofferenza del popolo palestinese, di assumere posizioni serie ed efficaci contro le politiche del doppio standard adottate dalle potenze/paesi che sostengono l’occupazione israeliana. Chiediamo a queste nazioni di avviare un movimento di solidarietà globale con il popolo palestinese e di enfatizzare i valori di giustizia e uguaglianza e il diritto dei popoli a vivere in libertà e dignità.


5. Le superpotenze, in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, tra gli altri, devono smettere di fornire all’entità sionista copertura dalle responsabilità e smettere di trattarla come un paese al di sopra della legge. Un comportamento così ingiusto da parte di questi paesi ha consentito all’occupazione israeliana di commettere per oltre 75 anni i peggiori crimini mai visti contro il popolo, la terra e i luoghi sacri palestinesi. Esortiamo i paesi di tutto il mondo, oggi e più di prima, ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedono la fine dell’occupazione.
6. Rifiutiamo categoricamente qualsiasi progetto internazionale o israeliano volto a decidere il futuro di Gaza che serva solo a prolungare l’occupazione.
Sottolineiamo che il popolo palestinese ha la capacità di decidere il proprio futuro e di organizzare i propri affari interni, e quindi nessun partito al mondo ha il diritto di imporre alcuna forma di tutela al popolo palestinese o di decidere per suo conto.


7. Chiediamo di opporci ai tentativi israeliani di provocare un’altra ondata di espulsioni – o una nuova Nakba – dei palestinesi, soprattutto nelle terre occupate nel 1948 e in Cisgiordania. Sottolineiamo che non ci sarà alcuna espulsione nel Sinai o in Giordania o in qualsiasi altro luogo, e se ci sarà qualche ricollocamento per i palestinesi, sarà verso le loro case e aree da cui furono espulsi nel 1948, come affermato da molte risoluzioni delle Nazioni Unite.


8. Chiediamo di mantenere la pressione popolare in tutto il mondo fino alla fine dell’occupazione; chiediamo di opporci ai tentativi di normalizzazione con l’entità israeliana e di boicottare completamente l’occupazione israeliana e i suoi sostenitori.

Tratto da: Diego Siragusa BLOG

LA NARRAZIONE DEI FATTI DEL 7 OTTOBRE NELLA VERSIONE DI HAMAS
LA NARRAZIONE DEI FATTI DEL 7 OTTOBRE NELLA VERSIONE DI HAMAS

TRISTITIA: IL NEMICO PIU’ INSIDIOSO

di Gianluca Marletta

Nell’Oriente cristiano – ma anche in Occidente secoli fa – l’Ottavo Vizio capitale (gli orientali li chiamano meno moralisticamente “loghismoi”, affabulazioni mentali) era chiamato TRISTITIA (Akedía). Non è la tristezza come comprensibile reazione ad un evento negativo; è uno stato dell’anima che rifiuta e disprezza ciò che ha. Non è il vizio degli “sfigati”, come si può pensare, anzi spesso è il vizio di chi apparentemente ha molto.

Questo vizio avvelena l’esistenza e chiude le porte del Cielo: essere scontenti sempre, della propria vita, famiglia, dell’essere nati in un luogo o in un tempo. Mormorare, ridire, maledire continuamente, la vita e Dio, non capire o non voler capire che le cose hanno un senso.

È il vizio che impedisce di gioire di ciò che di bello si ha e a maggior ragione di capire il senso delle prove che si affrontano. Ira, invidia, odio sono conseguenze della TRISTITIA.

È anche il più moderno dei vizi: lo abbiamo tutti. Complice un mondo che ti impone sempre modelli cinematografici e illusori. La depressione endemica in cui viviamo è il suo frutto.

Non esiste vizio più pericoloso. Rimedi possibili? RINGRAZIARE di ciò che c’è donato e cercare il senso superiore e alla fine vittorioso di ciò che il destino ci pone innanzi, anche quando ci appare meno piacevole. Perché le prove sono inevitabili, ma non vengono per la nostra distruzione.

Il contrario della TRISTITIA? Ovvio, la LETITIA.

TRISTITIA: IL NEMICO PIU' INSIDIOSO
TRISTITIA: IL NEMICO PIU’ INSIDIOSO

IL LAVORO SU DI SE’

di Alessio De Angelis

Gli esseri umani che realmente compiono un lavoro su di sé sono mosche bianche. Questo perché la virtù più difficile da sviluppare è la Buona Volontà, che è l’energia della prima persona della Trinità (il Padre, polarità positiva dell’Anima). L’umanità è attratta dall’astrale come le falene dalla luce, la Buona Volontà negli uomini raramente è abbastanza forte da fornire la spinta sufficiente per liberarsi dal giogo dei desideri grossolani. Il problema è che dal punto di vista astrale e psicologico sono desideri anche la paura, la rabbia, la gelosia, l’invidia, etc. Questo rende l’umanità profondamente masochista e sadica. Ci sono degli esercizi psicologici che, se praticati, ti guariscono da fobie e paure, ma senza Buona Volontà è impossibile attuarli.

Io vedo Buona Volontà nell’ipocondriaco che guarisce dalle sue fobie, nel narcisista che supera il suo disturbo di personalità, nel borderline che vince la sua dipendenza affettiva.

Queste persone sono realmente sulla via della spiritualità a prescindere se hanno approcciato razionalmente a una filosofia di vita spirituale, se sono atei o cristiani, buddisti o teosofi. Vedo persone che si riempiono la bocca di spiritualità, ma lo fanno solo per apparire belle agli occhi altrui e propri; invece all’atto pratico non esercitano la Buona Volontà, ma coltivano solo il proprio ego. Non è un caso se nei vangeli Gesù è così duro con gli ipocriti: essi si precludono da soli la propria evoluzione spirituale e la precludono anche agli altri. “Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!”

Prima di giudicare male chi è affetto da un disturbo psicologico, dovremmo chiederci se noi al suo posto avremmo avuto la forza di guarire dai suoi traumi e, dato che ci siamo, chiederci se abbiamo già superato tutti quelli che abbiamo noi, perché non esiste un essere umano al mondo esente dalle prove della vita.

IL LAVORO SU DI SE'
IL LAVORO SU DI SE’

PLATONE E LA GNOSI CRISTIANA

di Alexander Malato Palermo

COME SALTA FUORI QUESTO DEMIURGO MALVAGIO?

Nel dialogo del “Timeo”, Platone introduce il Demiurgo come l’artefice dell’universo, una figura benevola che organizza il caos preesistente in un ordine armonico, utilizzando le forme eterne e perfette come modello. Il Demiurgo di Platone, nella sua immagine mitica ( il che significa che non era un dogma o un credo ma un Mito, un mezzo allegorico ed anagogico per fare passare la conoscenza filosofica) sembra avere due Volti, uno che guarda al Mondo delle Idee Iperuranico da cui prende le Forme, e uno volto alla Materia, assolutamente non inerentemente malvagia, per ‘informarla’ con il suo sguardo Cosmificatore. Per Platone, la materia non è inerentemente male; è semplicemente meno perfetta rispetto al mondo delle idee, ma è plasmata dal Demiurgo, Bonus Creator, nel miglior modo possibile data la sua natura. Il Demiurgo, quindi, è visto come una forza positiva, che agisce con sapienza e benevolenza per strutturare l’universo.

INSOMMA COME CI E’ ARRIVATO UN DEMIURGO MALVAGIO TRA I PIEDI? DONDE IL PASTICCIO? E QUALI I PASTICCIERI?

l viaggio del Demiurgo, da Architetto Celestiale a Burattinaio delle Ombre, è una saga che solletica l’immaginazione tanto quanto potrebbe confondere lo spirito. Come gia’ detto, partiamo da Platone, il nostro caro filosofo che, con la sua abituale leggerezza, ci presenta un Demiurgo che è tutto tranne che un buontempone: un Artigiano Divino, ispirato da una specie di ottimismo cosmico, che plasma l’universo con un sorriso serafico sulle labbra, presumibilmente. Benevolo, saggio, e tutto sommato, un tipo a posto. Ma la materia, ah, la materia! Non è il cattivo della storia, ci assicura Platone, solo tremendamente… imperfetta.

ALESSANDRIA, GIOIA E DOLORE DELLA SAPIENZA ANTICA

Avanziamo di qualche secolo, e ci ritroviamo ad Alessandria d’Egitto, un vero crogiuolo di culture, dove alcuni ebrei intellettuali, evidentemente annoiati dal monotono paesaggio desertico, decidono di dare una svolta al plot. Il Demiurgo, forse stanco del suo ruolo di buon samaritano, o forse solo mal interpretato da una comunità con un gusto per il dramma, diventa improvvisamente l’antagonista: un creatore non più benevolo ma decisamente più sfaccettato, con una predilezione per il caos e la compagnia di esseri alquanto inquietanti.

Questi rivisitatori della mitologia, con un flair per il teatrale, non si fermano qui. Devono giustificare, dopotutto, l’evoluzione del testo sacro e la trasformazione del loro enoteismo eloistico in un esclusivismo yahwistico che avrebbe fatto arrossire i più conservatori tra loro. Come? Incolpando il povero Demiurgo, trasformandolo in un despota cosmico, una mossa che potrebbe far pensare a una crisi di identità divina piuttosto che a una genuina rivelazione teologica. E poi c’è Gesù, che, secondo alcuni, potrebbe aver trascorso i suoi anni formativi tra questi ebrei alessandrini, assorbendo idee che avrebbero fatto inorridire i più ortodossi. Immaginate” il figlio di Dio”, cresciuto a pane e gnosticismo, a meditare sul destino di un universo creato da un demiurgo con un complesso di inferiorità. La figura di Gesu’ di Nazareth e’ molto complessa e se andiamo sugli apocrifi questo mio giuggiolare leggero riceve qualche inquietante conferma.

In conclusione, il nostro viaggio dal Demiurgo platonico a quello dei primi cristiani gnostici è una testimonianza vivente di come le idee possano evolversi, o degenerare, a seconda della prospettiva. Dalla nobiltà del creatore al tiranno delle tenebre. Resta da capire perche’ sia tornato cosi’ bene alla ribalta nella storia a piu’ mandate e particolarmente OGGI.

THE ARCHON STRIKES BACK – URIZEN E WILLIAM BLAKE TORNA ALLA GRANDE

Urizen, tessitore di catene nel cosmo dell’anima, architetto di un ordine freddo e immobile, regna sovrano nel suo regno di ragione assoluta, dove la luce dell’immaginazione si spegne sotto il peso dei suoi editti di pietra. Custode di un sapere che confina con la follia, la sua mente, un labirinto di leggi incise, diviene prigione per le ali della libertà. In questo santuario di controllo oppressivo, il suo cuore, un orologio senza tempo, batte al ritmo di un universo che ha dimenticato il canto del caos creativo. Urizen, nella sua ossessione di dominare ogni sfumatura dell’essere, si rivela folle custode di un ordine che soffoca il respiro dell’infinito, un tiranno che, nel tentativo di abbracciare l’eternità, si è perso nei meandri oscuri della sua stessa creazione. Questo vecchio furfante cosmico, ha fatto un clamoroso ritorno sulla scena, non che sia mai davvero sparito. In questi tempi moderni, caratterizzati da una diffidenza collettiva verso praticamente tutto, dalla politica al vicino che ti sorride un po’ troppo spesso, il nostro amico Demiurgo ha trovato terreno fertile per una rinascita gloriosa. Grazie alla società digitale, dove ogni teoria, per quanto bislacca, trova casa e sostenitori, il Demiurgo Malevolo è diventato la nuova rockstar del complottismo cosmico.

Non più relegato ai tomi polverosi di gnosticismo per iniziati, ora si aggira audacemente tra post di Facebook e thread di Twitter, spalla a spalla con alieni rettili (che, a quanto pare, gestiscono la nostra società in segreto), massoni (sempre loro, poveretti, non hanno un attimo di pace) e, perché no, congiure interplanetarie che farebbero impallidire persino i più creativi sceneggiatori di Hollywood. In questo circo dell’assurdo, il Demiurgo non è più solo un’entità mitologica che manipola il cosmo per i suoi loschi fini; è diventato il padrino spirituale di ogni teoria complottista che si rispetti.

Il bello è che, in un’epoca segnata dal pessimismo e da una quasi commovente sete di risposte, l’idea di un demiurgo che tira le fila di un universo fondamentalmente fallato è stranamente confortante. È come dire: “Vedi? Non è colpa tua se tutto sembra andare storto. C’è un tizio in qualche dimensione extracosmica che ha fatto pasticci ben prima che tu arrivassi”. E così, tra un meme e un video su YouTube che “svela la verità”, il Demiurgo Malevolo si assicura un posto d’onore nell’An ti-Olimpo delle astrusità moderne, un testimone silenzioso (e forse un po’ divertito) del nostro eterno bisogno di trovare un colpevole a cui appioppare le responsabilità del caos del mondo.

DISCLAIMER: Nel percorso di esplorazione delle varie interpretazioni del Demiurgo, dalla visione platonica a quelle gnostico-ebraico-cristiane, mi sono avventurato attraverso un territorio ricco di simbolismo e significati profondi. È importante sottolineare, con serietà e rispetto per la tradizione, che non escludo l’esistenza di Potenze dell’Errore o forze adharmiche che possano operare in opposizione al processo diabatico della spiritualità. Queste entità, ostili alla Verità e alla Luce, potrebbero benissimo esistere non solo nel nostro mondo ma anche in altri, agendo come rallentatori o “signori dell’inerzia” spirituale in un contesto universale ciclico, ma fondamentalmente orientato all’ascesi e alla riUnificazione. La mia intenzione non è mai stata quella di negare o minimizzare la possibilità che tali forze operino nel tessuto stesso della nostra realtà. Riconosco che, nel grande dramma cosmico, potrebbero esistere antagonisti che si oppongono al fluire dell’evoluzione spirituale, sia individualmente che collettivamente. La discussione sul Demiurgo e le sue varie interpretazioni cerca di illuminare le differenze tra la dottrina Tradizionale Platonica e le sue distorsioni successive, senza tuttavia negare che, al di là di queste narrazioni, possano esistere dinamiche spirituali complesse e sfumate.

PLATONE E LA GNOSI CRISTIANA
PLATONE E LA GNOSI CRISTIANA

LA GUERRA FINALE

di Mike Plato

Apocalisse 16 14 sono infatti spiriti di demòni che operano prodigi e vanno a radunare tutti i re di tutta la terra per la guerra del gran giorno di Dio onnipotente.

Luca 21,22: saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia.

Gioele 3,4: Il sole si cambierà in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il giorno del Signore, grande e terribile.

QUINDI LA GUERRA FINALE DI CUI MI HA PARLATO PIU VOLTE CI SARÀ.

E SARÀ QUESTA LA TERZA E ULTIMA….

LA GUERRA FINALE
LA GUERRA FINALE