SIAMO TUTTI SERVI DI DIO

a cura di Giuseppe Aiello

“Tutti, peccatori e santi, obbedienti e disobbedienti, demoni e angeli allo stesso modo, sono servi di Dio. Ad esempio, un re desidera mettere alla prova i suoi schiavi per separare il costante dall’incostante, il fidato dall’inaffidabile, il fedele dal perfido. Ci vuole un “avvocato del diavolo”, e un agente provocatore, per scoprire la fedeltà nei confronti del re. Come si potrebbe accertarla altrimenti? L’avvocato provocatore, quindi, agisce come uno schiavo del re, perché è desiderio del re che egli faccia così. Il vento è mandato per distinguere lo stabile dall’instabile, per spazzare via i moscerini dagli alberi del giardino. I moscerini se ne andranno, mentre gli sparvieri rimarranno…”

Rumi, Fihi ma fihi

SIAMO TUTTI SERVI DI DIO
SIAMO TUTTI SERVI DI DIO

Dante e Maometto: argonauti del cielo e sciamani dell’anima

di Walter Venchiarutti

Lo sciamano per definizione è colui che tramite i suoi poteri estatici riesce ad entrare in contatto con esseri intermediari (spiriti, dei, demoni) e attraverso queste esperienze procura il buon andamento del gruppo di appartenenza. In ambito tribale il medicine man si reca dalla divinità celeste o infernale per impetrare una buona caccia, per recuperare e guarire l’anima e il corpo del malato, per indicare la strada all’anima del morto (Mircea Eliade, J. P Culianu, Ed. Settimo Sigillo- Europa, 2008). In sintesi è quello che Dante e Maometto fanno intercedendo presso gli esseri superiori e comunicando le loro acquisite conoscenze al mondo dei vivi, avvertendoli e consigliandoli. L’acquisizione sciamanica del sovrasensibile conosce due strade specifiche: la prima consiste nella ricerca portata avanti del soggetto attivo (l’iniziato) che si pone d’iniziativa perseguendo l’approfondimento della via da percorrere, la seconda avviene per chiamata, per vocazione innata ed è il percorso seguito dal mistico.

Le analogie riscontrate da Miguel Asin Palacios, insigne arabista spagnolo, con la pubblicazione del libro “Dante e l’Islam – Escatologia islamica nella Divina Commedia” (Ed. Il Saggiatore, 2005) hanno portato alla luce i non pochi punti in comune che accomunano l’opera di Dante ad alcuni aspetti della tradizione religiosa maomettana. Queste considerazioni hanno trovato recente convalida negli studi condotti da alcuni qualificati dantisti (E. Cerulli, M. Corti, F. Tocco, M. Soresina, M. Piccoli). Il nuovo indirizzo non lede l’opera o sminuisce la statura del poeta fiorentino, bensì pone in evidenza le straordinarie intuizioni e conferma le grandi capacità assimilative del mondo medioevale (Medioevo Fantastico, J. Baltrusaitis – Ed. Adelphi, 1973). Le analogie esaminate nulla tolgono all’originalità dantesca in quanto spunti, input che possono aver indirizzato un estro inventivo che ha assimilato, rielaborato e gettato autonomamente le fondamenta della più grande costruzione poetico-letteraria occidentale. I parallelismi culturali attestano le diramazioni raggiunte anche nel medioevo dall’intertestualità tematica, testimoniano la circolazione delle idee che, anche in campo religioso, sapevano superare le frontiere imposte dalle censure e fronteggiare i severi confini politivi e religiosi. Purtroppo l’emancipato e democratico mondo moderno non ha impedito che alcune pregiudiziali, ancorate ad un gretto accademismo, ostacolassero queste ricerche. Dalla notte dei tempi il non saper giudicare obiettivamente le novità, optare passivamente per la conservazione del dogmatismo cattedratico, scambiare la pigrizia intellettuale per dogma hanno favorito l’erudizione a scapito della conoscenza. Una incontaminata purezza culturale del pensiero sia artistico, letterario o scientifico, anche in tempi esenti dall’esser intossicati dai mass media, non è mai esistita. Le idee rifuggono gli steccati, sanno superare le barriere materiali e dribblare le più vigili autarchie del sapere.

La capacità del genio è data dalla facoltà di modellare e rendere attendibile la ricchezza di ciò che conosce.

Sempre secondo le tesi del Palacios, per la stesura della Divina Commedia, Dante Alighieri avrebbe tratto ispirazione da fonti islamiche che a loro volta avrebbero ricavato spunti dall’escatologia zoroastriana. Il profeta Zaratustra nel I° millenio a C. diffuse tra le popolazioni dell’altopiano iranico una nuova religione monoteista. La divinità suprema Ahura Mazda, secondo il libro sacro Avesta, governava aiutata da sei spiriti (Amesa Spenta), in perenne lotta contro il male (Ahriman). L’anima del defunto, sottoposta a giudizio, poteva essere dannata o salvata. Post mortem veniva quindi accompagnata da una donna che rappresentava le buone o le cattive azioni, condotte durante in vita. A seconda dei meriti questa guida assumeva sembianze di una brutta strega, quando il dannato veniva condotto al Ponte della Punizione per esser destinato all’inferno, oppure di una bellissima fanciulla se era indirizzato al paradiso. L’inferno era un luogo tenebroso, diviso in comparti alcuni freddi e gelidi e altri caldissimi. I dannati immersi nel ghiaccio o nel fuoco soggiacevano alle torture da demoni scatenati e spiriti maligni. I supplizi erano proporzionati alle colpe terrene. Come nell’inferno musulmano e in quello cristiano vigeva la legge del contrappasso: la punizione era in stretto rapporto con la tipologia del peccato commesso in vita. Ahriman, come Lucifero, dominava negli abissi del male, della menzogna e del castigo. Se il viaggio proseguiva l’anima era destinata a sostare in uno stato d’attesa e di purificazione (il purgatorio). Il percorso dei beati terminava nel regno del sole, corrispondente al paradiso, luogo di luce, bontà e gioia.

L’incontro con la figura femminile che funge da guida, l’accanimento dei diavoli, le tenebre e la luce, il caldo e il freddo dei gironi, il ponte passaggio obbligato per il traghetto delle anime, la pesatura e il giudizio inappellabile, l’attesa per l’espiazione delle colpe, la felicità eterna nella luce, costituiscono una interessante mole di dati comuni presenti nella tradizione avestica, nell’escatologia islamica e nel racconto dell’aldilà dantesco.

La XVIIa sura del Corano è dedicata al viaggio notturno (isra), dal tempio sacro della Mecca al tempio più remoto di Gerusalemme, compiuto dal Profeta su un cavallo dal volto di donna e dalla successiva ascensione (mi’raj) ai sette cieli, nella visita dai dannati ai beati, in compagnia dall’Arcangelo Gabriele. Il commento a questa strofa ha dato origine a numerosi racconti, diffuso in tutta la Spagna musulmana (al Andalus) in ambiente mozarabo e cristiano. Se Miguel Asin Palacios nel testo ‘Alchimia della felicità’ di ibn Arabi aveva saputo individuare la profonda sintonia tra l’ascensione mistica islamica e quella cristiana riportata nella Divina Commedia, è nel “Liber scalae” di ibn Abbas e nel racconto di ibn Arabi che il legame tra le due escatologie venne poi confermato storicamente. La traduzione francese e latina di quest’opera era avvenuta nel 1264 da parte dell’esule fiorentino Bonaventura da Siena. Ciò ha reso possibile un nesso con l’ambasciata condotta di Brunetto Latini (maestro di Dante) che si trovava proprio in quegli anni a Toledo alla corte di Alfonso X di Castiglia, per motivi di diplomazia politica.

Nel Libro della Scala Maometto parla come Dante in prima persona. Dopo un profondo sonno è svegliato dall’arcangelo Gabriele, il viaggio di entrambi è speculare: dall’inferno si sale al paradiso. Il compito di Gabriele è quello di consigliare, spiegare, sorreggere e rispondere ai dubbi. Entrambi Maometto e Dante si rivelano sciamani dell’anima. Le corrispondenti con il paradiso terrestre sono evidenti: il verde lussureggiante del giardino, l’albero e le due fonti dove i beati bevono l’acqua per purificarsi, in entrambi i luoghi si arriva in processione e gli angeli conducono i fedeli beati davanti al trono di Dio. Come Dante, Maometto nel viaggio notturno “Le rivelazioni della Mecca”” di Mohyiddin ibn Arabi discende nelle regioni infernali per poi salire nei diversi paradisi o sfere celesti, un lupo ed un leone gli sbarrano la strada, Virgilio è inviato a Dante, Gabriele a Momammed. L’architettura dell’inferno dantesco ricalca quella dell’Inferno musulmano, tutti e due sono rappresentati nella forma di un gigantesco imbuto, costituito da una serie di piani, ognuno raccoglie una tipologia di peccatori, le colpe si aggravano man mano si scende. Questi inferni nel come sono e nel dove sono si assomigliano e sono situati sotto la città di Gerusalemme. Dante per purificarsi prima di elevarsi al paradiso fa una tripla abluzione, la stessa che purifica le anime nella leggenda musulmana. L’architettura delle sfere celesti è identica: nei nove cieli secondo i meriti sono disposte le anime. Come Beatrice si ritira davanti a S. Bernardo, così Gabriele abbandona Mohammed presso il trono di Dio. Medesima è la descrizione di Dio, focolare di luce intensa, circondato da una miriade si spiriti angelici che emettono raggi di luce.

Le sorprendenti comunanze riscontrate in tanti elementi avvalorano l’ipotesi secondo cui l’Alighieri dovesse essere a conoscenza della famosa leggenda orientale. Alla stregua dei contemporanei il sommo poeta considerava l’islam non una religione ma una eresia. Per questo Maometto condivide, insieme a fra Dolcino, la condanna all’inferno, tra i seminatori di discordia. Se questo rientra nell’ottica di una comprensibile politically correct forse meriterebbe più attenzione la sistemazione nel limbo di personaggi degni di stima come Averroè e Avicenna, per l’intelligenza e di ammirazione e come Salah ad-Din (Saladino) per il coraggio ed l’eroismo. D’altro canto occupano il paradiso anche pagani come Rifeo (Paradiso XX, 82), la condotta conta più della professione di fede.

Sorprendenti appaiono le similitudini tra il capolavoro dantesco e la narrazione islamica. Un vivace dibattito è stato intrapreso in merito ai presunti e reali rapporti tra Dante e l’Islam, tra Oriente e Occidente. Dopo lo studio di Asin Palacios non è più possibile etichettare per semplici infatuazioni orientalistiche e immaginose divagazioni queste assonanze. L’esistenza di una corrispondenza tra la Divina Commedia e gli Hadith della tradizione mussulmana verrebbe attestata dai temi comuni derivati per il tramite della cultura arabo-mediterranea. Così avvenne per l’alimentazione e le scienze (astronomia. Filosofia. Geometria, matematica ecc.).

I rapporti di Dante con l’Islam vanno considerati nel trattamento e nella considerazione che il poeta riserba ai rispettivi personaggi. L’incontro con Maometto avviene all’Inferno (canto XVIII 22-42 Bolgia IX) tra i seminatori di discordia. Il Profeta appare orrendamente squarciato dal mento fino all’ano. Lacerazione e animalità contraddistinguono il personaggio e sono state considerate un esplicito esempio della legge del contrappasso. Chi, come Maometto, ha diviso nella fede l’umanità, per corrispondenza simbolica, patisce nelle membra del corpo il dolore dramma della lacerazione. Davanti a lui il genero Alì con il volto spaccato dal mento alla fronte (memento della divisione tra sciti e sunniti). Sempre secondo la legge del contrappasso subisce la condanna per l’opera scismatica che ha svolto alla stregua di fra Dolcino in seno alla cristianità.

Secondo le credenze medioevali Maometto era un monaco che aveva seminato guerra e divisione tra i cristiani. Il giudizio dell’Alighieri è negativo e di netta chiusura dal punto di vista religioso. Ma lo stesso dimostra una apertura e un interesse per l’Islam come entità culturale. Nel Limbo (Inferno Canto IV) Saladino è insieme ai saggi eroi greci e romani, in quanto nemico della cristianità ma ritenuto monarca valoroso e giusto. Così anche Avicenna e Averroè, sono studiosi tenuti in altissima considerazione poichè hanno contribuito alla trasmissione dell’opera di Aristotele (Sabina Beccaro in Rivista di storia e filosofia medioevale “Doctor Virtualis” 2013 Dante e L’Islam).

Riprendendo il dibattito storiografico iniziato con gli studi di Asin Palacios sono state prese in considerazione le diverse possibilità di interferenza. Si è detto che la conoscenza del Libro della scala e l’escatologia musulmana fossero pervenuti a Dante tramite la mediazione del suo maestro Brunetto Latini. Quest’ultimo aveva frequentato la corte spagnola ai tempi di Alfonso X. Il monarca spagnolo era stato un vero poliglotta e favorendo la scuola di Toledo aveva fatto tradurre il libro dedicato al viaggio ultraterreno di Maometto in castigliano e francese nel 1264 da Bonaventura da Siena.

Anche a Sud presso la corte di Federico II era stato favorito il diffondersi di testi della letteratura musulmana. Dopo le scoperte di Enrico Cerulli di testi del Libro della Scala a Parigi e in Vaticano si è compreso che la conoscenza in Europa dell’escatologia musulmana doveva essere maggiore del previsto.

A questo punto è doveroso passare in rassegna le numerose analogie:

  • Dante apertamente diventa messia, portavoce al pari di Maometto. Come uomo continua la funzione di indottrinamento e se vogliamo sciamanica iniziata da Gesù. Con il suo viaggio nell’oltretomba e il privilegio di accostarsi alla maestà di Dio diventa al interprete e tramite della volontà divina.
  • Dante e Maometto entrambi viator sono due visionari. Con le loro visiones e il loro viaggio trascendente nell’oltretomba si fanno artefici di un cambiamento ontologico (transumanar) e adempiono a più funzioni:

sono testimoni, hanno visto quanto accade nell’aldilà, sono fedeli osservatori della misericordia e della severità divine

sono visionari, hanno il compito di riportare le loro visiones

sono narratori il loro racconto deve servire da monito alla conversione

sono insegnanti, debbono educare, correggere i comportamenti dell’uomo

sono purificatori il loro insegnamento potrà portare alla salvazione del genere umano

  • Il viaggio di Dante (assurto anche lui a ruolo di profeta e maestro) è un vero e proprio percorso iniziatico che si svolge in due parti e anche in questo caso si tratta di un viaggio notturno e ascensione. Mirāj, Isra consistono in una discesa (morte iniziatica, discesa agli inferi) e una risalita al miraggio del paradiso (resurrezione). Ogni iniziazione infatti presuppone una morte apparente (selva oscura, camera oscura, viaggio notturno, sogno estatico, squartamento) e una successiva rinascita, un ritorno alla luce.
  • Siamo davanti ad un doppio viaggio di anabasi-catabasi e viceversa:

-salita al cielo con la morte iniziatica (anabasi)/ discesa in terra, risveglio (catabasi)

-discesa agli inferi (catabasi)/salita al paradiso (anabasi)

  • il viaggio di Dante al pari di quello di Maometto persegue due precisi scopi: un fine teologico di conoscenza e un telos salvifico di aiuto.
  • Anche Muhammad si avvale di due guide Gabriele per la parte iniziale del tragitto e Mosè che lo affianca fino al suo approssimarsi ad Allah.
  • Le analogie dove esplicitamente e implicitamente Dante ha preso spunto sono:

-il canto n VI dell’Eneide dove Virgilio entra nell’Ade con il ramo d’oro da offrire a Proserpina

-Il Viaggio notturno ultraterreno di Maometto a cavallo dell’asino dal volto di donna (buraq) a cui è dedicata la XVII sura del Corano, poi commentata negli Hadith il viaggio spirituale di Ibn Arabi (1165 Murcia 560).

Il topos della figura femminile angelicata (Beatrice) ricorre spesso anche nei testi sufici e nelle elaborazioni del viaggio mistico presenti negli Hadit. La bellezza diventa mezzo attraverso il quale il fedele è attratto verso la conoscenza e partecipa alla dimensione ultraterrena. Il desiderio si cela dietro la poesia d’amore e finalizza la similitudine estasi per la donna che è specchio per la contemplazione del divino. Al pari del sentimento erotico il pensiero dell’amata è visto come epifania del piacere. Viene sottintesa la gioia di poter penetrare i segreti di una conoscenza superiore che può portare ad un annullamento della condizione contingente e aprire le porte, in un continuum, alla felicità. La magia d’amore è il breve riflesso terreno del rapporto uomo donna che si traduce nell’eternità del paradiso.

  • La concezione sufica del califfato si sovrappone alla visione politica dantesca che corrisponde alla sacralità dell’ impero. Dio regge le sorti del cosmo nel mondo celeste, l’imperatore regge le sorti del mondo terrestre.
  • Gli inferi maomettani e danteschi sono caratterizzati dalle fiamme, i paradisi dalla luminosità. L’apoteosi è rappresentata dalla conclusione con la teofania e l’invito ai lettori a compiere una metanoia, cioè a convertirsi.

Alla querelle tra orientalisti filo arabisti e puristi europei ha posto fine Francesco Gabrieli, secondo cui la provenienza e la filiazione letteraria dantesca è indifferente rispetto alla capacità poetica, alla fantasia e all’originalità che caratterizzano l’opera del poeta fiorentino. D’altro canto le analogie con le credenze islamiche sono anche maggiori di quelle contenute nella leggenda meccana. Maria Corti recentemente ha parlato di intertestualità delle due opere che, come abbioamo visto, hanno in comune l’impianto strutturale, elementi architettonici, le pene infernali.

Tratto da: Ereticamente

Dante e Maometto: argonauti del cielo e sciamani dell’anima
Dante e Maometto: argonauti del cielo e sciamani dell’anima

Con l’AI Act l’Europa approva il primo decreto al mondo sull’intelligenza artificiale

di Luca Zorloni

09.12.2023

Dopo 36 ore di negoziati Parlamento e Consiglio si accordano. Vietato il riconoscimento biometrico, salvo tre eccezioni. Alcuni aspetti sono demandati agli incontri tecnici. Ed è qui che le ong per i diritti digitali suggeriscono di guardare.

L’AI Act è realtà. Il pacchetto europeo di regole sull’intelligenza artificiale è stato approvato. Dopo una maratona di 36 ore, Parlamento e Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo che dota i 27 Stati dell’Unione della prima legge al mondo che affronta in maniera complessiva lo sviluppo del settore. A portare i negoziati vicino a un punto di non ritorno è stata la discussione sugli usi ammessi e vietati dell’intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine. Dal riconoscimento biometrico in tempo reale fino alla polizia predittiva. Il Parlamento difendeva la sua linea per il blocco totale. Il Consiglio invece, espressione degli Stati, spingeva per un approccio più permissivo.

Ed è questo scontro ad avere tenuto sotto scacco l’AI Act. Al punto che, mentre i diplomatici erano chiusi nelle stanze dei negoziati, oltre 60 persone, tra accademici e ricercatori in ambito privacy e tutela dei diritti digitali, hanno firmato una lettera aperta lampo per chiedere al Parlamento di non fare passi indietro sui divieti per l’uso dell’intelligenza artificiale.

Il braccio di ferro sulla sorveglianza

L’uso dell’AI per scopi di polizia è stato l’aspetto più controverso e divisivo. Tanto che si è mangiato 20 ore di negoziato. Il Consiglio non voleva chiudere la porta per sempre alla possibilità di usare l’intelligenza artificiale per analizzare grandi moli di dati, identificare le persone, fare riconoscimento biometrico in tempo reale. Fino ad arrivare alla polizia predittiva. Ossia usare gli algoritmi per prevedere le probabilità con cui può essere commesso un reato, da chi e dove. A guidare il drappello per ammorbidire la legge erano Italia, Ungheria e Francia, che in vista delle Olimpiadi di Parigi del 2024 ha avviato un capillare sistema di AI per la sicurezza.

L’opposizione del Parlamento ha retto in gran parte. Il riconoscimento biometrico è stato vietato, salvo in tre casi, come ha spiegato il commissario al Mercato interno, Thierry Breton alla conferenza finale: “Prevista ed evidente minaccia di attacco terroristico; ricerca di vittime; persecuzione di seri crimini”. “Le eccezioni per le forze dell’ordine prevedono salvaguardie più forti del testo iniziale della Commissione per non avere abusi – ha detto Dragos Tudorache, correlatore del testo per conto del Parlamento -. È stata la parte più combattuta”.

Brando Benifei, relatore del testo, ha detto che “il riconoscimento delle emozioni è proibito”. “Abbiamo chiare indicazioni sui casi d’uso vietati che non sono ammessi in Europa, come la polizia predittiva, il social scoring e il riconoscimento biometrico”, ha poi agggiunto, precisando che “è permesso usare i cosiddetti sistemi di analisi dei crimini, ma senza che siano applicati a specifici individuai ma solo a dati anonimi e non devono indurre a pensare che qualcuno abbia commesso un crimine”. È inoltre prevista una notifica nei casi d’uso alle autorità indipendenti chiamate a sovrintendere al settore.

Il dossier è molto complesso e comprende, oltre all’identificazione biometrica da remoto, sistemi di intelligenza artificiale ad alto rischio da parte della polizia, le eccezioni per le forze dell’ordine, quelli per motivi di sicurezza nazionale, il divieto di esportazioni di tecnologie, anche nate in ambito civile, per applicazioni rischiose, che potrebbero mettere a rischio i diritti fondamentali di paesi terzi.

La questione dei modelli fondativi

L’altro punto delicato sul tavolo era la regolazione dei modelli fondativi (foundational models). Ossia quelle forme di intelligenza artificiale generali in grado di svolgere compiti diversi (come creare un testo o un’immagine) e allenati attraverso un’enorme mole di dati non categorizzati, come GPT-4, alla base del potente chatbot ChatGPT, o LaMDA, dietro Google Bard. Il secondo riguardava gli usi ammessi e quelli proibiti dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle forze dell’ordine. Dal riconoscimento biometrico in tempo reale fino alla polizia predittiva. In entrambi i casi, la distanza tra Parlamento e Consiglio era siderale.

Nel caso dei modelli fondativi, la proposta da discutere consisteva in due livelli di inquadramento di questi sistemi. E, di conseguenza, di obblighi da rispettare. La proposta crea due corsie. Da una parte le cosiddette AI ad alto impatto, identificata da un potere di calcolo pari a 10^25 FLOPs (floating point operations per second, un’unità di misura della capacità computazionale). Al momento, solo GPT-4 di OpenAI rispetterebbe questa caratteristica. All’AI ad alto impatto la legge comunitaria richiede una applicazione ex ante delle regole su sicurezza informatica, trasparenza dei processi di addestramento e condivisione della documentazione tecnica prima di arrivare sul mercato. Al di sotto si collocano tutti gli altri foundational models, di più piccolo cabotaggio. In questo caso l’AI Act scatta quando gli sviluppatori commercializzano i propri prodotti. “Abbiamo scelto un indicatore non di fatturato che non identifica solo le aziende più grandi, ma riconosce dall’ampio impatto i modelli che possono essere porre i maggiori i rischi”, ha detto Carme Artigas, segretaria di Stato all’innovazione del governo spagnolo (che aveva la presidenza del Consiglio europeo). Da queste previsioni sono esclusi i modelli destinati alla ricerca.

L’architettura ricalca quella del Digital services act (Dsa), che ha imposto per prime a 19 grandi piattaforme online i suoi obblighi su controllo dei contenuti online e limitazione della profilazione, mentre per tutti gli altri operatori diventerà operativo dal 2024. L’impostazione sembrava aver messo d’accordo Parlamento e Consiglio, finché Francia, Germania e Italia si sono opposte, tenendo l’AI Act sotto scacco per qualche settimana. Alla fine gli Stati sono tornati sui loro passi. “È stato un elemento discusso nelle ultime settimane, ma alla fine è stato inserito”, il commento di Benifei.

Non abbassare la guardia

L’AI Act prevede anche strumenti per rafforzare il copyright e richiedere trasparenza sui contenuti generati dagli algoritmi. Ci saranno 24 mesi di tempo per il pieno dispiegamento delle sue funzioni, ma solo sei per proibire gli usi vietati. E ci sarà una conformità volontaria, il cosiddetto AI Pact, che permetterà alle aziende di adeguarsi all’AI Act prima che diventi pienamente operativo. È stato creato un ufficio europeo dedicato all’intelligenza artificiale, incardinato presso la direzione generale Connect della Commissione (preposta al digitale) per sovrintendere all’applicazione della legge. E sono previste eccezioni per le piccole e medie imprese e la creazione di ambienti di test esenti dalla regole (i cosiddetti regulatory sandbox) per favorire l’innovazione.

Nonostante l’accordo, il lavoro sull’AI Act non è finito. Usciti di scena i politici, restano nella stanza i tecnici a limare il fraseggio dei documenti. Ed è questo labor limae che potrebbe scavare piccoli fori nelle barriere di salvaguardia presentate alla stampa. Le associazioni che si occupano di diritti digitali invitano a contenere gli entusiasmi prima di aver letto il testo nella sua interezza, per scovare dettagli che potrebbero aprire la porta sul retro a sistemi intrusivi di controllo, sorveglianza alle frontiere ai danni di migranti e altre forme di polizia tecnologica. La partita, insomma, non è ancora finita.

Tratto da: WIRED

Con l'AI Act l'Europa approva il primo decreto al mondo sull'intelligenza artificiale
Con l’AI Act l’Europa approva il primo decreto al mondo sull’intelligenza artificiale

Messico: cittadini stanchi di pagare il pizzo al “cartello locale” uccidono 8 narcotrafficanti a colpi di machete

a cura della Redazione

Sabato 9 Dicembre 2023

Sangue nel paese di Texcaltitlan, la vendetta nel campo da calcio del municipio. In totale 11 vittime.

Alla fine non hanno resistito e si sono ribellati. Nel paese di Texcaltitlan, nel centro del Messico, dei cittadini stanchi di pagare il pizzo al cartello locale hanno ucciso a colpi di machete un gruppo di otto narcotrafficanti nel campo da calcio del municipio. L’esito dello scontro ha lasciato 11 morti, otto dei quali vincolati al cartello Familia Michoacana.

Secondo quanto riportato dalla stampa messicana, gli abitanti del paese erano stati convocati nel campo sportivo per pagare la quota settimanale alla criminalità del posto. Dopo esser scesi dai loro pick-up i narcos sono stati attaccati dalla folla con pietre, colpi di machete e pugni. La polizia è arrivata poco dopo sulla scena del massacro e sta ricostruendo l’accaduto attraverso dei video postati sui social.

Tratto da: Il Messaggero

Messico: cittadini stanchi di pagare il pizzo al “cartello locale” uccidono 8 narcotrafficanti a colpi di machete
Messico: cittadini stanchi di pagare il pizzo al “cartello locale” uccidono 8 narcotrafficanti a colpi di machete

L’IMMACOLATA CONCEZIONE SECONDO IL CORANO

a cura di Hanieh Tarkian

Riguardo alla questione dell’Immacolata Concezione, è interessante notare ciò che il Corano riporta:

“E quando gli angeli dissero: «O Maria, in verità, Iddio ti ha prescelta, ti ha purificata ed eletta su tutte le donne del mondo. O Maria, sii devota al tuo Signore, prosternati e inchinati con coloro che s’inchinano»” Corano III:42 e 43 .

L’allamah Tabatabai, autore dell’esegesi al-Mizan, ritiene che quest’atto purificatorio da parte di Dio, sia riportato in forma assoluta, senza specificare da che cosa è stata purificata. Si può pertanto dedurre che ella sia stata purificata da qualsiasi tipo di impurità, sia essa materiale che spirituale, ella è quindi infallibile e immune dal peccato, infallibilità che il Corano attribuisce utilizzando lo stesso verbo anche alla Famiglia del Profeta nel versetto (33:33).

È interessante notare che il dogma dell’Immacolata Concezione fu proclamato da Pio IX solo nel 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, che sancisce come la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento e, nonostante non esista il concetto di “peccato originale” nell’islam, il Corano già 1400 anni fa affermava che Iddio aveva purificato la Vergine, e poiché quest’atto purificatorio da parte di Dio è riportato in forma assoluta, senza specificare da che cosa sia stata purificata, è lecito dedurre, come è stato affermato, che ella è stata purificata da qualsiasi tipo di impurità, sia materiale che spirituale, ella è quindi infallibile e immune dal peccato.

Un importante concetto nell’islam, in particolare quello sciita, è quello della hujjah (lett. prova, ma considerando il significato tecnico potrebbe essere tradotto come “autorità”). Colui che è hujjah è stato prescelto da Dio, possiede la scienza divina ed è infallibile. I Profeti e gli Imam sono sicuramente hujjah, ma ciò non vuol dire che una persona debba per forza essere profeta o imam per essere hujjah. Un individuo investito del ruolo di hujjah svolge una funzione molto importante, infatti la sua parola e il suo comportamento sono fonti atte a dedurre le norme religiose e altresì un esempio e modello per gli altri esseri umani. Seguirli è quindi in realtà obbligatorio, in altre parole si potrebbe dire che la hujjah è il “portavoce ufficiale” di Dio.

Maria è una delle figure del Corano che, pur non essendo né profeta né imam, è hujjah; questo vuol dire che la sua parola, il suo comportamento e il suo tacito consenso sono una prova per tutti e tutti devono seguirla. Il suddetto ruolo di Maria può essere dedotto da alcuni versetti del Corano, come quello a cui ho appena fatto riferimento.

L'IMMACOLATA CONCEZIONE SECONDO IL CORANO
L’IMMACOLATA CONCEZIONE SECONDO IL CORANO

La Spagna espelle 2 diplomatici americani per aver corrotto uomini dei servizi segreti

di Ramon Picozza

9 Dicembre 2023

Gli Stati Uniti hanno corrotto due membri del Centro Nazionale d’Intelligence della Spagna (CNI) per ottenere informazioni segrete. Almeno 2 agenti americani coinvolti nella reclutamento, impiegati presso l’Ambasciata statunitense, sono stati espulsi dalla Spagna, scrive El Pais con riferimento a fonti.

Durante l’indagine è emerso che due membri del CNI hanno ottenuto accesso a informazioni segrete per cui non avevano l’autorizzazione. Almeno uno di loro è stato corrotto dagli americani.

Secondo l’articolo, si tratta di un direttore di uno dei dipartimenti del CNI e del suo assistente.

Le autorità spagnole hanno segnalato la vicenda agli Usa ed hanno espresso protesta. Fonti del Pais all’interno dei servizi segreti spagnoli hanno manifestato stupore per il fatto che Washington avesse cercato di ottenere informazioni in modo fraudolento, dato che Madrid condivide tutti i dati richiesti.

La Spagna espelle 2 diplomatici americani per aver corrotto uomini dei servizi segreti
La Spagna espelle 2 diplomatici americani per aver corrotto uomini dei servizi segreti

SUONA LA “CAMPANA A MORTO” PER ZELENSKY

di Luciano Lago

8 DICEMBRE 2023

Zelensky scaricato dai suoi padroni e sponsor occidentali cerca un rifugio sicuro. Adesso l’ex comico deve guardarsi le spalle da quanti vogliono fargli la pelle e fargli pagare la sua arroganza diretta a sacrificare gli ucraini per gli interessi dei suoi padroni.

La guerra è persa e non c’è più alcuna possibilità di riprendere qualsiasi controffensiva.

Lo dicono tutti gli analisti e lo dice persino l’ex sindaco di Kiev (il pugile) che  ha accusato Zelensky di essere un dittatore che vuole creare uno stato autoritario. Lo accusano i suoi ex sottoposti ed i capi delle forze militari per aver mandato al macello le truppe ucraine come carne da cannone.
Smentite tutte le balle pronunciate dai media e dagli agenti militari USA in Europa, i Draghi, gli Scholz, i Macron e gli altri sulla sicura sconfitta militare della Russia e sulle sue inevitabili difficoltà per le sanzioni. Al contrario la Russia si è rafforzata, militarmente ed economicamente, ha invertito il flusso del suo export dall’Europa all’Est, verso la Cina, l’India e altri paesi e le sanzioni non hanno prodotto altro che l’affossamento dell’Europa. Un effetto boomerang che non era difficile prevedere.
Le sanzioni sono servite soltanto a rafforzare l’industria energetica statunitense e tutto quello che avevano sostenuto si è dimostrato falso.

Il primo responsabile di tutto, il presidente Biden, è disperato per aver ottenuto il rifiuto del Congresso nello stanziamento di ulteriori soldi per l’Ucraina.  Il Senato ha detto basta e Biden è uscito di testa, iniziando a sbroccare, farneticando di guerra mondiale, di prossima invasione della Russia e di attacco alla Nato. In realtà vorrebbero mantenere in piedi l’Ucraina perché questa è utile e serve all’occidente, in particolare agli ambienti dello stato profondo per realizzare enormi profitti con le forniture belliche a cui lavora l’apparato industriale militare USA.

Ci raccontavano che la Russia sarebbe rimasta isolata. Altro che isolare la Russia, vedi il rafforzamento della Russia sul piano internazionale e i rapporti sempre più solidi e consolidati della Russia con i grandi paesi emergenti che voltano le spalle all’occidente.

La spaccatura tra occidente e resto del mondo è sempre più evidente ed è accresciuta dal rifiuto dei grandi paesi di aderire alle “regole” imposte dagli Stati Uniti.

Zelensky e gli altri burattini dell’occidente a guida USA sono destinati a finire nella spazzatura della storia, come è stato per quelli che l’hanno preceduto, i Guaidò in Venezuela o il Noriega di Panama, il Ngô Đình Diệm del Vietnam del Sud, e tanti altri.
I “fantocci” degli americani in Europa sono ammutoliti ed attendono nuove istruzioni da Washington, pronti ad obbedire al padrone che deve indicare quale sarà la via d’uscita per sottrarsi alle loro responsabilità.
Putin viaggia in Arabia Saudita, negli Emirati Arabi e si gode l’accoglienza trionfale mentre gli statisti occidentali sono costretti ad ore di attesa prima di essere ricevuti dagli sceicchi arabi che minacciano di chiudere il rubinetto del petrolio e dei soldi ai governi europei, non più graditi per la loro tracotanza.
Il mondo è cambiato ma in occidente non se ne sono accorti.

Tratto da: Controinformazione

SUONA LA “CAMPANA A MORTO” PER ZELENSKY
SUONA LA “CAMPANA A MORTO” PER ZELENSKY

LA BIOPOLITICA DI FOUCAULT

a cura di Mike Plato

Quanto segue fu scritto in tempi non sospetti da Michel Foucault….Riportatelo agli ultimi 3 anni e capirete quanto avesse dannatamente ragione:

Il corpo è un campo politico, teso tra le lotte di potere che agiscono e lasciano il segno su di esso, lo limitano, lo sottopongono a torture, punizioni, rituali. La violenza è uno dei meccanismi attraverso i quali i corpi di minor potere sono sottoposti alle lezioni strazianti di quelli di maggior potere (Foucault. 1998).

LA BIOPOLITICA DI FOUCAULT
LA BIOPOLITICA DI FOUCAULT

IL VOLTO DI DIO

di Mike Plato

Genesi 32,31 Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuel «Perché – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».

Giovanni 1,18 Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Questa è una delle chiavi con cui i detrattori ritengono che la BIBBIA SIA NON SOLO UN CUMULO DI FANDONIE e SUPERSTIZIONI, ma soprattuto un libro che contraddice se stesso.

Effettivamente, senza gnosi ed intuizione, questi versi sembrano contraddirsi. Gicobbe vede Dio, ma Giovanni e Dio stesso dicono che è impossibile vederLo….

Qui dobbiamo fare un distinguo tra il PADRE, Dio TRASCENDENTE e il FIGLIO, DIO IMMANENTE. IL FIGLIO è cio che si puo vedere del Padre… Secondo i Cabalisti il Figlio è il METATRON, il PRINCIPE DELLA FACCIA. Quando si parla di FACCIA DI DIO SI PARLA DEL FIGLIO, come in

Salmi 66,2 Dio abbia pietà di noi e ci benedica, su di noi faccia splendere il suo volto…

IL FIGLIO è L’IMMANENZA DI CIO CHE è TOTALMENTE TRASCENDENTE E CHE NON PUO ESSER VISTO. FACCIA INDICA IL COMPLESSO DI ATTRIBUTI DI DIO. HORUS viene dal radicale egizio HER che significa FACCIA o VOLTO…EGLI è CIO CHE PUO ESSER VISTO DI RA.

Ma un verso del genere sembra sconfessare quanto detto:

Esodo 33,20 Soggiunse: «Ma tu non potrai vedere il mio volto, perché nessun uomo può vedermi e restare vivo».

Qui sembra che neanche il VOLTO ci è dato vedere, ma Giacobbe lo vede….La differenza la fa cio che il LOGOS qui dice: NON PUOI VEDERE DIO SE NON MUORI (A TE STESSO, IN VITA), PERCHE IL SE’, LA FACCIA DI DIO, NON EMERGE SE L’EGO NON CREPA. quindi GIACOBBE MORi’ a se stesso e VIDE SE STESSO. Infatto Cristo lo annovera tra i VIVENTI

Marco 8 26 A riguardo poi dei morti che devono risorgere, non avete letto nel libro di Mosè, a proposito del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e di Giacobbe? 27 Non è un Dio dei morti ma dei viventi! Voi siete in grande errore».

IL VOLTO DI DIO
IL VOLTO DI DIO