Il dolore, come gli errori hanno la funzione di farci diventare più Saggi e Gioiosi, sono il mezzo per farci manifestare la nostra Vera Natura Spirituale. Esseri di Pura Beatitudine noi siamo, eppure quante volte il dolore e gli errori c’incattiviscono o induriscono, quando invece è l’esatto opposto, essi sono il mezzo per trasmutare l’emozioni e pensieri negativi in pensieri ed emozioni elevate, con annesse azioni Sagge e Compassionevoli.
L’Oscurità serve a metterci alla prova, possiamo venirne risucchiati, oppure usarlo come mezzo per evolvere ed uscirne più Forti, Motivati a far emergere l’Eroe ch’è in noi.
Senza un Avversario non v’è confronto, e se non v’è confronto non v’è Crescita, e senza Crescita non v’è Illuminazione, e la discesa nella Materia non avrebbe avuto senso. Tanto valeva rimanere nell’Oceano dello Spirito, ma quanto più grande sarà la ricompensa di ritornare in quel Campo, in quella Dimensione dopo aver affrontato le intemperie del Mondo Materiale, e aver manifestato QUA quella Natura Ontologica che siamo realmente.
Videoconferenza del canale YouTube LIBRERIA ESOTERICA IBIS, trasmesso in live streaming il giorno 30 marzo 2023.
“A Ovest con René Guénon, Tradizioni d’Occidente nel pensiero guénoniano” è un saggio di Sandro Consolato, Edizioni Arya.
Modera Paolo Roberti di Sarsina
“Ad Ovest con René Guénon” è un libro in cui, rifuggendo dagli estremi dell’apologetica e dell’ipercritica, attraverso una scrupolosa lettura delle opere e degli epistolari, si concentra l’attenzione sul modo in cui Guénon trattò temi connessi alla spiritualità d’Occidente: dalla religione precristiana all’esoterismo italiano di Kremmerz e Reghini, ma anche le tradizioni indigene delle Americhe e ciò che poteva rimanere dell’esoterismo copto dopo la conquista italiana dell’Etiopia.
Una particolare attenzione è poi data alla “futurologia” guénoniana, mostando come, a partire dalla realtà complessiva del mondo occidentale, Guénon delineò il preoccupante avvenire non solo di tale mondo che egli aveva abbandonato, ma dell’umanità intera.
Sandro Consolato si è occupato di storia del pensiero esoterico tradizionale del Novecento e della permanenza della spiritualità pagana nella storia d’Italia. Ha diretto la rivista “La Cittadella” (2001-2011), con numeri dedicati a Evola, Reghini e Kremmerz. E’ autore di tre saggi sul pensiero evoliano (“Julius Evola e il buddhismo”, “Evola e Dante”, “Le tre soluzioni di Julius Evola”), di uno su misteri di Roma (“Urbs Aeterna”), dei recenti volumi “Giacomo Boni. Scavi misteri e utopie della Terza Roma” (2022) e “A Ovest con René Guénon” (2023).
Paolo Roberti di Sarsina Impegnato da anni per il riconoscimento delle medicine non convenzionali e il modello della Salutogenesi.
Studioso e praticante all’interno di scuole iniziatiche d’Occidente fin dagli anni ’70. Allievo del Maestro tibetano di Dzogchen Chogyal Namkhai Norbu.
A Ovest con René Guénon: Tradizioni d’Occidente nel pensiero guénoniano
A Ovest con René Guénon: Tradizioni d’Occidente nel pensiero guénoniano
L’OCCIDENTE A GUIDA USA SI AVVIA ALLA SUA AUTODISTRUZIONE CON LA GUERRA IN PALESTINA
di Luciano Lago La guerra in Ucraina aveva già determinato il fallimento degli sforzi dell’occidente a guida USA nel convincere il resto del mondo ad allinearsi dietro le tesi americane di condanna e di isolamento della Russia. Era divenuto chiaro che i membri dell’alleanza occidentale non erano in grado di costringere il resto del mondo a schierarsi dalla loro parte nella valutazione delle cause del conflitto in Ucraina. Grazie a questa negativa del sud del mondo, il piano di sanzioni senza precedenti contro la Russia, che avrebbero dovuto indebolire la sua economia, è fallito. A nulla è servita la massiccia campagna di russofobia alimentata dalle centrali di Washington, Londra e Bruxelles contro la Russa per screditare il paese slavo, negando il valore della sua cultura, cancellando dai programmi educativi i classici della cultura russa, annullando l’esibizione degli artisti russi nei principali teatri europei, boicottando la partecipazione degli atleti russi nelle manifestazioni sportive e diffondendo bugie sul presunto carattere repressivo e totalitario del sistema russo.
Questa campagna non ha raggiunto gli obiettivi che si proponeva e, al contrario ha contribuito a screditare l’Occidenteed a delegittimare le pretese del sistema liberista occidentale di rappresentare un modello per gli altri paesi, vista la discriminazione a cui sono stati sottoposti i paesi che non hanno aderito al blocco occidentale ed il tentativo di utilizzare le sanzioni come arma di pressione per far accettare le direttive di Washington e le ingerenze nelle decisioni politiche di paesi sovrani. Non per caso in questo periodo si è consolidata ed ampliata l’intesa di un gruppo di paesi aderenti al BRICS che, con la presenza di Cina, Russia e India, vuole costituire un polo alternativo a sistema guidato dall’occidente e che presenta la potenzialità economica, demografica e tecnologica per presentarsi come alternativa al vecchio sistema unipolare dominato dagli Stati Uniti d’America. Se questo non bastasse, la Storia corre molto più velocemente di quanto si pensi e, in Medio Oriente, è esploso un conflitto tra Israele e la Palestina (Gaza in particolare) la cui responsabilità primaria ricade sui paesi occidentali (Stati Uniti e Gran Bretagna in primis) che hanno sempre ostacolato ed impedito la risoluzione del problema palestinese, per motivo di favorire sempre e comunque le pretese colonizzatrici di Israele, considerato un agente avanzato degli Stati Uniti nell’area Medio Orientale. L’attacco di Hamas del 7 Ottobre e la spropositata reazione di Israele che sta attualmente conducendo una guerra di sterminio e di genocidio, vendicandosi sulla popolazione di Gaza, con cui prevede di risolvere una volta per tutte il problema palestinese, distruggendo totalmente la città di Gaza con i suoi abitanti e possibilmente sospingendo i superstiti a trasferirsi in Egitto o altrove, ha suscitato l’indignazione e la riprovazione di tutto il mondo tranne le elite dei governi occidentali alleati con Israele.
Soldati Israeliani in Palestina
E’ apparso chiaro che sono stati gli Stati Uniti quelli che hanno dato il “via libera” a Israele, visto che sono stati gli Stati Uniti a bloccare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU sul cessate il fuoco in questo conflitto. Il 27 ottobre, gli Stati Uniti si sono trovati praticamente isolati quando solo 12 paesi si sono opposti al cessate il fuoco all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Tuttavia l‘ondata di indignazione per le azioni genocide di Israele si è rivelata molto più grande del previsto in Occidente. Il Ministero degli Esteri del Sud Africa ha accusato Israele di “occupare illegalmente la terra palestinese, il presidente della Colombia Petro ha accusato direttamente Israele di genocidio e una serie di paesi dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia hanno interrotto le relazioni diplomatiche e commerciali con Israele. Senza parlare dei paesi arabi ed islamici che si sono riuniti a Rjiad per condannare concordemente le azioni di Israele contro la popolazione civile palestinese. Grazie alla complicità degli Stati Uniti e dei paesi della NATO che forniscono il sostegno militare e la copertura armamentista ad Israele, il conflitto rischia di allargarsi e di coinvolgere altri paesi come il Libano, la Siria e forse anche l’Iran, innescando un incendio enorme che può sconvolgere il mondo.
Le conseguenze più immediate e dirette di questo nuovo conflitto le sta producendo sulla perdita di credibilità e di qualsiasi ascendente delle élite occidentali che hanno dimostrato la loro doppiezza, ipocrisia, malafede e presunzione. Vengono meno non solo tutte le prediche sul diritto internazionale violato, sul rispetto dei diritti umani e tutta l’armamentario della retorica occidentale sulla democrazia, sull regole e diritti che è una specialità dei leader occidentali, utilizzata per coprire i loro interessi e le loro guerre per il potere e lo sfruttamento. Il mondo ha aperto gli occhi ed l’ordine imposto dagli Stati Uniti e dai suoi accoliti si rivela per quello che è: un ordine arbitrario e ingiusto che viene imposto per soddisfare gli interessi dei dominanti. A tutto questo non soltanto il mondo arabo (quello direttamente coinvolto) ma anche il resto dei paesi del sud e del resto del mondo si è ribellato con una spettacolare presa di posizione e con enormi manifestazioni di massa che hanno avuto luogo in tutto il mondo, incluso nei paesi occidentali, in ripulsa delle azioni genocide di Israele e della complicità occidentale. I paesi del Sud del mondo vedono ancora una volta questo conflitto come una lotta contro il neocolonialismo sostenuto dalla élite occidentali, in Palestina come in molte altre regioni del mondo. Risulta vano il tentativo della propaganda occidentale di far comparire questo conflitto come un scontro di civiltà a carattere religioso perché questo non risponde a verità. Lo dimostra il fatto che in Palestina, a Gaza sono state bombardate e distrutte non solo le moschee musulmane ma anche le chiese cristiane e la comunità cristiana è stata perseguitata dalle autorità israeliane e dai coloni israeliani. La lotta dei palestinesi, che piaccia o no all’occidente, è una lotta per l’affrancamento dall’occupazione e dal colonialismo, esattamente come le lotte anticoloniali sostenute dai gruppi di resistenza in Algeria, negli anni ’50/60 e quella del popolo vietnamita negli anni ’60/70.
Bisogna considerare che, tutto questo smottamento provocato dalla guerra in Medio Oriente affretterà la realizzazione di un Nuovo Ordine Mondiale che non sarà più egemonizzato dalle vecchie élite anglosassoni ma avrà un carattere multipolare in una condizione di parità fra le varie potenze che si affacceranno sulla scena internazionale. Possiamo augurarci che sarà un mondo più giusto dove ogni nazione otterrà il rispetto della propria sovranità, cultura ed identità, senza imposizioni interessate da chi vuole sottomettere e dominare, come avvenuto in passato, con il pretesto di imporre la sua “democrazia”. L’Europa dovrà trovare una ragione per restare in piedi e riprendere il corso della sua storia, riprendendo il senso della propria civiltà e tradizione e ripudiando le interessate pretese di tutela e di dominio da parte degli attuali padroni d’oltre Atlantico che poco hanno a che vedere con gli interessi dell’Europa.
“La mia santa moglie, Maryam bint Muhammad b. `Abdūn, disse: ‘Ho visto in sonno qualcuno che non avevo mai visto in carne e ossa, ma che mi appare nei miei momenti di estasi [spirituale]”. Mi ha chiesto se aspirassi alla Via, e io ho risposto di sì, ma che non sapevo con quali mezzi arrivarci. Mi disse quindi che ci sarei arrivata attraverso cinque cose, fiducia (tawakkul), certezza (yaqīn ), pazienza (ṣabr), risolutezza e veridicità.’ Così mia moglie mi confidó la sua visione [per chiedere il mio parere] e io le dissi che quello era davvero il metodo della Gente [cioè di coloro che seguono la Via]” – Ibn Arabi, citato in Sufis of Andalusia,
L’attacco di Israele rischia di mettere fine alla lunga storia della comunità cristiana nell’enclave.
Striscia di Gaza – Quando le bombe israeliane hanno cominciato a martoriare le strade di Gaza City, che un tempo erano frenetiche e vivaci, Diana Tarazi e la sua famiglia si sono rifugiati nella Chiesa della Sacra Famiglia, l’unico luogo di culto cattolico romano nella Striscia di Gaza.
La 38enne palestinese cristiana, insieme a suo marito e ai suoi tre figli, si strinse assieme ad altri fedeli nella chiesa, ai vicini musulmani e agli amici, cullando i loro bambini per farli addormentare, esausti tra il fragore delle bombe, e sussurrandosi parole d’incoraggiamento a vicenda.
“Insieme, cerchiamo di resistere alla guerra fino a quando finirà – e tentiamo di uscirne vivi,” ha dichiarato Tarazi ad Al Jazeera.
La loro sensazione di sicurezza è svanita il 19 ottobre, quando Israele ha bombardato la vicina Chiesa di San Porfirio, la più antica di Gaza, uccidendo almeno 18 persone. L’esercito israeliano ha dichiarato in un comunicato che la chiesa non era l’obiettivo dell’attacco.
“Il missile è caduto direttamente sulla chiesa” ha affermato Tarazi riguardo al sito greco-ortodosso. “Non crediamo che non fosse il loro obiettivo.”
Due giorni prima, un’esplosione ha colpito l’Ospedale Al-Ahli Arab, un’istituzione anglicana situata a pochi isolati di distanza, causando, secondo le autorità sanitarie palestinesi, centinaia di morti e feriti. Hamas ha attribuito l’esplosione a un raid aereo israeliano, ma Tel Aviv ha sostenuto che è stato causato dal malfunzionamento di un razzo lanciato dal Jihad Islamico Palestinese, un gruppo armato con base a Gaza.
Nonostante la città di Gaza e i campi profughi adiacenti siano circondati dalle forze terrestri israeliane e i raid aerei colpiscano la zona, Tarazi si rifiuta di andarsene.
“Non accettiamo la deportazione del nostro popolo dalla nostra terra e dalle nostre chiese” ha dichiarato. “Lascerò la mia chiesa solo quando finirò nella tomba.”
Minaccia di estinzione
Almeno 10.569 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani a Gaza dal 7 ottobre.
Si stima che vivano ancora solo 800-1.000 cristiani a Gaza, costituendo la comunità cristiana più antica del mondo, risalente al I secolo.
Mitri Raheb, un pastore evangelico luterano e fondatore dell’Università Dar al-Kalima di Betlemme, ha dichiarato che è probabile che il conflitto attuale possa segnare la fine della lunga storia della comunità cristiana in questa striscia di terra.
“Questa comunità è sotto minaccia di estinzione”, ha detto Raheb ad Al Jazeera.
“Non sono sicuro che sopravvivranno ai bombardamenti israeliani, e anche se sopravvivono, penso che molti di loro vorranno emigrare.”
“Sappiamo che entro questa generazione, il Cristianesimo cesserà di esistere a Gaza”, ha aggiunto.
La regione più ampia della Palestina antica è il luogo di nascita del Cristianesimo e il contesto di molti eventi riportati nell’Antico e nel Nuovo Testamento.
Nel IV secolo, Gaza, situata lungo un’importante via commerciale con accesso ad un porto molto attivo e con una città cosmopolita, divenne un importante centro di missione cristiana.
Dopo il 1948, quando fu istituito lo stato di Israele e 700.000 palestinesi furono sfollati dalle loro case, in quella che divenne nota come la Nakba o catastrofe, molti cristiani palestinesi si unirono alla comunità nell’enclave costiera.
Le stime suggeriscono una diminuzione del numero di cristiani a Gaza negli ultimi anni rispetto ai 3.000 registrati nel 2007. Questo declino si è verificato quando Hamas ha preso il completo controllo della striscia, dando il via al blocco israeliano e accelerando l’emigrazione dei cristiani dalla zona, già segnata dalla povertà.
Gli attacchi in Cisgiordania “quadruplicati”
In Cisgiordania, la comunità cristiana conta su una base più solida, con oltre 47.000 residenti secondo il censimento del 2017. Tuttavia, anche in quel contesto, la comunità è stata colpita da violenza e persecuzione.
“Gli attacchi contro il clero e le chiese sono quadruplicati quest’anno rispetto all’anno scorso”, ha dichiarato Raheb, il cui istituto accademico documenta tali eventi.
Il 1° gennaio, pochi giorni dopo che Israele ha insediato il governo più di estrema destra nella storia del paese, due uomini non identificati sono entrati nel cimitero protestante del Monte Sion a Gerusalemme e hanno profanato più di 30 tombe, ribaltando lapidi a forma di croce e sfasciandole con rocce.
Il 26 gennaio, una folla di coloni israeliani ha attaccato un bar armeno nel quartiere cristiano della Città Vecchia di Gerusalemme, gridando “Morte agli arabi… Morte ai cristiani”.
Un paio di giorni dopo, degli armeni che lasciavano un servizio commemorativo nel Quartiere armeno, furono attaccati da coloni israeliani armati di bastoni. Un armeno fu irrorato con lo spray al pepe mentre i coloni scalavano le pareti del loro convento, cercando di abbattere l bandiera li affissa, che aveva una croce.
L’intensificarsi degli attacchi è stato in linea con gli sforzi israeliani di “sopprimere le voci dei palestinesi all’interno di Israele”, ha spiegato Raheb.
“Sono coloni terroristi ebrei, ma la comunità internazionale non li riconosce come tali perché condivide la stessa mentalità coloniale” ha dichiarato, esprimendo preoccupazione che la costante minaccia di violenza alla fine possa spingere il cristianesimo a lasciare la Terra Santa.
I miei figli erano gravemente feriti, sfigurati, e non ce l’hanno fatta
Tornando a Gaza, Ramez al-Souri sta cercando di elaborare la perdita dei suoi tre figli, Suhail, Majd e Julie, nell’attentato alla Chiesa di San Porfirio.
“L’edificio ospitava civili che non erano legati a loro”, ha dichiarato, facendo riferimento al gruppo palestinese Hamas, responsabile dell’attacco a sorpresa nel sud di Israele il 7 ottobre, che ha poi portato al bombardamento israeliano.
Al-Souri aveva sperato che i suoi cari fossero al sicuro in un luogo sacro, ma nemmeno la sacralità del luogo è stata in grado di proteggere la sua famiglia dal bombardamento israeliano. È noto che l’esercito israeliano ha preso di mira anche scuole dell’ONU che ospitavano donne e bambini sfollati, così come ospedali, ambulanze e forniture di aiuti.
“I miei tre figli sono usciti deturpati dagli effetti del missile e delle schegge”, ha detto, ancora visibilmente sotto shock giorni dopo.
“Non posso credere che non parlerò e giocherò più con loro nella mia vita.”
“Il termine Shoah occulta il presente dominatore di Israele dietro il passato sofferto dagli ebrei in epoca nazista. Singolarizza quel che hanno subito gli ebrei rispetto a quanto è stato subito dagli altri martiri della storia umana.”
Agli antichi era chiaro, siamo noi moderni che lo abbiamo dimenticato. Giudichiamola #bellezza qualcosa di superficiale, di superfluo: qualcosa che se viene cercato ti denota negativamente: sei uno che guarda solo l’involucro e non l’essenza. Invece non è così. Chi cerca la bellezza, l’armonia, in un corpo, in un paesaggio, in un edificio, in un oggetto, nel taglio di una borsa o di un vestito, è attento all’armonia dei particolari, vuole la purezza della linea, ama il gioco delle forme, non è superficiale. Sa ad istinto che la bellezza ha un potere assoluto sul nostro cervello, sul nostro umore, sulla nostra vita, che i nostri antenati conoscevano alla perfezione. Hanno ricercato sempre il bello e l’armonia, loro, in tutte le cose che noi colpevolmente ora trascuriamo: vivere in una bella casa dall’architettura elegante, passeggiare per strade piacevoli, vestire abiti che cadono bene, fa sentire migliori, aumenta l’autostima, è un modo per dire al mondo che ti meriti di starci, che fai qualcosa per renderlo migliore con la tua esistenza, creando nel tuo piccolo bellezza che si riverbera attorno. Camminare per quartieri brutti, uscire da case anonime, indossare capi banali come divise, uniformarsi a gusti ordinari rende tutto quanto abbiamo attorno più sciatto, e ci rende più deboli e infelici, piccoli ingranaggi senza personalità e senza alcun potere. La bellezza salverà il mondo, diceva Dostojevskj, e spesso non viene capito. Invece è vero. Perché chi ama il bello non vuole distruggere ciò che ha, non prova rabbia, non prova frustrazione. Non è superficiale: ha capito l’essenza delle cose che sfugge a chi disprezza la bellezza perché crede solo all’utile, e pertanto è destinato a rimanere invece al qui e subito, senza arrivare al profondo.
Il vietnamita Thích Nhất Hạnh (1926-2022) è stato una delle più alte figure del monachesimo buddhista del nostro tempo.
Durante la guerra del Vietnam si prodigò per un’azione pacifista creando un’associazione i cui membri, monaci e laici, si occupavano di assistere in ogni modo la popolazione civile rurale (sanità, scuola, ricostruzione di villaggi bombardati). Malvisto dagli americani e dal governo del Sud, ma anche dai Vietcong, finì in esilio in Francia ed ebbe fama internazionale. Solo nel 2007 poté, dopo ben 39 anni, rimettere piede in patria per qualche mese, su invito dello stesso governo socialista, che finalmente lo considerò uno dei grandi uomini della nazione. Vi tornò poi altre volte, fino al rientro definitivo nel 2014. Maestro di dottrina e meditazione e difensore dei diritti di uomini e animali, oltre che poeta, rappresenta il simbolo di un autentico pacifismo, e di una vittoria morale e fattuale che lo vide passare dal “nemo propheta in patria” al “propheta in orbe et in patria”.
L’implosione dello stato di Israele sarà una prima grande vittoria per l’umanità e l’inizio della salvezza di tutti i popoli del mondo, ivi inclusi i giudei giusti e virtuosi di ogni angolo del pianeta.