SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA

di Luca Rudra Vincenzini

“C’è un Guru che non è altro che la trasmissione ininterrotta dei raggi [della consapevolezza risvegliata] che vengono ricevuti attraverso la sequenza del lignaggio. C’è una divinità che non è altro che la realtà percepita attraverso quella [trasmissione, ovvero Śiva]”, Kaulasūtra.

Abhinavagupta, riprendendo un passo del Kaulasūtra, si occupa di un tema centralissimo della tradizione tantrica: la discesa della Grazia (śakti-nipāta) e la sua trasmissione (saṅkramaṇa) di maestro in discepolo.

Il primo punto che sottolinea è che non c’è trasmissione alcuna se il maestro fisico non è stabilizzato durante la trasmissione nel principio traspersonale ed eterno (gurutattva). È quel principio a trasmettere lo stato al discepolo per mezzo del maestro fisico e ciò senza alcun dubbio (na saṁśayaḥ). C’è dunque condivisione, accensione e trasmissione perché entrambi condividono la stessa essenza divina (tādātmya): la coscienza di Śiva.

Prosegue distinguendo i meri portatori di azioni rituali e studiosi (karmin) da coloro che conoscono la natura della realtà per esperienza diretta (jñānin). Ora costoro possono passare gli insegnamenti ai discepoli per azione rituale (pūjā), insegnamento formale (kathā) e trasmissione dell’esperienza (saṅkramaṇa). Quest’ultima è definitiva (paraśāktabala) quando i karma del discepolo sono giunti ad un termine o torna ciclicamente se ancora non c’è completa libertà da essi. Di fatto l’entrata nello stato (samāveśa) e la sua trasmissione (saṅkranti) può avvenire anche da parte di un non realizzato perché in qualsiasi caso non è il mezzo (persona fisica) bensì la fonte (Śiva) il punto sorgivo di trasmissione.

PS: le pratiche non servono a produrre lo stato, bensì a togliere dalla mente e dal corpo ciò che è di ostacolo alla percezione diretta.

SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA
SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA

ADAM E’ IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE

di Mike Plato

Qui si dimentica una cosa fondamentale, che sarà il PILASTRO del mio saggio:

NON POSSONO ESSERCI DUE RE…IL RE è UNO SOLO….

Quando Dio creò ADAM, fece ciò per decretare il RE DELLA NUOVA CREAZIONE e per generare il SUPERGUERRIERO che avrebbe combattuto BELIAR….

VE LO RIPETERO’ FINO ALLA MORTE:

CRISTO E ADAM sono uno solo

E FATE ATTENZIONE…PERCHE NON LO RIPETERO’ MAI PIU

Luca 3,38

….figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio.

ADAM, FIGLIO DI DIO….E POICHE’ è UNIGENITO…IL RE SACEDOTE GUERRIERO MESSIA FIGLIO è ADAM…..

Non a caso Cristo dice di essere l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo…

MA DI COSA? LEGGETE LA GENEALOGIA….PARTE DA ADAM E FINISCE A GESU’….L’ANTICO E NUOVO ADAM, L’OSIRIDE E L’HORUS SEMPRE VIVENTE..

QUELLO CHE MEL INTERPRETO’….PERCHE MAD=FOLLE sono le tre lettere ebraiche di ADAM, ovvero ADM…E in quel film MEL ADAM interpretava IL GUERRIERO DELLA STRADA, IL SALVATORE, IL MESSIA ATTESO DAI BAMBINI CADUTI

ADAM E' IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE
ADAM E’ IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE

SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE

di Jodi Childs

“Il fuoco è la sua testa, il sole e la luna i suoi occhi, lo spazio le sue orecchie, i Veda il suo discorso, il vento il suo respiro, l’universo il suo cuore. Dai Suoi piedi la Terra ha avuto origine. In verità Egli è l’intimo di tutti gli esseri. ”

― Anonimo, Le Upanishad

Shiva & Shakti ॐ

Talon Abraxas

Shiva Shakti, i principi maschili e femminili inseparabili per la creazione e l’universo !!

Shiva incarna la coscienza pura (Purusha), mentre Shakti rappresenta l’energia creativa (Prakriti). Shiva senza Shakti è dormiente, e Shakti senza Shiva esiste. Un equilibrio perfetto tra la liberazione spirituale (Moksha), e il ciclo continuo dell’esistenza.

Mantra di Shiva Shakti Panchakshari

“Om Hrim, mi inchino al Signore Shiva”

SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE
SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE

NEL MISTERO DI MELKIZEDEK

di Mike Plato

da un sito francese:

l’autore dice di Melchisedec che ” la Scrittura non gli attribuisce né padre, né madre, né genealogia, e non menziona né la sua nascita, né la sua morte “, ciò non significa che egli sia nato dal nulla, ma piuttosto che non si sa nulla della sua parentela, delle sue origini e della sua fine terrena; in altre parole, non esiste alcuna traccia del certificato di nascita o di morte di quest’uomo misterioso.

Tempo fa lessi che Melkizedek era senza padre nè madre perche era un trovatello, un orfano…

1) L’UMANO, POSTO INNANZI A QUESTI ENIGMI, MOSTRA IL PERCHE SIA UMANO E NON QUALCOSA DI MEGLIO

2) SE NON CAPISCONO MELKIZEDEK, SE NON CAPISCONO SENZA PADRE MADRE GENEALOGIA….NON HANNO ALCUNA SPERANZA DI ENTRARE NEL MISTERO DI CRISTO, DELLE SUE PAROLE, DELLE SUE AZIONI, DEL PERCHE’ PONE DISTANZA NETTA E IRREVOCABILE CON LA MADRE

VA AVANTI COSI DA 2000 ANNI SOLO PER LA GALASSIA CATTOLICA…3500 ANNI SE CI METTIAMO ISRAELE E LE SUE ESEGESI LETTERALISTE

NEL MISTERO DI MELKIZEDEK
NEL MISTERO DI MELKIZEDEK

Trump evoca truppe Usa o raid aerei in Nigeria

a cura della Redazione ANSA

3 Novembre 2025

‘Per fermare l’uccisione di numerosi cristiani’

esercito americano potrebbe schierare truppe in Nigeria o effettuare attacchi aerei per fermare l’uccisione di un gran numero di cristiani nel paese africano.

Lo ha detto Donald Trump.

Alla domanda se prevedesse truppe di terra o attacchi aerei in Nigeria, il presidente ha risposto: “potrebbe essere. Voglio dire, altre cose. Ne prevedo molte. Stanno uccidendo un numero record di cristiani in Nigeria… Stanno uccidendo i cristiani e li stanno uccidendo in gran numero. Non permetteremo che ciò accada”.

Tratto da: ANSA

Trump evoca truppe Usa o raid aerei in Nigeria
Trump evoca truppe Usa o raid aerei in Nigeria

IL MAIALE NELLE RELIGIONI

a cura di Giuseppe Aiello

– ISLAM

Il divieto di consumare carne di maiale è espresso esplicitamente nel Corano:‎

‎«Vi sono vietati la carne morta, il sangue, la carne di maiale, e ciò su cui è stato invocato un nome ‎diverso da quello di Dio…»

‎— Sura al-Baqara 2:173; al-Māʾidah 5:3; al-Naḥl 16:115‎

Dunque tutte le scuole islamiche (sunnite e sciite) concordano che il consumo di carne di maiale ‎è harām (proibito).‎

—-

‎2. Sulle conseguenze di impurità (najāsa)‎

a)‎ Scuola sciita duodecimana (jaʿfarita)‎

• Il maiale vivo o morto è considerato najis (impuro in sé).‎

• Tutto ciò che viene a contatto con esso in stato di umidità (piatti, mani, vestiti, superfici) ‎diventa impuro.‎

• Per la purificazione, gli oggetti solidi devono essere lavati secondo le regole rituali (con ‎acqua pura in quantità specifiche, e in alcuni casi più volte).‎

• Il contatto senza umidità trasmissiva (ad esempio un tocco a secco) non rende impuro.‎

b) Le scuole sunnite

Anche secondo tutte le scuole giuridiche sunnite, il consumo della carne di maiale è ‎rigorosamente proibito (ḥarām) in base ai versetti coranici. ‎

Tuttavia, le scuole differiscono leggermente nella definizione del grado di impurità (najāsa) ‎dell’animale e nelle regole di trasmissione dell’impurità agli oggetti o alle persone che ne vengono ‎a contatto.‎

Per la maggior parte dei giuristi sunniti, il maiale, vivo o morto, è considerato “najis al-ʿayn”, cioè ‎impuro per essenza. Di conseguenza, come per i musulmani Sciiti, anche per la maggior parte dei ‎Sunniti, qualunque cosa venga a contatto con esso in stato di umidità — come stoviglie, mani o ‎vestiti — diventa impura e deve essere purificata secondo le regole rituali. Tuttavia, se il contatto ‎avviene in condizioni di asciutto, l’impurità non si trasmette.‎

Nello specifico, la scuola ḥanafita considera il maiale impuro per natura e applica la regola della ‎trasmissione solo in caso di umidità, analogamente al cane.‎

La scuola mālikita ha una posizione un po’ più flessibile: pur vietando il consumo, non enfatizza ‎l’impurità materiale del maiale, e tende a non considerare contaminati gli oggetti toccati a secco.‎

Le scuole shāfiʿita e ḥanbalita, invece, seguono una linea più rigorosa: il maiale è impuro in sé, e ‎ogni contatto umido con esso o con i suoi derivati rende impuro ciò che lo tocca. Entrambe ‎prescrivono la purificazione mediante lavaggio multiplo, in alcuni casi sette volte, di cui una con ‎terra o polvere, per analogia con le norme di purificazione dal contatto con il cane.‎

In sintesi, tutte le scuole sunnite proibiscono categoricamente il consumo della carne di maiale; tre ‎di esse (ḥanafita, shāfiʿita e ḥanbalita) lo considerano impuro per essenza e fonte di ‎contaminazione in presenza di umidità, mentre la mālikita ammette una lettura più simbolica e ‎meno materiale dell’impurità.‎

Nell’Ebraismo

• La Torah (Levitico 11:7; Deuteronomio 14:8) proibisce il maiale perché «ha lo zoccolo fesso ‎ma non rumina».‎

• Il suo consumo è tammè (impuro).‎

• Tuttavia, non esiste contaminazione rituale tramite contatto: se un ebreo tocca carne di ‎maiale o piatti non kasher, non diventa “impuro” in senso rituale, ma l’oggetto o il cibo ‎perde lo stato kasher.‎

• La contaminazione è quindi alimentare, non corporea.‎

Nel Cristianesimo

• Nei Vangeli (Marco 7:18-19; Atti 10:13-15), una particolare intepretazione del versetto «Ciò ‎che entra nella bocca non rende impuro l’uomo» ha di fatto nel corso del tempo fatto ‎superare il diviento.‎

• Pertanto, il consumo di maiale non è più proibito nel cristianesimo ortodosso, cattolico o ‎protestante.‎

• Tuttavia, alcune sette o chiese minori (avventisti del 7º giorno, alcune comunità ‎etiopiche) continuano a osservare la proibizione veterotestamentaria.‎

Altre tradizioni

• Induismo: il maiale non è vietato in sé, ma spesso evitato per motivi di purezza rituale o ‎casta.‎

• Giainismo e Buddhismo: tendono al vegetarianismo, ma non prevedono specifica impurità ‎rituale per il maiale.

IL MAIALE NELLE RELIGIONI
IL MAIALE NELLE RELIGIONI

IL SILENZIO NELLA RIVELAZIONE

a cura di Monaco Guerriero

“Il tuo udito, la tua Volontà e la tua vista t’impediscono di vedere e udire Dio. Coll’esercizio della tua Volontà ti separi dalla Volontà di Dio, e coll’esercizio della tua vista vedi solo all’interno dei tuoi desideri, mentre il tuo desiderio ostruisce il tuo senso dell’udito chiudendoti le orecchie con ciò che appartiene alle cose terrene e materiali. Ti oscura al punto che non puoi vedere ciò che è al di là della tua natura umana e sovrasensibile. Ma se rimani in silenzio e desisti dal pensare e dal sentire colla tua personalità, allora l’udito, la vista e la parola eterna ti saranno rivelati, e Dio vedrà, udrà e percepirà attraverso di te.”

— Jacob Boehme, Vita sovrasensibile

Arte: Dipinti basati sugli scritti di Jakob Böhme e altri soggetti divini, fine XVIII – inizio XIX secolo.

IL SILENZIO NELLA RIVELAZIONE
IL SILENZIO NELLA RIVELAZIONE

IL NUOVO MECCANISMO FINANZIARIO DELLA SCO

a cura di Auhora Pronobis

La Shanghai Cooperation Organisation (SCO) sta lanciando un nuovo sistema di deposito che consente ai paesi membri di depositare fondi e attività indipendentemente dalle infrastrutture finanziarie occidentali. L’iniziativa è guidata da Russia e Cina, con la SCO Development Bank che svolge un ruolo centrale nella costruzione di questa alternativa. L’obiettivo? Aggirare Euroclear e Clearstream, due sistemi finanziari di proprietà europea che sono stati utilizzati per congelare i beni dei paesi sanzionati, in particolare la Russia, dopo il 2022.

Perché questo è importante

Sicurezza delle risorse:

Le nazioni SCO vogliono proteggere le proprie riserve da congelamenti e sanzioni unilaterali.

De-dollarizzazione:

Il sistema consentirà di effettuare pagamenti in valute nazionali, riducendo la dipendenza dal dollaro statunitense.

Reazione geopolitica:

Questa mossa è una risposta diretta all’armamentizzazione finanziaria dell’Occidente e segnala una svolta verso un ordine finanziario multipolare.

Chi è potenzialmente interessato

India, Iran, Pakistan e gli stati dell’Asia centrale, tutti membri della SCO, potrebbero ora disporre di un rifugio più sicuro per i propri asset sovrani.

IL NUOVO MECCANISMO FINANZIARIO DELLA SCO
IL NUOVO MECCANISMO FINANZIARIO DELLA SCO

CONTRO GLI INTERESSI STATUNITENSI IN VENEZUELA

di Patrizia Stabile

Gli Stati Uniti accusano il Venezuela di favorire il narcotraffico, ma dietro questa narrazione si muove una pressione militare che non ha nulla a che vedere con la sicurezza. Il 24 ottobre, la portaerei USS Gerald R. Ford è entrata nel Mar dei Caraibi insieme a un gruppo d’attacco composto da unità navali e bombardieri strategici. Ufficialmente un’operazione “contro il traffico di droga”, in realtà un sistema d’accerchiamento attorno a un paese sovrano. È la stessa strategia già vista in Medio Oriente e in Europa orientale: un pretesto “umanitario” o “di sicurezza” per giustificare il posizionamento di forze d’intervento.

Ma il Sud America non è più quello degli anni delle dittature filo-statunitensi, quando le decisioni venivano prese a Washington e imposte ai governi locali. Con Chávez, e poi con l’ALBA (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América), e con l’ascesa dei governi popolari, il continente ha cominciato a costruire una propria voce autonoma, capace di sfidare apertamente l’ingerenza esterna. Il Venezuela, in questo senso, è diventato il simbolo più visibile di quella indipendenza politica che oggi si tenta di spegnere con la forza.

Il 26 ottobre, il governo venezuelano ha denunciato pubblicamente un piano di “false flag” organizzato da mercenari legati alla CIA, che avrebbero dovuto colpire una nave statunitense per attribuirne la responsabilità al Venezuela. L’obiettivo, secondo Caracas, era costruire il casus belli per un intervento diretto. La dinamica è nota: creare un incidente, diffondere il caos mediatico, e poi presentare l’azione militare come “risposta necessaria”. Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, ha annunciato l’arresto di diversi sospetti e dichiarato che il paese si trova di fronte “alla più grave minaccia d’invasione degli ultimi decenni”. Le immagini diffuse dai media statali mostrano unità militari in allerta e manifestazioni popolari di sostegno al governo.

Tra il 27 e il 30 ottobre, gli Stati Uniti hanno condotto 13 attacchi aerei e navali contro presunte imbarcazioni di traffico di droga. Gli strike, avvenuti al largo di Trinidad e Tobago, hanno provocato circa 60 morti, tra cui cittadini venezuelani, colombiani ed ecuadoriani. Fonti regionali hanno denunciato che molte delle imbarcazioni colpite non trasportavano armi né sostanze illegali. L’ONU ha definito le operazioni “sproporzionate e potenzialmente illegali”, mentre diversi giuristi latinoamericani le considerano una violazione della Carta delle Nazioni Unite. Caracas ha reagito sospendendo l’accordo energetico con Trinidad e Tobago, accusato di complicità con Washington, e ha convocato d’urgenza gli ambasciatori dei paesi membri dell’ALBA. La risposta venezuelana non è solo diplomatica ma simbolica: riaffermare che il Sud America non è più territorio di conquista, ma spazio politico autonomo.

Oggi, 31 ottobre 2025, il Venezuela è in stato di massima allerta. L’esercito e la milizia bolivariana hanno avviato esercitazioni congiunte in tutto il territorio costiero. Maduro ha dichiarato che “il popolo venezuelano non si piegherà a nessuna minaccia” e ha riaffermato l’alleanza strategica con Russia, Cina e Iran. Le immagini satellitari confermano che almeno tre navi statunitensi — la USS Gerald R. Ford, la USS Arleigh Burke e la USS Hershel ‘Woody’ Williams — si trovano a meno di 300 chilometri dalle acque territoriali venezuelane. È una dimostrazione di forza che non lascia spazio a dubbi: gli Stati Uniti non cercano il dialogo, ma la resa del governo di Caracas.

Nel frattempo, il Caribe è diventato il nuovo epicentro della tensione mondiale: un mare attraversato da navi da guerra, basi di intelligence e accordi energetici che si intrecciano con gli equilibri globali. Ciò che accade qui non riguarda solo il Venezuela, ma il futuro stesso della sovranità nel Sud del mondo.

Dietro la retorica del narcotraffico si muove una strategia che va oltre il controllo delle risorse: è il tentativo di impedire che un paese sovrano possa gestirle in autonomia, al di fuori del sistema dominato dal dollaro e dalle istituzioni occidentali. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di appropriarsi direttamente del petrolio venezuelano — hanno bisogno di impedirne l’uso politico. Un Venezuela libero di commerciare con Russia, Cina o Iran non rappresenta solo una minaccia economica, ma una minaccia simbolica: dimostra che si può sopravvivere e prosperare fuori dal perimetro americano.

La “lotta al narcotraffico” è dunque la forma aggiornata dell’interventismo: un discorso moralmente accettabile per coprire un obiettivo geopolitico. Ogni volta che un paese del Sud del mondo tenta di definirsi secondo logiche proprie, viene accusato di violare regole create altrove. È la stessa dinamica che ha colpito Cuba, l’Iraq, la Libia, e oggi il Venezuela: trasformare la sovranità in un reato.

Colpire Caracas non serve a conquistare nuove risorse, ma a riaffermare un principio di dominio. Per questo lo scontro non è solo militare o diplomatico: è ideologico. Il Venezuela rappresenta, nel cuore del Sud America, la prova concreta che un ordine alternativo è possibile — un ordine in cui la sovranità non è una concessione, ma un diritto.

CONTRO GLI INTERESSI STATUNITENSI IN VENEZUELA
CONTRO GLI INTERESSI STATUNITENSI IN VENEZUELA