IL DESTINO SCRITTO IN FRONTE DA IBN ARABI

a cura di Giuseppe Aiello

Sul simbolismo della “fronte” e del “terzo occhio” nell’Islam e nell’induismo

ISLAM

1. Fonti coraniche e hadith

Corano 48:29:

i credenti “si riconoscono dai segni del loro volto, dalla traccia della prostrazione (sujūd)” — la “fronte” qui è segno di sottomissione e luce spirituale.

Corano 75:22-23:

“Alcuni volti in quel giorno saranno radiosi, guardando verso il loro Signore.” La luminosità del volto, quindi, esprime la “visione del divino” nell’Aldilà.

* Nella sunnah, il Profeta dice: “La luce del credente sarà davanti a lui e alla sua destra nel Giorno del Giudizio.” (Muslim, Ṣaḥīḥ). La fronte è il punto da cui la luce si irradia, segno di *nūr* (luce spirituale).

2. Simbolismo

– La “fronte” rappresenta il punto più alto del corpo che tocca il suolo nella prostrazione: simbolo di “annientamento dell’ego (fanāʾ)” e totale resa al divino.

– È anche associata al “destino” e alla conoscenza divina: “Il ciuffo (nāsiyah) di ogni essere è nella mano di Dio” (Corano 96:15-16), cioè la fronte come segno della sottomissione del libero arbitrio al volere divino.

3. Mistici sufi

Per i sufi, la fronte è sede del *nūr al-basīra*, la **luce della visione interiore**.

* Al-Ghazālī e Rūmī parlano della *basīra* come di un “occhio del cuore” (*ʿayn al-qalb*) che vede la realtà spirituale.

* Ibn ʿArabī, nel *Fuṣūṣ al-Ḥikam*, descrive l’uomo perfetto come colui in cui “l’occhio esteriore e quello interiore coincidono”, cioè la visione sensibile e quella divina si unificano — un’idea molto vicina al concetto di “terzo occhio”.

INDUISMO

1. **Fonti e concetti**

* Nelle Upaniṣad e nei testi tantrici, la fronte è la sede del **Ājñā chakra**, tra le sopracciglia, chiamato anche il **terzo occhio** (*jñāna cakra* o “occhio della conoscenza”).

* È il luogo di **Śiva**: il suo terzo occhio rappresenta la *jñāna* (conoscenza trascendente) che distrugge l’illusione (*māyā*).

2. **Simbolismo**

* Il “terzo occhio” è l’organo della **visione interiore** e della **coscienza unificata**: quando è aperto, si percepisce l’unità di Brahman in tutte le cose.

* È anche simbolo del **fuoco spirituale** che consuma l’ignoranza.

* Nella pratica, la *tilaka* o *bindi* sulla fronte indica proprio il centro della consapevolezza divina.

3. *Mistici e yogin*

* Nello yoga e nel tantra, l’apertura dell’Ājñā chakra segna il risveglio della **kundalinī**, cioè della forza divina latente.

* In autori come Ramana Maharshi o Abhinavagupta, la visione del Sé (*ātman*) è descritta come un vedere con “l’occhio dell’intelligenza pura” — parallelo quasi diretto alla *basīra* sufi.

Sintesi

Entrambe le tradizioni collocano nella **fronte** il punto in cui l’essere umano trascende la dualità:

* nell’**Islam**, è la resa totale dell’ego che si illumina della luce divina (*nūr Allāh*);

*

* nell’**Induismo**, è la trascendenza della mente che si apre alla visione del Sé (*ātman*).

In termini simbolici, il “terzo occhio” hindu e la “luce sulla fronte” islamica rappresentano la stessa dinamica interiore: **la trasformazione della conoscenza sensibile in conoscenza spirituale**, la visione del reale come *luce di Dio* o come *coscienza assoluta.

IL DESTINO SCRITTO IN FRONTE DA IBN ARABI
IL DESTINO SCRITTO IN FRONTE DA IBN ARABI

2025 Grand Strategy Summit: le menzogne (senza ritegno) dei repubblicani che spingono per l’Apocalisse

di Fabrizio Poggi

02 Novembre 2025

Un’autentica carrellata di militaristica idiosincrasia antirussa quella andata in scena al Grand Strategy Summit organizzato a Washington dalla Richard Nixon Foundation. A detta generale yankee a riposo Jack Keane, gli USA possono fornire a Kiev missili Tomahawk in tutta sicurezza, dato che gli ucraini non li useranno per colpire Mosca.

Si deve «aumentare la pressione militare, fornire armi offensive senza limitazioni; gli ucraini non hanno intenzione di attaccare Mosca solo perché ne hanno l’opportunità. I loro obiettivi sono militari e quello principale è la fabbrica di droni di Elabuga» in cui, afferma Keane, ventimila nordcoreani producono droni iraniani Shahed, oltre a missili da crociera e balistici. Quindi gli ucraini vogliono i Tomahawk, per poter «distruggere una grande fabbrica e altre strutture simili, così come bombardieri che lanciano missili da crociera e balistici». Lo stesso Keane ha tuttavia ammesso che ci siano problemi coi Tomahawk, «in termini di quantità; è una questione che non possiamo approfondire perché è classificata. Ma credo che gli ucraini abbiano bisogno di queste armi, e ho parlato dei probabili obiettivi di queste armi».

Incurante del ridicolo, Keane ha affermato che non sia stata la NATO a espandersi verso est, infrangendo le promesse fatte a Mosca, ma sono i russi che vogliono occupare l’Ucraina per poi procedere a un’offensiva contro l’Europa: «La Russia non ha cambiato i propri obiettivi strategici. Rovesciare il governo ucraino, prenderne il controllo e usare il paese come trampolino di lancio per l’espansione in Europa. Questi sono i suoi obiettivi, questa è la realtà. E ha diversi falsi argomenti a sostegno.

Primo, “la guerra è iniziata perché la NATO si è espansa verso est e minaccia la Russia”. Chi al mondo può crederci? La verità è che molti ci credono. Credono sinceramente che la guerra sia iniziata perché la NATO si è espansa». Ma no, la NATO non si è mossa «di un pollice» dal 1990 a oggi…

Pensateci, ha detto ancora Keane, dipingendo una “realtà” tutta sua: «tutti questi paesi hanno vissuto sotto regimi comunisti per 45 anni, e non volevano che ciò accadesse con la Russia. Non necessariamente comunista, ma autoritaria, e non lo volevano. Come impedirlo? Entrando nella NATO. È logico. E quali di questi paesi sono così aggressivi da voler invadere la Russia? Nessuno di loro. La NATO vuole invadere la Russia? No. Non c’è alcuna invasione».

Dunque, nella visione di Keane, l’adesione di tutti quei paesi alla NATO, con la presenza delle relative strutture politico-militari che non hanno alcunché di difensivo, non significherebbe espansione dell’Alleanza atlantica. Sembra quasi un gioco di parole: non è la NATO che si è allargata, sono quei paesi che hanno deciso di aderirvi determinandone l’allargamento. Siamo sicuri che il generale Keane crede davvero a quello che dice, come pure all’asserzione secondo cui la NATO «vuole invadere la Russia? No. Non c’è alcuna invasione». Che diamine: no, certo; non c’è nessuna aggressione, fintanto che EU, NATO, USA non si sentiranno sufficientemente preparati e armati per attaccare.

Tant’è che lo stesso Keane ha ammesso che gli USA sono riusciti a trasformare le Forze armate ucraine in un vero e proprio «mostro, di cui la Russia non è in grado di venire a capo ormai da quattro anni. Questo risultato è stato ottenuto trasferendo gradualmente armi sempre più letali a Kiev, nonostante i minacciosi avvertimenti di Mosca».

Tutto è cominciato all’inizio della guerra, ha detto Keane, quando l’Ucraina voleva aumentare il proprio potenziale militare; all’inizio, si trattava di mezzi semplici, come i «carri armati, poi sono arrivati i missili Himars, poi sono arrivati i Firestreak, e la lista continua, e poi sono arrivati gli Atacms… Nessuno di noi si era reso conto di quanto fosse cresciuto l’esercito ucraino dal 2014. Avevamo là generali americani, alcuni miei amici, che li aiutavano a costruire un esercito capace. Non avevamo idea di quanto fosse diventato capace. Abbiamo sottovalutato le loro capacità e sopravvalutato la Russia».

L’hanno così sopravvalutata che ora, alla pari dei media bellicisti megafoni di Kiev, non riescono a capacitarsi di come alcune decine di migliaia di soldati ucraini siano finiti nella sacca di Krasnoarmejsk, così che il Corriere della Sera fa di tutto per assicurare i lettori che no, non sono affatto circondati e anzi sono sufficienti alcune piccole sortite del GUR ucraino per sciogliere l’accerchiamento. Peccato che tali assicurazioni da via Solferino ricalchino solo le speranze di Kirill Budanov di mettersi in mostra, mentre i suoi reparti vengono liquidati prima ancora di entrare in combattimento.

Allo stesso convegno di Washington, un altro bellicista USA, ufficiale dell’Aeronautica militare e deputato dello Iowa, Zach Nunn ha tuonato che l’Occidente non permetterà a Vladimir Putin di «restaurare l’impero sovietico». Dunque, sia Repubblicani che Democratici sostengono l’idea di trasferire i missili Tomahawk ai nazigolpisti, così come i lanciamissili Patriot dalla Polonia, per «costringere i russi al tavolo delle trattative».

Gli Stati Uniti non devono ignorare ciò che «Putin ha fatto in tutto il mondo; riguarda tutti noi», ha detto Nunn; con le sue «politiche ostili e la sua disponibilità a sacrificare centinaia di migliaia di suoi cittadini durante un’offensiva fallita, Putin dimostra non solo la debolezza della Russia, ma anche la sua volontà di riconquistare Crimea e Donbass a qualsiasi costo e di restaurare l’impero sovietico».

Questa è un’iniziativa repubblicana per imporre sanzioni reali contro la Russia, ha detto il deputato, aggiungendo che il convegno ha ricevuto un ampio sostegno bipartisan, proprio come per i Tomahawk; «questo è uno dei modi migliori per affrontare la Russia e costringerla a tornare al tavolo dei negoziati e ad ammettere che facciamo sul serio».

In ogni caso, ha omeliato dalla stessa tribuna l’ex vicesegretario alla Difesa yankee, Robert Wilkie, gli ucraini devono essere in grado di colpire in profondità la Russia con gli stessi missili lanciati dai russi.

Allorché il moderatore ha osservato che «gli ucraini stanno facendo tutto ciò che la Casa Bianca vuole, ma Putin si rifiuta ancora di sedersi al tavolo delle trattative», Wilkie ha risposto che non ci si dovrebbe sorprendere di ciò che fanno i russi, dato che il defunto Christopher Hitchens, cui a quanto sembra Wilkie concede un diploma di storico (a tempo perso, ci sentiamo di aggiungere), parlava della storia russa come fatta di «crudeltà e violenze. Pogrom, antisemitismo, Centurie Nere, omicidi di massa di civili», cui, perbacco, è proprio il caso di aggiungere i pronostici di un altro “storico” di simil portata, quale il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, secondo il quale ci saranno «altre storie di atrocità russe».

Vorremmo dire, con il Giulio Cesare del De Bello Gallico, che «Le voci in circolazione le arricchivano di molti altri particolari inventati di sana pianta, così che sembrava che la guerra fosse quasi finita».

Tratto da: L’Antidiplomatico

2025 Grand Strategy Summit: le menzogne (senza ritegno) dei repubblicani che spingono per l'Apocalisse
2025 Grand Strategy Summit: le menzogne (senza ritegno) dei repubblicani che spingono per l’Apocalisse

La Scuola non si arruola: il governo Meloni blocca un convegno pacifista di docenti

di Agata Iacono

02 Novembre 2025

Mentre le scuole si militarizzano, con visite guidate alle caserme e persino alle basi NATO, attraverso lezioni da parte di esponenti delle forze armate e i ragazzi vengono coinvolti nel processo di normalizzazione della guerra, provando armi e tute mimetiche, il Ministero dell’istruzione e del merito blocca l’iniziativa nazionale di formazione del personale docente ad una cultura didattica e pedagogica di Pace.

Cos’è avvenuto, in sintesi?

Per il 4 novembre, giornata delle forze armate, era stato promosso sulla piattaforma Sofia un corso di formazione, riconosciuto, dal titolo “La Scuola non si arruola”. Il convegno era stato accuratamente organizzato dal Centro Studi Trasformazioni Economico-Sociali e dall’Osservatorio nazionale contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

Naturalmente, come ogni corso di formazione, prevedeva l’esonero dei docenti partecipanti. L’iscrizione al convegno è stata talmente ampia e inaspettata che inizialmente ha persino dato adito a dubbi.

Infatti qualche giorno fa dalla Piattaforma Sofia sono arrivate email agli iscritti di rigetto, causa numero massimo raggiunto.

Solo dopo è stato chiaro che è stato il Ministero stesso ad annullare il convegno.

Secondo la nota del Ministero guidato dal leghista Giuseppe Valditara, “l’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016.”.

“A scuola bisogna parlare solo di guerra e militarizzazione, con generali, ammiragli e manager delle aziende di morte, dunque.” Commenta Antonio Mazzeo, dell’osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole. E non solo: poiché sono stati d’autorità vietati convegni sulla situazione in Palestina, con relatori come lo storico israeliano Ilan Pappè, bisogna essenzialmente parlare di Shoah e programmare viaggi d’istruzione ad Auschwitz.

La reazione dei docenti non si è fatta attendere. Il 4 novembre sono programmati eventi in tutte le piazze italiane.

Scrive USB scuola: “Il MIM sta sostanzialmente dicendo che un corso che ha come oggetto un tema estremamente attuale come la guerra e se l’educazione debba essere educazione alla pace e al rifiuto delle armi come soluzione dei conflitti non è oggetto di dibattito pedagogico, nonostante l’articolo 11 della Costituzione, per cui l’Italia ripudia la guerra.

Riteniamo urgente questa prima comunicazione, per consentire a ognuno di ritirare il permesso per formazione già chiesto e non incorrere in conseguenze disciplinari. Forniremo maggiori informazioni e approfondimenti successivamente e prospetteremo presto un adeguato piano di risposta a questo duro attacco, a partire dalle decine di piazze convocate per il 4 pomeriggio: “https://scuola.usb.it/leggi-notizia/il-ministero-dellistruzione-attacca-il-cestes-e-la-liberta-di-formazione-dei-docenti-1840.html

Ecco le piazze convocate per “il 4 novembre non è la nostra festa” dall’osservatorio: https://osservatorionomilscuola.com/2025/10/31/piazze-4-novembre-osservatorio-per-dire-il-4-novembre-non-e-la-nostra-festa/

L’Osservatorio, inoltre , in una nota, invita intanto tutti i docenti a ritirare la richiesta di permesso, per non incorrere in sanzioni disciplinari: https://osservatorionomilscuola.com/2025/10/31/evento-annullato-convegno-4-novembre-scuola-non-si-arruola-mim/

“L’educazione è l’arma più potente che si può usare per cambiare il mondo”. Diceva Nelson Mandela.

Ed è un’arma (questa sì ) che non si può disinnescare con un diktat autoritario contro la scuola.

Vi terremo aggiornati dei prossimi sviluppi.

P.s. poco prima della pubblicazione dell’articolo l’Osservatorio ha pubblicato un nuovo comunicato annunciando che il convegno si terrà. Di seguito il testo:

4 NOVEMBRE! Noi il Convegno lo facciamo lo stesso!!!

Il Ministero dell’Istruzione e del Meritocome già comunicato in precedenza, ha annullato il corso di formazione e aggiornamento che il CESTES-PROTEO (ente di formazione accreditato presso il MIM) insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva organizzato per il 4 novembre 2025 con il titolo “4 novembre, la scuola non si arruola”.

Le motivazioni ufficiali avanzate dal MIM sono che (si cita testualmente): “l’iniziativa “La scuola non si arruola” non appare coerente con le finalità di formazione professionale del personale docente presentando contenuti e finalità estranei agli ambiti formativi riconducibili alle competenze professionali dei docenti, così come definite nel CCNL scuola e nell’Allegato 1 della Direttiva 170/2016.”

L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che l’educazione alla pace, la critica all’ideologia militarista e l’analisi storica, economica e geopolitica di un conteso internazionale che sta precipitando l’umanità verso un ulteriore, forse il definitivo, conflitto armato mondiale siano temi assolutamente pertinenti alle competenze professionali dei docenti.

La comunità educante, dentro e fuori la scuola, ha il dovere di formarsi all’educazione civica per essere pronta alle sfide che si pongono le nuove generazioni e proporre soluzioni alternative alla legittimazione dei conflitti armati, alla normalizzazione della guerra e alla “cultura della difesa”.

Proprio mentre il MIM blocca le nostre iniziative pacifiste e nonviolente e annulla il Convegno “La scuola non si arruola”, a Milano, durante l’Expo Training, come riporta Il Fatto Quotidiano, la Polizia Penitenziaria mostra a degli studenti minorenni come usare una mitraglietta Beretta M12 come orientamento al lavoro. Ci chiediamo come mai su questo episodio, come su altri che costantemente denunciamo, il MIM e Valditara non intervengano con manovre repressive e censorie come quelle che hanno colpito il nostro Convegno con il CESTES.

Per questi motivi, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università decide di disobbedire e di svolgere ugualmente un Convegno che, però, non potrà godere dell’accreditamento presso il MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico.

A breve pubblicheremo il programma del Convegno e le modalità per poterlo seguire, mentre confermiamo tutte le piazze per il pomeriggio (qui la lista).

Restate aggiornate/i.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

Tratto da: L’Antidiplomatico

La Scuola non si arruola: il governo Meloni blocca un convegno pacifista di docenti
La Scuola non si arruola: il governo Meloni blocca un convegno pacifista di docenti

LA VERA RICCHEZZA È LA LIBERTÀ INTERIORE

di Federica Francesconi

Questo signore in foto è Ovidio Marras, che all’inizio degli anni Duemila ha rifiutato 12 milioni di euro offerti da multinazionali estere per l’acquisto della sua terra, che fiancheggiava lo splendido litorale di Chia, in Sardegna. Dalla sua vicenda è stato tratto un film, La vita va così, presentato al Festival di Roma, che sta sbancando al botteghino.

La sua storia ci insegna che prima dei soldi viene la dignità. Prima dell’interesse personale viene la lealtà. Prima del materialismo viene lo Spirito.

Sono i valori che per via materna mi sono stati insegnati quando nei primi ventitré anni della mia vita ho vissuto in Sardegna e che hanno scolpito la mia interiorità a caratteri cubitali.

Sì, c’è un po’ di Ovidio Marras anche in me. Vivere in Sardegna, quella autentica, lontana dagli stabilimenti balneari, selvaggia e indomita, è un’esperienza spirituale. La mia anima non poteva scegliere luogo migliore in cui rinascere e imparare finalmente a splendere.

LA VERA RICCHEZZA È LA LIBERTÀ INTERIORE
LA VERA RICCHEZZA È LA LIBERTÀ INTERIORE

PERCHÉ DISPREZZO ISTITUZIONI SOCIALI COME POLITICA RELIGIONE E PSEUDOGURU?

di Federica Francesconi

La politica e la religione, intesi come istituzioni sociali secolarizzate della nostra Europa, sono i due bracci destri del sistema corrotto che da millenni domina le anime di miliardi di esseri umani.

Destra e sinistra, Chiesa e Islam, a quanto pare sono solo le ombre di una realtà illusoria e manipolata il cui scopo è esercitare il potere sulle coscienze narcotizzate.

L’anima si reincarna anche per imparare a rifuggire dal potere terreno, che rappresenta una tentazione, la più pericolosa, sulla via del Risveglio. Cristo andò nel deserto per 40 giorni per essere tentato da Satana e sconfiggerlo. L’anima reincarnata è chiamata a sottoporsi alla stessa prova: sarà capace di rinunciare a ogni forma di potere terreno o si lascerà sedurre da Satana, simbolo del materialismo autodistrutrivo?

Anche esercitare un potere pseudospirituale sul prossimo è una forma di satanismo. Mi riferisco agli pseudoguru e ai falsi profeti che si arrogano il diritto di sostenere che solo una piccola parte dell’umanità è predestinata, mentre il resto è carne da macello.

Un vero iniziato alla Via cristica non ragiona in questo modo. Un vero iniziato alla via della purezza lavora su di sé e cerca di portare luce nel mondo per contribuire nel suo piccolo al risveglio delle anime dormienti. Un vero iniziato si augura che ogni singola anima vinca le tentazioni terrene e intraprenda il sentiero del Risveglio. Un vero iniziato non inganna il prossimo facendogli credere che solo lui può garantirgli la salvezza spirituale. Chiesa e falsa profeti New Age da questo punto di vista hanno lo stesso grado di responsabilità nel deviare le anime dal loro compito karmico, che è la conoscenza di sé e il perdono.

Chi parla di distruzione del 90% dell’umanità e della salvezza di un 10% non può essere sulla Via cristica. Cristo non ha mai predicato una sciocchezza simile. Nessuno può dire di sé stesso di essere un predestinato e dire che gli altri non lo sono. Questo è un insegnamento blasfemo e una forma di potere satanica sul prossimo.

Siate cauti nell’accogliere come oro colato le cialtronerie del potere religioso e pseudoreligioso.

PERCHÉ DISPREZZO ISTITUZIONI SOCIALI COME POLITICA RELIGIONE E PSEUDOGURU?
PERCHÉ DISPREZZO ISTITUZIONI SOCIALI COME POLITICA RELIGIONE E PSEUDOGURU?

NON ME LA SENTO DI DIRMI ANTIFASCISTA

a cura di Roberto De Lorenzo Meo

“Non me la sento di dirmi antifascista al cospetto di un grande filosofo fascista come Gentile, ucciso mentre cercava la concordia tra gli italiani. Non me la sento di dirmi antifascista davanti al sacrificio di un giovane fascista, limpido, libertario e coerente, come Berto Ricci che perse la vita, senza toglierla a nessuno, nel nome della sua rivoluzione. Non me la sento di dirmi antifascista ricordando Araldo di Crollalanza, ministro che realizzò grandi opere, e del fascismo ebbe solo la versione costruttiva. Cito apposta loro tre per ricordare con loro i giganti che vi aderirono pagando di persona; i giovani che si sacrificarono per un’idea o solo per rispettare un impegno d’onore, e i tanti governanti onesti ed efficaci che edificarono l’Italia. Nessun razzista e persecutore tra loro. Non me la sentirei poi di sfilare nel nome dell’antifascismo tra i terremotati d’Abruzzo dove le case costruite dal fascismo hanno resistito intatte, e quelle che son venute dopo, in epoca antifascista, hanno massacrato i loro abitanti. Non me la sentirei di dirmi antifascista perfino tra gli antifascisti che fuggirono in Russia per sfuggire al regime fascista e li furono trucidati, col beneplacito di Togliatti. Furono uccisi più antifascisti dall’antifascismo rosso che dal ventennio fascista…”

(Marcello Veneziani)

NON ME LA SENTO DI DIRMI ANTIFASCISTA
NON ME LA SENTO DI DIRMI ANTIFASCISTA

PERCHE’ IL CERVELLO PREFERISCE I LIBRI DI CARTA?

a cura di Davide Marchini

Il cervello umano è in grado di percepire un testo nella sua interezza, come se fosse una sorta di paesaggio fisico. E quando leggiamo, non stiamo solo ricreando un mondo con le parole della storia, ma stiamo costruendo una rappresentazione mentale del testo stesso.

Quando giriamo le pagine di un libro di carta, svolgiamo un’attività simile a quella di lasciare un’impronta dopo l’altra lungo un percorso; c’è un ritmo, una cadenza e una registrazione visibile nello scorrere delle pagine stampate.

La prestigiosa rivista Scientifican American ha pubblicato un articolo che cerca di spiegare questo paradosso: nell’era dell’iperconnettività, quando disponiamo sempre più di apparecchiature che ci permettono di leggere più facilmente e abbiamo accesso a intere biblioteche in formato elettronico, molti preferiscono ancora la forma in carta .

Il libro tradizionale, la rivista, il giornale, continuano ad essere i preferiti del grande pubblico. Anche se può essere difficile da credere, dato che i formati digitali aprono le porte a molte libertà.

Carta contro pixel In molti lavori si parla del fatto che le persone leggono più lentamente sullo schermo e, inoltre, ricordano meno. Le persone hanno bisogno di sentire il foglio mentre leggono, il cervello lo chiede inconsciamente.

Non siamo nati con circuiti cerebrali dedicati alla lettura, perché la scrittura è stata inventata in tempi relativamente recenti nella nostra evoluzione: circa quattro millenni prima di Cristo.

Nell’infanzia il cervello improvvisa nuovi circuiti per leggere e per farlo utilizza parte di altri dedicati alla parola, alle cui capacità si aggiungono la coordinazione motoria e la visione.

Il cervello inizia a riconoscere le lettere sulla base di linee curve e spazi e utilizza processi tattili che richiedono occhi e mani. I circuiti di lettura dei bambini di 5 anni mostrano attività quando praticano la scrittura a mano, ma non quando digitano lettere su una tastiera.

L’esatta natura di tali rappresentazioni rimane poco chiara, ma alcuni ricercatori ritengono che siano simili a una mappa mentale che creiamo del terreno, come montagne e città, e degli spazi fisici interni, come appartamenti e uffici.

Parallelamente, nella maggior parte dei casi, i libri di carta hanno una topografia più evidente rispetto al testo sullo schermo: un libro aperto presenta due ambiti chiaramente definiti: le pagine sinistra e destra e un totale di otto angoli in cui ci si orienta.

Al contrario, la maggior parte dei dispositivi digitali interferisce con la navigazione intuitiva di un testo e, sebbene gli e-reader (libri elettronici) e i tablet replichino il modello della pagina, sono effimeri. Una volta lette, quelle pagine svaniscono.

“La sensazione implicita di dove ci si trova in un libro fisico diventa più importante di quanto pensassimo”, dice l’articolo di Scientific American.

In uno studio sulla comprensione del testo, confrontando gli studenti che leggevano su carta con altri che leggevano un testo in versione PDF sullo schermo, si è concluso che i primi avevano prestazioni migliori.

L’inchiostro elettronico riflette la luce ambientale proprio come l’inchiostro di un libro di carta, ma gli schermi di computer, smartphone e tablet proiettano la luce direttamente sui volti delle persone e la lettura può causare affaticamento degli occhi, mal di testa e visione offuscata.

È probabile che l’organismo dei nuovi nativi digitali crei altre reti neurali che permettano loro di preferire l’elettronica alla carta, ma intanto oggi il resto della popolazione continua a preferire il contatto con i fogli storici.

PERCHE' IL CERVELLO PREFERISCE I LIBRI DI CARTA?
PERCHE’ IL CERVELLO PREFERISCE I LIBRI DI CARTA?

LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONOSCENZA INTERIORE

a cura di Martino Zeta

“C’è una faccenda di vitale importanza di cui il guerriero può rendersi conto tramite la pratica della contemplazione, una questione che poi è la chiave principale per poi mutare la propria visone del mondo e accedere a tutte le possibilità dell’infinito. Si tratta della consapevolezza che la conoscenza non è in alcun modo legata al linguaggio nè ai pensieri ma affluisce direttamente senza necessità di spiegazioni; è qualcosa di immediatamente disponibile.

Questo tipo di consapevolezza non è acquisibile tramite processi razionali e deduttivi, anzi l’intervento di tali processi vanifica ogni possibilità di accedere direttamente alla conoscenza. Non è possibile accettare un concetto del genere intellettualmente. L’unico modo di fare propria questa realtà è quello di offrirne a se stessi la dimostrazione pratica.

In questo senso la contemplazione conduce direttamente a tale dimostrazione senza fraintendimenti, compromessi o deviazioni. Il cambio di orientamento che la contemplazione provoca sull’attenzione esclude i meccanismi del pensiero lineare che si basano sul riflesso delle emanazioni interne su se stesse, originando nuovi collegamenti. Questi collegamenti non sono più interni all’essere ma direttamente rivolti alla natura fondante della percezione. Nella pratica, invece di percepire il mondo e poi averne un’idea basata sull’interpretazione, comincerai a ricevere informazioni prive di deduzione, direttamente da ciò che stai contemplando.”

(Marco Baston – La soglia dell’energia)

LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONOSCENZA INTERIORE
LA CONSAPEVOLEZZA DELLA CONOSCENZA INTERIORE

LE FASI DEL PERCORSO SPIRITUALE NELL’ISLAM

Videoconferenza del canale YouTube LO SPECCHIO VUOTO, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 16 ottobre 2025.

Damiano Abbas Di Palma è il primo italiano ad essersi specializzato nelle scienze tradizionali islamiche di orientamento sciita presso scuole teologiche di rilievo a Londra, Damasco e Qum. In Iran frequenta le lezioni di Bahth al-Kharij, il livello più avanzato di studio nella giurisprudenza imamita, e studia inoltre opere di filosofia e mistica teoretica. Nel 2005 a Roma è tra i fondatori dell’Associazione Islamica “Imam Mahdi”. Auspica ad una sempre maggiore presa di coscienza dell’Islam in Italia ed è disponibile a scambi epistolari, dialoghi e chiarimenti riguardanti questa nobile religione. Lo Shaykh auspica inoltre a una società migliore dove l’uomo sia in grado di meglio relazionarsi con Allah, sé stesso, il prossimo e tutto il mondo circostante, senza pretese di avere la verità in mano ma con la speranza di esserne un esempio di sincera testimonianza.

LE FASI DEL PERCORSO SPIRITUALE NELL’ISLAM

IL VENTO CHE PREVARRA’

a cura di Giuseppe Aiello

Se desideri, o povero, che il tuo vento prevalga su tutti i venti e su tutti gli avversari, rimani saldo nella contemplazione del tuo Signore nell’ora in cui ti mette alla prova, perché Egli trasformerà

la tua ignoranza in conoscenza,

la tua debolezza in forza,

la tua impotenza in potenza,

la tua miseria in indipendenza,

la tua umiliazione in gloria,

il tuo vuoto in pienezza,

la tua solitudine in intimità,

la tua distanza in vicinanza –

o diremo: Dio, esaltato Egli sia, concederà i Suoi attributi, perché è generoso e dispensatore di immensa grazia. La pace sia con te.

Al-‘Arabi Al-Darqawi (Estratti dalle Lettere 32)

IL VENTO CHE PREVARRA'
IL VENTO CHE PREVARRA’