LEONARDO DA VINCI: SPIRITO VERSUS GENETICA

di Andrea Sartori

Pare che Caterina, la madre di Leonardo da Vinci fosse una principessa circassa venduta come schiava a Firenze. Era da un po’ di tempo che girava questa teoria ma ora Carlo Vecce, uno dei massimi esperti di Leonardo, sostiene di averne trovato i documenti.

Che ne penso? Possibile. Il cardinale Carlo de’ Medici era figlio illegittimo di Cosimo e di una schiava circassa comprata a Venezia di nome Maddalena. Ser Piero da Vinci, notaio della Repubblica, era abbastanza in alto per permettersi una schiava.

Questo sta suscitando un vespaio nella dissidenza che vede l’ennesimo affronto alla purezza di sangue italiana. E si nota come pure la dissidenza, che un anno fa giustamente condannava il neopositivismo dei Burioni e dei Bassetti, sia aggrappata allo stesso neopositivismo ottocentesca ossessionato dalla genetica che poi sfociò nel nazismo. E va ammesso, nella dissidenza molti sono effettivamente attaccati a quelle ideologie come molti sono putiniani perché stalinisti. Il mainstream ha proposto un totalitarismo nuovo, la dissidenza è in gran parte “conservatrice” e aggrappata ai totalitarismi d’antan. Noi libertari siamo quattro gatti.

Tornando a Leonardo se anche fosse mezzo circasso? La sua gloria è culturalmente italiana: la cultura non è dettata dalla genetica, queste scemenze sono davvero pseudoscienza anche a prescindere dagli orrori cui hanno condotto.

E cos’è geneticamente l’Italia? Un miscuglio di greci, cartaginesi, latini, celti, arabi, longobardi, normanni e chi più ne ha più ne metta. Ci sono popoli come Etruschi e Sardi di cui nemmeno si conosce l’origine. L’Impero Romano ha avuto imperatori libici e siriani.

In tutto questo esiste una cultura italiana ben definita. Leonardo fu spiritualmente toscano anche se mezzo circasso (forse).

Lo spirito conta, la genetica no.

LEONARDO DA VINCI: SPIRITO VERSUS GENETICA
LEONARDO DA VINCI: SPIRITO VERSUS GENETICA

POSTMODERNISMO

di Alexandr Dugin

“Oggi è l’era del postmoderno. Ciò significa che i tempi della modernità sono scomparsi. Tutto ciò che ha compilato la sostanza dell’Età dell’Illuminismo – i modelli sociali, culturali, ideologici, politici, scientifici ed economici si sono completamente esauriti. Siamo testimoni della nuova era – era del postmodernismo che non può essere fermato in alcun modo.

L’era del postmoderno è l’era della globalizzazione, dell’ultra liberalizzazione e del dominio del mondo unipolare, dello stile di vita netto, dell’annullamento delle forme tradizionali di identità – stati nazionali, confessioni, gruppi etnici e persino famiglia e genere. La “società aperta” viene invece del governo, l’estremismo religioso e l’indifferenza invece delle confessioni tradizionali, gli individui invece delle nazioni, i cloni e i cyborg transgenici invece delle persone comuni. Il postmodernismo distrugge il modernismo in ogni aspetto.

In altre parole, quando il modernismo iniziò ad evolversi, fu contrastato dalla società tradizionale, ma questa opposizione era formale e fu facilmente superata dal modernismo. Ma una parte della tradizione ha accettato la sfida del modernismo e ha investito le sue energie nella nuova ideologia – con modernismo esteriore e tradizione interiore: possiamo parlare di tutte le dottrine neoliberiste – nazionalismo, socialismo, socialdemocrazia, rivoluzione conservatrice. Il liberalismo rimane come ortodossia del modernismo. Ma quando ha superato i suoi rivali ideologici – fascismo, comunismo e persino socialdemocrazia – è iniziata l’era del postmodernismo. L’unica differenza sta nell’assolutismo e nella non-alternatività della dottrina.

POSTMODERNISMO
POSTMODERNISMO

Xi: “Promuovere con decisione la riunificazione con Taiwan”

a cura della redazione ANSA

“Sviluppo pacifico delle relazioni, no a indipedenza e interferenze”

Il presidente cinese Xi Jinping, rieletto per la terza volta nei giorni scorsi, ha chiesto di attuare la “strategia generale del Partito comunista per risolvere la questione di Taiwan nella nuova era”.

Chiudendo i lavori del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, Xi ha menzionato i requisiti di “adesione al principio della ‘Unica Cina’ e il Consenso del 1992” e la promozione attiva “dello sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto di Taiwan”.

La Cina si opporrà “con fermezza alle interferenze esterne e alle attività separatiste per l’indipendenza di Taiwan promuovendo con decisione il processo di riunificazione nazionale”. 

Le forze armate cinesi devono salvaguardare la sovranità, la sicurezza e gli interessi di sviluppo della Cina. Nel primo discorso dal terzo mandato di fila al vertice della Repubblica popolare, il presidente Xi Jinping ha rimarcato che “la sicurezza è il fondamento dello sviluppo, mentre la stabilità è un prerequisito per la prosperità”, chiedendo “sforzi per modernizzare la difesa nazionale e l’Esercito popolare di liberazione su tutti i fronti” al fine di “trasformare le forze armate in una ‘Grande muraglia d’acciaio’ capace di salvaguardare con efficacia la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”.

Infine, alcune fonti hanno riferito che il presidente cinese Xi Jinping ha in programma di visitare Mosca la prossima settimana. Lo riporta il Guardian.

13 marzo 2023

Fonte: ANSA

Xi: "Promuovere con decisione la riunificazione con Taiwan"
Xi: “Promuovere con decisione la riunificazione con Taiwan”

Putin-Zelensky, il ruolo di Xi Jinping: cosa fa Biden, lo scenario

a cura della redazione ADN Kronos

Xi Jinping al centro dello scacchiere tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, con la guerra tra Mosca e Kiev sullo sfondo. Il presidente della Cina, appena rieletto per il terzo mandato, sembra destinato ad assumere un ruolo di fulcro nel quadro internazionale in cui si muovo Volodymyr Zelensky, Vladimir Putin e Joe Biden.

Xi ha in programma di recarsi a Mosca già la prossima settimana per un incontro con Putin. L’appuntamento imminente è annunciato da fonti che sottolineano l’importanza di questa visita nell’ottica di sostegno a una Russia sempre più isolata dopo il conflitto in Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov non ha tuttavia confermato la visita, aggiungendo che ”al momento non ho nulla da dire su questo argomento. Di norma, gli annunci di visite ufficiali all’estero sono coordinati simultaneamente e di comune accordo tra le parti. Vi faremo sapere”.

Non è tutto. Xi avrebbe intenzione di aprire anche un canale con Kiev. Secondo il Wall Street Journal, il presidente cinese punta ad avere anche un incontro online con il presidente ucraino Zelensky per la prima volta dall’inizio della guerra in Ucraina più di un anno fa. Il colloquio dovrebbe avvenire, scrive il Wsj citando fonti ben informate, ”presumibilmente dopo” la visita del presidente cinese in Russia.

Gli Stati Uniti hanno incoraggiato Xi Jinping, a parlare con il suo omologo ucraino per ascoltare anche la posizione di Kiev, ha sottolineato il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, parlando con i giornalisti.

“Abbiamo incoraggiato il presidente Xi a contattare il presidente Zelensky perché crediamo che la Cina e lo stesso presidente Xi dovrebbero ascoltare direttamente l’opinione ucraina e non solo quella russa. Quindi abbiamo di fatto esortato Pechino affinché quel contatto abbia luogo”, ha detto Sullivan durante un incontro con la stampa a bordo dell’Air Force One.

Gli Stati Uniti, in questa fase cruciale, non si limiteranno ad osservare. Il presidente Biden, a una domanda dei cronisti a margine dell’incontro con il primo ministro britannico Rishi Sunak in California, ha spiegato che parlerà presto con Xi. Il numero 1 della casa Bianca “avrà una conversazione” con il leader cinese, ha aggiunto Sullivan. “Non posso darvi una data. Perché non c’è una data fissata, ma il presidente Biden ha indicato la sua disponibilità ad avere un colloquio telefonico con il presidente Xi”, ha detto ancora.

A Washington, in ogni caso, rimane solida la convinzione che Russia e Cina siano “chiaramente” allineate nell’opera di disinformazione in relazione alla guerra. “Gli Usa come paese e l’Occidente come società sono stati lenti ad accettare e a realizzare fino a che punto Cina e Russia abbiano reso le operazioni nello spazio dell’informazione parte integrante dei loro obiettivi nazionali”, ha sintetizzato una fonte del Dipartimento di Stato.

Il contatto tra Xi e Biden, in caso di fumata bianca in tempi relativamente brevi, avverrebbe in un momento in cui i rapporti sull’asse Pechino-Washington hanno registrato fibrillazioni. La scorsa settimana, prima di essere rieletto, Xi ha accusato “i Paesi occidentali, guidati dagli Stati Uniti, di attuare un contenimento, un accerchiamento e una repressione totale della Cina, che ha portato a sfide gravi e senza precedenti per lo sviluppo” del Paese.

Fonte: ADN Kronos

14 marzo 2023

Putin-Zelensky, il ruolo di Xi Jinping: cosa fa Biden, lo scenario
Putin-Zelensky, il ruolo di Xi Jinping: cosa fa Biden, lo scenario

Xi vuole trasformare l’esercito cinese in una “Grande Muraglia d’acciaio”

di Eugenio Buzzetti

Il rinnovamento delle forze armate è una delle priorità, insieme alla questione Taiwan, del terzo mandato del leader appena rieletto: “È necessario per salvaguardare efficacemente la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”.

AGI –  Il presidente cinese, Xi Jinping, chiude i lavori annuali del Parlamento cinese rinnovando l’impegno a “risolvere la questione di Taiwan” e a fare delle Forze Armate una “Grande Muraglia d’acciaio”. Sono le priorità fissate nel suo primo discorso da neo-eletto presidente, pronunciato alla cerimonia di chiusura della sessione plenaria dell’Assemblea Nazionale del Popolo, l’organo legislativo del Parlamento cinese.

Davanti alla platea di delegati che lo hanno eletto all’unanimità presidente per la terza volta, Xi ha elogiato il ruolo del Partito Comunista Cinese nella storia recente del gigante asiatico, dopo l’umiliazione patita dal “bullismo delle potenze straniere” che avevano ridotto la Cina a uno Stato “semi-coloniale” e “semi-feudale”. In un discorso dai toni fortemente nazionalistici, Xi ha detto che “dopo un secolo di lotte abbiamo spazzato via l’umiliazione e il popolo cinese è diventato padrone del proprio destino“: il rinnovamento della nazione – concetto da lui stesso introdotto all’inizio del suo primo mandato come segretario generale del Pcc, alla fine del 2012 – è entrato in un processo “irreversibile”.

In un passaggio dedicato a Taiwan, Xi ha sottolineato che la Cina deve “risolvere la questione” e procedere alla “riunificazione” dell’isola con la Cina (nonostante l’isola non sia mai stata governata dalla Repubblica Popolare Cinese) che è una “aspirazione comune” di tutti i cinesi. “Dobbiamo opporci risolutamente all’interferenza di forze esterne e alle attività indipendentiste e portare avanti il processo di riunificazione della madrepatria”, ha detto Xi.

Nessun accenno diretto è stato fatto alle tensioni con gli Stati Uniti, o con l’Occidente, anche se alla stampa Usa non è sfuggita la nomina a ministro della Difesa di un generale, Li Shangfu, colpito dalle sanzioni statunitensi, nel 2018, per l’acquisto di armi dalla Russia. Già nei giorni scorsi il presidente cinese aveva sottolineato l’importanza di rafforzare l’unita’ delle Forze Armate, e sempre durante i lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo aveva puntato il dito contro gli Stati Uniti e l’Occidente, in termini mai così netti, per il declino nelle relazioni con la Cina.

“I rischi aumenteranno”, aveva detto Xi, e oggi ha riservato alle Forze Armate il passaggio più forte del suo intervento, in cui ha legato la sicurezza allo sviluppo della Cina. “È necessario trasformare l’esercito in una Grande Muraglia d’acciaio che salvaguardi efficacemente la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo”, ha detto il presidente cinese.

Xi ha infine ribadito nuovamente l’importanza dell’autonomia sul piano scientifico e tecnologico della Cina, in un momento complicato sul piano economico, tema che ha sviluppato, piu’ nello specifico, il nuovo primo ministro, Li Qiang. Le prospettive, sul piano della ripresa economica globale, “non sono ottimistiche”, ha detto il neo-premier, all’esordio davanti ai giornalisti cinesi e stranieri: l’obiettivo di una crescita attorno al 5% per il 2023 “non è un compito facile”, ha aggiunto, anche se Li si è detto “pienamente fiducioso” delle capacita’ della Cina.

Nella disputa con gli Usa, il premier ha poi dichiarato di non volere evitare di entrare nel merito della questione, ma ha attenuato i toni rispetto all’avvertimento pronunciato la settimana scorsa dal ministro degli Esteri, Qin Gang. Nonostante i rapporti difficili, Cina e Stati Uniti “possono cooperare e dovrebbero cooperare”, ha detto Li, che ha ribadito che “il contenimento e la repressione” – armi utilizzate dagli Stati Uniti nei confronti della Cina, secondo l’opinione di Pechino – “non giovano a nessuno”.

Fonte: AGI

Xi vuole trasformare l'esercito cinese in una "Grande Muraglia d'acciaio"
Xi vuole trasformare l’esercito cinese in una “Grande Muraglia d’acciaio”

CHI ARRIVA NELLA NOSTRA VITA?

a cura di Giada Aghi

Ci sono persone che arrivano nella tua vita per riportarti un pezzetto della tua anima.
Arrivano per sistemare qualcosa rimasto in sospeso da chissà quale vita o dimensione.
Se te lo permetti, ogni incontro serve a questo.
A riportare a te una parte di te.
Quella parte lasciata in altre epoche e luoghi.
Alcune arrivano e ti portano dolore affinché tu possa imparare a perdonare e riversare amore.
Altre ti portano ferite o le riaprono affinché tu possa guardare a quelle cicatrici con amore e compassione.
Altre ti portano un abbraccio e attraverso quell’abbraccio attaccano i pezzi mancanti.
Ecco perché certi abbracci sono così forti. Ecco perché qualcuno ti tiene così stretto.
Ti sta restituendo qualcosa che ti appartiene e lo fa con tutto l’amore di cui è capace.
In quel caso lasciati semplicemente amare. Lasciati stringere forte appoggiando la tua testa al suo cuore o al suo viso.
Lascia che quelle braccia ti contengano affinché tu non possa più scappare da te stesso.
Stiamo tutti facendo un viaggio che ci riporti all’Uno e ogni incontro ti riporta una parte di te.
La via per recuperare ciò che avevi perso è:
Sempre l’amore unita ad un forte senso di gratitudine.
Lasciati amare.
Lascia che qualcuno che hai salvato ora ti salvi.
Lascia che l’amore ricucia tutte le parti che ti sono sempre mancate.
L’amore non è semplicemente una toppa, l’amore è il collante che ti tiene unito.
Che ci tiene uniti.
Tutti.

Monica Grando

Fonte: www.medicinadellapsiche.it

CHI ARRIVA NELLA NOSTRA VITA?
CHI ARRIVA NELLA NOSTRA VITA?

Ucraina: ecco perché il ‘piano di pace’ cinese spaventa Washington

di Roberto Iannuzzi

Le dichiarazioni di questi giorni del presidente cinese Xi Jinping e del suo ministro degli esteri Qin Gang, riguardo al “contenimento” e all’“accerchiamento” di cui la Cina sarebbe vittima per mano dell’Occidente guidato dagli Usa, lasciano presagire un preoccupante deterioramento nei rapporti fra le due superpotenze mondiali. Un deterioramento che, sommandosi allo scontro fra Nato e Russia che ha il suo epicentro in Ucraina, favorisce la convergenza fra Mosca e Pechino.

Immediatamente bocciato dal presidente americano Joe Biden, che lo ha discutibilmente definito come “non razionale”, il cosiddetto “piano di pace” sull’Ucraina presentato da Pechino (in realtà un documento programmatico che esprime la posizione cinese sul conflitto) sembra già appartenere al passato. Ancora una volta, tuttavia, siamo di fronte a un serio problema di interpretazione da parte della stampa occidentale.

Così come essa ha sottovalutato le summenzionate dichiarazioni di Xi Jinping e del suo ministro (le quali segnalano un cambio di tono epocale, la presa d’atto da parte di Pechino che gli Usa non accettano una convivenza con la Cina su una base di parità e mutuo rispetto), analogamente ha mal compreso, e sminuito, il documento programmatico sull’Ucraina. Nel clamore mediatico sul primo anniversario dell’invasione russa, che ha caratterizzato l’intera settimana culminata con la ricorrenza del 24 febbraio, data di inizio del conflitto, è completamente sfuggita la sequenza attentamente studiata e calcolata con cui Pechino ha emanato non uno, ma tre documenti, l’ultimo dei quali è stato appunto il cosiddetto “piano di pace” (secondo l’erronea definizione della stampa occidentale).

Il primo documento, apparso il 20 febbraio con il titolo “U.S. Hegemony and its Perils”, è un’aperta denuncia di quelle che Pechino definisce “pratiche egemoniche” degli Usa a partire dalla fine della seconda guerra mondiale e dei pericoli che esse comporterebbero per la pace e la stabilità globali. Secondo il documento, per preservare la propria egemonia gli Stati Uniti hanno interferito negli affari interni di altri paesi, spesso destabilizzandoli, e provocando “rivoluzioni colorate” hanno fomentato conflitti regionali e addirittura lanciato guerre di propria iniziativa con il pretesto di promuovere democrazia, libertà e diritti umani.

Il secondo documento, intitolato “Global Security Initiative” (Gsi) e pubblicato il giorno successivo, riconoscendo il continuo deterioramento della stabilità internazionale si propone come una piattaforma per affrontare le molteplici sfide globali e risolvere i conflitti attraverso un approccio multilaterale e mutuamente vantaggioso (“win-win”, secondo una formula cara alla retorica cinese).

A tal fine la Gsi formula alcuni concetti chiave, fra cui rispetto della sovranità e integrità territoriale di tutti i paesi, principio di non interferenza negli affari interni, reale implementazione della Carta dell’Onu, promozione della “sicurezza indivisibile” (principio caro alla Russia ed elemento cardine alla base di ogni intesa di sicurezza paneuropea a partire dagli accordi di Helsinki del 1975, poi affossato dall’espansione della Nato, in base al quale la sicurezza di un paese non deve andare a spese di quella degli altri), risoluzione pacifica dei conflitti attraverso il dialogo e riconoscimento consensuale del fatto che “una guerra nucleare non può essere vinta e non deve mai essere combattuta”.

Infine, il 24 febbraio, il ministero degli esteri cinese ha pubblicato il già citato documento in dodici punti che esprime la posizione di Pechino sulle modalità per facilitare una soluzione politica del conflitto ucraino. Senza avere la pretesa di costituire una dettagliata road map per il raggiungimento della pace, il piano espone alcuni principi generali già esposti nella Gsi (rispetto della sovranità, sicurezza indivisibile e abbandono della “mentalità da guerra fredda”) e alcune misure pratiche come il cessate il fuoco e ripresa dei negoziati, rimozione delle sanzioni, facilitazione delle esportazioni di grano e ricostruzione post-conflitto.

Considerati nel loro insieme, tali documenti sono rilevanti poiché con essi Pechino, dopo aver denunciato gli eccessi del ruolo egemonico di Washington, propone un’architettura di sicurezza internazionale “post-americana” fondata sulla Carta dell’Onu e sul multilateralismo, in cui però la Cina avrà inevitabilmente un “ruolo ispiratore”. Nel documento sull’Ucraina, ribadendo concetti cari alla Russia come “sicurezza indivisibile” e “rimozione delle sanzioni unilaterali”, Pechino conferma la propria intenzione di non rinunciare a una salda partnership con Mosca.

Tali documenti, complessivamente, sono dirompenti in quanto rappresentano la proposta in nuce di un nuovo ordine mondiale e allo stesso tempo testimoniano la decisione di Pechino di acquisire un ruolo politico a livello internazionale – che per decenni i leader cinesi sono stati riluttanti ad assumere, preferendo dedicare i propri sforzi allo sviluppo economico della Cina. Se è vero che tali documenti sono stati subito sminuiti e perfino derisi in Occidente, va rilevato che il loro vero bersaglio sono i paesi non occidentali, quelli del cosiddetto “Sud del mondo” che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale e che Washington, malgrado i propri sforzi, non è riuscita a portare dalla propria parte sul conflitto ucraino.

Un ruolo di Pechino “alternativo” a quello che Washington ha giocato a livello internazionale dal dopoguerra a oggi è ciò che realmente spaventa la leadership americana e che ha spinto Biden a bocciare senza indugio il “piano” cinese.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Ucraina: ecco perché il ‘piano di pace’ cinese spaventa Washington
Ucraina: ecco perché il ‘piano di pace’ cinese spaventa Washington

GLI SPIRITUALISTI ATEI

di Mike Plato

Costoro non credono nel DIO DELLE RIVELAZIONI, ancor più nel DIO GIUDAICO-CRISTIANO….Preferiscono farsi un DIO SCONOSCIUTO, che coincide con NATURA-UNIVERSO, ovvero l’ILLUSIONE o TENEBRA ESTERIORE (panteismo), o oltre Natura ma sempre ANONIMO, SCONOSCIUTO; NON RVELATORE, DISTANTE, LONTANO.

Insomma, tutti i sacrifici fatti dai mistici, dai profeti, dai Figli di Dio del passato in generale per ricevere e custodire un deposito di rivelazioni da scrutare non è servito. I moderni abbisognano di un DIO NON BEN IDENTIFICATO CHE SI FACCIA GLI AFFARI SUOI, ma che resti tuttavia DIO-AMORE….Sempre benevolo, sempre accondiscendente nei loro desideri umani…

IL MIO DIO, CHE MI SI è RIVELATO E CHE AMO, MI HA OFFERTO UN CANCRO AD UN ORGANO E ME LO HA FATTO ESPIANTARE….QUESTO è IL MIO DIO, QUESTO è IL DIO CHE HA UN NOME E MOLT ALTRI NOMI, E CHE PARLA, TI SI RIVELA NEI SEGNI, NEI SOGNI, NELLE VISIONI, CHE TI ISTRUISCE; CHE TI AIUTA E CHE, SE NECESSARIO, TI SCHIACCIA.

Non so proprio chi sia il Vostro DIO 2.0 AGGIORNATO. Perchè dico ciò?

ho letto qualcuno ieri scrivere OCCORRE AMMODERNARSI, AGGIORNARSI, RINNOVARSI, NON SI PUO’ RESTRE FERMI A IDEE RELIGIOSE SUPERATE DI 2000 ANNI Fa E OLTRE…

Ok, E CHI AGGIORNA? VOI? COME AGGIORNATE? COSA AMMODERNATE?

Ma grandi teste di legno, qui PARLIAMO DI UNA SAPIENZA FUORTI DAL TEMPO, UNA SAPIENZA CHE RESTA TALE OLTRE LE ERE E GLI UNIVERSI, E VOI MI PARLATE DI QUESTA SAPIENZA DA TRATTARE COME FOSSE IL SYSTEM DEL VOSTRO SMARTPHONE…

IO IL MIO DIO LO CONOSCO MA, MI DUOLE DIRVELO, VOI NON CONOSCETE PER NULLA IL VOSTRO, PERCHE NON PARLA

E QUESTO E’

GLI SPIRITUALISTI ATEI
GLI SPIRITUALISTI ATEI

Problemi reali dell’UE

di Redazione di Katehon

Nell’arena internazionale, l’Unione Europea appare come un’entità unica e monolitica. Questa immagine, creata dai politici europei, non corrisponde del tutto alla realtà. In effetti, uno sguardo più attento a questa struttura di integrazione regionale rivela molti problemi e contraddizioni esistenti che gli alti funzionari europei stanno cercando di nascondere. La crisi migratoria del 2015 e la pandemia di coronavirus del 2020 hanno permesso di esporre la gamma di problemi esistenti nell’UE. E nel 2022, questi problemi sono diventati evidenti. Tra questi ci sono difficoltà economiche, separatismo, questioni controverse nelle relazioni bilaterali.

C’è un rovescio della medaglia nell’eccezionale performance economica di alcuni stati membri dell’Unione Europea. Vale la pena iniziare con il crescente debito estero. Sì, dal 2008 al 2020. le sue dimensioni sono aumentate del 42,4%. Tra i paesi sviluppati, i valori più alti si registrano in Francia (7.121.549 milioni di USD), Germania (6.479.588 milioni di USD), Paesi Bassi (4.546.788 milioni di USD), Lussemburgo (3.881.317 milioni di USD). ), Irlanda ($2.877.587 milioni), Italia ($2.688.071 milioni) e Spagna ($2.585.510 milioni). Questi paesi rappresentano oltre l’80% del debito estero totale dell’UE. Prima della sua uscita dall’UE, il Regno Unito ha aggiunto ancora più peso a questo numero, essendo il secondo paese al mondo dopo gli Stati Uniti con un livello di debito estero di 9.262.192 milioni di dollari USA. Il livello medio del debito pubblico nei Paesi dell’Unione Europea alla fine del 2020 era quasi il 90% del PIL, anche se il valore ottimale secondo il Trattato di Maastricht non dovrebbe superare il 60%. Nell’era di una pandemia globale, questo valore è stato superato in 15 paesi dell’UE. La situazione più difficile si è sviluppata in Grecia, Cipro, Italia, Belgio, Francia, Spagna e Portogallo, dove era 2-3 volte superiore al limite. Il passaggio del picco della pandemia e il rilancio delle economie europee hanno consentito una leggera diminuzione del rapporto tra debito estero e PIL nazionale. Sì, secondo Eurostat, alla fine del terzo trimestre 2022, la percentuale del debito era dell’85,1%, con un aumento del debito in termini assoluti. Ad oggi, i governi europei non sono in grado di superare la crescita del debito estero, poiché stanno affrontando troppe sfide serie per concentrarsi sull’eliminazione del debito minaccioso.

La totale ristrutturazione del mercato dell’energia, l’aumento del costo dei vettori energetici e l’aumento dell’inflazione dovuto all’aumento del costo di produzione sono un altro ostacolo all’ulteriore sviluppo dell’Unione Europea. I problemi sorti dopo la guerra delle sanzioni hanno indotto gli europei a chiedersi se i loro paesi si stiano muovendo verso un nuovo collasso economico. In uno degli articoli dedicati a questo argomento, l’autore ricorda la crisi avvenuta nel 2012. Notando la fragilità della zona euro a causa della mancanza di controllo sulla valuta euro da parte dei governi nazionali, avverte di potenziali crisi di liquidità che potrebbero portare a un default sul debito pubblico. Una banca centrale in un dato paese è in grado di venire in aiuto del governo e fornire la sua liquidità, privando gli investitori dell’opportunità di chiedere un default. Non esiste tale possibilità in un’unione monetaria e, avendovi aderito, i governi dei paesi partecipanti si indeboliscono, dando potere su se stessi ai mercati finanziari. Pertanto, l’incertezza regna oggi nell’economia europea. Solo la Banca Centrale Europea decide con quali metodi e in quali circostanze combattere l’inflazione.

Questo stato di cose preoccupa gli abitanti europei, dal momento che nessuno di loro può dire con certezza se la BCE farà fronte alle proprie responsabilità. La crisi di fiducia nelle attività di questa istituzione indipendente è direttamente correlata a una possibile crisi economica nell’Unione Europea.

Non dobbiamo dimenticare la grave disparità economica tra gli Stati membri dell’Unione Europea. La pandemia di coronavirus ha ampliato il divario tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo. Secondo il FMI, entro la fine del 2022, il livello di reddito nei paesi sviluppati è diminuito solo dell’1,3% e nei paesi in via di sviluppo del 3,8%. Questa differenza è dovuta al grave impatto del coronavirus sull’importante attività generatrice di reddito dei paesi in via di sviluppo: il turismo. Nonostante l’obiettivo generale dell’UE di ridurre le disuguaglianze economiche, non si possono ignorare fattori come la durata della permanenza nell’Unione, la base tecnologica e industriale e le crisi in corso.

La disintegrazione è un altro argomento di discussione nell’Unione Europea. Stiamo parlando delle sue varie manifestazioni. Innanzitutto, dovremmo notare un fenomeno come la disintegrazione euro-atlantica – un tentativo dell’Unione Europea di raggiungere una maggiore autonomia nell’ambito della sua cooperazione con gli Stati Uniti. Nel 2016, la strategia globale dell’UE è stata pubblicata e criticata dagli atlantisti. Periodicamente venivano prese misure per costruire la propria politica estera indipendente da quella americana. Vale la pena ricordare la condanna di Francia e Germania dell’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003. Washington, a sua volta, impedisce in ogni modo possibile all’Europa di ottenere l’indipendenza negli affari esteri, giocando la carta ucraina e alimentando sentimenti anti-russi e anti-cinesi. Tuttavia, le azioni affrettate degli Stati Uniti per ritirare le proprie truppe dall’Afghanistan, la creazione dell’alleanza militare AUKUS alle spalle della Francia sono state notate dai politici europei ed è improbabile che vengano dimenticate. Ora, le posizioni degli atlantisti sono forti, ma si sentono sempre più gli appelli all’Unione Europea affinché costruisca una propria strategia. Così, in futuro, la lotta tra i sostenitori di un’Europa filoamericana e indipendente si intensificherà, almeno a livello discutibile. La seconda manifestazione di disgregazione è sentita dall’Unione Europea non meno sensibilmente.

Negli ultimi anni, i sentimenti separatisti, prima di tutto, sono stati alimentati dai referendum tenutisi in Scozia e in Catalogna.

Di solito il separatismo sorge nell’attuazione della politica statale senza tener conto degli interessi delle minoranze nazionali. Allora questa minoranza nazionale comincia a dichiararsi e a chiedere l’ampliamento dei suoi diritti, minacciando la separazione fisica del territorio che occupa dallo Stato. Inoltre, questa separazione può portare sia alla creazione di una propria entità statale, sia all’adesione a un altro paese. I centri più famosi del separatismo nell’Unione Europea si trovano in Gran Bretagna (Scozia, Irlanda del Nord), Spagna (Catalogna, Paesi Baschi), Belgio (Fiandre), Francia (Corsica), Germania (Baviera), regioni settentrionali d’Italia. In Catalogna nel 2017 vivevano 7,5 milioni di persone, di cui in una serie di referendum passati a bassa affluenza, la maggioranza assoluta ha votato per l’indipendenza dalla Spagna. Il governo spagnolo ha dichiarato illegali tutti i referendum e ha represso severamente qualsiasi manifestazione di separatismo, inclusa l’introduzione della censura delle informazioni pertinenti su Internet. Il Paese Basco, con una popolazione di 2,2 milioni, è stato a lungo una delle sacche più attive del separatismo, ma dopo il disarmo del gruppo separatista ETA (Euskal ta Askatasuna, Paesi Baschi e Libertà) nel 2017, la richiesta di separazione della regione dalla Spagna cessò di essere molto popolare tra la popolazione. Il separatismo belga è più sentito nella parte settentrionale del Paese, nelle Fiandre, la regione economicamente più sviluppata. Più della metà della popolazione belga vive nelle Fiandre. La combinazione di questi fattori gli dà l’idea che le Fiandre siano costrette a sostenere la Vallonia più arretrata. E la differenza linguistica tra i fiamminghi di lingua olandese e i valloni di lingua francese acuisce ancora di più il conflitto. Degna di nota è la lotta della Corsica per l’autonomia e il riconoscimento ufficiale della propria lingua a livello regionale. La Corsica è una delle regioni più povere della Francia, il che non impedisce ai nazionalisti locali di invocare la secessione. In Germania e in Italia ci sono anche movimenti per espandere i diritti delle minoranze nazionali, tuttavia i piani per la secessione dallo Stato o non sono una priorità o non esistono affatto.

L’elenco dei problemi europei è anche reintegrato a causa delle difficili relazioni tra alcuni dei suoi partecipanti. Uno degli esempi più eclatanti sono le azioni dell’Ungheria, che sono notevolmente fuori dal mainstream della politica europea. L’Ungheria è uno dei pochi paesi occidentali che non ha sostenuto la guerra delle sanzioni scatenata contro la Russia. Il presidente Viktor Orban è guidato dagli interessi nazionali, che includono un partenariato economico e spirituale con la Russia. Dall’esterno può sembrare che l’Ungheria agisca da sola, ma gli stessi ungheresi considerano la loro posizione non isolata, ma, al contrario, una di quelle chiave nella politica europea.

Anche il raffreddamento delle relazioni tra Polonia e Germania richiede attenzione. Le relazioni diplomatiche tra questi paesi non sono mai state facili, tuttavia nell’ultimo anno si sono gravemente deteriorate a causa della politica estremamente nazionalista della Polonia. Nel momento in cui l’Unione Europea ha più bisogno di unità, i polacchi hanno deciso di tornare sulla questione già risolta dei risarcimenti per i danni causati dalla Germania durante la seconda guerra mondiale. Accusando la Germania di costruire un nuovo “Quarto Reich” sulla base dell’Unione Europea, i politici polacchi si lamentano dei bassi tassi di assistenza tedesca all’Ucraina. Ovviamente, la Polonia sta cercando di utilizzare il suo vicino occidentale per guadagnare punti politici e aumentare la popolarità delle forze al potere tra la popolazione, che è preoccupata per l’aumento dell’inflazione, a volte in modo abbastanza provocatorio.

Da segnalare una certa tensione nei rapporti tra l’Italia e l’Unione Europea. La crescente popolarità delle forze di destra non può che preoccupare i funzionari europei e la situazione critica del paese durante la pandemia di coronavirus, quando le tardive azioni di sostegno dell’UE hanno portato alla consegna di aiuti umanitari dalla Russia e da altri paesi del mondo, è rimasta nella memoria degli Euroscettici italiani.

Riassumendo, possiamo brevemente delineare lo stato attuale delle cose nell’Unione Europea. La moderna Unione Europea ha una serie di problemi seri e molto profondi. La crescita ininterrotta del debito estero, che supera notevolmente il rapporto limite rispetto al PIL nazionale, senza un adeguato controllo rischia di trasformarsi in una nuova crisi economica. Le discussioni sulla disintegrazione euro-atlantica continueranno per più di un anno e, nel contesto dell’esaurimento dei sentimenti anti-russi e anti-cinesi, non faranno che intensificarsi. I processi di disintegrazione nazionale sotto forma di separatismo dipenderanno direttamente dalla politica statale a sostegno delle minoranze nazionali. Il quadro generale è che l’Unione Europea non accetta il separatismo, ne impedisce l’attuazione e l’assenza nelle costituzioni dei paesi membri del diritto di separare le regioni dallo Stato. L’unità dell’Unione Europea è minacciata dalla mancanza di un accordo comune su una serie di aspetti economici, politici, sociali e morali. L’Ungheria e la Polonia ne sono i primi esempi.

Traduzione a cura di Alessandro Napoli 

Foto: Idee&Azione

9 marzo 2023

Problemi reali dell’UE
Problemi reali dell’UE