Cosa ho imparato in 365 giorni di analisi geopolitica sulla SMO

di Andrew Korybko

In tutta onestà, nessuno nella comunità degli Alt-Media o dei media mainstream pubblicato ha tante analisi quante ne ho pubblicato io nell’ultimo anno, che cumulativamente superano le 1.000, visto che ne pubblico in media circa tre al giorno ea volte ne pubblico anche cinque. Ho ricalibrato i miei modelli in base alle mutate circostanze per riflettere la realtà nel modo più accurato possibile, sapendo che è impossibile produrre un lavoro perfetto, ma aspirando comunque a fare del mio meglio.

Sono un analista politico americano con sede a Mosca che ha scritto sulla Nuova Guerra Fredda per gli ultimi 365 giorni consecutivi dall’inizio dell’operazione speciale della Russia in Ucraina, esattamente un anno fa. Ho iniziato condividendo i miei pensieri su OneWorld e ho continuato a farlo su Substack dopo che il primo è stato chiuso. Occasionalmente pubblico anche su CGTN, a cui ogni tanto concede interviste radiofoniche, e su altri siti per cui lavoro come freelance. Due volte alla settimana, inoltre, realizzo brevi analisi video che condivido sui social media.

Prima di riassumere tutto ciò che ho imparato, vorrei condividere alcune delle mie cosiddette “analisi fondamentali” che sono rimaste rilevanti fino ad oggi. Esse forniranno ai lettori una visione dettagliata di alcuni dei punti che affronterò nel presente articolo. Tutti sono inoltre invitati a farmi domande su Twitter se sono interessati a saperne di più sui miei pensieri.

In tutta onestà, nessuno nella comunità degli Alt-Media (AMC) o dei Mainstream Media (MSM) ha pubblicato tante analisi quante ne ho pubblicate io nell’ultimo anno, che cumulativamente superano le 1.000, visto che la mia media è di circa tre al giorno ea volte ne pubblico anche cinque. Ho ricalibrato i miei modelli in base alle mutate circostanze per riflettere la realtà nel modo più accurato possibile, sapendo che è impossibile produrre un lavoro perfetto, ma aspirando comunque a fare del mio meglio.

Per mettere a punto il mio lavoro ho applicato il processo in sette fasi che ho condiviso con i lettori quasi mezzo decennio fa, nella primavera del 2018, e che i lettori possono rivedere qui se non lo conoscono già. Spero che il mio esempio possa ispirare altri a seguire le mie orme, se lo desiderano, o almeno a saperne di più sul processo collaudato per produrre analisi di qualità. Senza ulteriori indugi, ecco cosa ho imparato analizzando la Nuova Guerra Fredda per 365 giorni consecutivi:

* Gli Stati Uniti stanno facendo un gioco di potere senza precedenti per il dominio globale

Tutto ciò che è accaduto nell’ultimo anno dimostra che gli Stati Uniti non hanno intenzione di sedersi e lasciare che la transizione sistemica globale verso il multipolarismo proceda senza ostacoli. Stanno conducendo una guerra ibrida multidimensionale nel mondo con l’intento di ritardare indefinitamente questo processo, di cui la guerra per procura della NATO contro la Russia attraverso l’Ucraina è l’esempio più lampante. Dopo aver riaffermato con successo la propria egemonia unipolare sull’Europa, gli Stati Uniti vogliono ora espandere la propria “sfera di influenza” nel Sud del mondo.

* Né il blocco della Nuova Guerra Fredda di fatto è così unificato come potrebbe sembrare

La nuova guerra fredda può essere riassunta come la lotta tra il miliardo d’oro dell’Occidente guidato dagli Stati Uniti e il Sud globale guidato congiuntamente dai BRICS e dalla SCO sulla direzione della transizione sistemica globale, con i primi che vogliono mantenere l’unipolarismo ei secondi che vogliono accelerare il multipolarismo. Tuttavia, nessuno dei due è così unito come sembra, dato che i membri nominali del Miliardo d’Oro, Ungheria, Israele e Turchia, sfidano regolarmente gli Stati Uniti, mentre il Brasile, membro dei BRICS, è politicamente contro la Russia, come ho spiegato qui.

* La maggior parte di ciò che AMC e MSM producono è copia e fake news

I lettori possono essere perdonati per aver avuto l’impressione che ogni blocco de facto della Nuova Guerra Fredda sia unificato, dal momento che l’AMC e il MSM hanno falsamente spinto tali affermazioni rispettivamente sul Sud Globale e sul Miliardo d’Oro. Per promuovere la loro agenda si affidano a una combinazione di fake news e copium, che si riferisce a narrazioni artificialmente costruite per far passare sviluppi svantaggiosi come presumibilmente benefici. Entrambi sono generalmente inaffidabili e nessuno dovrebbe osare per scontate le loro affermazioni.

* La rapida ascesa dell’India alla ribalta mondiale è il principale evento del cigno nero

Tra tutti gli sviluppi inattesi emersi nell’ultimo anno, il principale evento del cigno nero è la rapida ascesa dell’India a Grande Potenza di rilevanza globale. L’India mira a costituire un terzo polo d’influenza in mezzo al duopolio sino-americano di superpotenze bi-multipolari, per accelerare la fase tripolare della transizione sistemica globale prima della sua forma finale di multipolarità complessa, motivo per cui Soros la sta prendendo di mira. I lettori più attenti possono approfondire l’argomento consultando i precedenti collegamenti ipertestuali. 

* L’esito della nuova distensione sino-americana sarà decisivo

Dal vertice Xi-Biden di metà novembre, Cina e Stati Uniti stanno esplorando una serie di compromessi reciproci volti a stabilire una “nuova normalità” nelle loro relazioni allo scopo di preservare congiuntamente il suddetto ordine mondiale bimultipolare. La Nuova distensione è stata però inaspettatamente complicata dall’incidente del pallone aerostatico di inizio febbraio, che potrebbe portare Pechino ad abbandonare questi piani. L’esito di questo processo, che i precedenti collegamenti ipertestuali illustrano in dettaglio, sarà decisivo per la nuova guerra fredda. 

Spero che la visione che ho condiviso possa illuminare le persone a percepire il complesso processo che si sta svolgendo nel mondo in modi nuovi che ne migliorino la comprensione. Tutto ciò che sta accadendo è così caotico e imprevedibile, eppure ci sono alcune tendenze distinguibili, che ho identificato nel mio lavoro dell’anno scorso. Sono convinto che la transizione sistemica globale verso il multipolarismo sia irreversibile per le ragioni che ho spiegato, ma non mi aspetto nemmeno che si concluda presto.

Pubblicato in partnership su One World – Korybko Substack 

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: Idee&Azione

25 febbraio 2023

Cosa ho imparato in 365 giorni di analisi geopolitica sulla SMO
Cosa ho imparato in 365 giorni di analisi geopolitica sulla SMO

Noi siamo la minaccia

di Fabio Massimo Parenti

(La nostra) decisione non dovrebbe essere né filorussa né filo-ucraina, ma deve essere capace di riconoscere le realtà storiche, geografiche ed economiche coinvolte e cercare per gli ucraini un posto dignitoso e accettabile nella famiglia del tradizionale impero russo, di cui costituiscono una parte inestricabile. (George F. Kennan, 1948)

Le “chiacchiere” più recenti sulla guerra in Ucraina sono tutte concentrate su nomi di armamenti: ogni santo giorno si pubblicano articoli su Himars, Javelin, Leopard, F16, missili, razzi, carri, aerei, sistemi di difesa ecc. Ciò fa tornare alla mente le “chiacchiere” mediatiche ai tempi della crisi 2007-2008, in cui proliferavano gli acronimi dei mille derivati: MBS, ABC, CDS, CDO ecc. Nell’uno come nell’altro caso, una coltre di tecnicismo veniva e viene messa in circolazione col fine ultimo, sembrerebbe, di  non far capire alcunché ai lettori , sull’origine dei fenomeni e sui processi che determinano gli eventi. Ma c’è di più. Questo chiacchiericcio mediatico è utile invero a  nascondere le responsabilità, a deresponsabilizzare gli esecutori di tutti gli errori che ci hanno portato fin qui.

Slogan vuoti e censura

All’epoca della grande crisi finanziaria, i media raccontavano gli eventi con la  poetica della complessità finanziaria , gettando  fumo tecnicistico  sulla reale comprensione del contesto, del processo e delle cause reali. Tutto liquidato con qualche accenno alle distorsioni e ai fallimenti di mercato, attribuendo la responsabilità alla complessità del sistema finanziario, dei prodotti derivati ​​e delle strategie di investimento. In tal modo il discorso pubblico non faceva altro che  allontanare il riconoscimento delle cause reali  (in primis la deregolamentazione pluridecennale dei mercati) e delle  responsabilità politiche. Anche oggi, in questa fase di grande incertezza geopolitico-economica, in Europa ed Asia Pacifico, il discorso pubblico e le scelte politiche sembrano totalmente irrazionali e miopi.

Ciò che ci interessa evidenziare è la  logica politica  sottostante il funzionamento dei  grandi media : liquidando da subito la contestualizzazione dei processi storico-geografici, ovverosia quelli che hanno portato a “stringere” ulteriormente il  “nodo” storico rappresentato dallo spazio ucraino,  la tanto ridondante quanto inaccurata e onnipresente formula (o meglio “ empty slogan ”) “ dell’aggredito e dell’aggressore”  ha sancito la banalizzazione del presente, l’evaporazione dei processi diacronici, la censura delle analisi e delle spiegazioni critiche, impedendo di fatto qualsiasi dibattito realmente costruttivo per lavorare alacremente su compromessi e negoziati.

Il primo accordo raggiunto dalle parti nel marzo 2022 fu  affossato da UK-US,  mentre  la posizione della Cina , riproposta ieri, sulla soluzione politica della crisi Ucraina troverà purtroppo l’opposizione di quelle entità, appena citate, che vogliono continuare ad ampliare il conflitto .

La costruzione del mostro

I media veicolano continuamente paure e supposte “minacce” provenienti dall’esterno del nostro “giardino”, prestandosi alla vecchia tecnica di costante  fabbricazione del pericolo esterno  – rappresentato da sedicenti  “mostri” da sconfiggere  o contenere. E chi sarebbero questi “mostri”? Paesi, interi paesi, stati-civiltà, trattati alla stregua di popoli inferiori, che coincidono guarda caso proprio con quei paesi che stanno legittimamente riorganizzando l’economia e la politica mondiale secondo canali e modalità relazionali di tipo cooperativo (si pensi all’allargamento della SCO e dei BRICS). E sono proprio quei paesi che, ieri come oggi, cercano una  via di uscita dall’età del dominio di un solo paese. Ecco allora media e politica, a braccetto con alcuni potentati economici, impegnati ad ostacolare ogni interpretazione differente, che possa svelare falsità e manipolazioni e rivelare nel contempo realtà opposte allo storytelling usa-europeo. Con le parole di  Sachs :  “L’implacabile narrazione occidentale secondo cui l’Occidente è nobile, mentre la Russia e la Cina sono malvagie, è ingenua e straordinariamente pericolosa. È un tentativo di manipolare l’opinione pubblica, invece di fare i conti con una diplomazia molto reale e pressante”.

La minaccia interna

Sembra surreale il modo superficiale, banalizzante e fazioso con cui i “grandi” media continuano a “narrare” la guerra russo-ucraina, che, come noto, è una guerra  voluta e perseguita da alcuni strateghi Usa ormai da molti anni, nella teoria come nella prassi. Si tratta di una guerra globale rivolta contro la Russia, oggi, ma proiettata contestualmente verso la Cina, l’Iran e tutti coloro che osano non seguono più l’agenda unipolarista ed imperialista degli Usa. Ciò è stato più volte analizzato e spiegato da autorevolissimi studiosi e politici statunitensi prima di altri. E non tutti costoro hanno appoggiato questi disegni strategici. Sicuramente personalità come Brzezinski, Kaplan, Nuland ne sono stati strenui sostenitori: hanno teorizzato, consigliato ed operato a favore dell’assorbimento dell’Ucraina nello spazio nordatlantico in funzione antirussa, nonché della separazione dell’UE dal resto dell’Asia. Uno degli ultimi atti più eclatanti riguarda  il sabotaggio – annunciato, realizzato e celebrato – dei gasdotti baltici.

Altre autorevoli personalità, tuttavia, come lo studioso e diplomatico  George Kennan , i professori Stephen Cohen e John Mearsheimer hanno rilevato chiaramente i rischi ei pericoli esiziali delle manovre di accerchiamento in Eurasia,  in particolare nello spazio ucraino.

In questo proliferare mediatico-politico di elogi bellici faziosi, di scenari di nuovi olocausti o Armageddon nucleare (cit. Biden) emergono chiaramente i  macro-interessi  economico-politici dell’ apparato industriale militare  e di intelligence americano, desiderosi di destrutturare i processi di integrazione euroasiatica, con al centro Russia, Iran e Cina. Non deve sorprendere, pertanto, che Washington non si muova in alcun modo per un cessate il fuoco e una trattativa in Ucraina (sorprendente è invece la servile viltà europea), bensì per collegare questo scenario di guerra vasta – da alimentare a discapito di tutta l ‘Europa e dell’economia mondiale – a quello cinese.

Siamo nella fase della  promozione della guerra con tutti i mezzi  mediatici e politici possibili, finanche sostenendo  il più pericoloso (e per questo spregevole) nazionalismo etnico.  Riguardo quest’ultimo aspetto è doveroso ricordare l’esistenza di migliaia di documenti secretati, de-secretati e in parte riclassificati, che si riscontrano a numerose operazioni sotto copertura, come ad esempio l’operazione “Belladonna” del 1946 e la successiva “Aerodynamic (1949-1970), e che confermano inequivocabilmente gli sforzi dell’intelligence Usa a sostegno delle forze ultranazionaliste in funzione antisovietica. Da questo materiale si evince chiaramente che  “negli anni ’50 la CIA aveva stabilito con successo una rete di controspionaggio con i nazionalisti clandestini ucraini”. L’obiettivo di fondo, come esplicitato nei documenti desecretati nel 1966, è il “sostegno” alle “fiamme nazionaliste” in aree molto rade dell’Unione Sovietica, in particolare in Ucraina. Insomma, una storia che viene da lontano e che è continuata fino ai giorni nostri. Ed è qui che va collocato il ruolo del più grande “broker” di armi al mondo, l’apparato Usa, anche in questa nuova crisi. Un paese che, per mezzo di una super minoranza (neoconservatrice e straussiana bipartisan), soffia sul fuoco della guerra non solo in Europa ma anche nell’Asia-Pacifico e chiede armi a mezzo mondo per continuare ad alimentare la guerra in Ucraina, fiaccare la Ucraina Russia ed accerchiare la Cina.

Crediamo sia doveroso  rifiutare l’idea dell’inevitabilità della guerra  ed imparare a  riconoscere che la vera minaccia  alla stabilità mondiale e alla coesistenza tra i popoli  proviene  proprio  dall’interno dei nostri sistemi.

Pubblicato su Il Blog di Beppe Grillo

Fonte: Idee&Azione

26 febbraio 2023

Noi siamo la minaccia
Noi siamo la minaccia

PIANO AEREO: PIANETA

a cura di Jain Academy

Gli astronomi hanno cambiato visione del mondo.

I pianeti non girano intorno al loro Sole, ci spirano intorno!

Questo nuovo sistema dinamico considera i pianeti non solo come entità fisiche di spinning

ma come vortici energetici si oscillavano nel tessuto spazio-tempo.

Nello stesso modo in cui gli scienziati considerano la materia come particelle,

e ora le comprendono come onde, porta gli scienziati a creare nuove parole, nuovi mondi come onde. Sembra che Spin sia Vita e Inerzia sia Morte.

L’evoluzione non finisce mai: le rocce che girano diventano lune diventano pianeti diventano sole galassie.

Immagine tratta da “Un piccolo libro di coincidenze: nel sistema solare” di John Martineau

PIANO: AEREO: PIANETA
PIANO AEREO: PIANETA

STORIA E INFORMAZIONE SONO SEMPRE DI PARTE

di Mike Plato

La storia e le notizie vengono sempre gestite in ogni area in funzione degli interessi di quell’area e in relazione al punto di vista dell’area stessa. Storia e informazione non sono mai stati obiettivi ma sempre di parte. Un uomo che non sente appartenenza alla società in cui vive inorridisce nel vedere storia e informazione piegate così palesemente alla propaganda. E propaganda fa rima con menzogna e manipolazione.

STORIA E INFORMAZIONE SONO SEMPRE DI PARTE
STORIA E INFORMAZIONE SONO SEMPRE DI PARTE

COME VA IL MONDO?

a cura del Coach Mantas

“I banchieri si assicureranno che restiamo nei debiti.
Le aziende farmaceutiche si assicureranno che restiamo malati.
I produttori di armi si assicureranno che restiamo in guerra.
I media faranno in modo che non sappiamo la verità.
Il governo si assicurerà che tutto sia fatto legalmente.”

Una volta capito questo, capirai tutto.

COME VA IL MONDO?
COME VA IL MONDO?

DEE, DONNE E “FEMMINE PERICOLOSE” INIZIATRICI DELL’EROE GRECO

Videoconferenza del canale YouTube IL LUPO DELLA STEPPA CHANNEL, trasmesso il 25 febbraio 2023

Penelope, Circe, Atena, Nausicaa, Calipso, le sirene… Qual è il significato profondo delle numerose figure femminili che compaiono nell’Odissea e che costellano il difficoltoso viaggio dell’eroe Ulisse nel suo ritorno ad Itaca? Sono delle semplici donne, delle possenti dee, delle tenere amanti, delle pericolose e terribili creature oppure rappresentano l’emblema di una iniziazione conferita all’uomo per intermediazione del potere della donna e della sacralità del femminile?

L’antropologa Valentina Ferranti ne parla a Il lupo della steppa. Valentina Ferranti è antropologa, scrittrice, articolista. Si occupa di mito, linguaggio dei simboli, distopia e analisi antropologica del mondo contemporaneo.

DEE, DONNE E “FEMMINE PERICOLOSE” INIZIATRICI DELL’EROE GRECO
DEE, DONNE E "FEMMINE PERICOLOSE" INIZIATRICI DELL'EROE GRECO
DEE, DONNE E “FEMMINE PERICOLOSE” INIZIATRICI DELL’EROE GRECO

LE DESTABILIZZAZIONI CONTRO L’EUROPA

a cura di Hanieh Tarkian

Sono più di trent’anni che la NATO/Stati Uniti attuano politiche destabilizzanti nei confronti dell’Europa.
La Russia ha sicuramente dei difetti, come li ha l’Iran, la Cina, la Siria e così via, e ogni paese persegue il proprio modello identitario, che è peculiare nel suo genere, ma nessuno di questi paesi ha avuto una politica distruttiva e anti-europea come la NATO/Stati Uniti.

LE DESTABILIZZAZIONI CONTRO L'EUROPA
LE DESTABILIZZAZIONI CONTRO L’EUROPA

La patria tradita

di Daniele Trabucco

Scrive il grande poeta latino Orazio (65 a.C. – 08 a.C.): “Dulce et decorum est pro patria mori”. La patria richiama non solo il sostantivo “pater”, ma anche l’aggettivo “patrius, patria, patrium”, ritenendo sottointeso il termine “terra, terrae”.

La patria, dunque, è il luogo fisico sia in cui sono nati e vissuti gli antenati ed i genitori, sia in cui si è nati e dove si condivide un patrimonio culturale e storico che in tale ambito locale si è progressivamente e gradualmente costituito con il succedersi delle generazioni. Siamo, dunque, in presenza di un concetto da non confondere con quelli di Stato e Nazione. Tommaso d’Aquino (1224-1275), il più autorevole esponente della scolastica medioevale, afferma, nella “Summa Teologica”, che la patria ha diritto ad un senso di sacralità dal momento che ad essa si deve la “pietas”, un senso di rispetto pari a quello dovuto verso Dio ed i genitori.

Alla luce di queste premesse è doveroso chiedersi, allora, chi sia il “patriota” autentico. Egli è colui, se guardiamo all’esperienza delle poleis greche, che le ama e lavora per renderle più potenti ed estese. Giorgia Meloni, attuale Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore, ed il partito di maggioranza relativa, Fratelli d’Italia, sono “patrioti”? Premesso che non ho mai creduto che “patria” e “patrioti” appartengano al concetto di “fascismo eterno” di cui parlava Umberto Eco (1932-2016), è indubbio che il termine “patrioti” oggi sia divenuto “una specialità oratoria”, come scriveva Antonio Gramsci (1891-1937) nel Quaderno 23, paragrafo 28.

In realtà, il partito FDI, da tempo, è tutto tranne che una forza “patriottica”, forse fenomenicamente “pseudo-conservatrice”, che, per legittimarsi a livello nazionale, europeo ed internazionale, ha bisogno di liberarsi proprio del suo “passato patriottico”. Un movimento che ama la patria non asseconda, per quanto questa sia una delle condizioni per mantenere il potere, un indirizzo geopolitico di sostegno acritico ed incondizionato alla Repubblica di Ucraina che rischia di sfociare in un conflitto gravissimo al fine di schierarsi al fianco di un Esecutivo, nato da una precisa volontà occidentale in chiave anti-russa, che difenderebbe presunte libertà democratiche senza, peraltro, chiedersene il fondamento filosofico. Un movimento che ama la patria intende riterritorializzarla, non la lascia in preda ad una evaporazione sempre più consistente. Pone, quindi, la questione del vincolo esterno, del fondamento assiologico dei propri principi e non legittima di fatto la cultura progressista e famelica del traffico insaziabile dei diritti civili per evitare di intervenire su temi politicamente delicati e divisivi. Un movimento che ama la patria opera affinché la politica, quale arte “omerica” della regalità, riacquisiti i propri spazi di intervento sia sul piano interno (nemmeno un Presidente della Repubblica diverso da Sergio Mattarella il c.d. centro-destra è stato in grado di eleggere nel gennaio 2022), sia su quello sovranazionale, quali condizioni per riforme istituzionali davvero utili per il Paese.

No, caro Presidente del Consiglio dei Ministri, ella non è una “patriota”, ma una astuta donna che, dopo aver galleggiato nella politica (anche con impegno e convinzione) per anni e aver posto le premesse per una carriera sempre più prestigiosa, oggi non è altro che una “vox clamantis” di un antipatriottismo velato da slogan patriottici.

Fonte: Idee&Azione

25 febbraio 2023

La patria tradita
La patria tradita

Ernst Jünger, l’Anarca del Novecento: un quarto di secolo dopo

Videoconferenza del canale YouTube PUNTO E VIRGA, trasmesso in live streaming il giorno 15 febbraio 2023.

Lista delle tracce minuto dopo minuto:

00:00 Introduzione
03:53 Perché Jünger è così importante?
21:23 L’esperienza della guerra di trincea
35:20 La guerra di materiali e l’operaio
47:58 Ernst Jünger come icona
1:04:04 Ernst Jünger come autore scolastico
1:14:13 Chi è il Forestaro?
1:20:38 Jünger e il mondo mediterraneo
1:39:41 Conclusione

Luca Siniscalco ha studiato filosofia presso l’Università degli Studi di Milano e alla Universität Carl von Ossietzky di Oldenburg. È Professore incaricato di Estetica presso l’Università eCampus, collabora all’omonima cattedra dell’Università degli Studi di Milano e tiene corsi di filosofia presso Unitre Milano. Ha curato numerose mostre d’arte e saggi di E. Jünger, N. Sombart, W.I. Thompson, A.J. Heschel, J. Josipovici, E. Niekisch, J. Evola. È redattore di “Antarès – Prospettive Antimoderne” e delle riviste accademiche “Informazione Filosofica”, “Medium e Medialità” e “Education & Learning Styles”.

Ernst Jünger nasce il 29 marzo 1895 a Heidelberg. Da giovane, milita nei Wandervogel, i giovani scout romantici e patriottici; appena diciottenne, fugge da casa per arruolarsi nella Légion étrangère in Nord Africa, da cui evade per cercare di raggiungere l’Africa nera. Rimpatriato, nel 1914, affronta anticipatamente l’esame di stato, per arruolarsi come volontario al fronte nel 73° Reggimento Fucilieri “Gibraltar”. Diviene poi ufficiale dei reparti d’assalto (Stoßtruppen) e combatte sulla Somme, ad Arras, ad Ypres, a Cambrai e nell’Offensiva di Primavera, venendo ferito numerose volte e ricevendo numerose decorazioni, fino alla prestigiosa Pour le Mérite.

Nel frattempo, a partire dalla pubblicazione del romanzo autobiografico Nelle tempeste d’acciaio (1920), e di altre opere (La lotta come esperienza interiore, Il tenente Sturm, Boschetto 125, Fuoco e sangue, Il cuore avventuroso), basate sulle sue esperienze al fronte, diventa un protagonista dell’ala nazional-rivoluzionaria della Rivoluzione Conservatrice. Diviene così amico intimo di grandi figure intellettuali quali il filosofo Martin Heidegger, il giurista Carl Schmitt, il nazionalbolscevico Ernst Niekisch e lo scrittore Ernst von Solomon.

Coerentemente alle sue posizioni, mantiene le distanze dal Reich hitleriano, il cui stile volgare e demagogico gli ripugna e i cui progetti grandiosi lo lasciano scettico. Anche se la sua casa fu perquisita dalla Gestapo e l’uscita dei suoi libri taciuta dalla stampa, per ordine del Führer in persona, che ne ammira le opere letterarie, non gli è torto un capello, neanche dopo la pubblicazione del romanzo criptostorico Sulle scogliere di marmo, da molti considerata una critica allegorica al regime.

Richiamato alle armi col grado di capitano, dal 1940 al 1944, è di stanza alla guarnigione di Parigi, come membro dello stato maggiore del comandante la piazza, il generale Stülpnagel. Oltre al lavoro d’ufficio e alle escursioni entomologiche, frequenta i salotti artistici e intellettuali di Parigi, conoscendo, tra gli altri, Céline e Picasso. Inoltre continua a essere una figura importante negli ambienti dell’opposizione militare al regime. Perciò, dopo l’attentato del 20 luglio, non risultando prove a suo carico, e viene dimesso dall’esercito con disonore.

Nello stesso anno, il suo primogenito, Ernst, cadetto della Kriegsmarine, cade in battaglia presso Carrara, dove era in forze ad un battaglione di disciplina, stante la sua punizione per attività sovversiva. Nel 1945, è riarruolato come comandante della locale compagnia del Volksturm, ruolo in cui si adopera per limitare le distruzioni e le vittime presso i civili. Dopo la guerra, rifiuta di compilare il formulario per la denazificazione, e inizialmente gli è proibito di pubblicare. Per questo motivo, si sposta a Ravensburg, sul Bodensee, nella zona d’occupazione francese.

Nel 1950, si trasferisce stabilmente nel villaggio di Wilflingen, in Alta Svevia, dove prende dimora nella foresteria del maniero dei Conti von Stauffenberg. Qui vive fino alla morte, continuando però a viaggiare in tutto il mondo e a dedicarsi alle sue passioni: dalla letteratura all’entomologia. Dialoga di filosofia con Schmitt e Heidegger, si occupa di esoterismo insieme ad Eliade, sperimenta l’acido lisergico con Albert Hoffmann, raggiunge l’Indonesia per rivedere la Cometa di Halley.

Il suo valore come filosofo e scrittore è presto riconosciuto anche dalla nuova Repubblica Federale Tedesca, che lo riabilita e decora. Nel 1984, in occasione del 70° anniversario della Prima Guerra Mondiale, parla al memoriale di Verdun, insieme con il cancelliere tedesco Helmut Köhl e il presidente francese socialista François Mitterrand, entrambi suoi ammiratori. Alla verde età di 101 anni si converte infine al cattolicesimo. Muore il 17 febbraio 1998 ed è sepolto nel piccolo cimitero locale, insieme ai figli e alle mogli.

Ernst Jünger, l’Anarca del Novecento: un quarto di secolo dopo
Ernst Jünger, l'Anarca del Novecento: un quarto di secolo dopo
Ernst Jünger, l’Anarca del Novecento: un quarto di secolo dopo