Riconoscere l’ambivalenza con la realtà dalla capacità di crearla.
L’espressione esteriore è spesso diversa da quella verità che abbiamo dentro ,questa differenza è data dalla nostra mente , perché la mente è capace di mentire in un modo così semplice che con il tempo diventa un abitudine rispondere ai diversi segnali della realtà esterna ,senza alcun riferimento con ciò che sentiamo dentro ,ma più semplicemente ci si imposta in un certo modo verso quei segnali e la risposta diventa sempre la stessa ,mentire sempre fa diventare muti,pur esprimendosi , questo difetto di interpretazione del vero è guaribile soltanto grazie alla presenza di persone o cose che mettano in risalto ciò che siamo veramente dentro e che lascino affiorare da noi o che nutrano tutto ciò che di buono è in noi.
Ciò che vediamo ogni giorno con gli occhi ,ciò che ci emoziona è la nostra misura per emozionarci ,questa misura come avrete potuto constatare da quello che vediamo alla TV è molto alta ,il rischio è di diventare impassibili a fatti di una gravità meno grave.
Creare la realtà è vivere l’entaglement fra noi e la realtà stessa , è un sincronismo che scatta in maniera remota o consapevole ,quando siamo nel flusso di realtà desiderato ,più una persona è cosciente della verità tutta ,più la sua capacità di essere consapevolmente partecipe delle sue creazioni diventa attuabile .
Ogni persona vuole e vorrebbe essere se stessa ma non riesce a portare quello che ha dentro fuori , perché la realtà taglia le gambe a molti,quindi i molti rischiano di soffrire enormemente o diventare dei violenti , perché non sono più i cuori ,le anime a comunicare ,ma le menti e quindi anche l ego , l’ego è così alto perché le persone sono perennemente insoddisfatte , nonostante abbiamo tutto ed il motivo è che nonostante abbiano tutto, le loro anime e i loro cuori sono affamati ,una persona che è sazia della vita non ha bisogno di molto .
L’ambivalenza fra ciò che è reale all’esterno e ciò che è reale all’interno ,nasce da un compromesso con noi stessi ,che solo noi possiamo dissolvere. L’ambivalenza è data da una persona che spesso e volentieri con l’altro ha risposte mentali o interiore ,nel dettaglio una mente diversa da quello che si ha dentro,quindi su un binario tutto suo ,porta al rischio di essere ambivalenti .
Le prossime proiezioni dell’outlook mondiale del Fondo Monetario Internazionale saranno rese note nella sessione di aprile. Le proiezioni cinesi, pubblicate venerdì, già di per sé aumentano le proiezioni mondiali. Xi ha anticipato 10 giorni fa che la Cina aumenterà le importazioni. Ne beneficeranno sud est asiatico (assieme al turismo), Africa, America Latina e Russia. A loro volta questi continenti avranno perciò spazi finanziari per colmare il debito estero in dollari, almeno parzialmente, e per aumentare investimenti e consumi (con la Russia tramite triangolazioni).
Ciò potrà trascinare i produttori di beni di investimento, in primis Germania e Italia, compensando in parte le perdite conseguenti alle sanzioni contro la Russia. La ripresa del turismo cinese lascia spazi al lusso francese e italiano (il Sole24Ore titola “il record del lusso italiano”, moda, gioielleria e auto di lusso).
I miei contatti in Cina mi dicono che difficilmente il grande flusso turistico cinese si indirizzerà in Europa, principalmente per carenza di modernità delle grandi strutture alberghiere. Di certo ci sarà una fascia medio alta che parzialmente si indirizzerà verso di noi. Chi abita a Roma, Firenze, Venezia e Milano magari nei prossimi mesi ci informi sulle dimensioni dell’afflusso.
In più, è vero che gli Usa hanno destinato circa 2 mila miliardi per infrastrutture (le marxiane “condizioni generali della produzione”, alla ricerca di un aumento della produttività totale dei fattori produttivi) e per l’economia verde, spiazzando la Ue. Ma ciò significa che importeranno più beni intermedi, impianti e beni di investimento dall’Europa.
Si tratterà di vedere le associazioni di categoria italiana (Ucimu, Ucima, Confindustria in generale) che outlook daranno nei prossimi mesi. Confermo una previsione di crescita all’1.3%.
Dal Global Times di venerdì:
“Gli economisti prevedono che il PIL cinese registrerà una crescita di oltre il 6% al massimo nel 2023, dando slancio alla ripresa economica globale
di Ma Jingjing
Le organizzazioni internazionali e le banche di investimento hanno aumentato in modo intensivo le loro proiezioni per la crescita economica della Cina nel 2023 a seguito dell’impressionante ripresa del mercato dei consumi del paese durante le vacanze del Festival di Primavera.
Alcuni economisti, con una nota ottimistica, hanno previsto che il PIL cinese potrebbe registrare una forte crescita anno su anno, fino al 6% quest’anno, sostenuto dalla risposta alla pandemia, ormai ottimizzata nel paese, e da efficaci politiche a favore della crescita, iniettando così fiducia e slancio nella ripresa economica globale.
L’economia cinese dovrebbe crescere del 5,2% su base annua nel 2023, ha affermato anche il Fondo Monetario Internazionale nel suo ultimo World Economic Outlook, in aumento di 0,8 punti percentuali rispetto alla sua proiezione di ottobre.
Inoltre, Morgan Stanley ha alzato le sue previsioni per la crescita del PIL cinese quest’anno – dal 5,4% al 5,7% – prevedendo che un rimbalzo dell’attività arriverà prima e sarà più netto del previsto.
La società di gestione patrimoniale leader a livello mondiale, Vanguard, ha recentemente aggiornato le sue previsioni di crescita economica in Cina al 5,3% dal 4,5%, dopo una forte performance del quarto trimestre, pubblicando un comunicato stampa sul suo sito Web.
Inoltre, la banca d’investimento svizzera UBS AG ha aggiornato le sue previsioni al 4,9% di crescita, secondo una nota inviata al Global Times.
Gli esperti hanno affermato che le previsioni rialziste per l’economia cinese di queste istituzioni internazionali riflettono la crescente fiducia internazionale sulla ripresa economica della seconda economia mondiale, sulla scia del dinamismo mostrato durante le vacanze del Festival di Primavera a gennaio.
Potrebbero migliorare ulteriormente le loro previsioni insieme alla stabile ripresa dell’economia cinese. Durante la settimana del Festival di Primavera, la Cina ha registrato quasi 2,9 milioni di viaggi transfrontalieri, in aumento del 120,5% su base annua, e 308 milioni di viaggi nazionali, in aumento del 23,1%.
Il botteghino nazionale ha incassato 6,76 miliardi di yuan ($ 1 miliardo), la seconda cifra più alta per le festività annuali, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Xinhua.
“L’economia cinese potrebbe crescere fino al 6% su base annua nel 2023“, ha dichiarato sabato al Global Times Chen Fengying, economista ed ex direttore dell’Institute of World Economic Studies presso il China Institutes of Contemporary International Relations.
Chen ha attribuito la rapida ripresa economica al forte sostegno politico, ai minori lockdown per il COVID-19 e all’impressionante crescita nei settori emergenti.
“Quest’anno, il governo centrale e le amministrazioni locali si sono mosse per annunciare politiche per sostenere la ripresa complessiva dell’economia, mentre lo sviluppo di settori emergenti come il fotovoltaico e i veicoli di nuova energia aiuterebbe ulteriormente a stabilizzare l’occupazione e quindi a liberare ulteriormente potere di consumo dei residenti“, ha detto.
Anche Cao Heping, economista dell’Università di Pechino, condivide opinioni simili. Sabato ha dichiarato al Global Times che il tasso di crescita del PIL cinese potrebbe raggiungere il 6-6,5%.
Oltre alla spesa dei consumatori, ci sono alcuni nuovi punti di crescita nell’economia e nelle infrastrutture digitali, secondo Cao.
Le generazioni nate dopo il 2000 sono praticamente uguali in tutto il mondo….stesse mode, stesse magliette, stessi cellulari, stesse fissazioni (internet, videogame, smartphone, selfie ecc.)… dal punto di vista antropologico, forse non è azzardato affermare che siamo di fronte alle prime generazioni (tranne rari e preziosi casi singoli) totalmente avulse, indifferenti, estranee, impermeabili a tutto ciò che è Bellezza divina, sacralità, spiritualità… è come se nascessero ormai solo “ciechi”, e i vedenti, sempre meno e sempre più vecchi, si ritrovassero ad educare persone che ormai non possono più capirli…
di Konstantin Malofeev, Arciprete Andrei Tkachev, Aleksandr Dugin
Konstantin Malofeev: Oggi, in un’altra parte del nostro “ABC dei valori tradizionali”, parleremo della lettera “Zh”: la vita [N.d.T.: “vita” in russo si dice zhizn’, in cirillico жизнь].
Aleksandr Dugin: “Vita”, come dimostrano i nostri storici linguistici, non è una parola russa autoctona. L’antica parola russa è “pancia”. Significava “vita”. Ma “vita” compare nel Credo, per descrivere una forma speciale di vita, “la vita dell’età futura”. Quindi la stessa parola “vita”, apparentemente così semplice e familiare, richiede uno studio molto serio.
La “pancia”, in quanto esistenza fisica, implica una cosa, e la “vita” non è semplicemente l’essere al mondo, un processo biologico: la vita è essere per uno scopo, per una trasformazione. È la vita dello spirito. Cioè, la stessa parola “vita” non implicava originariamente tutta la vita, ma specificamente la vita spirituale. Pertanto, quando diciamo, sulla base dell’Ortodossia, che la vita è un valore nella nostra tradizione russa, nel nostro contesto russo, assumiamo consapevolmente un’esistenza non ordinaria.
L’esistenza ordinaria non è un valore, lo diventa quando c’è una meta, un ideale; “la vita dell’età futura”, questa formula del Credo, ci dice di più sul significato della parola “vita” rispetto alla parola russa, che si suppone accessibile. A proposito, anche i greci avevano due termini diversi: βίος e ζωή [N.d.T.: Bios e Zoè, rispettivamente dal greco la vita animata e la mera materia non animata]. Nella tradizione russa la parola “vita” aveva originariamente un significato spirituale sublime.
La nostra comprensione della vita come valore tradizionale è contemporaneamente legata alla storia biblica della sostituzione di Isacco ad Abramo nel sacrificio di un agnello. Dio non voleva un sacrificio umano. Non ha voluto prendere la vita umana e l’ha sostituita con un animale sacrificale. Perché la vita dell’uomo era un tipo di vita di Cristo; quando togliamo la vita a un’altra persona, in un certo senso commettiamo qualcosa di simile all’omicidio di Dio. Perché coloro che hanno crocifisso Cristo hanno invaso la cosa più importante, la vita di Dio. La nostra vita acquista senso e diventa un valore quando è orientata in questo modo elevato. Pertanto, anche questo valore non è così semplice.
Arciprete Andrei Tkachev: “Quando un grappolo d’uva è pieno di succo, si dice: “Non danneggiatelo, in esso c’è una benedizione!”. – leggiamo nel profeta Isaia. La vite che raccoglie il suo succo – che i popoli viticoli capiscono certamente meglio di noi – o il ventre rotondo e gravido di una donna che diventa particolarmente bella quando porta ancora in grembo il suo bambino, sono probabilmente le immagini migliori della sacralità del dono della vita. “Porterò a termine la gravidanza e non partorirò?”. – dice il Signore.
In contrasto con queste parole del Signore, Papa Giovanni Paolo II ha coniato l’espressione “cultura della morte”, che è diventata molto famosa. Ha unito contraccezione, aborto, riassegnazione del sesso e cultura del suicidio, delle sparatorie di massa e dell’eutanasia. Tutto ciò che fa vergognare e uccide una persona all’inizio e alla fine del suo percorso, e ciò che le impedisce di vivere nel mezzo, è stato chiamato “cultura della morte” e il concetto è stato ampiamente diffuso.
Cosa vediamo in televisione? Ovunque quell’occhio bluastro ti fissa in faccia: spari e sangue. E questo sangue cinematografico non può, prima o poi, non fuoriuscire. Viviamo e ci crogioliamo su questo sangue, ci siamo abituati, anche se è innaturale e anche tutto il resto che ho citato sopra è una “cultura di morte”, formata dall’uomo che ha dimenticato la sua parentela, che perisce per il vuoto interiore e non chiede aiuto a Dio per orgoglio.
Per l’infedeltà è bruciato e disseccato,
sopporta l’insopportabile…
Ed è consapevole della sua rovina,
e desidera la fede… ma non lo chiede..,
– scriveva Fëdor Tyutchev. Così la vita è Dio. La radice ebraica haya ha dato origine a tutte le altre parole da essa derivate. Il nome di Dio è collegato ad esso. La moglie di Adamo, Hava (Eva), era la vita, perché egli vedeva in lei la madre di tutti i viventi. La vita è di Dio e per Dio. Dio e la donna.
Perciò, “violentare” il suo grembo con l’aborto, corrompere la sua anima e il suo corpo, portarla via dalla sua famiglia è l’apice della guerra alla vita. Poi arrivano gli HIMARS, i Tre Sette, le armi nucleari tattiche e gli attacchi batteriologici. La donna deve essere uccisa per prima. Perché lei è Hava, è la vita. Ecco come vedo il problema.
K.M.: Il legislatore, quando ha messo la vita come valore tradizionale numero uno nella Politica di Base dello Stato, ovviamente non pensava così tanto a qualcosa. Naturalmente, ha proceduto dalla consueta classifica dei valori dei diritti umani e delle libertà. Come è scritto nella Costituzione, “tutti hanno diritto alla vita”. Come è stato scritto prima di noi nella Costituzione francese dopo la relativa rivoluzione. È scritto così anche in tutte le altre costituzioni democratiche.
Quindi il nostro legislatore non ha certo scavato così a fondo. Ma c’è un problema: è stato lui stesso a creare questa profondità, non l’abbiamo trovata ora. Nel momento in cui ha definito questo valore un “valore spirituale e morale tradizionale russo”, ha smesso di essere semplicemente un diritto umano alla vita nel senso di diritti e libertà. In quel momento divenne un valore spirituale tradizionale. E che cos’è? È un valore cristiano, evangelico.
Pertanto, la vita, proprio nel senso alto del termine di cui stiamo parlando, d’ora in poi non è più solo una norma giuridica. Altrimenti sarebbe stato inserito nel Codice penale e non nei Fondamenti della politica statale sui valori tradizionali.
La vita per l’ortodosso è Vita eterna; quindi, tutto ciò che danneggia la nostra salvezza, la nostra Vita eterna, va contro i valori spirituali e morali tradizionali russi. Cioè, il legislatore stesso, scrivendo la vita nei Fondamenti della politica dello Stato, ha dato una profondità incommensurabile e oceanica a questa semplice frase dei diritti e delle libertà umane.
Ancora una volta, ritornano tutti i significati di cui abbiamo già parlato. La priorità dello spirituale sul materiale, la memoria storica, e la vita in senso alto, quella di cui stiamo parlando ora. Significa che le politiche pubbliche non devono portare alla morte, ma al Regno dei Cieli. Significa che qualsiasi dissolutezza, qualsiasi immoralità, qualsiasi cosa che sia in contraddizione con la salvezza dell’anima non può essere sostenuta dalla politica dello Stato.
Ciò significa che qualsiasi opera teatrale, qualsiasi film, qualsiasi libro di testo, qualsiasi libro che abbia ricevuto il diritto di essere pubblicato sul territorio della Russia, se ci porta alla distruzione, se ci insegna la depravazione, se ci chiama al suicidio, alla delusione della vita, perché è nero, contraddice questo valore. Ecco perché la parola “vita”, semplice ma così profonda ed eterna, ci offre l’opportunità di parlare di concretezza. Sul fatto che lo Stato non deve contribuire alla morte spirituale.
A.D.: Esattamente così. In questo caso lo stato diventa lo stato di vita. Se stessimo parlando di una norma penale, sarebbe un discorso a parte. Ma la vita come valore riguarda qualcos’altro, riguarda la verità, l’essenza, il significato. Lo Stato, che considera la vita come il valore più alto, deve ovviamente preservarla nelle sue fondamenta più profonde. Per esempio, non desacralizzare la vita, non cercare di trovare o creare vita artificiale.
Non si deve smantellare il genoma, non si deve cercare di imitare con mezzi artificiali il soffio dell’anima in Adamo, questo atto sacro di Dio che fa di un pupazzo di argilla un essere umano reale e significativo, suo rappresentante sulla terra. Non bisogna cercare questo mistero dove non si può trovare. La vita deve essere protetta come un sacramento e non può essere penetrata con mezzi non consentiti.
La Bibbia dice che “è una cosa terribile cadere nelle mani del Dio vivente”. Questo è il Dio vivente. E molte, molte volte nella Bibbia i profeti dicono: “Dio vive, Dio vive”. Non è solo lì, è vivo e se Egli semplicemente fosse, potrebbe essere un principio astratto ordinario (come la giustizia) o una legge universale, o un inizio universale. Ma le mani del Dio vivente sono un sentimento molto serio e molto diretto. La vita è sempre qualcosa che ci colpisce come fondamentale, è sempre più grande di noi e questa devozione alla vita, la protezione della vita da parte dello Stato rende lo Stato vivo. Non un meccanismo morto, ma un organismo vivente.
K.M.: In questo caso, le argomentazioni legali su quando un bambino ha diritto alla vita sono prive di significato: al concepimento o alla nascita. Se parliamo di vita in un senso così alto, allora di che tipo di aborto possiamo parlare in uno Stato con valori così tradizionali?
A.T.: La rivelazione biblica parla anche del parallelo tra vita e morte: “Vita e morte ti ho offerto, benedizione e maledizione”. I trafficanti di morte non sono solo trafficanti di armi. Gli spacciatori non sono forse i mercanti di morte? E i pornografi? Dopo tutto, il sangue viene versato solo dove c’è il seme. Senza spargimento di seme non c’è spargimento di sangue. San Nicola di Serbia chiede: “Che cosa è più grande, il seme o il sangue? Il seme”. Come non c’è seme nel sangue, ma c’è sangue futuro nel seme. E se il seme viene sparso in modo incontrollato, è inevitabile che si arrivi a uno spargimento di sangue.
Forse uno non è un uomo profondo per preoccupasti di idee così elevate, ma se ci pensate, vi renderete conto che sono vere. È la verità della vita stessa. La verità della vita stessa, che è data da Dio ai vivi. Pertanto, l’immoralità è, per così dire, la morte, e lo stato di vita deve essere discernente. Deve essere preveggente e rintracciare il peccato, non nel momento in cui viene commesso, per punire ciò che è già stato fatto, ma nel momento in cui si verifica.
In questo senso, ovviamente, abbiamo del lavoro da fare. Perché non tutte le esistenze sono degne del nome di vita. Ad esempio, le persone che scontano una condanna all’ergastolo sembrano esistere, ma è improbabile che chiamino la loro vita “vita”. Dicono: “Esisto, ma non è vita”. All’inferno, le creature ragionevoli non cessano di esistere, ma questa non è più la vita. Quindi grazie al legislatore che ha sconsideratamente aggiunto una parola così semplice a un elenco così lungo.
A.D.: O, al contrario, con intenzione.
A.T.: E non ci sono parole semplici.
K.M.: Grazie a tuti. Questa era la lettera “Zh”, la vita.
Passiamo ora ad una parte assolutamente diversa dell’antropologia: il modo in cui la filosofia e la scienza dell’Occidente moderno presentano l’uomo, la sua essenza, la sua natura. Si parte quasi sempre dalle nozioni moderne, che diamo per scontate (‘il progresso è obbligatorio’), e attraverso il loro prisma ci rivolgiamo ad altre nozioni, ad esempio pre-moderniste. Con una certa indulgenza. Se così fosse, qualsiasi antropologia religiosa, e in particolare la sua sezione escatologica, apparirebbe come una generalizzazione ingenua e arbitraria. Ma ecco la cosa interessante. Se guardiamo dall’altra parte e cerchiamo di valutare le teorie antropologiche della modernità attraverso gli occhi di un uomo di Tradizione, si aprirà davanti a noi un quadro scioccante. Se la storia è il processo di divisione dell’umanità in pecore e capre, cioè l’attualizzazione attraverso una sequenza di passi che procedono dalla libertà di scelta degli uomini a favore dei figli della luce o dei figli delle tenebre, allora gli ultimi secoli di civiltà dell’Europa occidentale, sempre più in ritirarsi da Dio, religione, fede, cristianità e eternità, apparirà come un continuo e crescente processo di scivolazione verso l’abisso, un massiccio spostamento verso il lato Denitsa, vettore consapevole e strutturalmente verificato di lotta diretta contro Dio. La modernità europea è la via delle capre, cioè l’invito compulsivo alle società e ai popoli a diventare capri espiatori al giudizio Ultimo. La civiltà della modernità dell’Europa occidentale è stata costruita sin dall’inizio sul rifiuto della religione: prima attraverso la relativisazione dei suoi insegnamenti (deismo) e poi attraverso l’ateismo dogmatico. D’ora in poi l’uomo è pensato come un fenomeno materiale-psichico indipendente, portatore di razionalità. Dio appare come ipotesi astratta. Nella cultura New Age, non è Dio che crea l’uomo, ma l’uomo inventa “Dio” per sé, nell’ingenua ricerca di spiegare l’origine del mondo. Con questo approccio, né i mondi spirituali né gli angeli hanno alcun posto nell’esistenza, tutta la spiritualità è ridotta alla mente umana. Allo stesso tempo, l’atto stesso della creazione e dell’eternità creata vengono respinti; di conseguenza, cambia l’idea della struttura del tempo e della storia: il Paradiso e il Giudizio Ultimo vengono presentati come “miti ingenui” non degni di alcuna seria considerazione. L’aspetto dell’uomo è descritto come una tappa dell’evoluzione delle specie animali e della storia umana come un graduale progresso sociale che porta a forme sempre più perfette di organizzazione sociale, con livelli sempre più elevati di comfort e sviluppo tecnologico. Questa immagine del mondo e dell’uomo ci è così familiare che raramente pensiamo alle sue origini o alle assunzioni su cui si basa, ma se ci rivolgiamo comunque a loro vediamo che è un rifiuto radicale dell’ontologia della salvezza, un desiderio per vietare categoricamente all’uomo di creare il suo essere nel regno delle pecore escatologiche. Il paradigma New Age volta le spalle a Dio e al cielo e, di conseguenza, si muove verso l’interno. Nella topologia religiosa, è una scelta inequivocabile dell’inferno, uno scivolo nell’abisso di Avaddon. Sotto l’ordine mondiale formalmente ateo e laico, l’immagine dell’angelo caduto diventa sempre più chiara. Il diavolo ha attirato l’umanità a sé in tutte le fasi della storia sacra, partendo dal paradiso terrestre. Ma è solo nei tempi moderni che egli può prendere il potere sull’umanità e diventare il vero “principe di questo mondo” e il “dio di questa età”.
LA MODERNITA’ ATTRAVERSO GLI OCCHI DELLA TRADIZIONE
di Konstantin Malofeev, Arciprete Andrei Tkachev, Aleksandr Dugin
Konstantin Malofeev: Un’altra parte del nostro “ABC dei valori tradizionali” è dedicata alla famiglia – la lettera “S” [N.d.T.: in russo “famiglia” si scrive sem’ya, семья]. Il documento Foundations of State Policy for the Preservation and Strengthening of Traditional Spiritual and Moral Values (I fondamenti della politica statale per la conservazione e il rafforzamento dei valori spirituali e morali tradizionali) elenca la famiglia forte come uno di questi.
Arciprete Andrei Tkachev: Inizierò con una citazione di San Giovanni Crisostomo, arcivescovo di Nuova Roma, Costantinopoli. Egli dice: «Il mondo è costituito da città, da case, da mariti e mogli, perciò quando ci sarà inimicizia tra mariti e mogli, allora verrà la guerra nelle case, e quando queste saranno disturbate, anche le città saranno disturbate; ma quando le città saranno in disordine, allora per forza di cose tutto l’universo sarà pieno di disordine, guerra e discordia».
La leggerezza e l’ovvietà della frase sono pari alla sua genialità. Sì, le epoche sono diverse e la famiglia ha sempre dovuto lottare, ma oggi è stata dichiarata una guerra di principio contro la famiglia. Pertanto, anche la nostra resistenza contro la distruzione della famiglia deve essere diversa. La famiglia è un valore basilare, fondamentale. Come diceva il giurista romano Modestino, «il matrimonio è l’unione di un uomo e di una donna, la comunione di tutta la vita, la complicità nella legge divina e umana».
Si tratta di una formulazione classica, che fino a poco tempo fa non è mai stata messa in discussione; ma poiché oggi è stata smentita, non è più la famiglia tradizionale a dover essere combattuta, ma la famiglia biblica. Cercherei di sostituire la parola “tradizionale” con “biblica” ogni volta che è possibile. Voglio dire, cosa dice la Bibbia? “Per ogni uomo Cristo è il capo, e per la moglie il marito è il capo, e per Cristo Dio è il capo”. “Né la moglie senza il marito, né il marito senza la moglie sono nel Signore; perché come la moglie è dal marito, così il marito è dalla moglie; e tutto è da Dio”.
L’insieme dei testi sacri concisi e sintetici, aforistici come le espressioni alate latine, dovrebbe diventare una sorta di arma lessicale. Hanno bisogno, in senso figurato, di riempire il corno di un automa spirituale per difendersi da tutti coloro che mettono in discussione un valore immutabile come la famiglia. La famiglia è autosufficiente; deve essere protetta indipendentemente dalla geopolitica o da altri fattori. Dopo tutto, se distruggiamo la famiglia, uccidiamo lo Stato.
Alla fine, incendieremo l’intero universo su quattro lati e lo sottoporremo alla conflagrazione sodomitica. Ma anche se non ci poniamo questo obiettivo globale, marito e moglie sono sufficienti di per sé a proteggere la loro unità dal serpente che si insinua nel giardino dell’Eden. La famiglia è l’unica cosa rimasta del paradiso dopo la caduta del peccato. Tutto è crollato, ma la famiglia è rimasta. Le onde del diluvio non hanno sommerso la famiglia, il fuoco di Sodoma non ha bruciato la famiglia.
Oggi, però, l’esistenza della famiglia è messa in discussione. Quindi, naturalmente, ci armiamo del Nome di Dio. E non vogliamo che l’universo venga messo a ferro e fuoco a causa dell’eterna inimicizia stabilita dal diavolo tra marito e moglie.
K.M.: La Sodoma occidentale globale ha raggiunto la famiglia. Al posto di mamma e papà, ci sono “genitore n. 1” e “genitore n. 2”, accoppiamento incomprensibile di tutti con tutti, 56 generi al posto dei due sessi divini. Tutto questo mira a distruggere la famiglia. Hanno già distrutto molte cose: l’appartenenza religiosa, l’appartenenza nazionale, e ora stanno distruggendo la cosa più importante, la famiglia, l’ultima fortezza. La piccola chiesa di cui stavate parlando, la fortezza che Dio stesso ha creato, la fortezza benedetta.
A.T.: In seguito, la personalità si dividerà, fino a che non ci sarà più nulla da dividere.
K.M.: Ci sono già arrivati. Purtroppo, come diceva San Paisio Svyatogorets, le principali malattie del XX secolo sono il cancro e il divorzio. Il divorzio è diventato il nostro flagello: in Russia, che ha raggiunto il picco dell’80% dei divorzi rispetto ai matrimoni contratti nello stesso anno, anche questa cifra è stata superata nell’ondata di covi. L’anno scorso abbiamo registrato il massimo storico di divorzi nella storia del Paese.
Una famiglia forte non è solo una famiglia senza perversioni occidentali, ma anche una famiglia normale composta da un uomo e una donna che non divorziano. Ora è diventato così comune che non tutte le famiglie divorziano, ma la maggior parte, e questo orrore deriva proprio dal fatto che i valori tradizionali di cui parla il DPR 809 sono stati dimenticati. Una famiglia forte è un valore così grande che deve essere preservato il più possibile. Tutti lo capiscono, perché questo problema riguarda tutti.
È molto facile parlare di costruzioni effimere e teoriche che potrebbero non verificarsi nella vostra vita, ma sta arrivando nella vostra vita qui e ora, ogni giorno, e mantenere una famiglia forte è, ovviamente, il nostro valore tradizionale, è un valore tradizionale dell’umanità. Se non la designiamo, se non comprendiamo cosa sia una famiglia forte, seguiremo questa Sodoma globale in un luogo dove non ci saranno più bambini. Nei Paesi di tradizione musulmana la natalità è molte volte superiore a quella dei Paesi europei ricchi.
Tuttavia, il problema demografico non può essere risolto con la ricchezza materiale. C’è un certo paradosso in questo e lo capisce bene qualsiasi credente: non si tratta di quanto denaro diamo per un bambino. La ricca Norvegia ha lo stesso tasso di fertilità per donna che abbiamo noi: 1,5; nei ricchi Emirati Arabi Uniti il tasso di natalità si è dimezzato negli ultimi 30 anni e le giovani famiglie sono semplicemente imborghesite.
Perché è così? Perché sia lì che lì, alle donne sono state fatte molte cose. Hanno rotto la chiesa domestica, in cui la moglie e il marito hanno un ruolo proprio; detto che la moglie è il “marito”; detto alle donne: siete “uomini”. Uscite e lavorate come uomini. Costruire una carriera. E con queste “belle” parole hanno camuffato ciò che in realtà volevano dire: non partorire, non procreare, porre fine alla razza umana. Perché senza donne nessuno partorirà.
Se una donna cessa di essere moglie e madre, se cessa di essere la custode della piccola chiesa, allora nulla funzionerà. In questo caso non ci sarà una continuazione, perché il primo comandamento della donna è quello di generare figli.
A.T.: A proposito, sarà salvata dalla procreazione.
K.M.: Cosa hanno detto all’uomo? In origine gli era stato detto: “Con il sudore del tuo volto, guadagnati il pane”; poiché oggi non guadagna, non si assume la responsabilità della sua famiglia e pensa che se per lui è molto difficile, sarà più facile andarsene in un’altra famiglia. La donna ha paura di questo e dice: “Vivrò come un uomo sposato, risolverò tutti i miei problemi da sola”. L’uomo diventa un “uomo-donna”. Se non sono responsabile per tutti, se posso comportarmi come una donna, allora non sono un uomo.
Ecco da dove vengono il femminismo e la sodomia e alla fine entra in gioco la giustizia minorile, quando un bambino non dovrebbe accettare di essere mamma e papà. Fanno a pezzi la famiglia. Il femminismo è per le donne, la sodomia per gli uomini e la giustizia minorile per i bambini e per risolvere questo problema, è necessaria una famiglia forte.
Aleksandr Dugin: È molto importante capire come la tradizione sacra – non solo quella cristiana, ma anche quella islamica e di altre confessioni tradizionali – intende la metafisica della famiglia. L’unità più primordiale dell’uomo era in paradiso. E l’interezza stessa dell’uomo eterno era che era un solo uomo. Abbiamo tutti bisogno di ripristinare questa umanità unificata in noi stessi. Perché siamo parte o aspetto di questo unico uomo, ma a un certo punto si è diviso e si è verificato un disastro.
La separazione dell’uomo in due generi è stata un disastro. È stato un movimento verso la dannazione, verso la perdita del paradiso, perché l’unità si è spezzata, ma grazie alla famiglia è stato restaurato. Pertanto, l’uomo non è un individuo separato. Secondo l’antropologia religiosa tradizionale, l’uomo non è un individuo, ma almeno due individui di sesso diverso uniti in una famiglia. Cioè, quando diciamo “uomo”, intendiamo la famiglia.
Non a caso il sacramento del matrimonio dice: “E i due diventeranno una sola carne”. Cioè, attraverso il matrimonio si ricrea l’unità dell’uomo originario. La procreazione, l’aiuto reciproco e la cura della casa sono aspetti molto importanti, ma ancora secondari del mistero del matrimonio. Un matrimonio che ripristina l’unità dell’uomo. Tutti – marito, moglie, figli, antenati e genitori – hanno un ruolo da svolgere nella costruzione di questa nuova unità.
La cultura moderna presenta il matrimonio come un contratto e non importa più chi e chi – uomo e donna, o due uomini, o donna e un cane o una capra – si arriva già a questa perversione del mondo moderno. Se il matrimonio è solo un contratto, un contratto tra due soggetti giuridici, allora tutto è possibile. In questo atteggiamento verso la famiglia è insita la negazione della sua essenza spirituale tradizionale.
Quando arriviamo alla distruzione della famiglia già su scala pianificata, dobbiamo renderci conto che questa ha origine dall’ignorare la nozione di essere umano. L’uomo non è semplicemente legato al genere. L’uomo diventa umano quando crea una famiglia. Non solo genera il futuro, ma crea se stesso. Perché un uomo è un uomo, non solo un uomo, ma di fronte a una donna, e una donna non è solo una donna, ma anche un uomo, e il loro rapporto deve creare una nuova essenza. L’essenza della salvezza, l’essenza di un uomo.
L’umanità è la famiglia. Non ci può essere piena umanità senza famiglia.
K.M.: Vorrei aggiungere qualche parola sul ruolo dei bambini. Sapete, l’arciprete Vladimir Vorobiev una volta mi disse che “il bambino è un angelo nella famiglia”. Ma solo più tardi ho capito cosa intendeva. È successo quando mio figlio aveva 16 anni e mia figlia un anno: io parlavo con lei, naturalmente, in una lingua, e con lui, un adolescente, in un’altra. Un giorno la tenevo in braccio e, quando è arrivato mio figlio, gli ho parlato con la mia voce normale e poi la bambina ha pianto, perché non aveva mai sentito quel tono da parte mia.
Allora mi son chiesto: cosa c’è che non va? Mi ha colpito molto. Mi sono resa conto che stavo parlando a uno dei miei bambini con un tono di voce completamente diverso da quello che avrei dovuto, non è così maturo come credo. Questo è molto importante perché i bambini che vengono direttamente dal cielo, e che vedono il bene e il male per davvero, forniscono la giusta sintonia per l’amore in una famiglia. In una famiglia forte con bambini, questo amore regna, quei bambini regnano.
La famiglia è l’unica unità della società che si basa sull’amore e solo sull’amore. Nient’altro. E questo regno dell’amore, la famiglia, è il più prezioso e il più caro. Perché, finché c’è una famiglia, l’amore non è morto nel mondo. Naturalmente uscirà dalla famiglia e andrà allo Stato.
A.T.: Sì, penso che nella famiglia ci sia spazio per tutte le virtù. San Basilio il Grande diceva che è un nido dal quale le aquile volano in diverse direzioni. Ha spazio per la pazienza, la diligenza, la responsabilità collettiva. Uno ha “sbagliato” – tutti sono responsabili. C’è spazio per le preoccupazioni, per l’ansia, per il tutto-esaurito. È un paletto di pioppo conficcato nella gola dell’egoismo. Cioè, la famiglia distrugge alla radice ogni egoismo, ti fa vivere non per te stesso.
Secondo la rivelazione biblica, la moglie è l’aiutante del marito. Il marito deve avere una causa. Se un uomo non ha un lavoro serio, normale, buono, significa che non c’è un alveare, una famiglia, dei figli. In breve, non c’è nessuno che possa aiutare. Gli uomini hanno molte pretese sulle donne, le donne hanno molte pretese sugli uomini. I bambini hanno pretese sugli adulti, gli adulti hanno pretese sui bambini.
Dobbiamo smettere di avanzare pretese l’uno sull’altro. Dovete basare la vostra vita sulla rivelazione. Su quella cosa immutabile e sacra che definisce il vostro posto nell’universo, le vostre responsabilità. Ed è in quello specchio che ci si deve controllare “per la schifosità”.
C.M.: In famiglia si impara l’obbedienza.
A.T.: Sì, solo lì.
C.M.: Se siete stati educati correttamente, sarete un eccellente dipendente, un eccellente combattente, un eccellente marito, un eccellente padre e nonno.
A.T.: Ecco cosa disse l’apostolo Paolo a Timoteo: “Non rimproverare l’anziano come un padre, ma esorta i giovani come fratelli, le vecchie come madri, i giovani come sorelle, con ogni purezza. Si tratta di categorie familiari.
A.D.: È molto importante che la famiglia sia definita “forte” in questo elenco di valori tradizionali. Deve diventare forte, cioè una famiglia senza divorzio, senza aborto. Infatti, il divorzio è proibito dalla Chiesa proprio perché viola questa comprensione mistica, profonda e ontologica della famiglia. Ma come risolvere questo problema? Risolvere il problema attraverso il denaro, attraverso condizioni artificiali create dall’esterno, è impossibile.
Come dice la sociologia, le condizioni di vita in una società tradizionale (cioè sulla terra, meglio nelle proprie case, in un collettivo limitato, dove ci si conosce tutti) creano automaticamente una famiglia forte. In altre parole, una famiglia forte è semplicemente una transizione dalla società moderna alla società tradizionale. Da un luogo di residenza urbano a uno rurale. Il ritorno alla terra è l’unica forma e soluzione al problema demografico.
Tutti i metodi artificiali non sono affatto adatti. Quindi l’unico modo per rendere forte la famiglia – che purtroppo ora non abbiamo – è tornare alla società tradizionale, ai suoi valori.
Tutti i valori di cui stiamo discutendo si riversano l’uno nell’altro, l’uno convalida l’altro. Sta emergendo un’intera visione del mondo, un’intera teoria su come salvare la Russia, come salvare il nostro popolo, la nostra società, il nostro potere, le nostre famiglie.
La casa editrice Iduna propone ai lettori un’importante silloge di scritti di Silvano Panunzio, introdotti da Aldo la Fata, che del pensatore cristiano è il maggior esegeta. Si tratta del volume, René Guénon e la crisi del mondo moderno, in cui sono raccolti saggi dedicati dall’autore all’esegesi del pensiero dell’esoterista francese e della sua scuola, apparsi in libri o sulla rivista Metapolitica, che egli stesso fondò. I testi sono accompagnati da una serie di lettere indirizzate a studiosi di diversa formazione, interessati al “tradizionalismo integrale” (per ordini: associazione.iduna@gmail.com, pp. 188, euro 20,00). La Fata rileva la differenza di toni che si evince dal confronto tra scritti pubblici e privati: i primi connotati da maggior pacatezza, i secondi “più liberi” e caratterizzati da toni maggiormente polemici o apologetici.
Da un punto di vista generale, Panunzio riconosce a Guénon un ruolo rilevante nella cultura metafisica e religiosa del Novecento, ma ritiene che il suo insegnamento non sia privo di limiti e contraddizioni. Panunzio mira a dimostrare: «ai “tradizionalisti esoterici” che il cristianesimo è una tradizione completa sotto tutti i riguardi» (p. 9). Tra i saggi, alcuni rivelano esplicitamente l’intenzione che muove e attraversa l’esegesi panunziana del “tradizionalismo integrale”: giungere a una revisione del guénonismo. Prendendo le mosse da una recensione dello scrittore Vintilă Horia del 1982, dedicata a La crisi del mondo moderno, lo studioso italiano mostra di condividere le tesi critiche del romeno. Horia rilevava, nel libro in questione, delle ambiguità. Mentre, da un lato, Guénon: «rivendica […] al Cristianesimo latino e alla Chiesa il privilegio di essere l’unica organizzazione autenticamente “tradizionale”» (p. 65), dall’altro conferisce alla Massoneria il medesimo ruolo. Inoltre, le “aperture” all’Oriente induista e all’Islamismo, religione alla quale poi il francese si convertì trasferendosi in Egitto, hanno di fatto contribuito a realizzare il “disormeggio” dell’Europa dalla propria patria spirituale. Simili atteggiamenti teorici potevano trovare giustificazione nell’idea guénoniana della Tradizione Unica, da cui sarebbero discese le “tradizioni”.
A tale tesi, Panunzio replica che le Rivelazioni non sono uguali e non sono intercambiabili: «Il cristianesimo è, in questo senso, l’ “ultima” religione, quella che offre in modo univoco all’uomo la possibilità di salvarsi […] per l’intercessione dello stesso Figlio di Dio» (p. 67). Tenuto conto dell’accelerazione dei processi di decadenza che si manifestarono dopo la seconda metà del secolo scorso, per Panunzio sarebbe risultato dirimente mettere in atto una revisione del “tradizionalismo integrale”. Una revisione radicale quanto quella che aveva scosso le sicurezze dogmatiche del marxismo, al termine del secolo XIX. Il limite del guénonismo viene individuato, come si rileva da Gli stati molteplici dell’essere, da cui discende l’intero sistema dell’esoterista, dall’essere una proposta centrata sul monismo di Plotino e di ricondurre, pertanto, il dibattito: «all’incontro e allo scontro, mai del tutto risolto, fra Neoplatonismo estremo e Cristianesimo» (p. 70). Tale atteggiamento intellettuale, inoltre, indusse Guénon a esperire l’India alla luce della sola prospettiva shankariana, sottovalutando il “mistero vivente”, colto da Pannikar, relativo all’esistenza di un’ “India interiore” che riconosce la funzione salvifica del Cristo.
Conclusivamente, per Panunzio il guénonismo è una forma moderna di averroismo: «che si ripresenta ai cristiani del XX secolo con la stessa problematica d’urto del secolo XIII!» (p. 71). C’è da dire, precisa il nostro autore, che Guénon stesso si aspettava molto, in termini di emendamento del proprio sistema, dalla nuova ondata di studi tradizionali che si stava affermando in Italia e che era guidata, dallo studioso di economia, Giuseppe Palomba e da Panunzio stesso. Essa avrebbe dovuto favorire, non semplicemente la riunione orizzontale di Oriente e Occidente ma: «lo scambio verticale tra Cielo e Terra» (p. 73). Medesimi rilievi critici emergono dalla lettura del saggio dedicato a Guido De Giorgio, il cui merito maggiore è: «non aver posto ridevolmente (sic!) la Tradizione al posto di Dio» (p. 43). È proprio attraverso l’analisi del contributo di questo Adepto, che si evince il fallimento del tradizionalismo dei secoli XIX e XX, dimentico dell’insegnamento di De Maistre, il quale ebbe contezza che la Tradizione era stata preservata non solo dal cattolicesimo ma dall’Ortodossia, della qualcosa solo Sédir ebbe sentore. Lungo la via segnata dal guénonismo: «L’Europa interiore è rimasta abbandonata, lasciata alla mercé di forze ctonie […] Una frana: la quale la Metafisica pura, senza l’aiuto della Metapolitica, si è rivelata impotente ad arrestare» (p. 45). Guénon, ricorda Panunzio, incontrò, Padre Tacchi Venturi: la scambio tra i due non risultò proficuo ai fini di una rettificazione delle posizioni del francese, e questi continuò a perseguire la via della “esternazione” del patrimonio esoterico.
Il pensatore transalpino non comprese fino in fondo il lascito “tradizionale” presente in Leibniz. Quest’ultimo, non solo fu reale iniziato ma ebbe profonda conoscenza della Scolastica mistica: «la quale ultima è invece ignota a Guénon» (p. 34). Leibniz, per questo, non arretrò davanti alla concezione arditissima della: «pars totale», che tanto affascinò Goethe, filosofo della natura. Quelli presentati sono solo alcuni dei temi trattati nel volume. Essi tornano anche nell’interessante corrispondenza privata, che chiude questa preziosa raccolta. Concordiamo sulla necessità di sottoporre a revisione il tradizionalismo. Panunzio avrebbe voluto realizzarla attraverso il riferimento al “cristianesimo esoterico”, “giovanneo”. In alcuni passaggi del volume si evince, per questo, qualche giudizio eccessivamente ingeneroso nei confronti dell’ “eresia evoliana”, ritenuta “luciferica”.
Chi scrive, ritiene certamente che lo “spirito geometrico” e di sistema di Guénon debba essere vitalizzato dallo “spirito di finezza”. Tale qualità era viva e presente nella tradizione Misterica greca, in particolare nel dionisismo che mai, nell’atto aristotelicamente inteso, pensò di normare e tacitare la dynamis, la potenza-libertà del principio. L’uno, per chi scrive, si dà solo nei molti, è infranaturale. La physis è tempio della dynamis. Pertanto, qualora esistesse un esoterismo cristiano, centrato sull’idea di un dio che muore e rinasce, “potente” e “sofferente”, sarebbe debitore e succedaneo dei Misteri antichi, a cui è necessario tornare a guardare oltre le scolastiche tradizionaliste.
Uno chiese a Seyyed Abdulhadi Sabzwari: “Quanto dista da qui il paradiso”? Rispose: “un passo”. La persona chiese: “Come possiamo andare in paradiso facendo solo un passo?” Rispose: “prendi il piede e mettilo sull’ego individuale passionale” (Nafs e Ammarah) Allamah Dehsurkhi
“Oh Allah, benedici Muhammad e la sua famiglia e affretta il loro sollievo estinguere l’ego individuale per accedere agli stati superiori dell’essere”
“La tradizione è un ritorno alle origini. Non è un ritorno al passato, ma una riscoperta dell’eternità. La modernità è iniziata con la negazione dell’eternità. L’eternità non esiste per se stessa. È essenziale riscoprire la dimensione eterna dell’essere. L’eternità non è nemmeno una durata indefinita, è un’altra dimensione dell’essere, perpendicolare alla linea del tempo, sia verticale che trasversale. Non appartiene solo al passato, ma anche al presente e al futuro. Dobbiamo riscoprire la dimensione tridimensionale dell’essere con l’aiuto di poeti, mistici, filosofi e teologi. I contabili e i manager non possono aiutarci in questo compito. Altrimenti, ci arrenderemo alle ingiunzioni mortificanti della civiltà moderna proposta dall’Occidente.”
“Dobbiamo sapere che l’auto-edificazione è il “prendersi cura” di noi stessi sotto tutti gli aspetti, senza la quale saremo incapaci di progredire lungo il cammino spirituale e i nostri problemi esteriori e interiori saranno infiniti. Dobbiamo ammettere che finché non ci edifichiamo, e non siamo in contatto con Dio e i suoi rappresentanti, i nostri problemi non saranno risolti, né ciò avverrà se rimandiamo tale compito essenziale a domani o dopodomani. Fino a quando non avremo un forte legame con Wali al-Amr, l’ Imam az-Zaman – l’Imam del Tempo, il Mahdi – i nostri problemi non saranno risolti. E la forza del nostro legame con Wali al-Amr risiede anche nell’auto-edificazione.”