di Karma Tutob Gyatso
Sei responsabile di quello che succede a te stesso, nessun altro. Svegliati, c’è un sacco di pulizie da fare.

di Karma Tutob Gyatso
Sei responsabile di quello che succede a te stesso, nessun altro. Svegliati, c’è un sacco di pulizie da fare.

di Gianni Lannes
Per verificare se l’Italia è o non è una colonia UNITED STATES OF AMERICA (usa e getta), chiedete (ai parlamentari e governativi) informazioni dettagliate relative ai seguenti accordi segreti: 1) le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943; 2) le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi); 3) le clausole segrete del ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; 4) il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); 5) il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962); 6) l’Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972; 7) il ‘Memorandum d’intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; 8) l’Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001. Ipoteca sulla democrazia. Si tratta di una flagrante negazione, violazione ed infrazione degli articoli 80 ed 87 della Costituzione repubblicana (stracciata dal Trattato di Lisbona entrato in vigore nel 2009) che prevedono rispettivamente la ratifica obbligatoria di ogni accordo internazionale, sia da parte del Parlamento che del Presidente della Repubblica. Ergo: politicanti tricolore eterodiretti dall’estero.
Nel rapporto ufficiale reso noto da Washington, ovvero: «2004 Statistical Compendium on Allied Contributions to the Common Defense» alla pagina «B-10» c’è la scheda relativa all’Italia in cui si legge che il contributo annuale alla «difesa comune» versato dall’Italia agli Usa per le «spese di stazionamento» delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre milioni, spiega il documento ufficiale, sono versati cash, mentre gli altri 363 milioni arrivano da una serie di facilitazioni che l’Italia concede all’alleato: si tratta (pagina II-5) di «affitti gratuiti, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti». Nel caso del centinaio e passa di basi americane (coperte dallo status Nato), il 41 per cento dei costi totali di stazionamento sono a carico del Governo italiano, ovvero degli ignari contribuenti che lavorano veramente: il dato è riportato alla pagina B-10. Alla tabella di pagina E-4 sono invece messi a confronto gli alleati: più dell’Italia pagano solo Giappone e Germania. Inoltre in base agli accordi bilaterali capestro firmati da Italia e Usa nel 1995, se una base americana chiude, il nostro Governo deve indennizzare gli alleati per le «migliorie» apportate al territorio, con un ulteriore vincolo: se l’Italia intende usare in qualche modo il sito entro i primi tre anni dalla partenza degli americani, Washington riceverà un ulteriore rimborso.
L’allora Ministro della difesa Arturo Parisi ebbe a dichiarare, alla Camera dei Deputati, il 19 settembre 2006, che esistono ufficialmente otto basi Usa in Italia disciplinate sulla base accordi bilaterali Italia-Usa. Secondo una precisazione pubblicata dagli autori della prassi italiana diritto internazionale nell’Italian Yearbook of international Law, le otto basi (o meglio basi e infrastrutture) degli Stati Uniti in Italia sarebbero le seguenti: a) aeroporto di Capodichino (attività di supporto navale) b) aeroporto di Aviano, Pordenone (31o stormo e 61° gruppo di supporto regionale; c) Camp Derby (Livorno); d) la base di Gaeta, Latina; e) la base dell’Isola della Maddalena (disattivata senza bonifica dall’inquinamento nucleare nel 2008, ndr; f) la stazione navale di Sigonella; g) l’osservatorio di attività solare in San Vito dei Normanni; h) una presenza in Vicenza e Longare.
Il trattato fondamentale che disciplina lo status delle basi americane in Italia è l’accordo bilaterale sulle infrastrutture (Bia), stipulato tra Italia e Stati Uniti il 20 ottobre 1954. Tale atto, noto agli specialisti come «accordo ombrello», non è mai stato pubblicato. Secondo un autorevole commentatore, esso fu firmato dall’allora Ministro italiano degli esteri (Giuseppe Pella) e dall’ambasciatrice Usa in Italia (Clara Booth Luce). Si tratta quindi di un accordo in forma semplificata che stabilisce, tra l’altro, il tetto massimo delle forze Usa che possono stazionare in Italia. Quanto alle armi convenzionali, proibite da trattati ratificati dall’Italia ma non dagli Stati Uniti, dovrebbe essere chiarito, come politica generale, che queste non possono essere detenute in basi americane in Italia. Studi di ricerca specializzati hanno affermato che pur considerando le basi americane come una bilateralizzazione dell’articolo 3 del Trattato Nato, bisognerebbe affermare che la base dovrebbe essere usata per scopi strettamente difensivi, cioè qualora l’Italia o altro membro dell’Alleanza sia oggetto di un attacco armato. Ma il reale uso della base smentisce questo assunto. Il concetto di sicurezza si è ampliato e la Nato ha ormai intrapreso una serie di missioni, ovvero la guerra, che vanno ben oltre la nozione di legittima difesa contro un attacco armato. Un uso delle basi per fini diversi da quelli stabiliti dal trattato, sia come missioni ex articolo 5 sia come missioni non-articolo 5 non dovrebbe essere consentito. Anche tale assunto, però, viene smentito dalla prassi. Durante il conflitto iracheno, la base di Vicenza fu usata, avendo l’Italia aderito ad una politica di non-belligeranza. Questa è prevedibile se si hanno basi straniere sul territorio nazionale, poiché la neutralità perfetta, che comporterebbe l’internamento di uomini e materiali, non può essere mantenuta.
Da un rapporto del Consiglio d’Europa si apprende che la base di Aviano e quella di Ramstein (Germania) sarebbero state usate per operazioni di extraordinary rendition. L’individuo catturato sarebbe stato poi consegnato all’Egitto e sottoposto a tortura. L’arresto di individui con procedure extragiudiziali è procedura in violazione del diritto internazionale e costituisce un trattamento inumano e degradante – aggravato, a quanto sembra, dalla successiva sottoposizione a tortura dell’individuo. Ovviamente l’extraordinary rendition non rientra tra gli usi consentiti della base. Si tratta di un uso in violazione del diritto internazionale, la cui illiceità non è superabile neppure qualora lo stato territoriale abbia acconsentito all’operazione. All’interno di questo scenario di palese occupazione gli Stati Uniti detengono 90 bombe nucleari in Italia, così come confermato dai rapporti ufficiali dell’Us Air Force: 50 ad Aviano (Pordenone) e 40 a Ghedi Torre (Brescia). Altre circa 400 sono dislocate in Germania, Gran Bretagna, Turchia, Belgio e Olanda. Sono bombe tattiche B-61 in tre versioni, la cui potenza va da 45 a 170 kiloton (13 volte maggiore di quella della bomba di Hiroshima).
L’Italia per eludere gli obblighi derivanti dal Trattato di non proliferazione con la presenza di armi atomiche ricorre al sistema della «doppia chiave». Le armi nucleari restano in possesso degli Stati Uniti e sotto il suo stretto controllo. Solo gli Usa potranno decidere se ricorrere all’arma nucleare. Tuttavia l’uso è consentito solo dopo autorizzazione dello stato territoriale, cioè dell’Italia. In questo modo solo formalmente l’Italia non esercita alcun controllo sulle testate nucleari Usa e quindi la loro presenza non è incompatibile con il Tnp. Tuttavia, non sono pubblici i dettagli del sistema connesso alla doppia chiave. Le bombe nucleari tattiche sono alloggiate in particolari hangar insieme ai caccia pronti per l’attacco nucleare: tra questi, i tornado italiani che sono armati con 40 bombe nucleari (quelle tenute a Ghedi Torre). A tal fine, rivela il rapporto, piloti italiani vengono addestrati all’uso delle bombe nucleari nei poligoni di Capo Frasca (Oristano) e Maniago II (Pordenone). Questo fatto viene confermato ufficialmente, per la prima volta, nel Nuclear Posture Review 2010, dove si attesta che «i membri non nucleari della Nato posseggono aerei specificamente configurati, capaci di trasportare armi nucleari».
Il 26 febbraio 2010 i Ministri degli affari esteri di Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo e Norvegia hanno inviato una lettera al Segretario generale della Nato per richiedere l’apertura di un dibattito, già nel corso della conferenza dei Ministri degli affari esteri dell’Alleanza atlantica del 22 aprile 2010 a Tallin in Estonia, sul ritiro delle armi nucleari tattiche statunitensi presenti sul territorio europeo.
Il 28 maggio 2010, dopo quasi un mese di lavori, si è conclusa a New York la conferenza quinquennale di revisione del trattato di non proliferazione nucleare: i 189 Paesi membri hanno approvato un documento finale di 28 pagine nel quale si dettagliano i passi successivi nella strada verso il disarmo globale. In sostanza le cinque potenze nucleari riconosciute (Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) si impegnano ad accelerare la riduzione degli arsenali, a diminuire l’importanza strategica delle armi nucleari e a presentare un rapporto sui progressi di tali iniziative nel 2014. Inoltre, viene indetta per il 2012 una Conferenza internazionale «per la denuclearizzazione del Medio Oriente» e l’eliminazione dalla regione di altre armi di distruzione di massa.
La risoluzione numero 1887, adottata nel mese di settembre 2009 dal Consiglio di sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), prefigura un mondo senza armi atomiche, esortando i Paesi a rafforzare il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp). Il documento «chiede a tutti gli Stati che non fanno parte del Tnp di entrare nel Trattato come Stati non nucleari, in modo da raggiungere l’universalità in una data prossima». Il primo pilastro del Tnp è il disarmo nucleare: ma si tratta di un Trattato discriminatorio, in quanto alcuni Paesi, i cinque che avevano effettuato un test nucleare prima del gennaio 1967 e che sono anche i membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, sono autorizzati a possedere le armi nucleari, mentre ciò è interdetto agli altri Paesi aderenti al Trattato, che sono perciò definiti «Paesi non nucleari» nel Trattato stesso. Il secondo pilastro è la non proliferazione: a nessun Paese membro del Trattato è consentito trasferire o ricevere armi o esplosivi nucleari o parti di essi. Nessun Paese nucleare – sulla carta – può fornire assistenza per la costruzione di esplosivi nucleari a Paesi non nucleari, né affidare il controllo diretto o indiretto di armi nucleari a Paesi non nucleari. Inoltre, tutti i Paesi non nucleari devono concordare con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (AIEA) di Vienna le procedure di controllo delle proprie attività nucleari pacifiche. In questo scenario il Governo di coalizione tedesca ha elaborato la proposta di rimuovere le armi atomiche attualmente esistenti in Germania. Ad assumere la leadership per l’eliminazione delle armi nucleari in Europa sono poi stati i Paesi del Benelux, primo fra tutti il Belgio, sostenuti dalla Norvegia, che tuttavia non ospita armi nucleari sul suo territorio. Anche l’Olanda ha avviato un dibattito in merito. La Corte internazionale di giustizia, nel parere del 1996 sulle armi nucleari, ha affermato che il loro uso è contrario al diritto internazionale umanitario.
L’Italia ha ratificato tutti i più importanti strumenti di diritto umanitario, ma, avendo sul proprio suolo armamenti nucleari, è stata costretta a effettuare una dichiarazione secondo cui il protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra non si applica alle armi nucleari. Il parere della Corte internazionale di giustizia, inoltre, ha confermato che il possesso delle armi nucleari e la stessa deterrenza nucleare non sono contrari al diritto internazionale. Il parere in questione, però, ha stabilito che l’uso dell’arma nucleare è sottoposto alle regole del diritto internazionale umanitario. L’Italia dovrebbe pertanto ritirare la riserva interpretativa al I Protocollo addizionale alle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, che stabilisce che il I Protocollo non si applica alle armi nucleari. Inoltre c’è l’obbligo di uno Stato non nucleare, membro del Tnp, di non possedere o ricevere armi nucleari. Per aggirare l’ostacolo è stato escogitato il sistema per cui l’ordigno nucleare può essere impiegato dallo Stato nucleare, purché non vi sia l’opposizione dello Stato non nucleare sul cui territorio le armi sono stanziate rischiando di andare contro lo scopo e l’oggetto del Tnp.
Durante il vertice di Lisbona ( novembre 2010) Italia e Turchia hanno accettato una riallocazione dell’arsenale europeo concentrandolo sul proprio territorio e precisamente nelle basi sotto controllo degli Usa di Aviano in Italia e Incirlik in Turchia. Risultano, inoltre, oltre ad Augusta e Napoli, altri nove porti italiani in cui vengono periodicamente ospitati sottomarini o unità navali a propulsione nucleare (Brindisi, Cagliari, Castellammare di Stabia, Gaeta, La Maddalena, La Spezia, Livorno, Taranto e Trieste). In Sicilia si sono verificati alcuni incidenti nucleari mantenuti segreti, provocati da mezzi delle forze armate USA di stanza a Sigonella. Le conseguenze da allora hanno provocato leucemie fulminanti nei bambini. Nonostante sia stata depositata una documentata denuncia nel 2006 alla Procura della Repubblica di Siracusa, non è stato adottato alcun provvedimento di bonifica per salvare la vita di chi si affaccia alla vita, né tantomeno si è fatta giustizia.
E’ altresì di dominio pubblico la presenza di oltre 100 basi ed installazioni logistiche e militari USA e NATO che, dal 1945, occupano parcelle importanti del nostro territorio nazionale con statuto extra-territoriale. Da documenti ufficiali USA emerge che Washington considera l’Italia «una piattaforma strategica unica per le truppe Usa, permettendoci di raggiungere facilmente le aree turbolente del Medio Oriente, dell’Europa orientale e dell’Africa. E con Africom sarà partner ancora più significativo della nostra proiezione di forza». (Africom sta per Africa Command che è il comando responsabile delle operazioni militari americane in Africa che a fine 2009 si è insediato a Vicenza).
La Repubblica Italiana non è certo ‘cosa nostra’… perché se davvero fosse nostra, ovvero di cittadine e cittadini italiani, non si fonderebbe sui “segreti”. “Segreti” su questioni fondamentali, la cui esistenza configura una repubblichetta di facciata, sostanzialmente appunto ‘cosa loro’. “Loro” sono ovviamente gli Stati Uniti d’America, che nel lontano 1943-45 hanno effettuato la conquista dell’Italia aiutati dalla mafia e dalla massoneria (come nel 1860 con Garibaldi e i Savoia), eufemisticamente chiamata “Liberazione”. “Liberazione” da noi stessi, tant’è vero che dopo oltre 70 anni non se ne sono più andati. Potevano farlo dopo la fine dell’URSS, visto che il “problema” era il comunismo, ma non l’hanno fatto. L’Italia è, infatti, ‘cosa loro’, anche se il popolo italiano non lo deve percepire assolutamente.
Questo è il “segreto dei segreti” – altrimenti definibile la “madre di tutte le menzogne” – della “Repubblica Italiana delle banane”. Tutti gli altri “segreti” (la “strategia della tensione”, le BR, le “trame nere”, Gladio, le “stragi di Mafia”, “Mani Pulite”, il “terrorismo islamico”eccetera) sono una conseguenza logica del “segreto dei segreti”. Pretendere la verità su questo punto non è una cosa “di destra”, “di centro” o “di sinistra”. È semplicemente una cosa sensata, da “patrioti”, se la parola “patria” non avesse assunto per i più un significato distorsivo. Senza contare i comandi di intelligence dipendenti dalla National Security Agency.
Vi pare poco? Vogliamo ancora parlare di “Repubblica Italiana”? La “Repubblica Italiana” non è quello che sembra: l’Italia è una nazione occupata. In questa tragica situazione, pensare di risolvere qualsiasi problema soltanto con le parole o con le petizioni è semplicemente folle. Strategia: occorrono azioni politiche, forti, decisive e determinate. Se esiste realmente come entità politica, va liberata tutta l’Europa da questa colonizzazione alienante. La soluzione risponde al nome di autodeterminazione dei popoli.
Riferimenti:
Gianni Lannes, ITALIA USA E GETTA, Arianna editrice, Bologna, 2014.
Gianni Lannes, BOMBE A…MARE, Nexus edizioni, Padova, 2018.
Vorrei però precisare un punto fondamentale il governo che governa dai trattati suddetti impropriamente definito americano. In realtà è una super Holding senza una vera sede centrale in quanto esercita il suo potere attraverso Washington D.C. che non è America ma un’enclave come lo Stato Pontificio., che è un altro centri di questo potere insieme alla London City sita nel cuore di Londra. Queste tre enclave sono il potere schiavizzante.

di Alessandro Di Battista
Io non ho mai attaccato la Meloni dandole della fascista così come non ho mai attaccato chi, legittimante, ha deciso di votarla. D’alto canto dopo l’oscena ammucchiata del governo Draghi era certo che avrebbe vinto le elezioni. Non ho mai avuto pregiudizi su di lei. Io mi baso sui fatti. La Meloni ha preso i voti essenzialmente promettendo interventi drastici su immigrazione e sicurezza, natalità, tasse e accise, infrastrutture utili e indipendenza nella politica estera.
Vi faccio una domanda. Ritenete che le città italiane siano più sicure oggi di 3 anni fa? Io no. Sull’immigrazione il governo Meloni ha fallito. 153.000 sbarchi nel 2023 (record) e oltre 300.000 sbarchi da quando la Meloni è presidente del Consiglio. Che fine hanno fatto i blocchi navali? Che fine hanno fatto i favolosi centri in Albania?
NATALITA’
Concretamente, a parte qualche pannicello caldo venduto alla grande grazie ai media amici, cosa ha fatto concretamente il governo per spingere le coppie a fare più figli? Oggi, rispetto a 3 anni fa, è più semplice mettere al mondo dei bambini? Oggi, rispetto a 3 anni fa, per una coppia è più facile accedere a un mutuo e comprare casa? I dati d’altro canto sono inequivocabili.
– 2023: nati in Italia 379.000 bambini, morte 661.000 persone (considerate che i nati nel 2008 erano 577.000)
– 2024: nati 370.000 bambini (9000 in meno rispetto all’anno precedente) e morte 651.000 persone
– 2025, ho fatto alcuni calcoli e temo che per la prima volta nella storia recente, in Italia nasceranno meno di 350.000 bambini.
Questa è la tragedia più grande nel nostro paese.
TASSE E ACCISE
La meloni ha promesso il taglio delle tasse e una netta riduzione delle accise sulla benzina. Ebbene gli ultimi dati disponibili mostrano una pressione fiscale in Italia del 42,8%, mai così alta negli ultimi 10 anni. Vogliamo parlare del taglio delle accise sulla benzina? Vi ricordate il video fatto dalla donna, madre e cristiana al benzinaio? Pura propaganda. Oggi in Italia la benzina costa 1,69 euro al litro. In Germania (paese dove gli stipendi medi sono il 30% in più dell’Italia) costa 1,66 euro al litro, in Francia 1,66, in Austria 1,51, in Gran Bretagna 1,53 e in Spagna 1,46 euro al litro. Tutto questo (pressione fiscale, carburanti tra i più costosi d’Europa e inflazione) portano ad una perdita di potere d’acquisto sconvolgente. Ovviamente i più colpiti dal carovita sono i più deboli e la classe media, oggi classe in via d’estinzione.
INFRASTRUTTURE UTILI
In Italia abbiamo bisogni urgentemente di una sola grande opera: la manutenzione. In Italia se piove ci scappa il morto eppure il governo Meloni ha deciso di spendere decine (se mai verrà fatto saranno decine davvero) di miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto. Oltretutto la Corte dei conti ha appena bocciato l’atto che ha deliberato l’opera. Prima scrivono gli atti con i piedi e poi se la prendono con la magistratura contabile che fa il proprio lavoro.
SOVRANITA’ E POLITICA ESTERA
Hanno preso i voti parlando si sovranità politica, di un’Italia libera e indipendente nelle scelte. Buffonate. La Meloni, come Draghi, ha solo obbedito all’Ue e alla Casa Bianca. La Meloni prima ha obbedito a Biden e oggi obbedisce a Trump. E poi si vantano della loro stomachevole sudditanza. “Guardate la Meloni è rispettata da Trump”. E te credo! Fa tutto quello che le dice. La Meloni ha seguito la folle linea di Ursula von der Leyen e della Nato in Ucraina. La Meloni ha accettato di comprare armi USA per girarle a Zelensky (segnalo che dall’Ucraina sono sparite centinaia di migliaia di armi pagate anche con i nostri soldi), la Meloni ha sostituito il gas russo (di ottima qualità e più economico) con il gas liquido americano, la Meloni, dopo mesi e mesi di vile silenzio davanti ad una mattanza di bambini ha fatto dire ai suoi di esser stata “complice nella Pace di Gaza”. Ieri le bestie di Satana sioniste, questi volgari assassini di bambini ai quali la Meloni ha dato per due anni copertura politica, mediatica e in parte militare, hanno ammazzato quasi 50 bambini e lei non ha detto una parola.
La Meloni ha obbedito. Punto. E di fronte ad una guerra che Kiev ha perso anche per la strategia Ue e Nato e di fronte ad un genocidio, l’obbedienza non è una virtù.
Pensateci, ancor di più se l’avete votata.

a cura di Giuseppe Aiello
DIFFERENZA TRA “TAWAKKUL” (AFFIDAMENTO A DIO), “ RIDA” (ACCETTAZIONE DEL VOLERE DIVINO), E “Y’AS”” (RASSEGNAZIONE)
Tawakkul (توكّل) — Affidamento attivo a Dio
Tawakkul significa affidarsi a Dio con fiducia totale, dopo aver fatto tutto ciò che è nelle proprie possibilità.
Non è passività, ma una forma di azione piena di fede.
Viene dalla radice w-k-l, “affidare un incarico a qualcuno di fiducia”.
«E chi confida in Dio, Egli gli basterà. Dio raggiunge il Suo scopo. In verità, Dio ha assegnato a ogni cosa una misura.» (Sura at-Talāq, 65:3)
Il credente non perde la speranza, perché sa che tutto ha un taqdīr (misura, decreto) giusto e buono.
«Quando hai preso una decisione, confida in Dio: in verità, Dio ama coloro che confidano in Lui»
(Sura Āl ʿImrān, 3:159)
Il tawakkul viene dopo la decisione e l’azione: “quando hai deciso, allora confida in Dio”.
Il Profeta ﷺ disse:
«Lega il tuo cammello e poi riponi la tua fiducia in Dio.» (Tirmidhi, 2517)
Il tawakkul non è smettere di agire, ma fare ciò che puoi e poi lasciare l’esito a Dio.
I sufi spiegano il tawakkul come un equilibrio:
“Tawakkul è piantare il seme nel terreno, irrigarlo, e poi lasciare che Dio faccia crescere la pianta.”
— Al-Qushayrī, Risāla
Al-Junayd diceva:
“Il tawakkul è che il cuore sia tranquillo riguardo alle promesse di Dio.”
Se si cerca qualcosa, il tawakkul significa:
• ti prepari, cerchi, agisci con intelligenza e dignità;
• ma non ti angosci se il risultato tarda: credi che Dio sa ciò che è meglio, nel tempo migliore.
“Tawakkul” significa riporre fiducia totale in Dio, sapendo che Egli è al controllo di ogni cosa, e che la Sua sapienza e misericordia sono perfette — anche quando non capiamo i Suoi decreti.
- È fiducia serena, non passività.
- È azione con cuore tranquillo, non rassegnazione impotente.
«Se vi affidaste a Dio come si deve, Egli vi provvederebbe come provvede agli uccelli: escono affamati al mattino e tornano sazi la sera.»
(Tirmidhi, 2344)
L’uccello esce a cercare — non resta fermo — ma non si angustia per ciò che troverà.
Al-Qushayrī:
“Tawakkul non è lasciare le cause, ma lasciare la fiducia nelle cause.”
cioè continui a usare i mezzi, ma il tuo cuore non dipende da essi.
Rumi:
“Affidati a Dio, ma non restare senza mani:
la fiducia vera è quando le mani lavorano e il cuore riposa.”
—-
RIDA’ (الرضا) — Raccettazione del volere divino
Rida’ significa accettazione serena di ciò che Dio ha decretato, dopo che le cose sono già accadute.
È uno stato del cuore, più che un’azione.
Mentre il tawakkul riguarda il presente e il futuro (affidarsi a Dio in ciò che si cerca),
il rida’ riguarda il passato e il presente (accettare ciò che è stato deciso).
«È possibile che aborriate una cosa che è un bene per voi; e che amiate una cosa che è un male per voi. Dio sa, e voi non sapete.»
(Sura al-Baqara, 2:216)
Questo è il fondamento del rida’: fidarsi del giudizio divino anche quando non si comprende.
Al-Ghazālī scrive in Iḥyā’ ʿUlūm ad-Dīn:
“Rida’ è che il cuore non si opponga al decreto divino, anche se l’anima lo trova amaro.”
il rida’ è un livello più alto del tawakkul: prima ci si affida, poi si accetta.
Il primo è fiducia in cammino, il secondo è pace nel compimento.
—
RASSEGNAZIONE (ya’s, قنوط) — Disperare dell’aiuto o della misericordia divina
Questo stato è proibito nel Corano, perché contraddice la fede nella misericordia e nella sapienza di Dio.
È la sensazione che “Dio mi ha dimenticato, non mi aiuterà più” — e nella spiritualità islamica è considerato una forma di shirk nascosto, poiché implica che Dio possa venir meno alla Sua promessa.
«Non disperate della misericordia di Dio. In verità, Dio perdona tutti i peccati. In verità, Egli è il Perdonatore, il Misericordioso.» (Sura az-Zumar, 39:53)
«E chi, se non i miscredenti, può disperare della misericordia del suo Signore?»
(Sura al-Ḥijr, 15:56)
quindi la disperazione (ya’s) o la rassegnazione negativa è una mancanza di fiducia, non una virtù.
Al-Ghazālī scrive:
“Il cuore del credente è tra la speranza (rajā’) e il timore (khawf). Disperare è come negare il potere di Dio, eccessiva sicurezza è come negare la giustizia di Dio.”
(Iḥyā’ ʿUlūm ad-Dīn)
Ibn ʿAṭā’ Allāh al-Iskandarī, nelle Ḥikam:
“Il segno che ti sei affidato a Dio è che non ti rattristi per ciò che ti è mancato, né ti gonfi per ciò che ti è arrivato.”
La disperazione è, invece, l’incapacità di vedere Dio all’opera nel ritardo o nella prova.

a cura di Cose Fighe
Aranzulla e la sfida dell’intelligenza artificiale: “Con l’IA ho perso il 25% del traffico. Io sto bene, ma il problema è per tutti”
Salvatore Aranzulla, il divulgatore informatico più famoso d’Italia, sta vivendo una nuova rivoluzione digitale. Dopo aver costruito un impero sul web grazie alle sue guide chiare e passo per passo, oggi si trova a fare i conti con un nemico invisibile: l’intelligenza artificiale.
Nel corso di un’intervista a Fanpage.it, Aranzulla ha raccontato come l’arrivo dei chatbot e dei sistemi di ricerca basati sull’IA stia cambiando le regole del gioco. “Chiedi qual è lo smartphone migliore a Google e invece di farti andare sul mio sito trovi un testo che rielabora le mie valutazioni. È un danno per noi”, spiega con amarezza. In termini pratici, il suo portale Aranzulla.it ha perso circa il 25% del traffico negli ultimi mesi.
Il meccanismo è chiaro: meno visite significa meno pubblicità e, di conseguenza, meno guadagni. “Se generi meno traffico, vendi anche meno pubblicità. E se hai meno pubblicità non hai più soldi per pagare i collaboratori”, sottolinea. Oggi per il sito lavorano 45 persone, ma il fondatore guarda avanti con lucidità: “Io posso vivere di rendita. Ho sempre risparmiato e investito con prudenza. Il problema è per i miei collaboratori e per chi vive scrivendo online”.
Aranzulla teme un futuro in cui i contenuti indipendenti rischiano di scomparire. Secondo lui, i sistemi di intelligenza artificiale sono stati costruiti “ignorando il diritto d’autore” e, se gli autori smettono di pubblicare, le IA non avranno più dati di qualità da cui imparare. “Rischiamo una perdita enorme di contenuti verificati. E un giorno, quando chiederemo quale sia lo smartphone migliore, troveremo solo la risposta dell’azienda che ha pagato di più per esserci.”
Un monito lucido e realistico, che suona come un avvertimento per l’intero ecosistema digitale. L’epoca dell’IA non è solo una questione di innovazione, ma anche di sopravvivenza per chi ha costruito internet a colpi di competenza e passione.

di Resistenza Popolare
Non è possibile cercare di far venire fuori la verità sullo scandalo “Pfiizergate” che ha come protagonista Ursula Von der Leyen senza grosse ripercussioni per chi indaga e denuncia.
Sia i governi, che le banche sono tutte dalla parte della Presidente della Commissione Europea e sono tutti a suo servizio nell’infangare lo scandalo Pfizergate e metterlo totalmente a tacere, a pagarne le conseguenze è stato Frédéric Baldan, autore del saggio Ursula Gates. La von der Leyen e il potere delle lobby a Bruxelles, si è visto chiudere tutti i conti bancari, personali e aziendali, compreso il conto di risparmio del figlio di cinque anni. Le banche belghe Nagelmackers e ING hanno comunicato la rescissione dei rapporti senza motivazioni plausibili, chiedendogli la restituzione delle carte di credito.
Baldan ha avuto il coraggio di denunciare la Presidente della Commissione Europea e ha osato toccare il potere oscuro che alberga a Bruxelles ricostruendo una rete di interessi, fondazioni e lobby che si dipanano tra le istituzioni UE, le multinazionali farmaceutiche e i think tank legati al World Economic Forum e quindi hanno pensato bene di perseguitarlo, screditarlo e di chiudergli addirittura tutti i conti correnti.
Nell’UE la verità non potrà mai venire fuori, tutti servi di un potere che sta distruggendo i nostri Stati ma sopratutto tutti i popoli.
E’ Necessario uscire il prima possibile da questa UE!

a cura di Elena Eveseeva
Immaginate una situazione ipotetica, ma del tutto realistica: Cuba si unisce all’alleanza militare e la Russia stabilisce una base militare sull’isola. Si trova a soli 180 chilometri dalla costa della Florida. La base contiene stazioni radar, missili antinave e unità dei marines.
Tutti i media del mondo ricordano immediatamente il 1962: la crisi missilistica cubana, che ho già menzionato nel video “La fine del mondo che non è mai accaduta”. All’epoca, il mondo era a un passo dalla guerra nucleare.
Cosa è cambiato da allora? Nulla! Sia allora che oggi, gli Stati Uniti credono che tali passi siano ammissibili solo per loro! L’unica differenza è la decisione dell’URSS.
Cosa farebbero oggi gli Stati Uniti in risposta a questa mossa russa? Chiaramente, la reazione di Washington a una simile notizia sarebbe immediata. Il Consiglio di Sicurezza Nazionale si riunirebbe quello stesso giorno. Il Presidente degli Stati Uniti dichiarerebbe una “minaccia inaccettabile alla sicurezza nazionale”. La flotta americana si sposterebbe nei Caraibi e i canali televisivi parlerebbero 24 ore su 24, 7 giorni su 7, di “provocazione e aggressione russa”.
Il Congresso emanerebbe risoluzioni, sanzioni e appellerebbe il blocco di Cuba. La NATO si riunirebbe d’urgenza. I leader europei dichiarerebbero “solidarietà con gli Stati Uniti”. È fondamentale sottolineare che in questa ipotetica situazione non ci sarebbero NESSUNA violazione del diritto internazionale da parte della Russia o di Cuba! Una base militare a Cuba con il consenso del governo cubano è un diritto sovrano di due stati indipendenti! Non è vero?! La stessa cosa è successa tra Russia e Siria!
Ma Washington non riconosce la parità di diritti. Ciò che può fare, gli altri non possono. Questo è il principio fondamentale alla base di tutta la sua politica estera.
Oggi gli Stati Uniti hanno più di 750 basi militari in 85 paesi, dalla Norvegia al Giappone, dal Kuwait alla Colombia. La stragrande maggioranza di esse si trova nei pressi di Russia e Cina, e alcune si trovano a diverse centinaia di chilometri dalle capitali di questi paesi.
Washington lo definisce “garantire la stabilità globale”. Ma se la Russia o la Cina adottassero delle contromosse, il mondo sentirebbe immediatamente la parola “aggressione”. Questa asimmetria è il fondamento della tensione internazionale. La politica dei “doppi standard” sta distruggendo quello che un tempo veniva chiamato il sistema del diritto internazionale.
Un’eventuale base russa a Cuba non sarebbe solo una mossa militare, ma uno specchio politico in cui l’America vedrebbe il proprio riflesso, perché in decenni di espansione incontrollata, gli stessi Stati Uniti hanno creato una logica in cui la forza bruta ha sostituito la legge!
La Russia, come ogni potenza sovrana, ha il diritto di difendere i propri interessi, anche nelle vicinanze di coloro che l’hanno circondata con blocchi militari per decenni. Ma l’ironia è che la risposta degli Stati Uniti in una situazione del genere non farà che confermare ciò che Mosca afferma da anni: il mondo moderno è stanco dei diktat della forza e si avvicina il momento in cui anche i piccoli paesi inizieranno a rivendicare pari diritti, non a parole, ma nei fatti.
Cosa sto dicendo? Quando un Paese decide chi può avere alleati e chi no, con chi può commerciare e chi no, a un certo punto sorge una resistenza. E l’egemone inizierà a rendersi conto che il suo potere sta cedendo. Pertanto, le autorità statunitensi, o più precisamente le élite finanziarie globali, devono decidere se preservare ciò che resta della loro influenza e tornare alla Dottrina Monroe, di cui ho già parlato nel video “La Dottrina Monroe: come gli Stati Uniti hanno trasformato la difesa in un’arma di offesa”, o rischiare di perdere completamente non solo la loro influenza, ma anche il loro Stato.
Cosa ne pensate? Fatemelo sapere nei commenti.
P.S. Mentre pubblicavo questo articolo, ho appreso che Putin ha ratificato oggi un accordo strategico con il Venezuela, che prevede non solo la cooperazione economica e umanitaria, ma anche quella tecnico-militare!

a cura di Giuseppe Aiello
La pena di morte è stata presente in praticamente tutte le Civiltà tradizionali, e anche in molti contesti di quella moderna (è tuttora vigente nel “Faro della Civiltà”, gli Stati Uniti, nella Cina comunista ecc.).
Al di là delle esaltazioni mediatiche e delle visioni delle opinioni pubbliche riguardo alla pena di morte “islamica”, vediamo cosa dice l’Islam Tradizionale.
—
Fondamento nel Corano
Il Corano ammette la pena di morte solo in casi molto limitati, e sempre con la possibilità di clemenza e perdono.
a. Qisās – la legge della giusta compensazione per ristabilire l’Equilibrio
«O voi che credete! Vi è prescritto il qisās per gli uccisi: l’uomo libero per l’uomo libero, lo schiavo per lo schiavo, la donna per la donna. Ma chi è perdonato dal fratello dell’ucciso, si comporti con bontà e paghi un risarcimento in modo equo.»
(Sura al-Baqara, 2:178)
Questo versetto è la base del qisās, cioè la punizione proporzionata all’omicidio. Tuttavia, il Corano incoraggia il perdono (ʿafw) e il diyah (compensazione economica).
Quindi, la pena di morte non è un obbligo assoluto: la famiglia della vittima può scegliere il perdono.
b. Corruzione e guerra contro Dio (ḥirāba)
«La ricompensa di coloro che fanno guerra a Dio e al Suo Messaggero e diffondono la corruzione sulla terra è che siano messi a morte, o crocifissi, o che siano loro tagliate le mani e i piedi in croce, o che siano esiliati…»
(Sura al-Māʾida, 5:33)
Questo riguarda casi gravi come terrorismo, omicidio, brigantaggio o guerra contro la società islamica e la sua legittima autorità tradizionale. Anche qui, la pena è applicata solo dopo processo e solo da un’autorità legittima.
—
2. La Sunna del Profeta ﷺ
Il Profeta Muḥammad ﷺ ha applicato la pena capitale raramente, e sempre dopo processo regolare e prove solide.
Hadith autentici (ad esempio in Bukhārī e Muslim) indicano tre casi principali in cui può essere legittima:
– Omicidio volontario (qatl ʿamd) – come parte del qisās.
– Adulterio comprovato (zinā muḥṣan) – solo con la testimonianza di quattro testimoni oculari o confessione esplicita (quasi mai avvenuta).
– Apostasia attiva e tradimento politico (irtidād al-ḥarbī) – non la semplice perdita di fede privata, ma l’alleanza con il nemico o la sovversione violenta.
Il Profeta ﷺ disse:
“Non è lecito versare il sangue di un musulmano, se non per tre motivi: omicidio, adulterio da parte di una persona sposata, e apostasia dopo la fede.”
(Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, 6878; Ṣaḥīḥ Muslim, 1676)
—————3. Le quattro scuole sunnite (fiqh)
—Hanafita
La pena di morte è prevista nei casi sopra elencati, ma l’imam Abu Ḥanīfa sottolineava la necessità di prove rigorose.
Fortemente incoraggiato il perdono e la compensazione (diyah).
In caso di dubbio: “Evitate di infliggere pene ḥudūd se c’è incertezza.”
–Malikita
Ammette la pena capitale in casi di qisās e ḥirāba, ma insiste sull’intento e sulla giustizia.
Secondo Mālik, il governante deve cercare la misericordia se possibile.
—Shafi‘ita
Prevede le stesse categorie classiche, ma enfatizza la dimensione pubblica della giustizia: la pena deve preservare l’ordine, non vendicare.
Anche qui, l’adulterio o l’apostasia richiedono condizioni quasi impossibili da provare.
—Hanbalita
Tende a essere più letterale nei testi, ma anche Ibn Qayyim e Ibn Taymiyya (grandi hanbaliti) raccomandavano moderazione e prudenza nell’applicazione delle pene capitali.
—
4. La scuola sciita Jaʿfarita (Imamita)
Secondo il fiqh jaʿfarita (seguaci dell’Imam ʿAlī e dei dodici imam):
Le categorie di reati capitali sono praticamente simili a quelle previste dalle scuole ortodosse sunnite:
– qisās (omicidio),
– zinā muḥṣan
– irtidād
– ḥirāba.
Tuttavia, la scuola jaʿfarita richiede:
-Prove estremamente rigorose.
-Giudice qualificato (faqīh mujtahid) e autorizzazione di un’autorità legittima (wilāyat al-faqīh).
È sottolineato il valore della misericordia come preferibile alla punizione.
Molti sapienti sciiti contemporanei (come ʿAllāmah Ṭabāṭabā’ī, Imam Khomeinī e Sayyid al-Sistani) ribadiscono che l’applicazione di pene capitali è subordinata a giustizia perfetta, prove certe e contesto di legittima autorità islamica — non può essere decisa da individui o gruppi.
—–5. Principi condivisi tra tutte le scuole
La vita umana è sacra.
“Chi uccide un’anima… è come se avesse ucciso tutta l’umanità.” (5:32)
La pena di morte è un’eccezione estrema, non la regola.
Il perdono, la pace e la riparazione sono sempre incoraggiati.
Solo un’autorità legittima e imparziale può applicarla.
In caso di dubbio, la punizione deve essere sospesa.

di Pino Cabras
Quando vidi “Tre colori: Bianco” di Kieślowski, trent’anni fa, provai una sensazione abissale nella scena in cui il protagonista vedeva la sua carta di credito inghiottita dal bancomat: un gesto banale che lo cancellava dal mondo. Senza conto, non era più nessuno.
Oggi quella scena è diventata un metodo di governo: una forma di esclusione amministrativa che divora dall’interno diritti che dovrebbero essere garantiti da solide norme costituzionali.
Denuncio qui un caso richiamato da Marcello Foa ed Enrica Perucchietti: quello di Frédéric Baldan, diplomatico belga che ha denunciato Ursula von der Leyen per i contratti segreti con Pfizer, e che pochi giorni fa si è visto chiudere i conti correnti.
L’emittente Visione TV, sempre nel 2025, ha subito lo stesso destino per mano di Intesa Sanpaolo, ufficialmente senza motivazioni.
Londra ha anticipato questa deriva: Nigel Farage si è visto chiudere il conto dalla banca Coutts per le sue opinioni politiche, e nel Regno Unito vengono chiusi circa mille conti al giorno, spesso per motivi ideologici. Giornalisti e attivisti come Simon Heffer e Stuart Campbell ne sono stati colpiti, così come in Germania è successo a Alina Lipp, punita per le sue corrispondenze dal Donbass.
Con la scomparsa del contante, le banche diventano strumenti di censura economica, capaci di punire chi pensa diversamente. E non è la prima volta: durante la pandemia, il governo canadese congelò i conti dei camionisti che protestavano contro le restrizioni, un’anticipazione inquietante di ciò che oggi chiamiamo de-banking.
Oggi persino Francesca Albanese, relatrice ONU sui Territori occupati, è colpita da sanzioni personali imposte dagli Stati Uniti, che si ripercuotono su tutto il sistema bancario occidentale: non solo isolamento politico — con centinaia di negaSionisti a contratto scatenati contro di lei per delegittimarla — ma anche rischio concreto di blocco finanziario. Quando il denaro diventa solo digitale, chi ti chiude il conto ti cancella dalla cittadinanza.
Il de-banking è la nuova forma di censura: non ti mette a tacere, semplicemente ti spegne.

a cura di Shanti
“Da una sola candela
si possono accendere
migliaia di candele.
La felicità
non diminuisce mai
se condivisa.”
(Buddha)
