CONTRO LE RESTRIZIONI SUL LIMITE AL DENARO

Se la mia ricchezza appartiene a me, non dovrebbe essere affare dello Stato in che forma io la voglia spendere e/o detenere, se in banca, o in forma di moneta digitale, o in forma di banconota, o al limite – sarei tentato di dire – metallo, visto che per la legge italiana ci sono restrizioni al possesso del metallo per i privati cittadini.

Se ciò non è possibile, si è uno Stato comunista o cripto comunista che pretende di disporre della proprietà privata individuale in luogo dei cittadini.

CONTRO LE RESTRIZIONI SUL LIMITE AL DENARO
CONTRO LE RESTRIZIONI SUL LIMITE AL DENARO

Breviario troglodita

di Roberto Pecchioli

Avviso ai naviganti: questo pezzo è altamente diviso. Se gli maci democratici e tolleranti non lo reggono, sto bastanti la lettura. In caso di insulti, capitate male: non frequento le reti sociali e comunque me ne frego. Ahi, ahi, l’ho detta grossa. Ma sono un troglodita, un abitatore delle caverne. Come Flintstone nel cartone animato Gli Antenati, incido lettere su un blocco di pietra a colpi di scalpello. Ringrazio chi, con immeritata comprensione, ha trascritto in formato Word e trasmesso in modalità telematica la presente intemerata.

Troglodita: è la gentile espressione utilizzata nei confronti di Lorenzo Fontana, neo presidente della Camera, dal sovrano del Sacro Campano Impero Vincenzo De Luca, noto per la sua classe, l’avanzata modernità e altissima civiltà impressa al regno. Fontana è colpevole di una serie di misfatti per i quali io chiamo me stesso in correità: non è abortista, non è favorevole all’invasione da parte di immigrati clandestini, non è progressista e, udite udite, crede in Dio e ha l’abitudine di pregare. Peggio: usa recitare il Rosario.

Tutte caratteristiche da cavernicoli, estranei alle meraviglie della tolleranza, dell’inclusività, della società liquida, del genere fluido, prigionieri di antiquate superstizioni. Peraltro, cavernicolo fu anche Gesù, nato in una grotta, che, diventato adulto, si permise di affermare: io sono la via, la verità e la vita. Uno smargiasso convinto di essere il figlio di Dio.

Anche nel rozzo diritto dei trogloditi vanno concesse le attenuanti generiche all’imperatore campano (un immigrato, giacché è originario di Muro Lucano). Da buon napoletano ha il teatro nel sangue e non si perderebbe mai una battuta e l’applauso del pubblico pagante dei tifosi. Peggio di lui hanno fatto i giornalai –pardon, giornalisti: nelle caverne abbiamo un lessico impreciso che accusano La Russa, assurto alla presidenza del Senato, di chiamarsi Ignazio Benito Maria.

Lo hanno fatto con lo sguardo allucinato dal livore e il volto terreo, segno di pessima digestione e problemi biliari. Noi trogloditi non facciamo domande di nomi: la mia amichetta d’infanzia si chiamava Palmira Giuseppina, in onore di Palmiro Togliatti e di Giuseppe Stalin. Più interessato ai giochi che alle domande ideologiche, non le ho mai rinfacciato i nomi imposti dai genitori, comunisti e bravissime persone.

Valeva la pena che le elezioni fossero vinte dall’innocuo centrodestra moderato, atlantista e liberale, per godersi, dal fondo della caverna, lo spettacolo dei suoi avversari. Quasi quasi, pentito di non aver votato per Ignazio Benito Maria o per Fontana. Il mite deputato veronese subisce anche volgari insulti alla moglie. Oltre a De Luca, che i compagni salernitani chiamavano Pol Pot per la sua pacatezza, una giornalaia accusa la signora di “accoppiarsi” con l’orribile coniuge. Lorsignori fanno l’amore o fanno sesso, dall’alto della civiltà superiore, mentre i trogloditi si accoppiano. Per lo meno, tra soggetti di sesso diverso.

Tolto qualche sassolino dai rozzi calzari, passiamo oltre e, con i trogloditi al potere, buttiamo giù un breviario troglodita. Scegliamo le parole per far imbellire i Buoni, i Giusti, le Anime Belle. Il breviario, infatti, è un libro religioso, roba da cavernicoli, puzza di incenso, parole del passato più oscuro. “Già usato nel linguaggio teologico, amministrativo, giuridico, in liturgia significò dapprima un elenco delle regole per la celebrazione delle messe e degli uffici divini.” Aumentiamo la gastrite di lorsignori: la definizione è una sintesi tratta dall’Enciclopedia Italiana fondata nel 1925 sotto il governo di un altro Benito, insegnante romagnolo.

Il breviario è una sinossi di ciò che vorremmo facessero i trogloditi di governo. Scartata l’ipotesi della rivendicazione di sovranità nazionale e popolare, monetaria e finanziaria; tramontata l’ipotesi di agire per la pace e non per la guerra; messa nel libro dei sogni la difesa dei diritti sociali; in soffitta la possibilità nascosta di non genuflettersi a Big Pharma, Washington, Bruxelles, Francoforte e persino Kiev, ci resta un’ unica speranza, forse un miraggio: che i trogloditi si comportino come tali sulle domande ( i “diritti”) che turbano il carro di Tespi fucsia ed arcobaleno.

Nel mondo, disse Eraclito, tutto scorre: occorrono dunque punti fermi. E poiché “ pòlemos”, il conflitto, è “il padre di tutte le cose”, il breviario troglodita rivendica antichi e sempreverdi. La famiglia, innanzitutto. Da ricostruire a partire dalla figura del padre, il grande assenso della modernità. Telemaco, figlio di Ulisse, cercava il genitore assenti; anche noi dobbiamo orientare il futuro sulla famiglia naturale, formata da padri, madri e figli, aperta alla trascendenza, impegnata a trasmettere il lascito dei nonni, di cui le generazioni successive faranno – come sempre è accaduto- quel che vorranno. Ma non possiamo recidere i legami e rifiutare l’eredità. Nudi, si finisce sotto i ponti ad aspettare la fine. In questo senso, ci piace che al ministero della famiglia sia stata aggiunta la delega alla natalità. Applaudiamo l’articolato del senatore Romeo “Disposizioni per la tutela della famiglia e della vita nascente”.

Primo vivere . Il popolo italiano si sta estinguendo biologicamente, oltreché per colonizzazione culturale ed eccesso di popolazione estranee. E’ più il grande dei problemi, come sanno i demografi, ma ad esso gli italiani devoti al culto antico del “particulare” sono sovranamente indifferenti Al progressista non importa nulla: gli uomini sono tutti uguali, fungibili, non è interessato alla sopravvivenza del popolo , della cultura e della razza (un’altra parolaccia…) alla quale egli stesso appartiene. Ma come possibile sarà mantenere ed mantenere la civiltà nostra – che l’oligarca europeo Josep Borrell considera “un giardino” -senza chi di quel giardino è erede e custode?

Le civiltà muoiono come gli uomini; ad esse sono dedicati appositi musei, in cui si espongono le vestigia. Oggetti, mummie, cose: nulla di vivo. La nostra civiltà sta diventando il triste museo di se stessa, senza figli, senza volontà, con una paura soffocante provocata ad arte che disarma e uccide lo spirito. Chi ci sostituirà non sarà come noi e, legittimamente, si disferà di idee, costumi, cultura, lingua, credenze estranee. Non ci importa nulla, poiché “dopo di me il diluvio”. La nostra fine come visione del mondo e popolazione– dal troglodita all’abitante di grattacieli da cui guarda solo verso il basso- è meritata e andrà accolta come una liberazione da una malattia dell’anima.

Per il corpo, a comprendere il degrado basta l’orrore contemporaneo per la morte e insieme la fascinazione per essa, attraverso dipendenze che uccidono, l’applauso per l’eutanasia, la distruzione dei cadaveri umani, a sottolineare la volontà di cancellare ogni traccia . I trogloditi rendevano culto ai morti; non erano “civili”, ma, temiamo, più umani. Il numero forse non è potenza, come pensava l’altro Benito (Amilcare Andrea), ma certo la scarsità di popolazione per l’assenza dei figli è impotenza e sterilità. Segnale di egoismo, mancanza di senso di responsabilità e fiducia nel futuro. Chi pensa solo al presente ha i giorni contati. Chi si oppone al consumismo dilagante sappia che il calo demografico è tra le cause della compulsione consumista: il sistema preme l’acceleratore sui desideri per compensare la penuria di clienti.

Sostenere la natalità significa prioritaria misure economiche e fiscali, rendere gli investimenti per quanto riguarda scuole e asili di prossimità, cambiare ritmi e modalità del lavoro, revocare in le sacre leggi del mercato, ma soprattutto riattivare la cultura di sempre, quella che considerava i figli un bene e una gioia, non un fastidio. I trogloditi hanno tenuto duro in condizioni difficili sin dal giorno in cui hanno guardato in alto e sono resi conto di non essere animali della selva. Hanno amato e protetto figli e compagne – diventate mogli per dare un senso pubblico ed etico all’unione- e se noi siamo qui è perché non hanno pensato all’aborto come diritto universale e mai immaginato che la relazione e affettiva tra persone dello stesso sesso fosse il matrimonio omo “egualitario”.

Nelle scuole neo-troglodite non si dovrà insegnare la bellezza della fluidità di genere o la masturbazione – come accade nell’avvizzito giardino d’Occidente- ma coltivare la meraviglia del dimorfismo sessuale, premessa dell’incontro tra uomo e donna. Usciti da poco dalle caverne e immaginata una cosmogonia, gli umani dissero “maschio e femmina li crò”, dando per scontato che dal nulla o dal caso non sorge l’universo. La fisica più recente pensa le stesse cose.

La nostra libertà è l’indifferenza verso gli altri, lo scioglimento dai vincoli. Per gli antichi che avevano costruito dimore e templi al posto delle caverne, era la possibilità di partecipare alla polis , la dimensione comunitaria, l’assunzione di responsabilità. I cavalieri del progresso odiano gli impegni. Ciò che contrasta la corsa forsennata con destinazione il nulla genera ansia, paura, senso di sconfitta in chi è impegnato a “realizzarsi” e sperimentare ogni “piacere”. Esausti, invecchiati, atterriti dalla malattia e corrosi dalla depressione, benedicono la “buona” morte, convinti di essere troppi sulla terra.

I trogloditi no: difendevano accanitamente la loro vita e quella del gruppo, nonostante fosse dura, carica di rischi e niente affatto comoda. Amavano la vita: noi imploriamo chi sta assumendo responsabilità di governo di avere lo stesso amore, esteso al nostro popolo, alla sua storia, ai suoi valori e principi. Chi cancella, chi decostruisce rimane con un pugno di mosche. Sradicato, tende a sradicare gli altri, a odiarli sino a definire cavernicoli coloro che non condividono il suo nichilismo. L’uomo occidentale odia la caverna perché gli ricorda chi era. Denaturato, senza vincoli ed eredi di sangue, diventa un OGM, un organismo geneticamente (e culturalmente) modificato: l’uomo Monsanto.

La famiglia è lui/lei un luogo per pericolo, la sentina di ogni nefandezza. La spregia chiamandola “tradizionale”, parola bellissima che richiama la trasmissione, la connessione tra ieri e domani. Tuttavia, noi trogloditi imparare a usare l’aggettivo “naturale”. La famiglia con figli e genitori (incredibile: un uomo e una donna) è infatti naturale, non tradizionale. Lo afferma perfino la costituzione “più bella del mondo” livre de chevet degli avanzati, tolleranti e illuminati: “società naturale fondata sul matrimonio”.

A proposito di tolleranza, valore chiave del pensiero debole anti troglodita: si tollera qualcosa o qualcuno per necessità, perché non si ha la forza o la capacità di sconfiggerlo, ma resta il giudizio negativo. Tollerare significa accettare qualcosa che non piace, non astenersi dal giudizio di valore. Gli iper tolleranti diventano terribili con gli avversari: è il paradosso della tolleranza, buco nero dei paladini della “società aperta”. Scrisse Karl Popper che la società da giudizio è inclusiva, libertaria aperta, ma non agli “intolleranti categoria in cui si entra a insindacabile dei tolleranti. Scusi il lettore il gioco di parole, essenziale per capire il rancore verso Ignazio in quanto Benito all’anagrafe, per Fontana e la moglie- che non ama, sentimento riservato ai Buoni,

I trogloditi avranno vita dura. A loro chiediamo di restare tali, nell’accezione dei loro nemici. Un’agenda per la vita è un’agenda per la famiglia, per la comunità, la civiltà, il futuro e la libertà. Non è troglodita, bensì avanzato, civilissimo, infatti, l’esproprio del corpo attraverso gli agenti sanitari ei passaporti che hanno escluso dai luoghi del lavoro e dall’esistenza. I trogloditi conquistavano lo spazio con la forza e la determinazione. Escludiamo la prima, se non come legittima difesa, ma la risolutezza, l’inflessibile di andare all’attacco e abbattere il castello di sabbia e follie di una cultura di menzogne, nichilismo odio di sé, questo lo pretendiamo da chi è tacciato di cavernicolo perché crede nell’uomo, nella civiltà ereditata, in Dio e nella famiglia.

Trogloditi di tutti i paesi, uniamoci e scacciamo i mercanti dal tempio. Ci riuscì, duemila anni fa, un uomo solo e inerme. Possiamo farcela anche noi: vince sempre chi più crede.

Fonte: Idee&Azione

25 ottobre 2022

Breviario troglodita
Breviario troglodita

IL CONTRASTO

di Mike Plato

Matteo 5,16 “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.”
IL CONTRASTO, fattore essenziale per tutti gli esseri creati, quelli che emergono dall’Adam glorioso del 6° giorno, ESSERE DI LUCE NATO NELLA LUCE.
Se l’Essere di luce non entra nella tenebra, non può comprendere se stesso. Se il ricco non vive la povertà ontologica, non può apprezzare la ricchezza…non può davvero glorificare il Supremo.
Chiamasi caduta IL CONTRASTO.

IL CONTRASTO
IL CONTRASTO

STUCCHEVOLI ANACRONISMI

di Maurizio Ulisse Murelli

Siete stucchevoli. Nella vostra bolla, dentro la vostra gabbia ideologica da criceti intenti a far girare la ruota, siete stucchevoli in tutti i vostri tic. Da sinistra, con il vostro acido livore antimeloniano a prescindere, nel chiedere abiure su abiure, professioni di fede, pretendere l’anti questo e l’anti quello e venerare questo o quel monumento, celebrare questa o quella data, partecipare a questo o a quell’evento; stucchevoli con il pretendere assicurazione per la sopravvivenza della ricetta originale sulla pasta all’amatriciana, con il recriminare l’insufficiente esternazione su questo o quel tema… e le donne qui e le donne là, e i partigiani qui e i partigiani là, e le biciclette delle staffette partigiane qui e le scarpe della Meloni là… Stucchevoli e fastidiosi come le mosche in autunno o i gatti appesi ai cabbasisi.

Da destra, stucchevoli con la vostra benevolenza su qualsiasi minchiata sparata nell’etere da Meloni; stucchevoli nel giustificare tutte le giravolte “ideologico-culturali” portate a segno a tempi di record nel volgere di un trimestre; stucchevoli nel fischiettare con disincanto a fronte di tutte le abiure pretese e regalate quando neanche richieste, declinate dentro e fuori l’emiciclo parlamentare. Stucchevoli nei vostri inni di rivalsa contro i comunisti (sic!), con i vostri lazzi e spernacchi da tifosi da stadio.

Siete tutti atlantisti, europeisti, liberisti e dunque siete tutti della stessa pasta e vi differenziate solo per un diverso look… e mi avete nauseato, con il vostro rosario sui diritti e l’amnesia sui doveri fondamentali per chi vuol dirsi Uomo o Donna (il dovere, questo latitante mandato in esilio…).

Ahh! Quanti applausi per Meloni che stigmatizza il “nazifascismo” (sic!) e dunque le nefande leggi razziali. Ne sentiva proprio il bisogno e dunque non facciamole mancare un bel “pat-pat” sulla spalla. Un bisogno che nessun primo ministro andato ad insediarsi in un qualsiasi governo occidentale ha sentito di soddisfare rispetto alle perpetrate discriminazioni razziali (USA ancora negli anni Sessanta, per le scuole e il solo viaggiare sui bus interdetto ai neri), per lo schiavismo perpetrato con il liberismo (e sì, signori liberali, lo schiavismo è anche roba vostra) già operante (Francia, Belgio, Inghilterra, Spagna, Portogallo…): nessuno a declamare “vergogna eterna”. Ma perché fra i tanti strafalcioni meloniani richiamo proprio il tema spinosissimo del ripudio del razzismo? Perché la professione antirazzista cozza, per lei e per tutta la fuffa politico-culturale, con la professione di fede atlantista. Se oggi esiste una dottrina razzista operativa, tale dottrina è insita nei fondamentali della NATO che in tutta evidenza è il braccio armato del suprematismo bianco di matrice americana. Che pratica di fatto la discriminazione razziale mascherandola con surreali enunciati democratici contro le autocrazie e le dittature. Razzismo e discriminazione: culturale, valoriale e anche biologico a partire dalla russofobia e sinofobia. Quindi, ripudiato una discriminazione razziale nazionale si plaude a quella globale.

Sì, sì, tutto ben mascherato grazie al laidume mediatico, alla codardia degli intellettuali, all’insipienza dei “politici”. Immagino le obbiezioni ma come si sul dire “me ne frego!”.

Cercate di uscire dalla ruota del criceto e fatela finita con le menate ideologiche tutte dentro la logica demoliberale e moderna. Siete tutti prigionieri con i ceppi ai piedi e le catene nel cervello…

STUCCHEVOLI ANACRONISMI
STUCCHEVOLI ANACRONISMI

LA VERA GUERRA SANTA ALBERGA NELL’INCONSCIO

di Mike Plato

La guerra santa non è occidente che vuole il Nuovo Ordine Mondiale (NWO) contro la Russia che pare non lo voglia.
Putin non rappresenta Cristo né lo rappresenta Biden.

Questo è INTRATTENIMENTO, perché la vera storia è la guerra eterna tra figli della luce e figli della tenebra, tra la DONNA e la SERPE, tra MELKIZEDEK e BELIAR.

Chi parla di guerra santa in quei termini di cui sopra, pensasse innanzitutto a schiacciare la serpe che Alberga nell’inconscio…

LA VERA GUERRA SANTA ALBERGA NELL'INCONSCIO
LA VERA GUERRA SANTA ALBERGA NELL’INCONSCIO

LA FEMMINILITA’ SACRA DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI

Videoconferenza a cura del canale YouTube ORIZZONTE DEGLI EVENTI
Con gli antropologi Valentina Ferranti e Martino Nicoletti parliamo di femminilità sacra, ovvero di quel particolare mistero legato al femminino che ha percorso i secoli, dapprima cercando una via di comunicazione con la divinità e l’unione sacra con il corrispondente principio fondante la virilità, fino ad arrivare all’attuale “lotta di sesso” e alla prevalenza degli elementi oscuri che tendono alla separazione del maschile e del femminile in senso distruttivo. Un affascinante viaggio nella storia e nelle culture mondiali, alla ricerca di un principio unico universale.

LA FEMMINILITA’ SACRA DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI
LA FEMMINILITA' SACRA DALL'UNIONE CON LA DIVINITA' ALLA LOTTA TRA I SESSI
LA FEMMINILITA’ SACRA DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI

Cammino spirituale, Azione politica, Attesa escatologica

di Giuseppe Aiello

Breve profilo biografico
in questi anni molti amici mi hanno chiesto informazioni sul mio percorso esistenziale, non per pettegolezzo o curiosità, ma perchè alcune scelte, le letture, le svolte decisive possono aiutare chi è in cammino a riconoscersi o immedesimarsi, e dunque a trarne riflessioni utili per se stesso. Per questo lo faccio pubblicamente, non per vanità o pettegolezzo, cercando di essere sintetico.
Tra i 14 e i 18 anni da ricordare un interesse per gli UFO, gli alieni, paranormale e i misteri in generale, anche per effetto di strane esperienze personali. Interessato anche alle profezie e a tutto ciò che riguardava la Fine dei Tempi. Per il resto, nutrivo una generica simpatia storico-politica per i regimi sconfitti (fascismo e nazismo).
Tra i 19 e i 25 anni: giunto a Roma per l’università, approfondisco Nietzsche: lo divoro in poche settimane, partendo da “Genealogia della morale”. Ne segue un “mare aperto”, una nichilismo esistenziale che cerca un porto, non mi basta infatti il cristianesimo scialbo, moralistico e piatto in cui sono nato e cresciuto.
Ancora interessato a UFO e misteri archeologici (Hancock, Bauval, ecc.) e storici (seguo quasi tutte le conferenze e le riviste degli anni d’oro dell’ufologia italiana, ossia 95-00), per puro caso scopro “Rivolta contro il mondo moderno” di Evola: sfogliandolo avevo visto un capitolo su Atlantide ecc. Da lì mi si apre a cascata il mondo della Tradizione: divoro Evola, Guénon ed epigoni. Non ho dubbi, ho trovato il “mio Graal”, per così dire, la Tradizione. Si, ma “quale” Tradizione (o “forma tradizionale”) devo seguire?
Essendo l’Islam l’ultima tradizione del ciclo, mi concentro su di esso. Mi avvicinai al Sufismo, sul punto di contattare i rappresentanti di una nota tariqa per chiedere di essere iniziato. I dubbi permangono però perchè l’interesse politico in me non si è mai eclissato, e i sufi mi sembrano apolitici o troppo distaccati.
Ecco allora che con Corbin scopro il mondo inesplorato e affascinante dell’Islam sciita e il “suo” esoterismo, il quale con l’esperienza della Rivoluzione islamica iraniana risponde anche alle mie esigenze di azione politica (viva sin dagli anni liceali) in questo mondo, e con l’attesa del Mahdi disseta la mia sete escatologica (altra mia fissazione fin dall’adolescenza).
Non ho quindi più dubbi, nel 2001 divento musulmano sciita.
Da allora è stato solo un percorso di approfondimento su molti temi e discipline, ma nell’essenza e nei principi nulla è cambiato.
Da musulmano sciita rispetto e mi sento amico e fratello di tutti coloro che seguono un percorso spirituale tradizionale.
Cammino spirituale, Azione politica (in senso lato, superiore, non partitico e profano), Attesa escatologica: i tre fronti principali della mia vita, i tre fronti principali di un visionario primordiale, indipendentemente dalla propria professione di fede religiosa.

Cammino spirituale, Azione politica, Attesa escatologica
Cammino spirituale, Azione politica, Attesa escatologica

DEFICIT, DEBITO, SUSSIDI: CHIAMIAMOLI CON IL LORO VERO NOME

di Alberto Mingardi

Un giorno un discepolo domandò a Confucio quale sarebbe stata la sua priorità se avesse avuto responsabilità di governo. Confucio rispose che in cima alla lista ci sarebbe stata certamente la necessità di «rettificare i nomi».

Se alle parole non corrispondono concetti chiari, la lingua diventa una cortina fumogena, impedisce di agire. Per questo, lo statista dovrebbe «rettificare i nomi»: far sì che la parole dicano qualcosa. Il suggerimento confuciano non è privo di significato per chi si trovi, oggi, a governare l’Italia.

Perché è abbastanza evidente che nell’Italia del 2022 (e non solo qui) i nomi non corrispondono alle cose. Questo è particolarmente vero quando si parla di economia e finanza pubblica.

Il lessico corretto
Basti pensare a come la parola «deficit» sia stata sostituita da «scostamento di bilancio». I sussidi sono diventati ristori. Gli eufemismi e le metafore esauste, come aveva ben compreso George Orwell, in politica sono un anestetico del pensiero. Si pensi inoltre a come la cronaca di altri Paesi possa facilmente trasformarsi in una successione di apologhi truffaldini, se si usano le parole giuste (cioè, quelle sbagliate). Un esempio su tutti: non c’è quotidiano, non c’è telegiornale, non c’è talk show che non definisca iper, neo, ultra liberista l’ormai celebre mini-budget dell’ormai ex premier britannica Liz Truss. Una manovra economica costata il posto al Cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng.

Come ogni manovra economica (mini o maxi), gli ingredienti sono diversi: un taglio di un punto percentuale dell’aliquota minima (dal 20% al 19%) e di cinque punti dell’aliquota massima (dal 45% al 40%) dell’imposta personale; una revoca del previsto incremento di poco più di un punto percentuale dell’aliquota dei contributi sociali e dell’imposta sui dividendi e di sei punti (dal 25% al 19%) dell’aliquota dell’imposta sulle società; un taglio dell’imposta di registro sull’acquisto di immobili.

Fin qui gli impegni «sul lato dell’offerta» (supply-side, dal momento che va di moda tirare in ballo Ronald Reagan) che però non vanno oltre il 15% dell’impegno di spesa previsto dal mini-budget per il 2023. Il grosso del mini-budget consiste infatti in sussidi per il caro-energia per circa 70 miliardi di euro (a valere per i prossimi sei mesi).

Nel complesso, parliamo di minori entrate o maggiori spese per circa 36 miliardi di euro annui nel prossimo quinquennio (oltre ai citati sussidi a carattere energetico) pressoché interamente derivanti da minori entrate (e per il 50% relativi ad abbattimenti della pressione contributiva o fiscale sui redditi più bassi) o, per meglio dire, da revoche di maggiori entrate. Un maxi scostamento di bilancio. Per citare la ex premier britannica: «il debito pubblico scenderà ma non grazie a tagli di spesa, bensì perché spenderemo bene». In Italia, l’abbiamo sentito quasi tante volte quanto «coi ricavi della lotta all’evasione, abbasseremo le tasse».

Nel racconto prevalente, la premier britannica sarebbe stata «sfiduciata» dai mercati per eccesso di liberismo: la potatura alle imposte. Quasi tutto il mini budget di Truss era fatto di sussidi o misure visibilmente intese a sostenere la domanda. Il problema era nelle modalità di finanziamento: tutto a debito. Cosa ci sia di liberista, neo, iper o ultra, in tutto questo è cosa veramente difficile da comprendere. Alla sfortunata Truss dobbiamo l’ennesima applicazione di quel keynesismo «idraulico» che è il vero pensiero unico – a destra come a sinistra – degli ultimi lustri. Si dirà che così non è e si ricorderà il Ronald Reagan del 1982 dimenticando che, pur essendoci solo molto parzialmente riuscito, il presidente americano si premurò di chiarire che avrebbe associato alla riduzione delle imposte corrispondenti tagli di spesa. Con l’obbiettivo esplicito di ridurre il perimetro dello Stato e non già di accrescerlo o nella migliore delle ipotesi di lasciarlo invariato, come nelle intenzioni della signora Truss. Altrove nel mondo, tutto ciò è apparso subito chiaro.

Che cosa dobbiamo fare
E’ sorprendente che invece non lo sia a noi. Che, dall’alto del nostro debito pubblico al 150% del prodotto o della nostra spesa pubblica al 50% del prodotto, ci strappiamo le vesti per le devastazioni provocate dal liberismo selvaggio. E’ particolarmente curioso che lo faccia proprio chi, negli anni scorsi, esortava a fare manovre in deficit in spregio alle regole fiscali europee, notoriamente «stupide». L’apparente sollievo offerto oggi ai conti pubblici dall’inflazione si trasformerà domani in maggiori oneri per le pensioni e per il servizio del debito. I margini di manovra della nostra finanza pubblica sono praticamente inesistenti oggi e lo saranno anche domani. Nuove iniezioni di liquidità (a cominciare da nuovi sussidi) a debito sono impraticabili (e sarebbero inefficaci). Se vogliamo fermarci prima del precipizio, dobbiamo tornare a chiamare le cose con il loro nome: usiamo deficit e non scostamento di bilancio, sussidi e non ristori. Per parafrasare un grande economista prestato alla cosa pubblica: usare le parole giuste, per deliberare.

Fonte: Corriere.it

DEFICIT, DEBITO, SUSSIDI: CHIAMIAMOLI CON IL LORO VERO NOME
DEFICIT, DEBITO, SUSSIDI: CHIAMIAMOLI CON IL LORO VERO NOME