Il Venezuela nella cornice della guerra cognitiva globale

di Maylyn López

3 Novembre 2025

Chi decide cosa è democrazia e cosa la minaccia? Chi stabilisce quali vite meritano protezione e quali possono essere sacrificate sull’altare degli interessi energetici? In base a quale diritto un Paese può essere isolato, sanzionato e diffamato senza che la comunità internazionale lo riconosca come atto di guerra? Un embargo che affama è compatibile con la “difesa dei diritti umani”?

Interrogarsi su queste domande può essere un utile strumento, soprattutto per inquadrare il caso attuale del Venezuela, paese vittima di una forma di conflitto ibrido in cui parole, sanzioni economiche e dispiegamento di forze militari navali ai suoi confini si intrecciano per produrre effetti concreti sulla vita delle persone.

Come uscire allora dal labirinto semantico di chi gestisce la narrazione? Sicuramente partendo dai dati. La strategia di pressione sul Venezuela – il Paese con più petrolio al mondo, vittima di sanzioni che hanno sottratto oltre 230 miliardi di dollari al suo popolo – si configura come un modello maturo di guerra ibrida dove coercizione economica, diplomatica, comunicativa e militare indiretta si intrecciano.

Le sue componenti principali restano costanti, ma con adattamenti tecnologici e geopolitici sempre più sofisticati. 

Al primo posto ci sono le MCU (misure coercitive unilaterali) economiche multilivello e secondarie. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno mantenuto e in alcuni casi ampliato il regime sanzionatorio con l’applicazione di oltre 930 misure attive e secondarie (OFAC, ottobre 2024). Queste includono, in particolare: 

– il congelamento di asset e riserve estere (CITGO, 7 miliardi USD bloccati);
– restrizioni sulle transazioni finanziarie con banche internazionali;
– limitazioni commerciali indirette su imprese di Paesi terzi che intrattengono rapporti con PDVSA o entità pubbliche venezuelane. 

Dal punto di vista semantico e discorsivo, usare “sanzione” implica un frame morale — c’è un colpevole e c’è una punizione. Parlare invece di misure coercitive unilaterali restituisce la realtà dei fatti: un atto di pressione politica o economica non riconosciuto dal diritto internazionale, spesso contrario ai principi di sovranità e uguaglianza tra gli Stati.

Queste misure coercitive unilaterali” non sono “neutre”: sono armi di guerra. La Relatrice Speciale ONU Alena Douhan (2021) le ha definite “misure coercitive unilaterali con impatti devastanti sulla vita civile”. E i dati delle agenzie internazionali lo confermano: 3,3 milioni di persone in bisogno umanitario; 1,8 milioni di bambini colpiti da carenze alimentari o mediche; 6,87 milioni di migranti e rifugiati venezuelani nella regione.

Secondo l’Observatorio Antibloqueo (2023) il Venezuela ha subito: 164 sanzioni tra il 2014 e il 2022; 232 miliardi di dollari di perdite economiche dirette; 3,995 miliardi di barili di produzione petrolifera non realizzata. Tra il 2013 e il 2020, secondo il FMI, il PIL venezuelano si è ridotto dell’80% e le importazioni alimentari del 75%. Come può un Paese sopravvivere a un blocco economico così vasto senza collasso totale? 


Il potere delle parole: la “minaccia” propagandata dagli U.S.A costruita ad hoc?

“Crisi”, “regime”, “instabilità”, “narcotraffico”: quattro termini diventati sinonimi di Venezuela nei media. Eppure, nessuno di questi concetti è neutrale. Autori come Teun van Dijk e Norman Fairclough – spiegano che le élite non controllano solo le risorse materiali, ma soprattutto le parole con cui il mondo interpreta quelle risorse. Chi domina il linguaggio, domina la percezione del bene e del male.  

Durante l’amministrazione Trump (2017-2021), il governo degli Stati Uniti definì Nicolás Maduro “usurpatore” e promise “la liberazione del popolo venezuelano”. Ciò che seguì furono anni di strangolamento economico, in cui milioni di cittadini persero accesso a medicine, cibo e reddito. 

Uno degli strumenti più efficaci per giustificare “interventi” è l’etichetta morale. E oggi avendo fallito con tutti i tentativi precedenti c’è un nuovo escamotage semantico ideato dalla nuova amministrazione Trump: la parola “droga” ha sostituito “petrolio” nel discorso geopolitico, ma i numeri raccontano tutt’altro. 

Il conflitto non è tra ideologie, ma tra sovranità e controllo energetico. E quando la ricchezza è tanta, la narrativa diventa lo strumento più potente per indebolire la legittimità.  

Secondo l’UNODC – Global Cocaine Report 2023 (https://shorturl.at/YOiE4), il Venezuela non appare in alcuna categoria di produzione o lavorazione. Non esistono piantagioni registrate né laboratori identificati. È un Paese di transito e di contrasto, non di produzione.

La SUNAD (Superintendencia Nacional Antidrogas) documenta nel Rapporto del 2023 di come le autorità del Venezuela abbiano sequestrato 52,2 tonnellate di stupefacenti, di cui 38,4 di cocaina. A questo si aggiungono 22,3 tonnellate intercettate nei primi cinque mesi del 2024 e 482 operazioni complessive che hanno portato a 3.224 arresti. 

Questo tipo di soft power, pur presentato come cooperazione civile, genera una forte asimmetria informativa e contribuisce a polarizzare la sfera pubblica interna.

Guerra informativa e digitalizzazione della pressione
A partire dal 2022, la dimensione mediatica della pressione si è digitalizzata con una serie di campagne coordinate su social network, uso di bot e reti automatizzate per amplificare messaggi di crisi, corruzione o fallimento statale. Il tutto corredato dalla diffusione di notizie parziali tramite media regionali in lingua spagnola e inglese.

Dalla nefasta decisione di Obama di considerare il Venezuela una “minaccia straordinaria per la sicurezza interna degli Usa”, gli Stati Uniti hanno adottato un modello costante per destituire il legittimo governo e appropriarsi delle immense risorse del paese, che possiamo sintetizzare in questi 5 punti:

– Creare una cornice morale – il bene contro il male;
– Delegittimare il governo – definendolo “autorità illegittima”;
– Isolare diplomaticamente – riconoscendo opposizioni selezionate;
– Colpire economicamente – bloccare riserve e accesso a mercati;
– Gestire la percezione – diffondere narrazioni su crisi e violenza.

È anche una guerra cognitiva. Creare consenso interno negli Stati Uniti e paura all’esterno. Come scrive Van Dijk, “chi controlla i testi, controlla le menti”.

Nel 2024, l’Università di Oxford Internet Institute ha classificato il caso venezuelano tra i cinque esempi mondiali di “computational propaganda a scopo geopolitico”, al pari di Siria, Iran, Ucraina e Myanmar.

Per esempio, il caso Operation Gideon (maggio 2020) — un tentativo armato di incursione via mare condotto da ex militari statunitensi e contractor della società privata Silvercorp USA — resta emblematico del coinvolgimento di attori non statali nelle strategie di destabilizzazione.

Nel 2024, diversi  report indipendenti (e testimonianze sui social) indicano che molti giovani attivisti non erano volontari, ma, ricevevano compensi diretti in dollari o bolívar per compiti specifici: creazione di contenuti, diffusione di hashtag, commenti e atti violenti. Venivano reclutati tramite gruppi WhatsApp e Telegram per le organizzazioni partner (ONG, movimenti civici, agenzie di marketing politico). 

Anche in quel momento, il sostegno indiretto a organizzazioni civili, media e reti di comunicazione digitale è divenuto una delle dimensioni più sofisticate della pressione ibrida. Attraverso fondi ufficiali (NED, USAID, Open Society Foundations, ecc.) sono stati finanziati progetti di “rafforzamento democratico” e “libertà di stampa”, che spesso includono attività di formazione, produzione di contenuti e advocacy politica.

Nel 2023–2024, rapporti del Centro de Estudios Estratégicos del Caribe e del Council on Hemispheric Affairs segnalano nuove forme di cooperazione informale tra reti di intelligence, forze private di sicurezza e organizzazioni para-militari lungo il confine colombiano-venezuelano, giustificate sotto il pretesto del contrasto al narcotraffico.

La vera posta in gioco: il petrolio

Dietro la retorica della sicurezza e della libertà si nasconde una verità materiale: l’energia. Secondo l’OPEC – Annual Statistical Bulletin 2025, il Venezuela possiede:

– 303,22 miliardi di barili di riserve petrolifere provate, pari al 17,5% del totale mondiale;
– 5,5 trilioni di metri cubi di gas naturale;
– enormi giacimenti auriferi e di coltan nell’Arco Minero dell’Orinoco.

Ai prezzi medi 2024, il valore potenziale del solo petrolio supera i 24 trilioni di dollari. Non sorprende che ogni crisi politica venezuelana coincida con un picco di interesse internazionale sulle sue risorse.


Il doppio standard europeo


L’Europa difende il diritto internazionale quando conviene e lo ignora quando l’interesse lo richiede. Un paradosso tanto più grave se si considera che il 60% della popolazione venezuelana ha origini europee, e che centinaia di imprese italiane e spagnole, per esempio, hanno perso contratti e capitali per via delle misure restrittive.

Secondo la Carta delle Nazioni Unite (art. 2 e 51), ogni Stato ha diritto alla difesa ma anche all’integrità territoriale e alla non interferenza. 

Le operazioni statunitensi nel Caribe, anche se “giustificate” come lotta al narcotraffico, mettono alla prova questi principi fondamentali, poiché: avvengono senza mandato ONU nè autorizazzione venezuelana; implicando la presenza militare  in una zona geopoliticamente sensibile.

Il mare dei Caraibi dove si affollano le navi di morte degli Stati Uniti sono oggi lo specchio di un occidente senza autorità morale. L’America Latina è nata dalla resistenza, non dal privilegio. 

America Latina è stata definita dalla CELAC come zona di pace. È proprio qui che oggi, le navi straniere solcano il mare della sovranità e le sanzioni strangolano i popoli in nome della democrazia.

Il Venezuela non è solo una questione economica o politica: è un test morale per l’intero sistema internazionale. Perché se il diritto alla pace può essere negoziato, allora nessuna nazione è veramente libera. 

E quindi torniamo alle domande iniziali.  Chi decide cosa è democrazia e cosa è minaccia? Fino a quando la libertà potrà essere usata come giustificazione per affamare popoli interi?

Forse la verità più scomoda non è che il Venezuela resista. È che lo faccia con i fatti, non con le parole. E che dietro il linguaggio della “difesa dei diritti umani” si nasconda la più antica delle leggi geopolitiche: quella del potere travestito da morale. Nel Caribe, il Venezuela non è solo un Paese osservato: è un laboratorio di pressione militare, informativa e simbolica.

Tratto da: L’Antidiplomatico

Il Venezuela nella cornice della guerra cognitiva globale
Il Venezuela nella cornice della guerra cognitiva globale

LA QUESTIONE DELLA TORRE DEI CONTI A ROMA

di Alessandro Orsini

5 Ottobre 2025

Caro Ministro Crosetto, ma che cosa c’entra la disinformazione con le dichiarazioni di Zakharova sul crollo della Torre a Roma? Perdoni la domanda impertinente, ministro Crosetto, ma lei possiede le facoltà logiche per attribuire un senso alle parole che usa nella sua veste di ministro? La mia domanda è tecnica: caro ministro, mi spiega che cos’è la disinformazione? Le spiego: un’opinione che non le piace non ricade nel campo della disinformazione. Lei ha un problema serissimo con la classificazione, che è alla base dell’attività scientifica.

Le faccio due esempi per aiutarla a capire i fondamenti della logica, uno semplice e l’altro più difficile.

Esempio 1: Immaginiamo che lei sia un tifoso del Milan ed io del Napoli. E immaginiamo che io dica che il Napoli di Maradona era più forte del Milan di Sacchi. Ebbene, questa è un’opinione che non le piace, ma non è “disinformazione”.

Esempio 2: se un professore universitario dice: “Quanto maggiore sarà il volume di fuoco dell’Ucraina contro la Russia tanto più grande sarà il volume di fuoco della Russia contro l’Ucraina”, questa non è disinformazione. E’ semplicemente una proposizione bivariata, suscettibile di conferma o confutazione empirica, che non le piace. Ma non è disinformazione!

Se io dico che lei, caro Crosetto, non ha capito niente della guerra in Ucraina, non è disinformazione, è un dato della realtà, confermato dal fatto che l’Ucraina e l’Europa sono in ginocchio.

Da italiano, a me non sono piaciuti i commenti di Zakharova e li condanno. Però condanno anche la sua incapacità di produrre un pensiero basato sulle regole elementari della logica classificatoria. La smetta di tirare in ballo la disinformazione anche per spiegare perché le sue frittelle sono poco croccanti. Grazie. Gli italiani non ne possono più della sua propaganda. Serietà, please.

P. S. In risposta all’intervista rilasciata da Crosetto a Repubblica, il 4 novembre 2025, in cui Crosetto ha detto che le dichiarazioni di Zakarova sono: “Una microscopica parte, né rilevante né sofisticata come lo sono altre, della capacità di disinformazione russa”.

LA QUESTIONE DELLA TORRE DEI CONTI A ROMA
LA QUESTIONE DELLA TORRE DEI CONTI A ROMA

LE TRE DESTRE

di Aleksej Zaville

{su richiesta ne farò uno sulle tre sinistre principali visto che a sinistra c’è più caos}.

Parlando su scala globale emergono tre destre che possiamo catalogare come:

La Destra Liberale (L)

La Destra Radicale (D.R.) e

Il Tradizionalismo Integrale (T.I.)

La Destra Liberale è sempre talassocratica (pro anglosassone) e cavalca il capitalismo nella sua forma finanziaria, è stata scelta dalle élite dell’ovest per riformare (se possibile) l’occidente nel lungo periodo (Trump & Co) ed è assolutamente nemica sia del T.I. sia della D.R. della quale però ha sempre più bisogno (il che è un sogno per i reietti della D.R.) inoltre la possiamo descrivere come progressista ma in modo celato, liberale con i liberali e contro qualsiasi diritto sociale o forma di socialismo.

La “L” non mette in discussione lo Status Quo perché lei è il futuro Status Quo delle ex democrazie plutocratiche che si avviano a diventare democrature plutocratiche con un economia sempre più finanziaria e sistemi di controllo sempre più simili ai paesi “comunisti”.

La Destra Radicale fino al 2020 era un covo di reietti radicalizzati su internet, poi la ruota della storia ha iniziato a giocare a loro favore (a favore di accelerazionisti e suprematisti vari) e va sempre più a loro favore, prima la pandemia poi la crisi, poi la guerra a Est, poi la crisi, poi la guerra in Terra Santa, poi lo sdoganamento dei pensieri antisemiti insomma è palese che gli eventi storici dell’ultimo Lustro hanno ridato fiato a questa categoria che era ormai avviata all’estinzione, nella D.R. troviamo una generale indifferenza verso i temi economici e un suprematismo misto ad odio e ignoranza diffuso e strutturale, la D. R. è quasi sempre Russofoba, Sinofoba e Islamofoba e questo rende molto felici i Padroni della “L” che vedono nella D. R. un vero Asso nella manica, vedasi il battaglione Azov, gente che vive di odio e odia tutto ciò che non rientra nei loro parametri, da questo segmento della destra emerge un elenco di elementi caratteristici, di solito i suoi membri sono Atei, Pagani o Satanisti, hanno un disprezzo per i Monoteismi in generale e per l’Islam in particolare, enormi problemi a socializzare e ad inserirsi in qualsiasi contesto umano civile e nel mondo del lavoro, sono pessimisti e tendenti all’individualismo nei fatti, hanno un rapporto critico e/o malsano col sesso opposto e un complesso di inferiorità che viene malcelato da strampalate dichiarazioni sulla loro “superiorità genetica”.

Il Tradizionalismo Integrale è stato collocato a destra per colpa della sinistra che ha deciso da qualche decennio che la realtà non esiste.

Parlando di Tradizionalismo Integrale si parla di un numero ristretto di persone ma con una qualità umana prima ancora che politica assai rara al giorno d’oggi, il vero Integralista non maltratta il suo corpo in nessun modo, non lo buca o deturpa con oggetti metallici, non lo avvelena con spazzatura sia solida sia liquida e ovviamente ha rispetto della propria Integrità ma anche di quella altrui (differenza non da poco con le altre destre) non vedrete mai un vero T.I. fare abuso di alcool o fumare o peggio drogarsi o andare a disoneste, le visioni e le virtù centrali di questa tipologia di destra sono poche ma chiare (Fede, Patria, Potere e Prole + Altruismo, Coraggio, Fedeltà, Integrità e Sincerità), il T.I. ha una visione di coesistenza fra le potenze ed i popoli il che non esclude il conflitto ma non lo rende neanche imperativo ed inevitabile (D.R.) o un occasione per fare dei lauti guadagni (L) il T.I. inoltre ha un profondo rispetto per le varie sensibilità spirituali e quindi è, come la Destra Liberale, un sistema valoriale più universale. Il T.I. ha la peculiarità di non pretendere la sottomissione del diverso cercando di far passare questa sottomissione come Liberazione (Destra Liberale) o come civilizzazione (Destra Radicale) generosa da parte del colonizzatore di turno. Nel T.I. ciò che più conta è la consapevolezza collettiva (necessaria per il benessere collettivo) e l’essere coerenti con questa visione che è uno stile di vita più che un ideologia strutturata.

LE TRE DESTRE
LE TRE DESTRE

LO SCETTRO E IL GLOBO

a cura di Vincenzo Di Maio

Lo scettro e il globo sono le insegne della regalità e, in modo più generico, del potere. Ogni volta che un personaggio viene rappresentato con uno scettro nella mano destra e un globo nella mano sinistra, si capisce che si tratta di un personaggio regale.

Ma che cosa si sa del significato profondo di questi due oggetti? E gli stessi monarchi li conoscono veramente? In genere, lo scettro viene considerato il simbolo dell’autorità e il globo quello del territorio sul quale tale autorità viene esercitata. In realtà, ciò va ancora oltre.

Lo scettro e globo rappresentano i due princìpi, maschile e femminile. Il principio maschile è sempre simboleggiato da una linea retta: uno scettro, un caduceo, una lancia, una spada, un pilastro, un albero… e dalla mano destra; e il principio femminile è simboleggiato da una linea curva: ogni oggetto cavo o arrotondato, una sfera un vaso, una coppa o anche un abisso, una grotta… e dalla mano sinistra. Tenere lo scettro e il globo significa che si comprendono i due princìpi e che si sa lavorare con essi.*

Omraam Mikhaël Aïvanhov

Vedi anche La Bilancia cosmica, Izvor capitolo XI

LO SCETTRO E IL GLOBO
LO SCETTRO E IL GLOBO

L’ETERNO RITORNO

Vedi, noi sappiamo ciò che tu insegni: che tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e che noi siamo stati già, eterne volte, e tutte le cose con noi.

Tu insegni che vi è un grande anno del divenire, un’immensità di anno grande: esso, come una clessidra, deve sempre di nuovo rovesciarsi, per potere sempre di nuovo scorrere, e finire di scorrere.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Così parlò Zarathustra

Immagine: Uroboro, miniatura da un trattato alchemico (1478)

L'ETERNO RITORNO
L’ETERNO RITORNO

IL CAMMINO INIZIATICO NEL VANGELO E NELLA TRADIZIONE ISLAMICA

di Giuseppe Aiello

Nozioni propedeutiche

“Perchè stretta è la PORTA e angusta la VIA che conduce alla VITA, e pochi sono quelli che la trovano…” (Matteo 7, 14).

Corano, Sūra al-Balad (90:10-12)

«Non gli abbiamo forse mostrato le DUE VIE? Ma egli non ha affrontato la ripida salita (al-ʿaqabah). E che cos’è la ripida salita?»

(segue spiegazione: liberare uno schiavo, nutrire l’affamato, ecc.)

Questo è il passo più vicino a Matteo 7, 14.

Il Corano stesso usa l’immagine della “strada ripida e difficile” (al-ʿaqabah) come metafora per la via verso il bene e la salvezza.

Solo pochi affrontano questa “via stretta” e “ripida”.

Ṣaḥīḥ al-Bukhārī, ḥadīth 6470

Il Profeta ﷺ disse:

«Il Paradiso è circondato da difficoltà, e l’Inferno è circondato da desideri.»

(“ḥuffa al-jannatu bil-makārih, wa ḥuffa al-nār bil-shahawāt.”)

Significato quasi identico a Matteo 7, 14: la Via che conduce alla vita (Paradiso) è difficile e stretta; quella che porta alla perdizione è ampia e seducente.

Musnad Aḥmad, n. 1644

«Chi teme (Dio) si mette in cammino di NOTTE, e chi viaggia di notte giunge alla meta. In verità, la merce di Dio è preziosa: la merce di Dio è il Paradiso.»

Anche qui l’idea è che solo chi si sforza (non chi prende la via facile) raggiunge la salvezza.

Ovviamente la notte ha un significato simbolico.

Conclusione

Mai come oggi, anche grazie ai social media e ai libri stampati per la massa, si sente parlare di esoterismo, cammino iniziatico ecc.

Solo un 5% però, a essere buoni, capisce VERAMENTE cosa ciò voglia dire nel concreto, nell’azione, nella pratica, e non solo nei libri o sulla tastiera di un computer.

La Via non è facile, richiede silenzio (no chiacchiere e perditempo), sforzo quotidiano, umiltà, costanza, pazienza, inflessibilità con se stessi, disponibilità con gli altri…

Se non si è pronti, meglio non giocare con queste cose, e limitarsi all’exoterismo – andate in chiesa, fate i sacramenti….fare la salah, il digiuno ecc.

non ci si improvvisa alpinisti….non ci si inoltra nel BOSCO da SOLI di NOTTE

p.s.:

LIBERARE UNO SCHIAVO”: exotericamente, vuol dire effettivamente aiutare qualcuno che sia schiavo o in grossa difficoltà, esotericamente vuol dire liberare la propria “nafs” dalla schiavitù di questo mondo.

NUTRIRE L’AFFAMATO: exotericamente vuol dire aiutare i bisognosi, esotericamente vuol dire nutrire la nostra nafs coscienziosa e positiva con la scienza e la l’etica divine.

IL CAMMINO INIZIATICO NEL VANGELO E NELLA TRADIZIONE ISLAMICA
IL CAMMINO INIZIATICO NEL VANGELO E NELLA TRADIZIONE ISLAMICA

SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA

di Luca Rudra Vincenzini

“C’è un Guru che non è altro che la trasmissione ininterrotta dei raggi [della consapevolezza risvegliata] che vengono ricevuti attraverso la sequenza del lignaggio. C’è una divinità che non è altro che la realtà percepita attraverso quella [trasmissione, ovvero Śiva]”, Kaulasūtra.

Abhinavagupta, riprendendo un passo del Kaulasūtra, si occupa di un tema centralissimo della tradizione tantrica: la discesa della Grazia (śakti-nipāta) e la sua trasmissione (saṅkramaṇa) di maestro in discepolo.

Il primo punto che sottolinea è che non c’è trasmissione alcuna se il maestro fisico non è stabilizzato durante la trasmissione nel principio traspersonale ed eterno (gurutattva). È quel principio a trasmettere lo stato al discepolo per mezzo del maestro fisico e ciò senza alcun dubbio (na saṁśayaḥ). C’è dunque condivisione, accensione e trasmissione perché entrambi condividono la stessa essenza divina (tādātmya): la coscienza di Śiva.

Prosegue distinguendo i meri portatori di azioni rituali e studiosi (karmin) da coloro che conoscono la natura della realtà per esperienza diretta (jñānin). Ora costoro possono passare gli insegnamenti ai discepoli per azione rituale (pūjā), insegnamento formale (kathā) e trasmissione dell’esperienza (saṅkramaṇa). Quest’ultima è definitiva (paraśāktabala) quando i karma del discepolo sono giunti ad un termine o torna ciclicamente se ancora non c’è completa libertà da essi. Di fatto l’entrata nello stato (samāveśa) e la sua trasmissione (saṅkranti) può avvenire anche da parte di un non realizzato perché in qualsiasi caso non è il mezzo (persona fisica) bensì la fonte (Śiva) il punto sorgivo di trasmissione.

PS: le pratiche non servono a produrre lo stato, bensì a togliere dalla mente e dal corpo ciò che è di ostacolo alla percezione diretta.

SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA
SHIVA: OVVERO I RAGGI DELLA CONSAPEVOLEZZA RISVEGLIATA

ADAM E’ IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE

di Mike Plato

Qui si dimentica una cosa fondamentale, che sarà il PILASTRO del mio saggio:

NON POSSONO ESSERCI DUE RE…IL RE è UNO SOLO….

Quando Dio creò ADAM, fece ciò per decretare il RE DELLA NUOVA CREAZIONE e per generare il SUPERGUERRIERO che avrebbe combattuto BELIAR….

VE LO RIPETERO’ FINO ALLA MORTE:

CRISTO E ADAM sono uno solo

E FATE ATTENZIONE…PERCHE NON LO RIPETERO’ MAI PIU

Luca 3,38

….figlio di Enos, figlio di Set, figlio di Adamo, figlio di Dio.

ADAM, FIGLIO DI DIO….E POICHE’ è UNIGENITO…IL RE SACEDOTE GUERRIERO MESSIA FIGLIO è ADAM…..

Non a caso Cristo dice di essere l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo…

MA DI COSA? LEGGETE LA GENEALOGIA….PARTE DA ADAM E FINISCE A GESU’….L’ANTICO E NUOVO ADAM, L’OSIRIDE E L’HORUS SEMPRE VIVENTE..

QUELLO CHE MEL INTERPRETO’….PERCHE MAD=FOLLE sono le tre lettere ebraiche di ADAM, ovvero ADM…E in quel film MEL ADAM interpretava IL GUERRIERO DELLA STRADA, IL SALVATORE, IL MESSIA ATTESO DAI BAMBINI CADUTI

ADAM E' IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE
ADAM E’ IL RE DELLA NUOVA CREAZIONE

SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE

di Jodi Childs

“Il fuoco è la sua testa, il sole e la luna i suoi occhi, lo spazio le sue orecchie, i Veda il suo discorso, il vento il suo respiro, l’universo il suo cuore. Dai Suoi piedi la Terra ha avuto origine. In verità Egli è l’intimo di tutti gli esseri. ”

― Anonimo, Le Upanishad

Shiva & Shakti ॐ

Talon Abraxas

Shiva Shakti, i principi maschili e femminili inseparabili per la creazione e l’universo !!

Shiva incarna la coscienza pura (Purusha), mentre Shakti rappresenta l’energia creativa (Prakriti). Shiva senza Shakti è dormiente, e Shakti senza Shiva esiste. Un equilibrio perfetto tra la liberazione spirituale (Moksha), e il ciclo continuo dell’esistenza.

Mantra di Shiva Shakti Panchakshari

“Om Hrim, mi inchino al Signore Shiva”

SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE
SHIVA E SHAKTI: I PRINCIPI INSEPARABILI DELLA CREAZIONE