Per capire la Cina bisogna leggere Pound

di A.A.V.V.

Anche Eugenio Montale si occupò di Cina. Lo fece, pare, distrattamente, per dovere editoriale; era il 1963, scrisse l’introduzione alle Liriche cinesi curate da Giorgia Valensin per la Nuova Universale Einaudi. In questo caso, a poco agio tra draghi, taoisti e paraventi, lo sguardo di Montale non è da poeta – dunque, da visionario –; si limita a ricamare tra le poetiche: “Limpidissime come sono, [queste poesie] sfuggono al metro nuovo che l’età cristiana ha regalato al mondo occidentale, e forse non solo a questo. Non è solo che manchi in esse quell’umanizzarsi del tempo e della natura e quella divinizzazione della donna che son proprie della lirica europea; è piuttosto che qui, come nel miracolo della scultura egizia e, in minor grado, in quello dell’arte greca, l’uomo e l’arte tendevano alla natura, erano natura; mentre da noi, e da molti secoli, natura ed arte tendono all’uomo, si fanno uomo”. Tutto bello, cristallino, disincarnato dalla vita, dalla storia, come se la poesia fosse extramondana, in teca, roba per poeti in estinzione: nella Repubblica Popolare Cinese, intanto, si era alle soglie della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. Fu devastante.

Eppure, di fianco a Montale, rientrato in Italia da qualche anno, agiva Ezra Pound. Rispetto alla quasi totalità degli intellettuali e dei poeti del suo tempo, Pound aveva un’ossessione per la Cina. Certo, era un’ossessione, al principio, primariamente formale: Pound nasce poeta, in sostanza, con Cathay (1915), rivoluzionario attraversamento della poesia classica cinese, scoperta, qualche anno prima, insieme a William B. Yeats, trafficando tra ruderi letterari asiatici.

Col disgelo le acque rompono il ghiaccio
nel centro di Shoku, orgogliosa città.

È già segnato il destino degli uomini
Inutile consultare indovini.

Pound prosegue le sue ricerche studiando Ernest Fenollosa, insigne sinologo e – eccellenza non secondaria – professore di politica economica all’Università imperiale di Tokyo: L’ideogramma cinese come mezzo di poesia (Scheiwiller 1960; 1987) è maneggiato da ‘Ez’ come un trattato estetico (la dottrina dell’Imagismo, per dire, deriva da lì: rapidità ideogrammatica di immagine/senso/sensazione). La storia, la cultura, la poesia cinese irrompono nei Cantos ovunque, in particolare nella sezione “Rock-Drill”; quando, il 3 maggio del 1945, i partigiani lo prelevano a Sant’Ambrogio, il poeta “si mette in tasca il volume di Confucio che stava traducendo e li segue”: sarà la sua unica lettura nell’atroce gabbia pisana, il solo conforto negli anni abominevoli della prigionia, quasi l’estro di una disciplina, l’estratto. Presso le Edizioni Popolari di Venezia, quello stesso anno, Pound aveva pubblicato un testo di Confucio, L’asse che non vacilla, “che fu dato quasi interamente alle fiamme subito dopo la Liberazione perché sospetto di propaganda in favore dell’‘Asse’ Berlino-Roma-Tokio”. In un Postscriptum a Guide to Kulchur, Pound consiglia di usare “come sestante”, cioè come orientamento elementare, sufficiente, Omero, “i tragediografi greci”, la Divina Commedia; ma prima di tutti, su tutti, bisogna leggere “Confucio e Mencio”, perché “contengono le soluzioni di tutti i problemi di condotta che possono sorgere”.

Oggi – s’intende: da qualche anno – che la Cina fa paura, che Xi Jinping pare il dragone in grado di annientare i draghetti europei e di sbadigliare in faccia agli Usa, è bene ricordare che da più di un secolo il poeta ci intimava di guardare a Est; che da più di un secolo Pound ha indicato la via: guardate la Cina, studiatene i testi sacri, traducete Confucio, il pilastro dell’etica e della politica cinese. Cosa gli importava? La fusione, paradigmatica, tra governo di sé e governo di uno Stato, di un popolo; la concezione del rito e della tradizione; la poesia come atto puro, gesto che concilia la Terra al Cielo; la postura aristocratica – perfino spietata – nel rincorrere l’armonia; il ren, la “qualità umana”, il “senso dell’umanità”.

“L’uomo vero cerca tutto in se stesso, l’uomo meschino cerca di ottenere tutto da qualcun altro”.

“Il furbo non riconosce i decreti del cielo, è impertinente con i grandi uomini e disprezza le parole dei sapienti”.

“Non conoscere le parole significa non possedere il fluido necessario per conoscere gli uomini”.

Questi sono alcuni frammenti dagli Analecta, raccolti da Pound nel 1951 e tradotti da Scheiwiller – a cura della figlia, Mary de Rachewiltz – nel 1995: un compendio straordinario per capire la Cina di adesso più che quella di allora. In The Classic Anthology defined by Confucio (Harvard University Press, 1954), invece, Pound lavora nell’immane repertorio di poesie classiche, canonizzate da Confucio. Il libro fu pubblicato come L’antologia classica cinese, ovviamente, da Scheiwiller; a curarlo, Carlo Scarfoglio, già direttore de “La Nazione” e de “Il Mattino”, figlio di Matilde Serao, autore, in quel contesto, tra l’altro, di una Apologia del traduttore piuttosto appassionata:

“Io tradussi una ventina circa di Odi parecchi anni or sono, quando, avendo visto, assieme con Mary, la figliuola del poeta, fallire tutti gli sforzi immaginati per creare un’atmosfera di miglior giustizia intorno al poeta, vittima di accuse la cui falsità non ha ormai più bisogno di esser dimostrata, proposi di cercare almeno di confortarlo nella sua prigionia, traducendo alcune delle Odi, cercando di pubblicarle in qualche rivista, e quindi mandandogliene gli estratti, affinché dal mondo esterno gli giungesse prova che egli era ancora amato e ammirato per il suo lavoro umanistico più bello e più puro”.

Capì perfino, Pound, che la pratica etica può essere coercitiva: che si uccide col sorriso, per un bene superiore. Capì tutto, in effetti. Naturalmente, questi libri, come gli studi di Pound sulla cultura cinese, sono svaniti dal convegno editoriale.

Eppure, nel 1974, poco dopo la morte di ‘Ez’, Feltrinelli (Feltrinelli) pubblicava uno studio di Girolamo Mancuso – traduttore, tra l’altro, di Tagore e di Tutte le poesie di Mao Tse Tung – su Pound e la Cinainteso a sviscerare “la via poundiana alla Cina… ma anche una rigorosa ricostruzione dell’itinerario ideologico che porta da Confucio a Mussolini”. Scomparso pure questo. Non ci resta, allora, che annaspare, speculando intorno a Xi, al ‘gigante cinese’ e al bla bla irritato dalla cronaca; continuiamo a perpetuare l’‘attualismo’ nei riguardi di un paese che ragiona per piani secolari, sull’obice dei millenni.

“Se le nostre università valessero un soldo di cacio, avrebbero fatto qualcosa… Milioni sono stati spesi per incretinire l’educazione. Non c’è motivo, a parte usura e odio per le lettere, per privare alcune centinaia almeno di poesie e il Ta Hio di una edizione bilingue… L’infamia dell’attuale sistema monetario non si ferma alla cattiva nutrizione delle masse; si estende fino alle più remote fessure della vita intellettuale, anche dove i vigliacchi si sentono al sicuro, anche se gli uomini di scarsa vitalità credono che di noia non si muore. Lo stato degli studi cinesi in Occidente è vomitosamente squallido… i professori inglesi e americane sono talpe”:

così scriveva Pound, molti anni fa. Abbiamo preferito, ancora una volta, non crede al veggente, al poeta.

Fonte: Pangea.news

Per capire la Cina bisogna leggere Pound
Per capire la Cina bisogna leggere Pound

Khazari e cazzari

di Marco Braccini

Un recente editoriale dedicato alla situazione Ucraina scritto da Claudio Mutti sulla rivista “Eurasia”, ci porta a soffermarci sulle dichiarazioni rilasciate il 5 aprile 2022 dal presidente Ucraino Volodymyr Zelensky. Prefigurando un futuro dell’Ucraina per il dopoguerra, ha detto: “sarà più simile allo Stato ebraico che all’Europa occidentale (..) anzi, essa dovrà diventare una Grande Israele, con una società altamente militarizzata e le forze armate coinvolte in tutte le istituzioni.” Il legame fra l’ucraina ed Israele ha profonde radici storiche, dal VI° al XII° secolo d.c. nei territori compresi fra i fiumi Dnepr e Don si estese il regno di un popolo di origine turca che nel secolo VIII° si convertì in buona parte al giudaismo, contribuendo in maniera decisiva all’etnogenesi dell’ebraismo aschenazita, i Cazari. La conversione dei Cazari al Giudaismo lasciò attoniti i pensatori del tempo come quelli dei nostri giorni. Per lo storiografo marxista ungherese Antal Bartha: ” Il Giudaismo fu adottato come religione ufficiale della parte dominante della popolazione”. Nel XIII secolo con le invasioni dalle orde barbariche di Gengis Khan, le comunità Cazare diedero il via a forti migrazioni, le ritroviamo presenti oltre che in Ucraina, in Crimea, Ungheria, Polonia e Lituania, dando vita alle più alte concentrazioni di popolazioni di fede giudaica. Secondo il libro “Khazaria” di A.N. Poliak, pubblicato a Tel Aviv nel 1944, queste popolazioni fra quelle emigrate in Israele, e negli Stati Uniti, e quelle rimaste nei luoghi d’origine, costituirebbero la maggioranza assoluta degli ebrei nel mondo. Un cronista arabo li descrive come un popolo di corporatura tarchiata e di natura fredda e selvaggia. Dopo oltre 100 anni di guerre, gli arabi non avevano un gran simpatia per loro, e meno ancora gli scriba georgiani ed armeni, i cui paesi furono ripetutamente devastati dai cavalieri Cazari. Secondo Aleksandr Solzenitsyn agli inizi del X° secolo troviamo una consistente comunità di Cazari giudaizzati insediata a Kiev. Sempre a Kiev, nel 930, fu scritta in ebraico la “Lettera kievana”, che è il più antico documento cazaro finora pervenutoci. Più che legittima appare perciò la conclusione dell’autorevole studioso della questione cazara, Kevin Alan Brook: “è altamente probabile che gli Ebrei aschenaziti siano in una qualche misura i discendenti degli Ebrei originari della Rus’ kievana.” Già l’Enciclopedia Giudaica, pubblicata a San Pietroburgo negli anni precedenti alla Rivoluzione d’Ottobre, informava che l’ebraismo russo aveva tratto origine da «ebrei provenienti dalle rive del Mar Nero e dal Caucaso», i quali adottarono lo yiddish solo nel XVII secolo. L’ebraismo ucraino, di verosimile ascendenza cazara, ha dato un contributo fondamentale sia al regime di occupazione della Palestina (basterà citare presidenti e ministri israeliani quali Levi Eshkol, Golda Meir, Moshe Sharett, Yitzhak Ben-Zvi, Ephraim Katzir, Yuli -Yoel Edelstein etc.) sia ad istituzioni internazionali quali il Parlamento Ebraico Europeo, nato su proposta della European Jewish Union , fondata da due milionari ucraini di origini ebraiche, Vadim Rabinovich e Igor Kolomojs’kyj. Kolomojs’kyj, governatore dell’oblast’ di Dnipropetrovs’k dal marzo 2014 al marzo 2015, doppia cittadinanza ucraina ed israeliana, è il fondatore di PrivatBank, presidente del Parlamento Ebraico Europeo, e proprietario del canale televisivo Jewish News One (con sede a Bruxelles), nonchè proprietario della TV che con la serie “Sluha narodu” (Servitore del popolo) assicurò il successo all’attore ebreo Volodymyr Zelensky, e che nel 2019 lo portò a diventare presidente dell’Ucraina. Con l’inizio del conflitto Kolomojs’kyj, ha organizzato il trasferimento dei genitori del premier Zelensky in Israele. Il 6 maggio 2022 i genitori di Vladimir Zelensky hanno ottenuto la nazionalità israeliana, i documenti sono stati accettati senza la loro presenza, ed i passaporti sono stati rilasciati all’Ambasciatore di Ucraina a Tel Aviv per ordine personale del vice primo ministro israeliano Naftali Bennett leader del partito “Nuova Destra”, in stretto contatto con Kolomojs’kyj, che del resto è considerato il principale finanziatore dei movimenti di estrema destra Ucraini. I nuovi passaporti dei coniugi Zelensky, Oleksandr, professore di cibernetica presso il “Kryvyi Rih Institute of Economics”, e la moglie Rymma, ingegnere, sono serviti per acquistare una villa da 950 mq. con piscina nella città di Rishpon, e un’altra casa di 120 metri per le guardie di sicurezza. Quattro ex guardie del corpo della SAS, ed agenti del Mossad mantengono la coppia tranquilla. Sono state acquistate anche tre vetture, due Lexus in versione blindata e una Maybach in versione antiproiettile per la modica cifra di 790.000 euro. A tutti gli ebrei che vivono in Ucraina è garantita la possibilità di entrare in Israele senza restrizioni e ricevere la cittadinanza in automatico. Si parla di oltre 100 mila ucraini che potrebbero essere naturalizzati israeliani nei prossimi mesi. Negli anni ’90, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, già quasi mezzo milione di ucraini si erano trasferito in Israele, tra questi anche Olga Vasilevskaya, oggi una parlamentare ucraina, che parla correntemente l’ebraico, perché cresciuta in Israele. Nel 2020 l’Ucraina si era ritirata da un comitato delle Nazioni Unite istituito nel 1975 per consentire al popolo palestinese di esercitare i diritti all’autodeterminazione, all’indipendenza e alla sovranità nazionale, le cose che l’Ucraina oggi rivendica per se, giudicando illegittime le stesse istanze delle repubbliche separatiste del Dombas e della Crimea. Da parte sua il regime sionista ha inviato in Ucraina i suoi istruttori per la formazione militare dell’esercito di Kiev. La portavoce del ministero russo degli Affari Esteri, Maria Zakharova, in un’intervista a Radio Sputnik ha denunciato la presenza di mercenari israeliani al fianco del Battaglione Azov. Prima del conflitto in corso Zelensky aveva chiuso in un colpo solo 3 tv di opposizione, arrestati i proprietari delle 3 emittenti, defenestrati il Procuratore generale anticorruzione, che stava indagando sulla sua famiglia e su Igor Kolomojs’kyj, e costretto alle dimissioni il direttore della banca centrale ed il presidente della corte Costituzionale. Con l’inizio del conflitto ha dichiarato infine illegali 11 partiti democraticamente eletti. Grazie ai “Pandora Papers”, una gigantesca inchiesta basata su 12 milioni di documenti su beni registrati offshore da politici, magnati e possidenti di 90 nazioni, resi noti dal servizio investigativo internazionale Icij, sappiamo anche il giro di denaro intercorso fra Zelensky e Kolomojs’kyj, oltre 40 milioni di dollari, soldi serviti oltre che per la mega villa Israeliana, per l’acquisto di prestigiosi immobili nel centro di Londra, una villa da 4 milioni di euro a Forte dei Marmi, un’altra a Miami per 34 milioni di dollari, e altre decine di unità immobiliari sparse per il mondo. Secondo Ilya Kiva, già leader del Partito Socialista d’Ucraina e deputato del partito di opposizione OPZZh (Partito per la vita) soppresso da Zelensky, il Premier Ucraino oltre alle proprietà immobiliari avrebbe accumulato negli anni del suo mandato, oltre un miliardo di dollari nella “Dresdner Bank Lateinamerika” in Costa Rica, denaro trasferito al presidente da oligarchi, in tranche da 12 a 35 milioni di dollari, attraverso banche come “First Union Bank”, “Deutsche Bank”, e la “Banque Nationale de Paris”. Il 24 febbraio 2022, poche ore dopo l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, Kyva appoggiò l’intervento russo, sostenendo che il popolo ucraino avesse bisogno di essere liberato, perché l’Ucraina sarebbe «ridotta in schiavitù e messa in ginocchio dall’Occidente» L’idea di Volodymyr Zelenskyy di una “Grande Israele” al centro dell’Europa ha precise basi religiose culturali e soprattutto economiche, e identifica chi a questa visione crede e aspira, come un nemico, a prescindere dalle rivendicazioni Russe, credenze fortemente in contrasto anche con la chiesa ortodossa, che legittimerebbe anche la presa di posizione del Patriarca Kirill. La storia spesso si ripete, dodici secoli fa, il principe russo Svjatoslav I° detto il Coraggioso, mosse all’attacco contro i Cazari, sconfiggendo il loro Principe nella battaglia di Svjatoslav, e avviando la decadenza dell’Impero di Khazaria. Se i Cazari, popolo fiero, con una propria visione del mondo, furono sconfitti, i loro discendenti di oggi asserviti al nuovo ordine mondiale a trazione Israelo-anglosassone-statunitense, guidati da “Cazzari” come Zelensky che possibilità possono avere?

Fonte: Il Pensiero Forte

Khazari e cazzari
Khazari e cazzari

Dalla creazione dell’uomo agli Anunnaki

Videoconferenza del canale Youtube IL PUNTO DI VISTA sul tema degli Annunaki, in cui ci si chiede domande sui passi misteriosi nella storia dell’uomo e il mito della sua creazione. Chi era il popolo degli ANUNNAKI? Come mai questa popolazione ricorre spesso nelle nostre ricerche ma mai in quelle “ufficiali”? O comunque in maniera poco approfondita? Lo scrittore Victor Nunzi ci aiuta a comprendere le origini di questo popolo e quelle del genere umano.

Dalla creazione dell’uomo agli Anunnaki

Antoine de Saint-Exupéry e come “ricostruire la Cittadella” nel cuore dell’uomo

di Cristina Raimondi Cominesi

Roma, 29 giu — “Cittadella, io ti costruirò nel cuore dell’uomo” , questa la sola soluzione possibile, affidata alla dichiarazione di intenti del Caïd berbero che è succeduto al padre nella guida del suo impero: nella visione di Saint-Exupérycostruire la Cittadella nel cuore dell’uomo non significa solo ricostruire il senso politico dell’impero, della società tradizionale in cui ognuno naturalmente si inseriva riconoscendo, nella gerarchia e nel valore del proprio contributo, i principi fondanti dell’Ordine contro il Chaos.

Costruire la Cittadella nel cuore significa, imprescindibilmente, riscoprire il senso del divino che permeava la società tradizionale, che legava i suoi elementi attraverso “linee di forza” dando loro significato: questa la sola ricetta per tornare a dare valore all’esistenza ed abbandonare gli individualismi di una società disgregante, fondata su moltitudini di monadi.

In ruolo di Dio in Cittadella 

Come in tutte le società tradizionali, anche in Cittadella Dio ricopre un ruolo fondamentale: un Dio che è una divinità indeterminata ma essenziale, creatore dell’ordine supremo di cui la Cittadella é il riflesso tangibile. Il ruolo del Caïd che la guida sarà quello di farsi pontifex, un ponte fra il divino ed il terreno ed instillare nel cuore degli uomini il senso dell’esistenza alla base dell’impero: superare i particolarismi, riscoprire il nodo divino che lega gli elementi, sganciarsi dall’azione e dal suo risultato per puntare a “divenire”, abbandonando l’ottica del sedentario e del bottegaio che accumulano beni terreni e in quelli credono di trovare il senso della vita.

Saint-Exupéry e il senso del divino

Il senso del divino espresso da Saint-Exupéry in Cittadella non corrisponde ad una particolare teologia: non un Dio prettamente cristiano, ma un’essenza immutabile, che da senso all’esistenza in una dimensione silenziosa, inaccessibile. Un Dio che non risponde alle preghiere, perché si farebbe servo dell’uomo, ma che, nel suo silenzio, si svela attraverso la riscoperta del “nodo divino” che unisce le cose e da loro senso e che riporta a Lui, come Sostanza significante dell’esistenza.

Il ruolo del cerimoniale

Il senso del divino, ci ricorda Saint-Exupéry, si può riscoprire innanzitutto attraverso il cerimoniale. Il cerimoniale, oltre a contribuire al fondamentale bagaglio dei costumi tipico di ogni civiltà ed impero, permette di sganciarsi dall’ottica dell’oggetto per riscoprirne il vero significato ultimo legato al senso della Creazione, attraverso la valorizzazione del percorso che ci porta a conferirgli valore, finalità ultima dell’esistenza e solo modo per poter “divenire”.

Come il diamante non ha valore in sé, ma il valore é attribuito dal lavoro incessante della sua ricerca, il cerimoniale della preparazione al giorno di festa conferisce l’unico valore alla festa stessa. Così il lavoratore dell’impero, che offre con il cerimoniale del suo lavoro quotidiano il valore all’evoluzione dell’impero stesso, uscendo dall’individualismo del guadagno personale. Tutto, in Cittadella, ci ricorda che le cose sono unite fra di loro da un nodo divino che le sostanzia. Come le pietre, che costituiscono il tempio, non hanno valore in sé ma solo nell’essere parte del tempio stesso, così gli uomini , senza senso del divino, sono condannati ad una vita meschina che si risolve solo in un’esistenza di quieto bestiame.

Una poetica riflessione

In piena deriva nichilista, che ormai da troppo tempo sostiene la morte del senso del divino come forma di liberazione personale negando un senso all’esistenza, Saint-Exupéry ci offre dapprima una poetica riflessione: “Perché mi è sembrato che l’uomo fosse simile alla Cittadella. Egli abbatte le mura per assicurarsi la libertà. Non è soltanto una fortezza demolita e aperta alle stelle. Allora comincia l’angoscia che deriva dal non essere”. Successivamente, nella sua semplicità, ci fornisce la soluzione: “Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini. Ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”. Solo così, ricordando incessantemente ciò che ci trascende, ogni azione della nostra vita può ritrovare un senso.

Fonte: Il Primato Nazionale

Ricostruire la Cittadella nel cuore dell’uomo
Ricostruire la Cittadella nel cuore dell’uomo

LA MISTIFICAZIONE DELLA DEMOCRAZIA

di Vincenzo Di Maio

La democrazia è uno dei tanti feticci ideologici privi di fondamento, un ideale inconsistente basato sulla adeguata significazione di un corpo, ossia il demos ovvero il popolo, che governa sè stesso, un autogoverno di pura anarchia privo di un fondamento realistico, una concezione che ricorda un’altra mistificazione politica che è la dittatura del proletariato, un moto politico in cui non vige un capo ma una moltitudine che si autogoverna dettando leggi a sè stessa.
Concezioni entrambe che non possiedono il senso organico che concerne la politica dello zoon politikun, un animale politico che, come dimostra la natura attraverso l’analisi della biosociologia, possiede sempre un organizzazione gerarchica e aristocratica. 

LA MISTIFICAZIONE DELLA DEMOCRAZIA

IL COMPITO DELL’UMANITA’

di Vincenzo Di Maio

Come afferma Carl Jung nel suo Libro Rosso il compito della vera umanità è dar vita a cose antiche in questa nuova epoca che si prospetta all’orizzonte ma bisogna chiedersi cosa siano queste cose, e di certo il ritorno nella Tradizione Primordiale dell’età dell’oro è il vero e realistico obiettivo da perseguire, la ricostituzione dell’Eden biblico attraverso la sottomissione alla volontà di Dio al fine di preparare il mondo al ritorno dei messaggeri celesti, che la bibbia denomina con il termine di Elohim, insieme alle schiere astrali degli Irin.

Quindi il nostro compito presente è preparare il mondo intero iniziando a preparare noi stessi all’atteso avvento del Salvatore Promesso dall’escatologia profetica delle Cinque Sacre Religioni Tradizionali Rivelate e Autentiche, iniziando da noi troveremo intorno a noi i nostri simili con cui formare comunità locali di mutuo soccorso mentre gli stati nazione decadranno per essere sostituiti da nazioni socializzanti, da organizzazioni nazionali basate sulla socializzazione della politica, dell’economia e della cultura, un sistema internazionale che verrà instaurato dall’opera virtuosa di tutti gli uomini di buona volontà per dare nuova vita all’antico ordine planetario fondato su un sacro impero tradizionale che farà deporre le armi a tutti gli stati nazione per generare un mondo di guerrieri di pace.

Questa è l’interpretazione che vogliamo dare a questa citazione junghiana.

Questo è il senso generale del nostro compito oggi.

Il nostro compito è dar vita a cose antichissime in un’epoca nuova.
Perchè tutto ciò che è stato tornerà a riaffiorare.

C.G.Jung – Il Libro Rosso

IL COMPITO DELL’UMANITA’

Forme di gnosi in alcuni testi biblici

di Rassam al Urdun al Ishraq

È parere ormai assodato da tempo che i testi biblici siano stati scritti nel corso del VI secolo a.C., durante l’esilio babilonese, dopo la distruzione del Primo Tempio, anche se l’alfabetizzazione era già presente durante il regno di Giuda che precede tale periodo.

Lo studio si basa su sofisticate ricerche eseguite negli anni ’60 su di un’antica ceramica, detta anche ostraca, ritrovata nel deserto del Negev, su cui erano iscitte diverse lettere in ebraico antico che raccontavano di ordini militari e liste di scorte.

Tornando ai testi biblici, è interessante notare, oltre a numerose analogie nei racconti di tipo sumerico, anche un parallelismi di natura gnostica.

Ciò è dovuto ad influenze Mazdeo Iraniche assorbite durante la deportazione Babilonese, essendo a quei tempi Babilonia una provincia iranica.
La religione zoroastriana o mazdeismo fu professata nell’area chiave della storia antica, la Persia, capace di estendere, in diverse fasi, il proprio impero dall’Egitto alle porte dell’India per un periodo lunghissimo, dalle Guerre Persiane alla nascita dell’Islam.

Le idee di Zarathustra influenzarono sia la filosofia greca, sia la religione ebraico-cristiana: difatti Pitagora fu discepolo di Zarathustra da cui apprese i principi della natura, poi rielaborati da Platone, mentre il popolo ebraico si trovava deportato a Babilonia proprio all’epoca del fiorire dello zoroastrismo.

Pitagora a Babilonia incontrò altri Caldei e Zarathustra, dal quale fu purificato dalle brutture della vita precedente e apprese da che cosa gli uomini buoni dovevano tenersi lontani per mantenere la purezza nonché la teoria della natura e i principi
dell’universo” (Porfirio, Vita di Pitagora, 12)

Lo Zoroastrismo è stato anche uno dei principali ispiratori del platonismo come anche osservato giustamente da Giorgio Gemisto Pletone nei suoi famosi studi: ” la spiritualità platonica, prolungamento di quella di Zoroastro sarebbe in grado di favorire il superamento delle controversie religiose, come quelle emerse all’interno del Cristianesimo e tra Cristianesimo e Islam, e di fondare la pace universale -aspirazione che sarà ripresa da Marsilio Ficino e che sarà rielaborata da Pico della Mirandola ” ( Pletone, Trattato delle Leggi ).

È noto a tutti come la dottrina cristiano-gnostica sia ispirata principalmente ad una visione platonica del creato e del creatore, dissertando sul mondo materiale e su quello spirituale.

Alla luce di quanto esposto, appaiono verosimili certi parallelismi con taluni concetti gnostici ( nessuna meraviglia ma ciò spesso potrebbe ingenerare confusione, sia a carico di chi si esprime sia a carico di chi di dovrebbe apprendere ), anche se tale teosofia di concretizzerà intorno al II secolo d.C.

Sebbene sia lodabile sotto ogni aspetto, il meticoloso lavoro tendente alla corretta traduzione facendo attenzione ad ogni forma errata di translitterazione, se manca un giusto inquadramento storico nei riferimenti esaminati, questo tipo di studio finisce spesso per risultare vano.

Ad aumentare verosimilmente le probabilità di confusione nei commenti delle Scritture, concorre il fatto delle scelte dei libri adottati dalle dottrine teologiche appartenenti alla tre religioni Abramitiche, nel senso che, non tutto ciò che è riportato è sempre esoterico…ma ciò non esclude che molti versi e talvolta capitoli interi siano portatori di significati reconditi, destinati a coloro i quali era ed è preposta l’attività divulgativa.

Le Scritture non sono libri di matematica e quindi già si accettano con il beneficio del dubbio ( solo gli imbecilli non ne hanno ). Se poi dovessimo seguire le teorie di ciascun libero pensatore si finirebbe per avere più dubbi di prima. Può darsi chi ne ha colto la successione sbagli, così com’è possibile che le Scritture stesse siano errate ma, un conto è dubitare e riflettere e un conto è essere convinti di avere l’ illuminazione e quindi pretendere che gli altri seguano le sue stesse convinzioni: la somma di due o più errori non da mai come risultato la verità.

Da musulmano cito la Sura 56

1. Quando accadrà l’Evento,
2. la cui venuta nessuno potrà negare,
3. abbasserà [qualcuno e altri] innalzerà!
4. Quando la terra sarà agitata da una scossa,
5. e le montagne sbriciolate
6. saranno polvere dispersa,
7. sarete allora [divisi] in tre gruppi:
8. i compagni della destra [1] …, e chi sono i compagni della destra?
9. i compagni della sinistra [2] …, e chi sono i compagni della sinistra?
10. i primi [3] …, sono davvero i primi!
11. Saranno i ravvicinati [ad Allah],
12. nei Giardini delle Delizie,
13. molti tra gli antichi [4]
14. pochi tra i recenti,
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Note
1 : i timorati di Dio
2 : i miscredenti
3 : I PROFETI, i ravvicinati ( a Dio )
4 : molti tra i primi Profeti …e pochi con chi, allo stato attuale è preposto alla divulgazione dei loro insegnamenti.

Forme di gnosi in alcuni testi biblici