L’EVENTO STORICO È IL FRUTTO DI UNA TRASMUTAZIONE DELLE FREQUENZE VIBRAZIONALI NELLO SPAZIO TEMPO

di Vincenzo Di Maio

Lo spaziotempo è un luogo contestuale definito da una realtà situazionale che si caratterizza per una determinata frequenza vibrazionale, tale che genera un processo di eventi successivi integrando il presente rispetto al passato, definendo una distanza eventuale che trasforma i luoghi per il tempo presente in funzione delle tendenze attuali, in qualità di germi che conformano il futuro attraverso la conferma delle condizioni presenti.
Pertanto l’evento storico è sempre una derivazione della frequenza nello spirito del tempo che avvolge gli agenti individuali di una struttura sociale mediante la funzione culturale da essi svolta in un contesto, sviluppando un circuito virtuoso favorevole ai predestinati che scatenano tutti i vincoli del passato, arrivando a definire il futuro mediante una continua stimolazione contestuale nel presente indicato dalla guida dei virtuosi che conoscono l’armonia celeste.

L’EVENTO STORICO È IL FRUTTO DI UNA TRASMUTAZIONE DELLE FREQUENZE VIBRAZIONALI NELLO SPAZIO TEMPO

EPISTEMOLOGIA DEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

La Tradizione Primordiale è la tradizione planetaria generale che accomuna tutte le tradizioni locali particolari.
Essa tramanda conoscenze archetipiche come l’imperium che attraversano i secoli e che precede come concezione la stessa Roma e l’Etruria che l’hanno formata.
Poiché l’imperium è una concezione archetipica che delinea una concezione di potere come è il fascio littorio o il fulmine celeste o la vajra indo-buddhista definendo l’origine nel mondo delle divinità celesti ricordando in tal senso quell’età primordiale che fu l’età dell’oro a cui siamo destinati a ritornare prossimamente.
Dall’età dell’oro in poi, o Satya Yuga, ovvero l’Eden biblico eccetera, fino al mondo prediluviano, si viveva in un mondo governato da un re sacerdote che era l’incarnazione di Dio Altissimo in terra che disponeva del potere coercitivo degli eserciti di guerrieri spirituali come anche di schiere di dotti sciamani che formavano la dinastia del Sole e della Luna che governava il pianeta lasciando l’autonomia ai popoli di governarsi liberamente, una visione comunitaria frattale planetaria in cui tutti i popoli vivevano in pace fin dai primordi della creazione divina fino a quando intervenne quella Devianza Originaria di cui parla la memoria ancestrale tramandata in tutti i popoli, culture e religioni come momento di errore nei confronti del mondo divino, quell’evento che nella bibbia viene descritto come peccato originale.
Lo scopo della Tradizione Primordiale è di ritornare ad un età dell’oro planetaria in cui l’uomo torna a vivere in simbiosi con la natura riscoprendo tutte le sue facoltà fisiche, psichiche e spiritiche che lo renderanno un essere divino che tornerà a vivere sulla terra insieme alle divinità celesti.
Questa è l’impostazione del Primordialismo Visionario quale movimento politico internazionale che vige ancora allo stato latente nell’Umano Primordiale ma che presto si manifesterà come coscienza collettiva di un élite di eroi, santi e guide che trasformeranno il mondo attraverso la gestione della transizione in atto posta dal momento del postmodernismo al momento del primordialismo.

EPISTEMOLOGIA DEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

IN ATTESA DEL SALVATORE PROMESSO

di Vincenzo Di Maio

Di questi tempi difficili distinti da un multipolarismo che si autorappresenta come instabile, non possiamo fare altro che decidere da che parte stare nei confronti dell’esistente nel presente divenire, prendendo così in tal senso lo spunto per una posizione politica transnazionale in difesa delle emergenti potenze della Russia, della Cina, dell’Iran e altre, rispetto alla invadenza globalista e satanica del nuovo ordine mondiale angloamericano a trazione sionista.
Preso atto che il multipolarismo non risolve il problema di una possibile guerra mondiale, poiché il monopolio della forza è ancora nelle mani dello stato nazione, nonostante che questa guerra morbida sia conformata da una satanica asimmetria, bisogna trovare al più presto una risoluzione imperiale che bandisca la guerra nelle relazioni internazionali attraverso il monopolio ultracontinentale dell’uso della forza da parte di un soggetto escatologico che è prossimo ad arrivare, in quanto il Salvatore Promesso delle sacre religioni tradizionali rivelate e autentiche, quale futuro imperatore planetario, metterà la parola fine ad ogni conflittualità mettendo in primo piano la competizione nel realizzare la migliore forma di cooperazione internazionale possibile per il bene dei popoli.
Nostro compito è quello di prepararci spiritualmente, materialmente e temporalmente sia in senso collettivo che in senso individuale alla definizione di un ordine di potere fondato sull’inalienabilità del libero arbitrio quale detonatore della sovranità individuale dei popoli che possiamo definire con la terminologia di Imperium Populi.
Chiarito ciò, in Europa abbiamo bisogno di rivoluzionare le istituzioni al più presto per scardinare il leviatano marittimo della potenza apolide e satanica del sionismo internazionale attraverso l’ausilio degli spazi interstisiali lasciati liberi dai cortocircuiti del sistema UE attraverso una grande disobbedienza civile pluralista ed extraparlamentare di massa, tale trasformi l’Europa in un grande laboratorio imperiale per il mondo intero.

IN ATTESA DEL SALVATORE PROMESSO

LEADERSHIP DI UN TIMONIERE

di Vincenzo Di Maio

Il vero leader si dispone nella sua posizione gerarchica rispetto ad altri leaders superiori o inferiori a lui.

Quindi ogni vero leader è già un seguace.

Compreso il leader maximum, poiché il vero leader seppure è al vertice della gerarchia segue i bisogni e le necessità dei seguaci e le fa sue.

Infatti leadership in inglese significa letteralmente essere guidatore di una nave: un timoniere, colui che guida un imbarcazione in cui ognuno assume un preciso ruolo per poter affrontare al meglio ogni avversità proveniente dai flussi delle onde del mare.

LEADERSHIP DI UN TIMONIERE

L’ENTUSIASMO DELLE NAZIONI SOCIALIZZANTI

di A.H.

“Ogni movimento, nella sua attuazione e nella sua vittoria, dipende dall’entusiasmo per l’idea che porta con sé. L’entusiasmo, però, non si può coltivare nei cuori per cose che appartengono al passato, quanto piuttosto unicamente per un fulgido obiettivo del futuro! Non per cose che giacciono nel campo dell’economia reale, bensì per quelle che si trovano nel regno delle idee. NON SI MUORE PER OBIETTIVI ECONOMICI, ma solamente per delle idee. Tutti gli Stati con obiettivi puramente economici soccomberanno, mentre le nazioni con obiettivi ideali che spesso non sono nemmeno di questo mondo possono spingere milioni di persone verso la morte. Tale obiettivi, tuttavia, non appartengono al passato, bensì al futuro. / Quindi, chiunque venga oggi e guardi al passato non porterà mai il popolo alla lotta! / SIAMO SOCIALISTI FANATICI, nonché figli fedeli del nostro popolo; SIAMO NAZIONALISTI FANATICI, nonché fedeli socialisti! Cerchiamo di entusiasmare le persone e di ricorrere a loro per combattere il nemico. Forza!” (Da: A. H., “Scritti e discorsi 1925”, Thule Italia Editrice)

L’ENTUSIASMO DELLE NAZIONI SOCIALIZZANTI

IUS SANGUINIS VS. IUS SOLI

di Vincenzo Di Maio

Assumere la cittadinanza di un paese per nascita è una caratteristica scelta politica basata sul fatto che si accettano altre etnie e culture diverse da quelle nazionali di una specifica società. Il che può implicare una alterazione della cultura e della identità di una nazione compromessa da una moltitudine di contaminazioni che fanno disperdere le radici storico sociali di un paese e della sua civilizzazione. Questo processo infatti, come dimostrano la diffusione di ghetti etnico razziali negli Stati Uniti d’America, non produce ricchezza sociale ma bensì instabilità sociale e malessere diffuso per la mancanza di un comune senso del vivere, dei rapporti umani che vengono privati di una comunanza di linguaggio, usi, costumi e cultura in genere che non fanno altro che produrre una società aperta alle influenze esterne e quindi in ultima analisi una società danneggiata da invasioni pervasive che alterano gli equilibri sociali di una nazione in ogni campo: politico, economico e culturale. Oggi, in un contesto politico italiano in cui abbiamo un parlamento formato da perfetti incompetenti venduti agli interessi stranieri e a una moltitudine di africani che arrivano sulle coste italiane che non vengono arginate a monte senza neanche rispedire a casa i nullafacenti tenuti in strutture non inclusive, non si fa altro che corrodere ulteriormente la stabilità degli equilibri di un paese come l’Italia. Con l’avvento dei bambini immigrati di seconda generazione non si fa altro che togliere risorse al vero problema italiano che è il basso livello di natalità che possiede implicazioni demografiche in molti settori della società. Quindi queste sono le ragioni fondamentali della generazione di limiti sostenibili al fenomeno sociologico delle immigrazioni a cui si affianca un altro problema che sono le emigrazioni degli italiani all’estero. Discorso fuori discussione sono invece i matrimoni misti di italiani che sposano immigrati che è l’eccezione che si pone a difesa della regola. Premetto che non sono leghista e che non sono di destra ma mi reputo un visionario primordiale al di là della destra e della sinistra, ma mi dispiace dirlo poiché credo ciecamente nelle relazioni interculturali ma solo se esse sono finalizzate a ravvivare e a mantenere gli equilibri sociologici di ogni nazione. Pertanto credo che bisogna accettare questa impostazione per generare un reale fermento interculturale che porti ad una rivoluzione sociale tale che trasformi l’economia capitalista del sistema globalista in una economia umanista di un nuovo sistema planetario fondato sul rispetto delle tradizioni e delle culture di ogni paese e di ogni civiltà. Non si tratta di voler prevalere su qualcun’altro ma si tratta di eliminare totalmente dalla faccia del pianeta terra il fenomeno dell’emigrazione per bisogno e riportare accolti in casa propria nella propria nazione i rispettivi nativi. Una questione che implica la fine del liberalismo capitalista e la fine delle sue nazioni inesistenti su cui si basa la stessa dottrina del liberalismo, come ad esempio gli USA e Israele. Questa è la vera sfida non quella di ottenere una cittadinanza utile soltanto per favorire l’incremento dei votanti e delle forze politiche clientelari della corruzione presente in ogni paese del globo. 

IUS SANGUINIS VS. IUS SOLI