FONDAMENTI DI ANTROPOLOGIA ISLAMICA

‎”CHI CONOSCE SE STESSO CONOSCE IL SUO SIGNORE” (PROFETA MUHAMMAD)‎

‎ SIAMO STATI CREATI “UOMO” O “DONNA”….OSSIA?

Secondo il Corano, uomo e donna condividono la stessa “natura originaria” (fiṭra), plasmata da ‎Dio:‎

‎«O uomini, in verità vi abbiamo creati da un maschio e da una femmina…» (Cor. 49:13)‎

‎«E di tutto abbiamo creato le coppie, affinché possiate riflettere.» (Cor. 51:49)‎

Dunque non esiste una gerarchia ontologica tra i sessi.‎

La differenza è funzionale e simbolica, non di valore spirituale. Come spiegano molti sufi (Ibn ‎ʿArabī, Rūmī, ʿAbd al-Karīm al-Jīlī), la polarità maschile-femminile è una manifestazione cosmica ‎della dualità creatrice — jalāl (maestà) e jamāl (bellezza), qahr (forza) e raḥma (misericordia).

L’UOMO

a)‎ Costituzione psicofisica

L’uomo, nel simbolismo islamico, incarna:‎

• il principio attivo e formativo (fāʿil),‎

• la forza direttiva, la salvaguardia dell’ordine,‎

• la manifestazione di jalāl (maestà) e ḥikma (sapienza).‎

Il Corano lo presenta come responsabile (qawwām) — non nel senso di dominio, ma di custodia e ‎servizio:‎

‎«Gli uomini sono qawwāmūn (custodi, sostenitori) delle donne…» (Cor. 4:34)‎

L’esegesi classica (Tabarī, Zamakhsharī) sottolinea che ciò implica protezione, mantenimento, ‎responsabilità morale, non superiorità spirituale.‎

b) Psicologia spirituale

• Centro nell’intelletto illuminato (ʿaql), strumento di discernimento (furqān).‎

• Via dell’azione e della giustizia (ʿadl), ma anche della sottomissione consapevole (islām).‎

• Tendenza alla trascendenza: tende a proiettarsi “verso l’alto”, come il principio del cielo; la ‎donna rappresenta invece la terra fertile.

LA DONNA

a)‎ Costituzione psicofisica

Nei tafsīr e nelle opere sapienziali (al-Ghazālī, Rāzī, Suhrawardī), la donna è descritta come:‎

• più ricettiva (qābila), intuitiva e legata al mondo del cuore (qalb);‎

• portatrice del principio della raḥma (misericordia divina), poiché nel suo corpo e nel suo ‎spirito è contenuto il mistero della generazione;‎

• incline alla cura e all’interiorità, alla relazione più che alla conquista.‎

Nell’ottica sufi, la donna incarna il volto della Bellezza divina (jamāl Allāh).‎

Ibn ʿArabī dice nel Fuṣūṣ al-ḥikam:‎

‎«L’essere più perfetto attraverso cui Dio si manifesta è la donna, poiché ella è la forma della ‎misericordia e della creazione.»‎

b)‎ Psicologia spirituale

• Centro nel cuore: la via della donna verso Dio passa più spesso attraverso maḥabba ‎‎(amore) e shukr (gratitudine).‎

• Funzione alchemica: trasforma la vita quotidiana in atto sacro (la maternità, l’ospitalità, ‎l’ascolto).‎

• Tendenza all’unità: la donna tende a ‎ricomporre, armonizzare.

RELAZIONE SIMBOLICA TRA UOMO E DONNA

Nell’Islam uomo e donna non sono opposti ma specchi reciproci del divino:‎

• L’uomo senza la donna è sterile nell’anima.‎

• La donna senza l’uomo è potenza non attualizzata.‎

Solo nell’unione armoniosa dei due principi si manifesta la tawḥīd (unità divina) anche a ‎livello umano.‎

Rūmī scrive:‎

‎«La donna è un raggio della luce divina, non soltanto l’amata terrena. In lei si riflette il Creatore, non la creatura.»

FONDAMENTI DI ANTROPOLOGIA ISLAMICA
FONDAMENTI DI ANTROPOLOGIA ISLAMICA

IL GIORNALE ITALIANO “LA REPUBBLICA” ALL’ATTACCO

di Alexander Dugin

La Repubblica, quotidiano della Fortezza Globalista in lingua italiana ha deciso di entrare nella terza ed ultima fase della “guerra culturale”. Abbandonate le prime due fasi, asimmetriche, fondate sulla necessità di silenziare e demonizzare il pensiero del “nemico” della Società Aperta, il quotidiano La Repubblica ha deciso di entrare nella linea rossa, ovvero nella terza ed ultima fase della guerra culturale. Una fase in questo caso simmetrica.

Nasce e prende forma dunque la volontà di contaminare e sabotare l’ortodossia del pensiero del Prof. Dugin.

A prescindere dalle inevitabili imperfezioni del giornalista .

A prescindere dalla inadeguata associazione del “filosofo più pericoloso del mondo” con il signor Bannon.

A prescindere dalla superficialità, congenita, nel trattare argomenti di così grande profondità.

E’ dunque partito il segnale dalla “fortezza globalista” di avvelenare il pozzo delle Idee.

Come ?

La Quarta Teoria Politica, la Teoria del Mondo Multipolare ed il Soggetto Radicale, tre autentici pilastri di un nuovo mondo, devono essere oggetto di stravolgimento e dissociazione.

IL GIORNALE ITALIANO "LA REPUBBLICA" ALL'ATTACCO
IL GIORNALE ITALIANO “LA REPUBBLICA” ALL’ATTACCO

IL NUMERO 108

a cura di Luca Rudra Vincenzini

Abhinavagupta nel Tantrāloka spiega il motivo della sacralità del numero 108, alla sua spiegazione ne aggiungo altre del jyotiṣa (astrologia).

Abhinava cita le cinque ipostasi di Śiva legate alle sue funzioni base, ovvero:

Sadyojāta – creazione (sṛṣṭi) – ovest;

Vāmadeva–mantenimento (sthiti) – nord;

Aghora–dissoluzione (saṃhāra) – sud;

Tatpuruṣa – celamento (tirodhāna) – est;

Īśāna – rivelazione (anugraha) – zenit (e l’aspetto che concede la liberazione-mokṣa); che moltiplicati per le cinque potenze: coscienza (citi), volontà (icchā),conoscenza (jñāna), azione (kriyā) e beatitudine (ānanda) ed aggiunte de l’unità di Śiva e la differenziazione della Śakti fa 27, questo moltiplicato per la potenza (Śakti) ed il possessore della potenza (Śiva) fa 54, che a sua volta moltiplicato per l’emissione (visarga) ed il riassorbimento (bindu) fa 108.

Le altre versioni riguardano: una le 27 costellazioni (nakṣatra) moltiplicato i quattro punti cardinali (kāṣṭhā), mentre la seconda i 12 segni zodiacali (jyotiṣacakra) moltiplicato per i nove pianeti (navagraha), entrambe ad indicare la totalità della volta celeste. Oppure per arrotondamento, 108 è la distanza media tra Sole e Terra, calcolato sul diametro del Sole, e/o la distanza media tra Luna e Terra, calcolato sul diametro della Luna.

A prescindere dalla completezza del numero, che a livello popolare racchiude in sé: la Mente Universale (1), il vuoto della realizzazione finale (0) e la manifestazione infinita (8), in metacognitiva quando pensi di avere chiuso un ciclo avvii la produzione di dopamina ed endorfine, ergo con moderazione non superstiziosa può far bene…

IL NUMERO 108
IL NUMERO 108

SALVARSI PER SALVARE GLI ALTRI

a cura di Cristina Adorni Fontana

1924

Episodio avvenuto ad una conferenza tenutasi durante uno dei viaggi in America.

Una persona presente tra il pubblico si rivolge a Gurdjieff:

“Voi, signor Gurdjieff, avete turbato il mio mondo interiore. Ora le mie opinioni, i miei punti di vista, vacillano e non credo che resisteranno a lungo. Presto non crederò più nell’intera formazione che la vita mi ha dato finora, e di questo ho paura. Ho paura di rimanere sospeso nel vuoto, ho paura di non trovare nelle vostre teorie elementi sufficienti a creare nuove fondamenta, e già percepisco l’infelicità e la sofferenza dell’uomo che si è perduto. Fino a ora mi sentivo la terra sotto ai piedi, ora la terra è instabile. Quale diritto avete di sottrarre in questo modo a me e agli altri il nostro equilibrio morale e psichico?”

L’uomo accusò e incolpò Gurdjieff di compiere un’azione che distruggeva il suo mondo interiore. Il pubblico ora si era calmato, e il gran silenzio creatosi rivelava l’inquietudine di ciascuno per la propria situazione e l’interesse per la risposta che sarebbe giunta. Gurdjieff sembrava essersi aspettato un’obiezione del genere, e sul suo viso passò un’espressione lievemente soddisfatta.

“Conosco bene le vostre paure e le vostre inquietudini, rispose, e vedo che la penetrazione di queste idee nella vostra coscienza è stata più rapida dell’acquisizione delle conoscenze precise della situazione dell’uomo in questo mondo. Ognuno di noi fino a un certo punto della propria esistenza, e qualcuno fino alla morte, crede nella solidità del terreno su cui avanza durante la vita. Ma se vi rendeste conto che in voi non c’è nessun equilibrio, che la vostra stabilità morale e psichica è basata sulla cecità spirituale, che nessuno, compreso voi, è in grado di agire; se vi convinceste che state andando tutti verso un precipizio dove cadrete sparendo nel nulla, forse allora sentireste il bisogno di sapere dove porta la strada che state percorrendo. Io la conosco quella strada, e voglio evitarvi pianto e stridor di denti. È vero che coloro che affrontano la via di cui parlo prevedono la paura, alcuni la provano anche, ma non sono loro che la provano, accade al loro interno; quella paura non appartiene al vostro sè essenziale. Appartiene a quegli esseri al vostro interno che vi devono abbandonare per poter continuare il cammino interrotto. Questi esseri, questi ‘io’, vivono nell’uomo e diventano coscienti del pericolo che li attende se l’uomo si renderà conto della realtà; sono loro che provocano in lui la paura, e fanno nascere l’impulso di mandare al diavolo tutto ciò che vi sto dicendo. Dite che prevedete infelicità e sofferenza, e questo è giusto: felice colui che non sa niente sulla propria situazione, e ugualmente felice colui che raggiunge il termine della propria evoluzione; ma guai a colui che ha riconosciuto alcune verità fondamentali, che cioè possiede un certo genere di coscienza, ma che usa quella coscienza solo per esercitare una funzione simile a quella della polizia, che punisce gli uomini dopo che hanno commesso un crimine. È comodo stare seduti su una sedia o su una panca, ma è più comodo starsene sprofondati in poltrona. Guai però a chi si è alzato da una panca o da uno sgabello, ma non ha ancora raggiunto la poltrona su cui voleva rilassarsi. È sopraffatto dalla sofferenza. È bello essere un corvo, ma il pavone è più ammirato e ricercato. Guai al corvo sul cui piumaggio corvino sono comparse soltanto un paio di piume di pavone. Gli altri corvi lo rifiutano perché li mette in imbarazzo, i pavoni non accolgono fra di loro un aborto di pavone, e lo beccano. A dire il vero non lo beccano, ma il corvo prende come un rimprovero personale tutto ciò che sente dire ai pavoni, ed è lui stesso che fugge la loro compagnia. Forse milioni di uomini si troveranno un giorno nella stessa situazione, ma il processo non si fermerà per questo. Ebbene, un solo uomo potrebbe compensare un milione di falliti, falliti per causa propria e pieni di sofferenza; un uomo solo sarebbe sufficiente, uno solo che riuscisse a sfuggire al triste destino che attende tutti coloro che rifiutano di compiere il proprio dovere di fronte alla Natura.”

A quel punto si udirono le proteste di molti spettatori: “Ma con che diritto? Perché, dunque? A che scopo?”

Gurdjieff sorrise, e con un velo di compassione nella voce, continuò:

“Un uomo salvato ne salverà dieci, i dieci ne salveranno cento, i cento migliaia, e le migliaia milioni. E dunque milioni di sofferenze, milioni di sofferenti e di infelici si risolleveranno grazie a milioni di uomini felici, e centinaia di milioni di uomini percepiranno i benefici della presenza fra loro di questi nuovi esseri umani. Per quanto riguarda il diritto, esso trova la sua sorgente nella coscienza oggettiva delle cose. Se c’è una differenza fra la felicità, l’equilibrio e il chimerico benessere degli uomini che vanno verso il nulla senza saperlo, e la sofferenza e l’infelicità che provano coloro che sanno di andare verso l’annientamento, questa differenza sta nel fatto che gli uni non sanno niente, e gli altri soffrono per il rimorso e i rimproveri che fanno a se stessi. Ma, oggettivamente parlando, fra gli uni e gli altri non c’è differenza alcuna. Il giardiniere non tiene conto dei legumi che estrae dalla terra per sfoltire le piante e creare le condizioni necessarie alla fioritura. Ciò che fa soffrire è il non approfittare di quelle condizioni.”

SALVARSI PER SALVARE GLI ALTRI
SALVARSI PER SALVARE GLI ALTRI

NON SPRECARE IL TUO TEMPO

a cura di Giuseppe Aiello

«Devi organizzare il tuo tempo, disporre le tue devozioni regolari (awrad) e assegnare a ciascuna attività un periodo determinato, durante il quale essa abbia la priorità assoluta, ma che non oltrepassi.

Se ti abbandoni alla negligenza e alla mancanza di scopo, come fanno gli animali, e ti limiti a fare qualunque cosa ti venga in mente, nel momento in cui ti viene in mente, la maggior parte del tuo tempo andrà sprecata.

Il tuo tempo è la tua vita, e la tua vita è il tuo capitale: è la base dei tuoi rapporti [con Dio] e il mezzo per raggiungere la felicità eterna, nella vicinanza di Dio l’Altissimo.

Ciascuno dei tuoi respiri è un gioiello inestimabile, e quando se ne va, non ritorna mai più.»

Ghazali (per gentile concessione di Ahmed Mouneimene)

NON SPRECARE IL TUO TEMPO
NON SPRECARE IL TUO TEMPO

I RICCHI PERDERANNO IL LORO POTERE

a cura di Augusto Bianconi

“Un milione di anni fa, l’uomo delle caverne, senza attrezzi, con un cervello piccolo e con nient’altro che la forza del suo corpo, riuscì a sfamare moglie e figli, così che grazie a lui la razza sopravvisse. Voi, invece, armati di tutti i moderni mezzi di produzione, moltiplicando la capacità produttiva dell’uomo delle caverne un milione di volte, siete incompetenti e pasticcioni, incapaci di garantire a milioni di persone nemmeno la misera quantità di pane che sosterrebbe la loro vita fisica. Avete gestito male il mondo, e questo vi sarà tolto.”

Jack London, parlando a un pubblico di newyorkesi molto ricchi.

I RICCHI PERDERANNO IL LORO POTERE
I RICCHI PERDERANNO IL LORO POTERE

La farsa della democrazia: salotti finanza e potere contro il popolo

di Ferdinando Pastore

27 Settembre 2025

Non viviamo in una vera democrazia: decisioni pilotate dall’Europa, governi tecnici, salotti televisivi che censurano il dissenso. Scioperi ignorati, sindacati esclusi, la politica ridotta a spettacolo mentre il neoliberismo detta legge e prepara la guerra.

Democrazia di facciata: il popolo escluso, il potere inscena il dibattito

Ancora lo si deve specificare, perché beatamente i più credono fermamente di poter conversare in una democrazia, sì è vero in un impeto di schiettezza, tolti i cortigiani del potere, aggiungono sempre un “tutto sommato” o un “nonostante tutto”, a dimostrazione che la finta ingenuità o la malafede si possono frenare solo se è messa in gioco la loro credibilità.

Si deve precisare quindi che no, ovviamente la nostra non è una democrazia. Chi è avvezzo all’argomento lo sa da tempo, da quando sono state esautorate le costituzioni, da quando “ce lo chiede l’Europa” ha sostituito il dibattito politico, da quando la giustizia di mercato ha corrotto la giustizia sociale, da quando l’Onu è stato sorpassato dalle prove sulle armi di distruzione di massa.

Ma questa semplice constatazione, ormai rubricata dagli studiosi nell’ampio concetto di post-democrazia, è di difficile digestione nonostante tre colpi di stato, da quello di mani pulite, passando per Monti, per arrivare a Draghi, orditi da impeccabili finanzieri vestiti a Bruxelles ed eseguiti dai vari Presidenti della Repubblica, o la ferrea convinzione di Macron di non dare seguito all’esito elettorale perché “il programma della sinistra non può in alcun modo governare”.

Qualcuno si bea ancora così tanto di questo immaginario democratico e dei suoi salottini televisivi dove viene artefatto quotidianamente il dibattito, da non rendersi conto di scivolare nel ridicolo.

Per esempio lunedì 22 settembre i sindacati di base hanno portato in piazza un milione di persone circa e hanno indetto uno sciopero generale con percentuali di adesione novecentesche. Lo hanno fatto con una piattaforma rigettata non solo dai sindacati confederali ma anche da tutte le formazioni politiche presenti in parlamento.

Eppure nessuno, in quei salottini dove si è subito puntato il dito su qualche vetrina disintegrata, ha pensato di invitare i rappresentanti di questi sindacati che, in pochissimi sanno, raccolgono circa due milioni di iscritti.

Non lo si può fare perché il dibattito deve essere controllato dalla solita consorteria, dalla consueta partita di giro, nella quale sguazzano le parti in commedia: dai politici pettinati nei loro micropartiti di regime agli influencer, dagli imprenditori managerializzati ai giornalisti ossequiosi.

Questo schema è foraggiato soprattutto dal centrosinistra, proprio perché questa società si basa sul blocco della rappresentanza della sinistra critica. Si può deragliare a destra con tutti gli pseudo-partiti post-fascisti, presentati artificiosamente come anti-sistema, quando poi non sono altro che espressione del capitalismo militante meno sofisticato e meno riparato da affabulazioni politicamente corrette, ma non si potrà mai deragliare il buon senso comune verso stagioni di conflittualità generalizzata che mettano in discussione l’impianto valoriale, economico e ideologico del capitalismo neoliberale.

Lo stesso che lavora unito e compatto per la guerra nel cuore dell’Europa.

Tratto da: Kultur Jam

La farsa della democrazia: salotti finanza e potere contro il popolo
La farsa della democrazia: salotti finanza e potere contro il popolo

GLI ARCONTI FERMANO CHI NON E’ ANCORA PRONTO

di Mike Plato

Le potenze arcontiche, guardiani dei limiti, le ho sognate anche stanotte e, come sempre, stanno lí a guardia per non permetterti l’accesso.

Si badi bene però. Essi hanno il compito di trattenerti qui e di impedire all’anima di non varcare certe soglie astrali. Ma il fatto che tu non varchi certe soglie significa, di converso, che non puoi tollerare l’energia vibratoria del livello successivo. Più in generale, come scrivevano certi cabalisti, non puoi gettare un’occhiata nel Pardes senza essere distrutto. Quindi boss, gusci, veli, stazioni e livelli sono tirannici verso di te semplicemente perché non sei pronto. Se sei pronto, non possono fermarti. In sintesi, essi, sotto un certo aspetto, senza ovviamente volerlo, ti proteggono da una energia troppo forte per il livello vibratorio del tuo corpo astrale. Per superare tutti i cancelli presidiati e accedere al Pleroma, occorre la discesa del corpo glorioso (Merkavah). Con quello puoi tollerare tutte le alte energie dell’astrale molto facilmente e puoi teletrasportarti ovunque in coscienza, fino al Pleroma, che puoi tollerare perché sarai fatto della sua stessa sostanza, se possiamo definirla tale…

I guardiani sono tirannici, bugiardi, ingannatori, violenti, iniqui, malvagi, ma fanno ciò per cui furono concepiti: fermare chi non è ancora pronto o chi non lo sarà mai….

Quello che gli gnostici proprio non capirono.

GLI ARCONTI FERMANO CHI NON E' ANCORA PRONTO
GLI ARCONTI FERMANO CHI NON E’ ANCORA PRONTO

L’ALBERO DELL’EQUILIBRIO

a cura di Alessia Piccinni

La tristezza dona profondità.

La felicità dà altezza.

La tristezza mette radici.

La felicità dà rami.

La felicità è come un albero che sale verso il cielo, e la tristezza è come le radici che scendono nel grembo della terra.

Entrambe sono necessarie, e più un albero sale in alto, più scende in profondità, simultaneamente.

Più grande è l’albero, più grandi saranno le sue radici.

Infatti, è sempre in proporzione.

Questo è il suo equilibrio.

OSHO

L'ALBERO DELL'EQUILIBRIO
L’ALBERO DELL’EQUILIBRIO