Numerose figure pubbliche chiedono di bandire la Superintelligenza Artificiale

a cura di Walter Ferri

22 Ottobre 2025 – 16:23

Il Future of Life Institute ha lanciato oggi, mercoledì 22 ottobre, un’iniziativa che chiede ai governi di tutto il mondo di introdurre “un divieto che blocchi lo sviluppo della superintelligenza [artificiale]” fino a quando “non ci sarà un ampio consenso scientifico sul fatto che la tecnologia sarà sviluppata in maniera affidabile e controllabile”. La proposta è stata accompagnata da una lettera aperta e ha ricevuto il supporto esplicito di numerosi premi Nobel, di decine di figure politiche e persino di qualche testa coronata. Tuttavia, rischia di distogliere l’attenzione dai problemi reali in favore di un futuro ipotetico che appare ancora estremamente remoto.

L’appello ha raccolto oltre 800 adesioni, tra cui figurano personalità di altissimo profilo come Steve Bannon, imprenditore e podcaster estremamente influente sulle politiche Repubblicane statunitensi, il principe Henry e la duchessa Meghan, il cofondatore di Apple Steve Wozniak, André Hoffmann del World Economic Forum (WEF), padre Paolo Benanti, presidente della “Commissione algoritmi” italiana, e Brando Benifei, europarlamentare italiano che ha avuto un ruolo chiave nella stesura dell’AI Act. A questi si aggiungono figure meno rilevanti sul piano politico, ma dal forte richiamo mediatico quali gli attori Joseph Gordon-Levitt e Sir Stephen Fry, il musicista will.i.am e il giornalista del Corriere della Sera Riccardo Luna.

L’iniziativa si presenta in modo lapidario: poche righe per affrontare una tematica ampia e complessa, un comunicato che sembra più che altro mirato a offrire un trampolino espositivo per il concetto di fondo. La preoccupazione del gruppo è che l’avvento ipotetico della superintelligenza artificiale (ASI) possa avere effetti disastrosi sulla vita delle persone: “dall’obsolescenza e dal depotenziamento dell’economia, alla perdita di libertà civili, dignità e controllo, fino ai rischi per la sicurezza nazionale e persino alla potenziale estinzione umana”. Per scongiurare a priori questo scenario, i firmatari si trovano a chiedere con un certo grado di allarmismo un intervento preventivo da parte dei governi di tutto il mondo.

Per comprendere la portata della richiesta del Future of Life Institute, è però necessario chiarire cosa si intenda per ASI. Secondo la definizione del gruppo, si tratta di tutti quei sistemi di IA che “superano significativamente gli esseri umani essenzialmente in tutti i compiti cognitivi”, una fase evolutiva ulteriore rispetto a quelle delle già avanzate intelligenze artificiali generali (AGI), le quali mirano a eguagliare le capacità della mente umana. Al momento, nessuna di queste due categorie di intelligenza artificiale appare alla portata della ricerca scientifica e vi sono seri dubbi sul fatto che l’attuale direzione tecnologica — quella dei grandi modelli di linguaggio — possa mai tradursi in forme di pensiero dotate della consapevolezza necessaria a eguagliare un cervello biologico.

La definizione stessa di intelligenza artificiale, del resto, rimane estremamente fumosa. Il termine nacque negli anni Cinquanta come trovata di marketing accademico per attrarre nuovi fondi alla ricerca; di conseguenza, anche concetti come AGI e ASI tendono a essere più strumenti narrativi che definizioni rigorose. Questi due orizzonti, apparentemente ancora lontani, diventano però più raggiungibili se si adotta la definizione offerta da OpenAI, azienda leader del settore, secondo cui l’intelligenza artificiale generale sarà raggiunta quando un sistema di IA sarà “in grado di generare un profitto di 100 miliardi di dollari”. Una prospettiva che, tuttavia, potrebbe essere viziata dal fatto che i gravosi legami contrattuali tra OpenAI e Microsoft verranno meno solo al raggiungimento dell’AGI.

Ammesso che le preoccupazioni del Future of Life Institute siano avanzate con le migliori intenzioni, queste appaiono comunque premature, se non addirittura fuorvianti. L’organizzazione era già stata protagonista nel 2023 di una lettera in cui chiedeva di sospendere la ricerca su strumenti più potenti dei modelli di IA allora disponibili, così da evitare “rischi esistenziali” dai toni fantascientifici. Anche in quel caso, l’iniziativa era stata criticata per aver spostato l’attenzione dai problemi già concreti a prospettive remote e inverosimili, alimentando paure irrazionali più che un dibattito costruttivo. Questo nuovo appello rischia quindi di replicare la medesima formula: dare spazio a un sostegno pubblico di facciata a scapito di quegli interventi immediati che sarebbero invece necessari.

Tratto da: L’Indipendente

Numerose figure pubbliche chiedono di bandire la Superintelligenza Artificiale
Numerose figure pubbliche chiedono di bandire la Superintelligenza Artificiale

CHI E’ GESU’ IL CRISTO?

Videoconferenza del canale YouTube ESKATON di Gianluca Marletta, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 ottobre 2025.

CHI E’ GESU’ IL CRISTO? Chi è la figura che ha diviso in due la storia? In questa puntata, una serie di riflessioni e intuizioni che possono aiutare tutti quelli che si sono posti tale domanda: credenti o meno. Quanto sono attendibili i VANGELI? Quali criteri esistono per comprenderne l’eventuale veridicità? Perché, secondo i Vangeli, il Cristo risorto appare per primo a Maria Maddalena? In cosa consisteva “l’attesa del Messia”, non solo in Israele ma anche in Persia, a Roma e in tutto il mondo mediterraneo-mediorientale? A quali “profezie” si rifaceva? Il cuore dei Vangeli é un insegnamento o un …Evento? La missione di Gesù è stata solo quella di fondare una o più religioni che a lui si ispirano? O forse, come qualcuno dice, era un maestro esoterico che voleva solo fondare “una via per pochi”? O forse …la sua missione va al di là di tutte queste categorie umane? Che cos’è il Logos? Che rapporto c’è tra il Gesù figura storica e il Cristo eterno? E cosa dice anche l’Islam di Gesù, al di là delle interpretazioni più esteriori e popolari? Cosa afferma la tradizione cristiana riguardo al Cristo del Secondo Avvento, guerriero e apocalittico?

CHI E’ GESU’ IL CRISTO?

LIBERARE L’ITALIA PER LIBERARE LA PALESTINA

a cura di Coordinamento Modenese Contro la Guerra

22 Ottobre 2025

Dopo il genocidio appena consumatosi a Gaza, stiamo assistendo ai tentativi, da parte Netanyahu e Trump di trasformare l’accordo per una tregua nel via libera a un’amministrazione coloniale. E’ importante comprendere che il tema palestinese non è isolato, ma strettamente collegato a quello della tensione internazionale Nato-Russia, che ormai da qualche anno sta tenendo il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale.

E’ giusto aver dimostrato la propria solidarietà nei confronti del popolo palestinese, ma non basta: se si vuole veramente colpire Israele serve per prima cosa comprendere che ogni suo crimine, ogni sua violenza e la sua stessa esistenza sono garantiti dagli USA e dai loro stati satellite, compresa l’Unione Europea.

Gli Stati Uniti sostengono Israele perché questi è indispensabile per garantire a loro il controllo del Medio Oriente. Israele è una base militare americana costruita nel Levante, così come l’Italia è da decenni una base militare americana nel Mediterraneo.

Così come Israele è funzionale agli USA per portare guerra all’Iran, allo stesso modo l’Italia viene utilizzata dagli USA per portare guerra alla Federazione Russa. Il riarmo europeo voluto da Von Der Leyen e sostenuto in egual misura dalla destra e dalla sinistra, non può essere disgiunto dalla fornitura di armi al regime sionista.

Tutti i fronti aperti nel mondo devono essere concepiti come un conflitto unico: quello creato dagli Stati Uniti e dall’Occidente nel disperato tentativo di conservare la propria egemonia.

Lottare per la liberazione dell’Italia significa sostenere concretamente chi lotta per la liberazione della Palestina, appoggiare la lotta globale per il superamento dell’egemonia statunitense e la costruzione di un mondo multipolare, ovvero di una comunità umana dal futuro condiviso.

PER QUESTO RIVENDICHIAMO:

Stop immediato all’invio di armi in tutti i teatri di guerra;

Stop allo smantellamento dello Stato Sociale in favore del riarmo;

Neutralità: l’Italia si chiami subito fuori dal clima guerrafondaio che imperversa in Europa;

Uscita da NATO e UE, che ci conducono irresponsabilmente verso la guerra mondiale.

#PalestinaLibera

#Nonato

#fuoridallaUE

LIBERARE L’ITALIA PER LIBERARE LA PALESTINA
LIBERARE L’ITALIA PER LIBERARE LA PALESTINA

I MODELLI MODERNI DI FEMMINILITA’

di Political Perennialism

Quando certe femministe decriptano la mascolinità ‘tossica’, l’alternativa presumibilmente salubre che proclamano spesso sembra non essere tanto un maschilismo alternativo quanto una effeminizzata. Proprio così, i modelli moderni di femminilità spesso non sono altro che donne maschilizzate. Questo lo troviamo non solo nelle correnti ‘femministe’, ma apparentemente ipermascoline e pruportatamente antifemministe della cultura moderna. Considera film d’azione anni ’80 come Conan o Rambo, o cultura skinhead. In tutte queste donne sono stimate e ritenute desiderabili, in termini di caratteri, per i loro tratti maschili. La maggior parte degli uomini, attraverso la loro reazione istintiva alla mascolinità “non tossica”, può sicuramente capire quale violazione deve essere per la maggior parte delle donne.

I MODELLI MODERNI DI FEMMINILITA'
I MODELLI MODERNI DI FEMMINILITA’

POSSEDERE UN’ANIMA

a cura di Giuseppe Aiello

“L’uomo possiede un’anima, e avere un’anima significa pregare. Come l’anima stessa, la preghiera ha diversi modi, e ogni modo contiene una virtù; pregare significa attualizzare una virtù e, al tempo stesso, seminarne il germe.

C’è innanzitutto la **rassegnazione alla Volontà di Dio**: l’accettazione del destino nella misura in cui non possiamo né dobbiamo cambiarlo; questo atteggiamento deve diventare la nostra seconda natura, poiché vi è sempre qualcosa a cui non possiamo sfuggire.

Correlativamente a questo atteggiamento o a questa virtù, vi è l’**atteggiamento compensatorio della fiducia**: chi ripone la propria fiducia in Dio conformandosi alle esigenze divine, Dio è sempre disposto ad aiutarlo; ma ciò che attendiamo dal Cielo dobbiamo offrirlo anche agli altri: chi desidera per sé la misericordia deve essere misericordioso.

Un altro atteggiamento compensatorio rispetto alla rassegnazione è la **richiesta di aiuto**: abbiamo essenzialmente il diritto, sulla base della nostra accettazione del destino, di chiedere a Dio un bene o un favore; ma è evidente che non possiamo chiedere nulla al Cielo se non abbiamo **gratitudine**. Essere riconoscenti significa essere consapevoli di tutti i beni che il Cielo ci ha donato; significa stimare il valore anche delle piccole cose e sapersi accontentare di poco. La gratitudine è il **complemento della supplica**, come la generosità è il complemento della fiducia in Dio.”

La grande lezione della preghiera è che **il nostro rapporto con il mondo è essenzialmente funzione del nostro rapporto con il Cielo.**

*Frithjof Schuon, “Avoir un Centre”*

POSSEDERE UN'ANIMA
POSSEDERE UN’ANIMA

CATTIVE COMPAGNIE

a cura di Giuseppe Aiello

“Per cattive compagnie non mi riferisco solo a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente. Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo; di gente i cui pensieri e la cui conversazione sono banali; che chiacchiera anziché parlare, e che esprime opinioni a cliché invece di pensare.”

~Erich Fromm

Corano al-A‘rāf (7:179):

“Abbiamo destinato molti tra i jinn e gli uomini all’Inferno: hanno cuori con cui non comprendono, hanno occhi con cui non vedono, hanno orecchi con cui non odono. Sono come bestie, anzi peggio ancora….”

CATTIVE COMPAGNIE
CATTIVE COMPAGNIE

SHAMBALA E MILAREPA

a cura di Antonio Bonifacio

(da una corrispondenza tra Julius Evola con Mircea Eliade)

In attesa dell’uscita (in ritardo) della terza parte dell’articolo dal titolo “Wolfram von Eschenbach, la ‘pietra magnetica’ del Graal e le altre ‘pietre d’Oriente’ procedo a operare una integrazione del testo, come è accaduto per il precedente post, su cui ci si è soffermati su Cristina Campo e la sua opera in difesa del Tibet invaso nel 1959

Nella presente circostanza si farà un’integrazione a questa terza parte, sulla scorta di alcune riflessioni inerenti la relazione intercorrenti tra la pittura di Nikolaj Roerich, centrate sulla tematica di Shambala, e di Julius Evola “alpinista”, portate ben alla luce da un magistrale articolo dello scomparso saggista -e uomo di montagna – Renato del Ponte che si possono consultare nello scritto dal titolo “Ritorno a Shambala, J. Evola e il mistero della decadenza”, pubblicato nel volume terzo della Rivista Octagon del 2017 ,

Si fa notare del tutto schematicamente, visto che si pubblica un post, che l’interesse di Evola per Shambala/Agarthi (un articolo segnalato dal suindicato Del Ponte scritto da Gastone Ventura dal titolo Agarthi e Shambala, comparso nel trimestrale Vie della Tradizione del luglio dicembre 1971, chiarirebbe la controversia intorno a questa doppia denominazione indicante lo stesso ipotetico luogo), è legato alla circostanza che Evola era convinto che in Shambala fosse allocato uno dei residui centri iniziatici dalla “natura polare” ancora accessibili, almeno a certe severissime condizioni, e di ciò era tanto persuaso che scrisse a Mircea Eliade per chiedere consigli e informazioni su questa realtà, avendo maturato l’intenzione di trasferirsi nella regione himalayana sine die.

Ci sono vari passaggi degli scritti evoliani, evidentemente in maggior misura in quelli autobiografici, che mostrano l’interesse del “filosofo eretico” verso l’asceta buddista Milarepa riguardanti proprio l’esercizio della disciplina montana come possibile esperienza di illuminazione. Evola, quale “alpinista spirituale”, non poteva non specchiarsi, almeno in una certa misura, in Milarepa per la postura tantrico buddista del nostro filosofo condividendo peraltro con questi l’esperienza circa l’incontro con il “demone delle vette”.

La severa via ascetica indicata da Milarepa, produttrice di tante ineffabili gioie derivanti dalla liberazione da ogni fardello mondano d’ordine sensistico, fu quindi spontaneamente condivisa dall’Evola e ritenuta mezzo idoneo – e per questo consigliato – per sfuggire alle trappole tese nel Kali yuga, derivanti dalla rottura definitiva e fatale della “grande muraglia” protettiva, secondo la nota indicazione guénoniana circa “certi” accadimenti che manifestano i sintomi dell’approssimarsi della “fine dei tempi”.

Attraverso l’ascesi montana si giungerebbe a operare quella indispensabile riconnessione con l’”albero della vita”, quasi un secondo battesimo in spirito, coerentemente a quanto indicato da Cesare della Riviera nel “Mondo magico degli Heroi”, testo che Evola amava particolarmente.

La via di Shambala sarebbe, secondo il condiviso pensiero di Julius Evola e di Mircea Evola, era quindi ancora aperta nelle remote regioni himalayane, almeno ai tempi in cui i due “studiosi” scrivevano (ovvero prima dell’invasione del Tibet da parte di orde materialiste: la cosiddetta “catastrofe tibetana”), mentre oggi, verosimilmente, è sbarrata da serramenti che la chiudono ai vari livelli di realtà con cui può essa essere percepita.

Nicolaj Roerich, a detta di Evola, sembrava aver perfettamente “indossato”, nella sua congiunta qualità di artista e asceta, l’abito spirituale di Milarepa, traducendo in immagini evocative (come già segnalato nel corpo del nostro articolo apparso a puntate su Simmetria) lo spirito dei “Centomila Canti” dell’asceta e per questo non deve sorprendere l’espressione quasi enfatica con cui Evola commenta del di questi l’opera, utilizzando espressioni quali “dall’arte di Roerich viene un brivido di liberazione, della liberazione più vera”, la sintesi più efficace di quela unità di intenti che unisce l’arte pittorica di Roerich alle espressioni di Milarepa.

Alla morte di Evola, com’è noto, le sue ceneri sono state disperse tra le pendici del Monte Rosa in un luogo specifico alla data del 20 Agosto 1974. Si ricorda questo evento, cui fu dedicato un numero della Rivista Arktos, apparentemente estraneo alla tematica, per evidenziare un legame preciso con quanto finora raccontato. Ai piedi della parete denominata Lyscamm una locale leggenda alpina ricorda essere questo l’ingresso di un abitato meraviglioso conosciuto con il nome di Felix, ospitato in una meravigliosa valle piena di vita, sito ormai celatosi agli occhi dei mortali; è quindi evidente l’accostamento che Evola volle fare nel suo testamento tra questa “Shambala” alpina con l’omologa Shambala himalayana. Molto si potrebbe ancora aggiungere per rafforzare questa similitudine (si rimanda perciò al citato articolo di Renato del Ponte) ma l’essenziale è stato detto.

Nell’immagine (dipinto di Nicolaj Roerich dal titolo “L’esercito di Rigden Jyepo”, proposto da Renato del Ponte nel suo scritto: “Nella terra del Drago, note insolite di viaggio nella terra di Buthan”).

Nicolaj Roerich, che annota Del Ponte, “potrebbe” essere giunto di “persona” a Shambala, dipinge in questo quadro il Signore della Nuova Era di Shambala, il “Re del Mondo”, nel momento in cui questi sta allestendo un formidabile esercito destinato a combattere l’oscurità per reintrodurre il Dharma. Tanto persuasiva era apparsa la sua rappresentazione del “ritorno del re” che il governo mongolo ne intuì il significativo valore preconizzante e per questo costruì appositamente un altare in “omaggio” all’opera

In questo manufatto era contenuto un frammento di una pietra meteoritica che era stata dinasticamente trasmessa nei secoli e quindi passata di regnante in regnante e che, evidentemente, è similare alla chintamani (la pietra della “felicità”) della tradizione induista e buddista.

Non sfugga che il Buthan, governato tuttora da una monarchia, è in qualche modo un regno “fuori del tempo” (e denominato regno della felicità) in quanto, come evidenzia la sinossi del libro di Del Ponte, che l’ha visitato (e che qui si riproduce), conserva ( o conservava) come un insetto nell’ambra i suoi arcaici valori tradizionali.

Si legga quindi la predetta sinossi: “ll Regno del Bhutan o Druk-Yul (Terra del Drago) è forse l’unico paese al mondo in cui si è mantenuto uno stile di vita fedele ai ritmi della natura. Almeno sino ad ora. Così ritiene l’autore di questo libro, che ne ha percorso i sentieri lungo le pendici dell’Himalaya, tratteggiandone la storia e le sue straordinarie caratteristiche fisiche e naturalistiche. E proprio per le sue potenzialità di miracoloso equilibrio ambientale, scrupolosamente amministrate da una monarchia illuminata, l’Autore considera questo Paese una ‘riserva naturale dell’umanità’. Ma anche ‘riserva spirituale’, dal momento che in questo libro vengono suggeriti alcuni itinerari “mistici” legati ai grandi Maestri del Buddhismo Tantrico che col Bhutan hanno avuto un forte rapporto: da Padmasambhava a quel Pema Lingpa da cui deriverebbe la dinastia oggi regnante.”

Con l’occasione si ricorda che il predetto lavoro contiene una preziosa appendice ovvero un raro testo del III Panchen Lama (1775) che introduce all’affascinante mistero di Shambala, ricordando altresì che il testo suindicato è arricchito da una preziosa appendice, ovvero un raro scritto del III Panchen Lama (1775) che introduce all’affascinante mistero dell “Splendente”.

Parimenti è da ricordare che la preziosità del volume è accresciuta dalla presenza in allegato della tavola riproducente il dipinto che qui si presenta, acquarellata e ripiegata fuori testo, stampata su carta pregiata in una tiratura limitata e numerata”.

L’altra immagine l’ultima edizione del fortunate silloge di scritti evoliani dal titolo “Meditazioni sulle vette” dedicati alla montagna con in copertina un quadro di Roerich cui Evola dedicherà alcune ammirate pagine.

Infine la copertina di un altro testo “Montagne esoteriche” di Domenico Rudatis in cui il sottotitolo è migliore del titolo in quanto recita PRATICHE DI LIBERAZIONE NELL’ESPERIENZA ALPINISTICA. Qui si raccontano, in vari episodi inerenti il percorso verso la vetta, le dinamiche spirituali che possono coinvolgere l’arrampicatore quando questi è interiormente orientato.

SHAMBALA E MILAREPA
SHAMBALA E MILAREPA

IL BUDDHISMO ORIGINARIO

di Franco Giovi

Il buddhismo originario (e in ciò Evola non ha torto) fu prevalentemente dottrina di classi guerriere: l’ascesi richiede un animo kshatriya (forse che ora sia del tutto diverso?).

Il Buddha storico fu di stirpe regale e anche il grande Bodhidharma, secondo le leggende, fu di stirpe regale: giunto in Cina, insieme agli insegnamenti del Buddha insegnò pure a combattere a mani nude.

Inoltre è noto che la “retta condotta” non venne considerata come una morale autonoma, ma uno stadio preparatorio che si abbandona “come una zattera” lungo una via che supera le antitesi di “bene” e “male”.

E, ritornando alla specifica ascesi, valeva il detto zen: «Quando esci di casa dimentica moglie e figli, quando impugni la spada dimentica il corpo».

IL BUDDHISMO ORIGINARIO
IL BUDDHISMO ORIGINARIO

Gaza: Hamas controlla l’85% del territorio

a cura della Redazione

Riportiamo un estratto di un articolo pubblicato dal quotidiano israeliano Maariv: attualmente Hamas controlla l’85% delle aree popolate della Striscia di Gaza. Migliaia di militanti sono dispiegati in tutta la Striscia, giustiziando pubblicamente collaboratori di Israele e utilizzando mezzi di ingegneria pesante. Hamas ha sequestrato decine di pick-up e ingenti quantità di armi e munizioni che Israele aveva fornito ai mercenari che avrebbero dovuto sfidare la Resistenza.

Provate a ricordare come tutti, tra cui l’ex Capo di Stato Maggiore Herzi Halevi, abbiano implorato Netanyahu e il suo governo folle di pianificare il futuro, di cercare di istituire un sistema alternativo ad Hamas e di ideare un meccanismo per sostituirlo.

Dal loro punto di vista, il “giorno dopo”, i “quartieri di polizia” di Ben-Gvir saranno costruiti a Gaza, ci sarà una lussuosa Riviera, gli insediamenti di Gush Katif saranno ricostruiti e gli abitanti di Gaza navigheranno verso l’alba di una nuova catastrofe da qualche parte in Africa, mentre Israele stabilirà un glorioso governo militare a Gaza.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza: Hamas controlla l’85% del territorio
Gaza: Hamas controlla l’85% del territorio