UNA NUOVA NORIMBERGA?

a cura di Opinioni Libertarie

Putin rivelerà al mondo tutti i crimini di Kiev e le autorità occidentali in Ucraina, ha detto:

“Quando cominceranno ad ascoltarmi, vi dirò tutto ciò che vi infastidirà, ci sarà un processo contro tutti coloro che sono coinvolti in questi crimini contro l’umanità” “Norimberga-2”.

La Federazione Russa conferma:

– ci sono consiglieri NATO tra quelli circondati nei negozi Azovstal;

– Nei piani sotterranei di questo piano (fino a 8 piani più giù) esiste un laboratorio biologico dove vengono condotti esperimenti su persone vive scomparse da qualche parte nella prigione “Biblioteca” dell’aeroporto di Mariúpol.

E queste sono decine di migliaia di persone. I prigionieri della biblioteca sostengono di essere regolarmente spaventati da un buco dal quale non tornavano. Molte persone pensano che sia una specie di pozzo. Ma stiamo parlando piuttosto del sottosuolo di Azovstal – un’intera città sotterranea dove viaggiano persino le locomotive diesel.

Apparentemente questi laboratori in Ucraina non sono puramente americani – specialisti di TUTTA la NATO hanno lavorato lì e tutti i presidenti di quei paesi che sostengono il globalismo occidentale sono coinvolti in questo. Tutto è molto più serio.

Se non era difficile rimuovere i campioni di infezione esistenti da altri laboratori in Ucraina – i volumi non erano grandi – allora come nascondere questo centro di test e montagne di cadaveri? Sono in fiamme. Qui ci sono i forni di zibellino, i forni a mano – tutto brucerà.

L’emozione del proprietario di Azovstal Ahmetov e il suo panico assoluto sono comprensibili, il motivo per cui l’Occidente non vede il nazismo in Ucraina è chiaro e perché il nazionalista Azov ha sede a Mariúpol.

L’operazione di decalcificazione e smilitarizzazione è entrata in una fase decisiva. Le basi militari costruite dai “partner” sono state distrutte da una valanga, la loro costruzione ha richiesto 8 anni. Fonti straniere tacciono su quanti dei loro morti e distrutti, ma non poco.

Il principale gruppo militare di Donetsk Ukroreich è circondato e verrà distrutto. L’umore è molto serio. Lo spazio aereo sopra l’Ucraina è chiuso e completamente controllato dalla Russia.

Le truppe russe hanno distrutto più di 10 laboratori dei 18 di armi biologiche in tutta l’Ucraina, prima di distruggere nel febbraio 2021 migliaia di bambini che li tenevano prigionieri in gabbia in questi sotterranei dell’Ucraina.

Putin è informato che l’Occidente – l’American Health Institute, l’Istituto francese di Salute e il Centro tedesco per la ricerca sulle infezioni – hanno investito miliardi di dollari ai contribuenti in Ucraina per sviluppare armi biologiche sotto una proposta di “ricerca scientifica”. Putin afferma di avere le prove che alla fine rilascerà “quando il mondo vorrà ascoltare”.

Secondo Putin, Zelensky conosceva i laboratori e ha ricevuto aiuti finanziari e militari per “cambiare dal consentire loro di lavorare in segreto e senza supervisione ufficiale” e le prove che ha il presidente Putin sono le stesse dichiarazioni video degli scienziati e degli ingegneri che lavoravano lì in questi laboratori, il no ci dirà cosa si faceva lì, ce lo diranno gli stessi esseri che erano lì e prestavano servizio in questi laboratori. (Ingistrato nel 2021).

Putin ha detto di aver dato molti avvertimenti e ha chiesto lo smantellamento dei laboratori entro il 2020. e ha avvertito che l’avrebbe fatto lui stesso se Zelensky non avesse rispettato queste richieste nel quadro delle leggi internazionali. Ha segnalato i possibili danni accompagnatori, che solo Zelensky è colpa di aver messo in pericolo il popolo ucraino.

I partner occidentali dell’Ucraina hanno partecipato attivamente alla creazione di biolaboratori di Ukroreich.

Ci sono prove che il Ministero della Salute israeliano e il MOSSAD hanno avviato un laboratorio biologico sull’isola Zmeyni di proprietà ucraina, situata nel Mar Nero, vicino al Delta del fiume Danubio, con un ruolo importante nella divisione delle acque territoriali ucraine.

Il biolaboratorio di Serpente Island ha partecipato a uno studio sulla rabbia di tipo combattimento nell’aria, che se disperso, potrebbe devastare la Terra con quasi il 100% di mortalità.

Putin ha affermato di aver adottato misure cautelari per garantire che tutti gli agenti patogeni siano colpiti e che le misure siano sufficientemente efficaci da renderli inerti. Non ha detto se sono state usate munizioni termobariche, ma sembra probabile.

La Russia non distrugge infrastrutture civili e non attacca civili. Se così non fosse, allora più di un edificio a Kiev avrebbe sofferto e non ci sarebbe elettricità, acqua, niente. Stiamo bruciando un po’ di merda

Quindi ora sappiamo cosa sta facendo Putin in Ucraina: SALVA L’UMANITÀ.

!! Distribuisci queste informazioni a tutte le chat, i canali, i siti web, ecc. – affinché gli ucraini e il mondo conoscano la VERITÀ e lo stato reale delle cose – abbiamo bisogno di RIPOST!!!

Tradotto da Antonia-Deniza Vasileva – novembre 2025

UNA NUOVA NORIMBERGA?
UNA NUOVA NORIMBERGA?

LE TRE SINISTRE

di Aleksej Zaville

{Verranno fatte delle precisazioni successivamente per chiarire alcune dinamiche}.

Parlando su scala globale emergono tre sinistre che possiamo catalogare come:

La Sinistra Radical-Rivoluzionaria (S.R.R.)

La Sinistra Social-Democratica (S.S.D.)

L’Ideologia Intersezionale e Internazionale (3i)

La Sinistra Radical-Rivoluzionaria ha una vera cultura politica e una vera storia che va dalla Commune di Paris (18 Marzo – 28 Maggio 1871) e quindi dalla sperimentazione anarco-socialista fino al Macro Mondo dei “Marxismi” che inizia in modo ufficiale nel 02/1848 e darà anch’esso il suo contributo teorico all’esperienza parigina che fu cruciale.

Questa è una sinistra come tutte le altre sinistre dogmatica, intransigente e quando ne ha l’occasione anche violenta, ma a differenza delle altre due sinistre successive non è ipocrita, non lo è perché la S.R.R. teorizza l’uso della violenza come strumento politico in modo chiaro e non celato. La S.R.R. vuole una rottura immediata con il sistema capitalistico e le strutture statali esistenti. La caratteristica cruciale della S.R.R. è la volontà di abbattere lo status quo, non di riformarlo, siamo davanti ad una categoria politica che ha SI prodotto degli Statisti (Stalin) ma anche delle Stragi (PolPot).

La S.R.R. ha come meta finale l’instaurazione di una società senza classi o di una società completamente decentralizzata e anarchica come previsto sia dal Comunismo (nelle sue forme classiche, marxiste-leniniste) sia dal movimento Anarchico (anarco-sindacalismo).

La S.R.R. sogna la completa abolizione della proprietà privata, il totale controllo dei mezzi di produzione e la lotta di classe come motore (perpetuo?) del cambiamento, il tutto in attesa che lo stato si dissolva dopo la fase Rivoluzionaria iniziale, la S.R.R. ancor’oggi non ha capito che lo stato non è una struttura artificiale e non è eliminabile dalla realtà.

Va notato che la S.R.R. è riuscita ad avere un impatto globale soprattutto nel terzo Mondo.

La Sinistra Social-Democratica ama definirsi Riformista e Rigorosa, è una sinistra che è palesemente classista ma cerca di celare il proprio classismo con ogni mezzo e ci riesce.

La S.S.D. ha come sua massima missione la realizzazione di uno Stato Sociale (Welfare State) forte che dovrebbe garantire la giustizia sociale e le pari opportunità all’interno di un sistema capitalista e pseudo democratico. Alcune correnti della S.S.D. ambiscono a sviluppare un sistema ad economia mista che però è sempre momentaneo e mai viene tollerato per lunghi periodi storici dai vertici di queste Sinistre Social-Democratiche che sono dipendenti dai Veri Padroni del Sistema che sono i medesimi delle due Destre D.L. e D.R.

Il rapporto della S.S.D. con lo Stato è un rapporto complementare e pacifico, la S.S.D. vede nello stato lo strumento fondamentale per la redistribuzione della ricchezza, la regolamentazione del mercato e la fornitura di servizi essenziali (istruzione, pensioni e sanità) non esiste una S.S.D. che combatte il Sistema.

Gli adepti della S.S.D. hanno delle caratteristiche umane uniche, per loro l’umiltà è un valore che devono avere solo gli altri, hanno un “amore” patologico per chi è in una posizione di svantaggio rispetto a loro e quindi può essere “manipolato” fingendo di aiutarlo e in questo si appropriano della patologia tutta occidentale del “ti renderò come me e ti salverò”. La S.S.D. è una sinistra meno universale rispetto alla S.R.R. e più occidentale soprattutto nel settore culturale e diplomatico.

L’Ideologia Intersezionale e Internazionale (3i) è la cosiddetta “Sinistra Sognante” e/o Woke, chi crede nei dogmi della 3i non ha alcuna capacità di distinguere la propria propaganda dalla realtà e sviluppa una dissonanza cognitiva totale col mondo reale e le sue leggi.

Per la 3i i diritti sociali sono “noiose pretese della plebe”, idee considerate superate e da vecchi che vanno cancellate insieme a tutto ciò che esisteva prima dell’arrivo della 3i stessa.

Parlando storicamente è la sinistra più giovane e la sinistra dei giovani, infatti la 3i nasce a partire dal dopoguerra, il suo momento cruciale è il 1968 e da lì la massa inumana che sostiene la 3i sposta (lentamente) il proprio focus dalla lotta di classe economica (tradizionalmente cruciale per le prime due sinistre) a questioni relative a svariate identità immaginarie e insensate, l’eco-finanza per la 3i non è un argomento prioritario, per la 3i esiste la cultura (se conferma i loro dogmi devianti), l’ambiente e le crisi climatiche e la liberazione personale da ogni legame e limite sia divino sia umano che li ostacoli nel loro lungo cammino verso la disumanizzazione presentata come liberazione da una fantomatica oppressione inesistente.

La caratteristica cruciale per la 3i è la sua “lotta” contro le strutture di potere non economiche (patriarcato, razzismo, specismo, ecc.) che si traduce in una lotta contro il buonsenso, il raziocinio, la realtà e l’umanità stessa e rende quest’ultimo tipo di sinistra la più dogmatica e al contempo la più delicata ideologicamente. La 3i non potendo e non volendo accettare nessun confronto o dissenso usa tutti gli strumenti repressivi ad oggi disponibili in Occidente e questo la rende la più ipocrita e temibile delle tre sinistre.

LE TRE SINISTRE
LE TRE SINISTRE

MANTRAYANA: IL VEICOLO DEI MANTRA

di Luca Rudra Vincenzini

Ciò che rende il sentiero delle formule (mantramārga o mantrayāna, veicolo dei mantra nel Buddhismo esoterico) efficace è l’utilizzo dei mantra. Questi non sono a corollario bensì, tema centralissimo, sono: proclamati (vācika), sussurrati (upāṃśu), recitati mentalmente (manasā), istallati nei corpi (nyāsa) e nei diagrammi (maṇḍala e yantra). Continuamente, in base alle emozioni se ne predilige la velocità di ripetizione e la lunghezza, finché, nella raggiera (śrī śakti cakra) delle potenze delle Dee (karaṇadevī), le iraconde (ghora) non divengono miti (saumya). È lì che si attua il passaggio dalla ripetizione al silenzio:”maunaṃ eva paraḥ japaḥ”,”il silenzio [è] in realtà la recitazione suprema”. La pacificazione finale passa attraverso la pratica (abhyāsa) ancora ed ancora (bhūyo bhūyaḥ) e ciò senza dubbi (na saṁśayaḥ).

MANTRAYANA: IL VEICOLO DEI MANTRA
MANTRAYANA: IL VEICOLO DEI MANTRA

LA RUSSIA CI ATTACCHERA’?

di Savino Balzano

Ragioniamo razionalmente con alcuni numeri.

La Russia è il paese più esteso al mondo: oltre 17 milioni di km². Cina e Stati Uniti si fermano sotto i 10 milioni di km², il Brasile a circa 8,5 milioni e l’India a poco più di 3 milioni.

Tuttavia, l’India conta 1,43 miliardi di abitanti, la Cina 1,41 miliardi, gli Stati Uniti circa 340 milioni e il Brasile 216 milioni.

La Russia, invece, ha 144 milioni di abitanti, con una densità di popolazione di 8,4 abitanti per km². In confronto, l’India ha una densità di 435 abitanti/km², la Cina 147, gli Stati Uniti 35,5 e il Brasile 25,5.

Su ogni km² di territorio russo, in poche parole, ci sono in media 8,4 persone. In India 435, in Cina 147. Alla Russia serve davvero più spazio? Ha senso espandere i suoi domini a ovest, verso l’Europa? E con quali uomini terrebbe a bada le popolazioni assoggettate?

Il PIL russo ammonta a circa 2 trilioni di dollari, simile a quello del Canada. Gli Stati Uniti raggiungono i 28 trilioni, la Cina si avvicina ai 18, l’India sfiora i 4 e il Brasile supera di poco la Russia.

Il PIL pro capite russo è di circa 14.000 dollari, mentre negli USA supera gli 80.000, in Canada i 55.000. Quello cinese è leggermente inferiore al russo, ma la Cina ha una popolazione dieci volte maggiore.

Con quali risorse, in termini assoluti e relativi, la Russia potrebbe pensare di assoggettare l’Europa?

L’Unione Europea ha un’estensione di 4,23 milioni di km², una popolazione di oltre 445 milioni di abitanti (densità di circa 105 abitanti/km², contro gli 8,4 della Russia) e un PIL di circa 17 trilioni di dollari (contro i 2 trilioni russi).

Il PIL pro capite dell’UE è di circa 38.000 dollari, quasi tre volte quello russo.

Consideriamo la NATO: circa 25 milioni di km², oltre 970 milioni di abitanti (densità di circa 39 abitanti/km²), un PIL totale di circa 55 trilioni di dollari e un PIL pro capite di circa 56.500 dollari.

La spesa militare della NATO rappresenta oltre il 50% di quella globale, con circa 1.300-1.400 miliardi di dollari nel 2024.

Quante probabilità ci sono che la Russia pianifichi autonomamente un attacco a un paese della NATO?

È credibile pensare che la sua strategia “imperialista” possa davvero spingerla a estendere i propri confini attaccando un membro del Patto Atlantico?

È una valutazione seria e fondata, oppure questa narrazione risponde piuttosto a logiche di propaganda, pensate per convincere i cittadini europei della necessità di sacrificare, ad esempio, la sanità pubblica in favore della spesa militare?

Ben diverso sarebbe lo scenario in cui la Russia si sentisse alle strette: accerchiata, isolata, senza vie d’uscita. Speriamo che non ci si arrivi mai perché, forse, in quel caso, non avremmo nemmeno più la possibilità di discuterne.

LA RUSSIA CI ATTACCHERA'?
LA RUSSIA CI ATTACCHERA’?

Siria invia mercenari al confine con il Libano

a cura della Redazione

17-11-2025

Siria – Nelle ultime settimane, gruppi di mercenari stranieri sono stati trasferiti dal regime siriano dalla zona di Harem, nella provincia di Idlib, alla città di Al-Qusayr, vicino al confine tra Siria e Libano, in concomitanza con lo spostamento di mezzi militari pesanti, tra cui veicoli e unità corazzate.

Contemporaneamente, le forze affiliate al Ministero della Difesa siriano hanno tentato di avanzare e prendere posizione all’interno del territorio libanese, in particolare nella zona di Wadi al-Thalajat di Ras al-Maara, lungo il confine tra Siria e Libano.

Pochi giorni fa, gli Stati Uniti hanno annunciato l’ingresso ufficiale della Siria nella coalizione “anti-Isis” di Washington, formata nel 2014 e seguita da una diffusa occupazione militare dei giacimenti petroliferi siriani.

Con l’arrivo a Washington dell’autoproclamato presidente siriano Ahmad al-Sharaa, le forze di Damasco hanno avviato quella che hanno definito una vasta campagna contro l’Isis. In realtà, le immagini e i video pubblicati nei giorni scorsi dai media statali sembravano più che altro una messa in scena.

Siria nelle mani di bande di terroristi

L’esercito siriano stesso è composto da diverse fazioni estremiste legate sia ad Al-Qaeda che all’Isis. Decine di ex combattenti e comandanti dell’Isis ricoprono posizioni in molte brigate dell’esercito siriano. Migliaia di mercenari stranieri sono entrati illegalmente in Siria per unirsi alla guerra sostenuta dagli Stati Uniti nel 2011 per rovesciare il governo dell’ex presidente Bashar al-Assad. Le nuove autorità di Damasco hanno assegnato ad alcuni di questi stranieri posizioni di vertice nell’esercito e hanno affermato che stanno valutando la possibilità di concedere loro la cittadinanza siriana.

Le notizie di un rafforzamento delle forze dell’esercito siriano nei pressi del confine libanese coincidono con le nuove minacce degli Stati Uniti secondo cui potrebbero essere utilizzate contro Hezbollah in Libano. “Damasco ora ci assisterà attivamente nell’affrontare e smantellare i resti del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, di Hamas, di Hezbollah e di altre fazioni della Resistenza, e si schiererà come partner impegnato nello sforzo per garantire la pace”, ha affermato venerdì l’inviato statunitense, Tom Barrack.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Siria invia mercenari al confine con il Libano
Siria invia mercenari al confine con il Libano

I CREDENTI SONO SEMPRE ODIATI TRA LA GENTE

‎a cura di Giuseppe Aiello

È riportato che Abu ‘Abdullah disse: «I discepoli si ‎lamentarono con Gesù, figlio di Maria, di ciò che veniva ‎loro gettato dalle persone”. ‎

‎ Gesù disse: “In verità i credenti sono sempre odiati tra ‎la gente, come il grano: quanto è dolce il suo sapore e ‎quanti sono i suoi nemici!”»‎

‎ (Gesù nelle tradizioni islamiche: Mishkat al-Anwar, 286).‎

I CREDENTI SONO SEMPRE ODIATI TRA LA GENTE
I CREDENTI SONO SEMPRE ODIATI TRA LA GENTE

L’UE È COSTRETTA AD AMPLIARE I LEGAMI CON RUSSIA E BIELORUSSIA

di Alfred Johannes Briganti

Nonostante la retorica estremamente russofoba, la Polonia ha deciso di ampliare la cooperazione transfrontaliera con la Bielorussia, mentre la Finlandia accenna all’imminente apertura del suo confine con la Russia. Perché la Lituania lo definisce un “colpo basso degli astuti polacchi” e quali sono le ragioni per cui i vicini occidentali della Russia si comportano in questo modo?

Prima dell’attuale periodo di grandi sconvolgimenti, Polonia e Bielorussia erano collegate da sei valichi di frontiera. Tuttavia, dopo l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, la Polonia ne ha lasciati operativi solo due. Il valico di frontiera Terespol-Brest è utilizzato per i veicoli passeggeri, mentre il valico di frontiera Kukuryki-Kozlovichi è utilizzato per i camion. Sono operativi anche diversi valichi per il trasporto merci su rotaia.

Sembrava che la situazione al confine non avrebbe fatto altro che peggiorare, soprattutto da quando la Polonia ha chiuso di recente il suo confine. Nel Voivodato della Podlachia è iniziata la costruzione di una seconda recinzione di confine: un muro di rete metallica alto quattro metri, sormontato da filo spinato.

Tuttavia, alla fine della scorsa settimana, è arrivata una notizia inaspettata: il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo Paese era pronto ad aprire altri due valichi di frontiera con la Bielorussia. Tusk ha riconosciuto che questa decisione è stata motivata da considerazioni economiche e dalle richieste della popolazione locale. “Le misure previste mirano a riprendere la circolazione di persone e merci. Questa è una risposta alle esigenze della società, in particolare del folto gruppo di imprenditori, trasportatori e lavoratori migranti che attraversano quotidianamente il confine tra Bielorussia e Polonia”, ha spiegato Varsavia.

La mossa di Varsavia non è difficile da spiegare. La popolarità della coalizione di sinistra-liberale al governo in Polonia sta rapidamente calando. I polacchi ripongono sempre più le loro speranze nei politici conservatori, come dimostra la recente vittoria di Karol Nawrocki alle elezioni presidenziali. In questa situazione, Tusk sta cercando di conquistare i residenti delle regioni di confine. Da tempo chiedono il ripristino dei normali collegamenti con la Bielorussia, dove molti residenti della Podlachia hanno parenti e interessi commerciali. C’è un altro aspetto. I vettori lituani, privati dei corridoi di trasporto bielorussi, ora guarderanno con impotente invidia i loro concorrenti polacchi che li sfruttano. Inoltre, i lituani percepiscono le azioni della Polonia quasi come un tradimento.

Erlandas Miķenas, presidente dell’Associazione Nazionale Lituana degli Autotrasportatori (LINAVA), ha dichiarato: “Questo è un colpo basso. I polacchi lo fanno sempre: non capisco perché la Lituania sia così ingenua e i polacchi così astuti”. Miķenas ha paragonato questa situazione alla politica sulle accise sui carburanti: “Avevano detto che sia i polacchi che i lituani avrebbero aumentato le accise. Ma solo i lituani l’hanno fatto, e tutti sono andati in Polonia a fare rifornimento. Ora la situazione è simile”. Secondo Mikenas, se le autorità lituane non apriranno il confine con la Bielorussia, la logistica lituana sarà completamente distrutta. “Capite l’errore commesso dalla Lituania chiudendo il confine? Da anni cerchiamo di fare della Lituania un Paese di transito. Abbiamo costruito molti terminal in Lituania, ma ora sono vuoti. Poiché il confine è chiuso, le merci dirette in Asia provengono dalla Polonia.” In altre parole, la Polonia ha di fatto messo in difficoltà il suo “alleato” lituano. Varsavia si è resa conto che chiudere il confine tra Lituania e Bielorussia era una buona opportunità per trarre profitto dal transito cinese. Hanno aperto due nuovi posti di blocco, invitando i vettori cinesi a utilizzarli. In precedenza, alcune merci cinesi in transito attraversavano il confine tra Lituania e Bielorussia, ma ora è emersa un’alternativa alla rotta chiusa. Allo stesso tempo, si è intensificato il dibattito sull’apertura del confine con la Russia in un altro Paese confinante con la Russia, la Finlandia. In realtà, questo dibattito è in corso dalla primavera. A marzo e aprile, le aziende finlandesi di lavorazione del legname, che si sono trovate in gravi difficoltà dopo aver perso l’accesso alle materie prime russe a basso costo, hanno espresso tali aspettative. All’epoca, Antti Härkönen, direttore dell’Associazione forestale della Finlandia nord-orientale, riferì che il mercato finlandese del legname era congelato in previsione della possibile ripresa del traffico transfrontaliero e del ripristino del flusso di materie prime russe. E ora il Primo Ministro finlandese Petteri Orpo ha fornito nuovi spunti per rilanciare queste conversazioni. Ha lasciato intendere che una riapertura parziale di un posto di blocco al confine con la Russia è possibile nel prossimo futuro. Ciò ha fatto molto piacere ai suoi concittadini, che attendevano con impazienza la ripresa delle visite alle stazioni di servizio di confine in Russia per fare benzina a basso costo, una routine che avevano fatto prima della chiusura dei valichi di frontiera. I finlandesi continuano a visitare la Russia oggi, ma sono costretti a deviazioni. Ad esempio, un residente di Imatra ha affermato di percorrere regolarmente 1.200 km fino a Svetogorsk, situata dall’altra parte del confine. Il più delle volte, i finlandesi utilizzano la rotta di Narva, al confine con l’Estonia: nemmeno le lunghe code al valico di frontiera li scoraggiano. I finlandesi hanno già avviato una discussione sulle conseguenze dell’apertura delle frontiere. Pertanto, il colonnello Jussi Napola, un alto funzionario della Guardia di frontiera finlandese, ritiene che inizialmente il traffico di frontiera sarà estremamente limitato. “Valuteremo il volume del traffico e, in base a questo, decideremo quanti valichi aprire e quali saranno i loro orari di apertura”, ha affermato Napola. Le guardie di frontiera finlandesi prevedono che il gruppo più numeroso di viaggiatori, qualora i valichi venissero aperti, sarà costituito da cittadini finlandesi, nonché da russi con doppia cittadinanza finlandese o permesso di soggiorno. Inoltre, i viaggi transfrontalieri saranno ostacolati dal divieto di ingresso nell’Unione Europea per i veicoli immatricolati in Russia. Il volume del traffico passeggeri transfrontaliero dipenderà in larga misura dalla ripresa del servizio regolare di autobus tra Russia e Finlandia. Attualmente, tali viaggi sono possibili solo attraverso l’Estonia.

Anche il trasporto merci tra Russia e Finlandia sarà ostacolato: le aziende finlandesi non svolgono più attività commerciali significative in Russia e le sanzioni ostacolano la circolazione delle merci tra i due Paesi. Tuttavia, Antti Honkanen, esperto dell’Istituto Finlandese di Ricerca sul Turismo, ritiene che i russi continueranno a venire in Finlandia per fare shopping: “La Russia è un Paese grande. Ci saranno sempre persone che avranno i soldi per fare shopping in Finlandia”. L’interesse dei finlandesi per l’apertura del confine è del tutto comprensibile, visti i numerosi problemi che hanno colpito l’economia finlandese dopo essersi isolata dal suo grande vicino orientale. L’intensificarsi delle discussioni sull’apertura del confine è un chiaro segnale che Helsinki vorrebbe almeno in parte allentare le tensioni conflittuali e ripristinare gli scambi economici con la Russia. I casi di Polonia e Finlandia dovrebbero essere integrati dai recenti esempi dell’Ungheria (che ha di fatto ottenuto la revoca delle sanzioni anti-russe, almeno per un aspetto) e dell’UE nel suo complesso, dove la Russia ha fornito quantità record di fertilizzanti negli ultimi tre anni. La Polonia, tra l’altro, è diventata il principale acquirente. Anche la Lettonia si è recentemente rifiutata di chiudere completamente il confine con la Russia. Pertanto, sanzioni a parte, gli interessi commerciali e monetari continuano a influenzare la realtà politica delle relazioni tra Russia e Bielorussia, da un lato, e i paesi dell’UE, in particolare i loro vicini, dall’altro. Non solo l’Europa non sta interrompendo completamente i legami commerciali con la Russia, ma sta persino valutando di ampliarli, per quanto possibile, dati gli attuali pregiudizi politici.

L'UE È COSTRETTA AD AMPLIARE I LEGAMI CON RUSSIA E BIELORUSSIA
L’UE È COSTRETTA AD AMPLIARE I LEGAMI CON RUSSIA E BIELORUSSIA

CHE COS’È LA METAFISICA?

di Marco Pavoloni

La parola greca μετὰ τὰ φυσικά, fin dall’antichità, indicava gli scritti dedicati ai principi primi, al fondamento che precede e sostiene ogni forma del sapere. Nel senso che le attribuisce la Sofia Perennis, la Metafisica è la conoscenza dell’Assoluto: la luce originaria da cui ogni scienza, ogni arte, ogni religione e ogni via spirituale traggono vita e significato. Essa è come il sole che alimenta l’esistenza: anche chi non conosce la sua natura vive immerso nella sua energia. La bambina che cresce, l’artigiana o l’artigiano che lavora con dedizione, la persona che compie un atto di amore autentico partecipano a un ordine più alto, sebbene non ne abbiano coscienza esplicita. La Metafisica è la comprensione consapevole di questa luce primordiale.

La sua conoscenza avviene attraverso l’Intelletto — nous in greco, buddhi nella tradizione indù — la facoltà sovra-razionale che coglie il Principio attraverso un contatto diretto. Così come l’occhio percepisce la luce perché è immerso in essa, allo stesso modo l’intelligenza metafisica riconosce il Principio perché porta in sé il suo riflesso. Ciò accade, per esempio, quando una persona semplice, lontana da ogni filosofia, riconosce che un gesto di verità o un atto di bontà possiedono un valore intrinseco che supera l’interesse personale: in quell’istante essa entra nel dominio del Principio. Una scintilla di conoscenza per identità si accende, e quell’attimo vale più di molte speculazioni astratte.

Nelle tradizioni sapienziali il Principio viene espresso attraverso nomi differenti — Brahman (l’Assoluto), Atman (il Sé), Tao (la Via), Logos (l’Ordine divino) — ma sempre come realtà suprema che dà ordine e coerenza alla manifestazione. La Metafisica ne contempla la presenza in tutto ciò che esiste: nell’albero che cresce secondo un archetipo invisibile, nel mare che obbedisce ai ritmi cosmici, nella relazione madre-creatura, che racchiude un significato più profondo di qualsiasi analisi psicologica. Il dare vita, il nutrire, il proteggere sono partecipazioni umane a un Principio eterno di fecondità.

Anche nell’esistenza contemporanea, pur immersa nella dispersione, l’essere umano incontra continuamente le tracce dell’Assoluto. Quando contempla un cielo stellato e sente nascere una calma interiore, entra in contatto con il Principio dell’Infinito. Quando ammira l’armonia matematica di un edificio o la proporzione di una foglia, percepisce intuitivamente il Principio dell’Ordine. Quando riconosce un gesto giusto e ne avverte la nobiltà, sente risuonare dentro di sé il Principio della Giustizia. La Metafisica rende esplicito ciò che la creatura umana percepisce da sempre nel profondo.

Le tradizioni religiose esprimono nella forma ciò che la Metafisica contempla nella sua purezza. Il rito, ad esempio, traduce l’eterno nel visibile. Accendere una candela davanti a un’icona sacra significa unire simbolicamente terra e cielo: la fiamma rappresenta l’ascesa, la luce rappresenta la vita. La persona semplice partecipa alla realtà attraverso il gesto; l’essere umano che considera i Principi riconosce attraverso il gesto la sua sorgente eterna. Sono le due profondità di un’unica verità, come la superficie e il fondo del mare: la superficie accoglie le imbarcazioni; il fondo custodisce la quiete originaria.

Le forme religiose, culturali e spirituali dell’umanità sono modulazioni della stessa luce primordiale. Il monaco benedettino immerso nel canto gregoriano, il sufi che ripete il dhikr (il “ricordo” del Nome divino) all’alba, il pastore tibetano che intona un mantra (formula sacra) partecipano allo stesso Centro. Le tradizioni non si escludono: sono i differenti colori della luce unica dell’Assoluto quando attraversa il prisma del mondo. Questa unità essenziale è ciò che Guénon designava come Tradizione primordiale.

In questo contesto il simbolo è una via fondamentale di conoscenza. Esso non rinvia semplicemente a qualcosa: lo rende presente. La montagna, per la persona comune come per la persona sapiente, esprime stabilità, altezza, purezza: è l’immagine naturale dell’ascesa verso il Principio. Il cerchio manifesta la perfezione e la totalità; la croce rivela l’incontro tra l’asse verticale dell’eterno e l’asse orizzontale del tempo. Il simbolo naturale e il simbolo rituale partecipano di un archetipo eterno e permettono alla creatura umana di ritrovare nella forma un riflesso dell’Essere.

La vita interiore di ogni individuo è colma di richiami metafisici: il desiderio di verità, la sete di giustizia, il bisogno di pace, il richiamo della bellezza. Quando una persona sceglie la verità anche a costo di un sacrificio, si riallinea al Principio della Trasparenza. Quando perdona, partecipa al Principio della Misericordia. Quando contempla in silenzio, entra in sintonia con il Principio dell’Unità. L’esistenza si trasforma così in un processo di ritorno, durante il quale la natura umana riconosce ciò da cui proviene.

Ogni dignità autentica dell’essere umano — la capacità di conoscere, di amare, di sacrificarsi, di creare bellezza — deriva dal suo essere riflesso di un Principio eterno. Ogni atto che esprime questa dignità avvicina l’individuo all’immagine dell’Umano Originario: colui o colei che vive in armonia con l’Essere. La Metafisica guida l’individuo verso la riscoperta di questo Centro interiore, dove l’Assoluto si rivela come identico alla sua natura più profonda.

Nel suo significato più alto, la Metafisica è il ritorno all’Origine: l’unione cosciente con il Principio da cui tutto deriva. L’anima che cerca, in realtà, ricorda; ciò che desidera è ciò che già è. La via metafisica conduce la creatura umana alla riconciliazione con la sua essenza eterna, e mostra che la meta ultima non è un altrove, ma un centro: il cuore dell’Essere che risiede nel cuore di ciascuno.

~ MP~

CHE COS’È LA METAFISICA?
CHE COS’È LA METAFISICA?

Il SUPREMATISMO EBRAICO

a cura di Rainaldo Graziani

Una grande studiosa, una donna comunista romantica, ha rilasciato una bella intervista al periodico francese di tradizione cattolica e identitaria “Rivarol”.

Maria Poumier è una figura tra le più coraggiose nella lotta all’occupazione sionista della Palestina.

Nessuno in Italia avrebbe il coraggio di pubblicare una simile intervista che ha come tema “IL SUPREMATISMO EBRAICO”

RIVAROL: Potrebbe approfondire le origini del suo impegno per la causa palestinese e la sua opposizione al sionismo?

Maria POUMIER: Mi ha divertito molto scoprire che CNews è allarmata dalla presenza di una forte mobilitazione filo-palestinese all’Università di Parigi VIII, che ho lasciato nel 2005 perché ero stata posta sotto sorveglianza per dieci anni per essere processata, con il pretesto di aver invitato Roger Garaudy a tenere una conferenza su “Islam e modernità”, mentre Le Monde e L’Humanité avevano appena annunciato la pubblicazione di un libro intitolato “I miti fondatori della politica israeliana”, qualcosa di molto, molto antisemita, secondo i sayanim che popolano le università. Contro ogni previsione, la conferenza si era tenuta. Poi gli studenti ebrei avevano affisso impunemente manifesti che annunciavano: “Poumier, non supererai l’inverno”. La preside, una specialista in studi russi, la signora Irène Sokologorski, era stata licenziata qualche mese dopo, ecc. Una mozione di condanna del negazionismo dell’Olocausto era stata approvata dal Dipartimento di Studi Ispanici, mi ero rifiutata di aderirvi con un argomento che rimane valido ancora oggi: non esiste una definizione scientifica o accademica di questo termine. Due eminenti professori comunisti mi avevano effettivamente detto in privato di essere d’accordo con il libro di Garaudy, e poi…sono stata trattata come un “paria”… Inoltre, vent’anni dopo, “negazionista dell’Olocausto” è un anatema scomparso, sostituito da “teorico della cospirazione”; È chiaro a tutti che sono loro, gli israeliani, gli ebrei al potere e i goy del Sabbath, come direbbe Israel Shamir, i veri negazionisti, coloro che si puliscono i piedi sulla realtà, preferendo sofismi e intimidazioni, così come sono loro che complottano costantemente per imporre menzogne e compiere impunemente i loro massacri e genocidi, come dice Philippe de Villiers, non solo contro la Palestina, tra l’altro. Perché mi sono impegnata a sostenere i palestinesi? Avevo sperimentato in prima persona un sistema che esercitava censura, minacce e repressione contro tutti coloro che disturbavano il governo, mentre ero professoressa a Cuba. Lì non c’era propaganda sionista e credevo ingenuamente che la democrazia francese fosse più in linea con i propri principi, ma con l’affare Garaudy ho scoperto la morsa dell’”elefante in salotto” sulla società francese e ne ho capito immediatamente i meccanismi. Non vedo ancora alcun motivo per cui gli ebrei debbano sorvegliare il pensiero in Francia, e mi è sembrato ovvio che i palestinesi siano le principali vittime di un ingiustificabile suprematismo ebraico, che cerca di relegarli nei bantustan, in attesa di espellerli dal loro Paese o di farli sparire in qualche altro modo. Non potendo attaccare personalmente coloro che cercavano di soffocare la razionalità tra gli accademici, mi è stato imposto un dovere: indebolire gli usurpatori israeliani laddove l’ingiustizia da loro praticata era lampante. Rimango una comunista romantica e credo che tutti noi abbiamo qualcosa da imparare dal martirio della Terra Santa e dei palestinesi; il minimo che possiamo fare è rendere noti e riconoscere i tentativi di genocidio a cui sono sottoposti, da parte di persone che pretendono di fare la legge anche nel nostro Paese, fino ai giorni nostri.

R.: Al di là della risposta all’attacco del 7 ottobre, come spiega la ripresa dell’aggressione israeliana contro il popolo palestinese?

POUMIER: Lo sterminio del popolo palestinese indigeno, compresa la deportazione di coloro che non possono essere assassinati, fa parte del progetto sionista fin dalla proclamazione dello Stato ebraico nel 1948. Il progetto di espansione territoriale dal Nilo all’Eufrate fu reso pubblico negli anni ’80 da un autore che ammira, il socialista Israel Shahak, un sionista di sinistra, un idealista combattivo, di cui Israel Shamir si considera l’erede spirituale. Ora, come dice Thierry Meyssan, è il sionismo revisionista (autoproclamatosi tale), e concretamente privo di ogni scrupolo morale, ad aver preso il potere nello “Stato ebraico”. Ovviamente, è il consenso degli europei, e in particolare dei partiti di destra, che dà ali alla cricca su cui Netanyahu fa affidamento. E a coloro che hanno finanziato la campagna presidenziale.Trump, come lui stesso riconosce, e la coppia Sheldon Adelson, lo tengono in ostaggio da tempo; non può smettere di armare e finanziare Israele senza essere rapidamente sostituito. Non dimentichiamo la posta in gioco delle riserve di idrocarburi di Gaza. La guerra contro la Palestina è una guerra coloniale e non ha altro esito che la vittoria dei colonizzati. È una guerra che ha riattivato e portato alla ribalta i riflessi imperialisti dell’Occidente ufficiale, che sembra non aver imparato nulla dalla storia. I due libri più recenti di Roger Garaudy si intitolano Terrorismo Occidentale e Gli Stati Uniti, Avanguardia della Decadenza.

R.: Con l’assedio di Gaza, siamo caduti nella barbarie più totale. Qual è, secondo lei, l’obiettivo dei sionisti con questo

crimine di guerra di massa?

POUMIER: L’obiettivo di qualsiasi società fondata sul sacrificio umano è eliminare pensatori, ribelli intrattabili, concorrenti a tutti i livelli e sogni di libertà nelle nuove generazioni. Tutti i mezzi sono giustificati, purché non siano controproducenti: impostura, censura, repressione, massacri ripetuti regolarmente e persino la messa in scena di massacri a scopo di intimidazione educativa. Fortunatamente, nel caso dei crimini ebraici a Gaza, la propaganda si è ritorta contro i responsabili. Pensavano di poterci spaventare, raggelare fino alle ossa e controllare i media mainstream, ma l’equilibrio di potere a livello morale si è spostato e si è formato un autentico fronte internazionale. La loro propaganda sta sfuggendo al loro controllo. Netanyahu vuole riconquistare il potere. Il controllo dei social media, in particolare di TikTok, i cui video brevi e d’impatto stanno affascinando i giovani, è motivo di preoccupazione, ma più lo proclama, meno ci crede. Yuval Harari è costretto ad ammettere che è essenziale per Israele frenare l’intelligenza artificiale, che considera troppo razionale su argomenti come i crimini israeliani e i miti fondanti della politica israeliana (vedi “Cultural Wars in the West”, di Michael Jones, pubblicato da Verbe Haut). Ma il mondo non occidentale è fuori controllo e intende pienamente porre fine all’imperialismo occidentale; ha i suoi canali di comunicazione e pressione, e i BRICS stanno costantemente rafforzando la propria autonomia riorientando le loro forze produttive, valute e forze armate. Un esempio marginale ma significativo: l’Algeria sta ricattando Macron perché ha tutto ciò che serve per demolire la leggenda di Brigitte Macron, suo fratello, di fatto il suo sosia, avendovi fatto una visita importante subito dopo la guerra d’Algeria, che “Brigitte” ha scioccamente adottato come souvenir personale e femminile. L’Algeria non ha bisogno che la verità su questa vicenda venga a galla; ha solo bisogno di tenere Macron al guinzaglio, o altri leader che credono ancora di essere a capo di imperi coloniali. Ci sono sempre fattori esterni che fanno crollare i castelli di sabbia, e fattori interni: ad oggi, circa 90 cittadini francesi stanno facendo causa ai Macron per impostura, falsificazione di documenti ufficiali e frode ai danni di brave persone che credevano di eleggere onestamente un servitore del paese, quando in realtà si tratta di una coppia di traditori degli interessi fondamentali della nazione: e anche in Israele si combatte per sbarazzarsi degli assassini che coccolano il sanguinario Netanyahu. Per me, il concetto di impostura è centrale, e le bugie portano al crimine.

R. : Secondo lei, perché Trump ha imposto un cessate il fuoco in questa escalation?

POUMIER: Forse ha informatori e consiglieri affidabili che non gli nascondono le debolezze dei suoi alleati o la fragilità del sostegno popolare al suo governo? È probabile che abbia bisogno di guadagnare tempo e ricostruire un’immagine presentabile per le elezioni di medio termine. Come per ogni accordo che giunge a sorpresa, potrebbero esserci clausole segrete che scopriremo in seguito. Sta a noi mantenere la pressione affinché Israele smetta di attaccare i palestinesi, i suoi vicini e gli iraniani ogni volta che lo riterrà opportuno.

R.: Dopo aver ridotto Gaza in macerie, Netanyahu sta rivolgendo la sua attenzione alla Cisgiordania. La ripresa delle attività di insediamento in territorio palestinese è un nuovo passo in un piano ben definito?

POUMIER: Ci sono buone ragioni per credere che Israele stia preparando una provocazione del tipo un mega attacco sotto falsa bandiera per poter innescare un attacco nucleare contro l’Iran e/o una nuova guerra mondiale. Chiaramente, lo Stato ebraico può sopravvivere solo aggredendo i suoi vicini e infliggendo ai più resistenti emorragie collettive di una portata che sfida l’immaginazione. Non ha mai cessato i bombardamenti su Libano e Siria, quindi perché dovrebbe smettere di rosicchiare territorio in Cisgiordania, come ha fatto incessantemente per 77 anni? Ma nonostante tutto il suo machiavellismo e la sua ferocia, Israele non ha un piano strategico. Il Sud del mondo è ora, ma sempre, un passo avanti, così come i giornalisti dissidenti; non ci sarà alcun elemento di sorpresa. La nostra precedente buona fede ha ceduto il passo a una decifrazione istantanea dei soliti piccoli trucchi mafiosi in Israele. Le sue ultime bombe sull’Iran sono state sia crimini imprescrittibili che fiaschi.

R: Nonostante tutte le vessazioni e i massacri, i palestinesi si aggrappano alla loro terra. Come possiamo spiegare questa straordinaria resistenza?

POUMIER: È la Terra Santa che parla. La Chiesa della Sacra Famiglia, l’ultima chiesa cattolica a Gaza, è stata bombardata, e sia il clero che i fedeli hanno risposto a questo attacco (quattro vittime, tra cui il sacerdote, Padre Romanelli) dichiarando che non se ne sarebbero andati. Hanno dato un esempio di attaccamento alla loro terra natale e alla patria del cristianesimo, e non sono soli. Francesco ha certamente cercato di proteggerli; ora deve essere condotta una crociata spirituale mondiale per la liberazione della Terra Santa. È una questione di leggi della natura, fede nell’aldilà e prove dell’esistenza di Dio. Le autorità religiose devono approfittare dell’accordo di tregua, se non dell’accordo di pace, per ripristinare l’espressione “Terra Santa”, che sembra essere vergognosamente scomparsa dal linguaggio dei vescovi, e far rivivere il cattolicesimo a Gaza e in Francia attraverso l’esempio di coraggio.

R.: Cosa pensa della copertura mediatica del conflitto in Francia? Il tuo amico Israel Shamir vede ancora la giustizia? E la situazione attuale?

POUMIER: Israel Shamir, con “In the Name of Christ” (Sigest), il suo libro che si conclude con le cause dell’incendio di Notre-Dame, ha fornito un magnifico corpus di testi per aiutare gli ebrei a comprendere la necessità, dal punto di vista della coscienza e della moralità universale, di convertirsi al cristianesimo e, naturalmente, di rinunciare al tentativo di impadronirsi della Palestina, di controllare l’informazione e ogni sorta di privilegio associato al governo attraverso il ricatto. Essendo stato lui stesso battezzato all’inizio della Terza Intifada nel 2002, attribuisce un significato profondo a questo allontanamento dall’ebraismo, ed è anche uno storico impavido e irreprensibile delle relazioni tra le tre religioni abramitiche. Ha appena pubblicato un nuovo libro, The Spiritual Battle for Gaza (Sigest Publishing), che aiuterà tutti nella loro battaglia personale per de-giudaizzare se stessi, ritrovare la salute morale e mentale e quindi ridurre a zero l’impatto dei sofismi e delle menzogne dei nostri media.

Il SUPREMATISMO EBRAICO
Il SUPREMATISMO EBRAICO