IL SILENZIO E’ D’ORO

di Alessandro Di Battista

16 Novembre 2025

Mentre esplode il più grande scandalo di corruzione in Ucraina, uno scandalo che coinvolge uomini legati a Zelensky. Mentre scopriamo che a guidare il commando ucraino che ha sabotato nel cuore di un mare europeo i gasdotti Nord Stream è stato Valerij Zalužnyj, l’allora comandante in capo dell’esercito di Kiev. Mentre vengono rastrellati per strada e sbattuti sui furgoni centinaia di ragazzi ucraini che al fronte, giustamente, non vogliono andare. Mentre i russi avanzano e gli ucraini indietreggiano, accadono queste cose: l’Ue sta pensando al 20° pacchetto di sanzioni alla Russia, la Kallas, il ministro degli Esteri dell’Ue dice “per avere la Pace dobbiamo prepararci alla guerra” e Tajani, il ministro degli Esteri di Israele in Italia dice che è pronto il prossimo pacchetto di aiuti italiani a Kiev, aiuti anche nel settore energia, quello dove i politici legati a Zelensky hanno rubato. Leggete adesso quel che ha scritto Marco Travaglio:

IL SILENZIO E’ D’ORO

La notizia che a Kiev, mentre i soldati vengono mandati al macello senza più uno scopo, i fedelissimi di Zelensky rubano tutto il rubabile dai fondi e dalle armi inviati da Nato e Ue senz’alcun controllo, viene accolta in Italia e nel resto d’Europa con un misto di sorpresa e incredulità. Ma come: noi paghiamo, gli ucraini crepano e il regime sguazza tra mazzette e water, bidet e rubinetti d’oro massiccio? Ma Zelensky non era il “nuovo Churchill” (Nancy Pelosi e Messaggero), il “De Gaulle ucraino” (Prospect Magazine), il redivivo “Scipione l’Africano” (Minzolini, Giornale)? E la sua Ucraina non era “incorruttibile” (Zafesova, Stampa)? In realtà bastava leggere l’inchiesta internazionale “Pandora Papers” del 2021 per sapere che Zelensky è una creatura dell’oligarca, prima latitante e ora detenuto, Ihor Kolomoisky, re dei metalli, finanziatore di milizie fascio-nazi (dall’Azov al Dnipro) e titolare della tv 1+1 che lo lanciò; e che il presidente ucraino ha una villa a Forte dei Marmi con 6 camere da letto, 15 stanze, parco e piscina, acquistata nel 2017 per 3,8 milioni, intestata a una società italiana controllata da una cipriota e mai dichiarata prima dell’elezione nel 2019, come pure una delle quattro offshore controllate da lui e dai suoi soci nella casa di produzione Kvartal95 con conti correnti in vari paradisi fiscali (Isole Vergini, Cipro e Belize). Uno dei soci, Timur Mindich, che fino all’altrogiorno ospitava Zelensky in casa sua, è l’uomo dal cesso d’oro e dalle credenze piene di pacchi di banconote da 200 euro, esentato dalla naja malgrado l’età da leva e appena fuggito all’estero grazie a una soffiata per scampare all’arresto: sarebbe il regista del sistema tangentizio che grassava il 10-15% di ogni appalto per il sistema elettrico. Che, non bastando i bombardamenti russi, veniva rapinato dal regime, come i fondi per le uniformi e persino i 170 milioni versati dalla Nato per costruire trincee di legno.

Notizie che non possono che galvanizzare il morale delle truppe superstiti intrappolate nelle sacche russe da Pokrovsk a Kupyansk, in attesa che Zelensky e il generale Syrsky (una sorta di Alì il Chimico o il Comico ucraino) la smettano di millantare successi e resistenze o di incolpare la nebbia e suonino la ritirata finché ci sarà qualcuno vivo da ritirare. Dinanzi alla disfatta militare e morale dell’Ucraina con i nostri soldi, i governi europei tacciono imbarazzati. Per promettere altri soldi, vista la fine che fanno, attendono tutti che la gente dimentichi le foto dei cessi d’oro. Tutti tranne uno, il più sveglio della compagnia: Antonio Tajani che, temendo di essere preceduto da qualcun altro, si affretta ad annunciare “un nuovo pacchetto di aiuti a Kiev nelle prossime ore”. Casomai non sapessero più cosa rubare.

IL SILENZIO E' D'ORO
IL SILENZIO E’ D’ORO

CASA BIANCA ITALIA

di Alessandro Orsini

16 Novembre 2025

Ciò che sta accadendo in Ucraina ha letteralmente devastato la credibilità della grande stampa e dei grandi media in Italia, mostrando a tutti che il sistema dell’informazione in Italia sulla politica internazionale è il tipico sistema di uno Stato satellite. I fatti dimostrano che la tesi contenuta in “Casa-Bianca-Italia” è corretta. L’Italia sta agli Stati Uniti come la Bielorussia sta alla Russia. Giorgia Meloni è la Lukashenko di Trump. I grandi media italiani hanno interpretato la guerra in Ucraina attraverso la propaganda della Casa Bianca. Il fronte dimostra che la verità sostanziale dei fatti era tutt’altra. Ieri la sala del Circolo Filologico Milanese era gremita. Un po’ di persone non hanno trovato posto e hanno atteso in strada per il firmacopie. Mi scuso con loro per la mancanza di spazio. Vorrei ringraziare queste persone con tutto il cuore per l’affetto e la stima. Ringrazio anche gli organizzatori della fiera del libro di Milano, dell’ospitalità e della gentilezza. “Gaza-Meloni. La politica estera di uno Stato satellite” è parte di un progetto di ricerca dedicato alla vita di uno Stato satellite che proseguirò negli anni. La mia tesi di fondo è che la condizione geopolitica dell’Italia si ripercuota su tutta l’organizzazione della società. Non è possibile capire ciò che gli italiani fanno, dicono e pensano senza considerare che sono i cittadini di uno Stato satellite.

CASA BIANCA ITALIA
CASA BIANCA ITALIA

KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA

di Pino Cabras

14 Novembre 2025

«La guerra la perde chi finisce prima i soldi o i soldati».

Per Kaja Kallas sostenere un conflitto “fino all’ultimo ucraino” sarebbe persino una fonte di benefici.

In teoria non saremmo ufficialmente in guerra. Ma i maggiorenti europei parlano come se lo fossimo e discutono solo di quello, trascinando l’Europa in una postura che ci costerà carissima. Ragionano in termini guerra totale.

È la prova di una classe dirigente scollegata dalla realtà e ferocemente disinvolta con la nostra sicurezza. Politici selezionati con il medesimo filtro dell’allora Segretaria di Stato USA, Madeleine Albright, quella che diceva che causare con l’embargo ben mezzo milione di bambini morti in Iraq “ne era valsa la pena”.

KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA
KAJA KALLAS: PARLARE CON DISPREZZO DELLA VITA

IL DISTACCO DELL’ANIMA NOBILE

di Matteo Visone

Dopo quasi una quindicina d’anni, ho ripreso in mano la lettura di Eckhart (il frate domenicano del XIII/XIV secolo, non l’autore di libri new age). Il suo pensiero è oggi un balsamo per l’anima, come lo fu quindici anni fa quando lo lessi per la prima volta.

Il suo pensiero si concentra principalmente sull’idea della nobiltà dell’animo: un’anima è tanto più nobile, quanto più abbia coltivato il distacco.

Eckhart insegna a distaccarci non tanto dalle cose in sé, quanto dal nostro errato atteggiamento verso di esse. Un uomo che ha abbandonato tutte le cose ma non l’atteggiamento errato verso di esse, è come se non avesse abbandonato nulla… Mentre un uomo che ha abbandonato questa disposizione, ha abbandonato tutte le cose pur interagendo con esse.

L’atteggiamento errato è quello che i buddhisti chiamano “bramosia”, ossia quella disposizione d’animo che pretende che le cose si adattino ai propri desideri. Per Eckhart l’uomo nobile è colui che si distacca dalla bramosia (compresa la bramosia di distaccarsi dalla bramosia) e arriva non bramare più nulla.

Nel fondo di questa anima nobile, non può che nascere il Figlio di Dio e l’uomo si rende tutt’uno con Dio. Egli infatti è obbligato dall’uomo nobile a dimorare in lui, perché Dio è in ogni cosa e allo stesso tempo in nessuna di esse. Abbandonando la propria volontà, l’uomo si fa tutt’uno con ogni cosa e con Dio. Poiché in Dio non vi è alcuna inquietudine, l’uomo realizza la piena Pace e la piena Bontà delle sue opere: un’opera infatti non è buona in quanto tale, ma soltanto nel momento che è compiuta con la giusta disposizione d’animo.

Le sue parole, più che quelle di un prete cristiano, sembrano quasi quelle di un monaco buddhista… Eppure Eckhart è pienamente inserito nella tradizione cristiana (soprattutto quella della teologia negativa dello pseudo-Dionigi l’Aeropagita). Nonostante la condanna di alcune sue tesi, Eckhart è stato pienamente riabilitato dalla chiesa (a differenza di alcuni mistici altrettanto brillanti, come Margherita Porete).

IL DISTACCO DELL'ANIMA NOBILE
IL DISTACCO DELL’ANIMA NOBILE

LA RUSSIA E’ DIVENTATA PIU’ FORTE

a cura di Termometro Geopolitico

15 Novembre 2025

La NATO ha speso 400 miliardi di dollari, armato fino ai denti 32 paesi e nonostante ciò è stata umiliata dalla glorificata stazione di servizio di cui si è fatta beffe per decenni, e ora il ministro della difesa finlandese si scaglia contro la Cina perché non riesce ad affrontare la verità: la Russia ha annientato l’intero progetto ucraino dell’Occidente e coloro che avevano promesso “tutto il tempo necessario” stanno soffocando nel loro stesso fallimento.

Ciò che Antti Hakkanen chiama “La Cina finanzia massicciamente il tesoro di guerra della Russia” non è altro che l’urlo di un uomo che assiste al crollo del mito. Non rivela gli aiuti finanziari cinesi, non esistono, è in lutto. In lutto per la fantasia che l’ipocrisia occidentale possa piegare l’Eurasia alla sottomissione. In lutto per l’illusione che le sanzioni possano spezzare la Russia. In lutto per la favola secondo cui le forze armate arrugginite, le economie vuote e il moralismo performativo dell’Europa possano fermare un paese che sa davvero combattere. Quando un progetto da 400 miliardi di dollari crolla in tempo reale, la proiezione diventa dottrina. Siamo stati umiliati così tanto dalla stazione di servizio, diamo la colpa alla Cina, allora non sembra più così umiliante. Quel ROI occidentale è assolutamente umiliante per l’Occidente.

E mentre questi ministri si agitano, la verità che evitano è la verità che temono: la Russia non solo è sopravvissuta all’assedio, ma è diventata più forte, e ora è una superpotenza economica, grazie alle sanzioni europee. Produzione in aumento. Commercio in forte espansione. Un asse yuan-rublo che aggira lo schema Ponzi dollaro-euro. Un esercito che produce più munizioni di tutte le linee di produzione della NATO messe insieme. E una classe politica che non si è piegata quando ogni capitale occidentale ha scommesso la casa sul collasso. L’Occidente si ritrova a dare la colpa a Pechino, perché incolpare se stesso significherebbe affrontare l’entità della propria umiliazione.

Ma sotto tutta questa gestione geopolitica si cela la verità più brutta di tutte: il riciclaggio di denaro su scala industriale che ha trasformato l’Ucraina in una corsa all’oro per i contractor occidentali e le élite ucraine. Mentre i soldati ucraini sanguinavano nel fango, la cerchia ristretta del presidente si riempiva le tasche di contratti energetici in tempo di guerra, tangenti per la rete nucleare e aiuti esteri rubati tramite società fittizie che riconducevano tutte alla stessa ristretta cerchia di addetti ai lavori. Bagni dorati. Appartamenti a Monaco. Conti offshore ingrassati mentre famiglie congelavano nelle trombe delle scale dei grattacieli durante i blackout. E un giorno, quando questa guerra finalmente finirà e l’incantesimo si spezzerà, i cittadini ucraini si volteranno e scopriranno chi li ha venduti al miglior offerente. Non Mosca. Non Pechino. Ma gli stessi manipolatori che hanno promesso la salvezza e hanno consegnato solo debito, spopolamento e tombe. Non esiste amnistia nella storia per i leader che rubano ai propri morti.

La Finlandia non lancia l’allarme, ma confessa la sconfitta. Perché se una “stazione di servizio con testate nucleari” può sconfiggere 32 eserciti NATO, divorare 400 miliardi di dollari di investimenti occidentali e continuare a farsi strada senza sosta a Pokrovsk, allora non è affatto una stazione di servizio: è una civiltà con una memoria, una spina dorsale e un’economia immune alle fantasie occidentali. Ciò che è crollato non è stata la Russia. Ciò che è crollato è stata l’illusione che l’Occidente comandi ancora il mondo.

Ed ecco il vero problema: non è stata la Cina a infrangere la strategia della NATO, ma l’arroganza della NATO.

Un’arroganza così accecante da fargli scambiare la propria propaganda per realtà. Un’illusione così profonda da fargli credere che la storia fosse finita. Un fallimento così assoluto che l’unica cosa che gli resta è incolpare il mondo in ascesa per essersi rifiutato di annegare con loro.

Questo è il verdetto di questa guerra.

Non solo sconfitta, ma anche smascheramento. E nessun ministro a Helsinki può giustificare questa sconfitta.

LA RUSSIA E' DIVENTATA PIU' FORTE
LA RUSSIA E’ DIVENTATA PIU’ FORTE

Maduro denuncia: “L’aggressione degli Stati Uniti è contro tutta l’umanità”

a cura della Redazione

15 Novembre 2025

Caracas avverte: la nuova offensiva statunitense potrebbe aprire un conflitto in grado di travolgere l’America Latina e alterare gli equilibri globali

La crisi innescata dagli Stati Uniti con le minacce belliche nei condfronti del Venezuela ha superato nelle ultime settimane un nuovo livello di allerta, alimentando timori regionali e internazionali. A bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha dichiarato di aver già preso una decisione su come Washington intenda agire nei confronti di Caracas, senza tuttavia rivelare i dettagli. Un’affermazione che arriva nel mezzo del più imponente dispiegamento militare statunitense nel Mar dei Caraibi degli ultimi trent’anni, denunciato dal governo venezuelano come una minaccia diretta alla sovranità del Paese e alla stabilità continentale.

Dall’agosto scorso, la Casa Bianca ha posizionato nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico una vasta forza navale e aerea, composta da navi da guerra, sottomarini, caccia da combattimento ed elementi delle forze speciali. La giustificazione ufficiale parla di una maxi-operazione contro il narcotraffico, ma i bombardamenti contro presunte “narcolanchas” hanno già causato decine di morti; azioni qualificate da esperti indipendenti come “esecuzioni sommarie” realizzate in palese violazione del diritto internazionale.

Nicolás Maduro, in diversi interventi pubblici a Caracas, ha denunciato che questa offensiva non è diretta solo contro il suo governo o contro il Venezuela e la Rivoluzione bolivariana, ma contro “tutta la America e tutta l’umanità”. Il presidente venezuelano sostiene che la strategia di Washington rientri in una campagna di aggressione multilaterale, costruita su falsi pretesti e su un deliberato disprezzo del diritto internazionale da parte di correnti politiche che definisce “nazi-fasciste” e animate dai peggiori impulsi imperialisti.

Maduro insiste da anni che l’obiettivo finale degli Stati Uniti sia un cambio di regime a Caracas e l’appropriazione delle immense risorse petrolifere del Paese. Una convinzione rafforzata dalle recenti accuse della Casa Bianca, che ha etichettato il presidente venezuelano come capo di un presunto cartello del narcotraffico senza presentare prove concrete rilanciando narrazioni fasulle già ampiamente smentite dai fatti. A tale narrativa si è aggiunta la decisione del Dipartimento di Giustizia di raddoppiare la ricompensa per informazioni utili alla sua cattura e l’ammissione, da parte dello stesso Trump, di aver autorizzato operazioni della CIA sul territorio venezuelano.

Sul piano internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. Mosca ha definito “inaccettabile” la distruzione di imbarcazioni senza processo, accusando Washington di comportarsi “come un Paese fuori legge”. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha avvertito che questa politica non migliorerà la reputazione degli Stati Uniti nella comunità mondiale. Anche il Alto Commissario ONU per i Diritti Umani, Volker Türk, ha condannato i bombardamenti contro piccole imbarcazioni, mentre i governi di Colombia, Brasile e Messico hanno espresso preoccupazione e dissenso verso l’escalation militare.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il lancio ufficiale della nuova operazione “Lanza del Sur”, annunciata dal segretario di Guerra statunitense Pete Hegseth, che sarebbe diretta a “eliminare i narcoterroristi” dell’emisfero occidentale e difendere gli Stati Uniti dalle droghe che colpiscono la popolazione nordamericana. Dietro questa narrativa, secondo Caracas e diversi osservatori a livello internazionale, si cela in realtà un piano di pressione politica e militare contro uno Stato sovrano, con il rischio concreto di innescare un conflitto regionale.

A farsi sentire è stata anche la ‘Red de Intelectuales y Artistas en Defensa de la Humanidad’, che ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale, denunciando la mobilitazione della portaerei Gerald R. Ford come una “nuova e gravissima escalation” che potrebbe sfociare in una guerra aperta contro la Repubblica Bolivariana. L’organizzazione parla apertamente di un tentativo di destabilizzazione del governo legittimo di Caracas, di una “guerra cognitiva” orchestrata dagli Stati Uniti per alterare gli equilibri geopolitici in America Latina e di una strategia che potrebbe replicare scenari simili a Gaza o alla Siria, con il rischio di un massacro o di una guerra civile.

Maduro, rivolgendosi direttamente al popolo statunitense, ha ricordato i precedenti storici di Vietnam, Iraq, Afghanistan e Libia, sottolineando che i cittadini USA devono sapere che saranno loro a dover andare in guerra qualora la Casa Bianca decidesse di aprire un nuovo fronte. Il presidente venezuelano ha definito “necessario” che i popoli di America Latina coltivino coscienza, ribellione e resistenza per impedire il ritorno di ciò che descrive come un nuovo nazi-fascismo globale.

Mentre cresce il timore di un’escalation incontrollabile e la regione osserva con apprensione i movimenti di flotte e bombardieri nei Caraibi, il nodo centrale rimane irrisolto: gli Stati Uniti insistono sulla narrativa della lotta al narcotraffico, ma finora non hanno presentato nemmeno uno straccio di prova né risultati concreti in termini di sequestri o smantellamento di reti criminali. Caracas denuncia un chiaro attacco alla sua sovranità e una minaccia che incombe minacciosamente sull’intero continente. E in mezzo a questa tensione crescente, l’America Latina teme di diventare teatro di un nuovo conflitto geopolitico volto all’accaparramento delle risorse venezuelane e a frenare l’ascesa del nuovo mondo multipolare di cui Caracas rappresenta la prima linea in America Latina.

Tratto da: L’Antidiplomatico

Maduro denuncia: "L’aggressione degli Stati Uniti è contro tutta l’umanità"
Maduro denuncia: “L’aggressione degli Stati Uniti è contro tutta l’umanità”

LA DANZA DI SHIVA

di Adam Luz

“Il Dio Induista Shiva è chiamato “il Distruttore” poiché distrugge il Mondo che, prima di lui, il Dio Brahma aveva generato e il Dio Vishnù aveva mantenuto in essere.

Alla fine di ogni ciclo cosmico, infatti, Shiva inizia a danzare e tramite questa sua danza l’Universo viene riassorbito insieme a tutte le Anime, le quali vengono liberate ed ogni cosa ritorna all’Unità divina, in attesa di essere emanata di nuovo da Brahma.

Shiva quindi rappresenta sia la Vita che la Morte, poiché tramite la sua azione avviene la distruzione del vecchio mondo e la rinascita del nuovo. Come ogni Divinità, egli ha un aspetto duale e non può essere definito solo “buono” o solo “cattivo”, in base a logiche umane.

Il fuoco di Shiva dona la vita ma è anche in grado di toglierla, come la sua natura è sia Maschile che Femminile, sotto forma della Dea Shakti.

In alcune immagini e sculture è rappresentato come Shiva Nataraja, cioè “Shiva Signore della Danza”, ed è raffigurato nel momento in cui pratica la danza cosmica con la quale riassorbe l’interno universo. Mentre danza, Shiva si appoggia con un piede sopra un demone nano, che rappresenta l’ignoranza.

In una mano tiene il Tamburo con cui accompagna il suo ballo, che rappresenta il Ritmo ma anche la Parola, il Verbo e il Logos, cioè la Frequenza Originaria che permea e mantiene in vita tutto ciò che esiste.

La Danza Cosmica di Shiva è allo stesso tempo un atto creativo di generazione dell’Universo, rappresentato dal Tamburo, e anche un atto distruttivo della manifestazione, rappresentato dalle fiamme che si sprigionano intorno a lui”.

📖 Tratto da Il Segreto della Pineale Volume 3, di Adam Luz, Edizioni Il Volo di Mercurio

Link al libro 👉https://amzn.eu/d/cXXurdN

LA DANZA DI SHIVA
LA DANZA DI SHIVA

LA BATTAGLIA PIU’ DECISIVA

di Giuseppe Delang Paterniti

La battaglia più decisiva non si combatte su un campo di guerra, ma nel terreno silenzioso della propria interiorità.

I «nemici» non brandiscono spade, ma sono armati di sottili veleni: le paure che costruiscono prigioni senza sbarre, i traumi che scolpiscono maschere di difesa, gli attaccamenti ossessivi che ci legano a ruote di fuoco.

Questa battaglia la si combatte con la forza della consapevolezza: ogni nemico non va rifuggito né ignorato ma affrontato «guardandolo in faccia»… Fino al suo dileguarsi.

È una battaglia di verità, dove ogni illusione dissipata è un nemico che si arrende.

Quando l’ultima ombra si dissolve alla luce di una coscienza risvegliata, non si alza un grido di trionfo, ma un silenzio vasto e potente.

La vittoria non è su qualcosa, ma attraverso tutto: è la riconquista del proprio sé integro, libero finalmente di essere, al di là di ogni paura e di ogni catena.

LA BATTAGLIA PIU' DECISIVA
LA BATTAGLIA PIU’ DECISIVA

MASCHIACH IS CAMING

di Stefano Erario

Da un paio di giorni, in diversi paesi si stanno moltiplicando iniziative pubbliche da parte di gruppi di Ebrei ortodossi che affermano un’accrescente attesa per la venuta imminente del Mashiach (מָשִׁיחַ, “Messia ebraico”).

Il simbolo più visibile è una bandiera gialla con una corona blu e la scritta “מָשִׁיחַ” al centro, già utilizzata da correnti messianiste legate al movimento Chabad-Lubavitch.

Le manifestazioni sono comparse in città come Gerusalemme, New York e Londra: piccoli gruppi distribuiscono materiale informativo, affiggono cartelli o sventolano la bandiera come segnale pubblico dell’annuncio. Non sono proteste politiche, ma dichiarazioni di fede basate sull’idea tradizionale secondo cui il Melekh ha-Mashiach (מֶלֶךְ הַמָּשִׁיחַ, “Re Messia”) dovrebbe comparire in un’epoca di cambiamenti globali.

All’interno del mondo ebraico osservante non mancano divergenze: alcuni rabbini considerano queste azioni un rafforzamento legittimo dell’attesa messianica, altri le giudicano premature o potenzialmente fuorvianti se presentano la venuta del Mashiach come evento imminente.

Nonostante le critiche, la bandiera gialla con la scritta “מָשִׁיחַ” sta diventando un elemento riconoscibile a livello internazionale, simbolo di un dibattito interno che oggi è tornato al centro dell’attenzione mediatica e religiosa.

Ma perché tutto questo dovrebbe interessare noi italiani?

Semplicemente perché la venuta di questo messia coinciderebbe con la distruzione di Roma (vendica della distruzione del secondo tempio).

Adesso, io il mio dovere l’ho fatto, a voi spetta il resto.

P. S. Netanyau (la bestia di Israele) alla risposta di un giornalista che gli chiedeva che libro stesse leggendo ultimamente, ha risposto quello di Barry Strauss sulla distribuzione del Tempio da parte dei “romani”, aggiungendo, dove abbiamo perso quella.

Poi con sorriso beffardo ha aggiunto: penso che dovremmo vincere lí adesso.

La bestia confonde i romani con i poveri palestinesi, se ne accorgerà della differenza.

Insomma tutto secondo i “piani” che vi dico da sempre.

Shalom

MASCHIACH IS CAMING
MASCHIACH IS CAMING