Israele pratica l’apartheid: la sentenza della CPI nel disinteresse generale

di Alessandro Ferretti

21 Luglio 2024

L’unica democrazia del medio oriente, come la vulgata mainstream ama definire Israele, è uno Stato colonialista che pratica apartheid. Questo è quello che ha stabilito la Corte Penale Internazionale, organismo che andava bene quando emetteva mandati d’arresto verso Putin e che ora invece viene additata come masnada di provocatori senza alcuna importanza.

Israele pratica l’apartheid, la sentenza della CPI

Ora abbiamo anche la conferma definitiva: Israele è uno stato che occupa illegalmente da 57 anni territori non suoi (striscia di Gaza compresa) e pratica sistematicamente l’apartheid nei confronti dei palestinesi.

Ma non illudiamoci: questo pronunciamento della corte dell’Aja non servirà a ricondurre alla ragione le legioni di sedicenti progressisti benpensanti che sono stati e continueranno ad essere totalmente inerti, addirittura opponendosi a chi protesta contro il genocidio, ripetendo ossessivamente la data del sette ottobre a mo’ di giustificazione universale della loro posizione.

Chi facilita il genocidio non lo fa a causa di informazioni false introiettate in buona fede: per non riuscire a capire ciò che Israele sta facendo ai palestinesi, davanti all’evidenza solare delle migliaia di crimini feroci perpetrati dallo stato israeliano, bisognerebbe essere dei mentecatti assoluti, degli idioti patentati.

Solo tre giorni fa il parlamento israeliano ha addirittura votato a larghissima maggioranza contro la soluzione a due stati e contro l’autodeterminazione dei palestinesi, ma neanche di fronte a una simile spudorata violazione totale dei diritti umani dei palestinesi i “setteottobristi” hanno alzato un mignolo o un sopracciglio.

Il motivo per cui questi soggetti parlano e continueranno a parlare di Israele come dell’”unica democrazia del Medio Oriente”, obbligata a difendersi da orde barbariche che vogliono sterminare gli ebrei per pura cattiveria è, infatti, da ricercarsi nell’egoismo più bieco.

Se riconoscessero la realtà dei fatti, ovvero che supportiamo uno stato saldamente in mano a suprematisti e razzisti che da decenni usano violenza indiscriminata contro una popolazione sostanzialmente inerme, allora questi sepolcri imbiancati che si compiacciono fieramente di essere persone rette e giuste dovrebbero riconoscere che il loro benessere non è legittimo frutto delle loro fatiche all’interno di un sistema equo, ma un privilegio concesso da un sistema fondato sulla violenza contro i più deboli.

Peggio pure, per mantenere la splendida immagine di loro stessi che si sono costruiti toccherebbe loro fare qualcosa, distaccarsi e criticare questo sistema di potere coloniale occidentale del quale sono stati fedeli servitori per tutta la vita e che sta uccidendo decine di migliaia di innocenti, tenendone milioni e milioni in sostanziale schiavitù.

Come fare per salvare capra e cavoli? La loro soluzione è semplice quanto paradossale, ovvero abbandonarsi corpo e anima al complottismo.

Fa ridere che un ceto di persone che fonda gran parte della sua misera identità sulla superiorità culturale si ritrovi a credere ai multiformi “washing” e alle balle sesquipedali secondo cui la resistenza palestinese è motivata puramente dall’antisemitismo, Israele si prende massima cura nell’evitare vittime innocenti, i palestinesi muoiono di fame perché Hamas ruba i viveri e muoiono sotto le bombe perché Hamas li usa come scudi umani eccetera eccetera.

Come ogni complottista che si rispetti, il complottista che legittima genocidi non può essere convinto con la logica e con i fatti perché semplicemente non vuole essere convinto. Ha troppo da rimetterci nel riconoscere la realtà, nel riconoscere che la sua ostentata bontà d’animo è niente più che un’ipocrita bugia assassina, nel realizzare che la persona retta che afferma di essere dovrebbe opporsi mettendo così a rischio il proprio sacro benessere e il conformismo che di cui sono totalmente intrisi.

È per questo che simili persone se ne fregheranno di tutto, di qualsiasi prova. Riconosceranno i crimini di cui sono complici solo quando chi li perpetra verrà sconfitto e rimpiazzato, proprio come fece la maggioranza silenziosa che rese possibile il fascismo e i suoi crimini.

Sono persone concentrate esclusivamente su loro stesse e sulla loro ristretta cerchia, fondamentalmente razziste e classiste, che riempiono il vuoto assoluto dei loro cervelli con la monnezza culturale che meglio accarezza il loro ego.

Persone che per difendere il loro piccolo benessere e la loro grande autostima sono pronte ad accondiscendere a ingiustizie, repressione, sfruttamento, pronte a trascinare il mondo in guerre che toccherà a qualcun altro combattere, continuando però arrogantemente a reputarsi persone integerrime da prendere ad esempio. In sintesi, l’incarnazione della banalità del male.

Tratto da: KulturJam

Israele pratica l’apartheid: la sentenza della CPI nel disinteresse generale
Israele pratica l’apartheid: la sentenza della CPI nel disinteresse generale

LA FORTIFICAZIONE VITTORIOSA

a cura di Giuseppe Aiello

Tu, che sei in guerra con Satana e le sue legioni, e vuoi fare del regno del tuo sè interiore un dominio celeste, dovresti stare in guardia contro le astuzie del cattivo maledetto. Dovresti scacciare quei pensieri che contrastano il comando Divino. A Dio piacendo, sarai in grado di riconquistare questa significativa fortificazione dall’empia occupazione di Satana e dei suoi alleati, in questa guerra interiore. Questa fortificazione funge da confine (tra bene e nel male). Se qui sarai vittorioso, potrai sperare in vittorie più grandi e nobili.”

Fonte: Quaranta Hadith

Imam Khomeini

LA FORTIFICAZIONE VITTORIOSA
LA FORTIFICAZIONE VITTORIOSA

Hamas: il destino dei prigionieri israeliani è un giocattolo nelle mani di Netanyahu

a cura della Redazione

20-07-2024

Il portavoce militare di HamasAbu Obaida, ha affermato che il destino dei prigionieri israeliani è diventato un giocattolo nelle mani del primo ministro del regime Benjamin Netanyahu, che cerca solo di proteggere i propri interessi.

Secondo quanto riportato dai media arabi, Abu Obaida, portavoce delle Brigate Ezzedin al-Qassam, ala militare di Hamas, ha rilasciato queste dichiarazioni domenica. Ha affermato che la vittoria completa di cui parla Netanyahu significa la sua vittoria personale e la soddisfazione dei membri del suo governo.

Il funzionario di Hamas ha rilasciato queste dichiarazioni mentre Netanyahu si trova ad affrontare il crescente malcontento dell’opinione pubblica israeliana per la sua gestione della guerra a Gaza e per il rifiuto di raggiungere un accordo di tregua con la Resistenza palestinese, nel tentativo di garantire il rilascio di decine di prigionieri ancora detenuti a Gaza.

Un sondaggio pubblicato sabato dal Canale 12 di Israele, mostra che il 68% e il 46% dei partecipanti hanno descritto la gestione del conflitto da parte di Netanyahu e del suo ministro degli Affari militari Yoav Gallant, rispettivamente come “molto cattiva” e “cattiva”.

Hamas: Nessun posto a Gaza è sicuro per le forze occupanti

Parlando della situazione a Gaza, dove gli attacchi israeliani proseguono senza sosta da oltre otto mesi, Abu Obaida ha affermato che gli occupanti continuano a commettere genocidi e a uccidere i palestinesi perché rivendicano il diritto di mantenere la propria terra. Ha affermato che le forze del regime israeliano usano i civili palestinesi come scudi umani e attaccano brutalmente ospedali, scuole, moschee e chiese.

Il portavoce di al-Qassam ha inoltre affermato che la Resistenza palestinese contro il regime israeliano non è iniziata con l’operazione Al-Aqsa Storm del 7 ottobre. Quell’operazione è stata solo “un’esplosione” contro i crimini del regime sionista, ha osservato, aggiungendo che i gruppi della Resistenza palestinese hanno messo in ginocchio Israele in tutta Gaza.

Nessun posto a Gaza è sicuro per le forze occupanti, che si nascondono nelle case o dietro veicoli blindati come “ladri” di fronte ai combattenti palestinesi che sono diventati più forti e hanno migliorato le loro capacità di difesa.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Hamas: il destino dei prigionieri israeliani è un giocattolo nelle mani di Netanyahu
Hamas: il destino dei prigionieri israeliani è un giocattolo nelle mani di Netanyahu

IO SONO ILLIBERALE

di Rainaldo Graziani

Tertium non datur!

Non è difficile da capire ma so che è difficile per molti di Voi fare vostra, pubblicamente, questa affermazione.

Intendo con ciò incoraggiarvi, soprattutto di questi tempi, a dire esattamente, senza compromessi di sorta, ciò che Voi pensate.

Essere espressione di un “pensiero forte” fa di chi scrive un soggetto piacevolissimo da frequentre in privato (gran parte della mia quotidianità e occupata da numerosi incontri “in presenza”) e “spinoso”da da presentare in pubblici eventi.

Lungi dall’essere un cruccio o una delusione ciò non è dovuto a scelte strategiche o prudenziali, come spesso si vocifera, ma piuttosto ad una non ancora dichiarata appartenenza ad un “pensiero forte” anziché ad un “pensiero debole”.

Nulla di nuovo se non fosse che oggi occorra chiarezza verso se stessi prima ancora che verso gli altri.

A tale riguardo, per quanto mi concerne, quando anni fa mi fu richiesto di proseguire l’attività del CSON da parte di uno dei suoi fondatori, accettai non solo perchè lo ritenni un atto dovuto ma anche perchè questa “investitura” rappresentò per me e pochi altri una sorta di “vaccinazione” dai virus della Società Aperta e una sorta di immunità ideologica proprio da quello che ognuno di voi non ha timore di riconoscere come “pensiero debole”; che poi altro non è che una delle forme espressive del totalitariismo permissivo.

Vi chiederete quale sia il nesso di queste prime affermazioni con la malattia terminale che sta uccidendo l’Occidente, ebbene il nesso è racchiuso nella fallace e tragica convinzione, tutta occidentale, che il progresso sia determinato dal riconoscimento sempre più esteso dei cosìdetti diritti civili.

Più i diritti civili vengono riconosciuti più il paese è civile.

Più si riconoscono questi o quei diritti civili più ne nascono di nuovi in ansiosa ed urlante attesa di essere riconosciuti.

Lo Stato tuttavia più li legittima e più deve accondiscendere a legittimarne di nuovi e di più numerosi, e così “progredendo”, lo Stao si suicida. Si sfalda. Non riesce a finanziarli o renderli operativi. Si indebolisce e compie il proprio rito funebre.

La UE in tal senso ha creato degli efficienti strumenti di pressione e di controllo sulle democrazie recalcitranti o arretrate o ancora incrostate da ruggini identitarie o ancora intrise di usi e costumi secolarizzati e perciò resistenti.

Per confrontarsi su questo argomento occorre dunque fare un passo coraggioso.

Dovete scegliere senza se e senza ma se essere illiberali o accettare la Open Society.

Anche per coloro che, tra di noi, restano vittime della propria “sete di celebrità” vale il motto latino iniziale e finale di questa mia riflessione notturna.

Tertium non datur!

IO SONO ILLIBERALE
IO SONO ILLIBERALE

LA VERA LIBERTA’ E’ DISCIPLINA

a cura di Marco Braccini

“La libertà è una cosa più complicata dei “diritti”, la libertà è una forma di disciplina. C’è un aneddoto che mi è sempre piaciuto: ti prendo, ti butto in mezzo al deserto e ti dico “vai, sei libero”. Tu non sei libero, anche se in apparenza lo sei. Per essere libero dovresti conoscere le oasi più vicine, sapere dove andare, saperti orientare. Oggi l’uomo è disorientato. Ma questo disorientamento lo chiama “libertà”. Bisogna al contrario essere consapevoli di com’è questo mondo, per tracciare un sentiero che è la tua vera, disciplinata libertà.”

Giovanni Lindo Ferretti

LA VERA LIBERTA' E' DISCIPLINA
LA VERA LIBERTA’ E’ DISCIPLINA

IL KARMA DI UN EMPATICO

a cura di Fratellanza Bianca

“Non confondete un empatico con uno sciocco o un credulone! L’empatico è una persona che vi capirà, che vi compiangerà, che sentirà il vostro dolore… che cercherà di aiutarvi…

Se vi comportate male con lui, se lo offendete, cercherà comunque di capirvi, di perdonarvi, di darvi una seconda possibilità.

Non dimenticate mai, però, che nulla di umano è estraneo all’empatico! Egli possiede una grande intelligenza emotiva ed è perfettamente consapevole sia dei suoi angeli che dei suoi demoni.

Ha scelto consapevolmente il cammino della luce, della bontà, dell’umanità… Quando cercate di giocare con persone del genere, è bene sapere che i loro demoni sono tanto potenti quanto i loro angeli.”

*Daniela Dimitrova

IL KARMA DI UN EMPATICO
IL KARMA DI UN EMPATICO

RIFLESSIONI SULLA TRASMISSIONE DEL SAPERE

di Giuseppe Aiello

“Leggi!” è stata la prima parola rivelata al Profeta, e dunque a tutti noi, da Allah. Un imperativo del verbo “karae”.

La parola “karae” ha il significato di “raccogliere il sangue benedetto nel grembo materno e poi espellerlo”, (un significato simile in Baqara 228).

Successivamente la parola cominciò ad essere usata con il significato di “accumulare qualcosa, distribuirlo, trasferirlo in altri luoghi”.

karaet’in-nâqatu è stato usato per le cammelle che rimangono incinte, portano il cucciolo nel grembo materno e lo danno alla luce.

Inoltre, la stessa parola è usata per” riunire lettere, parole, frasi o informazioni e trasmetterle a qualcun altro”. Questo è anche il motivo per cui viene usato nel senso di “lettura”. Tuttavia, sarebbe un torto alla parola “karae” se intenderla solo con “lettura”. ” La traduzione letterale di “leggere” è “tilâvet” in arabo. Ciò potrebbe essere approssimativamente tradotto come “leggere un testo già scritto”. Tuttavia, è chiaro che il Corano non contempla una lettura in questo senso. “

“Iqra” significa che il Profeta deve “far crescere” dentro di se qualcosa (conoscenza) e poi distribuirla, “dare alla luce”questa conoscenza. Questo è il dovere che gli è stato dato da Allah. Ciò è riscontrabile nei versi seguenti: Isrā / 14, 45, 93, 106; Nahl/98; A’ruf / 204; İnşikak / 21; A’la/6 ecc

Il nostro compito in questa vita è dunque di “leggere” la Realtà, con l’Intelletto (attraverso l’intuizione), con la mente (attraverso la ricerca e le argomentazioni razionali e logiche), con il cuore “emotivo” (attraverso la conoscenza, la gestione e il controllo delle nostre emozioni come gioia, tristezza, angoscia, speranza ecc), con il corpo (attraverso i cinque sensi). Dobbiamo ricevere, raccogliere questa conoscenza, farla crescere dentro di noi, e poi “partorirla”, trasmetterla al prossimo.

RIFLESSIONI SULLA TRASMISSIONE DEL SAPERE
RIFLESSIONI SULLA TRASMISSIONE DEL SAPERE