Hezbollah tra le 5 superpotenze missilistiche

a cura della Redazione

10-07-2024

Il movimento di Resistenza libanese Hezbollah, è una delle cinque superpotenze in termini di numero di razzi in suo possesso, ha ipotizzato sabato, Ram Aminach, ex consigliere economico del Capo di Stato maggiore israeliano.

Ram Aminach ha sottolineato che “l’opinione pubblica israeliana non comprende la portata delle minacce di Hezbollah, poiché possiede un’ampia riserva di razzi ed è considerata una delle cinque superpotenze, insieme a Stati Uniti, Cina, Russia e Germania”. Aminach ritiene che Israele non può affrontare la Resistenza libanese senza confrontarsi con l’intero Libano.

Un paio di giorni fa, il sito web di informazione statunitense Media Line ha evidenziato che, con decine di migliaia di combattenti e oltre 150mila missili, Hezbollah rappresenta una “significativa sfida militare per Israele”.

“Hezbollah è un esercito. Non ha la potenza di fuoco o la sofisticatezza dell’esercito israeliano, ma ha la capacità di causare danni e morte significativi”, ha indicato Boaz Shapira, un ricercatore presso l’Alma Research and Education Center, riporta The Media Line.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Hezbollah tra le 5 superpotenze missilistiche
Hezbollah tra le 5 superpotenze missilistiche

CRISTO E KUNDALINI

a cura de Il Segreto della Pineale

“Nell’Induismo l’energia Kundalini è associata allo ShabdaBrahman, cioè Shabda, che significa “suono” o “parola”, e Brahman, che identifica l’Assoluto.

Questo termine si può tradurre come “Suono Assoluto” e identifica il Suono Trascendentale o la Vibrazione Universale che sottende a tutta la creazione.

Nei testi tantrici si dice che Kundalini sia “la fonte d’ogni linguaggio” e la “Potenza” insita nella Parola. Questa Shakti (Potenza) della Parola è strettamente connessa con il Suono e con il concetto di Verbo, di Logos e quindi del Cristo, inteso come Logos/Verbo incarnato.

Cristo è la Potenza Suprema, cioè la Shakti Suprema, ed è identificabile con l’Energia Kundalini che vive all’interno di noi, come il Cristo Interiore che “dorme” nell’Essere Umano, in attesa del suo risveglio.

Cristo è associato al Quinto Elemento, posto all’apice del Pentacolo, o al centro della Croce degli Elementi, cioè all’Etere, che nell’Induismo è chiamato Akasha ed è fatto di Suono, quindi di Logos.

Inoltre, Kundalini è rappresentata come un Serpente e secondo la Kabbalàh il termine ebraico “serpente” è associato al termine “Messia”, poiché entrambi hanno valore numerico 358.

Infine Kundalini appena sveglia è chiamata Kumârî, cioè Fanciulla, mentre quando arriva al Chakra Superiore del Terzo Occhio diviene Yoshit, cioè Donna. Il simbolismo della fanciulla lo si può trovare anche nel Vangelo, ad esempio in questo passaggio:

“Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli (Gesù), cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore”.

Marco 5, 39-42

Una cosa interessante da notare è che la bambina abbia 12 anni. Il medico americano George W. Carey nei suoi testi sostiene che il primo seme (Cristo) che nasce nel Plesso Solare (Betlemme) per poi ascendere alla Pineale, si generi in ogni individuo, sia maschio che femmina, a partire proprio dall’età di 12 anni”.

Scopri di più nel libro Il Segreto della Pineale Volume 3 di Adam Luz, Edizioni Il Volo di Mercurio

CRISTO E KUNDALINI
CRISTO E KUNDALINI

MARIA: DONNA MUSULMANA?

di Alfonso Bruno

La Vergine Maria come Ponte nel Dialogo Interreligioso tra Cristianesimo e Islam

“Di Maria non si dice mai abbastanza.” Questa celebre espressione di San Bernardo di Chiaravalle sottolinea l’importanza e la profondità della figura di Maria nella tradizione cristiana. Maria, la madre di Gesù, non è solo una figura centrale nel cristianesimo, ma anche una figura di grande rispetto nell’Islam, offrendo un punto di incontro per il dialogo interreligioso. Quando si afferma che Maria è una “donna musulmana”, non si intende un’appartenenza religiosa, ma piuttosto una riconoscenza devozionale che i musulmani attribuiscono a Maria, riconoscendola come una figura di altissimo valore morale e spirituale.

Maria nella Tradizione Islamica

Il Corano, il libro sacro dei musulmani, riserva a Maria una posizione singolare e rispettosa. Maria è menzionata per nome 34 volte nel Corano, di cui 24 volte in associazione con Gesù. Le sure 3 (La famiglia di Imran), 5 (La Mensa) e 19 (Maryam) contengono numerosi riferimenti a Maria, descrivendo eventi come la sua nascita miracolosa, il ritiro nel Tempio, l’Annunciazione e la nascita verginale di Gesù. Questa venerazione non equivale a un riconoscimento della divinità di Gesù come nel cristianesimo, ma enfatizza la sua purezza e il suo ruolo come madre di un profeta.

Maria nel Cristianesimo e nell’Islam: Confronti e Divergenze

La devozione a Maria nel cristianesimo è profondamente legata al dogma dell’Incarnazione del Verbo. Maria è riconosciuta come Madre di Dio (Theotokos) e la sua intercessione è altamente venerata. Al contrario, l’Islam riconosce la verginità di Maria e la sua purezza, ma nega la divinità di Gesù e, quindi, la maternità divina di Maria. Questa differenza teologica non impedisce tuttavia un rispetto reciproco che può essere base per il dialogo interreligioso.

L’Ebraismo e Maria

L’ebraismo, nonostante Maria fosse etnicamente appartenente al popolo d’Israele, ha avuto storicamente una visione critica nei suoi confronti. I testi come i Toledot Yeshu cercavano di smentire la venuta del Messia in Cristo, riflettendo un contesto polemico tra ebrei e cristiani. Questo contrasto storico ha spesso polarizzato le relazioni tra le due religioni.

Maria: Un Modello di Unità e Dialogo

La figura di Maria, rispettata tanto nell’Islam quanto nel Cristianesimo, offre un terreno comune per il dialogo interreligioso. La sua vita esemplare e il suo ruolo come madre e discepola possono essere un punto di incontro per promuovere la comprensione reciproca. Come sottolinea il cardinale Cantalamessa, è importante riscoprire il vero volto di Maria attraverso la Tradizione e la Sacra Scrittura, evitando una devozione che possa diventare un’arma polemica tra religioni.

Il Dialogo Ecumenico ed Interreligioso

Per costruire un dialogo ecumenico e interreligioso efficace, è cruciale partire dalla conoscenza e dal rispetto reciproco delle tradizioni e delle credenze. La figura di Maria può essere un simbolo potente di unità. Ad esempio, quando Maometto purificò la Kaaba, non distrusse l’icona di Maria con Gesù, segno del suo rispetto per la Vergine.

In sintesi, la figura di Maria rappresenta un’opportunità unica per il dialogo interreligioso. La sua venerazione nell’Islam come figura di purezza e devozione, seppur diversa nella teologia rispetto al Cristianesimo, offre un ponte di comprensione e rispetto reciproco. Il riconoscimento di Maria può aiutare a superare divisioni storiche e promuovere un dialogo basato sulla conoscenza e sul rispetto reciproco, contribuendo così a una maggiore armonia tra le religioni.

MARIA: DONNA MUSULMANA?
MARIA: DONNA MUSULMANA?

Libano: la guerra israeliana è inutile

a cura della Redazione

08-07-2024

Il direttore del blog del Carnegie Center for the Middle East, Michael Young, conferma in questo articolo pubblicato sul sito del blog, che tutte le opzioni di escalation israeliane falliranno contro Hezbollah se Tel Aviv non fermerà la guerra a Gaza. Ha anche osservato che il massimo risultato che Israele può ottenere sul fronte libanese attraverso i negoziati è il ritorno alle regole di ingaggio che esistevano prima del 7 ottobre 2023. Young si è fatto beffe delle ultime minacce di Gantz contro il Libano e la sua Resistenza, lanciate durante il conferenza annuale di Herzliya, in cui ha affermato che Israele è in grado di eliminare Hezbollah in pochi giorni e di imporre una minaccia assoluta al Libano se Hezbollah bombarderà gli impianti elettrici nella Palestina occupata.

L’articolo:

Con l’aumento delle tensioni al confine tra Libano e Israele, molti osservatori si aspettano che Hezbollah e l’IDF entrino presto in uno stato di guerra. Il 26 giugno molti governi hanno consigliato ai propri cittadini di lasciare il Libano. C’è sicuramente un’alta probabilità di un’escalation nelle prossime settimane, ma al momento non siamo arrivati ​​alle fasi finali della preparazione al Giorno del Giudizio Libanese-Israeliano.

Perché i pessimisti sono così positivi? A causa dei segnali ovattati dell’amministrazione Biden. Durante la sua ultima visita a Washington, una delegazione israeliana ha sentito da funzionari americani che, in caso di conflitto con Hezbollah, gli americani avrebbero sostenuto pienamente Israele. Ciò ha spinto uno dei commentatori a dire ad un giornale libanese che “il semaforo rosso dato dal governo americano contro qualsiasi attacco israeliano è diventato arancione, e potrebbe presto diventare verde”.

Tutto ciò può essere vero, ma è più probabile che le dichiarazioni dell’amministrazione Biden facciano parte di uno sforzo concertato per aumentare la pressione su Hezbollah affinché sia ​​più flessibile nel raggiungere una soluzione negoziata sui confini. La ragione di ciò è che i funzionari americani hanno ripetutamente affermato, durante la visita del ministro della Difesa israeliano, Yoav Galant, a Washington, che una nuova guerra libanese sarebbe catastrofica per il Libano e Israele. Gli Stati Uniti temono che la questione diventi un carburante regionale che attirerà le forze americane. Ecco perché il ministro della Difesa americano, Lloyd Austin, ha dichiarato a Gallant che “la diplomazia di principio è l’unico modo per prevenire un’ulteriore escalation delle tensioni nella regione”.

Il presidente Joe Biden è anche consapevole che la guerra in Libano potrebbe compromettere ogni sua possibilità di vincere le elezioni americane di novembre. Ciò lascerà il presidente intrappolato tra l’ala destra e quella sinistra del suo partito democratico diviso nelle settimane precedenti il ​​voto. Inoltre, aumenterà l’alienazione degli arabi americani e dei progressisti, dividerà gli elettori democratici e porterà a livelli elevati di astensione in alcuni blocchi elettorali, il che danneggerà Biden negli Stati indecisi. Secondo il Washington Post, Donald Trump è in testa a Biden in 5 dei 7 Stati che dovrebbero determinare i risultati delle elezioni.

Tuttavia, Israele ed Hezbollah stanno facendo ogni sforzo per evitare lo scontro. Il livello di intimidazione ha raggiunto livelli surreali. Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, ha minacciato di bombardare Cipro se avesse usato l’isola come base per attaccare il Libano, e l’ex ministro israeliano Benny Gantz ha avvertito che se la rete elettrica nel suo Paese dovesse crollare, Israele potrebbe “mettere il Libano nell’oscurità più totale e smantellare Hezbollah in pochi giorni”. Gantz non capisce che la rete elettrica in Libano attualmente fornisce al massimo solo poche ore al giorno, e l’IDF, che non è riuscito a “smantellare” Hamas in nove mesi, non riuscirà a farlo con Hezbollah in pochi giorni.

Chiunque può vedere che Hezbollah e Israele stanno giocando per determinare chi si muoverà per primo, nonostante il solito avvertimento che “tutto può andare storto”. Naturalmente è possibile, ma la sorprendente verità è che negli ultimi nove mesi entrambe le parti hanno per lo più manovrato rispettando le regole d’ingaggio, anche se occasionalmente hanno oltrepassato i limiti per rafforzare le loro capacità di deterrenza.

La verità è che Israele non sembra avere opzioni militari che possano portare a un risultato migliore di una soluzione negoziata. Fondamentalmente, ci sono due approcci generali che gli israeliani possono adottare per rassicurare i residenti del nord di Israele e incoraggiarli a tornare alle loro case. Il primo è liberare la zona di confine dai combattenti Hezbollah, o dal maggior numero possibile, creando una zona libera dal fuoco nel sud del Libano. In linea di principio ciò può sembrare positivo, ma la situazione attuale non ha migliorato significativamente la sicurezza di Israele. Hezbollah risponderà sparando sull’area nel nord di Israele e creando lì un’atmosfera che allontanerà la popolazione. Non c’è dubbio che il partito si sforzerà di imporre la sua equazione: non c’è pace e sicurezza nel nord di Israele se non ci sono pace e sicurezza nel sud del Libano. Non è chiaro come Israele possa impedirlo.

La seconda opzione è entrare nel territorio libanese e cercare di imporre un nuovo equilibrio di potere lungo il confine. Ma cosa significa in realtà? A meno che Israele non sia disposto a invadere il sud, rimanervi e costruire una nuova zona di sicurezza, come ha fatto tra la metà degli anni ’70 e il 2000, ciò potrebbe portare a un risultato in grado di rovesciare un governo israeliano già debole. L’invasione limitata farà sì che Hezbollah ritorni nell’area di confine una volta che gli israeliani se ne saranno andati, mentre l’occupazione a lungo termine trascinerà Israele in un nuovo pantano libanese.

Tutto ciò avviene sullo sfondo dei resoconti della stampa israeliana sulla mancanza di capacità militari israeliane per la guerra su più fronti. Come ha commentato Zvi Barel, commentatore del quotidiano Haaretz, Israele ha problemi di manodopera per portare a termine tutti i compiti che si è prefissato: “Il grande deficit nel bilancio del capitale umano di Israele impone di riconsiderare il numero di guerre che può affrontare – finché tale opzione esisterà ancora.” Allo stesso tempo, il sistema di difesa aerea israeliano, di cui si vanta, potrebbe essere a rischio, con gli Stati Uniti che avvertono che il suo sistema Iron Dome potrebbe crollare a causa dei massicci attacchi missilistici di Hezbollah. In altre parole, nonostante la sua abilità militare, Israele potrebbe soffrire un duro colpo in Libano, che potrebbe essere mortale per il suo governo.

Pertanto, il risultato più affidabile per gli israeliani è quello che rifiutano fermamente: il ripristino dello status quo esistente prima del 7 ottobre, che ha mantenuto la stabilità nel sud per diciotto anni. Questo è ciò che Hezbollah preferisce, ma l’accettazione di ciò da parte del governo Netanyahu non solo costituirebbe un riconoscimento del fallimento degli obiettivi dichiarati nella guerra, ma non rassicurerebbe nemmeno gli abitanti del nord e spingerebbe molti di loro ad allontanarsi dalla regione in modo permanente.

Allora cosa dovrebbero fare gli israeliani? Di solito, di fronte a tali dilemmi, il loro default è distruggere tutto, mentre nulla cambia. Questo è quello che è successo in Libano nel 2006, e sta succedendo di nuovo a Gaza, dove la mancanza di un piano governativo realistico per il dopoguerra sta frenando la campagna militare privandola di uno scopo politico. Anche gli sforzi di Israele per distruggere Gaza in modo da costringere i residenti a lasciare l’area sta fallendo.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Libano: la guerra israeliana è inutile
Libano: la guerra israeliana è inutile

TUTTO E’ VIBRAZIONE INTELLIGENTE

a cura di Ottava di Bingen

“La materia come tale non esiste!

Tutta la materia non esiste che in virtù di una forza che fa vibrare le particelle e mantiene questo minuscolo sistema solare che è l’atomo.

Dobbiamo presumere che dietro questa forza esista una mente conscia e intelligente.

Questa mente è la “matrice” di tutta la materia”

(Max Planck, fisico)

TUTTO E' VIBRAZIONE INTELLIGENTE
TUTTO E’ VIBRAZIONE INTELLIGENTE

SCOPRI L’ARTE DEL RESPIRO SACRO

di Giosuè Stavros

Sblocca il Potere degli Stati Espansi di Coscienza

Hai mai sentito parlare del respiro sacro? È una pratica antica e potente che ti permette di connetterti con il tuo io più profondo e di raggiungere stati alterati di coscienza. Immagina di poter esplorare mondi interiori, ricevere intuizioni profonde e guarire a livello spirituale semplicemente attraverso il respiro. Sembra incredibile, vero? Ma è proprio ciò che il respiro sacro può fare per te.

Il respiro è qualcosa di così naturale che spesso lo diamo per scontato. Respiriamo automaticamente, senza pensarci, ma quando impariamo a farlo in modo consapevole, il respiro diventa uno strumento di trasformazione. Il respiro sacro è una tecnica utilizzata da secoli nelle tradizioni sciamaniche e spirituali per entrare in stati alterati di coscienza e connettersi con il divino.

Per iniziare, trova un luogo tranquillo dove puoi sederti o sdraiarti comodamente. Chiudi gli occhi e inizia a respirare profondamente. Inspira lentamente attraverso il naso, riempiendo completamente i polmoni, e poi espira dolcemente attraverso la bocca. Continua questo ciclo di respirazione, permettendo al tuo corpo di rilassarsi e alla tua mente di calmarsi. Sentirai un senso di pace e tranquillità avvolgerti.

Una delle tecniche più potenti è la respirazione circolare. Questo metodo prevede di respirare senza pause tra l’inspirazione e l’espirazione. Inspira profondamente e, senza trattenere il respiro, espira subito, e poi di nuovo inspira. Questo ciclo continuo di respiro crea un flusso di energia che può portarti in uno stato di trance. Durante questo processo, potresti avvertire sensazioni fisiche come formicolii o calore. È normale e fa parte dell’attivazione energetica che il respiro sacro promuove.

Un’altra tecnica è la respirazione a narici alternate. Questa pratica aiuta a bilanciare le energie del corpo e della mente. Usa il pollice per chiudere la narice destra e inspira profondamente attraverso la narice sinistra. Poi, usa l’anulare per chiudere la narice sinistra ed espira attraverso la narice destra. Continua alternando le narici per diversi minuti. Questa tecnica non solo calma la mente, ma migliora anche la concentrazione e la chiarezza mentale.

Il respiro sacro può essere combinato con la visualizzazione per amplificare l’esperienza. Mentre respiri profondamente, immagina una luce brillante che entra nel tuo corpo con ogni inspirazione, purificando e guarendo ogni cellula. Con ogni espirazione, visualizza l’energia negativa e le tensioni che lasciano il tuo corpo. Questa pratica può portare a una profonda sensazione di rinnovamento e vitalità.

Praticare il respiro sacro regolarmente può portare a numerosi benefici. Può aiutarti a ridurre lo stress, migliorare la tua concentrazione, e aumentare la tua consapevolezza spirituale. Molte persone riferiscono di aver avuto visioni, ricevuto messaggi spirituali, e sperimentato una connessione più profonda con l’universo.

Non sottovalutare il potere del respiro. È uno degli strumenti più accessibili e potenti che abbiamo per trasformare la nostra vita. Con il respiro sacro, puoi esplorare nuovi reami di coscienza e scoprire la saggezza che risiede dentro di te.

Vuoi saperne di più su come utilizzare il respiro sacro e altre pratiche sciamaniche? Visita il nostro sito www.giosuestavros.it e scopri i miei libri su Amazon per ulteriori approfondimenti. Scopri i miei libri su Amazon qui: https://amzn.to/45ViKqT .

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SCOPRI L'ARTE DEL RESPIRO SACRO
SCOPRI L’ARTE DEL RESPIRO SACRO

Il Vaticano ha scomunicato monsignor Viganò

a cura della Redazione

05-07-2024

E’ stato ritenuto colpevole del delitto di scisma

Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha scomunicato monsignor Calo Maria Viganò accusato del delitto di scisma.
    Ieri, 4 luglio, il Congresso del Dicastero per la Dottrina della Fede si è riunito per concludere il processo penale extragiudiziale a carico di mons.

Carlo Maria Viganò, accusato del delitto riservato di scisma.

“Sono note le sue affermazioni pubbliche dalle quali risulta il rifiuto di riconoscere e sottomettersi al Sommo Pontefice, della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti e della legittimità e dell’autorità magisteriale del Concilio Ecumenico Vaticano II”, sottolinea l’ex Sant’Uffizio. All’esito del processo penale, “mons. Carlo Maria Viganò è stato riconosciuto colpevole del delitto riservato di scisma. Il Dicastero ha dichiarato la scomunica latae sententiae”. “La rimozione della censura in questi casi è riservata alla Sede Apostolica”, si spiega ancora nella nota nella quale si indica che la decisione è stata comunicata a mons. Viganò oggi.

Tratto da: ANSA

Il Vaticano ha scomunicato monsignor Viganò
Il Vaticano ha scomunicato monsignor Viganò

LA SCELTA RELIGIOSA TAOISTA

di Vincenzo Di Ieso

In un mondo dominato da valori laici, scientisti e utilitaristici, la scelta religiosa può apparire quanto meno anacronistica. Specialmente se la scelta è fatta verso religioni lontane dalla mentalità e dalla cultura corrente, come il Taoismo.

Le critiche alla fede sono una storia antica quanto il pensiero umano e non penso certo di risolvere questa dialettica qui perché è semplicemente impossibile.

D’altra parte, ho il diritto all’autodeterminazione del progetto della mia vita ma anche il dovere di difendere la mia scelta. Perché è la mia e sono pronto a pagare il costo, anche se in realtà non mi costa. Al contrario sono felice nel farla. È vero che ogni scelta comporta guadagni e rinunce. È logico che ogni scelta sia la morte per tutte le altre possibili. La mia esperienza di vita mi ha, però, insegnato che una scelta vera in realtà non costa nulla, non fa perdere nulla. Perdere è sentire la mancanza ma se non la senti, qual è la perdita?

Da ragazzo trascorrevo i miei pomeriggi nelle biblioteche mentre i miei amici si riunivano nelle varie comitive per divertirsi. Certo scegliere lo studio mi comportava rinunciare al divertimento e a stare con loro. In realtà il mio divertimento era lo studio, per cui non ne ho mai sentita la mancanza. Era un costo che pagavo senza battere ciglio perché il loro tipo di divertimento non era un valore per me.

Lo stesso è avvenuto per la mia scelta religiosa.

Nel momento in cui l’ho fatta, ho tracciato un solco che ha delimitato ciò che, per me, è sacro o profano. È una scelta così soggettiva da essere incomprensibile per chiunque altro.

Come ogni scelta decisiva della vita, essa parte da motivazioni e bisogni di risposte che si trovano nel cuore. Non nella mente. Per questo, giustificarla razionalmente, è una battaglia persa in partenza.

Abbiamo, però, relazioni umane e viviamo in ambienti laici che possono criticare la nostra scelta religiosa. È inevitabile. È successo a me e avverrà a chiunque altro vada controcorrente rispetto all’ordinario. Ecco dunque la necessità di queste riflessioni.

Per il principio d’indeterminazione, la ripetizione di uno stesso atto non potrà produrre lo stesso, perfettamente identico, risultato. Ogni nostro atto è dunque unico; come unico, è il nostro percepirci interiormente, che, tra l’altro, muta continuamente nello spazio-tempo.

Per questo nessuno può arrogarsi il possesso della verità assoluta per valutare le scelte di un’altra persona. Sempre che non pensi che il modello valutativo nelle sue mani sia intoccabile, immutabile, eterno e perfetto. Sappiamo benissimo che questi modelli sono ideali e che essi sono determinati e variano con le necessità delle varie epoche, con le mode e persino con gli interessi degli individui.

Ritenere assoluto un modello è un atto di fede, cioè un atto totalmente irrazionale. Se la premessa è ritenere vero solo ciò che sia materiale e razionale, solo ciò che non contraddice le premesse o peggio le attese, allora la fede è irrazionale.

La fede è irrazionale ma è logica nella sua scelta.

Fede e logica costituiscono un ossimoro ma solo virtuale. Fede è credere in un qualcosa che percepisco io. Se lo percepisco, non posso negarlo. Quindi, è logico che io abbia fede nel mio percepire.

Com’è razionale e logico io dica che nessuno ha il diritto di negare un mio sentire.

Cerco di spiegarmi meglio.

È indubbio che la valutazione di qualsiasi cosa possa essere fatta solo per comparazione, però, quest’ultima presuppone dati simili, in soggetti/oggetti simili, in una percentuale altissima.

Un cane, un gatto, una mucca e un delfino, sono tutti mammiferi. Ma chi è il mammifero più bello?

Ovviamente non c’è risposta a questa domanda e la scelta avverrà, unicamente, in base al “significante per me”.

Ovvero in base a un valore preferenziale, dovuto a una mia psico-percezione-elaborazione, atto assolutamente soggettivo, che determinerà la mia scelta.

E se anche la comparazione avvenisse, ad esempio, unicamente tra due cani della stessa razza, sesso, età e struttura, nessuno potrebbe dire qual è il più bello senza avere un modello preconfezionato e stigmatizzato, con il quale dare un valore estetico.

Ciascuno dei due cani sarà, però, il più bello per i rispettivi padroni.

Credo che su questo siamo tutti d’accordo.

Allora mi chiedo perché taluni si ergono a scientisti centro-cefali e auto-referenziati, quali giudici delle scelte altrui? Si imballano e cercano di trascinare in una discussione, vecchia quanto l’umanità, che non prevede, né presuppone, un punto di convergenza o, se preferite, di conversione, tra chi ha fede e chi non ce l’ha.

Non si può spiegare perché uno ha fede con categorie cognitive logiche o addirittura meccanicistiche, peraltro estranee alle motivazioni di chi ha fede.

Non è possibile semplicemente perché la fede è un “sentire” che appartiene esclusivamente alla persona.

Come può qualcuno che non ha questo “sentire”, giudicare stupido chi dice di averlo?

Ovviamente non mi riferisco alla fede quale mero risultato di un indottrinamento o a quella di sterile partecipazione sociale della domenica, del sabato o del venerdì. Mi riferisco a una scelta consapevole che è fatta perché si è sentito un “qualcosa” dentro.

Si è avuta una “vocazione”. Ci si è sentiti chiamare.

Da cui inizia il viaggio e la scoperta di questo “qualcosa” che ha valore unicamente per la persona e non certo per chi quella persona non è. L’altro da sé non potrà mai capire il Sé dell’altro. A meno di avere uno stesso “sentire”.

Avere fede, è essere fedeli a un qualcuno, a un qualcosa o a niente.

Ma anche non essere fedele a niente e a nessuno, è pur sempre una fede.

Peraltro, si può negare l’esistenza di qualcosa perché se ne è fatta l’esperienza.

Come si può negare l’esistenza di un qualcosa che non si conosce?

Ad esempio, tutti presero per pazzo Marco Polo perché non avevano fatto la sua esperienza.

La negazione a priori di un qualcosa ritenuto inesistente, di cui non se ne è fatta esperienza, non è forse la morte della razionalità?

Come si può parlare di una cosa che non si conosce?

Ad esempio: anche un ateo, per potersi definire tale, si è dovuto confrontare con il problema di Dio.

Non c’è dubbio che prima di poterlo negare, si è dovuto confrontare e solo in seguito ha fatto una scelta tra le due opzioni possibili. Per questo anche l’ateo non può sfuggire al problema di Dio.

Infine consentitemi un pizzico di autodeterminazione.

Chi può dire che le mie esperienze mistiche non sono vere e per questo affermare che io sia un asociale, un ignorante o non sano mentalmente?

Io posso credere negli spiriti perché sono parte della mia esperienza, pur essendo anche uno scienziato, quale mi ritengo per formazione e professione.

In fondo anche la non-fede è una fede perché è fedele a un presupposto-negazionista. O no?

Chi ha fede e chi non ce l’ha, non dovrebbero perdere tempo a giustificare le proprie convinzioni o a denigrare quelle altrui. Lasciamo che ciascuno creda oppure no.

Questo non cambia la cosa fondamentale: siamo parte della stessa umanità.

Al mondo c’è posto per tutti e possiamo vivere in armonia rispettando, pur non condividendo, l’altro da come sono io.

Per finire vi racconto una storia.

Due pulci salgono sul dorso di un cane. Fanno a gara per scegliersi il pelo migliore. Una delle due arriva per prima e si aggrappa a un pelo. L’altra dice che lo aveva già visto e scelto per prima, per cui era suo. Al che la collega dice che è di sua proprietà perché l’ha occupato già. Così iniziano a litigare per stabilire quale delle due abbia ragione e a chi debba appartenere il pelo. Ben presto dallo scontro verbale passano alle vie di fatto e cominciano a picchiarsi e a rotolare, fino a cadere dal dorso del cane, il quale, tranquillo, continua il suo cammino.

(© Fonte: Vincenzo di Ieso, Non conosco il Suo Nome, ed. Amazon, 2023)

LA SCELTA RELIGIOSA TAOISTA
LA SCELTA RELIGIOSA TAOISTA

IL MONACO E IL GUERRIERO

di Luisa Scognamiglio

Il vero tesoro accumulato in Terra Santa da una ristretta cerchia di Cavalieri, riguardava quella conoscenza esoterica che noi andiamo a cercare sovente nei libri e nelle scuole spirituali, riguardava quell’ Alchimia dello Spirito che non poteva essere rivelata, e per questo occultata fino alla tomba nella viva carne del loro persecutore, quale fu la chiesa che di certo non poteva tollerare una scienza sovversiva del suo regno, un piano che incarnava il vero potere e la vera missione dei Cavalieri del Tempio, sostenitori non solo di un nuovo sistema economico che affrancava gli uomini dalla povertà e dallo sfruttamento ma soprattutto sostenitori di una Fratellanza Universale volta a riunire sotto lo stesso cielo, i due volti della civiltà musulmana e cristiana.

IL MONACO E IL GUERRIERO
IL MONACO E IL GUERRIERO

Gaza e la crudeltà della fame

a cura della Redazione

03-07-2024

Tutte le leggi di guerra sono state ampiamente e incredibilmente violate nella guerra israeliana nella Striscia di Gaza. Nella prima fase dopo l’attacco di Hamas al sud di Israele il 7 ottobre, Israele ha tagliato l’acqua, il cibo, le medicine e altri beni di prima necessità a 2,3 milioni di persone.

È Hamas che ha lanciato l’attacco nel sud di Israele, i cui membri sono pronti a morire per la loro causa che sta mettendo fine all’occupazione, all’umiliazione e all’apartheid. Ma qual è la colpa della gente comune, soprattutto dei bambini?

Ciò che è stato fatto contro la popolazione di Gaza lascerà una macchia nera sulla fronte dell’umanità, proprio come i massacri in Ruanda e Srebrenica. Per un essere umano normale, l’interruzione dell’acqua e del cibo per i civili è orribile e inimmaginabile. Secondo il diritto internazionale la punizione collettiva è un crimine di guerra.

Due giorni dopo l’inizio della guerra, il cosiddetto ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha difeso il divieto del flusso di beni di prima necessità a Gaza, dicendo: “Stiamo combattendo gli animali umani”. Negare acqua e cibo ai civili è un chiaro esempio di crudeltà. È puramente sadico.

Gaza ad “alto rischio” di carestia

Una bozza di rapporto del 24 giugno afferma che l’intera Striscia di Gaza rimane ad “alto rischio” di carestia, dopo che l’offensiva israeliana a Rafah ha causato sfollamenti e l’interruzione delle operazioni di aiuto nel sud.

Secondo il rapporto della principale autorità internazionale sulla gravità delle crisi alimentari, oltre 495mila persone, ovvero più di un quinto della popolazione di 2,3 milioni di abitanti, dovrebbero sperimentare il più alto livello di fame nei prossimi mesi, ha riferito l’Associated Press.

Gli ultimi risultati provengono dalla classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare, un’iniziativa avviata per la prima volta nel 2004 durante la carestia in Somalia. Israele non solo ha tagliato cibo e acqua, ma le sue truppe hanno anche massacrato persone in attesa di ricevere aiuti umanitari. Il “massacro della farina” del 29 febbraio è ormai scritto nella storia.

L’Unrwa afferma che migliaia di famiglie a Gaza ora utilizzano l’acqua di mare. Questo perché i bombardamenti hanno volutamente distrutto tutti i pozzi d’acqua dell’enclave.

Il diritto internazionale umanitario e il diritto internazionale sui diritti umani sono stati portati al mattatoio di Gaza. L’orribile crimine di affamare gli abitanti di Gaza non finirà anche se la guerra finisse domani. Colpisce gravemente lo sviluppo fisico e cognitivo delle persone, in particolare dei bambini.

In realtà, un’intera generazione ne è gravemente colpita. Scientificamente parlando, gli effetti della fame e della malnutrizione colpiranno persino le generazioni successive. Ricordate che, secondo il diritto internazionale, la fame intenzionale è un crimine di guerra.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Gaza e la crudeltà della fame
Gaza e la crudeltà della fame