Solo Dio è IMMANENTE e nello stesso tempo infinitamente TRASCENDENTE.
È nota la famosa espressione di Sant’Agostino, il quale nelle sue Confessioni scrive: “Dov’eri, dunque, per me allora, dov’eri e quanto lontano? Ero io che andavo lontano da te, privato perfino delle ghiande dei porci che di ghiande pascevo. (…).
Tu invece eri dentro a me più del mio intimo stesso, eri più alto della mia altezza” (“interior intimo meo et superior summo meo”; Confessioni, III,6,11).
Dio non è la sostanza intima di tutte le cose, perché ogni cosa ha la sua propria sostanza, ben distinta dalla sostanza divina, che è di ordine soprannaturale.
È intimo a tutte le cose secondo quella che in gergo teologico viene chiamata “presenza di immensità”, secondo la quale Dio è in cielo, in terra, in ogni luogo perché Egli è l’Immenso.
San Tommaso d’Aquino spiega bene in che cosa consiste questa presenza di immensità. E dice che Dio è presente in tutte le cose in tre maniere:
– per la sua potenza, perché tutte, spirituali e materiali, gli sono sottomesse;
– per la sua presenza o infinita conoscenza per cui tutto gli è costantemente presente, compresi i segreti dei cuori;
– e infine per la sua essenza, e cioè per la sua virtù creatrice e conservatrice, per mezzo della quale egli crea e conserva ogni realtà nell’esistenza (cfr. Somma teologica, I, 8, 3).
Dio è così unito ad ogni realtà che, qualora cessasse la sua azione conservatrice, ogni creatura subito tornerebbe nel nulla da cui è stata tratta.
San Tommaso dice che “l’essere di qualunque creatura dipende da Dio in maniera tale, che le creature non potrebbero sussistere nemmeno per un istante, ma ricadrebbero nel nulla, se non venissero conservate nell’essere dall’azione della potenza divina…
Come l’aria non resta illuminata neppure un istante, al cessare dell’azione del sole… così ogni creatura è in rapporto a Dio, come l’aria in rapporto al sole che la illumina…
Per questo motivo Sant’Agostino scrive che “se, per ipotesi, la potenza di Dio cessasse di sostenere le cose create, cesserebbe all’istante anche la loro specie, e ogni natura verrebbe meno”” (Ib., I, 104, 1).
Nel descrivere siffatta immanenza, comprendiamo nello stesso tempo che Dio è infinitamente superiore a tutto ciò che è creato. Perché tutto ciò che ha creato è nell’ordine naturale, dotato di una natura propria limitata e finita, come dogni realtà creata.
Egli invece è nell’ordine soprannaturale ed è infinitamente trascendente.
San Paolo dice che abita in “una luce inaccessibile”
(1 Tm 6,16).
Anche nella vita futura Dio rimarrà al di sopra della nostra sua conoscenza.
Il nostro intelletto, per comprenderlo, dovrebbe essere divino e infinito quanto il suo.
Per quanto sarà sopra elevato e attrezzato a conoscere e possedere Dio attraverso il lume della gloria, Dio rimarrà ancora al di sopra.
{{{Per questo San Tommaso dice che nella vita futura noi entreremo totalmente in Dio, e per questo saremo sazi.
Ma Dio non potrà entrare totalmente in noi.}}}
Ecco le precise parole di San Tommaso: “Ma va osservato che Dio, in quanto sorpassa la ragione e l’intelligenza di tutti, è incomprensibile… Nessuna creatura può conoscere Dio quanto è conoscibile” (Expositio in I Decretalem, cap. 2).
Per questo i teologi concludono che Dio è visto dai beati tutto e con tutte le loro forze (Deus videtur a beatis totus et ex toto), ma non totalmente (sed non totaliter), perché la capacità conoscitiva della creatura è finita, mentre la conoscibilità di Dio è infinita. Solo Dio conosce se stesso totum, ex toto sui, e totaliter (tutto, nella totalità con cui egli si conosce e totalmente).
In più aggiungiamo che Dio è contenente in quanto abbraccia l’intero cosmo, da noi percepito per gradi di contenimento.
“L’intero cosmo è guidato, controllato ed animato da serie quasi infinite di gerarchie di Esseri Senzienti, ciascuno con una missione da compiere, i quali sono messaggeri, soltanto nel senso che essi sono gli agenti di Leggi Karmiche e Cosmiche, sia che li definiamo con nomi diversi chiamandoli Dhyani, Chohan o Angeli. Essi variano infinitamente nei loro rispettivi gradi di coscienza e d’intelligenza. Fare appello alla loro protezione è sciocco come credere che ci si possa garantire la loro simpatia con un qualche tipo di propiziazione; poiché essi sono, come lo è l’uomo stesso, creature di una immutabile Legge Karmica e Cosmica. La ragione di questo è evidente: non avendo nessun elemento di personalità nella loro essenza, non possono avere qualità personali, come quelle che vengono attribuite agli uomini, nelle loro religioni esoteriche, al loro Dio antropomorfico.”
Le criptovalute sono valute elettroniche che utilizzano la crittografia, una tecnica per codificare i dati rendendoli illeggibili a chiunque non abbia una password. Grazie alla crittografia, le criptovalute sono praticamente impossibili da falsificare, sebbene la loro sicurezza dipenda anche da molti altri fattori.
Le moderne criptovalute sono sistemi decentralizzati basati sulla tecnologia blockchain. La blockchain è una struttura di database distribuito descritta per la prima volta dallo studioso di crittografria David Chaum nella sua tesi di dottorato del 1982. Nel mondo delle criptovalute, la blockchain costituisce un registro pubblico delle transazioni crittografate, mantenuto e aggiornato da migliaia di persone in tutto il mondo. Le transazioni sono anonime, ma disponibili al pubblico.
Il Bitcoin non è stato la prima moneta elettronica. Non è stato la prima implementazione della tecnologia blockchain. Non ha rappresentato il primo utilizzo della crittografia a chiave pubblica per proteggere i dati. Tuttavia, l’unione di tutti questi elementi in un unico sistema ha fatto sì che fosse la prima criptovaluta moderna.
Diamo una rapida occhiata alla storia delle criptovalute.
Prima del Bitcoin
Prima della creazione del Bitcoin, esistevano già vari esempi di valute elettroniche online, ma nessuno di essi era riuscito ad attrarre molto interesse o ad affermarsi sui mercati finanziari. Due esempi di tali valute sono stati B-Money e Bit Gold.
2008: Satoshi Nakamoto e il Bitcoin
Il dominio Internet bitcoin.org è stato registrato nell’agosto 2008. Tuttora è la homepage di criptovalute più visitata del mondo. Il 31 ottobre dello stesso anno, una persona o un’organizzazione che utilizzava lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto ha pubblicato un articolo scientifico intitolato Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System. Nel mondo delle criptovalute questa pubblicazione è comunemente nota come il libro bianco di Satoshi Nakamoto.
Il documento presentava il concetto di tecnologia blockchain con protezione crittografica. Il Bitcoin vi era descritto come una risorsa digitale teorica open source. “Open source“ significa che non apparteneva a nessuno e che tutti potevano partecipare al suo utilizzo e sviluppo.
Sino a oggi, nessuno sa chi sia Satoshi Nakamoto. La sua identità è stata oggetto di varie leggende e teorie. È possibile che non venga mai scoperta.
2009: inizia il mining dei Bitcoin
All’inizio del 2009 il software Bitcoin è diventato disponibile al pubblico per la prima volta. Satoshi Nakamoto ha estratto i primi 50 Bitcoin, lanciando così la pratica del mining di criptovalute. A quell’epoca, solo un piccolo gruppo di programmatori e appassionati partecipava allo sviluppo di quella che pochi prevedevano sarebbe in seguito stata considerata una tecnologia rivoluzionaria.
2010: le prime transazioni
Durante il suo primo anno di esistenza, non era realistico attribuire un valore reale al Bitcoin. Lo sviluppatore Gavin Andresen acquistò 10.000 Bitcoin per $ 50 e creò per divertimento un sito denominato Bitcoin Faucet su cui regalava Bitcoin.
La storia più famosa di questo periodo è quella di Laszlo Hanyecz, uno sviluppatore di software che acquistò due pizze al prezzo di 10.000 Bitcoin. Si tratta della prima transazione di criptovaluta generalmente riconosciuta. Al prezzo massimo raggiunto da Bitcoin, quelle due pizze sarebbero costate ben oltre 600 milioni di dollari. Ma Laszlo non si è mai pentito della sua decisione. Ritiene anzi che sia stata un passo cruciale per determinare la crescita dell’ecosistema delle criptovalute.
A dicembre 2010 Satoshi Nakamoto ha pubblicato il suo ultimo messaggio pubblico sul popolare forum online bitcointalk. In seguito, ha scritto qualcosa in merito a dettagli di minore importanza relativi all’ultima versione del software ed è rimasto in contatto via email con alcuni programmatori ma, a partire dall’aprile 2011, se ne sono perse del tutto le tracce.
2011: nascono le nuove criptovalute
Sull’ala del successo del Bitcoin, l’idea delle valute elettroniche decentralizzate ha lentamente iniziato a prendere piede. Di conseguenza, hanno cominciato ad apparire le prime criptovalute alternative. Poiché queste valute erano alternative alla criptovaluta consolidata, il Bitcoin, furono dette altcoin.
La maggior parte di altcoin offre miglioramenti aggiuntivi rispetto al protocollo Bitcoin originale, con funzioni quali maggiore velocità, maggiore anonimato e così via. Litecoin è stata una delle prime altcoin e, per questo motivo, viene a volte dipinto come l’argento digitale, rispetto all’oro, costituito dal Bitcoin. Oggi esistono migliaia di criptovalute.
2013: La prima bolla speculativa
A gennaio 2013 la quotazione del Bitcoin ha superato per la prima volta i 1.000 dollari. È stato un traguardo importante, anche se in seguito il prezzo è sceso rapidamente ed è rimasto fermo per circa due anni prima di raggiungere nuovamente la stessa soglia.
Alcuni dei primi acquirenti hanno subito grandi perdite durante la stasi dei prezzi e questo è stato causa di numerose critiche nei confronti del Bitcoin. I media ne hanno parlato molto e un numero maggiore di persone ha scoperto per la prima volta l’esistenza della criptovalute a seguito di queste ingenti perdite economiche.
Il mercato delle criptovalute è cresciuto lentamente. Non era chiaro quante monete alternative sarebbero sopravvissute. Molte non ci sono riuscite.
2014: Mt. Gox e tempi difficili
Il maggiore exchange di criptovalute del mercato ai tempi era un sito chiamato Mt. Gox. Nel gennaio 2014, la piattaforma è stata hackerata. Gli hacker sono riusciti a impadronirsi di 850.000 bitcoin. I responsabili di quello che rimane il più grande furto nella storia delle criptovalute non sono ancora stati identificati.
Le voci critiche misero in evidenza che, proprio perché le criptovalute si basano sull’anonimato e sulla decentralizzazione, non c’era da meravigliarsi che, una volta subito un attacco, gli hacker fossero impossibili da rintracciare.
A novembre 2014, il fondatore del sito di criptovalute Silk Road è stato condannato all’ergastolo, dopo che è stato dimostrato che le sostanze illegali rappresentavano circa il 70% dei prodotti venduti tramite il suo sito, che si basava su Bitcoin per effettuare vendite a clienti anonimi.
2015: il boom di Ethereum e delle altcoin
Il progetto Ethereum è stato lanciato nel 2015. Alcuni lo considerano la prima implementazione veramente utile delle idee su cui si basava il Bitcoin. Ethereum ha introdotto gli smart contract, una tecnologia che consente alla blockchain di ospitare dei software eseguibili, oltre alla moneta elettronica. Gli smart contract hanno consentito lo sviluppo di applicazioni complesse, utili in ambito finanziario e in altri settori.
Oltre agli smart contract, Ethereum ha introdotto l’idea di ospitare più criptovalute. Anche se Ethereum ha la sua criptovaluta, Ether, innumerevoli nuovi progetti di token sono stati così implementati nella blockchain di Ethereum. Gli smart contract e le valute customizzate si sono rivelate un’accoppiata di strumenti molto efficace per le ambizioni degli sviluppatori e degli imprenditori.
2016: l’ondata di ICO
La popolarità di Ethereum è stata contrassegnata dall’emergere di progetti che hanno acquisito fondi iniziali per mezzo del crowdfunding, in particolare Initial Coin Offerings in cui vengono offerti nuovi token agli investitori proprio come le azioni di nuova emissione vengono offerte agli investitori quando una società offre i propri titoli al pubblico attraverso una IPO (offerta pubblica iniziale). Gli investitori in pratica hanno acquistato le criptovalute come investimento o per sostenere i progetti a sostegno dei quali le nuove valute elettroniche erano state create.
Alcune ICO si sono rivelate mal strutturate. Alcune erano soltanto degli schemi piramidali, in pratica schemi di Ponzi travestiti da investimenti legittimi. Altre invece hanno gettato le basi per prodotti e servizi utili e innovativi.
2017: Bitcoin raggiunge i 20.000 $
Il numero di piattaforme di trading e di exchange disponibili al pubblico è gradualmente aumentato, rendendo molto più facile acquistare e vendere criptovalute. L’esplosione delle ICO si è intensificata.
Tutto questo ha contribuito alla rapida crescita dell’ecosistema. Questa giovane tecnologia prometteva enormi profitti e la capitalizzazione di mercato totale delle criptovalute ha superato gli 800 miliardi di dollari all’inizio del 2018. In quel momento, sembrava che il semplice fatto che il nome di una nuova società contenesse le parole “crypto” o “blockchain” fosse di per sé una garanzia di successo.
2018: il ritorno alla realtà
La crescita del mercato si è dimostrata insostenibile quindi, con il senno di poi, sembra inevitabile che la bolla sia scoppiata e che i prezzi abbiano iniziato un graduale declino. Molti progetti sono falliti perché mal concepiti o troppo ambiziosi.
Dal 2019 a oggi: risolvere problemi reali
I progetti crypto sopravvissuti allo scoppio del 2018 sembravano avere qualcosa in comune. Si tratta di progetti che affrontano problemi del mondo reale e offrono nuovi servizi utili sfruttando la potenza della tecnologia blockchain e delle criptovalute. Gli investitori, ora, analizzano i piani aziendali delle start-up del settore invece di investire semplicemente in nuove criptovalute, comprando e vendendo nell’ambito di una mera attività speculativa. I progetti crypto odierni riguardano, tra gli altri, i settori del gioco d’azzardo, dei videogiochi, dello sport, della gestione dell’identità e della finanza. Con ormai più di un decennio di sviluppo tecnico alle spalle, gli esperti di criptovalute sono attualmente in grado di trovare modi per semplificare le attività tradizionali esistenti prima della blockchain, offrendo prodotti e servizi inediti basati su questa innovativa tecnologia.
Guardare al futuro
Il mondo è sempre più digitale e interconnesso e le criptovalute svolgono un ruolo chiave nel fornire autonomia finanziaria a ogni abitante del pianeta.
Dal 2016 Craig Wright sostiene di essere il misterioso Satoshi Nakamoto. Se riuscirà a dimostrarlo in tribunale, la criptovaluta rischia di cambiare per sempre
Oltre a essere il padre fondatore delle criptovalute, Satoshi Nakamoto è un mistero.
Nell’ottobre 2008, Nakamoto ha regalato i bitcoin al mondo. Poi è scomparso, e a oggi nessuno sa ancora chi sia. In mezzo a tutte le speculazioni sulla sua vera identità, però, a un certo punto si è fatto avanti un uomo: Craig Wright, un informatico australiano che dal 2016 sostiene di essere la persona che ha creato la criptovaluta. E che ora dovrà dimostrarlo in tribunale.
Il 5 febbraio, presso l’Alta corte di giustizia del Regno Unito, si apre un processo che cercherà di verificare le affermazioni di Wright. La causa è stata intentata dal consorzio no-profit di aziende crypto e tecnologiche Crypto open patent alliance (Copa), in reazione a una serie di azioni legali avviate da Wright contro sviluppatori di bitcoin e altre parti, in cui l’informatico rivendica di avere dei diritti di proprietà intellettuale sui bitcoin in quanto creatore della criptovaluta.
Il Copa sostiene che il comportamento di Wright abbia avuto un “effetto dissuasivo“, ostacolando il progresso dei bitcoin e intimorendo gli sviluppatori. L’obiettivo del consorzio è ottenere una dichiarazione in cui si afferma che Wright non detiene i diritti d’autore del white paper che ha parlato per la prima volta del progetto e che non è l’autore del codice originale della criptovaluta, insieme a un’ordinanza che gli vieti di affermare il contrario. In sostanza, il Copa chiede al tribunale britannico di dichiarare che Wright non è Nakamoto.
Attilio Mordini è stato uno dei più grandi studiosi italiani, nel novecento, delle radici sapienziali e metafisiche del Cristianesimo apostolico, ossia, nel suo caso, cattolico ma anche ortodosso. Ad Attilio Mordini lo scrivente deve molto nella propria formazione spirituale e culturale. Senza la prospettiva da lui indicata un cattolico, oggi, non potrebbe superare – sia detto con tutto il rispetto, naturalmente – la mera dimensione devozionale e quindi approdare a quei livelli mistici e realizzativi che aprono ad una conoscenza pura, quella del Cuore (la lettera maiuscola, per chi sa intendere, è indicativa di qualcosa del tutto estraneo al mero sentimentalismo), che ricollega l’uomo alla Tradizione Primordiale Originaria. La Quale, nonostante le tante incomprensioni di certi ambienti “esoterici”, è, e resta, esclusivamente e squisitamente quella del Verbo, del Logos, nascosto nel “Mito primordiale” che proprio Mordini ha indagato in quanto “Annuncio” ossia “Storia Sacra” (quindi con significato assolutamente lontano dall’errato senso semantico di “favola” oggi attribuito al termine “mito”). In altri termini in Mordini, nella prospettiva tradizionale da lui additata, il mito, pur archetipale, è anche, anzi soprattutto, storia, è Eternità che entra nella storia umana, che si fa Storia della Salvezza. Per questo Mordini ha svolto nel dopoguerra un ruolo fondamentale e provvidenziale per rendere possibile il passaggio di molti giovani evoliani dall’ambiguo e contraddittorio tradizionalismo, non esente da influenze latitudinariste, “paganeggiante” di Evola alla Tradizione del Verbo, ossia al Cristianesimo colto nella sua essenza sapienziale e metafisica. Un ruolo che può individuarsi anche nel rapporto tra Mordini e Guenon. Anche in tal caso merito di Mordini è stato quello di aver ben inquadrato il concetto di Perennialita’ e di Primordialita’ onde evitare una astratezza astorica che, credendo di attingere all’Assoluto o all’Eterno, finisce, invece, per sfociare in una autocostruzione del Divino, anziché nel grato riconoscimento del Suo carattere donativo e kenotico. Un itinerario simile a quello di Mordini, benché non eguale, per riportare a concretezza storica la Sapienza Perenne, senza privarla del Fondamento Metafisico, fu, sempre nel dopoguerra, quello di un altro cattolico “mistico” ossia Silvano Panunzio, figlio del celebre Sergio Panunzio giurista teorico del sindacalismo nazionale. Senza dubbio sia Mordini che Panunzio hanno avuto anche i loro limiti e i loro incidenti itineranti. D’altro canto chi mai non ne ha o non ne ha avuti? Ad esempio – ma questo è comune anche a Evola e a tutto il filone “tradizionalista” – l’interpretazione dei fascismi come “reazioni nazionali” e il rigetto dei loro aspetti “democratici” ossia bonapartisti. Storiograficamente nulla di più errato. La lettura da “destra” dei fascismi, come proposta da Evola, Mordini e Panunzio (in quest’ultimo tuttavia, certamente per eredità paterna, non esente dalla ricomprensione dell’elemento sindacalista che è chiaramente di “sinistra”), è infatti del tutto infondata e inaccettabile. Anche, del resto, una certa visione “romantica” e “armonica” delle civiltà tradizionali, quasi fossero state società perfette o “paradisi in terra” e non invece società socialmente gerarchiche che conoscevano il duro dominio dei ceti superiori su quelli subalterni, è un limite di tutto il cosiddetto “tradizionalismo”, sia cristiano sia pagano, che da un lato impedisce ad esso un più sereno confronto con la modernità, nel tentativo di dare sul piano politico una risposta non meramente nostalgica ed impolitica ma casomai “rivoluzionario-conservatrice”, e dall’altro lato gli preclude di prendere in considerazione gli elementi positivi della modernità. Ad esempio, la maggiore valorizzazione della soggettività della persona, che comunque non può essere mai astratta dalla sua appartenenza ad una pluralità di comunità organiche. Una maggiore attenzione alla persona, nella sua concretezza spirituale e psico-corporea, che non diventi però soggettivismo ovvero individualismo anticomunitario. Ci sono elementi positivi della modernità che da un punto di vista tradizionale, soprattutto se cristiano, dovrebbero essere rivendicati come propri, mettendone al contempo in rilievo la distorsione strumentale con cui il modernismo illuminista ha preteso di appropriarsene con l’obiettivo, che oggi nella società liquida postmoderna possiamo constatare quotidianamente, di dissolvere la persona stessa, l’essere umano, nel nulla transumanistico trionfante nell’Occidente antitradizionale. È chiaro che ogni visione o lettura teologica della storia, pur nel meritorio intento di evidenziare senso e significato trascendenti della vicenda temporale umana, non può essere disgiunta dalla realistica concretezza della storia medesima la quale, proprio alla Luce della Rivelazione che attesta un originario allontanamento del cuore dell’uomo dall’Amore, ci dice delle miserie degli uomini a qualunque ceto, epoca o società essi appartengono, con i conseguenti conflitti sociali e le conseguenti bramosie di egemonia, di sopraffazione e di potere. Resta, certamente, l’imperativo di tendere verso l’Alto ma questo non è possibile soltanto per mezzo della politica o della legge, o anche dell’economia o della tecnica, che restano segnate dalla ferita della natura umana, bensì per mezzo della metanoia del cuore. Infatti – a parte il caso, raro, della santità di alcuni sovrani, come ad esempio quella di un Carlo d’Asburgo (non a caso a lui Mordini dedicò il “Tempio del Cristianesimo” ossia quella “Rivolta cristiana contro il mondo moderno” che egli ci ha lasciato e di cui gli siamo grati) – quando mai sono esistite aristocrazie, re, papi, imperatori o sacerdoti, ma anche partiti, democrazie, leader popolari, immuni da bramosie ed ambizioni di potere?
Quando un essere umano viene a incarnarsi sulla terra, prima passa nove mesi nel ventre della madre, alla quale è collegato tramite il cordone ombelicale. Al termine dei nove mesi, il cordone deve essere tagliato affinché egli possa condurre una vita indipendente come individuo. A quel punto si dice che è nato. Ma per vivere, l’essere umano è collegato all’universo da un altro cordone di natura fluidica, e il giorno in cui quel cordone si spezza, egli muore. Infine, un terzo cordone, ancora più sottile, lo collega al Signore.
Molte persone hanno tagliato questo cordone nella propria coscienza, e per quanto dicano: «Noi siamo vivi, lo vedete bene», in realtà sono morti, qualcosa di essenziale in loro è morto. Hanno spezzato il legame che li univa alla Sorgente divina della luce e del calore, per andare a perdersi nelle tenebre e nel freddo, e spiritualmente sono morti. Non avendo ancora tagliato il cordone ombelicale che li collega alla Madre natura, sono ancora vivi sul piano fisico, ma nel mondo spirituale sono morti, e quella morte spirituale ha necessariamente delle ripercussioni in tutti i campi della loro esistenza.
I demoni sono come i draghi: vanno baciati, non uccisi..
“I miei demoni li ho nutriti con l’accettazione e l’ascolto.
Li ho fatti sedere intorno a me e li ho chiamati per nome, solo allora hanno smesso di farmi paura e sono diventati alleati potenti.
Avevano il nome di mio padre, del ricatto, dell’invisibilità, dell’inadeguatezza, del dolore della perdita, della ferita d’amore, della paura.
Finché li ho combattuti o ignorati hanno divorato la mia vita e le mie relazioni.
I demoni vanno abbracciati, in quel momento ti apriranno le porte della rinascita.
Il demone della paura ti parlerà di quanto ti sei allontanata dalla tua natura, ti parlerà delle passioni che hai messo a tacere, della tua voce che non ascolti più, di come sei rimasta incastrata in una vita che non è quella che desideri.
Il demone dell’invisibilitá ti racconterà del tuo bisogno di brillare, quello dell’inadeguatezza ti mostrerà i tuoi doni e il tuo potere personale.
Ognuno di loro avrà una storia da raccontarti, ascoltala.
I demoni sono come i draghi, vanno baciati, non vanno uccisi. “
Quali che siano le condizioni psichiche e materiali in cui vi trovate, non lasciatevi indebolire dal pensiero che il male, in tutte le sue forme, possa raggiungervi così facilmente. Se vi sentite sempre deboli, vulnerabili e senza protezione, allora in quel caso sì, siete realmente esposti.
Fate un lavoro col pensiero in modo da legarvi alle entità celesti e alla luce, conducete una vita onesta e pura, e sarete al riparo. E anche ammettendo che ci siano persone che cercano di nuocervi tramite la magia nera, questa ricadrà su di loro; quelle persone saranno esposte al contraccolpo. Il male, infatti, non può entrare in un essere che è occupato dal Signore, occupato dagli angeli, ma viene immediatamente respinto e ricade sulla testa di chi lo ha inviato. Aggrappatevi a questo pensiero, e sarete già al riparo.
Si narra che [un giorno] un #rabbino andò da #Abu_Bakr [primo califfo dei sunniti] e gli disse: “Tu sei il successore del #Profeta di questa nazione?“.
Abu Bakr: “Sì”.
Rabbino: “Perché noi nella #Torà troviamo che i successori dei profeti sono i più #sapienti delle loro nazioni. Informami dunque riguardo ad #Allah: Egli dov’è? È il cielo o sulla terra?“.
Abu Bakr: “Allah è in cielo, sopra il Trono”.
Rabbino: “Allora vedo la terra vuota di Lui, e Lo vedo, secondo questa affermazione, in un luogo e non in un altro”.
Abu Bakr: “Queste sono le parole degli #eretici. Sparisci da me, altrimenti ti ucciderò!“.
L’uomo se ne andò allora stupito, schernendo l’#Islam.
L’Imam Ali disse al rabbino: “O giudeo, ho saputo ciò che hai chiesto e ciò che ti è stato risposto. Ma in verità noi diciamo che Allah, #Glorioso e #Maestoso, ha reso il ‘dove’ dove, e perciò non ha alcun ‘dove’, ed Egli è troppo maestoso perché qualsiasi luogo possa contenerLo, e si trova in ogni luogo senza contatto né vicinanza fisica; Egli abbraccia ogni luogo con la Sua conoscenza, e nulla è al di fuori della Sua provvidenza, l’Altissimo.
Ti informerò [ora] di ciò che è riportato in uno dei vostri libri e che conferma quanto ti ho menzionato. Se lo riconoscerai, crederai in esso?“.
Il giudeo disse: “Sì”.
Imam Ali: «Non trovate forse in alcune delle vostre scritture che:
“Un giorno, #Mosè, figlio di Amram, era seduto quando un angelo venne a lui da oriente.
Mosè gli chiese: ‘Da dove sei venuto?‘.
L’angelo disse: ‘Da Allah’.
Un altro angelo venne a lui da occidente. Mosè chiese: ‘Da dove sei venuto?‘.
Disse: ‘Da Allah’.
Poi venne a lui un angelo, e Mosè disse: ‘Da dove sei venuto?‘.
L’angelo rispose: ‘Sono venuto a voi dal settimo cielo, da Allah, Glorioso e Maestoso’.
E venne un altro angelo dicendo: ‘Sono venuto a te dall’infima settima terra, da Allah, Glorioso e Maestoso’.
Mosè disse allora: ‘Gloria a Colui che nessun luogo è vuoto di Lui, e che non è più vicino ad un luogo rispetto ad un altro’”».
Il giudeo disse allora: “Testimonio che questa è la palese verità e che tu hai più diritto alla posizione [di successore] del tuo Profeta rispetto a chi l’ha usurpata”.
(Al-Ihtijaj dello Shaykh Al-Tabrisi, vol. 1, pagg. 209-210)
È la gente normale che si è rotta i maroni dell’immigrazione incontrollata in Inghilterra!
Non date retta alle fake news della stampa e alle dichiarazioni dei governi dell’Occidente.
L’immigrazione incontrollata è un delitto contro i popoli, contro gli stessi che migrano, ai quali si promettono eldoradi che non avranno mai, e che nella migliore delle ipotesi si ritroveranno a fare l’elemosina o a vendere fazzoletti alle fermate dei semafori.
E il risultato è sotto gli occhi di tutti, se non vogliamo far finta di non vedere come con il pugilato femminile alle olimpiadi.
Questi soggetti sono oramai fuori controllo: dai treni bloccati perché senza biglietto, agli impazziti vari che circolano nei centri delle città pronti a scoppiare come bombe ad orologeria, ai quartieri dove oramai è il migrante a farla da padrone, con spaccio di droga e criminalità.
Fino alle situazioni più pericolose, le zone delle città divenute enclave dell’islamismo radicale, le cosiddette No Go Zone, dove vige una legislazione a parte, e dove non vi salverà essere anti-americani e pro-Palestina, perché siete bianchi e infedeli e dovete essere uccisi!
Oltre alle tragicomiche baby gang di immigrati di seconda generazione, alle quali basterebbero 4 schiaffi bene assestati per metterli in riga – “ma noooo le pedagogie inclusive non ce lo consentono”!
Questo è il risultato plastico dell’immigrazionismo, dell’ideologia globalista del migrante globale, “cittadino del mondo”, che nella variante più romantica produce i Mimmo Lucano di turno, in quella reale invece business, tratta degli schiavi e guerra tra poveri.
Ci sarà l’estrema destra a fomentare queste proteste?