PER UN SOCIALISMO NAZIONALE

a cura di Crimini Dem

Nel testo “il socialismo tedesco”, Werner Sombart spiega come il marxismo – un internazionalismo privo d’anima – abbia profondamente danneggiato l’ideale socialista. L’autore chiarisce come l’unico inveramento auspicabile e desiderabile del socialismo sia quello formato e costruito su base nazionale.

(Foto: Identificazione, Mario Sironi)

PER UN SOCIALISMO NAZIONALE
PER UN SOCIALISMO NAZIONALE

FARE SEMPRE LA COSA GIUSTA

di Monica Tironi

Questa è la storia dell’insegnante che prese un pesce dall’acquario della sua classe, lo mise sul tavolo davanti alla classe e poi lasciò l’aula con il messaggio che nessuno poteva muoversi dal proprio posto. Chiunque si opponesse verrebbe immediatamente espulso dalla scuola.

Nessuno dei bambini si mosse e tutti guardarono il pesce lottare. Nessuno osò alzarsi per evitare di finire nei guai.

Ma alla fine una ragazza balzò in piedi, corse verso il pesce e lo rimise nella vasca. Dopotutto, lei era l’unica che si rifiutava di guardare il pesce morire.

Quando l’insegnante ritornò, spiegò alla classe che quella era stata una lezione. Che la paura di finire nei guai non dovrebbe mai impedirti di fare la cosa giusta. Che a volte devi sfidare l’autorità e il pensiero di gruppo semplicemente perché è la cosa giusta da fare.

FARE SEMPRE LA COSA GIUSTA
FARE SEMPRE LA COSA GIUSTA

LA FIGURA DEL BODHISATTVA

di Luca Rudra Vincenzini

Nel Buddhismo Mahāyāna indiano nasce la figura del Bodhisattva, come passo intermedio tra l’Arhat ed il Buddha. L’Arhat accede ad un nirvāṇa transitorio, non definitivo, corruttibile e non possiede, a differenza dei Buddha, l’onniscienza. Il Bodhisattva, dotato di un taglio morale e compassionevole di spessore eroico, pospone la sua entrata nel nirvāṇa per aiutare gli esseri viventi. È in questa prospettiva che viene ideato un cammino lunghissimo all’illuminazione, cosa che verrà contestata dal Buddhismo Chan (prossimi posts), cammino strutturato, vita dopo vita, sull’impalcatura del sambhāramārga, il sentiero dell’accumulo dei meriti.

Senza azioni nitidamente altruiste, votate al dharma, non c’è evoluzione…

LA FIGURA DEL BODHISATTVA
LA FIGURA DEL BODHISATTVA

CHI E’ L’ANARCA

a cura di Esteta Anarchico

“Io non ho nessuna intenzione d’incrociare il ferro con la società, magari addirittura allo scopo di migliorarla, ma desidero tenermela a rispettosa distanza. Sospendo le mie prestazioni, ma anche le mie esigenze. Per quanto riguarda i riformatori del mondo, conosco bene gli orrori commessi in nome dell’umanità, del cristianesimo, del progresso. Li ho studiati. Non so se cito esattamente un pensatore gallico: «L’uomo non è né bestia né angelo, ma diventa un demonio quando pretende di diventare un angelo.»”. Ernst Jünger, “Eumeswil”, 1977.

Il tema chiave del romanzo “Eumeswil” è la figura dell’Anarca, individuo intimamente libero che vive in modo imperturbabile all’interno della società e nel mondo, senza farsi soggiogare dalle dinamiche del potere. L’Anarca è una figura ideale concepita da Jünger, ma fortemente ispirata alle tematiche che permeano l’opera del filosofo tedesco Max Stirner in “L’Unico e la sua proprietà”.

CHI E' L'ANARCA
CHI E’ L’ANARCA

Gaza e i suoi fronti di guerra

a cura della Redazione

26/03/2024

Nel 172° giorno di guerra a Gaza si intensifica il sostegno verso Hamas, il che esercita una pressione crescente su Israele e sugli Stati Uniti. Questa pressione si riflette nelle perdite umane e materiali subite da Israele a causa della guerra di Gaza. Questi fronti influenzano sia il livello tattico che quello strategico.

L’ex primo ministro israeliano, Yair Lapid, ha recentemente affermato di essere coinvolti in una battaglia su cinque fronti, compreso il confine siriano e gli attacchi dallo Yemen, affermando che questa situazione di sicurezza è inaccettabile.

Asse della Resistenza al fianco di Gaza

Questi vari fronti (Cisgiordania, Libano, Iraq, Yemen e Gaza) sono riusciti a causare perdite significative a Israele, come non se ne vedevano dalla sua fondazione nel 1948. Di conseguenza, le autorità israeliane incaricate di denunciare queste perdite, in particolare le vittime umane, mirano a nascondere i dati reali per proteggere la loro stabilità interna.

Tuttavia, alcune cifre degne di nota, ammissioni e stime delle perdite israeliane sul campo sono state rivelate e confermate da fonti attendibili. Di seguito sono riportati alcuni esempi di tali informative.

Fronte Gaza

Più di 2723 i morti. La quasi totale maggioranza riguarda militari israeliani che hanno parteciparono alla guerra.

7a divisione: 24 vittime tra soldati e ufficiali. 188a Brigata Corazzata: 10 soldati e un ufficiale. Brigata Corazzata 401: 17 soldati e ufficiali. Brigata Fanteria Gifati: 42 tra soldati e ufficiali. Brigata Fanteria Golani: 82 tra soldati e ufficiali. Brigata di fanteria Nahal: 32 soldati e ufficiali. Brigata Paracadutisti: 32 soldati e ufficiali. Brigata Oz: 26 soldati. Reserve Commando Brigade 551: 17 tra soldati e ufficiali. Il numero dei feriti è di oltre 9.046, di cui un terzo disabili.

Nell’operazione di terra sono rimasti feriti 1540 tra soldati e ufficiali, di cui 365 in gravi condizioni. Distrutti o danneggiati oltre 1238 mezzi militari tra cui carri armati, bulldozer e blindati. Più di mille unità abitative distrutte.

Il costo della guerra militare è più di sei volte superiore a quello della guerra del luglio 2006 e ammonta a oltre 16,1 miliardi di dollari (250 milioni di dollari al giorno).

Fronte Cisgiordania

Più di 24 persone uccise. Il numero dei feriti supera i 262.

Fronte libanese

Più di 158 israeliani uccisi tra soldati e ufficiali. Il numero dei feriti è superiore a 636. Almeno 42 veicoli militari, inclusi carri armati e veicoli blindati, sono stati distrutti.

Fronte Yemen

Le forze yemenite hanno attaccato un totale di 75 navi e chiatte israeliane o straniere come parte del loro sostegno alla Resistenza palestinese. Queste navi erano destinate a Israele o appartenevano all’esercito americano o ai suoi alleati che difendono Israele. Queste operazioni hanno avuto luogo nel Mar Rosso, nel Golfo Arabico e nel Golfo di Aden. 

La Resistenza yemenita ha preso di mira anche il territorio israeliano utilizzando missili balistici, missili da crociera e droni. Una delle ultime operazioni è avvenuta il 19/03/2024, quando un missile da crociera yemenita ha colpito la città di Umm al-Rasharsh “Eilat”, attacco riconosciuto da Israele.

Gaza e i suoi fronti di guerra
Gaza e i suoi fronti di guerra

Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora

a cura della Redazione

26/03/2024

Ci sono eventi e racconti che confermano come il conflitto a Gaza abbia raggiunto livelli di disumanità tali, da avere pochi precedenti nella storia dell’uomo. Gli attivisti palestinesi di Watan hanno riportato le dichiarazioni strazianti di un marito, la cui moglie incinta è stata picchiata, stuprata e uccisa dai soldati israeliani all’ospedale Al-Shifa di Gaza.

I soldati israeliani hanno ordinato alla donna di togliersi i vestiti e hanno iniziato a picchiarla. La donna ha supplicato i soldati di non picchiarla perché era incinta di cinque mesi, ma hanno continuato a picchiarla. L’hanno violentata davanti al marito, ai parenti e ai figli. Hanno ordinato agli uomini di non chiudere gli occhi altrimenti avrebbero sparato loro. Alla fine della barbaria, la donna è stata uccisa dai quei demoni travestiti da soldati.

Jamila Al-Hisi, una testimone oculare anche lei assediata nel complesso medico Al-Shifa, ha dichiarato sabato che: “Le donne assediate nel complesso sono state sottoposte a stupro, tortura ed esecuzioni extragiudiziali, aggiungendo che il Comitato internazionale della Croce Rossa non sta facendo nulla”.

Di queste atrocità non arriva traccia in Occidente, i nostri politicanti preferiscono affidarsi a un’ipocrita propaganda e soprattutto, inchinarsi ancora una volta alle disumane barbarie di un “padrone” criminale.

Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora
Gaza e la quotidiana disumanità che l’Occidente ignora

PROMETEO: L’UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE

di Peretto Mario

Il significato del nome Prometeo (colui che riflette prima) si contrappone a quello del fratello Epimeteo (colui che riflette dopo). Uno rappresenta la riflessività e l’astuzia, l’altro l’impulsività e l’istinto.

Ai primordi dell’umanità il titano Prometeo rubò il fuoco agli Dei per consegnarlo al genere umano. Il gesto che è all’origine della condizione umana.

“Con acqua e terra Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco che celò in una ferula, di nascosto da Zeus” (Apollodoro. I miti greci l,7,1).

Zeus aveva affidato a Prometeo il compito di forgiare gli esseri umani. Successivamente Atena e gli altri dei avevano messo a disposizione un numero limitato di “buone qualità” da attribuire agli esseri viventi. Epimeteo cominciò la distribuzione senza aver cura di pianificarla tanto che nessuna qualità restò disponibile per il genere umano. Prometeo rubò così ad Atena uno scrigno contenente l’intelligenza e la memoria che donò agli umani.

Zeus, che aveva nel frattempo deciso di distruggerli, non ne fu contento. Il re degli dei riteneva pericolosi quei doni che avrebbero reso gli umani sempre più potenti e capaci.

Durante un banchetto Prometeo ingannò Zeus facendo in modo che agli umani fossero riservate le parti migliori di un bue mentre agli dei spettarono le ossa. Zeus lanciò allora la sua maledizione sugli uomini, tolse loro il fuoco condannandoli a morire sulla terra, esiliati dall’Olimpo.

Prometeo rubò il fuoco e lo portò agli umani. Subì per questo la punizione di essere incatenato nudo su una rupe. Un’aquila mangiava il suo fegato che ogni notte ricresceva.

Secondo il mito l’umanità come la conosciamo nasce dalla trasgressione, dalla ribellione a un’autorità superiore. L’elemento sovversivo è la conoscenza, la conquista del fuoco come simbolo di potere dell’intelletto. La punizione divina pone un argine all’ambizione di onnipotenza degli esseri umani. Il loro destino sarà quello di dover conciliare l’ardore di sfidare i propri limiti con l’umiltà di accettare la propria finitezza.

Nel mito di Prometeo possono essere riconosciute interessanti analogie con la Genesi come quella tra il furto del fuoco e il morso al frutto dell’albero della conoscenza, tra la cacciata dall’Olimpo e quella dal Giardino dell’Eden.

PROMETEO: L'UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE
PROMETEO: L’UMANITÀ CHE NASCE DA UN ATTO DI RIBELLIONE

LA VERA TRINITA’

di Mike Plato

Matteo 13 :32
Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre.33 State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso.

Questo passo distrugge totalmente le farneticazioni trinitarie, perché se DIO FOSSE TRINO, come imposero i vescovi, mi spiegate come sarebbe possibile che una persona divina sa e l’altra no? Come è possibile che una persona ha predestinato tutto e quindi conosce tutto e l’altra ignora perché non ha predestinato alcunché?

Non esiste la trinità paritaria di cui parlavano i padri della Chiesa pistica. Il Credo recita :

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Come si fa a dire che le tre persone sono tre aspetti di uno se il figlio procede dal Padre e lo spirito dal Figlio? E cosa è questo se non ciò che viene narrato in genesi 2 in cui Adam procede dal Padre e la Isha dal Figlio?

In una trinità i tre dovrebbero essere UNO SOLO, invece qui abbiamo una pseudo trinità in cui addirittura uno dei tre non sa cosa ha deciso l’altro dei tre. E in cui in ogni caso dal Padre viene creato il Figlio, che resta creazione

La vera trinità PADRE – MADRE – FIGLIO la comprende chi scruta e intuisce la trinità egizia.

OSIRIDE – ISIDE – HORUS.

Infine, seguendo il Dogma niceano, come è possibile dire che il figlio non è il padre e nessuno di loro è l’altro ma tutti sono ELOHIM? tutto l’equivoco, il malinteso o la menzogna nascono sempre e comunque dalla totale incapacità di collocare ADAM nella sua giusta dimensione e di non riuscire a capire che CRISTO È ADAM, come chiaramente riportato nella genealogia di Luca 3,38:

… figlio di Enos, a sua volta figlio di Set, a sua volta figlio di Adamo, a sua volta figlio di Dio.

LA VERA TRINITA'
LA VERA TRINITA’

LA MARGINALITÀ DEL VERO

di Domenico Rosaci

Molti sono convinti che sia utile, o addirittura necessario, possedere una “verità” di qualche tipo.

Per “verità” costoro intendono una serie di convincimenti sul modo “giusto” di vivere, su come raggiungere la felicità, sulle persone e su come interagire con esse, e spesso anche su qualche entità metafisica come un “Dio” capace di assicurargli tale felicità.

Così costoro dicono “Io so queste cose”, con l’intendo di significare che essi possiederebbero tale “verità”.

Raramente ne trovi alcuni che ammettono che tali convincimenti vadano considerati come semplici “opinioni” che essi si sono fermati su qualche base, ad esempio sulla propria personale esperienza.

La maggior parte sono persone convinte che queste loro “verità” siano “oggettive”, cioè non varrebbero solo per loro come soggetti, ma varrebbero universalmente, e chi non le riconosce secondo loro sarebbe semplicemente “ignorante” o “in errore”.

Molti di costoro si accontentano di passare quel certo numero di decenni della propria esistenza credendo in queste “verità”, difficilmente mettendole in discussione, e quando la realtà della propria esistenza li mette davanti all’evidenza della sofferenza, delle cose che non procedono come si vorrebbe, essi invece di mettere in dubbio la “bontà” delle verità in cui credono elaborano degli accorgimenti per fare “quadrare i conti” in ogni caso.

Per esempio, se hanno creduto fermamente in un Dio misericordioso che li avrebbe sempre aiutati, davanti all’evidenza di qualcosa di tragico che gli capiti come una malattia o un grave lutto che evidentemente il Dio misericordioso non ha provveduto ad evitare, si inventano qualche “aggiustamento” della teoria, del tipo “La misericordia di Dio ha vie imperscrutabili che non possiamo capire.

Altri invece, non si limitano solo a credere alle proprie “verità” senza mai discuterle, ma pretendono di indottrinare il prossimo, di auto-affermare tali verità che li dovrebbero configurare (sempre secondo loro stessi) come dei Sapienti, dei “Maestri”.

Alcuni, per conferire autorevolezza alle proprie “verità”, si appoggiano a “testi sacri”, religioni, filosofie, e molto spesso alla “scienza” presentata anch’essa come una fonte di autorità in grado di avvalorare qualunque teoria.

Personalmente, non saprei dire quanti di costoro abbiano trovato una effettiva utilità da queste loro “verità”. Probabilmente una buona parte di loro ne avrà magari trovato conforto, ma dalla mia personale esperienza di semplice ascoltatore e osservatore dei miei simili, in tanti casi credo che non abbiano trovato nemmeno quella, ma piuttosto sensi di frustrazione e delusione, anche se non ammessi a sé stessi.

Sempre per esperienza, noto che invece tanti personaggi che usano le proprie presunte “verità” per indottrinare il prossimo, ne ricavano spesso buoni vantaggi materiali, “vendendo” tali verità a chi se ne senta sprovvisto e affamato. Credo che siano proprio questi presunti “guru” e “maestri”, che passano la propria vita ad ammaestrare elettori, dipendenti, pazienti, studenti e altre categorie di adepti, siano le principali vittime di questa “presunzione di verità”, perché alla fine di quei decenni di esistenza di cui parlavo sopra, non sarà a loro rimasto altro che aridità.

Cosa c’è infatti di più arido di chi non ascolta mai perché pensa di avere tutto già ascoltato?

Ci sono invece altre persone, poche rispetto a coloro di cui ho appena finito di parlare, ma non credo tanto poche in senso assoluto, che tutte queste certezze non pensano di possederle.

Non sono né stupidi, né scettici su tutto, né “relativisti” né “manichei”, nel senso che non credono che tutti i convincimenti siano parimenti buoni e neppure che la vita sia nettamente distinta in “buono” e “cattivo.

Si tratta invece di gente che pensa con la propria mente e non con quella degli altri, di gente che legge o studia i testi e gli autori del passato solo per cercare di comprendere ciò che quelle fonti intendessero significare, e non per dare forza a qualche propria “verità” da vendere.

Si tratta soprattutto di gente che ha coscienza che la vita acquista un senso solo nel momento in cui viene vissuta, e non in funzione di qualche “verità” che si possiederebbe, e quindi questa gente la vita la beve ogni momento, gustandola quando è dolce e mandandola giù quando è un calice amaro.

Queste persone, sempre dalla mia personale esperienza, danno valore alle relazioni, e non tanto a sé stessi visti come singoletti, e quindi le proprie convinzioni preferiscono condividerle piuttosto che imporle agli altri, così come sono disponibili a ricevere condivisioni da parte degli altri.

Nell’animo di tali persone non si agita quel demone che i greci chiamavano “Polemos”, che spinge le persone a competere per affermare il proprio ego su quello altrui.

Sono persone solitamente semplici, che non significa di minor valore, ma all’opposto significa che “hanno” in minore misura perché “sono” in maggior qualità.

Quando tu senti in te l’Essere della Natura, cioè sperimenti la connessione col Tutto, non avverti il bisogni di avere, nel senso di accumulare ciò che non ti serve, visto che sei già Tutto. Ti mantieni semplice proprio perché non accumuli schemi non necessari, filtri della realtà, teorie immaginifiche.

Questi convincimenti che ho appena esposto sono solo il frutto della mia personale esperienza di vita e di incontri, non li considero affatto universalmente validi e anzi non vedo perché dovrebbero risultare validi per altri individui che abbiano fatto esperienze diverse dalle mie.

Non le considero neanche “verità” definitive nemmeno per me stesso, visto che ogni nuovo giorno che vivo mi presenta nuove esperienze che possono farmi modificare, o anche del tutto mutare, i miei presenti convincimenti.

L’unica cosa che “so”, e quindi se volete ciò che considero la mia univa Verità, è che il mio Bene-Essere, cioè il mio stare bene qui ed ora, non dipende affatto dai miei attuali convincimenti e da ciò che ritengo valido con riferimento al mio passato.

Il mio Bene-Essere dipende solo e soltanto da come riesco a vivere questo mio qui ed ora, indipendentemente dal mio “conosciuto” che credo possa solo e soltanto aiutarmi ad affrontare qualche situazione pratica materiale, ma che non abbia nulla a che fare con ciò che io, personalmente, considero “pienezza della vita”.

Io so che riesco a vivere pienamente solo se mi lascio andare adesso a questo attimo presente, senza alcun condizionamento da parte del conosciuto e senza alcuna aspettativa per quanto riguarda il domani.

Al di là di questo attimo, che per me è vita piena, ci stanno altre cose chiamate “ieri”, “domani”, “ricordi”, “aspettative”, “desideri”, che hanno un impatto sul mio corpo fisico, sulle cose che possiedo e che possiederò, forse anche sul numero di giorni che vivrò, ma su niente altro che questo, che per me ha un’importanza molto marginale.

Io so bene, fin da quando sono nato, che tutte queste “cose” materiali, compreso il mio corpo fisico, sono solo cose a termine, che le perderò per cui affezionarmi ad esse sarebbe solo assicurazione di sofferenza.

Il mio “attimo presente” invece, non lo perderò mai. Si tratta di emozioni, sentimenti, relazioni, folgorazioni. Lo vivo ora, qui, quindi è immortale. Non lo conservo, non lo metto da parte nemmeno come ricordo, non lo voglio “possedere”. Lo voglio solo vivere.

Tutto il resto, quello che metto da parte, dai soldi sul conto in banca, ai ricordi nella mia memoria, è utile per mantenere funzionante questo corpo fisico che mi dà l’occasione di vivere questi “attimi presenti”.

Ma ripeto, per quanto passare più giorni possibili ad esistere sia certamente importante, questa importanza è marginale. Non è la quantità dei giorni a contare, ma la loro qualità.

E la pienezza del mio vivere dipende solo dal mio mettermi ad ascoltare, ad osservare la Vita e a “com-prenderla”, che è voce verbale molto diversa da “prenderla”.

Comprendere significa letteralmente “abbracciare”, “abbracciarsi”, identificare l’oggetto col soggetto, vedersi nell’altro e non nel polo isolato.

Celan diceva che la poesia non è che una stretta di mano.

Ecco, l’unica cosa che davvero so è che la vita è poesia. Di ciò, e solo di ciò sono certo oltre ogni dubbio.

Eppure, per quanto io almeno questo pensi di saperlo, nemmeno questo penso di poterlo “spiegare”, perché questa poesia io la vedo come un’essenza dell’esistere che ha il suo Essere proprio nell'”avvolgimento” e non nello “spiegamento”.

Meno che meno posso pensare che questa mia conoscenza io possa “insegnarla” a qualcuno, rimane solo un’esperienza personale da condividere.

Di fatto la Verità è quindi soltanto esperienza diretta, proprio come si fa esperienza di Dio.

Così, cosa si può fare di altro, con una stretta di mano?

LA MARGINALITÀ DEL VERO
LA MARGINALITÀ DEL VERO