CONTRO IL MINISTRO DELL’UNIVERSITA’ E IL MINISTRO DELLA DIFESA

di Alessandro Orsini

5 Novembre 2025

Non ho nessuna paura. Io sono un oppositore politico di Giorgia Meloni per le sue politiche in Palestina. I miei attacchi contro Meloni, Crosetto e Bernini saranno via via più feroci, a mano a mano che aumentano i bambini palestinesi massacrati da Netanyahu.

Qui sotto troverete la mia ultima intervista. Si tratta della mia rubrica del martedì, “Sicurezza Internazionale”, per il canale youtube del Fatto Quotidiano. Parlo di Venezuela, Gaza e Ucraina e polemizzo, con molta durezza, con Guido Crosetto e con il ministro dell’Università, Anna Maria Bernini. Spiego le ragioni per cui gioisco ogni volta che Bernini viene contestata – ragioni che sono esposte compiutamente nel mio libro “Gaza-Meloni” – ed esprimo l’augurio che queste contestazioni contro Bernini non abbiano mai fine, ogni volta che mette piede in qualsiasi università in Italia. Non fidatevi di ciò che Crosetto dice sulla disinformazione. La Russia non ha alcuna possibilità di diffondere disinformazione sui grandi media in Italia, giacché l’informazione sulla politica internazionale è soggetta al dominio politico, culturale e militare della Casa Bianca e non del Cremlino, come ho documentato nel mio libro “Casa Bianca-Italia”. L’Italia è uno Stato satellite della Casa Bianca mica della Russia. L’Italia è piena di basi militari degli Stati Uniti, mica della Russia. Il grande tema culturale del nostro tempo, il tempo della guerra, è come impedire il controllo politico delle università da parte dei governi nelle società libere. Come insegna Luhmann, ogni sistema sociale ha il proprio codice binario con cui processa le informazioni. Il codice binario del sistema scientifico è vero/falso. È vero o è falso che le politiche della Nato e di Crosetto, basate sullo scontro all’ultimo sangue con la Russia, hanno causato la distruzione dell’Ucraina? È vero.

P. S. Cito sempre i miei libri per proteggermi dalle querele temerarie e da altre tecniche di assalto molto diffuse oggi in Italia, volte a intimidire i professori universitari che difendono i diritti umani e la libertà di critica. Lottate sempre per ampliare gli spazi di discussione critica contro la censura.

Qui il video della mia ultima intervista:

CONTRO IL MINISTRO DELL’UNIVERSITA’ E IL MINISTRO DELLA DIFESA
CONTRO IL MINISTRO DELL'UNIVERSITA' E IL MINISTRO DELLA DIFESA
CONTRO IL MINISTRO DELL’UNIVERSITA’ E IL MINISTRO DELLA DIFESA

LA FORMAZIONE RETICOLARE

a cura di Monaco Guerriero

“La Formazione Reticolare dirige le nostre impressioni della vita e delle sue attività, il che si traduce nell’autoidentificazione con tali impressioni. Il Sé si ancora alle sensazioni del Corpo Fisico, siano esse buone o cattive, e la nostra Coscienza scende al livello dell’Ego. Col tempo, la Coscienza viene dirottata dall’Ego. Allineandoci ad esso, perdiamo il contatto coll’Anima all’estremità opposta dello spettro. Dopo un completo risveglio della Kundalini, coll’aumento del voltaggio della propria bioelettricità, il Talamo s’ottimizza e la Formazione Reticolare si disimpegna definitivamente. Questa esperienza si traduce nel percepire la radianza del Corpo di Luce attraverso tutte le cellule del Corpo contemporaneamente, invece d’avere momenti o incontri spirituali individuali. Bypassando la Mente e l’Ego, l’individuo inizia ad operare attraverso il Cuore, il che gli permette di sperimentare il campo d’energia che lo circonda in modo più sostanziale. Il cranio si trova in cima all’Atlante, la prima vertebra cervicale (C1). Atlante è anche il nome d’un Titano della Mitologia Greca che sostiene il Corpo Celeste. cieli o cielo. Le immagini visive di Atlante lo ritraggono mentre sostiene il Pianeta Terra sulle spalle. Qui vediamo una connessione tra il cranio e il cervello, il mondo e i Cieli. L’Atlante cervicale sostiene la testa, che contiene il cervello che regola il nostro concetto di realtà. Il nostro cervello è anche il collegamento coi Cieli, o Dio Creatore, popolarmente rappresentato dall’artista Michelangelo in un affresco intitolato “La Creazione di Adamo”, parte dell’affresco della Cappella Sistina…”

Estratto da “Serpent Rising: The Kundalini Compendium” di Neven Paar

(Dalla Parte IV – Anatomia e Fisiologia della Kundalini)

LA FORMAZIONE RETICOLARE
LA FORMAZIONE RETICOLARE

LA STRATEGIA BIPOLARE DELLE POTENZE ARCONTICHE

di Mike Plato

Le POTENZE gabbano la gente sempre con lo Stesso sistema. Costringono la gente a prendere le parti di una delle due polarità. In questo modo, una parte del sistema crede di essere la parte buona del sistema chiamata a opporsi alla parte marcia del sistema. Ovviamente, dall’altra parte si penserà lo stesso. Così le pecore vengono inserite in due greggi e spinte a combattere tra di loro, anziché aggregarsi e combattere il sistema, il vero e unico nemico del genere umano. Ma le pecore sono programmi, e il programma è appartenere a qualcosa a tutti i costi. Il divide et impera continua egregiamente a sorvegliare gli schiavi.

LA STRATEGIA BIPOLARE DELLE POTENZE ARCONTICHE
LA STRATEGIA BIPOLARE DELLE POTENZE ARCONTICHE

Israele: tecnologie idriche nuova occupazione subdola e strategica

a cura della Redazione

5 Novembre 2025

L’azienda israeliana di tecnologie idriche IDE Technologies si sta inserendo al centro dei progetti infrastrutturali sauditi e kuwaitiani, rafforzando silenziosamente la presenza di Israele nel Golfo Persico e aggirando i limiti della diplomazia aperta.

Sotto i titoli dei giornali sulla normalizzazione pubblica, è attraverso impianti di desalinizzazione, sistemi di osmosi inversa e altre tecnologie “civili” che Israele si sta assicurando un’influenza nel settore più critico della regione: l’acqua.

L’incessante sete della Penisola Arabica ha messo in luce una vulnerabilità strategica. Le falde acquifere fossili sono in gran parte esaurite e la desalinizzazione è l’unica soluzione praticabile per sostenere megaprogetti come NEOM, Saudi Vision 2030 e il piano 2035 del Kuwait. Eppure gli Stati arabi, privi di competenze tecnologiche indipendenti, dipendono sempre più da Israele, trasformando una necessità civile in uno strumento di influenza.

Israele utilizza l’acqua per dominare i palestinesi e gli Stati confinanti

Israele ha una lunga storia di controllo dell’acqua come arma. Dal fiume Giordano alle alture del Golan, Tel Aviv ha ripetutamente utilizzato l’acqua per dominare i palestinesi e gli Stati confinanti. Ora, attraverso IDE Technologies, il regime sta silenziosamente estendendo tale controllo ai deserti del Golfo Persico.

Gli impianti di desalinizzazione e i sistemi di osmosi inversa diventano più di semplici infrastrutture: sono punti di accesso strategici, che radicano gli interessi israeliani profondamente nelle economie arabe, nelle catene di approvvigionamento e nella sicurezza nazionale.

Il costo ambientale è elevato. La desalinizzazione tradizionale è ad alta intensità energetica, fa affidamento sui combustibili fossili e produce una salamoia ipersalina che devasta gli ecosistemi marini. Controllando le tecnologie idriche avanzate, Israele si posiziona come indispensabile, traendo al contempo profitto dal degrado ambientale negli Stati arabi.

Questa penetrazione silenziosa segnala anche un cambiamento nella geopolitica regionale. Una normalizzazione soft viene raggiunta non attraverso trattati, accordi pubblici o riconoscimenti diplomatici, ma attraverso la dipendenza dalla tecnologia israeliana.

Con il controllo dell’acqua, linfa vitale delle città e dei megaprogetti del Golfo Persico, Israele acquisisce influenza su economie, popolazioni e pianificazione urbana, senza sparare un colpo o firmare un solo trattato.

In una regione in cui l’acqua è sinonimo di sopravvivenza, la penetrazione della tecnologia israeliana è più di un’impresa commerciale: è un’occupazione subdola e strategica, un oleodotto, una pompa e un impianto a osmosi inversa alla volta. Mentre le élite politiche parlano di sovranità e orgoglio nazionale, la dipendenza dalla tecnologia idrica israeliana ridisegna silenziosamente la mappa del potere del Golfo Persico.

Tratto da: Il Faro sul Mondo

Israele: tecnologie idriche nuova occupazione subdola e strategica
Israele: tecnologie idriche nuova occupazione subdola e strategica

HENRY CORBIN SULL’IMAM MAHDI: L’IMAM OCCULTO

di Giuseppe Aiello

Poichè moltissimi occidentali, anche in Italia, hanno sentito parlare per la prima volta dell’Imam al-Mahdi, noto anche come l’Imam Occulto, credo sia necessario fare una analisi su come Corbin affronta la questione, e i limiti della sua prospettiva.

Corbin affronta la questione dell’Imam Mahdī non come un semplice oggetto di storia religiosa o di apologetica, ma con un metodo che potremmo chiamare fenomenologico-ermeneutico-«immaginativo».

In pratica egli «incontra» il fatto religioso lasciando che si mostri dal punto di vista dei credenti (soprattutto dello sciismo iraniano), indagando le esperienze visionarie, i sogni e la dimensione dell’‘alam al-mithâl (il mondo immaginativo o mondo delle immagini reali) più che ridurlo a un mero fatto politico o a una leggenda.

Questo approccio spiega perché Corbin insiste sull’importanza delle esperienze visive/visionarie e dell’«immaginazione creatrice» per comprendere la funzione dell’Imam occulto.

– L’Imam come «asse spirituale» e prolungamento della profezia

Corbin coglie in punto fondamentale della dottrina esoterica sciita, ossia che l’Imam non è primariamente una carica politica né solo un’autorità giuridica: è piuttosto il continuum spirituale della profezia — un polo immanente-transcendente che mantiene il legame della guida divina con la creazione. Questa tesi è al cuore della sua lettura dello sciismo e compare con nettezza in En Islam iranien.

– L’Occultazione: presenza nell’“altro” mondo delle immagini, non semplice assenza

Corbin rifiuta letture riduzioniste che spiegano l’occultazione come semplice «sparizione storica». L’assenza fisica dell’Imam (al-ghayba) è interpretata come una presenza trasfigurata nell’‘alam al-mithâl — cioè il mondo reale delle immagini, dove l’Imam continua ad agire e a manifestarsi (in sogni, visioni, apparizioni). Questo spiega il corpus di esperienze visionarie raccolte nello sciismo iraniano e perché «incontrare» l’Imam avvenga spesso su piani non-empirici. Ora, questo non è molto corretto, in quanto esprime il punto di vista della scuola detta shaykhita, che è ai limiti dell’ortodossia tradizionale. Secondo la Dottrina tradizionale, infatti, l’Imam non vive in un “altro mondo, ma qui sulla terra, sebbene il suo status iniziatico e spirituale gli permetta di essere presente a più livelli di realtà.

– Il ruolo delle esperienze visionarie, dei sogni e dei visitatori del santuario (es.: Jamkarān)

Corbin analizza e riporta (con attenzione critica) testimonianze di incontri col «Mahdī» in sogno o in stato di coscienza visionaria; dedica inoltre attenzione a luoghi come Jamkarān, dove si sviluppano pratiche e rituali legate all’attesa e all’incontro con il Mahdī. Per Corbin questi fenomeni non sono semplici superstizioni: sono la manifestazione concreta della funzione spirituale dell’Imam nell’ambito della vita religiosa iraniana.

Ora, su questo punto bisogna essere molto cauti, perchè l’Imam al-Mahdi, prima di Occultarsi, aveva dato precise avvertenza su questo aspetto, ossia sui racconti e sulle testimonianze riguardanti sue presunte comparse o manifestazioni.

– Il Mahdī come principio ontologico e fattore di rinnovamento

Nel quadro corbiniano il Mahdī è anche figura «ontologica»: non solo futuro liberatore politico ma principio di rigenerazione spirituale e di restaurazione dell’unità tra cielo (conoscenza) e terra (responsabilità). Corbin vede nel messianismo uno strumento di rinnovamento interiore e sociale quando è compreso nella sua dimensione spirituale, non come «movimento politico» in senso stretto. Questa lettura attraversa En Islam iranien e i saggi su soteriologie e profezia.

E su questo si può essere sostanzialmente d’accordo.

– Critica dell’orientalismo riduzionista e invito all’empatia ermeneutica

Un altro tratto importante: Corbin si oppone alle letture occidentali che riducono il Mahdī a folklore o a «mito politico». Il suo metodo è contrario a qualsiasi riduttivismo: bisogna comprendere il fatto religioso sul piano in cui si manifesta. Di qui la sua scelta di studiare testi hagiografici, racconti di sogni, prassi devozionali e la filosofia iraniana che hanno tenuto vivo il tema.

Anche su questo aspetto lo studio e la lettura di Corbin può essere utile.

– Alcune questioni specifiche che Corbin affronta

Cronologia e genealogia delle attese mahdiiche: Corbin ricostruisce come l’idea del Mahdī si sia sedimentata e trasformata in varie correnti dello sciismo iraniano, con particolare attenzione alle scuole isfahanesi e agli sviluppi moderni.

Su questi aspetti bisogna andare cauti.

Jamkarān: Corbin dedica saggi e frammenti al santuario e alla rete di esperienze che vi si connettono, esaminando come quel luogo diventi centro di «incontro» immaginativo con l’Imam.

Incontri mistici contemporanei: Corbin raccoglie e analizza testimonianze di persone che sostengono di aver visto o sognato il Mahdī; le interpreta nel quadro del mondo immaginativo e della funzione salvifica dell’Imam. Anche qui, molta cautela.

Conclusione

Il merito maggiore di Corbin è aver reso comprensibile a un pubblico occidentale la profondità metafisica e «vivente» della dottrina dell’Imamato, mostrando la coerenza interna dello sciismo come «via profetica continua».

Se da una parte il suo uso dell’idea di mondo immaginativo offre strumenti per comprendere fenomeni religiosi (sogni, visioni) spesso emarginati dagli approcci positivisti, dall’altro questo “mondo immaginativo” però dovrebbe essere maggiormente approfondito dal punto di vista della Tradizione, perchè i residui filosofici (Heidegger in primis…) e spiritualistici nel senso moderno e anti-tradizionale del termine in Corbin non sono pochi.

Comprensibilmente, per me, alcuni studi recenti (e alcune critiche nella letteratura islamica) muovono giuste obiezioni: Corbin un pò sovraccarica la lettura simbolica e pone troppa rilevanza alla «dimensione immaginativa», a scapito di analisi storico-sociali e politiche più rigorose.

Nel corpus di Corbin l’Imam Mahdī emerge come figura polivalente: asse spirituale, presenza occultata nel mondo delle immagini, principio di rigenerazione e centro di pratiche devozionali e visionarie. La sua originalità – che fgorse è anche il suo limite – sta nel tentativo di mettere in rapporto un pò troppo “filosicamente” la hikmah (Suhrawardi, la scuola di Isfahan), l’irfan/tasawwuf e le pratiche popolari sciite.

Ha ragione nel sostenere che per capire il Mahdī occorre entrare nell’«orizzonte immaginativo» dei credenti, studiarne sogni, visioni, santuari e testi agiografici, affinché la figura dell’Imam cessi di essere un enigma riducibile e appaia nella sua funzione vitale di intermediario tra Dio e l’umanità, però bisogna restare più fedeli alle fonti Tradizionali e divagare meno filosoficamente.

HENRY CORBIN SULL'IMAM MAHDI: L'IMAM OCCULTO
HENRY CORBIN SULL’IMAM MAHDI: L’IMAM OCCULTO

IL CONSUMISMO NELL’AMORE

di Weltanschauung Italia

Coppie sempre più fragili, precarie, destinate a sgretolarsi al primo vento contrario.

Ma state tranquilli, dietro ogni separazione spunta immediatamente un esercito di guru digitali, pronti a vendere la formula magica: tecniche di riconquista, strategie di seduzione, protocolli comunicativi. L’amore visto come una partita a scacchi dove ogni mossa è calcolata, ogni silenzio è strategico, ogni messaggio non inviato diventa un’arma psicologica.

Questi moderni alchimisti del sentimento hanno trasformato il dolore della perdita in un business fiorente. “Fai questo e tornerà”, “Aspetta esattamente 30 giorni prima di ricontattarlo” ecc. Inserendo i gettoni giusti nella sequenza corretta, esce automaticamente il risultato desiderato. Semplice no?

La riduzione dei sentimenti in una serie di tecniche manipolatorie. Le relazioni che diventano una sequenza di mosse strategiche. Fantastico.

Il proliferare di questi “esperti”, più precisamente detti cazzari, è indicativo della concezione distorta dei sentimenti che permea la nostra epoca. Non parlano di amore, parlano di conquista, vendono tecniche di condizionamento.

Qualcuno ora penserà che si stia parlando di fenomeni marginali ma a quanto pare tali guru se proliferano così tanto è perché c’è richiesta. Li chiamano grottescamente “love coach”.

Questi metodi prosperano sull’ immaturitá. La concezione è che anche l’amore si “cattura” con tecniche psicologiche. Mica si coltiva, si nutre di presenza quotidiana, di ascolto reale, di conflitti attraversati insieme, di vulnerabilità condivisa, di coraggio di mostrarsi per quello che si è, con tutte le proprie imperfezioni. Macché.

Bisogna manipolare, manipolare sempre, come eterni bugiardi.

WI

IL CONSUMISMO NELL'AMORE
IL CONSUMISMO NELL’AMORE

L’ASSE SEGRETO DELL’ESSERE

di Ottava di Bingen

La spina dorsale è l’asse segreto dell’essere.
Sostiene il corpo,
collega la terra al cielo.
In essa scorre la vita,
come linfa in un albero interiore.
Materia e spirito si toccano lungo questo asse di luce.
La croce ne è la forma universale.
La linea verticale è lo spirito che discende e risale.
La linea orizzontale è la vita che abbraccia il mondo.
Nel cuore, dove si incrociano,
nasce la volontà cosciente.
Portare la croce è trasformare il peso in luce.
Ogni dolore può diventare forza ascendente.
La schiena che porta il mondo diventa scala verso il cielo.
Alla base dorme la Kundalini,
fuoco della terra.
Quando si desta,
sale lungo la croce interiore.
Accende i centri dell’essere,
dal rosso al viola, dalla radice al cielo.
Nel cuore la volontà unisce e trasmuta.
Trasforma la materia in spirito,
il peso in libertà.
Così l’uomo diventa croce vivente:
la spina dorsale il suo asse di luce,
la Kundalini la sua fiamma,
la volontà il suo respiro tra cielo e terra.

L'ASSE SEGRETO DELL'ESSERE
L’ASSE SEGRETO DELL’ESSERE