LA CURA

a cura di Valter Vico

FOLLIA GIOVANILE ha successo.
Non sono io che cerco il giovane sciocco;
Il giovane sciocco mi cerca.
Al primo oracolo lo informo.
Se chiede due o tre volte, è importunità.
Se importuna, non gli do alcuna informazione.
La perseveranza favorisce.

Nel tempo della giovinezza, la follia non è un male. Si può avere successo nonostante ciò, purché si trovi un insegnante esperto e si abbia il giusto atteggiamento nei suoi confronti. Ciò significa, prima di tutto, che il giovane stesso deve essere consapevole della sua inesperienza e deve cercare il maestro. Senza questo pudore e questo interesse non c’è garanzia che abbia la necessaria ricettività, che dovrebbe esprimersi nell’accettazione rispettosa del maestro. Per questo il maestro deve attendere di essere cercato invece di offrirsi. Solo così l’istruzione può avvenire al momento giusto e nel modo giusto.

La risposta di un insegnante alla domanda di un allievo dovrebbe essere chiara e definita come quella che ci si aspetta da un oracolo; quindi dovrebbe essere accettato come una chiave per la risoluzione dei dubbi e una base per la decisione. Se si continua a fare domande diffidenti o poco intelligenti, serve solo a infastidire l’insegnante. Fa bene a ignorarlo in silenzio, così come l’oracolo dà una sola risposta e rifiuta di lasciarsi tentare da domande che implicano il dubbio.

Se si aggiunge una perseveranza che non si allenta mai fino a quando i punti non vengono padroneggiati uno per uno, il vero successo seguirà sicuramente. Così l’esagramma consiglia sia il maestro che l’allievo.

LA CURA
LA CURA

Il forum di Davos è simbolo di una globalizzazione superata

di Pierre Haski

Per quasi tre decenni il forum di Davos, città arroccata sulle montagne svizzere, ha segnato il progresso di una globalizzazione efficace. Negli anni novanta è a Davos che ho compreso l’impatto della rivoluzione digitale. Durante il forum si potevano incrociare Nelson Mandela e Frederick de Klerk, Yasser Arafat e Simon Peres, mano nella mano.

È a Davos che le nuove democrazie dell’Europa dell’est hanno compiuto i primi passi nell’economia liberale, ed è sempre lì che, alla svolta del millennio, i paesi emergenti hanno ottenuto la visibilità che desideravano presso gli investitori di tutto il mondo.

Ma tutto questo non esiste più. Il mondo sognato a Davos, quello della libera circolazione delle merci e dei capitali e quello della tecnologia per il bene comune, si è scontrato con pericoli che non ha saputo o potuto prevedere.

Un errore storico
Il mondo oggi è spaccato e i muri sono tornati. L’edizione del 2023 del forum di Davos si svolge nello stesso continente dove è in corso la prima grande guerra dal 1945. L’ultima iniziativa rilevante di Davos passerà alla storia come un errore. Parlo del tappeto rosso steso davanti al numero uno cinese Xi Jinping nel 2017, presentato come salvatore del libero scambio. Era un gesto comprensibile davanti all’ascesa di Donald Trump, ma anche fuori tempo rispetto all’evoluzione del potere cinese.

Il covid e le rivalità geopolitiche hanno avuto la meglio su un certo modello della globalizzazione. Davos ha accompagnato l’espansione della Cina “fabbrica del mondo”, ma non ha compreso l’esigenza crescente di una regionalizzazione della produzione e di una separazione dalla Cina nel campo delle tecnologie.

Viviamo un momento di inquietante sospensione

Il forum è come un personaggio dei cartoni animati che continua a correre anche quando il suolo sparisce sotto i suoi piedi, prima di capire, ormai troppo tardi, che sta avanzando nel vuoto. La riunione annuale che si svolge in Svizzera resta un’occasione per i leader mondiali di stringere alleanze e scambiarsi informazioni, ma ha perso la funzione di bussola della globalizzazione che aveva ricoperto con piacere e soprattutto profitto.

Paradossalmente i no global che avevano impostato il proprio discorso in opposizione diretta contro Davos hanno vissuto anch’essi un ridimensionamento profondo: la società parallela che avevano creato ha perso slancio.

Viviamo un momento di inquietante sospensione. La globalizzazione è sopravvissuta, ma è più un’eredità degli ultimi vent’anni che una promessa per il futuro. Il cambiamento climatico e la geopolitica hanno cominciato a invertire la rotta.

Il mondo di domani non è ancora chiaro, anche a causa delle forti tensioni attuali. Quale sarà lo stato dei rapporti con la Cina tra tre, quattro o cinque anni? Quale sarà l’impatto delle decisioni – o delle mancate decisioni – rispetto al cambiamento climatico? E, soprattutto, in che modo la guerra in Ucraina e le sue possibili conclusioni influenzeranno il nostro mondo?

Una cosa è certa: non è da Davos che arriveranno le risposte. Resta da inventare la Davos del ventunesimo secolo, meno elitaria, più inclusiva e semplicemente più umana.

Fonte: Internazionale.it

Il forum di Davos è simbolo di una globalizzazione superata
Il forum di Davos è simbolo di una globalizzazione superata

Dante artefice della sintesi nazionale

di Alfonso Piscitelli

Roma, 25 marzo 2021 – La fortuna di Dante in Italia ai giorni nostri molto dipende dall’aver avuto un bravo professore di Liceo. Dante nei programmi scolastici è “sovraesposto” …e giustamente. A quelli che avanzano obiezioni anche razionali al numero di ore dedicate alla Divina Commedia la risposta è cinica, ma efficace: chissà quali schifezze ideologiche sostituirebbero la “Divina” qualora si attuasse una riforma dei programmi. Certo, l’amore per questo Testo Sacro della civiltà italiana molto dipende dal bravo professore di Liceo che ne riaccenda la fiamma, che faccia brillare davanti all’immaginazione dei ragazzi tutto il microcosmo di valori, di personaggi, di eroi e di “villain” che popola la “necropoli” dantesca.

La “vision dell’Alighieri”
Per chi scrive, la fortuna, in un piccolo liceo della provincia di Benevento, fu quella di avere un professore con un nome da predestinato: il professor Toscano, che – mille volte più brillante di Benigni – era capace di fare variazioni goliardiche e boccaccesche sul testo, per poi tornare seriamente ad esporre gli archetipi dell’universo dantesco.
Dante va trasmesso: da professore ad alunno, nei casi più fortunati di padre in figlio. Mi raccontò Giuseppe Sermonti, il grande genetista, fratello di Rutilio e del dantista Vittorio, che il padre radunava la cucciolata di figli per spiegare loro i canti della Commedia. Erano gli anni in cui la canzone nazional-popolare intonata anche da Beniamino Gigli parlava della “vision dell’Alighieri” in rima con “la virtù dei tuoi pionieri” e il poeta Ezra Pound proprio dall’universo dantesco traeva ispirazione per la sua battaglia in nome di una economia ricondotta alla misura d’uomo.

Dante, ovvero le due parti della nostra civiltà
Erano anche gli anni in cui Arturo Reghini e Julius Evola intrecciavano le loro visioni politiche con i versi di Dante. Reghini si poneva in scia con gli “apostoli” del Risorgimento che avevano cercato di sollevare il velo dell’allegoria dantesca: il primo fu Gabriele Rossetti, poi si cimenterà il Pascoli. Ma Reghini oggettivamente esagerava, immaginando un Dante pagano dietro la finzione devozionale. In realtà Dante era pagano-e-cristiano: che la struttura morale del suo mondo fosse ancorata alle tre virtù teologali della fede cristiana è evidente, ma ciò che rende Dante fondamentale per l’identità italiana è la sua capacità magistrale di ricomporre le due parti della nostra civiltà: il lato cristiano-medievale e quello classico-antico. Il passaggio di testimone da Virgilio a Beatrice è significativo appunto per questo. La ricomposizione avverrà, in forme diverse, più naturalistiche, in un altro momento culminante della nostra storia: il Rinascimento.

In tal senso Dante è nello stesso tempo uomo della tradizione (e per questo aspetto hanno ragione Guénon e De Giorgio) e uomo del futuro. La sua opera è edificatoria, aurorale: riconcilia il passato degli Italia, attua una straordinaria “pacificazione nazionale” e crea con ciò le fondamenta della Tradizione italiana. Pone le basi di una lingua destinata a tenere insieme una nazione che non aveva ordinamento unitario. E il fatto che alla corte di Napoli come nelle aule di Venezia la lingua ufficiale fosse l’Italiano dovrebbe far riflettere coloro che negano – come si negherebbe la luce del Sole – la forza dell’identità italiana. L’Italia costituisce un caso singolare tra le grandi nazioni europee con la sua lingua unitaria non imposta dalla cavalleria di una monarchia feudale o dalla fanteria di una monarchia nazionale moderna. E questo lo si deve a Dante e alla riflessione dei letterati sull’opera di Dante.

L’opera amata dai patrioti
Dante è importante anche per la sua tensione con la cattolicità “istituzionale”: colui che da Foscolo con poetica forzatura fu definito “ghibellin fuggiasco” era un caso – non insolito – di cristiano anti-clericale. La sua opera politica, il De Monarchia, era un lungo commento al motto evangelico: “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. L’autonomia del politico rispetto alla casta che si proclamava detentrice del Sacro dà a Dante l’ardire di mandare letteralmente all’inferno il Papa vigente e di immaginare Roma come rinnovata sede imperiale dell’Occidente in virtù della continuità con Roma antica. Non a caso il De Monarchia fu nell’Index Librorum Prohibitorum fino a tempi recentissimi e non a caso l’opera dantesca fu amata così tanto dai patrioti che nell’Ottocento lottarono per cacciare gli Austriaci e per liberare Roma dalla ingombrante presenza di un potere teocratico.

Una sovrana libertà

Cosa ha da dire Dante a coloro che nel nostro tempo riannodano i fili dell’identità italiana? Dante è miniera inesauribile. Rudolf Steiner notava come già le tre fiere dell’anti-inferno: la lince, il leone, la lupa rappresentano un trattato sull’anima umana e sui lati oscuri delle tre facoltà interiori: il pensare, il sentire e il volere/desiderare. Per cui la domanda così posta potrebbe suscitare risposte molteplici, ma in questi anni di cupo conformismo “politicamente corretto” viene innanzitutto in mente che Dante, col suo divino caratteraccio, potrebbe insegnare ai giovani, agli uomini liberi di domani, la sovrana libertà di mandare all’inferno tutti gli idoli di cartapesta del nostro tempo: dalla “cancel culture” alla invenzione di fantomatici generi, dalle polemiche sulle “appropriazioni culturali” alle “lotte intersezionali”. Da una vasta folla di mediocri oggi Dante viene condannato idealmente all’esilio. Egli è un proscritto. Uno di noi.

Fonte: Il Primato Nazionale

Dante artefice della sintesi nazionale
Dante artefice della sintesi nazionale

C’È MOLTA PAURA DI APRIRE LA TOMBA DEL PRIMO IMPERATORE CINESE

di Salvo Privitera

Una delle scoperte archeologiche più importanti della storia è stata fatta quasi per caso nel 1974 in Cina: l’esercito di terracotta, una collezione di sculture raffiguranti gli eserciti di Qin Shi Huang, il primo imperatore della Cina. Si pensa che le statue fossero state posizionare per sorvegliare la tomba… che non è mai stata aperta.

Il motivo ufficiale è che gli archeologi sono preoccupati che lo scavo possa danneggiare la tomba, perdendo informazioni storiche vitali. Per entrare all’interno del luogo di riposo dell’imperatore cinese da oltre 2.000 anni, infatti, dovrebbero essere utilizzate solo tecniche archeologiche invasive, correndo un alto rischio di causare danni irreparabili.

In via non ufficiale, invece, gli addetti ai lavori hanno anche una leggera paura delle possibili trappole mortali che nasconde la sala mortuaria. In un resoconto scritto dall’antico storico cinese Sima Qian circa 100 anni dopo la morte di Qin Shi Huang, si può leggere che la tomba è collegata a trappole esplosive progettate per uccidere qualsiasi intruso.

“La tomba è stata riempita con rari manufatti e meravigliosi tesori. Agli artigiani fu ordinato di preparare balestre e frecce per sparare a chiunque entri qui dentro. Il mercurio è stato utilizzato per simulare i cento fiumi, lo Yangtze e il Fiume Giallo e il grande mare, e impostato per scorrere meccanicamente”, si legge negli scritti dello storico.

In poche parole, oltre a frecce ed esplosivi, ci potrebbero essere dei fiumi di mercurio pronti ad annegare qualsiasi provetto Indiana Jones. Sembra incredibile, ma effettivamente degli studi scientifici hanno trovato concentrazioni di mercurio significativamente più alte del normale. Per il momento, la tomba di Qin Shi Huang rimane sigillata, ma prima o poi qualcuno riuscirà a svelare i segreti di questo misterioso luogo.

Per adesso non possiamo far altro che aspettare.

Fonte: Everyeye.it

C'È MOLTA PAURA DI APRIRE LA TOMBA DEL PRIMO IMPERATORE CINESE
C’È MOLTA PAURA DI APRIRE LA TOMBA DEL PRIMO IMPERATORE CINESE

LA FIABA DEL DIAVOLO E DEI TRE MONACI

a cura di Katia Rossetti

Il diavolo apparve una volta a tre monaci
e chiese loro:
“Se vi dessi il potere di cambiare
qualcosa del vostro passato,
cosa cambiereste?”
Il primo monaco,
con grande zelo apostolico,
rispose rapidamente:
“Io ti impedirei di far cadere
Adamo ed Eva nel peccato,
perché l’umanità potesse
non allontanarsi da Dio”.
Il secondo monaco,
che aveva un cuore pieno di misericordia, rispose: “Io ti impedirei di allontanarti da Dio
e di condannarti in eterno”.
Il terzo monaco era il più semplice dei tre.
Anziché rispondere al diavolo
si INGINOCCHIÒ,
fece il SEGNO della CROCE
e PREGÒ:
“Signore, liberami dalla tentazione
di quello che avrebbe potuto essere
e non è stato”.
Il demonio lanciò allora un grido stridente,
e contorcendosi dal dolore scomparve.
Attoniti, gli altri due chiesero al loro compagno: “Fratello, perché hai risposto così?”
Il monaco spiegò:
“In primo luogo,
NON DOBBIAMO MAI
dialogare con il nemico.
Secondo:
NESSUNO al MONDO
ha il POTERE di CAMBIARE il PASSATO.
Terzo:
il diavolo non è minimamente
interessato ad aiutarci,
ma a IMPRIGIONARCI nel PASSATO
per farci TRASCURARE il PRESENTE.
Perché?
Perché il PRESENTE è l’UNICO TEMPO in cui,
PER GRAZIA DIVINA,
possiamo COLLABORARE con Dio.
Lo stratagemma del diavolo
che imprigiona maggiormente le persone
e impedisce loro di vivere il presente
in unione con Dio è
“l’AVREBBE POTUTO ESSERE e NON è STATO”.

LA FIABA DEL DIAVOLO E DEI TRE MONACI
LA FIABA DEL DIAVOLO E DEI TRE MONACI

VERRA’ LA FINE DEL KALI YUGA?

di Giuseppe Aiello

è tempo di essere chiari su molte cose, ad esempio essere orgogliosamente…

1) anti- umanisti, perché l’Umanesimo ha posto l’uomo ordinario al centro del mondo, al posto di Dio e dell’uomo divino…

2) anti- illuministi, perché la ragione individuale (che si pretende essere universale) non è la più alta facoltà dell’uomo (lo è l’intelletto), e ripiegata sul mondo, viene considerata il criterio ultimo della verità e della conoscenza…

3) anti- diritti umani, elaborati a tavolino 200 anni fa per costituire una dottrina di una pseudo religione da contrapporre e sostituire a quelle tradizionali, in cui l’uomo ha un precisi posto nel mondo con tutto ciò che ne consegue in termini di diritti e di doveri

4) anti- democratici, perché la democrazia è una aberrazione teorica e una impossibilità pratica: a dominare sono sempre le élite, quelle tradizionali o quelle che le combattono (contro iniziatiche)…il resto sono chiacchiere e fumo negli occhi

5) anti- evoluzionisti quantomeno per l’uomo, perché ormai il darwinismo presenta falle da tutte le parti, ma ovviamente non può essere messo da parte perché ciò vorrebbe dire ammettere l’errore e la sconfitta di chi lo innalza a verità assoluta

6) anti-progressisti, perché in tutte le civiltà e i testi sacri ci viene detto che “l’uomo è in perdita”, per usare una espressione coranica, perché sta passando da una situazione migliore a una peggiore dal punto di vista interiore e spirituale, e questa involuzione continuerà fino alla fine del ciclo

VERRA' LA FINE DEL KALI YUGA?
VERRA’ LA FINE DEL KALI YUGA?

QUELLO CHE STA CERCANDO DI DIRTI LA TUA ANIMA

di Giada Aghi

Ti amo, tranquilla.

Voglio che tu sia calma, voglio che tu smetta di portare il mondo sulle tue spalle.

Smettila di mettere tutti gli altri al di sopra di te, che siano i tuoi genitori, i figli, amici o i tuoi capi.

Smettila di mangiare quello che avanza per non farlo finire nella spazzatura.

Non potrai aiutare tutti quelli che hanno bisogno di te ed essere presente per quelli che ti amano se non cominci ad amare te stessa…

Ama te stesso come ami tutti gli altri, diventa la tua prima priorità, non trattarti più come seconda.

Smettila di rimandare il salone di bellezza e di offrirti di fare le foto per non comparire.

Ti amo così tanto che potrei sedermi ad ascoltarti in un parco, su una panchina, non avrei nemmeno bisogno di un caffè.

Non ti voglio a dieta, o magra, o pazza per il fitness… Ti voglio sana, ti voglio bella, ti voglio divina ma con il desiderio di fare pace con te, con quella donna che non si prende più cura dei suoi capelli e non ricorda l’ultima volta che ha indossato qualcosa per la prima volta.

Perché stare davanti allo specchio e farti bella non ti rende meno madre, meno zia, meno nonna, meno donna, meno moglie o meno professionista.

Perché tu menti quando dici che nessuno ti guarda, io ti guardo!

Tu guardi te stessa.

Tu, il tuo primo vero e leale amore

Tu, il tuo giudice più severo

Tu, il tuo grande sabotatore

Tu, quello che non perdoni

Tu, la persona più importante della tua vita!

Voglio che tu prendi un momento per fare qualcosa per te stessa: una lettura, un progetto, una passeggiata, una visita.

Fai qualcosa che ti faccia sentire bene e VIVA.

Cresci come una donna indipendente, saggia e felice!

Il migliore e unico impegno è amare e rispettare se stessi, SEMPRE.

Io ti voglio così: grande, unica e felice…

Ti voglio bene.

(Vale anche per voi maschietti)

Con amore.

Dr.ssa Giada Aghi

Fonte: www.medicinadellapsiche.it

QUELLO CHE STA CERCANDO DI DIRTI LA TUA ANIMA
QUELLO CHE STA CERCANDO DI DIRTI LA TUA ANIMA

ARCONTI: I SIGNORI DELLA SIMULAZIONE

di Mike Plato

Le nostre vite personali umane sono totalmente gestite, controllate, programmate dagli Arconti, signori totali della simulazione. Ma di quando in quando una extraforza irrompe nel programma delle Potenze e si fa largo nella coscienza del programma umano. Quando accade, è guerra, conflitto, dubbio, angoscia, campo di battaglia della mente, accuse di follia se non schizofrenia, decisioni dirompenti e sofferte, lento OMICIDIO…

ARCONTI: I SIGNORI DELLA SIMULAZIONE
ARCONTI: I SIGNORI DELLA SIMULAZIONE

SUL CRISTIANESIMO PRIMITIVO

di Mike Plato

Il cristianesimo primitivo fu un movimento che di certo sorse sotto l’impulso degli insegnamenti, dell’azione e dei prodigi di Gesù di Nazareth, in primis la restaurazione del corpo di gloria. Se non ci fossero stati quei prodigi e QUEL PRODIGIO, non credo affatto che i testimoni avrebbero mostrato un simile accanimento e ostinazione, e oggi parleremmo di cristianesimo come di una delle tante sette presenti in quel tempo non solo in giudea, e non certo di una tradizione che, seppur corrotta dal pretismo letteralista, è diffusa a livello planetario.

Peraltro se Cristo non fosse stato il nuovo Adam, non avrebbe suscitato la grabde attenzione delle Potenze, e non sarebbe sorta una CHIESA CONTRAFFATTA. ricordate sempre il modello Eden.

Evidentemente accadde qualcosa di incredibile e assurdo, forse qualcosa in cui neanche Gesù alla fine riuscì a credere fino in fondo, seppur precedentemente mostrasse ampia fiducia.

Ma a ben guardare, il cristianesimo primitivo, seppur prendesse le mosse non tanto dall’ebraismo ma dalla Torah ebraica (2 cose ben diverse), è intriso di Qumranismo, guarda caso l’unica setta ebraica non menzionata dai vangeli, e presenta punti di contatto con lo zoroastrismo (i tre magi ne sono un avallo) e con la spiritualità faraonica (la Maddalena Iside piangente che cerca il marito Osiride per farlo risorgere…. Giovanni 20,13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto».).

Ergo mi urtano sovrapposizioni successive a questo epifenomeno… Cristo Logos solare, teosofismi e soprattutto ANTROPOSOFISMI STEINERIANI che nulla c’entrano con la tradizione cristiana primitiva. Peraltro il tanto osannato Steiner che, a suo dire, leggeva in quel benedetto Akasha, manco si è accorto della tradizione qumraniana che sarebbe stata poi scoperta nel 1947 e che rappresenta il fondamento della tradizione autentica cristiana.

SUL CRISTIANESIMO PRIMITIVO
SUL CRISTIANESIMO PRIMITIVO

RELIGIONE NON E’ DOGMA

di Mike Plato

Sento spesso strali contro le religioni… Basta con le religioni, le religioni sono pretesche, sono false.

Per cortesia, seguite questo schema….

RELIGIONE = CORPUS RIVELATORIO PORTATO DALL INVIATO E TESTIMONIATO DAI SUOI PIÙ STRETTI DISCEPOLI

da essa discendono due cose, due interpretazioni

DOGMA= interpretazione vincente IMPOSTA (spesso con la forza) da falsi sacerdoti manovrati dalle Potenze del male, insinuatisi in un processo non loro che essi contraffanno

VIA o ESOTERISMO: interpretazione spirituale del corpus che viene diffusa segretamente da inviati successivi al messia

Fin troppo spesso il DOGMA attacca, intercetta e tenta di distruggere i veri successori del messia che portano la VIA

La religione non c’entra nulla, il problema è il dogma e i suoi amministratori, da sempre. Nonostante poi dalla religione dobbiamo estrarre la via…

TUTTO QUI

RELIGIONE NON E' DOGMA
RELIGIONE NON E’ DOGMA