UCRAINA: UNA REALTA’ STORICA ASSAI PIU’ COMPLESSA

di Daniele Perra

Il governo Meloni ricorda il cosiddetto “holodomor” definendolo “sterminio per fame di milioni di ucraini voluto dal regime sovietico di Stalin”. La realtà storica naturalmente è assai più complessa. Presento un passaggio del mio libro “Obiettivo Ucraina” (Anteo Edizioni 2022).
“Più o meno nello stesso periodo, una grande carestia colpì le regioni sud-occidentali dell’Unione Sovietica. Su di essa è necessario fare un minimo di chiarezza visto il ruolo di mito fondativo della rinascita nazionale ucraina che è stato attribuito a tale evento da quella propaganda occidentale che tende a considerarlo come una sorta di genocidio etnico mirato. Di particolare rilievo in questo senso è il lavoro dello storico britannico Robert Conquest The harvest of sorrow: soviet collectivization and the terror-famine (Oxford University Press, 1986) le cui tesi di fondo sono state smentite dagli storici Stephan G. Wheatcroff e Robert W. Davies che hanno evidenziato come la carestia del 1932-1933 non fosse affatto il prodotto di una pianificazione delle autorità sovietiche (la causa è da ricercarsi in politiche sostanzialmente errate e nell’ampia resistenza alla collettivizzazione che portò molti kulaki a bruciare i loro stessi raccolti pur di non farli finire in mano sovietica) né tanto meno un tentativo mirato di genocidio etnico visto l’assai elevato numero di morti non ucraini. A ciò si aggiunga il fatto che lo storico di origine armena Ronald Grigor Suny ha messo in luce come lo stesso Conquest fosse dal 1948 a libro paga dell’Information Research Department dei servizi segreti britannici con il compito di diffondere propaganda antisovietica. Non a caso, proprio Conquest è stato a più riprese accusato di aver enormemente esagerato il numero delle vittime delle comunque errate politiche sovietiche. Inoltre, sempre Suny ha ribadito come le teorie propagandiste sulla russificazione forzata portate avanti da Conquest nel libro The nation-killers: the Soviet deportation of nationalities (Palgrave MacMillan, 1970) siano sostanzialmente sbagliate visto che, al contrario, le politiche sovietiche avrebbero creato un terreno fertile per la creazione della coscienza nazionale nei popoli sottoposti al potere di Mosca al posto di distruggerla.”

UCRAINA: UNA REALTA' STORICA ASSAI PIU' COMPLESSA
UCRAINA: UNA REALTA’ STORICA ASSAI PIU’ COMPLESSA

NIENTE E’ IMPOSSIBILE

A cura di Emanuele Spitalieri

“Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo.

Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti.

Impossibile non è per sempre.

Niente è impossibile.”

(Muhammad Alì)

NIENTE E' IMPOSSIBILE
NIENTE E’ IMPOSSIBILE

LA STRADA DELLA MODERNITA’

di Alexander Dugin

“Il percorso che l’umanità intraprese nell’era moderna ha portato proprio al liberalismo e al ripudio di Dio, della tradizione, della comunità, dell’etnia, degli imperi e dei regni. Tale strada è percorsa in maniera del tutto logica: avendo deciso di liberarsi da tutto ciò che tiene sotto scacco l’uomo, l’uomo dell’era moderna ha raggiunto il suo logico apogeo: davanti ai nostri occhi è liberato da se stesso. La logica del liberalismo mondiale e della globalizzazione ci trascina nell’abisso della dissoluzione e della virtualità postmoderna. La nostra gioventù ha già un piede dentro: i codici del globalismo liberale vengono effettivamente introdotti a livello inconscio, attraverso abitudini, pubblicità, glamour, tecnologia, media, celebrità. Il solito fenomeno ora è la perdita di identità, e già non solo identità nazionale o culturale, ma anche sessuale, e presto anche umana. ”

LA STRADA DELLA MODERNITA'
LA STRADA DELLA MODERNITA’

Spagna: Camera approva a larga maggioranza nuove tasse su banche, patrimoni e società energetiche

a cura di Il fatto quotidiano, 28/11/2022

Il parlamento spagnolo ha approvato lo scorso giovedì la legge di bilancio per il 2023, l’ultima della legislatura prima delle elezioni del prossimo autunno, con 187 voti a favore, 156 contrari e una astensione. Il dibattito e la votazione finale si sono svolti in un contesto di profonda tensione tra maggioranza e opposizione, dopo gli insulti sessisti di una deputata di Vox contro la ministra dell’Uguaglianza, Irene Montero. Oltre alla legge di bilancio, nella stessa giornata si sono votate tre misure fondamentali già anticipate dal governo: la tassa straordinaria sulle banche e sulle compagnie energetiche e una tassa di solidarietà sui grandi patrimoni. Sia la finanziaria, sia le nuove tasse straordinarie passeranno ora al Senato, che dovrà approvarle. Tuttavia, la votazione più importante e lo scoglio maggiore era il voto del Congresso dei Deputati: il governo, quindi non si aspetta grandi sorprese dalla camera alta. Oltre ai voti di Psoe e Unidas Podemos, la legge di bilancio è stata approvata anche grazie al sostegno di Esquerra Republicana catalana (ERC), del Partito Nazionalista Vasco (PNV), di EH Bildu, del PDeCAT, di Coalizione Canaria, di Más País, Compromís e del Partito Regionalista di Cantabria. Il deputato del Blocco Nazionalista Galiziano (BNG) si è astenuto. Tra i voti contrari ci sono quelli PP, Vox, Ciudadanos, Junts, CUP e altre formazioni minoritarie come Teruel Existe.

Le nuove tasse sulle banche, compagnie energetiche e sui grandi patrimoni – Anche le nuove tasse sulle banche, compagnie energetiche e sui grandi patrimoni sono state approvate dal Congresso con ampia maggioranza: 186 voti a favore, 152 contrari e 10 astensioni. Sin dall’inizio, l’esecutivo aveva parlato di misure straordinarie e temporanee, che rimarranno in vigore nel 2023 e 2024. Tuttavia, è stata introdotta nel testo una clausola di revisione che prevede la possibilità, a fine 2024, di rendere permanente questa misura in base ai risultati ottenuti. Sebbene la riscossione avverrà nei prossimi due anni, in realtà verranno tassati i fatturati delle grandi aziende e i patrimoni dell’anno precedente, ovvero del 2022 e 2023. L’esecutivo ha giustificato la necessità di imporre una tassa straordinaria sulle banche e sulle compagnie energetiche visti i loro extraprofitti, come conseguenza dell’aumento dei tassi di interesse e dell’incremento vertiginoso dei prezzi delle materie prime energetiche. Tuttavia, mentre l’Unione Europea considera che la nuova tassa debba essere applicata sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, la nuova imposta del governo sarà diversa. Nel caso delle banche, si applicherà una tassa del 4,8% sul margine finanziario. Nel caso delle energetiche, si applicherà un’aliquota dell’1,2% all’importo netto del fatturato delle compagnie che fatturano più di un miliardo all’anno.

Un emendamento presentato dal Pnv e dal PDeCAT alla nuova tassa sulle compagnie energetiche ha ridotto la previsione di riscossione del governo di un 10% – circa 400 milioni in meno dei 4 miliardi previsti -, secondo quanto affermato dalla ministra delle Finanze, Maria Jesús Montero, in un’intervista a Cadena Ser. L’emendamento esenta dalla tassazione le operazioni delle compagnie energetiche spagnole fuori dal paese e tutte le attività che riguardano il mercato regolato nazionale. L’imposta sui patrimoni, invece, graverà su quelli che superano i 3 milioni di euro. L’esecutivo ha stabilito tre aliquote progressive: una dell’1,7% per i patrimoni tra i tre e i cinque milioni, del 2,1% tra i 5 e i 10 milioni, e del 3,5% per i patrimoni maggiori. Con queste misure, il ministero delle Finanze prevede incassare circa 10 miliardi di euro, volti a limitare gli effetti dell’inflazione e “redistribuire” i costi della crisi causata dalla guerra in Ucraina che stanno colpendo soprattutto le imprese e le famiglie. Dopo aver superato lo scoglio della legge di bilancio, il governo sarà impegnato ad accelerare l’approvazione di altri provvedimenti che sono rimasti in sospeso: dalla riforma del reato di sedizione, fino alla legge per l’uguaglianza reale ed effettiva delle persone trans. L’obiettivo del 2023, infatti, sarà dedicarsi interamente alla campagna elettorale, tanto per le comunali e regionali come per le politiche, con gli obiettivi già raggiunti.

Fonte: Opera News

Spagna: Camera approva a larga maggioranza nuove tasse su banche patrimoni e società energetiche
Spagna: Camera approva a larga maggioranza nuove tasse su banche patrimoni e società energetiche

Cosa ci dicono le rivolte degli operai nella fabbrica cinese degli iPhone

di Pierre Haski, 25 novembre 2022

È una crisi sanitaria, certo, ma non solo. Le immagini degli scontri avvenuti in settimana nell’enorme fabbrica degli iPhone a Zhengzhou, nella Cina centrale, mostrano che la crisi è anche sociale e politica, oltre che un segno della trasformazione in atto nella globalizzazione.

Nella fabbrica della taiwanese Foxconn, in cui lavorano circa 200mila operai e che costituisce una sorta di città nella città, l’esplosione della collera è stata provocata dall’esasperazione per gli isolamenti a ripetizione e da una promessa di premi non mantenuta. Il 24 novembre la direzione della fabbrica ha parlato di “errore informatico” e ha promesso che i premi saranno versati. Ma il danno ormai era fatto.

Sempre il 24 novembre l’intera città di Zhengzhou, popolata da dieci milioni di persone, è stata isolata, e lo stesso è successo anche in alcune aree della capitale Pechino e di altre megalopoli cinesi. Centinaia di milioni di persone in stato di isolamento a fronte di 31mila contagi annunciati dal governo, il numero più elevato da due anni ma anche una condizione in cui altrove si vive quasi normalmente.

Xi Jinping resta inflessibile in merito alla politica dello “zero covid” laddove il resto del mondo ha voltato pagina, compresi i paesi vicini che in precedenza avevano adottato la stessa politica della Cina, come la Corea del Sud o Taiwan. I cinesi sono costretti ad affrontare isolamenti massicci e inflessibili mentre decine di migliaia di persone si riuniscono negli stadi del Qatar per la coppa del mondo di calcio. Davvero è lo stesso pianeta?

L’avvento dei vaccini ha cambiato tutto, permettendo di tornare a una quasi-normalità. Non in Cina

La risposta è legata a una scelta politica. Dopo la prima ondata della pandemia a Wuhan, all’inizio del 2020, la Cina ha chiuso le frontiere. Questa strategia inflessibile funzionava nel 2020, quando tutti erano confinati. Ma l’avvento dei vaccini ha cambiato tutto, permettendo di tornare a una quasi-normalità. Non in Cina, però.

Il vaccino cinese, infatti, si è rivelato meno efficace, in particolare contro la variante omicron, e per orgoglio Pechino non ha voluto acquistare i vaccini occidentali. Il risultato è che la popolazione a rischio è meno protetta. Con un sistema sanitario insufficiente, la cancellazione delle restrizioni provocherebbe una catastrofe.

Il governo è pronto a pagare il prezzo economico e politico di questa scelta. La Cina vive già un forte rallentamento economico, mentre l’esasperazione è ormai palpabile dopo il brutale lockdown imposto a Shanghai in primavera. Il rischio, a questo punto, non è tanto un allargamento delle proteste (questo regime non ha paura di utilizzare la forza) ma la distruzione di un contratto sociale che ha funzionato per trent’anni.

Fonte: Internazionale.it

Cosa ci dicono le rivolte degli operai nella fabbrica cinese degli iPhone
Cosa ci dicono le rivolte degli operai nella fabbrica cinese degli iPhone

Gli errori di Xi Jinping fanno della Cina una pentola a pressione

di Federico Rampini

Su pandemia, economia, politica estera e gestione interna del potere, Xi ha compiuto errori che lo tengono ora prigioniero. Dietro le proteste potrebbe esserci qualcuno che, dal vertice del partito, vuole usare le manifestazioni per riaprire la dialettica interna.

La Cina è una pentola a pressione. Questo è il risultato degli errori che Xi Jinping ha accumulato in molti campi: pandemia, economia, politica estera, gestione interna del proprio potere.

Noi occidentali non dobbiamo sopravvalutare il potenziale destabilizzante delle manifestazioni di piazza, però le sfide per il regime sono reali.

Per una nemesi storica lo stesso Paese da cui è partita la pandemia di Covid è quello che non riesce a uscirne e vede così minacciata la propria stabilità.

Le diffuse proteste in molte città cinesi non sembrano le premesse per una «nuova Piazza Tienanmen» (come nel 1989), tantomeno per una spallata al regime: il partito comunista ha eliminato ogni condizione per costruire un’opposizione organizzata.

Queste manifestazioni potrebbero diventare il pretesto perché all’interno della stessa nomenclatura comunista riemergano quelle correnti alternative, che Xi aveva creduto di soffocare con la sua smisurata concentrazione di potere personale.

Per cominciare c’è la pandemia. Qui la catena di errori è evidente. Prima ci furono la sottovalutazione e le censure di regime, che nascosero l’origine del Covid e quindi ritardarono le risposte. Prima ancora che di queste bugie fosse vittima il resto del mondo, i cinesi stessi ne pagarono conseguenze pesanti. Poi il regime fu quasi costretto a ricorrere a lockdown durissimi, con restrizioni e privazioni uniche al mondo, per una debolezza inconfessata: il sistema sanitario cinese è inadeguato in gran parte del territorio nazionale e sarebbe collassato se il contagio fosse sfuggito di mano. Infine l’ultra-nazionalismo di Xi ha imposto la scelta di usare vaccini di produzione locale, assai meno efficienti di quelli occidentali.

Gli errori sono stati travestiti da una propaganda di regime che esaltava il trionfo di Pechino nella guerra al Covid e descriveva la risposta occidentale come una débacle.

Xi è rimasto così prigioniero della sua stessa narrazione apologetica, che gli ha reso più difficili le correzioni di rotta.

Tra le privazioni inflitte in questi quasi tre anni, la semi-chiusura delle frontiere ha tolto a 150 milioni di cinesi dei ceti medioalti una delle libertà di cui godevano, quella di viaggiare all’estero. Molte famiglie hanno subito un distacco forzoso e prolungato dai figli che studiano nelle università occidentali. La massa dei cinesi più poveri, l’esercito di operai migranti tra campagne e città, ha sofferto imposizioni perfino più dure con i ripetuti blocchi alla mobilità interna.

Il disastro della pandemia si aggiunge agli errori compiuti in altri settori.

Xi Jinping ha operato una sterzata dirigista che penalizza i settori più dinamici, l’imprenditoria privata. Con il pretesto – in parte vero e legittimo – di agire contro le diseguaglianze e di colpire i privilegi dei miliardari, l’autocrate comunista ha riportato indietro la Repubblica Popolare verso un sistema economico più statalista, e quindi inevitabilmente meno dinamico.

Questo aggrava problemi strutturali che già rallentavano la crescita economica: dall’invecchiamento demografico alle bolle speculative disseminate in anni di sovrainvestimento immobiliare.

In politica estera, l’intero paese paga l’errore compiuto da Xi con il suo appoggio a Vladimir Putin. In nome del comune antagonismo verso l’Occidente, il leader cinese ha di fatto avallato un’invasione dell’Ucraina che nel breve e medio termine infligge costi pesanti all’economia della più grande potenza esportatrice del pianeta. La Cina non può farsi trainare come in passato dalle esportazioni verso i mercati occidentali, perché la domanda dei consumatori americani ed europei è in parte penalizzata dagli effetti della guerra (inflazione, stretta monetaria delle banche centrali). Inoltre l’ostilità di Xi verso l’Occidente spiega buona parte della continuità da Donald Trump a Joe Biden in politica estera: per esempio l’embargo sulle forniture di tecnologie avanzate alla Cina.

Quel che sta accadendo a Pechino era in parte previsto da tempo. I miracoli economici, le fasi di decollo nello sviluppo, non sono mai eterni. Dal Giappone alla Corea del Sud, altri dragoni asiatici hanno conosciuto fasi di crescita forsennata, poi sono entrati nella cosiddetta «trappola del reddito medio»: diventando più ricchi sono incappati in periodi di bassa crescita o addirittura stagnazione, in cui dovevano inventarsi un nuovo modello di sviluppo.

Le inevitabili tensioni sorte nella società giapponese e coreana hanno trovato però una loro camera di compensazione dentro un sistema politico pluralista e democratico, con la libertà di espressione, la libertà di stampa, il rispetto dei diritti umani. Tutte condizioni che mancano a Pechino. Xi ha perfino peggiorato la rigidità del sistema politico cinese. All’ultimo congresso del partito comunista ha abolito i limiti temporali ai mandati dei leader e si è fatto incoronare come un imperatore a vita. Negli anni scorsi aveva eliminato in modo brutale i propri rivali all’interno del partito. La direzione collegiale, che sotto i predecessori Jiang Zemin e Hu Jintao aveva migliorato il livello tecnocratico dei governi, non esiste più.

L’eccesso di potere di Xi ha ridotto i correttivi interni. Al vertice del sistema non arrivano le informazioni giuste sui danni inflitti alla popolazione cinese, perché la piramide gerarchica è stata selezionata in base a un principio di obbedienza.

Noi occidentali dobbiamo evitare di scambiare i nostri desideri per realtà. Come in Russia o in Iran, a volte siamo troppo frettolosi nell’interpretare i dissensi come un segnale che si avvicina l’inizio della fine di un regime. Quello cinese ha delle armi perfino più formidabili per reprimere il dissenso, rispetto a Mosca e Teheran.

Non è escluso però che qualcuno ai vertici del partito voglia usare le manifestazioni di piazza per riaprire una dialettica interna che sembra spenta da tempo.

Fonte: Corriere della Sera

Gli errori di Xi Jinping fanno della Cina una pentola a pressione
Gli errori di Xi Jinping fanno della Cina una pentola a pressione

Ucraina, Stoltenberg: “Putin usa l’inverno come arma di guerra”

a cura di ADN Kronos

Il presidente russo Vladimir ”Putin sta cercando di usare l’inverno come un’arma di guerra” in Ucraina e questo ”è orribile”. Lo ha detto il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg nel corso di una conferenza stampa a Bucarest, commentando gli attacchi russi sulle infrastrutture energetiche in Ucraina. “La Nato continuerà a stare al fianco dell’Ucraina per il tempo necessario” nella guerra con la Russia. “Il presidente Putin sta fallendo in Ucraina. E risponde con ancora maggiore brutalità. Con ondate di attacchi missilistici sulle città e le infrastrutture civili. Privando gli ucraini di riscaldamento, corrente, cibo. Un orribile inizio di inverno per l’Ucraina”.

Se tutti “paghiamo un prezzo” per l’aggressione russa, il nostro è in denaro, “mentre gli ucraini pagano con il sangue”, ha poi sottolineato. “Se lasciamo che Putin vinca, tutti noi pagheremo un prezzo molto più alto, per molti anni a venire. Se Putin o altri leader autoritari vedono che la forza viene ricompensata, torneranno ad usarla per raggiungere i loro obiettivi. Questo renderebbe il mondo più pericoloso e tutti noi più vulnerabili. Quindi sostenere l’Ucraina rientra nei nostri interessi di sicurezza”.

Fonte: ADN KRONOS

Ucraina, Stoltenberg: "Putin usa l'inverno come arma di guerra"
Ucraina, Stoltenberg: “Putin usa l’inverno come arma di guerra”

UMANO POST-UMANO

di Alexander Dugin

“Mai prima d’ora l’individualismo è stato così glorificato, eppure allo stesso tempo, mai prima d’ora le persone in tutto il mondo sono state così simili tra loro nei loro comportamenti, abitudini, apparenze, tecniche e gusti. Nel perseguimento dei “diritti umani” individualistici si è persa. Presto l’uomo sarà replicato dal post-umano: un androide mutante clonato. “

UMANO POST-UMANO
UMANO POST-UMANO

Metafisica del Teschio e Soggetto Radicale

di René-Henri Manusardi

Una visione esistenziale

Il teschio, in forma sintetica è la rappresentazione della morte. Morte come evento esistenziale finale del nostro Dasein, del nostro Esser-ci nel mondo dei viventi. Morte come presenza di un essere angelico, nella contraddizione semantica di manifestarsi egli come estremamente vivo e onnipresente in alcune esperienze mistiche. Morte come pensiero, riflessione, meditazione discorsiva su ciò che ci aspetta dopo il fine vita e che alimenta il desiderio di immortalità, nel dubbio amletico se tale immortalità sia reale, realtà post mortem, oppure appunto solo un desiderio, il desiderio di chi si rifiuta di scomparire nel nulla. Morte come stato di sofferenza psichica che può condurre al suicidio o che ci fa vivere una vita spenta, senza stimoli, nel grigiore di un continuo tramonto, nell’anestesia di qualsiasi relazione umana e nel trascinare la propria esistenza come zombie. Tutto questo e molti altri significati sono racchiusi nell’immagine del teschio.

Il teschio, nell’itinerario esistenziale del Soggetto radicale rappresenta il simbolo efficace della sua visione del mondo, una weltanschauung che non si conclude con l’oscura morte ma con il ritorno solare della Tradizione. E che, nel simbolo del teschio, sostanzia sia l’adesione del Soggetto radicale usque ad mortem alla santa causa per la futura vittoria della Civiltà multipolare contro il mondialismo, sia il messaggio di morte che il Soggetto radicale vuole esplicitamente comunicare ai nemici della Tradizione, dichiarando con l’esposizione del teschio che la fine della loro Anticiviltà è ormai alle porte e sta per concludersi. Il teschio, quindi per il Soggetto radicale è vettore di morte per la Vita, sia nel proprio destino umano sia nella propria missione metapolitica sia nella radicalità delle sue battaglie quotidiane per l’affermazione di un nuovo ritorno alla Tradizione, per la ricostituzione dell’Ordine Divino nel mondo dopo i marosi plurisecolari dell’antropocentrismo che, partendo dal narcisismo del Rinascimento, si conclude nella cloaca maxima dell’anticiviltà del Postmoderno.

Contemplare il teschio per il Soggetto radicale non ha senso, essendo egli stesso, dopo la sua discesa agli inferi, vera immagine incarnata del teschio. Egli cammina nell’esistenza propria e altrui mettendosi e mettendo di fronte agli altri la terribile verità della scelta definitiva per la verità contro l’errore, del bene contro il male, del coraggio contro il terrore. Usando poi questo stesso terrore che il Potere mondialista esercita sulle coscienze per dominarle, inoculandolo nelle stesse coscienze per allontanarle dall’edonismo borghese e dal consumismo sfrenato attraverso l’immagine dell’Eroe primordiale e dei tempi ultimi, che quale profeta di sventura smuove, agita, scuote le coscienze obbligandole a scegliere e a prendere posizione. Questo è il senso che dà Aleksandr Dugin al Soggetto radicale quale impassibile assassino freddo e sanguinario, che usa questo provocatorio omicidio verbale di accusatore del Potere durante il periodo di pace e di esecutore del malicidio durante il tempo di guerra. Per questo Dugin afferma che il sostantivo guerriero è insufficiente e plebeo per identificare il Soggetto radicale, che egli definisce invece come Angelo distruttore e terrificante. Così, mentre la tradizione cristiana definisce i monaci alla stregua degli angeli e – aggiungiamo – angeli di pace, possiamo definire i Soggetti radicali non tanto angeli di guerra, quanto invece angeli dell’ultimo kali yuga, angeli dell’Apocalisse, angeli del Ragnarok, angeli del ritorno del Re immortale il quale: “Et habet in vestimentum et in femore suo scriptum: Rex regum et Dominus dominantium” (Ap 19,16).

Una questione antropologica

Il valore totemico del teschio si perde nella notte dei tempi del nostro DNA. Esorcizzare la morte con l’esposizione dei teschi, attrarla a sé come difesa collettiva quale totem del villaggio, incutere timore e terrore portando i teschi dei nemici già uccisi in battaglia, bere nel teschio dei propri nemici. Le civiltà tribali con questi e altri comportamenti, insegnano che il problema della morte non va eluso bensì va contemplato attraverso il teschio e le ossa umani e animali, come archetipo della provvisorietà della vita e come porta stretta verso una vita più vera, dove i membri della tribù potranno convivere con le entità spirituali e con gli dei, al di là della soglia e senza più i condizionamenti e gli ostacoli che questi spiriti pongono nella loro breve vita terrena. Nell’organizzazione tribale, la figura dello sciamano nella sua tripartizione tradizionale di uomo in contatto col divino, consigliere del capo e uomo di medicina, qualificano la sua importanza di mediatore e di ordinatore di un culto della morte e degli dei che, prefigurando le religioni storiche, si pone come mediatore ed intercessore di tutta la tribù con l’angelo della morte il quale diventa singolarmente una presenza viva e condizionante.

Nel Soggetto radicale si pone la questione antropologica della sua frequentazione abituale con la morte come seconda pelle, come presenza e quasi come guida silente della sua anima. In realtà, la discesa esistenziale nel Chàos primordiale che il Soggetto radicale compie non di sua volontà ma per mezzo degli eventi della vita (a differenza della discesa negli inferi che resta una successiva scelta di adesione volontaria e di conferma), lo porta a vivere confusamente e a stretto contatto con una serie di forze elementari e primarie proprie del Chàos stesso, di cui la morte stessa è uno dei principali elementi come istinto di distruzione prefigurazione della sua futura antropomorfizzazione come Thanatos, insieme all’istinto di conservazione prefigurazione della sua futura antropomorfizzazione come Venere, nonché all’istinto di sopravvivenza prefigurazione della sua futura antropomorfizzazione come Marte.

La questione antropologica si risolve nella necessità biologica e mentale di un rapporto interpersonale da parte del Soggetto radicale con un’entità esistenziale, che se non sempre si rivelerà come essere spirituale angelico, tuttavia lo condizionerà a riferirsi ad essa costantemente, in un momento in cui sia gli esseri umani sia il Divino sembrano averlo abbandonato al suo destino. Da questo momento, il teschio come onnipresenza invocata e come simbolo di appartenenza diventa per il Soggetto radicale anche modalità d’azione metapolitica e stile di vita personale. Uno stile di vita basato sul distacco affettivo e sentimentale che non diventano più condizionanti rispetto agli eventi della vita. Una modalità d’azione metapolitica che, in questa fase chàotica, raffina le motivazioni intellettuali della lotta multipolare, perfezionandosi con la successiva discesa negli inferi ad una percezione ontologica della Tradizione che spinge il Soggetto radicale verso una scelta metafisica e spirituale di dominio della “realtà morte” sulla propria vita, dominio che crea fecondità d’azione per il bene della causa, a favore della guerra santa per la Civiltà multipolare.

Un problema sociologico

La simbologia del teschio ha percorso integralmente la storia dell’umanità e con accenti differenti la storia del continente europeo. Da ostentazione tribale per lo più celtica e nordica a culto pagano greco-romano della morte; da contemplazione cristiana sul teschio e sul senso della morte a meditazione massonica sulla bara; da simbolo dell’arditismo e dei corpi speciali all’arenamento attuale dei tattoo nel nichilismo postmoderno quale affermazione distruttiva di taglio consumistico pseudo tribale. Oggi si ostenta il teschio come culto satanico, come gothic cultuale dell’oltretomba o come glamour firmato, ma è comunque sempre legato al senso nichilistico e autoimplosivo della società liquida contemporanea. Sembra certo che la pervasività dei social media, sia stata in grado di creare tribù pseudo ideologiche virtuali il cui credo è basato su aspetti immaginifici o aberranti del culto della morte legato al teschio, dalla mutilazione degli arti alla pedofilia di tipo omicida per finire ai selfie in situazioni architettoniche borderline ad alto rischio d’incolumità personale.

In questo magma postmoderno, si crea quindi il problema sociologico di comunicazione della realtà ancestrale e simbolica del teschio da parte del Soggetto radicale, che di fatto corre seriamente di venire inghiottito dai parametri cultuali della morte presenti nella liquidità sociale contemporanea, impedendogli l’annuncio e la testimonianza delle verità di Tradizione, compresa la verità sulla morte. Tale problema sociologico può venire però facilmente bypassato, in quanto la realtà del Soggetto radicale è così antinomica rispetto al vivere sociale attuale, che la sua stessa presenza è uno shock che provoca il risveglio delle coscienze addormentate o assopite dal consumismo. La sua testimonianza e la sua parola feroce, inoltre segnano una condanna e un monito al vivere postmoderno, capace di invocare il vero senso della morte nel sentire comune, provocando infine una reificazione ossia un rendersi concreto del simbolismo del teschio che porta alla percezione del gelido afflato della morte, capace di svelare l’insignificanza del vivere il miraggio del consumismo, il quale porta appunto alla morte dell’anima e della società.

A proposito dello shock sociale dato dalla presenza nella società di Soggetti radicali, così ci insegna Aleksandr Dugin: “… il Soggetto radicale cerca di affermare qualcosa di assoluto e di radicale in sé, non legato interamente alle condizioni paradisiache in cui la sua natura regale era evidente. In altre parole, egli intende mostrare la propria natura superiore non sul trono regale ma nelle vesti di un contadino, di uno spazzacamino, di un mendicante, di un mostro”. Infatti, il Soggetto radicale è Uomo d’abisso e Uomo ancestrale, è Uomo di vetta e Uomo liminale, è predicatore del Chàos che precede il Kosmos ossia il ritorno dell’Ordine Divino nel mondo, annuncia a questo mondo la morte stessa di questo mondo, agita il simbolo del teschio contro l’orizzontalità del vivere postmoderno e a favore della verticalità, frutto di quel Chàos ordinatore che discende dal Divino e riempie l’umano. Infatti, come insegna Dugin: “Noi non vogliamo restaurare alcunché, ma far ritorno all’Eterno, che è sempre fresco, sempre nuovo: questo ritorno è dunque da intendersi come un procedere in avanti, non a ritroso”. Da qui, la nascita di un’urgenza e di un’emergenza sociologiche decretate dal furore e dall’intensità della lotta, ossia la necessità assoluta per i Soggetti radicali di creare, vivere e ruotare attorno a Comunità Organiche di Destino che diano un orientamento sicuro nella lotta al mondialismo unipolare e mettano in comune quelle risorse umane, spirituali, intellettuali ed emotive in grado di edificare la Civiltà multipolare, come piccole Abazie territoriali che operano fattivamente per il ritorno dell’Impero d’Europa Sacro e Romano.

Un interrogativo psicologico e una soluzione spirituale

Al di là del problema della morte psichica, trattato profondamente dalle psicoterapie e sinteticamente esposto nel nostro precedente articolo Thanatos e Odysséus, resta il fatto che l’evanescenza dei rapporti interpersonali e sociali nella società contemporanea – legati come un filo al lumicino virtuale dei social media –, la disgregazione della famiglia e dei corpi intermedi, nonché la trasformazione di questo essere umano postmoderno ormai solo ed atomizzato in “individuo consumatore”, ci rende coscienti dello stato di agonia sociale e, in tanti casi, di morte sociale ed individuale vissuto dalle persone in questo periodo storico quasi finale del kali yuga. Ad esempio, il numero di omicidi familiari come infanticidi, femminicidi, maschicidi, gerocidi, patricidi, matricidi, figlicidi, ha raggiunto vertici impressionanti. Questo denota che lo spirito postmoderno della trasformazione della società da persone sociali a individui isolati, sta raggiungendo il suo scopo come rifiuto ontologico satanico della bontà della natura umana, della sua struttura e dei suoi equilibri. Ed è evidente che il contenuto tanatologico legato alla simbologia del teschio così spesso ostentata dalla società liquida del postmoderno, sia proprio un annuncio chiaro di questi propositi di annientamento diabolico della natura dell’essere umano e, con l’affermarsi del melting pot, anche delle sue specificità genomiche, razziali e culturali.

L’interrogativo psicologico che può sorgere rispetto alla presenza del Soggetto radicale nella società liquida postmoderna cultrice di morte per la morte, è dato dalla sua natura di cultore della morte per la Vita. E qui denotiamo lo scontro inevitabile che avviene a livello umano e sociale, tra la virtualità edonistica e fashion antitradizionale dell’individuo postmoderno e la cruda realtà del Soggetto radicale, quale persona che afferma la consistenza metafisica della lotta per la Tradizione. L’interrogativo riguarda appunto il chiedersi se la violenza di questo scontro, sia verbale sia di abitudini antitetiche in una antisocietà sostanzialmente babilonica, possa inficiare l’equilibrio umano e la stabilità emotiva e razionale del Soggetto radicale. Questo interrogativo è legittimo e pone il Soggetto radicale in sofferenza tra due poli psicologici esistenziali di tipo estremo, quello di rinunciare alla lotta e di sparire ingoiato nel liquido postmoderno coi suoi vizi, oppure quello di passare dall’intransigenza verbale alla violenza puramente fisica e alla crudeltà psicologica nei rapporti sociali.

L’interrogativo psicologico di tale nodo gordiano può essere sciolto solo a condizione che il Soggetto radicale, dalla iniziale permanenza nel Chàos primordiale, si risolva di fidarsi del Divino che lo chiama a compiere il grande salto della purificazione nella discesa degli inferi della materialità liquida del postmoderno, attraverso un generoso combattimento contro i vizi capitali. Vizi questi, figli della caduta primordiale e seminati dal veleno satanico, vizi che attanagliano tutta la struttura della sua natura umana ossia anima, mente, corpo. Vizi che, se generosamente combattuti, permettono allo spirito – luogo dell’incontro col Divino nel centro dell’anima – di ascoltare il Divino stesso e di ricevere la forza dall’Alto, in questa immane grande guerra santa interiore che la possono vincere solamente i violenti con sé stessi perché: “… il Regno dei Cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”. (Mt 11, 12). In questa dimensione di lotta spirituale, di violenza verso sé stessi per sradicare i vizi capitali unita alla pratica quotidiana della preghiera profonda e/o della meditazione apofatica transoggettivale ossia della meditazione silenziosa, il simbolo del teschio trova così, per il Soggetto radicale, la sua più nitida comprensione e il suo più profondo compimento.

Fonte: Idee&Azione

25 novembre 2022

Metafisica del Teschio e Soggetto Radicale
Metafisica del Teschio e Soggetto Radicale

IL FUTURO E’ UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?

di Alexander Dugin

“… Basta abbandonare il dogma liberale e marxista del tempo lineare e del progresso socio-tecnico, ma non è così difficile come sembra – perché le teorie del tempo confuciane, islamiche, ortodosse, cattoliche e indù non conoscono il dogma del progresso, e il futuro su cui insistono capitalisti e marxisti, lo vedono come puramente negativo, come uno scenario apocalittico escatologico o ne hanno una visione completamente diversa. … “

IL FUTURO E' UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?
IL FUTURO E’ UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?