Nessuno, della stampa di regime, ha riportato integralmente queste dichiarazioni di Putin. Eppure sono importantissime e chiarissime, soprattutto quando invita i guerrafondai europei a sottoscrivere un patto dove si mette nero su bianco che la Russia, di attaccare i Paesi dell’Unione Europea, non ci pensa minimamente:
«Bisogna mettere tutto su un piano diplomatico. Perché una cosa è dire in generale che la Russia non ha intenzione di attaccare l’Europa. Per noi suona addirittura ridicolo, davvero! Non ne abbiamo mai avuto la minima intenzione, ma se proprio vogliono sentirselo dire da noi, va bene, lo mettiamo pure nero su bianco. Nessun problema.
È solo che ci sono persone, a mio avviso un po’ fuori di testa o magari dei furbi, che da questa situazione vogliono ricavarci qualcosa. Dicono pubblicamente ai loro cittadini che la Russia si starebbe preparando a invadere l’Europa e che quindi occorre rafforzare immediatamente la propria capacità difensiva. Forse vogliono favorire gli interessi dell’industria bellica, di aziende private, oppure cercano di risollevare i propri indici di gradimento interno, visti lo stato disastroso dell’economia e del settore sociale.
È difficile capire cosa li spinga, ma secondo noi è una completa assurdità, una menzogna spudorata. Tuttavia, se questa idea è ormai radicata nell’opinione pubblica, se hanno spaventato i propri cittadini e vogliono sentirci dire che non abbiamo in programma — né mai avremo — alcun piano aggressivo contro l’Europa, va bene, siamo pronti a formalizzarlo in qualsiasi modo».
Ecco, queste dichiarazioni smontano pezzo per pezzo la propaganda di guerra e di riarmo. Volta a mettere paura per poter giustificare tutti i comportamenti guerrafondai da parte di Bruxelles e soci. Putin ve lo ha detto chiaro di metterlo per iscritto. Ma qua, i miserabili della politica a anche quelli della stampa di regime, fanno finta di non sentire e preferiscono perfino censurare tutto ciò. Incredibile!
Attenzione a come ci vengono proposti i simboli perchè spesso sono nella loro versione arcontica rovesciata, e per di più ben occultati in mezzo ad altri invece nella loro versione tradizionalmente corretta.
Faccio un esempio per spiegarmi meglio presentandone uno molto conosciuto e spesso equivocato per ignoranza: il Diavolo Ermetico di Eliphas Levi, ma prima facendone una doverosa premessa.
Il Diavolo Ermetico di Eliphas Levi (immagine di sx) non è la raffigurazione del diavolo come intelligenza malefica. Osservare bene: in fronte reca il sacro Pentalfa dritto simbolo dell’Adam Qadmon androgino (l’Uomo Vitruviano di Leonardo), sulle braccia ha il moto alchemico “solve” e “coagula”, il pentalfa dritto sulla fronte ha le corna che sono antenne che lo collegano al Cielo (ricordo la statua del Mosè di Michelangelo che in fronte riporta 2 piccole “corna”), le ali non sono palmate ma piumate, il fuoco che gli esce dal centro della testa è il Fuoco Sacro, diavolo/diabolos (gr) è l equivalente dell’ebraico shatan/satana che significa “avversario” (di cosa? Dell’Oscurità) e, non meno importante è il simbolo segreto dei Templari. Ma è mai possibile che i Templari fossero satanici?
In ultimo il Caduceo posizionato sul ventre: il luogo vicino all’Osso Sacro dove è raggomitolata la Kundalini che si dipana alzandosi verticalmente fino a Kether/Corona: è il bilanciamento delle 2 Nadi che formano le anse del DNA perfettamente equilibrato e liberato dalle pulsioni del “ventre”.
E ora osservate, l’immagine di dx riportata su un mazzo di Tarocchi con sul retro disegnata la Rosa Croce forse per rendere più credibile ma mistificante questa Lama.
In fronte il pentalfa è rovesciato, niente moto alchemico sulle braccia, il Fuoco Sacro non esce più dal centro della Corona/Kether bensì viene abbassato a livello kenomico, le ali della dimensione celeste sono palmate, le corna/antenne ricurvano verso il basso invece di collegarsi con l’Alto, i caratteri dell’Androginia (i seni) sono solo maschili, e le creature scisse ai suoi piedi/zampe rimangono incatenate senza alcuna possibilità di ri-unione pur mostrando il desiderio di volerla (le loro antenne/corna sono rivolte verso l’Alto ma, a quanti pare, è un desiderio ma non la loro ferma Volontà).
Non mi stancherò quindi mai di raccomandare una ferma attenzione nell’approccio alle cose sacre e, soprattutto, alla fonte di provenienza e, questo mazzo di Tarocchi che mi fu regalato non so quanti anni fa, è finito irrimediabilmente giù per la pattumiera.
Per quanto oltre abbia potuto spingersi, la « solidificazione » del mondo sensibile non ha mai potuto esser tale da fare di quest’ultimo un « sistema chiuso », come lo pensano i materialisti; essa ha d’altronde dei limiti imposti dalla natura stessa delle cose, e più si avvicina a tali limiti più lo stato che rappresenta è instabile. Di fatto, come abbiamo appena visto, il punto che corrisponde alla massima « solidità » è ormai oltrepassato, e le apparenze di « sistema chiuso » non possono che diventare sempre più illusorie e inadeguate alla realtà. Abbiamo anche parlato di « fenditure » attraverso le quali già s’introducono, e andranno in misura sempre maggiore introducendosi, certe forze distruttive; secondo il simbolismo tradizionale, queste « fenditure » si producono nella « Grande Muraglia » che circonda il nostro mondo e lo protegge contro l’intrusione delle influenze malefiche dell’ambito sottile inferiore [1]. Per capire questo simbolismo a fondo e sotto tutti gli aspetti, è opportuno osservare che una muraglia costituisce insieme una protezione ed una limitazione; in un certo qual senso si potrebbe perciò dire che essa ha dei vantaggi e degli inconvenienti; sennonché, se si tiene presente che essa è essenzialmente destinata ad assicurare la difesa contro gli attacchi provenienti dal basso, i vantaggi hanno di gran lunga il peso maggiore, e tutto sommato è molto meglio, per quel che si trova racchiuso nel recinto di cui si tratta, esser limitato dalla parte inferiore, che essere incessantemente esposto alle devastazioni del nemico, se non addirittura ad una distruzione più o meno completa. Del resto, in realtà, una muraglia non è mai chiusa dall’alto, e di conseguenza non impedisce la comunicazione con i campi superiori, anche se questo corrisponde allo stato normale delle cose; è durante l’epoca moderna che il « guscio » senza vie d’uscita Costruito dal materialismo ha chiuso questa comunicazione.
Ora, secondo quanto da noi detto, a causa del fatto che la « discesa » non è ancora stata interamente compiuta, tale « guscio »può soltanto permanere intatto verso l’alto, vale a dire verso la parte da cui precisamente il mondo non ha bisogno di protezione, e da cui al contrario non può se non ricevere influenze benefiche; le « fenditure » si producono esclusivamente dal basso, perciò nella muraglia protettrice vera e propria, e le forze inferiori che si introducono attraverso di esse incontreranno tanto minor resistenza in quanto, nelle presenti condizioni, nessuna potenza di natura superiore può intervenire per opporvisi efficacemente; il mondo si trova dunque abbandonato senza nessuna difesa a tutti gli attacchi dei suoi nemici, e tanto più per il fatto che, a causa dello stato della mentalità attuale, ignora completamente i pericoli da cui è minacciato. Nella tradizione islamica le « fenditure » di cui stiamo parlando sono quelle attraverso cui penetreranno, all’approssimarsi della fine del ciclo, le orde devastatrici di Gog e Magog [2], le quali d’altronde esercitano continui sforzi per invadere il nostro mondo; queste « entità », che raffigurano le influenze inferiori in questione, e che si ritiene conducano attualmente un’esistenza « sotterranea», vengono descritte in un duplice modo, sia come giganti sia come nani, il che, secondo quanto abbiamo visto precedentemente, le identifica, per lo meno sotto un certo profilo, ai « guardiani dei tesori nascosti » e ai fabbri del « fuoco sotterraneo », che hanno anche, rammentiamolo, un aspetto estremamente malefico; d’altronde, in tutte queste cose si tratta sempre, in definitiva, dello stesso genere d’influenze sottili « infracorporali » [3]. A dire il vero i tentativi fatti da queste « entità » per insinuarsi nel mondo corporeo e umano sono ben lontani dall’esser cosa nuova; anzi essi risalgono almeno ad un’epoca da situarsi verso gli inizi del Kali-Yuga, cioè ben oltre i tempi dell’antichità “classica”, ai quali si limita l’orizzonte degli storici profani. A questo proposito, la tradizione cinese riporta, in termini simbolici, che « Niu-kua (sorella e sposa di Fo-li e che si dice abbia regnato insieme con lui) fece fondere pietre dai cinque colori [4] per riparare uno strappo fatto nel cielo da un gigante » (apparentemente, benché ciò non sia chiaramente spiegato, in un punto situato al di sopra dell’orizzonte terrestre) [5]; e questo episodio si riferisce ad un’epoca la quale è precisamente di qualche secolo soltanto posteriore all’inizio del Kali-Yuga. Soltanto che, quantunque il Kali-Yuga sia propriamente un periodo d’oscuramento, il che ha reso possibile fin dai suoi inizi tale genere di « fenditure », questo oscuramento è certamente lungi dall’aver raggiunto d’un sol colpo le proporzioni che si possono constatare nelle sue ultime fasi, e questa è la ragione per cui le « fenditure » potevano essere a quel tempo riparate con relativa facilità; ciò nondimeno occorreva anche allora che fosse esercitata una costante vigilanza, e questa incombenza rientrava naturalmente nei compiti attribuiti ai centri spirituali delle diverse tradizioni. Seguì un’epoca nella quale, in seguito all’eccessiva « solidificazione » del mondo, le stesse « fenditure » furono molto meno da temere, almeno temporaneamente; quest’epoca corrispose alla prima parte dei Tempi moderni, vale a dire a quello che può esser definito il periodo specificamente meccanicistico e materialistico, periodo in cui il « sistema chiuso » del quale parlavamo era più prossimo ad essere attuato, per lo meno per quanto la cosa era possibile di fatto. Adesso, parlando cioè del periodo che può essere identificato nella seconda parte dei Tempi moderni e che è già incominciato, le condizioni sono certamente cambiate rispetto a quelle di tutte le epoche anteriori: non solamente le « fenditure » possono nuovamente prodursi sempre più abbondantemente, e presentare caratteri più gravi che mai in conseguenza del cammino discendente percorso nell’intervallo, ma inoltre le possibilità di riparazione non sono più le stesse di un tempo. In effetti, l’azione dei centri spirituali si è andata a mano a mano restringendo, perché le influenze superiori che essi, secondo la loro funzione normale, trasmettevano al nostro mondo non possono più manifestarsi all’esterno, arrestate come sono da quel « guscio » impenetrabile di cui dicevamo poco fa; dove mai si potrà dunque trovare, in un simile stato dell’insieme umano e cosmico, una difesa d’una certa efficacia contro le « orde di Gog e Magog »?
E non è tutto: ciò che abbiamo detto descrive soltanto quello che si può chiamare il lato negativo delle difficoltà crescenti che incontra qualsiasi opposizione all’intrusione delle influenze malefiche, e del resto si può aggiungere ad esso anche quella specie d’inerzia dovuta alla generale ignoranza di queste cose, e alle « sopravvivenze » della mentalità materialistica e dell’atteggiamento che le corrisponde, cose che possono durare tanto più a lungo in quanto tale atteggiamento è diventato per così dire istintivo nei moderni, essendosi quasi « incorporato » nella loro natura. È chiaro che un buon numero di « spiritualisti » e persino di « tradizionalisti », o di quelli che si autodefiniscono tali, sono di fatto almeno tanto materialisti quanto tutti gli altri sotto questo rispetto, giacché quel che rende la situazione ancor più irrimediabile è il fatto che coloro i quali vorrebbero, nella miglior buona fede, combattere lo spirito moderno, ne sono essi stessi affetti a propria insaputa, cosicché tutti i loro sforzi sono per ciò stesso condannati a restar privi d’ogni apprezzabile risultato; si tratta infatti di cose in cui la buona volontà è lungi dall’essere sufficiente, e nelle quali occorre invece, e diremmo prima di tutto, una conoscenza effettiva; ma è proprio questa conoscenza che è resa del tutto impossibile dall’influsso dello spirito moderno e delle sue limitazioni, e ciò anche per coloro che potrebbero avere sotto questo rapporto determinate capacità intellettuali solo che si trovassero in condizioni più normali.
Sennonché, oltre a tutti questi elementi negativi, le difficoltà di cui stiamo discorrendo hanno anche un lato che potrebbe esser detto positivo, rappresentato da tutto ciò che nel nostro stesso mondo favorisce attivamente l’intervento delle influenze sottili inferiori, sia coscientemente sia incoscientemente. A questo proposito bisogna tener conto prima di tutto della funzione in qualche modo « determinante » degli agenti veri e propri di tutta la deviazione moderna, poiché questo intervento costituisce propriamente una nuova fase, più « avanzata», di tale deviazione, e corrisponde esattamente al proseguimento del « piano »secondo cui essa si è effettuata; è perciò evidentemente da questo lato che occorrerebbe ricercare gli elementi ausiliari coscienti delle forze malefiche di cui stiamo parlando, quand’anche, qui come in molte altre occasioni, possano esistere di tale coscienza svariate gradazioni. Quanto agli altri elementi ausiliari delle forze malefiche, vale a dire quanto a coloro che agiscono in buona fede e che, ignorando la vera natura di queste forze (in grazia precisamente di quell’influsso dello spirito moderno a cui abbiamo appena accennato), svolgono tutto sommato soltanto la funzione di gabbati — il che però non gli impedisce di essere spesso tanto più attivi quanto più sono sinceri e incapaci di vedere .—, questi sono ormai quasi innumerevoli, e possono essere catalogati in svariate categorie, dagli ingenui aderenti alle organizzazioni « neospiritualistiche » di tutti i generi fino ai filosofi « intuizionisti », passando attraverso gli scienziati cultori della « metapsichica » e agli psicologi delle scuole più recenti. Non insisteremo di più in questa sede, perché sarebbe come fare anticipazioni indebite su quel che dovremo dire un po’ più avanti. Prima bisogna però dare alcuni esempi del modo in cui certe « fenditure » possono prodursi di fatto, e dei “supporti” che le influenze sottili e psichiche d’ordine inferiore (poiché ambito sottile e campo psichico sono in fondo, per noi, sinonimi) possono trovare nell’ambiente cosmico per esercitare la loro azione e diffondersi nel mondo umano.
1- Nel simbolismo della tradizione indù, questa « Grande Muraglia » è la montagna circolare Lokaloka, che separa il cosmo » (loka) dalle tenebre esteriori » (aloka); naturalmente ciò è suscettibile di applicarsi analogicamente ad ambiti più o meno estesi nell’insieme della manifestazione cosmica, da cui l’applicazione particolare che ne è fatta qui, in quanto stiamo dicendo, in relazione al solo mondo corporeo.
2- Nella tradizione indù si parla dei demoni Koka e Vikoka, i cui nomi sono evidentemente simili.
3- Il simbolismo del « mondo sotterraneo è anch’esso duplice, ed ha pure un senso superiore, com’è dimostrato in particolare dalle considerazioni da noi esposte in Le Roi du Monde; qui però si tratta ovviamente soltanto del suo significato inferiore, o addirittura letteralmente infernale.
4- I cinque colori sono il bianco, il nero, l’azzurro, il rosso e il giallo, i quali corrispondono nella tradizione estremo-orientale ai cinque elementi, o anche ai quattro punti cardinali e al centro
5- Si afferma anche che Niu-kua tagliò le quattro zampe della tartaruga per deporvi sopra le quattro estremità del mondo, allo scopo di stabilizzare la terra; se si ricorda quanto dicemmo in precedenza riguardo alle corrispondenze analogiche rispettive di Fo-hi e di Niu-kua, ci si potrà render conto che conformemente ad esse la funzione di assicurare la stabilità e la “solidità” del mondo appartiene alla parte sostanziale della manifestazione, ciò che s’accorda esattamente con quanto abbiamo esposto qui a tale proposito.
Di Avicenna (Ibn Sina, 980-1037, originario della Transoxiana, nell’Iran “esterno”) i più conoscono solo il suo lavoro filosofico di importazione o riscoperta del “razionalismo” aristotelico nello spazio dell’Islam. In pochi, invece, sanno che fu poeta e gnostico. Il grande iranista sovietico Evgenij Berthels – colui che, costretto dall’assedio nazista a Leningrado, trasferì l’Istituto di studi orientali sovietico prima a Tashkent poi a Mosca – lo associava alla corrente ismailita dello sciismo, sottolineando come nel suo lavoro poetico si possano ritrovare i motivi di un primo risveglio dell’iranismo contro l’allora predominante arabismo imperiale e accentratore all’interno del mondo islamico. Un suo componimento così recita: “Sul foglio del volto dell’uomo l’eccelsa potenza ha scritto due volte all’inverso il nome santo di Ali […] Fin da quando il vino d’Amore si verso’ nella coppa primeva e il primo amante si accese del fuoco d’Amore, insieme con l’anima mia l’amore di Ali, come lo zucchero al latte, fuso divenne per sempre”.
Le poesie di Avicenna non rappresentano sicuramente i vertici della letteratura persiana. Tuttavia, si ritrovano in esse dei motivi classici, come quello della “coppa di vino”, già presente nel Corano, dove questa viene offerta ai privilegiati del paradiso ed appare come elemento di contemplazione dell’arcano. Lo stesso Avicenna, infatti, affermava che il vino fosse lecito per i sapienti ed illecito per gli sciocchi, perché nel vino si poteva distinguere tra il bene ed il male. Ancora, è importante sottolineare che la poesia mistica è un tratto caratteristico dell’iranismo, soprattutto in virtù della sua enorme diffusione popolare. È assai facile, ancora oggi, trovare pastori iraniani capaci di ripetere a memoria passaggi dello Shahnameh di Ferdousi o intere liriche di Hafez. Questa poesia “colta”, paradossalmente, è assai più diffusa di quella “europeizzata”, con tematiche sociali e civili, del XIX e XX secolo.
Insegnamenti per i figli dall’antico classico cinese “I Tre Caratteri”
In un mondo spesso dominato dal desiderio di guadagni rapidi e vantaggi personali, immaginate un libro di oltre 800 anni fa che sostiene che la gentilezza è un nostro diritto innato e che la crescita morale è la nostra missione di vita: San Zi Jing ossia Il classico dei tre caratteri, gioiello della cultura tradizionale cinese, fa proprio questo.
Scritto probabilmente dallo studioso Wang Yinglin della dinastia Song nel XIII secolo, questo breve libro di testo in rime utilizza semplici versi di tre parole non solo per istruire i bambini, ma anche per insegnare loro come diventare persone buone. Ispirato al pensiero e agli insegnamenti lasciati da Confucio nei secoli VI e V a.C., concentra benevolenza, rettitudine, correttezza, saggezza e affidabilità in brevi versi ritmati con l’intento di guidare i giovani nel percorso per diventare adulti virtuosi e sensibili.
Scopriamo come Il classico dei tre caratteri esalti i valori morali che hanno contraddistinto la cultura cinese per millenni e perché la sua saggezza sia ancora oggi attuale.
EDUCAZIONE MORALE PRECOCE
Il Classico si apre con l’affermazione perentoria: In principio, le persone sono gentili. Radicate nella filosofia di Mencio, che si dice fosse uno studente di Zisi, nipote di Confucio, e uno degli interpreti del confucianesimo, queste parole affermano che la gentilezza è innata, un seme che aspetta di fiorire. Tuttavia, successivamente avverte: Le nature sono simili, i caratteri si differenziano. Senza un insegnamento adeguato, la bontà gradualmente svanisce. Nel metodo di insegnamento, il principio è la completezza. L’ambiente in cui viviamo e l’educazione determinano se quel seme crescerà o appassirà. L’enfasi confuciana sull’educazione precoce sottolinea un valore morale fondamentale: coltivare la bontà naturale di un bambino è un dovere sacro dei genitori, che richiede una guida costante per mantenerlo sulla retta via.
L’IMPORTANZA DELL’AMBIENTE
Il luogo in cui un bambino vive ha un impatto sulla formazione del suo carattere e sulla sua futura scelta professionale.
C’è una storia sulla madre di Mencio, una tessitrice vedova che trasferì la loro casa tre volte prima di trovare il quartiere giusto per il figlio Mengzi, in seguito conosciuto come il grande saggio Mencio. I versi sulla sua storia recitano: In passato, la madre di Mencio sceglieva il quartiere. Quando il figlio non voleva imparare, lei tagliava il filo del telaio. Racconta poi che, vivendo vicino a un cimitero, il giovane Mencio imitava i funerali giocando al pianto per il lutto. La madre, allarmata, si trasferì nei pressi di un mercato affollato, ma lì imitava i macellai e i venditori. Alla fine, si stabilì vicino a una scuola, dove Mencio osservava rituali rispettosi e cominciò a imitarli. Da qui nasce la storia nota come La madre di Mencio si trasferì tre volte. Quando Mencio fu abbastanza grande per andare a scuola, un giorno non andò alle lezioni, la madre allora interruppe bruscamente il suo lavoro di tessitura, dicendo: Imparare è come tessere: smettere a metà distrugge l’intero lavoro. Vergognandosi, Mencio si dedicò allo studio, diventando un gigante del pensiero confuciano, conosciuto come “Il secondo saggio” dopo Confucio, grazie all’impegno incessante della madre per la sua crescita morale e intellettuale.
Poi racconta di Dou Yanshan, studioso e funzionario della dinastia Tang che a trent’anni non aveva ancora avuto figli. Nei tempi antichi ci si sposava in giovane età e Dou iniziò a preoccuparsi per la sua discendenza. Una notte, in sogno, il suo defunto nonno lo avvertì che il karma della sua vita passata era troppo pesante e che, se non fosse cambiato, sarebbe rimasto senza figli e avrebbe avuto una vita breve. Dou, toccato dall’avvertimento, iniziò a prestare denaro alle famiglie in difficoltà, fondò scuole private per bambini svantaggiati e finanziò funerali e matrimoni per i poveri. Come conseguenza di queste buone azioni ebbe cinque figli, che allevò secondo i principi morali: tutti e cinque superarono i rigorosi esami imperiali e divennero funzionari rispettati, rendendo le loro famiglie modelli di virtù. I versi della storia di Dou dicono: Dou Yanshan, con metodi giusti, insegnò ai suoi cinque figli, che divennero tutti famosi.
Queste storie esaltano un valore fondamentale: i genitori devono dare l’esempio e insegnare la rettitudine, plasmando così non solo i propri figli, ma anche il futuro della società.
Il Classico descrive anche in dettaglio come le persone con ruoli diversi nella vita dovrebbero comportarsi nelle varie relazioni. I bambini recitano e memorizzano questi versi tenendoli a mente per tutta la vita, imparando quali rituali e principi devono seguire nei diversi ruoli in famiglia, sul posto di lavoro e nella società.
Tra padre e figlio dovrebbe esserci affetto. Tra marito e moglie, armonia. Il fratello maggiore dovrebbe essere gentile e quello minore rispettoso. I vecchi e i giovani devono osservare il loro giusto ordine, che è il principio fondamentale per gli amici. Un sovrano dovrebbe mostrare rispetto e un ministro dovrebbe essere leale. Queste dieci virtù sono i doveri morali condivisi da tutti. Seguitele fedelmente e non andate mai contro il loro ordine.
Queste virtù, dal titolo I dieci principi della rettitudine, sono espressioni degli insegnamenti fondamentali del Classico di Confucio: Ren (bontà), Yi (rettitudine), Li (riti), Zhi (saggezza) e Xin (affidabilità) e regolano il modo in cui dovremmo comportarci nella società.
Gli insegnamenti di Confucio su Ren, Yi, Li, Zhi e Xin. Linda Zhao/The Epoch Times
Ognuno di noi ricopre molti ruoli: possiamo essere genitori, coniugi, figli, fratelli, amici, capi o dipendenti, ma al centro di queste relazioni è sempre presente il senso condiviso di rispetto e correttezza, pietà filiale, amore, armonia e lealtà.
Tutto inizia da noi stessi: quando agiamo con integrità e gentilezza, il nostro esempio influenza naturalmente la nostra famiglia, i nostri amici e le persone che ci circondano, creando un effetto a catena di bontà potente e duraturo.
PIETÀ FILIALE
Una storia commovente di pietà filiale contenuta in questo antico Testo rafforza il modo in cui questi principi contribuiscono a plasmare il carattere di un bambino.
Huang Xiang, un ragazzo della dinastia Han Orientale, III secolo a.C., aveva solo nove anni quando sua madre morì. Nonostante sentisse la mancanza della madre, si prese cura del padre con dedizione: in estate, arieggiava il suo cuscino per rinfrescarlo e in inverno si sdraiava nel letto del padre per riscaldarlo prima che lui andasse a dormire. I suoi piccoli gesti dimostrano come anche i bambini possano incarnare queste virtù. Tutti i vicini lo lodavano e lo consideravano un modello da seguire per i propri figli.
Oltre all’etica, Il Classico contiene conoscenze di base, proprio come un libro di testo elementare: insegna a contare da uno a diecimila, le quattro stagioni e i punti cardinali, il sole, la luna e le stelle, l’ordine naturale del cielo, della Terra e dell’umanità. Introduce i cinque elementi (metallo, legno, acqua, fuoco e terra), la geografia, l’agricoltura, il commercio e i tradizionali sei cereali e sei animali domestici. Poiché tutti versi del Classico sono composti da tre parole e rime, i bambini possono memorizzare facilmente le conoscenze, arrivando a comprendere la creazione, la Terra e l’universo. Man mano che i bambini crescono, il testo li guida verso i Quattro Libri e i Cinque Classici del Confucianesimo e lo studio della Storia. L’apprendimento morale e l’apprendimento pratico erano inseparabili, entrambi essenziali per diventare una persona completa.
COLTIVARE TUTTA LA VITA
Il libro si chiude con un avvertimento e un incoraggiamento:
La diligenza porta al successo; l’ozio non porta a nulla. Siate consapevoli di questo, impegnatevi sempre.
La crescita morale e intellettuale, insegna, non è una fase della giovinezza, ma un impegno che dura tutta la vita.
UN MESSAGGIO PER OGGI
Dopo che nel 1949 il Partito Comunista Cinese prese il potere in Cina, la cultura tradizionale venne bandita, in modo particolare durante la Rivoluzione Culturale di Mao. Gli insegnamenti morali confuciani e i testi come Il Classico furono bollati come «superstizioni feudali», minando l’educazione morale e abbandonando quindi quegli insegnamenti. La corruzione dell’etica nella società cinese che ne seguì è una storia dolorosa che arriva fino ai nostri giorni.
Il messaggio di questo libro è senza tempo: la natura umana nasce buona, ma deve essere coltivata attraverso l’educazione, l’autodisciplina e l’esempio morale. Quando gli individui coltivano la virtù, le famiglie prosperano e le società diventano stabili e giuste. È questa forse la lezione più profonda che questo piccolo libro offre al mondo moderno: la bontà è nella nostra natura, ma sopravvive solo quando scegliamo di praticarla.
«A che cosa serve un Museo d’Arte? Come implica la parola Curator la funzione primaria ed essenziale di un tale museo è la custodia e la preservazione di opere d’arte antiche o uniche nel loro genere che, prive oramai della loro collocazione originaria o dell’utilizzazione a cui erano destinate, rischiano di andare in rovina per abbandono o per altri motivi. La «cura» delle opere d’arte non implica tuttavia la necessità di esporle. A chi domanda perché questo patrimonio, una volta difeso, si debba anche rendere accessibile al pubblico, risponderemo che ciò obbedisce ad uno scopo educativo.»
Ananda Coomaraswamy è stato certamente uno dei più acuti intellettuali della sua epoca oltreché uno dei più grandi studiosi della storia e del significato delle opere d’arte. La sua critica all’approccio accademico dei moderni esperti d’arte è forte, severa, lapidaria: per Coomaraswamy la società moderna è priva di arte poiché la nostra civiltà ha dimenticato lo scopo ultimo dell’arte, la sua filosofia.
L’arte, o meglio, l’opera d’arte non deve suscitare una reazione emotiva, «epidermica», sensoriale, in un sol termine: «estetica», ma, al contrario, deve esprimere scienza, ovvero, deve essere conforme ed atta a rappresentare ciò che Platone definiva come modelli esemplari, gli «archetipi», le «essenze divine», le idee; perciò, l’opera d’arte per essere tale, deve essere sempre e comunque un’espressione visibile o udibile della Realtà divina, di ciò che è invisibile all’occhio, all’orecchio e alla mente. L’opera d’arte deve essere tanto utile praticamente quanto intellettualmente: ogni artefatto è uno strumento per la contemplazione.
Anzitutto preme ricordare ai critici dell’arte, agli storici dell’arte ed anche e sopratutto agli artisti che non vi può essere nessuna arte laddove l’arte è fine a se stessa, senza scopo o «inutile», e, inoltre, laddove l’arte è priva di un significato oggettivo, condiviso; nelle società tradizionali (premoderne) non era mai esistita «l’arte per l’arte» sicché tutto ciò che veniva prodotto, ogni oggetto, ogni artefatto, veniva creato per «mezzo dell’arte»: «in una società tradizionale non esistono dubbi sullo scopo dell’arte: una volta stabilito che una cosa va fatta è con l’arte che la si deve eseguire»; spiega Coomaraswamy:
«Immaginiamo di passare in rassegna una collezione di opere greche, e di ricorrere a Platone come esperto. Egli ignora la distinzione moderna tra belle arti e arti applicate. Per lui pittura e agricoltura, musica, falegnameria o ceramica sono altrettante espressioni di poesia, cioè, etimologicamente del «fare» umano. Infatti, in accordo con Platone, Plotino afferma che arti come la musica o la lavorazione del legno non si basano sulla conoscenza umana ma sulla sapienza ideale.»
Se un Museo deve esporre delle opere, come ben sosteneva il maestro Ananda, deve farlo per uno scopo educativo, formativo, pedagogico, ma, per assolvere a tale scopo coloro i quali espongono le opere d’arte debbono essere in grado di spiegarne il significato. E qual’è il significato delle opere d’arte?
Anzitutto preme ricordare al lettore che nelle società tradizionali le opere d’arte erano sempre iconografiche e canoniche. L’opera d’arte nell’antichità esprimeva un significato universalmente intellegibile, codificabile, poiché espresso per mezzo del linguaggio artistico: il simbolismo. Tal linguaggio tutt’è tranne che arbitrario e relativo, ma, al contrario, prettamente scientifico:
«L’arte neolitica è astratta, o meglio algebrica, perché solo una forma algebrica può fungere da forma unica di una molteplicità di cose diverse. Le forme dell’arte greca arcaica sono tali poiché solo in esse è possibile mantenere l’equilibrio di polarità tra il fisico e il metafisico. «L’aver dimenticato questo principio […] davanti al miraggio di modelli o disegni assoluti è forse la sciocchezza più grande commessa dall’astrattismo in arte». L’astrattista odierno dimentica che il collega formalista del Neolitico non era un decoratore di ambienti ma un metafisico, il quale sapeva cogliere la vita nella sua interezza e doveva vivere del suo ingegno; un uomo che, al contrario di noi moderni, non viveva di solo pane.»
Ogni uomo nell’antichità possedeva un mestiere attraverso il quale esprimeva la propria individualità e la propria arte nel rispetto della propria funzione sociale. Nell’antichità nessuno pensava al profitto; tutti pensavano a realizzarsi «spiritualmente» attraverso il proprio lavoro, ovvero, attraverso la propria arte ed il proprio mestiere partecipando, di conseguenza, al benessere ed all’armonia sociale. L’uomo antico era un uomo «pienamente» realizzato* poiché nutriva sia il suo corpo che la sua anima. Ogni azione che quest’uomo eseguiva veniva preceduta dall’attività contemplativa. L’uomo antico attraverso la contemplazione ricercava l’«ispirazione divina»:
«I critici odierni parlano dell’artista come ispirato dagli oggetti che lo circondano o financo dal materiale impiegato. Ma è un uso errato del linguaggio, che preclude allo studioso la comprensione della letteratura e dell’arte antiche. Il significato univoco di «ispirazione» è l’influsso esercitato da una forza spirituale interiore; il dizionario Webster la definisce «influenza divina sovrannaturale». Può darsi che l’esperto, se è un razionalista, preferisca negarne l’esistenza, ma non potrà esimersi dal notare cha da Omero in poi il termine è stato sempre impiegato in un senso preciso, lo stesso, inteso da Dante quando dice che Amore, ossia lo Spirito Santo, lo «spira», «e a quel modo ch’ei ditta io vo significando» .
Ed ecco qual’è il punto: se si vuole comprendere l’arte antica, se si vuole acquisire virtute e canoscenza, e se si vuole restituire dignità all’essere umano poiché esso è il «Figlio di Dio», gli esperti, gli studiosi, gli intellettuali debbono fare uno sforzo immenso. Quello di ammettere a se stessi ed anche e sopratutto agli altri, alle masse, qual’è la verità sulle opere d’arte e sulla filosofia dell’arte, poiché ogni opera d’arte nell’antichità era prodotta tenendo fede al linguaggio simbolico, cosmologico e metafisico, ovvero, in un sol termine, «religioso»:
«Diciamo, dunque, al pubblico di che cosa trattano queste opere, senza limitarci, come è nostra abitudine a dire cose su di esse. Diciamogli la scomoda verità, ossia che la maggior parte di esse tratta di Dio, di quel Dio che ci guardiamo dal menzionare nella buona società. Abbiamo il coraggio di ammettere che se è nostro scopo proporre un’educazione che si accordi allo spirito e all’eloquenza delle opere esposte, non sarà un’educazione fondata sulla sensibilità, ma sulla filosofia nel significato attribuito a questa parola da Platone e da Aristotele, ossia su una ontologia e su una teologia intese come guide di vita, nonché su una saggezza da applicarsi alle situazioni quotidiane.»
Nelle società tradizionali ogni essere umano veniva considerato come uno speciale tipo di artista poiché ogni essere umano operava nel suo specifico campo d’azione (funzione sociale) portando a compimento dei capolavori. Nella società corporativa, delle arti e dei mestieri, ogni essere umano che possedeva un mestiere era considerato un maestro ed attraverso la propria arte (scienza) partecipava attivamente alla Realtà, realizzandosi sia materialmente che spiritualmente. Nella società moderna, invece, crediamo che l’arte non sia necessaria allo sviluppo dell’umanità, ma un lusso per pochi e che le masse possano vivere di solo pane.
Ma come osserva Coomaraswamy, se è pur «vero che «l’animale razionale e mortale» con cui abbiamo finito con l’identificare l’«uomo», può vivere di «solo pane» […] L’espressione «solo pane» equivale ad «arte solo funzionale», ma «separare, come è nostra abitudine la funzione dal significato nel caso delle cosiddette «belle arti», equivale a esigere dalla maggioranza degli uomini di vivere di un’arte solo funzionale, di quel «solo pane» che non è altro che «le ghiande di cui i porci si pascono» e «se le arti funzionali sono le ghiande della vita, le cosiddette belle arti ne sono gli orpelli, e l’arte in generale non ha per noi alcun significato».
Oggi tante femministe scendono in piazza per rivendicare diritti e uguaglianza. Benissimo. Ma se parliamo di vera parità, allora per coerenza dovrebbero anche rinunciare al mantenimento del marito nelle separazioni: la parità vale sempre, non solo quando conviene. Qua più che avere paura del patriarcato, bisognerebbe iniziare ad avere paura del matriarcato, perché quando la lotta per i diritti si trasforma in una guerra tra generi non è più uguaglianza, è solo il potere che cambia mano.
C’è perfino quello che fa la gara tra tragedie. Vince il luogo dove si muore di più.
Su Facebook si legge anche questo.
“La gente in piazza è ipocrita e insensibile. Troppo presi da quanto accade in Palestina per accorgersi del Sudan. E poi, lo sanno tutti che le vittime sono scenografiche, manichini piazzati sotto le macerie”.
A mettere in dubbio l’empatia delle piazze ci si mette perfino Scanzi: “𝑐𝑖 𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑖𝑎̀ 𝑠𝑝𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑔𝑒𝑡𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑝𝑢𝑔𝑛𝑎”.
Il conflitto nel conflitto, la coscienza globale sotto processo.
Avrà ragione Scanzi?
Forse sì. O forse non siamo del tutto consapevoli di quella cosa chiamata “guerra cognitiva”, un affare in cui siamo immersi più o meno tutti e che, a mio stretto avviso, spiega molte cose dell’attuale clima.
Non è una formula ma un fatto reale, esiste. Nel 2021 viene definita in ambito Difesa come “l’arte di modificare la percezione e il comportamento di individui o gruppi, influenzando la loro interpretazione della realtà.” Istituzioni e media imbandiscono la tavola della saturazione cognitiva per un pubblico invitato a sua insaputa.
Polarizzazione controllata, manipolazione emotiva, saturazione informativa, le menti sono terre di conquista. La letteratura scientifica sull’argomento è vasta ma si è abituati a considerarlo come un passatempo per complottisti della domenica. La guerra cognitiva è ignorata, non so quanto volutamente, anche nelle analisi degli osservatori più attenti.
Altro errore di valutazione è il fatto di considerarla nella dimensione strettamente militare quando, in realtà, per sua stessa natura, è costretta a strutturarsi con il coinvolgimento generale della società, dei media e delle piattaforme social in primis.
Ma vediamo di mettere in fila gli eventi.
Il grande movimento globale per Gaza ha posto il potere occidentale di fronte all’ingestibilità morale dell’apocalisse umanitaria da parte dell’opinione pubblica. Il picco emotivo della gente è stato raggiunto con l’azione straordinaria condotta dalle navi nel Mediterraneo.
Questo ha indotto l’apparato occidentale ad avviare il percorso della tregua apparente, le cose stavano per mettersi malissimo.
Alla “pace dei buffoni” è seguito un collasso empatico della gente, che non va confuso con una resa di ordine morale.
Dopo mesi di immagini estreme, il cervello collettivo è collassato, facendo scattare un meccanismo di autodifesa cognitiva: sospendere la reazione.
I media e le piattaforme social hanno colto questo crollo e hanno tenuto acceso il nostro cervello al minimo con altro, con qualcosa di più accettabile per noi. Il Sudan è caduto a fagiolo. Perché più lontano, perché meno compromettente rispetto al nostro sistema di valori.
I tecnici della propaganda la chiamano agenda diversion. I media non fissano solo i temi, si permettono il lusso di portarci a spasso come cani, spostando il nostro focus attentivo da un tema all’altro quando il caso lo richiede.
Per capire occorre partire da una distinzione ontologica: le due tragedie, pur avendo lo stesso grado di gravità, hanno una natura simbolica diversa.
Apro parentesi. Le differenze numeriche o di scala tra i due scenari sono argomenti per analfabeti funzionali, utili solo ad una certa narrazione per colpire la presunta ipocrisia della coscienza planetaria in difesa di Gaza. Chiudo parentesi.
Entrando nello specifico, il Sudan può essere definito come un conflitto centripeto, interno, con due parti in causa interne al Paese: da un lato l’esercito regolare (SAF) guidato da al-Burhan, dall’altro le Forze di Supporto Rapido (RSF) del generale Hemedti.
Gaza è invece un conflitto centrifugo, nato dal cuore dell’occidente.
Sotto le macerie della Palestina ci sono i nostri valori: giustizia, libertà, diritti umani, democrazia, financo un sacco della spazzatura con dentro tutto il diritto internazionale. I responsabili sono del nostro “consorzio umano”, li abbiamo legittimati noi. Un trauma per una civiltà che si riteneva moralmente superiore, dove le immagini si sono sovrapposte al pensiero.
Gaza ha bloccato le penne degli scrittori, anchilosato le mani dei musicisti, gelato ogni grammatica consolatoria delle arti, turbato l’ordine di tutto il panorama accademico, compromesso il nostro focolare mentale e familiare. Una crisi del pensiero occidentale in tutte le sue articolazioni che ha spezzato definitivamente una delle nostre certezze più assolute: quella di essere al sicuro.
Gaza è il nostro buio, ecco perché siamo collassati ed ecco perché la macchina della guerra cognitiva si è orientata verso il Sudan.
𝐂𝐨𝐧𝐜𝐥𝐮𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
In questo quadro estremamente problematico occorre riconoscere che non siamo sempre padroni delle nostre emozioni. Siamo parte integrante e sostanziale di un conflitto nel conflitto, la guerra cognitiva è tutt’ora in corso.
Una volta Krishnamurti ha scritto: “Si deve essere consapevoli di sé stessi non a livello introspettivo o analitico, ma nel vivo dell’esperienza quotidiana, di ogni pensiero e sentimento via via che sorge”. Questo per dire che forse non basta un ancoraggio totale ai fatti, all’uso critico della tecnologia, all’approfondimento costante delle fonti per sfuggire al controllo della guerra cognitiva.
La prospettiva appare sempre di più come spirituale.
Ed in questo, la lezione del filosofo indiano sembra l’unica ipotesi di liberazione possibile.
Ci ricorda quanto la straordinaria condizione dell’esperienza resti ancora oggi, e forse più che mai, la fonte più autentica, necessaria e unica di vera conoscenza.
In seguito a una serie di dichiarazioni di senso contrario, i vertici istituzionali russi hanno confermato di aver ricevuto il piano da 28 punti predisposto dall’amministrazione Trump per porre fine alla guerra in Ucraina. Secondo il presidente Putin, la bozza «può costituire la base per un accordo con l’Ucraina […]. Alcuni dettagli del piano, però, devono essere discussi […]. Siamo pronti a continuare a combattere qualora non si dovesse raggiungere un’intesa».
Il presidente Zelensky, invece, ha dichiarato in riferimento al piano da 28 punti che «questo è uno dei momenti più difficili della nostra storia. Allo stato attuale, l’Ucraina potrebbe trovarsi di fronte a una scelta molto difficile: o la perdita della dignità, o il rischio di perdere un partner chiave. O l’accettazione dei difficili 28 punti, o un inverno estremamente duro, il più duro, e ulteriori rischi […]. Gli Stati Uniti si aspettano una risposta da noi».
I 28 punti affondano l’Ucraina ma a Mosca non basterà
Il leader ucraino ha quindi aggiunto che, «siamo fatti d’acciaio, ma arriva sempre un momento in cui anche il metallo più temprato non è più in grado di resistere. Dobbiamo rimetterci in sesto, riprenderci, fermare le lotte interne. Il Paese deve lavorare in unità. Non dobbiamo confondere chi sia il nemico. Non abbiamo tradito l’Ucraina allora (il 24 febbraio), e non la tradiremo ora. So che la gente è con me».
Qui di seguito la traduzione (curata dagli amici del canale Telegram Giubbe Rosse, che invito tutti a seguire) del piano da 28 punti presentata da «Axios».
La struttura del piano da 28 punti
Il piano da 28 punti definito dall’amministrazione Trump impegna Kiev a cedere ulteriori territori a est, limitare la dimensione delle sue forze armate e accettare di non aderire mai alla Nato, secondo una bozza ottenuta da «Axios» e verificata da un funzionario ucraino, un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza della proposta.
La parte statunitense sta spingendo l’Ucraina a raggiungere un accordo su una “tempistica aggressiva”. E nonostante il piano da 28 punti includa proposte che l’Ucraina ha ripetutamente respinto finora, il presidente Volodymyr Zelensky non lo esclude.
Un alto funzionario della Casa Bianca ha riconosciuto che il piano da 28 punti non è “facile” per l’Ucraina, ma ha detto che gli Stati Uniti credono che la guerra debba finire e che, se non dovesse accadere, l’Ucraina probabilmente perderà ancora più territorio.
Il piano da 28 punti è stato redatto dall’inviato di Trump, Steve Witkoff, con il contributo del Segretario di Stato Marco Rubio e del genero di Trump, Jared Kushner.
Witkoff ha consultato anche l’inviato russo Kirill Dmitriev sul piano da 28 punti. Dmitriev ha detto ad Axios di essere ottimista perché, a differenza dei tentativi passati, «sentiamo che la posizione russa viene davvero ascoltata». Il presidente Vladimir Putin non ha pubblicamente approvato il piano da 28 punti.
Dopo aver incontrato Dmitriev, Witkoff e Kushner hanno discusso il piano da 28 punti anche con il consigliere per la sicurezza nazionale di Zelensky, Rustem Umerov.
Il segretario dell’esercito statunitense Dan Driscoll ha presentato il piano da 28 punti a Zelensky giovedì per iscritto. Successivamente, Zelensky ha detto di essere pronto a parlarne con Trump e il suo team.
Zelensky ha descritto il piano da 28 punti come la “visione” degli Stati Uniti ma non come un’offerta definitiva. Ha detto che l’Ucraina era stata chiara sulle sue linee rosse e avrebbe dato il suo contributo per rendere il piano “davvero significativo.”
Un funzionario statunitense ha anche detto ad «Axios» che l’amministrazione vede il piano da 28 punti come un “documento live”, che può essere modificato in base alle discussioni con le parti. Il funzionario ha affermato che l’Ucraina era positiva su molti punti durante i negoziati ed è riuscita a incorporare alcune delle sue posizioni.
Trump ha anche dato il suo sostegno personale al piano da 28 punti, i cui dettagli completi non erano stati pubblicati prima.
«Stiamo facendo uno sforzo serio per trovare una soluzione che ponga fine alla guerra in Ucraina, allo stesso modo in cui abbiamo concluso la guerra a Gaza. Crediamo che questo piano da 28 punti non sia facile, ma è positivo per l’Ucraina», ha detto il alto funzionario della Casa Bianca.
Oltre alle concessioni territoriali richieste all’Ucraina, il documento afferma che ci sarebbe stata una «risposta militare coordinata e decisiva» in caso di ulteriori incursioni russe nel territorio ucraino. Non dice quale ruolo avrebbero gli Stati Uniti in una tale risposta.
Il piano da 28 punti include anche componenti economiche che prevederebbero che alcuni asset russi congelati vengano destinati alla ricostruzione dell’Ucraina, all’abolizione delle sanzioni contro la Russia, all’accordo tra Stati Uniti e Russia di collaborare a lungo termine in settori come l’intelligenza artificiale e l’estrazione mineraria, e il ritorno della Russia al G-8.
Tutte le parti avrebbero ottenuto l’amnistia per le loro azioni durante la guerra, presumibilmente il che significava che funzionari e soldati russi non potevano essere perseguiti per crimini di guerra.
Il piano da 28 punti prevede inoltre che l’Ucraina tenga elezioni entro 100 giorni dall’accordo. Zelensky ha detto ad «Axios» a settembre che voleva tenere elezioni una volta che ci fosse stato un cessate il fuoco.
I 28 punti qui sotto riflettono il piano statunitense attuale a giovedì, salvo lievi modifiche al testo in quanto modificato. Include annotazioni di Axios in corsivo per motivi di chiarezza.
I 28 punti
1. La sovranità dell’Ucraina sarà confermata.
2. Verrà concluso un accordo completo di non aggressione tra Russia, Ucraina ed Europa. Tutte le ambiguità degli ultimi 30 anni saranno considerate risolte.
3. Si prevede che la Russia non invaderà i paesi vicini e che la Nato non si espanderà ulteriormente.
4. Si terrà un dialogo tra Russia e Nato, mediato dagli Stati Uniti, per risolvere tutte le questioni di sicurezza e creare condizioni per la de-escalation al fine di garantire la sicurezza globale e aumentare le opportunità di cooperazione e sviluppo economico futuro.
5. L’Ucraina riceverà garanzie di sicurezza affidabili.
Un funzionario statunitense ha detto ad «Axios» che si tratterebbe di una garanzia esplicita di sicurezza per l’Ucraina da parte degli Stati Uniti, la prima volta che ciò è stato ufficialmente discusso durante questi colloqui, anche se la proposta non fornisce ulteriori dettagli su cosa comporti.
6. La dimensione delle Forze Armate ucraine sarà limitata a 600.000 uomini.
Nota: l’esercito ucraino conta attualmente tra 800.000 e 850.000 uomini e, secondo un funzionario ucraino, ne contava circa 250.000 prima della guerra.
7. L’Ucraina accetta di inserire nella sua costituzione che non aderirà alla Nato e la Nato accetta di includere nei suoi statuti una disposizione che impedisce l’ammissione futura dell’Ucraina.
8. La Nato accetta di non stanziare truppe in Ucraina.
Nota: i Paesi della Nato, tra cui Francia e Regno Unito, hanno lavorato su proposte separate che includerebbero un piccolo numero di truppe europee sul suolo ucraino dopo la guerra. Questo piano sembra ignorare questa possibilità.
9. I caccia europei saranno stanziati in Polonia.
10. La garanzia statunitense:
Gli Stati Uniti riceveranno un risarcimento per la garanzia;
Se l’Ucraina invade la Russia, perderà la garanzia;
Se la Russia invade l’Ucraina, oltre a una risposta militare coordinata e decisa, tutte le sanzioni globali saranno ripristinate, il riconoscimento del nuovo territorio e tutti gli altri benefici di questo accordo saranno revocati;
Se l’Ucraina lancia un missile contro Mosca o San Pietroburgo senza motivo, la garanzia di sicurezza sarà considerata invalida.
11. L’Ucraina è idonea all’adesione all’Unione Europea e riceverà un accesso preferenziale a breve termine al mercato europeo mentre questa questione è in fase di valutazione.
12. Un potente pacchetto globale di misure per ricostruire l’Ucraina, inclusi ma non limitati a:
La creazione di un Fondo per lo Sviluppo dell’Ucraina per investire in settori in rapida crescita, tra cui tecnologia, data center e intelligenza artificiale.
Gli Stati Uniti collaboreranno con l’Ucraina per ricostruire, sviluppare, modernizzare e gestire congiuntamente l’infrastruttura del gas ucraina, inclusi gasdotti e impianti di stoccaggio.
Sforzi congiunti per riabilitare le aree colpite dalla guerra per il restauro, la ricostruzione e la modernizzazione di città e aree residenziali.
Sviluppo infrastrutturale.
Estrazione di minerali e risorse naturali.
La Banca Mondiale svilupperà un pacchetto speciale di finanziamento per accelerare questi sforzi.
13. La Russia sarà reintegrata nell’economia globale:
La revoca delle sanzioni sarà discussa e concordata a tappe e caso per caso.
Gli Stati Uniti stipuleranno un accordo di cooperazione economica a lungo termine per lo sviluppo reciproco nei settori dell’energia, delle risorse naturali, delle infrastrutture, dell’intelligenza artificiale, dei data center, dei progetti di estrazione di metalli delle terre rare nell’Artico e di altre opportunità aziendali reciprocamente vantaggiose.
La Russia sarà invitata a rientrare nel G-8.
14. I fondi congelati saranno utilizzati come segue:
100 miliardi di dollari in asset russi congelati saranno investiti in sforzi guidati dagli Stati Uniti per la ricostruzione e investimenti in Ucraina;
Gli Stati Uniti riceveranno il 50% dei profitti da questa impresa. L’Europa aggiungerà 100 miliardi di dollari per aumentare l’ammontare degli investimenti disponibili per la ricostruzione dell’Ucraina. I fondi europei congelati saranno sbloccati. Il resto dei fondi russi congelati sarà investito in un veicolo di investimento separato tra Stati Uniti e Russia che realizzerà progetti congiunti in aree specifiche. Questo fondo sarà mirato a rafforzare le relazioni e ad aumentare gli interessi comuni per creare un forte incentivo a non tornare al conflitto.
15. Sarà istituito un gruppo di lavoro congiunto americano-russo sulle questioni di sicurezza per promuovere e garantire il rispetto di tutte le disposizioni di questo accordo.
16. La Russia sancirà nella legge la sua politica di non aggressione verso l’Europa e l’Ucraina.
17. Stati Uniti e Russia concorderanno di estendere la validità dei trattati sulla non proliferazione e il controllo delle armi nucleari, incluso il Trattato Start I.
Nota: New Start, l’ultimo grande trattato di controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia, è previsto per scadere a febbraio.
18. L’Ucraina accetta di essere uno stato non nucleare in conformità con il Trattato di Non Proliferazione delle Armi Nucleari.
19. La centrale nucleare di Zaporizhzhia sarà inaugurata sotto la supervisione dell’AIEA e l’elettricità prodotta sarà distribuita equamente tra Russia e Ucraina – 50:50.
20. Entrambi i paesi si impegnano a implementare programmi educativi nelle scuole e nella società volti a promuovere la comprensione e la tolleranza delle diverse culture ed eliminare razzismo e pregiudizi:
L’Ucraina adotterà le regole dell’Unione Europea sulla tolleranza religiosa e sulla protezione delle minoranze linguistiche.
Entrambi i paesi concorderanno di abolire tutte le misure discriminatorie e di garantire i diritti dei media e dell’istruzione ucraini e russi. (Nota: idee simili sono state incorporate nel piano di pace Israele-Palestina di Trump del 2020).
Tutta l’ideologia e le attività naziste devono essere rifiutate e proibite.
21. Territori:
Crimea, Luhansk e Donetsk saranno riconosciute come di fatto russe, anche dagli Stati Uniti.
Kherson e Zaporizhzhia saranno congelate lungo la linea di contatto, il che significherà un riconoscimento de facto lungo la linea di contatto.
La Russia rinuncerà ad altri territori concordati che controlla al di fuori delle cinque regioni.
Le forze ucraine si ritireranno dalla parte dell’Oblast di Donetsk che attualmente controllano, e questa zona di ritiro sarà considerata una zona cuscinetto neutrale e smilitarizzata, riconosciuta a livello internazionale come territorio appartenente alla Federazione Russa. Le forze russe non entreranno in questa zona smilitarizzata.
22. Dopo aver concordato i futuri accordi territoriali, sia la Federazione Russa che l’Ucraina si impegnano a non modificare tali accordi con la forza. Qualsiasi garanzia di sicurezza non si applicherà in caso di violazione di questo impegno.
23. La Russia non impedirà all’Ucraina di utilizzare il fiume Dnepr per attività commerciali, e saranno raggiunti accordi sul libero trasporto del grano attraverso il Mar Nero.
24. Sarà istituito un comitato umanitario per risolvere le questioni in sospeso:
Tutti i prigionieri e i corpi rimasti saranno scambiati su base “tutti per tutti”.
Tutti i detenuti e ostaggi civili saranno restituiti, inclusi i bambini.
Sarà implementato un programma di riunificazione familiare.
Saranno adottate misure per alleviare la sofferenza delle vittime del conflitto.
25. L’Ucraina terrà le elezioni tra 100 giorni.
26. Tutte le parti coinvolte in questo conflitto riceveranno l’amnistia completa per le loro azioni durante la guerra e accetteranno di non fare alcuna rivendicazione o considerare reclami in futuro.
27. Questo accordo sarà legalmente vincolante. La sua attuazione sarà monitorata e garantita dal Consiglio di Pace, guidato dal Presidente Donald J. Trump. Saranno imposte sanzioni per le violazioni.
Nota: questa è la stessa struttura generale che Trump ha proposto per governare l’accordo di pace su Gaza.
28. Una volta che tutte le parti avranno accettato questo memorandum, il cessate il fuoco entrerà in vigore immediatamente dopo il ritiro di entrambe le parti nei punti concordati per iniziare l’attuazione dell’accordo.