Bambini affidati a filo-pedofili?

di Daniele Scalea

Due scandali scuotono l’attivismo LGBT

Due notizie di cronaca delle ultime ore riportano alla ribalta il tema del tentativo, in corso, di “normalizzare” la pedofilia. Anche se usare il termine “ribalta” è un’antitesi, una esagerazione: i grandi media ignorano la questione. E il loro silenzio si inserisce, non sappiamo se scientemente o meno, proprio in quel processo di sdoganamento della pedofilia.

Pedofilia: “normalizzazione” in corso

Prima di trattare i fatti nuovi, riannodiamo il filo della narrazione che, almeno su blog come il nostro, ha luogo. Cinque mesi fa scrivevamo l’articolo La pedofilia cerca di passare per la finestra di Overton. In esso si rendeva conto della scelta compiuta da un centro di ricerca sull’abuso dei minori, afferente alla prestigiosa università americana Johns Hopkins University, di assumere la giurista Allyn Walker. “Transgender” e “non binaria”, secondo la definizione che dà di sé stessa, la Walker in precedenza era stata costretta a dimettersi da un’altra università per la controversia suscitata dalle sue posizioni in merito alla pedofilia: e cioè che i pedofili che si trattengono dallo stuprare i bambini andrebbero “destigmatizzati”, chiamati con un nome meno infame, compresi e accettati.

La vicenda di Allyn Walker e della Johns Hopkins University ci permetteva di ricordare come da decenni sia in corso un tentativo di normalizzare la pedofilia. Tale tentativo fallì nel Sessantotto, sebbene appoggiato da intellettuali di spicco della Sinistra, ma si ripropone oggi. I pedofili, si ricordava nell’articolo succitato, hanno spesso agito insinuandosi nei movimenti omosessuali – non perché vi sia un’identità tra i due orientamenti, ma perché sperano che l’emancipazione dei gay possa condurre a rimorchio anche la loro. Tale possibilità è vista oggi come tanto più promettente, poiché nel frattempo il movimento si è fatto vieppiù inclusivo – “LGBTQ+” è l’etichetta oggi in voga, dove il “più” sta a indicare che potenzialmente ogni orientamento sessuale vi può trovare accoglimento. In un’epoca in cui l’ortodossia afferma che il genere e le preferenze sessuali siano uno “spettro” di infinite possibilità, tutte egualmente dignitose, tutte pienamente normali, è palese come risultino indebolite le difese che ancora permettono di escludere la pedofilia da qualsiasi riconoscimento e legittimazione.

Gli asili nido LGBT a Berlino

Fatto questo preambolo, veniamo alle notizie del giorno. Due diverse organizzazioni LGBT, entrambe specificamente impegnate coi minori, sono entrate nell’occhio del ciclone per la presenza al loro interno di apologeti della pedofilia.

Vediamo il primo caso, in Germania. A Berlino l’organizzazione Schwulenberatung – che, come dice il nome stesso, si occupa di assistenza psico-sociale alle persone queer – ha deciso di aprire due asili nido, con l’intento dichiarato di esporre i piccoli da 0 a 3 anni a contenuti omosessuali per abituarli a “stili di vita alternativi”. Questi asili nido saranno incorporati in una più ampia struttura abitativa, con appartamenti, ristoranti, persino un ospizio, tutti rivolti a persone non eterosessuali.

La notizia farà, già di per sé, alzare più d’un sopracciglio, perché per molti le questioni legate alla sessualità dovrebbero essere escluse dall’educazione dei più piccoli. Ma ciò che ha generato il polverone è che uno dei tre membri del CdA di Schwulenberatung sia il controverso sociologo Rüdiger Lautmann. Nel 1994 pubblicò un libro, Die Lust am Kind (“L’attrazione verso il bambino”), dedicato all’esplorazione della pedofilia. Un lavoro accademico, certo, ma in cui sono espresse alcune posizioni, diciamo così, “eccepibili”.

Un apologeta della pedofilia?

Lautmann si ricollegava ai giudizi dello psichiatra Eberhard Schorsch, secondo cui la pedofilia non potrebbe considerarsi “intrinsecamente cattiva” o “pericolosa”, ma andrebbe valutata caso per caso. Ciò lo conduceva verso un crinale scivoloso, interrogandosi sulla sessualità dei bambini e sul modo in cui essa possa incontrarsi in maniera “consensuale” con quella dell’adulto. Tanto più che il libro si basa su interviste con pedofili e, dunque, talvolta la loro prospettiva e quella dell’autore sfumano l’una sull’altra, in un’ambiguità forse ricercata per permettersi affermazioni più “forti”. “In ultima analisi – si legge nel libro – è il pedofilo che vuole e avvia l’aspetto sessuale della relazione; ciò, non di meno, viene fatto entro i limiti di quanto il bambino permette e di ciò a cui è pronto”.

Il sociologo tedesco nel libro si guardava dall’essere troppo esplicito su taluni temi, ma leggendo il libro si palesa come per lui i “confini” fissati dalla società e dalla legge in relazione alla sessualità infantile siano troppo arbitrari e puritani. Talvolta si sbilancia e verga frasi che oggi pesano sulla sua credibilità – come le seguenti:

Credo che i pedofili – o, per essere più precisi, quelli da noi intervistati – compiano grossi sforzi per ottenere il consenso del bambino e, pure, che prendano sul serio un “no”. A questo punto, non posso trattenermi dal lanciare questa frecciatina: una grossa porzione di uomini eterosessuali farebbe bene a impiegare con le donne tali strategie di consenso così attentamente affinate.

[…]

In molti casi l’incontro pedosessuale è in realtà indirizzato all’obiettivo che Michael-Sebastian Honig ha definito dell’amore infantile: una giocosa soddisfazione del bisogno di tenerezza che non esclude l’eccitazione genitale.

La visione apologetica dei pedofili che cercano il “consenso” delle vittime traspare in passaggi come questi. Laddove Lautmann deve affrontare il problema dei pedofili più aggressivi, ci tiene a precisare che “questi sono uomini la cui competenza nell’agire pedofilico è limitata […] ma questa gradazione di competenza si ravvisa in tutte le scene sessuali”. Ossia, la colpa non sarebbe nell’essere dei pedofili ma, come ci spiega poco avanti, nell’essere mascolini:

C’è troppo pensiero tradizionale maschile [nel racconto di questo pedofilo]. Gli intervistati meno istruiti erano più proni a parlare ancora in termini paternalistici; probabilmente anche nella loro interazione con le giovani donne. Per il pedofilo che si rivolge alle ragazze, la sua mascolinità è un impedimento. La mascolinità egemonica (Bob Connell) va in accordo con la sua programmazione di genere […]. Quello che ama le ragazzine non possiede solo la superiorità dell’adulto; è anche obbligato ad essere dominante verso tutte le femmine. Se sta cercando una relazione amorosa, dovrà disimparare tutte le sue tradizionali nozioni di genere.

Il sociologo tedesco ci tiene dunque ad escludere le casistiche di stupri, incesti e abusi dall’ambito di quelli che chiama “veri” pedofili e che “non vogliono – e non dovrebbero – essere raggruppati con gli abusatori”. I pedofili, ci spiega Lautmann, hanno una loro “etica”. In realtà la pedofilia è stata “inventata” quando, nei secoli scorsi, si è cominciato a concepire l’infanzia come un momento distinto dall’età adulta e i bambini come individui da educare e proteggere – cosa che nella concezione di Lautmann corrisponde, chissà perché, a “repressione”. A suo avviso è nell’Ottocento che la pedofilia “evolve” fino a “differenziarsi dall’abuso sessuale e dall’incesto in tutti gli aspetti essenziali fatta salva la caratteristica dell’età”.

Nell’interpretazione di Lautmann, il bambino divenne in quella fase un essere idealizzato come “puro”, vestito in maniera sempre più affascinante, e dall’atteggiamento intrinsecamente giocoso. Il pedofilo si rivolge a esso come “persona di valore superiore”. Così si legge nel libro:

Nel corso del ventesimo secolo le idee sull’infanzia sono cambiate ripetutamente e, nel contempo, sono state massicciamente sessualizzate. Mi viene in mente come le affermazioni di Freud e Kinsey fossero inizialmente accolte con grande turbamento. In più, dal 1950, sono emersi temi storicamente nuovi: l’eguaglianza del bambino, il bambino come partner personale, l’interazione non dominante tra genitore e bambino. La sessualità non cede più a proibizioni comunicative. Le generazioni in tal modo si avvicinano così strettamente che l’intimità tra esse diviene immaginabile. A questo punto la pedofilia sarebbe dovuta diventare una possibilità.

Le Sirene LGBT per i bambini

Passiamo ora al secondo caso di cronaca e spostiamoci in Gran Bretagna. Lo scandalo riguarda l’ONG Mermaids (“Sirene”), che dal 1995 si dedica ai bambini cosiddetti “transgenere”. L’organizzazione è tristemente nota anche per avere avuto un ruolo rilevante nello spingere la clinica londinese di Tavistock a indulgere in precoci cambi di sesso sui bambini (il numero di interventi si era fatto così assurdamente elevato che qualche mese fa, grazie anche alla spinta di cause legali promosse da vittime come Keira Bell, è stata annunciata la soppressione del servizio, devoluto a cliniche regionali).

A settembre il “Telegraph” ha assestato un primo colpo all’immagine di Mermaids. Un giornalista ha contattato via mail l’organizzazione, fingendosi una quattordicenne. Dopo uno scambio di lettere, senza mai vedere l’interlocutrice né tanto meno preoccuparsi del suo stato psicologico o della volontà dei genitori, l’ONG si è dichiarata disponibile a fornirle una fascia contenitiva del seno – uno strumento che gli stessi promotori in Internet ammettono possa provocare mal di schiena, dolori al petto, difficoltà di respirazione, danni polmonari o alle costole. La commissione britannica regolatrice delle ONG ha avviato un’inchiesta, sospendendo nel frattempo il lauto finanziamento pubblico (500mila sterline!) che Mermaids riceve tramite la Lotteria Nazionale.

A convegno coi pedofili

In ottobre è arrivato il secondo colpo. Il “Times” ha scoperto che uno degli amministratori di Mermaids, il professore della LSE (dove insegna “Genere e sessualità”) Jacob Breslow, nel 2011 (quando già era dottorando di ricerca) era intervenuto a una conferenza di B4U-ACT che si occupa di supporto psicologico ai pedofili. Tale missione non è di per sé malvagia, ma B4U-ACT è accusata di voler normalizzare la pedofilia. Nel suo sito il supporto psicologico non è presentato come finalizzato alla prevenzione di abusi sui minori: si afferma che i pedofili dovrebbero rivolgersi a loro per questioni “slegate dalla loro sessualità” o “causate dalle reazioni negative della società”; viene esplicitamente negato che la pedofilia costituisca una malattia o che il supporto dovrebbe servire a modificare gli impulsi sessuali del pedofilo. Qualche perplessità lo solleva pure il fatto che il fondatore fosse un pedofilo condannato per molestie su minore.

Ma quale fu il ruolo dell’amministratore di Mermaids in quella conferenza? È comparsa in Internet (e non smentita) una nota riassuntiva coi punti salienti, in cui così si dà conto dell’intervento di Breslow:

Il relatore e autodefinitosi “attivista gay” Jacob Breslow  afferma che i bambini possono appropriatamente essere “l’oggetto della nostra attrazione”. Egli oggettifica ulteriormente i bambini, suggerendo che i pedofili non necessitano del consenso del bambino per fare sesso con “esso”, non più di quanto necessitiamo del consenso di una scarpa per indossarla. Utilizza quindi un linguaggio gergale e crudo per descrivere favorevolmente l’atto culminante, l’eiaculazione, “su o con” un bambino. Nessuno dei presenti obietta contro questa esplicita rappresentazione di un’aggressione sessuale a un bambino.

Fedele o no questo resoconto delle parole di Breslow, in varie occasioni egli ha espresso posizioni “controverse” sulla sessualità dei bambini.

Fonte: CentroStudiMachiavelli

Bambini affidati a filo-pedofili?
Bambini affidati a filo-pedofili?

René Guénon – Lo swastika

a cura dell’Associazione Internazionale SOL COSMICUS

Tratto da: “Il Simbolismo della Croce”, lo Swastika è una delle forme più notevoli di quella definita come la croce orizzontale, cioè la croce tracciata su un piano che rappresenta un certo stato di esistenza, è la figura dello swastika, che pare proprio ricollegarsi alla Tradizione Primordiale, perché la si ritrova nei più diversi e lontani paesi, e fin dalle epoche più remote; lungi dall’essere un simbolo puramente orientale, come talvolta si pensa, è invece uno dei più diffusi, dall’Estremo Oriente all’Estremo Occidente.

René Guénon – Lo swastika

Romani navigatori?

di Sartori Andrea

9 ottobre 1000: Leif Erikson arriva in America.
Ci sono arrivati prima i Romani? Ecco che molti tirano fuori il mosaico con l’ananas. E su questo ci si divide in due squadre: gli entusiasti che “siiii, i Romani sono arrivati in America per primi pappappero” e quelli che ritengono la cosa fanta-archeologia.
Cosa ne penso?
Beh, penso che quella roba assomigli davvero ad un ananas. Gli omini spaziali visti da alcuni nei geroglifici egizi o maya sono oramai stati identificati come…geroglifici e niente altro. Questa roba assomiglia ad un ananas ma potrebbe anche essere altro.
Queste teorie vanno accolte con prudenza sia da una parte che dall’altra. Da un lato la chiusura assoluta a queste possibilità porta a cantonate epocali da parte degli accademici. Ricordiamo che prima di Schliemann si considerava una favola la guerra di Troia e Schliemann sbugiardò tutti ritrovando sia Troia che Micene usando l’Iliade.
Dall’altro lato si rischia poi di prendere sul serio roba come le teorie paleoastronautiche di Zecharia Sitchin o Mauro Biglino oppure le vaccate di Dan Brown, che van presi per quel che sono: autori di fantascienza.
Cosa ne penso dei Romani in America?
Diciamo che abbiamo notizie di spedizioni romane alle sorgenti del Nilo e di ambascerie in Cina, ma i testi classici sopravvissuti non ci hanno parlato di viaggi in terre oltre l’Atlantico.
Qualcosa di più si ricava dalle mitologie precolombiane che parlano di questo personaggio, conosciuto dagli aztechi come Quetzalcoatl e Kukulkan dai maya, che avrebbe abolito i sacrifici umani. Questo personaggio è descritto con tratti tipicamente europei. Non può essere un vichingo perché i vichinghi si stanziarono in Canada e inoltre viene descritto come estremamente civilizzato, cosa che i vichinghi non erano.
Cosa ne penso?
Ritengo estremamente probabile, ma non certo, che i Romani possano essere arrivati nelle Americhe. Ma addirittura altre civiltà possono essere arrivate lì: si discute di Annone il Navigatore e comunque di navigatori cartaginesi del V secolo avanti Cristo. Reperti punici sono stati trovati sia in Brasile, a Paraiba, che in Massachusetts.
Perché no?
I fenici, e i cartaginesi erano fenici, erano grandi navigatori. E magari poi i Romani ne han seguito le rotte.
Non dico che la cosa sia certa, ma nemmeno impossibile…

Romani navigatori?
Romani navigatori?

Ampiezza aperta, niente di sacro

a cura di Emanuele Pavoni

« Quando il primo patriarca zen, Bodhidharma, venne dall’India in Cina per insegnare, l’imperatore gli chiese il contenuto del suo insegnamento. Bodhidharma rispose: “Ampiezza aperta, niente di sacro”. Avrebbe anche potuto dire “tutto è sacro”. Perché tutto, così com’è, è la rivelazione di un fondo originario atemporale. La meta è quella di vivere la nostra vita del tutto normale come compimento di questo fondo dell’essere. “Spaccate un pezzo di legno ed io sarò lì. Alzate una pietra e mi troverete lì”, dice Gesù nel vangelo di Tommaso. “Che meraviglia, io spacco il legno, io porto l’acqua”, si legge nel testo del sesto patriarca zen. Ogni vera via spirituale porta alla vita quotidiana. Perché, nel nostro essere umano del tutto ordinario, questo fondo originario atemporale, cui viene attribuito nelle religioni teistiche il nome “Dio”, vuole rivelarsi. Il compimento di vita è la vera religione. Dio vuole essere vissuto e non venerato. […] Tante storie zen ci insegnano che il risveglio si compie nella quotidianità della vita. Non si tratta qui di uno stato distaccato, ma dell’esperienza della realtà in questo momento, in questo evento. Per questo lo Zen non parla volentieri di “illuminazione” ma piuttosto della “realizzazione della realtà”. Perché l’Arhat, il santo compiuto, che raggiunge lo spegnimento, non è l’ideale nello Zen, ma il Bodhisattva, che unisce in sé il vuoto e la forma e aiuta così tutti gli esseri. Attraverso l’esperienza del nulla la via porta al tutto. La vera mistica dice sì al mondo e porta ad una forma di amore universale del tutto nuova. »

Tratto da ‘Sophia perennis. L’eterna saggezza. Il segreto di tutte le vie spirituali’ do Willigis Jager

Ampiezza aperta, niente di sacro
Ampiezza aperta, niente di sacro

Julius Evola – Che cosa è la Tradizione

a cura dell’Associazione Internazionale SOL COSMICUS

Articolo estremamente importante di Evola, uscito sul periodico “Il conciliatore” il 15 giugno 1971 e successivamente inserito, con qualche modifica, nella raccolta “L’Arco e la clava”. In questo scritto Evola, partendo dalla critica di un libro di Elémire Zolla, passa poi ad illustrare, in modo necessariamente conciso ma molto chiaro, i due angoli visuali da cui può essere osservato ed inteso il concetto di “Tradizione”: quello storico, connesso ad una morfologia delle civiltà e quindi ad una vera e propria metafisica della storia, e quello dottrinario, interno, “esoterico”.

Julius Evola – Che cosa è la Tradizione

Lo scienziato che scoprì la coscienza e la natura spirituale dell’universo

di Marcello Veneziani

Questa è la storia del principale inventore italiano vivente, padre del microprocessore, del touch screen, dei telefoni precursori dello smartphone e della tecnologia digitale, che a un certo punto ebbe una crisi spirituale, ripudiò il materialismo e lo scientismo e scoprì che l’uomo è irriducibile a una macchina o un computer, irriproducibile e insostituibile da un robot, un algoritmo o dall’intelligenza artificiale. E la coscienza esiste davvero, come il libero arbitrio e la nostra identità spirituale, mentre il materialismo ci conduce in un vicolo cieco. Sto parlando di Federico Faggin, vicentino, 81enne, che vive in America dal 1968. Suo padre Giuseppe era un grande studioso di filosofia e di Plotino, di cui curò le Enneadi; Federico invece preferì studiare da perito tecnico, con grande delusione del padre. Appena diplomato entrò nella Olivetti, si laureò in fisica, partì per gli Usa e da lì iniziò la sua attività d’inventore e imprenditore. Grandi scoperte, grandi successi, a partire dal primo microprocessore al mondo; ma era inquieto e scontento, in crisi. Fino a che nel Natale del 1990 al lago di Tahoe, Faggin in una notte avvertì, lui dice, “una fortissima energia irradiarsi dal suo petto” e da allora intraprese un cammino spirituale di conoscenza e di autoconoscenza, intrecciandolo con la ricerca scientifica. Il suo sogno era dimostrare che il mondo non è frutto del caos, del caso, degli atomi e di un “orologiaio cieco” ma di “enti coscienti che esistono da sempre”. Il risultato che ne derivò dopo lunghi anni di studi fu la scoperta della coscienza e del suo regno, tra creatività, libero arbitrio, emozione e consapevolezza di sé. A questo suo itinerario di scienza e di pensiero, Faggin ha dedicato ora un libro, Irriducibile (edito da Mondadori). Da studioso di pensiero e cercatore spirituale ho trovato questo libro entusiasmante; riconcilia con la vita, con la morte, col mondo e con la scienza. Provo a dire in sintesi e da profano i risultati della sua ricerca.

Faggin mostra “la natura spirituale dell’universo”; la materia è fatta di energia vibratoria, una cellula è ben più di un miscuglio di atomi e molecole. Il materialismo riteneva che tutto ciò che esiste sia prodotto dall’interazione di atomi e molecole, vecchia concezione della fisica superata ormai dalla fisica quantistica. Per il biologo secentesco Francesco Redi “Omne vivum ex vivo” e come un vivo nasce solo da un vivo (non può nascere da una macchina) così la coscienza non può sorgere da organismi che ne sono privi. Evoluzionismo impossibile. 

Faggin smonta il riduzionismo, il determinismo e il meccanicismo. Non è la matematica a creare il mondo; dentro di noi, oltre i modelli computazionali e meccanici ci sono le emozioni, il pensiero creativo, il coraggio, l’empatia, la libertà e l’esperienza. Il computer non ha comprensione delle situazioni, come la scelta etica non può derivare dall’algoritmo; il pc è una creazione umana, le sue idee sono quelle di chi lo ha programmato, è solo un amplificatore delle nostre capacità mentali ma soltanto di quelle meccaniche. Nessun Pc partorirà un Pc.

Chi induce a negare la natura spirituale, il libero arbitrio e le identità compie “un crimine contro l’umanità” che “porta all’eliminazione dei valori umani”. Vivere è conoscere, dice Faggin: la coscienza, attraverso l’esperienza fatta di qualia, che sono poi le sensazioni e i sentimenti, comprende il mondo. La nostra intelligenza non calcola ed elabora dati ma è “intuizione, immaginazione, creatività, ingegno e inventiva; e lungimiranza, visione, saggezza. Empatia, compassione etica e amore”. La miglior definizione del tutto è che siamo “cuori intelligenti” (Alain Fienkelkraut). Noi non siamo solo il nostro corpo mortale: quando si separa da noi la nostra essenza, o seity, torna all’Uno; il giorno della morte diventa, come diceva Seneca, il giorno della nascita all’eternità (dies natalis).

Facciamo parte di un’unica sostanza universale, dice Faggin con Giordano Bruno, e col poeta iraniano Rumi: “Non sei una goccia nell’oceano, sei l’intero oceano in una goccia”. Dentro di noi e in ogni cellula c’è l’universo intero. Una visione antica confermata dalla ricerca recente. Nella nostra esistenza, sostiene il neurofisiologo John C. Eccles, c’è un mistero inspiegabile in termini materialistici, il nostro senso di libertà non è illusorio, il cosmo non gira senza senso ma fa supporre un grande disegno. Occorrono, dice il matematico Roger Penrose, “idee nuove e potenti, che ci conducano in direzioni significativamente diverse da quelle attualmente seguite”. Una vera rivoluzione dell’intelligenza in rapporto al mondo.

C’è un filo sommerso, biografico e filosofico, nelle pagine di Faggin: un filo che parte da quando il fisico voltò le spalle a suo padre e alla filosofia, facendosi perito tecnico. Poi le scoperte, i successi, la crisi e l’illuminazione. Tutta la ricerca che ne seguirà è, chissà se consapevolmente, sulle tracce del pensiero metafisico di Plotino, passione paterna. Compresa l’illuminazione di quella notte e il suo “fuoco interiore” che somiglia alle estasi plotiniane. Ho trovato Plotino e Platone in tante sue tesi, dal ritorno di tutto all’Uno, da cui “in realtà non si è mai mosso” alle idee generali che precedono ogni creazione, dalla visione olistica dell’universo in cui tutto è collegato a tutto, anche a distanza, all’idea che siamo esseri spirituali imprigionati temporaneamente in un corpo. Alla fine Faggin cita Plotino: ”Ricondurre il divino che è in noi al divino che è nell’universo”. Mi sono commosso pensando al sorriso postumo di suo padre, studioso di Plotino. In suo figlio tornano le intuizioni di quel pensiero visionario che ora la scienza va confermando, con la relatività generale e la meccanica quantistica. E il Fisico tornò al padre, il Metafisico.

La Verità, 7 ottobre 2022

Fonte: MarcelloVeneziani

Lo scienziato che scoprì la coscienza e la natura spirituale dell’universo
Lo scienziato che scoprì la coscienza e la natura spirituale dell’universo

Geran-2: l’esercito russo cambia tattica!

a cura di Press TV Français

Un giornale americano ha alluso al cambiamento di tattica dell’esercito russo nella guerra con l’Ucraina e ha scritto che la nuova tattica della Russia è quella di condurre attacchi di artiglieria e droni suicidi sulle infrastrutture ucraine

Evocando recenti attacchi russi sulle infrastrutture ucraine, compreso un attacco a una diga, il Wall Street Journal ha scritto: “Dopo che le forze ucraine hanno iniziato a riprendersi parti del loro territorio, all’inizio di settembre. ” La Russia ha risposto con attacchi alle infrastrutture vitali ucraine “

Secondo il WST, questi attacchi indicano una nuova fase di guerra, dove minaccia aree lontane dal fronte. Il mese scorso, l’artiglieria russa ha attaccato le centrali elettriche a Kharkiv, Zemiv, Pavlohrad e Kremenchuk, lasciando centinaia di migliaia di persone senza potere nell’Ucraina centrale e orientale.

“I droni bombardieri russi hanno anche attaccato obiettivi militari in tutta l’Ucraina nelle ultime settimane”, riporta il giornale statunitense.

Secondo il Wall Street Journal, il Ministero delle Infrastrutture ucraino ha annunciato che durante la guerra la Russia ha condotto più di 4.000 attacchi alle infrastrutture del paese.

John Herbst, l’ex ambasciatore statunitense in Ucraina, ha dichiarato che l’ultima serie di attacchi russi ha segnalato un cambiamento di tattica da parte della Russia.

Il generale Sergei Sourovikine era stato nominato comandante del “Gruppo congiunto di forze nella zona delle operazioni militari speciali”, ha annunciato sabato il ministero della Difesa russo.

Su ordine del ministro della Difesa russo Sergei Choigou, questo generale russo, che in precedenza aveva il comando della forza aerospaziale russa, è diventato il comandante del gruppo congiunto delle forze russe in Ucraina.

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che Sourovikine è stato nominato “comandante di tutte le forze combattenti in Ucraina”.

Negli ultimi sviluppi legati ai conflitti in Ucraina, Vladimir Putin ha decretato la mobilitazione di centinaia di migliaia di riservisti a fine settembre e ha sottolineato il perseguimento degli obiettivi delle operazioni militari speciali in Ucraina, che includono la denazificazione, il disarmo di Kiev e la risoluzione di altre questioni di sicurezza a Mosca.

In un recente discorso televisivo, mentre annunciava la mobilitazione di parte delle forze russe, il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che “I Paesi occidentali cercano di indebolire, disintegrare e distruggere completamente la Russia, ma Mosca ha anche un’arma nucleare s e usa tutti i mezzi per difendere”.

Geran-2: l'esercito russo cambia tattica!
Geran-2: l’esercito russo cambia tattica!

Iran-Russia: StarLink è neutralizzato!

a cura di Press TV Français

Sarà un caso che il capo dell’agenzia spaziale iraniana abbia annunciato la data in cui i media statunitensi hanno riportato interruzioni dei segnali StarLink sull’Ucraina per la prima volta da febbraio?
Il database di immagini satellitari Khayyam del satellite iraniano, messo in orbita da una portaerei russa Soyouz qualche settimana fa, ha iniziato le sue attività già da qualche tempo, come centro di controllo delle operazioni e telemetria, pick up e del ordini iver?
Inoltre, il direttore dell’organizzazione spaziale iraniana ha dichiarato sabato che la ricezione di immagini, l’elaborazione delle immagini e il supporto tecnico sono inclusi anche nel numero di attività del centro, che si sta attuando sin dall’accoglienza età dagli ordini fino all’elaborazione e presentazione delle immagini, I dati forniti di Khayyam.
Il centro eretto unicamente in interazione con il satellite specificato non è solo una base di lancio, ma anche una stazione mobile di soccorso.
Il centro di comando legato visceralmente a Khayyam che la Russia ha messo in orbita con altri 16 dei suoi mini-satelliti a giugno non sembrava troppo anodina all’inizio.
L’Iran sta perseguendo da tempo un programma spaziale pacifico secondo cui gli Yankees sono regolarmente accusati di aver redatto un programma per la fabbricazione di ICBM, un’accusa che ha assunto una dimensione completamente nuova a giugno, quando il Ru sì, in preda agli scatti assassini di Space X è c’è fusione improvvisa da accettando di lanciare dalla propria base spaziale, un conglomerato di 16 mini-satellite perfettamente paragonabile a StarLink di Elon Musk. Iran e russi hanno lavorato all’aggiornamento di SpaceX da allora?
Ricordiamo la curiosa uscita di Elon Musk due giorni fa che, dopo aver combattuto Putin per mesi, ha improvvisamente annunciato un piano di pace rischiando di attirare i fulmini di Zelensky.
Se è vero che l’Iran non ha nulla da insegnare ai russi in scienze spaziali, è anche vero che ha imparato il “piccolo”, “preciso” e “sincrono. ” E la sua capacità di testare i suoi droni che attualmente fumano sul fronte anti-NATO potrebbe aver servito perfettamente i russi. Soprattutto che in termini di coincidenze, non dimenticheremo l’annuncio del direttore dell’Organizzazione Spaziale Iraniana sul conto di Khayyam questo sabato, che l’Iran ha testato con successo un rimorchiatore spaziale in grado di spostare satelliti tra i conigli mari. Il Ministero iraniano dell’informatica e delle telecomunicazioni ha affermato che il lancio è stato un successo. La navicella di prova Saman costruita dal Centro di Ricerca Spaziale Iraniano è stata lanciata dal Ministero della Difesa. Sarà usato per trasferire i satelliti dalle orbite inferiori alle orbite superiori.
Ma la parte russa ha anche visto sforzi visibilmente legati alla reazione delle armi laser antisatellite negli ultimi due giorni. Giovedì a Belgorod, testimoni hanno osservato delle travi sopra la città che spingono gli osservatori a speculare sull’uso di Prevest.
Questo utilizzo ha preceduto le interruzioni di StarLink: “Secondo i suoi ufficiali e soldati [ucraini], l’esercito ucraino sta segnalando un malfunzionamento dei suoi dispositivi di comunicazione Starlink in prima linea, ostacolando gli sforzi offensivi. Alcune interruzioni hanno portato a una perdita “catastrofica” di comunicazioni nelle ultime settimane, ha affermato un alto funzionario governativo ucraino con conoscenza diretta del problema. Di conseguenza, le forze russe avrebbero compiuto notevoli progressi nell’offensiva, ha affermato l’ufficiale sotto la copertura dell’anonimato. , riferendo sulla Finanza. Questo sabato gli esperti russi parlano dell’ultimo sistema di guerra elettronica russo “Tirada” che avrebbe potuto essere usato contro le costellazioni di Starlink in Ucraina.
“L’ultimo sistema russo è in grado di sopprimere le comunicazioni e, secondo i giornalisti russi, la famiglia Tirada dei sistemi di guerra elettronica potrebbe diventare un efficace mezzo per contrastare le comunicazioni satellitari” lite, che ha giocato un impulso ruolo ortante nell’organizzazione delle comunicazioni militari dall’esercito. La connessione di rete è “caduta” in diverse regioni contemporaneamente: Kharkiv, Zaporozhye, Kherson, così come in una serie di territori della DPR e della RPL. E va avanti da più di un giorno ormai. I venditori di attrezzature hanno suggerito che tutto ciò che sta accadendo è il risultato delle misure di sicurezza di Starlink a causa di tentativi di accesso non autorizzato. Tuttavia, i funzionari della compagnia di Elon Musk finora si sono astenuti dal commentare. Nel frattempo, è in offerta una versione diversa e molto logica: l’esercito russo ha deciso di utilizzare il sistema di interferenza elettronica di comunicazione satellitare Tirada-2S (REPS) in condizioni di combattimento. , – riportano i giornalisti dalla pubblicazione “Military Review”.
Ma perché la Russia finora si è rifiutata di usare questi sistemi? Questa è la grande domanda che alcune fonti stanno cercando di analizzare. Tra l’altro, le interruzioni di StarLink si sono verificate nelle regioni in cui operano quotidianamente droni dell’esercito russo iraniano ed è possibile che gli sforzi sterili della NATO per contrastare questi droni abbiano finito per colpire StarLink. Del resto sono droni di navigazione autonomi ma anche GPS e volerli abbattere avrebbe potuto fare “vittime collaterali” niente di meno.

Iran-Russia: StarLink è neutralizzato!
Iran-Russia: StarLink è neutralizzato!

Preparare l’ordine nuovo

di Andrea Zhok

Per definire il nostro spazio di possibilità storico bisogna comprendere la collocazione che abbiamo all’interno della traiettoria della nostra civiltà.

Noi tutti, italiani, europei, occidentali ci troviamo all’interno di una fase di crisi epocale, potenzialmente terminale, del mondo liberale che ha preso forma poco più di due secoli fa.

Che questa forma di civiltà, diversamente da tutte quelle che l’avevano preceduta, fosse affetta da contraddizioni interne autodistruttive era stato chiarito già dall’analisi marxiana a metà Ottocento. Gli elementi principali internamente contraddittori erano chiari sin da allora, per quanto Marx concentrasse lo sguardo sulla linea di frattura sociale (tendenza alla concentrazione oligopolistica e alla pauperizzazione di massa), mentre gli mancava per ovvie ragioni storiche la percezione di altri sbocchi critici inerenti alle medesime contraddizioni (non c’era né la consapevolezza della possibilità di un’estinzione della specie per via bellica, divenuta una possibilità dopo il 1945, né l’idea della rilevanza dell’impatto degenerativo del progressismo capitalista sul sistema ecologico). Un sistema che vive solo se cresce e che nel crescere consuma individui e popoli come mezzi indifferenti per il proprio accrescimento produce sempre, necessariamente e sistematicamente tendenze al collasso. La lettura marxiana, forse troppo condizionata dai propri desideri, previde come forma del crollo a venire un crollo rivoluzionario, in cui maggioranze impoverite si sarebbero rivoltate contro oligopoli plutocratici. Il crollo che invece si presentò agli occhi della generazione successiva fu la guerra, una guerra mondiale come conflitto finale nella competizione imperialistica tra stati che erano realmente diventati “comitati d’affari della borghesia”.

La fase attuale presenta tendenze molto simili a quelle dei primi del ‘900: una società apparentemente progressiva e opulenta, secolarizzata e scientista, in cui i margini di crescita (“plusvalore”) si erano però ristretti e avevano indotto a cercare fonti di risorse alimentari e materie prime sempre più lontano, in paesi colonizzati. Questo fino a quando le singole ambizioni di crescita avevano iniziato – sempre più spesso – a collidere sul piano internazionale, spingendo a preparare ad un possibile conflitto attraverso trattati segreti di alleanza militare che dovevano scattare in presenza di un casus belli.

Che l’esito della crisi attuale sia una guerra mondiale totale sul modello della Seconda Guerra mondiale è solo una possibilità.

Potrebbero prevalere le spinte a farne una guerra più simile alla Prima, dove il fronte è l’Ucraina e le retrovie che si fanno carico di fornire mezzi alla guerra sono rispettivamente l’Europa e la Russia. Nella Prima Guerra Mondiale i civili non erano direttamente coinvolti dagli eventi bellici salvo che nelle zone di contatto, ma il coinvolgimento complessivo in termini di impoverimento e carestia fu enorme. Tra il 1914 e il 1921 l’Europa perse tra 50 e 60 milioni di abitanti, di cui morti direttamente durante il conflitto erano “solo” tra 11 e 16 milioni (a seconda delle modalità di conteggio).

Dalla Guerra emerse uno specifico ceto industriale più ricco e potente di prima, ed era quello coinvolto direttamente o indirettamente negli approvvigionamenti del fronte. I paesi più lontani dal fronte e non coinvolti direttamente uscirono dalla guerra persino più ricchi e comparativamente più potenti.

Questa è naturalmente anche la prospettiva e l’auspicio di chi oggi alimenta il conflitto da remoto.

L’esperienza dell’ingresso in guerra, con la complicità di fatto di quasi tutti i partiti socialisti e socialdemocratici, rappresentava un trauma da cui trarre un insegnamento fondamentale, insegnamento che attualizzato potremmo tradurre con: la sinistra di sistema non ha alcuna capacità né volontà reale di opporsi al degrado del sistema.

In risposta a questo trauma Gramsci nel 1919 fondava una rivista dal nome altamente simbolico l’Ordine Nuovo; e due anni dopo, sulla scorta dell’apparente successo della Rivoluzione Russa, nasceva il PCI, con l’intenzione di essere precisamente un antidoto a quanto avvenuto: una forza “antisistema” capace di rovesciare i paradigmi sociali e produttivi che avevano condotto alla guerra (e che rimanevano intatti).

Nello stesso torno d’anni prendeva forma il movimento dei Fasci di Combattimento, il cui Manifesto “sansepolcrista”(giugno 1919) può stupire chi conosca la successiva evoluzione del regime fascista.

Anche qui l’onda dell’esperienza dell’anteguerra e della guerra spingeva in una direzione di rinnovamento radicale “antisistema”. Vi troviamo la richiesta di suffragio universale (anche femminile), la giornata lavorativa di 8 ore, il salario minimo, la partecipazione dei lavoratori al governo dell’industria, un’imposta straordinaria sul capitale a carattere progressivo con espropriazione parziale di tutte le ricchezze, il sequestro dell’85% dei profitti di guerra, ecc.

Di lì a pochi anni, tuttavia, il movimento dei Fasci di Combattimento perderà tutte le istanze socialmente più radicali e verrà riassorbito nel sistema, ottenendo in cambio il sostegno economico degli agrari e della grande industria, che lo utilizzeranno in funzione anticomunista e antisindacale. Con una lettura attualizzata (e naturalmente forzata, vista la vastità di differenze storiche) si potrebbe dire che la spaccatura della protesta antisistema (fomentata dal capitale) riuscì a neutralizzarne il carattere di minaccia al capitale stesso, mantenendone soltanto un carattere di rivoluzionarietà esteriore.

In quasi perfetto parallelismo con la pubblicazione del Manifesto “sansepolcrista”, Antonio Gramsci apriva le pagine de L’Ordine Nuovo (maggio 1919) con un celebre appello:

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

Gramsci aveva perfettamente chiaro che le possibilità di successo di una forza che desiderasse l’abbattimento di un sistema capitalistico, uscito quasi indenne dal più grande conflitto di tutti i tempi, richiedeva certo l’agitazione e la protesta (non difficile da ottenere in un’Italia dove il malcontento postbellico era enorme), ma soprattutto richiedeva “studio” (formazione) e “organizzazione”.

È passato un secolo. Moltissime cose sono cambiate, ma il sistema socioeconomico è il medesimo e la fase è simile: passato attraverso una profonda revisione all’indomani del 1945, esso si è rimesso sui vecchi binari in forma accelerata a partire dagli anni ‘80.

Oggi siamo in una situazione che ricorda per molti versi il 1914: l’inizio, perfettamente inconsapevole, di una lunga e distruttiva crisi.

Uscirne più o meno come nel 1918, con una condizione di impoverimento generalizzato e una società più violenta, ma senza la distruzione bellica direttamente in casa è lo scenario che ritengo più ottimistico.

Con qualche anno di crisi energetica, alimentare ed industriale e l’Europa sarà ridotta a fornitore di manodopera specializzata a basso costo per le industrie americane. Questo è lo scenario migliore.

Le possibilità di frenare il treno in corsa sono minime.

Quello che si può fare è prepararsi per essere all’altezza degli eventi, per guidare i pezzi in caduta libera in modo che si dispongano come fondamenta per un edificio futuro.

E questo richiede, come diceva Gramsci, innanzitutto una FORMAZIONE adeguata ad interpretare gli eventi, ad uscire da dogmatismi e rigidità che impediscono di comprendere la forza e il carattere del “sistema”. In questa fase chi rimane ancorato ai riflessi condizionati di destra e sinistra, con i relativi dogmi, santini e demonizzazioni a molla, è parte del problema.

Il sistema di dominio del capitalismo finanziario mondiale su base angloamericana è un potere in crisi sì, ma è ancora il più grande potere sul pianeta ed è sopravvissuto ad altre grandi crisi.

Esso è in grado di persuadere quasi chiunque, di quasi qualunque cosa, attraverso un capillare controllo dei principali snodi mediatici.

Esso è in grado di corrompere chiunque abbia un prezzo e di minacciare chiunque non lo abbia.

Esso può anche cambiare rapidamente pelle su questioni “decorative” e “sovrastrutturali” come tutti i vari dirittocivilismi e dirittoumanismi, che ora brandisce come clave quando servono, ma che può far scomparire in un istante con una fiaba ad hoc, se una strategia diversa dovesse risultare utile.

Avere una consapevolezza culturale di ciò che è essenziale e di ciò che è contingente qui è cruciale.

E in seconda istanza, sempre con Gramsci, è necessaria ORGANIZZAZIONE. Chi ambisca non ad “abbattere il sistema” (nessuno ha oggi il physique du rôle per farlo in modo diretto, “rivoluzionario”), ma ad accompagnarne il parziale collasso endogeno, in modo da portare alla luce una nuova forma di vita, ha qualche possibilità di farlo solo se prende maledettamente sul serio gli obblighi di un’organizzazione collettiva.

Ciò che il “sistema” alimenta scientemente è l’INCONSAPEVOLEZZA (ignoranza, disorientamento) e la FRAMMENTAZIONE (caduta nel privato, mutua diffidenza). Ciò che deve fare chi prova a sfidarlo è remare con tutte le forze in direzione opposta.

Fonte: Idee&Azione

9 ottobre 2022

Preparare l’ordine nuovo
Preparare l’ordine nuovo

La vera scelta

di Mike Plato

Non è un caso che NON AL PRIMO ADAM AD IMMAGINE ED ETERNO, ma al SECONDO ASTRALE fu posta la scelta tra VERA VITA e FALSA VITA, tra ALBERO DELLA VITA e ALBERO DELLA CONOSCENZA DELLA DUALITA , TRA UNIONE IN SE STESSO E CON DIO E SEPARAZIONE IN SE STESSO E DA DIO. Posto in un luogo intermedio ove non c’è ancora la VITA ETERNA ma neanche la MORTE eterna, egli avrebbe dovuto scegliere se salire alla vita eterna in quanto SACERDOTE in ETERNO oppure scendere alla morte eterna e farsi schiavizzare da chi era a Lui ontologicamente inferiore.
La mia visione è che il grosso delle anime di questo piano di morte eterna non origina da quell’EDEN ma dalla sfera arcontica. Sono anime che non hanno e mai avranno alcun anelito verso una VITA che è loro estranea.

La vera scelta
La vera scelta