“Se il materialismo fosse completamente vero, il cervello dovrebbe funzionare ‘al buio’, esattamente come fa il cervello artificiale di un robot. E poi, se la coscienza non avesse potere causale, per quale ragione dovrebbe esistere? Non avrebbe senso provare sensazioni e sentimenti, e capire le situazioni in cui ci troviamo, nonché le intenzioni altrui, se ciò non ci conducesse a trovare soluzioni creative ai problemi che ci circondano. Sta proprio nella creatività il punto d’incontro tra coscienza, libero arbitrio e intelligenza naturale.
[…]
“Noi siamo enti coscienti che sono incommensurabilmente di più della somma delle parti che costituiscono il nostro corpo, mentre un robot è semplicemente la somma delle sue parti. A meno che non siamo noi a dirigere il robot, è un fatto assodato che esso non ha la capacità di decidere cosa fare quando mancano i dati necessari per prendere una decisione algoritmica.”
Federico Faggin, ‘L’Intelligenza umana non è algoritmica’,
Un video di Fratria che intervista Gianluca Marletta, laureato in Storia Medievale e Scienze Religiose, professore di Religione, nato a Roma nel 1971. Studioso di Antropologia, ha pubblicato numerosi saggi sul «lato nascosto» e sui «miti esoterici» presenti nella cultura contemporanea. Un’intervista che parla della battaglia dello spirito contro la materia, degli accadimenti che stanno sconvolgendo il cuore dell’Europa, la guerra ritorna attuale e mette a confronto i Due mondi quello occidentale e quello orientale, la via multipolare e imperiale contro quella materiale e secolarizzata dell’occidente.
Timothy Snyder, IVAN IL’IN Il filosofo del neozarismo di Putin
Introduzione al pensiero di Ivan Aleksandrovič Il’in (1883-1954), il filosofo russo che, come ricostruito in queste pagine dallo storico specializzato nella storia dell’Europa orientale Timothy Snyder, fornì con le sue opere una giustificazione metafisica e morale per il totalitarismo politico, esprimendo delle linee guida per uno stato retto da un fascismo russo e cristiano. Oggi, le sue idee sono state riprese e celebrate da Vladimir Putin, che le sta applicando in chiave neozarista nella sua politica interna, nei rapporti con la Chiesa ortodossa e in politica estera e nelle crisi internazionali, come in Ucraina.
In appendice, due scritti politici di Ivan Il’in inediti in italiano dalla sua raccolta Nashi Zadachi (I nostri compiti), testo citato in diverse dichiarazioni ufficiali da Vladimir Putin e distribuito ai suoi capi militari e governatori.
Dal testo:
Il tracciare l’influenza di Il’in è forse più facile per quanto riguarda il nuovo orientamento della Russia verso l’Ucraina. L’Ucraina, come la Federazione Russa, è un nuovo paese, formato dal territorio di una repubblica sovietica nel 1991. Dopo la Russia, era la seconda repubblica più popolosa dell’Unione Sovietica, e ha un lungo confine con la Russia a est e a nord e con i membri dell’Unione Europea a ovest. Per i primi due decenni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le relazioni russo-ucraine sono state definite da entrambe le parti secondo il diritto internazionale, con gli avvocati russi che hanno sempre insistito su concetti molto tradizionali come la sovranità e l’integrità territoriale. Quando Putin è tornato al potere nel 2012, il legalismo ha lasciato il posto al colonialismo. Dal 2012, la politica russa verso l’Ucraina è stata fatta sulla base di principi assoluti, e quei principi erano quelli di Il’in. L’Unione Eurasiatica di Putin, un piano che ha annunciato con l’aiuto delle idee di Il’in, presupponeva che l’Ucraina vi aderisse. Putin ha giustificato il tentativo della Russia di attirare l’Ucraina verso l’Eurasia con il “modello organico” di Il’in, che faceva di Russia e Ucraina “un solo popolo”.
L’idea di Il’in di un organismo russo che includesse l’Ucraina si scontrava con la più prosaica nozione ucraina di riforma dello stato ucraino. Formato 12×18, 78 pagg., Collana OFF TOPIC di ITALIA Storica, Genova 2022, ISBN 978-88-31430-20-3
Quando sta avvenendo in queste ore cambierà le sorti dell’intera umanità. Lo scontro di civiltà fra Occidente e Oriente, fra la NATO e l’Eurasia, sta per compiere una svolta epocale. Ne parliamo con Andrea Lucidi, inviato in Donbass, e Luciano Lago, analista geopolitico di Controinformazione.info. modera Fabio De Maio.
Alcuni punti salienti del discorso di Vladimir Putin oggi 30 settembre 2022, in occasione dell’annessione delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk e dei territori di Kherson e Zaporozhye.
– Gli ultimi leader sovietici hanno distrutto il nostro grande Paese. Hanno messo il popolo davanti a un fatto compiuto, non comprendendo le conseguenze. La decisione del 1991 non si basava sull’opinione del popolo
– Le persone che vivono a Lugansk, Donetsk, Kherson e Zaporozhye diventano nostri cittadini per sempre
– La Russia è pronta a tornare al tavolo delle trattative con Kiev, ma Mosca non discuterà i risultati dei referendum nei territori liberati
– La Russia farà di tutto per proteggere la vita delle persone che hanno votato per ricongiungersi alla madrepatria. Lo faremo utilizzando tutti i mezzi a nostra disposizione
– Tutti i paesi occidentali hanno ormai ceduto la loro sovranità agli Stati Uniti. Ormai non hanno più indipendenza
– L’occidente è pronto a scavalcare tutto per preservare il sistema neocoloniale, che gli permette di depredare il mondo e raccogliere tributi dall’umanità
– L’occidente sta perseguendo una politica di totale desovranizzazione nel mondo. Da qui la sua aggressione ai valori tradizionali e alla sovranità dei paesi. Distrugge interi stati che non accettano di cedere la loro sovranità
– La Russia è orgogliosa di aver sempre sostenuto tutte le lotte di liberazione dal colonialismo, dal razzismo dell’occidente e dall’apartheid. La Russia ha appoggiato in tutti i modi i popoli e i paesi che si sono opposti a quei crimini dell’occidente. E lo farà ancora
– Gli Stati Uniti sono gli unici al mondo ad aver usato le armi nucleari due volte e ad aver creato un precedente
– Gli Stati Uniti, insieme agli inglesi, hanno ridotto in rovina le città tedesche, e questo è stato fatto con aria di sfida, senza alcun bisogno, per intimidire sia il nostro paese che il mondo intero.
– Finora, gli Stati Uniti hanno effettivamente occupato Germania, Giappone, Corea del Sud e allo stesso tempo li chiamano cinicamente alleati alla pari
– Sebbene sia noto che i loro leader vengono seguiti, installano dispositivi di localizzazione non solo nei locali ufficiali, ma anche in quelli privati
– Lo sviluppo di armi biologiche, esperimenti su persone viventi, li chiamano nobile ricerca medica.
– È chiaro a tutti a chi conviene la distruzione del Nord Stream
– Le sanzioni non bastano per gli anglosassoni, sono passati al sabotaggio, anzi hanno iniziato a distruggere le infrastrutture comuni europee
– Le nazioni che ospitano basi militari statunitensi sono occupate dall’America, che le chiama partner mentre intercetta i loro leader
– L’occidente vuole vederci come una colonia, come una massa di schiavi senz’anima, anche utilizzando divisioni etniche.
– Per loro, una minaccia diretta è la nostra visione del mondo, la nostra filosofia. Ecco perché attaccano i nostri filosofi
– Il mondo è appena entrato in un’era di trasformazione rivoluzionaria!
– L’ideologia occidentale vuole farci credere che esiste un terzo sesso e distruggere i nostri valori, non seguiremo questi valori
– Il dominio neocoloniale non sarà eterno. Un nuovo grande movimento anticolonialista si sta rafforzando
– Il crollo dell’egemonia occidentale è irreversibile. Oggi lottiamo affinché non venga mai in mente a nessuno che la nostra storia e cultura possano essere cancellate
Il Qi gong è una pratica di auto guarigione efficace su più livelli: fisico,mentale,energetico,spirituale e karmiko. E’ la coltivazione continua del nostro vero sé a dispetto dei vari ego o condizionamenti che in qualche modo ci rovinano la vita. La nostra energia (Qi) cambia continuamente, il punto è dirigerla dove ci sono dei blocchi e guarire veramente. La chiave per questo è sempre l’amore,il cuore,il suo linguaggio,il suo volere. Tutti sappiamo che l’amore è l’energia più potente dell’universo,quindi il suo potere terapeutico su di noi e gli altri è immenso. Il Qi gong punta proprio sulla apertura del cuore,punta sul fatto che tutti siamo in qualche modo malati ma tutti abbiamo la potenzialità di guarire tramite l’amore. Il Qi gong è una pratica d’amore;prima verso se stessi e poi verso tutto e tutti. Quando il cuore si apre la nostra percezione del reale cambia;la nostra vita cambia totalmente,non c’è più spazio per odio,risentimento e altri stati d’animo dannosi. L’allenamento consiste nel scegliere per noi sempre il positivo e lasciare (con calma) tutto quello che è negativo e non ci nutre. L’amore è una scelta consapevole! La pratica è difficile ma con pazienza,fermezza,flessibilità,umiltà è possibile.
L’essere primordiale che esiste da sempre si chiama Tao.
Viene chiamato anche grande uno perché non ha nulla al di sopra di sé.
Il fiore d’oro è la luce; è in verità la forza del Tao; nell’I Ching si dice: mediante l’uno (Tao) si genera il cielo che poi è il primo trigramma; questo genera la pioggia che coltiva la terra e permette ai 10.000 esseri di esistere.
Ecco perché si consiglia di conservare l’uno (Il Tao), seguire e mettere in pratica i principi del Taoismo.
La pratica meditativa consiste nel far circolare la luce; il cuore celeste si trova tra i due occhi ed è grande un pollice; in questo cuore celeste risiede la luce che poi dovrà circolare (la forza del Tao in noi).
Bisogna far circolare questa luce a lungo, in modo che si cristallizzi e poi crei un corpo spirituale.
Se la luce circola (ci si concentra sul cuore celeste – 3 occhio) si spicca il volo; qui non è chiaro potrebbe trattarsi di viaggi astrali.
Ma la interpretazione più corretta è quella: si ritorna in cielo, cioè ci si unisce con il Tao (Yoga).
Continuando così per molto tempo si genera l’embrione immortale; cioè un altro corpo etereo, immortale che va ben oltre il corpo fisico.
Quindi il Fiore d’oro è l’elisir dell’immortalità, perché porta alla creazione di questo corpo sottile immortale.
Per fare tutto questo bisogna saper ascoltare il proprio cuore, questa è un’arte che pochi riescono a mettere in pratica.
Se la meditazione è perfettamente tranquilla il cuore celeste (la luce del terzo occhio che poi genera l’embrione immortale) si manifesta spontaneamente.
Questa luce risiede anche nei due occhi e la tecnica per ritornare all’uno consiste nel far roteare gli occhi.
Tramite queste tecniche bisogna essere in grado di cogliere lo spirito originario; solo così ci si libera per sempre dal Samsara.
Un po’ di chiarezza: lo spirito originario risiede tra i due occhi; mentre lo spirito cosciente risiede nel cuore.
Quando la coscienza, cuore trova la pace perfetta lo spirito originario (3 occhio) si manifesta come luce e inizia il processo.
Lo spirito cosciente che risiede nel cuore fisico è fortemente influenzato dal mondo esterno, vive tutte le emozioni, sia positive che negative, per questo è molto difficile tenerlo tranquillo e in comunicazione con il cuore celeste (spirito originario).
Il cuore celeste invece non è influenzato fa nulla, non si muove; l’ideale sarebbe che piano e con metodo, l’influenza del cuore celeste su quello umano si cristallizzi come spirito originario.
I 2 occhi mettono in moto il meccanismo di rotazione della luce.
Ci sono 3 aspetti alchemici che vanno messi in relazione e sono molto importanti:
IL FUOCO DELLO SPIRITO: che è la luce (cuore celeste).
LA TERRA DEL PENSIERO: che è la sede mediana.
IL LIQUIDO SEMINALE: che è l’energia del cielo anteriore.
Gli uomini comuni producono il loro corpo tramite il pensiero che poi sarebbe l’energia del PO (anima corporea).
Ma questo è solo il corpo fisico che ha una fine dove risiede anche il PO.
La coscienza (il cuore fisico) è fortemente influenzato dal modo di essere e dagli attaccamenti del Po che poi è femminile (Yin).
Se questo rapporto tra il Po e il cuore fisico (coscienza) i guai continuano per generazioni e generazioni; cioè per molte incarnazioni e non si esce dal ciclo di nascita e morte.
Se la persona svegliandosi si sente turbata con pensieri strani e disturbanti, allora vuol dire che è molto legata alla forma corporea che poi è il Po (possiamo vedere il un collegamento tra il Po e i sensi, infatti in molti test i Po sono 7).
Mediante la rotazione degli occhi lo Hun che è l’anima celeste legata al fegato (guarda caso occhi – fegato) si sottomette il Po e le sue influenze sul cuore terreno (coscienza); così si tiene sotto controllo il Po e la sua negatività e si può realizzare il cuore celeste, la sua luce (a livello del terzo occhio).
Mediante questo metodo si realizza molto liquido seminale e il fuoco dello spirito si accenderà (molto
sperma uguale molta acqua, questa spegne il fuoco del cuore che permette allo spirito di accendersi).
Queste sono le premesse per generare dal cuore celeste l’embrione immortale.
Il Po vuole la morte dell’essere e influenza la coscienza con pensieri di morte, orrore e tutto quello che è distruttivo, il praticante sa trasformare, distillare il torbido Po in puro yang, per eliminare questa interferenza negativa. Quando il Po viene eliminato, questo torna alla terra diventando un demone (Kuei).
Purtroppo lo Shen del cuore tramite i suoi desideri consuma tutta la sua energia e il liquido seminale, toglie completamente potere allo spirito primordiale e togliendo anche tutta l’energia allo spirito primordiale; ecco il sopraggiungere della morte.
Se nella vita l’uomo si è servito dei due spiriti (cuori) per il bene e per amare gli altri, al momento della morte la sua energia esce dal naso e si trasforma in un genio; viceversa se ha fatto solo del male al momento della morte la sua energia esce dall’ano e l’essere si trasforma in un demone.
Quindi quello che bisogna fare è assoggettare la coscienza (cuore terreno) allo spirito primordiale (cuore celeste); eliminando l’influenza negativa del PO.
Questo si fa facendo roteare a questa luce: il corpo deve morire e lo spirito deve vivere !!
Quando questo succede allora il Qi di tutto il corpo inizia a circolare molto bene e va concentrato nel basso ventre (nel Tan Tien).
Bisogna cristallizzare, stabilizzare lo spirito celeste nel Tan Tien e allora si può lavorare a livello alchemico e l’influenza del Po è quasi annullata.
Alla fine di luglio è circolata online un’intervista scioccante a un prigioniero del battaglione Azov. Nella clip, il prigioniero di guerra ha affermato che Oleksiy Arestovych, un tempo consigliere chiave del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, aveva ordinato al suo reggimento neonazista (tra le altre unità militari) di eseguire e filmare “uccisioni brutali” di soldati russi prigionieri come parte di una “campagna informativa” prima dell’inizio del conflitto.
Il combattente di Azov ha affermato che l’obiettivo di questi sforzi era quello di trasmettere il raccapricciante filmato in Russia per incitare il sentimento anti-guerra tra la popolazione e provocare così proteste e disordini.
Le confessioni e le affermazioni incendiarie provenienti dai prigionieri di guerra devono sempre essere considerate con grande scetticismo. La probabilità che siano stati realizzati sotto notevole pressione e/o come risultato di una formazione approfondita è invariabilmente alta. Tuttavia, ci sono buone ragioni per non ignorare la testimonianza di un combattente senza nome.
Anche se è improbabile che lo si venga a sapere dai media occidentali, innumerevoli soldati russi sono stati torturati e uccisi nei modi più brutali che si possano immaginare e ogni orribile incidente rappresenta un grave crimine di guerra. Ci sono numerosi resoconti di prigionieri che sono stati bruciati con la fiamma ossidrica e/o a cui sono stati cavati gli occhi prima dell’esecuzione, e anche quelli che sono stati lasciati vivi sono stati spesso colpiti alle rotule per renderli storpi a vita. Il materiale di supporto è voluminoso e ampiamente diffuso.
Pertanto, è lecito chiedersi se questo sia il risultato di una strategia deliberata da parte di Kiev piuttosto che l’azione isolata e vendicativa di singoli soldati o unità, soprattutto perché numerosi funzionari hanno minacciato pubblicamente il destino che attende i russi se parteciperanno alla guerra. A fine marzo, ad esempio, un medico di alto livello ha dichiarato ai media statali ucraini di aver ordinato al suo staff di castrare i prigionieri perché erano “scarafaggi”.
Nel corso degli anni, Arestovich ha anche fatto numerosi commenti profondamente inquietanti a sostegno dell’ISIS (vietato nella Federazione Russa – ndr), in particolare sulla “ostentata crudeltà” del gruppo terroristico, che considera una “saggia strategia”.
“Agiscono in modo molto giusto… Questi metodi, il mondo ne ha bisogno, anche se sono terrorismo, brutalità medievale, bruciare la gente viva, sparatorie e decapitazioni. Questa è assolutamente la strada del futuro”, ha dichiarato in un’intervista televisiva.
In modo ancora più convincente, i documenti trapelati esaminati da MintPress mostrano che i piani segreti per “ottenere influenza” sui russi e metterli contro la guerra sono stati messi insieme da un oscuro contractor dell’intelligence britannica, guidato da qualcuno strettamente associato a precedenti sforzi segreti per raggiungere lo stesso obiettivo, utilizzando le atrocità propagandistiche della crisi siriana, in cui anche l’Ucraina ha giocato un ruolo centrale.
Come vedremo, non c’è motivo di credere che questo sforzo non sarebbe controproducente, esponendo la libertà, se non la vita stessa, dei russi a un rischio considerevole, mentre rafforza notevolmente il Cremlino e favorisce i suoi obiettivi informativi.
Narrative Opportunity Stream
Le proposte sono state sviluppate da Valent Projects, che a luglio è stata smascherata da MintPress per aver condotto una sinistra operazione di censura dei social media per conto del servizio di intelligence statunitense USAID, in collaborazione con Chemonics International, che il suo stesso fondatore ha ammesso di aver creato per poter “avere una propria CIA”. L’appaltatore è stato il principale tramite attraverso il quale i fondi e le attrezzature statunitensi sono confluiti nel gruppo umanitario siriano fasullo dei Caschi Bianchi.
Attuato attraverso il Fondo di partenariato per l’Ucraina sostenibile, il meccanismo di sostegno istituito dai governi di Regno Unito, Canada, Svezia, Svizzera e Stati Uniti dovrebbe “mappare i pubblici critici nei confronti degli sforzi del Cremlino e identificare le opportunità di influenzare le loro narrazioni” per sostenere gli “sforzi di comunicazione strategica” di Kiev.
Ciò fornirebbe ai decisori chiave dei ministeri della Difesa e degli Esteri e dell’amministrazione presidenziale un “flusso di ‘opportunità narrative’” attraverso le quali potrebbero “influenzare” e “coinvolgere” il pubblico non solo in Russia, ma anche in “altri Stati chiave”, tra cui India e Turchia, attraverso le agenzie di stampa e i social media.
Valent si è impegnato non solo a identificare i potenziali target demografici, ma anche “le loro visioni del mondo prevalenti, il modo in cui accedono alle informazioni e quali narrazioni potrebbero influenzarli” e a seguire le loro interazioni online in tempo reale, in particolare identificando quando “i pubblici chiave esprimono potenziali tensioni con le posizioni ufficiali” che potrebbero essere sfruttate da Kiev.
Questi dati potrebbero essere segmentati tra i diversi dipartimenti governativi se, ad esempio, i capi del Ministero della Difesa sono “interessati a un pubblico diverso” rispetto alle loro controparti del Ministero degli Affari Esteri. Nel complesso, è stato promesso che l’intera amministrazione ucraina sarebbe stata in grado di “influenzare cambiamenti misurabili negli atteggiamenti e nei comportamenti del pubblico russo chiave” attraverso Valent.
Sebbene il documento non menzioni l’uso di questo sistema per attuare i presunti piani raccapriccianti di Arestovich, certamente fornirà un mezzo efficace per realizzarli. Inoltre, nella proposta si avvertono echi inquietanti di un’operazione condotta dall’impresa di intelligence britannica InCoStrat durante la crisi siriana, gestita dal fondatore e capo di Valent Amil Khan.
Chiamato Progetto Aurelio, mirava ad “aumentare il costo per la leadership russa di un intervento continuato o intensificato nel conflitto siriano, attirando l’attenzione dell’opinione pubblica russa sul costo opportunità del loro intervento nel conflitto”. Questo non solo pone fine al decisivo coinvolgimento militare del Paese nel fronteggiare le avventure dell’Occidente, ma destabilizza anche il governo, alterando il suo “equilibrio interno”.
Il documento del progetto definisce il “meccanismo di base per raggiungere” i suoi ambiziosi obiettivi. In breve, avrebbe dovuto “sfruttare la realtà dell’intervento russo in Siria così come viene rappresentata dai media dell’opposizione siriana e presentarla al pubblico russo chiave, compresi i principali consumatori di notizie”.
InCoStrat ha dichiarato di avere “una serie di risorse già disponibili per creare questo meccanismo”, tra cui “l’accesso ai prodotti mediatici dell’opposizione” per la creazione di contenuti che confutano “le affermazioni russe”, “la capacità di commissionare agli attivisti mediatici dell’opposizione siriana l’acquisizione del materiale di partenza” e “esperti internazionali di comunicazione” con sede in Giordania con “la capacità di organizzare e gestire lo sforzo” – e Amil Khan è il principale tra questi.
Insieme ai terroristi
Tale vanto sottovaluta di gran lunga la portata sconcertante delle macchinazioni di “cappa e spada” di InCoStrat a Damasco. L’appaltatore ha svolto un ruolo chiave nei lunghi sforzi di propaganda di Londra nella sporca guerra per rovesciare il governo di Bashar al-Assad. Nel convincere i cittadini e le organizzazioni internazionali che i rabbiosi gruppi militanti sostenuti dall’Occidente e dal Golfo che imperversano nel Paese rappresentano un’alternativa “moderata” credibile. E poi inondare i media a livello internazionale con agitprop a favore dell’opposizione.
Nell’ambito di questo sforzo, InCoStrat ha formato centinaia di “stringer” in tutto il Paese, che hanno fornito contenuti ai tre distinti uffici di produzione dei media gestiti, e ha creato 10 distinte stazioni radio FM, oltre a numerose riviste cartacee. Oltre all’ampio consumo interno nelle aree occupate e controllate dal governo in Siria, l’azienda ha fornito questi prodotti a una rete di “oltre 1.600 giornalisti e influencer” in tutto il mondo.
Inoltre, l’InCoStrat ha condotto diverse sofisticate operazioni di “guerriglia”, che ha descritto come “utilizzo dei media per creare un evento” e “avvio di un evento per creare un effetto mediatico”. Un esempio di queste attività è stato “l’utilizzo della presenza concentrata dei giornalisti” durante la conferenza di Ginevra II nel gennaio 2014 “per fare pressione sul regime”.
La società ha prodotto “cartoline, poster e rapporti” per “tracciare paralleli comportamentali” tra il governo di Assad e l’ISIS e promuovere falsamente la finzione che “esiste una relazione nascosta tra loro”. L’azienda ha dichiarato nei documenti del Ministero degli Esteri che il materiale è stato successivamente ripubblicato da “importanti organi di informazione”, tra cui Al-Jazeera, finanziata dal Qatar.
In un altro caso, InCoStrat ha contrabbandato in aree della Siria “controllate dal regime”, tra cui Damasco, materiale che evidenziava presunte atrocità governative, come foto “che ritraevano gli effetti di un barile bomba o le vittime di torture”. L’azienda ha cercato di “mantenere l’attenzione sui crimini di guerra del regime in un momento critico, in cui l’attenzione dei media si è spostata quasi esclusivamente sull’ISIS e alcuni personaggi influenti hanno chiesto la cooperazione con il regime siriano nella lotta contro l’ISIS”.
Questo lavoro ha messo l’azienda e il suo personale in rapporti estremamente stretti con numerosi ribelli armati responsabili di abusi efferati, che sono stati accusati in modo credibile di aver orchestrato eventi “false flag” per far precipitare l’intervento occidentale, compresi attacchi con armi chimiche che potrebbero aver richiesto massacri orchestrati dagli individui e dai gruppi che li hanno orchestrati.
Ad esempio, InCoStrat si vantava di avere contatti con bande violente in “alcune delle aree più aspre del Paese”, come il “fronte orientale” della Siria, che al momento in cui scriviamo era dominato dall’ISIS. I suoi collaboratori avrebbero avuto “accesso a vari gruppi”, tra cui Jabhat al-Nusra (vietato in Russia – ndr), affiliato ad al-Qaeda (vietato in Russia – ndr), “che hanno intervistato”. Amil Khan potrebbe aver svolto un ruolo chiave nello sviluppo di questi legami.
In un file trapelato, InCoStrat chiede di dimostrare la sua “comprovata esperienza nello stabilire e sviluppare contatti negli Stati di lingua araba colpiti dal conflitto”. La presunta storia di Khan di aver “stabilito relazioni e infiltrato organizzazioni terroristiche nel Regno Unito e in Medio Oriente” (un’esperienza che gli ha dato una “comprensione unica delle loro narrazioni, dei metodi di comunicazione, dei processi di reclutamento e della gestione della rete”) è citata come esempio della bravura dell’azienda in questo settore.
“Per minare la posizione della Russia”
Per usare un eufemismo, InCoStrat aveva “poche risorse disponibili” per implementare efficacemente il Progetto Aurelius.
“L’unico” elemento pubblico dell’operazione era un “collettivo russo di attivisti anti-Cremlino” con sede in Ucraina, “con accesso a giornalisti stranieri e a individui influenti con profili mediatici” che erano in grado di “creare e mantenere pagine di social media russi” e infiltrarsi nelle reti di opposizione russe online per conto di InCoStrat.
Il finanziamento di questo lavoro è stato chiaramente opaco, inviato da Amman a un “gruppo di attivisti dei media” gestito da siriani e registrato in Germania, che ha poi inviato pagamenti regolari a un’organizzazione parallela con sede a Kiev per coprire le spese di personale e di gestione. Pubblicamente, il denaro sembrava provenire da un “interlocutore siriano” che gestiva un’operazione di crowdfunding e “riceveva donazioni da siriani facoltosi”.
I risultati di vari media siriani di InCoStrat e di altre piattaforme di comunicazione dell’opposizione sono stati monitorati da un team guidato da Khan in Giordania per “identificare i prodotti che minano la posizione della Russia”, che sono stati poi compilati secondo un “piano di diffusione volto a massimizzare l’impatto negativo sulle narrazioni russe relative all’intervento in Siria” con particolare attenzione alle “vulnerabilità”.
Questo materiale è stato poi distribuito agli attivisti ucraini, tradotto e condiviso sui social media attraverso chat private e gruppi di social media. Si sperava che l’intero spettro dei media russi, dalle pubblicazioni dell’opposizione come Meduza e Novaya Gazeta, ai giornali liberali dell’establishment, tra cui Kommersant, e persino i “media filogovernativi direttamente controllati” avrebbero a loro volta ripreso queste storie, portando a un più ampio dibattito della società civile sull’intervento in Siria e sul deterioramento della posizione del governo in patria e all’estero.
Non è chiaro se Aurelius abbia raggiunto il suo obiettivo di inondare i canali dell’opposizione russa di disinformazione distruttiva, o quanti giornalisti e pubblicazioni abbiano riciclato questi contenuti mirati come organici e di natura mainstream, ma la missione siriana di Mosca non sembra essersi affatto fermata.
Oggi, nonostante i continui attacchi aerei israeliani, le minacciose sanzioni occidentali e l’occupazione statunitense delle aree siriane produttrici di petrolio, il Paese si sta riprendendo costantemente ed è in gran parte sotto il controllo del governo, grazie anche all’intervento russo.
Sembra probabile che la proposta di Valent e Chemonics sia altrettanto impotente, anche perché la brutalità nei confronti dei soldati russi catturati, di cui Arestovich sembra farsi portavoce, ha indubbiamente annullato la possibilità per Kiev di intervenire in tempo e sfruttare le “potenziali tensioni con le posizioni ufficiali” con un pubblico di riferimento in Russia. Come ha ammesso un prigioniero non nominato del battaglione Azov nella sua testimonianza, tale comportamento “ha provocato negatività nell’opinione pubblica mondiale”, soprattutto nella stessa Russia.
Altri eventi brutali, tra cui la distribuzione diffusa di mine a petali nelle aree residenziali del Donbass, gli attacchi indiscriminati alla Crimea russa e l’uso da parte dei soldati ucraini dei telefoni cellulari dei russi uccisi per chiamare e deridere le madri delle loro vittime in patria, sono stati inevitabilmente utilizzati dal Cremlino per promuovere e legittimare la sua narrazione secondo cui Kiev è un regime fascista rabbioso e sanguinario che ha urgente bisogno di “denazificazione” e “smilitarizzazione”.
Si potrebbe sostenere che, in quanto Paese impegnato in una battaglia tra Davide e Golia, è non solo moralmente necessario ma anche estremamente sensato che l’Ucraina esplori tutti i metodi possibili per livellare il campo di gioco. Tuttavia, il progetto Aurelius sottolinea in modo convincente il pericolo significativo e la natura controproducente delle iniziative occidentali segrete di guerra dell’informazione.
Diversi media identificati come obiettivi utili per Aurelius sono poi caduti vittima delle leggi draconiane e debilitanti di Mosca sugli “agenti stranieri” o sono stati semplicemente chiusi per ordine del tribunale. Negli ultimi anni, le vessazioni e le chiusure delle ONG e dei fornitori di informazioni dell’opposizione in Russia sono state spesso motivate dall’esposizione di finanziamenti e sponsorizzazioni occidentali illegali o non sufficientemente aperti.
Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha comportato uno spazio ancora meno sicuro per il dissenso in Russia. Migliaia di persone sono state multate o imprigionate per essersi opposte alla guerra e il corrispondente di Kommersant Ivan Safronov è stato condannato a 22 anni di carcere con la dubbia accusa di tradimento. Quale sorte toccherà al giornalista che ha scritto il contenuto datogli segretamente da Kiev, per gentile concessione di Valent e Chemonics, o a chi lo ha condiviso?
Una nobile bugia?
Se questo conflitto deve essere vinto dall’Ucraina, non sarà certo attraverso campagne psicologiche occulte. Tuttavia, sia Kiev che i suoi sostenitori occidentali sono seriamente interessati alla propaganda tra le popolazioni nordamericane ed europee. Storie vere o false di sacrificio, eroismo e successo sul campo di battaglia sono la chiave per assicurare un flusso infinito di armi e aiuti finanziari a un Paese che è inferiore in armi e numeri al suo vicino molto più grande, la cui economia e industria sono già completamente minate.
Durante la crisi siriana, gli Stati Uniti hanno potenzialmente speso più di mille miliardi in sforzi per il cambio di regime, una componente importante dei quali è stata una guerra sporca segreta da 1 miliardo di dollari condotta dalla CIA. Il Regno Unito ha investito almeno 400 milioni di dollari per raggiungere lo stesso obiettivo, una cifra che non tiene conto delle operazioni nere condotte dalle agenzie di intelligence o dalle unità militari segrete. Gli importi associati al conflitto ucraino sono probabilmente superiori a questi importi.
Alla fine di agosto, il servizio di monitoraggio degli aiuti internazionali DevEx ha stimato che i Paesi occidentali hanno elargito oltre 100 miliardi di dollari a Kiev nei primi sei mesi di guerra, e solo una parte di questi era “a scopo umanitario”. Sembra che ogni mese, se non più spesso, Washington stanzi nuovi miliardi a Kiev, il che significa che il Paese si sta avviando a diventare il più grande beneficiario di aiuti militari statunitensi dalla Seconda Guerra Mondiale. Anche l’Europa ha stanziato ingenti risorse.
I grandi produttori di armi stanno facendo una vera e propria strage, in tutti i sensi. Nonostante la generale flessione dei mercati azionari di tutto il mondo, i prezzi delle azioni di società come BAE Systems, Lockheed Martin, Northrop Grumman e Thales rimangono elevati. Il discorso di Zelensky a un’importante conferenza dell’industria della difesa statunitense, il 21 settembre, è stata una mossa particolarmente audace per incrementare le forniture del complesso militare-industriale.
Esistono argomenti legittimi e ragionevoli a favore e contro le forniture regolari di armi a Kiev, anche se la considerazione di quest’ultimo punto di vista è quasi del tutto assente dal discorso mainstream. Non si può fare a meno di chiedersi, quindi, se il target finale della connivenza informativa concepita da Valent e Chemonics sia il pubblico occidentale, come nel caso della Siria.
Dopotutto, è il loro sostegno e la loro acquiescenza a garantire il costante rombo della macchina da guerra e l’aumento dei profitti. E se i cittadini dello Stato nemico, i giornalisti e gli attivisti della società civile risultano essere danni collaterali, che importa?
La Russia e la Cina hanno fatto sapere all’Occidente che l’Iran non sarebbe più stato trattato come uno stato paria.
La geografia spaziale del mondo è cambiata. La sua capitale ha lasciato Washington e la scorsa settimana si è trasferita con successo, anche se temporaneamente, a Samarcanda. La “sfera NATO” dell’Occidente si sta rimpicciolendo verso l’interno, concentrandosi sul “nemico interno“.
L’Occidente si sforza sia di radunare la sua popolazione dietro un messaggio chiaro, conforme alla “guerra” contro Russia e Cina, sia di usare apertamente il nemico interno come “pretesto” per “chiudere i portelli” prima dell’arrivo di una tempesta di ansia interna causata dal disagio economico in Europa e negli Stati Uniti.
Von der Leyen è stata esplicita nel suo discorso sullo stato dell’Unione al Parlamento europeo: “Non permetteremo al cavallo di Troia di un’autocrazia [menzogna] di attaccare le nostre democrazie dall’interno”. Riecheggia la retorica di Biden sull’affrontare le minacce dagli Stati Uniti.
Per l’Europa, l’Ucraina è visibilmente passata dallo status di presunto e preteso complemento all’eurocoesione atlantica a quello di simbolo universale della “difesa avanzata” della NATO contro la Russia. Questo era l’obiettivo fin dall’inizio.
A Samarcanda, il mondo ha sentito una dichiarazione di sfida secondo cui i paesi – che costituiscono più della metà della popolazione mondiale – non sono più disposti a deferirsi agli Stati Uniti. I partecipanti includevano Russia, Cina, India, Turchia, Iran, Pakistan, Egitto e Arabia Saudita – poco più della metà dell’umanità, e affermano che “crescono molto più velocemente di altri nel mondo”.
Il presidente cinese Xi Jinping ha presentato Cina e Russia come “potenze mondiali responsabili” disposte a garantire l’emergere del multipolarismo e a rifiutare l’”ordine” arbitrario imposto dagli Stati Uniti e la loro visione unipolare del mondo.
Questa costruzione della multipolarità riflette la filiazione gemella di Samarcanda di un OCS il cui statuto fondativo del 2001 riflette i “Tre No”: nessuna alleanza, nessun confronto e nessun targeting di una “terza parte”, che si basano sui precedenti valori di il Movimento dei Non Allineati, ovvero il rispetto della sovranità, l’autonomia e la non ingerenza negli affari degli altri Stati.
Il Global Times (della Cina) riassume così la situazione: “Cina e Russia si sono unite per resistere al virus politico degli Stati Uniti e dell’Occidente, mentre si opponevano all’egemonismo…”. Lo scoppio del conflitto Russia-Ucraina è fondamentalmente la conseguenza dell’incapacità del blocco politico e militare occidentale di gestire adeguatamente relazioni paritarie con una potenza regionale.
Quest’ultimo commento riassume la posizione della Cina sull’Ucraina: “Quest’ultima è diventata una questione controversa, a causa del rifiuto occidentale della diplomazia – ed è un costrutto artificiale costruito dagli Stati Uniti”.
Sì, Cina e India sono contrarie e sensibili al secessionismo, ma entrambe riconoscono che l’attacco ucraino al Donbass è stato artificioso. Tuttavia, la transizione, come ha chiaramente descritto Putin, “verso gli attentati terroristici è una cosa seria”. Putin ha avvertito: “In effetti, si tratta dell’uso di metodi terroristici. Lo vediamo nell’uccisione di funzionari nei territori liberati, vediamo persino tentativi di compiere attentati terroristici nella Federazione Russa, inclusi – non sono sicuro che sia stato reso pubblico – tentativi di compiere attacchi terroristici vicino ai nostri impianti nucleari , centrali nucleari della Federazione Russa. Non parlo nemmeno della centrale nucleare di Zaporizhia”.
La Cina e l’India sono in realtà più interessate al terrorismo che alla secessione. Questa “inversione di tendenza” paradossalmente ha avuto l’effetto di rafforzare il loro sostegno alla Russia.
Samarcanda – contrariamente all’opinione occidentale – ha evidenziato l’emergere di partenariati politici strategici tra stati chiave, in particolare tra Russia e India (Modi ha parlato di un’amicizia eterna). Allora cosa è successo durante l’incontro bilaterale tra Putin e Xi? Ebbene, “niente di molto importante, per quanto strano possa sembrare”, nelle stesse parole di Putin. “In realtà è stato un incontro di routine tra noi. Non ci vedevamo di persona da tempo”.
Una serie di progetti energetici e commerciali (come il Pakistan che chiede a Mosca un gasdotto) sono stati “firmati” con un ordine commerciale al di fuori della sfera del dollaro, utilizzando le proprie valute. La sfida alle sanzioni è un messaggio che suona forte e chiaro.
La Russia e la Cina hanno fatto sapere all’Occidente che l’Iran non sarebbe più stato trattato come uno stato paria. Putin e Xi hanno accolto con entusiasmo l’Iran come membro della SCO. Andando avanti, ciò significa che l’Iran farà affari con tutti i membri della SCO sotto la rubrica di un nuovo ordine finanziario organizzato da Russia, Cina, India e Brasile.
Tuttavia, durante la riunione ottimista è stata suonata una nota cupa: il presidente Putin ha avvertito che la reazione dell ‘”ordine polare” a questi “cambiamenti fondamentali e irreversibili” era diventata “brutta”. Ha suggerito che questa reazione americana fosse fonte di preoccupazione per i partecipanti e che si dovesse rimediare. Il presidente russo ha sottolineato in particolare l’aumento del “terrorismo” proveniente dall’Ucraina (il che implica che se questa situazione persiste, ci sarà una risposta seria). E il presidente Xi ha aggiunto il suo avvertimento che l’Occidente sta preparando un’ondata di rivoluzioni colorate.
In effetti, mentre le forze ucraine continuano a vacillare, le azioni terroristiche – come l’assassinio di amministratori civili nominati dalla Russia – sono chiaramente intese a compensare il mancato successo nella sfera militare e a dare l’impressione che “l’Ucraina passa all’offensiva” . Al che Putin ha risposto:
“Per quanto riguarda la nostra risposta moderata, non direi che è stata contenuta, anche se dopo tutto un’operazione militare speciale non è solo un altro avvertimento, ma un’operazione militare. Durante questo, stiamo assistendo a tentativi di compiere attacchi terroristici e danneggiare le nostre infrastrutture civili. In effetti, abbiamo esercitato una certa moderazione nella nostra risposta, ma ciò non durerà per sempre. Di recente, le forze armate russe hanno assestato seri colpi in quest’area. Chiamiamoli colpi di avvertimento. Se la situazione continua così, la nostra risposta avrà un impatto maggiore”.
È in questo contesto di deterioramento della sicurezza che il quotidiano cinese Global Times formula la sua riflessione “e se” – una riflessione che potrebbe rivelarsi un presagio dei cambiamenti a venire:
“Immagina che la comunità internazionale non abbia un’altra forza abbastanza forte per intervenire davvero, bilanciare, coprire e persino invertire la situazione nella direzione del mantenimento della pace e della stabilità nel mondo”.
Questo, a quanto pare, è dove sta andando Putin: la reazione della Nato in Ucraina è “diventata aspra”. L’escalation verso una guerra NATO condotta lì, nel tentativo di preservare il suo “momento” unipolare, rischia di degenerare in una guerra più ampia, anche se l’Occidente non è in grado di combatterla.
Quindi arriviamo al cambiamento di secondo ordine nella geografia spaziale che sta avvenendo in parallelo. Anch’essa usa l’Ucraina come pretesto: per “salvare l’Ucraina”, simbolo dei valori “contemporanei” che l’Europa si immagina di difendere, l‘Unione Europea si è politicamente subordinata a Washington. Ha posto la sua autonomia e la sua politica di sicurezza nelle mani della NATO. In effetti, l’Europa non è altro che un’ausiliaria, una provincia della politica americana in senso lato.
Il pretesto ucraino serve anche da foraggio per una squadra di fanatici del clima europei che vedono nella crisi energetica un’opportunità per imporre la defossilizzazione dell’Europa, attraverso un’economia di comando imposta, mettendo così anche la politica energetica europea sotto la tutela di Washington.
Quest’ultima posizione – abbracciare il razionamento energetico – offre effettivamente agli Stati Uniti l’opportunità di assimilare pienamente l’Europa nell’economia americana. Non è un caso che l’euro e il dollaro oggi siano scambiati a parità. Contemporaneamente alla crisi energetica ed economica si sta sviluppando una crisi dell’euro, dell’eurodollaro e del debito sovrano; dall’altro, impone all’eurosistema pressioni strutturali tali da poterne portare alla frattura definitiva.
Non si tratta tanto di decisioni politiche volontarie da parte degli Stati membri di lasciare la zona euro (anche se ciò può accadere) quanto di pressioni strutturali che non lasciano alternative – nel senso di puntare una “pistola alla testa”. Sì, potrebbe esserci un euro più piccolo e più stretto, con il debito degli stati più deboli trasferito a una “bad bank”, mentre i buoni beni vengono venduti per pochi centesimi. Chiamalo euro, se vuoi, ma in futuro sarà effettivamente il dollaro.
Per circa 60 anni, gli Stati Uniti hanno pubblicato uno studio annuale chiamato World Military Expenditures and Arms Transfers (WMEAT). Il documento forniva informazioni dettagliate sui trasferimenti di armi a livello mondiale, sulle spese per la difesa e su una serie di altri argomenti legati al settore militare.
Per ragioni ancora poco chiare, la legge sulla spesa per la difesa dello scorso anno ha posto fine al rapporto. Il mese scorso il Dipartimento di Stato ha pubblicato l’ultima edizione, segnando silenziosamente la fine di un’era di divulgazione militare.
“A un certo punto della storia, il rapporto WMEAT è stato il modello per la trasparenza in tutto il mondo”, ha dichiarato Jeff Abramson dell’Associazione per il controllo delle armi, sottolineando l’importanza delle sue origini risalenti alla Guerra Fredda.
Naturalmente, il rapporto non era perfetto. Gli esperti sostengono che il WMEAT tendeva a sovrastimare le vendite militari in modo fuorviante, tra le altre cose. Ma la sua scomparsa fa parte di un più ampio allontanamento dalla trasparenza negli affari militari, secondo gli esperti che hanno parlato con Responsible Statecraft. Negli ultimi anni, la società civile ha perso l’accesso ad alcune delle informazioni più dettagliate su quali armi americane vengono esportate, dove sono dirette e come vengono utilizzate – lacune cruciali dato che le aziende statunitensi rappresentano quasi il 40% delle esportazioni globali di armi.
“Siamo il primo fornitore di armi che permettono e prolungano i conflitti”, ha dichiarato Ari Tolany del Center for Civilians in Conflict. “È una responsabilità capire come e dove questi articoli e servizi di difesa vengono trasferiti e proliferano”.
Le cause del calo rimangono poco chiare. Alcuni ipotizzano che il governo stia semplicemente cercando di evitare di condividere informazioni imbarazzanti, come ad esempio se i violatori dei diritti umani utilizzano armi americane. Altri sostengono che l’aumento delle tensioni internazionali abbia spinto gli Stati Uniti e altri Stati a custodire più strettamente i propri segreti o semplicemente a ignorare gli inviti a condividere le informazioni con il pubblico.
Ciò che è chiaro è che il problema proviene da tutto il governo. Sia il Congresso che l’esecutivo hanno contribuito alla crisi e dovranno lavorare insieme per cambiare rotta.
A differenza della fine improvvisa del WMEAT, gran parte del calo delle informazioni pubbliche è stato graduale. Prendiamo il rapporto Section 655, una raccolta annuale che illustra le vendite commerciali dirette (DCS) dei produttori di armi americani a clienti stranieri. Un tempo il documento si estendeva per diverse centinaia di pagine, fornendo dettagli così dettagliati da permettere ai ricercatori di sapere che, nel 2008, i produttori statunitensi hanno fornito alla Colombia esattamente 325 armi da fuoco non automatiche per un valore di 1.869.129 dollari.
I rapporti 655 più recenti sono stati molto meno approfonditi, fornendo solo informazioni di massima sulle vendite commerciali in un formato breve e lungo come un opuscolo. Ad esempio, i lettori dell’edizione 2021 sanno solo che le aziende statunitensi hanno venduto alla Colombia circa 3247 pistole e/o articoli correlati, per un valore di 789.953 dollari: un dato poco utile per chi vuole capire il commercio di armi.
In particolare, il calo di qualità del rapporto ha coinciso con un relativo aumento dell’uso dei DCS a scapito delle vendite militari estere (FMS), che sono accordi da Paese a Paese supervisionati dal Pentagono. L’FMS, che ha requisiti di trasparenza molto più stringenti rispetto ad altri programmi, si è ridotto a circa 30 miliardi di dollari l’anno scorso, mentre le autorizzazioni di vendita del DCS hanno superato i 100 miliardi di dollari per almeno il quinto anno consecutivo (vale la pena notare che le autorizzazioni DCS non portano necessariamente a vendite, ma sono un utile punto di riferimento dato che non ci sono requisiti per rivelare le consegne effettive).
I ricercatori di Arms affermano inoltre che molti rapporti redatti dal ramo esecutivo sono diventati inaccessibili al pubblico. Mentre prima potevano chiedere agli uffici del Congresso di condividere i documenti, gli analisti sostengono che tali rapporti sono sempre più spesso contrassegnati come “solo per uso ufficiale”, il che significa che gli analisti non governativi non sono autorizzati a vederli.
Il calo maggiore di trasparenza si è registrato nel settore delle armi leggere, uno sviluppo preoccupante se si considera che le armi tendono a prolungare i conflitti e a consentire le violazioni dei diritti umani, come hanno notato sia la Croce Rossa che le Nazioni Unite. Tra il 1981 e il 2010, gli Stati Uniti hanno inviato queste armi a circa il 60% dei Paesi coinvolti in un conflitto violento, talvolta fornendole a più di una parte in una stessa guerra.
Nel 2020, il Presidente Donald Trump ha spostato la regolamentazione delle esportazioni di armi da fuoco non automatiche dal Dipartimento di Stato al Dipartimento del Commercio, che non è obbligato a condividere con il pubblico informazioni dettagliate su queste vendite. Nonostante le speranze che il presidente Joe Biden potesse ribaltare la controversa decisione di Trump, il cambiamento di politica è rimasto in vigore.
“Tutto ciò che ho sentito e che hanno detto durante le udienze mi fa pensare che non lo stiano facendo attivamente”, ha dichiarato Nate Marx, ricercatore presso il Center for International Policy.
C’è però un’eccezione importante al calo di trasparenza: i trasferimenti di armi all’Ucraina. Dall’invasione della Russia, Washington ha condiviso informazioni dettagliate e tempestive su 22 pacchetti distinti di armi, permettendo al pubblico di sapere esattamente quali armi gli Stati Uniti stanno inviando per sostenere la difesa dell’Ucraina.
Le spiegazioni per questa eccezionale trasparenza variano molto. Alcuni esperti danno un giudizio positivo, sostenendo che l’amministrazione Biden è impegnata nella trasparenza e considera la divulgazione come una parte necessaria degli aiuti alla sicurezza, una categoria che ha un livello di controllo più elevato rispetto ad altri tipi di trasferimenti di armi. Gli analisti più cinici considerano l’approccio come un modo per mettersi in mostra e guadagnare punti politici annunciando una nuova tranche di aiuti ogni due settimane.
Indipendentemente dalle motivazioni, la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che l’approccio del team di Biden agli aiuti all’Ucraina rappresenterebbe una base di trasparenza molto migliorata per il futuro. Ma il cambiamento più importante che molti analisti e attivisti auspicano riguarda un’area più impegnativa: il “monitoraggio dell’uso finale” o EUM.
EUM è un termine bizzarro per verificare che le armi 1) arrivino a destinazione e 2) non vengano usate in modi che violino le leggi di guerra. Sebbene gli Stati Uniti siano un leader relativo nella trasparenza militare, l’EUM è stata a lungo un po’ un punto cieco, con i funzionari che si sono concentrati principalmente sul fatto che le armi statunitensi siano arrivate alla giusta scorta.
“Non è stato fatto quello che secondo noi sarebbe un vero e proprio monitoraggio dell’uso finale, cioè se sono state utilizzate in modo improprio”, dice Abramson dell’Associazione per il controllo delle armi. “Per esempio, l’Arabia Saudita sta usando le armi statunitensi nello Yemen in modi che non erano previsti? Questo tipo di rapporti, di monitoraggio e di attenzione non sono stati la norma, ed è quello che dovremmo fare”.
Anche in Ucraina, gli Stati Uniti sembrano essersi affidati alla parola di Kiev per quanto riguarda l’uso delle armi, secondo Abramson, che ha aggiunto che “non sappiamo bene” quali siano le protezioni in atto per prevenire la diversione.
“Capisco che ci sono delle politiche in atto e che potrebbero condividerle ad un certo punto”, ha detto. “Ma, a questo punto, non le ho viste”.
Fortunatamente, le cose potrebbero cambiare presto. La versione della Camera del disegno di legge sulla spesa per la difesa contiene una disposizione che espanderebbe l’EUM per includere i rapporti sull’uso improprio delle armi statunitensi.
Se il Senato accetterà di accogliere questa proposta, gli americani avranno accesso a un quadro molto più chiaro di come le armi statunitensi vengono utilizzate all’estero. Con miliardi di dollari di armi americane che si riversano in Ucraina ogni mese, questo non potrebbe arrivare in un momento migliore.