Cosa sta succedendo in Iran? Al di là della retorica del mainstream e delle informazioni filtrate, parliamo di ciò che sta accadendo realmente con Hanieh Tarkian, iraniana docente di Studi Islamici e analista geopolitica, Lorenzo Nicola Roselli, filosofo e analista di Radio Spada, moderati da Fabio De Maio, fra propaganda mediatica e diritto di un popolo alla autodeterminazione.
Un bagno di realismo, spesso ci si riempie la bocca della parola popolo, ma ancor più spesso chi se ne riempie la bocca non conosce per davvero il popolo, dando interpretazioni che non corrispondono alla realtà. Il popolo non sceglie chi per 2 anni e passa gli ha dato della “pecora”, “appecorato”, “tra qualche anno muori perché ti sei vaxxinato”, “guardi ancora la televisione?!?!”, “io non metto la mascherina”, “voglio morire in piedi, mica come te!”, e tutto il disprezzo e il senso di superiorità venuto fuori da una parte sull’altra. Il popolo si muove con semplicità, in modo diretto, per necessità, sceglie la cosa più automatica, che innanzitutto gli possa risolvere qualche problema e che sia in grado di dare un segnale netto. L’alternativa più netta e immediata allo status quo era il partito guidato da Giorgia Meloni, che in modo genuino o meno, ha rappresentato l’opposizione. E quindi il popolo sceglie Giorgia Meloni! Una soluzione immediata ai problemi più immeditati era offerta in particolare al sud dal M5S con il reddito di cittadinanza, giusto o sbagliato che sia, e dice Conte che se qualcuno lo tocca “l’opposizione non sarà dura, sarà durissima”. E quindi il popolo sceglie il M5S! Stop! Fine delle trasmissioni!
IL POPOLO SCEGLIE SEMPLICE, IL POPOLO SCEGLIE MELONI
Lenin nei suoi scritti rivoluzionari, prima della presa del potere a un certo punto si domandò in senso strategico e politico “che fare?”, e quello scritto servì ulteriormente ad elaborare la sua strategia rivoluzionaria. Bene oggi a una domanda del genere cosa rispondere? Non lo so e non lo posso sapere per tutti gli altri, ma vi posso dire io cosa faccio: niente! Siamo troppo abituati a reagire alle situazioni e non invece a metabolizzarle per poi far emergere l’atteggiamento se non la soluzione giusta per i problemi. Lo stesso vale in ambito politico. Dobbiamo fare, organizzare, sentirci, chiamarci, federare, unire, attaccare, protestare, manifestare, informare, condividere, ecc. Proviamo invece ad invertire il meccanismo dell’azione e a non reagire quando accade qualcosa ma ad “agire”. Agire sempre, comunque, costantemente, indipendentemente da ciò che accade o non accade, indipendentemente dal risultato e ancor di più se il risultato deve essere una medaglietta per noi. Io continuo a fare quello che ho sempre fatto, perché è quello che mi piace fare e che sento di fare. Quando c’è da scrivere scrivo, quando c’è da scendere in piazza scendo in piazza, quando c’è da parlare parlo, quando c’è da fare un’azione faccio un’azione, quando c’è da fare una riunione faccio una riunione e via discorrendo fino alla mia vita “privata” (faccende domestiche, spesa, uscire con amici, ecc.). E faccio tutto questo talvolta anche sapendo che non produrrà il risultato utile, ma lo faccio lo stesso, fino alla fine! Proviamo a iniziare a ragionare così e a non fare le cose in reazione a quello che stabilisce qualcun altro, in questo caso lo Stato, e che non significa non protestare con forza al momento opportuno, ma farlo da un’altra ottica, da uomini veramente liberi, perché “interiormente liberi”. Proviamo a non fare più le cose tanto per farle, perché così si fa e così si deve. Ad esempio, a non fare manifestazioni annoianti se non mortifere, dove si respira un’aria mortifera, perché fatta da gente mortifera, che fa le cose “tanto per” e non portando tutta la sua carica, la sua “potenza”. Già la potenza! La potenza si genera, si coltiva, si alimenta, la si raffina, la si smussa o la si affila. E coltiviamo l’essere per generarla, e coltivare l’essere significa essere ciò che si è e fare ciò che va fatto! Il politico faccia il politico, il filosofo faccia il filosofo, il produttore faccia il produttore, il guerriero faccia il guerriero, ecc. E laddove sorge il momento giusto per la tanto decantata “unione”, allora ci si unirà. Ma unitevi prima in voi stessi! Tutto il resto è agitarsi a vuoto! Diffidate da chi vuole fare! Date alla realtà il tempo di manifestarsi! Brillerà quando brillerà… (antico detto popolare)
L’astensionismo è la base della politica del XXI secolo, l’astensionismo è la fiamma più pura della politica antisistema. Un calo di quasi 10 punti (dal 73,2% al 63,8 %), un massimo storico per l’Italia, paese dalla grande partecipazione al voto. Adesso l’astensionismo dovrà prendere forma, dovrà “realizzarsi”! E quale forma prenderà? Sicuro non quella del partito politico! Bisogna iniziare a ragionare in termini epocali e questa è la fine di un’epoca. Quello che stiamo vivendo è il momento della “fine”. Stiamo assistendo alla fine della scienza, alla fine della medicina, alla fine dei corpi sociali (famiglia, relazioni, ecc.), alla fine delle religioni, dove persino i capi di quelle principali “pregano più per i persecutori che per i perseguitati “(cit.). Bene, questa dissoluzione finale non poteva che toccare anche alla politica e ai partiti. Sono strutture logore, che non corrispondono più alla realtà dei fatti, e l’astensionismo tutto, bello e brutto, chiede, “esige”, un cambio di passo. Sono strutture logore oltre ai partiti, i movimenti di massa, i sindacati, le federazioni, i coordinamenti, i comitati, tutte forme appartenenti a concezioni otto-novecentesche della politica, fatte sulla base di un’altra società e di un altro tipo umano. Tutte le strutture del mondo antisistema di questo tipo non costituiscono che la parte crepuscolare, se non già morente, di quel modello storico. E abbiamo visto all’opera le loro dirigenze, con ambiguità, machiavellismi, trasformismi e riciclaggi che manco la peggiore prima repubblica! Oltre a spaccature, frammentazioni, personalismi, unioni già disunite in partenza, che durano Natale e Santo Stefano, che manco il peggio della politica radicale di sinistra o destra! E non mettiamola con i se: “sé avessimo avuto più tempo anziché un mese”, “se non ci fosse stato il mal tempo”, “se al sud fossero andati a votare” – guardate pure il nord! –, “sé ci fossimo uniti”– e chi ve lo dice che prendevate di più? –,“sé gli astensionisti avessero votato” – li hanno attaccati per settimane! –, “se non avessero fatto propaganda per l’astensione, perché pagati dal nemico” – becero complottismo… –, ecc. Questo è il modo peggiore di affrontare una sconfitta, ed è anche questo sintomatico del nostro discorso. Del resto per avere un quadro chiaro dell’evoluzione storica basta guardare le élite. Le élite hanno già superato la politica, sostituendola con la governance. Le élite hanno già messo fuori dalla storia il modello organizzativo moderno (di circa gli ultimi 3 secoli), entrando in una postmodernità che dalla gestione dello Stato a quella delle problematiche sociali già fa ampiamente a meno della “politica”, con parlamenti e partiti che al massimo ratificano decisioni prese altrove, dai “competenti”, e con i media che hanno notevolmente più potere di loro. Ma anche i popoli non scherzano, visto che i trend dell’astensionismo sono in crescita ovunque, persino dove votare è obbligatorio (dati IDEA). E ora si comincia a ballare, ora si entra nel vivo della crisi epocale, nella sua fase più acuta, ora dovrà uscire il meglio della nostra capacità, volontà e creatività per affrontare i tempi e ricostruire. Dalla nostra parte la base dei partiti antisistema, una base spesso piena di energie, entusiasmo, voglia di fare e di aggregarsi, e che abbiamo visto all’opera nei congressi di tali partiti così come nelle piazze del cosiddetto dissenso. Una base forse illusa, innanzitutto da se stessa, e dallo scambiare il mondo dei social media per realtà (vedi aspettative di voto). Una base pura che va a unirsi con tutti quelli che consapevolmente o meno non hanno aderito al gioco truffaldino delle elezioni. Quel gioco che nella migliore delle ipotesi ti fa essere radicale al 3% per poi inglobarti quando passi al 33.
“Tutto ciò che è, sotto qualsiasi modalità si trovi, avendo il suo principio nell’Intelletto divino, traduce o rappresenta questo principio secondo la sua maniera e secondo il suo ordine d’esistenza; e, così, da un ordine all’altro, tutte le cose si concatenano e si corrispondono per concorrere all’armonia universale e totale, che è come un riflesso dell’Unità divina stessa”. (René Guénon; Il Verbo e il Simbolo – Simboli della Scienza sacra)
Perennialismo – L’Unità trascendentale dei Princìpi di ordine universale
C’è una postura argomentativa facile facile, molto frequente dalle nostre parti, che abbiamo usato tutti una volta o l’altra, ma che non mi convince (più). È la retorica dello smascheramento. Lo smascheramento prende di mira l’ipocrisia di un potere che si vuole giusto, imparziale, equanime, ma che cela – tanto a livello nazionale che internazionale – partigianeria, squilibrio, iniquità. Un caso tipico di retorica dello smascheramento è quella dell’«immaginiamo a parti invertite». Esempio: la sinistra frigna perché chi contesta i comizi della Meloni viene (molto raramente) fermato dalle forze dell’ordine. Immaginiamo a parti invertite, dei militanti di destra che braccassero sistematicamente Letta, interrompendone i comizi. Chi si scandalizzerebbe per l’intervento delle forze dell’ordine? Nessuno. Abbiamo quindi smascherato la retorica della democrazia, del pluralismo e della parità di diritti, c’è chi può disturbare la libera espressione democratica di un partito e chi no. Un altro caso tipico riguarda le rare occasioni in cui gli Usa ci ricordano esplicitamente la reale natura del vero rapporto che intratteniamo con loro (rare perché per lo più ci pensiamo da soli ad allinearci, senza bisogno di richiami espliciti). Smascheriamo anche questo: perché il governo italiano ha bisogno di essere «validato» da quello americano? Sarebbe pensabile il contrario? E perché qui abbiamo basi Usa e negli Usa non c’è nessuna base militare italiana? Ora, qual è l’obbiettivo di questi smascheramenti? È il discorso idealistico che legittima lo stato di cose vigente. Insomma, il discorso di Saverio Tommasi. O, per dirla con Marx, «i fiori immaginari sulla catena». Lo smascheramento strappa i fiori e lascia vedere la catena. Guardate, ci hanno detto che gli Usa o il Pd spargevano fiori, ma sotto in realtà c’è la catena con cui ci tengono avvinti. Ora, qual è il problema? Che, in questo modo, al discorso idealistico sullo stato vigente si contrappone una critica altrettanto idealistica. Vergogna, il Pd fa il bello e il cattivo tempo. Vergogna, gli Usa non sono quegli alleati leali e paritari che ci avevano detto. Ma questo tipo di critica in realtà legittima proprio quel discorso idealistico sullo stato di cose vigente, a cui rimprovera solo promesse non mantenute. Giova peraltro ricordare che il discorso idealistico sullo stato di cose vigente non è l’unico. Esiste anche un discorso realistico. Se si ascolta solo Saverio Tommasi, di diventa il negativo di Saverio Tommasi, il suo complementare, ci si fa formare da lui. Ma non c’è solo Saverio Tommasi. Fuori da quella retorica banalotta, c’è una sinistra che ammette candidamente di avere più legittimità degli altri e a cui lo schema dell’«immaginiamo a parti invertite» non si applica, perché non esiste alcuna parità tra le parti e nessuna inversione è ammessa. Stessa cosa per i rapporti internazionali: ma chi è, fuori dalle feste comandate post 45, che parla davvero dell’atlantismo come di un rapporto paritario? Che esista un centro e una provincia dell’impero, un signore e un vassallo, è candidamente ammesso da tutti gli analisti Usa, ma anche da chi, qui, studia queste cose con un minimo di serietà. In altre parole, la retorica dello smascheramento rimuove i rapporti di forza. Rapporti di forza che per lo più non sono affatto mascherati. In questo modo, essa si esaurisce in una denuncia moralistica: ci avevano promesso i fiori, invece abbiamo catene. Non ci si pone però mai il problema della modifica di tali rapporti di forza, proprio perché il presupposto era e resta idealistico. Le catene sono un fatto. Sappiamo come spezzarle? Sappiamo come crearne di nuove, ma di cui siamo noi a possedere le chiavi? Se sì, facciamolo.
Il positivismo scientifico, ovvero la mentalità razional-illuminista, ci dice che il mondo e l’umanità evolvano e non possono far altro che evolvere. Ora, un primo problema è dato dal fatto che non si comprende davvero cosa sia evoluzione per la scienza, o meglio, per la scienza evoluzione dovrebbe essere due cose: generazione di forme di vita più complesse da una parte e, per il genere umano, la TECHNE: ovvero la capacità di rendere sempre più semplice l’esistenza e trionfare sugli ostacoli che la natura ci para innanzi dalle origini.
Per la scienza c’è differenza tra un uomo che non ha ancora scoperto il fuoco, chi lo ha scoperto e sfrega un bastoncino sul legno e chi oggi prende un accendino e accende il gas. Ma siamo sicuri però che colui che oggi ha l’accendino in mano sarebbe capace di accendere un fuoco sfregando un bastocino per generare attrito? E peraltro, quanti saprebbero oggi che è possibile accendere un fuoco in questo modo? Forse solo chi ha letto il manuale delle giovani marmotte…
Un secondo problema è il passato. Il modello scientifico, per il SUO concetto di evoluzione deve postulare giocoforza che l’uomo del passato remoto fosse molto meno sviluppato intellettualmente dell’uomo attuale. Se ciò non è, crolla il castello, se ne cade in pezzi. Eppure abbiamo prove che l’uomo antico avesse un’intelligenza meno predisposta alla Techne ma decisamente più performante in altro. Puoi dire che le supermenti spirituali del medioevo, soprattutto arabe, oggi possano trovare quantomeno contraltari? NO. E vogliamo parlare di costruzioni ciclopiche del passato che non trovano spiegazione scientifica? Quindi, dire che l’uomo è in evoluzione sarebbe un controsenso già solo per questo…
In terzo luogo, prendiamo il testo biblico e faccio una premessa. Se la scienza ha ragione nel dire che mondo e umanità siano in evoluzione, colui che viene detto DIO dovrebbe lasciare la creazione crescere verso uno stadio superiore, sempre di più. Ma il modello biblico non presuppone affatto una crescita infinita della Creazione. Cristo stesso dice a chiare lettere che QUESTA CREAZIONE SARA’ DISSOLTA e ci sarà una NUOVA CREAZIONE.
Matteo 19,28 E Gesù disse loro: “In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.”
Ergo, ci sarà un’interruzione brusca di un processo. E perchè? Perchè evidentemente QUESTA CREAZIONE era destinata a corrompersi, ad INVOLVERE, non ad evolvere. Perchè? Perchè non è la VERA CREAZIONE narrata in Genesi 1-2, ma una sua parodia, un REGNO DI CADUTA…
Ecco quindi, ciò che la scienza chiama EVOLUZIONE è in realtà, DEGRADAZIONE SPIRITUALE, ALLONTAMENTO DALLA LUCE. Ergo, se ne deduce che la stessa SCIENZA è servile non alla Luce ma alla Tenebra, è tenebra essa stessa. e se è TENEBRA, fa ciò che sempre fa la tenebra: MENTE, STRAMENTE, INGANNA, NON DICE MAI IL VERO, MANIPOLA, perchè essa è al servizio della TENEBRA e del MALIGNO che DOMINA SUL MONDO E SULLE ANIME. Ciò comporta che, per addivenire alla nuova creazione, questa cd evoluzione, ovvero l’INVOLUZIONE-CORRUZIONE debba giungere al suo apice. E i segni di questi tempi ci dicono che il processo di raggiungimento dell’Apice pre-dissolvimento è appena iniziato. Per l’intanto, chi può faccia NUOVA CREAZIONE in sè, per non farsi travolgere dal MACROPROCESSO.
La “New Age” è una operazione psicologica multidimensionale, designata per incanalare l’energia dell’anima dei “credenti” scontenti, che hanno rifiutato l’ipocrisia e i dogmi delle religioni tradizionali, al fine di portarla ai maestri “ascesi”. Lo scopo della New Age è quello di mantenere la continuità dell’approvvigionamento energetico Self To Self, in un’epoca dove il risveglio di massa delle coscienze sta imponendo mutamenti di strategia. Un altro dei loro segreti è che la più parte di questi “maestri ascesi” nella loro “gerarchia” non ha mai avuto una incarnazione umana. Questi sono esseri incredibilmente ingannevoli che stanno giocando un gioco al fine di ammassare energia di adorazione
« Il mistero del matrimonio fu istituito da Dio in Paradiso. Dopo aver creato Adamo ed Eva, Dio disse loro: “Siate fecondi e moltiplicatevi” (Genesi 1, 28). Questa moltiplicazione della razza umana deve compiersi con il matrimonio: “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà con la sua donna e diventeranno una sola carne” (Genesi 2, 24). L’unione coniugale, quindi, non è una conseguenza della caduta, ma è indissociabile dalla natura primordiale degli esseri umani. In seguito, il mistero del matrimonio fu benedetto dal Signore incarnato, quando mutò l’acqua in vino alle nozze di Cana in Galilea. […] Di fatto, secondo la concezione ortodossa, il fine del matrimonio sta nel fatto che l’uomo e la donna diventino uno, a immagine della Santa Trinità, le cui tre Persone sono innanzitutto unite nell’amore. Per citare Giovanni Crisostomo: “Quando l’uomo e la donna si uniscono nel matrimonio, non sono più considerati come qualcosa di terreno, ma come l’immagine di Dio stesso”. L’amore reciproco dei due nel matrimonio si fa creatore e apportatore di vita quando nasce un figlio che ne è il frutto. Ogni essere umano, quindi, deve essere il frutto dell’amore e ogni nascita l’esito dell’amore tra i genitori. »
Tratto da ‘Il mistero della fede’ di Ilarion Alfeev