IL VERO MALE

a cura di Vincenzo Di Maio

Il Vero Male è tutto ciò che possiamo identificare in qualsiasi azione contraria, opposta e ingannatrice di ciò che è la legge divina dei disegni di Dio Altissimo Sommo Creatore.

Tutto ciò che è contrario al Dharma, alla Sharia, al Dao è il vero male.

In un senso di personificazione potremmo anche dire che il vero male su questo pianeta possono essere rappresentati come dei mostri di fine livello nei videogame, tutti programmati per rendere il gioco difficile.

Questa analogia funziona perché nella realtà composta tra il visibile e l’invisibile si esprime come un videogame, poiché altrimenti, se non lo fosse, non avremmo inventato una cosa chiamata videogame.

Come in basso così in alto.

De facto noi umani non inventiamo nulla, replichiamo frattalmente dalla realtà invisibile e dal mondo occulto per portarlo nel mondo visibile della materia.

Potremmo dire che il male non è una forza semplicemente generica, in quanto vige tutta una metastoria sull’origine del male in qualità di ribellione e caduta di eoni, il tutto all’interno di un ciclo cosmico precedente allo stesso passo biblico di Genesi 1.

Come sta scritto anche in Giovanni 1:5 “La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta”, poiché l’Essenza di Dio è Unica ma le divisioni interpretative a proposito di Dio non provocano divisioni nella Sua Realtà essenziale, ma soltanto nella forma mentis individuale: pura illusione.

Tutto questo accade perché quando ne sapremo di più del bene, allora sapremo discernere con esattezza ciò che è male.

IL VERO MALE
IL VERO MALE

LA BELLEZZA OFFESA

di Valentina Ferranti

Dovremmo tornare a chiederci cosa sia la bellezza. Armonia visibile potremmo definirla. Immagine di superficie che rivela profondità dell’essere e innalza lo spirito. Non riducibile al concetto di esteriorità e gradimento visivo che cambia in base alle epoche storiche e alle differenti culture poiché c’è un nucleo comune che ce la rende condivisibile al di là delle categorie umane di spazio-tempo quindi. Ed è di quel tipo di bellezza che qui trattiamo. Un afflato che trae in alto e condivide il suo primato eccelso con verità e giustezza. Ebbene, l’abbiamo persa nel momento esatto in cui la globalità-mondo l’ha ridotta a qualcosa di ingiusto e contestabile annullando il suo collegamento con il piano divino e sacro. Questo è un primo dato che riveliamo. L’appiattimento che spinge le umane creature verso il basso ha distrutto la bellezza e l’ha ridotta ad una esteticità in cui la sua rivale, la bruttezza, prevale. E quindi dovremmo chiederci cosa si intenda ad oggi per bruttezza. Disarmonia, stortura, volgarità, aspetto profano e orizzontale del vivere e del rappresentare le forme. Il relativismo estetico, l’inclusione ha confuso e mischiato tali categorie. Vengono così annullate verso un’unica specie di riferimento: la volgarità dell’essere. Non c’è più distinzione quindi. La sguaiatezza la fa da padrona e nulla è distinguibile. Bellezza e bruttezza sono ormai affette da relativismo.   Ed è qui che asseriamo che la volgarizzazione dell’essere e delle forme ha occupato un trono e si erge a padrona della collettività. Non solo, la bellezza è qualcosa che ferisce e divampa, ma è anche discreta e segreta. Mai rivelata totalmente poiché mistero che va oltre l’apparenza. Nel regno della bruttezza volgare invece tutto è de-sacralizzato ed esposto. Il progetto del relativismo estetico pare aver vinto e prende per mano la spudoratezza che distrugge intimità e pudore. A Milano, nei giorni in cui scriviamo – 17-18 e 19 giugno 2022 – si terrà il primo festival in Italia del ciclo mestruale. Si preparano   in tre location particolari: Mare Culturale Urbano, Nuova Armenia e Rob De Matt, talk, concerti e dibattiti per (come dicono gli organizzatori): inaugurare una nuova narrazione del ciclo mestruale.  come tema fondamentale per la salute e la parità di genere.

Ogni aspetto della vita è fonte di possibile analisi e studio, ma l’intento e l’approccio modificano il risultato.    

Cosa c’entra il ciclo mestruale con la parità di genere? E cos’è questa parità? Dagli slogan sulla diversità come ricchezza si è passati all’indistinto per cui le diversità devono essere annullate. Ma questo procedimento riguarda ciò che George Orwell chiamava bipensiero. Inganno caotico che attecchisce dove non c’è ragionamento razionale sulle categorie certe e insostituibili come maschile e femminile. Un uomo può vantarsi di avere un ventre che contiene la vita? Anche questo aspetto è divenuto tristemente relativo. Una precisazione doverosa che riconduce il filo del discorso al punto focale: l’indeterminatezza e il disordine dei ruoli. Ma la confusione indistinta è bruttezza. Quando, in illo tempore il mondo fu creato, le forze luminose opposte a quelle dell’indefinitezza – momento simile in ogni elaborazione cosmogonia – ordinarono il cosmo, crearono separazioni affinché la vita d’ogni cosa prendesse forma definitiva. Si diedero nomi che sancirono una volta per tutte ruolo e essenza. Lo stesso termine: cosmo, vuol dire abbellimento, cosmesi, aggiustamento nella bellezza e nella luce.  Questo è un principio imprescindibile.

Ad oggi si tenta di scardinarlo. Prendiamo ad esempio questo bizzarro festival del ciclo mestruale ma costatiamo che è solo uno degli aspetti del disordine vigente. Le immagini che ne derivano possono essere prese a manifesto di ciò che asseriamo. Foto di donne in abiti intimi sporche di sangue. Assorbenti insanguinati in primo piano e mostrati al pubblico. In tutto questo bailamme di rivendicazioni non si sa bene per cosa, organizzatori e ospiti articoleranno una narrativa che tratterà anche dei disturbi quali l’endometriosi e vari altri corollari legati alle ‘affezioni’ femminili collegate al ciclo mestruale. Non mancherà l’aspetto solidale. Verranno inviati, grazie a donazioni, assorbenti per le donne in Ucraina.

Al di là dell’evidente circo, ci chiediamo, da un punto di vista squisitamente antropologico, quale sia il senso. Forse disordine volgarità e bruttezza che si accompagnano alla distruzione di una intimità che deve essere esposta e strumentalizzata? Temiamo di sì. La bellezza è quindi ferita.

Là dove un elegante pudore viene annullato, si può esporre e ridicolizzare tutto.  Il palinsesto televisivo ci ha abituato a questo negli anni. Volgarità ed esposizione di ogni aspetto del vivere sono stati spiattellati alla molteplicità che morbosamente ha accettato lo scempio. Si può parlare di tutto e fare tutto. Si può essere tutto e nuotare nelle acque dell’indefinibilità poiché così il pensiero unico dominante vuole. Il cosmo si sgretola e così la bellezza della creazione.

tratto da Idee&Azione

18 giugno 2022

LA BELLEZZA OFFESA
LA BELLEZZA OFFESA

UFO ALIENI E GOVERNI

di Giuseppe Aiello

A fasi alterne si torna a parlare di UFO, Alieni e i governi

Prima di gridare sempre al complotto dei governi che ci vogliono nascondere la verità ecc., bisogna capire che qui siamo in un ambito che va ben oltre i governi e le istituzioni visibili e conosciute

Si tratta di gruppi di potere che stanno al di sopra, per fare l’esempio degli USA, della Casa Bianca, del Congresso, o altri funzionari eletti…è anzi verosimile che siano livelli superiori persino agli organi militari e di intelligence…

si tratta di qualcosa di completamente diverso….controiniziatico

UFO ALIENI E GOVERNI

Un vero Iniziato

di Giuseppe Aiello

Un segno dell’iniziato non è quello di “tollerare” o accettare “in teoria” la pluralità delle tradizioni e delle forme religiose, o la loro stessa unità trascendente…..

È quello di riuscire “in pratica” a “percepire” il sacro in esse, ad “assaporarne” interiormente il “gusto” in una moschea, in una cattedrale, in un tempio indù, in un mitreo….insomma di essere ormai al di là dell’orizzonte delle forme

“Mostreremo loro i Nostri segni negli orizzonti e nelle loro anime finché non sia chiaro che si tratta della Verità” (Corano 42:42)

Un vero Iniziato
Un vero Iniziato

ESISTE ANCORA LA LIBERTA’?

di Valeria Casolaro

La libertà di informazione costituisce uno dei diritti fondamentali sui quali si basano i nostri valori occidentali. Ma chi ne definisce i termini? Quando qualcuno stabilisce di cosa si può parlare, di cosa si può essere informati e di cosa no, allora è ancora informazione? Esiste ancora libertà?

La vicenda di Assange non può non portare a interrogarsi su tutto questo. Anche perché la sua condanna costituisce un pericoloso precedente per tutti i professionisti del mestiere. Sancisce, una volta per tutte, che la verità può essere raccontata solamente se i poteri forti, i governi che decidono le sorti del mondo, ne ammettono la legittimità. Se no si rischia l’ergastolo, se non anche la pena di morte. La stessa Amnesty mette in guardia da questa possibilità, ovvero “la deriva intrapresa dagli USA di processare per spionaggio chi pubblica informazioni”, che passa per la pretesa che “gli Stati, come in questo caso il Regno Unito, estradino persone che hanno diffuso informazioni riservate di interesse pubblico”, fattore che rappresenta “un pericoloso precedente che deve essere respinto”.

Le condizioni all’interno delle carceri degli Stati Uniti sollevano da tempo perplessità. Le rassicurazioni che Assange non subirà tortura al loro interno sono, per la vicedirettrice delle ricerche sull’Europa Julie Hall“del tutto infondate”. “L’isolamento prolungato è una caratteristica principale della vita di molti detenuti nelle prigioni di massima sicurezza degli Usa. Per il diritto internazionale equivale alla tortura. Il divieto di tortura è assoluto e le vane promesse di un equo trattamento di Assange da parte degli USA costituiscono una minaccia a tale divieto”. È la stessa Amnesty, d’altronde, che ha definito il processo nei confronti di Assange una “parodia della giustizia”.

Le rassicurazioni statunitensi sono carta straccia soprattutto a fronte di quanto emerso dall’inchiesta che ha mostrato come gli Stati Uniti progettassero l’interdizione delle attività di Assange ad ogni costo, compreso tramite il rapimento e l’omicidio, anche per avvelenamento, quando si trovava nell’ambasciata ecuadoriana.

Julian Assange è un giornalista australiano che nel 2006, insieme ad altri attivisti, fonda il sito WikiLeaks, dove vengono raccolti i documenti comprovanti le attività criminali e non etiche dei governi. L’attività del sito non risparmia nessuno, documentando la corruzione dei potenti dallo Yemen alla Cina, dal mondo arabo all’Africa. Tuttavia, quando a essere preso di mira è il governo statunitense, il vento cambia improvvisamente. Il 5 aprile 2010 sul sito appare un video, divenuto poi noto col nome di Collateral Murder, che riporta la strage di decine di civili nella sobborgo di New Baghdad, in Iraq. Tra le vittime vi sono anche due giornalisti dell’agenzia di informazione Reuters. Le immagini suscitano parecchio scalpore e WikiLeaks diviene improvvisamente nota in tutto il mondo. A distanza di pochi mesi, Chelsea Manning, ex militare statunitense ed informatrice di WikiLeaks, viene arrestata per la diffusione di materiale classificato reso pubblico dal sito. Da lì inizierà la persecuzione di Assange, una lunga storia di accanimento e “parodia della giustizia”, che non ha precedenti nella storia dell’informazione.

Per questo, la notizia della sua definitiva estradizione non può non suscitare una profonda preoccupazione. L’accanimento nei suoi confronti costituisce un attacco diretto a tutti i valori dei quali gli stessi governi che lo hanno imprigionato issano la bandiera, svelandone l’ipocrisia e la falsità. La vicenda di Assange tocca noi tutti in prima persona. Rimanere in silenzio di fronte a quanto accaduto significa vestirsi di complice indifferenza.

ESISTE ANCORA LA LIBERTA'?
ESISTE ANCORA LA LIBERTA’?

C’era una volta la scuola

a cura di Lorenzo Tucci

Il prodotto della filiera scolastica (prodotto, si intende, sotto specie umana) deve essere il cittadino globale e digitale. Il processo di lavorazione dello scolaro lungo il tempo della sua formazione oggi muove verso questo esito: forgiare il bravo cittadino, che sia insieme, appunto, globale e digitale.

Era il 1943 quando Lewis, in un piccolo saggio intitolato “L’abolizione dell’uomo”, dipingeva così la differenza tra “vecchia e nuova educazione”: «dove la vecchia iniziava i giovani (neofiti) al comune mistero dell’umanità, la nuova si limiterà a condizionarli. La vecchia trattava gli allievi come gli uccelli adulti trattano gli uccellini cui insegnano a volare; la nuova li tratta come un allevatore di polli tratta i pulcini: facendoli o così o così per scopi dei quali i pulcini non sanno nulla. In una parola, la vecchia era un genere di propagazione: gli uomini trasmettevano la propria umanità ad altri uomini; la nuova è pura e semplice propaganda».

E non è un caso che, oggi, le professioni che più investono l’umano nella sua interiorità e complessità, fin dentro le sue viscere, abbiano subìto questa metamorfosi: l’insegnante, il medico, il giudice, il prete, non vengono più formati per accostarsi, da uomini, all’uomo:

vengono programmati per applicare protocolli.

La scuola, è evidente, ha un ruolo fondamentale nel processo di estrutturazione e riprogrammazione dell’essere umano, semplicemente perché è da lì che transitano tutti, e che quindi tutti si possono plasmare. Ecco perché fa gola al potere di ogni tempo: espugnare le nuove genenerazioni vuol dire accaparrarsi il futuro.

Dalla zolla del demiurgo deve uscire il nuovo Adamo: l’uomo massa (mâza in greco significa impasto, qualcosa che per definizione si manipola e si modella), che oggi è un robot antropomorfo, un automa senz’anima e senza identità.

Insomma, lo schiavo perfetto.

Perché il traguardo, come dicevamo, è l’azzeramento identitario delle giovani generazioni, la produzione seriale di invertebrati senza cultura, senza radici, senza memoria né punti di riferimento, senza più nemmeno il dominio della propria lingua (che non per nulla è detta “lingua madre”, letteralmente la lingua che ci fa da madre, perché racchiude dentro di sé una civiltà intera, la quale è vissuta e vive dentro la propria lingua).

Tutti impegnati a concentrarsi sulle proprie pulsioni, imbambolati dal ritmo salmodiato dei mantra global che fanno da colonna sonora, fluttuanti nell’eterno presente ipertecnologico, le nuove generazioni devono essere saldamente indottrinate all’evangelo di dogmi sintetici, chiamati anche “valori occidentali”, per definizione globali, distillati nel laboratorio sociopolitico sovranazionale con uno scopo preciso: quello di colpire a morte lo straordinario patrimonio di bellezza e di senso sedimentato nel corso della nostra civiltà, più che due volte millenaria.

L’icona posticcia dell’Occidente – quell’Occidente faustiano che ha venduto l’anima all’artificio e alla propria allucinazione di onnipotenza – è coniata per neutralizzare quel patrimonio di bellezza e di senso, e di umanità: si spiega l’accanimento contro la cultura classica, contro la storia, contro la nostra bella lingua e le sue parole sorgive, contro tutto ciò che appartiene alle nostre radici culturali, filosofiche e di fede.

È sotto l’insegna di questi pseudo-valori che si è realizzato oggi un solenne riallineamento di poteri: la politica, i media, la chiesa, l’accademia, la sanità, i partiti e i sindacati. Tutti sono genuflessi al cospetto dello stesso idolo. È nel nome di questi pseudo-valori che tutti noi, oggi, siamo arruolati, anzi precettati, a giocare nel grande videogioco a premi, dove, in cambio della buona condotta, si vincono brandelli di falsa libertà.

Di fatto, il cosiddetto “mondo libero”, tronfio portatore dei valori occidentali, è quello dove si è potuto installare in un batter d’occhi, e senza colpo ferire, il sistema operativo della schiavitù: una schiavitù diffusa e consenziente, strumentale a un controllo totale sui corpi e sulle menti delle persone. Dove sono gli stessi sudditi che, da antagonisti genetici del potere, diventano il suo corpo di guardia, ovvero i pretoriani pronti a reprimere, e potenzialmente sopprimere, i propri simili non allineati.

Se ci prendiamo la briga di grattare appena appena ogni singolo slogan di questa farsa, ciascuna parola d’ordine dell’agenda con cui risciacquano giorno e notte il cervello dei nostri figli (ma in qualche modo hanno già lavato anche il nostro), affiora in superficie una

struttura di artificio, di morte, di programmatica sterilità.

Un odio per la vita che da decenni è instillato in modo strisciante e pervasivo nelle menti e nei cuori e ora, dopo aver seminato e coltivato a lungo il terreno, sta dando i suoi frutti avvelenati, perché i tempi sono maturi.

Tutto, oggi, pare progettato per offenderci e per danneggiarci: la forza di gravità delle istituzioni pare non tendere al bene comune, ma al male comune, sfacciatamente. È una prospettiva difficile da accettare, perché di primo acchito getta nella sensazione terribile

dell’abbandono. Ma è una prospettiva con cui bisogna iniziare a familiarizzare.

Contro il piano diabolico che vuole l’abolizione dello statuto dell’umano, e la reificazione e mercificazione della vita, non possiamo certo stare a guardare, non abbiamo altra scelta

che quella di fare la nostra parte per combatterlo.

Per farlo, dobbiamo parlare, dobbiamo agire, dobbiamo esistere e riprodurci, dobbiamo proteggere la nostra integrità e quella di

chi ci succede.

Tratto da E.Frezza

C’era una volta la scuola