“Ogni volta che esce un rapporto ISTAT sulle nascite, l’Italia finge stupore. Editoriali, servizi TV, post indignati: “Gli italiani non fanno più figli!”. Come se fosse una notizia. Come se non fosse il risultato di un processo culturale e politico coltivato con cura per decenni.
Perché la verità è che non è “l’Italia che non fa figli” — è uno Stato che non vuole genitori.
E una cultura che li deride.
Da vent’anni ci ripetono che avere figli è una scelta “personale”, “libera”, “non dovuta”. Poi, quando il sistema pensionistico collassa, lo stesso Stato si ricorda improvvisamente che la natalità serve. Ma nel frattempo ha trasformato la genitorialità in una forma di handicap economico e sociale.
Una coppia con figli paga più tasse, ha meno libertà di movimento, e viene trattata come una minoranza folcloristica in un Paese che idolatra l’individuo senza legami.
La maternità è vista come una catena, la paternità come un optional.
Poi arrivano i numeri, e tutti a piangere lacrime statistiche: 1,13 figli per donna.
Come se la causa fosse misteriosa. Come se la società non avesse passato anni a demonizzare il sacrificio e la fatica, cioè gli ingredienti necessari per costruire qualcosa di più grande di sé.
Il paradosso è che gli stessi che gridano al disastro demografico sono quelli che hanno applaudito ogni passo verso la dissoluzione della famiglia: precarizzazione, culto della carriera, infantilizzazione culturale, idolatria dell’io, e demonizzazione del ruolo genitoriale.
Abbiamo insegnato ai ventenni che “mettere su famiglia” è una sconfitta sociale, e ora ci chiediamo perché non nascono più bambini.
Non è una crisi biologica, è una crisi ideologica.
Abbiamo costruito una società che premia chi resta solo, e punisce chi cresce altri esseri umani.
Una società che parla di inclusione, ma esclude la maternità dal mondo del lavoro.
Che celebra la libertà sessuale, ma teme la sua conseguenza naturale: la vita.
Ora i demografi parlano di “carenza di potenziali genitori”, ma il problema non è demografico: è morale.
Perché abbiamo smesso di credere nel futuro.
E un popolo che non crede più nel futuro smette di generare — biologicamente, culturalmente e spiritualmente.
Il risultato?
Un Paese vecchio che si commuove per le culle vuote, ma difende con orgoglio la cultura che le ha svuotate”.
PIAGNUCOLARE SULLA DENATALITÀ: UN PAESE IDIOTA CHE SI ESTINGUE
Un ateo non può essere tale perchè per negare bisogna conoscere interamente ciò che si nega.
Dio solo può essere ateo perchè, essendo Tutto in Sè-stesso e quindi conoscendosi nella Sua totalità, è in grado di esistere e negarsi.
Il Diavolo è il più grande credente perchè, essendo il Shatan di Dio conosce a sua volta il suo Shatan che è Dio, e non può necessariamente negare ciò che conosce.
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Chi non conosce tutte le cose non può essere ateo. Solo Dio è ateo. Il diavolo è il più grande credente, e ha le sue ragioni.
*** F.O’Connor, Diario di preghiera
Gioco, partita, incontro.
SOLO DIO E’ ATEO E IL DIAVOLO E’ IL PIU’ GRANDE CREDENTE
Il Tao che il mondo apprezza è quello che si trova sui libri ma i libri sono fatti solo di parole. Ma benché il mondo stimi i libri io li considero indegni di stima.
Un giorno il Duca di Huan stava leggendo un libro, il mastro carraio lo vide e disse: “Che cosa state leggendo?” “Le parole dei Santi” rispose. “Quello che leggete non è altro che la feccia degli Antichi.” Il Duca si indignò: “Io non ti permetto di parlare così, spiegati o ti ucciderò.”
“Ecco, quando io faccio una ruota, se vado adagio, il lavoro è piacevole ma la ruota non si curva abbastanza, se vado veloce il lavoro è penoso e trasandato. Non bisogna andare né lenti né veloci, ma procedere ad un ritmo giusto che faccia corrispondere la mano col cuore. C’è in questo un qualcosa di inesprimibile. Io che sono ancora vivo non sono riuscito a spiegarlo a mio figlio. E quindi mi tocca a settant’anni di continuare a fabbricare le ruote. Se io che sono vivo non posso insegnare ciò a mio figlio, come fanno gli Antichi che sono morti ad insegnare la Verità? Ciò che potete leggere non è altro che la loro feccia “
Come dico spesso, Dio è multiforme e multilingue: per farSi riconoscere (multiforme) e per farsi comprendere (multilingue).
È così che la Tradizione Primordiale del Suo Pensiero si è suddivisa in tante Tradizioni Secondarie figlie di quella a seconda delle popolazioni che abitano questo pianeta perchè, come dice Filippo nel suo Vangelo gnostico: <<la Verità non è venuta nuda in questo mondo, ma in simboli e in immagini>>.
Ecco un piccolo esempio: il “nodo tibetano di buon auspicio”, il “DAO”, e il “fiore della Vita”.
Tutti a esprimere l’Assoluto Entanglement di Dio: la non-località di nostro Padre, dato che Lui i Suoi Figli non li abbandona mai e nei momenti più difficili del loro Ritorno a Casa, sa che ricordare loro la Sua Presenza ovunque è il massimo conforto che possa offrire.
Le scuole giuridiche islamiche (sia sunnite sia sciite) differiscono nel modo in cui valutano la **najāsa** (impurità rituale) dei cani e le norme di convivenza con essi.
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**Scuole sunnite**
#### **1. Scuola ḥanafita**
* **Giudizio sul cane:** Il cane in sé non è considerato del tutto impuro (najis) — solo **la sua saliva** è impura.
* **Contatto:** Se la saliva tocca qualcosa (ad esempio un vestito), occorre lavarla, ma non è necessario trattare tutto il corpo dell’animale come impuro.
* **Tenere cani:** Ammesso per scopi legittimi (caccia, guardia, pastorizia), ma non per semplice compagnia, in base a un hadith che scoraggia tenere cani “senza necessità”.
#### **2. Scuola mālikita**
* **Giudizio sul cane:** È la scuola **più tollerante**: il cane **non è considerato impuro**, nemmeno la saliva in senso rituale.
* **Motivazione:** L’impurità è solo spirituale o morale, non materiale.
* **Tenere cani:** Lecito per funzioni utili; nessuna contaminazione rituale per contatto casuale.
#### **3. Scuola shāfi‘ita**
* **Giudizio:** Il cane è **najis** (impuro) nel suo insieme — corpo, saliva, sudore ecc.
* **Pulizia:** Se un cane lecca un recipiente, bisogna lavarlo **sette volte**, una delle quali con terra, seguendo letteralmente il ḥadīth in Ṣaḥīḥ Muslim.
* **Tenere cani:** Consentito solo per necessità (caccia, guardia, pastorizia).
#### **4. Scuola ḥanbalita**
* **Giudizio:** Simile agli shāfi‘iti — il cane e la sua saliva sono impuri.
* **Pulizia:** Stesse norme (sette lavaggi, uno con terra).
* **Tenere cani:** Ammesso per scopi utili, scoraggiato come animale da compagnia.
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**Scuole sciite (ja‘farite / imamite)**
* **Giudizio
:** Il cane è considerato **ritualmente impuro (najis)**, incluso il corpo, la saliva e il sudore.
* **Conseguenze:
** Qualsiasi oggetto bagnato dal contatto con il cane deve essere purificato (ṭahāra) prima della preghiera.
* **Tenere cani:
** Permesso per funzioni utili (guardia, caccia, pastorizia), ma **disapprovato** tenerli in casa o come animali da compagnia, soprattutto nei luoghi di preghiera.
* **Distinzione:
** La impurità è rituale, non “morale” — non implica disprezzo per l’animale, ma riguarda la purezza necessaria per gli atti di culto.
CRESCE LA REPRESSIONE DEL DISSENSO FILO-PALESTINESE IN EUROPA
A Monaco lo scrittore tedesco Jürgen Todenhöfer, 84 anni, ex deputato CDU e noto critico della politica israeliana, è stato arrestato [edit: è stato perseguito] per “istigazione all’odio” e “banalizzazione dell’Olocausto” dopo aver pubblicato su X un post in cui paragonava Benjamin Netanyahu ai nazisti.
La sua casa è stata sorvegliata e perquisita, e la polizia ha sequestrato telefoni e dispositivi digitali.
Todenhöfer, autore di libri su Afghanistan, Iraq e ISIS, ha denunciato la repressione del dissenso filo-palestinese in Germania, dove ogni critica a Israele è spesso assimilata all’antisemitismo.
Ha dichiarato: «Se sarò condannato, sarà un onore: difendere la libertà e la pace in Palestina è un dovere».
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VAROUFAKIS BANDITO, MANIFESTANTI ARRESTATI, ARTISTI CENSURATI
Il caso Todenhöfer si inserisce in un clima sempre più restrittivo. Il politico greco Yanis Varoufakis è stato bandito da eventi pubblici in Germania dopo aver definito “apartheid” il trattamento dei palestinesi.
Negli ultimi mesi, centinaia di manifestanti pro-Palestina sono stati arrestati o dispersi con la forza durante cortei pacifici a Berlino, Amburgo e Francoforte.
Anche artisti e accademici che avevano espresso solidarietà ai civili di Gaza sono stati esclusi da festival e università, segno di una deriva censoria sempre più evidente.
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LA LIBERTÀ D’OPINIONE EUROPEA SOTTO ATTACCO
Il fenomeno rischia di estendersi come un contagio: la criminalizzazione del pensiero critico si sta lentamente infiltrando anche in altri Paesi europei, dove si moltiplicano i tentativi di limitare la libertà d’espressione in nome della “lotta all’odio”.
È come se la parentesi di libertà costituzionali aperta nel dopoguerra si stesse chiudendo, lasciando il posto a una nuova stagione di conformismo ideologico, censura preventiva e paura di dissentire.
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UNA DOMANDA PERSONALE, MA POLITICA
A questo punto mi domando seriamente cosa mi accadrebbe oggi se mettessi piede in Germania, dopo aver scritto un libro come “Contro il ‘Sionismo Reale’”.
Un libro chiarissimo nel condannare le classi dirigenti sioniste, ma altrettanto rigoroso nel respingere l’antisemitismo sotto ogni punto di vista — e tuttavia, pare, non abbastanza per la postura stolida e “strutturalmente ignorante” scelta dai legislatori teutonici.
Mi arresterebbero? Arresterebbero anche Moni Ovadia e Alessandro Di Battista? A suo tempo avrebbero magari arrestato il deputato ebreo ortodosso britannico Gerald Kaufman, che pronunciò le stesse accuse con lo stesso paragone di Todenhöfer?
E non sarà forse opportuno che il Parlamento italiano, invece di approvare le leggi liberticide proposte dall’ex amministratore di società israeliane Maurizio Gasparri, ponga qualche domanda alla Germania a tutela di milioni di cittadini italiani che hanno idee diverse da Merz?
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UNO STATO D’ECCEZIONE BELLICO E IDEOLOGICO
Queste manifestazioni di pensiero vengono represse anche per ragioni – per così dire – “preventive”.
I vertici europei e atlantici, da Friedrich Merz a molti altri capi di governo dell’UE e della NATO, stanno infatti preparando un nuovo stato di eccezione permanente, di natura bellica e ideologica, nel quale la Russia è costruita artificialmente come nemico assoluto.
Per sostenere questa narrazione impopolare, si sta creando una struttura giuridica e culturale destinata a reprimere il dissenso pacifista, bollando come “filorussa” o “antisemita” ogni voce non allineata. Todenhöfer è oggetto di una vendetta anche in questo senso: aveva pubblicamente criticato il governo per non fare indagini sull’attentato al gasdotto Nord Stream.
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DALLA GUERRA IN MEDIO ORIENTE ALLA GUERRA IN EUROPA
Oggi molti intellettuali e ampie fasce di popolazione si ribellano al genocidio in Medio Oriente: è una ribellione “facile” solo nel senso che la violenza è ormai visibile, palese, incontestabile, e quindi riconoscibile da tutti.
Più difficile è invece cogliere i fili geopolitici che ci stanno trascinando verso una guerra più grande, destinata a distruggere le società europee come le abbiamo conosciute.
Ma quel momento arriverà: e allora lo sguardo dei popoli si sposterà da “Bibi il Genocida” a Merz il distruttore delle classi medie, fino a tutti gli altri architetti della guerra europea.
È per questo che stanno accelerando: per blindare, come ha detto il cancelliere prediletto da BlackRock, “quelli che fanno il lavoro sporco per noi”.
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CORREZIONE:
Diverse testate, tra cui “The Telegraph”, avevano riportato nei loro articoli che il signor Todenhöfer era stato arrestato. Ciò non è esattamente quel che è accaduto. Detti articoli sono stati modificati e siamo lieti di rettificare l’informazione. La questione è in ogni caso assai grave: un’ingiusta perquisizione del domicilio di Todenhöfer, estremamente intimidatoria, e una pendente incriminazione per un reato d’opinione, in un contesto in cui stanno avvenendo numerosi arresti.
Il Future of Life Institute ha lanciato oggi, mercoledì 22 ottobre, un’iniziativa che chiede ai governi di tutto il mondo di introdurre “un divieto che blocchi lo sviluppo della superintelligenza [artificiale]” fino a quando “non ci sarà un ampio consenso scientifico sul fatto che la tecnologia sarà sviluppata in maniera affidabile e controllabile”. La proposta è stata accompagnata da una lettera aperta e ha ricevuto il supporto esplicito di numerosi premi Nobel, di decine di figure politiche e persino di qualche testa coronata. Tuttavia, rischia di distogliere l’attenzione dai problemi reali in favore di un futuro ipotetico che appare ancora estremamente remoto.
L’appello ha raccolto oltre 800 adesioni, tra cui figurano personalità di altissimo profilo come Steve Bannon, imprenditore e podcaster estremamente influente sulle politiche Repubblicane statunitensi, il principe Henry e la duchessa Meghan, il cofondatore di Apple Steve Wozniak, André Hoffmann del World Economic Forum (WEF), padre Paolo Benanti, presidente della “Commissione algoritmi” italiana, e Brando Benifei, europarlamentare italiano che ha avuto un ruolo chiave nella stesura dell’AI Act. A questi si aggiungono figure meno rilevanti sul piano politico, ma dal forte richiamo mediatico quali gli attori Joseph Gordon-Levitt e Sir Stephen Fry, il musicista will.i.am e il giornalista del Corriere della Sera Riccardo Luna.
L’iniziativa si presenta in modo lapidario: poche righe per affrontare una tematica ampia e complessa, un comunicato che sembra più che altro mirato a offrire un trampolino espositivo per il concetto di fondo. La preoccupazione del gruppo è che l’avvento ipotetico della superintelligenza artificiale (ASI) possa avere effetti disastrosi sulla vita delle persone: “dall’obsolescenza e dal depotenziamento dell’economia, alla perdita di libertà civili, dignità e controllo, fino ai rischi per la sicurezza nazionale e persino alla potenziale estinzione umana”. Per scongiurare a priori questo scenario, i firmatari si trovano a chiedere con un certo grado di allarmismo un intervento preventivo da parte dei governi di tutto il mondo.
Per comprendere la portata della richiesta del Future of Life Institute, è però necessario chiarire cosa si intenda per ASI. Secondo la definizione del gruppo, si tratta di tutti quei sistemi di IA che “superano significativamente gli esseri umani essenzialmente in tutti i compiti cognitivi”, una fase evolutiva ulteriore rispetto a quelle delle già avanzate intelligenze artificiali generali (AGI), le quali mirano a eguagliare le capacità della mente umana. Al momento, nessuna di queste due categorie di intelligenza artificiale appare alla portata della ricerca scientifica e vi sono seri dubbi sul fatto che l’attuale direzione tecnologica — quella dei grandi modelli di linguaggio — possa mai tradursi in forme di pensiero dotate della consapevolezza necessaria a eguagliare un cervello biologico.
La definizione stessa di intelligenza artificiale, del resto, rimane estremamente fumosa. Il termine nacque negli anni Cinquanta come trovata di marketing accademico per attrarre nuovi fondi alla ricerca; di conseguenza, anche concetti come AGI e ASI tendono a essere più strumenti narrativi che definizioni rigorose. Questi due orizzonti, apparentemente ancora lontani, diventano però più raggiungibili se si adotta la definizione offerta da OpenAI, azienda leader del settore, secondo cui l’intelligenza artificiale generale sarà raggiunta quando un sistema di IA sarà “in grado di generare un profitto di 100 miliardi di dollari”. Una prospettiva che, tuttavia, potrebbe essere viziata dal fatto che i gravosi legami contrattuali tra OpenAI e Microsoft verranno meno solo al raggiungimento dell’AGI.
Ammesso che le preoccupazioni del Future of Life Institute siano avanzate con le migliori intenzioni, queste appaiono comunque premature, se non addirittura fuorvianti. L’organizzazione era già stata protagonista nel 2023 di una lettera in cui chiedeva di sospendere la ricerca su strumenti più potenti dei modelli di IA allora disponibili, così da evitare “rischi esistenziali” dai toni fantascientifici. Anche in quel caso, l’iniziativa era stata criticata per aver spostato l’attenzione dai problemi già concreti a prospettive remote e inverosimili, alimentando paure irrazionali più che un dibattito costruttivo. Questo nuovo appello rischia quindi di replicare la medesima formula: dare spazio a un sostegno pubblico di facciata a scapito di quegli interventi immediati che sarebbero invece necessari.
Videoconferenza del canale YouTube ESKATON di Gianluca Marletta, trasmessa in diretta online in live streaming il giorno 22 ottobre 2025.
CHI E’ GESU’ IL CRISTO? Chi è la figura che ha diviso in due la storia? In questa puntata, una serie di riflessioni e intuizioni che possono aiutare tutti quelli che si sono posti tale domanda: credenti o meno. Quanto sono attendibili i VANGELI? Quali criteri esistono per comprenderne l’eventuale veridicità? Perché, secondo i Vangeli, il Cristo risorto appare per primo a Maria Maddalena? In cosa consisteva “l’attesa del Messia”, non solo in Israele ma anche in Persia, a Roma e in tutto il mondo mediterraneo-mediorientale? A quali “profezie” si rifaceva? Il cuore dei Vangeli é un insegnamento o un …Evento? La missione di Gesù è stata solo quella di fondare una o più religioni che a lui si ispirano? O forse, come qualcuno dice, era un maestro esoterico che voleva solo fondare “una via per pochi”? O forse …la sua missione va al di là di tutte queste categorie umane? Che cos’è il Logos? Che rapporto c’è tra il Gesù figura storica e il Cristo eterno? E cosa dice anche l’Islam di Gesù, al di là delle interpretazioni più esteriori e popolari? Cosa afferma la tradizione cristiana riguardo al Cristo del Secondo Avvento, guerriero e apocalittico?
Dopo il genocidio appena consumatosi a Gaza, stiamo assistendo ai tentativi, da parte Netanyahu e Trump di trasformare l’accordo per una tregua nel via libera a un’amministrazione coloniale. E’ importante comprendere che il tema palestinese non è isolato, ma strettamente collegato a quello della tensione internazionale Nato-Russia, che ormai da qualche anno sta tenendo il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale.
E’ giusto aver dimostrato la propria solidarietà nei confronti del popolo palestinese, ma non basta: se si vuole veramente colpire Israele serve per prima cosa comprendere che ogni suo crimine, ogni sua violenza e la sua stessa esistenza sono garantiti dagli USA e dai loro stati satellite, compresa l’Unione Europea.
Gli Stati Uniti sostengono Israele perché questi è indispensabile per garantire a loro il controllo del Medio Oriente. Israele è una base militare americana costruita nel Levante, così come l’Italia è da decenni una base militare americana nel Mediterraneo.
Così come Israele è funzionale agli USA per portare guerra all’Iran, allo stesso modo l’Italia viene utilizzata dagli USA per portare guerra alla Federazione Russa. Il riarmo europeo voluto da Von Der Leyen e sostenuto in egual misura dalla destra e dalla sinistra, non può essere disgiunto dalla fornitura di armi al regime sionista.
Tutti i fronti aperti nel mondo devono essere concepiti come un conflitto unico: quello creato dagli Stati Uniti e dall’Occidente nel disperato tentativo di conservare la propria egemonia.
Lottare per la liberazione dell’Italia significa sostenere concretamente chi lotta per la liberazione della Palestina, appoggiare la lotta globale per il superamento dell’egemonia statunitense e la costruzione di un mondo multipolare, ovvero di una comunità umana dal futuro condiviso.
PER QUESTO RIVENDICHIAMO:
Stop immediato all’invio di armi in tutti i teatri di guerra;
Stop allo smantellamento dello Stato Sociale in favore del riarmo;
Neutralità: l’Italia si chiami subito fuori dal clima guerrafondaio che imperversa in Europa;
Uscita da NATO e UE, che ci conducono irresponsabilmente verso la guerra mondiale.