IL TANTRA DI RUDRA

di Luca Rudra Vincenzini

“Aṅgeṣu devatāḥ sarvā nyastāḥ syur mantrapūrvakam”,” [che] le divinità (devatāḥ) siano insediate (nyastāḥ syuḥ) in tutte (sarvāḥ) le parti del corpo (aṅgeṣu) accompagnate dalle formule (mantra-pūrvakam)”,

Kularṇava Tantra (Rudra).

È pratica abituale nel tantraśaiva e śākta l’istallazione (nyāsa) delle Divinità tutelari, della scuola iniziatica (kula) di riferimento, nel corpo per mezzo degli aṅgamantra (6 o 10 in base alla tradizione).

Attraverso questa procedura si attivano gli involucri sottili e, come asserisce Abhinavagupta nel Tantrāloka, l’iniziato per mezzo delle potenze risvegliate diviene una parziale incarnazione di Rudra, questo sino alla completa istallazione della forza (parāśaktibala).

IL TANTRA DI RUDRA
IL TANTRA DI RUDRA

IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI

di Oreste Caroppo

ESEMPIO DELL’INCAPACITÀ DI GIUDIZIO DEI FALSI-ECOLOGISTI DEL NOSTRO TEMPO

Fanno quelli che hanno raggiunto un livello superiore di coscienza, parlano, nel fastidioso lessico New Age che scimmiotta la Fisica quantistica, di “salto quantico”, dicono che hanno capito che non esistono le “malerbe” “tutte le erbe sono utili, nessuna è cattiva, non vanno diserbate”, dichiarano di aver smascherato gli agronomi venduti alle multinazionali che ci avevano inculcato il concetto mistificatorio di “malerba” strumentale al loro business

Orbene come non essere contenti di questo loro “salto quantico di coscienza”!

Poi nel loro giardino scoprono di avere un albero di Ailanto, anche detto Albero del Paradiso, tu ti aspetti che fumighino incensi di fronte a cotanta meravigliosa creatura arborea, e invece eccoli che imprecano contro di esso “pianta aliena infestante puzzona”, così hanno detto, sorta di fatwa, a Geo&Geo, programma ormai fortemente intriso di falso Green, la Pravda dell’ideologia falso-ecologista, e si arrovellano nell’escogitare i metodi migliori e di fatto i più sadici per estirparlo completamente, ucciderlo in ogni possibile gemma, annientarlo annichilirlo.

Quelle medesime multinazionali che nel claudicante salto quantico di questi rischiavano di non avere più business si sono messe a demonizzare altre piante con altre scuse, nuove forme del medesimo becero RAZZISMO VERDE che questi stupidotti perbenisti non sono riusciti a cogliere.

IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI
IL RAZZISMO VERDE DELLE MULTINAZIONALI

CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS

a cura di Aurhora Pronobis

185 PAESI POSSONO ORA COMMERCIARE UTILIZZANDO IL SISTEMA DI PAGAMENTO SOSTENUTO DAI BRICS E DALLA CINA — BYPASSANDO SWIFT, EVITANDO SANZIONI E PROSCIUGANDO LA LINFA VITALE DEL DOLLARO.

Se questo non ti sembra il suono dei tamburi funebri dell’egemonia finanziaria occidentale… allora non stai prestando attenzione. La rivoluzione globale dei pagamenti guidata dai BRICS ha silenziosamente aggirato l’ordine finanziario occidentale e non ha avuto bisogno di un missile, di un carro armato o di un vertice del G7. Solo yuan. Infrastrutture. E 20 anni di pazienza strategica. Al centro di questo cambiamento monetario tettonico c’è CIPS, il Sistema di Pagamenti Interbancari Transfrontalieri della Cina, che ora facilita le transazioni in 185 paesi. E mentre gli esperti occidentali deridono dietro occhiali tinti di dollari, la realtà è questa:

CIPS ha già elaborato ¥52 trilioni (7 trilioni di dollari) in regolamenti, superando SWIFT in diversi corridoi strategici. Il 95% del commercio tra Russia e Cina è ora regolato in valute locali. Oltre 40 nazioni, molte nel Sud Globale, stanno già regolando debiti e flussi di materie prime tramite CIPS, completamente al di fuori della griglia di sorveglianza finanziaria occidentale.

Ma decifriamo cosa significa davvero:

Non si tratta solo dei BRICS. Si tratta di decolonizzare il sistema valutario. La Maggioranza Globale, una volta costretta a inginocchiarsi davanti all’altare del dollaro USA, sta ora tracciando progetti per un mondo post-dollaro. Silenziosamente. Sistematicamente. E senza bisogno delle manette del FMI.

E l’Occidente?

Ancora impegnato a congratularsi per aver armato SWIFT, una mossa così arrogante da aver forzato la nascita del suo stesso sostituto. Hanno trasformato le rotaie dei pagamenti globali in un’arma… e ora sono scioccati che il mondo stia costruendo treni corazzati. Nel frattempo, gli alleati di Washington, aggrappati al cadavere in decomposizione dell’Impero, vengono superati in astuzia. Mentre discutono di pronomi di genere ed esportano inflazione, il resto del mondo sta assicurandosi energia, cibo e commercio, nelle proprie valute. Non devi immaginare come appare un sistema finanziario multipolare. Stai vivendo la sua genesi.

CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS
CIPS: IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTO DEI BRICS

La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza

di Zela Santi

26 Ottobre 2025

Usa e Israele svuotano il concetto di legalità: Rubio attacca l’UNRWA come “filiale di Hamas”, l’Onu viene delegittimato e Gaza si trasforma in un protettorato americano. La pulizia etnica procede fuori dal controllo internazionale, con fame e silenzi imposti.

Quando legalità diventa parola d’ordine per offesa: Usa, Israele e la delegittimazione dell’Onu

Nel pantheon delle ipocrisie geopolitiche, raramente assistiamo a uno spettacolo tanto crudele quanto lucido: Stati Uniti e Israele relegano il concetto di “legalità internazionale” al rango di retorica vuota, mentre attaccano l’Onu, silenziano l’UNRWA e impongono un ordine che non ammette testimoni.

Il Segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato senza riserve che l’UNRWA è “una filiale di Hamas”, annullando ogni possibilità che l’agenzia Onu partecipi all’erogazione degli aiuti nella Striscia di Gaza. Dietro la frase politica, risuona una strategia molto più radicale: delegittimare chi potrebbe testimoniare, denunciare, ostacolare la pulizia di un territorio.

La guerra ideologica all’Onu

Da tempo, gli Usa mostrano il loro fastidio verso il multilateralismo: Trump, già in carica, attaccò le Nazioni Unite in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Onu, liquidando il loro operato come “lettere forti” — parole vuote che non risolvono conflitti. Oggi, la stessa narrazione è rilanciata con vigore: le istituzioni internazionali non sarebbero che un freno per la “sovranità planetaria del dollaro”.

L’UNRWA diventa il primo contendente: accusata di impiegare “terroristi”, privata della sua funzione nei corridoi umanitari, messa allo stesso livello dei partiti armati. Ma la Corte internazionale di giustizia non ha mai trovato prove concrete che confermino queste accuse. E così, senza testimoni, la pulizia etnica può procedere — senza verifiche, interrogazioni o controlli.

Fame, protettorato e silenzi compiacenti

La Striscia di Gaza è ormai terreno di guerra, ma non solo con bombe: la fame è una delle armi più sistematiche. Il protettorato statunitense che si profila — noto come “Centro di Coordinamento Civile-Militare” — annuncia un ruolo centrale nel controllo del cessate il fuoco e nella supervisione degli aiuti. 200 militari americani collaborano con forze israeliane ed europee nei magazzini di Kiryat Gat.

E l’Onu? Tagliato fuori, depotenziato, trattato come un fastidio. Gli Usa hanno già abbandonato UNESCO, OMS e Consiglio Diritti Umani. Centinaia di milioni sono stati stornati dal budget dell’Onu, con l’intento di privare l’organizzazione della capacità di promuovere pace, diritti e aiuti ai rifugiati. Con il silenzio imposto sull’UNRWA, il regime ottiene un effetto collaterale: il testimone scomodo viene estromesso.

La legalità internazionale non è più strumento, ma arma contro chi osa esigere trasparenza. E nel teatro del Medio Oriente, chi strilla di diritti viene zittito, chi tace può essere più pericoloso di chi spara.

Tratto da: Kultur Jam

La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza
La legalità messa al bando: Usa e Israele zittiscono l’Onu per espugnare Gaza

INTERIORISMO TEOLOGICO

a cura di Vincenzo Di Maio

L’interiorismo teologico è un modo di definire il rapporto teologico della fede cristiana con le religioni non-cristiane al di là dei modelli abituali dell’esclusivismo, dell’inclusivismo e del pluralismo. L’interiorismo però non costituisce un quarto modello di classificazione entro i limiti della precomprensione dei suddetti tre, ma si presenta come alternativa a queste precomprensioni religiose.

Secondo il teologo italo-tedesco Gerhard Gäde, l’interiorismo costituirebbe la comprensione appropriatamente cristiana delle religioni non-cristiane. Esso è da considerare perciò un’ermeneutica cristiana delle religioni. L’interiorismo si distingue dall’esclusivismo e dall’inclusivismo evitando un’attitudine di superiorità nei confronti delle altre religioni, e dal pluralismo rifiutando ogni relativizzazione della pretesa cristiana di verità. Con un approccio interiorista, da parte cristiana è possibile riconoscere alle altre religioni non soltanto una verità frammentaria, bensì verità altrettanto insuperabile quanto è testimoniata della propria fede cristiana.

Il presupposto filosofico dell’interiorismo consiste nella dottrina scolastica sull’unilateralità della relazione del creato con Dio (vedi Tommaso d’Aquino). Il creato non può essere considerato termine costitutivo di una relazione reale di Dio con il creato. Da lì risulta una problematizzazione radicale di ogni pretesa di rivelazione. Questo problema verrebbe risolto soltanto dal messaggio cristiano che testimonia che il mondo è da sempre accolto in una relazione di Dio con Dio e quindi non è termine costitutivo di questa relazione. Soltanto con questa concezione trinitaria e l’incarnazione del Figlio il concetto di rivelazione ossia di “Parola di Dio” riceverebbe un senso intelligibile (Peter Knauer).

Metodologicamente l’interiorismo quindi anzitutto mette in questione tutte le pretese religiose di rivelazione che rivendicano una relazione reale di Dio con il mondo. Questa problematizzazione coinvolge anche la pretesa della Scrittura d’Israele di contenere la Parola di Dio. Solo letta alla luce della fede in Cristo come “Antico Testamento”, questa Scrittura diventa universalmente intelligibile come Parola di Dio. Il messaggio cristiano ne rivelerebbe questa sua qualità (cf. 2Cor 3,14-16). In questo rapporto dei due Testamenti biblici l’interiorismo vede il paradigma o modello per stabilire un rapporto anche con altre religioni e scoprire in loro la loro qualità di Parola di Dio.

Mentre il pluralismo religioso (John Hick) riesce a riconoscere verità (relativa) alle altre religioni soltanto relativizzando la propria pretesa religiosa di verità, l’interiorismo vede nella verità insuperabile del messaggio cristiano la base epistemologica per riconoscere altrettanta verità prima alla Scrittura d’Israele e poi (su questo modello) anche ad altre religioni. Per l’interiorismo Cristo quindi è l’unica chiave ermeneutica per svelare e riconoscere questa verità ancora nascosta nelle altre religioni, ad esempio nell’islam, nell’induismo, nel buddhismo e nel taoismo.

Tratto da: Wikipedia

INTERIORISMO TEOLOGICO
INTERIORISMO TEOLOGICO

UNA NUOVA ED ETERNA ELITE

a cura di Sarah Smid

La scienza non ce lo permette, la Tradizione ci consiglia di rivolgerci ad una sola élite; verrà da noi chi vuole, camminerà con noi chi può. Questa affermazione non è una confessione di orgoglio; siamo semplici servi della verità Hautaine. I custodi di un tesoro possono essere tanto poveri quanto incorruttibili; umilmente confessiamo la nostra povertà, ed è il tesoro stesso che ci rende difficile accedere.

Non scoraggiamo nessuno perché ci riteniamo superiori agli altri; ma non assumiamo nessuno perché non abbiamo promesse da fare. È in se stesso che chi è in grado di seguirci troverà la ricompensa per seguirci.

… È su queste parole che concluderemo, pensando di aver detto abbastanza per mostrare quali sono le nostre intenzioni, e auguriamo ai nostri lettori disposizioni simili per raggiungere l’obiettivo unico che proponiamo, la Conoscenza perfetta con cui acquisiamo la Beatitudine eterna.

Nato a La Gnose – René Guénon

UNA NUOVA ED ETERNA ELITE
UNA NUOVA ED ETERNA ELITE

IL RITORNO DELLE TRADIZIONI ZARISTE IN RUSSIA

di Anastasia Sergo

Le scuole russe stanno riportando in vita le tradizioni della Russia zarista.

Nella società moderna si sente sempre più forte la richiesta di ristabilire punti di riferimento spirituali e morali — educare le ragazze nello spirito della modestia, della responsabilità e della preparazione alla futura maternità.

In diverse regioni della Russia potrebbero avviare un progetto pilota per l’istruzione separata degli studenti. Seguendo l’esempio dell’Udmurtia, dove le ragazze già ricevono un’educazione ai valori spirituali e morali, partecipano a lezioni di economia domestica, floricoltura e apprendono il ruolo femminile nella famiglia e nella società. Al progetto partecipano attivamente insegnanti, psicologi e membri del clero.

Il metropolita di Iževsk e Udmurt Viktorìn osserva:

«Le prepariamo affinché creino sicuramente famiglie e abbiano figli. Questo è molto importante per noi».

Questa iniziativa rappresenta un ritorno alle migliori tradizioni della Russia zarista, dove l’educazione delle ragazze si basava sull’idea del servizio alla famiglia, dell’amore e della misericordia.

E oggi, quando la questione dei valori è direttamente collegata alla sopravvivenza della nazione, ogni passo del genere rafforza la speranza di una rinascita della Russia.

IL RITORNO DELLE TRADIZIONI ZARISTE IN RUSSIA
IL RITORNO DELLE TRADIZIONI ZARISTE IN RUSSIA

DAL SOLE ALLA SIGNORIA DI RUDRA

di Devadatta Mahācakra

Ṛgveda 2.33.9 / 2 — Dal Sole alla signoria

sthirébhiráṅgaiḥ pururū́pa ugró babhrúḥ śukrébhiḥ pipiśe híraṇyaiḥ |

ī́śānād asyá bhúvanasya bhū́rer ná vā́ u yoṣad rudrā́d asuryám ||

Il professor Marcello Meli ha osservato che la forma yoṣad, lungi dall’essere un imperativo, va intesa come un coniugato desiderativo o congiuntivo da √yūṣ, “allontanare, privare”. La negazione na, infatti, non è ingiuntiva: non significa “non ci privare”, ma “non si separi”, “non venga meno”.

Così il verso acquista un tono solenne, assertivo:

“Dal Signore dell’abbondanza di questo mondo, da Rudra, non si separi mai la potenza asurica.”

Con membra (aṅgaiḥ) solide (sthirebhiḥ), multiforme (pururūpaḥ), terribile (ugraḥ), marrone-rossiccio (babhruḥ), si è ornato (pipiśe) di splendori (śukrebhiḥ) dorati (hiraṇyaiḥ).

Dal Signore (īśānāt) di questo (asya) grande (bhuvanasya) mondo (bhūreḥ), da Rudra (rudrāt), non (na) si separi (yoṣat) mai (vā u) la potenza asurica (asūryam).

Nei Veda antichi asura non significa “demone”, ma “potente”, “Signore”. Asūrya indica qui la forza divina e signorile che accompagna Rudra.

Geldner infatti traduce:

“Von Rudra trennt sich fürwahr nie die Asurawürde.”

“Dalla maestà di Rudra non si separa mai la dignità degli Asura.”

Jamison – Brereton

“The lordly power will not depart from Rudra.”

In testi posteriori, asūrya assume il valore di “assenza di sole”, “oscurità”, come nella Īśāvāsya Upaniṣad 3:

asuryā nāma te lokā andhena tamasā vṛtāḥ |

Quei (te) mondi (lokāḥ), detti (nāma) non-divini (asuryāḥ), sono avvolti (vṛtāḥ) da una cieca (andhena) oscurità (tamasā).

Tra questi due poli, la potenza divina che non abbandona Rudra e l’oscurità da cui l’uomo chiede di essere liberato, si dispiega la trasformazione semantica che conduce dal linguaggio cosmico del Ṛgveda alla riflessione interiore delle Upaniṣad.

DAL SOLE ALLA SIGNORIA DI RUDRA
DAL SOLE ALLA SIGNORIA DI RUDRA

L’INVOCAZIONE A RUDRA SIGNORE DEL MONDO

di Devadatta Mahācakra

Ṛgveda 2.33.9 – L’invocazione a Rudra, Signore del mondo

sthirébhiráṅgaiḥ pururū́pa ugró babhrúḥ śukrébhiḥ pipiśe híraṇyaiḥ ǀ

ī́śānādasyá bhúvanasya bhū́rerná vā́ u yoṣadrudrā́dasuryám ǁ

ṚV 2.33.9

Con membra (aṅgaiḥ) solide (sthirebhiḥ), multiforme (pururūpaḥ), terribile (ugraḥ), marrone-rossiccio (babhruḥ), si è ornato (pipiśe) di splendori (śukrebhiḥ) dorati (hiraṇyaiḥ).

Signore (īśānāt) di questo (asya) vasto (bhuvanasya) mondo (bhūreḥ), non (na) privarci (yoṣat) davvero (vā u) della luce (asūryam), o Rudra (rudrāt).

Asūryam* («senza sole») indica l’assenza di luce, quindi oscurità o morte.

Nell’ultima invocazione, na vā u yoṣad rudrāt asūryam, le particelle vā u rafforzano l’appello («davvero, ti preghiamo») e rudrāt appare come vocativo in forma ablativa, tipico del sanscrito vedico.

È una preghiera intensa: «Non privarci, o Rudra, della luce del Sole». Qui asūrya diventa metafora della morte e dell’oscurità.

L’epiteto īśānāt asya bhuvanasya bhūreḥ (“Signore di questo vasto mondo”) anticipa già nel Ṛgveda il senso che īśa assumerà nelle Upaniṣad: la trasformazione di Rudra da potenza terribile a principio cosmico regolatore e benefico, il Signore che illumina ogni cosa.

Da questo nome vedico, īśānāt, “Signore”, nascerà il termine īśā che apre la Īśāvāsya Upaniṣad: īśāvāsyam idaṃ sarvam, “tutto questo è avvolto dal Signore”.

————————-

* asūryam è composto dal prefisso privativo a- e da sūrya (“sole”), con il significato letterale di “assenza di sole”, dunque “oscurità” o “morte”. Nei Veda il termine indica lo stato privo di luce e, in senso figurato, la condizione di chi è separato dalla vita o dalla conoscenza.

Sāyaṇa glossa infatti asūryam tamasābhāvam mā karot (“non farci cadere nella condizione priva di luce”).

Jamison e Brereton traducono il verso con “the lordly power will not depart” (“il potere signorile non si allontanerà”), intendendo asūryam come simbolo della forza luminosa e vitale di Rudra; Geldner, invece, rende “von Rudra trennt sich fürwahr nie die Asurawürde” (“dalla maestà di Rudra non si separa mai la dignità degli Asura”), accentuando il carattere regale e dominatore del dio. Nei Veda, tuttavia, il termine asura non designa ancora un demone, ma un essere dotato di potenza e signoria (āsurya, asurya-bhāva), attributo divino che esprime la sovranità cosmica. In questo contesto, il valore originario di asūrya credo resti quello di “assenza di sole”, cioè “oscurità”, che qui si oppone alla luce salvifica di Rudra.

L'INVOCAZIONE A RUDRA SIGNORE DEL MONDO
L’INVOCAZIONE A RUDRA SIGNORE DEL MONDO

COS’È IL PECCATO?

di Giuseppe Aiello

Il “peccato” dà l’illusione che si eserciti una libertà — il famoso «faccio quello che voglio» —; ma rivela la sua vera natura di schiavitù non appena l’uomo tenta di liberarsene.

Quando la mente o l’emozione si lega facilmente a qualcosa, infatti, difficilmente poi la lascia andare.

Anche quando si prova a superarla, ritorna continuamente, e a volte impedisce giudizi chiari e oggettivi o il flusso di altre emozioni positive, e può “contaminare” altre abitudini, comportamenti o relazioni, se non affrontata.

Inizialmente può sembrare piacevole o neutra, ma poi diventa limitante.

Perché ciò che l’ego chiama “libertà” non è spesso che l’intrappolamento più sottile nelle sue vischiose prigioni psicologiche e passioni.

أَفَرَءَيۡتَ مَنِ ٱتَّخَذَ إِلَٰهَهُۥ هَوَىٰهُ وَأَضَلَّهُ ٱللَّهُ عَلَىٰ عِلۡمٖ وَخَتَمَ عَلَىٰ سَمۡعِهِۦ وَقَلۡبِهِۦ وَجَعَلَ عَلَىٰ بَصَرِهِۦ غِشَٰوَةٗ فَمَن يَهۡدِيهِ مِنۢ بَعۡدِ ٱللَّهِۚ أَفَلَا تَذَكَّرُونَ

(Corano 45:23)

Hai visto colui che ha preso la sua “passione/desiderio” (hawāhū) come divinità (ilāhahū)?

E Allah lo ha sviato (aḍallahū) riguardo alla conoscenza (ʿilmi),

e ha sigillato (khatama) il suo udito (samʿihi) e il suo cuore (qalbihi),

e ha posto un velo (ghishāwah) sui suoi occhi (baṣarihi).

Chi dunque potrà Guidarlo (yahdīhi) dopo Allah?

Non vi Ricordate (afalā tadhakkarūn)?… ».

La Guida e il Ricordo.

COS'È IL PECCATO?
COS’È IL PECCATO?