SANGYE MENLHA: IL BUDDHA DELLA MEDICINA

a cura di Buddhismo Ancona

Il Buddha della medicina (in tibetano Sangye Menlha) rappresenta il grande Buddha della guarigione, della salute e della lunga vita.

E’ di colore blu intenso assume anche il nome di “pura sorgente di lapislazzuli o dell’acqua marina” per indicare la sua natura pura come una sorgente inesauribile di luce.

In un lontano passato, quando il Buddha della Medicina era un Bodhisattva, si dice che abbia preso i dodici voti per consolidare la sua già grande compassione. Questi voti includevano il compito di risvegliare le menti delle persone verso la bodhicitta, ispirando coloro che entravano in contatto con la sua energia ad agire con saggezza compiendo azioni virtuose, oltre ad alleviare le persone da malattie e altre sofferenze fisiche e portare il sostentamento necessario per praticare.

E’ raffigurato seduto nella posizione del loto, il suo corpo di colore blu lapislazzuli, con indosso le vesti di un monaco buddista. Nella mano sinistra regge una ciotola di nettare medicinale, l’Amrita mentre la mano destra poggia sul ginocchio, tenendo il gambo del frutto della conoscenza.

Menlha Buddha della medicina, ci ricorda il nostro potere di auto-guarigione, del potenziale assoluto di diventare dei guaritori prima di tutto per noi stessi, una grandissima benedizione per tutti.

Il suo mantra è: Om Bekanze Bekanze, Maha Bekanze Bekanze, Ranza Samugate Soha

https://buddismoancona.weebly.com

SANGYE MENLHA: IL BUDDHA DELLA MEDICINA
SANGYE MENLHA: IL BUDDHA DELLA MEDICINA

Dalla Grecia al Venezuela il capitalismo felice che insegna a sorridere mentre ti sfrutta

di Ferdinando Pastore

25 Ottobre 2025

Dalle tredici ore di lavoro “per merito” alla guerra contro chi rifiuta il mercato: l’austerità europea e l’ideologia neoliberale educano i cittadini alla sottomissione. Grecia e Venezuela sono due volti della stessa trappola: la libertà raccontata dai padroni.

Dalla Grecia al Venezuela, un’unica tela

Come fossimo nella Londra vittoriana, quando i sobborghi ricoperti di fango distribuivano epidemie, degrado e disperazione, si torna a considerare possibile una giornata lavorativa di tredici ore.

Si torna a immaginare una vita scandita esclusivamente dal ritmo del cronometro senza possibilità di riposo, di intimità, di lotta politica e sindacale. Ne abbiamo avuti, in questi anni, di mentori, di grandi narratori che sono riusciti ad ammaliare il buon senso comune con inni alla laboriosità, alla dedizione, alla capacità di iniziativa personale che configurava il concetto di merito.

Quest’ideologia prestazionale è stata cavalcata dai manager aziendali. Sono loro che hanno raccolto le informazioni contenute nei manuali sulle mission competitive, sulla razionalizzazione di profitto e sulle suggestioni comportamentali, per farne filosofia di vita spicciola: “stare sempre sul pezzo”, “sono nato pronto”, “siamo tutti sulla stessa barca”, “non indicare un problema se non hai la soluzione”.

Questo entusiasmo acritico, chiamato, dagli amanti della letteratura che deve suscitare commozione e continua introspezione, resilienza, ha dichiarato l’azione collettiva contro lo sfruttamento e l’alienazione, passatempo fuori moda.

Tredici ore di lavoro per chi ha ambizione, spirito d’impresa, gioco di squadra, non sono nulla. È attraverso l’utilizzo di questo stratagemma discorsivo, che l’austerità dell’Unione Europea, dei colonelli del capitale à la Mario Monti così appassionati ai sacrifici dei poveri, ha potuto produrre una progressiva bonifica dei diritti senza disseminare guerre civili.

La Grecia si avvia alla nuova schiavitù con tutti gli indicatori economici in ripresa. Quelli, per intenderci, che definiscono i rating. Più macelleria sociale, più punti in classifica.
Ciò che separa dalla sinistra è proprio il nesso tra fascismo e politiche neoliberali. Per il progressismo espresso dalla società civile in questa relazione non c’è congruenza.

Esisterebbe una giustizia morale, umanitaristica e per forza di cose, interclassista. Quindi una giustizia intrisa di falsa coscienza. Le riforme, le controriforme liberali, non sono altro che tecnica spoliticizzata, apriorismi professionali determinati da persone competenti.

Non vi è alcuna educazione del lavoratore ad atteggiamenti remissivi, alla pedagogia del “saper essere”, all’accoglienza sottomessa di una prigionia capitalista.

L’Unione Europea continua a esistere assecondando questa sua doppia funzione: costituzionalizzare l’economia di mercato e svolgere una capillare attività pedagogica per l’individuo, educato a sopravvivere tra continue scelte di mercato.

La UE ha contribuito a far sviluppare, con le sue iniziative culturali, con la sua letteratura fantasmagorica sui padri fondatori, con i suoi Erasmus, una mentalità diffusa secondo cui la “giustizia di mercato”, ovvero l’interesse dell’investitore privato, prevale sulla giustizia sociale e sulla tutela dei beni pubblici.

Ma è proprio questa filosofia che sta conducendo irremovibilmente alla guerra contro tutti i paesi, contro tutti i popoli, che rifiutano l’individualismo capitalista, che rigettano nel letame la nostra società della prestazione, che non accettano la psicologizzazione delle questioni sociali.

Ed è su questo canovaccio grammaticale che si apre la vertenza Venezuela. Un paese che non ammette la commercializzazione fascista del proprio petrolio a uso e consumo dei peggiori predatori del capitalismo statunitense.

Lì, in America Latina, l’addentellato tra dittature militari e politiche liberiste lo conoscono sin troppo bene. Motivo per cui le rivoluzioni, le riforme sociali sudamericane, vanno difese con pochi fronzoli e con poca retorica progressista; quella tipica postura stilistica della cosiddetta società civile.

Luogo immaginifico dove si annida, mimetizzata, la classe capitalista così abile nel fingere di possedere principi morali ma che, in realtà, lavora ferocemente a vantaggio, unico ed esclusivo, della sua indefinita riproduzione.

Tratto da: Kultur Jam

Dalla Grecia al Venezuela il capitalismo felice che insegna a sorridere mentre ti sfrutta
Dalla Grecia al Venezuela il capitalismo felice che insegna a sorridere mentre ti sfrutta

L’INDIA HA RISPOSTO ALL’OCCIDENTE: NON C’È BISOGNO DI DIRE CON CHI FARE AMICIZIA E CON CHI COMMERCIARE

Alla conferenza “Berlin Global Dialogue” tenutasi a Berlino, il Ministro del Commercio indiano Piyush Goyal ha lanciato un messaggio severo. Il suo messaggio era semplice: l’India non permetterà a nessuno di dettare le sue intenzioni in merito a chi stringere amicizie, con chi commerciare o con chi concludere accordi. Né Washington, né Bruxelles, né nessun altro può impartire ordini del genere. Goyal ha ribadito che l’India non è il partner minore di nessuno, ma un Paese sovrano che decide autonomamente dove risiedono i propri interessi e dove risiedono quelli altrui. Le questioni relative al commercio, agli investimenti e all’energia, ha affermato, sono tutte di esclusiva competenza indiana e i consigli esterni sono percepiti come una pressione.

Questa dura retorica non è casuale. Negli ultimi mesi, l’Occidente ha fatto sempre più intendere a Nuova Delhi che è ora di “rallentare” la cooperazione con Russia e Cina. Ma l’India rimane ferma: più ampia è la cerchia dei partner, più resiliente è la sua economia. La pressione esterna è percepita qui non come preoccupazione, ma come interferenza. Goyal ha chiarito: l’India è pronta a dialogare con tutti, sia con l’Occidente che con l’Oriente, ma solo su un piano di parità. Niente prediche, niente ultimatum.

Siamo aperti alla collaborazione, ma le decisioni le prendiamo noi stessi. – disse il ministro.

Gli esperti di scienze politiche definiscono questa parte della visione più ampia di Narendra Modi: l’India vuole diventare una delle principali potenze mondiali, non un’incudine tra le altre. E a giudicare dal tono di Goyal, il Paese si sente già in grado di parlare al mondo non come uno studente, ma come un pari.

L'INDIA HA RISPOSTO ALL'OCCIDENTE: NON C'È BISOGNO DI DIRE CON CHI FARE AMICIZIA E CON CHI COMMERCIARE
L’INDIA HA RISPOSTO ALL’OCCIDENTE: NON C’È BISOGNO DI DIRE CON CHI FARE AMICIZIA E CON CHI COMMERCIARE

LA COSPIRAZIONE DEGLI ARCONTI

di Mike Plato

Dobbiamo fargli credere che vivono in un mondo e in un universo REALI. Dobbiamo fargli anche credere che l’Universo sia infinito, il che ne rafforza la percezione di realtà. In una seconda fase, dobbiamo fargli credere che l’Universo sia Dio stesso, autocreatosi. Dobbiamo fargli credere che siano in evoluzione. Dobbiamo fargli credere che gli antichi fossero primitivi privi di conoscenza autentica, semplici superstiziosi. Dobbiamo fargli credere che i cd Testi sacri siano scritti da storici o da pazzi allucinati che credevano di parlare con un Ente superiore…..Tutte queste cose gliele dobbiamo ripetere tutti i giorni, 100 volte al giorno, per sempre, senza respiro, finchè non diverrà una forma pensiero indistruttibile per l’intero genere umano, e finchè anche una sola voce che dica il contrario possa essere rinchiusa e lobotomizzata in fretta, affinchè non nuoccia….

E’ un dialogo immaginario fra le POTENZE, la cospirazione contro il genere umano…Se ci pensate, una strategia simile è stata seguita nel 2020 col covid: DOBBIAMO FAR LORO CREDERE CHE…..TUTTO IL GIORNO…TUTTI I GIORNI

LA COSPIRAZIONE DEGLI ARCONTI
LA COSPIRAZIONE DEGLI ARCONTI

ANTICAMERA DI UN COLLASSO POLITICO DELL’UNIONE EUROPEA

di Aurhora Pronobis

Quando Giorgia Meloni ha detto all’UE di pensarci due volte prima di rubare i beni congelati della Russia, non era propaganda del Cremlino. Era l’ultima voce di sanità mentale in un manicomio di Bruxelles. Perché quello che stanno facendo gli eurocrati non è solo illegale, è pirateria suicida. Il furto delle riserve sovrane farà detonare il sistema finanziario post-bellico, e il resto del mondo sta già prendendo appunti.

“Crediamo, e non siamo gli unici, che sia necessario rispettare le regole internazionali e il principio di legalità”, ha detto Meloni, aggiungendo che l’UE deve proteggere “la stabilità finanziaria e monetaria delle nostre economie e dell’area euro.”

C’è un motivo per cui anche il FMI e la BCE sudano dietro porte chiuse. Il piano della Commissione Europea di utilizzare oltre 210 miliardi di euro di beni congelati della banca centrale russa come garanzia per finanziare Kiev nel 2026-27 non è solo illegale, è esistenzialmente sconsiderato. L’intera architettura finanziaria post-Bretton Woods si basa sull’idea che le riserve sovrane, detenute in custodia, siano sacre. Rompi quella fiducia una volta, e ogni singolo creditore sovrano dall’Africa all’Asia comincia a chiedersi: “Chi sarà il prossimo?”

Nel momento in cui un’istituzione finanziaria occidentale come Euroclear in Belgio diventa uno strumento di confisca politica, cessa di essere un’infrastruttura neutrale. Diventa un campo di battaglia. I gestori delle riserve sovrane di Arabia Saudita, Brasile, India e Cina stanno osservando questo svolgersi non con shock, ma con chiarezza. L’Occidente ha armato il sistema monetario. Questo significa che il gioco è finito. La de-dollarizzazione, la de-euroizzazione e le rotte commerciali denominate in valute diverse dal dollaro non sono più solo teoriche, sono ora meccanismi obbligatori di autodifesa.

Non si tratta più dell’Ucraina. Quella guerra è già persa. Ciò che si sta svolgendo ora è una politica di terra bruciata in retroguardia: l’UE, incapace di vincere sul campo di battaglia, cerca di guadagnare tempo dal proprio collasso attraverso il vandalismo finanziario. Ma ecco una verità fondamentale: non puoi vincere una guerra finanziaria se il tuo sistema dipende dalla fiducia globale. E quella fiducia è appena stata distrutta con un mattone.

Se la Russia è solo una “stazione di servizio con armi nucleari” come sostiene il blocco atlantista, perché stanno cercando di derubarla come se fosse l’ultimo caveau sulla Terra? Perché i fondi pensione europei, le banche esposte al dollaro e i mercati obbligazionari fragili vengono sfruttati solo per buttare qualche miliardo in più in uno stato ucraino che somiglia sempre più a una fortezza fallita di truffe? La risposta è chiara: l’Occidente è al verde. E sta andando nel panico.

Nel frattempo, la Russia è già due mosse avanti. Putin lo ha reso esplicito: la vera punizione non sono le cause legali o le confische reciproche, ma costruire l’architettura che rende irrilevante il furto occidentale. Regolamenti commerciali garantiti dall’oro, infrastrutture bancarie BRICS+, swap bilaterali denominati in valute nazionali. La Russia non ha bisogno di vincere cause all’Aia. Deve solo dimostrare che se parcheggi le tue riserve a Bruxelles, sei un fesso. Ricorda, lo schema Ponzi funziona solo sulla fiducia e sulla credibilità.

Questa è la grande ironia. Nel cercare di punire la Russia, l’UE sta facendo esattamente ciò che la Russia voleva: rivelare il sistema finanziario occidentale come predatorio, arbitrario e terminalmente politicizzato. Questa è la fase finale della transizione verso la multipolarità. Non servono carri armati per vincere, basta far capire alla gente che l'”ordine basato sulle regole” è una truffa.

Quindi sì, Meloni merita credito, e non come ribelle, ma come tecnocrate che si è ricordata cosa dice il regolamento.

Gli Stati Uniti possono permettersi di essere sconsiderati — la loro valuta è ancora la riserva globale (per ora). Ma l’Europa? L’Europa ha appena consegnato la sua anima economica a un piano di guerra in collasso e non si aspettava ripercussioni. Questa non è politica, è logica da tossicodipendente.

E ora che la Russia non si sta spezzando ma è vittoriosa, ora che sta costruendo corridoi commerciali, de-dollarizzando e prosperando, la maschera cade. L’UE non sa cosa fare… quindi ruba.

La storia ricorderà che non è stato Mosca a distruggere l’ordine finanziario globale. È stata Bruxelles, quindi grazie all’UE!

ANTICAMERA DI UN COLLASSO POLITICO DELL'UNIONE EUROPEA
ANTICAMERA DI UN COLLASSO POLITICO DELL’UNIONE EUROPEA

POTERE TEMPORALE E PRINCIPI SUPERIORI DI UN GOVERNO TRADIZIONALE

di Political Perennialism

“Secondo la dottrina della corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo, i detentori del potere temporale, ovvero il re e i suoi delegati, sono la controparte, nel macrocosmo, della facoltà della ragione nel microcosmo, mentre i rappresentanti dell’autorità spirituale corrispondono all’Intelletto. Sotto la ragione e normalmente sotto il suo controllo ci sono le facoltà di immaginazione ed emozione e le facoltà di senso. Per esercitare la sua funzione reale su questi, la ragione ha bisogno della sanzione sacerdotale che gli deriva dall’Intelletto, poiché dipende dall’Intelletto per conoscere i principi superiori su cui deve basarsi il suo governo. ”

Martin Lings, Antiche credenze e superstizioni moderne

POTERE TEMPORALE E PRINCIPI SUPERIORI DI UN GOVERNO TRADIZIONALE
POTERE TEMPORALE E PRINCIPI SUPERIORI DI UN GOVERNO TRADIZIONALE

LA GIOIA PERENNE DEL CUORE

a cura di Evano Zaccaron

“Il mondo esteriore è una potente allucinazione: una imaginazione magica inversa.

Ora occorre recuperare la magia secondo l’Io reale. E questo è il Graal.

Quello che urge per cooperare al superamento della tenebra globale dell’uomo, è il disincantamento dello “star bene” quotidiano programmato e meccanizzato, conciliante il sonno dell’anima. Urge essere desti a un rinnovamento senza soste, aperti a un fluire mai cessante dello Spirito.

Il cuore è sempre risonante, nel segreto dell’anima.

La gioia del cuore è perenne: si tratta di coincidere con questa perennità. Ogni ostacolo non riguarda il cuore, ma la psiche. Il segreto è togliere le ostruzioni, non forzare il cuore. Allora il suono risuona ed è magicamente ricreatore, secondo l’Amore Divino che crea. Questo Amore deve essere fiamma che divampa oltre l’umano, che brucia l’umano e lo ricrea: fiamma pura, incorporea, possente, sottile, donante la gioia dal centro della gioia.

Il dono del Mondo Spirituale è continuo, giunge oltre ogni impedimento, barriera, siepe grifagna.

Per questa armonia inafferrabile al Grifagno, occorre essere a un livello in cui non risuonino le miserie,le perfidie, in cui non giungano rumori, spari, clangori umani. Occorre una intensa, sicura inafferrabilità.

Allora i disturbi del Grifagno non possono nulla.

Il rito conduce allora oltre i confini della Terra.”

Massimo Scaligero

LA GIOIA PERENNE DEL CUORE
LA GIOIA PERENNE DEL CUORE

UNA RINASCITA DEL GIAPPONE?

Alexander Dugin: “Abbiamo la possibilità di riavviare i rapporti con il Giappone sulla base di una svolta comune ai valori tradizionali”

Il Giappone ha eletto il primo ministro donna, Sanae Takaiti. Questo è un sintomo molto serio. In tutto il mondo si sta verificando un forte crollo dell’ideologia liberale. Era dominante, dominante e praticamente irrilevante fin dai primi anni ’90 del XX secolo. Ma durante 35 anni del loro dominio indivisibile, i liberali sono praticamente giunti al completo collasso, ha notato il direttore dell’Istituto Zargrad, il filosofo Alexander Dugin:

“Ora c’è un crollo totale del liberalismo e del globalismo ovunque. A partire da Russia, Cina, India, mondo islamico, paesi africani, America Latina che si sono tutti uniti nei BRICS contro questa agenda. Tutto questo è stato rifiutato dalla maggior parte dell’umanità non occidentale, e ora dall’America. L’Unione Europea è rimasta l’ultima roccaforte, ma anche lì non tutti i paesi condividono questo punto di vista.

Pertanto, un paradigma liberale completamente schemato è crollato in Giappone, che è considerato un paese integrato nel mondo occidentale dell’America. Dopo Trump, il Giappone ha scelto una donna Trump che si batte per i valori tradizionali del matrimonio come unione tra uomini e donne, affinché le donne mantengano il cognome del marito dopo il matrimonio, perché non solo i migranti illegali ma anche legali vengano espulsi dal Giappone.

Sanae Takaiti suggerisce di tornare alla religione sinto, riaffermare il culto dell’imperatore e il buddismo tradizionale. Lei stessa visita regolarmente il santuario dei guerrieri caduti durante la seconda guerra mondiale, sfidando le nozioni liberali del Giappone storico. E questa fantastica donna, ex percussionista heavy metal, pioniera della rinascita dello spirito samurai giapponese, valori tradizionali, culto imperiale, religione shintoista, glorifica la dea Amaterasa, antenata di Tenno (imperatori giapponesi). Questa è la vera rivoluzione conservatrice in Giappone che sta avvenendo proprio davanti ai nostri occhi.

Ma per noi è un bene o un male? Da un punto di vista ideologico, va bene. Si ritorna anche ai valori tradizionali, agli ideali dell’Impero, dell’Ortodossia e del Popolo. È la nostra tendenza, è una tendenza in America, è una tendenza in tutto il mondo. Il Giappone sta solo raggiungendo il resto dell’umanità nella sua frenesia controliberale, che sta rapidamente perdonando il marciume dell’ideologia liberale. L’Unione Europea è rimasta – l’ultima isola di degrado, degenerazione e follia politica, ma non credo sia per molto. Il Giappone, tuttavia, rientra nell’elenco dei paesi che si basano sui valori tradizionali. La Russia appartiene a questo campo, quindi abbiamo un terreno per il dialogo.

Il Giappone, invece, rimane all’interno della politica americana, e lo status militarista aumentato significa politiche più aggressive nel Pacifico. E abbiamo avuto seri conflitti con il Giappone. E questo può rappresentare una certa minaccia anche per noi. Ma dov’è la minaccia più grave che il Giappone rappresenta per la Cina, un’altra potente potenza nella regione del Pacifico, che è nostra amica e alleata?

Pertanto, il ripristino delle normali relazioni con il Giappone, ormai tradizionalista, molto più vicino a noi in termini ideologici, non dovrebbe certo minare il nostro rapporto con la Cina, il nostro principale partner fondamentale.

Ma se vediamo Sanae Takaiti muoversi verso la Russia e un tentativo di rafforzare la vera sovranità strategica del Giappone, cioè uscire dal controllo diretto dell’egemonia americana, avremo molto di cui parlare. La Russia potrebbe instaurare relazioni bilaterali con il Giappone, abbiamo interessi comuni. E poi potremmo essere broker di pace nel Pacifico, aiutando i nostri amici cinesi a passare dal confronto con il Giappone alla determinata cooperazione dell’Estremo Oriente. Essendo una grande potenza del Pacifico, la Russia potrebbe svolgere un ruolo molto importante in questo.

In una parola, ora abbiamo la possibilità di ricominciare i rapporti con il Giappone. Vediamo come viene fuori”

UNA RINASCITA DEL GIAPPONE?
UNA RINASCITA DEL GIAPPONE?

Il Sufismo: aspetti esoterici della dottrina islamica

di Umberto Bianchi

Ho appena finito di leggere un testo da me comperato quasi per caso, in una libreria di Roma, mentre ero alla ricerca di altro. “Le pratiche segrete dei massoni turchi” di Rudolf Von Sebottendorf, scritto nel 1924, è un concentrato di nozioni generali su quella che, dell’Islam, è la più famosa e diciamolo pure, misconosciuta dottrina esoterica, ovverosia il Sufismo e, più in particolare, su una una sua, ai più sconosciuta e particolare, branca: quella dei Bektashi. Vediamo di procedere per ordine. Nell’ambito delle religioni monoteiste, contrariamente a quanto accade nel Cristianesimo, le altre sue due grandi “consorelle” rappresentate da Ebraismo ed Islam, sono caratterizzate dalla presenza al proprio interno, di un aspetto “essoterico”, ovverosia ufficiale ed aperto alla comprensione di tutti ed invece un altro prettamente “esoterico”, riservato invece a ristretti gruppi, che ne pervengono alla totale comprensione ed assimilazione, solo dopo aver percorso tutte le tappe di un cammino spirituale, di carattere iniziatico. Se, in ambito ebraico, l’aspetto esoterico di pertinenza è rappresentato dalla dottrina cabalistica, in ambito islamico, invece, tale aspetto è, nella più generale accezione, rappresentato dal Sufismo anche se, ad onor del vero, nell’ambito della religiosità islamica, coesistono più dottrine esoteriche.

La suddivisione dell’Islam in due grandi “famiglie” dottrinali, quella sunnita e quella sciita, ha fatto sì che ambedue di esse, fossero caratterizzate dalla presenza di proprie dottrine iniziatiche. Se il Sufismo è oramai presente in un ambito esclusivamente sunnita (nonostante in origine vi sia stato un Sufismo sciita, sic!), in ambito sciita abbiamo diverse scuole iniziatiche tutte, per lo più, rifacentesi allo sciismo settimano e duodecimano ed alla dottrina imamologica, ovverosia all’attesa dell’ultimo Imam che, ultimo di una lista di Imam del passato, non viene considerato morto, ma semplicemente occultatosi agli occhi del mondo e destinato a manifestarsi alla fine dei tempi, in qualità di Mhdi, per restaurare il puro Islam delle origini. Il tutto, senza voler considerare la presenza, sempre in ambito sciita, delle sette dei Drusi e degli Alawiti, presenti in Libano ed in Siria. Pertanto, dal punto di vista dottrinale ed esoterico, l’Islam si presenta molto più variegato delle altre due consorelle monoteiste, ebraica e cristiana.

In ambito islamico, il Sufismo viene anche designato con il termine “tasawwuf o al tasawwuf/colui che è ricoperto di lana”, riportando così all’idea di impenetrabile segretezza ed ascondimento a cui l’immagine della lana, tessuto protettivo per eccellenza, ci riporta necessariamente. L’origine del Sufismo è controversa ed oggetto di un dibattito che, ad oggi, non si è mai completamente esaurito. Se, da una parte, vi sono studiosi che affermano che alle origini del Sufismo si possa ravvisare una diretta filiazione dal Platonismo e dal Neoplatonismo, vi sono altri studiosi come Titus Burckhardt che, invece, pur riconoscendo la presenza di influenze pre-islamiche in questa dottrina, ne sottolineano invece la specificità islamica, direttamente mutuata dall’esegesi del testo coranico. Taluni ne fanno scaturire l’origine geografica, dall’area  turco-iraniana, che per ragioni storiche ha riassunto e inglobato insegnamenti esoterici buddhisti, hindù, classico-egizi e cristiani pur scaturendo da una matrice sciamanica mai totalmente sopita.

Secondo il Corbin alle origini i Sufi erano di matrice sciita, in quanto in entrambe le dottrine si tenderebbe al superamento dell’interpretazione legalitaria e letteralista della sharia secondo i principi del bâtin. Il gruppo di Kufa (fine del II e inizio del III secolo dell’Egira) di cui faceva parte uno sciita di nome ‘Abdak (morto nel 825) sarebbe stato il primo a portare il nome di Sufi. In seguito però questa espressione assumerà una connotazione decisamente negativa, presso le scuole teologiche di alcuni imam. Storicamente i sufi hanno cominciato a  raggrupparsi in confraternite, chiamate anche turuq plurale di ṭarīqa o “via”, (designante nel contempo, un vero e proprio termine tecnico che sta a indicare la via esoterica dell’Islam, sic!), abbastanza tardivamente (verso il XII secolo). Queste confraternite  si riuniscono intorno a un maestro, per prendere parte agli esercizi spirituali nei vari cenobi a ciò preposti. Alcune delle congregazioni più famose esistenti risalgono ai secoli XII e XIII, ma ne esistono anche sorte in epoca moderna. Il primo grande nome di sufi è quello di al-Hasan- al Basri (642-728)

Altri grandi teorici furono Ibn ʿArabī, del XIII secolo, Gialāl al-Dīn al-Rumī, al-Jīlī, al-Ghazali. Lo stesso grande Sohravardi viene, a torto o a ragione, annoverato  tra i teorici del Sufismo, pur avendo egli perseguito una propria peculiarissima “via” filosofica ed iniziatica. In quanto appartenente alla dimensione esoterica dell’Islam, quello del Sufismo rappresenta un percorso spirituale incentrato sulla purificazione del cuore e sull’unione con Dio, attraverso pratiche come la meditazione, il “dhikr /ricordo di Dio” e la guida di un maestro. I Sufi cercano di raggiungere questo obiettivo, attraverso l’estasi, sovente determinata dalla musica o dalla danza (come quella dei dervisci rotanti) e la rinuncia al mondo materiale, con l’obiettivo di annullare l’ego (fana’) e raggiungere un’unione duratura con il Divino (baqa’). Il Sufismo aveva una lunga storia già prima della successiva istituzionalizzazione degli insegnamenti sufi in ordini devozionali (tarîqât) nel primo Medioevo. Una storia, più che altro, improntata su un percorso spirituale ed iniziatico di natura prettamente  individuale. Nel corso degli anni e della formazione delle varie “tariqat”, gli ordini sufi hanno influenzato e sono stati adottati da vari movimenti sciiti, come nel caso dell’Ismailismo, che ha portato alla conversione dell’ordine Safaviyya verso l’Islam sciita, dall’ambito sunnita. Tutti gli ordini sufi ricollegano molti dei propri precetti agli insegnamenti di Maometto, così come tramandati da ʿAlī b. Abī Ṭālib, suo cugino e genero; tranne i Naqshbandi, che si ispirano ad Abū Bakr. Tuttavia i musulmani Aleviti e Bektashi (e alcuni sciiti) affermano che ogni ordine sufi deriva dal lignaggio spirituale (silsila) dei dodici imam, le guide spirituali islamiche previste nei vari hadith : tutti discendenti di Maometto tramite Fatima e suo generoʿAlī che, perciò, viene considerato il “padre” del sufismo.

Ora, come possiamo ben vedere, il quadro che ci si presenta innanzi è molto più complesso di quel che, a prima vista potrebbe apparire. La dottrina Sufi è straordinariamente articolata e variegata, caratterizzata com’è da una molteplicità di scuole e di interpretazioni che, spesso, rappresentano delle vere e proprie deviazioni dai dettami della “sharia”, in particolar modo nel più ortodosso ambito sunnita. Tra queste deviazioni, non possiamo non citare la confraterenita Bektashi, la cui origine va fatta risalire all’ambito sciita del XIII secolo in Anatolia,  grazie all’opera di Hajji Bektash Veli, originario di Nishpur, nell’Iran nord orientale, ispiratore di una dottrina sincretica, che include elementi di tutte quelle altre tradizioni religiose, alle quali abbiamo già accennato a proposito delle origini del Sufismo. Divenuti parte della branca alevita del Sufismo, i Bektashi si contraddistinguono per lo spirito di tollerante egualitarismo praticato nei riguardi della presenza delle donne, durante le cerimonie nelle varie “tariqat”, accompagnate da canti e danze, spesso pronunciati nelle lingue locali, anziché in arabo e, cosa non irrilevante, da un minor formalismo nell’espletazione delle cerimonie.

Proprio a causa della sua eterodossia e della sua natura settaria, l’ordine dei Bektashi assurgerà a principale riferimento spirituale per i Giannizzeri, la milizia pretoriana dell’Impero Ottomano, successivamente disciolta nel 1826 a causa dell’eccesivo potere, da questa assunto nella compagine imperiale. Non solo. La confraternita Bektashi si andrà, nel tempo, aprendo alle influenze di altri similari gruppi e confraternite, quale, in primis, quella degli Hurufiti, fondata nel 14° secolo dal persiano Fazlallah Astarabadi, conosciuto nei suoi scritti con il nome di Naimi. Hurufismo significa “letterismo”, ovverosia la proprietà divina di manifestarsi in parole, composte da lettere e suoni, ai quali corrispondono dei valori numerici, che possono esser fatti manifestare nel corpo umano attraverso degli speciali esercizi. La padronanza di questi esercizi, conferirebbe all’iniziato la capacità di agire in modo magico sul mondo. E’ altresì riconosciuta la decisa influenza sull’impianto dottrinale dei Bektashi, della confraternita della Qalandaryya, fondata nel 1049 da El Andalus. Anche qui, ci ritroviamo in un contesto caratterizzato da una serie di pratiche iniziatiche, assolutamente eterodosse. Si va dalla pratica del gioco d’azzardo, dall’assunzione di alcool e generalmente di bevande inebrianti, sino allo “shahed bazi/ gioco del testimone”, una pratica implicante la contemplazione del corpo umano. Tutto ciò, al fine di raggiungere in via totalmente non ortodossa, quello stato di estasi, a cui sarebbe successivamente seguita l’espansione della coscienza individuale.

Successivamente, i contesti islamici più legati all’ortodossia dottrinale, a proposito dei Bektashi, parleranno di Bektashi “buoni” e di Bektashi “cattivi”, riferendosi nel primo caso a coloro che manterranno la propria eterodossia circoscritta all’ambito strettamente alevita, mentre, nel secondo caso, il riferimento va proprio a quegli ambiti maggiormente aperti a quelle pratiche ancor meno ortodosse a cui abbiamo poc’anzi accennato. In questo ambito, il Von Sebottendorf, nel suo “Le pratiche segrete dei massoni turchi”, sembra partire dall’idea di una trasmissione dei saperi iniziatici riguardanti l’alchimia e l’ermetismo da parte del mondo islamico, nell’Evo Medio, sia da parte di personaggi come il semi leggendario Geber, Al Hallaj ed Avicenna che, per via più occulta, da parte dei Cavalieri Templari, durante la loro presenza in quel di Gerusalemme, dove avrebbero avuto modo di entrare in contatto con personaggi o fonti di sapienziali occulte. Il concetto che, però,  sorregge e fa da traino all’intera intera opera del Von Sebottendorf, è quello del “wahdad-al wujud”,  ovvero l’unità essenziale dell’Essere, in grado di contemperare in sé l’esistenza degli opposti. Pertanto l’alchimia, lavorando sulla materia, lavora in verità sullo spirito, contribuendo decisamente al perfezionamento ed alla definitiva trasmutazione dell’ “Io”, in quel Sè, quanto mai vicino ed assimilabile alla sostanza divina.

In questo contesto, il Nostro, partendo dalla considerazione che, gli odierni ordini massonici occidentali, hanno perduto quella potente valenza iniziatica che invece permane all’interno delle realtà esoteriche orientali, ci parla di una “Scienza delle Chiavi”, praticata da una quanto mai misteriosa setta sufica (di obbedienza Bektashi, sic!) : i “Beni el Mim” o “Figli delle Chiavi”.  A suo dire, con l’esecuzione degli esercizi da lui insegnati, un praticante di buona volontà avrebbe potuto realizzare con le sole proprie forze, la “Grande Opera”. La Scienza delle Chiavi consisterebbe, quindi, nell’apprendimento di tre segni da eseguire con la mano destra: la “I”, la “A” e la “O” (ovvero la “u”, terza e ultima vocale dell’alfabeto arabo arcaico, che Von Sebottendorff tradusse “O” probabilmente perché più simile a quest’ultima nella forma grafica). In base alla simbologia dei quattro elementi, il segno “I” serve ad attirare le energie del fuoco, la “A” quelle dell’acqua, la “O” quelle dell’aria, mentre la terra è simbolicamente rappresentata dal praticante stesso. La conferma dell’apprendimento dei segni è rivelata da particolari sensazioni fisiche, che segnalano lo scorrimento all’interno del corpo delle “correnti sottili” evocate. Una volta eseguita questa prima fase di “esercizi”, il praticante potrà fissare al proprio interno, queste  correnti energetiche, mediante quattro tipi di “prese”, che Von Sebottendorff descrive scrupolosamente quali:  “presa del collo”, “presa del petto”, “presa del ventre” ed una  quarta presa, detta “mediana”. La riuscita di questa serie di esercizi, viene rivelata da sensazioni visive di colori, che si susseguono nel tempo secondo un ordine che presenta notevoli analogie con le fasi del lavoro alchemico. Il successo finale è segnalato da un colore bianco abbagliante, al quale i mistici orientali accordano un valore eccezionale.

Alla fine di questo percorso, il praticante avrà operato una trasmutazione tale, da poter agire in modo divino o semi divino sulla realtà circostante. Ora, non è nostro compito, recensire o giudicare in qualche modo, quanto dal Von Sebottendorf descritto. Questo, per un duplice ordine di motivi. Il primo è che, dei Beni el Mim, non è stata trovata traccia alcuna, nonostante nel periodo pre bellico, degli anni ‘20 e ‘30, molti esoteristi occidentali, si recarono in Turchia per trovare delle tracce di questa confraternita, senza incontrare quanto cercavano. Questo, perché, il regime laicista di Kemal Ataturk, aveva proibito e messo fuori legge, tutte le locali confraternite ed organizzazioni esoteriche. Tant’è che i Bektashi dovettero emigrare in Albania, nell’Est dell’Europa e negli Usa, salvo ritornare in auge nella seconda metà del Novecento. Il secondo ordine di ragioni, consiste nel ricordare che, trattandosi di un contesto alquanto intricato, quale quello riguardante lo studio di dottrine ed organizzazioni esoteriche, per di più aggravato ed appesantito dalla realtà di un contesto molto frammentato, tra gruppi e sottogruppi, non sempre categorizzabili e riconoscibili, va da sé che ogni tipo di valutazione, prenda il tempo che trova. Ad oggi abbiamo una scarsa e quasi nulla conoscenza, delle fonti da cui il Von Sebottendorf ha attinto, nel descriverci quanto sopra.

D’altronde, va ripetuto che la stessa conoscenza del Sufismo “si et si”, quale corpus dottrinale, senza entrare nelle vicende delle varie realtà iniziatiche presenti al suo interno è, a tutt’oggi, materia oggetto di numerose controversie. Resta il fatto che il Sufismo, in tutte le sue varietà e sfaccettature, può tranquillamente essere paragonato a tutte quelle Vie di Realizzazione del Sè, che possono andare dai Misteri Eleusini al Pitagorismo, dal Mithraismo all’Ermetismo ed all’Alchimia, passando per il Tao cinese ed il Tantra Yoga Hindu, in grado di conferire una nuova pienezza e consapevolezza al Sè dell’iniziato, espandendone la coscienza sino a  farla coincidere con la sfera del sovrasensibile e dell’ “oltre umano”. Il che costituisce una aperta sfida all’odierno spirito dell’individuo occidentale, ottenebrato da decenni e decenni di bieco e superficiale materialismo economicistico.

  BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

  1. Burckhardt-Introduzione alle dottrine esoteriche dell’Islam-Mediterranee
  2. H. Nasr, Sufismo, Milano, Rusconi, 1994
  3. Mandel, Storia del sufismo, Milano, Bompiani, 2001

H.Corbin  Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai giorni nostri, 1991, Adelphi

  1. Corbin L’immaginazione creatrice, Le origini del Sufismo, 1986, Laterza
  2. Corbin, L’uomo di luce nel sufismo iraniano, Roma, Ed. Mediterranee, 1988
  3. Shah, I sufi. La tradizione spirituale del sufismo, Roma, Ed. Mediterranee, 1990
  4. Von Sebottendorf-Le pratiche segrete dei massoni sufi-, Roma, Ed.Mediterranee

Tratto da: Pagine Filosofali

Il Sufismo: aspetti esoterici della dottrina islamica
Il Sufismo: aspetti esoterici della dottrina islamica

LA KABAH: IL TEMPIO AL CENTRO DEL MONDO

di Giuseppe Aiello

La Sacra **Kaʿbah** (“cubo” in arabo) di Mecca è certamente una delle forme simboliche più dense di significato nel pensiero esoterico islamico.

Il significato esteriore (essoterico)

Nell’Islam “esteriore”, la Kaʿbah è la **Casa di Dio (Bayt Allāh) il punto verso cui tutti i musulmani orientano la preghiera (la qibla*).

È la prima casa di culto costruita per l’umanità, secondo il Corano (2:125-127), edificata da Abramo (Ibrāhīm) e suo figlio Ismaele (Ismāʿīl).

Fin qui, il simbolo è **unità e centro** della fede islamica.

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La visione esoterica (taʾwīl, interpretazione interiore)

Nel **taṣawwuf** (sufismo), ogni forma materiale riflette un principio spirituale. Il **cubo** rappresenta **stabilità, centralità e perfezione spaziale**.

Ecco i principali livelli simbolici:

Il cubo come immagine del Cosmo manifestato

* Il cubo, con le sue **sei facce, rappresenta le sei direzioni dello spazio (Nord, Sud, Est, Ovest, Alto, Basso).

* La Kaʿbah sta **al centro** di queste direzioni: è il **punto dell’equilibrio cosmico**, l’“axis mundi” islamico.

* Per i sufi, girare attorno alla Kaʿbah (il **ṭawāf**) simboleggia il moto delle sfere celesti attorno al Centro divino, la **Presenza (al-Ḥaḍra)**.

Il cubo come immagine del cuore dell’uomo

* “Il cuore del credente è la Casa di Dio”, dice un hadith qudsī.

* Così, la Kaʿba esteriore corrisponde alla **Kaʿbah interiore**, il **cuore purificato**, dove Dio si manifesta.

* Il pellegrinaggio alla Kaʿbah è il simbolo del ritorno dell’uomo al proprio **Centro interiore**.

Le quattro direzioni e i quattro elementi

* Ogni angolo della Kaʿbah (chiamato *rukn*) corrisponde a un punto cardinale e a un elemento cosmico.

* L’equilibrio dei quattro elementi più il centro (il Cuore, o l’Uno) forma la **pienezza dell’esistenza**.

Il cubo e la geometria divina

* Il cubo è la **proiezione tridimensionale del quadrato**, simbolo della Terra e della manifestazione.

* Allo stesso tempo, nel pensiero sufi, la Kaʿbah è il **riflesso terrestre della Casa Celeste (al-Bayt al-Maʿmūr)**, che si trova nel cielo più alto: il mondo visibile è il riflesso del mondo invisibile.

Molti mistici (sufi, ma anche esoteristi di altre tradizioni) hanno notato che:

* Il cubo richiama il **quadrato della Terra** e il **cerchio del Cielo**: insieme formano il **templo perfetto**.

* In termini di **geometria sacra**, il cubo è il simbolo del **mondo realizzato**, stabile e “abitabile” da Dio.

* Per Ibn ʿArabī, il grande maestro sufi andaluso, la Kaʿbah è la **forma visibile dell’Essere divino** nella molteplicità del mondo.

LA KABAH: IL TEMPIO AL CENTRO DEL MONDO
LA KABAH: IL TEMPIO AL CENTRO DEL MONDO