Sono trascorsi 29 anni dal massacro di Srebrenica in cui più di 8mila musulmani della Bosnia-Erzegovina furono giustiziati per mano delle forze serbo-bosniache. Il brutale massacro avvenne con la complicità delle forze Onu presenti nell’area.
Videoconferenza del canale YouTube LA FABBRICA DELLA COMUNICAZIONE, trasmesso online in live streaming il 10 luglio 2024
Su Fabbrica della Comunicazione, la rubrica Libero Pensiero è a cura di Beatrice Silenzi – giornalista e direttore responsabile, oggi con Valentina Ferranti che, con Gianluca Marletta, firma un nuovo libro “Odissea, la storia di tutte le storie”
“E crearono la scuola come il “diavolo” aveva ordinato. Il bambino ama la natura, quindi l’hanno chiuso in quattro mura.
Non può stare seduto per ore senza muoversi, quindi hanno ridotto al minimo la sua libertà di movimento.
Gli piace lavorare con le mani e hanno iniziato a presentargli informazioni e teorie.
Ama parlare sinceramente – gli hanno insegnato a tacere.
Si sforza di capire – gli hanno insegnato a memorizzare.
Vorrebbe esplorare da solo e usare la propria conoscenza (dell’anima) – ma ha ottenuto tutto in forma preconfezionata su decine di fogli di lavoro grigi.
Attraverso tutto questo, i bambini hanno imparato ciò che non avrebbero mai imparato in altre circostanze: hanno imparato a non mettere in dubbio nulla e ad adattarsi”.
‘Armonia non significa che tutti siano d’accordo. Vuol dire che nessuno sta tentando di imporre la propria opinione agli altri.
Armonia non significa che tutti sono uguali. Vuol dire che tutti rispettano e tollerano e anche celebrano le differenze che danno tanta ricchezza alla vita.
L’armonia non si ottiene mai con la forza bruta. L’armonia si raggiunge quando ogni individuo capisce, alle sue condizioni, che è di gran lunga il modo più efficace di vivere.
L’armonia non nasce attraverso intimidazioni, rimproveri o minacce di punizione. L’armonia si raggiunge attraverso la comprensione.
L’armonia non può esistere dove le persone sono interessate solo a ciò che possono prendere. L’armonia si costruisce attraverso il donare.
L’armonia non viene cedendo o essendo deboli o rinunciando ai principi più preziosi, o dal codardo tentativo di controllare gli altri. L’armonia è il dominio di coloro che sono abbastanza sicuri della propria vita da permettere agli altri di fiorire pacificamente. ”
«Esistono numerosi libri che spiegano come meditare e quali formule pronunciare durante le meditazioni… Non nego che tali formule siano belle, utili ed efficaci, ma c’è una parola che per me è la più potente di tutte, una parola che illumina, che armonizza, che guarisce: è la parola “grazie”.
Nella mia vita ho provato tanti metodi, ho fatto tante esperienze, ma il giorno in cui mi sono abituato a pronunciare coscientemente la parola “grazie”, ho sentito di possedere una bacchetta magica in grado di trasformare tutto.
Se saprete come pronunciarla, questa parola farà in voi un lavoro fin nel midollo delle vostre ossa.
La riconoscenza e la gratitudine sono delle forze che disintossicano l’organismo, neutralizzano i veleni, rinnovano i materiali…
Cercate di comprendere bene questo: se saprete ringraziare, la natura degli elementi che entrano nella composizione della vostra materia sarà diversa, più sensibile, più sottile, più resistente, e sentirete che i vostri organi psichici e anche fisici fanno un lavoro migliore.
Niente è più importante che dire “grazie” a Dio: «Grazie Signore, grazie con tutto il mio cuore, con tutto il mio pensiero, con tutta la mia anima e con tutto il mio spirito, grazie».
Avrete l’eternità per verificare il valore di questa parola…
Omraam Mikhaël Aïvanhov
Per approfondimenti cfr.: Il sorriso del saggio, cap. 12: “Ringraziare: fonte di luce e di gioia” – Prosveta edizioni
Il movimento di Resistenza libanese Hezbollah, è una delle cinque superpotenze in termini di numero di razzi in suo possesso, ha ipotizzato sabato, Ram Aminach, ex consigliere economico del Capo di Stato maggiore israeliano.
Ram Aminach ha sottolineato che “l’opinione pubblica israeliana non comprende la portata delle minacce di Hezbollah, poiché possiede un’ampia riserva di razzi ed è considerata una delle cinque superpotenze, insieme a Stati Uniti, Cina, Russia e Germania”. Aminach ritiene che Israele non può affrontare la Resistenza libanese senza confrontarsi con l’intero Libano.
Un paio di giorni fa, il sito web di informazione statunitense Media Line ha evidenziato che, con decine di migliaia di combattenti e oltre 150mila missili, Hezbollah rappresenta una “significativa sfida militare per Israele”.
“Hezbollah è un esercito. Non ha la potenza di fuoco o la sofisticatezza dell’esercito israeliano, ma ha la capacità di causare danni e morte significativi”, ha indicato Boaz Shapira, un ricercatore presso l’Alma Research and Education Center, riporta The Media Line.
“Nell’Induismo l’energia Kundalini è associata allo ShabdaBrahman, cioè Shabda, che significa “suono” o “parola”, e Brahman, che identifica l’Assoluto.
Questo termine si può tradurre come “Suono Assoluto” e identifica il Suono Trascendentale o la Vibrazione Universale che sottende a tutta la creazione.
Nei testi tantrici si dice che Kundalini sia “la fonte d’ogni linguaggio” e la “Potenza” insita nella Parola. Questa Shakti (Potenza) della Parola è strettamente connessa con il Suono e con il concetto di Verbo, di Logos e quindi del Cristo, inteso come Logos/Verbo incarnato.
Cristo è la Potenza Suprema, cioè la Shakti Suprema, ed è identificabile con l’Energia Kundalini che vive all’interno di noi, come il Cristo Interiore che “dorme” nell’Essere Umano, in attesa del suo risveglio.
Cristo è associato al Quinto Elemento, posto all’apice del Pentacolo, o al centro della Croce degli Elementi, cioè all’Etere, che nell’Induismo è chiamato Akasha ed è fatto di Suono, quindi di Logos.
Inoltre, Kundalini è rappresentata come un Serpente e secondo la Kabbalàh il termine ebraico “serpente” è associato al termine “Messia”, poiché entrambi hanno valore numerico 358.
Infine Kundalini appena sveglia è chiamata Kumârî, cioè Fanciulla, mentre quando arriva al Chakra Superiore del Terzo Occhio diviene Yoshit, cioè Donna. Il simbolismo della fanciulla lo si può trovare anche nel Vangelo, ad esempio in questo passaggio:
“Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». Ed essi lo deridevano. Ma egli (Gesù), cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina. Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!». Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore”.
Marco 5, 39-42
Una cosa interessante da notare è che la bambina abbia 12 anni. Il medico americano George W. Carey nei suoi testi sostiene che il primo seme (Cristo) che nasce nel Plesso Solare (Betlemme) per poi ascendere alla Pineale, si generi in ogni individuo, sia maschio che femmina, a partire proprio dall’età di 12 anni”.
La Vergine Maria come Ponte nel Dialogo Interreligioso tra Cristianesimo e Islam
“Di Maria non si dice mai abbastanza.” Questa celebre espressione di San Bernardo di Chiaravalle sottolinea l’importanza e la profondità della figura di Maria nella tradizione cristiana. Maria, la madre di Gesù, non è solo una figura centrale nel cristianesimo, ma anche una figura di grande rispetto nell’Islam, offrendo un punto di incontro per il dialogo interreligioso. Quando si afferma che Maria è una “donna musulmana”, non si intende un’appartenenza religiosa, ma piuttosto una riconoscenza devozionale che i musulmani attribuiscono a Maria, riconoscendola come una figura di altissimo valore morale e spirituale.
Maria nella Tradizione Islamica
Il Corano, il libro sacro dei musulmani, riserva a Maria una posizione singolare e rispettosa. Maria è menzionata per nome 34 volte nel Corano, di cui 24 volte in associazione con Gesù. Le sure 3 (La famiglia di Imran), 5 (La Mensa) e 19 (Maryam) contengono numerosi riferimenti a Maria, descrivendo eventi come la sua nascita miracolosa, il ritiro nel Tempio, l’Annunciazione e la nascita verginale di Gesù. Questa venerazione non equivale a un riconoscimento della divinità di Gesù come nel cristianesimo, ma enfatizza la sua purezza e il suo ruolo come madre di un profeta.
Maria nel Cristianesimo e nell’Islam: Confronti e Divergenze
La devozione a Maria nel cristianesimo è profondamente legata al dogma dell’Incarnazione del Verbo. Maria è riconosciuta come Madre di Dio (Theotokos) e la sua intercessione è altamente venerata. Al contrario, l’Islam riconosce la verginità di Maria e la sua purezza, ma nega la divinità di Gesù e, quindi, la maternità divina di Maria. Questa differenza teologica non impedisce tuttavia un rispetto reciproco che può essere base per il dialogo interreligioso.
L’Ebraismo e Maria
L’ebraismo, nonostante Maria fosse etnicamente appartenente al popolo d’Israele, ha avuto storicamente una visione critica nei suoi confronti. I testi come i Toledot Yeshu cercavano di smentire la venuta del Messia in Cristo, riflettendo un contesto polemico tra ebrei e cristiani. Questo contrasto storico ha spesso polarizzato le relazioni tra le due religioni.
Maria: Un Modello di Unità e Dialogo
La figura di Maria, rispettata tanto nell’Islam quanto nel Cristianesimo, offre un terreno comune per il dialogo interreligioso. La sua vita esemplare e il suo ruolo come madre e discepola possono essere un punto di incontro per promuovere la comprensione reciproca. Come sottolinea il cardinale Cantalamessa, è importante riscoprire il vero volto di Maria attraverso la Tradizione e la Sacra Scrittura, evitando una devozione che possa diventare un’arma polemica tra religioni.
Il Dialogo Ecumenico ed Interreligioso
Per costruire un dialogo ecumenico e interreligioso efficace, è cruciale partire dalla conoscenza e dal rispetto reciproco delle tradizioni e delle credenze. La figura di Maria può essere un simbolo potente di unità. Ad esempio, quando Maometto purificò la Kaaba, non distrusse l’icona di Maria con Gesù, segno del suo rispetto per la Vergine.
In sintesi, la figura di Maria rappresenta un’opportunità unica per il dialogo interreligioso. La sua venerazione nell’Islam come figura di purezza e devozione, seppur diversa nella teologia rispetto al Cristianesimo, offre un ponte di comprensione e rispetto reciproco. Il riconoscimento di Maria può aiutare a superare divisioni storiche e promuovere un dialogo basato sulla conoscenza e sul rispetto reciproco, contribuendo così a una maggiore armonia tra le religioni.
Il direttore del blog del Carnegie Center for the Middle East, Michael Young, conferma in questo articolo pubblicato sul sito del blog, che tutte le opzioni di escalation israeliane falliranno controHezbollah se Tel Aviv non fermerà la guerra a Gaza. Ha anche osservato che il massimo risultato che Israele può ottenere sul fronte libanese attraverso i negoziati è il ritorno alle regole di ingaggio che esistevano prima del 7 ottobre 2023. Young si è fatto beffe delle ultime minacce di Gantz contro il Libano e la sua Resistenza, lanciate durante il conferenza annuale di Herzliya, in cui ha affermato che Israele è in grado di eliminare Hezbollah in pochi giorni e di imporre una minaccia assoluta al Libano se Hezbollah bombarderà gli impianti elettrici nella Palestina occupata.
L’articolo:
Con l’aumento delle tensioni al confine tra Libano e Israele, molti osservatori si aspettano che Hezbollah e l’IDF entrino presto in uno stato di guerra. Il 26 giugno molti governi hanno consigliato ai propri cittadini di lasciare il Libano. C’è sicuramente un’alta probabilità di un’escalation nelle prossime settimane, ma al momento non siamo arrivati alle fasi finali della preparazione al Giorno del Giudizio Libanese-Israeliano.
Perché i pessimisti sono così positivi? A causa dei segnali ovattati dell’amministrazione Biden. Durante la sua ultima visita a Washington, una delegazione israeliana ha sentito da funzionari americani che, in caso di conflitto con Hezbollah, gli americani avrebbero sostenuto pienamente Israele. Ciò ha spinto uno dei commentatori a dire ad un giornale libanese che “il semaforo rosso dato dal governo americano contro qualsiasi attacco israeliano è diventato arancione, e potrebbe presto diventare verde”.
Tutto ciò può essere vero, ma è più probabile che le dichiarazioni dell’amministrazione Biden facciano parte di uno sforzo concertato per aumentare la pressione su Hezbollah affinché sia più flessibile nel raggiungere una soluzione negoziata sui confini. La ragione di ciò è che i funzionari americani hanno ripetutamente affermato, durante la visita del ministro della Difesa israeliano, Yoav Galant, a Washington, che una nuova guerra libanese sarebbe catastrofica per il Libano e Israele. Gli Stati Uniti temono che la questione diventi un carburante regionale che attirerà le forze americane. Ecco perché il ministro della Difesa americano, Lloyd Austin, ha dichiarato a Gallant che “la diplomazia di principio è l’unico modo per prevenire un’ulteriore escalation delle tensioni nella regione”.
Il presidente Joe Biden è anche consapevole che la guerra in Libano potrebbe compromettere ogni sua possibilità di vincere le elezioni americane di novembre. Ciò lascerà il presidente intrappolato tra l’ala destra e quella sinistra del suo partito democratico diviso nelle settimane precedenti il voto. Inoltre, aumenterà l’alienazione degli arabi americani e dei progressisti, dividerà gli elettori democratici e porterà a livelli elevati di astensione in alcuni blocchi elettorali, il che danneggerà Biden negli Stati indecisi. Secondo il Washington Post, Donald Trump è in testa a Biden in 5 dei 7 Stati che dovrebbero determinare i risultati delle elezioni.
Tuttavia, Israele ed Hezbollah stanno facendo ogni sforzo per evitare lo scontro. Il livello di intimidazione ha raggiunto livelli surreali. Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, ha minacciato di bombardare Cipro se avesse usato l’isola come base per attaccare il Libano, e l’ex ministro israeliano Benny Gantz ha avvertito che se la rete elettrica nel suo Paese dovesse crollare, Israele potrebbe “mettere il Libano nell’oscurità più totale e smantellare Hezbollah in pochi giorni”. Gantz non capisce che la rete elettrica in Libano attualmente fornisce al massimo solo poche ore al giorno, e l’IDF, che non è riuscito a “smantellare” Hamas in nove mesi, non riuscirà a farlo con Hezbollah in pochi giorni.
Chiunque può vedere che Hezbollah e Israele stanno giocando per determinare chi si muoverà per primo, nonostante il solito avvertimento che “tutto può andare storto”. Naturalmente è possibile, ma la sorprendente verità è che negli ultimi nove mesi entrambe le parti hanno per lo più manovrato rispettando le regole d’ingaggio, anche se occasionalmente hanno oltrepassato i limiti per rafforzare le loro capacità di deterrenza.
La verità è che Israele non sembra avere opzioni militari che possano portare a un risultato migliore di una soluzione negoziata. Fondamentalmente, ci sono due approcci generali che gli israeliani possono adottare per rassicurare i residenti del nord di Israele e incoraggiarli a tornare alle loro case. Il primo è liberare la zona di confine dai combattenti Hezbollah, o dal maggior numero possibile, creando una zona libera dal fuoco nel sud del Libano. In linea di principio ciò può sembrare positivo, ma la situazione attuale non ha migliorato significativamente la sicurezza di Israele. Hezbollah risponderà sparando sull’area nel nord di Israele e creando lì un’atmosfera che allontanerà la popolazione. Non c’è dubbio che il partito si sforzerà di imporre la sua equazione: non c’è pace e sicurezza nel nord di Israele se non ci sono pace e sicurezza nel sud del Libano. Non è chiaro come Israele possa impedirlo.
La seconda opzione è entrare nel territorio libanese e cercare di imporre un nuovo equilibrio di potere lungo il confine. Ma cosa significa in realtà? A meno che Israele non sia disposto a invadere il sud, rimanervi e costruire una nuova zona di sicurezza, come ha fatto tra la metà degli anni ’70 e il 2000, ciò potrebbe portare a un risultato in grado di rovesciare un governo israeliano già debole. L’invasione limitata farà sì che Hezbollah ritorni nell’area di confine una volta che gli israeliani se ne saranno andati, mentre l’occupazione a lungo termine trascinerà Israele in un nuovo pantano libanese.
Tutto ciò avviene sullo sfondo dei resoconti della stampa israeliana sulla mancanza di capacità militari israeliane per la guerra su più fronti. Come ha commentato Zvi Barel, commentatore del quotidiano Haaretz, Israele ha problemi di manodopera per portare a termine tutti i compiti che si è prefissato: “Il grande deficit nel bilancio del capitale umano di Israele impone di riconsiderare il numero di guerre che può affrontare – finché tale opzione esisterà ancora.” Allo stesso tempo, il sistema di difesa aerea israeliano, di cui si vanta, potrebbe essere a rischio, con gli Stati Uniti che avvertono che il suo sistema Iron Dome potrebbe crollare a causa dei massicci attacchi missilistici di Hezbollah. In altre parole, nonostante la sua abilità militare, Israele potrebbe soffrire un duro colpo in Libano, che potrebbe essere mortale per il suo governo.
Pertanto, il risultato più affidabile per gli israeliani è quello che rifiutano fermamente: il ripristino dello status quo esistente prima del 7 ottobre, che ha mantenuto la stabilità nel sud per diciotto anni. Questo è ciò che Hezbollah preferisce, ma l’accettazione di ciò da parte del governo Netanyahu non solo costituirebbe un riconoscimento del fallimento degli obiettivi dichiarati nella guerra, ma non rassicurerebbe nemmeno gli abitanti del nord e spingerebbe molti di loro ad allontanarsi dalla regione in modo permanente.
Allora cosa dovrebbero fare gli israeliani? Di solito, di fronte a tali dilemmi, il loro default è distruggere tutto, mentre nulla cambia. Questo è quello che è successo in Libano nel 2006, e sta succedendo di nuovo a Gaza, dove la mancanza di un piano governativo realistico per il dopoguerra sta frenando la campagna militare privandola di uno scopo politico. Anche gli sforzi di Israele per distruggere Gaza in modo da costringere i residenti a lasciare l’area sta fallendo.