“Cerca e raccogli l’amicizia di molti fratelli spirituali. Poiché ogni persona di fede ha il potere di intercessione (li kulli mu’min shafā`a), e può darsi che [dopo la morte] ti ritroverai sotto l’intercessione di una di loro…”
Nonostante le dichiarazioni propagandistiche e illusorie, Israele è militarmente in enorme difficoltà a Gaza, soprattutto con l’invasione di terra di Rafah e le pesanti perdite subite per mano di Hamas.
Un mese e mezzo dopo l’invasione di terra di Rafah, l’occupazione tenta oggi di fuggire dall’inferno di Gaza e dal fallimento nel raggiungere gli obiettivi militari, annunciando pochi giorni fa l’inizio della cosiddetta “terza fase”. La “Israeli Broadcasting Corporation” ha annunciato che l’occupazione è entrata in questa fase, dopo pochi giorni è passata ad “operazioni limitate” dopo aver terminato le sue operazioni a Rafah.
Contemporaneamente Tel Aviv annuncia la “sconfitta dell’ala militare del movimento Hamas” e la direzione a nord verso il Libano. A questo annuncio ha risposto una dichiarazione del portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari, il quale ha affermato che “Hamas è un’idea che non può essere sconfitta”.
Una dichiarazione che ha fatto arrabbiare Netanyahu, accresciuta dai media occidentali, che a loro volta hanno confermato la crescente forza e popolarità di Hamas dopo tutte le devastazioni, distruzioni e massacri causati dall’occupazione.
“Distruggere Resistenza è solo un granello di polvere negli occhi”
La rete Al Jazeera ha sottolineato questo annuncio in un articolo pubblicato il 21 di questo mese, dal titolo: “Media israeliani: il governo di Netanyahu si prepara ad annunciare la sconfitta delle Brigate Qassam”. L’articolo sottolinea che parlare di “sconfiggere le al-Qassam” contraddice molte analisi militari israeliane che parlavano della difficoltà di eliminare il movimento di Hamas, la più recente delle quali è stata una dichiarazione del portavoce dell’esercito israeliano Daniel Hagari, il quale ha affermato che parlare di “distruggere Hamas è solo un granello di polvere agli occhi degli israeliani”. Sottolineando che finché il governo Netanyahu non troverà un’alternativa ad Hamas, il movimento rimarrà. Ricordiamo la dichiarazione di Hagari, in cui in un’intervista al canale israeliano 13 descriveva che “il movimento di Hamas è un’idea radicata nel cuore delle persone che non può essere nascosta”.
Le dichiarazioni di Hagari hanno fatto arrabbiare Netanyahu, che ha chiesto al Capo di Stato Maggiore di fornire chiarimenti riguardo a questa dichiarazione, che dimostrava chiaramente la spaccatura tra la leadership militare e quella politica.
“Hamas è più forte di quanto lo fosse il 7 ottobre”
Nel momento in cui l’occupazione ha promosso la sconfitta di Hamas, è degno di nota il fatto che la rivista americana “Foreign Affairs” ha pubblicato che la guerra ha aumentato la forza di Hamas e che “la causa palestinese è diventata più popolare e attraente”. La rivista americana ha sottolineato che Hamas non è ancora stato sconfitto e che “l’ambiente palestinese è diventato più irremovibile nei confronti di Israele”.
Quest’ultimo “non si è reso conto che i massacri e la distruzione di Gaza hanno solo portato ad un aumento della forza della Resistenza. Hamas conta almeno 15mila combattenti e che più dell’80% della rete di tunnel è ancora adatta per immagazzinare armi e lanciare attacchi. La maggior parte degli alti dirigenti di Hamas a Gaza sono in vita”.
In cambio di questo riconoscimento della forza e della popolarità di Hamas, i media arabi filo-israeliani hanno continuato a promuovere il controllo dell’occupazione su gran parte di Rafah.
Ci sono molte ragioni che hanno portato allo scoppio della guerra in Siria nel 2011. Sicuramente, la profondità strategica che il Paese rappresenta per l’Asse della Resistenza, è una delle cause maggiori. Ciò rappresenta una minaccia esistenziale per l’entità israeliana e per i progetti di egemonia americana nella regione.
Poiché la Siria è geograficamente la più vicina all’entità occupante e ai teatri d’azione della Resistenza libanese e palestinese, ciò le ha dato l’opportunità di fornire ampio sostegno a queste realtà, oltre a fornire armi, con particolare attenzione ai missili.
La Siria, secondo le stime israeliane, prima dello scoppio della guerra era in grado di colpire l’entità con non meno di un migliaio di missili al giorno, oltre ai missili che forniva a questi due “attori”, come i missili Ram e Khyber utilizzati nel Guerra del luglio 2006 (per esempio).
Pertanto, l’incapacità dell’America e dei suoi alleati di raggiungere i propri obiettivi dopo 11 anni, è una delle prove più evidenti della vittoria della Siria, e ciò è confermato da alcuni dati:
1) La continua supremazia della Siria in questo campo a livello globale: secondo gli ultimi dati del sito Global Fire Power, è al nono posto nel mondo con ben 629 lanciamissili.
2) Mantenimento degli arsenali missilistici e delle loro varie gittate, da 2 km a centinaia di chilometri.
3) La continuazione della produzione e dell’innovazione: i lanciamissili Golan ne sono un esempio lampante.
4) Uno degli obiettivi principali della strategia israeliana della guerra tuttora in corso, è quello di danneggiare la capacità siriana e gli impianti che possono essere utilizzati per la produzione di armi.
Siria, i principali sistemi missilistici
Presentiamo alcuni dei più importanti sistemi missilistici della Siria:
Missile Frog: considerato uno dei primi missili ricevuti dalla Siria prima della guerra del 1973, la sua gittata raggiunge i 70 km.
Missile Scud B: ricevuto nel 1974, è un missile balistico tattico prodotto in Unione Sovietica, e ha una gittata di circa 300 km.
Sistema missilistico Toshka: prodotto negli anni ’80, la Siria ha ricevuto grandi quantità di questi missili, considerati un’arma di altissima qualità in termini di precisione e potere distruttivo. Si tratta di un missile balistico con sistema di guida interno, la sua gittata è compresa tra 70 e 180 km, può essere preparato e lanciato in 15 minuti.
Missile Scud C: versione migliorata ricevuta dalla Corea del Nord negli anni ’80. La Siria ne ha ricevuti centinaia, con una gittata fino a 550 km. La Siria ha anche ottenuto la tecnologia per produrre combustibile solido per i missili, il che riduce il tempo di preparazione per lanciare il missile.
Missile Scud D: una delle versioni più avanzate e precise degli Scud, con una gittata di 700 km. Secondo i rapporti israeliani, la Siria produce 30 missili di questo tipo all’anno, ma ha rafforzato le sue capacità di difesa. Aggiunta la tecnologia per separare la testata durante il volo, che consente di aggirare i sistemi di intercettazione.
Missili balistici a medio raggio “Golan”
1) Golan 1 con autonomia di 600 km, versione locale migliorata dello Scud C.
2) Golan 2 con autonomia di 850 km, versione locale migliorata dello Scud D.
Missili Mayslon e Tasrin: rivelati per la prima volta durante esercitazioni tenutesi nel 2012. Il missile Mayslon è la versione siriana della famiglia di missili iraniani Zalzal con una gittata di 210 km. I missili Tasrin sono una versione dei missili iraniani Fatah 110, con precisione di colpo e autonomia di 300 km.
Sistema missilistico M-302, conosciuti anche come Fajr e Khyber: nella guerra del luglio 2006, è stata rivelata parte del programma missilistico interno siriano, con l’uso di missili M-302, con una gittata compresa tra 100 e 180 km.
Missili M-220: missili di produzione locale, con una gittata di 70 km.
Sono le montagne che formano il legame fra la terra e il cielo. Una grande saggezza ha presieduto alla loro formazione e ha deciso il luogo in cui dovevano essere posizionate, che non è mai dovuto al caso. A ogni montagna è attribuita una determinata funzione, ecco perché esse differiscono l’una dall’altra per forma, volume e altezza. Le loro cime si elevano come antenne destinate a irradiare o a captare onde di frequenze diverse, creando così ciascuna le condizioni favorevoli a una particolare attività.
Il discepolo deve salire sulla montagna per comunicare con il Cielo. Lo deve fare non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, e meditare a lungo per comprendere ciò che la montagna rappresenta in lui, nella sua vita interiore.
Omraam Mikhaël Aïvanhov, per approfondimenti cfr. Le rivelazioni del fuoco e dell’acqua, Prosveta edizioni
Bambino per Cristo era chi sa vedere le cose come un BAMBINO, con la stessa meraviglia, riscoprirlo ma ad un livello piu profondo e non manifesto….
Bambino spirituale è colui che capisce di non sapere, che è intriso di menzogna indotta e autogenerata, e RICOMINCIA AD OSSERVARE IL MONDO CON BEN ALTRI OCCHI.
Ci sono anime che giustamente sono molto legate alla dimensione onirica, ma devono mettersi in testa che il piu grande sogno è la nostra vita, l’intero mondo esterno è un sogno condiviso. Ergo come abbiamo uno stato di coscienza là, ne abbiamo un altro qui. Come indaghiamo quel regno, occorre indagare questo.
COME CI SONO SIMBOLISMI INTENSI LI’, L’INTERO MONDO DA SVEGLI è UN OGGETTO SIMBOLICO COLOSSALE
Uscire da questo guscio di carne equivale ad uscire dalla reclusione che lo stato italiano mi impone come regime di sicurezza, e l’uscita sarà l’inizio di una risalita a senso unico verso i cieli di Dio Altissimo per il risveglio multidimensionale della mia anima. Uscire dalla matrice monodimensionale del quotidiano implica un lavoro quotidiano costante su corpo, anima e spirito, al fine di auspicare la venuta del Salvatore Promesso.
L’illuminazione nasce dal risveglio della mente; la mente del risveglio nasce da una pura aspirazione; una pura aspirazione nasce da una grande compassione; una grande compassione nasce dall’amore sconfinato; l’amore nasce dal considerare gli esseri senzienti con affetto; l’affetto nasce da una profonda gratitudine; e la gratitudine nasce dal rendersi conto che tutti gli esseri sono mie madri. Taranatha, Essenza di Ambrosia
Molti individui, anche di vasta cultura, sono fermamente convinti che Dio – qualunque sia il senso che vogliamo dare a questo termine – sia essenzialmente “comprensibile” a partire dagli schemi di una determinata filosofia o teologia. Il termine “comprendere” é significativo: “prendere con” vuol dire che un determinato sistema di pensiero, una determinata appartenenza confessionale o una certa prospettiva “avvolge” totalmente il proprio oggetto, così come potremmo avvolgere con le nostre braccia un bambino o un gattino.
Questo atteggiamento é particolarmente evidente (ma non solo) in una certa teologia tardo-aristotelica occidentale: io ho compreso di Dio (o credo di aver compreso) gli elementi X, Y, Z e se c’é qualcosa che apparentemente contraddice o non è comprensibile all’interno di questo schemino è necessariamente sbagliato perché violerebbe il “principio di non contraddizione”.
Questo atteggiamento è certamente comprensibile ed è anche passabilmente umano, perché rassicura, e non c’é nulla di male in sé che alcuni individui lo considerino l’unico approccio possibile alla Conoscenza, ma nei fatti è terribilmente limitato e, passatemi il termine, anche un po’ ridicolo. Di fatto, è lo stesso atteggiamento che un certo razionalismo materialista, nelle sue forme più grette, applica alla realtà su un piano più limitato (tutto quello che entra nel mio laboratorio non esiste o non mi interessa!)
Di fatto, al netto di tutte le paure umane, negare che la Divinità possa manifestarsi in forme diverse e possa essere percepita da prospettive molto diverse è una pura assurdità. Persino la nostra semplice esistenza individuale ci mostra come prospettive differenti (e persino opposte) non siano affatto “in contraddizione”.
Un determinato individuo di nome Gianluca M. – tanto per fare un esempio – avrà sicuramente un diverso tipo di approccio – si “manifesterà” in forse diverse – con la moglie, la figlia, i figli, gli amici, i colleghi di scuola e il barista che gli prepara il caffè la mattina. Ognuno di questi altri individui può ben dire di conoscere Gianluca M., ma sarebbe non solo assurdo ma anche folle, ingiusto e persino orribile che Gianluca manifesti le stesse “qualità” con la moglie, la figlia, gli amici o il barista. Per essere ancora più espliciti: che la moglie o il barista di Gianluca abbiano due conoscenze diversissime e due approcci divergenti (oltre che un’intimità del tutto differente) con il tal Gianluca non implica la negazione di “alcun principio di non contraddizione”.
E’ possibile, legittimo e auspicabile che ognuno di questi individui possa dire che il suo rapporto con Gianluca sia “unico”, positivo, appagante e costruttivo, ma al tempo stesso, é impossibile che ognuno di questi individui, foss’anche i più prossimi, abbiano davvero una visione e una conoscenza totale e perfetta del signor Gianluca M. …e se questo vale per un semplice individuo umano, figuriamoci per la Divinità.
Un detto cinese afferma che il Cielo è quello che vedo dalla finestra di casa mia, ma che è ridicolo immaginare che dalla mia finestra si veda tutto il Cielo. Per onestà intellettuale, ognuno dovrebbe approfondire lo spicchio di Cielo che vede sperando un giorno di poterlo vedere tutto… però dovrebbe evitare, a mio parere, di oltraggiare chi ha semplicemente una finestra aperta da un’altra parte. Tutto questo, con buona pace del barista che prepara il caffè la mattina al signor Gianluca, che ha anche una certa confidenza con lui perchè ci parla di calcio (cosa impossibile da fare con la moglie di Gianluca che non sa nemmeno cos’é un rigore o un corner), ma che cionondimeno la sera non dorme nello stesso letto di Gianluca (e per fortuna, aggiungerei).
Poi, per carità, ognuno faccia quello che crede…
DIO E’ SOLO QUELLO CHE VEDO DALLA FINESTRA DI CASA MIA?
“Può darsi che un mondo tramonti, che i cieli definitivamente si chiudano sopra i destini delle genti d’Occidente. Ma può darsi anche che la trasfigurazione avvenga. Allora l’aver tenuto vivo oggi, fra le grandi, fantomatiche masse in moto dell’età oscura, il segno di quella Sapienza e il contatto con quelle Forze, avrà un significato universale.
La sottile e invisibile catena di pochi uomini sparsi e sconosciuti, sarà quella stessa che sboccherà nel filone centrale e regale di una grande corrente di visioni e di potenze, di una grande tradizione di liberi e di liberatori”.
(Anonimo [ma scritto da Julius Evola], «Epilogo», in «Krur», 1929, p. 388).