Ho sempre pensato che la vera ricchezza di una persona consiste nella capacità di possedere cose di valore, compresa la propria bellezza, senza il bisogno di esibirle, ma contando piuttosto sulla propria professionalità, intelligenza e dignità.
Fin da giovane ho sempre rifiutato la facile scorciatoia di spogliarmi per avere successo. perchè così si fa poca strada.
È molto importante nella professione e nella vita, avere dei precisi punti di riferimento, quali principi morali saldi e la forte presenza della famiglia, nella quale io ho sempre creduto.
Impossibile pensare di arginare la Cina da soli. Tanto più nell’Indo-Pacifico, dove la penetrazione economica di Pechino è ancora – e, nei piani di Pechino, lo sarà per tanto altro tempo a venire – in grado di raccogliere ampi consensi, persino tra i partner più fidati degli Usa.
È partendo da questo semplice ragionamento che si può delineare la strategia di contenimento cinese degli Stati Uniti. Una strategia che, per l’importanza dell’avversario, non poteva limitarsi alla sola regione indopacifica ma che doveva, giocoforza, essere pensata a livello globale.
E così è stato, visto che la cintura di alleanze ideata da Washington per strozzare la Repubblica Popolare Cinese (e, di fatto, anche la Russia) circumnaviga l’Asia, ma parte da lontano. Da due estremità situate rispettivamente in Europa e America, e coincidenti con Regno Unito e, appunto, Stati Uniti.
In mezzo, a chiudere il semicerchio, troviamo l’Australia, sempre più centrale per bilanciare la Power Projection della Cina a cavallo tra l’Oceano Indiano e il Pacifico. E poi, a corroborare il tutto, ecco il recentissimo e storico disgelo tra Corea del Sud e Giappone per mettere ulteriore pressione al Dragone nel suo “cortile di casa”.
Tassello dopo tassello, gli Stati Uniti hanno riesumato il loro vecchio sistema di alleanze, partorito all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, con l’intenzione di adattarlo al presente. Anche perché non c’è più Tokyo da tenere a bada, bensì una Cina in versione XXL arrivata a mettere in discussione la leadership globale americana e il suo ordine mondiale.
Il triangolo Usa-Uk-Australia
Dunque, per mitigare l’esuberanza cinese, ecco il primo strumento a disposizione degli Stati Uniti: l’accordo Aukus, negoziato in gran segreto durante la primavera e l’estate del 2021, che ha dato vita ad un patto tripartito tra Usa, Regno Unito e Australia, volto alla condivisione della tecnologia militare e dell’intelligence tra i partecipanti.
In particolare, uno degli obiettivi consiste nel dotare Canberra di sottomarini a propulsione nucleare grazie al trasferimento di tecnologia britannica e americana, tra cui le tecnologie di propulsione nucleare, il design dello scafo e varie armi, compresi i missili da crociera a lungo raggio. Allo stesso modo, l’intesa faciliterà lo sviluppo di nuove tecnologie avanzate.
L’esigenza dell’Australia di munirsi di deterrenti simili è nata nel 2015, quando la Royal Australian Navy ha accettato di procurarsi 12 sottomarini diesel da Naval Group, una compagnia di difesa francese, che le avrebbe fornito un modesto miglioramento delle capacità. Da allora, il governo australiano è diventato sempre più turbato dalle mosse geopolitiche della Cina di Xi Jinping, considerate una minaccia alla sovranità del Paese e al diritto di autodeterminare i propri affari. Alla fine, ufficialmente per esigenze economiche e strategiche, l’Australia ha tuttavia cancellato il contratto con Parigi per rivolgersi a Uk e Usa.
Il risultato finale è che se per la Gran Bretagna AUKUS è carburante in grado di animare la “Global Britain” – l’idea secondo cui il potere britannico dovrebbe essere utilizzato attivamente nel perseguimento di un ordine nell’Indo-Pacifico – mentre per gli Usa rappresenta un ottimo deterrente da usare in chiave anti cinese.
Non solo: l’accordo può contare su un precedente e strettissimo rapporto esistente tra i tre partecipanti. La capacità di Australia, Regno Unito e Stati Uniti di interoperare e scambiare forze tra loro è forse la più estesa al mondo, ed è figlia di accordi di spin-off terrestri, navali e aerei poco conosciuti e informali nell’ambito dei Five Eyes, un’alleanza di sorveglianza e di cooperazione congiunta in materia di intelligence che comprende Australia, Canada, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti.
Per il Regno Unito, inoltre, AUKUS si basa sull’accordo di difesa del 2013 stipulato con l’Australia, che ha consentito il trasferimento di tecnologia militare tra i due partner.
Strozzare Pechino nell’Indo-Pacifico
Basta dare un’occhiata ad una qualsiasi mappa per capire come AUKUS nasca per “triangolare” il potere tra tre nodi geostrategici: le isole britanniche, il Nord America e l’Australia.
L’accordo estende poi all’Australia la tecnologia e le risorse che altrimenti non avrebbe, rendendo Canberra perno centrale nella strategia statunitense di contendere l’Indo-Pacifico alla Cina. Attraverso AUKUS, inoltre, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno dimostrato di poter scoraggiare ogni possibile azione di Pechino, non solo inviando le proprie risorse strategiche nell’Indo-Pacifico, ma anche rafforzando partner e alleati regionali per competere direttamente con il Dragone nella regione.
Non basterebbero, però, soltanto tre vertici per concretizzare questa complicatissima strategia. Lungo le tre direttive citate – e cioè Uk-Australia, Australia-Usa e Usa-Uk – troviamo molteplici punti di appoggio, basi americane o più semplicemente hub militari, che consentono ai tre attori protagonisti dell’accordo di rendere più efficace la loro missione.
Da questo punto di vista, tra le strutture o presenze militari più importanti troviamo quelle di Plymouth, Portsmouth e Faslane, nel Regno Unito, dalle quali si dipanano due direttive immaginarie. La prima taglia Gibilterra (altro nodo Uk), penetra nel Mar Rocco e fa leva su Duqm e Bahrain, per poi proseguire nell’Oceano Indiano dove troviamo l’isola britannica di Diego Garcia, roccaforte di Londra e Washington. La seconda direttiva parte dalla citata Faslane, attraversa l’Artico lambendo l’Alaska per poi tuffarsi nel Pacifico.
Parallelamente, troviamo un tentacolo che collega tre importanti basi Usa: San Diego, Pearl Harbour e Apra Harbour. Il terzo vertice chiama in causa l’Australia, che offre ai partner angloamericani la Fleet Base West e la Fleet Base East, una sulla costa occidentale e l’altra su quella orientale. Canberra mette inoltre sul tavolo diversi potenziali punti di stazionamento per i futuri sottomarini nucleari, come Gladstone, Brisbane, Newcastle, Jervis Bay e Western Port Bay.
Per completare il quadro dobbiamo citare la rilevanza di Giappone, Corea del Sud e Taiwan, con i primi due Paesi che offrono basi d’appoggio agli Usa e l’isola contesa che rappresenta una spina nel fianco di Pechino.
L’ “arcipelago dell’impero”
In ogni caso, se AUKUS ha cambiato la posizione strategica dell’Australia, anche gli Stati Uniti hanno modificato il loro modus operandi. Dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, Washington ha proiettato il suo potere in tutta la regione indopacifica attraverso quello che lo storico Bruce Cumings ha definito un “arcipelago dell’impero“.
In questo termine rientrano le basi insulari che vanno dalle Hawaii a Guam, e che comprendono, tra gli altri hub, Okinawa in Giappone e, nell’Oceano Indiano, Diego Garcia , affittato dalla Gran Bretagna (senza il consenso dei suoi nativi). Nell’Australia, inoltre gli Stati Uniti hanno trovato una sorta di base rafforzata di dimensioni continentali per consolidare le proprie operazioni in Asia, nonché un alleato rinvigorito da coinvolgere nel contenimento cinese.
Resta da capire se AUKUS resterà un accordo esclusivo o se sarà soltanto il primo passo di un riassetto sistemico della geopolitica angloamericana nell’Indo-Pacifico. Nonostante non sia un’alleanza formale, infatti, AUKUS è comunque un centro di gravità geopolitica basato su importanti interessi condivisi tali da attirare altre potenze regionali.
Come ha sottolineato il think tank Council on Geostrategy, altri partner dei Five Eyes, ad esempio Canada e Nuova Zelanda, potrebbero essere coinvolti. Così come il Giappone che, in virtù del recente avvicinamento con Regno Unito e Italia, ha diverse cartucce da spendere.
Nella storia della filosofia, magari sottintesa o data per scontata, è da sempre presente la categoria della soggettività. A prescindere da quanto ogni momento culturale abbia potuto esporla, il fatto di pensare è sempre riferito a una soggettività e l’umano, nello specifico, non può che essere un soggetto pensante. Tra l’altro, essendo una forma esistenzialmente attiva e pensante, può rapportarsi alle cose in modo consapevole, usandole tecnicamente (vedi M. Heidegger, Essere e tempo, §15; §22). Insomma, l’accesso al mondo è scortato da soggettività che lo pensano e ne riadattano la dura materialità ai loro concetti. Tra le varie caratteristiche dei soggetti, la lingua è quella che più evolve: in quanto struttura dinamica rielabora le parole per i tempi correnti ma, nel processo, può capitare che si perda o scarichi il significato originale di qualche termine. Per questa motivazione, ricorrere all’etimologia può rappresentare un’utile via interpretativa: capita che con essa si ricucia lo strappo del tempo, ricostruendo il significato originario di un termine. O quantomeno, può essere un’opportunità mica da poco per immergersi nell’intimità delle espressioni di oggi.
Nel corso di questo articolo ci occuperemo dei soggetti cercando di comprendere cosa ne vada della loro integrità nel mondo contemporaneo. Se davvero mediante l’etimologia è possibile, come detto, aprire linee di interpretazione più nitide, sarebbe bene esaminare il termine “soggetto”.
La sua etimologia, riporta il vocabolario Treccani nell’apposito lemma, indica ciò che sottostà, quel che soggiace o, meglio, giace sotto. Con termini più filosofici il soggetto sarebbe, dunque, la sostanza. Seguendo il Dizionario di filosofia (Rizzoli, Milano 1976), la sostanza è il permanere sotto il mutamento degli attributi, nonché gode del carattere della stabilità. Mi verrebbe: esprime il criterio della fissità. Il soggetto è internamente immobile, e dispiega la sua personalità con una determinatezza temprata dalla sua esistenza: non è possibile che io sia altri che me stesso. Certe volte, preme dirlo, questa puntualità è stata vista come una costrizione che porta alla disperazione: quella di non voler essere sé stessi (vedi S. Kierkegaard, La malattia mortale, Mondadori, Milano 2019).
Malgrado questo, o forse proprio per questo, la soggettività è il perno su cui poggia la realtà, quella che riguarda ognuno di noi nella sua unicità. Se è vero che il soggetto è sostanza, e dunque è interiormente fisso, è pure vero che ognuno sia un soggetto per sé e rappresenta, per così dire, un’irripetibilità esistenziale. Non è possibile che si diano due esistenze identiche in quanto chiunque incarna una forma specifica, data dalle sue sembianze e dall’insostituibile quotidianità della sua vita. È certamente possibile vivere gli stessi eventi di qualcun altro, o ancora è probabile vivere con altri un certo momento, ma pure nella condivisione ogni soggetto vive l’accadere con la sua propria unicità.
Oggi l’integrità del soggetto, ovvero le sue fissità e determinatezza, sono minacciate. Il mondo contemporaneo, che incapsula visioni megalomane e globalizzate, stringe i soggetti, incastrandoli in una dilatazione che ne sfibra la sostanza. L’attualità non chiude le soggettività in un individualismo sfrenato – come alcuni dicono – ma proprio all’opposto penso ne allarghi a dismisura il tessuto, strappandone la fibra.
Facciamo un passo indietro: in che modo la globalizzazione intacca la natura dei soggetti? Ebbene, la si può pensare così: la logica globalizzata del XXI secolo muove da alcuni presupposti fondamentali, uno dei quali sarebbe la necessità di avere individui (che già nel loro corredo etimologico prevedono l’indivisibilità) espansi e costantemente connessi. Bisogna dirla tutta: il mondo ha cominciato ad aprirsi ben prima che gli uomini avessero l’occasione di essere online; può essere utile pensare agli imperialismi dell’ottocento, così come alle industrializzazioni dello stesso secolo che, mano a mano, hanno contribuito a uniformare la condizione tecnologica delle Nazioni. Eppure si farebbe un errore a credere che questo tipo di aspirazioni abbia esaurito la propria energia a seguito della Seconda Guerra Mondiale o della Guerra Fredda. Quello che penso, diversamente, è che oggi si presentino sotto forme diverse, riconoscibili solo se messe a fuoco.
La globalizzazione dei nostri tempi poggia, come detto, sulla connessione delle soggettività. Ci sono svariati modi per rimanere in contatto, il primo a cui si può subito pensare è internet. L’internet è una rete di interconnessioni che ha per oggetto gli individui: si tratta di saldare l’ingombro del corpo, quello che non permetterebbe di stare tutti insieme in uno stesso luogo perché alla fine non ci sarebbe più spazio. Internet risolve proprio questo inconveniente, specie considerandone il lato della socialità virtuale: il mondo intero è nello stesso luogo e può comunicare istantaneamente.
Detto questo, quella dell’internet deve essere intesa come una realtà di massa, o direi meglio come un ammasso di realtà con-fuse: i soggetti si diluiscono nella realtà “internettiana”, aderendo a una vulgata che promuove la collettività a scapito della specificità. Lo abbiamo detto: il soggetto è sostanza in quanto ognuno di noi, in virtù della sua storia, è una singolarità irripetibile. I social network la vedono in altro modo: se in ballo c’è l’immediatezza delle connessioni e la loro perenne disponibilità, è necessario che ogni individuo si sciolga in un contesto che lo veda sempre reperibile.
La globalizzazione dei giorni nostri non si inquadra solo con una nuova socialità virtuale, ma dirama le sue radici in altri settori. Ad esempio quelli economici, letti da Bauman come incentivanti un consumismo che intacca l’affermazione individuale: Chi vive nel mondo liquido-moderno […] Vaga per i meandri dei centri commerciali, spinto e guidato dalla speranza semiconsapevole d’imbattersi proprio nel badge o segno di riconoscimento che gli occorre per tenere aggiornato il proprio io. (Z. Bauman, Vita liquida, Laterza, Bari 2005, p. 27)
Mi muoverei verso una inflessione filosofica della globalizzazione, che si nota, a mio parere, soprattutto nella filosofia del con (d’ora in poi “con-ontologia”) del J.-L. Nancy di Essere singolare plurale (Einaudi, Torino 2020).
Gli autori parlano di sé molto meglio di chiunque possa presentarli, pertanto lascerei a Nancy dire che la con-ontologia riguarda il fatto che il senso, inteso così assolutamente, si è trasformato nel nudo nome del nostro essere-gli-uni-con-gli-altri: noi non abbiamo più senso perché siamo noi stessi il senso. (Ivi, p. 5). Il soggetto non è più sensato in sé stesso, nella sua sostanzialità diremmo noi, ma assume sensatezza nella compartecipazione, nella coincidenza, nella mistura con altre soggettività. Il senso sta insomma nell’essere in relazione; più correttamente, il senso è la relazione. La filosofia di Nancy risulta essere una dottrina all’avanguardia, al passo coi tempi: pensando una soggettività sensata solo nella pluralità delle relazioni, incentiva una sensatezza più grande dei singoli, aderente perciò alla globalizzazione digitale.
Si rincara la dose quando si scopre che nel mondo con-ontologico i soggetti nella loro singolarità, fondamentalmente, non esistono: «l’esistenza è con: oppure niente esiste» (ivi, p. 8), dice. Pare una devitalizzazione del soggetto, ammesso che ancora ci si possa riferire alle soggettività: la quotidianità di ogni individuo è insulsa, perché acquisisce potenza solo se soppesata dagli altri. La gente è strana, ci dice Nancy, ma credo sia più stranente che nessuno conti davvero qualcosa perché solo il tutto fa senso. Una suggestione di Morton (Noi, esseri ecologici, Laterza, Bari 2018) riporta che le parti sono maggiori dell’intero, opponendosi all’assunto aristotelico per cui il tutto sia maggiore della somma delle sue parti:
L’intero non è più grande della somma delle sue parti. In realtà è meno della somma delle sue parti. Suona talmente folle […] Ma appena lo capisci, allora appare davvero come una maniera più facile di pensare. (Ivi, p. 90)
Questa inversione di marcia è importante perché Morton, all’opposto di Nancy, consegna una lettura che potenzia i soggetti in quanto ognuno, pure nella sua parzialità, esiste con una certa dignità e quotidianità, e ciò lo rende sensato di per sé, anche più dell’intero a cui apparterrebbe. La con-ontologia è per vie traverse una filosofia “internettiana”, non nel senso che esibisca l’internet o riguardi questo, ma che ne è una costola fondamentale. La liquidità del soggetto contemporaneo, colpito dal consumismo da una parte e dal digitale dall’altra, accusa un ulteriore scacco matto da parte delle filosofie più all’avanguardia, come appunto quella di Nancy.
In un’epoca dove dilaga la tristezza, un gran capo di imputazione va rimesso alle tossiche ottiche globali che ingrigiscono le soggettività. L’individuo è un sistema cortocircuitante, le cui parti entrano in combutta con l’intero e non trovano altra soluzione che lasciarsi fondere dall’apparente sicurezza del tutto, che dovrebbe abbracciarle. Benasayag e Schmit, ne L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli, Milano 2013), offrono una lettura destabilizzante della tristezza dei giorni nostri, tremenda nel suo evidenziare l’insopportabile banalità del reale: viviamo in un’epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava “passioni tristi”. Con questa espressione il filosofo non si riferiva alla tristezza del pianto, ma all’impotenza e alla disgregazione. (Ivi, pp. 20-21)
Gli autori del saggio sono due psichiatri specializzati nel trattamento terapeutico di bambini e adolescenti che, notando una crescente richiesta di terapia, decidono di denunciare una realtà che sembra generare una delle più rognose patologie emotive: la tristezza. I giovani del nostro tempo, gli adulti di domani, sono tristi, irrimediabilmente sfaldati e compromessi della loro personalità. La nostra attualità disincentiva la coltivazione della propria identità con paradigmi così globalizzati da indebolire l’unicità di ognuno: quanto conta davvero il mio apporto nel mondo, se questo pare sfuggirmi non appena cerco di acchiapparlo?
L’analisi di Benasayag e Schmit non è solo fortemente visionaria ma pure terrorizzante in quanto non si tratta più di una infelicità emotiva, dovuta a traumi localizzati o psicologicamente circoscritti: quella odierna è una tristezza ontologica, che riguarda il tessuto della soggettività, e che smembra il senso del nostro essere-nel-mondo.
I soggetti, gli individui, le persone sono l’urgenza del nostro tempo: diluiti in un mondo spersonalizzante e liquido, hanno bisogno di ricostituirsi, non solo per concepire la loro unicità ma soprattutto per essere felici di stare al mondo.
“Sulla terra c’è abbastanza elettricità per diventare un secondo sole. La luce brillerebbe intorno all’equatore, come un anello intorno al Saturno. A Colorado Springs, ho illuminato la Terra con l’elettricità. Inoltre, la possiamo illuminare con altre energie, come, per esempio, l’energia positiva mentale. Tali energie sono evidenti nelle musiche di Bach o Mozart, o nei versi di un grande poeta. All’interno della Terra, ci sono energie di allegria, pace e amore; si manifestano con un fiore che cresce dal terreno, ed il cibo che riceviamo da esso e tutto ciò che fa risiedere l’uomo in quella determinata area. Ho trascorso alcuni anni a cercare il modo in cui questa energia potrebbe essere influenzata dalle persone. La bellezza e il profumo delle rose può essere usata come una medicina, ed i raggi del sole come il cibo. Tante persone mi chiamano sognatore, ridendo delle mie idee. Il nostro mondo è prodigo di persone superficiali. Il tempo farà da giudice.”
Noi Anime pure non combatteremo mai tra di noi, perché allora non saremmo Anime, ma solo un gruppo di ego che credono di volare verso l’illuminazione e di essere liberi. In primo luogo, gli ego non volano, sono troppo pesanti per volare e coloro che combattono o fanno la guerra non sono liberi, sono prigionieri della loro mente, della loro invidia, avidità, egoismo… Le vere Anime irradiano il mondo con la luce, gioiscono con le altre anime, imparano insieme la verità della terra, si riuniscono nell’amore infinito per madre natura, lodano il mistero dell’universo. Costruiscono la loro conoscenza e si riconoscono l’una nell’altra, perché sanno di essere specchi, riflessi di un tutto. Possono avere i loro scambi di opinioni e quando il calderone arde, c’è sempre una risata che cambia tutto. Perché ridono fino a morire, sanno che morire ridendo guarisce l’anima e guarisce la mente egoica. Ridono di se stesse e piangono, condividendo le loro esperienze di vita. Non hanno bisogno di mettere nessuna maschera, mostrano le loro fragilità come la loro forza. Si alzano tutti appoggiandosi l’uno all’altro, condividendo le loro verità, le loro conoscenza e saggezza. Ad ogni ciclo della natura si riuniscono sotto le gronde degli alberi sacri, sono tempi di amore, di abbandono. Il silenzio li chiama. Una pace si radica nella terra, gli alberi consegnano la loro conoscenza, la saggezza dell’esistenza. L’amore è una preghiera per loro. Gli esseri coscienti di luce inspirano amore, espirano verità. Poi tornano alla loro vita, più illuminati, più consapevoli dei loro doni… Sapendo che nessuno è migliore dell’altro, ma sono tutte scintille di vita che sono qui per una missione Sempre con amore. Dr.ssa Giada Aghi
Quello che l’antico lessico morale ha chiamato a lungo «peccato» – e che oggi sopravvive perlopiù come un fossile linguistico o come «violazione dei diritti umani e ambientali» – è una deviazione da un ordine morale che è però, in profondità, un ordine metafisico. Il «peccato» devia dalla «via» (in ebraico: derekh), che è il ritmo stesso dell’essere, o sempre con riferimento alle Scritture ebraiche, quel «camminare» di Dio di cui i santi mantengono il ritmo («ambulare cum Deo»). Ma deviare dal ritmo dell’essere non è (non dovrebbe essere) possibile, o meglio lo è solo in apparenza, perché la deviazione è non-essere. E infatti la semantica antica del «peccato» (quella ebraica, in parte quella greca) lo associa alla «vanitas» (awen), all’errore o all’illusione, a ciò che essenzialmente non è ma appare, e apparendo seduce (la seduzione del peccato sta nel misterioso potere attrattivo o di «risucchio» che è la proprietà del Nulla). E’ per questo che la morale cristiana classica attribuisce un’importanza fondamentale al pentimento inteso come «contrizione»: come atto che consuma e distrugge, sacrificandola, l’apparenza del peccato, o il peccato-come-apparenza – perché è sì apparenza, ma un’apparenza vischiosa che va distrutta – restituendola al suo non-essere (il «sacrificium cordis» dei Salmi; «cor contritum et humiliatum deus non despicies» [Ps 51]). Questa dolorosa consumazione sacrificale ha un effetto corroborante: rafforza lo slancio della via, come se il peccato-apparenza consumato-distrutto fungesse da «carburante» per l’ascesa (la Via è ascendente). Di qui la festa che accompagna il ritorno del figlio dissipato nella famosa parabola (che diventando la parabola del «figliol prodigo» si affloscia in una caramellosa retorica da sacrestia). E’ così che la tradizione cristiana ed ebraico-cristiana pensa e pratica la «potenza del negativo». O meglio: la hegeliana «potenza del negativo» non fa che tradurre in termini logico-dialettici – di fatto una «teologia [theo-sophia] mascherata» – il movimento che va dalla «via» (tesi) alla sua deviazione apparente (antitesi), al ritorno potenziato sulla via (sintesi; la triade innocenza-peccato-virtù è pura teologia morale radicata nella metafisica). Aggiornando il vecchio lessico sacramentale della «penitenza» e della «contrizione» per sostituirlo con quello, ritenuto più moderno e perciò più vacuo, della «riconciliazione», la Chiesa post-conciliare non dà solo uno spettacolo di ipocrisia (non volendo chiamare le cose col loro nome, perché la penitenza è dolorosa), ma dimostra di non comprendere più il significato metafisico della dottrina. La «rinconciliazione» è la versione umanitaria, dolciastra e borghese, del «pentimento» come atto sacrificale. Sembra sorridere, invece è l’Età Oscura.
PECCATO, APPARENZA, SACRIFICIO, POTENZA DEL NEGATIVO
NELLA GRANDE MOSCHEA DELLA CITTA’ DELLA MECCA SI TROVA UNO STRANO EDIFICIO CUBICO NERO! È LA KA ‘BA CHE CUSTODISCE UNA PIETRA DALLE PRESUNTE ORIGINI EXTRATERRESTRI.
In Arabia Saudita, presso la Grande Moschea (il Masjid al-Haram) dell’attuale città della Mecca, si trova uno strano edificio cubico chiamato Ka ʿba, che letteralmente significa “cubo”. Si entra dalla PORTA D’ORO e l’unico arredamento interno è fatto di lampade votive e tappeti. Il pavimento è di marmo e di calcare mentre il soffitto viene retto da tre pilastri di legno. L’edificio è stato costruito con la pietra grigio-azzurra estratta dalle montagne vicine alla Mecca, ed appare nero perché coperto da un PREZIOSO tessuto nero (kiswa), decorato con lamine d’oro che propongono scritte coraniche. Gli angoli di cui è formata la Ka ‘ba prendono il nome da paesi o regioni a maggioranza musulmana, in particolare: il nord fa riferimento all’Iraq; l’ovest alla Siria; il sud allo Yemen e infine il quarto angolo contiene la sacra Pietra Nera (Hajar Al Aswad). Si tratta di una roccia scura, di circa 30 cm di diametro e composta da 8 piccole rocce attaccate, racchiusa in una CORNICE D’RGENTO, che le fa assumere le sembianze della pupilla di un occhio. Secondo la tradizione fu il profeta Maometto nel 605 d.C. ad incastonarla nell’angolo est per rappresentare il centro del sito più sacro dell’Islam. Inoltre essa rappresenta il punto da cui inizia e finisce la circumambulazione (tawaf), ovvero il rituale nel quale i pellegrini girano intorno alla Ka ‘ba per 7 volte in senso antiorario. Tutt’ oggi la PIETRA NERA non è stata analizzata per via delle restrizioni culturali e religiose, le quindi le sue origini rimangono ancora un MISTERO. Il geologo Anthony Hampton, e il suo staff della Oxford University, hanno preso in esame la sabbia che si trova nel raggio di due chilometri intorno ad essa, ed hanno rilevato importanti quantità di iridio e molti coni di frantumazione, ossia caratteristiche che sono presenti quando avviene l’impatto di un ASTEROIDE. Altri studiosi invece sostengono che si tratti di un’agata oppure di basalto e che quindi non abbia un’origine extraterrestre ma magmatica.
Ronin: letteralmente, “uomo-onda”; uno che viene sballottato qua e là, come un’onda del mare. Viene usato per designare persone di sangue gentile, autorizzate a portare le armi, che, essendosi separate dai loro signori feudali per loro stessa volontà, o per licenziamento, o per destino, vagano per il paese in qualità di cavalieri erranti alquanto disdicevoli, senza mezzi di sostentamento… – Algernon Bertram Freeman-Mitford, Tales of Old Japan (1871)
All’inizio di questo mese, prima delle Idi di marzo 2023, sono arrivati per Arktos: finalmente la lunga mano della censura del “capitale sveglio” ha colpito l’ultima grande casa editrice dissidente dell’Occidente, certamente la più illustre, Arktos Media. Privando Arktos dei suoi punti di stampa e di distribuzione, i censori sono riusciti ad abbattere, in un colpo solo, decine di scrittori e pubblicisti di talento tra i più rinomati del movimento dissidente occidentale. Con un semplice colpo di spugna, sono stati cancellati anni di lavoro accuratamente realizzato, tra cui traduzioni perfettamente equilibrate, riedizioni accuratamente studiate, un design grafico efficace, annotazioni accademiche finemente sintonizzate e indagini filosofiche di alto livello – per non parlare del lavoro collettivo di una vita di studiosi, ricercatori e redattori. Dopo non si sa quanti anni di tunnel subdoli e di scavi maligni sotto i bastioni – bastioni che non erano in grado di affrontare in uno scontro diretto – i nemici della ricerca della verità e del dire la verità hanno infine abbattuto Arktos, l’ultimo grande bastione della stampa libera dissidente, che era riuscito a sopravvivere anche ai primi tre anni del Grande Reset – senza dubbio con loro immenso dispiacere. Dal sabotaggio dell’”Alt-Right” e dall’allestimento di “Charlottesville” nell’estate del 2017, tutti i veri dissidenti sono stati gradualmente espulsi dall’arena politica, dai media mainstream, dai social media e dalla sfera pubblica, attraverso combinazioni variamente dosate di violenza antifa, divieti di viaggio, azioni legali di “hate-speech”, “deplatforming” e “debanking”. A partire dall’inizio del 2020, questo processo è stato enormemente accelerato durante il Grande Reset: la chiusura formale “covidica” della piazza pubblica occidentale, la demoralizzazione antigiuridica della campagna BLM, l’imposizione sfacciata del colpo di stato “Biden”, il terrore aperto della persecuzione “vaccinale” e la dissonanza di massa di livello “1984” raggiunta dalla follia “Ucraina”. All’inizio del 2023, Arktos era l’ultimo baluardo sostanziale della libertà di parola rimasto, un faro che ora è stato spento.
Non è irragionevole sospettare che la causa più diretta della “deplorazione” finale di Arktos sia stata la sua coraggiosa presa di posizione a favore della libertà di parola contro la marea di disinformazione e di depistaggi diffusi dai media mainstream globalisti a sostegno della guerra di aggressione globalista contro la Russia. Nel corso del 2022, questa ondata di inganni e menzogne – sempre più stridente fino alla mania – ha travolto anche molte voci dissidenti precedentemente affidabili, con commentatori e pubblicisti in precedenza solidamente anti-globalisti che hanno improvvisamente fatto una svolta di 180 gradi e hanno apertamente espresso il loro sostegno alla NATO e a tutte le altre istituzioni letterarie che si erano schierate per una guerra totale contro la Russia. In un certo senso, la questione “Ucraina” è stata la proverbiale goccia che ha fatto traboccare il vaso: la destra dissidente occidentale si era già irrimediabilmente divisa su molte altre precedenti questioni di “tesi-antitesi” del Grande Reset, incapace di trovare una strategia comune – e tanto meno di fare uno sforzo comune – su quelli che avrebbero dovuto essere i tipici “no-brainers” come le restrizioni “covid” e i mandati “vaccinali”. Arktos è stata una delle pochissime testate dissidenti che si sono rifiutate di fare il tifo per il regime neo-khazar di Kiev o di pugnalare alle spalle la Russia nella sua lotta di vita e di morte contro l’Impero Occidentale della Menzogna. Il leader russo del pensiero metapolitico neo-eurasiatico, Aleksandr Dugin, che ha dimostrato di essere in cima alla lista dei bersagli di Kiev-Washington durante il vile assassinio di sua figlia Darya nell’agosto 2022, è rimasto nell’elenco degli autori di Arktos. Questo semplice atto di lealtà – in realtà nient’altro che una coerente adesione ai principi metapolitici e all’integrità intellettuale di base – può benissimo aver causato l’attuale deplorazione di Arktos. Questo è il costo prevedibile di dire la verità di fronte alla falsità – ma non c’è scelta quando si tratta di affrontare il tipo di male puro e non mascherato che è sorto in Occidente. L’autore di questo breve saggio, che da alcuni anni fa parte della cerchia dei pubblicisti di Arktos, saluta Arktos per il suo coraggio nel difendere ciò che è giusto e per la sua dichiarata determinazione a continuare la buona battaglia.
Nel breve periodo, i nemici della ricerca della verità e del dire la verità hanno indubbiamente ottenuto una vittoria, anche se non sorprendente o sostanziale come potrebbe sembrare a prima vista. Nessun osservatore serio avrebbe potuto dubitare che, alla fine, avrebbero cercato e “preso” Arktos: le probabilità contro il movimento dissidente erano semplicemente troppo alte e lo slancio woke-totalitario semplicemente troppo grande per resistere. Inoltre, le persone che hanno reso Arktos ciò che era sono ancora vive e libere, libere di ricombinarsi e riallinearsi in qualcosa di molto più potente. Nel breve periodo, non mancherà la Schadenfreude tra i nostri nemici – e “amici” e persino tra le nostre “famiglie”: i concorrenti politici “civico-nazionalisti” (alias “conservatori-liberali”) che sono rimasti al sicuro all’interno della loro comoda “finestra di Overton”, gli ex colleghi accademici e dei media “woke” che hanno scelto la strada del conformismo ben retribuito e i conoscenti sociali sempre “politicamente corretti” che non sopportano alcun accenno di indipendenza mentale – tutti avranno i loro momenti di “te l’avevo detto” a nostre spese. Ma nel profondo anche il più maligno narcisista e il più efficacemente auto-lobotomizzato di questi “critici” e “commentatori” saprà che il risultato finale della guerra in corso per la verità è in bilico. È in bilico dappertutto e le narrazioni “mainstream” a cui si aggrappano i “normies” sono ormai così prive di filo che la realtà sta iniziando a mostrarsi ovunque. Le narrazioni “covid”, “vaccino”, “J6” e “Ucraina” si stanno disintegrando sotto i loro occhi. Le narrazioni più grandi che permettono e alimentano queste narrazioni più piccole, cioè il condizionamento psico-storico dovuto ad anni di menzogne e proiezioni accumulate e imposte alle persone attraverso l’istruzionismo, il lavaggio del cervello dei media e il teatro politico, sono a loro volta influenzate dalla rottura delle narrazioni più piccole. Un punto di rottura nella percezione si sta lentamente avvicinando: l’”orizzonte degli eventi” del nichilismo globalista e del liberal-normativismo sta avanzando. La postmodernità occidentale non ha più tempo. Solo la forza bruta può ora sostenere l’Impero della Menzogna che l’élite di potere globalista ha costruito sulle rovine dell’ex Occidente – e anche in questo senso sta incontrando il suo avversario sul campo di battaglia (geopolitico). La Russia, e la mobilitazione a fianco e dietro di essa della sua nascente alleanza multipolare, sta inesorabilmente riducendo in polvere l’Impero della Menzogna, in tutti gli ambiti – più letteralmente sui campi della Piccola Russia. Questo è il quadro generale. Ci dà motivo di rivalutare attentamente ogni evento accidentale e ogni punto “segnato” dal nemico, nel qui e ora. E non c’è solo il qui e ora: c’è lo slancio della Storia stessa, la forza che i tradizionalisti conoscono come Ruota del Tempo e che macina in modo estremamente fine tutto ciò che la ostacola.
Il nemico globalista può sembrare chiaramente vittorioso in questo momento, nel qui e ora, ma ci sono anche forze nascoste al lavoro. Così, il nemico può essere riuscito, per il momento, a “deplorare” il collettivo di scrittori viventi di Arktos, che era probabilmente il collettivo di pubblicisti dissidenti più censurato del mondo occidentale, ma c’è anche un altro gruppo di menti creative che è stato messo a tacere, cioè gli scrittori postumi di Arktos, tra cui alcuni dei nomi più illustri della vecchia filosofia, scienza e letteratura occidentale. Per i censori vittoriosi, la messa a tacere di questi “bianchi morti” e delle loro opere piene di “parole d’odio” può sembrare solo un gradito “danno collaterale” inflitto al loro più ampio obiettivo di “pensiero criminale”, ma è questo “doppio silenzio dei morti” che indubbiamente comporta la più potente “carica karmica”. Interferire con la memoria e l’eredità dei morti, che non sono qui per difendersi, ma la cui presenza è incarnata nel tessuto stesso del presente – come nell’identità, nella cultura e nella civiltà che hanno co-creato – è pericoloso all’estremo. L’imposizione a braccio di una sentenza di “seconda morte” su questi potenti antenati, senza nemmeno un accenno di riverenza o esitazione, equivale a sfidare di proposito la forza vitale più archetipica che anima la civiltà occidentale. A quanto pare, gli agenti della “diversità” politicamente corretta impiegati dal “capitale sveglio” per censurare i grandi morti dell’Occidente si sentono ora “a casa libera”, liberi di rovesciare le pietre commemorative e scavare i cimiteri del presunto Occidente sconfitto per sempre. Dimenticano, però, che stanno profanando luoghi e persone protetti da antiche forze numinose che superano di gran lunga le loro menti miniaturizzate e le loro coscienze amputate. La profanazione anche del più minimale sepolcro o cippo commemorativo, consacrato anche dalla nazione più “primitiva”, è gravida di alti pericoli: anche il più sprovveduto consumatore hollywoodiano sa quali forze sono destinate a manifestarsi in capolavori dell’orrore come “Shining” e “L’ultima onda”. Quanto di più rischia la deliberata profanazione dell’opera monumentale e dell’imponente eredità dei più potenti pensatori della più potente civiltà della storia umana, cioè quella dell’Occidente conquistatore del mondo?
Infine, c’è un altro fattore nascosto – ma collegato – all’opera: il modo in cui la tirannia e il terrore degli ultimi anni, cioè l’accumularsi delle ingiustizie e delle sofferenze inflitte, ci cambia. Come un fuoco abbastanza caldo purifica l’oro e come una pressione abbastanza forte crea i diamanti, così i sacrifici e le esperienze degli ultimi anni hanno il potere di trasformarci. Fino a creare una forza indistruttibile, fino a diventare un tutt’uno con il nostro archetipo ancestrale e a personificarlo. Quindi, vediamo il bene intrinseco che si trova al fondo di ogni sconfitta: il modo in cui corregge, il modo in cui crea un noi più magro e più cattivo. C’è così tanto materiale superfluo, così tanto bagaglio inutile, così tanto pensiero inutile che possiamo buttare via – e uscirne più forti. Sui campi di battaglia della Piccola Russia – e forse presto anche altrove o addirittura ovunque – queste esperienze siderurgiche stanno creando nuove realtà, nuovi concetti di vita e nuovi uomini. Con questo in mente, dopo la caduta di Arktos – e la caduta di tante altre zone sicure dello spazio pubblico nel corso degli ultimi anni – chi scrive desidera sottolineare ai suoi colleghi scrittori e lettori dissidenti la necessità di mantenere una disciplina ferrea e un discernimento della verità con gli occhi della verità durante la prossima fase del ciclo di eventi in cui ci troviamo coinvolti, o più precisamente: in cui abbiamo scelto di partecipare. Questa fase successiva è chiaramente una fase in cui il movimento di cui facevamo parte – chiamiamolo per comodità “movimento della destra dissidente” – non esiste più come impresa collettiva valida. Dobbiamo essere realistici al riguardo. Privati di qualsiasi presenza sostanziale nella politica, nei media tradizionali o nei social media, e ora anche senza un editore veramente indipendente, noi, i resti della destra dissidente siamo ora effettivamente senza leader, decimati e dispersi nell’ex Occidente ormai conquistato dai globalisti. Tutti i nostri punti di riferimento stabili e tutte le fedeltà che potevamo avere un tempo sono scomparsi. Ma è proprio questo il punto che ricrea la realtà. Senza volerlo, il nemico ha creato qualcosa di molto più formidabile di ciò che pensava di aver sconfitto: ha creato un nuovo noi. Ecco i Ronin dell’Occidente.
Nessuno potrà resistere a voi; il Signore vostro Dio, come vi ha detto, diffonderà la paura e il terrore di voi su tutta la terra che voi calpesterete
Deuteronomio 11:25
La fissità è la via della morte
La fluidità è la via della vita
Lo scopo dell’allenamento di oggi è quello di sconfiggere la comprensione di ieri
La maggior parte delle persone che non hanno letto la Bibbia non hanno nemmeno sentito parlare dell’uomo conosciuto popolarmente come “L’antiCristo.” In poche parole, secondo la Bibbia, l’antiCristo sarà il primario agente umano di Satana sulla terra negli ultimi giorni. È interessante notare che, nella Bibbia, l’antiCristo è in realtà indicato solo una volta con quel nome specifico (1Giovanni 2:18). Con l’utilizzo di altri nomi però, ci sono altri numerosi riferimenti all’antiCristo in tutta la Bibbia. Alcuni dei vari nomi che la Scrittura assegna all’antiCristo sono “la Bestia” (Apocalisse 13:4), “l’abominio della desolazione” (Matteo 24:15), “devastatore” (Daniele 9:27),”l’uomo del peccato “,” il figlio della perdizione “(2 Tessalonicesi 2)” il piccolo corno “(Daniele 7:8),” l’assiro “(Michea 5:5, Isaia 10:5 – 14:25), “l’oppressore”,”il re di Babilonia” (Isaia 14) e anche il misterioso “Gog” (Ezechiele 38:1, Apocalisse 20:7). Ci sono pure molti altri nomi che la Scrittura usa per riferirsi all’antiCristo.
Ma al di là di tutti i suoi nomi insoliti, cosa è esattamente l’antiCristo? Passeremo in rassegna alcune delle descrizioni e azioni che definiscono chi è l’antiCristo secondo la Bibbia. Il nostro esame si concentrerà anche su parecchie somiglianze molto specifiche tra l’antiCristo e il Mahdi comparandoli.
Un potente Leader politico e militare mondiale
Dalla Bibbia, apprendiamo che negli ultimi giorni, l’antiCristo emergerà come un uomo che porterà un potente impero mondiale del calibro di cui la storia deve ancora produrre. Questo potente ruolo di leadership dell’antiCristo viene per primo descritto chiaramente nella Bibbia dal profeta Daniele. Nel Libro di Daniele, nel settimo capitolo, troviamo che Daniele descrive una visione di quattro “bestie” molto bizzarre e raccapriccianti. Dopo aver descritto le prime tre bestie, Daniele parla della quarta:
Dopo questo, io guardavo nelle visioni notturne, ed ecco una quarta bestia spaventevole, terribile e straordinariamente forte; essa aveva grandi denti di ferro; divorava, stritolava e calpestava il resto con i piedi; era diversa da tutte le bestie precedenti e aveva dieci corna. Stavo osservando le corna, quand’ecco in mezzo ad esse spuntò un altro piccolo corno, davanti al quale tre delle prime corna furono divelte; ed ecco in quel corno c’erano degli occhi simili a occhi di uomo e una bocca che proferiva grandi cose. Daniele 7:7-8
Poi, nei versetti 15-16, Daniele chiede un angelo nella sua visione per spiegare l’interpretazione della visione delle quattro bestie. L’angelo spiega che le quattro bestie rappresentano quattro regni molto grandi o imperi:
”Io, Daniele, fu turbato nello spirito, e le visioni che passavano attraverso la mia mente mi ha disturbato. Mi sono avvicinato uno di quelli lì e gli ho chiesto il vero significato di tutto questo. Così mi ha detto e mi ha dato l’interpretazione di queste cose: i quattro grandi bestie sono quattro regni che sorgeranno dalla terra.” Daniele 7:15-17
In realtà è abbastanza semplice. Daniele chiede di nuovo all’angelo specificamente sulla quarta bestia, e in particolare per il “piccolo corno” che ha sradicato tre corni. L’angelo risponde di nuovo con una spiegazione molto diretta e chiara:
Mi ha dato questa spiegazione: ”La quarta bestia è un quarto regno che apparirà sulla terra. Sarà diverso da tutti gli altri regni e divorerà tutta la terra, la calpesterà e romperà. Le dieci corna sono dieci re che sorgeranno da questo regno. Dopo di loro sorgerà un altro re, diverso da quelli precedenti; egli abbatterà tre re.” Daniele 7: 23,24
In sostanza, l’angelo spiega che il quarto regno sarà un impero che causerà grande distruzione di tutta la terra. Inizialmente, questo regno sarà composto da dieci re. Allora sorgerà un altro re, un undicesimo, e spazzerà tre dei re precedenti. Questo undicesimo re è l’antiCristo prima denominato “il piccolo corno”. Così vediamo che in base alla visione che è stata data a Daniele, l’antiCristo è un futuro re che prima otterrà il controllo su altri tre regni o nazioni (o li abbatterà economicamente), e, infine, su più di dieci, formando così il suo futuro impero di dieci nazioni della “Bestia”. Sarà un impero senza precedenti di potere e ferocia, che “divorerà tutta la terra, la calpesterà e la romperà”.
Nell’ultima parte di Daniele, capitolo sette, l’angelo descrive a Daniele le azioni di questo re, così come la sua fine:
”Egli parlerà contro l’Altissimo e opprimerà i suoi santi e cercherà di cambiare i tempi stabiliti e la legge. I santi saranno consegnati a lui per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo. Ma il Giudice si siederà, e il suo potere gli sarà tolto e sarà completamente distrutto per sempre.” Daniele 7,25-27
Opprimerà i santi di Dio per un periodo di tempo che, la maggior parte degli studiosi della Bibbia concordano, è di tre anni e mezzo (un tempo, dei tempi e metà di un tempo). Ma alla fine il suo dominio gli sarà tolto e sostituito dal Regno del più alto Dio, Gesù Cristo. Trecento anni dopo, nel Libro della Rivelazione, l’apostolo Giovanni descrive altresì l’antiCristo e il suo impero “bestia” in termini molto simili:
”E vidi una bestia che esce dal mare. Egli aveva dieci corna e sette teste, con dieci corone su le corna, e su ogni testa un nome blasfemo. La bestia che ho visto sembrava un leopardo, ma aveva i piedi come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua potenza e il suo trono e grande autorità … Gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e hanno anche adorato la bestia e chiesero: “Chi è simile alla bestia? Chi può fare la guerra contro di lui? “
Alla bestia fu data una bocca per proferire parole orgogliose e bestemmie ed esercitare la sua autorità per 42 mesi. Aprì la bocca per bestemmiare Dio e calunniare il suo nome e la sua dimora e coloro che vivono in cielo. Gli fu dato il potere di far guerra contro i santi e di vincerli. E le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. Tutti gli abitanti della terra adoreranno la bestia – tutti coloro i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita dell’Agnello che fu immolato, fin dalla creazione del mondo.” Apocalisse 13:2,4-8
Mentre il linguaggio simbolico ricorre abbastanza spesso, se comprendiamo l’uso biblico di particolari termini simbolici, allora il quadro è in realtà abbastanza chiaro. La “bestia”, si riferisce nuovamente all’antiCristo che è un re su un impero di dieci nazioni. Le corna rappresentano l’autorità e il potere. Dieci corna parlano sia di un livello estremamente elevato di autorità, così come il numero delle nazioni e dei loro re, che si uniranno a formare il regno della bestia. Il “drago” che dà alla bestia la sua autorità è Satana. Di satana si parla spesso nella Bibbia come un drago o un serpente. Come sarà l’impatto globale di questo impero bestia è reso evidente dalla frase: “E le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione.” Vediamo che la questione specifica che il popolo della terra chiede è: “Chi è come la bestia? Chi può fare la guerra contro di lui? ” Sembra che la bestia sulla terra è assolutamente oltre ogni possibile sfida. E ancora, vediamo lo stesso periodo di tempo che è stato dato alla bestia per perseguitare il popolo di Dio, come 42 mesi. Quarantadue mesi sono tre anni e mezzo. Questo stesso lasso di tempo è stato dato nel brano precedentemente citato di Daniele 7:25.
Così, abbiamo visto dalle profezie bibliche l’antiCristo sarà un leader politico e militare il cui potere sarà senza paragoni con qualsiasi altro leader mondiale nel corso della storia.
IL MAHDI COME SOVRANO DEL MONDO
Come abbiamo visto dalle tradizioni islamiche e dagli studiosi musulmani, il Mahdi, come l’antiCristo, è anch’egli profetizzato ad essere un leader mondiale politico e militare senza paragoni con qualsiasi altro nel corso della storia mondiale. Il Mahdi è detto a “combattere contro le forze del male, condurre una rivoluzione mondiale e creare un nuovo ordine mondiale basato sulla giustizia, la giustizia e la virtù.” (1) A questo punto, secondo la tradizione islamica, il Mahdi si dice che presiederà l’intera terra come il Califfo finale dell’Islam. E i musulmani, “prenderanno l’amministrazione del mondo nelle loro mani e l’Islam sarà vittorioso su tutte le religioni.” Senza dubbio, l’Islam vede il Mahdi come uno il cui dominio si estenderà su tutta la terra. Chiaramente poi, vediamo che l’antiCristo e il Mahdi sono entrambi descritti come i leader politici e militari del calibro di cui il mondo non ha mai visto prima. Mentre molti leader potenti sono sorti nel corso della storia del mondo, le descrizioni riguardanti sia l’antiCristo che il Mahdi sono che supereranno qualsiasi leader che siano mai sorti. Il Mahdi e l’antiCristo sono entrambi descritti più come leader meramente politici e militari, ma essi sono visti anche come supremi leader religiosi.
L’antiCristo come leader mondiale Spirituale
La Bibbia stabilisce il fatto che l’antiCristo sarà un leader spirituale, la cui autorità sarà riconosciuta in tutto il mondo. Dopo aver esaminato il ruolo dell’ antiCristo come un leader religioso universale, molti insegnanti di profezie della Bibbia hanno parlato della venuta dell’ “One World Religion” o “falsa chiesa”, che l’antiCristo creerà e applicherà su tutta la terra. Questo concetto di una futura religione mondiale dominante e ispirata dal demonio sarà collegata alla sua adorazione come dai riferimenti scritturali associati con l’antiCristo in tutta la Scrittura. Nel libro dell’Apocalisse leggiamo che l’antiCristo ispirerà e richiederà l’adorazione. Questo culto sarà diretto sia a satana, che viene indicato come “il drago” che all’antiCristo che viene indicato come “la bestia”:
”Gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia, e hanno anche adorato la bestia e chiesero: “Chi è simile alla bestia? Chi può fare la guerra contro di lui?” … Tutti gli abitanti della terra adoreranno la bestia, tutti coloro i cui nomi non sono stati scritti nel libro della vita dell’Agnello che fu immolato, fin dalla creazione del mondo.” Apocalisse 13:4,8
Al di là del fatto che l’antiCristo stabilisce un movimento di culto in tutto il mondo, un altro motivo per vederlo come un leader spirituale, è perché la Bibbia dice che sarà assistito da un uomo a cui si riferisce come “il falso profeta.” Naturalmente, lo stesso titolo, falso profeta, assume la natura religiosa di questo uomo. Uno dei ruoli principali del falso profeta è quello di eseguire specificamente “segni e prodigi” ingannevoli che aiuteranno a convincere gli abitanti della terra ad adorare l’antiCristo / bestia:
”Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che aveva fatto i miracoli per conto suo.” Apocalisse 19:20
È chiaro quindi, la Bibbia insegna che l’antiCristo sarà il leader di un movimento di culto religioso in tutto il mondo che tenterà di spostare e usurpare il culto del Dio della Bibbia. Questo culto sarà poi diretto verso se stesso ed a satana – lo spirito invisibile – il maestro provocatore e burattinaio che motiva, dà potere e l’autorità all’antiCristo per compiere il suo compito in tutto il mondo.
Il Mahdi come leader mondiale Spirituale
Allo stesso modo, quasi ovvio, il Mahdi dell’Islam sarà anche il leader di un movimento di culto in tutto il mondo. Sarà un movimento di culto che cercherà di spingere chi pratica una religione diversa dall’Islam a rinunciare alla loro fede per il culto di Allah, il dio dell’Islam. Il Mahdi, “governerà il popolo con la Sunnah del loro Profeta e stabilirà l’Islam sulla Terra”.(2) E, “L’Islam sarà vittorioso su tutte le religioni”.(3)
Così vediamo che il Mahdi è il leader di una rivoluzione mondiale che prevede l’istituzione di un “Nuovo Ordine Mondiale” che si basa sulla religione dell’Islam. L’Islam sarà l’unica religione che sarà permesso di essere praticata. Sia l’antiCristo che il Mahdi si dice che siano i leader qualificati di un movimento religioso globale che attirerà l’adorazione lontano dal Dio della Bibbia e Suo Figlio Gesù Cristo. Come vedremo chiaramente nei capitoli successivi, inerenti al culto di Allah nel contesto dell’Islam è una diretta negazione del Dio della Bibbia e Suo Figlio Gesù Cristo. In realtà, questa è la ragione che alcuni musulmani sentono così fortemente dire che il Mahdi, “sradicherà quei maiali e cani” – i cristiani e gli ebrei che si rifiutano di convertirsi all’Islam. Il che ci porta alla evidente somiglianza tra l’antiCristo e il Mahdi.
Campagna mirata dell’antiCristo contro ebrei e cristiani
La Bibbia è molto chiara che satana, attraverso l’antiCristo, designerà come bersaglio prima gli ebrei, e poi cristiani per la morte. Nel libro dell’Apocalisse, capitolo dodici e tredici, leggiamo un altro passo profetico della Scrittura, che è ricco di linguaggio simbolico. Inizialmente è un pò difficile da capire, ma dopo che i simboli sono spiegati, diventa molto chiaro:
Un grande e meraviglioso segno apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul capo. (Apocalisse 12:1) La “donna” simbolicamente nella foto qui è la famiglia o la nazione di Israele, il popolo ebraico. Si vede che lei è coronata di dodici stelle. Questo rappresenta i dodici figli di Israele, che divennero le dodici tribù che compongono la famiglia o la nazione di Israele (Genesi 35:23-26).
Era incinta e gridava per il dolore mentre lei stava per partorire. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sette corone sulle teste. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire, in modo che egli possa divorare il bambino nel momento in cui è nato. Ha dato alla luce un figlio, un figlio maschio, che governerà tutte le nazioni con una verga di ferro. E il suo bambino è stato rapito vicino a Dio e al suo trono. (Apocalisse 12:2-5)
La donna – Israele rimane incinta e dà alla luce un “figlio maschio, che governerà tutte le nazioni con scettro di ferro”. Questo è un chiaro riferimento a Gesù il Messia (vedi Salmo 2:9). Il drago qui menzionato è identificato nel versetto 9 come “serpente antico, che è chiamato diavolo e satana, che guida il mondo intero fuori strada.” Noi vediamo che Satana vuole uccidere Gesù, ma Gesù è “strappato a Dio e al suo trono. “Questo è un riferimento per l’ascensione di Gesù al cielo dopo la risurrezione (At 1,8). Dopo questo:
Il grande drago, fu gettato giù – serpente antico, che è chiamato diavolo e satana, che guida il mondo intero fuori strada. Egli fu scagliato sulla terra, e i suoi angeli con lui … lui (il drago) perseguitò la donna che aveva partorito il figlio maschio … alla donna è stato dato le due ali della grande aquila, in modo che lei potesse volare al luogo preparato per lei nel deserto, dove sarebbe stata curata per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo, fuori dalla portata del serpente. Allora il drago si infuriò contro la donna e andò a far guerra contro il resto della sua discendenza – quelli che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù. Apocalisse 12:1-6,9,13,14,17
Vediamo che satana è “furioso per la donna (Israele) e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza -. Coloro che osservano i comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù “l’altra progenie” di Israele sono quei cristiani che davvero “obbediscono ai comandamenti di Dio e custodiscono la testimonianza di Gesù”. Questo è l’unico passaggio che fa specifico riferimento a satana facendo un bersaglio diretto di ebrei e cristiani insieme. E sappiamo che questo passaggio sta parlando specificamente della fine dei tempi, perché cita due volte il periodo di tre anni e mezzo (1260 giorni e “un tempo, dei tempi e la metà di un tempo”), in cui l’antiCristo avrà facoltà di far guerra contro i santi:
La bestia fu data una bocca per proferire parole orgogliose e bestemmie ed esercitare la sua autorità per 42 mesi. Aprì la bocca per bestemmiare Dio e calunniare il suo nome e la sua dimora e coloro che vivono in cielo. Gli fu dato il potere di far guerra contro i santi e di vincerli. E le fu dato potere sopra ogni tribù, popolo, lingua e nazione. Apocalisse 13:5-7 Il profeta Daniele vide anche che l’antiCristo avrà questa autorità per condurre una guerra vittoriosa contro “i santi”. Si parla soprattutto dei veri seguaci di Gesù che conoscono e servono l’unico vero Dio.
”Egli parlerà contro l’Altissimo e opprimerà i suoi santi e cercherà di cambiare i tempi impostati e le leggi. I santi saranno consegnati a lui per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo.” Daniele 7:25
Ancora una volta qui si vede il riferimento al periodo di tre anni e mezzo, in cui l’antiCristo perseguiterà coloro che gli resisteranno. La Bibbia è chiara, allora, l’antiCristo in particolare mirerà a coloro che resistono ai suoi tentativi di stabilire la sua religione su tutta la terra. Dal libro dell’Apocalisse, così come dal profeta Daniele, vediamo che i due gruppi contro cui satana è più infuriato sono gli ebrei e i cristiani.
Campagna mirata del Mahdi contro ebrei e cristiani…
Abbastanza interessante, la tradizione islamica parla molto della vocazione speciale del Mahdi per convertire i cristiani e gli ebrei all’Islam, ma parla pochissimo su conversioni specifiche di altre fedi. Sembra come se la conversione di cristiani ed ebrei all’Islam sarà la spinta primaria della predicazione del Mahdi. La seguente citazione dell’Ayatollah Ibrahim Amini articola chiaramente questa visione:
Il Mahdi offrirà la religione dell’Islam agli ebrei e ai cristiani; se accettano saranno risparmiati, altrimenti saranno uccisi. (9)
E naturalmente non possiamo dimenticare l’infame ”Hadith” (Racconto – Narrazione) che è diventato uno dei preferiti di molti musulmani antisemiti. Anche in questo caso, si noti che si parla specificamente de “L’ultima ora”:
”L’ultima ora non verrà finchè i musulmani non combatteranno contro gli ebrei e li uccideranno, fino al punto che gli ebrei si nasconderanno dietro una pietra o un albero. E la pietra o l’albero diranno: musulmano, o servo di Allah, c’è è un Ebreo dietro di me; vieni e uccidilo. – ma l’albero Gharqad non direi, perché è l’albero degli ebrei.” (10)
Dopo aver commentato su questo particolare hadith, diversi autori musulmani saranno pronti a sottolineare il fatto “interessante” che questo particolare albero, “il Gharqad” (a quanto pare l’albero di bosso) è stato attualmente piantato in abbondanza dagli ebrei in Israele. Il punto è che questo olocausto finale è atteso dai musulmani avvenire entro l’attuale stato di Israele. Questo naturalmente corrisponde a un’altra somiglianza molto specifica tra l’antiCristo biblico e il Mahdi.
Un attacco militare contro Israele e l’istituzione del Monte del Tempio come sede dell’Autorità.
La Bibbia insegna che l’Anticristo, con la sua coalizione multi-nazione attaccherà Israele (o la invaderà), e in particolare Gerusalemme per conquistarla:
”Io radunerò tutte le nazioni a Gerusalemme per la lotta contro di esso; la città sarà presa, le case saccheggiate, e le donne violentate. La metà della città andrà in esilio, ma il resto del popolo (che si sottomettono al dominio dell’Anticristo) non sarà sterminato dalla città.” Zaccaria 14:2
“Tu (Gog – il nome di Ezechiele per l’antiCristo) salirai, arriverai come un uragano, sarai come una nuvola che copre la terra, tu e tutte le tue truppe e molti popoli con te.” Così dice il Signore Dio: “E avverrà in quel giorno, che i pensieri arriveranno nella tua mente e escogiterai un piano malvagio, e dirai:’ Io salirò contro il paese di villaggi aperti. andrò contro coloro che sono a riposo, che vivono in modo sicuro, tutti che vivono senza muri e che non hanno sbarre o cancelli, per catturare e saccheggiare, per alzare la tua mano contro i luoghi che sono ora abitati, e contro il popolo (Israele) che è raccolto dalle nazioni, che ha acquisito bestiame e beni, che vive al centro del mondo. Ezechiele 38:9-12 NASB (questo passo scritturale può comunque riferirsi anche analogamente alla fine del Millennio quando satana verrà di nuovo liberato per poco tempo).
Secondo la Bibbia, dopo questo attacco, l’antiCristo istituirà appositamente il suo “trono” nel “tempio di Dio”. L’Apostolo Paolo descrive questo fatto molto chiaramente: ”Egli si opporrà e verrà esaltare se stesso su tutto ciò che è chiamato Dio o è oggetto di culto, in modo che si stabilisce nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio..” 2 Tessalonicesi 2:4
La posizione del Tempio ebraico è sempre stata sul monte Moriah a Gerusalemme. Oggi, il tempio che sorgeva sul monte Moriah non esiste; fu distrutto dai Romani sotto l’Imperatore Tito nel 70 dC, secondo la profezia di Gesù:
Gesù, uscito dal tempio e si stava allontanando quando i suoi discepoli gli si avvicinarono a lui per richiamare la sua attenzione ai suoi edifici. “Vedete tutte queste cose?” chiese. “Io vi dico in verità: Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sia diroccata “. Matteo 24:1,2
Oggi, il monte Moriah, conosciuto anche come il Monte del Tempio o in arabo come Haram Ash-Sharif, è la posizione di due moschee ed è considerato il terzo luogo santo dell’Islam. Ci sono infinite speculazioni sul Monte del Tempio per quanto riguarda questioni su dove fosse una volta esattamente situato il tempio ebraico, sul Monte, o se non ci sarà un tempio ebraico ricostruito in futuro. Sulla base del versetto dell’apostolo Paolo, certamente sembra indicare che ci sarà davvero un tempio ebraico ricostruito a Gerusalemme. L’apostolo Paolo dice che l’antiCristo “si erigerà nel Tempio di Dio”, o più letteralmente, “prende il suo posto nel Tempio di Dio”. Questo parla probabilmente non tanto di un letterale sedersi come invece di una presa di posizione di autorità. Così vediamo che l’antiCristo farà del monte Moriah, e più specificamente, il Tempio ricostruito ebraico, la posizione specifica del suo governo. Gesù ha avvertito di questo evento duemila anni fa. Riferendosi all’ antiCristo che si insedierà nel Tempio ebraico, e gli eventi che immediatamente seguiranno, Gesù disse:
«Quando dunque vedrete l’abominazione della desolazione, della quale ha parlato il profeta Daniele, posta in luogo santo (chi legge faccia attenzione!), allora quelli che saranno nella Giudea, fuggano ai monti; chi sarà sulla terrazza non scenda per prendere quello che è in casa sua; e chi sarà nel campo non torni indietro a prendere la sua veste. Guai alle donne che saranno incinte e a quelle che allatteranno in quei giorni! Pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno né di sabato; perché allora vi sarà una grande tribolazione, quale non v’è stata dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. Se quei giorni non fossero stati abbreviati, nessuno scamperebbe; ma, a motivo degli eletti, quei giorni saranno abbreviati.” Matteo 24:16-22
Qui vediamo Gesù riferirsi a una occupazione dell’antiCristo nel tempio come “l’abominio della desolazione.” La desolazione è un riferimento al caos e alle gravi persecuzioni contro gli ebrei e i cristiani che immediatamente seguiranno quando la vera identità dell’antiCristo verrà rivelata. Dopo la sua campagna militare contro Gerusalemme, l’antiCristo farà la base della sua autorità, il monte del Tempio stesso. A questo punto, è chiaro che i sentimenti malevoli dell’antiCristo verso Israele si manifesteranno pienamente. Tanto che Gesù mette in guardia gli abitanti di Gerusalemme a fuggire subito verso le montagne.
Attacco del Mahdi di Gerusalemme e Istituzione del Califfato Islamico Da Gerusalemme
Allo stesso modo il Mahdi si dice che attaccherà Gerusalemme e la ri-conquisterà per l’Islam in modo che il nuovo dominio islamico sulla terra sarà stabilito da Gerusalemme:
“(Gli eserciti che trasportano) bandiere nere arriveranno da Khorasan (Iran). Nessun potere sarà in grado di fermare loro e finalmente raggiungeranno Eela (Cupola della Roccia a Gerusalemme), dove erigeranno le loro bandiere.” (11)
Gerusalemme sarà la sede della guida del califfato e il centro di dominazione islamica, che sarà guidato da Imam al-Mahdi. (12)
Inoltre, come abbiamo appena visto nella sezione precedente, il Mahdi non finirà la sua campagna contro Gerusalemme in modo pacifico. Per gli ebrei, la versione islamica degli ultimi giorni si conclude con gli ultimi superstiti ebrei nascosti tra le rocce o gli alberi dalla spada dell’Islam. La campagna militare contro Gerusalemme e l’istituzione del califfato islamico altrettanto non si tradurrà in una norma benevola verso gli ebrei da parte del Mahdi, per come abbiamo già visto, l’ultima citazione di cui sopra continua: … Che abolirà la leadership degli ebrei … e metterà fine alla dominazione dei diavoli che sputano il male nelle persone e causano la corruzione sulla terra (13)
In relazione a quanto sopra, all’attacco contro gli abitanti di Israele, è abbastanza interessante, un’altra correlazione molto specifica tra le azioni del Mahdi e le azioni dell’antiCristo biblico. Mentre le somiglianze tra l’antiCristo e il Mahdi che abbiamo già discusso sono abbastanza sorprendenti, credo che la specificità di questo prossimo parallelo sono semplicemente incredibili.
Trattato (o patto) di Sette Anni dell’antiCristo con Israele
Dopo essere salito al potere, e come un preludio alla sua invasione di Israele, l’Anticristo è scritto che avvierà un trattato con la nazione d’Israele per sette anni. Egli confermerà un patto con molti per una ‘settimana’. Nel mezzo della ‘settimana’ metterà fine al sacrificio e offerta. E su un’ala del tempio si istituirà un abominio della desolazione, fino alla fine che è decretata si riversa su di lui. Daniele 9:27
In proposito, questo verso ci mostra che l’antiCristo istituirà un “patto” con Israele per sette anni. La parola ebraica specifica usata in questo verso che si traduce semplicemente come “sette” è shabuwa. Letteralmente significa una settimana, ma può significare una “settimana” sia di giorni o di anni. Nel pensiero ebraico, un periodo di sette anni è simile al nostro decennio. Noi occidentali tendiamo a misurare anni attraverso un sistema decimale basato su incrementi di decine, mentre misuriamo giorni in termini di sette (una settimana). Gli Ebrei misurano entrambi i giorni e gli anni in incrementi di sette. La parola tradotta come “sette” di Daniele 9:27 si riferisce a sette anni.
Questa è la quantità di tempo che l’antiCristo imposterà per il suo trattato di pace con Israele. Poi, nel mezzo dei sette anni, l’Anticristo rinnegherà il suo trattato e fermerà le offerte e i sacrifici nel Tempio ebraico e poi proclamerà se stesso di essere non solo il sovrano del mondo, ma anche dio stesso. Il profeta Isaia fa menzione di questa “alleanza” e rimprovera Israele per la sua realizzazione: Egli in realtà si riferisce ad esso come un “patto con la morte” (Isaia 28:14-15). In questa alleanza degli israeliani di trovare un falso senso di sicurezza.
Trattato (o patto) di Sette Anni del Mahdi
Ancora una volta, allo stesso modo il Mahdi si dice che sarà colui che inizierà il quarto e ultimo trattato dell’Islam tra “romani” e musulmani. (Anche in questo caso, ”Romani” deve essere interpretato come Cristiani o l’Occidente in generale – i carnefici di Nicholas Berg nella loro dichiarazione pre-esecuzione indirizzate al presidente Bush, “Tu, o cane dei Romani”) è abbastanza interessante notare che, questo quarto trattato si dice che sarà fatto con un discendente del fratello di Mosè il sacerdote Aronne. Tale discendente sarebbe un Cohanim. Vale a dire, sarebbe un sacerdote. Solo i Cohanim sono autorizzati tra gli ebrei di officiare le funzioni sacerdotali del Tempio. Questo è importante alla luce del fatto che molti studiosi di profezia cristiana e teologi hanno ipotizzato che il trattato che l’antiCristo inizierà con Israele comprenderà un accordo per consentire agli ebrei di ricostruire il loro tempio.
Ma probabilmente l’aspetto più sorprendente di questo trattato che il Mahdi fa con questo Ebreo di stirpe sacerdotale è il suo lasso di tempo. L’arco di tempo specifico attribuito per il trattato è esattamente lo stesso del trattato di pace dell’antiCristo – sette anni! Citando Hadith che parlano del Mahdi che emerge e regna, Muhammad Ali ibn Zubair riferisce questa straordinaria tradizione:
Il Profeta ha detto: Ci saranno quattro accordi di pace tra voi ed i Romani. Il quarto sarà mediato da una persona che sarà dalla progenie di Hazrat Aaron (Onorabile Aronne, fratello di Mosè) e verrà accolto per sette anni. La gente ha chiesto: “O Profeta Maometto, chi sarà l’imam (capo) della gente in quel momento”? Il Profeta ha detto: Egli sarà dalla mia discendenza e avrà esattamente 40 anni di età. Il suo volto brillerà come una stella … (14)
Cambiare i tempi e le leggi
Un altro degli obiettivi dell’antiCristo secondo il libro di Daniele si dice che egli ”cercherà di cambiare i tempi stabiliti e le leggi”:
”Egli parlerà contro l’Altissimo e opprimerà i suoi santi e cercherà di cambiare i tempi e la legge. I santi saranno consegnati a lui per un tempo, dei tempi e la metà di un tempo.” Daniele 7:25
Questo è in realtà piuttosto un grande suggerimento nella persona dell’antiCristo. Per le sue azioni, vediamo un accenno della sua origine. Si dice che egli avrà il desiderio di cambiare due cose; i tempi e la legge. Ora abbiamo già visto che il Mahdi cambierà la legge istituendo la legge islamica della Sharia su tutta la terra, ma non abbiamo visto di lui alcuna prova in letteratura islamica apocalittica di cambiare i “tempi.” La semplice domanda è però, chi altro che un musulmano potrebbe desiderare di cambiare i “tempi e la legge”? Oltre al calendario gregoriano utilizzato dall’Occidente, c’è n’è anche uno ebreo, uno indù e un calendario musulmano, tra gli altri. Ebrei o indù, tuttavia, non sono un popolo che avrebbe voglia di imporre le loro leggi o calendari religiosi sul resto del mondo. L’Islam invece, ha sia le proprie leggi che il proprio calendario, entrambi i quali avrebbe desiderio di imporre sul mondo intero. Il calendario islamico è basato sulla vita di Maometto. Si inizia alla migrazione (Egira) di Maometto dalla Mecca a Medina. Il calendario musulmano è visto come obbligatorio per tutti da osservare. Il dottor Waleed Mahanna, articola la posizione islamica per quanto riguarda il Calendario islamico “Hijra”:
È considerato un comando divino di utilizzare una (Hijra) calendario con 12 mesi (puramente) lunari senza intercalazione, come evidente dal Corano (15).
l’Islam Non solo vede come un divino imperativo l’uso di un calendario religioso unico, ma ha anche la sua settimana. A differenza del ritmo occidentale di una settimana; dal Lunedi al Venerdì essendo il corpo della settimana lavorativa, seguita da Sabato e Domenica come fine settimana, con l’ebraismo e il cristianesimo che usano questi due giorni per i rispettivi giorni di culto, l’islam tiene il Venerdì come giorno sacro di preghiera. Questo è il giorno che i musulmani si incontrano alla moschea per pregare e ascoltare un sermone. Così è abbastanza plausibile che il riferimento biblico dell’antiCristo che “cercherà di cambiare i tempi e la legge” è un musulmano. Mentre guardiamo il quadro completo, vediamo che solo l’Islam inserisce il disegno di legge di un sistema unico che ha un proprio calendario e la settimana basato sulla propria storia religiosa, e un chiaro sistema di legge che intende imporre su tutta la terra. Sicuramente se mai emergerà un musulmano che è potente come il Mahdi è descritto che sarà, allora egli certamente tenterà di imporre sia la legge islamica in tutto il mondo che il calendario islamico, e pure la settimana.
Il Cavaliere su un cavallo bianco
La somiglianza finale tra l’Anticristo e il Mahdi che parleremo in questo capitolo è il fatto che sia l’antiCristo che il Mahdi sono identificati con un passaggio scritturale che descrive un cavaliere su un cavallo bianco. Anche se questo potrebbe essere letterale, si tratta molto probabilmente di un quadro simbolico dei due uomini. La cosa sorprendente è che l’origine della tradizione biblica dell’antiCristo su un cavallo bianco e l’origine della tradizione islamica del Mahdi su un cavallo bianco sono entrambi attribuiti allo stesso passo della Bibbia.
La base per l’immagine simbolica sia per l’antiCristo che il Mahdi su un cavallo bianco è il sesto capitolo del libro dell’Apocalisse. Qui l’apostolo Giovanni descrive la sua visione del rilascio degli eventi che segnano l’inizio della fine dei tempi. L’immagine è di Gesù che tiene un rotolo – sulla parte esterna del rotolo ci sono sette sigilli di cera. Come ogni sigillo è rotto un evento specifico e distinto della fine del tempo viene rilasciato:
Ho guardato come l’Agnello (Gesù) ha aperto il primo dei sette sigilli. Poi udii una delle quattro creature viventi dire con voce di tuono: “Vieni!” Ho guardato, e lì davanti a me c’era un cavallo bianco! Il suo cavaliere aveva un arco e gli fu data una corona, ed egli uscì fuori come un conquistatore piegato sulla conquista. Apocalisse 6:1-2
I sigilli che seguono questo sono:
1. La pace è stata tolta dalla terra 2. Carestia 3. Piaghe e la morte 4. La persecuzione e martirio del popolo di Dio 5. Un grande terremoto 6. L’ira di Dio
Così vediamo che, dopo che il cavaliere appare sulla scena, il mondo essenzialmente è a caduta libera nel caos che definisce l’ultima ora. L’interpretazione che molti studiosi della Bibbia applicano a questo passaggio è così:
Al cavaliere è dato un cavallo bianco, che è un tentativo di essere un’imitazione del cavallo bianco che Gesù disse che cavalcherà quando Egli ritorna (Apocalisse 19:11). Così il cavaliere è una imitazione di Cristo, un impostore – un antiCristo. L’arco (senza frecce) che il cavaliere porta è una falsa pace. Il cavaliere è raffigurato come uno che arriva portando con la sua ascesa al potere una falsa promessa di pace. Ciò è in linea con, e può essere un riferimento diretto, al falso trattato di pace che l’antiCristo fa con Israele all’inizio del periodo di sette anni del suo regno. La corona sulla sua testa è ovviamente un riferimento alla posizione di autorità e di leadership che verrà data a lui. E vediamo che la vera motivazione del cavaliere è quella di conquistare. Alla luce dell’identità e dell’attività del cavaliere, allora, non siamo sorpresi di scoprire che gli eventi che seguono la sua comparsa sulla scena mondiale, non sono in linea con un’era di pace, ma piuttosto con un’epoca di caos apocalittico. A quanto pare questo non è un problema per gli studiosi islamici che in genere adottano una scelta molto arbitraria e scelgono l’approccio alla Bibbia. Vedendo l’antiCristo sul cavallo bianco e con una corona di conquista, gli studiosi musulmani vedono un quadro chiaro del Mahdi. Come accennato nel capitolo precedente, la prima trasmittente musulmana di Hadith, Ka’b al Ahbar in una citazione sul Mahdi ha detto:
”Trovo il Mahdi registrato nei libri dei Profeti … Ad esempio, l’Apocalisse dice: “E vidi ed ecco un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava … uscì vittorioso per vincere ancora”. (16) Quindi, in conclusione, vediamo che molti degli aspetti più unici e distintivi personali, della missione e delle azioni bibliche dell’antiCristo sono abbinati a un livello piuttosto sorprendente alle descrizioni del Mahdi come si trova nelle tradizioni islamiche. E ora, ancora di più, vediamo che studiosi musulmani effettivamente applicano i versetti della Bibbia riguardanti l’antiCristo sul loro salvatore atteso, il Mahdi. Questo deve essere visto come abbastanza ironico, se non del tutto profetico.
Note:
1.Ayatullah Baqir al-Sadr and Ayatullah Muratda Mutahhari, The Awaited Savior, (Karachi, Islamic Seminary Publications), prologue, pp. 4,5 2.Sunan Abu Dawud, Book 36, Number 4273, Narrated by Umm Salamah, Ummul Mu’minin 3.Al-Sadr and Mutahhari, prologue, pp.4,5 4.Shaykh Muhammad Hisham Kabbani, The Approach of Armageddon? An Islamic Perspective (Canada, Supreme Muslim Council of America, 2003), p. 228 5.Sunan Abu Dawood 6.At-Tabarani, as quoted in Muhammad Ibn ‘Izzat and Muhammad ‘Arif, Al Mahdi and the End of Time, (London,Dar Al-Taqwa, 1997), p. 15 7.Sunan Abu Dawud, Book 36, Number 4271 8.Sunan Abu Dawud, Book 36, Number 4273 9. Izzat and‘Arif, p. 16 10.Sideeque M.A. Veliankode, Doomsday Portents and Prophecies (Scarborough, Canada, 1999) p. 358 11.Ayatollah Ibrahim Amini, Al-Imam Al-Mahdi: The Just Leader of Humanity, translated by Dr. Abdulaziz Sachedina 12.Sahih Muslim, Book 041, Number 6985 13. Signs of Qiyamah by Mohammed Ali Ibn Zubair Ali translated by M. Afzal Hoosein Elias from the original (with references): “Aalalaat-e-Qiyyamat aur Nuzul-e-Eesa. 14.Izzat and‘Arif, p. 40 15. ibid. 16. Tabarani as quoted by Mufti A.H. Elias and Muhammad Ali ibn Zubair Ali, Imam Mahdi 17. Dr. Waleed A. Muhanna , A Brief Introduction ToThe Islamic (Hijri) Calendar 18.Izzat and‘Arif, p. 15
Ci appropinquiamo al termine della Quaresima e, contestualmente, inizia per i musulmani il mese di Ramadan, anch’esso, come noto, caratterizzato dal digiuno: due grandi ramificazioni della Tradizione, chiave anche dal punto di vista escatologico, che significativamente oggi, in questi critici tempi ultimi, si incontrano nei momenti alle stesse più forti e sacri.
A tal proposito, riportiamo questi versi di Mevlana Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī sul digiuno, che potranno essere proficui per gli uni e per gli altri: per i primi per appropinquarsi alla Santa Pasqua, per i secondi per affrontare con forza il santo mese.
C’è una dolcezza nascosta in uno stomaco vuoto. Noi siamo liuti, niente di più,niente di meno. Se la cassa di risonanza è piena di qualunque cosa, niente musica. Se il cervello e la pancia sono purificati dall’ardere del digiuno, ogni momento una nuova canzone sale da questo fuoco. La nebbia si dirada, e una nuova energia ti fa salire di corsa i gradini di fronte a te.
Sii più vuoto e grida come gridano gli strumenti di canna. Più vuoto, scrivi segreti con la penna di canna. Quando ti sei rimpinzato di cibo e bevande, un’orribile statua di metallo siede dove dovrebbe sedere il tuo spirito. Quando digiuni, buone abitudini si raccolgono come amici che vogliono aiutarti.
Il digiuno è l’anello di Salomone. Non darlo a qualche illusione e non perdere potere, ma anche se, anche se hai perso tutta la volontà e il controllo, loro tornano quando digiuni, come soldati che appaiono dal terreno, e stendardi volano sopra di loro. Una tavola discende sulle tua tenda, la tavola di Gesù. Aspettati di vederla, quando digiuni, questa tavola imbandita di altro cibo, migliore del brodo di cavoli.