IL FUTURO E’ UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?

di Alexander Dugin

“… Basta abbandonare il dogma liberale e marxista del tempo lineare e del progresso socio-tecnico, ma non è così difficile come sembra – perché le teorie del tempo confuciane, islamiche, ortodosse, cattoliche e indù non conoscono il dogma del progresso, e il futuro su cui insistono capitalisti e marxisti, lo vedono come puramente negativo, come uno scenario apocalittico escatologico o ne hanno una visione completamente diversa. … “

IL FUTURO E' UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?
IL FUTURO E’ UN PROBLEMA CHE NON ESISTE?

SPIRITISMO E DISAGIO MENTALE

di Luca Rudra Vincenzini

Nel Suśruta Saṃhitā (uno dei tre testi fondamentali dell’Āyurveda, assieme al Caraka Saṃhitā e all’Aṣṭāṅga Hṛdaya) è trattata, nella voce bhūtavidyā (conoscenza degli spiriti), la relazione/difesa nei confronti delle entità disincarnate, fonti di disagio psicologico sino alla malattia mentale. Esse sono, in differenti ordini di grado e pericolo, rispettivamente: Dèi (deva), demoni (asura), musici celesti (gandharva), ninfe (āpsara), spiriti silvestri (yakṣa), demoni notturni (rākṣasa), antenati (pitṛ), demoni carnivori (piśāca), fantasmi sanguisuga (vetāla), spiriti catturatori (graha), spiriti ingordi (preta) e spiriti serpenti (nāga).

Da queste figure, causa di ogni genere di disordine mentale nell’essere umano, proteggono: il canto della Śrī Gurugītā (per la protezione di Śiva), testo di appartenenza tantrica che è stato erroneamente attribuito allo Śrī Skandha Purāṇa, il Rudram, il Devīmahātmya e la ripetizione dei mantra dedicati a Durgā, specialmente nella forma di Śrī Cāmuṇḍā Devī e Pratyaṅgirā Devī, anche Nārasiṃha, Hanuman e Vīra Gaṇeśa.

È di centrale importanza, per il praticante occidentale meno avvezzo a tali tematiche tipicamente indiane, la creazione di uno scudo (kavach) che protegga dalle nefaste influenze delle entità disincarnate, le quali sono causa di innesco della degenerazione delle facoltà psichiche. Ebbene questi danni sono in gran parte riconducibili alla qualità del sonno (qualità intesa nella forma di una lunga permanenza in onde delta 3.9/0.5 hz. Il sonno dura circa 8 ore per kapha, 7 per pitta e 6 per vāta): “felicità e miseria, crescita adeguata o inadeguata, forza e debolezza, fertilità e sterilità, conoscenza ed ignoranza, vita e morte di una persona dipendono dalla qualità del suo sonno (disequilibrio vāta-pitta)”, Caraka Saṃhitā.

SPIRITISMO E DISAGIO MENTALE
SPIRITISMO E DISAGIO MENTALE

“La Cina? Un modello per le altre nazioni”. Parola di Klaus Schwab

di Valerio Savioli

Roma, 28 nov — Solo a sentire nominare Klaus Schwab le centrali di intelligence (?) degli sbufalatori si attivano, i nostri riflessi balzano sull’attenti e pavlovianamente un fremito libera il grido: complottisti!

Secondo Schwab la Cina è un modello per le altre nazioni
In questo caso però è addirittura l’emittente statunitense Fox a riportarne la notizia. Ecco le parole del canale (neo) conservatore americano: “Il fondatore e presidente del World Economic Forum, Klaus Schwab, si è recentemente seduto per un’intervista con un media statale cinese e ha proclamato che la Cina è un “modello” per altre nazioni.

Gli “straordinari progressi” di Pechino
Schwab, 84 anni, ha proferito questi commenti durante un’intervista con Tian Wei della CGTN a margine del vertice dei CEO dell’APEC della scorsa settimana a Bangkok, in Thailandia. Schwab, dopo aver parlato nuovamente di costruire il “mondo del domani” sostenendo che il pianeta si trovi di fronte a una “trasformazione sistematica del mondo, una trasformazione di cui dobbiamo definire gli aspetti”, che la globalizzazione non è affatto finita ma solo riposizionata in una direzione digitale, ha affermato di rispettare gli “straordinari” risultati conseguiti dalla Cina nel modernizzare la sua economia negli ultimi 40 anni e che il colosso asiatico sia un modello per molti Paesi e sebbene sia nel diritto di ogni nazione adottare i modelli che ritiene più opportuni e che dovremo essere molto cauti ad imporli (sic!), la Cina rimane un modello estremamente attraente.”

Dichiarazioni che suonano come monito inquietante, soprattutto in queste ore considerate le inquietanti e in parte inedite immagini, che giungono proprio dalla Cina dove la polizia è dovuta intervenire con la forza per sedare le numerose manifestazioni contro la politica “zero covid”, tuttora perseguita dal colosso asiatico.

La Cina è sempre più vicina
La questione cinese dovrebbe essere al centro del dibattito per due ragioni: la prima riguarda le politiche interne del Paese, ossia le controverse, e ormai notorie, misure di credito sociale, il cosiddetto Social Credit System. In Occidente sarebbero infatti le grandi corporate ad essersi attivate attraverso qualcosa di simile, tramite un sistema che si sta estendendo anche alle principali istituzioni finanziarie e organizzazioni globali le quali, adottando l’ESG ossia environmental, social and governance, utilizzano una metodologia di punteggio aziendale per creare un tipo di sistema di credito sociale progettato per influenzare il comportamento e trasformare la società stessa. Questo approccio aziendale è stato caldeggiato dallo stesso Klaus Schwab nel 2019. Stiamo parlando di quello che è probabilmente il vero sogno bagnato e inconfessato di un potere in via di definitiva affermazione anche in Occidente, quello tecnocapitalista, in perenne ricerca di controllo e influenza del consumatore homo social.

La seconda riguarda invece lo scenario internazionale e i nuovi assetti geopolitici in via di definizione, dove il colosso asiatico ricopre un ruolo di assoluta importanza sia per il rovente presente legato al conflitto in Ucraina che per le ambizioni su Taiwan, ma anche per un prossimo futuro entro il quale la stessa Cina custodisce le ambizioni di riprendere a sviluppare le proprie rotte commerciali tramite la Nuova Via della Seta, anche nota come Belt and Road Initiative, strumento con il quale la nazione asiatica ambisce a mantenere ed accrescere, sia economicamente ma anche socialmente, il proprio destino di nuova superpotenza in ascesa.

Homo Davos
Infine, il World Economic Forum e le sue ciclopiche influenze, la cui progenie è stata brillantemente definita da Mario Sechi Homo Davos, rappresentano la concretizzazione definitiva della ridefinizione capitalistica e del ricollocamento del potere in ordine sovranazionale, le cui istanze rimangono quell’elefante nella stanza che non si vuol né vedere, né toccare. Non lo vogliono gli aedi del neoliberismo che popolano trasversalmente gran parte della politica e non lo vogliono toccare, se non per coccolarlo, gli organi di stampa e di informazione. D’altronde una buona parte di questi è funzionale alla narrazione, mentre chi cerca di fare il proprio mestiere viene automaticamente tacciato di complottismo. Quegli stessi complotti che rimangono tali fin quando non si avverano.

Fonte: Primato Nazionale

“La Cina? Un modello per le altre nazioni”. Parola di Klaus Schwab
“La Cina? Un modello per le altre nazioni”. Parola di Klaus Schwab

A Taiwan i Nazionalisti perdono le elezioni e si dimettono presidente e premier

Tsai Ing-wen riconosce la sconfitta e annuncia le dimissioni da leader del Dpp. Anche il primo minitro Su Tseng-chang annuncia l’addio ma resterà fino all’insediamento dell’ex ministro della Sanità e del Welfare, Chen Shih-chung che ha vinto con il 42,46% dei voti.

a cura di AGI

Terremoto politico a Taiwan, dove il Kuomintang, il Partito Nazionalista su posizioni concilianti con la Cina, trionfa alle elezioni locali, aggiudicandosi, a spoglio ancora in corso, 13 delle 22 tra città e contee dove si votava oggi. La presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha riconosciuto la sconfitta del suo partito, il Partito Democratico-Progressista, in serata, e ha annunciato le proprie dimissioni da leader del Dpp.

Oltre a Tsai, anche il primo ministro di Taiwan, Su Tseng-chang, ha annunciato verbalmente le dimissioni, ma Tsai gli ha chiesto di rimanere per garantire la continuità dell’azione di governo. Tsai ha accettato “umilmente” i risultati delle elezioni locali e le decisioni del popolo di Taiwan, riferisce la Central News Agency di Taiwan, e si assume “tutte le responsabilità” della sconfitta, dimettendosi “con effetto immediato” dal vertice del Partito Democratico-progressista.

Il Kuomintang si è affermato nella capitale, Taipei, con la vittoria del candidato Chiang Wan-an, “volto nuovo” del Partito Nazionalista e discendente di Chiang Kai-shek, il fondatore della Repubblica di Cina, a Taiwan, dopo la sconfitta nella guerra civile contro le truppe maoiste.

Chiang ha annunciato la vittoria in serata, con il 42,46% dei voti ottenuti nella corsa al seggio più alto della capitale, davanti al 31,76% dei voti per il principale sfidante, l’ex ministro della Sanità e del Welfare, Chen Shih-chung, che ha guidato la lotta alla pandemia di Covid-19 a Taiwan, e sostenuto dalla stessa Tsai: Chen ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con il giovane sfidante (44 anni il mese prossimo).

Il Kuomintang si è affermato anche in altri importanti centri di Taiwan, tra cui New Taipei, Taichung e Taoyuan, mentre il Dpp ha vinto a Kaohsiung, la città portuale nel sud-ovest di Taiwan, a Tainan e in altre città minori e contee.

Oltre alla sconfitta del suo partito, Tsai subisce anche il fallimento del referendum per l’abbassamento dell’età per il diritto di voto a 18 anni, visto con forte sospetto da Pechino, per il rischio che potesse aprire a ulteriori modifiche costituzionali in futuro: con il 98% dei seggi scrutinati, sono solo poco più di 5,4 milioni i sì all’abolizione dell’articolo 130 della Costituzione, sugli oltre 9,6 milioni di voti favorevoli richiesti.

Per quanto concentrate su temi locali, le elezioni amministrative di oggi testano il polso politico di Taiwan a poco più di un anno dalle elezioni presidenziali e legislative di inizio 2024, e segnano un ritorno del Partito Nazionalista, dai toni più concilianti con Pechino rispetto alla linea dura adottata dal Dpp e dalla presidente di Taiwan.

Le dimissioni di Tsai dal vertice del partito sono state rilanciate anche dall’agenzia cinese Xinhua, anche se la Cina non commenta, per ora, l’esito delle amministrative: Pechino non ha mai nascosto la propria intolleranza verso la presidente di Taiwan e il suo partito, che Pechino accusa di “separatismo”.

Durante il doppio mandato di Tsai alla guida di Taiwan, la Cina ha innalzato le pressioni economiche, diplomatiche e militari nei confronti dell’isola su cui rivendica la sovranità: le tensioni hanno toccato il culmine ad agosto scorso, dopo la visita a Taipei della speaker della Camera dei Rappresentanti Usa, Nancy Pelosi, a cui Pechino ha risposto con sette giorni di imponenti esercitazioni militari attorno all’isola e chiudendo diversi canali di comunicazione e cooperazione con gli Stati Uniti.

Fonte: AGI

A Taiwan i Nazionalisti perdono le elezioni e si dimettono presidente e premier
A Taiwan i Nazionalisti perdono le elezioni e si dimettono presidente e premier

L’umanesimo come arma dei conservatori

di Alexander Dugin

L’uomo, nella sua comprensione “massimamente umanitaria”, è considerato un mediatore tra Cielo e Terra. Si sforza di incarnare in sé i contrasti del mondo: l’alto e il basso, l’amore e la morte, l’estasi e la sofferenza, la vita e l’anima, la carne e la divinità. Il conservatore agisce sotto lo striscione di un tale uomo.

L'umanesimo come arma dei conservatori
L’umanesimo come arma dei conservatori

L’ANTICRISTO

di Andrea Miceli

L’anticristo, senza dubbio, è il brillante intellettualismo come manifesta funzione dell’io psicologico.
Chi suppone che l’anticristo sia un personaggio strano, nato in questo o in quel luogo della terra o venuto da questo o quel paese, sbaglia completamente.
Abbiamo chiaramente detto che l’anticristo non è assolutamente un preciso individuo, ma tutti gli individui.
Ovviamente l’anticristo si radica nel fondo di ogni persona e si esprime in forma molteplice.
L’intelletto posto al servizio dello Spirito risulta utile; l’intelletto separato dallo Spirito diviene inutile.
I furfanti, viva espressione dell’anticristo, sorgono dall’intellettualismo senza spiritualità.
È ovvio che il furfante in se stesso e per se stesso è l’anticristo. Disgraziatamente il mondo attuale, con tutte le sue tragedie e miserie, è governato dall’anticristo.
Lo stato caotico nel quale si trova l’umanità attuale è indubbiamente dovuto all’anticristo.
“L’Iniquo” di cui parlava Paolo di Tarso nelle sue Epistole è certamente una cruda realtà di questi tempi.
L’Iniquo è già venuto e si manifesta dovunque: senza dubbio ha il dono dell’ubiquità.
Discute nei caffè, conduce negoziati all’ONU, siede comodamente a Ginevra, realizza esperimenti in laboratorio, inventa bombe atomiche, missili teleguidati, gas asfissianti, bombe batteriologiche, ecc., ecc.
L’anticristo, affascinato dal proprio intellettualismo -esclusività assoluta dei saccenti- crede di conoscere tutti i fenomeni della natura.
L’anticristo credendo se stesso onnisciente, imbottigliato nel putridume delle sue teorie, rifiuta decisamente tutto quello che assomigli a Dio o che venga adorato.
L’autosufficienza dell’anticristo, l’orgoglio e la superbia che possiede sono qualcosa di insopportabile.
L’anticristo odia a morte le virtù cristiane della fede, della pazienza e dell’umiltà.
Tutte le ginocchia si piegano davanti all’anticristo. Ovviamente è lui che ha inventato aerei supersonici, navi meravigliose, fiammanti automobili, medicine sorprendenti, eccetera.
In queste condizioni, chi potrebbe dubitare dell’anticristo? Di questi tempi chi osa pronunciarsi contro tutti questi miracoli e prodigi del figlio della perdizione?

L’ANTICRISTO
L’ANTICRISTO

Apollo, Diana e Giano

a cura di Feles Art

” […]I fisiologi hanno buoni argomenti per asserire la sua divinità (di Giano); alcuni ritengono che Egli si identifichi con Apollo e Diana e comprenda in sè entrambi questi Dèi. […] Nigidio dichiarò espressamente che Apollo è Giano e Diana è Giana […]”
Tratto da “Saturnalia” di Macrobio

Apollo Diana e Giano
Apollo, Diana e Giano

IDENTITA’ DI GENERE vs UNITA’ DEL GENERE UMANO

a cura di Francesco Comandini

La cultura dell’identità di genere che si sta sempre più affermando in ogni ambito del vivere sociale, con i suoi interessi individualistici, mediatici, ideologici, economici mi mette di fronte ad una inesorabile realtà: sono un uomo del secolo passato che rimane tenacemente ancorato ad una visione metafisica e tradizionale della natura umana intesa come immutabile e universale, caratterizzata da due tipi umani distinti e complementari, l’uomo e la donna che, insieme, antropologicamente, si completano sotto tutti gli aspetti umani: fisico, psichico e spirituale.
Non quindi “identità di genere” ma “unità del genere umano” che, scrive Attilio Mordini, “è l’uomo universale che i cristiani chiamano Homo Christus Jesus, gli ebrei seguaci della Qabbala Adam Kadmon, i musulmani el-Insanul-Kâmil” (Il Ghibellino, 1961, n. 6, ripreso in A. Mordini, Il cattolico ghibellino (a cura di C.F. Carli, Settimo Sigillo, Roma, 1989, p. 85).

IDENTITA' DI GENERE vs UNITA' DEL GENERE UMANO
IDENTITA’ DI GENERE vs UNITA’ DEL GENERE UMANO

Il mito di Prometeo: l’umanità che nasce da un atto di ribellione

a cura di Gisella Cecilia

Il significato del nome Prometeo (colui che riflette prima) si contrappone a quello del fratello Epimeteo (colui che riflette dopo). A differenza del fratello, il titano Prometeo era dotato di grande astuzia e intelligenza.
Ai primordi dell’umanità rubò il fuoco agli Dei per consegnarlo al genere umano. Il gesto che è all’origine della condizione umana.
“Con acqua e terra Prometeo plasmò gli uomini e donò loro il fuoco che celò in una ferula, di nascosto da Zeus” (Apollodoro, I miti greci).
Zeus aveva affidato a Prometeo il compito di forgiare gli esseri umani. Successivamente Atena e gli altri dei avevano messo a disposizione un numero limitato di “buone qualità” da attribuire agli esseri viventi. Epimeteo cominciò la distribuzione senza aver cura di pianificarla tanto che nessuna qualità restò disponibile per il genere umano. Prometeo rubò così ad Atena uno scrigno contenente l’intelligenza e la memoria che donò agli umani.
Zeus, che aveva nel frattempo deciso di distruggerli, non ne fu contento. Il re degli dei riteneva pericolosi quei doni che avrebbero reso gli umani sempre più potenti e capaci.
Durante un banchetto Prometeo ingannò Zeus facendo in modo che agli umani fossero riservate le parti migliori di un bue mentre agli dei spettarono le ossa. Zeus lanciò allora la sua maledizione sugli uomini, tolse loro il fuoco condannandoli a morire sulla terra, esiliati dall’Olimpo.
Prometeo rubò il fuoco e lo portò agli umani. Subì per questo la punizione di essere incatenato nudo su una rupe. Un’aquila mangiava il suo fegato che ogni notte ricresceva.
Secondo il mito l’umanità come la conosciamo nasce dalla trasgressione, dalla ribellione a un’autorità superiore. L’elemento sovversivo è la conoscenza, la conquista del fuoco come simbolo di potere dell’intelletto. La punizione divina pone un argine all’ambizione di onnipotenza degli esseri umani. Il loro destino sarà quello di dover conciliare l’ardore di sfidare i propri limiti con l’umiltà di accettare la propria finitezza.
Nel mito di Prometeo possono essere riconosciute interessanti analogie con la Genesi come quella tra il furto del fuoco e il morso al frutto dell’albero della conoscenza, tra la cacciata dall’Olimpo e quella dal Giardino dell’Eden.

Il mito di Prometeo: l'umanità che nasce da un atto di ribellione
Il mito di Prometeo: l’umanità che nasce da un atto di ribellione