LA TRASFORMAZIONE MILLENARIA DELLA DEVIANZA ORIGINARIA E STRATEGIE RIVOLUZIONARIE DI REAZIONE SOCIALE

di Vincenzo Di Maio

La follia deviante dei movimenti anticovid del mondo sta commettendo un altro fatto che conduce a nuova deriva le onde del mare mentale che dispone l’immaginario collettivo delle masse verso la comprensione di un indirizzo storico fondamentale.
Si sta equiparando il sionismo giudaico al nazionalsocialismo tedesco definito con la spregevole contrazione di nazismo.
Senza scomodare la vasta letteratura storiografica in merito al dibattito sulla Shoah e dintorni possiamo affermare senza remore che i due movimenti sociali sono storicamente inequiparabili poiché mentre il nazionalsocialismo tedesco è stato una ennesima e breve parentesi storica del glorioso passato della Germania il sionismo giudaico ha radici storiche ben più profonde che si radicano nella storia della diaspora delle dodici tribù di Israele (anno 1.000 a.C. circa) che lasciò in isolamento la tribù di Giuda accaparrandosi il titolo di popolo ebraico ossia di popolo insediatosi sulle rive del fiume Hebron, un giudaismo che mette in evidenza l’inizio di sciagure del popolo di Giuda, proprio come la Torah biblica riporta fino alla nascita del Messia Gesù.
Pertanto, appurato che le radici del sionismo giudaico sono antiche se non proprio remote, e biblicamente risalenti alle sciagure riportate nel libro della Genesi in qualità di Devianza Originaria che riedeva nell’Eden biblico, possiamo affermare con semplicità gentile che l’equiparazione tra nazionalsocialismo tedesco e sionismo giudaico ha motivazioni e radici ben diverse, politiche e particolariste la prima e egemoniche e universaliste la seconda, ovvero che sono due realtà totalmente inconciliabili poiché il sionismo giudaico creato dalla Devianza Originaria come rigenerazione di apparenza è sì un fenomeno della modernità ma che riporta con sé tutto un pregresso dell’età medievale e dell’età classica, poiché non solo il cristianesimo ha demonizzato il popolo di Giuda ma anche tutti i popoli con cui i giudei sono stati a contatto nella storia, coincidendo tutti nella descrizione delle caratteristiche dei giudei, con particolare riferimento ai loro lineamenti negativi in qualità di popolo nel suo insieme.
Non stiamo qui ad affermare che tutti i giudei sono persone da allontanare ma stiamo dicendo che essi sono tutti o quasi tutti dipendenti dalla forza del denaro che è la tela del ragno e dalla violenza della minaccia che è la tana della lucertola, qualcosa che il Messia Gesù definiva come dei sepolcri imbiancati tenuti a lustro fuori ma sporchi dentro, con riferimento simbolico, parabolico e pratico alla Casa di Dio Creatore ma anche Al reale proprietario del sepolcro che sarebbe questa figura intangibile nel mondo quotidiano ma presente e tangibile nel mondo astrale dell’anima di tutti gli esseri umani e non soltanto dei seguaci delle religioni monoteiste ma di tutta l’umanità.
Il suo nome abramitico è Satana ma la sua controiniziazione ha diverse apparenze e si fa chiamare Mara dai buddhisti, Rakshasa dagli indù e così via in tutte le sacre religioni tradizionali rivelate e autentiche.
Così se da un lato è vero che le due categorie politiche sono inevitabilmente non equiparabili è anche vero che esso è un falso problema.
Un falso problema poiché storicamente, piaccia o no, il nazismo ha fallito perché ha perso la sfida politica mondiale attraverso la sconfitta bellica e la narrazione imperante è quella dei vincitori e capovolgerla richiede uno sforzo immane che soltanto la sconfitta del sionismo giudaico può permettere di far rivalutare il passato secondo la nuova luce di una diversa ottica. È un falso problema perché vanno concentrate piuttosto le energie di focalizzazione della narrazione incipiente della contestazione mondiale verso la demonizzazione del sionismo giudaico in tutte le sue sfaccettature e forme, proprio attraverso lo stratagemma corrente dell’onda storica presente che equipara il sionismo giudaico al nazismo schizoide mediante l’impiego di una nuova bandiera onnicomprensiva che è e sarà il PRIMORDIALISMO VISIONARIO – movimento politico internazionale.
Un movimento politico internazionale che attraverso i valori della Tradizione Primordiale induce ad una rivoluzione interculturale che nei fatti è conservatrice e che vuole essere un superamento della postmodernità attraverso la primordialità intesa come capacità di ritornare all’antico ordine planetario.

LA TRASFORMAZIONE MILLENARIA DELLA DEVIANZA ORIGINARIA E STRATEGIE RIVOLUZIONARIE DI REAZIONE SOCIALE

CONTINUERO’

proclama del Capo Cheyenne Motavato

Continuerò a credere,
anche se tutti perdono la speranza.

Continuerò ad amare,
anche se gli altri distillano odio.

Continuerò a costruire,
anche se gli altri distruggono.

Continuerò a parlare di pace,
anche in piena guerra.

Continuerò ad illuminare,
anche nell’oscurità.

Continuerò a seminare,
anche se gli altri calpestano il raccolto.

E continuerò a gridare,
anche se gli altri tacciono.

E disegnero’ sorrisi sui volti in lacrime.

E apportero’ sollievo, quando vedrò dolore.

E offriro’ motivi di gioia laddove regna la tristezza.

Invitero’ a camminare chi ha deciso di fermarsi, e offriro’ le mie braccia a chi si sente sfinito.

Perché in mezzo alla desolazione,
ci sarà sempre un bambino che ci guarderà, pieno di speranza, aspettando qualcosa da noi e anche se siamo in mezzo ad un un’uragano,
il Sole sorgerà sempre e in qualche luogo
e in mezzo al deserto spunterà una pianta.

Ci sarà sempre un uccello che canterà per noi,
un bambino che ci sorriderà e una farfalla che farà dono della sua bellezza.

CONTINUERO’

VIVO

di Vincenzo Di Maio

Vivo in un limbo imposto dallo Stato che rifiuto totalmente poichè ingiusto.
Vivo in un incubo di passaggio formato da un tempo di cui, almeno per il momento, non ne sono più padrone.
Vivo in un cubo di reclusione ilica che non favorisce alcun progredire, ma che facilita una regressione.
Vivo, o forse sopravvivo, nella consapevolezza che tutto prima o poi passa nella speranza di qualcosa di completamente nuovo, in arrivo per tutti.

VIVO

CHI VUOL INTENDERE, INTENDA!

di Yusuf Jabbar Naqshbandi

“E cercherà di mutare i Tempi e la Legge.”
— Daniele 7:25 —

La Contro-Iniziazione è una realtà che per quanto impalpabile si basa comunque su poteri e capacità effettive, che spesso oltrepassano la comune comprensione dell’essere umano, manifestandosi nel Mare Magum della “Magia”.
La “Contro-Iniziazione” è un’operatività spirituale al “rovescio”. È una degenerazione che prende vita da un atto di volontà che, procedendo dalla “Sorgente”, di cui fa parte ogni Tradizione, manifesta nel mondo un elemento oscuro e deviato: l’azione dell’”Errore” primordiale.
Questa Contro-iniziazione è l’iniziazione degenerata e snaturata (contro l’Ordine Naturale) che allontana invece di avvicinare ogni essere all’Assoluto, al Principio Primo senza secondo.
L’atto di ribellione originale, contro L’INTELLIGENZA COSMICA, è la causa dell’Errore – uno iato profondo che si realizza attraverso un processo “inverso”, con la manipolazione degli elementi di ordine sottile all’interno delle Vie Tradizionali.
L’Errore è la causa della perdita di contatto diretto con la “Sorgente”, che determina l’impossibilità di ricollegarsi, in maniera spontanea e naturale, agli stati sovra-umani.
La Contro-Iniziazione opera in maniera concreta, così come sono concreti i suoi risultati – essa non è solo metafisica.

CHI VUOL INTENDERE, INTENDA!

LA LIBERTÀ NEL VISIONARIO PRIMORDIALE

di Vincenzo Di Maio

Ciò che rende l’uomo libero non è l’attenersi scrupolosamente alle leggi ma è il rendersi consapevole delle leggi per conoscere in coscienza quali sono le leggi che non permettono di esercitare la propria coerenza valoriale, e nel tal caso di infrangerle queste leggi in nome di un bene superiore determinato dall’etica, dalla morale e dalla spiritualità che si esercita in nome del Popolo, del Cielo e di Dio.

La libertà, infatti, è la conquista graduale dei propri talenti nell’ordine di superare tutti gli ostacoli interiori all’ottenimento di risultati esteriori e di vantaggi ulteriori vincendo i propri limiti, paure e incertezze secondo le regole determinate dalla società tradizionale. Questa è la libertà in senso assoluto. In senso relativo è etimologicamente rilevante il significato risalente al latino di Liberti, ossia i barbari e gli schiavi che venivano inscritti nel libro dei cittadini romani e che quindi accettavano i diritti e i doveri della cittadinanza. Altri significati non esistono se non frutto di deviazioni perverse rintracciabili nel concetto satanista di fa ciò che vuoi senza né amore né l’accettazione dei condizionamenti di Dio e di ogni sua manifestazione.

La vera libertà non significa fare ciò che ti pare ma significa seguire le norme etiche morali e spirituali della tradizione di una comunità locale di qualsiasi natura. Altra questione invece è la liberazione ossia l’azione collettiva di rendersi Liberti ad opera della cacciata di un soggetto estraneo oppressore o di più soggetti tiranni.

LA LIBERTÀ NEL VISIONARIO PRIMORDIALE

LA NATURA ISLAMICA DELLA RIVOLUZIONE IN IRAN DEL 1979

A cura di Islamshia.org

Quello che segue è il sunto dell’intervento che il fratello Marco Hosseyn Morelli, a nome dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (aj), ha tenuto 1 marzo 2019 a Milano presso l’“Istituto di Studi religiosi Almustafa” in occasione della conferenza “Iran 1979: dalla Rivoluzione alla Repubblica Islamica”, dedicata al 40° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran. Lo presentiamo ai nostri lettori perché, nonostante siano ormai trascorsi tre anni, conserva ancora intatta la sua validità.

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Nel Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

Porgo gli auguri per questo importante traguardo – i quaranta anni della Rivoluzione Islamica – a tutti gli iraniani, a tutti i musulmani e a tutti i rivoluzionari del mondo, perché si tratta di una vittoria e di una Rivoluzione che non appartengono soltanto all’Iran, ma a tutte le genti nobili e libere e a tutti gli oppressi del mondo.

Questo quarantesimo anniversario rappresenta un traguardo importante e significativo giacché, sin dall’inizio della vittoria della Rivoluzione e con l’instaurazione della Repubblica Islamica, i nemici interni ed esterni non accordavano, al nuovo ordinamento, più di sei mesi di vita. Con cadenza regolare e continua, simili minacciose ‘previsioni’ sono continuate anche nel corso degli anni successivi, protraendosi sino ai nostri giorni. (1)

La vittoria della Rivoluzione e questo importante traguardo dei suoi quaranta anni che ci accingiamo a celebrare, sono stati raggiunti prima di tutto grazie al sostegno invisibile ma tangibile di Dio Altissimo. E poi grazie all’eroico sacrificio e al puro sangue dei martiri, alla loro saggia e illuminata Guida Imam Khomeyni (2), a cui va affiancata la lungimirante e coraggiosa direzione dell’Imam Khamenei, che ha avuto un ruolo fondamentale nel proteggerla e rafforzarla, soprattutto tenendo conto dell’arduo compito di dover colmare il vuoto di un uomo e di un Sapiente eccezionale ed unico come per l’appunto l’Imam. E in ultimo, ma non per importanza, grazie alla straordinaria determinazione, pazienza e fede del popolo iraniano, che in questi quattro decenni ha dovuto affrontare ogni sorta di aggressione, pressione e minaccia: dalla Guerra Imposta al terrorismo, dai tentativi di secessionismo armato alle sanzioni economiche, dall’incessante demonizzazione all’isolamento internazionale.

Quando parliamo del sacrificio e del sangue dei martiri non ci riferiamo solo a quelli della Rivoluzione e della Guerra Imposta (1980-1988), ma anche a coloro che, ancora oggi, cadono sul sentiero di Dio, dell’Islam e della Rivoluzione; che si tratti degli scienziati nucleari, di coloro che difendono le frontiere o di quanti si sono recati volontari a combattere in Siria e Iraq. Questi ultimi, secondo le parole dell’attuale Guida della Rivoluzione, possiedono un livello perfino maggiore rispetto ai nobili martiri della Guerra Imposta.

Sulle cause della Rivoluzione esistono varie analisi ed interpretazioni, da quelle economiche a quelle sociologiche, da quelle culturali a quelle politiche e sociali, ecc. ma l’unico fattore che realmente possa offrire l’autentica chiave di lettura e comprensione, tanto degli eventi di ieri quanto di quelli di oggi, è certamente quello spirituale e religioso. Di seguito cercherò di spiegare meglio questo punto.

E’ importante evidenziare questo aspetto perché vi è una certa storiografia, imperante in Occidente, ma che trova spazio anche in taluni ambienti iraniani, secondo cui la Rivoluzione dell’Iran del 1979 fu l’esito della lotta e dei sacrifici di differenti settori e movimenti politici della società persiana, i cui frutti, però, vennero alla fine utilizzati, se non addirittura ‘scippati’, da quelli che in Occidente vengono definiti Ayatollah, e in Iran akhund o mollah, che successivamente fecero piazza pulita di ogni possibile concorrente che potesse ostacolarne il monopolio.

Dobbiamo evidenziare come l’importanza del ruolo della religione nella società e nella vita politica iraniana, e la funzione attiva e rivoluzionaria delle guide e dei sapienti religiosi, non rappresenti un fenomeno nuovo né inaspettato, avendo precedenti storici importanti in questo Paese. Volendoci limitare solo all’ultimo secolo possiamo citare la storica fatwa di Mirza Shirazi, che decretò illecito il tabacco quando il re Qajar ne aveva concesso il monopolio agli inglesi. Fatwa che costrinse lo Shah a ritirare la concessione, perché il decreto giuridico-religioso venne seguito dall’intera popolazione: nei testi storici troviamo che persino le mogli dello Shah smisero di fumare! Vi fu poi l’esperienza della Rivoluzione costituzionale del 1905, in cui i sapienti religiosi (ulama) – da un lato e dall’altro – furono in prima fila, o l’importante ruolo del Martire Seyyed Hasan Modarres nell’opposizione politica al regime del primo Shah Pahlavi, Reza Khan, o del martire Seyyed Navvab Safavi e dei “Fedayan-e Eslam” nell’opposizione armata al regime del figlio. O la stessa nazionalizzazione del petrolio operata da Mosaddeq nel 1951, rispetto alla quale generalmente si tace sul ruolo svolto da una delle massime autorità religiose dell’epoca, l’Ayatullah Kashani, e sul suo fondamentale supporto all’attuazione della medesima.

Venendo ad esaminare i motivi del perché la Rivoluzione iraniana può essere descritta come squisitamente ed eminentemente religiosa, spirituale ed islamica, farò alcuni esempi:

1) La Guida: La Rivoluzione, sin dai primissimi esordi del movimento rivoluzionario nel giugno del 1963, e fino alla sua vittoria nel febbraio 1979, ebbe un’unica indiscussa, amata e riconosciuta Guida. Una Guida che era contemporaneamente un teologo, un filosofo, uno gnostico e un giurisperito islamico: l’Imam Khomeyni.

2) Religiosità dei movimenti: Anche i movimenti che non erano realmente e profondamente islamici, per “attirare le masse”, dovettero darsi una veste religiosa, come ad esempio i movimenti di stampo liberal-nazionalista quali il “Fronte Nazionale” e il “Movimento Libero dell’Iran”, oppure i marxisti dei “Mojahedin-e Khalq” (successivamente conosciuti con l’appellativo coranico di “Monafeqin”, ipocriti), che infarcivano i loro comunicati e discorsi con citazioni coraniche o estratte dal Nahjul Balagha. (3)

3) L’attitudine del regime: Lo Shah e il suo regime, per “calmare” l’ondata rivoluzionaria, soprattutto negli ultimi mesi, quando percepirono l’imminenza della loro fine, presero tutta una serie di iniziative volte a compiacere la ‘sensibilità religiosa’ del popolo: chiusura di luoghi promiscui e di perdizione, reintroduzione del calendario islamico che era stato sostituito due anni prima da quello “imperiale”, interruzione formale della collaborazione militare con Israele, scioglimento del partito unico (Rastakhiz) dello Shah la cui adesione l’Imam Khomeyni aveva dichiarato “illecita” in una fatwa, ecc.

4) Gli slogan: Esiste un libro di M.H. Panahi, tradotto anche in inglese col titolo “An Introduction to the Islamic Revolution of Iran and Its Slogans” (4), che riporta, in ordine alfabetico, tutti gli slogan che, nel corso delle manifestazioni e delle proteste di quei duri e lunghi anni di lotta, vennero scanditi da tutte le varie componenti, maggioritarie o minoritarie che fossero (contiene perfino degli slogan a favore di Bakhtiar, il primo ministro designato dallo Shah prima di fuggire dal Paese). La presenza di riferimenti a Dio, al Sacro Corano, all’Islam, al Profeta, ad Ashura, all’Imam Ali, all’Imam Husayn, al governo islamico ecc. è onnipresente e costante. D’altronde lo slogan centrale e principale delle manifestazioni era: “Indipendenza, libertà, Repubblica Islamica“. Allo stesso modo, un’analisi statistica degli slogan apparsi sui muri delle città iraniane nel 1978, mostra come oltre il 90% fossero contro il regime dello Shah e a sostegno dell’Imam Khomeyni, dell’Islam, del governo islamico e dei martiri dell’Islam. (5)

5) Date, luoghi e ricorrenze: le date, le ricorrenze e i luoghi delle manifestazioni più imponenti e importanti del corso rivoluzionario non furono certamente casuali. La rivolta iniziò nel 1963 a Qom, città santa considerata la capitale religiosa dell’Iran e che divenne il centro e il cuore della Rivoluzione. Le manifestazioni, i cortei e le azioni rivoluzionarie più importanti avvennero in precise ricorrenze religiose, soprattutto in quelle dei mesi di Ramadan e di Muharram. Le moschee e i luoghi religiosi, fatto riconosciuto da tutti, tanto dagli amici quanto dai nemici, svolsero il ruolo principale nel guidare la popolazione e nel costruire una fondamentale rete di comunicazione e diffusione del messaggio rivoluzionario.

6) Obiettivi: dagli slogan, dai discorsi, dalle interviste e dagli scritti dell’Imam Khomeyni, dei suoi studenti e di altre rilevanti personalità rivoluzionarie, fu sempre chiaro come vi fosse la volontà di instaurare un governo religioso e islamico, guidato dalla Legge Sacra. Gli obiettivi principali della Rivoluzione, secondo quanto affermato più volte dall’Imam Khomeyni, non erano di natura meramente politica, sociale o economica, quali portare a una riduzione dei prezzi o al miglioramento dell’industria del Paese. L’Imam dichiarò esplicitamente che la Rivoluzione non era stata fatta per abbassare il prezzo del melone, del pane o delle case, e che nessuna mente sana avrebbe sacrificato se stessa o i suoi figli per queste cose. (6) Se la Rivoluzione avesse avuto cause ed obiettivi unicamente materiali ed economici, che differenza avrebbe avuto con le varie rivoluzioni liberali o marxiste delle altre nazioni? Ciò che rende la Rivoluzione Islamica unica nel suo genere è il fatto che l’Imam, e con lui tutte le altre guide religiose e sapienti rivoluzionari, abbia sempre sottolineato come essa si situi nello stesso solco del Movimento dei Profeti – che mira all’edificazione dell’essere umano in tutte le sue componenti, onde guidarli all’unione con l’Assoluto -, di cui è una continuazione; strada vivificata dal sangue benedetto di Ashura (7), e che deve essere preservata e continuata fino alla manifestazione dell’Imam Mahdi e alla sua Rivoluzione universale, insh’Allah. (8) Non a caso, sin dall’inizio della vittoria della Rivoluzione Islamica, una delle invocazioni più diffuse, che viene recitata ancora oggi in tutte le moschee del Paese – e che da subito si diffuse anche al di fuori dell’Iran – recita: “O Dio! O Dio! Proteggi la Rivoluzione di Khomeyni fino a quella del Mahdi”.

7) Testimonianze di diplomatici e giornalisti italiani: Leggendo i diari dei due ambasciatori che guidarono la rappresentanza diplomatica italiana a Teheran in quegli anni, e i resoconti dei giornalisti italiani di varia estrazione e provenienza culturale e politica testimoni diretti di quegli eventi, possiamo notare come tutti sottolineassero il ruolo delle guide religiose, delle moschee e dei temi religiosi nelle proteste e nelle ‘rivendicazioni’. (9) Non diverso è stato il caso dei diplomatici e giornalisti degli altri Paesi. Mi limiterò a citare, perché probabilmente il più noto, il caso di Michel Foucault, che, corrispondente da Teheran in quei giorni, parlò di “spiritualità politica” (10).

8) Testamento dei martiri: Se studiamo i testamenti dei martiri della Rivoluzione e della lunga guerra di otto anni combattuta per proteggerla dall’aggressione americana tramite il Baath di Saddam, vediamo come in essi si parli esclusivamente di sacrificio e di sforzo compiuto per Dio, per compiacerLo e per difendere l’Islam, la Rivoluzione Islamica e l’Imam Khomeyni. Nonostante la storica e nota vena nazionalista iraniana, persino la difesa del territorio e della propria patria trovano un ruolo profondamente minore e secondario in tutti i testamenti, quando non siano addirittura del tutto assenti. (11) Lo stesso è vero per le volontà scritte dai martiri che ancora oggi cadono sul sentiero di Dio, dagli scienziati nucleari, da chi difende le frontiere, fino a quelli che i confini li hanno varcati – dimostrando l’universalità della Rivoluzione Islamica – per andare a combattere come volontari in Siria e Iraq. Molti di questi testamenti sono disponibili anche in inglese e qualcuno anche in lingua italiana. (12)

9) Una Rivoluzione Irfanica: Pur rappresentando un tema delicato, e non affrontabile in questa sede se non molto superficialmente, un riferimento d’obbligo va fatto all’influenza non solo della religione, ma anche del suo aspetto più profondo e importante – quello più spirituale e trascendente – l’aspetto gnostico e mistico, nella Rivoluzione. La Guida della Rivoluzione e fondatore della Repubblica Islamica, cioè l’Imam Khomeyni, e con lui buona parte dei suoi studenti (13), erano infatti immersi nell’irfan speculativo – profondi e fini studiosi e commentatori delle opere di grandi maestri della Via come Ibn Arabi e Mulla Sadra (14) – e operativo. Una menzione particolare merita la monumentale e fondamentale opera di quest’ultimo, Asfar al-arba’ah (“I quattro viaggi”), che tratta delle quattro tappe del sentiero spirituale dell’anima umana: la prima delle quali è quella dal creato al Creatore; la seconda nella Realtà Divina stessa del Creatore (laddove si è testimoni diretti dei Suoi Nomi); la terza è quella della ridiscesa – dopo suddetta testimonianza diretta – nella creazione, e la quarta, nella creazione stessa, con la Verità. Per l’Imam Khomeyni – secondo ad esempio la testimonianza di sua nuora Fatima Tabataba’i, che con lui intrattenne una lunga e profonda corrispondenza sui temi più spirituali e trascendenti – la Rivoluzione Islamica rientrava in questa terza tappa trascendente dell’anima, un viaggio (suluk) compiuto non solo dall’Imam, ma dall’intero popolo iraniano, in un percorso di ascesi mistica dell’intera popolazione tramite la Rivoluzione. (15)

10) Conclusione: A dispetto di coloro che parlano di crisi o di allontanamento della Repubblica Islamica dagli ideali, principi e obiettivi originari della Rivoluzione, concludiamo citando una parte del messaggio scritto proprio in occasione del 40° anniversario della Rivoluzione, poche settimana fa, dalla sua attuale Guida, l’Imam Khamenei:

Oggi, proprio come nei primi giorni dopo la Rivoluzione, il potente Iran affronta le sfide delle potenze arroganti; vi è tuttavia una differenza significativa. Se in quei giorni le sfide contro gli Stati Uniti implicavano la fine dell’intrusione degli agenti stranieri, la chiusura dell’ambasciata del regime sionista a Teheran o lo smascheramento del “covo di spie” [l’ex ambasciata degli Stati Uniti in Iran], oggi le sfide riguardano la presenza del potente Iran ai confini del regime sionista, il porre fine all’infiltrazione illegale degli Stati Uniti nell’Asia occidentale, il sostegno della Repubblica Islamica alla resistenza del popolo palestinese nel cuore dei territori occupati e la difesa dello stendardo, che sventola alto, di Hezbollah e della Resistenza in tutta la regione. Se allora la preoccupazione dell’Occidente era quella di impedire all’Iran di acquistare armi basilari, oggi la sua preoccupazione è di impedire il trasferimento di armi avanzate iraniane alle forze della Resistenza. Se in quei giorni gli Stati Uniti presumevano che il governo islamico e la nazione iraniana potessero essere sconfitti con l’aiuto di qualche svenduto iraniano e di un piccolo numero di velivoli e di elicotteri, oggi sentono di aver bisogno di una coalizione di decine di Stati ostili o spaventati, per contrastare l’Iran sul fronte politico e della sicurezza; e nonostante tutto ciò falliscono…”. (16)

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NOTE

1) L’ex ambasciatore USA alle Nazioni Unite John Bolton, ad esempio, che da lì a poco sarebbe diventato Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, parlando nel 2017 a Parigi nell’annuale congresso del gruppo terroristico “Mojahedin-e Khalq”, promise che l’anno successivo si sarebbero ritrovati insieme a Teheran per festeggiare “la caduta del regime”. Cfr. https://www.youtube.com/watch?v=hTMh24qlyQA&t=257s

2) Sulla figura dell’Imam Khomeini, cfr. “Il Racconto del Risveglio. Biografia politico-spirituale dell’Imam Khomeini”, Irfan Edizioni, 2012. Si cfr. anche “Breve biografia dell’Imam Khomeini”: https://islamshia.org/breve-biografia-dellimam-khomeini-h-algar/ e H. Algar “La fusione dello gnostico e del politico nella vita dell’Imam Khomeini”: https://islamshia.org/la-fusione-dello-gnostico-e-del-politico-nella-vita-dellimam-khomeyni-h-algar/

3) In italiano, al riguardo, si cfr. Mujahidin del Popolo iraniano, “Documenti della Guerra Sacra”, Edizioni all’Insegna del Veltro, 1979.

4) Cfr. M.H. Panahi, “An Introduction to the Islamic Revolution of Iran and Its Slogans”, Islamic Culture and Relations Organization, 2001.

5) Cfr. M.M. Rad “Analyses of the slogans written on the wall during the Revolution”, Rasaneh Quarterly, inverno 1990, n. 24.

6) “Voglio che tutti sappiano che questo Movimento [della Rivoluzione Islamica], dall’inizio alla fine di questi quindi-sedici anni di lotta, ha compiuto sacrifici, offerto il sangue dei suoi giovani, visto case andare distrutte, specialmente in questi ultimi due anni, fatti dei quali siete stati tutti testimoni: tutto ciò è stato fatto per l’Islam. Non posso immaginare, nessuna persona saggia può immaginarlo, che venga detto che abbiamo dato il nostro sangue per abbassare il prezzo dei meloni! O che abbiamo donato i nostri giovani per far abbassare il prezzo delle case. Nessuna persona saggia sacrifica la sua vita per il ribasso del prezzo delle case. La gente vuole piuttosto che ogni cosa venga fatta per i giovani…Gli esseri umani vogliono che l’economia sia al loro servizio; essi si fanno forse uccidere affinché la loro situazione economica migliori? Questo non è ragionevole. O che facciano uccidere i loro giovani affinché cali il prezzo del pane? Questa non è una cosa ragionevole… Coloro che vedono l’economia come il centro del tutto non sanno cosa sia l’essere umano, essi pensano che anche l’essere umano sia un animale che si limita a mangiare e bere! Uno mangia chelokebab e un altro la paglia, ma sono entrambi animali. Coloro che credono l’economia sia il fondamento di tutto considerano l’essere umano un animale. L’animale sacrifica tutto per la sua economia, che per lui è il fondamento di tutto. È così anche per il somaro! Costoro non sanno affatto cosa sia l’essere umano”. (Discorso tenuto dall’Imam Khomeini il 17 Shahrivar 1358 – 8 settembre 1979, a Qom). Fonte: http://www.imam-khomeini.ir/fa/C207_42697/_%D9%86%D9%82%D8%B4_%D8%B1%D8%A7%D8%AF%DB%8C%D9%88_%D9%88_%D8%AA%D9%84%D9%88%DB%8C%D8%B2%DB%8C%D9%88%D9%86_%D8%AF%D8%B1_%D8%AC%D8%A7%D9%85%D8%B9%D9%87

7) Per approfondimenti sulla tragedia di Ashura e il martirio dell’Imam Husayn, cfr. “Selezione di detti e lettere dell’Imam Husayn”: https://islamshia.org/detti-e-lettere-selezionati-dellimam-husayn/; J. Amoli “La sollevazione dell’Imam Husayn”: https://islamshia.org/la-sollevazione-dellimam-husayn-ayatullah-javadi-amoli/; Abdekhoda’i “Dalla gnosi al martirio”: https://islamshia.org/dalla-gnosi-al-martirio-3/; Ayatullah Safi Golpaygani “14 lezioni da Karbala”: https://islamshia.org/14-lezioni-da-karbala-ayatullah-saafi-golpaygani/; R. Arcadi “Karbala”: https://islamshia.org/karbala-2/.

8) Per approfondimenti sulla figura, la funzione e la parusia dell’Imam Mahdi, cfr. S.A. Shahbaz “L’Imam Mahdi il Salvatore dell’umanità”: https://islamshia.org/limam-mahdi-aj-il-salvatore-dellumanita/; Allamah Tabataba’i “L’apparire del Mahdi”: https://islamshia.org/lapparire-del-mahdiallamah-smh-tabatabai/; Allamah Majlisi “Il Sole dietro le nubi”: https://islamshia.org/il-sole-dietro-le-nubi-allamah-al-majlisi/; R. Arcadi “L’Imam Mahdi e l’escatologia sciita”: https://islamshia.org/limam-mahdi-aj-e-lescatologia-shiita-2/.

9) Cfr. “La Rivoluzione Islamica dell’Iran sulla stampa e nei diari dei diplomatici italiani dell’epoca”: https://islamshia.org/la-rivoluzione-islamica-sulla-stampa/

10) “...vi è un’altra domanda che mi preoccupa. Essa riguarda questo piccolo angolo di terra, il cui suolo e il cui sottosuolo sono la posta in gioco di strategie mondiali. Quale senso ha, per gli uomini che l’abitano, cercare, a prezzo della loro stessa vita, quella cosa che noialtri abbiamo dimenticato nel modo più assoluto, dopo il Rinascimento e le grandi crisi del cristianesimo: una spiritualità politica? Sento già degli europei ridere; ma io, che so ben poco dell’Iran, so che hanno torto.” Cfr. M. Foucault “Taccuino persiano”, pag. 39, Guerini e Associati, 2002. Al di là dell’impronta ideologica del filosofo francese, e del successivo ravvedersi rispetto alle sue posizioni iniziali sulla Rivoluzione, questo testo – costituito dalla raccolta dei suoi articoli dall’Iran – rappresenta un’interessante e acuta analisi del regime dello Shah e dell’influenza e centralità della religione nella popolazione e nella Rivoluzione Islamica stessa.

11) Su questo argomento, cfr. Ayatullah Mesbah Yazdi “Donare la vita per la patria o per Dio?”: https://islamshia.org/donare-la-vita-per-dio-o-per-la-patria-ayatullah-mesbah-yazdi/

12) Si veda, ad esempio, “Testamento del Martire Mohsen Hojaji al figlio di 2 anni”: https://islamshia.org/testamento-del-martire-m-hojaji-al-figlio-di-3-anni/. Si cfr. anche il testamento politico-spirituale del Martire Generale Hajj Qassem Soleimani: https://islamshia.org/testamento-politico-spirituale-del-martire-soleimani/ A questo proposito, cfr. inoltre il “Discorso della moglie del martire Sadrzadeh”: https://islamshia.org/2376-2/

13) Persino un intellettuale molto vicino al regime dello Shah come Seyyed Hossein Nasr ha dovuto riconoscere questa realtà. Cfr. S.H. Nasr “L’opera irfanica dell’Imam Khomeyni”: https://islamshia.org/lopera-irfanica-dellimam-khomeyni-s-h-nasr/

14) Su Mulla Sadra e la sua opera, cfr. S.H. Nasr “La vita, le dottrine ed il significato di Sadr al-Din Shirazi (Mulla Sadra)”: https://islamshia.org/la-vita-le-dottrine-ed-il-significato-di-mulla-sadra-s-h-nasr/

15) Per un approfondimento su questo argomento, rimandiamo al già citato studio di H. Algar “La fusione dello gnostico e del politico nella vita dell’Imam Khomeini”: https://islamshia.org/la-fusione-dello-gnostico-e-del-politico-nella-vita-dellimam-khomeyni-h-algar/

16) Cfr. Imam Khamenei “La seconda fase della Rivoluzione”: https://islamshia.org/imam-khamenei-la-seconda-fase-della-rivoluzione-islamica/

L’ONORE DELLA STIRPE

“Voi e i figli di oggi e di domani della Stirpe romena e di qualsiasi Stirpe del mondo guardatevi tutti da questo sentimento spaventoso, la viltà. Tutta l’intelligenza, lo studio, tutto il talento, tutta l’educazione non serviranno a nulla se saremo vili. Insegnate ai vostri figli a non impiegare mai la viltà, né contro l’amico né contro il nemico, giacché mediante la viltà essi non solo non vinceranno ma saranno più che sconfitti: risulteranno schiacciati. Nemmeno contro il vile e le sue armi ignobili essi dovranno impiegare la viltà, giacché la loro eventuale vittoria significherà un semplice scambio di persone; la viltà rimarrà immutata. La viltà del vinto sarà sostituita dalla viltà del vincitore, ma, in sostanza, a dominare il mondo sarà sempre la medesima viltà. Le tenebre di una viltà non possono essere fugate dalle tenebre di un’altra viltà, ma solo dalla luce che emana dall’anima dell’eroe, ricca di nobile carattere e d’onore”.

(Corneliu Zelea Codreanu)

L’ONORE DELLA STIRPE

IL DENARO NEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO

di Vincenzo Di Maio

Il denaro è uno strumento di contabilità del lavoro umano che permette concretamente di facilitare gli scambi sociali del commercio insito nel mondo materiale, ma a beneficio del potere imperiale insito nel mondo temporale, al fine di diffondere uno stato di serenità nel mondo spirituale del nostro pianeta Urantia.

IL DENARO NEL PRIMORDIALISMO VISIONARIO