Particolarismo e unità imperiale

di Tommaso Teufel

La questione del modello di ordine che sostiene le culture è una questione fondamentale dell’essere umano. L’essere umano si sforza sempre di riconoscere un ordine nelle cose e di superare la condizione del caos primordiale (1) inteso in molte mitologie attraverso una coscienza superiore. Sulla base degli insegnamenti della Tradizione Integrale, questo articolo intende ricercare questo ordine nel modello dell’impero e distinguerlo dall’idea dello stato nazionale come stadio di decadenza. Allo stesso tempo, l’impero assomiglia allo sviluppo di un logos patriarcale verticale, dove i particolarismi rimangono bloccati sul lato matriarcale dell’esistenza.

Il dualismo di mente e mondo

Il filosofo russo Nikolai A. Berdiayev ha avanzato la teoria della rifrazione (2). Dopo aver assunto la relazione dello spirito e del mondo o del divino e dell’umano, l’uomo si trova sempre in una posizione intermedia. Da una parte l’uomo è chiamato ad un sopramondo, dall’altra la sua libertà e la sua situazione concreta si fondano sul volgersi verso questo mondo. Questo nasconde il pericolo di distorsione e quindi di perdersi nel mondo e nei suoi vincoli. Se applichiamo la teoria di Berdiayev al campo delle culture e delle istituzioni, queste sono paragonabili a un prisma di rifrazione della luce che permette loro di apparire in modo particolare e di partecipare al divino senza che quest’ultimo abbia la luce tutta per sé. L’essere umano non può quindi riconoscere lo spirito sovraordinato unificato nella sua forma pura, ma lo sperimenta in vari aspetti, che possono essere distorti in puro materialismo ma anche rivolti verso la trascendenza. Per quanto riguarda le istituzioni e gli ordini, ma anche la vita culturale dei popoli, c’è su di essi una prospettiva separata, che si collega con l’idea di peccaminosità ma anche con la possibilità di elevazione umana. L’essere umano nel suo luogo concreto si trova di fronte a una dimensione superiore dell’essere, il “nous” come lo chiamavano i greci. Questa dimensione dell’essere è unitaria come verità ultima, ma multiforme nella sua espressione come realtà data. I pensatori della tradizione integrale come René Guenon (3) sono giunti a conclusioni simili che sono rigorosamente opposte al moderno pensiero materialista e puramente vegetativo come una sorta di ricaduta nell’incoscienza. L’essere superiore è il fondamento ultimo dell’uomo e ogni cosa va cercata in quanto corrisponde a un doppio valore, sta da un lato nel livello della mondanità, dall’altro nel livello del più profondo divino nucleo. Così la chiesa non va ridotta all’istituzione secolare che può errare, ma alla sua origine divina, così lo stato non va ridotto alla politica reale, ma all’immagine incarnata di ciò che essa rappresenta. Qui si arriva a una concezione tradizionale dell’impero. ma per l’immagine incarnata ciò che questa rappresenta. Qui si arriva a una concezione tradizionale dell’impero. ma per l’immagine incarnata ciò che questa rappresenta. Qui si arriva a una concezione tradizionale dell’impero.

nazionalità e impero

Nella tradizione ci sono diverse fasi della vita. Da un lato vediamo la sottomissione stretta e inconscia sotto forma di legame fisico e mentale all’ambiente, che si condivide con il mondo animale. Questa fase materna legata alla terra può essere considerata l’infanzia dell’umanità. Da questa infanzia dell’uomo viene la svolta dell’uomo verso un valore superiore, qui si vede il paterno, che sorge dal puramente naturale e cerca il suo nucleo nelle leggi superiori. Nell’uomo si apre una dimensione superiore della coscienza e delle idee sottostanti che danno alle cose bellezza, forma e contenuto. Il rapporto dell’uomo con il suo ambiente sta cambiando; non lo vede più come qualcosa di dato alla cieca, ma come parte simbolica di una sfera spirituale che costituisce la base di lei e lui come parte. Questa dimensione superiore dello spirito nella sua rappresentazione concreta si incarna anche politicamente, dove all’inizio c’era una semplice vita tribale con mutevoli alleanze tra loro, si apre l’idea di un’unità finale. Lo sviluppo della cultura, sostenuto dalla propria etica più profonda, è finalizzato a una verità superiore che apre la possibilità di crescita interiore e di auto-miglioramento per le persone. Solo lo spirito elevante rende l’essere umano portatore di coscienza e lo aiuta a separare la parte qualitativa dalla schiavitù puramente quantitativa nei legami più stretti. Attraverso questa fase dello spirito di risveglio, che si incarna nell’idea imperiale, anche i gruppi etnici ei popoli più ristretti si trovano di fronte alla possibilità di uno sviluppo pacifico e cooperativo della loro diversità all’interno di un contesto sovraordinato di unità. Questo a sua volta si riflette a modo suo nelle singole sottounità e garantisce loro anche l’accesso all’alta cultura. Al tempo stesso, però, è quello spirito che può riconoscere i beni della cultura solo nella forma di una stratificazione gerarchica al loro interno, che conduce anche alle realizzazioni artistiche e culturali della trasfigurazione. (4) Come descritto nel capitolo precedente, l’uomo ha una doppia affiliazione, si trova su una soglia tra il mondo dello spirito, che incarna nella sua coscienza, e il mondo della materia, che comprende anche gli impulsi inconsci. Dopo lo sviluppo delle culture elevate e l’esecuzione della parte spirituale superiore dell’essere umano, ci sono fallimenti delle istituzioni, che in primo luogo hanno effetto attraverso una materializzazione delle ultime idee e la loro secolarizzazione. In definitiva, hai quella fase di caos e decadimento come risultato quando questi diventano troppo visibili. A poco a poco, le sottounità cessano di riconoscere i principi ultimi dell’allineamento della loro parte intrinseca dello spirito, cadono in varie varietà di egoismo collettivo e secessione. Infine, sostituiscono la loro parte nella cultura spirituale superiore e anche i fondamenti della loro cultura più ristretta attraverso lo sviluppo dello sciovinismo, l’attaccamento al quantitativo delle masse e l’economicismo invece della crescita interiore come ideale aristocratico e virtù esteriore come sua manifestazione attraverso i santi ed eroi.

Della vera universalità e della sua perversione

Questa fase può anche essere descritta come un interregno, l’uomo è nel mezzo, attraverso l’arricchimento materiale e l’ossificazione materiale delle istituzioni l’uomo perde l’accesso alla parte superiore di sé. Quel tempo è caratterizzato da conflitti, conflitti e infine totale disintegrazione, fino a quando un nuovo volgersi a cose superiori e quindi al principio spirituale-imperiale porta alla pacificazione e all’allineamento trascendentale delle culture. Nello stesso tempo, però, quel caso è caratterizzato da una falsificazione e da un capovolgimento diretto dei principi, questo è ciò che può essere inteso come principio anticristiano. Così l’universalismo contemporaneo è un’estensione dell’apostasia della vera universalità. Dove l’universalità ha aiutato le persone a crescere oltre i loro legami più stretti e quindi a nobilitare se stesse e il loro ambiente, l’universalismo è la negazione di ogni tipo di schiavitù attraverso l’egoismo, l’atomizzazione e il puro attaccamento ai beni superficiali. Laddove la libertà risiedeva nella capacità di condurre le persone fuori dalla loro sottomissione a un senso di fiducia in se stesse, da cui si sono formate le élite dell’ascetismo e delle virtù marziali, questi precedenti modelli di modernità sono profondamente odiati. Anche perché ricordano loro le proprie mancanze, che si riflettono in una razionalizzata mediocrità. Oggi, tutte le proprietà sono trasformate nel loro opposto e vivono del loro riflesso di desideri inconsci che non si manifestano più nella loro vera forma nella coscienza. L’inversione nella modernità è caratterizzata dall’uso del vero contenuto per collocarlo direttamente in un contesto opposto. L’idea di etnia, giustizia sociale e anche libertà sono adottati come veri principi, ma sono distorti nel loro significato. In definitiva, questo è stato riconosciuto anche dai pensatori del postmodernismo, che si sono opposti attivamente a tali frammenti di verità falsificate attraverso il decostruttivismo (Derrida), ma fondamentalmente un loro totale annientamento finale. Il postmodernismo si sforza di raggiungere ogni liberazione spirituale e quindi anche di distruggere la coscienza e la componente divina dell’uomo, perché riconosce in esse solo quelle deviazioni perverse della modernità. Tuttavia, la critica postmoderna può essere molto utile, può aiutare nel suo decostruttivismo a negare la modernità, esponendo i frammenti che sono stati da essa colonizzati per apparire di fronte a veri principi. Qui si arriva alla quarta teoria politica di Alexander Dugin (5), che si basa su un invito a pensare il mondo lontano dalla matrice moderna, anche attraverso lo stato di incombente disillusione, che fa sì che lo stesso non appaia più così solido nel suo canone di valori. La decostruzione degli ideologismi moderni nelle loro falsificazioni dei principi premoderni può aiutare a vedere chiaramente quegli elementi e separarli dai non valori della tendenza principale. Si può pensare all’etnicità senza materialismo razziale, alla giustizia sociale senza appiattire il conformismo, alla libertà senza ridurla a vano egoismo ed edonismo.

epilogo

La dottrina della visione ciclica del mondo, come propria della tradizione, riconosce chiaramente il momento del supremo declino come la possibilità della suprema esaltazione attraverso la caduta delle illusioni e un ritorno ai principi fondamentali dell’ordine sorto dal caos per liberare l’uomo. Oggi ci si trova di fronte al nulla e questo è lo stato di contemplazione e di affermazione dello spirito in risposta all’incoscienza immatura che è imminente. Ciò ha alcune implicazioni per la situazione attuale. All’interno di questa situazione mondiale, la Russia contemporanea è nuovamente impegnata in una logica imperiale come via d’uscita dalla modernità e dal momento postmoderno di un punto basso spirituale, dove l’Europa è completamente impegnata fino alla fine come grande nulla e negazione di tutto ciò che è umano stesso. Soprattutto la Nuova Destra, i tradizionalisti integrali, i veri conservatori e le altre forze devono prendere una posizione chiara sulla Russia per quanto riguarda l’attuale conflitto ucraino. Inoltre, è caratteristico di una tale svolta sotto forma di situazioni limite che queste si manifestino in conflitti e che questi conflitti possano prima ristabilire l’ordine interno ed esterno e infine preservarlo (6). Rappresentano quindi il nucleo della pace futura e un cambiamento nell’ordine mondiale nei suoi paradigmi sottostanti.

Riferimenti

1. Nella mitologia norrena, quello stato di caos primordiale corrispondeva al Ginnungagap.

2. Nikolai A. Berdiajew – Im Herzen die Freiheit, Renovamen Verlag, 2018

3. “L’essere è di per sé uno, e di conseguenza il mondo intero è uno nel suo nucleo. Perché nel mondo si fanno conoscere le possibilità dell’essere. Né l’unità dell’essere né l’unicità del mondo escludono la diversità di questa manifestazione…” Rene Guenon – Stufen des Seins, pagina 29, Aurum Verlag, 1987

4. “Dimenticano che nella storia quelle epoche furono caratterizzate dal massimo potere statale e dalla massima stabilità sociale, in cui l’ordine sociale era particolarmente vario nonostante tutta l’unità interiore e i caratteri umani nella loro plasticità e diversità trovarono il loro posto”. Konstantin Leontyev – Der Durchschnittseuropäer, pagina 78, Karolinger Verlag, 2001

5.Alexander Dugin – La quarta teoria politica, Arktos 2013

6. “La ‘guerra legittima’, cioè la guerra per ristabilire l’ordine a chi turba l’ordine, è un atto di giustizia e di equilibrio, qualunque sia l’apparenza esteriore”. Rene Guenon – Die Symbolik des Kreuzes, pagina 49, Aurum Verlag, 1987

Fonte: Fourth Political Theory

Particolarismo e unità imperiale
Particolarismo e unità imperiale

LA FEMMINILITA’ SACRA: DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI

Videoconferenza del canale YouTube ORIZZONTE DEGLI EVENTI, trasmessa in live streaming il giorno 25 ottobre 2022

Con gli antropologi Valentina Ferranti e Martino Nicoletti parliamo di femminilità sacra, ovvero di quel particolare mistero legato al femminino che ha percorso i secoli, dapprima cercando una via di comunicazione con la divinità e l’unione sacra con il corrispondente principio fondante la virilità, fino ad arrivare all’attuale “lotta di sesso” e alla prevalenza degli elementi oscuri che tendono alla separazione del maschile e del femminile in senso distruttivo. Un affascinante viaggio nella storia e nelle culture mondiali, alla ricerca di un principio unico universale.

LA FEMMINILITA’ SACRA: DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI
LA FEMMINILITA' SACRA: DALL'UNIONE CON LA DIVINITA' ALLA LOTTA TRA I SESSI
LA FEMMINILITA’ SACRA: DALL’UNIONE CON LA DIVINITA’ ALLA LOTTA TRA I SESSI

La “nuova moneta” dei BRICS e la de-dollarizzazione globale

di Michael Maharrey

La Cina e il Brasile hanno recentemente concluso un accordo commerciale nelle loro valute, aggirando completamente il dollaro, ma questa non è l’unica notizia negativa per la valuta di riserva mondiale.

La scorsa settimana, un funzionario russo ha annunciato che i Paesi BRICS stanno lavorando per sviluppare una “nuova valuta”, un altro segno che il dominio del dollaro sta scomparendo.

Il vicepresidente della Duma (l’assemblea legislativa russa) Alexander Babakov ha dichiarato che il passaggio ai regolamenti in valuta nazionale è il primo passo. Lo abbiamo già visto con i recenti accordi petroliferi tra India e Russia regolati in valute diverse dal dollaro.

“Il passo successivo è quello di prevedere la circolazione di valute digitali o di qualsiasi altra forma di valuta fondamentalmente nuova nel prossimo futuro. Penso che al vertice dei BRICS verrà annunciata la disponibilità a realizzare questo progetto, i cui lavori sono in corso”.

Il vertice è previsto per agosto.

Babakov ha detto che i Paesi BRICS stanno sviluppando una strategia che “non difende il dollaro o l’euro” e che “una moneta unica” emergerà probabilmente all’interno dei BRICS, ancorata all’oro o ad “altri gruppi di prodotti, elementi di terre rare o suolo”.

Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica costituiscono il blocco BRICS. Rappresentano circa il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale.

L’anno scorso l’Iran ha chiesto ufficialmente di entrare a far parte dei BRICS e, secondo un articolo di The Cradle, diverse nazioni hanno espresso interesse ad aderire al blocco, tra cui Arabia Saudita, Algeria, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Argentina, Messico e Nigeria.

L’ex capo economista di Goldman Sachs Jim O’Neill ha coniato l’acronimo BRIC. In un recente articolo pubblicato dal Global Policy Journal, ha sollecitato l’espansione dei BRICS.

“Il dollaro USA gioca un ruolo troppo dominante nella finanza globale”, ha scritto.

“Ogni volta che il Federal Reserve Board ha intrapreso periodi di stretta monetaria o, al contrario, di allentamento, le conseguenze sul valore del dollaro e gli effetti a catena sono stati drammatici”.

È chiaro che molti Paesi stanno cercando di ridurre al minimo la loro esposizione al dollaro.

La fiducia nel biglietto verde continua ad erodersi a causa dei prestiti, delle spese e delle creazioni di denaro dispendiose da parte del governo statunitense. L’uso del dollaro come arma di politica estera da parte degli Stati Uniti rende inoltre molti Paesi diffidenti nei confronti dell’idea di affidarsi esclusivamente al dollaro.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), la quota del dollaro nelle riserve valutarie globali è scesa sotto il 59% alla fine del 2021, prolungando un declino di due decenni.

È sorprendente che il calo della quota del dollaro non sia stato accompagnato da un aumento delle quote della sterlina, dello yen e dell’euro, altre valute di riserva di vecchia data…

“Piuttosto, lo spostamento dal dollaro è avvenuto in due direzioni: per un quarto verso il renminbi cinese e per tre quarti verso le valute di Paesi più piccoli che hanno svolto un ruolo più limitato come valute di riserva”.

Questo è un grosso problema per il governo degli Stati Uniti.

Lo Zio Sam dipende dalla domanda di dollari per sostenere i suoi prestiti e le sue spese dispendiose. L’unica ragione per cui gli Stati Uniti possono farla franca con massicci deficit di bilancio e un debito nazionale in continua crescita è il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale. Si crea una domanda globale incorporata di dollari e di titoli di Stato statunitensi che assorbono la creazione di denaro e mantengono la forza del dollaro. Ma cosa succede se questa domanda diminuisce? Cosa succede se i BRICS sviluppano una propria valuta e non hanno più bisogno di dollari per commerciare?

Se la domanda di dollari diminuisce, il valore del biglietto verde si erode rapidamente. Ciò significa un’inflazione dei prezzi ancora peggiore per gli statunitensi. Nel peggiore dei casi, il dollaro potrebbe crollare completamente.

Fonte: L’Antidiplomatico

La "nuova moneta" dei BRICS e la de-dollarizzazione globale
La “nuova moneta” dei BRICS e la de-dollarizzazione globale

IL TIMO

di Luk Duke

Il Timo è una ghiandola ‘ponte’ che si trova al centro del petto, al 4° Chakra, ed è la ghiandola che collega corpo ed emozione, pensiero e azione.
È la ghiandola guardiana del sistema immunitario, e non solo.
Agisce direttamente con le emozioni e con i pensieri.
Ad esempio, ha la capacità di cambiare la sua dimensione quando sei sotto stress o sei depresso, con dei pensieri negativi in ciclo continuo favorisce che elettromagneticamente si attirino virus o batteri e avvenga una infezione, il Timo in questo caso si restringe, e prendere degli antibiotici lo debilita ancora di piú.
Invece, quando provi gioia e felicità, il Timo cresce e si espande, quando dici ‘sembra che mi scoppi il cuore di gioia’ in realtà è il Timo che è grande e gioioso.
Per avere un Timo sano e un campo magnetico forte e radioso, puoi emettere dei decreti positivi, benedirlo, e con la punta delle dita della mano dare dei piccoli colpetti, uno forte e due dolci, 30 volte piú o meno tre volte al giorno, di piú se hai un’infezione.
Quando fai delle prove di Kinesiologia, è il Timo che risponde su cosa ti debilita e cosa ti eleva.
Quando aiuti qualcuno, è il Timo che si espande pieno di compassione.
Quando senti angoscia, è il Timo che si è ristretto, il detto ‘sento il petto ristretto’ è reale, in quanto la ghiandola si è rimpicciolita.
Quando sorridi sinceramente, è il Timo che sorride in sincronia con te stesso.
Ama il tuo Timo, non è vero che si atrofizza col tempo, anzi, piú consapevole sei della sua esistenza, e piú recuperi il potere interiore per gestire anche le infezioni.
Ricordati che sei psiche, corpo, energia, ed emozioni, unite in un essere…
Afferma: “Io sono l’espansione dell’Amore e manifesto la sua presenza in ogni azione e pensiero, oggi e sempre!”.

IL TIMO
IL TIMO

Dell’Ascia bipenne e del Soggetto Radicale: visioni in chiaro di uno sciamano Indoeuropeo

di René-Henri Manusardi

Nel ventre di Sherwood

     Nel ventre di Sherwood, foresta regale, dove nell’orrido nidificano falchi pellegrini, aquile reali, lì ho ritrovato e portato alla luce l’ascia di guerra del Re degli Achei, l’ascia bipenne seppellita nella caverna dei Norreni. Anfratto che ancora occulta il tesoro di sconosciuti predatori scandinavi, quando falcidiavano e saccheggiavano le grotte di Micene e le isole greche con crudeltà vichinga. Cavità oscura nei pressi della pietra dei Saxen, sulla quale i druidi scrutavano il Cielo sacrificando maschi di cervo, le cui corna ornavano danze guerriere, quando il nome della terra era ancora Britannia, il nome della pietra era Gwenir e il mio era nome era Thanos esule di stirpe Achea figlio di Thanatos madre insensibile e avvenente, mentre qui vengo chiamato Rūnat, figlio di Eidaleg, di schiatta insubre e longobarda. Un’iscrizione sull’ascia: Ἀγαμέμνων (Agamèmnon) al lato destro del filo. Il manico nuovo lo creò per me Zyr dalle mani di pietra nella sua antica fucina, ribattendo un ferro a molti strati per poi intrecciarlo con mano esperta e infilarlo nel foro centrale. Mentre il corpo della bipenne non era metallo, ma pareva di meteora, la pietra di cielo che messa sul fuoco emise fulmini e posta sull’incudine lo aprì in due, mentre io e Zyr cadevamo in ginocchio tremanti credendo di aver offeso il Dio degli dei. Mentre invece ci apparve all’istante l’arcangelo Michele che afferrando l’ascia, la strofinò finché divenne luminosa e quindi me la diede sollevandomi in piedi come fossi un fuscello, dicendomi: “Solo l’Altissimo dovete adorare!”. Michele diede nome Braw all’ascia bipenne, che in gallese significa Terrore“perché – disse – sarà il terrore degli empi liberali”. Con essa – quando pratico coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fendo molte teste infernali insieme agli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno di Robin Hood e la seconda venuta di Merlino lo sciamano eremita di Camelot e d’Europa, che sradicheranno il satanico albero del liberalismo in Occidente risvegliando dal sonno pellegrini mistici, costruttori di cattedrali, confraternite di mutuo soccorso, comunità solidali e famiglie numerose per la gloria e il trionfo del nuovo Impero d’Europa. L’arcangelo Michele infine mi ordinò di partire verso sud senza apparente meta, fino a quando giunsi in Italia.

A San Galgano

     Un grigiore nebbioso, nuvole scese a lambire il suolo, mentre quella sera i miei piedi fradici d’acqua dentro i calzari, calcavano la terra davanti all’Abazia di San Galgano ch’era miracolosamente fulgida, splendente come una minuta Gerusalemme celeste. Le aperte mura della Cattedrale, luminescenti come un diamante investito dalla luce del sole, perdevano tuttavia intensità davanti al chiarore delle ali di migliaia di migliaia di angeli assiepati dentro di esse, mentre le ali di molti di loro sforavano le arcate vuote delle finestre gotiche proiettandosi all’esterno a mo’ di raggiera. L’arcangelo Michele, col turibolo d’oro offriva incenso sulla pietra d’altare del Sacrificio di Nostro Signore, mentre le schiere angeliche cavalcando albi destrieri bardati per la guerra, alternavano adorazione e lode alzando al cielo spade, lance, picche, asce fatte di polvere cosmica, di meteore stellari. Io, Rūnat, in pellegrinaggio verso sud con destinazione ignota, con l’assoluzione e la penitenza conferitami dal monaco Finnian d’Irlanda per espiare i miei peccati, ero lì fermo a contemplare stupito questo angelico splendore, quando d’improvviso caddi in ginocchio davanti all’arcangelo Michele che prese la mia Braw, l’ascia bipenne a cui sono legato dal foedus catholicum e, prima di restituirmela, ne fece altre undici copie da distribuire a vari popoli della Terra. La prima di queste asce era stata forgiata per il tuscio romano Raginald figlio del Vento, con il suo nome impresso a lato del filo destro, ch’era stato portato in spirito davanti all’altare dove la bipenne gli venne consegnata dal divino Michele, mentre egli stupefatto e muto, non era in grado di proferir parola per lo sconcerto.  Con l’ascia a doppio filo – quando Raginald praticherà coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fenderà molte teste infernali insieme agli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno, la seconda venuta di Costantino imperatore, che sradicherà il satanico albero del liberalismo in Occidente suscitando il nuovo avvento del Sacro, dell’Aristocrazia di pensiero e della Giustizia sociale. E a me venne poi ordinato dall’angelo attendente del Principe delle milizie celesti, di andare a nord e dirigermi verso la terra dell’Orso guerriero.

Verso Stonehenge

     Camminavo a passo rapido sulla piana di Stonehenge, nello zenith di una mite notte stellata vicina al solstizio d’estate, puntando dritto verso il cromlech senza esitazione perché una parte della mia anima ha sempre dimorato lì al suo interno, sotto la volta celeste, a contemplare l’immenso spazio siderale e le mani di Dio che hanno creato le ignote meraviglie del cosmo. Lì, è una gioia ad ogni ritorno e le mani del Pater noster ancora mi accarezzano in mezzo a luna, stelle cadenti e scie di comete luminose. A pochi metri dalle pietre lunghe la terra cominciò a tremare sotto i miei piedi, un terremoto dalle dimensioni inaudite per quella landa priva di sismi. Caddi a terra rotolando come un sasso per qualche metro e, quando mi fermai, vidi Michele che percuoteva la terra con l’ascia bipenne simile alla mia Braw, mentre le pietre del cromlech magicamente si rialzavano e il santuario solstiziale di Stonehenge veniva ricostruito come in origine, nel tempo del suo massimo splendore. Là, nella terra della Tavola Rotonda, il divino Arcangelo concentrò la luce di Orione che illuminò la pietra sacrificale, la quale divenne come d’elettro blu e fosforescente. Pose quell’ascia nella cintura dell’insubre longobardo Mauritius figlio del Fuoco, con il suo nome impresso a lato del filo destro, mentre egli stava in ginocchio stupefatto ai piedi del grezzo altare con la bocca aperta e le braccia al Cielo, facendo scaturire dal suo petto i suoni inarticolati di una glossolalia cosmica. Con l’ascia a doppio filo – quando Mauritius praticherà coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fenderà molte teste infernali insieme agli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno, la seconda venuta di Artù il Rex venturus, che sradicherà il satanico albero del liberalismo in Occidente per il trionfo dell’Ordine Divino e sociale tra i popoli della Terra. E a me un angelo guerriero ordinò di tornare ancora una volta verso sud senza apparente metà.

Al cuore di Notre-Dame

     Proveniente dal Quartiere Latino, un angelo in spirito mi disse di attendere seduto davanti alla porta della grande Cattedrale, erano le due di notte di un inverno rigoroso. Mi sedetti su un muretto siepato lì di fronte e attesi fino a quando le palpebre si chiusero e m’addormentai. Finalmente desto, con grandissimo stupore mi ritrovai all’interno di Notre-Dame, con l’anima persa nella foresta dei suoi colonnati e della sua altitudine divina, in cui lo sguardo vola fino a perdersi tra l’architrave e le finestre gotiche vestite di preziose vetrate multicolori che raccontano la storia di Francia, della Scrittura Sacra e del Divin Redentore. Muri intrisi d’incenso, di sudore e di segreti che divennero trasparenti all’entrata di Michele, il quale prostrato al suolo adorava il Santissimo e baciando il pavimento emanava profumo d’olibano dalle vesti austere della sua armatura guerriera. Alzatosi da terra chiamò l’Angelo di Francia, sfilò dalla cintura un’ascia bipenne e gli ordinò di toccare con essa tutte le statue esterne dell’imperiosa Cattedrale e, infine, la corona di spine di Nostro Signore Gesù posta sull’altare, affinché l’ascia assorbisse lo spirito del Cristo e quello dei popoli di Francia, d’Europa e d’Eurasia, dalle terre d’Iberia agli ultimi confini della Siberia. Infine, Michele stesso rapì dal cuore della Tuscia il longobardo Laurentius figlio della Terra, e gli consegnò l’ascia bipenne col suo nome inciso nel centro della stessa. Egli, sgomento, venne gettato nel cuore della corte angelica che stava assiepando l’interno di Notre-Dame ritmando una danza guerriera di fuoco, mentre le mura gotiche ora lucenti si dilatavano a dismisura andando a lambire a nord le coste di Normandia fino alla spiaggia di fronte a Mont-Saint-Michel, a sud ovest il Santuario di Santiago di Compostela in Spagna, ad est prima Aquisgrana e poi il Santuario di Maria Regina Poloniae di Jasna Góra, a sud i colli di Roma e infine la Celeste Basilica di San Michele sul Gargano. Con l’ascia bipenne – quando Laurentius praticherà coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fenderà molte teste infernali con gli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno, la seconda venuta di Carlo Magno imperatore che sradicherà il satanico albero del liberalismo in Occidente per il trionfo del Sacro Impero d’Europa. E a me venne ordinato da un serafino fiammante di continuare il mio viaggio a sud verso l’ignoto.

Nella terra di Melchidesech

     Sono andato sempre più a sud, mi son nascosto nel deserto, nella terra di Melchidesech, quel re di Salem che non sacrifica uomini o animali ma offre pane e vino all’Onnipotente in un mondo di idolatri atei liberali, le cui divinità antropomorfe virtuali son profilate ai sacrifici umani, ai loro vizi orrendi, a desideri impuri. Qui, nella sabbia dispersa a grandi onde, sulle rocce di un’altura arsa dal vento, tra serpenti, rapaci, nella nascosta oasi rocciosa ricca d’acqua sorgiva a cui la luna e le stelle nella fredda notte desertica fanno capolino, qui respiro a pieni polmoni la trascendenza di Dio che tutto sovrasta, tutto crea e tutto compenetra pur essendo Egli l’Assoluto. Seguo il corso dei pensieri, il filo sottile dei discorsi che ancora echeggiano nel vento, le parole imperiose del patriarca Abramo, di Mosè il liberatore, di Dio Figlio disceso dal cielo, del profeta Muhammad, i quali si prostrano silenti davanti a tanta immensità affermando che “Lui solo è Santo!”. Ci aspetta una guerra apocalittica, uno sconvolgimento cosmico, il regno dell’Anticristo di cui ancora non emerge il suo volto d’abiezione e poi il ritorno finale del Re della gloria, il Signore Gesù vero Dio e vero Uomo. E davanti all’infinito oceano di sangue che presto verrà sparso, ho cercato rifugio in questa terra desolata per prendere forza, per non rifiutare il mio destino, per prepararmi a questi ultimi Tempi con l’ascesi e la preghiera profonda, perché solo l’adorazione ch’è fuoco d’amore incendiario che commuove Dio può mutare le sorti della Storia e darci la vittoria. Poiché Egli, come viandante ramingo, solitario, anonimo e adombrato sulle strade del mondo, cerca e desidera il nostro piccolo e finito amore, per darci il suo Amore infinito, per deificarci, per edificare il suo Regno qui sulla Terra. Per rivelarsi infine come un Amante geloso, sceso dal cielo nella fine dei Tempi per difendere i suoi popoli e le sue stirpi assieme ai suoi angeli guerrieri, con l’ascia bipenne della gloria regale che raffigura il trionfo della Croce, del Cristo crocifisso che stende le braccia inchiodate per salvare il mondo, che emette prima della sua morte e della sua discesa negli inferi l’urlo terribile di vittoria, che fa tremare gli esseri infernali slegati nel tempo della Modernità e che ora ritorna glorioso per incatenarli e gettarli per sempre nello stagno di fuoco. Pensavo a queste cose nella brezza ardente dell’ora nona, dove tutto è fermo e come morto sotto il torrido solleone che qual manto dell’Altissimo ricopre ogni cosa nel silenzio più assoluto e in una sorta di dormiveglia visionario, quando d’improvviso trovai Michele seduto al mio fianco. Ebbi un sussulto, ma egli afferrando il mio avambraccio mi indusse a rilassarmi e così venni penetrato da una profonda calma. “L’Altissimo mi chiede di consegnare ancora due asce bipenni per il futuro Impero d’Europa. Le altre sei andranno alla Santa Madre Russia e ai popoli d’Oriente”, mi disse e poi aggiunse – “L’ordine divino che mi è stato intimato dal Padre riguardo alle asce è quello che vengano consegnate a due Donne valenti e integerrime, in cui l’onore e la fedeltà siano prova vivente d’intransigenza nella lotta contro i signori dell’oro di Davos e le potenze infernali che li sostengono. Tu chi sceglieresti al mio posto?”. Turbato e confuso per questa dichiarazione di grande confidenza da parte del divino Arcangelo nei miei confronti, tuttavia non nicchiai né tanto meno mi nascosi dietro una falsa umiltà, ma gli risposi in modo lineare e diretto: “Ci sarebbero Ignes e Waly…”“Tu vedi sempre lontano!”, mi rispose stupito, l’Arcangelo. “Ci avevo pensato anch’io! Vai a nord ovest, torna in Europa e dirigiti verso la terra di Spagna. Ci rivedremo lì!”. E come era apparso così scomparve, mentre io prendendo sacca, bastone e bipenne solcai il Grande Mare verso la Terra del Sole.

Sulle alture di Montserrat

     Vidi improvvisamente Ignes figlia dell’Acqua, mentre stavo per raggiungere in piena notte le porte del monastero di Montserrat, dove mi aveva spinto sin lì un impulso cieco e il desiderio infinito della mia solitudine con Dio. La vidi coronata di fiori, coi capelli sciolti e avvolta in un abito di tenue luce e d’azzurro chiarissimo. Ignes la militante, Ignes la pasionariaIgnes dal grande cuore cameratesco e fraterno, Ignes che ha sempre accolto tutti con cuore materno nella sua Corte senza tralasciare nessuno, ascoltando tutti e ogni tanto scappando quando il serbatoio della sua capacità d’ascolto aveva raggiunto il limite concesso. Ignes che era lì in ritiro, solitaria a riposare dopo le grandi fatiche familiari e quelle dei lavori in muratura da cui non solo non si sottraeva, ma baldanzosa segnava sempre la prima linea come se ancora fosse una quindicenne. Vidi Ignes, sulle mura del Monastero per nulla turbata, la vidi che in tal modo vestita e assistita da due angeli ai suoi lati stava ascendendo una scala di luce volando verso l’alto senza compiere neppure un passo, venendo attratta magneticamente dall’arcangelo Michele che stava in piedi alla fine della lunga scala. Appena giunta davanti a lui, Ignes si inchinò sorridente e Michele rispose al suo sorriso, mentre le toglieva la corona di fiori e le metteva sul capo la Corona Ferrea dei re longobardi, quella che al suo interno ha un anello di ferro ricavato da uno dei chiodi della passione del Signore. Poi la cinse con una lunga cintura di spesso cuoio da combattimento, borchiata all’esterno, girando verso la destra di Ignes la parte ridondante della cintura. Le consegno quindi un’ascia bipenne, come tutte le altre simile alla mia Braw, col nome Ignes nella parte alta dell’ascia, ordinandole di infilarla nella cintura. Con essa – quando Ignes praticherà coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fenderà molte teste infernali con gli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno, la seconda venuta dei santi guerrieri della Reconquista, che sradicheranno il satanico albero del liberalismo in Occidente per il trionfo dell’Europa imperiale. Michele girò il suo sguardo verso il mio e disse ieratico: “Ci rivediamo presto a Santiago!”. Poi la visione scomparve e mi ritrovai errante a circa metà del cammino di Santiago.

Alla fine del Cammino di Santiago

     Sul far del tramonto di un giorno di prima estate, lasciate alle mie spalle Compostela e la benedizione dell’Apostolo Giacomo (Jago) ero quasi arrivato a Finisterre, quando vidi da lontano Waly figlia del Sole, che raccoglieva conchiglie sulla rena a piedi nudi in riva al mare. Aveva le movenze morbide d’una pallida fata d’Irlanda, avvolta in una bianca veste a fiorellini lunga e aderente ai fianchi che teneva un po’ su per non bagnarla, in quell’atmosfera atlantica dove le coste d’Alba, d’Albione, d’Éire e di Galizia paiono tutte eguali. Rinunciai a salutarla perché, viste le precedenti esperienze, dovevo solo esser testimone muto d’un fatto soprannaturale dai toni primordiali e miracolosi, quindi mi sedetti sulla riva nell’attesa del mitico evento. Guardandola da quella distanza compresi il perché di quella scelta divina che stava per investire Waly, lei infatti al di là di una innata dolcezza materna era una natura profondamente tenace, caparbia, organica e anche un po’ ribelle non solo all’occorrenza ma pure contro ogni autorevole sopruso. Una costituzione guerriera la sua che al par di quelle di Raginald, Mauritius, Laurentius, Ignes e dello scrivente, rappresentano a loro modo sintesi perfettibili eppur diverse dell’arcana tipologia propria del Soggetto Radicale. All’imbrunire, Waly decise di pernottare sulla spiaggia lasciandosi avvolgere dalla risacca del mare e dal chiarore delle stelle, quando un pellegrino con la lanterna in mano le si avvicinò deciso ed ella gli offrì del pane secco e del vino dalla sua bisaccia. Però s’accorse che l’errabondo non aveva piedi e venne quindi presa da grande timore, sapendo di trovarsi davanti ad una natura aliena che comunque emanava una grande pace. L’arcangelo Michele si rivelò allora a lei nel suo pieno fulgore e a viso scoperto, gettando il mantello a terra e Waly si ritrovò di scatto in piedi davanti a lui senza suo volere e s’inchinò tremante al Principe degli angeli. Rincuorandola, lui le disse: “Non temete, graziosa signora. Sono Michele, il comandante dell’esercito del Signore. Sono qui per volere dell’Altissimo, affinché venga a voi consegnata un’ascia bipenne, simbolo della vostra lotta per il Sacro Impero d’Europa, sigillo indelebile che vi farà madre spirituale di molti guerrieri d’Eurasia”. Detto questo, l’arcangelo Michele le pose sul capo la corona gigliata di Federico II imperatore, le strinse una cintura di pelle d’agnello ai fianchi e consegnò nelle sue pallide mani l’ascia bipenne col nome Waly inciso nel centro della stessa. Con essa – quando Waly praticherà coraggiosamente l’ascesi e l’adorazione profonda – fenderà molte teste infernali con gli angeli guerrieri nella Terra di Mezzo, aspettando il ritorno, la seconda venuta del Santo Apostolo Giacomo che sradicherà il satanico albero del liberalismo in Occidente, cavalcando coi suoi angeli guerrieri accanto alle milizie d’Eurasia da Lisbona a Vladivostok, per il trionfo mondiale della Civiltà imperiale geopolitica e multipolare.

Con Dasha nelle verdi praterie del Cielo

     Alla fine di questo cammino visionario fantastico, ricordo invece e realmente o Dasha, quando due giorni dopo il compimento del tuo tragico ed eroico destino, sei apparsa in sogno a Rūnat nella prateria celeste. Seduta tra un’immensa distesa di bianchi gigli lo guardavi sorridente, mentre indossavi ancora una volta il completo nero che vestivi nei giorni del tuo ultimo Campus eurasiatista finito pochi giorni prima, all’alba del tuo martirio. Eri in uno stato di immensa beatitudine, si capiva dal tuo viso, mentre sedevi con la gamba sinistra piegata ai margini del mento e la destra flessa a terra in posizione di semi loto. Non smettevi di guardare Rūnat, mentre lui non provava stupore, ma una grande gioia per Te che vedeva felicissima nella luce di Dio. Poi, a un tratto, il tuo sorriso si fece più intenso e gli donasti uno scettro, di quelli uniti a doppio calice di giglio che s’ammirano nella mano della Vergine Maria, la Madre di Dio. Confuso egli esitò, ma Tu insistevi e allora Rūnat prese lo scettro e Tu, nel fulgore del tuo sorriso ti dileguasti ai suoi occhi. Rūnat porta nei recessi più segreti della sua anima questo scettro, col tuo ricordo di sorella nello Spirito Santo, il Paracleto, il Consolatore. Egli non sa ancora il perché dello scettro né vorrà saperlo fino a che un saggio spirituale mandato da Dio presto o tardi glielo rivelerà. Però, Rūnat sa solamente che da quel momento ha iniziato a scrivere in modo nuovo, all’ombra delle tue ali di figlia della Sapienza sorella Dasha, amica della sua anima… Bol’shoye spasibo, Dasha!

Fonte: Idee&Azione

6 aprile 2023

Dell’Ascia bipenne e del Soggetto Radicale: visioni in chiaro di uno sciamano Indoeuropeo
Dell’Ascia bipenne e del Soggetto Radicale: visioni in chiaro di uno sciamano Indoeuropeo

LA GIUSTIZIA E LA MISERICORDIA

di White Lilly

La Giustizia e la Misericordia sono le due colonne portanti della Fraternità Universale.
La giustizia senza misericordia è tirannia ,la misericordia senza giustizia è tolleranza, compiacenza con il delitto.
Il karma è negoziabile,e questa è una cosa che potrà sorprendere moltissimo i seguaci delle varie scuole ortodosse.
Certamente alcuni pseudo esoteristi e pseudo occultisti sono diventati troppo pessimisti nei confronti della legge di Azione e Conseguenza.
Suppongono erroneamente che questa attui in modo
meccanico ,automatico, crudele.
Gli eruditi credono che non sia possibile alterare questa legge ; molto sinceramente io dissento da
questo modo di pensare.
Se la Legge di Azione e Conseguenza ,se la nemesi dell’esistenza non fosse negoziabile ,allora dove sarebbe la misericordia divina?
Francamente non si può accettare che vi sia della crudeltà nella divinità.
Il Reale ,tutto ciò che è perfezione ,conosciuto anche con
altri nomi quali il Tao ,Aum,Inri,Sein,Allah,Brahma,Dio,o per meglio
dire gli Dei,non potrebbe assolutamente essere privo di misericordia ,crudele, tirannico…
Per questo ripeto in modo enfatico che il karma è negoziabile.
Quando una legge inferiore è trascesa da una legge superiore, la legge superiore lava quella inferiore.
Modificando la causa si modifica l’effetto. “Il leone della legge si combatte con la bilancia”
Fà buone azioni per pagare i tuoi debiti.
Se su un piatto della bilancia cosmica si mettono le nostre buone azioni e sull’altro le cattive, è evidente che il karma dipenderà dal peso della bilancia.
Se il piatto delle cattive azioni pesa di più ,dobbiamo mettere più azioni buone sull’altro piatto allo scopo
di far pendere la bilancia a nostro favore,per cui possiamo cancellare del karma facendo delle buone azioni per poter pagare i nostri debiti.
Bisogna ricordare che non solo si paga con il dolore,
ma anche facendo del bene .
Capirete ora,miei buoni amici,quanto sia
meraviglioso fare del bene…

LA GIUSTIZIA E LA MISERICORDIA
LA GIUSTIZIA E LA MISERICORDIA

Renaud Girard: “La dedollarizzazione del mondo”

di Renaud Girard

CRONACA:
Dai tempi degli accordi di Bretton Woods, gli Stati Uniti hanno dominato il commercio grazie alla loro moneta. Tuttavia, il loro controllo attraverso la “mimetizzazione” del dollaro ha cominciato a perdere slancio dopo il conflitto russo-ucraino.

In una conferenza stampa del 1965, il visionario generale de Gaulle castigò “l’esorbitante privilegio del dollaro”.  La moneta americana era infatti diventata di gran lunga la prima moneta di riserva e di scambio al mondo, dopo che gli Stati Uniti, dal 1946 al 1971, avevano accettato di scambiarla con l’oro, al cambio fisso di 35 $ l’oncia.

Per la costituzione delle loro riserve, le banche centrali si sono ovviamente gettate sul dollaro, i cui depositi erano stabili come l’oro, ma ovviamente più facilmente gestibili. Quando gli americani gestivano la macchina da stampa, era come se producessero oro.

De Gaulle aveva capito che stavano finanziando la loro guerra in Vietnam e la loro conquista dello spazio sulle spalle degli europei. Ecco perché la Banque de France, dal 1965, iniziò a scambiare sistematicamente i suoi dollari con l’oro. Il 15 agosto 1971 l’America decise bruscamente, senza aver avvertito nessuno dei suoi alleati, di porre fine alla convertibilità del dollaro, un esordio che porta fino ad oggi.

Fonte: Le Figaro

Renaud Girard: “La dedollarizzazione del mondo”
Renaud Girard: “La dedollarizzazione del mondo”

ALEXANDRA DAVID-NÉEL: IMMORTALITA’ E REINCARNAZIONE

Videoconferenza del canale YouTube AXIS MUNDI, trasmessa in live streaming il giorno 3 aprile 2023.

Alexandra David-Néel (1868-1969) è stata vera “viaggiatrice dello Spirito” e una dei primi occidentali a raggiungere centri spirituali e maestri riconosciuti della Tradizione orientale, e ad aver meritato il riconoscimento necessario per essere ammessa a ricevere insegnamenti, malgrado il duplice pregiudizio di essere donna ed europea. A lei va il merito di aver fatto conoscere il mondo delle dottrine sapienziali orientali al di fuori dei limiti della ricerca accademica profana – pur necessaria per certi riguardi – ma dall’interno di un contesto iniziatico: un approccio non lontano da quello del grande storico delle religioni Mircea Eliade. Il presente volume, meno noto del famoso Mistici e maghi del Tibet, è un piccolo trattato di esoterismo comparato, affrontando il tema del post-mortem secondo tre sistemi tradizionali: il Taoismo, il Buddhismo vajrayana e l’Induismo upanishadico. Il fondamentale saggio introduttivo del curatore Matteo Martini aiuta a contestualizzare le differenze formali fra questi tre filoni, a comprenderne la sostanziale unità al di là della forma, e ne analizza gli aspetti tecnici anche in relazione con la Tradizione occidentale, l’Ermetismo e la dottrina esoterica dell’“immortalità condizionata”.

ALEXANDRA DAVID-NÉEL: IMMORTALITA’ E REINCARNAZIONE
ALEXANDRA DAVID-NÉEL: IMMORTALITA' E REINCARNAZIONE
ALEXANDRA DAVID-NÉEL: IMMORTALITA’ E REINCARNAZIONE

CINA E BRASILE STABILISCONO IL PROPRIO SISTEMA DI TRANSAZIONI

di Daniele Lanza

….ovvero negli scambi convertiranno direttamente le proprie valute (Yuan e Real) senza passare traverso un preliminare cambio col dollaro statunitense (in veste di metro di valore), come si era sempre fatto.

A dimostrazione del fatto che la Cina non è soltanto l’alleato maggiore di Mosca, ma anche l’attore principale in America latina (in Brasile ha soppiantato gli USA nel ruolo di maggiore partner economico sin dal 2009, occorre ricordare, quindi questa non è una mossa del momento, ma un passo preparato da lungo tempo).

Dimostra anche quanto il Brasile è profondamente integrato nel BRICS e quindi quanto il controllo statunitense delle economie del continente si sta sgretolando e come Pechino stia conquistando quello che era il blocco dei paesi non allineati (Argentina e Messico hanno già fatto domanda di adesione al Brics).

A parte queste considerazioni : i notiziari di economia (anglosferici) di tutto il mondo commentano con malcelata stizza. Io, pur da inesperto di economia risponderei alle loro 100 preziose argomentazioni con una singola domanda: PERCHE’ – o in nome di che – due grandi stati come CINA e BRASILE (non parliamo di Andorra o Cipro !) dovrebbero per forza passare traverso la valuta di un paese terzo ?!

Chi ha stabilito che tale valuta debba essere il $ ?!

Altro che invito di Zelenskij a Kiev !! Ecco la risposta. Il mondo sta cambiando davanti a noi.

CINA E BRASILE STABILISCONO IL PROPRIO SISTEMA DI TRANSAZIONI
CINA E BRASILE STABILISCONO IL PROPRIO SISTEMA DI TRANSAZIONI

La spada dello Zar

di Massimiliano Vino

La storia della Russia dimostra come essa non possa che essere governata da un potere assoluto, che si manifesta nelle forme tipiche dello Stato hobbesiano.

Anno 1651. Memore della devastante crisi d’identità che ha travolto le istituzioni del Regno d’Inghilterra, che l’ha condotta ad una sanguinosa guerra civile, che ha spaccato il paese tra realisti e parlamentaristi, Thomas Hobbes pubblica la summa – assieme all’opera di Jean Bodin – di decenni di riflessioni intorno a quel mostro instabile, ancora privo di vera legittimità che è lo Stato: è il Leviatano. Un abominio biblico, che compare come castigo divino più che come benedizione per le umane sorti, descritto in Giobbe 40, 16:

«Guarda, la sua forza è nei fianchi/ e il suo vigore nei muscoli del ventre./Rizza la coda come un cedro,/ i nervi delle sue cosce s’intrecciano saldi,/ le sue vertebre, tubi di bronzo,/ le sue ossa come spranghe di ferro./ Esso è la prima delle opere di Dio; /il suo creatore lo ha fornito di difesa./ I monti gli offrono il pascolo/ e là tutte le bestie della campagna si trastullano.»

Come può l’incarnazione del caos, essere la creazione più complessa della razionalità umana dispiegata in forma di potenza politica? Ecco che lo Stato-Leviatano è manifestazione della potenza divina ed è al contempo un castigo all’egoismo dell’umano che di leggi naturali non può sopravvivere giacché per Hobbes esse sono “valide, ma non sono efficaci”. 

In principio era la guerra di tutti contro tutti. Prima dello stato di natura di Locke e Rousseau, paradiso della libertà prima dell’altrettanto libero contratto, che apre alla possibilità di una continua trattativa e revisione del potere, c’è il caos hobbesiano. In cui non esiste sicurezza, né vera libertà:

«Deriva anche da quella condizione di guerra il fatto che non esiste proprietà, né concetto del dominio, né distinzione tra mio e tuo, ma soltanto che ognuno si impadronisce di ciò che può, e per tanto tempo quanto è in grado di conservarlo.»

Gli uomini scelgono allora il male minore. L’autorità sovra-individuale e comunque caotica, mostruosa e onnipotente del demone Leviatano. Lo Stato, come razionalità dispiegata all’ennesima potenza, puramente umana e che non deriva in nessun caso da un’investitura divina. Il terrore dell’altro spinge a rinunciare alle proprie libertà in nome di un singolo individuo, legibus solutus, che ha il potere e la forza di imporre la propria volontà e la pace, con qualunque mezzo, a tutta la comunità. Lo Stato assoluto verrà definito nella sua inconsapevole “perfezione” da Oswald Spengler come culmine del processo di formazione della civiltà occidentale. Celebrato prima ancora da Hegel come massima espressione politica dello Spirito. 

Eppure è nella “inquietante estraneità” e nell’abissale distanza culturale dell’estrema periferia orientale di quell’Occidente – che si chiama ancora, soltanto, Europa – che il mostro dello Stato trova degli adepti potenzialmente alieni eppure intimamente adatti a recepire il lessico del Leviatano. Così Marc Raeff, interpretando le vicende drammatiche, spiritualmente e materialmente contigue della Russia zarista, ha visto nell’affermazione intellettuale di un modello di Stato razionalmente ordinato (definito “Stato di polizia”) la matrice di tutta la storia politica russa, riecheggiante nell’Unione Sovietica e nell’attuale Russia di Putin. Così è dallo studio sulla Natura e sulla desacralizzazione della stessa che si fonda il principio di una ragione umana politicamente (e hobbesianamente) ordinante:

«Applicando la ragione umana ai dati già raccolti dall’osservazione dei fenomeni naturali, è possibile studiare, comprendere e ordinare questo universo mediante leggi fondamentali rigorose e permanenti. Tale universo infinito e le sue risorse illimitate possono non soltanto esser concepiti, ma altresì organizzati e sfruttati a vantaggio dell’uomo […]. Accanto alla ragione, sono dunque la volontà e l’energia creatrice dell’uomo i motori essenziali di ogni organizzazione e di ogni politica.»

Scrive così lo storico russo, occidentale d’adozione, osservando come tale meccanismo si generi nelle burocrazie e nelle corti occidentali. Tale forma di organizzazione e di ordine razionale applicato alla politica sulla base delle leggi razionali regolanti la natura, in cui il progresso conoscitivo e quello produttivo e di ordine creativo non hanno mai fine, trovano un loro dispiegamento in un contesto come quello della Moscovia, poi Russia degli zar. Così, in prefazione, Alain Besançon individua nell’idea di uno “Stato ben ordinato” il fondamento stesso della Russia moderna, una sorta di “sigillo sacro” sovrapposto al corpo sociale. La Russia sembra muoversi a scatti sulla via della modernizzazione, sotto la guida di un governo “illuminato” (e dispotico) che la fa marciare a tappe forzate verso la civiltà. Scolara elementare del cadavere vivente dell’impero bizantino, con caratteristiche da Stato ecclesiastico, la Moscovia, da cui prende avvio il processo è un governo teocratico con forti caratteristiche orientaleggianti:

«Conformemente al modello bizantino, lo zar è di fatto un personaggio ecclesiastico, allo stesso titolo del patriarca. Egli ha una funzione ieratica in certi riti celebrati nella Chiesa. Inoltre, lo zar di Mosca deriva la sua legittimità ad un tempo dal suo ruolo ieratico e dal fatto che, dopo la conquista ottomana di Costantinopoli, egli è l’unico principe ortodosso indipendente.»

Una teocrazia mascherata nella funzione politica e imperiale dello zar. Su tale impianto si innesta il lavoro violento di una nuova funzione razionale dell’autocrazia. Il Leviatano russo è il katechon che da solo può condurre una popolazione numerose e una aristocrazia radicalmente sottomessa all’autorità zarista, verso una radicale trasformazione. In tal senso si imprimono le politiche di Pietro il Grande, autocrate di tutte le Russie, che imprime il proprio sigillo all’ascesa della Russia sul palcoscenico del concerto delle potenze europee. La ritrattistica sembra tracciare questo cambio di passo, laddove suo padre lo zar Alessio e rappresentato come un vescovo più che come un sovrano, mentre il ritratto di Pietro ad opera di Sir Godfrey Kneller è l’immagine di un re-guerriero, sul solco della rappresentazione di sovrani gloriosi come Luigi XIV. La volontà organizzatrice della razionalità si traduce anche nello sforzo sovrumano di una guerra lunga e logorante – esordio della più sperimentata tattica militare russa – contro la Svezia, che si associa imprescindibile all’edificazione di San Pietroburgo. Porta verso l’Occidente, costruita con la stessa spietata autorità dei sovrani egizi o assiri. Intere masse di lavoratori perirono durante i lavori. L’impianto fu artificioso e – almeno in apparenza – spiritualmente distante nelle fattezze dalla tradizione estetica ed artistica russa. Dostoevskij la definirà la “città più razionale e premeditata del mondo”. 

Emerge come nello Stato petrino i corpi intermedi vengano a mancare del tutto, già assenti nella loro assoluta inferiorità al sovrano-patriarca. Lo Stato promana direttamente dalla testa coronata dello zar. La sofferenza delle masse rafforza il bisogno di sicurezza. Raeff contraddice chi ha visto nella rivoluzione di Pietro un semplice strumento in vista della potenza militare, laddove un susseguirsi di sconfitte militari e l’impossibilità di una vittoria totale sulla Svezia nella Guerra del Nord, si accompagnano agli sforzi colossali di modernizzazione e ai lavori per la capitale. Lo zar-Leviatano esercita il monopolio della violenza sul suo popolo e contro i suoi nemici. Ogni risorsa umana o materiale serve a garantire la vittoria dello Stato. La nobiltà è ridotta ad un servilismo passivo, che se da un lato conserva l’autorità dello Stato dalle lotte intestine, dall’altro lato costituisce un consistente limite alla formazione di una classe dirigente e burocratica intermedia, a metà tra il monarca assoluto e la massa della popolazione. Parlando con tono sprezzante e ad un tempo affascinato dell’autocrazia russa, il diplomatico britannico Sir George Macartney durante il suo soggiorno in Russia, tra il 1765 e il 1767, in questi termini della sua perfetta integrazione con un contesto percepito come “barbarico”:

«Il dispotismo non può mai prosperare a lungo, se non in una nazione barbara, ma al dispotismo la Russia deve la sua grandezza e il suo dominio; cosicché, se mai la monarchia divenisse più limitata, perderebbe il suo potere e la sua forza, nella misura in cui avanzerebbe nelle virtù morali e nel progresso civile.»

Sarà Caterina II a portare a compimento, sotto il velo del dispotismo illuminato in salsa voltaireana, la sintesi zarista tra Stato di polizia, razionale e ordinatore ed autocrazia messianica russa. L’obiettivo è di costruire un sistema in grado di fare da cornice ad una società “dinamica e produttiva (ancorchè pacifica ed armoniosa), guidata nella sua marcia verso la potenza, la prosperità e la felicità dal sovrano autocrate.” L’idea di uno Stato ordinatore e sovradimensionato nelle sue competenze diviene la missione universale della monarchia zarista, nonché l’eredità più importante che la nascente Russia lascerà all’Unione Sovietica e alla Russia di Putin. Sistema che organizza le masse e le guida verso un “futuro luminoso”; che raccoglie gli stimoli esterni (siano essi il modello statale razionale, il marxismo o un capitalismo statalizzato mescolato ad una matrice nazional-conservatrice) e ne fa altrettanti strumenti di affermazione. In tutto questo regna la continuità di una insicurezza psicologica collettiva, che all’aristocrazia russa costantemente ridimensionata e spesso oggetto di vere e proprie purghe, fa seguire le repressioni staliniane e sovietiche e il monopolio del “nuovo zar” Putin sulle proprie oligarchie finanziarie. Proprio la zarina Caterina, facendo eco al già citato Macartney, suggellò il Leviatano russo nel suo apogeo pre-napoleonico, palliativo al caos del tutti contro tutti, adottando indirettamente la filosofia politica hobbesiana come imprescindibile struttura portante, prima ancora del marxismo-leninismo:

«Il sovrano di questo impero gode di un’autorità illimitata: è autocrate. Solo un potere concentrato così nella sola persona del sovrano è in grado di produrre un impulso proporzionato all’estensione di un impero tanto vasto. Un impero esteso presuppone di per sé un potere illimitato nella persona che lo governa. La prontezza nella decisione sugli avvenimenti che sopraggiungono dai luoghi distanti deve compensare la loro lentezza ad arrivare, conseguenza necessaria di questa distanza. Ogni altra forma di governo non sarebbe solo dannosa alla Russia, ma comporterebbe infine la sua totale distruzione

Fonte: Dissipatio

La spada dello Zar
La spada dello Zar