L’INTEGRAZIONE DI PASSATO E PRESENTE

di Luca Rudra Vincenzini

In molti non vedono come sia possibile rileggere una disciplina del passato alla luce di una scienza del presente. Io, invece, credo non solo che sia possibile ma che sia anche necessario. La segretezza da sempre fà comodo a chi trae lucro da un segreto (così è se vi pare), il cameratismo, ossia il sentirsi parte di un gruppo, è un narcotico molto potente, essere liberi è altra storia…

Se osserviamo trasversalmente i vari darśana (scuole filosofiche indiane) possiamo rintracciare tre funzioni principali della mente umana:

1) una sfera coscienziale di autopresenza (citi, vijñāna, sākṣin);

2) una sfera cognitiva, ossia relata alla conoscenza (buddhi, prakāśa, jñāna);

3) una sfera mnestica, ossia legata al ricordo, anche al ricordo dell’io (smṛti, citta, kliṣṭamana).

Ergo riassumendo: testimoniare, capire e ricordare.

Per comodità, il cervello prima di comprendere e/o rimanere imparziale rispetto agli eventi, tende sempre ad applicare tramite, la memoria, il già conosciuto sul conoscibile. Ogni volta che queste due tessere non corrispondono, però, ossia il passato conosciuto ed il presente da conoscere, si crea una resistenza (kleśa), cosa che in ultima analisi è sofferenza (duḥkha).

Quindi andando a vedere bene quando, per risparmiare energia, il cervello applica uno schema passato, in realtà getta sulla percezione della realtà presente (sṛṣṭidṛṣṭivāda) un’attidudine sofferente, dovuta al mancato combaciare tra i due.

In tale ottica, le prove iniziatiche del tantrismo, la propensione ad accettare tutte le variabili, a vedere lo stesso principio vitale dietro ogni evento, celano una saggezza non solo di tipo mistico-esistenziale ma, oggi sappiamo, anche di tipo neuroscientifico, cosa testimoniata dalla scienza della neuroplasticità.

Adattarsi a ciò che accade e vedere nuovi orizzonti nell’esperienza comune rende la mente libera e stimola, cosa non da poco, una massiccia produzione di endorfine, gli ormoni della felicità (“ānanda”). Ergo la prossima volta che ti adegui ad una cosa che non ti piace, magari continuerà a non piacerti, però sappi che se riuscirai nell’intento, non da poco, di passarci attraverso senza troppe lacerazioni, avrai attualizzato un insegnamento antico celato in una scoperta moderna che si chiama neuroplasticità.

Concluderei allora in pompa magna con una massima: “meglio neuroplastici che neurospastici” (chiedo scusa agli affetti da spasticità se li accomuno a gente con il cervello chiuso).

L'INTEGRAZIONE DI PASSATO E PRESENTE
L’INTEGRAZIONE DI PASSATO E PRESENTE

CATTOLICESIMO: UNA RELIGIONE CONTAMINATA

di Mike Plato

Bizzarra religione contaminata quella cattolica, e non parlo di cristianesimo originario, ma della successiva sovrapposizione e stratificazione cattolica. Cristo viene anche per insegnare una corretta adorazione di Dio in quanto Padre, concetto in ogni caso non sconosciuto a certo ebraismo elevato (Giobbe 31,18 poiché Dio, come un padre, mi ha allevato fin dall’infanzia e fin dal ventre di mia madre mi ha guidato ; Salmi 67,6 Padre degli orfani e difensore delle vedove è Dio nella sua santa dimora; Salmi 88,27 Egli mi invocherà: Tu sei mio padre, mio Dio e roccia della mia salvezza; Siracide 23,4 Signore, padre e Dio della mia vita, non mettermi in balìa di sguardi sfrontati; Proverbi 3,12 perché il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto) e fa capire che egli è solo un mezzo per il. Grande fine, una corretta adorazione di Dio Padre e solo di Dio Padre, come è scritto in Giovanni 4,23: “Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori.Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” . Ciò viene ribadito anche nella Rivelazione di Giovanni….Apocalisse 19,10 Allora mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo, ma egli mi disse: «Non farlo! Io sono servo come te e i tuoi fratelli, che custodiscono la testimonianza di Gesù. È Dio che devi adorare; Apocalisse 22,9

Ma egli mi disse: «Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare; Apocalisse 14,7 Egli gridava a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio.Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque…

È DIO CHE DEVI ADORARE, il mantra del cristianesimo primitivo. Ma i cattolici scombinano le carte e adorano il Figlio che resta creatura, seppur gloriosa e sublime, ma pur sempre mediatore.

In occasione delle tre tentazioni, Cristo è lapidario

Matteo 4,10

Ma Gesù gli rispose: «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto».

Non dice certo ADORAMI E RENDI CULTO A ME. dice ADORA YHWH E RENDI CULTO SOLO A LUI.

Definire, quindi, il cristianesimo come religione del Figlio è assurdo e incorretto. Il figlio resta IL MODELLO ESEMPLARE al fine della adorazione del PADRE, la VIA per giungere al Padre.

CATTOLICESIMO: UNA RELIGIONE CONTAMINATA
CATTOLICESIMO: UNA RELIGIONE CONTAMINATA

IL PASSAGGIO SU STOLYPIN

di Roberto Siconolfi

Una delle parti meno evidenziate del discorso di Putin è stata il passaggio su Stolypin, il primo ministro russo di epoca zarista che più di tutti tentò di scongiurare la rivoluzione bolscevica.
Lo zarismo russo, oramai viveva la parabola discendente tipica di tutte le aristocrazie europee, simile a quella che portò alla rivoluzione francese.
Stolypin non era un semplice reazionario, la sua attività portò a riforme e migliorie per i contadini russi, nel tentativo anche di evitare la loro alleanza col il nascente proletariato di fabbrica.
Non riuscì nel suo intento solo per l’ottusità dello Zar, che gli diede incarico con estremo ritardo, mentre preferiva vivacchiare e reprimere alle spalle del popolo e contro il popolo.
A dispetto di tutte le fregnacce destroidi, e che hanno come megafono principale e strumentale la presidenza del consiglio (la Russia è come l’URSS, imperialismo sovietico, ecc.), Russia Unita, il partito del presidente Putin, è un partito centrista, popolare, democristiano.
E quindi, oltre che anti-fascista, è anti-comunista. Comunisti che però sostengono l’azione del presidente da un punto di vista politico internazionale, così come ogni sana politica di unità nazionale prevede (pensiamo al CLN in Italia).
E questa matrice “centrista” viene fuori oltre che nell’equilibrio e nella grandissima capacità “tattica” di Putin, anche dai passaggi del discorso e dalle politiche già attuate in favore del capitale nazionale e produttivo a dispetto del capitalismo predatorio e mondialistico, che avvantaggia altre economie.
È il dirigismo economico, quella forma di economia politica che portava lo Stato Italiano, durante la prima repubblica e per certi versi anche col fascismo, ad indirizzare l’economia a vantaggio del popolo e della nazione, in un regime però sempre di libero mercato o al massimo di economia mista (privato/pubblico).
E questa è la seconda lezione “politica” che invece va a tutte quelle frange che hanno fatto dell’ossessione statalista e anti-liberista, l’idea fondante per un recupero della sovranità nazionale.
È inutile dire che allo stato attuale non vi è una forza politica di questo tipo in Italia, e tra l’altro è diversa proprio la fase di sviluppo storico dell’Europa occidentale (una zona a globalismo avanzato) dalla Russia.

IL PASSAGGIO SU STOLYPIN
IL PASSAGGIO SU STOLYPIN

IL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE WANG WENBIN DURISSIMO CONTRO GLI STATI UNITI

a cura di Rainaldo Graziani

Il rappresentante di un piccolo Paese di un miliardo e mezzo di persone e con una forza economica forse maggiore della Polonia ha voluto rilasciare un commento:

“Ciò che è veramente preoccupante è l’impatto devastante degli Stati Uniti sulla pace e sulla stabilità nel mondo. Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di guerra. Gli Stati Uniti non sono stati in guerra solo 16 anni dei suoi 240 anni di storia: hanno avviato l’80% dei conflitti armati mondiali dalla fine della II° Guerra mondiale, violano la sovranità di altri paesi e interferiscono nei loro affari.

Dalla fine della II° Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno tentato di rovesciare oltre 50 governi stranieri, interferito nelle elezioni in almeno 30 paesi e tentato di assassinare oltre 50 leader stranieri. Le guerre della NATO guidate dagli Stati Uniti contro l’Afghanistan, l’Iraq e la Siria hanno provocato più di 900.000 morti e 37 milioni di rifugiati.

Finché continueranno le politiche egemoniche e le tendenze bellicose degli Stati Uniti, non ci sarà pace nel mondo.”

IL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE WANG WENBIN DURISSIMO CONTRO GLI STATI UNITI
IL PORTAVOCE DEL MINISTERO DEGLI ESTERI CINESE WANG WENBIN DURISSIMO CONTRO GLI STATI UNITI

BARDO THODOL: IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI (VIDEO)

a cura dell’Associazione Internazionale SOL COSMICUS

Libro Tibetano dei Morti o Bardo Thodol, è un testo buddhista che incarna l’antica credenza religiosa orientale nella reincarnazione dell’anima. Si tratta di un testo classico del Buddismo tibetano.

La ruota del karma deve essere rispettata e superata attraverso le azioni virtuose dei viventi per consentire alle anime dei morti di abbandonare la strada della reincarnazione e liberarsi nel definitivo ricongiungimento con l’Assoluto Cosmico.

Questo classico della religiosità orientale appartiene al filone di scritture arcaiche attraverso le quali l’uomo ha tentato di affrontare l’angosciante problema della morte, proponendo soluzioni che leniscano il terrore e rassicurino il vivente sul suo ignoto destino. Nel fiorito linguaggio di questo rituale tibetano, la morte si configura in modo radicalmente diverso sia dall’idea di un’integrazione nella gloria divina, sia dal concetto di una dissoluzione totale. Nel tempo intermedio tra la morte fisica e il destino finale, il defunto conserva un “principio cosciente” sul quale opera il monaco recitante, che mediante la lettura del testo, ingenera in quel “principio”esperienze visionarie ed evoca le immagini terrifiche degli dei.

Per coloro che vorrebbero raggiungere una maggiore consapevolezza nella vita personale questo è un libro speciale. Per l’occidentale accostarsi alla pratica tibetana e buddista è all’inizio sconvolgente. Si tratta di una cultura orientata alla cura di sé e alla pacificazione con le domande fondamentali dell’esistenza.

Il Libro Tibetano dei Morti è basato sulla facoltà dell’Udire, inteso come ascolto a diversi livelli. All’ascolto di sé e degli interrogativi interiori ci si allena nella vita e si può trovare aiuto, secondo la tradizione tibetana, nei gter-ma (tesori), testi o oggetti sacri.

Il Bardo Thodol è un libro tibetano che fu scritto nell’ottavo secolo. Esso contiene le istruzioni per il moribondo che gli vengono recitate all’orecchio nel momento del trapasso.
Il Libro Tibetano dei Morti fu tenuto segreto fino agli inizi del XX secolo, poi nel 1917 fu scoperto da un viaggiatore inglese e tradotto nel 1927 dopo lunghi anni di lavoro. Attualmente se ne trovano edizioni in tutte le lingue, anche in italiano.

Per comprendere il testo bisogna considerare che il Buddismo considera scopo primario dell’uomo raggiungere l’Illuminazione, cioè la piena coscienza dell’irrealtà del mondo sensibile e quindi anche del proprio io. Nel Buddhismo sono sconosciuti i concetti di Dio e di Anima.

Secondo i buddisti tibetani questa credenza è causata dall’ignoranza circa la vera natura dell’esistenza. Questo intende affermare il buddismo quando dice che il mondo è irreale. Il rimedio a questa ignoranza consiste nel vedere al di là dell’illusione. Per giungere a questo stadio è necessario riconoscere le proprie proiezioni del mondo e dissolvere il senso del sé nel vacuo e nel luminoso.

Il Buddismo ha recepito il concetto induista che durante la vita l’uomo accumula il Karma. Questo Karma è la causa della nascita di un nuovo individuo dopo la morte. Se il Karma è negativo, si può rinascere anche come animale; se il Karma è positivo si può rinascere anche in uno dei tanti stati spirituali superiori all’uomo, ma neanche questo è un fatto positivo, perchè anche questi stati sono soggetti alla legge del Karma.
La recita del Bardo Thodol al morente è un tentativo di fargli raggiungere l’illuminazione mentre si trova nello stato di Bardo, cioè nell’intervallo di tempo che precede una nuova rinascita.
Nella stragrande maggioranza dei casi questo scopo non viene raggiunto, ma, come effetto secondario, si può far ottenere al morente una buona rinascita, come essere umano dotato di quelle qualità intellettuali che potrebbero consentirgli di raggiungere l’illuminazione nella nuova vita.
L’insegnamento fondamentale che il Bardo Thodol da al morente è che tutte le visioni che gli appariranno sono solo proiezioni della sua mente e che quindi egli deve assolutamente evitare di esserne attirato.
E’ doveroso notare che molte di queste visioni coincidono con le descrizioni fatte dalle persone che hanno vissuto un’esperienza premorte.

Recensire un libro di questo genere ci porta per lo più a raccontarvi di cosa tratta, per questo preferiamo fare una recensione sull’edizione del libro e non sul suo contenuto. Abbiamo selezionato per voi la Prima edizione integrale con il commento del Dalai Lama perché a nostra opinione, questa versione, ci sembra quella più indicata da un lettore neofita che si vuole avvicinare ad un nuovo modo di concepire la morte ma soprattuto la vita.

Il commento del Dalai Lama da qualcosa in più a questa edizione, l’arrichisce, accompagnando cosi il lettore, passo dopo passo, nel mondo del Bardo Thodol e di quello che rappresenta nella vita di tutti i giorni.

BARDO THODOL: IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI
BARDO THODOL: IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI
BARDO THODOL: IL LIBRO TIBETANO DEI MORTI

L’ARCA DI GABRIELE: UNA STORIA INCREDIBILE CHE POCHI CONOSCONO

a cura di Ester Levi

Nel 2015 è stata ritrovata sotto la Mecca la gemella dell’Arca dell’Alleanza, che sarebbe stata donata dall’Arcangelo Gabriele a Maometto, in concomitanza con la rivelazione del Corano. Si cercò di rimuoverla e successe il finimondo, ci furono migliaia di morti. Solo in seguito, con gli opportuni riti, si riuscì a spostarla e fu portata in sicurezza in Antartide. Questo in sintesi, ma procediamo con ordine.
L’arca dell’Alleanza di cui parla la Bibbia sappiamo tutti cos’è: quel contenitore pesante con un coperchio in oro massiccio raffigurante due cherubini, che conteneva le tavole dei comandamenti ricevute da Mosè sul monte Sinai. Era un oggetto molto particolare perché emetteva una fonte di energia e poteva essere toccata e trasportata esclusivamente da sacerdoti particolari che sapevano come maneggiarla, chiunque altro la toccasse anche inavvertitamente, veniva fulminato. La stessa Bibbia ci menziona di qualcosa simile a raggi, di energie, addirittura qualcosa di simile a fulmini globulari che si scatenavano da questo contenitore e colpivano delle persone. Le tracce dell’arca dell’alleanza poi si perdono in concomitanza con la distruzione del tempio di Gerusalemme.
E qui ci possiamo riallacciare a due fatti molto misteriosi. Uno successo nel 4° secolo dc e uno che è successo pochissimi anni fa, nel 2015. Nel primo caso l’imperatore Giuliano che tentò di ripristinare antiche tradizioni, aveva deciso, anche per tentare di tenersi buone le popolazioni dell’area palestinese, di riedificare il tempio distrutto di Gerusalemme. Bene, mentre gli operai erano impegnati a sgomberare le macerie per poi gettare le fondamenta del nuovo- e questa cosa è narrata dalle cronache del tempo- all’improvviso si sprigionarono da sottoterra delle sfere infuocate che come impazzite colpirono tutti gli operai del cantiere uccidendoli. Tutto intorno ci fu un fuggi fuggi generale, scapparono tutti e fu deciso dalle autorità romane di non proseguire i lavori. Questo ci fa pensare, visto i parallelismi con la Bibbia, che l’Arca dell’Alleanza fosse ancora custodita sotto le macerie del tempio, magari in una cella sotterranea.
Incredibilmente qualcosa di molto simile è successo in Arabia Saudita, alla Mecca, nel 2015. Una tradizione islamica ci parla di quella che può essere considerata la gemella dell’Arca dell’Alleanza: l’Arca di Gabriele, ovvero un qualcosa descritto in modo molto simile, un contenitore d’oro che emanava una fonte di energia, che sarebbe stato donato dall’Arcangelo Gabriele -Jibril in arabo – a Maometto, in concomitanza con la rivelazione del Corano, sempre da parte dello stesso Gabriele. Di questo oggetto di potere si erano perse le tracce. La stessa tradizione religiosa islamica sapeva che era conservato alla Mecca, ma non era più stato trovato. Ebbene nel 2015, un’equipe di archeologi scavando nei sotterranei della Mecca, lo trovò. Aprirono una camera segreta e in una nicchia del muro trovarono questo oggetto. Appena tentarono di rimuoverlo si scatenò il finimondo. Da questo oggetto sono partiti dei raggi, anche in questo caso come dei fulmini globulari, che hanno ucciso tutti. Ma non soltanto i tecnici egli archeologi che stavano lavorando allo scavo, hanno ucciso anche diversi pellegrini che erano al piano superiore nella moschea. Alcuni mesi dopo, con qualche precauzione in più, tentarono nuovamente di rimuovere quest’arca per trasportarla fuori dal sotterraneo e successe qualcosa di ancora peggio. Questa volta l’arca fu ancora più cattiva e morirono non solo quelli che tentarono di rimuoverla, ma addirittura al livello del suolo ci furono circa 4000 morti fra i pellegrini che in quel giorno affollavano la Mecca. E il cielo della Mecca, in una giornata soleggiata estiva, è stato completamente inondato di fulmini, fulmini violacei, ed esistono le fotografie che lo provano.
L’incidente venne fatto passare dalle autorità saudite, per come venne detto ufficialmente ai giornali, che queste persone erano morte per la calca, per l’affollamento, insomma cercarono di arrampicarsi sugli specchi per tentare di nascondere l’episodio. È tutto documentato, si può vedere nei giornali dell’epoca, settembre 2015, o su internet (ma riportano solo 770 morti).
Lì ebbe inizio una vicenda molto particolare perché le autorità saudite si rivolsero ai Russi per mettere a posto le cose, non perché i Russi avessero delle tecnologie particolari per mettere in sicurezza questo oggetto, ma perché ce li aveva incredibilmente la Chiesa Ortodossa Russa. La Chiesa Ortodossa Russa infatti era in possesso, e lo è tutt’ora, di un manoscritto che nel 12° secolo dc, quando ci fu la malaugurata crociata che devastò Costantinopoli, che venne messo in sicurezza e trasportato in Russia. Un manoscritto che conteneva le istruzioni date dallo stesso Arcangelo Gabriele a Maometto per poter utilizzare l’arca. La chiesa Ortodossa, in collaborazione con gli scienziati dell’Accademia delle Scienze della Russia, riuscì alla fine a prelevare questo oggetto e trasportarlo per metterlo in sicurezza ….. in Antartide.
Tutta la procedura comunque non fu semplice. La cronaca dei tempi scrisse di viaggi di patriarca ortodossi che portarono manoscritti in Antartide. In concomitanza Putin era alla ricerca di una fonte di energia molto particolare proprio nei ghiacci dell’Antartide e altri strani viaggi in Antartide di personalità importanti.
Vediamo i particolari. L’arca fu rimossa, questa volta senza conseguenze e portata a Gedda, sulla costa saudita e caricata su una nave russa che, scortata da un’intera flotta militare, raggiunse l’Antartide. Lì poi, non si sono limitati a nascondere in profondità questo manufatto, ma hanno celebrato un vero e proprio rito alla presenza di autorità islamiche, autorità ortodosse e vari altri personaggi, in cui sono riusciti, applicando le istruzioni contenute in questo manoscritto che è stato messo a disposizione del Patriarca Kirill, anche lui presente quella volta in Antartide, e grazie anche ad un altro manoscritto che il Patriarca Kirill avrebbe ricevuto da Papa Bergoglio. Ricevuto quando? Durante il loro incontro a Cuba, in quell’incontro molto misterioso di cui non è mai trapelato quello di cui hanno veramente discusso, hanno dato solo delle spiegazioni di circostanza. Pare che Bergoglio abbia accettato di mettere a disposizione del Patriarcato di Mosca un particolare manoscritto che è sempre stato custodito negli archivi vaticani, che avrebbe dato le istruzioni complementari. Praticamente questi due manoscritti hanno permesso che quell’oggetto di potere venisse inertizzato compiendo un rituale assimilabile ad alta magia. Sembra fantascienza, ma è quello che effettivamente là è successo. In Antartide i misteri sono tanti.

L’ARCA DI GABRIELE: UNA STORIA INCREDIBILE CHE POCHI CONOSCONO
L'ARCA DI GABRIELE: UNA STORIA INCREDIBILE CHE POCHI CONOSCONO
L’ARCA DI GABRIELE: UNA STORIA INCREDIBILE CHE POCHI CONOSCONO

IL MODELLO OLOGRAFICO

di Nitamo Federico Montecucco

Il primo modello olistico della nuova scienza

Il modello olografico è une della principali basi scientifico-filosofiche della nuova scienza olistica e del paradigma olistico, in quanto, partendo da dati fisico-matematici, estende la propria interpretazione all’intera esistenza e alle dimensioni della coscienza. Il modello olografico si basa sul concetto di informazione globale che lega una parte al tutto: la parte diventa un ologramma del tutto, in quanto contiene al suo interno una rappresentazione globale dell’insieme da cui deriva. Questo, di fatto, implica una relazione informatica continua, coerente e dinamica tra la parte e il tutto.

Agli inizi degli anni Ottanta, Ken Wilber, stimato autore di saggi sugli stati di coscienza ed editore della rivista Revision, ha curato la pubblicazione di The Holografic Paradigm, un testo di grande fascino scientifico e intellettuale a cui hanno collaborato David Bohm, Karl Pribram, Fritjiof Capra, Renée Weber, Itzhak Bentov, Stanley Krippner e molti altri studiosi.

Sulla scia della critica ai paradigmi scientifici e culturali che il libro di Thomas Khun, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, aveva provocato, il libro di Wilber risuonava come una prima vera alternativa concettuale attesa da tutti i liberi ricercatori. Ogni periodo storico è caratterizzato da paradigmi differenti, dei veri modelli della realtà; le rivoluzioni scientifiche e culturali, sostiene Khun, sono basate su un cambio di questi modelli di fondo con altri più adatti alle presenti situazioni. Ad esempio, Einstein introduce, con la relatività, un differente modello rispetto a quello newtoniano, in grado di permettere una più profonda e attuale comprensione della realtà fisica.

Tutti i paradigmi su cui si è basata la scienza sono comunque materialisti, cioè non implicano l’esistenza di nessun’altra dimensione oltre a quella fisica-oggettiva.

Il modello olografico al contrario sembra implicare una complessità teorica e una semplicità intuitiva tale da renderlo indispensabile per spiegare e comprendere anche scientificamente una larga parte delle relazioni tra l’Uno e il Tutto.

L’ologramma: la parte nel tutto, il tutto nella parte

Ma che cos’è l’ologramma? Cerchiamo di capirlo in modo semplice. L’ologramma nasce dal laser. Nella produzione di un ologramma, un fascio laser puro viene fatto passare da un semispecchio, che lo divide in due fasci identici. Il primo di questi fasci resterà puro e incontaminato, il secondo verrà proiettato sull’oggetto da “fotografare”, che lo modificherà, riflettendolo. Poi i due fasci, quello puro e quello modificato, si riuniscono e impressionano la lastra olografica, su cui arriva un fascio puro e uno modificato dall’oggetto. Tra questi due fasci si viene a creare un fenomeno di “interferenza” che appare sulla lastra olografica sotto forma di cerchi concentrici senza un senso apparente; queste linee di interferenza contengono tutte le informazioni tridimensionali dell’oggetto fotografato. Facendo passare un fascio laser puro dalla lastra precedentemente impressionata si ottiene un’immagine tridimensionale dell’oggetto ripreso. Questa tridimensionalità è il frutto della coerenza del fascio laser. Ma l’ologramma riserva ancora delle sorprese; al contrario di una normale pellicola fotografica, in cui ogni parte contiene una relativa parte dell’immagine, la lastra dell’ologramma contiene l’intera immagine in ogni suo punto: se la spezziamo in cento pezzi, ogni pezzo conterrà l’intera immagine. Verranno persi particolari e dettagli ma l’oggetto apparirà nella sua unità. Ogni punto dell’ologramma contiene quindi, in perfetto ordine tridimensionale, tutte le informazioni dell’oggetto, proprio come una Cyber-cellula di un organismo contiene l’intera informazione-coscienza del sistema (Cyber-animale) di cui è parte intrinseca.

Il modello olografico quindi è essenzialmente un modello di relazione e di informazione globale, un modello universale, potente e fecondo: la sua forma è naturalmente tridimensionale, come insieme o campo, idealmente sferica, come ogni unità micro-macrocosmica. Il modello olografico costituisce una delle basi teoriche che sostengono il concetto di ordine implicato di Bohm, dove tutto è connesso e in ogni punto c’è l’immagine e l’informazione del tutto. Dalle sfere celesti del macrocosmo agli atomi vivi della concezione greca, il modello olografico sembra ridare vita e comprensione scientifica alle visioni unitarie di tutti i tempi e di tutte le culture compreso, ovviamente, il modello Cyber.

Così l’uomo diventa un insieme, un’unità olografica che contiene in Sé la matrice dell’informazione totale del sistema in cui è incluso (la sfera terrestre, la sfera schiacciata del sistema solare, della galassia, e così via), e con il quale c’è un continuo scambio di informazioni e di energie; la stessa continua relazione, simultaneamente, esiste anche con le sfere più piccole di cui è composto, le cellule, gli atomi e le particelle subatomiche. Le cellule del nostro corpo diventano, così, perfette unità olografiche, in quanto ognuna di esse contiene, nel DNA, l’informazione globale dell’intera unità umana, grazie alla quale la cellula può comunicare e relazionarsi continuamente con il sistema. I campi di applicazione dell’ologramma possono interessare ogni disciplina, dalla fisica, all’informatica, alla biologia, alle teorie mediche, sociali e psichiche dell’uomo, alla cosmologia.

Questo modello da tempo era atteso dalla medicina psicosomatica, dalla psicologia transpersonale e dall’ecologia per spiegare ciò che Ermete Trismegisto nella Tavola Smeraldina esprime col concetto Come in alto, così in basso: la relazione speculare e analogica tra la dimensione del micro e macrocosmo, tra uno e infinito. Ogni grande filosofia e religione ha intuito questa profonda interrelazione e interconnessione olistica tra unità e Tutto, tra anima individuale e cosmica, come l’antico modello sacro del mandala o il concetto Brahman-Atman. Le Isa Upanishad esprimono il concetto olografico con questo Sutra:

Quello è il Tutto
Questo è il Tutto
dalla Totalità emerge la Totalità
la Totalità viene dalla Totalità
e la Totalità comunque rimane

Il modello olografico – una nuova prospettiva della realtà
a cura di Emanuele De Benedetti

Il neuroscienziato Karl Pribram di Stanford e il fisico David Bohm, dell’università di Londra, hanno proposto una teoria associata, che potrebbe spiegare le esperienze trascendentali, gli eventi paranormali e le normali stranezze della percezione. Le implicazioni in ogni aspetto della vita umana, nonché per la scienza, sono così profonde che abbiamo dedicato un intero numero all’argomento.

Si avvera la predizione di un sistema teorico, atteso da lungo tempo, che, basato sulla matematica, avrebbe stabilito il supernaturale come parte della natura.

Secondo questa teoria i nostri cervelli costruiscono matematicamente la realtà “concreta”, interpretando frequenze da un’altra dimensione, una dimensione di realtà primaria strutturata e significativa che trascende lo spazio/tempo. Il cervello è un ologramma che interpreta un universo olografico.

Fenomeni come gli stati non ordinari di coscienza (che riflettono stati non ordinari del cervello) sarebbero dovuti a una sintonizzazione letterale alla matrice invisibile che genera la realtà “concreta”. Si renderebbe possibile l’interazione con la realtà a livello primario, dando così spiegazione della precognizione, della psicocinesi, dei processi di guarigione, della distorsione del senso del tempo, dell’apprendimento rapido… e dell’esperienza di “essere uno con l’universo”, della convinzione che la realtà ordinaria è un’illusione, delle descrizioni del vuoto come paradossalmente pieno. I taoisti dicono: “Il reale è vuoto e il vuoto è reale”.

Per parecchi anni coloro che si interessavano alla coscienza umana hanno parlato con speranza di un “paradigma emergente”, una teoria integrale che avrebbe incluso i punti più alti della scienza e dello spirito. Ecco una teoria che sposa biologia e fisica in un sistema aperto: il paradossale paradigma senza confini che la nostra scienza schizofrenica ha invocato.

Judith Groch, nel suo libro ‘You and Your Brain’, del 1963, osservava che gli eventi paranormali potevano essere ignorati perché non erano convenienti nel contesto della nostra conoscenza. Einstein, incapace di riconciliare le incoerenze all’interno della fisica newtoniana, “aprì una porta teorica attraverso cui gli scienziati si precipitarono a inseguire la conoscenza che si trovava dall’altra parte.” Groch suggerisce che il cervello ha aspettato il suo Einstein.

Sembra giusto che un modello radicale, soddisfacente, sia nato da Karl Pribram, neuroscienziato, amico di Alan Watts… di David Bohm, il fisico teorico, di Krishnamurti e collaboratore di Einstein.

Che cos’è l’olografia?

L’olografia è un metodo di fotografia senza lenti dove la luce emessa da un laser viene divisa in due. Una parte viene fatta incidere su un oggetto mentre l’altra rimane inalterata. I due raggi vengono poi fatti incidere sulla stessa lastra fotografica dando così luogo a delle frange di interferenza (la luce che ha colpito l’oggetto ha avuto un cambiamento di fase).

Quando la lastra fotografica impressionata (l’ologramma) viene fatta attraversare da una luce laser si ricrea l’immagine originale. L’immagine è tridimensionale, cioè un osservatore può girarci attorno e vedere i particolari delle diverse angolazioni.

Sulla lastra appaiono delle configurazioni a spire prive di senso.

Proprietà fondamentale: un qualunque pezzo dell’ologramma può rigenerare l’intera immagine, (anche se si perde in risoluzione se si usa un pezzo piccolo della lastra).

L’ologramma è un modello per una nuova descrizione della realtà

Il fisico David Bohm dice che l’ologramma è un punto di partenza per una nuova descrizione della realtà: l’ordine implicato. La realtà classica era focalizzata su manifestazioni secondarie, l’ordine esplicato delle cose, non sulla loro sorgente. Queste manifestazioni secondarie vengono estratte da un flusso intangibile, invisibile, che non è fatto di parti separate ma è una interconnessione inseparabile.

Bohm dice che le leggi fisiche primarie non possono essere scoperte da una scienza che tenti di dividere il mondo in parti.

Ci sono implicazioni convergenti nel modello che afferma che il cervello impiega un processo olografico per estrarre (astrarre) (i suoi contenuti) dal terreno olografico. I parapsicologi hanno cercato invano l’energia che poteva trasmettere la telepatia, la psicocinesi, l’energia dei guaritori, ecc. Se questi eventi emergono da un vasto campo di frequenze che trascende lo spazio e il tempo essi non hanno bisogno di essere trasmessi perché sono potenzialmente simultanei e presenti ovunque. (Lo spazio e il tempo verrebbero a crearsi nell’ordine esplicato come effetto del funzionamento olografico del cervello, dell’osservatore. Nella matrice originale del campo delle frequenze tutto è copresente e interconnesso, cioè in ogni punto c’è già un immagine olografica del tutto sia in termini spaziali che temporali.

I cambiamenti dei campi magnetici, elettromagnetici o gravitazionali e i cambiamenti delle configurazioni elettriche del cervello sarebbero solo manifestazioni superficiali, dei fattori soggiacenti non misurabili. J.B. Rhine, pioniera della parapsicologia moderna, dubitava che questa energia sarebbe stata trovata, lo psicologo Lawrence le Shan, autore di ‘Alternate Reality’, crede che l’energia sia un concetto meno utile, per quanto riguarda le guarigioni psichiche, che non il concetto di risonanza, di una certa fusione di identità.

La realtà primaria potrebbe essere un vasto campo di frequenze

La realtà è il prodotto di una matrice invisibile?

In una conferenza a Huston, Karl Pribram ha affermato: “Ci troviamo, forse, nel mezzo di un cambiamento di paradigma che abbraccerà tutte le scienze.” Ha poi spiegato la teoria poliedrica che potrebbe spiegare la realtà sensoriale come un “caso speciale”, costruita dalla matematica del cervello ma estratta da un vasto campo al di là dello spazio e del tempo, dove esistono solo frequenze. La teoria potrebbe spiegare tutti quei fenomeni che sembrano contraddire le attuali leggi scientifiche dimostrando che le restrizioni che impongono sono esse stesse un prodotto delle nostre costruzioni percettive. La fisica teorica ha già dimostrato che gli eventi a livello subatomico non possono essere descritti in termini meccanici.

Pribram, ricercatore molto influente nel campo dei meccanismi del cervello, ha accumulato per una decina di anni prove secondo cui la struttura profonda del cervello è essenzialmente olografica, funziona cioè in modo analogo al processo fotografico senza lenti per cui Dennis Gabor ha ricevuto il premio Nobel.

La teoria di Pribram ha raccolto sempre più consenso e non è stata seriamente messa in dubbio. Un’impressionante insieme. di ricerche, compiute in molti laboratori hanno dimostrato che le strutture del cervello vedono, sentono, odorano, gustano e toccano per mezzo di un analisi matematica sofisticata di frequenze spaziali e temporali. Una strana proprietà sia dell’ologramma che del cervello è la distribuzione dell’informazione su tutto il sistema, ogni frammento è codificato in modo da poter riprodurre l’informazione del tutto.

Malgrado il modello olografico abbia generato risposte utili, ha anche fatto nascere un interrogativo che continua a perseguitare Pribram. Chi sta guardando l’ologramma? Chi è “il piccolo uomo dentro il piccolo uomo” quello che Arthur Koestler chiama “il fantasma dentro la macchina?”

Dopo essersi lambiccato per un po’ su questo problema Pribram decise che se la domanda ha perseguitato tutti fin dai tempi di Aristotele forse era una domanda sbagliata. Così si è chiesto: “E se il mondo reale non fosse per niente fatto di oggetti veri Se fosse un ologramma?” Alcuni colloqui con suo figlio, un fisico, lo hanno condotto a scoprire le teorie di David Bohm. Con grande eccitazione Pribram ha scoperto che Bohm ha fatto l’ipotesi che la natura dell’universo potrebbe essere simile a un ologramma, un vasto campo di frequenze e di potenzialità che sottostanno all’illusione di concretezza. Bohm ha sottolineato che sin da Galileo la scienza ha oggettivato la natura guardando attraverso delle lenti. Pribram è stato colpito dal pensiero che la matematica del cervello potrebbe essere “una forma più rozza di lente”. Forse la realtà non è quello che vediamo coi nostri occhi. Se non avessimo quella lente potremmo conoscere un mondo organizzato nel vasto campo delle frequenze. Senza spazio, senza tempo, solo eventi. È possibile che la realtà venga “letta”, estratta, fuori da quel vasto campo? L’esperienza trascendentale suggerisce che ci deve essere un accesso al dominio delle frequenze, alla realtà primaria.

“E se ci fosse una matrice che non si oggettiva a meno che noi non le facciamo qualcosa?” Le rappresentazioni del cervello, le sue astrazioni, potrebbero essere identiche con uno stato dell’universo. Pribram ha inoltre sottolineato le intuizioni straordinarie dei mistici e degli antichi filosofi precedenti alle prove scientifiche dei secoli successivi. Un esempio è la descrizione metafisica della ghiandola pineale come il terzo occhio. Recentemente è stato trovato che la pineale potrebbe essere una specie di super ghiandola, perché la secrezione della melatonina regola l’attività della pituitaria, fino ad oggi considerata la ghiandola principale, del cervello.

Il filosofo del diciottesimo secolo Leibniz ha descritto un sistema di monadi che coincide in modo incredibile col nuovo modello. La sua scoperta del calcolo integrale ha permesso a Gabor di inventare l’ologramma due secoli più tardi.

Pribram si chiede: “Come hanno fatto queste idee a nascere millenni prima che avessimo la matematica adatta a capirle? Forse nello stato olografico, nel vasto campo delle frequenze, 4000 anni sono soltanto ieri.

La filosofia orientale è già penetrata nel pensiero occidentale nel passato. Ogni tanto abbiamo di queste intuizioni che ci portano indietro all’infinito. Se questa volta queste intuizioni faranno presa o se ancora una volta dovremo allontanarcene, dipende da noi. Lo spirito dell’infinito può diventare parte della nostra cultura e non una cosa ‘un po’ eccezionale’.

I paradossi di Pribram: Come fa il cervello a conoscere?

La ricerca e la teoria di K. Pribram abbracciano tutta la ricerca nella coscienza umana: apprendimento e disordini nell’apprendimento, significato, percezione, intenzione, paradossi della funzione del cervello. Elenchiamo alcuni dei concetti chiave:

  • I complessi strumenti matematici del cervello potrebbero dipendere dalle interazioni alle giunzioni tra le cellule (sinapsi) via una rete di fibre sottili sulle diramazioni degli assoni. Gli impulsi nervosi in questa rete di sottili fibre nervose si manifestano in onde lente che hanno la capacità di elaborare la matematica del sistema. (Altri ricercatori hanno fatto l’ipotesi che il ritmo delle onde alfa del cervello sia un dispositivo temporale necessario per questo tipo di elaborazione matematica).
  • L’informazione potrebbe essere distribuita nel cervello come un ologramma. Il cervello apparentemente, oltre alle sue connessioni digitali o lineari di tipo computer, ha anche una capacita di elaborare in parallelo che suggerisce un modello ottico simile all’ologramma, mentre le connessioni si formano con cammini attraversati dalla luce. Una distribuzione simile a quella dell’ologramma spiegherebbe anche come mai una memoria specifica non ha una collocazione precisa ma è distribuita su tutto il cervello.
  • Una specie di effetto stereo dei segnali sensoriali, auditivi, cinestesici, ecc., focalizza la percezione sensoriale nello spazio, proprio come autoparlanti stereo bilanciati in modo che il suono sembri provenire da un punto mediano tra di loro.
  • Pribram ipotizza che l’esperienza trascendentale implichi un qualche genere di proiezione. Le sue osservazioni sulle esperienze trascendentali suggeriscono un possibile ruolo di un centro dei circuiti nell’amigdala, che controlla l’unione dei meccanismi di feedback e di feedforward nel cervello. Questi circuiti sono, come ha fatto notare, il sito di disturbi patologici e di esperienze di “deja-vu” e di “consapevolezza senza contenuto” degli stati mistici.
  • Crede inoltre che i neuropeptidi siano in regolatori dei trasmettitori del cervello e che rappresentino un aspetto rivoluzionario nella comprensione del meccanismo del cervello.
  • Pribram non pensa che le esperienze mistiche siano più strane di altri fenomeni quali la depressione selettiva del DNA nella morfogenesi delle diverse parti di un organismo.

Aggiunge inoltre che “gli scienziati più produttivi sono pronti e in grado di difendere lo spirito come un qualunque dato sperimentale. La scienza come è stata concepita originariamente è perseguire la comprensione. I giorni del tecnocrate dal cuore freddo e la testa dura sono contati”.

  • Non esiste la metafora, secondo Pribram oppure tutte le metafore sono vere, in un certo senso. “Tutto è isomortifoco” (Nella filosofia orientale “come in alto così in basso”). Forse oggi stiamo vivendo gli effetti di un ologramma sociale, una configurazione organizzata di interconnessione di individui. La sincronicità, le coincidenze significative, hanno senso in un universo olografico, pieno di significato. Pribram propone che le distribuzioni casuali siano basate su principi olografici e siano quindi determinate (tale ipotesi è perfettamente coerente con la moderna teoria del caos, n.d.T.). “L’incertezza nell’accadimento degli eventi è solo superficiale…” Ci sono simmetrie sottostanti, non sono eventi puramente casuali.

Le implicazioni della teoria toccano tutti gli aspetti della vita umana

La nuova teoria ha implicazioni sorprendenti per il potenziale dell’individuo di influenzare la sua vita, la sua realtà, è un impressionante forza unificante delle ricerche più disparate sulla coscienza.

Apprendimento: gli educatori conoscono da tempo l’ansietà che mina la capacità di apprendimento. A giudicare dall’attività delle onde del cervello, l’ansietà è come uno stato statico, aritmico, rumoroso. I metodi di insegnamento dovrebbero facilitare negli studenti stati di rilassamento armoniosi, usando tecniche di centering, di meditazione, di biofeedback o di persuasioni semiipnotiche con musica e respiro.

Una comprensione più profonda del cervello come analizzatore complesso di frequenze potrebbe creare un maggior rispetto per le differenze individuali negli stili di apprendimento.

Salute: viene messa in evidenza la responsabilità individuale della propria salute una volta che diventi chiaro che c’è possibilità di accesso al dominio primario della realtà che crea uno stato di benessere o di malattia. Questo non significa che i fattori ambientali non siano importanti: i nutrienti, la luce, la ionizzazione e il suono influenzano la salute a livello delle frequenze.

Tecniche di guarigione che combinano l’immaginazione con gli stati non ordinari di coscienza, cioè training autogeno, meditazione, ipnosi, psicosintesi, acquistano significato se l’immagine interagisce con uno stato che include tutte le possibilità dovunque e simultaneamente. Questo potrebbe riassicurare i pazienti scettici e risparmiare il costo del placebo!

Psicoterapia e religione: Le descrizioni figurate di un senso di fluidità, come in amore nella gioia, nella fiducia e nei processi creativi, può veramente riflettere stati di coscienza in risonanza con l’aspetto olistico “ondulatorio” della realtà. L’ansietà, la rabbia e la sensazione di essere bloccato, rappresenterebbero stati frammentari.

Trasformazione personale: Le trasformazioni personali profonde coincidono con un sintonizzarsi sulle simmetrie soggiacenti all’universo? Le ricerche sulla coscienza hanno già correlato l’attività del sistema limbico del cervello con questo tipo di esperienze. Il termine ‘trascendenza’ potrebbe dimostrarsi una descrizione letterale. Una specie di relazione di fase tra due processi cerebrali che in genere sono considerati mutuamente esclusivi: quello analitico e quello olistico (come onde e particelle), l’intellettuale e l’intuitivo.

Attenzione: la consapevolezza focalizzata si correla realmente con uno stato di armonia universale? L’attenzione è un processo poco capito. Alcuni pazienti di biofeedback curano le emicranie facendo salire la temperatura delle loro mani, alcuni l’abbassano. I ricercatori cominciano a credere che la qualità dell’attenzione potrebbe essere più importante che non l’apprendimento dell’autocontrollo fisiologico.

Filosofia e evoluzione: I’idea di Teilhard de Chardin di una noosfera, una rete invisibile di coscienza planetaria che si evolve globalmente (vedi il recente, e antico, concetto di Gaia, n.d.T.) è interessante alla luce della nuova teoria. E così lo è la vecchia idea esoterica di un’età dell’oro secondo cui esistono altre dimensioni delle realtà a frequenze non normalmente percettibili ai nostri sensi. Arte: l’apparente universalità delle qualità estetiche potrebbe riflettere una simmetria soggiacente, frequenze, relazioni di fase a cui il nostro cervello risponde (si potrebbe obiettare che i canoni estetici sono molto culturali e niente affatto universali, teniamo presente ciò che spesso, quando la persona che fruisce di una particolare forma estetica è aperta al di là dei propri condizionamenti particolari e riesce a spaziare su tutta la gamma mondiale). La musica classica viene usata sempre più spesso per alterare lo stato di coscienza. Un fisico ha fatto l’ipotesi che i grandi accordi della musica di Beethoven stimolino i chakra.

Il cambiamento è dovuto a un processo di risonanza o alla tecnica di una terapia?

Uno psicoanalista di New York ha proposto che l’ologramma sia un modello molto valido per spiegare le intuizioni o i cambiamenti improvvisi che avvengono in psicoterapia.

Edgar A. Levenson ha fatto notare che questi cambiamenti awengono nell’intera gamma delle diverse tecniche terapeutiche e quindi devono essere causate da qualcosa che trascende la tecnica specifica. La tecnica, egli aggiunge, non è più che una serie di preparazioni cerimoniali al cambiamento. “Cambiamenti improvvisi, insidiosi o drammatici non avvengono per conseguenze di nessuna tecnica o procedimento. Se la vita dipendesse da questo, nessun terapista potrebbe produrre un risultato terapeutico a comando…. L’esperienza psicoanalitica è capricciosa e non affidabile e così l’esperienza mistica o esoterica”.

C’è invece una forte sensazione che quando la terapia procede bene stia emergendo una configurazione elusiva, un potente tema centrale che diventa evidente contemporaneamente a tutti i livelli. Il terapista non sta dicendo niente di nuovo al paziente ma risuona con qualcosa che il paziente sia ‘già e comincia a mettere più’ chiaramente a fuoco. Il cambiamento risulta come conseguenza dell’espansione di strutture configurazionali organizzantesi nel tempo”.

La stessa interpretazione del terapista non potrebbe produrre il cambiamento “più che un punto nello spazio possa formare una linea. Non è tanto che il terapista sia corretto nella formulazione della sua diagnosi quanto che sia in armonia 0 risonanza con quello che accade al paziente”.

“È come se una grande rappresentazione tridimensionale, codificata spazialmente, dell’esperienza del paziente, si sviluppi nella terapia scorrendo attraverso ogni aspetto della sua vita, della sua storia e della sua partecipazione col terapista. A un certo punto c’è una specie di ‘sovraccarico’ e ogni cosa cade al suo posto.”

La configurazione organizzante, o il tema, è emerso in modo drammatico per il paziente.

In un articolo in Contemporary Psychoanalysis (12:1- 20), Levenson cita il modello olografico di funzionamento del cervello di Karl Pribram e il concetto del fisico David Bohm di una realtà olografica, implicata.

Levenson dice che il terapista non ha successo perché dà spiegazioni, lo ha perché espande la consapevolezza delle possibilità di creare o riconoscere configurazioni (più appropriate della realtà? n.d.T.). Questa attività di espansione e di risonanza colpisce più da vicino il vero substrato fisiologico della rivelazione.

Il modello olografico suggerisce un paradigma olistico radicalmente nuovo che potrebbe darci un modo fresco di percepire e connettere fenomeni clinici che sono sempre stati considerati importanti ma che venivano relegati all’ “arte” della psicoterapia. L’errore è stato il modello di comunicazione: il trasporto di un messaggio attraverso lo spazio interpersonale”.

Commenti al modello olografico

I parapsicologi Stanley Krippner, Charles Tart e Douglas Dean hanno dichiarato che il modello olografico è coerente coi loro dati sperimentali, in particolare dove esso postula l’accesso a un dominio che trascende lo spazio e il tempo. Jule Eisenbud trova che la teoria è troppo meccanicistica. il fisico Evan Harris Walker ha strutturato una teoria complementare quantomeccanica dei fenomeni psichici; egli di recente ha trattato specificamente gli eventi subatomici che avvengono nel cervello: “Quantum mechanical Tuneling in Synapthic and Ephatic trasmission” (International Journal of Quantum Chemistry 11: 102 – 127).

Terence e Dennis McKenna hanno formulato una teoria correlata nel loro libro “The Invisible Landscape” (Seabury, 1975), in una sezione intitolata “Verso una teoria olografica del cervello”. Espandendo la teoria olografica alla possibilità che anche il DNA e gli stessi eventi subatomici operino su principi olografici.

Melvin Werbach, psichiatra e terapista di biofeedback crede che l’ologramma non sia necessariamente il modello definitivo, “ma che può servire ad uno scopo molto importante fornendo la possibilità di una base scientifica a quelli di noi che sono abituati ad una forma di pensiero olistico”.

William McGarey, direttore del A.R.E. Clinic di Phoenix, Arizona, e George Baxter della Graduate Theological Union di berkeley, California, suggeriscono implicazioni metafisiche di un modello di risonanza.

Cronologia di un’idea

1714 – Gottfried Whilelm von Leibniz, scopritore del calcolo differenziale e integrale, afferma l’esistenza di una realtà metafisica soggiacente e generante l’universo materiale. Lo spazio – tempo, la massa e il movimento della fisica e il trasferimento di energia sono costruzioni intellettuali.

1902 – William James propone che il cervello filtri una realtà molto più vasta.

1905 – Albert Einstein pubblica le sue teorie.

1907 – Henri Bergson dice che la realtà ultima è un impulso vitale comprensibile solo all’intuizione. Il cervello filtra una realtà più vasta.

1929 – Alfreed Whithead, matematico e filosofo, descrive la natura come un grande nesso in espansione di accadimenti che non si esauriscono nella percezione dei sensi. Dualismi come mente/materia sono falsi, la realtà è inclusiva e intrecciata… e Karl Lashley pubblica le sue vaste ricerche che dimostrano che una memoria specifica non si trova in un posto particolare del cervello ma è distribuita in tutto il cervello.

1947 – Dennis Gabor usa il calcolo integrale di Leibniz per descrivere una possibile fotografia tridimensionale: l’olografia.

1965 – Emmeth Leith e Juris Upatnicks annunciano la costruzione di ologrammi per mezzo dei raggi laser di recente invenzione.

1969 – Karl Pribram, che aveva lavorato con Lashley come neurochirurgo, propone l’ologramma come modello dei processi del cervello.

1971 – Il fisico David Bohm, che aveva lavorato con Einstein, propone che l’organizzazione dell’universo sia olografica.

1975 – Pribram sintetizza le sue teorie con quelle di Bohm in una pubblicazione tedesca sulla psicologia Gestalt.

1977 – Pribram sottolinea le implicazioni metafisiche unificanti della sua sintesi.

Paradigma olografico – vita/coscienza
di Kerz Dychwald

da ‘The Holographic paradigm’.

Dalla teoria olografica sorgono alcune ipotesi fondamentali circa la vita e la coscienza:

1) Nulla esiste veramente come energia pura o materia pura.

Ogni aspetto dell’universo non sembra esprimersi né come cosa materiale né come non-cosa materiale esprimendosi piuttosto come manifestazione vibrazionale o energetica.

Quanto più i fisici quantici guardano in profondità nei mattoni primari con cui è costruito il cosiddetto ‘mondo fisico’, tanto più scoprono che la linea fra quello che è materia e quello che è energia non è affatto una linea precisa..

Al contrario, le particelle fondamentali della vita sembrano vivere in una ‘terra di nessuno’ fra questo stati estremi dell’essere. I mattoni della vita sembrano racchiudere probabilità più che strati di legno e fogli di metallo.

In modo analogo, più i metafisici guardano in profondità ai mattoni primari del cosiddetto ‘mondo non-fisico’ psicologico, del corpo e della mente, non sono così distinti come molti di noi credono. Anche le particelle fondamentali o unità di coscienza sembrano vivere da qualche parte nella terra di nessuno energetica fra i due stati estremi dell’essere. (Come dirò nella sezione sul tempo, la materia e l’energia appaiono distinte nel contesto illusorio in cui il tempo è fermato, o non esiste, o dove la menta umana congela il tempo con i pensieri e le macchine fotografiche).

Questo punto suggerisce che i vari aspetti dell’universo si esprimono in forma di strutture energetiche che si mescolano fra loro, a volte distinguendosi le une dalle altre ma sempre contenendo informazioni che ne definiscono la natura, lo spirito, lo stile, la consistenza e in definitiva l’identità. Come suggerisce Buckiminster Fuller: “Sembro essere un verbo”.

2) Ciascun aspetto dell’universo è un tutto in sé, un essere intero, un sistema compiuto in sé che contiene al suo interno una riserva completa di informazione su se stesso.

Quest’informazione non esiste necessariamente nell’ambito di un sistema nervoso centrale come fatto o teoria, ma può esistere come informazione energetica o vibrazionale.

Questo punto è particolarmente provocatorio per due importanti ragioni. Primo, la scienza pre-olografica ha proposto l’esistenza di due categorie generali di materia, quella vivente e quella non vivente.

In questa struttura, i cosiddetti sistemi viventi vengono intesi come un tutto biologico fondamentalmente intelligente, mentre i sistemi non-viventi non possederebbero alcuna di queste caratteristiche. Poiché, invece, tutti gli aspetti delI’universo sarebbero espressioni energetiche, la rigida linea fra vivente e non-vivente in qualche suo modo primario.

Il secondo punto di sfida ha a che fare con la constatazione che ciascun aspetto dell’universo contiene e riceve informazione.

Ancora una volta, partendo dalla struttura conoscitiva pre-olografica osserviamo una sorta di ‘chauvinismo umano’ che afferma che se hai due braccia, due gambe ed un cervello di una certa proporzione relativa al peso del corpo, e stai eretto, ti riproduci sessualmente, ecc., allora soltanto sei un essere vivente e puoi conoscere.

Nell’ambito di questo nuovo paradigma olistico, invece, ogni cosa non solo è vivente ed esiste come un tutto in sé, ma è anche informata, in grado cioè di conoscere (knowledgeable), attraverso modalità informative ed energetiche. Non sto proponendo qui che un sassolino abbia conoscenza di se stesso allo stesso modo in cui io conosco me stesso. Comunque possiamo osservare in diverse comunità di animali e di insetti sistemi alternativi di autoconoscenza e di espressione simili a quelli praticati dagli umani. Per esempio, un sasso può autoconoscersi in maniera del tutto simile ad uno sciame di api che utilizza elaborati movimenti vibrazionali e strutture energetiche per comunicare al suo interno, in quanto sciame sprovvisto di sistema nervoso centrale e di proprietà di comunicazione lineari.

Dovremmo anche ricordare che la semplice dimensione non è un fattore determinante nell’esperienza di totalità. Un cerchio è un cerchio senza riguardo a quanto è grande. Pertanto, non solo le più piccole particelle atomiche debbono essere considerate un tutto cioè sistemi intelligenti e viventi, ma dobbiamo anche vedere il pianeta terra, il sistema solare e la galassia in cui viviamo come un essere vivente, un tutto auto-conoscente ad un livello energetico primario.

3) Ciascun aspetto dell’universo sembra essere parte di un essere più grande, di un sistema più complesso ed esauriente.

Se i primi due punti sono validi, allora questa ne è la diretta conseguenza. Infatti, se riteniamo che ciascun aspetto dell’universo, piccolo o grande che sia, è un essere vivente, vibratoriamente intelligente, dobbiamo renderci conto che l’universo è composto da un incommensurabile numero di insiemi, sottoinsiemi e sistemi interconnessi.

Sino a che l’universo si rivela illimitato, possiamo aspettarci che ci saranno schemi olografici sempre più grandi e più vasti all’interno dei quali esistono gli altri sistemi. Se questo non bastasse, dobbiamo affrontare la strabiliante nozione secondo cui il nostro universo illimitato potrebbe esso stesso essere una minuscola particella atomica all’interno di un altro sistema olografico incommensurabilmente grande.

Questa particolare nozione suggerisce il tradizionale sistema di macrocosmo microcosmo: ciascun sistema è espressione della dinamica delle sue parti, ciascun sistema olografico sussunto è composto da molti altri sistemi completi che, in questo sistema più vasto, si esprimono come parti.

Se ogni unità può contenere parti diverse e ciascuna totalità è fondamentalmente autointelligente, ne consegue che ciascun sistema olografico è energeticamente conoscibile riguardo a tutte le sue parti.

4) Poiché ciascun aspetto dell’universo esprime se stesso vibratoriamente e tutte le espressioni vibratorie si intersecano con l’ologramma originario, ciascun aspetto dell’universo contiene informazioni circa il tutto e gli insiemi in cui esiste.

Per di più, l’espressione vibrazionale di ciascuna unità olografica è un’affermazione di pura informazione, possiamo aspettarci che ciascun particolare sia in relazione a ogni altro aspetto particolare all’interno dell’ologramma originario.

Pertanto, non solo ciascun aspetto dell’universo esiste come asserzione individuata in sé, ma contiene al suo interno una riserva completa di informazione, che possiamo tradurre come una comprensione di fondo della natura esistenziale del resto dell’universo… Detto semplicemente, ciascuna parte non è identica alle altre, ma conosce piuttosto in modo primario gli altri sistemi olografici alla presenza dei quali esiste.

5) All’interno del modello olografico, il tempo non esiste come momenti che si susseguono ticchettanti, che viaggiano eternamente in modo lineare, da “ora” a “dopo”. Al contrario, il tempo potrebbe esistere con movimenti multidimensionali in molte direzioni simultaneamente.

Questa nozione mette in evidenza che è il nostro intelletto che ci imprigiona nel tempo, collegando il concetto di tempo al decadimento biologico e alla morte della personalità. Se ci distacchiamo da questa illusione, possiamo cominciare ad avere esperienze delle proprietà multidirezionali e misteriosamente flessibili del tempo. Ogni momento o aspetto del tempo sembra esistere ovunque e sempre. In tal modo, il tempo è una dimensione piena e vivente, ed ogni momento coesiste in relazione informata e olografica con ogni altro momento.

In questa struttura, il tempo può essere considerato come un’espressione energetica e vibrazionale, così ogni aspetto del tempo sarebbe vivo, intero, autoconoscentesi e completamente informato di ogni altro aspetto dell’universo.

Dovremmo allora rivedere completamente le immagini e i simboli pre-olografici che siamo abituati ad associare con le altre dimensioni dello spazio e della progressione lineare del tempo: essi semplicemente non collimano. Il tempo, lo spazio e l’espressione energetica sembrano correlati come una sorta di nastro di Moebius, multidimensionale, che si intreccia eternamente, muovendosi e avvolgendosi su se stesso, senza andare in alcun luogo e senza alcun tempo.

Vorrei ricordare paradossalmente che il modello olografico non è affatto nuovo. Se fosse nuovo, la teoria sottostante sarebbe falsa. E’ nuova invece la nostra capacità di sperimentare la natura, e le possibilità di questo paradigma olistico, in modo che abbia un senso e un’applicazione diretta all’esperienza che abbiamo di noi stessi e dell’universo.

Religione e fisica – Un approccio olografico
di Sam Keen

da ‘The Holographic paradigm’

Gli antichi tabù contrari all’amore per se stessi nascono dalla nozione errata e degradata sulla natura del sé interiore dell’uomo. Da sempre è stato immenso il conflitto fra ortodossia religiosa e misticismo. Le religioni ortodosse suggeriscono di dimenticare il sé interiore, di obbedire alle leggi, eseguire i rituali, mantenersi nell’ambito delle regole sociali tradizionali. I mistici insistono che la conoscenza di sé è la strada verso la liberazione. “Vai dentro”, ci dicono.

‘Più vai dentro e più ti espandi. Il regno di Dio è dentro di te. L’eternità esiste in ogni granello di sabbia’.

Per la prima volta nella storia dell’umanità la scienza e la religione sono compagni nell’avventura della scoperta cosmica.

I1 misticismo e la fisica fanno causa comune. La ricerca sul cervello sta confermando le più imprevedibili visioni mistiche.

La ricerca scientifica e l’esperienza mistica sostengono entrambe l’idea che ciascun essere umano è un microcosmo nel macrocosmo.

La mente è un ologramma che registra la sinfonia complessiva degli eventi vibratori del cosmo. Karl Pribram, Itzhak Bentov e altri stanno scoprendo che la mente è una rete neutrale che codifica in modo olografico l’intera informazione dell’universo. Una stella esplode e la mente trema. Allo stesso modo ciascuna cellula nel corpo codifica tutte le informazioni necessarie per riprodurre l’intero corpo, così ciascuna mente riassume tutti gli eventi cosmici. Quanto definiamo come esperienza paranormale potrebbe essere soltanto l’immergersi nelle dimensioni senza tempo che compongono la struttura olografica delle nostre menti. La scienza e il misticismo propongono la natura onnipresente del sé dell’uomo.

La mente non conosce barriere. Platone diceva: “Il tempo è l’immagine che si muove dell’eternità”. Accadimenti vibratori, ‘eventi eterni’ della dimensione atomica e astronomica risuonano nelle nostre menti vincolate al tempo.

Il corpo è un museo vivente di storia naturale in cui l’intero dramma dell’evoluzione è concentrato.

Studi sulle sviluppo del feto mostrano che dal concepimento alla nascita il bambino passa attraverso tutti gli stadi dell’evoluzione. Nel cammino verso la nostra forma umana, passiamo attraverso tutta la gerarchia evolutiva: prima di avere i polmoni abbiamo branchie. Glen Doman dell’Institute for the Achievement of Human Potential ha mostrato con il suo lavoro con bambini il cui cervello era danneggiato, che se non strisciamo sulla pancia come serpenti o non arranchiamo a quattro zampe come cuccioli, i cosiddetti cervelli rettili e mammiferi non possono svilupparsi correttamente.

Il sé è il punto di incontro fra eternità e tempo, il cervello oleografico del corpo evolutivo. Ciascun sistema nervoso racconta la storia di Betlemme: l’informazione codificata del cosmo si incarna in ciascun corpo storico. L’essere umano è la porta verso quello che sta oltre.

I1 sé non è soltanto prigioniero del mondo fenomenico, dello spazio e del tempo, di questo corpo: l’avventura dell’autoconoscenza ci porta verso confini sconosciuti.

Siamo all’inizio di una nuova era di scoperte. L’incontro fra scienza e misticismo aprirà nuove possibilità e libererà potenzialità che sono scarsamente immaginabili. Possiamo prevedere un po’ del futuro prendendo sul serio le storie degli straordinari poteri attribuiti agli antichi yogi e ai mistici di sempre.

Gli obiettivi dell’auto-esplorazione sono oltre la nostra più selvaggia immaginazione, ma il viaggio all’interno delle dimensioni cosmico-evolutive del sé non possono iniziare sin tanto che non osiamo andare al di là delle immagine del nostro essere imposteci dai genitori e delle figure autorevoli sociali e religiose. Il primo passo è andare attraverso la personalità, la corazza caratteriale creata dal ‘normale’ processo di sviluppo psicologico.

Oltre la soglia vigilata dalla ‘colpa’ e ‘vergogna’ (i guardiani della coscienza rappresentati dai Giganti i Genitori e le Autorità), nel lontano teatro dei confini della personalità scopriamo tanti ruoli proibiti, repressi: l’assassino, il playboy, la vittima, il santo-le molte facce di Eva e di Adamo. Solo quando attraverseremo questo teatro e la sua moltitudine di ruoli, potremo andare oltre la seconda soglia, dove il viaggio, nelle dimensioni cosmico-evolutive del sé, inizia. Questa avventura è senza fine.

A questo punto della mia vita non posso dire altro. Vedo l’orizzonte chiaro, ma ho solo sogni, messaggi, indicazioni da altri viaggiatori che mi guidano verso questo oltre sconosciuto.

Fonte: Villaggio Globale

IL MODELLO OLOGRAFICO
IL MODELLO OLOGRAFICO

René Guénon: “Sul significato delle feste carnevalesche”

a cura di Marco Maculotti

L’insuperata analisi da parte dell’esoterista francese sul senso tradizionale del Carnevale, del «mondo alla rovescia» e delle mascherate

Tratto da R. Guénon, “Simboli della scienza sacra”, cap. XXI

A proposito di una «teoria della festa» formulata da un sociologo, abbiamo segnalato [Si veda «Etudes Traditionnelles», aprile 1940, p. 169] che tale teoria aveva, fra gli altri difetti, quello di voler ridurre tutte le feste a un solo tipo, costituito da quelle che si possono chiamare feste «carnevalesche», espressione che ci pare abbastanza chiara per essere facilmente compresa da tutti, poiché il carnevale rappresenta effettivamente ciò che ne rimane ancor oggi in Occidente; e dicevamo allora che si pongono, a proposito di questo genere di feste, delle questioni che meritano un esame più approfondito. Infatti, l’impressione che se ne trae è sempre, anzitutto, un’impressione di «disordine» nel senso più completo della parola; come mai quindi si constata la loro esistenza, non solo in un’epoca come la nostra, in cui si potrebbe in fondo, se non avessero un’origine così remota, considerarle semplicemente come una delle numerose manifestazioni dello squilibrio generale, ma anche, e persino con uno sviluppo molto maggiore, in civiltà tradizionali con le quali a prima vista esse sembrano incompatibili?

Non è inutile citare qui alcuni esempi precisi, e menzioneremo anzitutto, a questo riguardo, certe feste di carattere veramente strano che si celebravano nel Medioevo: la «festa dell’asino» in cui quest’animale, il cui simbolismo propriamente «satanico» è assai noto in tutte le tradizioni [Sarebbe un errore voler opporre a questo il ruolo svolto dall’asino nella tradizione evangelica, poiché, in realtà, il bue e l’asino, posti ai due lati opposti della mangiatoia alla nascita di Cristo, simboleggiano rispettivamente l’insieme delle forze benefiche e quello delle forze malefiche; si ritrovano d’altronde nella crocifissione, sotto forma del buono e del cattivo ladrone. Quanto poi a Cristo sulla groppa di un asino, al suo ingresso in Gerusalemme, egli rappresenta il trionfo sulle forze malefiche, trionfo la cui realizzazione costituisce propriamente la «redenzione»], veniva introdotto addirittura nel coro della chiesa, ove occupava il posto d’onore e riceveva i più straordinari segni di venerazione; e la «festa dei folli», in cui il basso clero si abbandonava agli atti più sconvenienti, parodiando al tempo stesso la gerarchia ecclesiastica e la liturgia medesima [Questi «folli» portavano d’altronde un copricapo a lunghe orecchie, manifestamente destinato a evocare l’idea di una testa d’asino, e questo particolare non è il meno significativo dal punto di vista in cui ci poniamo].

Com’è possibile spiegare che cose simili, il cui carattere più evidente è incontestabilmente quello parodistico o addirittura sacrilego [L’autore della teoria alla quale abbiamo alluso non ha difficoltà a riconoscervi la parodia e il sacrilegio, ma, riferendoli alla sua concezione della «festa» in generale, pretende di farne degli elementi caratteristici del «sacro» medesimo, il che non solo è un paradosso piuttosto esagerato, ma, bisogna dirlo chiaramente, una pura e semplice contraddizione] abbiano potuto, in un’epoca come quella, non solo essere tollerate, ma persino ammesse più o meno ufficialmente?

Menzioneremo anche i saturnali degli antichi Romani, da cui il carnevale moderno sembra d’altronde trarre origine direttamente, per quanto non ne sia più, a dire il vero, che un ricordo assai pallido: durante queste feste, gli schiavi comandavano ai padroni e questi li servivano [Si riscontrano anche, in paesi diversi, casi di feste dello stesso genere in cui si giungeva fino a conferire temporaneamente a uno schiavo o a un criminale le insegne della regalità, con tutto il potere che esse comportano, salvo a condannarli a morte quando la festa era terminata]; si aveva allora l’immagine di un vero «mondo alla rovescia», in cui tutto si faceva contrariamente all’ordine normale [Lo stesso autore parla anche lui, a questo proposito, di «atti alla rovescia», e persino di «ritorno al caos», il che contiene una parte di verità, ma, per una sbalorditiva confusione di idee, vuole assimilare tale caos all’»età dell’oro»].

Per quanto si pretenda comunemente che ci fosse in queste feste un richiamo dell’«età dell’oro», tale interpretazione è manifestamente falsa, dal momento che non si tratta affatto di una specie di «uguaglianza» che a rigore potrebbe esser considerata una rappresentazione, nella misura in cui lo consentono le presenti condizioni [Vogliamo dire le condizioni del Kali Yuga o dell’«età del ferro» di cui fanno parte tanto l’epoca romana quanto la nostra] dell’indifferenziazione iniziale delle funzioni sociali; si tratta di un rovesciamento dei rapporti gerarchici, il che è completamente diverso, e un tale rovesciamento costituisce, in modo generale, uno dei caratteri più evidenti del «satanismo».

Bisogna vedervi dunque piuttosto qualcosa che si riferisce all’aspetto «sinistro» di Saturno, aspetto che non gli appartiene certo in quanto dio dell’«età dell’oro», ma al contrario in quanto egli attualmente è solo il dio decaduto di un’èra trascorsa [Che gli dèi antichi diventino in certo modo dei demòni, è un fatto abbastanza generalmente constatato, e di cui l’atteggiamento dei cristiani nei riguardi degli dèi del «paganesimo» è solo un caso particolare, ma che non sembra esser mai stato spiegato a dovere; non possiamo d’altronde insistere qui su tale punto, che ci condurrebbe fuori tema. Resta inteso che tutto questo va riferito unicamente a certe condizioni cicliche, e perciò non intacca né modifica in nulla il carattere essenziale di questi stessi dèi in quanto simboli non temporali di princìpi di ordine sopra umano, di modo che, accanto a tale aspetto malefico accidentale, l’aspetto benefico sussiste sempre, malgrado tutto, e anche quando è più completamente misconosciuto dalla «gente dell’esterno»; l’interpretazione astrologica di Saturno potrebbe fornire a questo riguardo un esempio chiarissimo].

Si vede da tali esempi che vi è sempre, nelle feste di questo genere, un elemento «sinistro» e anche «satanico», ed è da notare in modo del tutto particolare che proprio questo elemento piace al volgo ed eccita la sua allegria: è infatti qualcosa di molto adatto, anzi più adatto di ogni altra cosa, a dar soddisfazione alle tendenze dell’«uomo decaduto», in quanto queste tendenze lo spingono a sviluppare soprattutto le possibilità meno elevate del suo essere. Ora, proprio in ciò risiede la vera ragione delle feste in questione: si tratta insomma di «canalizzare» in qualche maniera tali tendenze e di renderle il più possibile inoffensive, dandogli l’occasione di manifestarsi, ma solo per periodi brevissimi e in circostanze ben determinate, e assegnando così a questa manifestazione degli stretti limiti che non le è permesso oltrepassare [Ciò è in rapporto con la questione dell’«inquadramento» simbolico, sulla quale ci proponiamo di tornare].

Se infatti queste tendenze non potessero ricevere quel minimo di soddisfazione richiesto dall’attuale stato dell’umanità, rischierebbero, per così dire, di esplodere [Alla fine del Medioevo, quando le feste grottesche di cui abbiamo parlato furono soppresse o caddero in disuso, si produsse un’espansione della stregoneria senza alcuna proporzione con quel che s’era visto nei secoli precedenti; fra questi due fatti esiste un rapporto abbastanza diretto, per quanto in genere inavvertito, il che d’altronde è tanto più sorprendente in quanto vi sono alcune somiglianze abbastanza singolari fra tali feste e il sabba degli stregoni, ove pure tutto si faceva «alla rovescia»], e di estendere i loro effetti all’intera esistenza, sia dell’individuo sia della collettività, provocando un disordine ben altrimenti grave di quello che si produce soltanto per qualche giorno riservato particolarmente a questo scopo.

Tale disordine è d’altra parte tanto meno temibile in quanto viene quasi «regolarizzato», poiché, da un lato, questi giorni sono come avulsi dal corso normale delle cose, in modo da non esercitare su di esso alcuna influenza apprezzabile, e comunque, dall’altro lato, il fatto che non vi sia niente di imprevisto «normalizza» in qualche modo il disordine stesso e lo integra nell’ordine totale.

Oltre a questa spiegazione generale, perfettamente evidente quando si voglia riflettervi bene, ci sono alcune osservazioni utili da fare, per quanto concerne più in particolare le «mascherate», che svolgono un’importante funzione nel carnevale propriamente detto e in altre feste più o meno simili; e tali osservazioni riconfermeranno quel che abbiamo appena detto. Infatti, le maschere di carnevale sono generalmente orride ed evocano il più delle volte forme animali o demoniache, tanto da essere quasi una sorta di «materializzazione» figurativa di quelle tendenze inferiori, o addirittura «infernali», cui è permesso così di esteriorizzarsi. Del resto, ognuno sceglierà naturalmente fra queste maschere, senza neppure averne una chiara coscienza, quella che meglio gli conviene, cioè quella che rappresenta quanto è più conforme alle sue tendenze, sicché si potrebbe dire che la maschera, che si presume nasconda il vero volto dell’individuo, faccia invece apparire agli occhi di tutti quello che egli porta realmente in se stesso, ma che deve abitualmente dissimulare.

È bene notare, perché ne precisa ancor più il carattere, che vi è in questo quasi una parodia del «rovesciamento» che, come abbiamo spiegato altrove [Si veda “L’Esprit est il dans le corps ou le corps dans l’esprit”], si produce a un certo grado dello sviluppo iniziatico; parodia, diciamo, e contraffazione veramente «satanica», perché qui il «rovesciamento» è un’esteriorizzazione, non più della spiritualità, ma, all’opposto, delle possibilità inferiori dell’essere [C’erano anche, in certe civiltà tradizionali, periodi speciali in cui, per ragioni analoghe, si consentiva alle «influenze erranti» di manifestarsi liberamente, prendendo comunque tutte le precauzioni necessarie in un caso simile; queste influenze corrispondono naturalmente, nell’ordine cosmico, a quel che è lo psichismo inferiore nell’essere umano, e di conseguenza, fra la loro manifestazione e quella delle influenze spirituali esiste lo stesso rapporto inverso che esiste fra le due specie di esteriorizzazione appena menzionate; di più, in queste condizioni, non è difficile capire come la mascherata stessa paia raffigurare in qualche modo un’apparizione di «larve» o di spettri maligni].

Per terminare questi brevi cenni, aggiungeremo che, se le feste di questo genere vanno sempre più perdendo importanza e sembrano ormai suscitare a malapena l’interesse della folla, il fatto è che, in un’epoca come la nostra, hanno veramente perduto la loro ragione d’essere [Ciò equivale a dire che esse propriamente non sono più che «superstizioni», nel senso etimologico della parola]: come potrebbe, infatti, esserci ancora il problema di «circoscrivere» il disordine e di rinchiuderlo entro limiti rigorosamente definiti, quando esso è diffuso dappertutto e si manifesta costantemente in tutti gli ambiti in cui si esercita l’attività umana? Così, la scomparsa quasi completa di queste feste, di cui, se ci si limitasse alle apparenze esteriori e da un punto di vista semplicemente «estetico», ci si potrebbe rallegrare per via dell’aspetto “laido” che inevitabilmente assumono, questa scomparsa, diciamo, costituisce al contrario, se si va al fondo delle cose, un sintomo assai poco rassicurante, poiché testimonia che il disordine ha fatto irruzione nell’intero corso dell’esistenza e si è a tal punto generalizzato da far sì che noi viviamo in realtà, si potrebbe dire, in un sinistro «carnevale perpetuo».

Fonte: AXIS MUNDI

René Guénon: “Sul significato delle feste carnevalesche”
René Guénon: “Sul significato delle feste carnevalesche”

GAME OVER

di Mike Plato

QUESTA REALTA’ è un IMMENSO VIDEOGAME., UN’INCREDIBILE ARENA DI GIOCO…
un gioco in cui DIO PADRE SI INFILA IN DIO FIGLIO, CADE NEL GIOCO PERCHE LUI STESSO VUOL GIOCARE…
IL GIOCO SE LO è FATTO PROPRIO COMPLICATO, ALTRIMENTI NON SI DIVERTE..
Gli gnostici insegnarono che ad ogni livello planetario un ARCONTE DEL LIMITE impedisce il passo…e dovreste sapere che nei videogame non puoi passare di livello se non batti il BOSS DI FINE LIVELLO…
Voi credete che il testo biblico racconti meri fatterelli storico umano…NOOOOO
LA BIBBIA è IL MANUALE PER VINCERE QUESTO VIDEOGAME, come è scritto
Numeri 20: 17 Permettici di passare per il tuo paese; non passeremo né per campi, né per vigne e non berremo l’acqua dei pozzi; seguiremo la via Regia, senza deviare né a destra né a sinistra, finché avremo oltrepassati i tuoi confini». 18 Ma Edom gli rispose: «Tu non passerai sul mio territorio; altrimenti uscirò contro di te con la spada». 19 Gli Israeliti gli dissero: «Passeremo per la strada maestra; se noi e il nostro bestiame berremo la tua acqua, te la pagheremo; lasciaci soltanto transitare a piedi». 20 Ma quegli rispose: «Non passerai!». Edom mosse contro Israele con molta gente e con mano potente.
Ma è anche detto che giungerà il tempo in cui batteremo gli END LEVEL BOSS, fino a SATURNO.

Michea 2,13
Chi ha aperto la breccia li precederà;
forzeranno e varcheranno la porta
e usciranno per essa;
marcerà il loro re innanzi a loro
e il Signore sarà alla loro testa».

GAME OVER
GAME OVER