Guardiamo più da vicino ciò che costituisce un ordine mondiale unipolare occidentale-centrico. Non è solo il dominio politico-militare degli Stati Uniti e dei suoi stati vassalli, soprattutto della NATO. È anche l’attuazione di un progetto ideologico.
Questo progetto ideologico corrisponde alla democrazia progressista. Il significato della democrazia progressista è che ci dovrebbe essere sempre più democrazia e che il modello verticale della società debba essere sostituito da uno orizzontale – nel caso estremo, un modello rizomatico in rete.
Il fondatore delle scienze politiche occidentali, Thomas Hobbes, ha immaginato la storia della società come segue. Nella prima fase, le persone vivono in uno stato di natura. Qui ‘l’uomo è lupo per uomo’ (homo homini lupus est). È un caos sociale iniziale aggressivo, basato su egoismo, crudeltà e potere. Da qui il principio della guerra di tutti contro tutti.
Secondo Hobbes, questa è la natura dell’uomo, perché l’uomo è intrinsecamente cattivo. Cattivo, ma anche intelligente. L’intelligenza dell’uomo gli diceva che se avesse continuato a rimanere nel suo stato naturale, prima o poi le persone si sarebbero uccise tra di loro. Si decise quindi di creare un terribile idolo artificiale, il Leviatano, che avrebbe imposto regole e leggi e assicurato che tutti le rispettassero. In questo modo, l’umanità ha risolto il problema della convivenza dei lupi.
Leviatano è un super lupo, sicuramente più forte e crudele di qualsiasi uomo. Il leviatano è uno stato. La tradizione del realismo politico – prima di tutto nelle relazioni internazionali – si ferma qui. Esiste solo lo stato naturale e il leviatano. Se non ne vuoi uno, ottieni l’altro.
Chiunque abbia mai aperto un buon manuale di economia politica non può non aver notato come questa sia intrinsecamente legata alla scarsità delle risorse. L’economia politica è quella scienza umana che si occupa della produzione e della distribuzione della ricchezza, della formazione dei prezzi e, soprattutto in ambito neoclassico, della massimizzazione delle funzioni dell’utilità e del profitto. L’economia nasce come scienza atta a ottimizzare le risorse scarse. La scarsità è, dunque, il concetto chiave su cui poggia l’intera filosofia economica e che trova la sua giustificazione nella “legge dei rendimenti decrescenti” di Ricardo.
Questa “legge economica” nasce nel contesto agricolo inglese dell’Ottocento, dove la terra era la risorsa economica per eccellenza. La sua scarsità faceva sì che i rendimenti scaturiti da unità aggiuntive di lavoro fossero meno che proporzionali. Di qui la necessità di acquistare grano estero a minori costi. Si tratta della teoria dei vantaggi comparati, per cui un paese tenderà a specializzarsi nella produzione del bene che costi meno in termini di altri beni prodotti da altri paesi. Tale approccio si impose su quello autarchico e fece dell’Inghilterra la potenza del mare. A farne le spese furono i proprietari terrieri, che a fronte delle spese di miglioramento della fertilità dei campi a minore rendita, videro diminuire i prezzi del grano a causa delle importazioni. Il processo di miglioramento dei terreni meno fertili prevedeva investimenti di capitale che venivano compensati dagli alti prezzi del grano. L’importazione del grano dall’estero fece cadere i prezzi del grano e, quindi, limitò lo sviluppo agricolo inglese, rendendo l’Inghilterra dipendente da Paesi terzi, i quali andarono a costituire il Commonwealth britannico.
David Ricardo sapeva bene che gli alti prezzi del grano avrebbero schiacciato i profitti dei capitalisti, e fortemente influenzato dalle teorie di Malthus, propose una “legge” economica, che, ammantata di rigore scientifico, potesse influenzare la commissione e, quindi, indurre le Camere ad optare per l’importazione di grano estero. L’aumento dei prezzi del grano comportava una diminuzione dei salari reali e, dunque, una caduta dei profitti, essendo il salario di pura sussistenza, cioè, dovendo i capitalisti garantire al lavoratore e alla sua famiglia la stessa quantità di grano ma a prezzi più alti. Partendo dagli assunti malthusiani, Ricardo dimostrò che per mantenere l’equilibrio sociale era necessario liberalizzare il commercio del grano. Ricardo aveva ben capito che, a fronte della crescita della popolazione e dei salari, l’unico modo per garantire l’accumulo di capitale era l’internazionalizzazione dell’economia, processo che, oggi, ha assunto la forma della globalizzazione. Una volta, però, saturati anche i mercati degli altri, il saggio di profitto sarebbe stato positivo solo se la produttività del lavoro fosse stata superiore al salario. Questo spiega perché dopo la delocalizzazione nei Paesi con basso costo del lavoro, si sia assistito a politiche deflazioniste, volte a ridurre l’occupazione e i salari.
L’economia politica (da tempo ormai chiamata più spesso Economica) poggia sul pessimismo malthusiano. Tutti i suoi strumenti analitici sono intimamente condizionati da Ricardo e, quindi, dalle teorie malthusiane, ragion per cui questi modelli non possono più aiutarci a capire il mondo di oggi e, soprattutto, non sono adeguati a farci comprendere il nuovo ordine multipolare emergente e le politiche economiche necessarie a gestirlo. Anche le teorie keynesiane, per quanto siano state innovative, restano sempre ancorate alla Weltanschauung neoclassica. È per questo motivo che Hicks è riuscito a illudere molti per molto tempo con la sua sintesi neoclassica del modello keynesiano, mostrandolo come un caso particolare del pensiero liberista.
L’approccio epistemologico della scuola neoclassica è un approccio meccanicistico, riduzionista, che vede la società come una somma di individui volti, ognuno, – chi in un modo (consumatori), chi in un altro (imprese) – a massimizzare il proprio algoritmo. Tutta l’economia ruota intorno al concetto di ottimizzazione vincolata: dato il salario, il consumatore cercherà di massimizzare l’utilità (piacere) derivante dal maggior numero di beni acquistabili, mentre l’impresa, dati i costi (tra cui il salario), cercherà di massimizzare i profitti. I due processi di ottimizzazione vincolata vertono sul saggio di salario, da massimizzare per alcuni e minimizzare per altri. Davanti a questa contraddizione, qualcuno è ricorso al mito della mano invisibile, che conduce tutti al nirvana e al migliore dei mondi possibili. In realtà, però, il salario costituisce il cuore dello scontro.
Henry Ford diceva che se il popolo comprendesse il funzionamento del sistema bancario e monetario, scoppierebbe una rivoluzione entro il mattino successivo. Capire cosa sia la moneta è fondamentale per ritrovare la strada della libertà e della democrazia. L’obiettivo principale di questo libro è quello di aiutare il lettore a capire come le élite finanziarie governano il mondo, influenzando le scelte di politica economica, ma anche di esporre in modo chiaro ed esaustivo tutti quei cambiamenti che si stanno verificando in questi ultimi tempi. Comprendere oggi la vera natura della moneta, il corretto funzionamento dell’economia, della politica monetaria e fiscale è più che mai fondamentale per decifrare gli eventi economico-finanziari che condizionano la nostra vita e il nostro futuro. Questa terza edizione contiene quattro nuovi capitoli su: Great Reset, supremazia quantistica e criptovalute, Quantum Financial System e Nuovo Ordine Multipolare, l’emergenza dei BRICS come sistema alternativo al globalismo liberista. È stato, inoltre, aggiornato e ampliato il capitolo sul Global Currency Reset alla luce dei nuovi avvenimenti e delle dichiarazioni dei leader internazionali. Che cosa succederà con l’implementazione del nuovo sistema finanziario? Chi emetterà moneta e come cambierà l’economia? Gli Stati europei si riapproprieranno della loro sovranità monetaria? Usciremo dalla più grande e lunga crisi economica degli ultimi cento anni? Quali ragioni economiche e politiche muovono il Great Reset? Il capitalismo globalista è forse giunto al collasso? Che importanza rivestono oggi i computer quantistici per l’economia e la finanza? Cosa sono il Global Currency Reset e il Quantum Financial System? Che ne sarà del predominio delle banche centrali? Che cosa è la supremazia quantistica? Ci sarà continuità o rottura con gli strumenti del vecchio sistema monetario? La piena occupazione sarà di nuovo possibile? Quali nuovi assetti geopolitici attendono l’umanità al crepuscolo dell’unipolarismo liberal-globalista? Che cosa è il Nuovo Ordine Multipolare e come cambierà la nostra vita?
Già Ricardo ricordava che qualora il salario avesse eguagliato la produttività, i profitti sarebbero caduti. Di qui la necessità del commercio internazionale e, una volta saturati tutti i mercati, della globalizzazione e di un governo unico mondiale guidato dalla potenza egemone. Ma il progresso dei mezzi di comunicazione, spinto dalle dinamiche del turbocapitalismo, ha reso il globo una grande rete neuronale, dove l’informazione corre alla velocità dei bit. Questo ha fatto sì che il sistema mondo fosse ancora più complesso, al punto da far saltare l’impianto capitalistico incentrato sulla sua visione meccanicistica. Di qui la necessità di un grande reset, nella speranza di decomplessificare il sistema mondo e renderlo controllabile al fine di garantire il processo (infinito) di accumulo di capitale e minimizzare le perdite. Stando alla legge della varietà necessaria di Ashby, il sistema planetario, composto da quasi circa otto miliardi di individui, si può controllare solo riducendone l’ampiezza (depopolamento), le relazioni sociali (distanziamento) e trasformando ogni persona in un consumatore tipo, attraverso un imponente apparato tecnologico che sfocia nel metaverso, «una rete espansiva di mondi e simulazioni 3D persistenti», e che i fratelli Wachowski hanno chiamato The Matrix. Non a caso, nell’11a edizione del Global Risks Report (2016) – a p. 39 e ss. – Schwab proponeva il (Dis)Empowerment dei cittadini, cioè, il (de)potenziamento frutto dell’incontro-scontro tra lo sviluppo della tecnologia dell’informazione e della comunicazione, e la contestuale alienazione dai rapporti tradizionali.
Il termine “cittadino (de)potenziato” descrive la dinamica che sta emergendo dall’interazione di due tendenze: una che dà e l’altra che toglie il potere. Gli individui si sentono potenziati dai cambiamenti tecnologici che rendono più facile per loro raccogliere informazioni, comunicare e organizzarsi. Allo stesso tempo, gli individui, i gruppi della società civile, i movimenti sociali e le comunità locali si sentono sempre più esclusi da una partecipazione significativa ai tradizionali processi di decision making e impotenti in termini di capacità di influenzare ed essere ascoltati dalle istituzioni e dai centri di potere.
In Shaping theFourth Industrial Revolution (2018), Schwab, insieme al CEO di Microsoft Satya Nadella, parla esplicitamente di «alterare l’essere umano» attraverso il «potere prometeico della biotecnologia», dell’impiego della terapia mitocondriale sostitutiva, oltre a elogiare le neurotecnologie, che permettono di «influenzare meglio la coscienza e il pensiero», «estrarre informazioni [dal cervello umano], espandere i nostri sensi, alterare i comportamenti e interagire con il mondo». Tutto al solo fine di mantenere la stabilità sociale e garantire il successo del business, come già insegnava Malthus. Secondo il pastore anglicano, infatti, mantenere una bassa crescita demografica era il modo migliore per scongiurare carestie e, dunque, qualsiasi disordine sociale che potesse intaccare il diritto di godimento dei beni da parte delle classi aristocratiche. Ricardo, sapendo che dalla crescita economica sarebbe derivata anche una crescita dei salari e delle tensioni sociali, trovò una soluzione nel commercio internazionale e nel livellamento dei salari. Ma il mondo non è abbastanza e alla fine, nel suo insieme, potrebbe essere soggetto alle medesime leggi dei rendimenti decrescenti e siccome non si possono estendere i commerci su Marte, l’unica strada che possa garantire la sopravvivenza del turbocapitalismo è un ritorno alle teorie e alle pratiche malthusiane, attraverso una svolta totalitaria delle democrazie liberali, che mostrano così il loro volto di democrazie totalitarie. Questa ovvia verità è stata candidamente sdoganata nel libro “Il futuro di Homo Sapiens” di Giuliano Di Bernardo, il quale auspica un sistema mondiale guidato dall’Uno-dio per salvare proprio il capitalismo. Così scrive il Nostro:
I governanti cinesi hanno dimostrato che l’ideologia capitalistica della crescita economica può attecchire anche in un paese la cui forma di governo è dittatoriale. La conseguenza di ciò è che il trinomio <liberalismo-capitalismo-democrazia> viene infranto e la democrazia non appare più come l’unica forma di governo che lo sorregge. Il capitalismo è così svincolato dal trinomio e assurge a strumento che può essere usato in ogni forma di governo. Ciò significa che, anche se nel futuro il liberalismo e la democrazia cessassero di esistere, il capitalismo potrebbe sopravvivere loro. Si tratta di vedere, a quel punto, se il capitalismo sarà funzionale alla società globale. (p.15)
Da quanto esposto, emerge chiaramente l’esigenza di ripensare l’economia politica a livello epistemologico e geopolitico, cioè, alla luce della teoria della complessità e del nuovo ordine multipolare che si pone sempre più come alternativa al sistema unipolare a stelle e strisce, in cui sono nate e si sono sviluppate le maggiori teorie economiche. Vino nuovo in otri nuovi.
In questi giorni in cui il Natale si avvicina, si moltiplicano i messaggi di natura buonista super-positive che spesso risultato inutili e puerili e vi dico perché.
Da un’ punto di vista simbolico il Natale rappresenta la nascita del seme di luce Cristico nel cuore dell’umanità ed è per questo che si torna ad essere un po’ tutti bambini, perché ci viene data dall’universo l’ennesima occasione di crescita poiché è scritto:
“Se non diventerete come dei bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”
che tradotto significa:
“dovete guarire le ferite emotive del vostro bambino interiore per poter accedere al Momento Presente che è la porta della comunione con il Divino”.
Quello che mi preme far arrivare al mio amato prossimo è che questo processo avviene totalmente all’interno di se, e che, se avvenisse realmente, sarebbe già un grandissimo successo.
Purtroppo quello che accade sempre è che ci si rivolge spesso soltanto all’esterno di se con una accoglienza verso il prossimo sterile, da un punto di vista energetico, perché privata dalla pacificazione che deriva dalla guarigione delle ferite.
I messaggi meccanici di auguri preconfezionati che riceviamo ogni anno sul telefono, rendono proprio l’idea.
Il mio augurio per tutti è che possa radicarsi in noi questa consapevolezza sempre di più e che magari possa proseguire anche nei mesi che seguono…. perché “o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai”.
Il grande abbaglio è sempre più evidente. E la presunta superiorità sul resto del mondo si rivela autolesionista…
Nella «fine della storia», che contempla «il fine della storia», ma si conclude con «la storia della fine» c’è molto di più di un gioco di parole più o meno elegante o più o meno noioso. C’è il prendere atto di un abbaglio di fine secolo, il XX, e del brusco risveglio che il nuovo secolo, quello ancora relativamente giovane, ma già sottoposto a usura, ha comportato, e con esso la constatazione non solo che la storia non è finita e tanto meno che procede in progressione verso uno scopo ultimo quanto universale di pace democratica realizzata, ma anche che è proprio il canone occidentale interpretativo a non reggere più.
Come spiega bene Lucio Caracciolo nel suo La pace è finita (Feltrinelli, pagg. 140, euro 16), «l’ideologia che fissa un termine alla progressione della storia umana è smaccatamente occidentale. Proprio perché occidental-illuminista tale filosofia non può che pretendersi universale. Contraddizione che la rende inapplicabile, a meno di non postulare la progressiva identificazione del Resto del Mondo con l’Occidente. Operazione anche demograficamente improbabile oggi, quando noi occidentali (europei e nordamericani) siamo circa un miliardo contro i sette di non occidentali, mediamente più giovani e in aumento vertiginoso, specie in Africa. Sicché ogni buon missionario della fine della storia dovrebbe convertire sette non occidentali alla sua fede. E al suo impero».
Già, perché la fine della storia implicava di per sé il trionfo dell’impero americano che in essa si incarnava, sublimato in ordine ecumenico. La sua rimessa in discussione a livello egemonico non comporta, naturalmente, il suo venir meno quanto a rango di superpotenza o, se si vuole, di prima potenza mondiale, ma, e non è un paradosso, contribuisce, come scrive Caracciolo, a svelare «il bluff europeista, che ci aveva traslato nell’ipnotico universo della pace assicurata, non è chiaro da chi e cosa». Crolla insomma l’illusorio castello di carte in cui l’Europa si voleva vedere come potenza civile, con tanto di tonalità universalistica, che però si offriva al mondo «via Nato, come secondo braccio dell’Occidente a guida americana, equilibrato dalla saggezza dell’antica civiltà vetero-continentale. Oggi il principio europeistico di irrealtà stenta a mascherare la tragica condizione geopolitica in cui noi europei ci troviamo. Siamo fuori gioco. Oggetto di giochi altrui».
Se dunque la pace è finita, come recita il titolo del saggio di Caracciolo, autore tanto più significativo se si pensa che si deve a lui, grazie alla sua rivista Limes, l’aver riportato al centro del dibattito scientifico-culturale quel concetto di «geopolitica» disinvoltamente silenziato nel nome e al tempo dell’astrattismo universale, ne consegue, come osserva un altro analista di vaglia, Alessandro Colombo, che quello che viene a configurarsi è proprio l’opposto di ciò che la fine della storia pretendeva di realizzare, ovvero una fine della storia di senso contrario, dove a essere universale non è la pace, ma l’emergenza. Il governo mondiale dell’emergenza (Raffaello Cortina, pagg. 221, euro 19) si intitola infatti il suo libro e «Dall’apoteosi della sicurezza all’epidemia dell’insicurezza» è il sottotitolo che l’accompagna, una frustrazione securitaria subentrata alla promessa liberale di pace, benessere e tranquillità a livello globale. La prima domanda che ragionevolmente viene da porsi è perché quell’ordine liberale che portava con sé la fine della storia sia entrato in crisi. Le risposte che ne rintracciano i motivi in qualche «tradimento» interno e/o esterno del progetto risultano parziali, allo stesso modo di come si imputata la crisi delle democrazie rappresentative ai «populismi» che le minacciano, come se questi fossero la causa e non l’effetto della crisi stessa. Come scrive Colombo, «ciò che non viene mai preso in considerazione è la possibilità che l’ordine liberale sia entrato in crisi per le sue stesse contraddizioni interne: di più, che la crisi del progetto liberale possa non essere altro che un prodotto del suo stesso successo». Colombo suggerisce al riguardo più di un indizio: per esempio, il ricorso «sempre più irresponsabile all’uso della forza», culminato nelle disastrose imprese militari in Iraq, Afghanistan e Libia; per esempio, «il rapporto storicamente ripetitivo tra finanziarizzazione dell’economia e aumento delle diseguaglianze»; per esempio, «le sospettose coincidenze tra il ritiro dei diritti sociali distribuiti nel corso del Novecento e il rifluire dello spettro della rivoluzione». Soprattutto però, e questo lega strettamente l’analisi di Colombo a quella di Caracciolo, tanto che i due libri possono essere letti come un unicum, quella crisi è insita proprio nell’idea di modernità occidentale che ne è il supporto, per certi versi «l’ultima (e, forse, la decisiva) manifestazione del ruolo occidentale di centro di irradiazione di istituzioni, linguaggi e relazioni di potere».
Detto in altri termini, la lettura di un possibile Nuovo ordine mondiale come la più completa manifestazione di un grande progetto di riordino della vita internazionale risalente alla metà del Novecento, se non addirittura al suo inizio, fa acqua proprio nei suoi presupposti. Il Novecento infatti è stato ben altro. Innanzitutto, è stato «il secolo della fine della centralità dell’Europa e più in generale del riflusso dell’impeto occidentale sul mondo», una «rivolta contro l’Occidente» approdata agli sconvolgimenti della decolonizzazione e di fatto non ancora esauriti nel loro intrecciarsi con le contraddizioni del potere su scala internazionale. Sicché viene da chiedersi se il XX secolo non segni proprio «la fine della fase occidentale della storia del mondo» e quindi in prospettiva dello scontro, di segno quasi perfettamente opposto, tra la marea montante dei grandi Paesi non occidentali in ascesa e «un Occidente sempre più rinchiuso nella postura strategica e persino nell’attitudine psicologica dell’assedio».
Che in questo Occidente in vena di esaurimento quanto a supremazia, l’Europa sia una semplice appendice, è la chiave di volta, ne abbiamo già accennato, dell’analisi di Caracciolo, che ne dà però una lettura controcorrente rispetto al mainstream dello stesso pensiero occidentale. «Non solo il soggetto Europa non esiste né appare alla vista, ma l’organizzazione dello spazio europeo è ispirato al principio di impedire che si formi. Perché è questo l’interesse degli Stati Uniti d’America: un continente stabile, ma non troppo, da loro strategicamente dipendente». L’Europa per come è venuta a identificarsi, è in fondo un prodotto dell’europeismo americano. In senso geopolitico, perché la incardina oltreoceano impedendole di essere un contropotere. In senso ideologico, in quanto sostiene un europeismo europeo «incapace di unire gli europei», ma «utile per pacificarli, adagiarli nel declassamento inevitabile dopo aver perso due guerre mondiali. Parcheggiandoli nella post-storia».
Tre generazioni dopo l’invenzione del «progetto europeo», è l’amara conclusione di Caracciolo, «quello che avrebbe dovuto evolvere la nostra potenza decaduta in un soggetto geopolitico unitario, constatiamo di essere oggetti di attori e di dinamiche che ci trascendono. E oppongono gli uni agli altri. Niente di straordinario. Storie ordinarie, anzi, che riempiono il vuoto dell’europeistica fine della storia, talmente eccezionale da non appartenere a questo mondo».
Ciò che resta sullo sfondo è la mobilitazione delle frasi fatte, ovvero la chiamata alle armi, settant’anni dopo, come scrive Colombo, «non soltanto ovunque contro lo stesso nemico, ma addirittura contro lo stesso di sempre – il fanatismo, il fascismo (islamico o di Vladimir Putin), le autocrazie, espressione di una indifferenza senza limiti alle specificità storiche e culturali, oltre che di una vocazione narcisistica a interpretare qualunque vicenda storica e politica come proiezione della propria». Da una promessa irrealistica di sicurezza, la parabola dell’ascesa e declino dell’ordine liberale si è concretizzata in una percezione esagerata dell’insicurezza. Ma era proprio «la vacanza liberale dal pericolo», e dalla storia stessa sentita come pericolo, a essere un’anomalia. Ed è a questa anomalia che dobbiamo l’estremo paradosso del nuovo secolo, ovvero la trasformazione di una propensione dichiaratamente pacifica alla sicurezza in una bellicosa disponibilità alla mobilitazione permanente. Come aveva detto, prefigurando il futuro, Carl Schmitt, la guerra dietro l’apparenza della pace si trasforma in «un provvedimento pacifico accompagnato da battaglie di più o meno grande portata»…
Un rapporto dell’Ong Safeguard Defenders rivela che nel mondo ci sarebbero cento posti di polizia segreti per controllare cinesi. “Facciamo solo lavoro burocratico: passaporti e patenti” dicono da Pechino. Ma il sospetto è che cerchino, per arrestarli, i dissidenti scappati all’estero
Centodue “stazioni di polizia” in tutto il mondo. Undici in Italia tra Prato, Firenze, Milano, Roma, Bolzano, Venezia e la Sicilia. Un’indagine che va avanti, da circa un anno, della nostra intelligence per capire esattamente che lavoro svolgono: perché in tutti gli atti ufficiali è scritto che gli uffici che la Cina ha aperto in tutto il mondo, ma in Italia più che altrove, servono soltanto a velocizzare pratiche burocratiche (“facciamo patenti” hanno detto) ma il sospetto comune, anche ai nostri 007, è che quegli uffici servano anche ad altro. A spiare i cittadini cinesi all’estero. A controllare i flussi di denaro tra l’Asia e il nostro Paese. Ma in alcuni casi anche a convincere con metodi non legittimi i cittadini cinesi a ritornare in Patria, senza passare dai trattati di cooperazione. In almeno due casi, in Italia, due uomini che vivevano in Toscana sarebbero stati costretti a tornare in Cina perché erano pronti a prendere loro familiari. Da allora si sono perse le loro tracce. A far scoppiare il caso delle stazioni cinesi sparse nel mondo è stata la ong Safeguard Defenders che ha pubblicato nei giorni scorsi un rapporto – rimbalzato sulle pagine dell’Espresso in Italia e ieri del Guardian – per denunciare quello che da tempo era già esploso: soltanto nel nostro Paese due interpellanze parlamentari erano state presentate. “E aspettiamo ancora risposte” denuncia la parlamentare del Pd, Lia Quartapelle, che segnala come l’Italia sia il paese G7 maggiormente coinvolto in questa operazione. E come le nostre forze di Polizia abbiano firmato degli accordi ufficiali a differenza di quanto accade all’estero.
Una rete capillare Ma che fanno questi uffici? Ufficialmente, si diceva, sbrigano pratiche burocratiche. Passaporti, patenti. Secondo gli accordi firmati è possibile anche che lavorino parallelamente con la Polizia italiana anche se questo non accade da prima del lockdown. Repubblica è venuta a conoscenza, però, che la nostra intelligence sta compiendo dalla scorsa primavera alcuni accertamenti perché troppe cose non tornano, in Italia come all’estero.
Tutto è nato con la massiccia campagna di Pechino per combattere le frodi da parte di cittadini cinesi residenti all’estero – grazie alla quale già 210mila cinesi sono stati “convinti” a ritornare in patria lo scorso anno – l’ong ha rintracciato l’origine di queste stazioni. Nome in codice: “110 Oltreoceano”, dal numero delle emergenze della polizia in Cina. Una rete presente ora in 53 Paesi. La stragrande maggioranza degli uffici è stata istituita a partire dal 2016: ben prima, dunque, del Covid. Tutte fanno capo a quattro dipartimenti di sicurezza di altrettante città cinesi: Nantong, Qingtian, Wenzhou e Fuzhou. Tra le persone costrette a tornare a casa ci sarebbero anche gli obiettivi dell’Operazione caccia alla volpe, la campagna lanciata nel 2014 dal presidente Xi Jinping per andare a riacchiappare i funzionari di Partito corrotti fuggiti all’estero. Undicimila le operazioni in 120 Paesi dal 2014 ad oggi. La maggior parte attraverso metodi di persuasione illegali. Nel 2018, su 1.335 rimpatri, soltanto 17 persone sono rientrate in Cina attraverso canali di estradizione.
Da Pechino è impossibile avere una risposta. I telefoni squillano a vuoto, per ore. Dall’altra parte della cornetta si resta in attesa a farsi tartassare le orecchie con quel suono che ricorda i vecchi modem 56k. Repubblica ha contattato quattro numeri del Ministero della Pubblica Sicurezza cinese chiedendo spiegazioni: in due settimane nessuna risposta ai nostri messaggi lasciati in segreteria. L’unica, sempre la stessa, l’hanno fornita i vari portavoce del ministero degli Esteri di Pechino in alcune conferenze stampa: “Quelle che sono state definite ‘stazioni di polizia’ sono in realtà centri per i servizi per i cinesi all’estero. A causa del Covid, un gran numero di cittadini cinesi non è in grado di tornare in Cina in tempo per servizi come il rinnovo della patente di guida. Così le autorità competenti hanno aperto una piattaforma online per il loro rilascio: i centri hanno lo scopo di aiutare i cinesi in queste questioni burocratiche. Le persone che lavorano in queste sedi sono volontari delle comunità locali. Non poliziotti”. Non si capisce però perché questo lavoro non possa essere svolto dalle ambasciate o dai consolati. Questo vale per l’Italia come per il resto del mondo.
Rimpatri forzati Tra i casi riportati dall’Ong c’è, per esempio, quello di un cittadino cinese costretto a tornare da agenti che lavoravano sotto copertura in una stazione in un sobborgo di Parigi. E altri due esuli, rimpatriati con la forza dall’Europa: uno in Serbia, l’altro in Spagna. Indagini sono partite in almeno 13 Paesi. In Olanda due strutture, ad Amsterdam e a Rotterdam, sono state dichiarate illegali e chiuse. Wang Jingyu, un dissidente che vive nei Paesi Bassi, ha dichiarato di essere stato chiamato centinaia di volte nel febbraio di quest’anno da un numero che combacia con quello di una stazione istituita dalla polizia di Fuzhou. “Mi hanno detto di andare alla stazione di polizia di Rotterdam per consegnarmi e di pensare ai miei genitori in Cina”.
Nel Regno Unito di stazioni sospette ce ne sono tre: due a Londra, nei quartieri di Hendon e Croydon, e una a Glasgow. La prima è registrata come un’agenzia immobiliare, l’altra come un ufficio. Quella scozzese è invece ufficialmente un ristorante. Se ci si reca in quella di Hendon, l’agenzia immobiliare Hunter Realty condivide l’edificio con uno studio legale di nome “New World Law Associates”. Il responsabile di entrambe le agenzie, se si consulta il registro delle imprese britannico e se lo si incrocia con i curriculum su LinkedIn, è sempre lo stesso: Richard Huang, alias Shao Zhong Huang. Gli impiegati che vi lavorano confermano che Huang è il loro capo, ma allo stesso tempo negano ogni coinvolgimento in attività illecite. Non ci sono prove che si siano verificati episodi illeciti in questi siti sospetti, ma la polizia britannica è al lavoro. Anche dagli Stati Uniti c’è preoccupazione: il mese scorso il direttore dell’Fbi Christopher Wray ha dichiarato: “È scandaloso pensare che la polizia cinese tenti di insediarsi, per esempio, a New York, senza un adeguato coordinamento. Questo viola la sovranità e aggira i processi standard di cooperazione giudiziaria e di applicazione della legge”.
“Se conoscessi il potere del sesso, non avresti bisogno di terapisti, né di sostanze con cui eccitarti alla gioia. Non apriresti a chiunque le porte della tua vita, alla ricerca di quel qualcuno che vorrebbe amarti. Se conoscessi il potere del sesso, sapresti che il tuo corpo è un tempio, e non lasceresti che niente e nessuno lo profani. Il cibo sarebbe di energia pura, i sentimenti puri e d’amore per tutti. Non lasceresti l’ingresso a tossicità né nelle relazioni malsane né ad altri veleni (come molti di quelli che tu chiami medicine o alimenti). Se conoscessi il potere del sesso sapresti che il corpo guarisce se stesso. Ancora di più, non saresti mai stato malato. Perché? Perché il corpo si nutre di amore, si nutre di piacere, di gioia… e questo è il vero sesso. Un portale all’amore più grande che ci possiamo dare, un’emulazione dell’estasi primordiale. Un’evocazione all’origine dell’essere stellare, un frattale della creazione in cui ricrearci. Puoi ri-crearti attraverso il sesso. La sessualità repressa, la sessualità risentita, ci ha portato a oscuri estremi. Ha riempito il sesso di mente e non di Spirito, ha profanato il più sacro trasformandolo in fonte di dolore, di tortura, di distorsione, di autopunizione. Chi consegna il suo corpo senza desiderio, senza amore, si condanna. Chi cerca palliativi per il suo ego, per la sua solitudine o il suo dolore, attira solo più mancanze che arrivano immancabilmente dopo l’atto sessuale, e ciò che rimane è il vuoto. È così che degenera la materia. È così che appare la malattia, la depressione, la dipendenza, la stanchezza, l’apatia. Ecco come si perde il potere personale specie con le finte coppie. Così è come l’essere sacro, l’essere spirituale rimane sprofondato nell’oblio. Il sesso è bellezza. È purezza. È la forza che ti dà la vita, che percorre il tuo corpo in questo momento. Quando neghi il sesso stai negando la tua stessa energia vitale, la tua connessione con il tutto, con la vita stessa. Quando esalti il sesso fisico, stai negando una parte (la più importante) di te stesso, e con questo ferisci la tua energia e il corpo fisico stesso. Quindi, se desideri riprendere il buon uso della tua energia sessuale, devi ricordare che sei Spirito. Che chi condivide con te ti sta consegnando il proprio essere, il suo stesso tempio sacro. Entra pieno di umiltà e di rispetto, onora l’immenso atto d’amore di quel momento, di quel contatto. Il sesso per essere “buono” deve iniziare nel cuore, né più in alto né più in basso. Deve essere impregnato di sacralità, non di lussuria. Può essere morbido oppure selvaggio, finché segue il ritmo che i corpi e i cuori chiedono. Ricorda anche che c’è sesso nel respirare, nel guardarsi e anche in una carezza. Che il tuo modo di onorare la tua espressione sessuale e il tuo modo di onorare la vita sia pieno d’amore…! Goditela, osa, ama…! Porta il tuo partner sempre più su… Senti, cerca, esplora, prova e non darti limiti. Togli la mente e mettici il cuore ma sopratutto divertiti! Si un bambino che gioca eternamente… con responsabilità e amore.”
Vedrete come finirà questa guerra: la Russia, attraverso le trattative di pace, strapperà almeno una parte di territorio all’Ucraina; gli USA, in compenso, si assicureranno in un sol boccone l’ingresso di Finlandia e Svezia nella NATO.
Dunque, un conflitto che all’apparenza sembra porre allo scontro due potenze nucleari, in definitiva si risolve nel rafforzamento e nell’espansione di entrambe: ma guarda un po’ che combinazione!
Questa non è una guerra contro la Russia o contro l’Ucraina, ma è una guerra contro l’Europa.
Se vogliamo capire il testo biblico, la prima cosa da fare è
DISTRUGGERE 1900 ANNI DI COSTRUTTO CATTOLICO, PROTESTANTE E ORTODOSSO.
Questo costrutto dogmatico si è incistato nelle menti nel corso dei secoli, ma l’unico modo per uscirne è iniziare a leggere quel testo puliti da ogni altra costruzione clericale.
Il cristianesimo primitivo, ad es., è un processo che molto deve a QUMRAN come molto deve anche ad Heliopolis. Non è possibile leggere i sinottici con la mentalità cattolica – protestante – ortodossa. Occorrono tutt’altri criteri per capire. Ad esempio, noto che manca del tutto L’INCROCIO DEI DATI tra un capitolo e l’altro, tra un libro e l’altro, tra AT e NT. la bibbia è in buona parte un libro AUTOSUFFICIENTE, ovvero porta in sé la spiegazione di se stessa.
Vi faccio un semplice esempio. Il termine SACRAMENTO è ben incistato nelle vostre menti di potenziali credenti. Il sacramento della comunione, il sacramento della cresima. Eppure in tutto il testo biblico NON ESISTE il termine SACRAMENTO. e non esiste perché ad esempio quella di Cristo era una attività fortemente iniziatica fatta eventualmente di riti e non di sacramenti.
Un altro esempio è tutta la metanarrazione in Luca della nascita di Cristo da una vergine. Non presente negli altri tre vangeli canonici. Quella metanarrazione può essere chiara solo a chi la vive sulla propria persona avendo in rapporto con l’uomo interiore. Estetiorizzata, invece, mostra solo un donna umana che partorisce un prodigio… Una donna umana deve per forza mettere al mondo una grande anima. Ma Luca ha narrato soprattutto in codice la SECONDA NASCITA DALLO SPIRITO di cui Cristo parlò a Nicodemo. Non si nasce in stato messianico, nessuno può. Lo stesso Cristo dovette attraversare tappe prima di giungerci…
DISTRUGGERE 1900 ANNI DI COSTRUTTO CATTOLICO, PROTESTANTE E ORTODOSSO?
“Tra gli uomini e tra i popoli, sono sempre esistite due tendenze contrapposte, perché ambedue fanno parte della natura umana. La direzione delle prima è verso I’alto, e cioè verso la realizzazione piena della persona stessa nei suoi attributi superiori, che la rendono aperta al mondo del soprasensibile e del sovrarazionale e la portano a integrarsi scientemente nella legge suprema che regola il cosmo. La seconda trae invece in basso, e cioè all’abbandono passivo agli impulsi – che per l’Uomo non sono neppure quelli naturali (istinti) ma sono deformati dalla mente (vizi o appetiti) – e alla rinunzia a qualsiasi sforzo di interiore miglioramento (dogma dell’eguaglianza), e rende quindi la persona vittima indifesa di qualunque condizionamento esterno. La forza traente verso I’alto è stata ovunque e in ogni tempo personificata in un Dio creatore e giudice, e anche quella degradante in varie entità sataniche, dalle cui lusinghe ed inganni è necessario difendersi. Sul piano politico, possono parimenti concepirsi e realizzarsi autorità ed ordinamenti che si pongano come scopo precipuo il miglioramento qualitativo dei cittadini, sia come singoli che come comunità, non solo attraverso una determinata educazione, ma soprattutto attraverso un meccanismo sociale, giuridico ed economico che di per sé esalti e sviluppi la responsabilità, la solidarietà, l’autodisciplina, lo spirito di sacrificio, la fiducia in se stessi e nelle proprie risorse, insomma tutte le virtù che portano un popolo a primeggiare e a conquistare la serenità. Si incontrano però anche sistemi che si propongono il dominio sui popoli, realizzato facendo leva sulle Ioro debolezze e amputandoli di ogni forza interiore e di ogni autonomia mentale e pratica, affinché divengano del tutto dipendenti da beni materiali esterni, e quindi da chi può a loro, a suo arbitrio, concederli o negarli. La prima impostazione, che ci è trasmessa da una saggezza millenaria, denominiamo appunto TRADIZIONE, la seconda SOVVERSIONE”
Macchè estrema destra “i cittadini del Reich” sono solo gli “ultimi tedeschi” in un mondo capovolto dove il regime globale in maschera pseudoliberale è criptofascista i “fascisti” sono la Resistenza ed “i cittadini del Reich” sono la Rosa Bianca di oggi. A parte il fatto che nella realtà contemporanea non si può proprio dare, neanche solo in linea di principio, in generale ed in astratto il concetto di estrema destra per il semplice fatto che siamo tutti immersi in un regime globale fondato su di una narrazione totalitaria che reprime il dissenso, diffamando e screditando le verita’ sulle quali il dissenso si fonda chiamandole fake news, e che sta puntando verso un controllo sociale ed un sistema di credito sociale così prevasivo e totale che nessun regime totalitario storico si era mai sognato di realizzare. Che senso ha parlare di estrema destra quando dopo la fine della Seconda guerra mondiale si è realizzata nella realtà politica internazionale una sorta di ucronia come quella descritta da Philip K. Dick ne “La svastica sul Sole” in cui al di là dell’ apparenza di una societa’ liberale sul pi,ano interno sul piano della politica estera imperiale, dell’intelligence e della guerra psicolgica gli USA hanno mutuato dalla Germania nazista tutti i metodi di controllo globale attraverso la CIA e le sue operazioni coperte e false flag e le sue strategie della tensione ed arrivando anche ad impiegare pure la Mafia come instrumentum regni?
Grazie anche agli input di questo know-how di intelligence forniti da un vero nazista: il generale Gehlen già capo del servizio segreto della Germania nazista che ha contribuito alla costruzione della CIA. Certo tutto questo avviene oggi con modalità “soft”, e con l’uso più pervasivo e costante della propaganda soprattutto attraverso quella piu’ subdola perche’ indiretta ed in apparenza “obiettiva” rappresentata dall’informazione che dovrebbe essere “neutrale” (e non lo è per niente!) e dalle arti (cinema, serie tv e altro); e sono proprio queste modalità “soft” e pseudo “neutrali” a trarre in inganno i molti che si bevono la “realtà” falsa, falsissima inventata e propalata dal mainstream che è funzionale agli interessi di una certa elite globale: lo 0,1% della popolazione, e del 10% che serve questa minoranza neofeudale ricevendone in cambio benefici. Mi viene in mente Ezra Pound che già a metà del Novecento scrisse: I politici non sono altro che i camerieri dei banchieri!
Ma torniamo ai “cittadini del Reich” dopo questo necessario preambolo introduttivo. Io purtroppo non ho informazioni di prima mano su di loro anche perchè ignoro la lingua tedesca. E’ una mia lacuna e non intendo certo vantarmene affermandolo. Però ho cercato di informarmi al riguardo attraverso fonti terze italiane e USA. Ho scoperto che a priori ed ante litteram io pensavo da molto tempo esattamente quello che loro pensano e in cui credono.
Cioè io da molto tempo pensavo che se fossi stato un tedesco non avrei mai potuto capire perche’ dopo l’ultima guerra sia pure a causa di un regime che e’ diventato molto impopolare, altre nazioni si sono sentite in diritto di appropriarsi di territori che storicamente da secoli appartenevano alla Germania, le quali sono state anche legittimate dalle altre nazioni a compiere tale abuso barbarico e primitivo. Ad esempio Konigsberg era la città di Kant, e dunque siamo un po’ prima di Hitler con i tempi, perchè deve essere oggi parte della Russia con il nome di Kaliningrad?
Perdonate adesso il mio egocentrismo narcisista ma esso è funzionale a raccontarvi proprio come e perchè sono arrivato a pensare in questo modo come “i cittadini del Reich” e prima di loro ed il racconto credo interessante perchè indirettamente svela l’esistenza di censure e manipolazioni della storia su Wikipedia ad opera della CIA. Anche se non va di moda dirlo oggi e forse non volete crederci perchè vi hanno insinuato il dubbio che sia una fake news. Ma queste cosiddette fake news qua e là ed a denti stretti sono state ammesse anche da “pezzi” della narrativa ufficiale. Inoltre se per ipotesi tutte quelle che sono state chiamate occasionalmente fake news fossero tali ovvero false, posso dirvi che il mondo sociale e politico nel quale viviamo sarebbe assolutamente impenetrabile, misterioso ed incomprensibile , privo di ogni razionalità di qualsiasi tipo. Le fake news, quelle “buone” servono a spiegare il mondo che altrimenti non avrebbe nessun senso, il mondo sarebbe solo dominato da pazzi che agiscono senza nessuna causa, in modo erratico.
Ma veniamo al nostro racconto che è molto personale, soggettivo, in una parola, mio; dunque io sono un appassionato collezionista di modernariato ed oggetti vintage anche i piu’ strani e tecnici. Da qualsiasi oggetto vintage, anzi meglio dal suo design io risalgo allo spirito del tempo, allo Zeitgeist dell’epoca che lo ha prodotto. E questa operazione mi piace assai. Un giorno sulla bancarella di un mercatino vedo un bell’apparecchio elettrico, uno strumento tecnico scientifico d’epoca, qualcosa che sembrava uscito dal laboratorio del prof. Frankenstein, non costava molto, ed io non resisto alla tentazione di acquistarlo.
In seguito per capire di che cosa si tratta lo mostro ad un mio fratello professore di fisica che ha studiato alla Normale di Pisa negli anni sessanta, più vecchio di me e che aveva frequentato laboratori scientifici fin da quei tempi ma nemmeno lui aveva mai visto uno strumento simile. Un oggetto molto raro che non esiste su internet dopo una prima veloce ricerca. Ad occhio faceva pensare di essere stato costruito negli anni quaranta o poco prima. Recava una targhetta in tedesco scritta in caratteri gotici che si rivelerà dopo la traduzione “analizzatore di ceneri” poi il nome della ditta costruttrice ing. Fritz Todt ed in fondo ed in basso la scritta Danzig la citta’ dove era stato prodotto.
A questo punto intraprendo una ricerca su internet a largo spettro che mirava innanzitutto a conoscere quale era il suo valore di mercato e di scoprire se avevo fatto un buon affare oppure no ed anche ad acquisire tutte le informazioni possibili al riguardo. La prima cosa che scopro è che l’oggetto non esiste e non esistono immagini o descrizioni dell’oggetto non solo in italiano e tedesco ma nemmeno in inglese. Dunque è un pezzo unico e ce lo ho solo io! Bene, mi fa piacere. La seconda cosa è che in rete c’è nulla sulla ditta di Danzica dell’ing. Fritz Todt, ma le notizie su di lui sono molto interessanti.
Pare fosse uno dei più grandi ingegneri tedeschi della prima meta’ del secolo XX e che realizzò la prima Autobahn al mondo ! La prima Autostrada al mondo! Poi realizza altre iniziative tra le quali la Organizzazione Todt (oltre evidentemente, alla officina che aveva realizzato il mio apparecchio a Danzica). Era Ministro degli Armamamenti del Reich (!) sotto Hitler all’inizio della Seconda guerra mondiale ed il suo aereo esplose in aria dopo aver litigato con Hitler perche’ sosteneva (giustamente) che la Germania non poteva essere impegnata su due fronti quello orientale e quello occidentale con successo. Cioe’ che non si poteva fare la guerra contro la Russia e contemporaneamente contro Inghilterra, Francia e Stati Uniti, era insostenibile. I fatti dimostreranno poi che aveva ragione.
Però che persona sbrigativa quell’ Hitler nel liberarsi di un fastidioso contestatore; tu non sei d’accordo, ma anche se sei il piu’ grande ingegnere della Germania che ha realizzato cose molto importanti e all’avanguardia nonchè suo Ministro degli Armamenti, subito dopo una lite in cui avevi osato contraddire il Fuhrer, appena ti sei levato in volo lui ti fa saltare in aria con il tuo aereo! Adesso però viene un discorso più serio e che interessa questo mio discorso sui diritti territoriali e non della Germania.
Nella mia beata ignoranza continuo la mia ricerca in rete cercando di capire come mai le scritte sulla targhetta sono in tedesco e tra l’altro con caratteri gotici (più tedesco di così si muore!) mentre su Wikipedia e’scritto: Danzica città della Polonia. Vuoi dire che era Germania o Reich anzi Terzo Reich ed è diventata Polonia dopo la guerra? Proprio così! Ma la cosa peggiore era un’altra.
Dovete sapere che Wikipedia, anzi la storia su Wikipedia cambia nel tempo, cioè viene continuamente riscritta e modificata. Riscrittura e modifica continua della storia! Ad opera della CIA come si puo’ trovare scritto sempre su Wikipedia sotto la voce Criticism on CIA, e questa riscrittura e modifica continua della storia avviene o avverrebbe, secondo le esigenze della narrazione dominante di quel momento storico ad uso del Deep State e della elite cui e’ asservita. Ma perchè mi permetto di dire questo? Perchè allora stava scritta su Wikipedia (e non lo è più adesso) la storia di Danzica nel modo che segue: dall’antichita’ fino a XVIII secolo poi black out assoluto sulla storia di Danzica nel XIX secolo e nella prima metà del XX secolo e la storia riprendeva dal 1945 in poi. Guarda caso era censurato tutto il periodo in cui Danzica era parte della Grande Germania Germania + Prussia. Vuoi che non fosse per non correre il rischio di alimentare istanze irredentiste in Germania riguardo alle regioni perdute con la guerra? Vi sembra possibile? Ci prendevano per cretini? Si!
Perchè, e lo ripeto se avessero iniziato la narrazione della storia dal 1945 poteva ancora andare bene , ma se tu storico inizi il tuo racconto dall’antichita’ e poi salti i due secoli piu recenti, come storico non vali niente e la tua narrazione a causa della censura di un periodo ben definito e’ una manipolazione della storia con finalita’ politiche quanto mai di parte e scorrette. Ma a quel punto continuai la ricerca che aveva assunto un carattere di ricerca in ambito politico storico: volevo vedere se esisteva qualcosa che potremmo chiamare irredentismo germanico. Come noto da noi in Italia l’ irredentismo era stato un importante ritornello retorico storico da prima della Prima guerra mondiale fino al fascismo. Trento e Trieste Italiane erano uno slogan che porto’ l’Italia a schierarsi o meglio a giustificare il suo schieramento contro Austria e Germania. Io personalmente oggi e direi fin dal 1968 in avanti non posso che disapprovare l’irredentismo come una forma di fanatismo nazionalistico, di un eccessivo e ingiustificato attaccamento ad un territorio; ma io sono nato nel 1958 ho vissuto gli anni settanta a Genova in un clima politicamente incandescente che alla fine mi ha portato al disincanto e allo scetticismo. Ma non posso imporre questa mia posizione ideologica assolutizzandola fuori del mio contesto temporale e locale come ad esempio al tempo della prima guerra mondiale un secolo fa. Sarebbe assurdo e ridicolo. Come lo è la Cancel Culture!
Del resto, vedo che non posso imporre nemmeno oggi in un altro contesto geografico questa mia posizione ideologica che del resto risale già a mezzo secolo fa, assolutizzandola fuori del mio contesto come si vede bene dal caso dell’Ucraina alla quale nessuno osa proporre questa soluzione certi che non la accetterebbe mai essendo irredentista a tutti i costi.
In realtà in Ucraina si scontrano due irredentismi: uno recente, quello dell’Ucraina che ha voluto emanciparsi dalla Russia nel 2014, un altro piu’ antico che risale dalla Russia degli Zar fino alla secessione e al colpo di Stato del 2014 e vuole reintegrare il suo territorio storico. In Ucraina abbiamo un conflitto tra irredentismi diacronici, sul piano del diritto internazionale, sul piano concreto invece credo che il sistema finanziario anglosassone basato sul dollaro cerchi aggressivamente una espansione che minaccia lo status quo della Russia.
Come dicevo poc’ anzi personalmente disapprovare l’irredentismo come una forma di fanatismo nazionalistico, di un eccessivo e ingiustificato attaccamento ad un territorio; ingiustificato in quanto tende a barattare la vita umana con il riscatto di una parte del territorio nazionale, essendo ovviamente sull’altro piatto della bilancia le vite umane che dovrebbero riscattare le terre irredente, operazione che non mi pare eticamente accettabile. Questo anche se sul piano dell’identita’ nazionale devo riconoscere che l’irredentismo ha certamente un senso pero’ bisogna sempre vedere a quale prezzo. Il caso attuale dell’Ucraina mi pare naturalmente assurdo e molto sbagliato. Non si puo’e non si deve morire solo per piantare una bandiera su di una terra dove si potrebbe anche vivere e chissa’ forse anche meglio sotto un’altra bandiera. Senza contare il fatto che si puo’anche emigrare ed in certi casi diventa anche necessario.
Come nel film “Uomini Contro” di Francesco Rosi ad un certo punto durante un assalto all’ arma bianca contro il nemico nella guerra in trincea l’ ufficiale che comanda il drappello di soldati ( interpretato magistralmente da Gian Maria Volonte’) si leva in piedi e grida ai suoi soldati; – Soldati ! Il nemico non è davanti a voi ma dietro di voi! – indicando il Generale che stava indietro, alle loro spalle e che aveva ordinato l’assalto’. La lotta di classe, appunto! Però, mi sono anche detto: le persone ”normali” non i nichilisti, scettici ed anarchici come me, nato nel 1958 e cresciuto nella temperie politicamente incandescente della Genova degli anni settanta, e dopo il riflusso approdato al disincanto piu’ estremo, o quasi, con tutta la nostalgia di quegli anni; ma quelli ‘’normali’’ , quelli che cantano l’inno alle partite di campionato del mondo o portando i loro bambini alle parate delle forze armate, i nazionalisti, i patrioti, quelli che ancora ci credono (e possono permettersi di farlo) e sono disposti a morire per la patria come gli Ucraini, oggi in Germania dovrebbero essere irredentisti, suppongo. Soprattutto in Germania questo mi pare necessario essendo stata amputata di importanti territori come la Prussia ed i Sudeti, come e’ stato, nonchè della sua memoria storica, della sua tradizione e della sua dignità.
Vedete io non sono assolutamente nazista anche perchè date le mie idee sarei stato tra le prime vittime di quel regime… pero’ ritengo che la denazificazione sia stata fin dal suo stesso principio fondativo una violenza psicologica e culturale illiberale ed antidemocratica. Una “rieducazione” di stampo stalinista o cinese dove la morte per chi no si adegua in tempo e’ sempre a portata di mano.
Sembra un paradosso ma la denazificazione è stata una mancanza di rispetto contro la dignità di un popolo. E non perchè il nazismo fosse una ideologia giusta che non era in assoluto ma semplicemente perchè nessun altro popolo puo’ permettersi di assurgere su di un piano superiore per insegnare al “popolo inferiore” come si deve essere e come non si deve essere. Come nel caso classico del colonialismo.
Questa volta però capovolgendo i rapporti tra i termini ed umiliando un popolo che fu gia’ tra i piu’ civili e colonizzatori riducendolo adesso al rango di colonizzato. E da chi poi? Da un certo signor Stalin noto per le sue purghe. E da un certo signor Truman che aveva appena fatto sganciare due bombe atomiche sulla popolazione civile di due citta’del Giappone. Per non dire del bombardamento di Dresda, eccetera, eccetera. Per non parlare degli stupri di massa delle donne tedesche ad opera dei russi! E per non parlare dell’internamento di milioni di uomini tedeschi in campi di concentramento senza nessuna protezione dal freddo e dagli agenti atmosferici. Dove morirono a milioni di fame, di freddo e di malattie. Due argomenti di cui non si parla quasi mai nell’informazione, pardon propaganda, occidentale dove un giorno si e un giorno no si parla dello sterminio degli ebrei. Che non voglio negare … e pero’ mi pare proprio che qui si facciano due pesi e due misure.
Hemingway nelle lettere che scrisse alla moglie e ad un amico scrive di azioni orribili che lui ha compiuto contro tedeschi disarmati non durante la guerra si badi bene ma dopo la fine di essa ! Non riporto questi contenuti per brevita’ e per risparmiare sia a me che a voi l’orrore di quei racconti. Tra l’altro posso solo dire che il numero dei soldati tedeschi disarmati uccisi dal solo Hemingway per sua stessa ammissione dopo la guerra fu superiore a 100! Una mattanza perlopiu’ di semplici evasi o transfughi disarmati in fuga dai campi di concentramento di cui ho appena fatto cenno. Se non lo credete cercate voi le lettere di Hemingway, c’e’ un certo depistaggio nella ricerca online un e ammorbidimento dei particolari piu’ cruenti nelle sinossi e mediazioni, come sempre accade perche’ i vincitori non devono mai apparire come i cattivi , ma se leggerete alla lettera queste lettere troverete fatti orribili, raccapriccianti compiuti dai “vincitori”.
A proposito della denazificazione, poi, a questo punto, vorrei fare una osservazione molto personale e credo anche originale, forse. Il carattere così violento in senso psicologico e culturale della denazificazione come prassi in se è tale che io credo non possa essere spiegato solo in termini politici e ideologici. Credo che il fatto che nel 1945 uno straniero un invasore decisamente barbaro agli occhi dei tedeschi possa imporre o vietare una fede ideologica attraverso un processo pubblico ad un cittadino tedesco, in questo caso una vittima, come pure imporre di abiurare il nazismo per sposare il liberalismo democratico o il socialismo sovietico e’ qualcosa che puo’ attenere solo alla cultura stalinismo nel Novecento, ma essendo stato praticato anche dagli americani, noti anticomunisti, forse puo’ essere spiegato solo in termini di guerra di religione novecentesca.
L’antinazismo “religioso” noventesco credo sia stato imposto fin da allora come culto universale occidentale e una sorta di Pledge of Allegiance imposto a tutti gli occidentali come un passaporto necessario per l’integrazione nel sistema. Ma mentre a noi italiani poteva non fare ne’ caldo ne’ freddo nei confronti dei tedeschi credo sia stato vissuto come una sorta di stupro questa volta della coscienza e non del corpo.
Io credo che i denazificatori esigendo dai tedeschi un’ atto di fede nei valori liberali e democratici e la abiura del nazismo si sono comportati proprio come gli inquisitori spagnoli dei secoli XV, XVI e XVII i quali esigevano dagli abitanti della Spagna islamici o ebrei un autodafe’ ovvero la proclamazione solenne della sentenza da parte dell’inquisitore, cui seguiva la cerimonia pubblica dell’abiura o della condanna al rogo dell’eretico, eseguita dal braccio secolare. Perchè finora non lo avevo ancora detto ma esistevano pure delle sanzioni commisurate al grado di coinvolgimento del singolo imputato nel sistema nazista. Che veniva giudicato tra l’altro retroattivamente secondo leggi o regole stabilita dai ‘’vincitori’’ dopo i fatti giudicati. Una mostruosita’ giuridica. E se pure non ci sono stati roghi in Germania nel dopoguerra, nondimeno credo siano avvenute altre forme di epurazione molto severe e violente, oltre ovviamente al noto processo di Norimberga. Di queste epurazioni assolutamente illiberali parlava Lyndon La Rouche ,un tale molto bene informato grazie a frequentazioni intime con personaggi al livello piu’ alto dei servizi segreti americani tipo OSS e CIA fin dagli anni della guerra, a proposito di un certo caso Olson avvenuto intorno al 1950, cioe’ molto tempo dopo la fine della guerra.
Lascio al lettore la discrezionalita’ eventuale dell’approfondimento sul sito MoviSol di La Rouche comunque, in estrema sintesi, La Rouche parlava di molte migliaia di tedeschi ex nazisti ritenuti colpevoli di un eccessivo coinvolgimento con il regime attraverso un processo senza garanzie i quali erano rinchiusi in apposite strutture all’interno di basi americane in Germania intorno al 1950. Ma non come prigionieri di guerra POW con le garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra ma ridotti in uno stato di vera e propria schiavitù senza aver garantiti nemmeno i diritti fondamentali vita compreso. Ridotti ad uno stato sub umano da prigionie arcaiche babilonesi. Ma sotto l’egida dell’aquila del potere USA degli anni “illuminati” 1945/ 50 e chissà fino a quando. Del resto, nessuna meraviglia, è un po’ il concept di Guantanamo!
Così sono arrivato a pensare da solo molto tempo fa che in Germania se solo si potesse avere un pensiero non dico nazista ma semplicemente un poco nazionalista e liberale si dovrebbero esigere dai cosiddetti “vincitori” grandi risarcimenti materiali e morali che oggi nessuno osa neanche solo immaginare. Liberandosi una volta per tutte dai sensi di colpa relativi allo sterminio degli ebrei in primo luogo perche’ la responsabilita’ penale e’ personale (e non puo’ passare di padre in figlio fino alla quarta generazione, come sta scritto nella Bibbia)in secondo luogo perche’ lo stato di guerra ha sempre portato a mostruosita’ come queste e ,da ultimo, che il mostruoso sterminio degli ebrei (come si vede non esito a chiamarlo tale) e’ stato comunque ampiamente ripagato dallo sterminio dei tedeschi durante la denazificazione. E ripagato anche degli stupri delle donne tedesche che io non sono in grado di quantificare avendo letto versioni molto diverse ma che certamente furono numeri molto grandi addirittura c’ e’ chi sostiene che tutte le donne furono violentate dalle bambine fino alle vecchie.
Chissà perchè le organizzazioni femministe di solito così solerti in questi casi non hanno mai promosso una campagna adeguata di studi e di divulgazione internazionale di questo odioso crimine contro l’umanita’. Forse lo so. Non sara’ mica perche’ ricevono finanziamenti da ONG ebraiche le quali non gradirebbero questa pubblicita’ controproducente in quanto potrebbe ridimensionare l’abuso subito con la Shoa’ mettendola a confronto con altri abusi e per impedire questo possono ricattare le femministe? Se oggi ci si indigna tanto sui media per lo stupro di una singola donna (e non voglio minimizzare) ma che dire dello stupro di milioni di donne indifese per di più su base etnica compiuto dai tanto celebrati ”vincitori” della Seconda guerra mondiale che ci hanno “liberato” dal nazifascismo? I “buoni” insomma! Che ci hanno anche “liberato” dalla grande cultura e dalla grande civilta’ europea continentale centrale e meridionale! Scusate se è poco!
Poi, purtroppo io credo che dal momento in cui si è estinta in Germania la generazione che io chiamerei Derrick, (anche per lo spessore culturale di quei telefilm infinitamente superiore a quello delle serie che lo hanno seguito) cioe’ estintasi la generazione che ha vissuto i suoi anni di formazione nell’immediato dopoguerra, o addirittura durante o prima (ricordate il film Germania Anno Zero di Rossellini) noi abbiamo oggi viventi varie generazioni di tedeschi/e moderni/e e senza memoria ne’ identita’. Cui le agenzie americane, la pubblicità, il cinema e la tv) hanno fatto un lavaggio del cervello a base di di Coca Cola culture. Ora io capisco che qualcuno potrebbe anche accusarmi di essere vecchio e polveroso, di avere odore di Oswald Spengler e del suo Tramonto dell’Occidente, non mi vergogno e non respingo l’accusa che anzi mi lusingherebbe. Ma cio’ di cui parlo e’ una fenomenologia viva, attualissima. E per fortuna mi aggiorno.
Proprio l’altra sera seguivo in tv un programma di storia della musica leggera contemporanea incentrato sulla vita dei musicisti blues, pop rock e altro fino ad oggi che da molto spazio alle interviste e ai discorsi degli artisti e dai loro collaboratori (produttori, sound engineers, eccetera). C’è un complesso (mi piace usare termini desueti!) americano abbastanza noto e di successo nella sua nicchia da 40 anni: i Devo. Musicalmente non mi piace ma ieri sera ho avuto la pazienza di ascoltare i loro discorsi che non erano affatto banali. Ho scoperto che sono una sorta di filosofi, di maitres a penser che utilizzano la loro musica (brutta per me ) per diffondere le loro idee, molto interessanti per essere rivolte ai giovani di oggi. Devo sta per de-evolution ovvero regresso, non credono che viviamo nel progresso ma al contrario che stiamo regredendo come societa’ Da 40 anni vedono il mondo in una spirale discendente. La società non si sta più evolvendo, quello che stiamo vivendo e’ infatti una de-evoluzione. L’umanità sta regredendo… Stiamo distruggendo il pianeta. Crediamo che il mondo sia dominato dall’avidità e dal consumismo…Speravano allora di sbagliarsi ma nel tempo hanno scoperto purtroppo di aver ragione. Non solo hanno anche scoperto di essere spesso fraintesi e cioè che i loro fans credono a volte che ci sia compiacimento nelle loro denuncia di questa devoluzione ma non è così.
Attuale, troppo attuale anzi inattuale, come direbbe Nietzsche. In questo flusso devo-niano in cui siamo immersi tutti nel mondo e quindi anche i tedeschi , pero’ quelli delle generazioni post-Derrick oggi avendo smarrito la memoria e perduto l’identita’ anzi se me lo permettete vorrei dire qualcosa di piu’forte, essendo stati evirati culturalmente dalla retorica globale sionista anti-nazista si vergognano di se’ stessi e non sono nemmeno piu’in grado di vedere le cose come stanno. E cioe’ come ho gia’ detto che dovrebbero sentirsi in diritto di esigere dai cosiddetti ”vincitori” quei grandi risarcimenti materiali e morali che loro spettano ma che oggi nessuno osa neanche solo immaginare. Liberandosi una volta per tutte dai sensi di colpa relativi allo sterminio degli ebrei che e’ stato comunque ampiamente ripagato dallo sterminio dei tedeschi in cattivita’ durante la denazificazione e dagli infiniti stupri subiti dalle donne tedesche negli anni subito dopo la guerra.
Gli “ultimi tedeschi e tedesche”, anche se giovani e post -Derrick, invece, ed ovviamente, sono secondo me “i cittadini del Reich” i quali come i loro antenati de La Rosa Bianca (in tedesco Weiße Rose) eroicamente sotto il nazismo durante la guerra in un mondo capovolto e oggi altrettanto eroicamente sotto la dittatura dell’attuale regime globale fondato su di una narrazione totalitaria assolutista gestita dagli USA nell’interesse della anglosfera e della sua elite, ‘’i cittadini del Reich’’ rappresentano l’ultimo gruppo di resistenza tedesco contro il sistema totalitario assolutista attuale cercando di difendere la loro eredita’ e la loro identita’ culturale. Mentre il regime globale contemporaneo totalitario e transnazionale con capitale Washington DC inquadra la Germania come gli altri Paesi europei in un sistema ferreo di relazioni atlantiche (che oggi si vede anche come autodistruttivo a causa dell’ obbligo imposto dagli USA di armare l’Ucraina e di subire le contromisure economiche russe)e’ attualmente dominato da organismi sovranazionali atlantici come NATO e UE e si badi bene anche il fatto che le Nazioni Unite, teoricamente indipendenti ed espressione di un potere mondiale solo teoricamente democratico, sono di fatto attraverso le loro agenzie, un potere legato agli interessi e alla cultura USA animato da finalità imperialistiche.
Di un imperialismo oggi prevalentemente finanziario (ma non solo finanziario come si vede bene oggi dalla guerra per interposta Ucraina) e finalizzato a mantenere e se possibile ampliare il sistema finanziario e monetario globale basato sul dollaro. Concludendo l’operazione di polizia che ha portato all’arresto in questi giorni di un certo numero di “|cittadini del Reich” è purtroppo e tristemente di fatto una operazione di repressione culturale: la epurazione degli ”ultimi tedeschi” e della memoria, della eredità e della identità tedesca. Masochismo germanico poliziesco tipico di chi manca degli strumenti culturali necessari per identificare e riconoscere la realta’ perche’ obnubilato dall’ignoranza di una sottocultura americaneggiante.
La storia la scrivono i vincitori ma le sofferenze dei vinti covano sotto la cenere: la denazificazione e i recenti arresti