LA CHIAREZZA DEL LOGOS

di Mike Plato

Possono attuare tutti gli sforzi di ecumenizzazione del Cristo, ma il Logos è stato chiaro più volte…

Qui dice
Luca 12,30
di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.

La gente del mondo, gli Ilici secondo lo gnosticismo, i figli delle tenebre secondo Qumran, i tamassici dell’induismo
Sempre questa contrapposizione tra il voi e gli altri…

Come anche qui
Matteo 13,11
Egli rispose: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.

A voi… A loro

Marco 4,11
«A voi è stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole,

VOI… Loro. Ancor più stupido pensare che LORO possano un giorno essere ammessi in quel VOI…
Falso… LORO restano LORO, e VOI restate VOI. LORO sono sempre stati LORO fin da principio, continueranno a vagare di incarnazione in incarnazione ma LORO saranno sempre QUELLI DI FUORI, GLI ILICI, GLI ESSOTERICI, I LETTARILISTI, LA GENTE DEL MONDO, I PROFANI, I MORTI CHE CAMMINANO, I MORTI CHE SEPPELLISCONO I LORO MORTI

LA CHIAREZZA DEL LOGOS
LA CHIAREZZA DEL LOGOS

EZECHIELE: L’ARRIVO DEL CASTIGO

a cura di Giuseppe Aiello

“La tua fine è imminente;

io manderò contro di te la mia ira,

ti giudicherò secondo la tua condotta,

ti farò ricadere addosso tutte le tue abominazioni.

Il mio occhio ti sarà addosso senza pietà,

io non avrò compassione;

ti farò ricadere addosso la tua condotta,

le tue abominazioni saranno in mezzo a te;

e voi conoscerete che io sono il SIGNORE”.

(Ezechiele 7, 3-4)

EZECHIELE: L'ARRIVO DEL CASTIGO
EZECHIELE: L’ARRIVO DEL CASTIGO

LA NOSTRA VERA GUERRA

di Mike Plato

È da 3 anni che il sistema universale arcontico smania letteralmente per mostrare la schiavitù di quella che considerano razza inferiore e cibo. Ma voi veramente credete che fosse Brunetta a parlare quando ci definiva topi, o quando si divertiva a fare la bambola assassina imitando la sofferenza da tampone sistematico oppure quando, ad obbligo decretato, ci disse che avremmo potuto cibarci di pane e formaggio?

VOI veramente credete che siano carcasse di carne e sangue a decretare i destini del genere umano?

Efesini 6,12

La nostra guerra infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro gli Arconti di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

LA NOSTRA VERA GUERRA
LA NOSTRA VERA GUERRA

I QUATTRO ELEMENTI NEGLI ANTICHI GRECI

di Omraam Mikhaël Aïvanhov

I quattro elementi sono stati definiti in relazione ai quattro stati della materia: solido, liquido, gassoso e igneo. Tutto ciò che è solido, gli antichi greci lo chiamavano terra; tutto ciò che è liquido, acqua; tutto ciò che è gassoso, aria; e tutto ciò che è igneo – ossia il calore e la luce –, fuoco.

Si ritrovano i quattro elementi nel cibo che prendiamo tutti i giorni, poiché quel cibo presenta i quattro stati della materia: solido, liquido, gassoso e igneo. Ecco perché i pasti possono diventare un’occasione per comunicare con gli Angeli dei quattro elementi attraverso il cibo: L’Angelo della terra, affinché ci dia la fermezza e la solidità, poiché è lui che dà la base, e senza di lui niente può sopravvivere; l’Angelo dell’acqua, affinché ci dia la vita e la purezza; l’Angelo dell’aria, affinché ci dia l’intelligenza, la perspicacia e la rapidità; e infine l’Angelo del fuoco, affinchè ci dia la luce e il fuoco dell’amore divino.

I QUATTRO ELEMENTI NEGLI ANTICHI GRECI
I QUATTRO ELEMENTI NEGLI ANTICHI GRECI

La civiltà come Costrutto

di Alexander Dugin

(la Concezione Costruttivista della Civiltà)

Una comprensione completamente diversa della civiltà può essere ottenuta nell’approccio costruttivista. Questo approccio appartiene ai paradigmi della modernità e della postmodernità. Ma se l’oggetto primario della società costruita nella modernità è lo stato (lo stato-nazione), la civiltà può essere presa come costrutto e risultato di proiezioni in circostanze precisamente postmoderne. Tuttavia, la postmodernità liberale e in parte gauchista più probabilmente si occupa di decostruire tutte le strutture sociali, fino alla loro atomizzazione e appellarsi all’individuo singolare (e poi al rizoma di Deleuze e Guatteri, corpo senza organi ut, e macchina desiderata). Nel TMW e nella Quarta Teoria Politica, però, incontriamo una versione alternativa della postmodernità, e in questo contesto l’oggetto della costruzione può benissimo diventare la civiltà come nuovo, e in questo caso artificiale, attore.

La civiltà come Costrutto
La civiltà come Costrutto

IL MAESTRO DI BODHIDHARMA

a cura di Lux Elementis Oriens

Gunabhadra Tripitaka (qualcuno dice che sia stato il maestro di Bodhidharma):

“Da quando sono arrivato in questo Paese, non ho nemmeno visto persone che coltivano la Via, tanto meno qualcuno che ha pacificato la mente. Vedo spesso persone che creano karma, che non si sono fuse con la Via. Alcuni si preoccupano della fama e della reputazione; altri agiscono per il profitto e il sostegno. Agiscono con la mentalità del sé e degli altri; agiscono con l’atteggiamento della gelosia. Anche se si eseguono scrupolosamente varie pratiche giorno e notte, si eliminano le afflizioni e si rimuovono le ostruzioni, con questo tipo di atteggiamento le barriere al Sentiero sorgono una dopo l’altra e non si trovano pace e tranquillità. Questo si chiama solo “coltivare il sentiero”, non “pacificare la mente”.

“Coloro che intendono diventare buddhisti dovrebbero prima imparare a pacificare la mente. Prima che la mente sia pacificata, anche le cose buone non sono buone. Quando la mente diventa pacifica e immobile, né il bene né il male hanno alcun fondamento.

“Poco fa ho parlato della pacificazione della mente. In breve, ci sono quattro tipi di mentalità. La prima è la mentalità che si allontana dalla verità: è la mentalità di coloro che vivono la vita come persone comuni. In secondo luogo, la mentalità che si orienta verso la verità: questo significa detestare la nascita e la morte e quindi cercare il nirvana e andare verso la quiete: si chiama mentalità sravaka. Terzo, la mente che entra nella verità: anche se si eliminano le barriere al sentiero e si rivela la verità interiore, soggetto e oggetto non sono ancora annullati: questa è la mentalità del bodhisattva. Quarto, la mente della verità: non la mente fuori dalla verità, non la verità fuori dalla mente; la verità è la mente.

“La mente è in grado di essere ovunque uguale, perciò è chiamata verità. La consapevolezza della verità può illuminare ogni cosa, perciò si chiama mente. Mente e verità sono ovunque uguali, perciò si chiama mente di Buddha, la mente dell’illuminazione.

“Chi comprende la realtà non vede alcuna differenza tra nascita e morte e nirvana, tra ordinario e sacro. Oggetti e conoscenza non sono due: verità interiore e fenomeni sono fusi. Il reale e il convenzionale sono visti come uguali; la contaminazione e la purezza sono un’unica Realtà. I Buddha e gli esseri senzienti sono fondamentalmente uguali e uniti.

“È come il sole nascosto dietro nuvole fluttuanti: quando le nuvole spariscono, il sole appare da solo. A che cosa servono altri insegnamenti o punti di vista? Perché farsi coinvolgere da parole scritte o parlate e tornare di nuovo sul sentiero della nascita e della morte? Coloro che prendono le spiegazioni verbali e i resoconti letterari come la Via desiderano fama e profitto: rovinano se stessi e rovinano gli altri. È come lucidare uno specchio; quando la polvere sulla superficie è stata completamente rimossa, lo specchio stesso è luminoso e chiaro.

“Il sutra dice: “Il Buddha non è Buddha, né salva gli esseri senzienti. Gli esseri senzienti impongono distinzioni e pensano che il Buddha salvi gli esseri senzienti; così non realizzano questa Mente e non hanno stabilità”. Con la realizzazione, c’è la consapevolezza e la Grande Funzione nell’ambito dell’origine causale, che penetra perfettamente senza ostruzioni; questa è chiamata “Grande Coltivazione del Sentiero”. Non c’è dualità tra il sé e l’altro. Tutte le pratiche vengono eseguite contemporaneamente; non c’è un prima o un dopo, né un in mezzo. Si chiama “Grande Veicolo”.

“Se non imparano prima a pacificare la mente, coloro che cercano il Grande Veicolo sono sicuri di sbagliare nella loro conoscenza. Il Sutra Lankvatara dice: “Come si fa a purificare i propri pensieri? Non permettere il pensiero falso. Non permettere che il pensiero sia contaminato. Mettete la vostra massima energia nella consapevolezza del Buddha. Lasciate che la consapevolezza del Buddha continui senza interruzioni: sarete fermi, senza pensieri, e sarete testimoni della fondamentale purezza del vuoto. Una volta ricevuto questo, non si torna indietro dall’eterna quiete. Così Buddha disse: “Si impara dall’insegnante, ma l’illuminazione non viene dall’insegnante”. Chiunque voglia rendere le persone sagge non ha mai esposto il Dharma. È verificato nell’evento”.

“Si può entrare in un vaso? Si può entrare in un pilastro? Si può entrare nel fuoco? Si può passare attraverso una montagna? Si entra corporalmente o si entra mentalmente?

“Le foglie di un albero possono predicare il Dharma. Un vaso può predicare il Dharma. Un pilastro può predicare il Dharma. Un bastone può predicare il Dharma. Una stanza può predicare il Dharma. Terra, acqua, fuoco e aria possono predicare il Dharma. Anche la terra, il legno, le piastrelle e la pietra possono predicare il Dharma. Che cos’è questo?”.

Gunabhadra Tripitaka – estratto da Zen Dawn – Early Zen Texts from Tun Huang – Translated by J.C. Cleary (1986)

Nell’immagine sotto, il suo discepolo Bodhidharma

IL MAESTRO DI BODHIDHARMA
IL MAESTRO DI BODHIDHARMA

BASO: IL MAESTRO DEI MA

a cura di Lux Elementis Oriens

Il maestro Baso è conosciuto per il suo cognome: letteralmente, il suo nome significa “Patriarca dei Ma” o “Maestro dei Ma”, e Ma era appunto il nome della sua famiglia. Nacque nel 709, a nord ovest di Chengdu nel Sichuan. Nella Trasmissione della Lampada, composta nel 1004, Mazu viene descritto così:

«Il suo aspetto era rimarchevole. Egli procedeva come un toro e guardava intorno a sé come una tigre. Quando stendeva la sua lingua, poteva raggiungere la punta del naso; sulle piante dei piedi erano impressi due segni circolari» [ndr questi sono considerati delle sorta di contrassegni di “buddhità karmico-genetica” in cui – a mio parere – viene confuso il piano visionario con quello fisico probabilmente cercando di creare per via profetico/epigenetica un precedente culturale: motivo per il quale oggi nascono ragazze giapponesi con le gambe più lunghe e seno più pronunciato e ragazzi più alti e robusti in base a canoni estetici occidentali]

In accordo con la Trasmissione della Lampada, Mazu era discepolo del maestro Nanyue Huairang (giapp: Nangaku Ejo; 677-744) al monastero del Monte Heng nello Hunan.

Il racconto dell’incontro con il maestro Ejo nella Trasmissione della Lampada viene qualche volta considerato come una testimonianza dell’illuminazione di Mazu, nonostante il testo non suggerisca esplicitamente questo tipo di interpretazione. È possibile trovare una prima e più antica versione di questa storia nel Zǔtángjí (“Antologia della Sala dei Patriarchi”, 祖堂集, giapp. Sodō shū), trascritto nel 952:

«Mentre il reverendo Ma era seduto, il reverendo Huairang prese una tegola e sedette su una roccia di fronte a lui, strofinandola. Il maestro Ma chiese: “Che cosa stai facendo?” Huairang rispose: “Sto lucidando la tegola per farne uno specchio!” Il maestro Ma ribatté “Come puoi ottenere uno specchio strofinando una tegola” Huairang rispose allora: “Se non posso ottenere uno specchio strofinando una tegola, come puoi tu ottenere la natura di Buddha seduto in meditazione?».

Questo racconto riecheggia il Vimalakirti Sutra e il Sutra della Piattaforma di Huìnéng per l’intento di chi voleva considerare inferiori le pratiche graduali (ndr!) e di purificazione invece di una ricerca intensa di un risveglio istantaneo nella Natura di Buddha; ciò avrebbe avuto fortuna nello Zen successivo, e prevalentemente dalla scuola che proprio dal lignaggio del maestro Baso avrebbe preso le mosse. [ndr Fin qui è una citazione essenzializzata da Wiki]

Mio commento sull’ultima frase. Non è sbagliato quanto detto ma lo preciserei così: “Nel buddhismo – tranne che in rari casi – viene considerato più importante il monachesimo VS la vita laica e il sesso maschile VS quello femminile. Tranne poi, quando i maestri di buddhismo mahayana vengono messi alle strette, citare Vimalakirti (Colui che Danza la Purezza) da cui prende anche il relativo sutra, che fu un laico molto stimato, e il patriarca indiano del ch’an Prajna Tara, che finalmente abbiamo il dubbio che sia stata una donna. In particolare faccio presente che non si tratterebbe di “pratiche graduali” (rituali/purificazioni) VS “immediatiste” (zazen/koan) ma di pratiche di attenzione, concentrazione e visualizzazione dinamica nelle quali sono L’INTENZIONE e la SENSIBILITA’ a inverare un sentire risvegliato creandone un metodo e un percorso, dove si usino canali, cursori, prana, evocazioni di archetipi (Avalokisteshvara o Manjushri) o, anche semplicemente, una concentrazione luminosa interiorizzata con la quale si immagini/percepisca, si crei e si dia forza a una percezione luminosa nitida e inamovibile, capace di stimolare un nuovo sentire la vita nel mondo e nella percezione, il che peraltro risulta essere il contrario di quanto avviene con l’uso del computer e del cellulare. Non so come altro potrei spiegarlo e spero di essere stato utile.

Vorrei far presente che il contrario di questa coltivazione “meno immediatista” potrebbe essere vivere come si viveva secoli or sono coltivando il samadhi in meditazione praticando da seduti, come minimo, almeno circa tre ore di filato al giorno senza dare alcuna minima importanza a quanto accade attorno, quindi vivendo come marziani.

BASO: IL MAESTRO DEI MA
BASO: IL MAESTRO DEI MA

L’Imam e il Re-Filosofo della KalliPolis di Platone

a cura di Giuseppe Aiello

“L’Imam è il primo Governante della Città virtuosa, il Dirigente della comunità virtuosa, il Governante di tutta la Terra abitata…»

Al-Farabi, La Città Virtuosa (al-Madinah al-Fadilah), Rizzoli, a cura di M. Campanini, p. 112

L'Imam e il Re-Filosofo della KalliPolis di Platone
L’Imam e il Re-Filosofo della KalliPolis di Platone

IL CIELO

di Alexander Dugin

“Il cielo è ciò che stabilisce l’ordine, ciò che rende ogni cosa ciò che è. Evidenzia, determina, organizza, fornisce al mondo e alle parti del mondo, così come agli esseri, quella che Heidegger chiama “dignità” (Würde), ἄξιος (axios). Rende una cosa preziosa proprio perché è quella stessa cosa, e ne determina il valore interiore in modo segreto e misterioso. Sono esseri ordinati, esseri-come-un-tutto.

Il Cielo si apre e si dispiega, aprendo e dispiegando le cose. Divide e dona. Il cielo è il mondo nella sua apertura. È il volto del mondo rivolto verso se stesso e verso chi guarda il mondo. Lo sguardo verso il mondo è uno sguardo verso il Cielo e lo sguardo del Cielo verso se stesso. Il Cielo è il dominio della luce che evidenzia, illumina, apre.

Il Cielo è fondamentalmente aperto. Non ha limiti o confini in sé. Quindi il Cielo non è un’essenza, un oggetto, un fenomeno, ma piuttosto l’orientamento, un’area, il bordo sconfinato della sacra geografia dell’Essere”.

IL CIELO
IL CIELO

L’UOMO E LA DONNA

di Victor Hugo

L’uomo è la più elevata delle creature.

La donna è il più sublime degli ideali.

Dio fece per l’uomo un trono, per la donna un altare.

Il trono esalta, l’altare santifica.

L’uomo è il cervello. La donna il cuore.

Il cervello fabbrica luce, il cuore produce amore.

La luce feconda, l’amore resuscita.

L’uomo è forte per la ragione.

La donna è invincibile per le lacrime.

La ragione convince, le lacrime commuovono.

L’uomo è capace di tutti gli eroismi.

La donna di tutti i martìri.

L’eroismo nobilita, il martirio sublima.

L’uomo ha la supremazia.

La donna la preferenza.

La supremazia significa forza;

la preferenza rappresenta il diritto.

L’uomo è un genio. La donna un angelo.

Il genio è incommensurabile;

l’angelo indefinibile.

L’aspirazione dell’uomo è la gloria suprema.

L’aspirazione della donna è la virtù estrema.

La gloria rende tutto grande; la virtù rende tutto divino.

L’uomo è un codice. La donna un vangelo.

Il codice corregge, il vangelo perfeziona.

L’uomo pensa. La donna sogna.

Pensare è avere il cranio di una larva;

sognare è avere sulla fronte un’aureola.

L’uomo è un oceano. La donna un lago.

L’oceano ha la perla che adorna;

il lago la poesia che abbaglia.

L’uomo è l’aquila che vola.

La donna è l’usignolo che canta.

Volare è dominare lo spazio;

cantare è conquistare l’Anima.

L’uomo è un tempio. La donna il sacrario.

Dinanzi al tempio ci scopriamo;

davanti al sacrario ci inginocchiamo. Infine:

l’uomo si trova dove termina la terra,

la donna dove comincia il cielo.

L’UOMO E LA DONNA
L’UOMO E LA DONNA