Il vero musulmano e le donne

a cura di Giuseppe Aiello

“L’imam Khomeini aveva uno straordinario rispetto per sua moglie. Ad esempio, non mento se dico che nel periodo di 60 anni di convivenza non ha mai iniziato a mangiare il cibo (a tavola) prima della moglie, né da lei aveva la minima aspettativa.
Posso anche dire che in 60 anni di vita insieme non ha mai chiesto nemmeno un bicchiere d’acqua, ma se lo procurava sempre lui stesso. Se si trovava in una posizione tale da non poterlo fare, diceva: “L’acqua non c’è?” Non diceva mai: “Alzati e portami dell’acqua”.
Si comportava così non solo con la moglie ma anche con tutte noi che eravamo sue figlie.Se mai avesse voluto dell’acqua saremmo corse tutte entusiaste a prenderla, ma non ha mai voluto che gli portassimo e gli dessimo un bicchiere d’acqua in mano.
Negli ultimi difficili giorni della sua vita, ogni volta che apriva gli occhi, se era in grado di parlare, chiedeva: ‘Come sta la mia Signora?’ Noi rispondevamo: ‘Lei sta bene. Le diciamo di venire da te?» Lui rispondeva: «No, le fa male la schiena. Lasciatela riposare.'”
~Siddiqa Mustafavi
(memorie della figlia dell’Imam Khomeini)

Il vero musulmano e le donne
Il vero musulmano e le donne

PER UN MANIFESTO DEI GIUSNATURALISTI

di Daniele Trabucco

BISOGNA COSTRUIRE UNA COMUNITÁ POLITICA FONDATA SUL GIUSNATURALISMO CHE SUPERI I “FALLIMENTARI LEADERISMI”
MANIFESTO DEI GIUSNATURALISTI.

I 5 PUNTI:
1) Prima di ogni legge positiva esiste un diritto naturale, accessibile alla ragione umana, che risiede nell’essere, nelle sue strutture e nei suoi fini;
2) La legge positiva è giusta nella misura in cui, come insegna Platone nel “Minosse”, scopre l’essere, svolgendo una funzione ordinatrice di ció che è e mai creatrice;
3) La negazione dell’esistenza di un diritto naturale comporta l’indifferentismo per cui ogni ente puó essere qualunque cosa. Ora, non solo nessun ente è in grado di perseguire fini diversi da quelli propri della sua natura (un uomo non potrà mai strisciare come un serpente), ma credendo di essere “altro da sè”, immette il non-essere nell’essere. Come insegna, peró, Parmenide, il non essere non è e non si puó nè dire, nè pensare;
4) Il passaggio dall’essere al dover essere avviene sulla base dell’essenza di ciascun ente. Il neopositivismo sbaglia quando nega questo “ponte”, rimanendo ancorato ad una visione biologica, materialistica e meccanicistica del reale. Se l’essere è in movimento, se ogni ente persegue dei fini suoi propri, il dover essere è giá teleologicamente iscritto nell’essere;
5) Affermare l’esistenza di un ordine naturale non vuol dire cadere nel naturalismo o nel biologismo, ma ritenere che ció che è si adegua alle strutture della coscienza di ciascuna persona (Composta).

PER UN MANIFESTO DEI GIUSNATURALISTI
PER UN MANIFESTO DEI GIUSNATURALISTI

Il gioco della Coscienza Universale (citi-śakti-vilāsa)


a cura di Luca Rudra Vincenzini

“Lascia che dicano centinaia di cose contro di te, tu non reagire dando una risposta amara”, Sai Baba di Śirdi.


The play of Universal Consciousness (citi-śakti-vilāsa).
“Let anybody speak hundreds of things against you, do not react by giving any bitter reply”, Sai Baba of Śirdi.

Il gioco della Coscienza Universale
Il gioco della Coscienza Universale

DA QUALCHE DECENNIO SERENAMENTE INCAMMINATI VERSO IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE

di Francesco Comandini

Negli anni ’60 del secolo scorso l’Italia fu scossa da una grande rivoluzione economica, sociale e politica. Il “boom economico” innaugurò una nuova fase del Capitalismo cambiando la vita e le abitudini di milioni di italiani. Gli anni ’60 furono anche gli anni della Contestazione giovanile che trasformò radicalmente la società incentrata fino ad allora sui principi tradizionali della famiglia, della religione e dell’autorità. La “rivoluzione culturale”, guidata da ristrette élite intellettuali e attuata attraverso la mobilitazione dei giovani e dei lavoratori, nei decenni successivi avrebbe portato ad un progressivo livellamento verso il basso di una società sempre più caratterizzata dall’individualismo libertario, dalla mediocrità e dall’egoismo sociale. L’avvento dei governi di Centro-sinistra, permise alle élite economiche e politiche rappresentate dai partiti del cosiddetto ”arco costituzionale”, di ricondurre le iniziali e spesso giuste rivendicazioni sociali, su un binario istituzionale, trasformando lo Stato da istituzione etica rappresentativa di un popolo accomunato da stessi principi ed ideali, ad una struttura di potere fondata sui dis-valori dell’economia, del mercato e sul soddisfacimento dei diritti/desideri dei singoli individui la cui esistenza era votata unicamente alla produzione e al consumo.
Le grandi personalità cattoliche – complice anche una interpretazione strumentale del Concilio Vaticano II – si arresero al corso degli eventi. Col passare del tempo non vi fu più alcuna traccia di un pensiero cattolico forte in grado di offrire un’alternativa al nuovo modello economico liberal-capitalista che vedeva nell’America il suo faro ideale. Quei cattolici che non vollero adattarsi al nuovo ordine si orientarono verso scelte di tipo radicale, di natura politica, sociale o religiosa. Alcuni si isolarono in circoli ristretti dedicandosi allo studio, alla preghiera e al lavoro interiore, senza avere alcuna incidenza sulla realtà. La cultura divenne appannaggio della intellighenzia di sinistra che occupò i posti chiavi dell’informazione e della formazione indirizzando le coscienze verso un rassicurante conformismo sociale. Ai giovani venne concessa l’illusione di essersi finalmente liberati dalle sovrastrutture imposte dalla vecchia società e di essere diventati unici artefici del proprio destino. Una volta cresciuti, quelli che non morirono ammazzati dalla droga o dal terrorismo, divennero cittadini-modello, consumatori perfettamente integrati in quel sistema capitalista che in gioventù avevano contestato, e che nel frattempo si era rafforzato e strutturato a livello globale.
I radicali cambiamenti avvenuti a partire dai primi anni ’60, secondo molti rappresentarono una tappa importante verso il progresso umano e civile. Io penso invece che essi rappresentarono il “perfezionamento” di una società, quella occidentale, avviata inesorabilmente verso il tramonto, un tramonto che oggi, a giudicare dagli eventi tragici legati al conflitto ucraino, appare sempre più vicino.
Poiché al tramonto segue sempre una nuova alba, possiamo stare tranquilli e sereni.

DA QUALCHE DECENNIO SERENAMENTE INCAMMINATI VERSO IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE
DA QUALCHE DECENNIO SERENAMENTE INCAMMINATI VERSO IL TRAMONTO DELL’OCCIDENTE

PSICOPATOLOGIA DEL RADICAL CHIC

A cura di Maddalena Taroni

Nel 1970, negli States, vennero identificati i “radical-chic”: erano i ricchi borghesi che sostenevano il marxismo-leninismo. Questi “rivoluzionari da salotto”, animatori della “sinistra al caviale”, sono oggi la più influente lobby ideologica dell’Occidente: dominano i media, le Università, la Magistratura e i gangli dello Stato; orientano il linguaggio, emettono sentenze e stilano i pressanti speech codes del “politicamente corretto”. Il loro credo, verbo laico del globalismo, è fondato sulla narrazione sradicante e liberal della “società aperta”, tesa a distruggere ogni forma di identità: dal cosmopolitismo “no border” all’immigrazionismo multiculturale, dal progressismo individualista alle rivendicazioni LGBT, dalle teorie “gender fluid” alla destrutturazione della famiglia, passando per la furia iconoclasta della “cancel culture” e per la riconfigurazione green e digitale del “grande reset”. Un processo di sovversione che coinvolge le frange militanti della sinistra radicale e le grandi multinazionali. Ma chi sono realmente? Attingendo alla storia, all’attualità politica e alla psicologia, l’autore ne traccia un profilo inedito, capace di unire invettiva e studio scientifico.

PSICOPATOLOGIA DEL RADICAL CHIC
PSICOPATOLOGIA DEL RADICAL CHIC

GUERRA OCCULTA: 9000 SCIAMANI DELLA SIBERIA CONTRO IL NUOVO ORDINE MONDIALE

a cura di Nexus Edizioni

Domenica 9 Ottobre 2022, in Russia ore 9 del mattino: una catena operativa di 9.000 sciamani siberiani degli Orchi di Vladivostok, Ekaterinburg, Kazan, Kemerovo, Krasnoyarsk, Pietroburgo, Sochia, Tuva e Khakassia ha celebrato un rito contro l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale. “Sciamani della nostra grande nativa Russia, siete tutti grandi. Sono stati eseguiti rituali molto necessari, felicità e successo nel rafforzare ulteriormente la nostra patria e mantenere i nostri guerrieri in buona fortuna e prosperità, in modo che siano invulnerabili ai proiettili e al pericolo“, le parole di Kara-ool Dopchun-ool (ragazzo nero), Sciamano Supremo della Russia che ha ringraziato tutti gli sciamani per l’azione compiuta. Il rito è stato svolto a sostegno dei militari russi che partecipano all’operazione militare speciale (SVO) sull’Ucraina, la notizia viene riportata da RIA News, l’ex agenzia stampa di Stato sovietica ora assorbita dallo Stato Russo.

Lo Sciamano Supremo russo, eletto nel congresso degli sciamani del 2018, per non perdere il contatto con la terra vive nella Yurta – tipica abitazione mobile dei nomadi d’Asia – ed è presidente dell’organizzazione sciamanica “Spirit of the Bear – Adyg-Eeren”, ha affermato di non sopportare “l’arroganza umana e l’ingiustizia, non sopporto quando i forti offendono i deboli“. Per lui è molto importante pregare gli spiriti degli antenati e della natura. Le forze e le energie primordiali, ancestrali. “Voglio che lo sciamanesimo sia ufficialmente riconosciuto in Russia come quinta religione. Nel prossimo futuro scriverò un appello rivolto al Presidente della Russia, nonché al Consiglio della Federazione, alla Duma di Stato e al Ministero della Giustizia della Federazione Russa. Da molti anni ci occupiamo della conservazione e della rinascita dello sciamanesimo. E in Russia ci sono molte nazionalità che hanno venerato gli spiriti della natura fin dai tempi antichi. C’è un detto tra gli sciamani: “Le persone che hanno dimenticato la loro storia sono illuse, le persone che hanno dimenticato lo sciamanesimo scompariranno”. Il rituale di protezione e potenza è stato eseguito al ritmo del tamburo, millenario strumento dell’estasi, uno stato di trance in grado di sconfinare nella visione ultraterrena, tra gli spiriti, dove tutto può succedere: il tamburo “è “il cavallo dello sciamano”, perché accompagna il suo volo tra Mondo di Sopra e di Sotto e, perché il suono del tamburo assomiglia a quello degli zoccoli di un cavallo“. In Siberia la cultura sciamanica mantiene vivi i rituali di guarigione. A Maggio l’emittente statale Channel One ha mostrato degli sciamani della Chakassia – repubblica della Federazione Russa situata in Siberia – rivolgersi agli «spiriti della terra» offrendo al fuoco teste di toro.

Fonte: OasiSana

GUERRA OCCULTA: 9000 SCIAMANI DELLA SIBERIA CONTRO IL NUOVO ORDINE MONDIALE
GUERRA OCCULTA: 9000 SCIAMANI DELLA SIBERIA CONTRO IL NUOVO ORDINE MONDIALE

La dottrina dei colori nella poesia di Ziya Gökalp


di Ermanno Visintainer

Già in precedenti scritti, accennando ad effluvi fotici, abbiamo fatto riferimento a correlate ierofanie, presenti nella letteratura dei Turchi e quella dei Mongoli[1].

Ziya Gökalp, poeta-filosofo e poligrafo d’inizio secolo scorso, un restauratore della cultura turca delle origini, in un componimento di genere epico e dal titolo evocativo: Ergenekon[2], versifica, attraverso toni prorompenti, questi motivi unitamente alla sua Weltanschauung dell’antica storia nazionale.

Posto che non analizzeremo per intero la poesia, le premesse su cui si fondano le formulazioni ivi contenute sono comunque suffragate da precedenti opere[3], così come da elementi mutuati dal tengrismo [4] e dallo sciamanesimo[5].

In Türk Töresi[6] (la Tradizione turca), una monografia sulla mitologia turca, egli, a dispetto di quanto si asserisce nel 黃帝內經 – Huángdì Nèijīng[7], il Canone di medicina interna dell’Imperatore Giallo, confuta la genesi cinese della dottrina dei cinque elementi o 五行– wǔxíng, che parrebbe risalire alla dinastia 周 -Zhǒu[8].

Gökalp sostiene che i Cinesi, ovvero il fondatore della dinastia 漢 – Hàn, 劉邦 – Liú Bāng, l’avesse assunta dalle concezioni sciamaniche dei turchi Tisin[9].

Riverberi di ciò, peraltro, si possono ancor oggi individuare in Mongolia, nelle aspersioni mattutine di latte, eseguite con il tradizionale цац-tzatz[10], verso le quattro direzioni dello spazio (дɵрɵв зүг – döröv züg) ove dimorano i corrispondenti spiriti o divinità[11].

A tale proposito Gökalp, ma non solo [12], ci riferisce di queste quattro divinità o signori (Khan), legati ai quattro punti cardinali: il Khan nero o Qara Khan a nord, il Khan rosso o Qïzïl Khan a sud, il Khan bianco o Aq Khan ad ovest e il Khan blù o Kök Khan ad est[13], oltre alle loro corrispondenze con i quattro animali araldici[14], i quattro mari, le quattro qualità cosmiche, i quattro elementi et alia.

Ovviamente, tutto ciò trova un perfetto parallelismo con i quattro imperatori o i quattro poli, 四极真人 sì jí zhēn rén, in rapporto con gli elementi e con gli organi interni [15], ampliamente sviluppatisi nel taoismo[16].

Invero, questa dottrina dei cinque elementi è stata anche parte di un rituale di corte ascrivibile alla dinastia degli 漢, 汉– Hàn:

“Si diceva che ciascuna dinastia dominasse in virtù di uno di questi elementi, e cadesse qualora l’elemento successivo avesse preso il posto di quello precedente” (…) “Sebbene tali innovazioni non siano mai state viste come modernizzazioni, bensì fossero attribuite ad antiche credenze, al tempo della dinastia Han, questa teoria fu integrata di un nuovo particolare. Ciascuno di questi elementi era controllato da un padrone celeste: Giallo, Verde, Bianco, Rosso e rispettivamente Nero”. “(…) Questi Quattro imperatori sono quello Bianco, quello Verde, quello Giallo e quello Rosso (…)” [17]
Venendo al componimento da noi tradotto: Ergenekon, termine che, lo studioso Ögel glossa come “monte o passo impervio”[18]. Esso è un mito riportato dalla testimonianza dello storico persiano Rašiduddin nella sua opera, “Ğami-ut Tawarikh”, tramandato ai tempi della dinastia ilkhanide in Iran[19]. La leggenda in questione intreccia il destino dei Turchi con quello dei Mongoli, nel senso che entrambi se n’appropriano, sviluppandola poi nelle rispettive tradizioni letterarie. In essa sono contenuti due motivi simbolici di primaria importanza per l’etnogenesi mitica dei due popoli: il lupo e il fabbro.

Qui ne riportiamo i versi in cui essa viene a fondersi con la genealogia dei colori:

Biz Türk Han’ın beş oğluyuz. Noi siamo i cinque figli del Khan Turco [20].
Gök Tanrı’nın öz kuluyuz, Gli autentici servitori del Dio Cielo [21],
Beşbin yıllık bir orduyuz, Un esercito siam’ di mille lustri,
Turan yurdu durağımız! La patria Turan [22] è la nostra terra!
Ak ordumuz sola gitti, L’orda [23] bianca marciò verso occidente
Üç hakanlık te’sis etti, Di tre imperi pose le fondamenta
Med, Sümer-Akad, Hit’ti, Medi, Sumero-Accadi e Ittiti
Bu üç şanlı oymağımız! (…) Furono tre gloriose nostre stirpi [24]!
Gök ordumuz sağa vardı, L’orda cerulea si spinse fino a oriente,
Çin’i baştan başa sardı: La Cina da un capo all’altro avvolse:
Hiyong-no’lar bu Hanlar’dı; Di schiatta Hsiung-nu furon questi Khan [25];
Sed olmadı tutağımız! La muraglia non fu la nostra tenaglia!
Kara ordu gitti İskit L’orda nera avanzò, indi nella terra
Ülkesinde yaptı bir çit; dello Scita [26] ove eresse un riparo;
Attila ol, Şalon’a git, Attila sii, marcia fin a Chalan [27],
Sözü oldu adağımız! Il suo verbo fu il nostro avvertimento!
Kızıl ordu dağlar aştı, L’orda rossa valicò le montagne,
Efganlar’la çok şavaştı, A lungo combatté contro gli Afgani,
bir alayı Hind’e taştı, Un drappello si spinse fino in India.
Sind oldu bir ırmağımız! Diventò l’Indo un nostro fiume [28]!
Sarı ordu tekin durdu: L’orda gialla pacifica si mantenne:
Şehir yaptı, çiflik kurdu, Eresse città e fondò colture,
Uygurlar’ın bu iç yurdu Agli Uiguri questa patria interna
Kaldı ana toprağımız! (…) rimase, la nostra terra madre [29]!

Questo testo, sobrio e terso, privo di manierismi letterari[30], per quanto lievemente arcaicizzante, non appare altresì scevro da una certa retorica autoreferenziale. D’altro canto, va evidenziato il ben più marcato rilievo culturale, che talvolta, anche arbitrariamente, viene attribuito alle fagocitanti controparti. Peraltro, nella letteratura turca non mancano prefigurazioni, sia poetiche che in prosa, della stessa[31].

Il contenuto di questi versi si connette al leitmotiv dell’opera omnia gökalpiana, caratterizzata dalla contrapposizione del mito fondante la civiltà turca, sussunta a quella turanica[32], con lo stereotipo classico della civiltà occidentale, di matrice ellenica ed eurocentrica.

Nelle cadenze metriche di questa narrazione storica, Gökalp riesce a trasfigurarne l’essenza che diviene il veicolo evocativo di una Stimmung esclusiva, dai toni epici e struggenti, in cui si riverberano gli echi delle credenze animistiche provenienti dai vasti orizzonti delle steppe asiatiche per fondersi con i topoi della cosmologia cinese.

Il cromatismo delle orde s’avvicenda nella trama degli eventi che hanno scandito la storia universale, intrecciando i destini di varie civiltà, quasi conformandosi ai determinismi ciclici dei cinque elementi, 五行– wǔxíng, amalgamando cronaca, mito e etnogenesi in una sintesi che, sembra esulare dagli intenti dell’autore stesso, evidenziando quasi un inconsapevole ammiccamento apostatico a favore della cosmologia cinese.

Ed ancora, in un tristico della stessa antologia[33], Gökalp annota:

Kaşgar, Dehli, Pekin, İstanbul, Kazan, Kaşgar [34], Dehli, Pechino, Istanbul, Kazan [35]
Bu beş yerde vardı beş büyük hakan: In tali cinque sedi cinque furon grandi Khan:
Sarı, Kızıl, Gökhan, Akhan, Karahan Il Khan Giallo, Rosso, Celeste, Bianco e Nero
Da questi versi traspare una sorta di parallelismo in cui il piano storico interseca quello metafisico in una sorta di macroscopico quanto inedito 風水 Feng Shui del tutto sui generis.

L’orda bianca avanzò verso occidente, l’azzurra ad oriente. Quindi l’orda nera a settentrione, quella rossa a meridione. Mentre, la fissità dell’orda gialla ne rappresenta l’epicentro. “La nostra terra madre”, come puntualizza Gökalp, che è anche il colore del corrispettivo elemento nella tradizione cinese.

Il dato storico che interseca il piano ontologico su cui sono situati i Khan dei quattro punti cardinali, si riferisce alle varie tendenze espansive contrapposte degli imperi delle steppe: da Maodun o Mete Khan [36] ai Turchi Celesti, estesisi dalla Corea fino al Mar Caspio [37], indi da Attila e dall’Orda d’Oro [38], che furono terre degli Sciti, fino alla dinastia Moghul [39] nel subcontinente indiano. Nella fattispecie, ci appare evidente la simmetria sia con il summenzionato rituale Hàn, di cui, peraltro si dice fosse ascrivibile ad antiche credenze, sia con gli assorbimenti fotici ed araldici propri delle tecniche meditative taoiste [40].

In una prospettiva più ampia potremmo postillare dicendo che, mentre i Turchi tradussero quest’ideale sul piano universalistico delle realizzazioni politiche, tant’è che sia loro che gli epigoni mongoli, si caratterizzarono per un certo eteroriferimento culturale, sovente assumendo l’eredità spirituale delle nazioni assoggettate. I Cinesi, si distinsero invece per un’opposta propensione all’omologazione, alla sinizzazione, concretizzando quest’ideale maggiormente su un piano filosofico o di politica interna da una parte, come parimenti su quello internazionale dall’altra, ma esclusivamente nel ambito dei commerci, la cui capillarità, oltre e ad essere una questione attuale, è menzionata fino nelle epigrafi dell’Orkhon [41].

Non scordiamo, inoltre, la simbiosi tra le due popolazioni, avvenuta al tempo della dinastie turco-cinesi 魏-Wei o Tabgač, 唐-Tang e delle varie dinastie altaiche (Kitan, mongole e mancesi) avvicendatisi nella millenaria storia del Celeste Impero.

Tale punto di vista non è, altresì, esente da risvolti attuali, considerando gli impulsi e i moti sinergici, volti alla creazione di una nuova “İpek Yolu o Via della Seta” in funzione antiatlantista, che stanno attraversando l’intero continente eurasiatico.

L’Asia Centrale sembrerebbe destinata a riassumere il ruolo di asse mediano, nonché di fulcro di un diagramma geostrategico espandentesi verso le quattro direzioni, evocato e preconizzato dall’epica gökalpiana.

Ovviamente la complessità delle tematiche sviscerate necessiterebbe uno spazio, che ci promettiamo di trovare in altra sede. (28 Gen, 2008)

Dott. Ermanno Visintainer Laureato in lingue e letterature orientali presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Turcologo, ha seguito corsi d’approfondimento in loco, di varie lingue, fra cui mongolo e cinese. Collaboratore scientifico di lingua e letteratura ciagataica per riviste specializzate nazionali. Ha avuto recensioni all’estero. È stato membro co-fondatore del Centro Studi Vox Populi.

Ermanno Visintainer Asokananda’s Authorized Teacher senior
Pergine Valsugana, TN, Italy
[1] http://www.waithai.it/files/pizzichi/pizzico_eej_khad_fotismi.htm

[2] Ziya Gökalp, Kızıl Elma (La mela rossa), Istanbul, 1995, pg. 94-100.

[3] Ziya Gökalp, Türk Töresi, Istanbul, 1990, 23-34.

[4] Il Tengrismo fu, sebbene permanga ancora “sotto mentite spoglie”, l’antico credo essenzialmente monoteistico di tutti I popoli turchi e mongoli prima che la maggioranza di essi abbracciasse altre religioni universalistiche. Esso è ancora praticato in Yakuzia ed in Mongolia parallelamente con il buddhismo tibetano. Il tengrismo include lo sciamanesimo, l’animismo, il totemismo, il culto degli antenati e possiede elementi in comune con la cosmologia cinese. C.f.r Mönkh Tengeriin Nuutzaas, (Dei Segreti del Cielo Eterno), Ulaan Baatar e H.Tanyu, İslamlık’ktan önce Türklerde tek tanrı inancı, (La credenza presso i Turchi in un unico dio preislamico) Ankara 1980.

[5] İnan A., Tarihte ve bugün Şamanizm (Lo sciamanesimo nella storia e oggi), Ankara, 1995 e Darmaagiin Balžinnyam, Mongol ugsaatnï böö mörgöl, deg yoc, šivšlegtei yaruu nairag (Lo sciamanesimo nazionale mongolo, tradizione, letteratura oracolare), Ulaanbaatar 2005.

[6] Ziya Gökalp, Türk Töresi, Istanbul, 1990.

[7] Ilza Veith, Canone di medicina interna dell’Imperatore Giallo, Roma, 1976, dove a pg. 39, si asserisce che: “La teoria dei cinque elementi è senza dubbio di origine cinese (…)”.

[8] C.P.Fitzgerald, Istoria Culturalǎ a Chinei, 1998, Bucureşti, pg. 194.

[9] Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg.23

[10] Una specie di cucchiaio di legno in cui vengono incise nove tacche, simboleggianti i nove mondi sciamanici, dove si versa il latte o la vodka per le aspersioni. Il termine sembra possedere un’etimologia sanscrita, vd. Sukhbaatar O., Mongol Khelnii Khar Ügiin Toli (Dizionario delle parole straniere nella lingua mongola), Ulaanbaatar 1997, pg.208.

[11] Sarangerel, I cavalli del vento, Vicenza 2000 e Darmaagiin Balžinnyam, op.cit.

[12] Un riferimento a ciò si trova anche nella credenza delle “Quattro Porte” propria della Bektašiyya e dell’Alavismo, vd. İsmet Zeki Eyuboğlu, Bütün Yönleriyle Bektaşilik,Istanbul, 1993, pg. 53-55

[13] Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg. 30.

[14] Nella cosmologia turca gli animali appaiono meno esotici rispetto a quelli cinesi. Al posto della tartaruga, la fenice, la tigre e il dragone, abbiamo rispettivamente il maiale (per alcune popolazioni siberiane la capra, non essendo il maiale un animale tradizionale), l’uccello, il cane e la pecora, vd. Ziya Gökalp, Türk Töresi, pg. 29.

[15] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma, 1984, pg. 199.

[16] E trattati dal sino-thailandese Mantak Chia, nella sua bibliografia Mantak Chia, Tao Yoga, der innere Alchimie 1, Interlaken, 1990.

[17] C.P.Fitzgerald, op.cit. pg. 194.

[18] Bahaeddin Ögel, Türk Mitolojisi, Ankara 1993, pg. 59.71. In realtà l’etimologia sembrerebbe più mongola da erge<girare, circumambulare e khöndii<valle. D.Tömörtogoo, A Modern Mongolian-English-Japanese Dictionary 现在蒙英日辞典 , Tokyo 1977.

[19] Bahaeddin Ögel, Türk Mitolojisi, Ankara 1993, pg. 59.71.

[20] Qui, Khan Turco, assume il significato di una sorta di macrantropo primigenio, di eponimo capostipite ideale, un poco sulla falsariga di Oghuz Khan.

[21] Riguardo a questa parola, Tanrı, già abbiamo scritto con dovizia in precedenti articoli; diciamo che qui è un riferimento al tengrismo quale prefigurazione del monoteismo.

[22] Il termine si riferisce al modo in cui nell’Avesta erano designati i popoli nomadi non appartenenti al mondo iranico. Esso designa peraltro l’atavica rivalità tra sedentarietà ed il nomadismo, mentre l’associazione con la cultura turca è basata sul testo dello Šah-nāma di Firdausī. Vd . Bausani A., La Letteratura persiana, Milano, 1968.

[23] Orda, data la sua connotazione negativa, è un termine un po’ improprio per tradurre il turco ordu che significa letteralmente: esercito, ovvero etimologicamente, palazzo. Tuttavia, noi qui lo utilizziamo per l’assonanza che la parola italiana presenta rispetto a quella turca, oltre che, parafrasando lo stesso Gökalp, per la trasmutazione di valori implicita che egli attribuirebbe al termine così impiegato.

[24] Quest’assembramento un po’ estremizzato di popolazioni eterogenee è conforme ad una storiografia turca che vede questo popolo insediato fin dall’antichità nelle sedi attuali.

[25] Gli Hsiung-nu,匈奴– Xiōngnú; furono un popolo nomade dell’Asia centrale, che si ritiene fosse stanziato fra le odierne Mongolia e Cina. A partire dal III secolo controllavano un vasto impero delle steppe, esteso verso ovest sino al Caucaso.

[26] Gli Sciti furono una popolazione iranica, menzionata da Erodoto, che dominò gli orizzonti delle steppe fino all’ascesa dei popoli altaici.

[27] È la piana di Chalon-sur-Saone, in Francia, fin dove giunsero le incursioni di Attila.

[28] Il riferimento è alla dinastia moghul, fondata da Babur, quindi di stirpe turca.

[29] Perché gli Uiguri furono una schiatta turca che rimase insediata nei territori d’origine e non migrò verso paesi lontani, come quei turchi Oghuz, di cui lo stesso Gökalp ne è un discendente. Interessante qui è l’accostamento con il colore giallo che i cinesi attribuiscono al centro.

[30] In Türkçülüğün esasları, İstanbul 1990, pg 28. Gökalp scrive: “Il contadino turco quando legge questa poesia, fantasticando, rievoca davanti agli occhi gli antichi khan turchi. In realtà l’ideale turanico non è un sogno appartenente al passato, esso è una realtà. Nel 210 a.C. quando i sovrani unni (Hsiung-Nu) unificarono tutti i Turchi sotto il nome di Maodun, realizzarono l’ideale turanico. Dopo di loro gli Avari, e dopo i Turchi Celesti, gli Oghuzi, i Kirgizi-Kazacchi, Kur Khan, Gengiz Khan e Tamerlano realizzarono quest’ideale”.

[31] Bombaci A., La Letteratura Turca, Milano, 1969.

[32] Panturanismo o panturanesimo, sono una dottrina politica che mirava all’unità dei popoli turanici, o uralo-altaici.

[33] Altun Destan,, Ziya Gökalp, Kızıl Elma (La mela rossa), pg. 90.

[34] È la città storicamente più importante dello 新疆– Xīnjiāng, regione cinese degli Uiguri.

[35] Il riferimento è al Khanato dell’Orda d’Oro.

[36] Sovrano degli Hsiung-Nu, 匈奴– Xiōngnú, in Ziya Gökalp, Hars ve Medeniyet, op.cit., pg. 27 e Gumilëv L., Gli Unni,Torino, 1972.

[37] Andrea Csillaghy, Elementi di Filologia Uralica e Altaica, Ed. Cafoscarina.

[38] Il riferimento è al Khanato dell’Orda d’Oro, nei territori dell’attuale Russia, che fu uno dei quattro regni, in cui venne diviso l’Impero Mongolo dopo la morte di Genghis Khan.

[39] La dinastia Moghul, 1526 al 1707, il cui fondatore fu Babur. Egli era un discendente del conquistatore turco–mongolo, Tamerlano

[40] Isabelle Robinet, Meditazione taoista, Roma, 1984, pg. 84.

[41] Bombaci A., La Letteratura Turca, Milano, 1969, pg. 25-29.

Fonte: WaiThai.it

La dottrina dei colori nella poesia di Ziya Gökalp
La dottrina dei colori nella poesia di Ziya Gökalp

UNA GUERRA DELLO SPIRITO

di Alexander Dugin

È impossibile sconfiggere quello che stiamo combattendo oggi senza l’aiuto di Dio.
Affermare questa dimensione verticale, spirituale, celeste, cristiana, profonda, angelica dell’essere, senza questa non possiamo vincere.
Ci sembra di contrapporre la normalità alla patologia – ma non vinceremo mai se non ci schieriamo per la Verità, per la pienezza dell’insegnamento cristiano, per gli insegnamenti religiosi delle altre fedi tradizionali, se non ci schieriamo per la verticale divina.
Questa è la cosa più importante. Di conseguenza, la scienza, la politica, la Costituzione e l’ideologia devono basarsi su questa verticale.
La scienza, se non è basata su Cristo, sulla Verità, sulla morale, è già diabolica. Non esiste nulla di neutrale.
C’è una battaglia tra il Paradiso e l’Inferno.

UNA GUERRA DELLO SPIRITO
UNA GUERRA DELLO SPIRITO

APPLICAZIONI CONFUCIANE AL KONGFUZISTAN

di Vincenzo Di Maio

Applicando geopoliticamente il Feng Shui anche a civiltà millenarie come quella sinica, il Kongfuzistan diventa un aggregato dei cinque elementi agenti del Wu Xing, in cui abbiamo l’intera Cina come cultura del campo dell’Acqua, la Mongolia come cultura del campo del Fuoco, l’intera Corea come cultura del campo del Legno, il Giappone come cultura del campo del Metallo, il Vietnam con tutto il Siam indonesiano come cultura del campo della Terra.

In questo modo la cooperazione internazionale si stabilizza e ognuno assume il proprio ruolo precipuo associato al proprio elemento agente, il quale dispone un allineamento dinamico delle relazioni interne in funzione delle relazioni esterne al cardine continentale e nei confronti di intrusi estranei al continente, sgraditi per gli squilibri che potrebbero apportare, innescando altre dinamiche più complesse di interazione geopolitica…

APPLICAZIONI CONFUCIANE AL KONGFUZISTAN
APPLICAZIONI CONFUCIANE AL KONGFUZISTAN

Nel fragore di Amburgo, la Cina in silenzio si prende un pezzo di Cambogia

di Emanuele Rossi

I lavori al porto di Ream proseguono, con la Cina che potrebbe piazzarvi un sistema radar per il controllo dei traffici e degli assetti militari. Pechino nega, ma la base in Cambogia è una necessità strategica. Washington controlla perché teme il precedente.

Se l’acquisizione da parte di Cosco del 24,9% di uno dei terminal della HHLA nello scalo di Amburgo ha avuto molta risonanza, procedono con molto meno risolato — ma non con minore intensità e importanza — altre attività cinesi tra i porti internazionali. È il caso per esempio dello scalo di Ream, nella costa centrale della Cambogia.

I lavori di costruzione finanziati dalla Repubblica popolare continuano a trasformare la base navale cambogiana a un ritmo sostenuto, spiega un’analisi satellitare del CSIS preparata nell’ambito dell’Asia Maritime Transparency Initiative. Negli ultimi tre mesi sono stati completati importanti lavori di bonifica, un nuovo molo e diverse nuove strutture. Pechino nega che ci sia un interessamento di carattere militare, ma è del tutto probabile che si tratti di un progetto dual-use coperto da una non nuova segretezza.

Da luglio, al centro della base, sono stati ripuliti oltre 11 ettari di terreno, più o meno il 15% dell’area totale di Ream. È in corso la costruzione delle fondamenta di diversi nuovi edifici. Ad agosto, la Nikkei Asian Review, aveva segnalato che diversi camion carichi di terra erano stati visti allineati vicino alla base e che le attività di costruzione hanno causato un aumento del traffico di mezzi pesanti nei dintorni di Sihanoukville.

La costruzione di un nuovo molo, iniziata a giugno, è stata completata a settembre. “Le chiatte viste al molo in un’immagine del 23 settembre suggeriscono che viene utilizzato per traghettare materiali e attrezzature da costruzione per alleggerire le trafficate vie di comunicazione terrestri”, spiega il think tank. Una draga a conchiglia continua a operare al largo, approfondendo il porto e indicando che potrebbero essere in programma ulteriori bonifiche.

Non solo: due nuovi edifici e le fondamenta di altri otto sono visibili all’estremità settentrionale della base. Nuove costruzioni sono visibili anche lungo il bordo nord-orientale della base, con le prime strutture che iniziano a popolare le radure. Infine, il CSIS segnala che “continuano i lavori di costruzione di diverse strutture all’estremità meridionale della base”.

È molto probabile che nella parte cinese dell’area portuale sia piazzato un modo del sistema di navigazione satellitare BeiDou. Si tratta dell’alternativa Made in PRC del NAVSTAR Global Positioning System (e anche all’europeo Galileo), ed è utilizzato in ambito militare, ma anche civile. Secondo gli analisti dell’intelligence militare statunitense il sistema di posizionamento e navigazione garantisce alle forze cinesi accuratezza centimetrica.

Ream è posizionata appena fuori alla baia di Kompong Son, protetta dal Golfo di Siam, un affaccio altamente strategico verso i lineamenti talassocratici che collegano l’Oceano Indiano al Pacifico. La creazione della base navale cinese — solo il secondo avamposto di questo tipo all’estero, dopo Gibuti, e il primo nella regione indo-pacifica — fa parte della strategia di Pechino.

Il Partito/Stato ha più volte sottolineato l’intenzione di costruire una rete di strutture militari in tutto il mondo a sostegno delle sue aspirazioni — diventare una vera potenza globale. E questa linea difficilmente sarà modificata dal terzo mandato recentemente ricevuto dal leader Xi Jinping, che percepisce l’Indo Pacifico come la primaria sfera di influenza cinese (mentre per gli Stati Uniti è il primo livello di contenimento dell’ascesa di Pechino).

Quella della Repubblica popolare è un’attività in espansione, che passa dalla militarizzazione degli isolotti lungo le rotte del Mar Cinese e arriva alla costruzione di un network di basi con cui esercitare potenza e deterrenza. In sostanza, ”la Cina vuole diventare così potente che la regione si arrenderà alla sua leadership piuttosto che affrontare le conseguenze del non farlo”, come ha spiegato tempo fa un anonimo ufficiale americano al Washington Post.

Della base di Ream si parla con maggiore insistenza dal 2019, quando il Wall Street Journal pubblicò per primo informazioni sul progetto che ai tempi il governo cinese definì “fake news”. Simile la posizione di Phnom Penh, che da sempre sostiene di essere “fermamente aderente” alla Costituzione nazionale, che non consente la presenza di basi militari straniere sul suolo cambogiano.

C’è infatti anche un dibattito interno, che vede alcuni attori interni non allineati con la possibilità — di fatto offerta dal governo — di ospitare una base straniera. E a maggior ragione quest’anno, in qualità di presidente dell’Associazione regionale delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN), la Cambogia vuole evitare di far passare la percezione di essere una pedina di Pechino.

I governi di Pechino e Phnom Penh si sono adoperati per mascherare la presenza dei militari cinesi a Ream, spiegava quel funzionario al WaPo. Per esempio, alle delegazioni straniere che visitano la base è consentito l’accesso solo a luoghi preventivamente approvati. Pare inoltre che durante queste visite, il personale militare cinese della base indossi uniformi simili a quelle della controparte cambogiana o non ne indossa affatto per evitare sospetti da parte di osservatori esterni. Quando l’anno scorso l’attaché militare dell’ambasciata statunitense in Cambogia ha visitato la base, disse che i suoi movimenti erano stati “fortemente circoscritti”.

Va anche ricordato che i primi lavori di ristrutturazione del porto sono iniziati appena dopo che la Cambogia aveva rifiutato l’offerta degli Stati Uniti di pagare per un’attività simile, secondo un rapporto del Pentagono sugli sviluppi militari cinesi dello scorso anno. Questa mossa, stando alla Difesa di Washington, “suggerisce che la Cambogia potrebbe invece aver accettato l’assistenza della [Repubblica Popolare Cinese] per sviluppare la base”. Ossia, Phnom Penh ha scelto la Cina agli Usa, sebbene non sembri intenzionata a chiudere i rapporti con Washington e cerchi di traccheggiare in mezzo a questo crescente dualismo.

L’anno scorso, l’edificio “Joint Vietnamese Friendship”, una struttura costruita dai vietnamiti, è stato trasferito dalla base navale di Ream per evitare sovrapposizioni con il personale militare cinese, per esempio. Cina e Vietnam hanno da tempo relazioni tese, con Hanoi e Pechino che si scontrano da mezzo secolo su rivendicazioni territoriali concorrenti nel Mar Cinese Meridionale, e i vietnamiti che hanno aperto a un miglioramento ulteriore delle relazioni con Washington.

La Cambogia è un Paese piccolo, in una posizione complicata, perché mentre cerca la collaborazione con la Cina vorrebbe avere maggiori partnership con gli altri attori regionali. Ma tutto ciò va parzialmente in contraddizione, è tutto sarà messa a nudo dallo sviluppo della struttura di Ream.

La penetrazione cinese è profonda, tuttavia il Paese cerca di non mostrarsi troppo accomodante agli occhi di Washington e per esempio ha partecipato come “supporter entusiasta” al summit Usa-Asean, organizzato a maggio dalla Casa Bianca. Ha inoltre votato contro la Russia nella varie risoluzioni sull’invasione ucraina.

L’apertura della base in Cambogia è sotto stretta attenzione perché potrebbe essere la prima del genere e dunque creare il precedente. Per Pechino in definitiva è necessaria per una serie di prerogative, non ultima fornire punti nodali alla flotta — che secondo le più recenti analisi del Congressional Research Service statunitense conta già 355 unità (un cinquantina in più degli Stati Uniti).

A qualcosa di simile potrebbe servire l’appoggio militare che la Cina starebbe progettando nelle Isole Salomone. Pechino nega anche in questo caso, sostiene di aver raggiunto con Honiara solo un accordo per la sicurezza. Ma anche riguardo alla militarizzazione delle isola Spratly e Paracel nel Mar Cinese, la Repubblica popolare ha sempre negato ciò che immagini come quelle del CSIS invece mostrano.

Fonte: Formiche.net

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