“Crisi dell’Hijab” o rivoluzione colorata in Iran?

di Leonid Savin

In Iran i disordini e le proteste di massa continuano per la terza settimana. I media occidentali globalisti hanno scritto che ciò è stato causato dalla morte di Mahsa Amini, che sarebbe stata uccisa dalla buoncostume per non aver indossato il velo (in Iran le ragazze e le donne sono obbligate per legge a coprirsi il capo). Tuttavia, secondo i rapporti ufficiali, la donna ha avuto un infarto alla stazione di polizia. È stata portata in ospedale, ma non è stato possibile salvarla. Il resto dei dettagli non è noto, perché in seguito la situazione ha cominciato a peggiorare bruscamente. Inoltre, un gran numero di falsi è apparso sui social network e su pubblicazioni straniere.

L’incidente della ragazza è avvenuto il 16 settembre. Già il 18 settembre sono iniziate proteste di massa e disordini. Un agente di sicurezza è stato ucciso da una folla di persone non identificate e anche quattro giovani iraniani sono stati uccisi dai manifestanti durante gli scontri. È chiaro che la situazione stava deliberatamente degenerando.

Nei giorni successivi, le proteste si sono estese a diverse città dell’Iran. Le donne manifestavano strappandosi i foulard dalla testa. Sono stati segnalati sequestri di armi. I video condivisi sui social media hanno mostrato i rivoltosi mentre lanciavano bombe molotov contro le auto della polizia e picchiavano gli agenti. Sono emersi anche filmati della folla che canta “Lunga vita allo Shah Pahlavi”. Questi canti sono sorprendenti perché la stragrande maggioranza degli iraniani di oggi non ricorda i tempi della dinastia Pahlavi (lo Scià fuggì dal Paese durante la Rivoluzione islamica del 1979 e fu proprio la natura repressiva del regime dello Scià la chiave del successo della rivoluzione).

Questo scenario assomiglia agli eventi in Libia, anch’essi iniziati con un piccolo incidente e poi sviluppatisi in azioni politiche (gli striscioni monarchici sono apparsi immediatamente) e nella guerra civile. Sviluppi simili si sono verificati anche durante le elezioni presidenziali, quando Mahmoud Ahmadinejad era in corsa per un secondo mandato. Il “movimento verde” del Paese, attraverso i social network, ha invitato alla mobilitazione e alle proteste di massa.

Già il 22 settembre si sapeva che 61 ambulanze erano state distrutte dai vandali. Nella seconda settimana si sapeva che i morti erano più di quaranta. Nella terza settimana, il numero delle vittime si avvicinava al centinaio.

Non disponiamo di statistiche complete sui reati penali e contravvenzionali in Iran. Tuttavia, possiamo supporre che ci siano incidenti standard con la morte di autori di reati, così come casi di abuso di potere da parte di membri del ramo esecutivo. Ma in questo caso c’è una deliberata promozione del tema della vittima e dei “cattivi funzionari”. In generale, la Primavera araba in Tunisia è iniziata con un episodio simile. In questo caso, è indicativo anche il fatto che i manifestanti non chiedono di “individuare i colpevoli”, ma incolpano le autorità in generale; cioè, le azioni sono dirette contro la Guida Suprema dell’Iran e l’istituzione del rakhbar, che rappresenta le autorità spirituali che sono al di sopra degli organi secolari.

Tralasciando il fattore emotivo, così come l’agitazione socio-politica in Iran (che è minore rispetto a un anno fa), bisogna prestare attenzione al contesto geopolitico e alle relazioni internazionali. In Iran, l’ondata di proteste è iniziata subito dopo il vertice SCO di Samarcanda, dove l’Iran è stato accettato come membro a pieno titolo dell’organizzazione.

Inoltre, l’Iran sta attualmente lavorando all’adeguamento di una serie di leggi in conformità con le norme dell’EAEU, al fine di passare da una zona di libero scambio alla piena adesione della Repubblica Islamica dell’Iran. Sono stati firmati numerosi accordi con la Russia, tra cui la fornitura di gas naturale all’Iran e l’utilizzo del Paese per il transito verso la vicina Repubblica del Pakistan, anch’essa interessata alle risorse energetiche russe. Anche la cooperazione nel settore delle infrastrutture e quella tecnico-militare si stanno intensificando. La comparsa di droni kamikaze iraniani nelle file dell’esercito russo che sta conducendo l’operazione in Ucraina cambia la situazione sul fronte a favore della Russia.

Notiamo un altro fatto interessante. Il giorno prima, l’Albania ha ufficialmente interrotto le relazioni diplomatiche con l’Iran. Il motivo era un attacco informatico che sarebbe stato effettuato dai servizi speciali iraniani alle infrastrutture dell’Albania. Ma in realtà il caso ha una doppia faccia. Sul territorio albanese sono presenti campi in cui vengono addestrati i rappresentanti dell’organizzazione terroristica Mujahedin-e Khalqdel popolo iraniano, che propugnano il rovesciamento del governo iraniano. In particolare, distribuiscono contenuti di propaganda e conducono operazioni informatiche contro l’Iran. È probabile che la rappresaglia delle forze di sicurezza iraniane o degli hacker contro i server di Mojahedin-e Khalq abbia provocato effetti a cascata che hanno colpito altri elementi dell’infrastruttura critica. Microsoft ha partecipato alle indagini sull’incidente informatico in Albania.

Inoltre, la controversia sul programma nucleare iraniano è prossima alla risoluzione. La Russia sostiene pienamente Teheran su questo tema. Anche gli Stati dell’UE sono interessati a tornare alla situazione precedente all’imposizione di nuove sanzioni da parte degli Stati Uniti. Solo Washington è ancora ostinata, il che si spiega con gli stretti legami tra gli Stati Uniti e Israele. Si è notata una normalizzazione delle relazioni anche con l’Arabia Saudita, da sempre antagonista dell’Iran. L’insieme di questi fattori indica un significativo rafforzamento dell’Iran nella regione negli ultimi tempi, nonostante le continue sanzioni statunitensi.

Ciò pone la domanda: chi beneficia di una crisi o di un colpo di Stato in Iran?

Il Pakistan, il Turkmenistan, la Turchia e l’Iraq sono difficilmente interessati a un grave deterioramento del clima politico nel vicino Paese, perché eventuali disordini potrebbero ripercuotersi su di loro. Ma ci sono altri attori che trarrebbero vantaggio da un’eventuale crisi in Iran.

Innanzitutto, Israele, Gran Bretagna e Stati Uniti non sono interessati ad accrescere il ruolo e lo status dell’Iran. Israele e gli Stati Uniti hanno parlato apertamente della necessità di rovesciare il “regime degli ayatollah” in Iran. I primi lo fanno a causa della sicurezza e dei legami dei gruppi palestinesi e degli Hezbollah libanesi con il governo iraniano. I secondi lo fanno per l’idée fixe di instaurare una democrazia liberale occidentale.

Va aggiunto che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è stato riconosciuto come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti. I rappresentanti di questa organizzazione sono costantemente e infondatamente accusati da Washington di pianificare e organizzare atti illeciti e di minacciare gli interessi statunitensi.

Infine, la vittima-eroina delle proteste era originaria della regione curda dell’Iran, il che aggiunge un fattore regionale e curdo alla vicenda, dal momento che diverse organizzazioni curde svolgono attività sovversive contro il governo iraniano, dalla propaganda politica all’organizzazione di attacchi alle guardie di frontiera e alle forze di sicurezza. Visti i legami di lunga data di Israele e degli Stati Uniti con i curdi dell’Iraq, nonché la capacità di manipolare i social network, possiamo ipotizzare che gli interessati difficilmente si lasceranno sfuggire l’occasione di usare la morte della ragazza per fomentare il malcontento e i disordini sociali.

Inoltre, il livello e l’esperienza dei servizi segreti degli Stati citati ci permette di concludere che solo questi Paesi possono condurre un’operazione di questo livello in un altro Stato. Fonti affidabili in Iran riferiscono di un aumento dell’attività della propaganda sionista e occidentale all’interno del Paese. È iniziata una reazione a catena. Questi eventi passeranno ovviamente alla Storia come un altro tentativo di rivoluzione colorata.

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Fonte: Idee&Azione

8 ottobre 2022

“Crisi dell’Hijab” o rivoluzione colorata in Iran?
“Crisi dell’Hijab” o rivoluzione colorata in Iran?

Zelenkenstein

di Marco Travaglio

(Il Fatto Quotidiano 8.10.2022) 

Prima o poi doveva accadere. Bastava aspettare. Dopo averlo rimpinzato di miliardi e di armi, gli Usa scoprono che il governo Zelensky “manca di trasparenza” sia nelle azioni belliche in Ucraina sia sui “piani militari sotto copertura su territorio russo”. Tipo quando ha organizzato a Mosca l’omicidio di Darya Dugina (che forse comprendeva quello del padre Alexander Dugin, filosofo putiniano, fallito per un soffio) senza consultare Washington. Finora l’interesse di Usa e Ucraina (e talvolta perfino della Russia) all’escalation per una guerra infinita coincidevano: solo l’Europa aveva l’interesse opposto, anche se i suoi folli governi continuano a sanzionare e dissanguare i propri popoli. Ma ora l’avvertimento Usa a Kiev e l’allarme di Biden sull’Armageddon potrebbero dare una svolta alla guerra. Magari fra un mese, dopo le elezioni di mid-term. L’importante è che, se non i governi europei più votati al bellicismo beota (tipo il nostro), almeno Washington comprenda che la giusta solidarietà col popolo ucraino aggredito dai russi non va confusa con l’obbedienza cieca, religiosa, al verbo di Zelensky. Le sue continue richieste e pretese saranno anche legittime, ma andrebbero vagliate una per una e non subite come dogmi di fede, perché non è detto che i suoi interessi coincidano con quelli del suo popolo, né tantomeno con i nostri.
Per troppo tempo gli abbiamo lasciato fare e dire di tutto, pendendo dalle sue labbra. Si presentava al Parlamento greco con un nazista di Azov, e tutti zitti. Metteva fuorilegge gli undici partiti d’opposizione arrestandone il capo, e tutti zitti. Avallava feroci rappresaglie sui “collaborazionisti” russofoni, e tutti zitti. Spacciava bufale come i missili russi sulla centrale di Zaporizhzhya o la camera di tortura con denti d’oro strappati alle vittime, e tutti zitti. Ci intimava di rinunciare al gas russo che lui seguitava a comprare, incassando pure i rubli per i diritti di transito del gasdotto, e tutti zitti. Vietava per decreto ogni negoziato con Putin, e tutti zitti. Anzi, porte aperte per Ue e Nato, gratis. La scusa era che Putin è infinitamente peggio di lui e la Russia è l’aggressore e l’Ucraina l’aggredito, come se qualcuno lo negasse (almeno dal 24 febbraio). Come se chi vuole negoziati fosse putiniano. E come se non dovessimo pretendere dall’alleato che finanziamo e armiamo condotte più civili di quelle del nemico che combattiamo. Ora che gli Usa svelano l’azione terroristica di Kiev su una donna di 29 anni, rea soltanto di esser figlia di suo padre, si scopre che Frankenstein è sfuggito di mano ai suoi creatori americani ed europei. I quali ora, sulla spinta – si spera – di tante piazze piene, dovranno indicargli l’unico obiettivo possibile: il negoziato di pace, non l’olocausto nucleare.

Fonte: Peacelink

Zelenkenstein
Zelenkenstein

Le idee di Dugin esploderanno

di Roberto Siconolfi

Dopo aver ammesso di uccidererlo con la figlia Darya – per della stessa CIA –, dopo aver ordito le peggiori trame contro di lui e la sua filosofia (vedere l’inchiesta farlocca del Metro che coinvolse anche l’allora governo posta italiano, vedere la censura di Amazon ai suoi libri, ecc.), oggi la UE sanziona il filosofo russo Aleksandr Dugin per aver “giustificato ideologicamente e teologicamente l’annessione della Crimea e la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina, vedendola come una ‘liberazione’ dell’Ucraina dall’influenza occidentale”.

Ma le idee sono inarrestabili ed esploderanno come dinamite in tutta Europa se non in tutto il mondo, come già sta accadendo peraltro (vedere la diffusione nei settori culturali più insospettabili italiani, o vedere il sodalizio con gli esponenti del movimento panafricano).

Sono le idee rivoluzionarie del XXI secolo, la cui diffusione di massa e di élite allo stesso tempo ricorda quella sia del filosofo Carlo Marx che quella di Julius Evola.

Popolo ed élite, i due corpi della realtà socio-politica, e dalla cui evoluzione dipende l’andamento generale politico.

Privilegiato è il dialogo che Dugin ha intessuto nel corso del tempo con l’Italia, terra di cultura e di genio, nel senso più esteso e creativo del temine.

Vi è una differenza tra forma mentis italiana e quella russa, tra la nostra specificità storica gettata nel baratro postmoderno della decadenza occidentale e quella di un in piena fase imperiale e animato da spinte di stampo religioso-tradizionale, tra il nostro individualismo e il loro senso della “comunità”, tra il nostro senso della libertà individuale e il loro primato dello Stato, tra la nostra coscienza collettiva autocritica popoli riguardo alla storia dell’Occidente e il loro desiderio di rivalsa in difesa dei colonizzati, tra la nostra attitudine mediterranea fondata sul cuore e la loro spinta sanguigna slava. 

Tuttavia bisognerebbe allontanarsi alla scuola del pensiero di Dugin, pur facendo e marcando le differenze, anziché star li a teorie critiche fritte e rifritte del mondo otto-novecentesco.

Tutte teorie per forza di cose scariche di forza vitale.

Pochi i pensatori del nostro tempo che hanno raggiunto determinate vette, e forse, seppur in prospettiva diversa, se la gioca con Agamben per essere riuscito a coniugare la potenza delle idee con la specificità della fase storico-politica attuale.

Fonte: Idee&Azione

8 ottobre 2022

Le idee di Dugin esploderanno
Le idee di Dugin esploderanno

Transumanesimo, scientismo, democrazia: il trionfo del nichilismo positivo

di Daniele Trabucco

In una prima approssimazione il transumanesimo indica la fiducia in una trasformazione profonda della attuale condizione umana, utilizzando al massimo la tecnologia disponibile. Alla radice di questa ideologia vi è una esaltazione radicale della ragione illuministica la quale, attraverso la tecnica, pretende di manipolare la “natura delle cose”.

Il termine “trans” significa, quindi, emancipazione totale dell’uomo da ogni vincolo e da ogni ordine. In altri termini, il transumanesimo promette all’uomo di “rientrare” nell’Eden perduto a seguito del peccato originale: debellare le malattie, ridurre la povertà, rallentare l’invecchiamento, ossia il divenire degli enti etc.

Una fiducia illimitata nel potere della scienza e della tecnica che non è solo del nostro tempo, avendo avuto esponenti illustri nel passato quali Ruggero Bacone (1214-1294), Pico della Mirandola (1463-1494), Francesco Bacone (1561-1626). Questa fiducia assume un unico e solo scopo: la massimizzazione della felicità umana. È evidente come, in questa prospettiva, la politica viene a coincidere con il potere, o meglio con il perseguimento degli scopi contingenti e dipendenti dall’interesse del momento, perdendo il suo unico fine che, insegna Agostino di Ippona (354 dC – 430 dC ), è la giustizia.

Nella ideologia transumanista non c’è più etica, ma è “etico” tutto quanto assicura il progresso dell’umanità. La critica che si muove non significa l’assunzione di un atteggiamento di chiusura, ostile a qualunque forma di progresso, ma il richiamo al fatto che evoluzione e miglioramento non possono essere costruiti contro “l’ordine naturale” dato: (ad esempio, sopprimendo il feto per malformazioni genetiche, esercitando sullo stesso una volontà di potenza). Proprio perché lo considera irrilevante e superabile, il transumanesimo riconosce l’ordine, sia pure come strumento operativo e non regolativo, con lo scopo, però, di costruirne uno suo proprio “funzionale” sempre alla fine della massimizzazione del benessere (la ricordiamo la società degli immuni dal contagio che rilasciano la certificazione verde Covid-19 e che, come tali,

Così operando, il transumanesimo traluce un “delirio di onnipotenza”, prendendo il posto di Dio e dell’ordine da lui creato (accessibile alla ragione umana) e sostituendo alla libertà dell’uomo, radicata nella sua natura, una “libertà morfologica”. Assumendo una visione dell’umano come “progetto” e non quale “concetto” nel senso aristotelico del termine, il transumanesimo, attraverso la procedura democratica, perviene in questo modo alla tirannide senza volto dello scientismo, ad un “nichilismo positivo”, come è stato autorevolmente definito dal prof. Danilo Castellano (Università degli Studi di Udine), in barba a quel costituzionalismo moderno che non solo non ha limitato alcun potere, ma gli ha attribuito pure un’aurea di “divinità”…la quale, però, resta sempre “mortale”.

Fonte: Idee&Azione

8 ottobre 2022

Transumanesimo, scientismo, democrazia: il trionfo del nichilismo positivo
Transumanesimo, scientismo, democrazia: il trionfo del nichilismo positivo

I PROGETTI U.S.A. DI DESTABILIZZAZIONE DEL MONDO

a cura di Karima Angiolina Campanelli

GEORGE FRIEDMAN, ACCADEMICO E MILITARISTA EBREO UNGHERESE NATURALIZZATO STATUNITENSE SPIEGA IN ALCUNI PASSAGGI I PROGETTI USA DI DESTABILIZZAZIONE DEL MONDO, CHE CONFERMANO LE ANALISI DI PUTIN.

«Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio,
Friedman, ebreo nato a Budapest nel 1946, è un uomo dello ‘Stato profondo’,americano-militarista: docente all’US Army War College, studioso alla National Defense University e alla RAND (il megafono del sistema militare-industriale), esprime con disarmante franchezza la strategia che seguirà Washington per mantenere il predominio mondiale. In questa strategia, l’Europa è una pedina, e uno strumento, di cui Friedman parla con disprezzo. L’arma usata, sarà la destabilizzazione: in Ucraina è ciò che abbiamo già fatto in Afghanistan. “Abbandoniamo ogni velleità di instaurare la democrazia; una volta destabilizzato il Paese, noi abbiamo compiuto il nostro lavoro.”.. vale la pena di ascoltarlo.
Ecco quel che Friedman dice per sommi capi:
– L’Europa non esiste.
– Soltanto l’integrazione Germania-Russia può minacciarci, non lo permetteremo (1).
– Per questo sosteniamo Kiev.
– L’esercito di Kiev è il nostro esercito, tant’è vero che diamo medaglie ai loro soldati.
– Noi stiamo posizionando armi in tutti i paesi dell’Est europeo, approfittando della loro russofobia.
– Ovviamente agiamo al difuori del quadro della NATO.
– Il nostro scopo: stabilire un cordone sanitario attorno alla Russia.
– Noi possiamo invadere ogni paese del mondo, mentre nessun paese può invaderci.
– Tuttavia, non possiamo occupare l’Eurasia; la tattica è fare in modo che i paesi si dilanino tra loro.
– Per la Russia, lo status dell’Ucraina è una minaccia esistenziale.
– «È cinico, è amorale, ma funziona».
– L’obiettivo non è vincere il nemico, ma destabilizzarlo.
– La destabilizzazione è il solo scopo delle nostre azioni estere. Non instaurare la democrazia; quando abbiamo destabilizzato un Paese, dobbiamo dirci: «Missione compiuta», e tornare a casa.
– La nostra incognita è la Germania. Che cosa farà? Non lo sa nemmeno lei. Gigante economico e nano politico, come sempre nella storia.
– «L’Europa subirà la stessa sorte di tutti gli altri Paesi: avranno le loro guerre. Non ci saranno centinaia di milioni di morti, ma l’idea di una esclusività europea, a mio avviso, la porterà a delle guerre. Ci saranno dei conflitti in Europa. Ce ne sono già stati, in Iugoslavia ed ora in Ucraina.
Il SITO SAKER ha messo a confronto le dichiarazioni di Friedman con le parole di Vladimir Putin nella lunga diretta tv del 6 aprile, quando ha risposto alle domande del pubblico russo:
– La Russia non aggredisce nessuno, difende solo i suoi interessi.
–Dicono: Noi abbiamo due basi militari fuori della Russia, essi hanno più di mille basi nel mondo: e saremmo noi gli aggressori? Dov’è il buon senso?
– Il bilancio militare del Pentagono è 10 volte maggiore del nostro, e siamo noi che conduciamo una politica aggressiva… Per caso siamo noi ad avere delle basi ai confini degli USA?
– Chi installa dei missili alla frontiera dell’altro?
– Noi vogliamo relazioni di uguaglianza con l’Occidente, in accordo coi nostri interessi nazionali.

I PROGETTI U.S.A. DI DESTABILIZZAZIONE DEL MONDO
I PROGETTI U.S.A. DI DESTABILIZZAZIONE DEL MONDO

LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

di Felipe Guerra

La medicina tradizionale cinese, praticata da millenni, si basa su un principio fondamentale: l’armonia del Qi (pronunciato “chi”) che rappresenta l’energia vitale presente in ciascuna delle creazioni dell’universo. È una forma di medicina olistica, che considera l’essere umano nel suo insieme e la cui salute dipende dall’equilibrio delle energie.

Se è generalmente difficile capire come funziona la medicina cinese in Occidente, è perché ha un approccio totalmente diverso da quello conosciuto attraverso la medicina occidentale. La medicina cinese è più preventiva che curativa. Non tratta i sintomi, ma cerca di ripristinare l’equilibrio del corpo nel suo insieme. Il suo obiettivo è preservare l’armonia delle energie presenti all’interno del corpo, ma anche legare il corpo agli elementi esterni.

I 4 principi fondamentali della medicina cinese

Per capire cos’è la medicina cinese, devi prima sapere che si basa su 4 principi fondamentali fondamentali:

il corpo umano funziona allo stesso modo dell’universo e della natura, su scala ridotta.

Tutto ciò che ci costituisce proviene dall’energia vitale universale chiamata “Qi”.

Yin (che rappresenta il corpo fisico) e Yang (che rappresenta l’energia) sono forze:

I cinque elementi universali fuoco, terra, legno, metallo e acqua rappresentano fenomeni naturali e sono associati ai principali organi del corpo.

La medicina cinese si basa sull’osservazione degli esseri viventi in generale e tiene conto delle funzioni dell’organismo, ma anche dello stato emotivo del paziente, del suo ambiente e della sua storia personale.

Le 5 pratiche della medicina cinese

Per mantenere l’armonia delle energie, la medicina cinese impiega 5 pratiche principali.

L’agopuntura è probabilmente la più popolare. Consiste nel garantire la corretta circolazione dell’energia vitale all’interno del corpo stimolando diversi punti con l’aiuto di aghi.

La farmacopea cinese utilizza la cura delle piante , ma anche estratti animali e minerali per armonizzare Yin e Yang.

La dietetica cinese considera ogni alimento come un vettore di energia che serve a nutrire i bisogni del corpo e della mente.

Tra gli esercizi energetici praticati possiamo citare il tai chi (ginnastica energetica) e il qi gong (esercizi di respirazione).

Infine, il massaggio Tui Na è il massaggio tradizionale. Ne derivano movimenti di pressione e impastamento volti nuovamente a far circolare l’energia vitale attraverso il corpo.

Fonte: Dragoneromtc

LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE
LA MEDICINA TRADIZIONALE CINESE

Lettera dei diritti dell’Imam al-Sajjad

“Il diritto dei tuoi confratelli è che tu voglia loro del bene, che tu sia clemente e gentile nei loro confronti quando commettono errori, che tu li consoli, che tu cerchi di guidarli nella buona opera, che tu ringrazi coloro che fanno del bene (per loro stessi o per te) perché il bene che essi si fanno è il tuo bene, perché così ti allontanano dal danno e dalle disgrazie che ti possono recare. Allora, estendi la tua preghiera su tutti loro e sii il loro sostegno. Comportati con loro secondo la loro posizione: gli anziani trattali come genitori, i giovani come figli e i coetanei come fratelli. Sii buono e compassionevole verso coloro che vengono da te e comportati nei confronti dei tuoi confratelli come ci si deve comportare con il proprio fratello”

Lettera dei diritti dell'Imam al-Sajjad
Lettera dei diritti dell’Imam al-Sajjad

Su Nostradamus e le sue profezie

di Luigi Angelino

Nostradamus è considerato uno dei più grandi veggenti della storia e le “quartine” in cui è suddiviso il suo libro, “Profezie”, fanno sorridere i più scettici, mettono in allarme i più creduloni, mentre suscitano riflessioni negli analisti più obiettivi, per la straordinaria corrispondenza di alcuni passi ad eventi poi effettivamente verificatisi, a fronte, però, di altri passi dal contenuto estremamente ambiguo e generico. Ma cerchiamo, prima di tutto, di fare chiarezza sul personaggio, conosciuto con la sua sintetica denominazione dal suono latino. Nostradamus, in realtà, è lo pseudonimo di Michel du Nostredame, scritto alcune volte Notre Dame in lingua francese o Miquel de Nostradama in occitano, nato in Provenza nel 1503 in seno ad una famiglia di discendenza ebraica. Infatti, il nome originario di suo padre era Guy de Gassonet, cambiato in Pierre de Nostredame, in occasione della sua conversione al Cristianesimo, nella declinazione Cattolica (1). Da alcune testimonianze, risulterebbe che il suo nome sia stato imposto da Pierre de Foix, che in quel tempo rivestiva il prestigioso e potente incarico di arcivescovo di Arles (2). Dell’infanzia di Michel si hanno ben poche notizie, mentre si sa che, all’età di quindici anni, fu ammesso a frequentare l’università di Avignone (3) per conseguire il “baccalaureato”, termine che allora indicava un generico percorso universitario, mentre attualmente è utilizzato in ambito accademico pontificio.

Dopo circa un anno di studi, Michel fu costretto a lasciare la sede universitaria, a causa di una terribile epidemia di peste, che aveva determinato la chiusura dell’istituto e la conseguente interruzione dei corsi. A seguito del tragico evento, secondo la tradizione, Nostradamus vagò per circa otto anni alla ricerca di erbe che possedessero proprietà adatte per combattere e vincere il devastante morbo. Negli anni successivi, forte di una certa esperienza sul campo, lavorò come speziale e nel 1529 fu ammesso alla facoltà di medicina dell’Università di Montpellier. Tuttavia, poco tempo dopo, ne fu espulso, in quanto i Responsabili dell’istituto vennero a conoscenza del suo passato di speziale, pratica che era severamente vietata agli aspiranti medici di quel tempo. Tra l’altro, si segnala che il provvedimento di espulsione di Michel de Nostredame è ancora conservato presso la biblioteca dell’università di Montpellier. L’indomito studente, però, non si arrese e, al terzo tentativo di iscrizione, forse con l’aiuto di qualche alto prelato, riuscì ad ottenere la “toga rossa”(4), conseguendo successivamente il titolo di “dottore”. Con il nuovo titolo in tasca ed una rinnovata fiducia nelle proprie capacità, Michel riprese a viaggiare attraverso le grandi città del sud della Francia come Avignone, Bordeaux e Tolosa, diventando ben presto famoso per aver inventato una presunta “pillola”, capace di contrastare la peste che, a ondate, continuava a flagellare l’Europa. Per la grande fama acquisita, nel 1531 fu invitato da Giulio Cesare Scaligero, uno dei più eminenti esponenti della cultura rinascimentale, nella fiorente città occitana di Agen. Qui Michel sposò una donna, identificata nella maggior parte delle biografie in una certa Henriette d’Encausse, dalla quale ebbe due figli. Nel 1537 un fatto drammatico devastò l’esistenza di Michel: egli perse sia la moglie che i figli contagiati dalla peste. Dopo la tragedia familiare e l’evidente fallimento delle sue cure, nonostante la fama acquisita, Michel continuò a viaggiare per la Francia e l’Italia, fermandosi nel 1547 a Salon, dove sposò una ricca vedova, Anne Ponsarde, che gli diede altri tre figli.

I racconti tradizionali sulla sua vita vogliono che proprio in quel periodo Nostradamus cominciò ad allontanarsi dalla medicina per avvicinarsi alle pratiche occulte, elaborando alcuni almanacchi contenenti più di 6000 profezie. Questi almanacchi ebbero una certa fortuna, motivo per cui i nobili del tempo iniziarono a rivolgersi a lui per ottenere amuleti e per farsi tracciare i propri oroscopi (5). Risale al periodo successivo, secondo la maggior parte delle ricostruzioni, il presunto soggiorno di Nostradamus a Torino, come farebbe pensare una lapide collocata sulla cascina “Domus  Morozzo”, presso Villa Vittoria di Via Lessona in borgata Parella demolita, comunque, negli anni Sessanta del secolo scorso. Ne parla un articolo un po’ datato di Corrado Pagliani, pubblicato nel 1934 (6). La lapide in questione, incisa in occitano, riportava la seguente scritta: “1556 Notre Damus le paradis lenfer le purgatore ie ma pelle la victoire qui mhonore avrala gloire qui meprise ovra la ruine hntiere”, traducibile così in italiano: “1556, Nostradamus alloggiò qui dov’è il paradiso, l’inferno e il purgatorio. Io mi chiamo la Vittoria, chi mi onora avrà la gloria, chi mi si oppone la rovina completa”. Nella realtà non ci sono prove certe del passaggio di Nostradamus a Torino, anche se questa lapide ha contribuito al consolidamento della fama della città piemontese come uno dei principali centri dell’esoterismo mondiale.

Intorno al 1550, Michel iniziò ad occuparsi della composizione delle “centuries”, le quartine scritte in lingua francese, per le quali sarebbe diventato famoso. Le centurie effettivamente pubblicate furono 942, ma il suo progetto originario era forse molto più ambizioso. A Nostradamus non sfuggivano i motivi per i quali i suoi scritti potevano provocare reazioni contrarie e, soprattutto, l’opposizione della Chiesa di Roma, che allora si avvaleva del tremendo braccio armato dell’Inquisizione. Per questo, pensò di mascherare i suoi versi adoperando giochi di parole e termini in diverse lingue inseriti nelle medesime frasi, come il provenzale, il francese, il greco, il latino, l’italiano, l’ebraico e, perfino, l’arabo (7). Quando le quartine furono raccolte e pubblicate nel volume “Propheties”, le reazioni del pubblico furono le più varie e disparate. Alcuni fanatici vollero credere che Michel fosse una creatura diabolica, mandata da Satana per capovolgere i valori della società, mentre i più scettici avanzarono la plausibile ipotesi che si trattasse di un impostore che non era riuscito nemmeno a salvare la propria famiglia dalla peste, altri ancora pensarono che le sue profezie potessero contenere ispirazioni didascaliche e spirituali. Come già accennato in precedenza, numerosi furono i nobili che si rivolsero a Nostradamus, per ricevere consigli, previsioni ed oroscopi, tra cui Caterina dè Medici, la consorte di Enrico II, di Francia, che lo invitò a corte e lo nominò perfino consigliere e medico della dinastia reale dei Valois (8). Nonostante le controverse tematiche dei suoi scritti, Nostradamus mantenne ottimi rapporti con la Chiesa Cattolica, non ricevendo particolare attenzione da parte della vigile e tentacolare Inquisizione. La sua brevissima prigionia fu dovuta al fatto che uno dei suoi almanacchi era stato pubblicato senza l’autorizzazione del vescovo, violando in questo modo un decreto reale. Può darsi che l’applicazione di tale disposizione fosse servita alla Chiesa per lanciargli un chiaro monito a non esagerare, proponendo visioni mistiche contrarie all’ortodossia tradizionale. Nel 1566 Michel morì per idropisia, dopo anni di sofferenza oppresso dalla gotta.

Michel de Notre-Dame, dunque, è passato alla storia per le sue molteplici e diversificate “profezie” e, soprattutto, per il grande alone di mistero che le circondano, dividendo gli appassionati in due categorie principali: da un lato, quelli che hanno ritenuto le sue profezie frutto di una sorta di “veggenza a posteriori”, cioè applicabili ad una vasta gamma di avvenimenti, per la loro marcata genericità, dall’altro quelli che hanno affermato la sorprendente somiglianza ad eventi della storia anche recente. Hanno destato molto interesse alcune caratteristiche peculiari delle “centurie” del profeta francese, come l’utilizzo di un linguaggio composito e molto enigmatico, nonché le allusioni velate od implicite a fatti di biblica memoria, prestandosi a diversi livelli di comprensione testuale. Alcune curiosità specifiche delle sue abitudini hanno contribuito a idealizzarne la figura, rendendola mitica ed isolandola dal contesto socio-culturale di appartenenza. Si narra, ad esempio, che Nostradamus scrivesse solo con una penna di cigno e che le sue veggenze fossero operative, soltanto tra la mezzanotte e le quattro del mattino, l’orario del giorno collegato alle tenebre ed agli inferi. In un’immagine, sicuramente di matrice fantastica e poetica, ma emblematica ed evocativa, Michel avrebbe “visto il futuro” solo con visioni abbaglianti, “come riflesse in uno specchio ardente”, di cui non si sforzava neanche di comprendere il significato, limitandosi a tradurre quelle scene in parole nelle sue raccolte (9). A questo punto, è lecito chiedersi se sia utile od opportuno cercare di spiegare il fenomeno della veggenza, utilizzando un metodo scientifico o pseudo tale, oppure se sia meglio lasciarsi trascinare dalla fantasia spirituale. Non si può negare che, nel corso del tempo, vi sia stato uno sfruttamento propagandistico ed una rivisitazione quasi di comodo di alcune quartine, a cui è stato attribuito un significato prettamente soggettivo e privo di fondamenti razionali.

Le teorie, forse più interessanti e lungimiranti, considerano il libro delle “Profezie” di Nostradamus, come un “libro cifrato”, privo di esilaranti “formule magiche”, ma predisposto dall’autore con l’intento di nascondere i reali significati dietro paradigmi logici preconfezionati.  Negli ultimi secoli, a tale riguardo, si sono alternati plurimi metodi di catalogazione e di interpretazione che tendevano a privilegiare gli aspetti occultisti e magici dell’ “astrologo-veggente” Nostradamus, mentre altri metodi cercavano di dare un significato sistematico e logico alla applicazioni inventate dal “dottore” Michel.  Il primo approccio interpretativo di rilievo fu avanzato da Jean-Aimè de Chavigy (10), che pubblicò i “Commentaires” alle centurie, sottolineando la struttura ermetica e simbolica di numerosi passi. Lo stesso de Chavigny nel 1603 pubblicò “Les Pleiades”(11), per confermare ed esaltare gli eccezionali portenti dei presagi di Nostradamus. Di seguito, nel 1710, Jean Le Roux, adoperò un metodo di interpretazione “grammaticale” per comprendere il testo di Michel, sostenendo che ogni particolare, compresa la più insignificante punteggiatura, celasse una sorta di codice, che doveva rimanere invariato, altrimenti si rischiava di compromettere il genuino senso di ciascuna profezia. Di carattere più tassonomico fu, invece, l’opera perfezionata nel 1867 da Anatole Le Pellittier (12), che cercò di elaborare un catalogo razionale e logico del materiale prodotto da Nostradamus, fornendo un quadro complessivo più adeguato per procedere ad una congruente lettura delle enigmatiche quartine. Si arriva, poi, al suggestivo e complesso lavoro di Pierre Vincente Piobb, dal titolo “Le secret de Nostradamus e des celebres prophetes des XVI siecle”(13), secondo il quale le quartine sarebbero state redatte originariamente in lingua latina e, di conseguenza, per ottenere un significato rivelatore delle stesse, sarebbe necessario procedere a riconvertire i contenuti testuali nel nobile idioma di Cicerone. Tale sistema, pur presentando alcuni spunti senza dubbio affascinanti, non ha, comunque, ricevuto un apprezzamento univoco da parte dei critici. A mio avviso, l’analisi esegetica forse più seria ed originale è stata quella sintetizzata da Roger Frontenac, ex ufficiale francese, addetto ai servizi Cifra che, nel 1950, ha pubblicato “Le clef secrete de Nostradamus”(14). Seguendo  i punti fondamentali della sua ricerca, le discusse quartine devono essere considerate come separate da intervalli regolari di tempo, con precisi riferimenti a determinate date e ad elementi di natura astronomica.  Partendo da questo assioma, Frontenac intuisce alcune chiavi numeriche legate al significato esoterico della Cabala, tra cui la possibilità dell’esistenza di un’ulteriore chiave crittografica, di non facile evidenza ed ancora da scoprire. Negli anni Settanta del secolo scorso, fu la volta di Pichon, che elaborò una vera e propria griglia sinottica e ben due chiavi di lettura crittografica, coniugando le ipotesi crono-astronomiche di Piobb con quelle crittologiche di Frontenac. La griglia di Pichon ha avuto il merito di presentare una ricostruzione delle centurie, basata su una precisa successione di date, in relazione ad una sequenza di numerazione alfabetica, seguendo, per la verità, criteri epistemologici non del tutto chiari. Gli altri successivi importanti analisti delle profezie di Nostradamus, come Guerin, Boscolo ed Ionescu, non hanno apportato novità esegetiche significative, limitandosi a personalizzare le soluzioni già prospettate dai precedenti autori.

Dalla sintetica descrizione che precede, si è portati ad affermare con una certa disinvoltura come il mistero delle profezie di Nostradamus sia ancora tuttora irrisolto, anche nelle sue questioni principali. A ben guardare, la problematica fondamentale non verte tanto sugli eventi delineati nelle “quartine”, ma sulla stessa possibilità di Michel di poter prevedere il futuro, se cioè la capacità di precognizione sia ammissibile, o debba essere considerata soltanto una mera speculazione fantasiosa.

Nonostante non vi siano elementi scientifici incontrovertibili che confermino questa possibilità, la parapsicologia (15), così come è stata sviluppata negli ultimi decenni, si è progressivamente basata su principi che sembrano possano dare forza alla teoria della precognizione. Potrebbe aver ragione John Zollner(16), quando afferma che il nostro mondo fisico a tre dimensioni è in realtà soltanto una rappresentazione parziale di un  universo a quattro dimensioni, accessibile solo in condizioni di coscienza particolari come, ad esempio, lo stato di veggenza o il sonno. Si tratta di una possibilità, tra l’altro, che era ben nota alla sapienza antica, come testimonia la diffusione nell’intero bacino mediterraneo dei vaticini oracolari, con ispirazione mistico-religiosa.

Vediamo, a questo punto, nel concreto, alcune fra le più famose e discusse centurie elaborate da Nostradamus. Prima di tutto, è quasi d’obbligo far riferimento alla profezia che rese Michel celebre nella sua stessa epoca che, per facilità di comprensione, riportiamo di seguito in italiano: “il leone giovane il vecchio vincerà. Il campo bellico, per dolore singolare. In gabbia d’oro gli occhi gli salteranno. Delle forze in combattimento una rimarrà, l’altra morrà di morte crudele”. Quattro anni dopo la composizione di questa quartina, il re di Francia, Enrico II, da considerare il “leone vecchio”, morirà tra lancinanti dolori colpito da una scheggia nell’occhio, penetrata attraverso il suo casco d’oro, per mano del leone giovane, il conte di Montgomery (17), durante un torneo peraltro amichevole. Si racconta che il re, sul letto di morte, avesse maledetto il lungimirante profeta, quando comprese il senso della sua visione. Dal punto di vista grammaticale, notiamo che nella quartina citata vi sono anche proposizioni “senza senso compiuto”, cioè prive della voce verbale coniugata nei modi espliciti, come del resto capita di frequente nei testi di Nostradamus. Passiamo alla quartina attribuita al periodo della “Rivoluzione francese”, che sembra quasi una testimonianza diretta di quella svolta storica epocale: “entreranno nella Tullerias dove cinquecento incoroneranno con un mitra. Sarà tradito per uno con titolo di nobiltà, di cognome Narbone e per un’altra chiamata Saulce che avrà odio per i barili”. E, infatti, il 20 luglio 1792, nel palazzo della Tullerias (18), 500 Marsigliesi obbligarono il re Luigi XVI ad indossare il berretto rigido (mitra), simbolo della rivoluzione. Il conte di Narbone-Lara, ex ministro della guerra, aveva tradito il re, con la complicità di un’altra figura, abbastanza oscura (forse lo pseudonimo di un personaggio di spicco), conosciuta come Saulce.                                                      

Al grande condottiero Napoleone si addice la seguente quartina: “un imperatore nascerà vicino all’Italia. Da semplice soldato arriverà all’impero. Manterrà il controllo assoluto nella Chiesa. Per 14 anni mantiene il comando”. In questo passo, si riscontrano alcune coincidenze incredibili con l’opera napoleonica : egli nasce in Corsica (vicino all’Italia e di tradizione italiana). In più Napoleone mirò sempre ad un controllo diretto delle istituzioni ecclesiastiche, arrivando a far imprigionare il papa nel 1809 (19), allo scopo di ottenere l’annullamento del matrimonio con Giuseppina. Il suo dominio, con diverse fasi, durò dal 1799 al 1814, per un periodo di tempo leggermente superiore ai 14 anni.

E ancora, secondo alcuni, Nostradamus avrebbe previsto perfino l’ascesa al potere di Hitler: “la libertà non sarà recuperata. Un audace, nero, orgoglioso ed iniquo uomo l’occuperà. Quando il materiale del ponte sarà finito. La repubblica di Venezia sarà disturbata per Hister”. Hister, oltre a poter essere considerato come un ideogramma anagrammatico di Hitler, con lettere riadattate, è anche un nome molto antico del fiume Danubio (20). Inoltre, il termine “hister” potrebbe anche riferirsi all’isteria che sovrastava e caratterizzava il comportamento del dittatore tedesco. Il riferimento alla Repubblica di Venezia può avere attinenza con il territorio italiano per primo occupato da Hitler che, all’epoca di Nostradamus, era sotto la giurisdizione politica ed amministrativa della Serenissima.

E le sorprese non finiscono qui: gli si attribuisce perfino l’attacco atomico su Hiroshima e Nagasaki: “nel sole nascente si vedrà un gran fumo. Nel circolo dell’esplosione regnerà la morte e si sentiranno le grida. Questa morte sarà per la guerra, per il fuoco e per fame. Come è noto, “Sol nascente” o “Sol levante” sono le denominazioni con cui di solito si indica il Giappone. Della storia più recente, Nostradamus non sembra trascurare nemmeno il traumatico evento dell’11 settembre 2001: “a 5 e 40 gradi il cielo brucerà. Fuoco si approssimerà alla grande città nuova. All’istante una grande fiammata si spegnerà e farà sprofondare. Quando si vorrà dei Normanni fare sofferenza”. Straordinaria è la coincidenza con la posizione in latitudine di New York, peraltro chiamata “la grande città nuova”. Altrettanto attinente è il riferimento ai Normanni, che era uno dei modi più comuni per indicare i popoli anglosassoni, al tempo di Michel, nonostante le peculiari differenziazioni etniche (21).

Ancora più impressionante è il riferimento plausibile agli attentati di Parigi del 2015: “la grande guerra inizierà in Francia. E poi tutta l’Europa sarà colpita. Lunga e terribile essa sarà per tutti. Poi finalmente verrà la pace, ma in pochi ne potranno godere”. Per la verità il legame con gli attentati terroristici sembra abbastanza forzato, qui Nostradamus potrebbe riferirsi ad un’ipotetica terza guerra mondiale, sempreché essa non si consideri potenzialmente proprio originata da quei fatti, o quanto meno da quel determinato panorama storico-sociale. Negli scritti di Michel non può mancare Roma, la città eterna, tra le più celebrate del mondo: “Sarà invasa e finirà in un gigantesco maremoto. Oh vasta Roma, la tua rovina si avvicina. Il tuo male è prossimo. Sarai prigioniera per più di quattro volte. Piango per l’Italia”. Per alcuni interpreti, questi passi sibillini potrebbero indicare un futuro periodo di devastazione per l’intero continente europeo, di cui Roma sarebbe l’emblema più significativo, in considerazione della pax romana realizzata durante i fasti dell’impero (22). Per altri interpreti, invece, la quartina preannuncerebbe la futura rovina della Chiesa di Roma, da mettere in relazione con un’altra oscura quartina, dove il profeta lancerebbe un monito contro il “papa nero”: “gris et noir de la Compagnir yesu, onc ne fut si maling” (un papa grigio e nero uscito dalla Compagnia che non ce ne fu uno così malvagio) (23).

Gli esegeti più audaci credono che la quartina di Nostradamus si possa riferire a Josè Mario Bergoglio, diventato Francesco I, il papa numero 112, seguendo l’apocrifa profezia attribuita a Malachia. La tradizione popolare riporta che, dopo il motto malachiano “de gloria olivae”, attribuito a Benedetto XVI, ce ne sarebbe ancora un altro, non trascritto dai copisti, oppure volutamente cancellato: “caput nigrum” (testa nera o capo nero). L’interpretazione corretta potrebbe essere duplice: o riferirsi al colore della pelle, indicando, ad esempio, un pontefice di origine africana, oppure un “capo nero” con riferimento alle sue qualità di guida occulta e malvagia. Ora sappiamo con certezza come Francesco sia stato l’unico papa gesuita ad essere salito sul trono di Pietro nella storia della Chiesa Cattolica. Egli è anche il primo che comprenda in sé la carica di “papa nero”, come viene chiamato il generale dei Gesuiti, l’unico grado apicale tra i religiosi che dipende direttamente dal romano pontefice. Per queste ragioni, probabilmente, mai un gesuita era diventato papa, in quanto avrebbe assunto un potere eccezionale. L’ultimo papa, indicato da Malachia e da Nostradamus, potrebbe portare la Chiesa alla distruzione, non solo e non tanto in senso materiale, quanto fallendo nella sua presunta missione originaria. Ed alcun detrattori si spingono oltre, fino ad arrivare alle teorie complottiste del solito nuovo ordine mondiale, sostenendo la vicinanza della Compagnia di Gesù ad alcuni gruppi deviati, con cui avrebbe creato una stretta sinergia, diventando protagonista di importanti eventi degli ultimi 500 anni, da quando l’ordine fu fondato nel 1534 a Parigi da Ignazio di Loyola.

 Si tratta, ovviamente, di illazioni che non hanno alcuna prova certa. Secondo Samael Aun Weor (24), una delle massime autorità del secolo scorso in merito all’interpretazione delle profezie di Nostradamus, le previsioni di Michel concordano con quelle delle Sacre Scritture e di altri miti delle civiltà antiche riguardo allo scoppio di un conflitto finale che, per motivazioni storiche,  noi possiamo chiamare “terza guerra mondiale”. Si potrebbe trattare verosimilmente di un olocausto nucleare in grado di portare alla distruzione della civiltà umana per come oggi la conosciamo, determinando lo sterminio della maggioranza della popolazione del globo. Questo conflitto sarebbe anticipato da terribili carestie, terremoti, maremoti, cambiamenti climatici ed inversioni dell’asse terrestre, causati anche dall’avvicinarsi di un misterioso pianeta, come recita lo stesso Michel: “ Un astro a lungo tempo infossato nelle tenebre. Colore del ferro ossidato. Verrà ad oscurare la luna. Alla quale ferirà una piaga sanguinante”. Lo scenario descritto da Nostradamus riecheggia incredibilmente il contenuto del libro dell’Apocalisse di Giovanni di Patmos.

Note:

1 – Pierre-Emile Blairon, Nostradamus, L’età dell’Acquario edizioni, Torino 2017;

2 – Arles, città del sud della Francia, che conta circa 52.000 abitanti e può vantare un passato glorioso in età romana;

3 – Avignone continuava ad essere un vivace centro culturale religioso, dopo aver ospitato per alcuni decenni la corte papale;

4 – La “toga rossa”, nell’epoca tardo-medievale e rinascimentale, si attribuiva a chi conseguiva il titolo ad esercitare una professione di prestigio;

5 – James Randi, La maschera di Nostradamus, Edizioni Avverbi, Roma 2001;

6 – Corrado Pagliani, Di Nostradamus e di una sua poco nota iscrizione liminare torinese;

7 – Luigi Angelino, I Miti-Luci e ombre, Cavinato editore International, Brescia 2018;

8 – Il casato dei Valois-Angouleme è un ramo collaterale dei Valois-Orlenas che regnò in Francia dal 1515 al 1589, a seguito della morte di Luigi XII;

9 – Roger Frontenac, Le clef secret de Nostradamus, Edizioni Dennel, Paris 1950;

10 – Jean-Aimè de Chavigny (1524-1604) fu uno dei più importanti discepoli di Nostradamus;

11 – “Les Pleiades” è in realtà una raccolta di 7 libri;

12 – L’autore pubblicò l’opera dal titolo “Les oracles de Michel de Nostredame”;

13 – Il testo fu pubblicato nel 1927;

14 – nota nr. 9;

15 – Per parapsicologia si intende la disciplina che si propone di studiare, con metodi scientifici, soprattutto tre campi di fenomeni dall’aspetto anomalo: poteri psichici, interazione tra mente e materia, sopravvivenza alla morte fisica;

16 – Johann Zollner (1834-1892), astrofisico tedesco, che inventò quella che poi sarà chiamata “l’illusione di Zollner”, in cui le linee parallele appaiono diagonali;

17 – Gabriele I di Lorges, conte di Montgomery, signore di Ducey e condottiero francese (1530-1574);

18 – Era un palazzo che sorgeva sulla riva destra della Senna fino al 1871, poi distrutto da un incendio e di seguito demolito;

19 – Pio VII fu il papa imprigionato da Napoleone;

20 – Hister, genitivo histri, era il nome latino del fiume Danubio;

21 – I Normanni erano un popolo vichingo di origine danese e norvegese, che diede il nome alla Normandia, regione di nord-ovest della Francia. Col nome generico di “Normanni”, il popolo francese indicava tutti i popoli nordici, compresi gli anglo-sassoni;

22 – Philippe Warren, Le profezie di Nostradamus. Rivelazioni senza tempo, Gherardo Casini editore, Roma 2020;

23 – Luigi Angelino, La ricerca del divino, Edizioni CTL, Livorno 2021;

24 – Samael Aun Weor (1917-1977), pseudonimo di Victor Manuel Gomez Rodriguez, esoterista colombiano, che fondò diverse organizzazioni ad ispirazione gnostica.

Fonte: PagineFilosofali

Su Nostradamus e le sue profezie
Su Nostradamus e le sue profezie

Neoliberismo, il moderno Minotauro

di Lorenzo Tucci

Tra gli effetti del neoliberismo, il principale è la capacità di destrutturare la democrazia, svuotarla internamente e trasformarla in una prigione senza alcuna avvertibile differenza esteriore.
La democrazia si basa sul voto del popolo, che sceglie, o crede di scegliere, ciò che più conviene al popolo stesso. Ma il nord magnetico del neoliberismo non è il popolo, bensì la finanza, il grande capitale. È ovvio dunque che la finanza avrà prevalenza sul popolo.
Lentamente, e neppure troppo, il popolo si trova senza effettivi poteri. Il suo diritto al voto non è negato, ma il voto stesso, per così dire, è narcotizzato e intrappolato dal fatto che tutti i partiti di un determinato Paese sono sotto il controllo del neoliberismo, della finanza apolide globalista. Non predicano ideologie sane (tutto ciò che è frutto del libero pensiero è sano) ma sono veicoli di un ideologia unica.
La gente, narcotizzata, per lo più non si accorge di nulla. “C’è libertà, possiamo viaggiare, possiamo comprare quello che vogliamo, nessuno ci vieta niente” sentirete dire. Non è scritto da nessuna parte, ma una cosa vietata c’è: uscire dalle mura del neoliberismo, dalla logica del consumismo, specie quello globalizzato di Apple, Amazon e delle altre aziende multinazionali che stanno distruggendo la piccola e media impresa; uscire dalla finanza speculativa, prerogativa di fondi di investimento come Blackrock, Vanguard, State street che detengono il controllo delle maggiori realtà economiche mondiali; uscire dalla schiavitù di una moneta debito ad interesse emessa dal nulla da banche centrali private, attraverso la quale “lorsignori”, appartenenti ad una manciata di famiglie, tengono in scacco interi popoli.
Questa “democrazia fittizia” rappresenta il cavallo di troia attraverso il quale si può scegliere l’automobile, lo smart phone, la vacanza ai Caraibi, l’orologio, la giacca, l’abito da sera e il taglio dei capelli, quasi ogni cosa. Ma è una finzione di democrazia. È la democrazia vista in una serie di specchi deformanti. È un inganno da Luna Park, un gioco che ci ha intrappolati tutti.
E chi volesse uscire dalle camere degli specchi deformanti, non troverebbe più la strada per tornare indietro: è il mito del Labirinto che si ripete – come tutti gli immortali miti greci – e dentro al Labirinto c’è il Minotauro, mostro mezzo uomo e mezzo animale, possente, crudele, invincibile, onnivoro che divora i poveri e accresce le fortune dei ricchi. Questo è il neoliberismo. Mancano però un Teseo e un filo di Arianna. Tale è la nostra condizione oggi. Se non ne diventiamo consapevoli siamo spacciati.

Neoliberismo, il moderno Minotauro
Neoliberismo, il moderno Minotauro