Perché l’Occidente è in guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran?

Quello che segue è l’intervento che la sorella Farzane Gholami, a nome dell’Associazione Islamica Imam Mahdi (aj), tenne nel convegno “Basta guerre! No alla guerra di aggressione all’Iran”, organizzato a Roma il 4 Maggio 2012 dal movimento “Per il Bene Comune”. Nonostante risalga a più di dieci anni fa, il discorso qui trascritto conserva ancora intatta la sua valenza e attualità; ad esso andrebbero solo aggiunte le ulteriori aggressioni economiche, culturali, politiche, militari e terroristiche che l’Occidente ha condotto contro la Repubblica Islamica negli anni a seguire, e che continuano sino ad oggi.

Col Nome d’Iddio Clemente e Misericordioso

“E di’: “E’ giunta la Verità, la falsità è svanita”. Invero la falsità è destinata a svanire.”
(Sacro Corano, XVII, 81)

Vorrei fare una premessa. Anche se sono iraniana e amo il mio Paese, cultura e storia, quanto esporrò nasce dalla mia visione religiosa e non dalla mia appartenenza etnica o culturale. Se un evento come quello della Rivoluzione Islamica fosse accaduto in qualsiasi altro Paese, o se una vera Repubblica Islamica fosse stata instaurata in qualsiasi altro Stato, avrei avuto la stessa posizione di elogio e sostegno, e laddove necessario anche di critica, che ho verso l’Iran.

Il problema dell’Occidente con l’Iran risale alla Rivoluzione Islamica, quando il popolo iraniano si è ribellato ed ha trasformato il proprio Stato, da servo oggettivo degli interessi degli Stati Uniti e di Israele, a portabandiera della lotta all’oppressione e all’egemonia americano-sionista nel mondo.

Ricordiamo infatti che prima della vittoria della Rivoluzione Islamica l’Iran veniva visto e presentato in modo molto differente in Occidente: le relazioni erano totalmente invertite tra Teheran e i Paesi occidentali, e lo Shah amava presentarsi come il “gendarme della regione”.

Cercherò quindi, nel tempo a disposizione, di fare una breve ricostruzione degli eventi avvenuti all’indomani della Rivoluzione Islamica, per mostrare come la ‘guerra’ all’Iran da parte degli Stati Uniti e del sionismo internazionale sia stata dichiarata da oltre trent’anni – sebbene in modo spesso sotterraneo, con mezzi e modalità generalmente differenti rispetto a quelli della guerra ‘classica’. Spiegherò infine quale è il nodo centrale di quest’odio e rabbia che l’Occidente nutre verso la Repubblica Islamica, al di là dei vuoti slogan e delle false accuse sulla questione nucleare, i diritti umani, la democrazia e la libertà, che servono solo ad ingannare l’opinione pubblica mondiale.

Anche se l’argomento di un attacco all’Iran su larga scala è un tema di cui si è iniziato a parlare solo negli ultimi anni, e con maggiore intensità negli ultimi mesi, in realtà l’Occidente – guidato dagli USA e dal sionismo internazionale – ha dichiarato guerra alla Repubblica Islamica sin dai suoi primi giorni.

Senza risalire poi al golpe del ’53 contro Mossadeq (che godeva dell’appoggio poco conosciuto ma essenziale del Grande Ayatullah Kashani nella nazionalizzazione del petrolio) da parte di Gran Bretagna e Stati Uniti, o alla creazione della SAVAK (la famosa polizia segreta dello Shah) da parte dei servizi segreti israeliani, americani e inglesi, SAVAK che torturò a morte ed eliminò migliaia di iraniani rivoluzionari o sospetti rivoluzionari. Andiamo quindi a quei giorni del 1979.

Dopo anni di sacrifici, martiri, lotte e sofferenze, il popolo iraniano, sotto la guida unica e incomparabile dell’Imam Khomeyni, iniziò a far vacillare il trono della dinastia Pahlavi. Gli Stati Uniti, vedendo lo Shah ormai arrivato alla fine, misero in atto tutta una serie di tentativi per mantenere in piedi un sistema che serviva i loro interessi e promuoveva i loro ‘valori’, anche senza la presenza fisica al potere dello Shah, come per esempio:

– proclamazione della legge marziale in tutto il paese;

– tentativo di creare una giunta militare con i generali fedeli allo Shah;

– instaurare un governo “civile” con il loro uomo, Bakhtiar, come Primo Ministro;

– invio del comandante della NATO in Europa, Generale Huyser, in Iran, per salvare il regime, o ‘controllare’ la Rivoluzione e, in ultimo, mettere in atto un colpo di Stato nel caso in cui le cose fossero sfuggite di mano.

Grazie alla saggia guida dell’Imam Khomeyni tutti questi tentativi iniziali fallirono. Ovviamente i servizi segreti americani ed i loro agenti presenti nel paese avevano iniziato già da tempo a prendere contatto con elementi di alcuni gruppi dell’opposizione, in particolar modo con quelli di tendenze liberali e laiche, che per natura erano più vicini ideologicamente e mentalmente alle posizioni atlantiche, in modo da veicolare la Rivoluzione su un sentiero che fosse in sintonia con la volontà americano-israeliana. Ciò è stato poi rivelato in seguito dai documenti rinvenuti dagli studenti rivoluzionari iraniani nella sede diplomatica americana a Teheran, sede che venne giustamente definita dall’Imam Khomeyni un “covo di spie”. Alcuni di questi elementi in contatto con gli agenti USA fecero parte del governo provvisorio che seguì la caduta dello Shah e precedette la nascita della Repubblica Islamica.

Con la creazione del governo islamico guidato dall’Imam Khomeyni, gli agenti USA tentarono in ogni modo di destabilizzare e rovesciare la neonata Repubblica Islamica:

– iniziarono a fomentare ed armare gruppi politici e separatisti tra le minoranze etniche, specialmente ai confini, come in Kurdistan e Khuzestan, che condussero attacchi a forze armate e luoghi istituzionali nel tentativo di creare disordini e insicurezza nel Paese;

– sostennero il terrorismo interno, in particolar modo il gruppo dei cosiddetti “Mujahidin-e Khalq”, che il nostro popolo chiama “Munafiqin”, “ipocriti”. Questo gruppo – la cui base principale è tutt’oggi protetta dagli USA in Iraq nonostante il governo di Baghdad da anni cerchi in ogni modo di liberarsene, e i cui membri sono ospitati generosamente in tutta Europa e ovviamente negli USA – ha le mani sporche del sangue di più di 15.000 cittadini iraniani, tra i quali molti esponenti dell’élite religiosa e politica iraniana, oltre a quello di moltissimi cittadini iracheni.

Quelli che accusano l’Iran di “esportare il terrorismo” ospitano, proteggono e sostengono persone che hanno assassinato il nostro Presidente della Repubblica, il ,artire Rajai, il nostro Primo Ministro, il martire Bahonar, più di 70 tra ministri e alti esponenti politici in un solo attentato tra i quali l’Ayatullah Beheshti (allora Ministro della Giustizia), e poi molti Imam della Preghiera del Venerdì delle maggiori città iraniane, alti esponenti militari, giudici, pensatori religiosi, e tantissime persone ordinarie, civili, donne, bambini, con attentati perfino su autobus e treni.

La nostra stessa Guida, l’Imam Khamenei (che Iddio lo preservi), ha una mano completamente paralizzata a causa di un attentato realizzato contro di lui da questi ipocriti criminali.

– Scatenarono poi, tramite Saddam, una lunga e sanguinosissima guerra durata ben otto anni, mentre il Presidente iracheno riceveva ampio sostegno politico, economico, finanziario, logistico e militare da parte degli USA e dei Paesi europei ed arabi ad essi sottomessi. L’utilizzo di armi chimiche fornite dai Paesi occidentali a Saddam continua a causare morte e dolore ancora oggi in Iran. Questi sono i “difensori dei diritti umani”…

– Le attività di spionaggio e le azioni contro-rivoluzionarie del “covo di spie” USA che operava a Teheran sotto la copertura di sede diplomatica americana, che venne smascherato dagli studenti seguaci della linea dell’Imam – come già accennato – quando occuparono l’ambasciata e ricostruirono i documenti che le spie americane cercarono di distruggere, per poi pubblicarli in ben 44 volumi in inglese e persiano. Ho visto con i miei occhi l’interno di questa “ambasciata”, dove è chiaramente visibile come in realtà fosse una struttura che operava come centro di spionaggio e non come sede diplomatica!

– Il fallito tentativo di attacco militare nel 24 aprile 1980 per liberare le spie americane in mano agli studenti rivoluzionari. Tentativo nel quale i corpi di élite dell’esercito americano uscirono umiliati, costretti a fuggire in fretta e furia lasciando nel deserto di Tabas, ai confini orientali dell’Iran, diversi morti ed elicotteri di ultima generazione. Il piano americano prevedeva, tra le altre cose, il bombardamento della residenza dell’Imam Khomeyni. Il fallimento fu tale che portò alla creazione, negli USA, del “Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti”! Come dissero tutti gli esperti, l’operazione era stata calcolata nei minimi dettagli ed erano stati previsti tutti i possibili scenari. Ma ovviamente i calcoli e la prospettiva materialista americani non potevano comprendere né immaginare qualcosa al di fuori di questo mero livello materiale, ovvero la potenza e volontà divina. Non fecero i conti con Dio!

– L’abbattimento di un aereo di linea civile della compagnia “Iran Air” il 3 Luglio del 1988, con 290 morti, da parte di un incrociatore americano. Tutti gli uomini dell’incrociatore vennero poi premiati con medaglie di elogio. Gli Stati Uniti non hanno mai ammesso la propria responsabilità, né mai chiesto scusa, e anzi ancora continuano ad addossare all’Iran la colpa di questo atto vile e indescrivibile. L’allora vice-presidente Bush, padre del predecessore di Obama, disse: “Non chiederò mai scusa da parte degli Stati Uniti, mai. Non mi importa quali sono i fatti” (Newsweek, 15 Agosto, 1988). Questo crimine infame è un macchia nera che nulla potrà cancellare dalla storia già nefasta degli Stati Uniti d’America.

– L’embargo economico sempre più crescente, che colpisce tutti i settori della società, con sanzioni che furono varate sin dagli inizi della Rivoluzione.

– La propaganda mediatica e di demonizzazione del Paese, della sua Rivoluzione, delle sue istituzioni, delle sua Guida e del suo governo.

– I tentativi di isolamento internazionale, e il piano di accerchiamento e di assedio militare, mediante le forze USA e NATO (basta prendere una piantina e dare uno sguardo ai paesi sotto occupazione occidentale o alle basi militari atlantiche stanziate nei paesi confinanti.

– Il rapimento e l’uccisione di funzionari militari, ricercatori e scienziati nucleari

– L’aggressione culturale con decine di radio e tv americane, inglesi e israeliane in lingua persiana che trasmettono 24 ore su 24; e migliaia di siti, giornali, ecc. tutti miranti a colpire e infangare i principi religiosi, culturali e politici della Repubblica Islamica.

– I recenti tentativi di fomentare rivolte, soprattutto durante le ultime elezioni presidenziali (2009), dove la mano dell’Occidente è stata invisibile solo per i ciechi.

– Il tentativo di utilizzare alcuni elementi cosiddetti “moderati” o “riformisti” per colpire e distruggere la Repubblica Islamica dall’interno dell’ordinamento politico.

– Le attività di sedicenti “ONG”, molte delle quali fanno capo al celebre George Soros, operanti nel Paese dove cercherebbero di “introdurre” forme di “disobbedienza civile” e la democrazia liberal-capitalista “dal basso”

– Sostegno e rifugio a presunti “dissidenti”, in realtà agenti culturali e politici dell’imperialismo USA, che vengono generosamente ospitati ed elogiati negli ambienti accademici e mediatici occidentali, presentati come cosiddetti “esperti” di questioni iraniane.

– Il tentativo politico-militare di creare un fronte arabo “moderato” da aizzare contro la Repubblica Islamica

– La propaganda antisciita per fomentare i fratelli sunniti contro l’Iran, gli sciiti e l’unità islamica. L’Unità Islamica è uno dei principi cardine del pensiero dell’Imam Khomeyni e dell’Imam Khamenei e della politica interna ed estera della Repubblica Islamica. Un simile tentativo di creare divisioni e odio fra sciiti e sunniti non viene fatto solo in una direzione. Non è infatti un caso che due tv satellitari sedicenti sciite – guidate da presunti “eruditi sciiti” – che hanno l’unico obiettivo di fomentare tensioni e animosità tra sciiti e sunniti, una in lingua araba e una in lingua persiana, siano ospitate rispettivamente in Inghilterra e negli USA.

– La guerra dei 33 giorni in Libano, nel Luglio del 2006, che secondo molti analisti è stata una guerra condotta in piccola scala contro l’Iran, ma dalla quale grazie a Dio americani, sionisti e arabi traditori hanno ricevuto una amara e umiliante lezione per mano dei valorosi fratelli di Hezbollah, che hanno fatto fallire il piano denominato “Nuovo Medio Oriente”.

– Il sostegno ai terroristi del Pjak e Komle in Kurdistan e di Jundullah in Belucistan, autori di sanguinosi attentati contro militari e civili in queste zone.

Ho elencato tutte queste azioni ostili – a livello culturale, economico, politico, diplomatico, militare e di intelligence – per inquadrare nella giusta misura e nel corretto contesto le relazioni fra Occidente (guidato da USA e sionisti) e Iran. E per spiegare che l’attacco alla Repubblica Islamica è stato lanciato da quando il popolo iraniano ha scelto la via indicata dall’Imam Khomeyni, che è il sentiero della giustizia, dei valori spirituali ed etici, della lotta all’oppressione, all’egemonia americana ed al sionismo, la via dell’indipendenza e della sovranità. Da quando il nostro popolo, nazione e governo hanno scelto la via dell’Islam.

Ma quale è il motivo di tutta questa animosità, odio e rabbia dell’Occidente, e degli Stati Uniti e del sionismo in particolare, verso l’Iran?

Ovviamente ci sono ragioni politiche, strategiche ed economiche. L’Iran, da regime che con lo Shah per diversi decenni aveva servito gli interessi di USA ed Israele, grazie alla Rivoluzione Islamica ed alla guida dell’Imam Khomeyni, è uscito dalla zona d’influenza atlantica e sionista, togliendo le loro mani dalle enormi ricchezze naturali (greggio e gas) del Paese e chiudendo loro questo enorme mercato.

Ovviamente l’Iran ha dimostrato concretamente che si può essere indipendenti, sovrani, sulla propria terra, senza appoggiarsi o sottomettersi ad alcuna superpotenza, offrendo un modello ed un esempio, non solo per i Paesi della regione o del mondo islamico, ma per tutto il mondo.

L’Iran ha creato poi un fronte anti-mondialista che raccoglie forze, Stati e movimenti di diverso orientamento, ma accomunati dal desiderio di non lasciarsi cancellare e demolire dall’”american way of life” e dalla dittatura sionista.

La Repubblica Islamica ha sostenuto sin dal primo giorno la prima linea della battaglia planetaria, quella della Palestina, aiutando senza sosta e in ogni modo i movimenti di Resistenza della regione. Ovviamente questi sono motivi più che sufficienti per ‘provocare’ il risentimento e l’inimicizia di Washington e Tel Aviv, e che hanno causato e continuano a causare problemi anche a quei Paesi che, anche se solo parzialmente, condividono con Teheran questi punti in comune. Ma non sono sufficienti a spiegare i più di 30 anni di enorme accanimento israelo-americano contro la Repubblica Islamica. La demonizzazione di cui la Repubblica Islamica e le sue Guide sono state oggetto non ha equivalenti, neanche per Paesi che in passato – a livello militare, economico e tecnologico – rappresentarono una “minaccia” molto maggiore.

Il motivo principale e profondo va rintracciato su un altro piano, che è di natura culturale, filosofica e metafisica.

L’Iran, con la sua Rivoluzione, con i suoi milioni di persone, uomini e donne, che hanno sfidato l’esercito e la polizia dello Shah al grido di “Allah’u Akbar” e “Indipendenza, libertà, Repubblica Islamica”, presenta una sfida alle basi stesse dell’Occidente moderno, alla sua intera struttura e alle sue radici. E che alla guida di questa Rivoluzione vi fosse (e vi sia tutt’ora grazie a Dio) non un esponente politico o un professore che affidava le cure della Nazione a questa o quella ricetta politica o economica partorita dall’Occidente materialista e relativista, ma un uomo che aveva trascorso l’intera vita in tutta modestia e semplicità, conducendo una vita spartana, immerso negli studi metafisici, filosofici e religiosi, nella preghiera e nella contemplazione, nell’ascesi e nella purificazione interiore, un uomo che faceva sgorgare la propria visione della Rivelazione, dai mondi celesti! Questo è qualcosa che ancora oggi risulta incomprensibile per gli analisti e politologi americani ed europei.

L’Imam Khomeyni, e dopo di lui l’Imam Khamenei (che Iddio lo preservi), in piena epoca materialista, edonista, relativista e consumista, dove imperano laicismo e ateismo, dove la democrazia rappresenterebbe l’apice e la “fine della storia”, e i mercati e la borsa il ‘polso’ delle società, hanno dimostrato che è possibile instaurare un governo con basi religiose e spirituali, nel quale si cerca di far regnare la volontà e la legge divina.

Un governo islamico, guidato da un sapiente religioso, il Wali Faqih, che gode dell’appoggio popolare e non si piega alle minacce e pressioni più violente. Un modello – a dispetto di quanti affermano che il sacro, la legge divina, la religione e la spiritualità debbano essere confinati nei luoghi di culto ed alla sfera privata, e rimanere del tutto alieni dalla vita sociale e politica – che mostra come sia possibile governare la società e dirigerla tenendo in considerazione tutti gli aspetti dell’essere umano e orientandoli verso l’alto. Nella quale l’economia è un mezzo e non un fine.

Una visione religiosa e metafisica onnicomprensiva che presenta un’alternativa reale e realizzabile all’Occidente ed al suo nulla. Per questo l’Imam Khomeyni, la Rivoluzione Islamica e la Repubblica Islamica da essa nata sono sempre stati percepiti e visti come qualcosa di lontano – non solo in senso geografico o perfino temporaneo – ma a livello esistenziale, una lontananza simbolica e metafisica che sfugge a tutte le limitate misure dell’Occidente moderno e che ha la sua patria ideale nella Rivelazione profetica.

L’Imam Khomeyni e la Rivoluzione da lui guidata e portata a compimento hanno riunito la realtà interiore con quella esteriore, la spiritualità con l’azione politica e sociale. Hanno riportato Dio al centro dell’universo e dell’esistenza umana, hanno ripristinato le gerarchie e gli ordini naturali. Hanno reinserito l’essere umano al posto che gli compete nel cosmo ed hanno spiegato la ragione e l’obiettivo dell’esistenza, ed il sentiero da percorrere per raggiungere la sua perfezione, che è l’avvicinamento e l’unione con la Fonte dell’esistenza: Iddio l’Altissimo.

E questo è il centro, il motore ed il cuore della Repubblica Islamica. E questo è ciò che l’Occidente cerca di combattere e si illude di poter distruggere. Perché questa è la promessa divina, e la Verità vincerà sulla falsità:

“جاء الحق و زهق الباطل. انّ الباطل کان زهوقا”

“E di’: “E’ giunta la Verità e la falsità è svanita”. Invero la falsità è destinata a svanire.”
(Sacro Corano, XVII, 81)

A cura di Islamshia.org © È autorizzata la riproduzione citando la fonte

Fonte: Islamshia.org

Perché l’Occidente è in guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran?
Perché l’Occidente è in guerra contro la Repubblica Islamica dell’Iran?

IL MODERNO PECCATO NELL’ETNOCENTRISMO DELL’OCCIDENTE

di Valentina Ferranti

L’occidente – così come è stato pensato – continua a peccare di etnocentrismo. Si guarda altrove semplificando gli accadimenti. La recente trovata delle ‘ finte pasionarie’o ‘pasionarie per moda’ che si tagliano ciocche di capelli, offende tutte le donne di altri orizzonti culturali… e quelle vilipendiate e vigliaccamente uccise, poiché moda del momento che non consente la conoscenza approfondita di dinamiche complesse e non così facilmente affrontabili! Sempre e comunque dalla parte delle libere pensatrici di ogni tempo e in ogni luogo, ma mai con quelle orientate dall’americanocentrismo o dalle mode del momento.

Nell’immagine: Tiziano Vecellio, Donna allo specchio 1512

IL MODERNO PECCATO NELL'ETNOCENTRISMO DELL'OCCIDENTE
IL MODERNO PECCATO NELL’ETNOCENTRISMO DELL’OCCIDENTE

Il Filo d’oro di Michele Perrotta

a cura di Michele Perrotta

Sulle forze antitradizionali della contro-iniziazione – spezzone tratto dal paragrafo ‘La Tradizione e il progressismo pseudo spiritualista e scientista del mondo contemporaneo’:

Il declino del Pensiero elevato ha portato il mondo contemporaneo ad essere  totalmente insensibile alle tematiche trascendentali e lo ha reso da questo punto di vista cieco e sordo al loro richiamo.

Non riesce, salvo rarissime eccezioni, a concepire una realtà più grande ed andare oltre l’aspetto materiale in cui è infossato.

Oltre a sperare in un recupero integro di quei ‘valori cavallereschi’ che per loro stessa natura sono congiunti alla rettitudine dell’essere umano, in questo saggio proveremo a fare chiarezza su come siamo giunti a conseguire un mondo quasi del tutto privo di coscienza spirituale, ma anche e soprattutto, ci immergeremo nei celestiali insegnamenti inerenti alla Metafisica che sono il fulcro stesso dell’Esoterismo della Tradizione primordiale che ci sta particolarmente a cuore…

… E’ soprattutto l’uomo occidentale colui il quale è stato ingannato per anni dal boom economico consumistico perché convinto dalla televisione e dai settimanali che la felicità si sarebbe potuta ottenere acquistando alcuni prodotti (auto, elettrodomestici, vestiti firmati, etc., etc.) secondo determinati schemi consumistici.

Così facendo non ha fatto altro che allontanarsi dall’essere per divenire ciò che possedeva. Difatti, purtroppo oggi conta più avere che non essere nella nostra società primariamente basata sulla carriera o sul denaro.

Sempre in ottica di smarrimento, in questi ultimi anni, come se non bastasse, stiamo assistendo anche alla scomparsa della figura dell’Eroe perché ritenuta troppo virile e quindi pericolosa per quanto concerne un certo schema subdolo portato avanti dai fanatici del Politically correct che vorrebbero imporre la ‘cultura gender’ (arcobaleno) e quella del multiculturalismo nella nostra società.

Negli Stati Uniti D’America sono addirittura giunti a distruggere statue e a criticare in maniera drastica figure importanti del passato perché ritenute non idonee alla cultura revisionista e perbenista DEM.

Basti pensare, ad esempio, ai recenti disordini provocati dal grottesco movimento Black lives maters; persino alcuni cartoni animati sono stati censurati perché ritenuti, con il benestare di certi intellettuali benpensanti con la puzza sotto il naso vicini ai movimenti LGBT, troppo violenti ed alcuni persino sessisti e razzisti.

Anche questo fa parte di quel processo contro-iniziatico volto a generare il caos e a distruggere i valori tradizionali.

È indubbio che in atto vi sia un vero e proprio Sovvertimento dei princìpi universali, come accennavamo in precedenza, funzionale ad instaurare una visione di una società più debole, più addomesticata o quantomeno più servile nei confronti del potere.

Oltre a quanto appena espresso, ci sarebbe anche da criticare certi programmi televisivi ed un certo ramo della ‘cultura moderna’ che è del tutto banale o, peggio ancora, insulsa per quanto concerne l’educazione tradizionale.

Non a caso una certa politica spinge in una direzione in cui non ci sarebbe spazio per nazionalismi o sovranismi, come se questi fossero un male incurabile per il cittadino che si riconosce in questi singolari valori.

Il nostro attacco ai moderni ‘salotti borghesi dell’erudizione’, veri e propri pappagalli della formazione intellettuale più che maestri di vita, è più che giustificato perché molte volte costoro, se ci pensate bene, svolgono la funzione di distogliere l’attenzione dalle cose più elevate per farci scivolare nella morale o nella sfera del sentimentale, confondendo in tal modo il pensiero di coloro i quali tentano di rimanere saldi a certi princìpi.

Tipico modus operandi attuato dagli ambienti ‘progressisti’ e, purtroppo, anche da certi sacerdoti o uomini di fede ‘rivoluzionari’.

Il livore, il narcisismo, la superiorità morale, e l’atteggiamento radical chic di certi uomini del mondo della politica ‘progressista’ è sconcertante; sono l’esempio più lampante dell’Antitradizione.

La visione politica del mondo contemporaneo ci vuole ignoranti, deboli ed impauriti; ecco perché il potere spesso ricorre a dei false flag   per muovere certe corde nell’emotività delle masse e successivamente promuovere le loro ‘soluzioni’.

Prima creano appositamente un problema, poi ci offrono la soluzione che hanno confezionato appositamente per noi (funzionale ai loro piani).

Nell’immaginario collettivo, attraverso l’ignoranza e la paura, controllando l’informazione ed esercitando il terrore psicologico con l’instabilità economica e sociale, certi governi hanno sempre avuto il sopravvento sul popolo assoggettandolo al loro volere grazie a questi mezzi. Oggi non è poi così diverso.

Di recente abbiamo assistito a questo ignobile procedimento durante la pandemia globale dovuta al Covid-19 in cui il potere, aiutato dagli organi d’informazione, ha letteralmente calpestato le libertà individuali dei cittadini con il pretesto del bene comune (lockdown, coprifuoco, leggi anticostituzionali che pretendevano di essere al di sopra di tutto, tessere speciali per accedere in alcuni luoghi, etc., etc.).

Secondo alcuni portavoce della controinformazione molti governi hanno addirittura alterato i dati manipolando di fatto la  verità sulle cause del virus oltre che sull’effettivo numero dei morti dovuti alla pandemia.

Aldilà dell’ipocrisia perbenista che frequentemente cavalcano, di certi movimenti politici e di una certa stampa ci dà soprattutto fastidio le varie ingiustizie sociali che continuamente generano.

Con l’elaborato pretesto di aiutare alcune minoranze (che a loro fanno gioco) uccidono un poco alla volta tutti i valori tradizionali legati alla memoria. E questo non possiamo proprio perdonarglielo anche perché spesso e volentieri costoro sono intellettualmente disonesti e in totale malafede, giacché mentono spudoratamente alle masse sapendo di mentire.

Spesso costoro fingono addirittura di  credere in Dio, quando in realtà vanno sempre contro quei precetti presenti nelle Sacre Scritture.

Abbiamo visto presidenti di stato che mandavano a morire in guerra centinaia di migliaia di persone fregandosene delle loro vite ma giurando sull’Altissimo che tutto questo era per un bene più grande o in nome della Democrazia.

E’ prevalentemente proprio questo tipo di atteggiamento che ci fa essere convinti del fatto che il nostro attacco alla loro concezione antitradizionale del mondo sia totalmente giustificato.

Soprattutto per quanto concerne l’aspetto di ‘ordine spirituale’.

Vogliamo essere chiari su questo punto: a prescindere da ciò che la gente comune possa pensare, tali visioni non hanno niente a che vedere con le politiche dei diritti civili o cose del genere, bensì sono idee empie, ottenebrate o sataniche, della contro-iniziazione (*nota1) le quali vogliono tornare alla luce grazie al favore del Sovvertimento dei princìpi universali in atto in questa epoca oscura.

Secondo l’interpretazione della maggior parte delle Scritture sacre del mondo indù, tra cui i Veda, noi stiamo vivendo nel Kali Yuga, l’ultima delle quattro ere caratterizzata dagli innumerevoli conflitti, dal ferro (inteso come stato inferiore dell’essere privo di valore), dalla discordia e dal declino della coscienza spirituale.

Il potere gioca proprio sulle discrepanze ed è per questo che costantemente alimenta sospetto, timori e genera ignoranza, specialmente quando promuove certe leggi che vanno contro i princìpi universali o in opposizione con quanto espresso dai precetti dei testi sacri.

Di questi tempi spesso ci dobbiamo persino scontrare con coloro i quali sono perennemente impantanati con la loro ‘mentalità burocratica’ per cui, a prescindere dai posti che occupano, eseguono ciecamente le regole imposte dal potere, anche le più tremende.

Costoro, senza utilizzare il cervello (senso critico) o un minimo di coscienza, sono l’ingranaggio principale della ‘grande macchinazione’ portata avanti dal potere oggigiorno: persone non pensanti che amano essere pensate dagli altri e che, per la loro inerzia intellettuale e per il loro basso livello di coscienza, raramente si ribellano alle ingiustizie in quanto pienamente conformati ed adagiati nel ‘pensiero unico’ – si sentono parte integrante del sistema e questo li rende in una certa misura soddisfatti. A noi fanno una gran pena.

Quando qualcuno prova a sostenere alcune argomentazioni similari a quelle che stiamo mettendo qui in risalto in difesa dei valori tradizionali, molte volte abbiamo come l’impressione di aver commesso una sorta di ‘lesa maestà’; sembra infatti che questa predominante ‘unicità di pensiero’  oggigiorno non possa essere in alcun modo criticata senza essere accostati a movimenti facinorosi dell’epoca fascista che niente c’entrano con ciò che esprimiamo.

Questo accade prevalentemente in Europa, soprattutto in Italia, dove vige il buonismo più mieloso.

In altre parole, se non la pensiamo come costoro, cioè come certi intellettuali della sinistra progressista radical chic, veniamo additati come pericolosi sovranisti o temibili nazionalisti nemici della Democrazia.

Questo perché tale pensiero confezionato viene abbracciato da coloro i quali utilizzano ciò che noi chiamiamo ‘scorciatoie del cervello’, ossia concezioni del tutto sempliciotte volte a sminuire il libero pensiero delle persone che non si ritrovano in  linea con la cosiddetta maggioranza silenziosa – in realtà rumorosissima, perlomeno è tale nei cosiddetti ‘salotti della cultura’ in cui sono sempre puntualmente presenti e ben retribuiti.

Tornando a certi gruppi di potere che governano il mondo operando nell’ombra, il polverone che in questi ultimi anni stanno continuando ad alzare è attuato principalmente per sviare i popoli dal loro vero intento, cioè quello di instaurare un ‘Nuovo Ordine’ in cui diversi stati democratici non saranno più tali e verranno inglobati in un ‘mondo nuovo’ sempre più controllato da poche famiglie: la cupola della finanza mondiale (*Nota2).

Del resto, nel mondo di oggi in cui il dio denaro ne fa da padrone, diversi politici, giudici, così come anche la gran parte dei mass media che dovrebbero fornire un’informazione libera, non sono altro che  servitori al servizio di alcuni loschi e potenti padroni.

Come se non bastasse, sembra proprio che il potere voglia in tutti i modi imporre quanto prima il suo ‘dogmatico’ e tirannico pensiero, e sopprimere definitivamente il ‘ragionevole dubbio’ che i liberi pensatori esercitano sempre nel momento in cui le cose non li convincono appieno.

E così fanno anche quando decidono di uccidere il cattivo di turno: presentano alle masse il loro ‘mostro’ da abbattere per poi diffamarlo e destabilizzarlo con battaglie mediatiche o, peggio ancora, sopprimendolo fisicamente con l’utilizzo di vere e proprie guerre sanguinarie, come è accaduto di recente in Iraq, Afghanistan, e poi in Libia – tanto per fare alcuni esempi tangibili  (* Nota3).

Queste sono le forze ‘democratiche’ che attraverso le loro cosiddette ‘missioni di pace’ e con l’aiuto della NATO, esportano la loro ‘democrazia’ a suon di bombe negli stati sovrani che non sottostanno alle loro politiche economiche-finanziarie.

In Occidente, oltretutto, le forze della contro-iniziazione vogliono distruggere l’identità culturale dei vari popoli per dominarli meglio attraverso il business che offre gran parte della politica pro immigrazione che per sua stessa natura è antitradizionalista.

Con le guerre tutto questo prende ancora più consistenza.

Con questo disegno il potere pensa di riuscire ad annacquare le varie tradizioni indebolendole, anche grazie alla propaganda del multiculturalismo e della cosiddetta libertà di genere che puntualmente manipolano a loro piacimento – ovviamente non perché hanno a cuore i diritti di queste specifiche minoranze, bensì per fomentare il caos nelle culture più tradizionali.

Non è poi così difficile immaginarsi quindi un futuro distopico in cui sarà persino accettata la pedofilia come ai tempi di Babilonia o di Sodoma e Gomorra.

Ovviamente ci auguriamo con tutto il cuore che questi abomini restino confinati solo nei nostri brutti presentimenti, anche se sappiamo di certi movimenti e di alcune società segrete deviate che si stanno da tempo muovendo per raggiungere tale obiettivo.

D’altra parte già nel 2006 in Olanda, quindi in un Paese civilizzato membro della UE, fu fondato il Partito dei pedofili, letteralmente l’NVD (PNVD), abbreviazione in olandese di Carità, Libertà e Diversità.

Secondo la sua dichiarazione ufficiale, l’agghiacciante programma di questo abominevole partito era finalizzato a massimizzare la libertà e la diversità.

Tra le sue curiose proposte di particolare interesse vi erano quelle di consentire ai ragazzini, a partire dai 12 anni, di votare, fare sesso, giocare d’azzardo e l’uso delle droghe leggere. Le droghe pesanti avrebbero dovuto essere invece legali dai 16 anni in su, considerata la nuova maggiore età.

Il partito in questione vorrebbe anche eliminare il matrimonio dalla legge. Come vedete, non è poi così lontana l’antica Babilonia (*Nota4) e la sua funzione di sfidare Dio e di distruggere i valori tradizionali.

Ai vertici della politica e della finanza internazionale, infatti, troviamo ancora oggi uomini dediti al culto di Moloch (*Nota5), una perversa divinità fenicia e cananea del mondo antico propensa alla pedofilia e ai sacrifici umani.

Queste forze oscure che gestiscono le autorità del mondo Occidentale sono funzionali anche all’introduzione del cosiddetto Transumanesimo, progettato appositamente per accentuare ulteriormente la separazione dell’essere umano da Dio e per trasformare l’uomo in un essere ibrido tra l’umano e il tecnologico: una perfetta macchina al servizio dei poteri forti.

D’altro canto, se è vero che la cieca obbedienza genera mostri, stanno facendo di tutto per trasformare alcuni stati democratici in qualcosa di diverso in cui concentrare il potere in un solo ‘Governo mondiale’.

I regnanti, e la storia ce lo ha insegnato, diventano pericolosi soprattutto quando si convincono, aldilà di ogni ragionevole dubbio, di essere inequivocabilmente nel giusto e di sentirsi uguali se non  addirittura superiori a Dio.

Lo ripetiamo: a noi non importa la politica in sé, se facciamo questi esempi è solo per dimostrare ulteriormente quali funzioni hanno certe ‘forze antitradizionali’ colluse con l’ombra e come queste agiscono sul nostro piano di realtà, a volte velatamente mentre altre volte in modo più limpido.

Del resto quando il Cielo viene offeso i ‘demoni’ salgono sempre in superficie e prendono il sopravvento sul mondo.

Chi può infatti negare oggi che, a causa dell’uomo, gli ultimi due secoli sono stati completamente nelle mani di forze negative?

Oggi è tutto antimetafisica: nelle religioni il sentimentalismo ha scalzato totalmente i precetti spirituali, mentre il moralismo è divenuto addirittura l’argomento dominante in tema di dottrina; pontefici, vescovi, rabbini, imam, così come le grandi autorità spirituali orientali, ricoprono ormai più il ruolo di importanti assistenti sociali universali anziché quello di guide spirituali.

CONSIDERAZIONI SULLA CONOSCENZA DELL’UNIVERSALE NELLA TRADIZIONE PRIMORDIALE

…Tra le tante pretese arroganti della civiltà moderna occidentale vi è quella di essersi proclamata ‘scientifica’ e di credersi superiore rispetto ad altre culture del globo terrestre; in realtà l’Occidente è oggigiorno formato da gente che ha una concezione cinica e limitata della realtà, intellettualmente ottusa e con una visione spirituale del tutto orba rispetto ai grandi pensatori del passato.
Purtroppo le poche persone che cercano di evadere da tutto questo regolarmente si rifugiano in correnti spiritualiste effimere o non regolari dal punto di vista iniziatico, cioè prive di un’effettiva ritualità originale connessa alla ‘dottrina metafisica primordiale’.

In questa nostra breve ma concisa ricerca, oltre a presentare la reale ed effettiva funzionalità dell’Esoterismo concatenato alla dottrina metafisica di cui abbiamo appena fatto cenno, proponiamo l’idea di una Tradizione primordiale, di origine ‘non terrena’, di cui le varie religioni o forme tradizionali presenti nel nostro pianeta non sarebbero che adattamenti determinati da distinti fattori storici e geografici ma con gli stessi precetti di valenza di ordine universale e di unità trascendentale. Per unità trascendentale delle religioni intendiamo che in ogni forma o dottrina vi sarebbero delle costanti che vanno al di là delle singole configurazioni e quindi le trascendono; una volta superata questa concezione, in cui tutto è unito da dei ‘princìpi globali’ liberi dai dogmi di fede, sarebbe più rintracciabile e più adeguatamente assimilabile l’intelligibilità dell’Assoluto. E’ come far ritorno dal ‘mondo della parola’ al ‘mondo degli archetipi’, o, più esattamente, dalla dimensione terrena e materiale, sentimentale e religiosa, a quella metafisica in cui tutto è congiunto.

Dunque le singole tradizioni altro non sono che incarnazioni della Philosophia perennis [1].
Il compito dell’impavido ricercatore di verità è quello di ricercare i frammenti di questa Tradizione primordiale, occultati e seminati un po’ ovunque nelle singole tradizioni, in modo da ricomporre nel proprio intimo questo prezioso mosaico smarrito. E’ stata la perdita della vera sapienza o l’oblio della più pura ed elevata intellettualità a far degenerare e poi disperdere questa sublime ‘conoscenza di ordine superiore’ alimentando in questo modo confusione e separazione tra le tradizioni sapienziali postume – nonostante vi sia ancora un Filo d’oro che le tiene strettamente legate alla più alta definizione di Verità.

L’indagine che introduciamo in questo libro è vicina all’idea che ha presentato lo scrittore, intellettuale ed esoterista francese René Guénon (1886-1951) nei suoi principali lavori. Al centro dei suoi studi più stimati, che abbiamo particolarmente apprezzato, ritroviamo il concetto di Tradizione, l’idea di una ‘filosofia perenne’, cardine stesso del cosiddetto Perennialismo [2], e una critica radicale nei confronti della modernità.

Il suo pensiero, concepito a partire da una ridefinizione in senso tradizionale della nozione di Metafisica, tradotta come la ‘conoscenza dei princìpi di ordine universale, da cui tutte le cose necessariamente dipendono, in modo diretto o indiretto’, non si presenta, nelle intenzioni del Guénon, come un sistema filosofico, bensì come un’accurata esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette ‘forme tradizionali’ (dottrine spirituali), funzionali allo sviluppo della ‘possibilità universale’ di realizzazione spirituale dell’uomo.

La Metafisica di cui trattiamo nei nostri lavori non va confusa con le metafisiche dei filosofi contemporanei occidentali, le quali non sono altro che delle speculazioni intellettuali più o meno felici e inconcludenti sotto il piano della realizzazione interiore; la ‘nostra’ Metafisica tratta di autentiche ‘leggi universali’ che agiscono su più piani di realtà – non sono mere teorie filosofiche e né, parimenti, disamine teologiche più o meno equivoche. Spesso la Metafisica, che noi consideriamo il baluardo dell’effettiva ‘conoscenza dell’universale’, o, se si preferisce, dei princìpi di ordine universale, che del resto sono gli unici a cui convenga propriamente il nome di ‘princìpi’, è talmente potente che travalica la comprensione immediata. Ciononostante essa, di per sé, armonizza tutte le forze presenti dentro e fuori di noi bilanciandole e/o rettificandole. La Metafisica che analizzeremo in queste pagine esclude per sua stessa natura qualsiasi concezione di carattere ipotetico o fondato sul materialismo, ed ecco perché il suo sguardo, nella sua sostanziale immutabilità, è la sconfessione stessa delle idee di evoluzione e di progresso tanto ambite dalla società civilizzata contemporanea.

Come la Santa Sapienza, la Sophia celeste degli gnostici, o la Madonna intelligenza di certe confraternite iniziatiche medievali [3], la Metafisica nasce ‘senza parto’ e può essere colta solo per mezzo dell’intuito; non si tratta di una donna simbolica, di un’idea o di una qualsivoglia concezione terrena, bensì di una funzione o legge ultraterrena basata sui ‘princìpi di ordine superiore’. Quindi è una conoscenza che va ben oltre l’unità trascendente delle religioni.

LA METAFISICA QUALE LEGGE TRASCENDENTALE DI ORDINE UNIVERSALE

Sull’essenza, la bellezza e la potenza celestiale di questa superna ‘forza spirituale’ o ‘legge di ordine universale’ che noi indichiamo con il nome di Metafisica, ci teniamo a sottolineare quanto segue:
Il termine ‘Metafisica’ è composto da due parole greche μετὰ τὰ φυσικά (metá tá physiká) che indicano un andare oltre ciò che è tangibile su questo piano di realtà.

La Metafisica porta a visionare ciò che va ben oltre tutto quello che è per noi fisico e/o tangibile, cioè ci invita ad andare al di là del ‘Mondo materiale’; è la disciplina filosofica, e se vogliamo anche esoterica, che si occupa in sostanza di farci guardare, attraverso l’introspezione, oltre il conosciuto e che al tempo stesso proietta l’uomo verso l’Infinito in totale libertà, ovverosia liberandolo da ogni tipo di condizionamento terreno, dal suo passato, dalle sue convinzioni, dalle sue paure, etc., etc. In sostanza la Metafisica è in grado di spogliare tutti i nostri condizionamenti per renderci più in sintonia con le leggi celesti affinché tutti quanti noi possiamo capire nel migliore dei modi la ‘Mente di Dio’ e le leggi di ordine universale senza l’intercessione di nessun dogma religioso. La Metafisica è il perfetto sposalizio che unisce l’Io a Dio. Non è una semplice conoscenza razionale di indole umana, scientifica o filosofica che sia, la Metafisica è un fenomeno soprannaturale che da sempre tutto informa costantemente. È sostanzialmente la ‘conoscenza dell’universale’, sovra-razionale, e/o dei ‘princìpi cosmici’.

La Metafisica è riconosciuta invero come quella disciplina che investiga con occhio soprannaturale la natura ultima della realtà assoluta, l’essenza stessa di tutte le cose, e che tocca appieno il senso dell’essere e con esso il senso della ‘Verità Ultima’, quindi il Divino: ‘Principio’ e ‘Causa’ di tutto ciò che esiste.

In sostanza ha la funzione di esporre la completa conoscenza dei ‘princìpi celesti’ da cui tutto dipende in modo diretto o indiretto. Essa è funzionale a farci realizzare l’Essere Non Manifestato, cioè Dio, svincolato da ogni limite, in quanto Essere oltre l’essere. Allo stesso tempo la Metafisica ci introduce nella conoscenza razionale dell’Ente del Tutto presente in ogni Numero (nelle incalcolabili forme geometriche) e in ogni Logica (nel linguaggio simbolico e negli svariati linguaggi della parola).
In definitiva, la Metafisica si esprime al di sopra di tutto in termini di sintesi, di unità e armonia dei simboli tradizionali destandoli nell’essere come se realmente fosse la principale ‘scienza archetipica’ o ‘legge trascendentale di ordine universale’ che rivela i frammenti di quegli insegnamenti sconosciuti andati perduti nel Tempo.

Ed è questa ‘legge celeste’, vera e propria ‘Parola di Dio’, che mantiene in vita la Tradizione primordiale che ne è imbevuta e che viene continuamente alimentata e trasmessa da certe correnti esoteriche.
Nelle condizioni in cui si trova attualmente il mondo occidentale è quasi impossibile riscontrare una vera e propria dottrina metafisica, dato che è stata inequivocabilmente perduta. In Oriente, invece, la Metafisica è sempre oggetto, in una forma o nell’altra (Taoismo, Induismo, Buddismo, etc., etc.,), di una conoscenza effettiva. Perciò è all’Oriente che ci si deve rivolgere in tal senso se si vuole riscoprire l’effettiva dottrina delle leggi di ordine superiore, se non altro come la necessità di comprendere un’esposizione più completa.

Anche se per loro stessa natura le sue funzioni hanno una valenza universale, sono le forme esteriori di cui la Metafisica è rivestita per necessità di esposizione ad indicarne con esattezza quale carattere e configurazione esse abbiano all’interno della dottrina o tradizione in cui vengono presentate. Sotto la diversità delle varie religioni i ‘princìpi universali’ della Metafisica si ritrovano dunque dappertutto e rifioriscono sempre nel momento in cui riusciamo a spogliarla dai suoi ingombranti ‘abiti’ che la ricoprono.
La verità è inequivocabilmente una ed essa è la stessa per tutti, al di là del cammino o della tradizione che abbiamo favorito.

La Metafisica, oltre a ciò, per come la realizziamo noi, nonostante sia principalmente una ‘conoscenza sovrumana’ è anche una ‘conoscenza naturale’, cioè che riguarda il suo oggetto e le sue leggi. Ad esempio: in natura per far sbocciare una pianta c’è bisogno sia del seme che della terra, quindi dell’elemento maschile (il seme) e dell’elemento femminile (la terra); questo vale anche per far nascere un essere vivente, dal più minuscolo insetto sino all’essere umano e anche oltre.

Questo non vuol dire che gli omosessuali sono destinati all’Inferno perché amano persone dello stesso sesso loro, significa invece che, secondo una legge cosmica ben precisa, inequivocabilmente di valenza universale, non può nascere niente da avvenimenti o processi innaturali; pertanto le leggi degli uomini, anche quelle che possono sembrare le più nobili da un punto di vista sociale e morale (laddove qualcuno potrebbe convincersi di ciò), non potranno mai sostituire le leggi della natura che altro non sono che il riflesso di quelle metafisiche.

L’esempio del seme e della terra è tutt’altro che approssimativo e semplicistico; attraverso questa dimostrazione elementare si possono intendere ed assimilare più adeguatamente certe ‘dinamiche di ordine superiore’ che sono indiscutibilmente attinenti alla Metafisica.
Queste leggi non sono quindi solamente precetti religiosi funzionali ad una certa moralità o stile di vita, bensì sono ‘princìpi universali’ di cui dobbiamo tener conto sempre. Ed ecco spiegato il motivo per cui noi non possiamo perdonare certe visioni politiche pseudo progressiste che abbiamo puntualmente attaccato con veemenza nel precedente paragrafo volte alla promozione dei matrimoni omosessuali o delle cosiddette famiglie innaturali, cioè di bambini che come genitori potrebbero avere due mamme o due papà perché una legge umana può consentirlo oggigiorno in alcuni stati[4].
Questa ‘fluidità’ imposta da un certo sistema, cavalcata dalle mode e dal mondo dello spettacolo, non può altro che incrementare deviazioni dal punto di vista spirituale.
La Metafisica, pertanto, a differenza delle idee o leggi terrestri, è la nostra bussola; attraverso i suoi immutati ‘princìpi di ordine celeste’ è possibile trovare sempre la regolarità delle posizioni su come dovrebbero stare le cose anche nel nostro piano di realtà.
La conoscenza di ordine superiore della Metafisica, e questo punto ci teniamo ad evidenziarlo sempre, va ben al di là dell’aspetto sentimentale e trascende ogni speculazione religiosa e filosofica.
La Metafisica è, in conclusione, una ‘conoscenza sovrarazionale di ordine universale’ in tutto e per tutto; non è una conoscenza razionale o un pensiero esclusivamente umano, bensì una legge soprannaturale capace di informare ed influenzare tutte le leggi presenti in natura. Non come la scienza odierna la quale utilizza indirettamente una conoscenza razionale, cioè una conoscenza di riflesso limitata e fine a se stessa.

L’attività radiante e costante della funzione che la Metafisica svolge su più livelli è spesso colta dall’essere umano grazie alla sua ‘Intuizione intellettuale’. I pensieri degli uomini, in effetti, non sono altro che ‘ombre’ dei pensieri degli ‘dèi’ [5], cioè proiezioni di ‘idee’ (archetipi) provenienti da piani più eccelsi o luminosi. Particolarmente ci accorgiamo di essere coscienti della realtà metafisica, e di conseguenza della nostra dimensione spirituale, per istinto.

Questa conoscenza di ordine superiore non è da confondersi tuttavia con la Gnosi [6].
Inoltre non la dobbiamo confondere col Principio e Causa, nel senso vero della parola; non riteniamo quindi la Metafisica un effetto di qualsivoglia ‘principio cosmico’, perché essa non è la produzione di qualcosa che non esiste ancora su questo piano di realtà, ma la presa di coscienza di ciò che perennemente si trova al di là dello Spazio e del Tempo e in perfetta sincronicità nell’eterno presente.
La Metafisica è in sostanza un aspetto del Divino atemporale e aspaziale che tutto vivifica ed informa in ogni momento e in ogni dove. Di conseguenza, al di là della religione a cui ognuno di noi è principalmente legato, tutte le strade possono, attraverso il loro corrispettivo insegnamento esoterico che di fatto trascende i limiti imposti dal suo corrispettivo essoterico, condurci nella medesima destinazione; con il tempo e il luogo possono infatti cambiare solo i modi di esposizione, cioè le forme più o meno esteriori che la Metafisica può assumere.

Un esempio pratico lo possiamo riscontrare nel processo della ‘trasmigrazione delle anime’ il quale presso il mondo indù è chiamato Saṃsāra, nel mondo greco antico (presso il Pitagorismo ed il Neoplatonismo) Metempsicosi, e nella Kabbalah ebraica Gilgul; nomi distinti e tradizioni diverse, ma in realtà stessi ‘princìpi divini’ o ‘leggi universali’.

In definitiva la Verità ultima proveniente dai ‘mondi superiori’ è eterna; di conseguenza nel corso della storia ci sono sempre state personalità che hanno potuto riscontrarla realmente e conoscerla totalmente a prescindere dalla loro fede religiosa.

Quel che può cambiare non sono altro che le forme esteriori con le quali questa è stata realizzata e poi descritta. Motivo per cui, al di là delle condizioni specifiche di una cultura piuttosto che di un’altra, e del contesto storico in cui è stata più volte carpita, da essa discende la ‘molteplicità delle innumerevoli forme trascendentali della Verità’, e queste sono rintracciabili proprio grazie ai ‘princìpi universali ’ della Metafisica.

In ultima analisi, in accordo con quanto esprime il Perennialismo, essa incarna in toto l’unità trascendente delle tradizioni spirituali originali. Di questo ne siamo più che convinti.
Come siamo convinti del fatto che, per restare costantemente centrati nello Spirito tradizionale, e quindi in totale connessione con i ‘princìpi di ordine universale’, bisogna essere già in comunione nel proprio intimo con tali ‘princìpi’, o quantomeno averli intuiti qualitativamente e poi realizzati, quel tanto che basta da aver ricevuto quel genere di orientamento interiore dal quale non si potrà mai più deragliare.

NOTE:

(*Nota 1): Lobby dedite a rovesciare i simboli sacri per favorire l’avvento di energie caotiche funzionali a smuovere emozioni negative nel mondo. Si tratta dalla principale funzione del cosiddetto Satanismo – da Satana, l’Angelo caduto/l’Avversario/l’Accusatore/Nemico della rettitudine.

(*Nota 2): Gruppi di potere spalleggiati dalla Commissione Trilaterale, dal Bilderberg Group, e dalla Massoneria mondialista.

(*Nota 3): Mentre stiamo concludendo quest’opera la NATO e la UE stanno inasprendo i loro rapporti con la Federazione Russa di Vladimir Putin infliggendo a quest’ultima durissime sanzioni dovute all’invasione all’Ucraina. Addirittura serpeggia l’ipotesi di un possibile conflitto mondiale.

(*Nota 4): Molti rami della Massoneria deviata fanno riferimento alla costruzione della Torre di Babele. Il simbolismo dei costruttori di mattoni può anche venir inteso in tal senso: costruire una torre (un potere concentrato e/o un Nuovo Ordine Mondiale) per sfidare Dio come tentarono di fare ai tempi di Babele (Genesi:11:1-9).

(*Nota 5): Recentemente simboli sinistri quali la statua di Moloch e la porta dell’Inferno di Auguste Rodin sono stati esposti a Roma, la città del Cattolicesimo, con il fine di favorire energie negative/oscure in Europa

[1] Altro nome con cui si indica la Tradizione primordiale.

[2] Il perennialismo è una corrente di pensiero, chiamata anche ‘tradizionalismo integrale’, che propone una visione del mondo fondata su una concezione di fine della storia dovuta alla decadenza ineluttabile del mondo moderno tale per cui non resta che rivolgersi al passato cercando di rintracciarvi quella Tradizione primordiale nella quale si è sedimentata una sapienza di provenienza non umana, donata in epoche antichissime agli uomini, da questi distrutta e dimenticata ma della quale rimane un’impronta negli esoterismi e nelle tradizioni delle culture storiche giunte sino a noi.
Il termine perennialismo riferito alla filosofia ricorre nell’espressione ‘philosophia perennis’ usata per la prima volta nel XVI secolo dal teologo agostiniano Agostino Steuco (1497-1548) nel suo libro intitolato De perenni philosophia libri X (1540) dove, rifacendosi ai principi filosofici di Marsilio Ficino (1433-1499) e di Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), sosteneva l’esistenza di un principio di verità che attraversa tutte le filosofie e le religioni che sono alla ricerca della conoscenza di Dio.

[3] Su tutte i Fedeli d’Amore, un ordine collaterale ai Cavalieri Templari. Questa confraternita, composta prevalentemente da Stilnovisti, ha avuto contatti diretti con i Templari e con alcuni gruppi Sufi con lo scopo di scambiarsi insegnamenti esoterici inerenti al raggiungimento dell’estasi mistica.

[4] Anche il commercio di vite umane è uno dei tanti ‘valori’ del mondo moderno che noi ripudiamo categoricamente. Stiamo parlando di alcune madri che vengono pagate dal sistema per essere fecondate (attraverso il famigerato ‘utero in affitto’) per poi dare alla luce bambini che possono essere acquistati da altre persone come degli oggetti qualsiasi. Uno scempio che è invece visto come un diritto sacrosanto in alcuni Paesi cosiddetti civilizzati. Anche questo fa parte del processo sinistro volto al sovvertimento dei valori tradizionali.

[5] Teoria umbratile platonica.

[6] Deriva dal greco antico γνῶσις (gnòsis), vocabolo comune il cui significato originario era ‘conoscenza’. Nelle scienza delle religioni, la parola gnosi assume un significato particolare, in quanto indica una forma speciale di conoscenza celeste, che non procede da contenuti di fede acquisiti per intermediazione né a partire da principi o postulati, ma si realizza come accesso diretto al divino, mediante una sorta di illuminazione interiore.

Il Filo d’oro di Michele Perrotta
Il Filo d’oro di Michele Perrotta

Shanghai: un quadro di lavoro per l’attuazione delle politiche di vicinato

di Leonid Savin

Il vertice della SCO (Shanghai Cooperation Organization) previsto a Samarcanda a metà settembre 2022 ha dimostrato il processo in corso di rafforzamento del mondo multipolare e il crescente interesse di altri Paesi per l’organizzazione. Gli ultimi passi compiuti con l’ammissione della Repubblica islamica dell’Iran nell’organizzazione ampliano notevolmente la portata geografica e dimostrano l’inclusività dell’organizzazione. E le candidature di Paesi come l’Argentina dimostrano il potenziale di impegno globale al di là dell’Eurasia.

È importante notare che esistono diverse altre strutture simili, come la CSTO, i cui obiettivi strategici coincidono con la SCO e le cui attività si sovrappongono grazie all’appartenenza agli Stati e alla zona di responsabilità geopolitica.

Gli osservatori stranieri si sono subito soffermati sul vertice, ma pochi hanno valutato adeguatamente l’evento e la trasformazione dell’organizzazione stessa. L’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza, che sviluppa la strategia di politica estera della Germania, ha osservato che “la funzione più importante della SCO è sempre stata quella di garantire un equilibrio di interessi tra i suoi membri principali. Ciò è più importante che mai sullo sfondo degli scontri geopolitici in corso” [1].

In effetti, la Russia e la Cina hanno opinioni alquanto diverse sulle funzioni e sul significato della SCO. Per la Cina, l’esigenza iniziale era quella di stabilire la pace e l’armonia intorno ai suoi confini, di risolvere tutte le contraddizioni con i suoi vicini e di ottenere sostegno sulle questioni di sicurezza interna. Ora Pechino si sta posizionando come attore importante in Eurasia e, nell’ambito dell’iniziativa One Belt One Road, vuole estendere la sua influenza in Asia centrale e in altre regioni. L’Asia centrale, tuttavia, è la tradizionale sfera d’influenza della Russia. La SCO, infatti, è una struttura stabilizzante per gli interessi di entrambe le potenze e degli stessi Stati dell’Asia centrale, che sono soddisfatti di questo formato.

In Occidente, l’incontro di Samarcanda è stato percepito come un ulteriore fatto di mancato isolamento nei confronti della Russia. Tuttavia, va sottolineato che molti dei capi di Stato che hanno partecipato al vertice hanno rapporti tesi con l’Occidente, per cui l’incontro si è svolto in un clima di critica alle politiche occidentali in generale e di enfasi sull’importanza della SCO come modello alternativo di governance nelle relazioni internazionali.

Alcuni rappresentanti della NATO temono che la SCO possa trasformarsi in un’alleanza anti-occidentale che diventi una sorta di antitesi dell’egemonia occidentale, comprese dimostrazioni di hard power. Tuttavia, il valore della SCO è insito nel suo status di non allineamento, come ha sottolineato il capo dell’Uzbekistan alla vigilia del vertice. Per questo motivo, l’allargamento della SCO a Paesi come l’Iran e potenzialmente la Turchia, oltre agli Stati arabi, è un’opzione estremamente interessante per i centroasiatici. Essi vi vedono un’opportunità per stabilire legami multilaterali pur rimanendo all’interno dell’ombrello geopolitico dell’organizzazione. Ogni partecipante conserva la propria sovranità e l’elemento aggiuntivo della diversità. Questo, da un lato, limita le ambizioni dei singoli membri, ma, dall’altro, mostra la differenza rispetto ai tipici modelli occidentali, costruiti sulla rigida gestione e soppressione della volontà dei membri subordinati da parte del leader patrono.

Vediamo i tipici errori commessi dagli esperti occidentali nei confronti della SCO. L’Istituto per gli studi di politica estera, con sede negli Stati Uniti, ha precedentemente sottolineato che è improbabile che la SCO si impegni attivamente in Afghanistan [2]. Ha osservato che la SCO non può riempire il vuoto lasciato dal ritiro degli Stati Uniti perché gli interventi militari non fanno parte del mandato dell’organizzazione. Si sottolinea inoltre che finora la SCO non abbia riconosciuto ufficialmente il regime talebano e non lo abbia invitato al vertice che si terrà a Dushanbe a metà settembre 2021. Tuttavia, l’Afghanistan è uno Stato osservatore ufficiale dell’organizzazione. I Talebani non erano presenti nemmeno all’ultimo vertice, sebbene la sicurezza in Afghanistan fosse uno dei temi principali all’ordine del giorno [3]. D’altra parte, alcuni Stati della SCO hanno contatti diretti con i Talebani. La Russia è attivamente impegnata in colloqui su diversi fronti. Il Pakistan dispone anche di meccanismi e canali di comunicazione affidabili con i Talebani. È chiaro che la SCO ha deciso di non esercitare pressioni come fanno in Occidente, ma di trovare modi più delicati per lavorare con l’Afghanistan. Questo dimostra anche la differenza di approccio tra i tipi di proiezione politica orientale e occidentale.

È interessante notare che Walter Russell Mead, esperto di relazioni internazionali e di politiche pubbliche statunitensi, ha invece osservato che, in mezzo ad altri eventi come la visita della Presidente della Camera Nancy Pelosi in Armenia e l’annuncio del Presidente Biden che gli Stati Uniti avrebbero difeso Taiwan con le truppe americane se Pechino avesse lanciato un’invasione, “la notizia più importante della settimana non è arrivata da Washington. È arrivata da Samarcanda, in Uzbekistan, la mitica città della Via della Seta, dove gli otto Paesi che compongono l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai hanno tenuto il loro vertice annuale” [4].

Anche se il suo stile di dichiarazione era piuttosto emotivo e pieno di narrazioni aggressive,

secondo Asia Times, il messaggio principale di Mead sembra essere duplice: in primo luogo, “l’equilibrio di potere in Eurasia sta cambiando”, vale a dire che il sostegno della Cina alla Russia, suo amico e membro della SCO, sta diminuendo. Per illustrarlo, fa un paragone sorprendente tra i presidenti Xi e Putin da un lato e Hitler e Mussolini dall’altro. In secondo luogo, condanna la SCO con un debole elogio, notando che con l’inclusione di India e Pakistan “l’organizzazione è diventata più significativa”; ma poi spiega perché è vero il contrario: “Russia, Cina e Iran cercano un nuovo sistema globale, ma non offrono un’agenda positiva” [5].

Questa contraddizione si spiega con il fatto che un’“agenda positiva” può essere intesa in modi diversi. L’Occidente e l’Oriente hanno valori diversi, così come posizioni diverse sull’attuale ordine mondiale. Mentre gli Stati Uniti cercano in tutti i modi di mantenere l’egemonia unipolare, i Paesi della SCO vedono lo status quo come una continuazione del neocolonialismo e dell’oppressione con varie forme di discriminazione (esclusività razziale, schiavitù economica, minacce di forza, ecc.)

Allora perché scienziati politici di così alto livello commettono tali errori e formulazioni errate? Mahammadbagher Forugh sottolinea correttamente che tutti i media mainstream e i think tank occidentali travisano l’organizzazione. Tendono a usare termini come “anti-occidentale”, “anti-americano”, “anti-NATO”, “blocco autoritario”, ecc. per descrivere la SCO. Questo porta a una comprensione distorta e a conclusioni che influenzano le decisioni politiche.

Forugh afferma che “il problema nasce dalle diverse concettualizzazioni di “sicurezza”. I riferimenti occidentali alla SCO riducono la sicurezza alla nozione convenzionale di geopolitica come potere “duro” o militare (da qui i paragoni con la NATO). Ma il concetto di sicurezza alla base della missione della SCO è molto più ampio. Guidato dal discorso multiforme della Cina sulla sicurezza, questo concetto comprende non solo la sicurezza geopolitica “hard”, ma anche lo sviluppo geoeconomico. Quest’ultimo rappresenta una strategia a lungo termine che potrebbe essere definita “sicurezza attraverso lo sviluppo”, che tocca le strategie globali e regionali di tutti gli Stati membri della SCO” [6].

E questa è un’ottima osservazione. Come è già stato osservato a proposito della CSTO e della Belt and Road cinese, nella regione esiste un’ampia gamma di iniziative che in qualche modo si collegano o si sovrappongono alla SCO. C’è il corridoio di trasporto internazionale Nord-Sud, che viene progressivamente sviluppato da Iran, Russia, India e Azerbaigian.

Esiste l’Unione Economica Eurasiatica, che è de facto guidata da Mosca, anche se tutte le decisioni degli organi direttivi dell’EAEU si basano sul consenso. Esistono corridoi di trasporto regionali che collegano il Pakistan e gli Stati dell’Asia centrale, nonché la Turchia. Esistono anche associazioni commerciali locali. La SCO sta diventando sempre più una piattaforma per promuovere queste e altre iniziative simili.

Tra l’altro, il club internazionale dei BRICS comprende tre membri della SCO, il che va tenuto presente nel contesto del movimento mondiale verso il multipolarismo.

Forugh ha anche astutamente sottolineato l’esistenza di due tipi di processi che uniscono i Paesi della SCO: il primo è costituito da legami negativi a breve termine basati su lamentele geopolitiche condivise (come le sanzioni o i timori legati alla NATO) contro l’Occidente, principalmente gli Stati Uniti. Questo legame è a livello superficiale e riceve una copertura mediatica significativa in Occidente. In secondo luogo, e soprattutto, c’è un legame geoeconomico positivo a lungo termine che si realizza attraverso le iniziative infrastrutturali. Le infrastrutture cementano le relazioni, sia in senso letterale che figurato, tra tutti i partecipanti alla SCO, compresi gli Stati membri, gli Stati osservatori e gli Stati partner del dialogo.

Infine, agli scettici occidentali va ricordato che la SCO è la più grande organizzazione regionale del mondo, con otto membri permanenti, tra cui Russia, Cina, Pakistan e India, che rappresentano circa il 40% della popolazione mondiale su oltre il 50% della superficie del globo e il 30% del PIL globale. E queste quattro potenze possiedono armi nucleari. Tra l’altro, la SCO è anche un luogo per appianare le divergenze, poiché comprende rivali come il Pakistan e l’India e quest’ultima ha alcune dispute con la Cina. A quanto pare, alcuni Paesi sono interessati ad aderire alla SCO nella speranza di trovare un compromesso e di eliminare i rancori storici. Infatti, la tensione tra i Paesi della regione è ancora sufficiente. L’Armenia e l’Uzbekistan, l’Iran e l’Arabia Saudita, l’Iran e gli Emirati Arabi Uniti, la Turchia e l’Iraq sono gli unici che sono sullo schermo radar. Sebbene le prospettive di risoluzione delle divergenze non siano ancora chiare, è improbabile che vengano risolte da attori esterni che di solito agiscono come provocatori e guerrafondai. Per il momento, quindi, la SCO rimane l’unica struttura operativa per attuare politiche di buon vicinato.

[1] https://www.swp-berlin.org/en/publication/sco-summit-in-samarkand-alliance-politics-in-the-eurasian-region

[2] https://www.fpri.org/article/2021/09/the-shanghai-cooperation-organization-will-not-fill-any-vacuum-in-afghanistan/

[3] https://afghanistan.ru/doc/150095.html

[4] https://www.hudson.org/research/18228-the-sco-s-clumsy-push-to-disrupt-the-world-order

[5] https://asiatimes.com/2022/09/wsj-pundit-too-easily-dismisses-eastern-led-world-order/

[6] https://nationalinterest.org/feature/what-west-gets-wrong-about-sco-204951

Traduzione a cura di Costantino Ceoldo

Fonte: Idee&Azione

6 ottobre 2022

Shanghai: un quadro di lavoro per l’attuazione delle politiche di vicinato
Shanghai: un quadro di lavoro per l’attuazione delle politiche di vicinato

LA LINEA DEL DESTINO

di Alexander Dugin

“Abbiamo sfidato questo ordine mondiale, sfidato inconsapevolmente l’eredità di 500 anni della storia occidentale, abbandonando Dio, la bellezza, il paradiso, l’immortalità e l’eternità. “Ci stiamo comportando come un vero Katechon – un “arginatore” menzionato nella seconda lettera di Pietroburgo. L’apostolo Paolo.
Penso che Putin fosse un “uomo del destino” come direbbe il mio defunto amico pensatore e scrittore francese Jean Parvulesco. Un uomo del destino non significa che è mistico e si allontana dagli affari mondani: fa solo quello che dovrebbe fare. L’umanità spesso si devia dal destino, fa l’esatto contrario di quello che dovrebbe accadere. Anche questo ha un po’ senso. Ma di tanto in tanto, l’uno o l’altro sovrano, leader, pensatore, poeta, zar, scienziato, operaio improvvisamente sale al livello del destino. Putin è proprio così. Penso che sia molto responsabile: qui non vedo nulla di astratto. Segue rigorosamente la linea del destino – come professione, come missione russa, salvare l’identità. “

LA LINEA DEL DESTINO
LA LINEA DEL DESTINO

CON O SENZA IL VELO, LA STORIA LA FANNO LE DONNE

a cura di Francesco Comandini

«Come Eva fu, per la sua disubbidienza, causa di morte per lei stessa e per tutto il genere umano, così Maria fu, per la sua obbedienza, causa di salvezza per lei stessa e per tutto il genere umano […] Ciò che Eva aveva legato con la sua incredulità, la Vergine Maria l’ha sciolto con la sua fede […] Come il genere umano fu votato alla morte da una vergine, così è stato salvato da una Vergine» (Sant’Ireneo. Contro le eresie, III, 22, 4).

CON O SENZA IL VELO, LA STORIA LA FANNO LE DONNE
CON O SENZA IL VELO, LA STORIA LA FANNO LE DONNE

RESISTENZA ALLA NUOVA ANTROPOLOGIA CULTURALE

di Francesco Comandini

La scelta non è tra la negazione e l’affermazione di qualche diritto individuale, tra la libertà o meno di sentirsi uomo o donna a prescindere dal sesso biologico, ma tra una visione antropologica che vede l’uomo come un essere tradizionalmente composto di spirito, anima e corpo, ed una nuova antropologia culturale fondata su una libertà individuale senza più limiti, condizionata dal contesto socio-culturale, ideologico e politico in cui si vive. La nuova antropologia – diretta conseguenza di un pensiero umanistico moderno sviluppatosi nella seconda metà dell’Ottocento negli Stati Uniti e poi diffusosi in tutto l’Occidente -, ha un carattere sovversivo, radicalmente contrario alla visione tradizionale che si fonda sul principio della sacralità della vita e dell’esistenza umana. Questa nuova visione che estirpa lentamente ogni segmento di radice culturale dei popoli, è promossa e diffusa in modo capillare ed aggressivo attraverso i mezzi di informazione che, tramite la propaganda culturale, l’intrattenimento, lo sport, la pubblicità ecc., esercitando un continuo condizionamento a cui non è facile sottrarsi. Rifiutare questa nuova prospettiva culturale e antropologica non significa negare gli inevitabili cambiamenti della società o i diritti/privilegi individuali che ne conseguono; significa piuttosto esercitare democraticamente il diritto alla libertà di resistere ad una prospettiva dell’esistenza umana che, in nome di una cultura materialistica e neo-illuministica, vuole recidere ogni legame con il Trascendente. Insomma, è in realtà una pura e semplice lotta per la sopravvivenza.

RESISTENZA ALLA NUOVA ANTROPOLOGIA CULTURALE
RESISTENZA ALLA NUOVA ANTROPOLOGIA CULTURALE

Cos’è il Tawhid, l’unicità di Dio

di Giuseppe Aiello

Credo che tra molti tradizionalisti o comunque cercatori sinceri del Sacro e viandanti dello Spirito, ci sia una sostanziale mancanza di comprensione di cosa sia il TAWHID (in arabo: ﺗﻮﺣﻴﺪ‎ ‘unicità’), purtroppo tradotto generalmente con “monoteismo”, termine che già svia non poco.

Aggiungo che anche moltissimi “monoteisti” non lo hanno ben compreso, tra cui molti di coloro che hanno avuto e hanno autorità spirituale, giuridica e morale tra i fedeli.

Ecco allora che i “monoteismi” vanno in contrasto con i “politeismi”, le tradizioni indoeuropee con quelle semitiche, Roma contro il cristianesimo, oggi l’Islam contro ogni altra forma di spiritualità…ecc….ecc…..ecc…ecc….

Non posso certo io spiegare tutto, lo farà il Restauratore, il Mahdi, Saoshyant, Kalkin Avatara che metterà tutti d’accordo.

Nel frattempo però si può studiare con umiltà, senza pensare di sapere tutto, avere certezze.

ps.: si pensi poi ad assurde affermazioni come l'”Islam non mi piace”, come se una tradizione divina dovesse piacere….dov’è l’estinzione dell’ego? la “lavorazione della pietra grezza”? il lavoro su stessi?

ps 2: si pensi anche all’ affermazione per cui le religioni semitiche, abramitiche nella fattispecie, applicano la legge divina, mentre nelle tradizioni indoeuropee….ma non avete studiato e compreso che TUTTE le antiche civiltà tradizionali, compresa Roma Arcaica, ritenevano le Leggi divine nel senso che erano donate dagli dei oppure fondavano la pax deorum, il patto tra uomini e dei? Secondo Platone, gli dèi governano parti del cosmo (Politico, p. 61), si spartirono la terra (Crizia, p. 667), e governano gli uomini così come questi governano gli animali (Politico, p. 63). Gli dèi possono essere essi stessi “re” di uomini (Carmide, p. 63), fondare stirpi e insediare sovrani (Alcibiade, p. 561; Eutidemo, p. 239). Loro possono infatti anche accoppiarsi con gli esseri umani generando gli heroes (eroi) (Cratilo, p. 293) e avere discendenza (Repubblica, p. 99). Questo perché gli dèi hanno plasmato l’uomo (Repubblica, p. 183), anche se non sappiamo se “per gioco” o per uno “scopo serio” (Leggi, p. 87).

Cos'è il Tawhid, l'unicità di Dio
Cos’è il Tawhid, l’unicità di Dio

Riuscirà Biden a fermarsi?

di Alastair Crooke

Biden rischierà l’escalation nucleare per mantenere l’equivalenza ideologica?

La riunione dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) a Samarcanda ha causato un terremoto geoeconomico, così come il successivo annuncio del presidente Putin di mobilitazione parziale e referendum in quattro oblast (province) dell’Ucraina.

Le scosse di assestamento si fanno sentire ovunque, ma in particolare a Washington e a Bruxelles. Tutti aspettano di vedere cosa accadrà.

L’Occidente ha scelto di contrastare a tutti i costi l’operazione molto limitata della Russia in Ucraina – l denominata “operazione militare speciale” – per etichettarla: “un’invasione dell’Ucraina”, cosa che non era (neppure come il sostegno russo in Siria non costituiva un’invasione).

Perché, come il suo prototipo siriano, l’operazione militare speciale è stata progettata come la quantità minima di supporto militare russo in grado di realizzare e catalizzare un accordo negoziato sulla falsariga di Minsk II. Il perfetto adattamento dell’operazione militare speciale all’”impronta” russa in Siria lo rende evidente: mirava a raggiungere una soluzione politica, cosa che era quasi avvenuta a Istanbul a marzo, finché Gran Bretagna e Stati Uniti non vi hanno posto fine.

Si può immaginare, tuttavia, che optando per un atteggiamento così restrittivo, l’alto comando russo potrebbe non aver contato sulla volontà di Kiev di sacrificare così tante vite dei suoi soldati per difendere posizioni indifendibili, né sulla resa da parte dell’Occidente di denaro e armi alle forze di Kiev.

Il denaro e le armi non erano gli unici elementi coinvolti: l’Occidente ha portato i suoi inganni psicologici a livelli di fantasia inauditi. Ha inondato i media con storie sulla lenta “invasione”, dicendo che illustrava la debolezza e il fallimento della Russia.

Tutto ciò rappresenta una scelta ottica cruciale e deliberata a scapito della strategia vera e propria, che ha messo Washington in una situazione pericolosa.

In effetti, il ritmo lento dell’offensiva russa aveva principalmente lo scopo di ridurre al minimo l’impatto sulla vita dei civili e sulle infrastrutture – e anche di dare alle parti tutto il tempo per giungere alla conclusione che i negoziati erano necessari prima che gli eventi si intensificassero, diventando esistenziali, per entrambe le parti.

Sfortunatamente, la propaganda che ha inondato i media è stata così efficace – colpendo le correnti sotterranee snervanti e profondamente stratificate della russofobia – che i leader occidentali sono diventati ostaggi di questa “messa in scena” forzata di un “panico, vacillante e debole”.

Quindi, in un contesto così sfavorevole, il Cremlino ha finalmente scelto di incorporare parti culturalmente russe dell’Ucraina nella Russia.

È una scommessa. La forza della logica è ovvia: il conflitto dovrebbe quindi finire, con la Russia che si impegna a difendere questi territori annessi come “Madre Russia”, il che sarebbe un punto di svolta e comporterebbe l’applicazione di una forza irresistibile contro Kiev, se quest’ultima dovesse continuare ad attaccare questi territori. Oppure l’Occidente deve continuare ad accrescere l’invio di armi e personale militare in Ucraina.

La scommessa di Putin si basa quindi sulla fine del conflitto, e quindi sulla minaccia di un conflitto nucleare, oppure sul proseguimento della (problematica) guerra della Nato contro la Russia, che più direttamente rischia una guerra nucleare: deve scegliere adesso la squadra di Biden.

Tuttavia, Biden – nonostante abbia detto che non ha voglia di una guerra con la Russia e non lo permetterà – ama propagandare che la “nostra democrazia” è minacciata. “Abbiamo l’obbligo, il dovere e la responsabilità di difendere, preservare e proteggere la ‘nostra democrazia’”, dichiara.

Biden non si riferisce alla democrazia generica nel suo insieme, ma in particolare all’egemonia elitario-liberale degli Stati Uniti (alias “la nostra democrazia”), e alla sua predilezione per le guerre perpetue all’estero, che sono minacciate – non solo in Ucraina, ma anche a Samarcanda, dove giganti eurasiatici come Cina, India, Russia, Pakistan e Iran stanno integrando le loro economie a nuovi livelli e promettono di creare un sistema commerciale e di comunicazione rivale (lontano dal dollaro).

In un recente discorso a Filadelfia, Biden, parlando in uno scenario cupo all’Independence Hall, ha esteso le minacce alla “nostra democrazia” all’estero per mettere in guardia dalla minaccia di un altro terrore, più vicino a casa, quello di “Donald Trump and the MAGA Republicans” che “rappresentano un estremismo che minaccia le fondamenta stesse della nostra repubblica”.

Arta Moeini e il professor Carment sostengono che la politica statunitense ha chiuso il cerchio: dall’avvertimento iniziale di Bush al mondo esterno che nella guerra al terrorismo si è o ‘con noi o contro di noi’ – a Biden “che militarizza il mito della nostra democrazia per finalità di parte”.
Nel complesso, la retorica di Biden dipinge la guerra della sua amministrazione contro lo spettro amorfo del “fascismo MAGA” in patria e il suo obiettivo dichiarato di sconfiggere militarmente le autocrazie all’estero come due facce della stessa medaglia.

Questa dottrina intrappola tutti i lati dello spettro, bloccandoli in false equivalenze: se neghi la politica estera interventista liberale dell’establishment (in Ucraina, ad esempio), verrai bollato come “estremista” o addirittura “traditore”. Così è accaduto al ministro Viktor Orbán il quale ha avuto contro il Parlamento europeo per essersi schierato con la Russia nelle deliberazioni dell’UE. Oppure, se difendi le libertà civili e il giusto processo negli Stati Uniti rispetto ai partecipanti alle proteste del 6 gennaio, sarai accusato di essere in combutta con Putin.

Ecco il problema: l’amministrazione Biden continua a mostrare atteggiamenti decisamente da falco quando si tratta di rovesciare Putin, difendere Taiwan e contenere l’Iran, al fine di salvare la “nostra democrazia”. E ora usa questa struttura esistenziale per attaccare i suoi avversari politici americani in patria e per costringere gli americani a sostenere il suo programma: “Una battaglia per l’anima” degli Stati Uniti e la “sfida del nostro tempo” (contro le autocrazie).

Ma collegando i due concetti, se tornava su uno, indebolirebbe l’altro. Biden potrebbe permettersi di vedere la fine della guerra in Ucraina a condizioni favorevoli al presidente Putin, senza che questo venga visto anche come un indebolimento della sua guerra contro l’”autoritarismo” trumpista? Biden è intrappolato nel suo stesso gioco linguistico, basato sull’idea che Putin avrebbe perso in Ucraina? Eppure oserebbe rischiare un’escalation nucleare per mantenere l’equivalenza ideologica?

Moeini e Carment hanno osservato: “Questa logica è ormai diventata il principio operativo di quella che potrebbe essere chiamata la Dottrina Biden, che dovrebbe essere svelata nella prossima strategia di sicurezza nazionale dell’amministrazione. Secondo questa dottrina, la lotta per la democrazia è incessante, totalizzante e globale. Il fatto di neutralizzare la presunta minaccia del fascismo in patria, personificata dal MAGA e dall’ex presidente Trump, fa parte di una più ampia lotta apocalittica per difendere l’ordine internazionale liberale all’estero”.

L’Occidente ha delle illusioni profonde. Questa ossessione potrebbe finire come una debacle per la “dottrina” Biden.

Traduzione a cura di Luciano Lago

Fonte: Idee&Azione

5 ottobre 2022

Riuscirà Biden a fermarsi?
Riuscirà Biden a fermarsi?

GERARCHIA DI FORME

di Luca Leonello Rimbotti

Dice Vico che all’origine della comunicazione umana c’è non il linguaggio, ma l’immagine, non il concetto, ma il Mito. Immagine e Mito che ogni popolo, in virtù della sua propria ed esclusiva virtù, plasma per vie diverse e molteplici. Il Mito è la lingua divina ed eroica. Chi procede per concetti ha una diversa e più bassa levatura di chi avanza per folgorazioni d’immagini: «Gli uomini non sono membri di un universale generico, che li uguaglia tutti indistintamente sotto un unico concetto, ma sono la progenie reale di un capostipite divino: non sono uomini, ma eroi, diversi per natura da coloro che non risalgono a un simile progenitore[…] Alla contrapposizione delle lingue corrisponde la contrapposizione delle nature che in quelle lingue si manifestano: l’umanità è scissa in una natura ‘nobile’ e in una natura ‘volgare’».

Essere uomo, dunque, non basta. Occorre essere uomo divino, eroe, per accedere alla sfera di una conoscenza e di una comunicazione superiore.

GERARCHIA DI FORME
GERARCHIA DI FORME